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	<title>Nazione Indiana &#187; Francesca E. Magni</title>
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		<title>Radio Kapital: la scuola s&#8217;è destra</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 23:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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<strong>Francesca E. Magni e Lorenzo Galbiati </strong></p>
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<p>L’importante è che nessuno lo sappia, soprattutto i diretti interessati. Altrimenti non sarebbe così semplice licenziare l’equivalente dei lavoratori di tutti gli stabilimenti Fiat e di tutto il petrolchimico italiano: 150 000 persone, in cinque anni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/14/radio-kapital-la-scuola-se-desta/">Radio Kapital: la scuola s&#8217;è destra</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di<br />
<strong>Francesca E. Magni e Lorenzo Galbiati </strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/s0qjQDxnxDE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/s0qjQDxnxDE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>L’importante è che nessuno lo sappia, soprattutto i diretti interessati. Altrimenti non sarebbe così semplice licenziare l’equivalente dei lavoratori di tutti gli stabilimenti Fiat e di tutto il petrolchimico italiano: 150 000 persone, in cinque anni.<br />
Per un po’ ha funzionato: la riforma delle elementari è stata fatta passare in fretta e furia l’anno scorso, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in estate, ma era illegalmente già in vigore da mesi (e con lo stesso metodo si sta facendo passare quella delle superiori). Sì, hanno protestato in tanti, pure in una trasmissione Rai, ma il silenzio successivo sui media nazionali ha funzionato.<br />
Secondo: quando se ne parla, se proprio è necessario, basta parlarne male, denigrare la classe dei lavoratori e la cosa finisce lì. Fannulloni, statali, eccetera, piove sul bagnato, il consenso è immediato. Certo non è gente che “si fa un culo così” a detta di Brunetta, lui che ama chiudere l’aria con il gesto del rubinetto.<br />
Era inevitabile, si è raggiunto il culmine. Succede così anche con la brina, quando l’aria è satura di umidità, non ce la fa più: passa direttamente allo stato solido o – a seconda della temperatura – liquido e diventa o brina o rugiada. “Collassa”.<br />
Dai e dai, alla fine ce ne siamo accorti.<br />
Se ne sono accorti i genitori delle elementari che si sono visti negare il diritto al tempo pieno. Se ne sono accorti i genitori dei bambini ai quali hanno negato l’insegnante di sostegno: ecco che cosa è successo dall’anno scorso con la riforma delle scuole primarie.<br />
<span id="more-35740"></span><br />
Bambini che quando non c’è la maestra prendono la seggiolina e vanno a gruppetti nelle altre classi, perché non ci sono i soldi per un supplente. ( <em>Mia figlia che è in prima elementare, quando manca la maestra, oltre a farsi per caso due ore di religione in una classe non sua – cose che capitano anche se si è scelta l’ora alternativa – e costretta per tutto il giorno a non fare nulla se non qualche disegnino, mi ha detto “mamma è stato il giorno più brutto della mia vita”, non è poco a sei anni… A gennaio arriva una mail di una mamma “anche a voi risulta che il vostro bambino è rimasto per due ore in un’altra classe seduto per terra sul pavimento freddo, senza poter disegnare, con il libro sulle ginocchia?!”.</em>nd Francesca)<br />
Poi è  uscita la foto sul giornale locale perché i bambini hanno vinto un bel concorso e che cosa hanno vinto? Una risma di carta per ogni classe! Bel premio, una risma di carta intera per tutta una classe. Ed erano tutti sorridenti nelle foto. Maestre comprese, che fortuna, finalmente la carta in classe.</p>
<p><strong>In sala professori non trapelava nulla.</strong></p>
<p>Ma ce ne siamo accorti anche alle superiori eccome. Me ne sono accorta a settembre, entrando nella mia nuova terza, con 33 studenti, tutti stipati nell’aula. [la petizione contro le classi pollaio è <a href="http://www.politeia.emr.it/petizione_contro_classi_affollate/">qui</a>:  l’8 giugno è finita la raccolta delle firme, la petizione è stata inviata alla Corte Costituzionale, e alla VII Commissione Cultura della Camera e Commissione Cultura del Senato mercoledì 9 giugno]<br />
L’attuale governo vede fin dove può arrivare, vista la classe docente, ormai rassegnata. Ma non conosce il fenomeno della saturazione, evidentemente.<br />
È scattata la rivolta, lo è da mesi, con tante iniziative di protesta e di informazione sulla situazione della scuola pubblica italiana, da parte di coordinamenti di genitori, di docenti, di lavoratori Ata, da parte dei sindacati e anche dei Partiti di opposizione, in tutta Italia.</p>
<p>Ecco solo alcuni fra i tanti casi di protesta (ci scusiamo per eventuali dimenticanze ma vi invitiamo ad usare lo spazio dei commenti per aiutarci ad allungare la lista o correggere inesattezze):<br />
- <a href="http://www.presidiouspmi.splinder.com/">presidio permanente dei precari da settembre 2009 </a>davanti all’ Ufficio Scolastico Provinciale (Usp) di Milano; <a href="http://www.facebook.com/home.php?#!/pages/Catania-Italy/Provveditorato-di-Catania-occupato/120072879732?ref=mf&amp;ajaxpipe=1&amp;__a=13">presidio permanente dei locali dell’Usp di Catania </a> da settembre 2009; assedio al Provveditorato di Modena del 19 marzo; <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=371336653507&amp;v=info&amp;ref=ts#!/event.php?eid=131267920217113&amp;ref=mf">occupazione Usp di Agrigento</a>, 3 giugno , ecc…</p>
<p>- scuole occupate: come il liceo classico Tito Livio di Padova, il 18 marzo 2010 si è riunito per tre giorni in assemblea (“L&#8217;istituto, che vanta un credito di 155 mila euro dallo Stato, non ha soldi per pagare le supplenze e per coprire le spese dell’esame di Stato. Aderiscono anche personale Ata e genitori”)  o <a href="http://www.aetnascuola.it/categorie/51-news/483-roma-occupazione-scuola-elementare-principe-di-piemonte-23-24-25-febbraio-2010">come le elementari del Circolo Didattico “Principe di Piemonte” di Roma</a> 23, 24, 25 febbraio  ecc ecc…</p>
<p>- Manifestazioni di protesta: dal 12 al 31 marzo “L<a href="http://www.facebook.com/home.php?#!/group.php?gid=371336653507&amp;ref=ts">a scuola va a rotoli”</a> ( a questo indirizzo trovate i link a tutti gli altri coordinamenti in Italia che hanno aderito, come Le scuole in rosso, Il coordinamento dei CdC e CdI di Bologna, Il coordinamento dei CdI e CG di Modena e Provincia, Retescuole, La rete dei CdC e CdI di Venezia, CGD &#8211; Coordinamento Genitori Democratici, Coordinamento genitori e insegnanti x la scuola pubblica di Padova e Provincia, La scuola siamo noi &#8211; Coordinamento Scuole Parma,  Comitato in difesa della scuola pubblica, SOSscuola Genova, L&#8217;istituto comprensivo Montagnola-Gramsci di Firenze); i<a href="http://www.idocentiscapigliati.com/2010_04_18_archive.html">ngressi di quasi 100 scuole sigillati con scotch in Piemonte il 25 aprile</a> ; iniziativa “Tutti devono sapere” dal 14 maggio del Gruppo di Lavoro dell&#8217;Assemblea genitori insegnanti <a href="http://www.assembleascuolebo.org">delle scuole di Bologna e provincia</a>; l’11 giugno ultimo giorno di scuola a Firenze con banchi, lavagne e cattedra in piazza, i<a href="http://lanazione.ilsole24ore.com/firenze/cronaca/2010/06/11/344364-banchi_scuola_piazza.shtml">niziativa promossa dalla Regione Toscana</a> , ecc… </p>
<p>- il preside dell’ITC “Tosi” di Busto Arsizio (Va), dopo 32 anni di servizio, <a href="http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=174730">si è dimesso per protestare contro la riforma della scuola: </a><br />
Adesso non si riesce più a tacere. Collasso, saturazione.<br />
E oltre alle tante mozioni e delibere dei Collegi dei Docenti di tanti Istituti contro la riforma Gelmini, oltre a proteste come quella ad esempio dell’ Istituto Commerciale &#8220;Primo Levi&#8221; di Quartu Sant&#8217;Elena, in provincia di Cagliari, del 9 giugno, con le dimissioni in blocco dal ruolo di coordinatore di venti insegnanti (che ha provocato l’aggiornamento degli scrutini anche delle classi terminali), oltre a tutti gli scioperi fatti quest’anno.<br />
Non abbiamo parlato di tante cose, di tutto quello che non va in questa “riforma”, né abbiamo detto dei tagli di materie intere, dell’eliminazione dei laboratori, dello sfascio degli ITIS (nei quali la riforma parte non solo dalla classe prima, ma anche da quelle successive!), non abbiamo parlato dei tagli alla scuola pubblica e dei regali a quelle private (“<a href="http://www.corrierediaversaegiugliano.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=11371&amp;Itemid=66">19mila euro per ogni classe delle scuole private”</a> ) degli aumenti di 200 euro mensili solo agli insegnanti di religione….</p>
<p>Non abbiamo parlato dei tagli alle Università, agli Enti di ricerca….<br />
Ma vogliamo finire con tre appunti: il primo è l’elenco infinito di tutte le eccellenze, i lavori che a scuola si fanno con tanta professionalità, con passione e voglia di fare da parte di tutti, studenti, docenti, tecnici, perché a scuola si sta bene, si cresce, si vive. Ne cito solo pochissimi: la manifestazione “<a href="http://www.scienza-under-18.org/">Scienza Under 18” </a> partita tredici anni fa da un’idea dei docenti della scuola media “Rinascita” di Milano e che adesso si è diffusa a livello nazionale; il premio <a href="http://www.giornalistinellerba.org/">“Giornalisti nell’erba”</a> che coinvolge i ragazzi dalle scuole materne fino a quelle superiori. Chiedete agli organizzatori se hanno qualche finanziamento, chiedeteglielo… devono recuperare poche migliaia di euro per le spese, tutto il resto è volontariato, sono attività che senza ore e ore di volontariato morirebbero immediatamente. Ma che ci volete fare, c’è chi vive ancora di passione: partecipare alla voglia di fare dei ragazzi, vederli parte attiva della società, vederli valorizzare le proprie potenzialità ripaga di tutto, la scuola non è un’azienda.</p>
<p>E i casi dei singoli docenti, che incoraggiano, preparano gli studenti che vincono premi prestigiosi? Eccone qui due, assassinati dalla “riforma” Gelmini: il professor Mario Iodice, docente di lettere classiche al liceo Cairoli di Varese. Degli otto allievi preparati per sostenere competizioni nazionali in lingua latina o greca, il professore ha “incassato” sempre prestazioni da podio o da menzione speciale. Una performance che non è passata inosservata al Ministero che ha preso carta e penna per esortarlo a proseguire nella sua opera formatrice con tanta passione e devozione. Peccato che con la riforma perda il posto. L’articolo se vi interessa è<a href="http://www3.varesenews.it/scuola/articolo.php?id=171308"> qui</a>.</p>
<p>O ancora: Rossella Zamparini, insegnante di matematica, dal suo osservatorio di frontiera, l’IISS Von Neumann, «la scuola più complessa di Roma» (due sedi nella periferia di San Basilio, una terza nel carcere di Rebibbia), la vede così: «La distruzione della scuola pubblica è iniziata, i nostri ragazzi sono stati premiati in Cina per i progetti sulla robotica, ma l’insegnante che li ha seguiti con questa riforma rischia di perdere il lavoro, <a href="http://www.unita.it/news/scuola/95216/contro_la_deforma_gelmini_andremo_alla_consulta ">come molti insegnanti tecnico-pratici, dicono “più matematica”</a> e poi scopro che il prossimo anno la mia materia verrà tagliata del 30 per cento».</p>
<p>Il secondo appunto è l’episodio gravissimo dell’Emilia Romagna <a href="http://www.foruminsegnanti.it/images/materiali/Circolare_Limina.pdf">della circolare ministeriale</a> che il 27 aprile 2010, Marcello Limina, numero uno dell’Ufficio scolastico regionale ha spedito a tutti i presidi della Regione, nella quale ci si appella a “gerarchia e obbedienza” per impedire agli insegnanti di esprimere il proprio pensiero sulla riforma [si veda anche il <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13092-la-circolare-limina-breve-preludio-e-prove-di-regime/">seguente articolo.</a> Il 31 maggio l’assemblea dei docenti delle scuole superiori di Bologna ha approvato all’unanimità le dimissioni di Marcello Limina. Vale la pena di sentire la voce di questa insegnante:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/7ZIcBC5K4Yo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/7ZIcBC5K4Yo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
(27 maggio 2010)</p>
<p>E il terzo è sulla necessità di abrogare questa riforma, perché non è con i tagli di personale che si risolvono i problemi della scuola. Bisogna fare quello che non è ancora mai stato fatto: un lavoro di risanamento basato sulla conoscenza reale della situazione scolastica, ma da parte di persone competenti, di chi nella scuola lavora e ha quindi l’esperienza, le capacità, i titoli e i meriti necessari per risolvere e migliorare le cose. Come possiamo accettare lezioni sul “merito” da chi merito non ha? Quali pubblicazioni, quali libri, quali studi, quali esperienze, quali titoli ha la signora ministra per poter gestire una situazione complessa come quella scolastica? Vogliamo un gruppo di ricerca con i nomi dei migliori docenti, pedagogisti, formatori, dirigenti scolastici, esperti di management complesso, che sono tanti e che da anni lavorano e fanno ricerca nel campo, che studiano, pubblicano e hanno idee.<br />
Diamo quindi subito la disponibilità a creare nelle nostre città comitati promotori per un Referendum che abroghi questa scellerata “riforma”. Il gruppo su facebook <a href="http://www.facebook.com/home.php?#!/group.php?gid=114629541915812">è questo</a><br />
(indirizzo e-mail: abrogazionegelmini[@]libero.it)</p>
<p>Dimenticavamo un fatto importantissimo: dopo Bolzano, a<a href="http://www.flcgil.it/notizie/news/2010/maggio/la_regione_sicilia_ha_votato_il_rinvio_dell_attuazione_dei_regolamenti_sulla_scuola_secondaria_superiore">nche la Regione Sicilia, il 23 maggio, ha votato</a> il rinvio di un anno dell’attuazione dei Regolamenti della Scuola Secondaria Superiore . Però <a href="http://www.facebook.com/notes/mila-spicola/quando-la-lotta-alla-mafia-si-fa-vera-e-silenziosa-allimprovviso-si-rimane-da-so/420583443216">leggiamo adesso  che a Palermo all’ Istituto alberghiero di Corso dei Mille,</a> sono state rifiutate 550 iscrizioni di ragazzi come primo effetto dei tagli agli organici nella scuola superiore, tra cui anche disabili. Vergogna.</p>
<p>Da parte di noi docenti, oltre a tutte le forme di lotta e protesta già citate, nell&#8217;immediato ci stiamo prodigando per far arrivare ai media la necessità di abrogare questa riforma con una forma di sciopero eccezionale: il blocco degli scrutini. Lo sciopero degli scrutini convocato dai Cobas e dal Coordinamento dei Precari della Scuola è iniziato il 7 e l&#8217;8 giugno in Emilia-Romagna, in Calabria e in provincia di Trento provocando il blocco di quasi un migliaio di scrutini. È proseguito il 10 e l’11giugno in Puglia, in Veneto e nelle Marche, l’11 e il 12 giugno in Sardegna e in Umbria, e ha ottenuto ottimi risultati come il blocco del 12 per cento degli scrutini in Veneto e del 26 per cento in Sardegna.</p>
<p><a href="http://docentiprecari.forumattivo.com/sciopero-degli-scrutini-tutti-gli-aggiornamenti-in-tempo-reale-f19/comunicato-stampa-cobas-su-sciopero-scrutini-t3503.htm ">Secondo il Forum dei docenti precari, </a>in Veneto sono stati bloccati gli scrutini di moltissime scuole superiori, in particolare nelle province di Venezia (per esempio l’Istituto d’Arte, il Liceo Artistico, lo Scientifico e il Nautico di Venezia, gli ITIS Zuccante di Mestre e Volterra di S. Donà di Piave, l’IPSIA D’Alessi di Portogruaro) e di Padova (per esempio l’ITC Calvi, l’ITIS Marconi, il Modigliani, il Leonardo da Vinci e il Newton). Tanti docenti e collaboratori scolastici hanno versato 10 euro alla Cassa di Resistenza per risarcire gli scioperanti della trattenuta.</p>
<p><strong>Ora lo sciopero toccherà il suo apice, estendendosi il 14 e il 15 giugno in tutte le altre regioni italiane e nella provincia di Bolzano.</strong></p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/06/12/news/scuole_scrutini_bloccati_cos_i_prof_contestano_i_tagli-4778759/?ref=HREC1-2">Fino a ora sono stati bloccati complessivamente almeno 4 mila scrutini</a> nella scuola superiore, secondo il leader dei Cobas Bernocchi  e se la protesta dilagherà potrebbero essere a rischio le prove  d´esame nazionale per gli alunni delle scuole medie e superiori.</p>
<p>Poiché il fronte sindacale è diviso, la settimana appena trascorsa ha visto i docenti partecipare  a forme di protesta molto diversificate. A Milano è stato improvvisato un &#8220;flash mob&#8221; in piazza Duomo, a Torino è stato occupato da alcuni docenti l&#8217;ex istituto magistrale Regina Margherita, a Cagliari si è svolto un sit-in di protesta davanti ai locali dell&#8217;Ufficio scolastico regionale.<br />
I docenti più colpiti dai tagli del governo saranno come sempre quelli precari: con la scomparsa di 40 mila posti di lavoro, a settembre 15 mila precari rischiano di restare disoccupati. Ma in generale si constata come la situazione in cui versa la scuola italiana sia di grande sofferenza da tutti i punti di vista. Sofferenza che assumerà il carattere della disperazione per tutti quei docenti, precari e no, che perderanno il posto di lavoro, oppure dell’esasperazione per tutto il personale addetto alla scuola, docente e no, che pur rimanendo in servizio perderà, dal 2011 a fine carriera, dai 29 mila ai 42 mila euro. In molte scuole superiori, già da tempo depotenziate economicamente, non saranno attivati i corsi di recupero estivi, previsti per legge per gli alunni con giudizio “sospeso” fino a settembre, perché non è arrivata la garanzia della loro totale copertura finanziaria. Forse, secondo il nostro governo i docenti appartengono a una categoria che gode di tali e tanti privilegi che dovrebbe lavorare gratis d’estate.</p>
<p>A fronte di questa situazione, appare del tutto inadeguata la risposta data dai maggiori sindacati italiani, CGIL, CISL e UIL, che non hanno promosso il blocco degli scrutini. Lo sciopero degli scrutini sta quindi prendendo una svolta del tutto auto-organizzata. Infatti, <a href="http://www.orizzontescuola.it/node/8286">in provincia di Milano  aumentano </a>di giorno in giorno le adesioni allo sciopero da parte dei professori di famose scuole della città di Milano come il Varalli , il Giorgi, il Tenca, il Tito Livio, il Luxembourg, il Brera, il Marconi, l&#8217;Oriani Mazzini, il Marie Curie, lo Steiner, il Leonardo da Vinci, l&#8217;Einstein, il Galvani, l&#8217;Arcadia Pertini e l&#8217;Itsos di Cernusco, il Bellisario di Inzago, l&#8217;Olivetti di Rho, il Marconi di Gorgonzola, il Mosè Bianchi di Monza.</p>
<p>La sezione provinciale milanese della FLC CGIL, vedendo questa mobilitazione generale del corpo docente, ha deciso di partecipare al blocco degli scrutini del 14 e del 15 giugno con uno sciopero orario.</p>
<p><a href="http://fc.retecivica.milano.it/rcmweb/flccgil/FLC%20CGIL/S0A259C1C-0A259C49?WasRead=0 ">In una nota della CGIL milanese</a>, si legge che in attesa della proclamazione dello sciopero generale contro la manovra del governo, la FLC CGIL ha proclamato lo sciopero orario dei docenti impegnati in attività collegiali (scrutini e altro), che potrà svolgersi a condizione che i docenti non siano impegnati negli scrutini delle classi quinte. Questo sciopero si rivolge soltanto alla categoria dei docenti della secondaria superiore soprattutto perché quei professori non potranno partecipare, per la quasi totalità, allo sciopero generale previsto per il 25 giugno in quanto impegnati negli esami di stato;<br />
<strong>si vuole denunciare</strong> l&#8217;iniqua misura che taglia l&#8217;orario scolastico d&#8217;ordinamento alle classi seconde, terze e quarte degli istituti tecnici e professionali;<br />
<strong>si chiede</strong> che gli esuberi derivanti dai tagli siano utilizzati nelle scuole di provenienza per progetti professionalmente qualificati deliberati dal collegio docenti; infine,<br />
<strong>si chiede</strong> l&#8217;assunzione in ruolo su tutti i posti vacanti.</p>
<p>Mentre scriviamo, lo sciopero orario della CGIL per i giorni 14 e 15 giugno, sta ancora aspettando l’approvazione della Commissione di garanzia dato che, a differenza di quello lanciato dai Cobas, che prevede una trattenuta sullo stipendio dell’intera giornata di sciopero, quello della CGIL avrebbe come conseguenza la trattenuta delle sole ore di scrutinio per le quali il docente sciopera.<br />
Restiamo in attesa, noi docenti, anche di domenica. L’Italia dell’istruzione e della cultura, del resto, è in attesa da decenni di una vera riforma, non di tagli di bilancio e di organico spacciati per riforma.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/14/radio-kapital-la-scuola-se-desta/">Radio Kapital: la scuola s&#8217;è destra</a></p>
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		<title>Samuel Beckett e la matematica</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 10:00:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Francesca E. Magni</strong><br />
 «<em>Per tutti gli anni ‘60 e ‘70 i lettori devoti di Beckett salutarono ogni opera sempre più breve del maestro con una mistura di reverenza e apprensione; era come vedere un grande matematico lavorare sull’analisi infinitesimale, con le sue equazioni che si avvicinavano via via di più al nulla</em>.» John Banville, <em>The New York Review of Books</em>, 13/8/92.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/">Samuel Beckett e la matematica</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Francesca E. Magni</strong><br />
<div id="attachment_26220" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett3.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett3-300x300.jpg" alt="Samuel Beckett" title="beckett3" width="300" height="300" class="size-medium wp-image-26220" /></a><p class="wp-caption-text">Samuel Beckett</p></div> «<em>Per tutti gli anni ‘60 e ‘70 i lettori devoti di Beckett salutarono ogni opera sempre più breve del maestro con una mistura di reverenza e apprensione; era come vedere un grande matematico lavorare sull’analisi infinitesimale, con le sue equazioni che si avvicinavano via via di più al nulla</em>.» John Banville, <em>The New York Review of Books</em>, 13/8/92.</p>
<p>L’opera di <strong>Samuel Beckett</strong>, premio Nobel per la letteratura nel 1969, è colma di matematica. Sia che si tratti di opera poetica, narrativa, teatrale, radiofonica o televisiva, l’elemento matematico vi compare in maniera chiara ed esplicita oppure più nascosta, ma è senza dubbio presente. </p>
<p>Samuel Beckett, irlandese di nascita e francese d’adozione, ha rivoluzionato la letteratura e la drammaturgia del Novecento, al pari di <strong>James Joyce</strong>, suo maestro e amico, anche se però in maniera del tutto differente.<br />
Beckett è noto al largo pubblico soprattutto per l’opera teatrale <em>Aspettando Godot</em>, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1953. <span id="more-26217"></span>Lo spettacolo fu una «straordinaria rivelazione»:<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_0_26217" id="identifier_0_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Annamaria Cascetta, Il tragico e l&rsquo;umorismo. Studio sulla drammaturgia di Samuel Beckett, Le Lettere Ed., 2000.">1</a></sup> la struttura drammatica non aveva più uno sviluppo logico nel tempo e tutta l’azione consisteva nell’attesa di un certo Godot da parte di due vagabondi, Vladimiro ed Estragone. Una battuta riassume bene la situazione narrata: «Non succede nulla, non viene nessuno, nessuno se ne va, è terribile».</p>
<p>Il critico Martin Esslin, in un suo famoso saggio del 1961 definì teatro dell’assurdo<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_1_26217" id="identifier_1_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Martin Esslin, The Theatre of the Absurd. 1961. Rev. ed. Harmondsworth: Penguin, 1968.">2</a></sup> la messa in scena dell’insensatezza della condizione umana, dell’assurdità del vivere, dello smarrimento di fronte allo svanire delle certezze, che accomunava autori quali Beckett, Ionesco, Adamov, Genet, Albee e Pinter. Nonostante nessuno degli autori si sia mai riconosciuto in questa definizione, essa è diventata una specie di “etichetta” che indica la rappresentazione teatrale di «qualcosa che è contrario alla razionalità, al senso comune e all’evidenza».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_2_26217" id="identifier_2_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Dizionario dello spettacolo, http://www.delteatro.it/dizionario_spettacolo.php .">3</a></sup></p>
<p>Samuel Beckett si rifiutò sempre di spiegare le proprie opere, perché affermava che esse andavano semplicemente “vissute”. A proposito di <em>Aspettando Godot</em>, dichiarò: </p>
<p>«c’è qualcosa di strano nell’opera, non so esattamente cosa, che si scava la sua strada nella gente, che lo vogliano o no […] ma io ho sempre torto, tranne, qualche volta, quando avere torto significa essere nel giusto».<br />
Quest’ultima battuta fa capire come Beckett fosse attratto dai paradossi e amasse le situazioni contraddittorie da un punto di vista logico.</p>
<p>Un primo punto di partenza verso la matematica può essere infatti la presenza dell’elemento negazione-affermazione nelle opere di Beckett. In esse compare spesso l’uso ripetuto di due proposizioni antitetiche, come nel finale del racconto <em>Dante e l’aragosta</em> a proposito della morte del crostaceo nell’acqua bollente della pentola: «È una morte veloce / Non lo è». Numerosi personaggi – sia delle sue opere giovanili sia di quelle più tarde – negano quello che hanno appena affermato e, come fa notare Maurice Nadeau,<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_3_26217" id="identifier_3_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Maurice Nadeau in Samuel Beckett Teatro completo, Einaudi Ed., 1994.">4</a></sup> «dicono contemporaneamente sì e no». Nel romanzo Molloy si legge: «l&#8217;unico modo di andare avanti era quello di fermarsi» e, per fare un altro esempio, Vladimiro ed Estragone sospendono l’attesa dicendosi l’un l’altro: «Andiamo», però nel copione c’è la nota: «non si muovono».<br />
<div id="attachment_26235" class="wp-caption alignright" style="width: 266px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_godot2.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_godot2.jpg" alt="Estragone e Vladimiro" title="beckett_godot" width="256" height="245" class="size-full wp-image-26235" /></a><p class="wp-caption-text">Estragone e Vladimiro</p></div> L’impianto narrativo stesso sfrutta il paradosso e l’antinomia<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_4_26217" id="identifier_4_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="L&rsquo;antinomia &egrave; un particolare tipo di paradosso che indica la compresenza di due affermazioni contraddittorie, ma che possono essere entrambe dimostrate o giustificate. In questa situazione non &egrave; ovviamente possibile applicare il principio di non-contraddizione.">5</a></sup> come tecnica innovativa che sostituisce il tradizionale schema coerente della storia e della descrizione organica dei personaggi: la prosa è sconnessa, la struttura della narrazione è molto spesso contraddittoria. Si pensi ancora che Godot, il personaggio principale dell’opera, è assente, non compare mai in scena: alquanto paradossale per un protagonista!<br />
L’attenzione di Beckett verso l’aspetto paradossale può essere giustificato dalla convinzione che la razionalità fosse un mezzo insufficiente per spiegare e dare un senso all’esistenza e alle azioni umane.<br />
È nel romanzo <em>Watt</em> che, tramite una efferata parodia della logica deduttiva, il cosiddetto “attacco comico alla razionalità” si esprime in maniera eclatante. «Il romanzo descrive gli sforzi di un personaggio di nome Watt per condurre un’inchiesta razionale secondo le regole della logica: ci sono sempre obiezioni per ogni conclusione. La ragione non risolve nulla. […] L’autore impone al suo personaggio di applicare la causalità razionalistica a problemi che infine lo costringono al paradosso».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_5_26217" id="identifier_5_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="James Knowlson, Samuel Beckett. Una vita, Einaudi, 2001.">6</a></sup> In <em>Watt</em> compaiono molti errori di calcolo, alcuni sottolineati dallo stesso autore («le cifre fin qui riportate sono inesatte. I calcoli seguenti sono dunque doppiamente errati»), come un conto della spesa sbagliato o quando il narratore annuncia l’elenco di tre momenti della giornata e poi ne descrive quattro! Beckett si serve dell’apparato razionale matematico stesso per riderne: è un attacco dall’interno, un uso della razionalità per colpire se stessa.<br />
L’auto-referenzialità, alla base di molti paradossi, è un altro aspetto presente in Beckett in moltissimi livelli, si pensi anche ai personaggi che ascoltano la loro stessa voce <sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_6_26217" id="identifier_6_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Katharine Worth, Il rituale dell&amp;#8217;ascolto, Bulzoni, 1997.">7</a></sup> sia nel teatro: <em>L’ultimo nastro di Krapp</em>, <em>Quella volta</em>, <em>Dondolo</em>, <em>Passi</em>, sia nella narrativa: <em>Compagnia</em>, sia nella produzione televisiva: <em>Nuvole</em>.<br />
«In <em>Watt</em>, Beckett cita esplicitamente la categoria aristotelica della <em>dianoia</em> ovvero la conoscenza intellettuale della propria ragione. […] Il riso dianoetico, ovvero il ridere di ciò che è tragico, è una delle caratteristiche più intime dell&#8217;opera di Beckett («Non esiste nulla di più comico dell’infelicità» proclama il personaggio Nell in <em>Finale di partita</em>)».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_7_26217" id="identifier_7_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Federico Platania, il sito italiano dedicato a Samuel Beckett.">8</a></sup><br />
«Beckett rappresenta la nostra impossibilità di rappresentarci»<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_8_26217" id="identifier_8_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="A.Simon, Teatro della scrittura, scrittura della scena, in TC , citato in Elena Capriolo, Bocca nella tana di Krapp. Analisi comparata di &ldquo;Non io&rdquo; e &ldquo;L&rsquo;ultimo nastro di Krapp&rdquo; , tesi di Laurea triennale, Universit&agrave; degli Studi di Torino, Facolt&agrave; di Discipline Arti Musica e Spettacolo (DAMS), 2005.">9</a></sup> nonostante la necessità di farlo. Nell’opera radiofonica <em>Cascando</em> si ritrova «la tesi di fondo della poetica beckettiana: non c’è niente da esprimere se non che non c’è niente da esprimere e il doverlo esprimere a tutti i costi».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_9_26217" id="identifier_9_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Federico Platania, il sito italiano dedicato a Samuel Beckett.">10</a></sup><br />
I personaggi beckettiani inoltre non riescono mai a narrarsi, ad autodefinirsi, ad avere un’identità precisa, o perché mentono o perché la memoria li abbandona o perché non riescono ad attribuire significato alle cose e alle parole. L’assoluta inconciliabilità fra l’esperienza e la sua espressione è un tema legato alla profonda meditazione sull’inadeguatezza del linguaggio, che Beckett affrontò lungo tutta la sua opera. La convinzione che «la scrittura serve a esplorare, non a risolvere» insieme all’impossibilità di comprendere l’esistenza umana si possono riassumere nelle ultime parole scritte da Beckett per il teatro in <em>Che dove</em>: «Il tempo passa. | E’ tutto. | Comprenda chi potrà. | Io spengo».</p>
<p>Un altro percorso per scoprire la matematica in Beckett è la semplice osservazione della notevole presenza nella sua opera di numeri, operazioni, figure geometriche, di descrizioni minuziose di combinazioni, disposizioni, permutazioni, insieme alla «descrizione non solo di ciò che accade, ma anche di tutte (o quasi) le possibili varianti».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_10_26217" id="identifier_10_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Federico Platania, ibidem.">11</a></sup><br />
Il numero tre ricorre in maniera quasi ossessiva in tutta la produzione beckettiana: il romanzo <em>Molloy</em> (facente parte di una trilogia) ha tre inizi,<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_11_26217" id="identifier_11_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Luigi Ferrante, Beckett. La vita il pensiero i testi esemplari, Edizioni Accademia, 1972.">12</a></sup> moltissime opere sia teatrali sia di narrativa sono divise in tre parti e molte hanno tre personaggi. Nello spettacolo <em>Quella volta</em> vi sono tre voci fuori campo indicate sul copione come A, B e C: «le voci parlano sempre in sequenze di tre per volta (ad esempio: ACB, BAC, ecc. Mai però nell&#8217;ordine più logico e cioè ABC).»,<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_12_26217" id="identifier_12_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Federico Platania, ibidem.">13</a></sup> l’azione si ripete per tre volte, per un totale di dodici triplette. Vi è inoltre un saggio di Antonio Borriello <sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_13_26217" id="identifier_13_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Antonio Borriello, Numerical references in &laquo;Krapp&amp;#8217;s Last Tape&raquo;, in &ldquo;Samuel Beckett: Endlessness in the Year 2000 / Samuel Beckett: Fin sans fin en l&rsquo;an 2000&rdquo;, Angela Moorjani and Carola Veit eds, 2000.">14</a></sup> che analizza lo spettacolo <em>L’ultimo nastro di Krapp</em> da questo punto di vista: vi sono tre donne importanti nella vita del protagonista, egli compie 33 azioni con 9 oggetti, mangia tre banane, ecc. Nell’opera televisiva in tre atti <em>Trio degli spiriti</em>, ispirata da un trio di Beethoven, vi sono tre punti statici di ripresa per la telecamera e il numero delle inquadrature cresce sempre di tre (da 35 nella prima parte, a 38 nella seconda e a 41 nella terza).</p>
<p>Dal numero 3 al 3,14: nel romanzo <em>Molloy</em>, il protagonista si diletta a trascrivere sulle pagine di un quaderno la lunga sequenza di cifre che si ottiene dalla divisione di 22 per 7, che coincide con un numero razionale che si avvicina al valore (irrazionale) di <em>pi greco</em>. Tramite questa metafora matematica «Molloy abbandona il rigore deduttivo per cedere al fascino dell’irrazionale».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_14_26217" id="identifier_14_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Nicoletta Pireddu, Scribi del caos: Carlo Emilio Gadda, Samuel Beckett, The Edinburgh Journal of Gadda Studies, 2000.">15</a></sup></p>
<p>L’atto del contare si ritrova spesso nelle azioni dei personaggi: «Due miliardi e mezzo di secondi. Incredibile così pochi», «Trentamila notti. Incredibile così poche» dice il Parlatore nella pièce <em>Un pezzo di monologo</em>. Nella prosa breve <em>Basta</em>, uno dei passatempi preferiti dai personaggi è l&#8217;aritmetica: «Quanti calcoli fatti a mente insieme piegati in due! Ci capitava di innalzare alla terza potenza dei numeri ternari interi. Certe volte sotto una pioggia torrenziale. Bene o male imprimendosi a poco a poco nella memoria i cubi si accumulavano». Così come, viceversa, in <em>Nuvole</em>, il protagonista per ingannare l’attesa della donna, estrae mentalmente radici cubiche (si noti anche qui la presenza del numero tre). La matematica è dunque anche uno dei tanti modi per passare il tempo, è un gioco. 	</p>
<p><div id="attachment_26233" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_murphy1.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_murphy1-300x275.jpg" alt="immagine proposta da Beckett per la copertina del romanzo Murphy, ma che l’editore rifiutò." title="beckett_murphy" width="300" height="275" class="size-medium wp-image-26233" /></a><p class="wp-caption-text">immagine proposta da Beckett per la copertina del romanzo Murphy, ma che l’editore rifiutò.</p></div> Un gioco come gli scacchi, grande passione di Beckett, che utilizza la precisa notazione algebrica per descrivere una famosa partita <sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_15_26217" id="identifier_15_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="per la descrizione di tutte le mosse della partita si veda qui.">16</a></sup> nel romanzo <em>Murphy</em>, nella quale nessuno vince e nessun pezzo viene mangiato.</p>
<p>Per quanto riguarda la geometria, nelle opere di narrativa degli anni ’60, come <em>Quello che è strano, via</em> – <em>Immaginazione morte immaginate</em> –  <em>Lo spopolatore</em> – <em>Bing</em>, gli ambienti nei quali si svolgono le azioni sono rispettivamente: un parallelepipedo a base quadrata di 5 piedi di lato e 6 di altezza – una rotonda a base circolare con un diametro di 80 centimetri e alta 80 centimetri di cui 40 costituiti dal muro circolare che sorregge una volta – un cilindro di 50 metri di circonferenza e di 16 metri di altezza – un parallelepipedo di m. 1 x 1 x 2. I personaggi sono posizionati all’interno di questi ambienti claustrofobici con precisione millimetrica e, ad esempio, i circa duecento esseri de <em>Lo spopolatore</em> si trovano dentro circa venti nicchie disposte seguendo la forma geometrica della quinconcia.<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_16_26217" id="identifier_16_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="quinconcia: disposizione di oggetti su tre file sfalsate, in cui ogni gruppo di cinque punti vicini, considerato come singola unit&agrave;, riproduce la forma geometrica di un quadrato con un punto al centro. Esempio: la posizione iniziale delle pedine nel gioco della dama.">17</a></sup><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_dama_quinconcia.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_dama_quinconcia-300x300.jpg" alt="beckett_dama_quinconcia" title="beckett_dama_quinconcia" width="300" height="300" class="alignright size-medium wp-image-26223" /></a><br />
  L’ultima opera scritta per il teatro rimasta incompiuta comincia con la frase «Lunga osservazione del raggio» a testimoniare l’ossessione di Beckett per i cilindri e gli spazi chiusi.<br />
Nell’opera per la televisione intitolata <em>Quad</em>, quattro danza- tori incappucciati percorrono le linee di un quadrato sul pavimento seguendo una ben definita sequenza di entrate e uscite nel palcoscenico (1, 13, 134, 1342, 342, 42, e poi 2, 21, 214, 2143, 143, 43, successivamente 3, 32, 321, 3214, 214, 14, e infine 4, 43, 432, 4321, 321, 21) in modo tale da creare una «struttura coreografica ciclica che si autogenera e allo stesso tempo si cancella con andamento ricorsivo».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_17_26217" id="identifier_17_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="intervista ad Alessandro Carboni, in Cercando l&amp;#8217;origine dello zero. Tra matematica e danza di Andrea Mameli, Sardegna Ricerche (http://www.sardegnaricerche.it/), 2006.">18</a></sup><br />
L’interesse di Beckett per le permutazioni si manifesta applicato a oggetti (come delle pietre nella tasca di Molloy) a movimenti e azioni dei suoi personaggi, ma anche come tecnica narrativa: in <em>Quello che è strano, via</em> non vi è una trama tradizionale ma c’è una descrizione di possibilità, così come in <em>Watt</em> si esplora un gran numero di varianti per ogni minimo accadimento.</p>
<p>La matematica quindi nella scrittura di Beckett non entra solo come semplice argomento, ma svolge un ruolo strutturale, soprattutto per le sue caratteristiche di precisione, di rigore formale, di estetica dell’essenziale e di astrazione.<br />
Per esplorare nuove vie che superassero il romanzo tradizionale, Beckett intraprese infatti un cammino di ricerca verso l’astrazione,<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_18_26217" id="identifier_18_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Andrea Inglese, Una voce in cerca di personaggi: Beckett e Pirandello in Per il  Centenario di Samuel Beckett, Testo a Fronte n. 35, Marcos y Marcos Ed. 2006.">19</a></sup> verso l’impoverimento e la ricerca di elementi essenziali sia nella forma sia nel contenuto (<em>Bing</em> è costituito da un unico paragrafo con frasi senza verbi e senza virgole). Egli stesso utilizzò una metafora di tipo matematico quando definì la propria come una “poetica della sottrazione” in netto contrasto con la prosa accumulatoria ed erudita di Joyce. Verso la fine della sua vita Beckett creò opere sempre più brevi, fino a un teatro senza personaggi e senza testo (con l’opera <em>Respiro</em>, della durata di soli 35 secondi).<br />
I principi estetici di eleganza ed economia tipici del procedimento matematico<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_19_26217" id="identifier_19_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Edith Fournier, Samuel Beckett, math&eacute;maticien et po&egrave;te, Critique&amp;#8221; n. 519/520 (1990).">20</a></sup> lo aiutarono ad elaborare la propria poetica, sulla base di una cultura personale “onnivora” di musica, pittura, scultura, così come di Dante o di Freud e Jung, di Cartesio o del matematico e filosofo francese Henri Poincaré.<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_20_26217" id="identifier_20_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Mary Briden, Beckett and the sound of silence in Samuel Beckett and music, Oxford University Press, 1998.">21</a></sup></p>
<p>L&#8217;elenco completo delle opere di Beckett sta <a href="http://www.4-wall.com/authors/authors_b/beckett_samuel/beckett_samuel.htm">qui</a></p>
<p>[Articolo uscito nel numero 6-7 di "<a href="http://matematica.unibocconi.it/pubblicazioni/le-riviste/alice-bob"><em>Alice&#038;Bob</em></a>" (rivista del Pristem (l’acronimo P.RI.ST.EM sta a indicare il "Progetto Ricerche Storiche E Metodologiche") dell'Università Bocconi di Milano per gli studenti delle scuole superiori.]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/">Samuel Beckett e la matematica</a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_26217" class="footnote">Annamaria Cascetta, <em>Il tragico e l’umorismo. Studio sulla drammaturgia di Samuel Beckett</em>, Le Lettere Ed., 2000.</li><li id="footnote_1_26217" class="footnote">Martin Esslin, <em>The Theatre of the Absurd</em>. 1961. Rev. ed. Harmondsworth: Penguin, 1968.</li><li id="footnote_2_26217" class="footnote"><em>Dizionario dello spettacolo</em>, <a href="http://www.delteatro.it/dizionario_spettacolo.php">http://www.delteatro.it/dizionario_spettacolo.php</a> .</li><li id="footnote_3_26217" class="footnote">Maurice Nadeau in <em>Samuel Beckett Teatro completo</em>, Einaudi Ed., 1994.</li><li id="footnote_4_26217" class="footnote">L’antinomia è un particolare tipo di paradosso che indica la compresenza di due affermazioni contraddittorie, ma che possono essere entrambe dimostrate o giustificate. In questa situazione non è ovviamente possibile applicare il principio di non-contraddizione.</li><li id="footnote_5_26217" class="footnote">James Knowlson, <em>Samuel Beckett. Una vita</em>, Einaudi, 2001.</li><li id="footnote_6_26217" class="footnote">Katharine Worth, <em>Il rituale dell&#8217;ascolto</em>, Bulzoni, 1997.</li><li id="footnote_7_26217" class="footnote">Federico Platania, il <a href="http://www.samuelbeckett.it">sito italiano</a> dedicato a Samuel Beckett.</li><li id="footnote_8_26217" class="footnote">A.Simon, <em>Teatro della scrittura, scrittura della scena</em>, in TC , citato in Elena Capriolo, <em>Bocca nella tana di Krapp. Analisi comparata di “Non io” e “L’ultimo nastro di Krapp” </em>, tesi di Laurea triennale, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Discipline Arti Musica e Spettacolo (DAMS), 2005.</li><li id="footnote_9_26217" class="footnote">Federico Platania, il <a href="http://www.samuelbeckett.it">sito italiano</a> dedicato a Samuel Beckett.</li><li id="footnote_10_26217" class="footnote">Federico Platania, <em>ibidem</em>.</li><li id="footnote_11_26217" class="footnote">Luigi Ferrante, <em>Beckett. La vita il pensiero i testi esemplari</em>, Edizioni Accademia, 1972.</li><li id="footnote_12_26217" class="footnote">Federico Platania, <em>ibidem</em>.</li><li id="footnote_13_26217" class="footnote">Antonio Borriello, <em>Numerical references in «Krapp&#8217;s Last Tape»</em>, in “<em>Samuel Beckett: Endlessness in the Year 2000 / Samuel Beckett: Fin sans fin en l’an 2000</em>”, Angela Moorjani and Carola Veit eds, 2000.</li><li id="footnote_14_26217" class="footnote">Nicoletta Pireddu, <em>Scribi del caos: Carlo Emilio Gadda, Samuel Beckett</em>, The Edinburgh Journal of Gadda Studies, 2000.</li><li id="footnote_15_26217" class="footnote">per la descrizione di tutte le mosse della partita si veda <a href="http://www.samuelbeckett.it/murphymatch.htm">qui</a>.</li><li id="footnote_16_26217" class="footnote">quinconcia: disposizione di oggetti su tre file sfalsate, in cui ogni gruppo di cinque punti vicini, considerato come singola unità, riproduce la forma geometrica di un quadrato con un punto al centro. Esempio: la posizione iniziale delle pedine nel gioco della dama.</li><li id="footnote_17_26217" class="footnote">intervista ad Alessandro Carboni, in <em>Cercando l&#8217;origine dello zero. Tra matematica e danza</em> di Andrea Mameli, Sardegna Ricerche (<a href="http://www.sardegnaricerche.it/">http://www.sardegnaricerche.it/</a>), 2006.</li><li id="footnote_18_26217" class="footnote">Andrea Inglese, <em>Una voce in cerca di personaggi: Beckett e Pirandello</em> in <em>Per il  Centenario di Samuel Beckett</em>, Testo a Fronte n. 35, Marcos y Marcos Ed. 2006.</li><li id="footnote_19_26217" class="footnote">Edith Fournier, Samuel Beckett, mathématicien et poète, Critique&#8221; n. 519/520 (1990).</li><li id="footnote_20_26217" class="footnote">Mary Briden, <em>Beckett and the sound of silence</em> in <em>Samuel Beckett and music</em>, Oxford University Press, 1998.</li></ol><hr/><p>Related posts:<ol>
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