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	<title>Nazione Indiana &#187; Francesco Schiavone</title>
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		<title>A Gamba tesa: &#8220;Extraordinary facts relating to the vision of colors&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>A proposito di &#8220;<a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/bur/libro/2745_l_oro_della_camorra_capacchione.html">l&#8217;oro della camorra</a>&#8221; di <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/rosaria-capacchione/">Rosaria Capacchione</a><br />
di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/01/testcol2.png"></a></p>
<p>&#8220;Il daltonismo consiste in una cecità ai colori, ovvero nell&#8217;inabilità a percepire i colori.(&#8230;)<br />
Si definisce daltonica la persona che non riesce a distinguere colori di diversa lunghezza d&#8217;onda.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/06/a-gamba-tesa-extraordinary-facts-relating-to-the-vision-of-colors/">A Gamba tesa: &#8220;Extraordinary facts relating to the vision of colors&#8221;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di &#8220;<a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/bur/libro/2745_l_oro_della_camorra_capacchione.html">l&#8217;oro della camorra</a>&#8221; di <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/rosaria-capacchione/">Rosaria Capacchione</a><br />
di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/01/testcol2.png"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/01/testcol2.png" alt="" title="testcol2" width="200" height="300" class="alignnone size-full wp-image-13112" /></a></p>
<p>&#8220;Il daltonismo consiste in una cecità ai colori, ovvero nell&#8217;inabilità a percepire i colori.(&#8230;)<br />
Si definisce daltonica la persona che non riesce a distinguere colori di diversa lunghezza d&#8217;onda.<br />
Se, ad esempio, si mostra ad un daltonico un disegno con un triangolo rosso su uno sfondo verde questi non riesce a distinguere la figura.<br />
Benché venga generalmente considerata una disabilità, in alcune situazioni il daltonismo può rivelarsi vantaggioso; un cacciatore daltonico, ad esempio, può riuscire a distinguere meglio una preda mimetizzata su uno sfondo caotico; analogamente, un soldato daltonico può evitare di essere ingannato dai camuffamenti che, al contrario, traggono in inganno persone che hanno una normale visione del colore.&#8221;<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Daltonismo">voce wikipedia</a></p>
<p>Ho un ricordo preciso, nitido, della telefonata ricevuta da Rosaria la sera in cui aveva finito di scrivere il primo capitolo del libro e aveva voglia di condividere con me quel momento. Nessuna eccitazione, euforia, nella sua voce, e man mano che procedeva nella lettura, le parole, il ritmo delle frasi, del respiro, in quella naturale punteggiatura che viene dai lunghi o brevissimi silenzi, sembravano tessere di un mosaico, ovvero <em>pièces</em> di un quadro generale andato distrutto e destinato al non sense,  se non &#8220;ricostruito&#8221; in una narrazione. <em>Pièces</em> appunto di un teatro dell&#8217;assurdo.<br />
<span id="more-13113"></span></p>
<p>A Napoli ho un amico che ogni qualvolta gli succeda qualcosa di strano, mi dice sornione: &#8220;una cosa senza senso&#8221;. Ammazzare una persona per errore o solo a scopo dimostrativo, torturarla pur sapendo che sta per morire, e allora vederla soffrire solo per te, perché tanto non ti sopravviverà né racconterà mai a nessuno della sua sofferenza. Avvelenare una terra, la stessa su cui lasci che crescano i tuoi figli, e crepino, come gli altri di morte orribile e violenta. Assistere a faide &#8220;senza senso&#8221;, e piegarsi alla volontà brutale di chi sembra tutto tranne che umano &#8211; ma sarebbe un errore cedere alla tentazione di considerare quell&#8217;inumano come estraneo alla propria umanità &#8211; sembra non potersi spiegare che attraverso le dimissioni della ragione.<br />
Rosaria Capacchione invece, da quando ha cominciato a occuparsi di cronaca per il Mattino, a seguire ogni fase dei grandi processi e mutamenti del fenomeno della criminalità campana, della camorra, vuole farsene una ragione, convinta che esista un senso a tanto dolore.</p>
<p>Quando in piedi ascoltavo con lo stesso spaesamento di un testimone, la confessione della mia amica, un dettaglio mi aveva colpito all&#8217;inizio del racconto. E&#8217; la descrizione delle calze di Pasquale Zagaria.  <em>Corto, in tutte le gradazioni del grigio</em>. Sembra a prima vista un dettaglio poco importante, ma a ben pensarci è la cifra di tutto il libro quel <em>gradazioni del grigio</em>.<br />
Ma noi gente del Sud si sa, al grigio siamo poco avvezzi, nemmeno attrezzati per un cielo grigio, figurarsi poi per il resto. A meno di non soffrire di &#8220;daltonismo&#8221; che come si diceva poco sopra è tutt&#8217;altro che un difetto in tempo di guerra. I colori mimetizzano infatti prede e predatori, cose e fatti,  se chi ricerca non riesce a definire la linea di demarcazione, la <em>border line</em> tra una cosa e un&#8217;altra.</p>
<p>Come accade quando si cerca di capire, e combattere, la zona grigia in cui imprenditoria e camorra stilano una dopo l&#8217;altra le voci di un fatturato da fare invidia a una multinazionale.<br />
Scrive  Rosaria Capacchione:</p>
<p> <em>A intaccare le certezze istintive dell&#8217;investigazione e del giudice che incrociano l&#8217;imprenditore camorrista sono le storie personali dei soggetti e l&#8217;equivocità di alcune condotte. le somme di denaro pagate periodicamente a esponenti dell&#8217;organizzazione camorristica in qualche caso hanno la natura di tangenti, in altri quella di contributi associativi e cioè il pagamento del costo dei vantaggi derivati dall&#8217;amicizia e dalla relazione d&#8217;affari con la camorra.</em><br />
La voce di Rosaria Capacchione  risuona di quella di uno dei suoi scrittori più amati, Leonardo Sciascia. Dello scrittore siciliano ha la stessa incrollabile, laica fede nella ragione. E nel cuore delle persone soprattutto se giudici in lotta con quegli stessi strumenti che hanno in dotazione. Il mondo del diritto sembra infatti almeno in un punto preciso negare ogni possibilità di demarcazione. Le gradazioni di grigio si moltiplicano all&#8217;infinito e il passaggio dal nero al bianco è tanto costoso e laborioso che pochi si avventurano fin lì.</p>
<p>Così commenta il Giudice Magi l&#8217;anomalia.</p>
<p><em>&#8220;Se è vero che le organizzazioni di stampo mafioso, rappresentano, soprattutto uno straordinario strumento di accumulazione economica e di alterazione  delle regole di mercato, ci si poteva  attendere un più elevato coinvolgimento di soggetti legati all&#8217;area economica  del gruppo, reinvestitori, consulenti finanziari, imprenditori compiacenti. Le definizioni processuali hanno registrato , in questo versante, un limitato numero  di affermazioni di responsabilità (specie nel settore della produzione e distribuzione del calcestruzzo) e numerose smentite alle ipotesi di accusa.&#8221;</p>
<p>(&#8230;) Credo che la ragione principale di tutto ciò sia da ricercarsi nel limitato impiego dello strumento rappresentato dalle indagini patrimoniali, a causa della loro estrema complessità che implica risorse, tempo a disposizione ed elevate professionalità da mettere in campo.&#8221;<br />
</em><br />
Rosaria Capacchione sa quindi perfettamente che alla base delle minacce di morte che pesano su di lei c&#8217;è l&#8217;aver indicato agli inquirenti una o due piste importanti per bloccare patrimoni e flussi di denaro. La sola cosa che veramente irrita questa nuova tipologia di camorrista imprenditore è perdere soldi.<br />
Continuando nella lettura della dichiarazione del giudice Magi ritroviamo un&#8217;altra parola chiave di questa inchiesta quando parla di &#8220;tracce narrative relative all&#8217;invasione del potere criminale&#8221;.</p>
<p><strong>Tracce narrative</strong></p>
<p><em>L&#8217; oro della camorra</em> sembra allora uno di quei vecchi pannelli che c&#8217;erano nelle metropolitane di Parigi, altro amore oltre a Sciascia di Rosaria Capacchione. A <em>Operà</em> dovrebbe essercene ancora uno. Una mappa della metropolitana con una lucina per ogni fermata. In modo da &#8220;far vedere&#8221; all&#8217;inesperto viaggiatore il tracciato del proprio percorso. Bastava  premere un pulsantino corrispondente sulla consolle che riportava in ordine alfabetico tutte le stazioni, e come per magia si illuminava la strada. Volete sapere che succede dei beni immobiliari confiscati alla camorra e da quest&#8217;ultima recuperati &#8220;legalmente&#8221; alle vendite d&#8217;asta? Volete sapere quali e quanti gettoni servano per azionare la <em>laverie automatique</em> del riciclaggio del denaro sporco? Basta aprire il libro, capitolo, due, tre, quattro, ed ecco comparire come per magia la traccia.<br />
Lucine colorate, appunto. Perché se è vero che il flusso di denaro avviene attraverso zone grigie, franche, banche, società finanziarie, cooperative, imprenditoria, e viaggia grazie al suo passaporto &#8220;grigio&#8221; dappertutto, i soldi, loro, un colore ce l&#8217;hanno.<br />
C&#8217;è l&#8217;oro rosso, dei pomodori San Marzano.<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/01/mini_sanmarzano.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/01/mini_sanmarzano.jpg" alt="" title="mini_sanmarzano" width="230" height="160" class="alignnone size-medium wp-image-13120" /></a></p>
<p>&#8220;<em>Per ogni chilo prodotto e distrutto l&#8217;Aima distribuiva risarcimenti sufficienti a ripagare abbondantemente il raccolto. Se poi all&#8217;ammasso arrivavano solo frutta e ortaggi avariati, se nei centri di distruzione &#8211; gli </em><em>scamazzi</em>, come venivano chiamati &#8211; si portava solo un furgone di sassi ricoperti da uno strato di frutta e verdura, allora la ricchezza era assicurata&#8221;</p>
<p>Bisogna solo immaginarsela la scena per provare lo stesso dolore di chi quelle cose le vede.</p>
<p>&#8220;Racconta il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone:<br />
<em>Ogni centro Aima, in rapporto alla produzione (mi riferisco ovviamente ai fittizi conferimenti), doveva corrispondere una somma che oscillava dai 50 ai 200 milioni (di lire,ndr) all&#8217;organizzazione dei </em><em>casalesi</em>. &#8221;</p>
<p>C&#8217;è l&#8217;oro bianco di una imprenditoria, quella camorristica che non rinuncia affatto alla sua vocazione &#8220;contadina&#8221;. Latte clandestino, di bufala naturalmente, non controllato, di &#8220;produzione non tutelata&#8221; e rivenduto come se, con i margini di guadagno che è possibile immaginare pensando al costo, di una mozzarella di bufala Dop.</p>
<p>Man mano che si procede nella lettura del libro non ti prende lo sgomento, il senso di impotenza, che altre opere e penso soprattutto a Gomorra di Roberto Saviano, possono provocare, quanto una sensazione di consapevolezza, di comprensione crescente delle dinamiche che regolano non solo quel mondo lì, ma anche il tuo, e con quella consapevolezza ti senti più attrezzato, e quasi pensi che sia possibile la rivolta, una rivincita della tua terra, al punto da non capire perché per l&#8217;autrice, sia troppo tardi. Come quando in un&#8217;intervista per <a href="http://www.frescodistampa.info/">fresco di stampa </a> <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/11/24/faits-divers-6/">alla mia domanda</a>, <em>come raccontare un assedio</em>? Rosaria Capacchione aveva replicato:<br />
<em>Come un vecchio fortino del Far West. Meglio, come la presa di Troia, vista dalla parte di Ettore, però. Credo che sia rimasto pochissimo tempo. Quando smetteranno di sparare, vorrà dire che hanno vinto. E manca poco. </em></p>
<p>Ho già parlato in altre occasioni dell&#8217;importanza della voce per uno scrittore. Una voce non è soltanto il timbro, l&#8217;impronta di un autore ma soprattutto lo stile che devi ritrovare nell&#8217;opera che stai leggendo. la voce di Rosaria è discreta, mai roboante, &#8220;a levare&#8221; più che &#8220;ad aggiungere&#8221; come certi musicisti jazz che hanno il mestiere senza avere mai cercato la professione. Uno stile austero, perché la cosa fondamentale è dire come stanno le cose, ma soprattutto dove si deve cercare il senso di esse. Così l&#8217;ironia mai telefonata di certi passaggi come quando nella ricostruzione di una vicenda legata alla latitanza in Francia di Sandokan, da una intercettazione telefonica si scopre la sensibilità musicale del terribile capo clan.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/TrC9Aqp7ih4&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/TrC9Aqp7ih4&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
&#8220;e chiede l&#8217;ultimo cd di Umberto Tozzi &#8211; è l&#8217;anno di <em>Nell&#8217;aria c&#8217;è</em>, evidentemente introvabile in Costa Azzurra&#8221;</p>
<p> Ho come l&#8217;impressione che Rosaria Capacchione abbia scritto un manuale di cui sentiva in tutti questi anni la mancanza. Un <em>memoire</em> cui potere attingere informazioni dal passato  per capire il futuro. L&#8217;appendice, del libro, con l&#8217;indice dei nomi, le schede dei beni sequestrati, le sentenze, per un totale di oltre sessanta pagine, completa il progetto facendone uno strumento imprescindibile per ogni giovane cronista pronto a lanciarsi come lei, vent&#8217;anni or sono, nella battaglia. Con l&#8217;augurio che un giorno queste carte siano <em>tracce narrative</em> del solo passato. Senza più futuro.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/06/a-gamba-tesa-extraordinary-facts-relating-to-the-vision-of-colors/">A Gamba tesa: &#8220;Extraordinary facts relating to the vision of colors&#8221;</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Terra! &#8220;La trattativa&#8221;</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/04/terra-la-trattativa/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 06:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/leonardosciascia_contesto.jpg"></a></p>
<p><strong>Mano libera ai killer per sfidare lo Stato</strong><br />
di<br />
<strong>Rosaria Capacchione</strong></p>
<p>Uno schiaffo allo Stato. Una risata lugubre, lunga quanto una raffica di mitra, che azzera l’ottimismo seguito alla retata di Casal di Principe e all’arresto dei tre killer della strage nella sartoria.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/04/terra-la-trattativa/">Terra! &#8220;La trattativa&#8221;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/leonardosciascia_contesto.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/leonardosciascia_contesto.jpg" alt="" title="leonardosciascia_contesto" width="151" height="231" class="alignnone size-full wp-image-9188" /></a></p>
<p><strong>Mano libera ai killer per sfidare lo Stato</strong><br />
di<br />
<strong>Rosaria Capacchione</strong></p>
<p>Uno schiaffo allo Stato. Una risata lugubre, lunga quanto una raffica di mitra, che azzera l’ottimismo seguito alla retata di Casal di Principe e all’arresto dei tre killer della strage nella sartoria. I Casalesi sconfitti? Niente affatto, hanno detto. Vivi e vegeti, forti quanto prima, più pericolosi di prima. Cani arrabbiati, li definiscono gli investigatori. Assassini eccitati da sangue e cocaina, che alla speranza di chi credeva finita la stagione degli omicidi hanno risposto sfidando i posti di blocco, uccidendo ancora.<br />
Hanno fatto passare due giorni appena, e sono tornati con le stesse armi e la stessa firma: un kalashnikov e una pistola calibro 9, ferri ancora vergini, mai comparsi sulla scena degli altri delitti. Sono gli uomini del terrore, scampati al blitz dei carabinieri, quelli che ieri mattina si sono affacciati in via dell’Oasi del Sacro Cuore, a Giugliano per una rapidissima azione da commando. Erano almeno in due.<br />
<span id="more-9187"></span><br />
Uno, sostengono i magistrati, era certamente Giuseppe Setola, cioè il killer già condannato all’ergastolo che ad aprile era stato scarcerato a causa di una retinite. Chi lo credeva piegato dalla cattura dei tre compagni è stato rumorosamente smentito. Simbolica la scelta dell’obiettivo, l’ufficio di Luciano Russo, impresario di onoranze funebri. Sedici anni fa cercò di allargare la sua zona di influenza, aprendo una succursale a Parete, area controllata da Francesco Bidognetti.</p>
<p> Il capozona, Domenico Feliciello, andò a battere cassa a nome del boss, che però della faccenda non sapeva nulla, e gestì malissimo l’estorsione. Per questo rischiò di essere ucciso, per questo si contarono i morti. Anche Bidognetti aveva una ditta di onoranze funebri, la Concordia. Finì per essere condannato a nove anni di reclusione e non perdonò mai Feliciello. L’arresto, a dicembre del 1993, gli costò la leadeship del clan dei Casalesi, che andò a Francesco Schiavone scarcerato appena due mesi prima. Simbolica anche la scelta della vittima, Luciano Riccio, un tranquillo ragioniere incensurato, che però gli uomini di Bidognetti frequentava a tempo perso, condividendone le serate allegre. E tutt’altro che casuale la scelta di Giugliano quale territorio per la ripresa delle ostilità: è zona dei Mallardo, alleati storici dei Casalesi. Giuseppe Mallardo, che martedì è stato accusato di associazione camorristica assieme all’intera squadriglia di Schiavone, è stato condannato all’ergastolo per un duplice omicidio gestito in condominio. Francesco Mallardo, invece, è in carcere per un triplice omicidio eseguito per suo conto dagli amici di Casale. Setola e i suoi compagni sono andati a sparare a casa loro. Con il loro permesso? </p>
<p>Molti segnali lasciano pensare che la stagione del terrore non sia stata pianificata dal manipolo di killer reclutati nelle file bidognettiane. Fonti investigative fanno riferimento a una riunione, agli inizi di settembre, alla quale avrebbero partecipato i capi del clan, compreso Michele Zagaria &#8211; latitante da quasi tredici anni &#8211; e l’intera ala militare. Vertice movimentato, nel quale si sarebbe deciso di alzare il tiro e di colpire anche le forze dell’ordine, che avrebbe fatto registrare anche qualche defezione. Non tra le linee di comando, però.</p>
<p> E se i leader dei Casalesi sanno e dettano le scelte operative, se Setola non è un cane sciolto, allora è possibile &#8211; ipotizzano gli investigatori &#8211; che la strategia del terrore sia stata voluta per mettere lo Stato sotto scacco e costringerlo a trattare. In quest’ottica, la discesa in campo dei Mallardo, o almeno il non dissenso, sarebbe addirittura scontata. Un contesto visto solo in Sicilia, quindici anni fa, che spaventa la stessa Procura di Napoli. Se quest’ipotesi fosse vera e provata, anche l’arresto di Setola non fermerebbe la campagna del terrore. A lui il clan potrebbe sostituire altri uomini, non tutti noti, attingendo a un serbatoio di braccia che sembra inesauribile. Sono almeno cinquecento, secondo le ultime stime, gli affiliati certi al cartello Casalese. A loro vanno sommati i fiancheggiatori, almeno dieci volte di più.</p>
<p> E tra questi ci sono giovani disposti a tutto pur di entrare nell’elenco di quanti spartiscono il ricchissimo bottino delle estorsioni e possono attingere a piene mani, e senza spesa, alle riserve di cocaina. Un esercito che dispone di un numero imprecisato di armi sofisticate e micidiali e che non ha un obiettivo strategico da perseguire se non l’effimera gloria del comando provvisorio di una porzione di territorio.</p>
<p><em>Visione che, invece, posseggono i capi, soprattutto i due grandi latitanti Zagaria e Iovine, loro sì capaci di cercare lo scontro alto con lo Stato e di proporre una mediazione: la pace sociale e la tregua delle armi in cambio di un ammorbidimento dell’offensiva contro le loro famiglie, i loro beni, i loro affari. Soprattutto su questi, la ragione vera di tanto sangue e di tutte le guerre di camorra nelle quali il controllo del racket o delle reti di spaccio sono soltanto un pretesto. Fumo negli occhi.</em></p>
<p><a href="http://www.ilmattino.it">Pubblicata sul Mattino, venerdì 03 ottobre 2008</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/04/terra-la-trattativa/">Terra! &#8220;La trattativa&#8221;</a></p>
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		<title>Camorra: les jeux sont faits, rien ne va plus!</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2008 13:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><br />
<strong>Numeri</strong> estratti dal libro , <a href="http://www.ancoradelmediterraneo.it/questaCorte/index.html">Questa corte condanna</a>, <strong>Spartacus</strong> processo al clan dei Casalesi, a cura di <strong>Marcello Anselmo e Maurizio Braucci </strong>. Le mie inserzioni in corsivo sono tratte da <strong>Il giocatore</strong>, di Fëdor Dostoevskij<br />
(effeffe)</p>
<p>[...]<strong>Pagano all’udienza del 9 maggio 2001 ha riferito quanto segue: </strong></p>
<p>Io Pignata lo conosco da vecchia data, lo conoscevo dal 1970-1972.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/16/camorra-les-jeux-sont-faits-rien-ne-va-plus/">Camorra: les jeux sont faits, rien ne va plus!</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/tombola2.jpg' alt='tombola2.jpg' /><br />
<strong>Numeri</strong> estratti dal libro , <a href="http://www.ancoradelmediterraneo.it/questaCorte/index.html">Questa corte condanna</a>, <strong>Spartacus</strong> processo al clan dei Casalesi, a cura di <strong>Marcello Anselmo e Maurizio Braucci </strong>. Le mie inserzioni in corsivo sono tratte da <strong>Il giocatore</strong>, di Fëdor Dostoevskij<br />
(effeffe)</p>
<p>[...]<strong>Pagano all’udienza del 9 maggio 2001 ha riferito quanto segue: </strong></p>
<p>Io Pignata lo conosco da vecchia data, lo conoscevo dal 1970-1972. Ho sempre bazzicato la piazza di San Cipriano, e lui stava su tutte le giocate, veniva da Tozziello, l’ho sempre incontrato, lo conoscevo bene come impiegato al Comune e come giocatore. Come giocatore che giocava, dottore&#8230; noi tra giocatori – che poi facevo parte pure io della categoria – ci conoscevamo; c’erano giocatori avventizi che li vedevi ogni tanto&#8230; E giocatori giocatori sono quelli che tutte le sere puntualmente perdono, vincono e raccimolano il denaro. Lui era giocatore, diciamo così, di questa categoria: giocatore di carte, chemin, baccarat, zichinetto. Ci sono giocatori giocatori e i giocatori avventizi, Pignata era giocatore giocatore. [...]</p>
<p><em>Dopo le dieci, ai tavoli da giuoco rimangono solo i giocatori veri, disperati, per i quali alle terme non esiste che la roulette, che sono venuti solo per essa, che quasi non si accorgono di quello che accade intorno a loro, che di niente si interessano durante tutta la stagione, che non fanno altro che giocare dalla mattina alla sera e che sarebbero anche pronti a giocare tutta la notte fino all&#8217;alba, se fosse possibile&#8230;<br />
<span id="more-5925"></span><br />
E si allontanano sempre con dispetto quando, a mezzanotte, si chiude la roulette. E allorché il capo croupier, poco prima dell&#8217;ora fissata, annunzia: &#8220;Les trois derniers coups, messieurs!&#8221; sono a volte capaci di perdere in queste ultime tre puntate tutto quello che hanno in tasca, ed è proprio allora che subiscono le perdite maggiori.<br />
</em> </p>
<p>[...] Io ebbi l’incarico di ucciderlo. Io e Iovine Antonio, ce lo diede Francesco Schiavone di Nicola, pare che stavamo nella casa dell’avvocato Ferraiuolo e lui disse: «Si deve uccidere questo Pignata».<br />
Al che – diciamo così – io ebbi una reazione emotiva, nel senso che dissi: «E perché? Questo è un bravo uomo, perché lo dobbiamo ammazzare?». Schiavone dispiaciuto disse: «Questo purtroppo ha perso la testa per via del gioco», disse che era andato vaneggiando nel bar dicendo che lui si era messo a disposizione per procurare dei documenti a Bardellino e nessuno lo pensava. Disse che i bardelliniani lo volevano morto: «Quindi dobbiamo fare questa cosa». Dopodiché disse: «Lo fate tu e Antonio», che questo Pignata abitava ad Aversa e tutte le sere veniva a giocare a Casale. «Quando ritorna ad Aversa, poiché vi conosce, lo affiancate, lo fate fermare un attimo e gli sparate un colpo solo o in testa o al cuore, basta che gli strappate un taschino o una tasca per simulare che è un colpo partito per rapina, comunque deve sembrare una rapina. Ho un 38 che ve lo faccio avere, usate quello». Poi onestamente quando dissi: «E la macchina? Che macchina dobbiamo usare?» Schiavone cambiò idea, disse: «Va bene, vediamo un po’ e poi vediamo come dobbiamo fare». Comunque capii che c’era l’ordine, però Sandokan alla fine disse che questo Pignata gli tornava mezzo parente e non aveva più tanto intenzione di farlo. Poi è scomparso, io non so né chi l’ha ucciso né quando né come. </p>
<p><em>Ecco perché qui si fa una netta distinzione tra il gioco detto di &#8220;mauvais genre&#8221; e quello permesso alla gente come si deve. Esistono due giuochi: uno da gentiluomo e l&#8217;altro plebeo, interessato, il giuoco, insomma, che fa qualsiasi canaglia. Qui la distinzione è molto rigida, ma com&#8217;è vile, in fondo, questa distinzione! Il gentiluomo, per esempio, può puntare cinque o dieci luigi, raramente di più; del resto, può anche puntare un migliaio di franchi, se è molto ricco, ma, in sostanza, per il gioco in se stesso, solo per divertimento, solo per osservare il meccanismo della vincita o della perdita; ma non deve affatto interessarsi alla vincita in sé. Se vince può, per esempio, ridere forte, può fare a qualcuno di quelli che gli stanno intorno una sua osservazione, può persino fare un&#8217;altra puntata e raddoppiare ancora, ma soltanto per curiosità, per osservare le &#8220;chances&#8221;, per fare dei calcoli e mai per il volgare desiderio di vincere. In una parola, tutti quei tavoli da giuoco, le roulettes e il &#8220;trente et quarante&#8221;, deve considerarli solo come un passatempo, organizzato esclusivamente per il suo diletto.</em></p>
<p>[...]<strong>Anche Carmine Schiavone sottolinea come per l’assassinio di Pignata iniziarono a verificarsi i primi contrasti tra il Clan Bardellino e il nascente gruppo dei casalesi. All’udienza del 13 maggio 2002 il collaborante così riferisce i fatti:</strong></p>
<p>Mio cugino Sandokan non volle aderire nell’eliminazione di Giuliano Pignata, e allora Paride Salzillo con ordine dello zio Ernesto e lo zio Antonio decisero l’eliminazione di questa persona. Noi eravamo anche un po’ parenti di Pignata, abitava vicino a me la madre, insomma mio cugino lo conosceva bene. Allora mio cugino Sandokan si rifiutò, non è che proprio si rifiutò, disse: «Io non me la sento perché lo conosco». Al che per mettere qualcuno della nostra famiglia dentro misero mio cugino Francesco Schiavone di Luigi. Fecero il commando con Martino di San Cipriano, detto ’o Vasciotto, Paride Salzillo, Francesco Schiavone di Luigi, Luigi Basile e mi sembra – come mi dissero – Peppe Quadrano e qualcun altro. Lo prelevarono a Frignano e  lo strangolarono, mio cugino Cicciariello e altri, vicino alla casa di Luigi Basile, c’era un cortile abbandonato là.  Poi lo atterrarono nel pozzo in certi terreni alla Madonna di Briano c’è un santuario che è il terreno di proprietà di mio cugino Sandokan, di mio zio Nicola per dire meglio e di mio zio Luigi, i padri dei due Francesco. Lì c’era un pozzo, quelli scavati a mano e c’era una discesa nel terreno, lo atterrarono lì.</p>
<p> [...] Mio cugino Cicciariello mi raccontò l’eliminazione che ha fatto: mentre l’hanno portato in quella casa, lui stava dietro alla porta, quando Pignata è entrato è saltato da dietro con un cordino e l’ha strangolato, mentre gli altri lo mantenevano. In pratica fu un sequestro, un prelevamento forzato. Fu preso da Frignano, mi sembra, mentre andava a giocare ad Aversa, vicino alla sala giochi dove c’era una bisca di Peppe “’o Salaiuolo”, vicino alla Stazione. Quando è uscito di là, Peppe Quadrano – mi sembra – ’o Vasciotto e il Marsigliese l’hanno portato a Casale.<br />
La sua macchina la spostarono, e lo portarono a Casale in questa casa vicino dal Marsigliese, che sarebbe Basile&#8230; Poi l’hanno preso e l’hanno portato ad atterrarlo dentro a questo pozzo che stava questa terra vicino al sacrario della chiesa di Villa di Briano, la Madonna di Briano diciamo noi, che fa comune di Villa di Briano, però sta sulla strada provinciale tra Casale-Capua, e lì ci sta un terreno che è metà di mio zio Nicola e metà di mio zio Luigi, diciamo i padri dei due Francesco Schiavone, e lì fu atterrato Pignata. </p>
<p>E questo mi è stato raccontato sia da mio cugino Cicciariello, le modalità insomma come sono state fatte, pure dal Marsigliese mi è stato raccontato che se lo andarono a prelevare perché avevano avuto l’ordine, sia da mio cugino Sandokan, che lui si era rifiutato in effetti di partecipare, perché non aveva piacere, all’eliminazione del Giuliano Pignata.<br />
Al tempo Antonio Bardellino stava fuori, telefonava a Ernesto e pure al nipote insomma. Anche lui appoggiò questa determinata situazione per eliminare questo tizio. Lui chiese prima a mio cugino, ma lui rispose così&#8230; «E allora mettiamo all’altro cugino che sta qui», che era Cicciariello, e Cicciariello intervenne in prima persona a strangolare il Pignata e lo portò anche ad atterrare. Poi andò anche a disotterrarlo e a portarlo in un altro posto. Quindi perché mio cugino Cicciariello non teneva troppo&#8230; mentre mio cugino Sandokan gli omicidi li ha fatti, ne ha fatti tanti, <strong>però aveva più un’etica</strong>, ogni tanto noi ne parlavamo e lui diceva: <strong>«Purtroppo certi omicidi prima o poi si pagheranno perché pesano»</strong>, mentre mio cugino Cicciariello era uno senza morale. Questo era tutto il discorso.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/16/camorra-les-jeux-sont-faits-rien-ne-va-plus/">Camorra: les jeux sont faits, rien ne va plus!</a></p>
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