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	<title>Nazione Indiana &#187; Franco Buffoni</title>
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		<title>Per Roberto Roversi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 06:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160;</p>
<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Il 12 dicembre del 1969, terminata la lezione (ero al terzo anno di università a Milano) presi il tram per tornare a casa. In tram leggevo <em>Dopo Campoformio</em> di Roberto Roversi, uscito da Einaudi nel 1962 e preso in prestito alla biblioteca.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/07/per-roberto-roversi/">Per Roberto Roversi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Il 12 dicembre del 1969, terminata la lezione (ero al terzo anno di università a Milano) presi il tram per tornare a casa. In tram leggevo <em>Dopo Campoformio</em> di Roberto Roversi, uscito da Einaudi nel 1962 e preso in prestito alla biblioteca. Senza alcuna guida stavo colmando i vuoti, scovavo i libri come un rabdomante. Ad un tratto il tram si bloccò, si bloccarono tutti i tram di Milano e gli autobus e le macchine. Correvano solo le ambulanze. La gente dovette scendere e continuare a piedi, senza sapere perché. Si diceva di una fuga di gas, che fosse scoppiata una banca.<span id="more-41507"></span></p>
<p>La nostra memoria personale è connessa alla memoria collettiva per i tramiti più vari. Per me quel giorno <em><strong>è</strong></em> il libro di Roversi. Un libro sul quale sarei tornato tante volte negli anni successivi. Quella “liberazione” tradita: Campoformio come metafora della Resistenza scempiata&#8230;</p>
<p>Undici anni più tardi, nell’agosto del 1980, ero appena diventato ricercatore e mi trovavo in Inghilterra con un gruppo di studenti: nel cosiddetto long weekend stavamo visitando il Galles, ci trovavamo in un villaggio sopra una scogliera con l’intenzione di salire al castello. Al mattino, nel bed&amp;breakfast che ci accoglieva, ad un tratto vidi incupirsi lo sguardo del ragazzo che mi stava di fronte. Nei suoi occhi &#8211; come la sorella di Alice che negli occhi di Alice “vede” il sogno &#8211; vidi l’orrore. Si alzò di scatto. Il televisore muto gli rimandava dallo specchio sulla parete una cartina d’Italia, con una piccola stella rossa che si illuminava a intermittenza in mezzo all’Emilia-Romagna. Dopo qualche minuto ritornò: “Prof, se in Italia c’è il colpo di stato io resto in Inghilterra a fare l’esule”.</p>
<p>I treni partivano<br />
i treni arrivavano<br />
“al mare” dicevano i treni<br />
“alla montagna” dicevano i treni.<br />
I treni ridevano<br />
cantavano<br />
erano felici i treni.<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Il cielo era con nuvole azzurre<br />
all’improvviso<br />
il cielo è diventato nero<br />
il cielo è diventato fuoco<br />
il treno non è più partito<br />
il treno non è più arrivato<br />
il treno si è fermato (è in ginocchio per terra).<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>A un tratto il cielo<br />
il cielo<br />
è diventato di fuoco<br />
i bambini piangevano<br />
le mamme gridavano<br />
stesi per terra in silenzio<br />
uomini donne bambine<br />
mentre il sangue cadeva dal cielo.<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Le nubi non erano più bianche<br />
erano rosse di sangue<br />
erano nere di fumo.<br />
Poi il tempo è passato<br />
i morti sono ancora con noi<br />
con noi in partenza col treno<br />
al mare in montagna.<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Ascolto<br />
ascolto<br />
ascolto<br />
Quello che vola lassù:<br />
ci porta in vacanza<br />
al mare o in montagna<br />
fra le nuvole bianche<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Ascoltate guardate<br />
guardate la grande nave<br />
passare<br />
le onde<br />
le onde calde del mare<br />
nuotare<br />
andiamo al mare.<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Ascoltate<br />
ascoltate<br />
guardate<br />
il treno<br />
che arriva a Bologna<br />
noi nella stazione aspettare<br />
allegri per correre al mare.<br />
(Mai più! Mai più! Mai più!)</p>
<p>Quando ascoltai questi versi &#8211; composti da Roversi per il trentunesimo anniversario della strage, e letti dal palco in piazza Medaglie d&#8217;oro a Bologna dall&#8217;undicenne Farhana e dal quattordicenne Marco, con ottantacinque ragazzi di Marzabotto che rispondevano gridando: &#8220;Mai più&#8221; &#8211; mi vennero subito in mente lo sguardo di quel mio studente in Galles e la sua frase. E mi chiesi: “Ma poi c’è stato, o non c’è stato, il colpo di stato in Italia?”</p>
<p>Certo, non c’è stato il colpo di stato con i carri armati, ma l’occupazione della Rai è avvenuta, quella del Quirinale è stata tentata, la volontà di sottomettere il giudiziario all’esecutivo è stata esplicitata, l’irrisione del legislativo è in atto&#8230; Con le proposte, i tentativi “ungheresi” di cambiamento della Costituzione, di trasformazione del XXV Aprile nella Festa della Libertà&#8230; per annacquarlo in una generica festa riecheggiante quel “Popolo delle Libertà” all’interno del quale sono confluiti i post fascisti&#8230;</p>
<p>Io sono nato nel 1948, ho l’età della Libreria Palmaverde. E della Costituzione Italiana&#8230; Ma quando anni fa un quotidiano mi chiese di scrivere dei versi sulla nostra Costituzione, mi sentii smarrito. Certo, l’idea mi attraeva, ma l’”ispirazione” era a zero. La nostra Costituzione, pensavo, non ci dà lo slancio di un “pursuit of happiness”, che da solo basta a sorreggere un bell’afflato poetico. La nostra Costituzione è pragmatica, rigorosa, responsabilizzante. Allora mi rifugiai in un vecchio Dizionario enciclopedico inglese d’epoca vittoriana, che qualche idea ogni tanto è ancora capace di darmela, e cercai la definizione di “costituzione”. Avevo compiuto un passo avanti, ma ancora la poesia non c’era. Poi pensai a qualcuno che sarebbe stato felice di leggerla, questa nostra Costituzione, e di vederla promulgata&#8230; La mia riflessione grata andò ad Amendola, a Matteotti&#8230; Poi, col pensiero a Gobetti, capii che ce l’avevo fatta. Perché Gobetti, che aveva lo stesso sguardo acceso di quel mio antico studente, nella sua breve vita e senza mezzi, prima che gli scherani fascisti venissero ad aspettarlo sulle scale per massacrarlo di botte, era riuscito ad essere anche editore&#8230; di poesia. Aveva pubblicato <em>Ossi di seppia</em>, Piero Gobetti.</p>
<p>Dedico dunque a Roberto Roversi, nel comune sentire civile, nella comune passione per la “decenza”, questi versi, ringraziandovi per avermi chiamato a partecipare a questo omaggio a lui e alla sua opera.</p>
<p><em><strong>Alla Costituzione Italiana</strong></em></p>
<p>Le costituzioni, recita il mio vecchio<br />
Dictionary of Phrase and Fable,<br />
Possono essere aristocratiche o dispotiche<br />
Democratiche o miste.<br />
Ecco, per te che non prometti<br />
Di perseguire l’imperseguibile<br />
- La felicità degli uomini -<br />
Vorrei non pensare davvero a quel “mixed”<br />
Che ricade sugli effetti salvando i presupposti:<br />
Di te che prometti il perseguibile<br />
Vorrei restasse il lampo negli occhi di Gobetti,<br />
Già finito per altro in poesia.</p>
<p>NOTA<br />
Roma, Salone Borromini, Biblioteca Vallicelliana, 26 gennaio 2012. Incontro su “Roberto Roversi: Poesia e passione civile”, organizzato da Federica Taddei e condotto da Massimo Raffaeli. Tra i partecipanti Antonio Bagnoli, Fabio Moliterni, Bianca Maria Frabotta, Davide Nota (il cui intervento verrà pubblicato su Nazione Indiana, mercoledì 15 febbraio).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/07/per-roberto-roversi/">Per Roberto Roversi</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Zona Rossa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 07:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alessandro chiappanuvoli]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro gioia]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto L'Aquila]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Alessandro Chiappanuvoli</strong></p>
<p>Avete presente una di quelle serate in cui siete talmente fuori che il giorno dopo ricordate un decimo di quello che avete fatto? Quelle serate in cui vivete d’improvvisi flash che s’incastrano a fatica tra le immagini velocizzate della mente?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/01/zona-rossa/">Zona Rossa</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Alessandro Chiappanuvoli</strong></p>
<p>Avete presente una di quelle serate in cui siete talmente fuori che il giorno dopo ricordate un decimo di quello che avete fatto? Quelle serate in cui vivete d’improvvisi flash che s’incastrano a fatica tra le immagini velocizzate della mente? Flash nei quali per un attimo appena recuperate coscienza di voi stessi e realizzate, cazzo realizzate che state vivendo uno dei momenti che vorreste ricordare per sempre nella vostra vita e gioite e i polmoni si riempiono di aria buona e vi sentite di esplodere, ma ce la fate a malapena ad accennare un sorriso ebete? So che avete presente di quali sere sto parlando. Per me ieri sera è condensato nell’immagine delle mie mani che si strusciano tra loro nel mezzo dei suoi seni.<span id="more-41476"></span><br />
Ero stata attratta da lei fin dai tempi in cui ancora cercavo di piacere agli uomini. Tempi scomodi, frustranti. Ero attratta ma mi limitavo ad osservarla, a fantasticare di poterla conoscere. I desideri non erano del tutto chiari. Poi passarono gli anni. Vennero quelli dell’università assieme a quelli della consapevolezza. Poi venne il terremoto. E venne anche il ritorno all’Aquila. Oggi, vivo in una città distrutta, una sorta di open space che comunque pare non essere in grado di contenere tanta energia e tanta rabbia. Oggi, ci si arrangia a sopravvivere contentandosi di avere ancora un’esistenza, nonostante il mostro che ci ha morso da sottoterra ed il male, forse peggiore, che ci è venuto in soccorso.<br />
Ma non è di questo che voglio parlarvi.<br />
La sera scorsa sono stata in piazza Regina Margherita. Lì, in quegli unici 20 metri quadrati di centro che hanno resistito. Ho fatto l’aperitivo lungo con gli amici. Sono arrivata alle 19.15 più o meno. Ho atteso la chiusura del Boss, che poi ci mette sempre una vita a cacciar fuori tutti. Poi mi sono spostata in piazzetta e cocktail a ripetizione al Malacoda. Quindi, “tazza della staffa” allo Zenzero, locale troppo chic, infatti non ci vado spesso, e ultima consumazione che rigorosamente non arriva mai. Ieri, però, le cose dovevano andare per forza così. Almeno mi piace pensarlo. La musica assordante. Il sudore. Gli sguardi. Lo stupore e l’emozione che ne è seguita. Il tocco delle sue dita attorno alle mie e il suo biglietto di carta abbandonato nella mano.<br />
Ciao. Non mi aspettavo di rivederti in giro.<br />
Ed io non mi sarei mai aspettata questo bigliettino!<br />
Non ci credo. Ma se avevo una cotta per te dalle Superiori!<br />
L’avessi capito prima!.. Sei sola? Ti vanno 2 chiacchiere?<br />
Stasera sono con degli amici… Sola con degli amici : ) E cosa stiamo aspettando?<br />
E mentre stavo scrivendo “Sto solo aspettando di conoscere te…”, l’ho vista ammiccarmi ed uscire dal locale.<br />
L’aria gelida mi ha tagliato le labbra. L’ho trovata che si abbottonava il doppio petto del cappotto nero. Doveva costare un sacco di soldi quel soprabito. Ecco perché non ci siamo mai incontrate in questi due anni aquilani, abbiamo frequentato locali differenti, altra gente, evidentemente veniamo anche da due classi sociali diverse. Poi il subbuglio delle deportazioni sulla costa e le abitazioni provvisorie costruite a casa del diavolo. Le singole vite che ricominciano.<br />
I suoi capelli si poggiavano dolcemente sulle spalle. Ha acceso una sigaretta. Attraverso il fumo mi ha sorriso. Le parole di quei pezzetti di carta, che si sgualcivano in fondo alle tasche tra le mie mani sudate, presero vita, suono, speranza. Ricordo di aver notato i tanti bicchieri appoggiati dentro a uno dei vasi del locale. Ricordo di aver fissato per la prima volta i suoi occhi e di essere arrossita. Ricordo che mi sentivo calmissima, nonostante le sue risposte mi emozionassero ed ancor più le sue domande. Avevo paura di fare una pessima figura. Ero disinibita e, al contempo, nervosa. La sbronza. Qualcosa di buono, però, devo averlo pur detto se siamo restare a parlare per un bel po’ di tempo. Se gli amici, che a turno venivano a chiamarci, desistevano sempre. Se mi ha detto che era felice di avermi conosciuta, sfiorandosi appena il viso con le dita. Se senza esitazioni ha accettato il mio invito a fare due passi poco più in là, nella zona rossa.<br />
Ricordo la chiesa di Santa Maria Paganica e il suo tetto di plastica e di aver detto una cavolata. Lei che, accendendo una sigaretta, per poco non ha perso l’equilibrio. Ho pensato che non sembrava affatto brilla mentre mi parlava. Ricordo che dopo qualche metro ci siamo infilate in una viuzza. Abbiamo parlato di quanto era triste quello che ci circondava. Lei ce l’ha un po’ meno di me col Governo e l’amministrazione locale. La cosa non mi ha dato troppo fastidio. Sembrava avere le sue ragioni. Sembrava senza pregiudizio. Ricordo la luce completamente arancione e la sua pelle che mi attraeva. Quel portone antico aperto. I puntellamenti di legno muffo a sorreggere il soffitto. La paura. L’ansia. E quell’atrio che si apriva davanti a noi. Macerie ovunque, ancora. L’oscurità blu scuro. La sigaretta che nel tiro le ha illuminato gli occhi. Il pozzo dietro di lei. E il nostro primo bacio.<br />
Ho cinto la sua vita con la mano. Il suo sapore si diluiva nella mia saliva. La tenerezza nel tepore dei respiri. Le carezze tra i miei capelli. La testa mi ondeggiava come cullata dal mare. Un’impercettibile senso di nausea mi ha ridestato. Ci siamo guardate negli occhi e ci siamo sciolte in un sorriso. E poi il desiderio. La gola. I baci violenti sul suo collo. La mia lingua che imparava il gusto della sua pelle. I suoi gemiti dentro le mie orecchie. Le sue gambe che hanno preso ad attorcigliarsi sulle mie. I bottoni dei cappotti saltati via come lapilli. Una mano a sorreggerle una coscia e l’altra ferma sulla camicia di seta a cercare il coraggio di salire o di scendere. Lei mi stringeva forte la testa. Le unghie infilate nella nuca. E il suo bacino che ha preso a strusciarsi sul mio, nylon contro jeans. La sua camicia che si è aperta lentamente mentre lei ha cominciato a ridiscendere la mia schiena. Mi ha sfiorato il sedere ed io mi sono immersa nei tuoi seni. Morsi e palpeggiamenti. I nostri corpi si univano in danza sopra il pozzo dei nostri desideri.<br />
Ecco le mie mani che si agitavano sul tuo petto e poi la lampo dei miei pantaloni che scendeva. Era come se le sue mani mi avessero posseduto da sempre, decise e sapienti. Ho gemito. Lei mi ha baciato con forza. Mentre giocavo con la lingua sui suoi capezzoli, mi trascinava oltre la logica. Il respiro si è interrotto presto. Ho preso a singhiozzare quasi. L’unica salvezza è stata chiudere gli occhi e lasciarmi conquistare completamente da lei. Il mio cuore pompava a centomila battiti al minuto. Ha portato le dita alla bocca.<br />
Ricordo che ho avuto paura di romperle le calze. La restituzione del dono, perché è così che si creano le alleanze. Lei che riusciva persino a pronunciare delle sillabe piene di vapore. E mi stropicciava le orecchie. Mi mordeva il mento. Mi soggiogava al suo volere. Ero lì solo per lei. L’eco dei nostri vagiti che riempiva di vita quelle mura morte. E poi ricordo l’odore dei suoi capelli e il mio mento che premeva sulla sua schiena. Si è contorta dentro le mie braccia. Ho sentito una carezza calda tra le dita. Non sono riuscita a formulare pensieri composti. Felice. Innamorata. Emozionata. Eccitata. Confusa. E il mio cellulare che non la smetteva di squillare, da terra dentro la borsa, quella canzone che quasi come un prodigio. Take me somewhere nice dei Mogwai. Portami in qualche luogo piacevole. E c’ero.<br />
Avrei voluto fotografarla per non pensare di aver immaginato tutto il giorno dopo. Mi rifiutavo di rischiare di perdere quel ricordo. Totalmente rapita. Avevo già paura di perderla. Era il peso di quel desiderio che avevo finalmente esaudito. Cosa avremmo fatto poi? Il giorno dopo ci saremmo ignorate? Saremmo state cattive?<br />
Ci siamo ricomposte in fretta e furia. Mi ha detto che la stavano di certo aspettando. Abbiamo sorriso e scherzato per un po’. La luce del cellulare per trovare l’uscita. Il puzzo delle travi di legno. La luce arancione intatta nella viuzza. Qualche metro più in là si è fermata. Mi ha baciato di nuovo cogliendomi di sorpresa. La mia bocca si è aperta in ritardo. La morsa delle sue labbra mi ha fatto correre un brivido lungo la schiena. Non avrei mai immaginato di sentirmi così a mio agio, istintivamente, con una ragazza dell’Aquila. L’adolescenza sofferta. La libertà ritrovata solo lontano da qui. Le difficoltà al ritorno. Il peso del silenzio. La minaccia della vergogna. Il senso di colpa nel vedere i sogni di mia madre infranti. Il nervosismo ed i segreti. Le bugie che riempiono il melodramma della mia esistenza. Sono crollate le mura e ancora sento che non c’è spazio per noi qui all’Aquila. La città di Sant’Agnese.<br />
Sto ricomponendo i pezzi di carta che ci siamo scambiate ieri sera. È come ricomporre me stessa, in questa piccola provincia mai diventata città. Li leggo e li rileggo senza sosta. Per cercare di carpire un altro senso, magari più profondo, che però non c’è. So, però, che è tutta in questi piccoli brandelli di carta la speranza di una vita che vuole ricostruirsi. Una vita che vuole rinascere.<br />
In questa carta c’è la svolta del nostro domani.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/01/zona-rossa/">Zona Rossa</a></p>
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		<title>Una piccola tabaccheria. 4</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/29/una-piccola-tabaccheria-4/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/29/una-piccola-tabaccheria-4/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[david dabydeen]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[poesia post coloniale]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione di poesia]]></category>
		<category><![CDATA[turner]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>David Dabydeen</p>
<p>Turner</p>
<p>I dream to be small again, even though<br />
My mother caught me with my fingers<br />
In a panoose jar, and whilst I licked them clean<br />
And reached for more, she came upon me.</p>
<p>I sit in the savannah minding cows,<br />
Watching it climb and plunge all day.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/29/una-piccola-tabaccheria-4/">Una piccola tabaccheria. 4</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>David Dabydeen</p>
<p>Turner</p>
<p>I dream to be small again, even though<br />
My mother caught me with my fingers<br />
In a panoose jar, and whilst I licked them clean<br />
And reached for more, she came upon me.<span id="more-41376"></span></p>
<p>I sit in the savannah minding cows,<br />
Watching it climb and plunge all day.<br />
When I strip,<br />
Mount the tree and dive I hit my head<br />
On a stone waiting at the bottom of the pond.</p>
<p>She bids her famished children eat<br />
Of their father’s labour, at tables laden<br />
With meats, spices of odalan, nutmeg<br />
Picked lavishly from the soil which my father<br />
Works in communion with other men.<br />
Shall I summon up such a pageant of fruit<br />
Peopling a country with musicians, dancers,<br />
Poets, and our simple deities of stone<br />
And wattle?</p>
<p>“Nigger”, it cries, naming me from some hoard<br />
Of superior knowledge, its tongue a viper’s nest<br />
Guarding a lore buried by priests, philosophers,<br />
Fugitives…</p>
<p>Turner crammed our boys’ mouths too with riches,<br />
His tongue spurting strange potions upon ours<br />
Which left us dazed, which made us forget<br />
The very sound of our speech. Each night<br />
Aboard ship he gave selflessly the nipple<br />
Of his tongue until we learnt to say profitably<br />
In his own language, we desire you, we love<br />
You, we forgive you…</p>
<p>“Nigger”, it cries, loosening from the hook<br />
Of my desire, drifting away from<br />
My body of lies…<br />
I wanted to begin anew in the sea<br />
But the child would not bear the future<br />
Nor its inventions…</p>
<p>“Nigger”<br />
It cries, naming itself, naming the gods,<br />
The earth and its globe of stars. It dips<br />
Below the surface, frantically it tries to die,<br />
To leave me beadless, nothing and a slave<br />
To nothingness, to the white enfolding<br />
Wings of Turner brooding over my body.</p>
<p>There is no mother, family,<br />
Savannah fattening with cows, community<br />
Of faithful men…</p>
<p>Franco Buffoni</p>
<p>Turner</p>
<p>Sogno di tornare bambino, anche se<br />
Mia madre mi beccava con le dita<br />
Nella marmellata, e mentre me le leccavo<br />
Fino in fondo<br />
E ne cercavo ancora, mi montava sopra.</p>
<p>Siedo nella savana a pascolare mucche,<br />
Lo vedo che si arrampica e si tuffa,<br />
Tutto il giorno così.<br />
Poi mi spoglio, salgo sull’albero, mi tuffo<br />
E colpisco col capo un ciottolo in attesa<br />
Sul fondo dello stagno.</p>
<p>La madre ai figli famelici che ordina<br />
Di sfogarsi a tavola sul frutto<br />
Del lavoro del padre.<br />
E sono carne e spezie, noce moscata,<br />
Raccolte in abbondanza dalla terra<br />
Che mio padre con altri uomini lavora.<br />
E io farò mio tale bendiddio<br />
Per rinvigorire a mia volta il paese<br />
Producendo poeti danzatori e musicisti<br />
E le nostre semplici divinità di pietra e canne.</p>
<p>“Negro”, mi grida, chiamandomi come dall’alto<br />
Di un superiore potere, la sua lingua un nido di vipere<br />
A guardia di un sapere sepolto da preti e filosofi<br />
E schiavi fuggitivi…</p>
<p>Turner ci riempiva anche la bocca di ricchi suoni,<br />
La sua lingua insufflando pozioni strane sulle nostre<br />
Da lasciarci storditi, e da indurci a scordare<br />
L’intonazione del nostro parlare. Ogni notte<br />
A bordo della nave distribuiva generosamente<br />
In punta di lingua il suo sapere, finché non imparammo<br />
A dirgli bene in inglese noi ti desideriamo, noi ti amiamo<br />
Noi ti perdoniamo…</p>
<p>“Negro”, mi grida liberandosi<br />
Dal gancio del mio desiderio,<br />
E drizzandosi sul mio corpo di bugie.</p>
<p>Volevo ricominciare da capo sul mare,<br />
Ma non avrei sopportato il futuro,<br />
Le sue invenzioni…</p>
<p>“Negro”, mi grida imprecando contro se stesso e gli dei,<br />
La terra e il suo globo di stelle. Si immerge<br />
Sotto la superficie, freneticamente cercando di morire,<br />
Di lasciarmi senza l’artiglio, un nulla<br />
Uno schiavo del nulla, con le ali bianche<br />
Avvolgenti di Turner che incombono sopra di me.</p>
<p>E non c’è madre, non c’è famiglia che tenga,<br />
Né la savana con le mucche al pascolo<br />
O la comunità degli uomini dabbene.</p>
<p>David Dabydeen (1955-…). Di questo grande poeta caraibico (nato a Berbice in Guyana) in particolare mi affascina l’uso volutamente grezzo della lingua inglese; per esempio il suo efficace scorrere del soggetto da it a he e ancora a it per cercare un impossibile accordo tra il disprezzo e l’attrazione, e tra il desiderio di significarli in arte e quello di mettere in gioco costantemente se stessi in una – pubblica e con finalità estetica – autoanalisi di pulsioni e connessioni culturali. I brani poetici qui tradotti, incentrati sul rapporto tra Turner &#8211; il capitano della nave che abusa degli schiavi adolescenti &#8211; e le stratificate reazioni ad esso dell’io narrante, sono tratti da Turner: New &amp; Selected Poems (London, Jonathan Cape, 1994), nell’ordine dalle parti III, IX, XVIII, XXIV e XXV del poema eponimo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/29/una-piccola-tabaccheria-4/">Una piccola tabaccheria. 4</a></p>
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		<title>Nazifascismo e omosessualità</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 12:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Gianfranco Goretti</p>
<p>Io sono un insegnante di sostegno, lavoro in classi in cui sono inseriti alunni con difficoltà di apprendimento. Anche in virtù di questo vorrei ricordare che il primo grande sterminio nella Germania nazista iniziò nei manicomi psichiatrici, con l&#8217;uccisione di 70.000 adulti e bambini disabili, gasati e bruciati.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/27/nazifascismo-e-omosessualita/">Nazifascismo e omosessualità</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Gianfranco Goretti</p>
<p>Io sono un insegnante di sostegno, lavoro in classi in cui sono inseriti alunni con difficoltà di apprendimento. Anche in virtù di questo vorrei ricordare che il primo grande sterminio nella Germania nazista iniziò nei manicomi psichiatrici, con l&#8217;uccisione di 70.000 adulti e bambini disabili, gasati e bruciati. Quindi vorrei porre una domanda: chi è un omosessuale? Ripensate alla storia &#8211; del corpo, della sessualità, dell&#8217;amore, degli affetti, ma anche alla storia sociale in genere &#8211; e vi accorgerete che non esiste una definizione applicabile a tutte le epoche storiche. In altri termini, la persona omosessuale non è &#8220;catalogabile&#8221;, non è &#8220;spiegabile&#8221; in base a una sua astorica omosessualità.<span id="more-41477"></span><br />
Categorizzare significa chiudere la persona in un pregiudizio: e questo è il fondamento della persecuzione nazista. In Sessualità e nazionalismo, George L. Mosse, storico tedesco fuggito nel &#8217;38 dalla Germania negli Stati Uniti, applica alla storia d&#8217;Europa dalla fine dell&#8217;Ottocento al nazismo un approccio storico-culturale. Il suo intento è di mostrare in che modo l&#8217;idea di rispettabilità borghese, il nascente nazionalismo, la teorizzazione degli stereotipi nazionali, il degenerazionismo, si incontrino e si incrocino. Tali idee in seguito si concretizzarono nel pensiero nazista e portarono alle colonie di confino fascista e all&#8217;uccisione degli omosessuali nei Lager nazisti.</p>
<p>I riferimenti antiomosessuali sono presenti in molti discorsi dei dirigenti del partito nazista, anche prima della presa del potere. Va ricordato che la Germania di Weimar si era mostrata disponibile ad accogliere alcune istanze del nascente movimento omosessuale. A Berlino operava un medico all&#8217;epoca molto noto, Magnus Hirschfeld, che nel 1899 aveva fondato un&#8217;associazione detta &#8220;Comitato scientifico umanitario&#8221;. Hirschfeld era un omosessuale ebreo e lavorava a studi sull&#8217;origine dell&#8217;omosessualità e sulla sessualità in genere. Creò in seguito anche un &#8220;Istituto per le scienze sessuali&#8221; con sede a Berlino. Questa fu un&#8217;esperienza di grande visibilità e di lotta politica per l&#8217;emancipazione delle persone omosessuali, forse la più importante, e non solo per la Germania. La nascita e il lavoro dell&#8217;Istituto furono possibili nonostante fosse in vigore in Germania una legge antiomosessuale, il &#8220;paragrafo 175&#8243;, contro la quale l&#8217;Istituto di Hirschfeld si batteva. La petizione che chiedeva l&#8217;abrogazione del paragrafo 175 &#8211; sottoscritta a livello internazionale da figure come Einstein, Hesse, Tolstoj, Zola, e sostenuta con forza da uno dei maggiori esponenti del partito socialdemocratico tedesco, August Bebel &#8211; arrivò al Reichstag nel 1922, e nel 1929 la Commissione penale del Parlamento espresse parere favorevole all&#8217;abrogazione.<br />
All&#8217;indomani della nomina di Hitler a cancelliere, il primo &#8220;segnale&#8221; dei tempi a venire, fu proprio l&#8217;assalto all&#8217;Istituto per le scienze sessuali. Distruzione della biblioteca; distruzione dei lavori di ricerca; distruzione di tutto il materiale d&#8217;archivio; fuga di Hirschfeld dalla Germania (morirà a Parigi nel 1935), e inizio di fatto della campagna antiomosessuale.<br />
Va ricordato che il paragrafo 175 aveva avuto scarsa applicazione nella Germania di Weimar; con Hitler invece cominciano gli arresti massicci e le condanne al carcere. La più massiccia ondata repressiva ha inizio nel giugno del 1934, in coincidenza con la liquidazione, probabilmente per motivi politici, dell&#8217;ala &#8220;sinistra&#8221; del partito nazista: saranno assassinati tutti i dirigenti delle SA, compreso Röhm, notoriamente omosessuale. Questo eccidio sarà direttamente rivendicato da Hitler come necessario per &#8220;ripulire&#8221; la Nazione tedesca dalla piaga omosessuale. Nel 1935 viene modificato, e inasprito, l&#8217;articolo 175. Nel 1936 Himmler crea (entro la Gestapo) l&#8217;&#8221;Ufficio speciale 2S&#8221;, organo centrale del Reich per la lotta contro l&#8217;aborto e l&#8217;omosessualità. Il numero di arresti aumenta vertiginosamente, con punte massime nel periodo 1936-39.<br />
E&#8217; estremamente difficile fare una stima precisa dei deportati per omosessualità a Sachsenhausen, Mauthausen, Buchenwald e Dachau. Il professor Lautmann &#8211; che ha potuto consultare il materiale d’archivio delle vittime del nazismo conservato presso l&#8217;International Tracing Service di Arolsen (Hessen, Germania) &#8211; spiega che si tratta di materiale frammentario perché i conteggi degli arrivi non sempre venivano svolti con regolarità. Inoltre la ricostruzione della storia degli omosessuali è complicata sia dal fatto che al momento della liberazione alcuni dei deportati continuarono a scontare la pena in carcere (visto che erano stati condannati per la violazione di un articolo del codice penale, appunto il paragrafo 175), sia &#8211; soprattutto &#8211; dalla difficoltà di reperire testimoni diretti della deportazione (visto che l&#8217;articolo 175 rimase in vigore nella Germania occidentale fino al 1967). Testimoniare dopo la liberazione dai campi o all&#8217;uscita dalla prigione significava anche autodenunciarsi. Si capirà inoltre che fu impossibile per le persone omosessuali, a differenza delle altre vittime del nazismo, chiedere risarcimenti per le pene subite dai nazisti, come previsto dalla legge tedesca: i pochi che provarono ebbero come risposta che la loro condanna e il conseguente internamento erano avvenuti in base ad una legge in vigore già prima del 1933. Quindi non potevano essere considerati vittime del nazismo.<br />
In base ai dati a disposizione e alle testimonianze raccolte, Lautmann ritiene realistico parlare di circa centomila arresti, cinquantamila condanne, trentamila deportati e quindicimila vittime nei campi.<br />
Per le dure condizioni di vita comuni a tutti i deportati, ma soprattutto perché triangoli rosa, gli internati omosessuali nei campi di concentramento perirono in una percentuale variante &#8211; secondo Lautmann &#8211; dal 60 al 90%. La vita nei campi era dura per tutti, ma in genere le testimonianze sono concordi nell&#8217;affermare che le persone omosessuali erano vittime del pregiudizio anche da parte degli altri internati. Tra le “sperimentazioni” che dovettero subire ne ricordo una, avvenuta nel campo di Buchenwald. Siamo alla fine degli anni Trenta, e un medico danese, il dottor Karl Vernaet, ottiene il permesso di avviare una sperimentazione sulle persone omosessuali. Si tratta di inserire nell&#8217;addome una ghiandola artificiale che rilascia ormoni maschili. L&#8217;esperimento viene ripetuto più volte su diversi soggetti: fallisce, per la morte dei soggetti stessi, e viene abbandonato. L&#8217;idea era di &#8220;correggere&#8221; l&#8217;omosessualità attraverso la cura con ormoni maschili.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;Italia, la storia è stata in parte ricostruita in base ai documenti raccolti nell&#8217;Archivio Centrale di Stato. Nel progetto preliminare del nuovo Codice penale del 1927, quello che diventerà nel 1931 il Codice Rocco, si previde l&#8217;inserimento di un articolo antiomosessuale. In seguito però l&#8217;articolo venne cassato. Nella motivazione dell’esclusione si rimanda &#8211; in caso di necessità di intervento &#8211; ai sistemi di repressione contenuti nel Testo unico di Pubblica sicurezza: il confino, l&#8217;ammonizione, la diffida. Questi strumenti saranno di fatto utilizzati, soprattutto a partire dal 1938. Quante le persone coinvolte? Siamo sicuri di trecento casi di confino per omosessualità dal 1938 al 1943; potrebbero essere di più. Non conosciamo il numero dei casi di diffida e ammonizione. In alcune sentenze complete che ho trovato, il numero delle persone ammonite e diffidate era in genere superiore rispetto a quello dei confinati. Le province coinvolte in questa ondata repressiva iniziata nel 1938 sono 59 su 90.<br />
L&#8217;art. 528 del progetto di codice penale inserito nel Titolo VIII, &#8220;Dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume&#8221;, così recitava: “Relazioni omosessuali. Chiunque (&#8230;) compie atti di libidine su persona dello stesso sesso, è punito, se dal fatto derivi pubblico scandalo, con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è della reclusione da uno a cinque anni: 1) se il colpevole, essendo maggiore degli anni ventuno, commetta il fatto su persona di anni diciotto; 2) se il fatto sia commesso abitualmente o a fine di lucro.&#8221;<br />
Questo articolo riscosse molto successo. I giudizi dei magistrati e dei professori universitari dell&#8217;Azione cattolica furono quasi tutti favorevoli. Ma nella discussione finale della commissione incaricata l&#8217;articolo venne cassato. E&#8217; interessante la motivazione che la commissione dà per il non inserimento dell&#8217;articolo 528 : &#8220;La commissione ne propose ad unanimità, senza alcuna esitazione, la soppressione per questi due fondamentali riflessi: a) La previsione di questo reato non e’ affatto necessaria, perché, per fortuna ed orgoglio dell&#8217;Italia, il vizio abominevole che vi darebbe vita, non è così diffuso tra noi, da giustificare l&#8217;intervento del legislatore. b) Nei congrui casi, può ricorrere l’applicazione delle più severe sanzioni relative ai delitti di violenza carnale, corruzioni di minorenni e offesa al pudore. E’ noto che per gli abituali e i professionisti del vizio, per verità assai rari, e di importazione o di sfruttamento straniero, la polizia provvede fin d&#8217;ora, con assai maggiore efficacia, con l’applicazione immediata delle sue misure di sicurezza, anche detentive.”<br />
A parte la retorica nazionalista sulla purezza morale degli italiani, il retroterra di questa motivazione è in realtà indicativo di una ben precisa scelta politica. Qualcosa di simile si era già verificato in Italia con la discussione del Codice Zanardelli: un articolo analogo era stato prima inserito nel progetto di Codice e poi cassato. L&#8217;esclusione era stata motivata da una parte con l&#8217;opportunità che il legislatore non invadesse il campo della morale, e dall&#8217;altra con l&#8217;idea che tacere sui &#8220;delitti di libidine contro natura&#8221; sia più utile nella lotta per la repressione del vizio stesso, in quanto il silenzio non permette la conoscenza dell&#8217;omosessualità.<br />
L&#8217;esperienza dei paesi europei nei quali vigevano leggi antiomosessuali era già, e sarebbe rimasta, sotto gli occhi di tutti: Oscar Wilde in Inghilterra, e Hirschfeld in Germania, solo per citare i casi più eclatanti. L&#8217;Italia scelse, dapprima col codice Zanardelli e poi con il codice Rocco, la strada della negazione della differenza, del massimo silenzio possibile. Giovanni Dall&#8217;Orto, in un suo saggio, parla di &#8220;tolleranza repressiva&#8221;: non si parli dell&#8217;omosessualità, per far sì che intorno alla persona omosessuale si creino solitudine, isolamento e nessun sentimento di solidarietà. Strategia che ha ridotto (e in parte questo è visibile ancora oggi) gli omosessuali italiani al parziale silenzio.<br />
Ma in epoca fascista si intervenne anche in maniera diretta, con la repressione attiva, attraverso l&#8217;applicazione delle sanzioni amministrative previste dal Testo unico di polizia del 1926 e del 1931. Il confino, come la diffida e l&#8217;ammonizione, venivano assegnati su proposta del questore da una Commissione provinciale presieduta dal prefetto. I motivi delle assegnazioni erano contemplati dagli articoli 164-189 del Testo unico, ma erano piuttosto vaghi e grazie a questa vaghezza fu possibile utilizzare tali strumenti non solo per i delinquenti abituali usciti assolti da processi per insufficienza di prove, o per gli &#8220;oziosi e vagabondi&#8221;, ma anche come strumento di repressione delle opposizioni politiche e, appunto, per la repressione della &#8220;pederastia&#8221; (questo in genere il termine che ho trovato nei documenti relativi ai confinati). Gli articoli del Testo unico non menzionano affatto la distinzione tra confino politico e comune, ma di fatto i due diversi istituti nascono e sono di competenza di due diverse sezioni del Ministero degli interni. Esistono quindi nell&#8217;Archivio Centrale di Stato due differenti fondi, uno contenente i fascicoli dei confinati politici, l&#8217;altro che raccoglie i fascicoli dei confinati comuni: sappiamo che i materiali di archivio non possono essere consultati se non a distanza di settanta anni dai fatti, ma l&#8217;ANPPIA (Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti) ha ottenuto il permesso, per ricostruire la storia della repressione politica durante il fascismo, di consultare il materiale relativo ai confinati comuni. Grazie all&#8217;ANPPIA siamo riusciti a consultare almeno i fascicoli degli omosessuali confinati come politici. L&#8217;amministrazione centrale infatti presentò ambiguità nel classificare i “pederasti” arrestati: alcuni furono spediti nelle colonie come confinati politici, altri (la maggioranza) come comuni.<br />
Nel fondo dei politici sono stati trovati circa 90 fascicoli personali di persone confinate per omosessualità: di questi, 10 furono confinati prima del 1938, e il motivo per cui si mosse la questura è legato a fatti diciamo così &#8220;collaterali&#8221; all&#8217;omosessualità (denunce di terzi legati a casi di ricatto, truffe, sacerdoti denunciati dalla popolazione, e così via). Fra questi si trova l&#8217;unico caso (in assoluto) di arresto per lesbismo: riguarda una donna denunciata appunto dal marito di una sua amica, in una difficile causa di separazione.<br />
Gli arresti aumentano a partire dal 1938: solo a Catania da gennaio a maggio del 1939 vengono confinati 44 uomini. Il documento che segue è del questore di Catania: si tratta di una serie di considerazioni che precedevano il profilo di ciascun candidato al confino per pederastia. Propongo questo testo perché è indicativo del nuovo clima che si respira in Italia. Siamo nel 1939, le leggi razziali sono entrate in vigore nell&#8217;ottobre del &#8217;38.<br />
“Oggetto: proposta per il confino di polizia a carico di &#8230;&#8230;<br />
La piaga della pederastia in questo capoluogo tende ad aggravarsi e generalizzarsi perché giovani finora insospettati, ora risultano presi da tale forma di degenerazione sessuale sia passiva che attiva che molto spesso procura loro anche mali venerei. In passato molto raramente si notava che un pederasta frequentasse caffè e sale da ballo o andasse in giro per le vie più affollate; più raro ancora che lo accompagnassero pubblicamente giovani amanti e avventori. Il pederasta ed il suo ammiratore preferivano allora le vie solitarie per sottrarsi ai frizzi ed ai commenti salaci; erano in ogni caso generalmente disprezzati non solo dai più timidi, ma anche da quelli che passavano per audaci e senza scrupoli, ma che in fondo erano di sana moralità. Oggi si nota che anche molto spontanee e naturali ripugnanze sono superate e si deve constatare con tristezza che vari caffè, sale da ballo, ritrovi balneari o di montagna, secondo le epoche accolgono tali ammalati, e che giovani di tutte le classi sociali ricercano pubblicamente la loro compagnia e preferiscono i loro amori snervandosi e abbrutendosi. Questo dilagare di degenerazione in questa Città ha richiamato l’attenzione della locale questura che è intervenuta a stroncare o per lo meno ad arginare tale grave aberrazione sessuale che offende la morale e che è esiziale alla sanità e al miglioramento della razza, ma purtroppo i mezzi adoperati si sono mostrati insufficienti.<br />
I fermi per misure, le visite sanitarie, la maggiore sorveglianza esercitata negli esercizi pubblici e nelle pubbliche vie, non rispondono più alla bisogna. Perché infatti i pederasti fatti più cauti per eludere la vigilanza della Pubblica Sicurezza ricorrono ad una infinità di ripieghi.<br />
I più abbienti mettono su quartini con gusto civettuolo ed invitante, ricorrono ai più disparati espedienti non escluso il furto, per procurarsi i mezzi e mettere anch’essi una casa ospitale. Tutti poi per vanità, per piccole gelosie, menano vanto delle conquiste fatte che tentano mantenere a prezzo di qualsiasi sacrificio.<br />
I giovani dall’altro (quando non espressamente invitati) sono sospinti in quelle case, alcuni dalla curiosità, altri dall’insidioso desiderio di fumarvi gratuitamente una sigaretta, e tutti, dopo aver visto, hanno voluto poi provare sicché vi sono sempre ritornati.<br />
E’ tale presa di contatto, anche quando non sfugge alla polizia, che non può in ogni caso essere impedita, pur prevedendosene gli sviluppi e le ultime conseguenze.<br />
Ritengo pertanto indispensabile dell’interesse del buon costume e della sanità della razza, intervenire con provvedimenti più energici, perché il male venga aggredito e cauterizzato nei suoi focolai. A ciò soccorre, nel silenzio della legge, il provvedimento del Confino di polizia da adottarsi nei confronti dei più ostinati fra cui segnalo l’individuo in oggetto segnato&#8230;.”</p>
<p>Lo stesso stile e tono, sicuramente con minore fantasia e con minore ricchezza di particolari relativi alla vita dei pederasti (il questore di Catania sembra essere un profondo conoscitore della vita omosessuale catanese), si ha nei rapporti dei questori di Salerno, Palermo e Sondrio (che complessivamente inviano al confino 8 persone).<br />
Il riferimento alla mutata politica razziale sembra essere la chiave per la comprensione del fenomeno in questione, la motivazione a rafforzare la repressione delle persone omosessuali.<br />
Altri arresti, con conseguente sanzione di confino politico, si hanno a Firenze, a Vercelli e in altre città. Questi confinati sconteranno la pena (da 2 a 5 anni) in genere su un&#8217;isola, a S. Domino delle Tremiti. Il dramma che questi uomini hanno vissuto, oltre alla perdita della libertà personale, è essenzialmente legato all&#8217;arresto, all&#8217;aver subito la visita medica (all&#8217;ano, per &#8220;stabilire&#8221; se fossero pederasti o meno&#8230;), all&#8217;aver vissuto lo sradicamento e la vergogna davanti ai loro famigliari e concittadini. A distanza di quarant&#8217;anni ho rintracciato due dei catanesi arrestati: uno confinato, l&#8217;altro arrestato e rilasciato perché minorenne. Alcuni dei reduci dal confino si sposarono per ricostruirsi una vivibilità sociale a Catania.<br />
Continuando a cercare documenti nell&#8217;Archivio Centrale di Stato, ho scoperto che nel 1943 sono ancora al confino per pederastia, a Ustica e Lampedusa, 192 persone classificate come confinati comuni. Non è possibile vedere i loro fascicoli personali (per i fascicoli dei comuni viene rigidamente rispettato il termine dei settanta anni dai fatti). Per poter ricostruire con esattezza la loro storia dovemmo aspettare almeno fino al 2013&#8230;. Sappiamo che arrivavano da 50 province italiane, segno, come dicevo prima, che la repressione coinvolse la maggior parte del paese: fra le città con il maggior numero di arresti abbiamo Roma, Vercelli, Venezia, Verona, Napoli, e ancora Catania e Palermo.<br />
A parte il nuovo clima razzista che spiega l’aumento degli arresti, devo dire che a tutt&#8217;oggi non ho trovato direttive che autorizzino a livello centrale l&#8217;ondata repressiva. Si trattò forse di iniziative dei questori e dei prefetti, sicuramente non ostacolate a livello centrale (il Ministero stabiliva le destinazioni di confino), anzi considerate logiche in quanto rientravano nella retorica della lotta per &#8220;la purezza e la sanità della razza&#8221;.</p>
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		<title>Una piccola tabaccheria. 3</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 07:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[gare du midi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia in traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[poesia modernista]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione del testo poetico]]></category>
		<category><![CDATA[w.h. auden]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>W. H. Auden</p>
<p>Gare du Midi</p>
<p>A nondescript express in from the South,<br />
Crowds round the ticket barrier, a face<br />
To welcome which the mayor has not contrived<br />
Bugles or braid: something about the mouth<br />
Distracts the stray look with alarm and pity.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/26/una-piccola-tabaccheria-3/">Una piccola tabaccheria. 3</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>W. H. Auden</p>
<p>Gare du Midi</p>
<p>A nondescript express in from the South,<br />
Crowds round the ticket barrier, a face<br />
To welcome which the mayor has not contrived<br />
Bugles or braid: something about the mouth<br />
Distracts the stray look with alarm and pity.<br />
Snow is falling. Clutching a little case,<br />
He walks out briskly to infect a city<br />
Whose terrible future may have just arrived.<span id="more-41375"></span></p>
<p>Franco Buffoni</p>
<p>Gare du Midi</p>
<p>Un treno qualunque che viene da Sud,<br />
Alla stazione folla alle transenne, un viso.<br />
Ad accoglierlo niente sindaco con fascia né fanfara:<br />
Qualcosa attorno alla bocca ti colpisce<br />
Ti fa pena e ti allarma.<br />
Cade la neve. Tenendosi stretta una valigetta<br />
L&#8217;uomo esce in fretta a infettare una città<br />
Il cui terribile futuro forse è già arrivato.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/26/una-piccola-tabaccheria-3/">Una piccola tabaccheria. 3</a></p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Una piccola tabaccheria. 2</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/22/una-piccola-tabaccheria-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 07:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[luca manini]]></category>
		<category><![CDATA[poesia elisabettiana]]></category>
		<category><![CDATA[poesia in traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[richard barnfield]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=41369</guid>
		<description><![CDATA[<p>Richard Barnfield</p>
<p>Sighing, and sadly sitting by my Love</p>
<p>Sighing, and sadly sitting by my Love,<br />
He ask’d the cause of my hearts sorrowing,<br />
Conjuring me by heavens eternall King<br />
To tell the cause which me so much did move.<br />
Compell’d: (quoth I) to thee I will confesse,<br />
Love is the cause: and onely love it is<br />
That doth deprive me of my heavenly blisse.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/22/una-piccola-tabaccheria-2/">Una piccola tabaccheria. 2</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Richard Barnfield</p>
<p>Sighing, and sadly sitting by my Love</p>
<p>Sighing, and sadly sitting by my Love,<br />
He ask’d the cause of my hearts sorrowing,<br />
Conjuring me by heavens eternall King<br />
To tell the cause which me so much did move.<br />
Compell’d: (quoth I) to thee I will confesse,<br />
Love is the cause: and onely love it is<br />
That doth deprive me of my heavenly blisse.<span id="more-41369"></span><br />
Love is the paine that doth my heart oppresse.<br />
And what is she (quoth he) whom thou do’st love?<br />
Looke in this glasse (quoth I) there shalt thou see<br />
The perfect forme of my faelicitie.<br />
When, thinking that it would strange Magique prove,<br />
He open’d it: and taking off the cover,<br />
He straight perceav’d himselfe to be my Lover.</p>
<p>Franco Buffoni</p>
<p>Sedevo triste accanto a lui</p>
<p>Sedevo triste accanto a lui, al mio amore,<br />
Quando mi chiese perché io soffrissi<br />
Scongiurandomi in nome di Dio<br />
Di dirgli quale mai la causa fosse<br />
Dei miei sospiri. Te lo confesserò, risposi,<br />
Amore è la ragione, un solo amore<br />
Che mi opprime il cuore<br />
E mi toglie ogni felicità.<br />
E chi è colei che tanto ami?<br />
Guarda in questo specchio e lì vedrai<br />
Il volto perfetto del mio amore,<br />
Risposi e glielo porsi. Lo aprì<br />
Certo pensando a una magia,<br />
E così vide che era lui il mio amore.</p>
<p><em>Richard Barnfield (1574-1627) compose venti sonetti “dedicati a Ganimede” (1595) di intonazione petrarchesca, sia sul piano formale – due quartine e due terzine, invece delle tre quartine seguite da distico del sonetto shakespeariano – sia su quello contenutistico – l’amore idealizzato. Con la particolarità che il dedicatario è di sesso maschile, come il fair youth shakespeariano, come il Tomaso de’ Cavalieri michelangiolesco. Devo a Luca Manini la riscoperta di questo splendido poeta elisabettiano.</em> (F.B.)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/22/una-piccola-tabaccheria-2/">Una piccola tabaccheria. 2</a></p>
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		<title>Una piccola tabaccheria. 1</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/18/una-piccola-tabaccheria/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/18/una-piccola-tabaccheria/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 19:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Pound]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Lustra]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione di poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Una piccola tabaccheria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ezra Pound</p>
<p>The Lake Isle</p>
<p>O God, O Venus, O Mercury, patron of thieves,<br />
Give me in due time, I beseech you, a little tobacco-shop,<br />
With the little bright boxes<br />
piled up neatly upon the shelves</p>
<p>And the loose fragrant cavendish<br />
and the shag,<br />
And the bright Virginia<br />
loose under the bright glass cases,<br />
And a pair of scales not too greasy,<br />
And the whores dropping in for a word or two in passing,<br />
For a flip word, and to tidy their hair a bit.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/18/una-piccola-tabaccheria/">Una piccola tabaccheria. 1</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ezra Pound</p>
<p>The Lake Isle</p>
<p>O God, O Venus, O Mercury, patron of thieves,<br />
Give me in due time, I beseech you, a little tobacco-shop,<br />
With the little bright boxes<br />
piled up neatly upon the shelves<span id="more-41368"></span></p>
<p>And the loose fragrant cavendish<br />
and the shag,<br />
And the bright Virginia<br />
loose under the bright glass cases,<br />
And a pair of scales not too greasy,<br />
And the whores dropping in for a word or two in passing,<br />
For a flip word, and to tidy their hair a bit.</p>
<p>O God, O Venus, O Mercury, patron of thieves,<br />
Lend me a little tobacco-shop,<br />
or install me in any profession<br />
Save this damn&#8217;d profession of writing,<br />
where one needs one&#8217;s brains all the time.</p>
<p>Franco Buffoni</p>
<p>L&#8217;Isolino</p>
<p>O Mercurio, dio della truffa,<br />
Dammi a tempo debito, ti prego,<br />
Una piccola tabaccheria<br />
Con le scatoline luccicanti in fila<br />
Sugli scaffali, il tabacco sciolto<br />
Fragrante, e i Virginia argentati<br />
Custoditi nel banco sotto vetro,<br />
Una bilancia non troppo unta<br />
E le puttane che passano dentro<br />
A sistemarsi i capelli chiacchierando.</p>
<p>O Mercurio, dio della truffa,<br />
Prestami una tabaccheria<br />
O comunque trovami un altro lavoro<br />
Che non sia questa storia di scrivere<br />
Che mi costringe a concentrarmi<br />
Sempre.</p>
<p>Traduco “The Lake Isle” (dalla raccolta Lustra del 1916) con &#8220;L&#8217;isolino&#8221; perché comunemente viene così definita la piccola isola Virginia nel lago di Varese. F.B.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/18/una-piccola-tabaccheria/">Una piccola tabaccheria. 1</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Premio Tirinnanzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/07/premio-tirinnanzi/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 06:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[fabio pusterla]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia dialettale]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[premi poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Tirinnanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Uberto Motta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Premio di poesia Città di Legnano &#8211; Giuseppe Tirinnanzi</p>
<p>Il premio si divide in tre sezioni: a) lingua italiana; b) dialetti della Lombardia; c) premio alla carriera. La partecipazione è libera e gratuita.</p>
<p>Sezione Lingua Italiana. Solo per libri editi nell’ultimo biennio.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/07/premio-tirinnanzi/">Premio Tirinnanzi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premio di poesia Città di Legnano &#8211; Giuseppe Tirinnanzi</p>
<p>Il premio si divide in tre sezioni: a) lingua italiana; b) dialetti della Lombardia; c) premio alla carriera. La partecipazione è libera e gratuita.</p>
<p>Sezione Lingua Italiana. Solo per libri editi nell’ultimo biennio.</p>
<p>Si partecipa inviando 4 copie di un libro di poesia stampato tra il 1 gennaio 2010 e il 30 aprile 2012. Le 4 copie, recanti breve biobibliografia, dati anagrafici e recapiti dell’Autore, nonché la dicitura “Partecipa al Premio Tirinnanzi 2012”, vanno inviate entro il 30 aprile 2012 (fa fede il timbro postale) ai seguenti indirizzi:<br />
Segreteria Premio Tirinnanzi c/o Famiglia Legnanese, C.P. 71 Legnano Centro &#8211; 20025 Legnano (Milano);<br />
Franco Buffoni c/o Maga Museo d’Arte di Gallarate, via De Marchi 1 &#8211; 21013 Gallarate (Varese);<br />
Uberto Motta Cattedra di Letteratura e Filologia italiane, Université de Fribourg &#8211; Faculté des Lettres, Av. de Beauregard 11 &#8211; CH 1700 Fribourg;<br />
Fabio Pusterla c/o Liceo Cantonale Lugano 1 &#8211; Palazzo degli Studi &#8211; Viale Cattaneo 4 &#8211; CH 6900 Lugano.<br />
La Giuria Tecnica, composta da Franco Buffoni (presidente), Uberto Motta, Fabio Pusterla <span id="more-41240"></span>e assistita dal Presidente della Famiglia Legnanese o da un suo delegato, dal Sindaco di Legnano o da un suo delegato, da un membro della Famiglia Tirinnanzi e dal Segretario Luigi Crespi (mail poesiatirinnanzi@famiglialegnanese.com), sceglie tre libri i cui autori saranno invitati alla cerimonia di premiazione che si terrà a Legnano domenica 14 ottobre 2012 h 10.30 presso la sede della Famiglia Legnanese, viale Matteotti 3 &#8211; Legnano. Ciascuno dei tre autori finalisti riceverà un premio in denaro di <strong>euro 1500</strong>. Non sono ammesse deleghe. I tre finalisti sono tenuti a fare pervenire entro il 31 luglio 10 ulteriori copie del loro libro alla Segreteria del Premio Tirinnanzi c/o Famiglia Legnanese, C.P. 71 LegnanoCentro &#8211; 20025 Legnano (Milano). Alcuni testi di ciascun finalista saranno stampati nel programma di sala. Nel corso della cerimonia ciascuno dei tre finalisti sarà intervistato da un membro della giuria tecnica e verrà invitato a leggere alcune sue poesie. Al termine la Giuria Popolare, composta dai membri della Famiglia Legnanese, esprimerà su apposita cartolina il proprio voto decretando il vincitore, il quale riceverà un ulteriore premio di <strong>euro 3.000</strong>.</p>
<p><strong>Sezione dialetti della Lombardia</strong> o di area linguistica lombarda, inclusa la sponda piemontese del lago Maggiore. Per libri editi nell’ultimo quinquennio e per sillogi inedite.<br />
Si partecipa inviando 4 copie di un libro di poesia stampato tra il 1 gennaio 2007 e il 30 aprile 2012, oppure con una silloge inedita composta di almeno 30 poesie. Le 4 copie del libro edito o della silloge inedita, tutte recanti breve biobibliografia, dati anagrafici e recapiti dell’Autore, nonché la dicitura “Partecipa al Premio Tirinnanzi 2012”, vanno inviate entro il 30 aprile 2012 (fa fede il timbro postale)<br />
ai seguenti indirizzi:<br />
Segreteria Premio Tirinnanzi c/o Famiglia Legnanese, C.P. 71 Legnano Centro &#8211; 20025 Legnano (Milano);<br />
Franco Buffoni c/o Maga Museo d’Arte, via De Marchi 1 &#8211; 21013 Gallarate (Varese);<br />
Uberto Motta Cattedra di Letteratura italiana, Université de Fribourg &#8211; Faculté des Lettres, Av. de Beauregard 11 &#8211; CH 1700 Fribourg;<br />
Fabio Pusterla c/o Liceo Cantonale Lugano 1 &#8211; Palazzo degli Studi &#8211; Viale Cattaneo 4 &#8211; CH 6900 Lugano<br />
La Giuria, composta da Franco Buffoni (presidente), Uberto Motta, Fabio Pusterla e assistita dal Presidente della Famiglia Legnanese o da un suo delegato, dal Sindaco di Legnano o da un suo delegato, da un membro della Famiglia Tirinnanzi e dal Segretario Luigi Crespi (mail<br />
poesiatirinnanzi@famiglialegnanese.com), sceglierà tra tutti i concorrenti, con raccolta edita o inedita, un vincitore che sarà invitato alla cerimonia di premiazione presso la sede della Famiglia Legnanese, viale Matteotti 3 &#8211; Legnano domenica 14 ottobre 2012 h 10.30. Non sono ammesse deleghe. Il vincitore riceverà coppa, pergamena e un assegno di <strong>euro 3.000.</strong></p>
<p><strong>Premio alla Carriera</strong> della Fondazione Tirinnanzi. Già assegnato nel 2010 a Luciano Erba e nel 2011 a Franco Loi, il Premio alla Carriera di <strong>euro 5.000</strong> verrà assegnato a un poeta di chiara fama che si sia particolarmente distinto nella propria ricerca linguistica, tematica e nell’impegno civile.</p>
<p>5) Ai sensi dell’art. 11 della Legge 675/96 i concorrenti autorizzano l’organizzazione al trattamento dei loro dati anagrafici e biografici nell’ambito del Premio.</p>
<p>6) La partecipazione al Premio costituisce implicita accettazione di tutte le norme del Regolamento. Per quanto non previsto dal bando valgono le delibere della Giuria.</p>
<p>poesiatirinnanzi@famiglialegnanese.com www.famiglialegnanese.com</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/07/premio-tirinnanzi/">Premio Tirinnanzi</a></p>
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		<title>TRISTI CONFRONTI</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/26/tristi-confronti/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/26/tristi-confronti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 08:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Due notizie &#8211; naturalmente ignorate da Raiset &#8211; che contemporaneamente ci giungono da Australia ed Equador ci fanno ulteriormente toccare con mano il degrado civile e l’arretratezza politica in cui giace il nostro paese.<br />
A Sydney il ministro australiano delle Finanze Penny Wong ha annunciato la nascita di una bambina dalla compagna Sophie Allouache, dopo una gravidanza ottenuta per fecondazione in vitro.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/26/tristi-confronti/">TRISTI CONFRONTI</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Due notizie &#8211; naturalmente ignorate da Raiset &#8211; che contemporaneamente ci giungono da Australia ed Equador ci fanno ulteriormente toccare con mano il degrado civile e l’arretratezza politica in cui giace il nostro paese.<br />
A Sydney il ministro australiano delle Finanze Penny Wong ha annunciato la nascita di una bambina dalla compagna Sophie Allouache, dopo una gravidanza ottenuta per fecondazione in vitro. La neonata, di nome Alexandra, è nata domenica scorsa ad Adelaide e pesa oltre tre chili. La coppia ha diffuso una foto e un comunicato esprimendo la propria gioia. Penny e Sophie conoscono il padre biologico e hanno annunciato che lo faranno conoscere alla figlia, ma anche che il suo nome non sarà reso noto ai media.<br />
Grazie alle leggi introdotte dal governo laburista, Wong è legalmente riconosciuta come genitore della bambina con tutti i diritti di un genitore biologico: &#8221;Non vi è nulla da temere dall&#8217;uguaglianza di diritti&#8221;, ha dichiarato il Ministro.<span id="more-41108"></span><br />
Da Quito invece apprendiamo che l&#8217;Istituto ecuadoriano di sicurezza sociale (Iess), con funzioni simili al nostro Inps, ha riconosciuto a Janneth Peña, una donna di 50 anni, la pensione di reversibilità in seguito alla morte della compagna Thalìa Alvarez. Un risultato storico reso possibile dalla nuova Costituzione fortemente voluta dal presidente Rafael Correa e promulgata nel 2008, nonostante la strenua opposizione della Chiesa cattolica.<br />
Una costituzione che, come ha scritto Tancredi Tarantino su Certi Diritti, “oltre a riconoscere il diritto umano all&#8217;acqua, restituire dignità ai popoli indigeni, considerare la natura un soggetto di diritto e dichiarare l&#8217;Ecuador territorio di pace, assimila le coppie di fatto a quelle unite in matrimonio e va anche oltre, garantendo alle coppie omosessuali gli stessi diritti riconosciuti alle unioni tra persone di sesso diverso”.<br />
&#8220;Non è stato facile portare avanti questa battaglia senza Thalìa”, racconta commossa Janneth. Ha espresso la propria soddisfazione anche il direttore dello Iess, Ramiro Gonzales, per il quale il riconoscimento concesso a Janneth segna &#8220;una svolta decisiva nell&#8217;uguaglianza di genere e nella tutela dei diritti umani&#8221;.<br />
Quando l’Inps italiano si adeguerà non già a quello olandese o danese, ma a quello equadoregno? Che ne pensa l’ineffabile Governo di Vaticalia?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/26/tristi-confronti/">TRISTI CONFRONTI</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>BATTAGLIE CULTURALI</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 15:14:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Scriveva Gaetano Salvemini: “Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà ma è la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto né in Italia né in nessun altro paese del mondo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/23/battaglie-culturali/">BATTAGLIE CULTURALI</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Scriveva Gaetano Salvemini: “Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà ma è la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto né in Italia né in nessun altro paese del mondo. Un clericale non arriverà mai a capire la distinzione fra peccato, quello che lui crede peccato, e delitto, quello che la legge secolare ha il compito di condannare come delitto. Il clericale punisce il peccato come fosse delitto e perdona il delitto come se fosse peccato. Perciò è necessario tener lontano i clericali dai governi dei paesi civili”.<br />
Credo che mai come oggi, per comprendere il senso profondo dello scontro in atto tra chiesa cattolica e modernità, queste parole meritino di essere meditate. Che cosa significa perdonare il delitto come se fosse peccato? Significa che sul sacramento della confessione &#8211; oggi ribattezzato “della penitenza” &#8211; il cattolicesimo post tridentino ha costruito i fondamenti di quel potere che oggi il mondo moderno disconosce: il potere che concede l’assoluzione al delitto in presenza di “vero pentimento”.<span id="more-41085"></span><br />
Nel mio libro GUERRA (Mondadori, 2005) pubblicai un testo concepito come una reazione alle reiterate richieste di “perdono” per i “delitti” commessi in nome di santa romana chiesa: richieste avanzate da Giovanni Paolo II in occasione dell’anno giubilare 2000.</p>
<p><em>Non costa nulla chiedere perdono</em><br />
<em> Per archi trionfali popolati</em><br />
<em> Di allegorie screziate</em><br />
<em> Consustanziate in lame ed armature,</em><br />
<em> Tasse sul miele al papa-re per S. Michele</em><br />
<em> Spade pugnali attrezzi di tortura</em><br />
<em> Non costa nulla chiedere perdono.</em></p>
<p><em>Per il potere di sciogliere e legare</em><br />
<em> Convertire reprimere annientare</em><br />
<em> Non è possibile chiedere perdono.</em></p>
<p>Non ha senso &#8211; scrivevo &#8211; chiedere perdono per avere esercitato il potere di sciogliere e legare, convertire, reprimere e annientare nel momento in cui A QUESTO POTERE NON SI E’ RINUNCIATO E NON SI HA ALCUNA INTENZIONE DI RINUNCIARE. Anzi, tali richieste di perdono suonano ad orecchie laiche e moderne come un ulteriore atto di violenza e di arroganza. Non è possibile chiedere perdono se non si rimuovono le cause che portarono ai crimini. Ma la chiesa cattolica – ovviamente – non può rinunciare al proprio potere di sciogliere, legare, convertire e concedere l’assoluzione, se non rinunciando a se stessa.</p>
<p>Scandali recenti come quello dei cosiddetti preti pedofili, o più circoscritto quello relativo al ritrovamento del cadavere di Elisa Claps nel sottotetto della parrocchiale di Potenza, o più indietro nel tempo quello relativo al triplice omicidio-suicidio che coinvolse a Roma il comandante delle guardie svizzere, o persino la mancata autopsia sul cadavere di papa Luciani, presentano tutti un denominatore comune: l’urgenza a non fare chiarezza, a non indagare, a non denunciare, a soffocare qualunque voce si levi (o si levasse, come quella della madre della povera guardia svizzera sulla cui memoria pesano due omicidi) a chiedere una indagine seria, circostanziata, libera da condizionamenti. Troncare, sopire, padre molto reverendo, sopire, troncare…</p>
<p>Perché questo denominatore comune? Perché la prima preoccupazione non è scoprire il colpevole e condannarlo o farlo condannare. Queste sono logiche illuministiche e liberali. La prima preoccupazione è che l’affaire non trapeli, o se trapela che se ne sappia il meno possibile, e soprattutto che ne parlino il meno possibile i nemici là fuori, sempre pronti a puntare il dito contro i depositari del bene assoluto e della verità rivelata. Il segreto come dimensione istituzionale. Il colpevole come il minore dei mali: se si confessa e si pente, si legherà ancora di più alla sacra istituzione, e sarà grato e servo umilissimo. Lo si può perdonare e assolvere, riammettere nei ranghi, rimettere in circolazione, magari proprio tra quei fanciulli che lo attraggono. Sarà una “prova”. E se “cadrà” di nuovo? Dovrà nuovamente pentirsi. Perché ciò che più conta non è l’adolescenza violata, ma il confratello da proteggere, salvare e conservare.</p>
<p>Qual è l’elemento istituzionale che favorisce e giustifica l’omertà? Nel 1996, riferisce il New York Times, il cardinale Tarcisio Bertone diede istruzioni ai vescovi del Wisconsin di avviare un processo canonico segreto che avrebbe potuto portare alla riduzione allo stato laicale di padre Murphy (stupratore di oltre duecento bambini sordomuti). Lo stesso Bertone, tuttavia, pochi mesi dopo fermò il processo, perché padre Murphy aveva scritto al cardinale Ratzinger: “Vorrei solo vivere il tempo che mi resta nella dignità del mio sacerdozio. Chiedo il vostro aiuto in questa vicenda”. Fu accontentato. Padre Murphy non ricevette alcuna punizione o sanzione e fu trasferito in segreto in altre parrocchie e scuole cattoliche. Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, ha risposto che “il diritto canonico non prevede punizioni automatiche”.<br />
Fuori da ogni logica istituzionale, semplicemente inconcepibile, sarebbe in questi casi pensare ad una denuncia alle autorità civili da parte ecclesiastica. Questo compito spetta sempre e solo alle vittime, dopo qualche anno, quando sono cresciute, se riescono a vincere vergogne e timori, se qualcuno le sostiene. E quando un procuratore della repubblica italiano (è accaduto a Milano) si azzarda a dichiarare: “Riceviamo le denunce sempre e soltanto dalle vittime, mai dalle autorità ecclesiastiche”, il ministro della giustizia italiano pensa subito ad inviargli un’ispezione ministeriale.<br />
Mentre il ministro della giustizia tedesca, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, l’8 marzo scorso, ribadendo la richiesta di una urgente tavola rotonda tra governo, istituzioni scolastiche e chiese sul problema degli abusi sessuali e delle violenze, ha accusato il Vaticano di avere a lungo coperto numerosi casi con un muro di silenzio. Un muro, ha sottolineato, che veniva da una direttiva emanata dalla Congregazione della dottrina della fede nel 2001, quando era presieduta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger.</p>
<p>Il cadavere di Elisa Claps fu scoperto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza da due addette alle pulizie, Margherita Santarsiero e sua figlia Annalisa Lo Vito, nel gennaio 2010, due mesi prima del ritrovamento ufficiale avvenuto il 17 marzo. Interrogate, le due signore hanno fatto mettere a verbale che, una volta scoperto il cadavere, avvisarono immediatamente sia il parroco, don Ambrogio Apakta, che il suo vice, Don Vagno. Entrambi sono stati ascoltati a lungo in questura e dai loro interrogatori sono emerse gravi contraddizioni. Un’ulteriore conferma del comportamento omertoso della curia potentina in merito alla tempistica del ritrovamento è giunta dal vescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo. Il quale, dopo un drammatico colloquio con il questore, ha dichiarato ai giornalisti: “Chiedo perdono al Signore per quanto non abbiamo fatto per la famiglia di Elisa e per la ricerca della verità”.<br />
Chi scrive non pensa minimamente che Apakta, Vagno e Superbo siano in qualche modo implicati nel delitto. Ma questo fatto, se possibile, rende ai nostri occhi ancora più grave il loro comportamento omertoso. Costoro, di fronte a qualsiasi istanza, non si comportano da cittadini, ma da membri di una setta, di un privatissimo club, di un potere altro e superiore, che può ricorrere &#8211; certo &#8211; alle leggi dello stato italiano quando conviene, ma che non si ritengono affatto tenuti a farlo di norma.</p>
<p>Se io commetto un crimine o sono complice di altri in un grave crimine; se, accusato, respingo le accuse, mi proclamo innocente, non collaboro con la giustizia per la ricerca della verità, anzi cerco di deviare le indagini o addirittura dileggio i famigliari della vittima; se, anche dopo una condanna da parte della magistratura dello stato italiano, continuo a negare e mi proclamo innocente, anzi vittima di una macchinazione, e mi rifiuto di risarcire la vittima o la sua famiglia; se continuo a comportarmi in questo modo anche dopo le condanne in appello e in Cassazione; se, infine, passati molti anni, quando ormai la verità fosse lampante e fosse tardi per qualsiasi riparazione, io chiedessi “perdono”… tutti giudicherebbero le mie scuse tardive e inutili. Questo è il comportamento che i detentori della verità rivelata e del bene assoluto pongono in essere. Di fronte a tanta ipocrisia &#8211; avente il solo scopo di non perdere adepti, privilegi e potere &#8211; occorrono forza e fermezza.<br />
Consigliamo vivamente, al riguardo, la lettura del volume Il peccato nascosto, a cura di Luigi Irdi, apparso nel 2010 per le edizioni Nutrimenti, che raccoglie numerose denunce presentate in varie procure italiane su violenze sessuali compiute da preti su minorenni. Vi si narra, per esempio, la vicenda di un gruppo di bambine di un paese vicino a Cento, in provincia di Ferrara, ma ricadente nella diocesi di Bologna, abusate da don Andrea Agostini, responsabile della struttura, condannato nel 2008 a sei anni e dieci mesi di reclusione e al risarcimento di ventottomila euro. Secondo le testimonianze rese in aula da maestre, bidelle e cuoche, Agostini &#8211; loro superiore &#8211; era solito palpeggiare le bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi leccarla. Le vittime avevano tutte tra i tre e i sei anni. Nel novembre 2004 le educatrici informarono i genitori di quanto accadeva nell’asilo e avvisarono i superiori del prete. La direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, venne convocata a Bologna nel gennaio 2005 da monsignor Ernesto Vecchi, in nome e per conto del cardinale Carlo Caffarra. Secondo quanto riportato dalla stessa direttrice, Vecchi disse: “Quell’uomo è malato e questo incontro non è mai avvenuto”. Ma quando seppe che la denuncia contro Agostini era già stata presentata, si inalberò e urlò alla direttrice: “Non dimentichi che lei è pagata da noi!”. I giudici Caruso, Oliva e Bighetti, nella sentenza di condanna di Agostini, scrivono che “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto di Agostini equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”. E aggiungono che “il muro di gomma delle autorità ecclesiastiche influì anche sulla tempestività delle denunce e quindi direttamente sul numero di bambine che rimasero vittime di molestie sessuali”. In seguito alla sentenza, l’avvocato delle parti lese Claudia Colombo scrisse al cardinale Carlo Caffarra, chiedendo una ammissione di responsabilità da parte della curia locale. Non ebbe alcuna risposta, mentre Agostini, presto scarcerato, venne promosso da Caffarra arciprete presso il Santuario della Beata Vergine di San Luca: continua dunque ad essere a contatto con i bambini e le bambine in visita al santuario più amato dai bolognesi. Per la cronaca, Caffarra ha avuto recentemente modo di confermare il proprio alto spirito caritativo chiedendo con veemenza al presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani di NON estendere anche alle coppie di fatto &#8211; debitamente registrate in comune &#8211; i diritti e i benefici del welfare.<br />
Porta Pia &#8211; è vero &#8211; cancellò dalla storia una delle più ottuse monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la pretesa che il sovrano fosse il vicario del figlio del dio unico degli abramitici.<br />
Cancellando dall’Europa, come scrisse Gladstone, uno stato che “ha condannato la libertà di parola, la libertà di stampa, la tolleranza del non-conformismo, il libero studio di questioni civili e filosofiche”, quel giorno, l’Italia avrebbe dovuto cancellare per sempre anche i privilegi della chiesa cattolica. Invece diede subito inizio, con la legge delle Guarentigie e “l’assegno di congrua”, alla lunga serie di concessioni al Vaticano culminata in anni recenti nella vergognosa clausola dell’8 per mille.<br />
I clericali, per altro, pensarono bene di mostrarsi sempre e solo offesi, proclamandosi vittime: L’unità cattolica, celebre periodico diretto da don Margotti, cominciò a uscire listato a lutto e lo fece per ben 28 anni. Come osservò Edmondo De Amicis, fogli di tal fatta ingenerarono nei cattolici di tutta Europa il timore che “gli italiani” (definiti “facinorosi” e “tigri assetate di sangue”) volessero “far man bassa sulle chiese e sui preti”.<br />
Porta Pia, quindi, ha sì cancellato dalla storia lo stato pontificio, portando a naturale conclusione il Risorgimento, ma ha anche aperto le porte dell’Italia tutta alle ingerenze vaticane. Perduto il potere temporale in un’area ristretta del paese, i clericali lo hanno recuperato di fatto e con ben maggiore efficacia in tutto il Paese, spacciandolo per potere spirituale, grazie all’ignavia e all’opportunismo dei governanti italiani.</p>
<p>Ricorrendo nuovamente alla strategia del vittimismo, “prima ci sono state le battaglie del modernismo contro Pio X, poi l&#8217;offensiva contro Pio XII per il suo comportamento durante l&#8217;ultimo conflitto mondiale e infine quella contro Paolo VI per l’Humanae vitae”, ha affermato la Santa sede per bocca del cardinale Angelo Sodano, a proposito dei numerosi processi contro i preti pedofili che in molti paesi del mondo costringono la chiesa a versare cospicui risarcimenti alle vittime. In particolare il cardinale ha condannato l’“accanimento” dei media tedeschi e statunitensi.<br />
Si dia pace, eminenza, rispondiamo, quello che lei definisce “accanimento” in realtà è solo serietà: la serietà dei paesi moderni e civili di fronte all’arretratezza, alla sessuofobia, alla menzogna e all’ipocrisia. Ma si consoli, eminenza, avrà sempre al suo fianco i servizi di Raiset e Bruno Vespa. Avrà al suo fianco anche il governo italiano nella difesa di un Vaticano arroccato come una monarchia medievale mentre affonda agli occhi del mondo civile.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/23/battaglie-culturali/">BATTAGLIE CULTURALI</a></p>
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		<title>IRPINIA TRENT&#8217;ANNI DOPO</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/18/irpinia-trentanni-dopo/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/18/irpinia-trentanni-dopo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 05:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di DOMENICO CIPRIANO</p>
<p>NOVEMBRE</p>
<p><em>In luogo di discorsi, questa</em><br />
<em> è poesia su case distrutte, sulle quali altre case sorgono</em><br />
<em> ma ormai diverse dalle prime</em><br />
Natan Zach</p>
<p>1.</p>
<p>trema la terra, le vene hanno sangue che geme e ti riempie.<br />
è un fiotto la terra che lotta, sussulta, avviluppa.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/18/irpinia-trentanni-dopo/">IRPINIA TRENT&#8217;ANNI DOPO</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di DOMENICO CIPRIANO</p>
<p>NOVEMBRE</p>
<p><em>In luogo di discorsi, questa</em><br />
<em> è poesia su case distrutte, sulle quali altre case sorgono</em><br />
<em> ma ormai diverse dalle prime</em><br />
Natan Zach</p>
<p>1.</p>
<p>trema la terra, le vene hanno sangue che geme e ti riempie.<br />
è un fiotto la terra che lotta, sussulta, avviluppa. confonde<br />
la terra che affonda, ti rende sua onda, presente a ogni lato<br />
soffoca il fiato, ti afferra, collutta, si sbatte, si spacca, ti vuole<br />
e combatti, chiede il contatto, ti attacca, ti abbatte. è fuoco<br />
la terra del dopo risucchia di poco le crepe: la terra che trema<br />
riempie memoria. ti stana, si affrange, ti strema, è padrona.<span id="more-40995"></span></p>
<p>4.</p>
<p>le notizie frammentate, le persone conosciute<br />
le visite inaspettate nella stessa notte, i ponti<br />
caduti, le nuove scosse, i falò accesi. il pianto<br />
le grida erano di un altrove sconosciuto<br />
e io ero la coperta di lana, i racconti<br />
cambiati e ripetuti. altrove erano i corpi<br />
senza vita.</p>
<p>6.</p>
<p>non fu la pace della neve la tregua, ma il suo freddo.<br />
fu così anche nell’81 (ottantuno), la neve ci zittiva<br />
dopo che si era risvegliata la paura, e della neve<br />
accettavamo il freddo, nelle auto parcheggiate<br />
sopra i campi, ci stringevamo per proteggerci<br />
il sonno vinceva le parole e la terra trema ancora<br />
fragile, senza cure.</p>
<p>8.</p>
<p>solo i bambini riconoscono i gesti degli affetti<br />
il gioco nel vivere insieme in un non-luogo.<br />
i grandi si adattano ma non comprendono<br />
la semplicità da cui riaffiora la vita. ci si abitua<br />
ad altro dall’alto dei cumuli di stracci e ritorna<br />
il bisogno di farsi spazio e sgomitare per i soldi<br />
e il potere nella farsa di non dimenticare.</p>
<p>9.</p>
<p>la vita tra le intercapedini dei muri diventa<br />
meno artificiale. bastano parole poche e gesti<br />
per riempire le giornate. le notizie tra le attese<br />
alimentano la parte inafferrabile di ogni labile<br />
esistenza. poi tutto si ricompone stringendosi<br />
ai residui della vita: il confine è già segnato<br />
e nulla ti riporta indietro.</p>
<p>14.</p>
<p>«di chi è la colpa per queste viscere<br />
contorte di cemento e ferro, se<br />
le voragini nelle pietre hanno tranciato<br />
i corpi – chiedi a me che ho occhi<br />
di bambino e ascolto – non credo<br />
che la terra sola abbia inghiottito tutto<br />
se il sangue a fiotti bagna sopra questi lutti».</p>
<p>16.</p>
<p>le pietre saranno risalite per ripetere<br />
monumenti e campanili. si baratta<br />
il dolore per le cose perdute, si riparte<br />
per chi non ha avvistato il miraggio<br />
americano, i parenti lontani. i progetti<br />
sono nelle fabbriche che salderanno<br />
la terra. ma le crepe non sono nella terra.</p>
<p>Guida all’ascolto: “Blood”<br />
(Annette Peacock)<br />
from the album M. Crispell,<br />
G. Peacock, P. Motian, Nothing ever<br />
was, anyway (ECM, 1626/27)</p>
<p>(Transeuropa edizioni, 2010)</p>
<p>Il terremoto e la poesia irpina<br />
(di Antonio La Penna)</p>
<p>1. Il terremoto del 23 novembre 1980, che sconvolse e in buona parte distrusse Campania e Basilicata, ha lasciato molte tracce nella letteratura irpina degli ultimi decenni: fu un’esperienza traumatica incancellabile nella memoria; in certi casi sembra una ferita aperta. Ricordo ancora una bella raccolta di poesie in dialetto di Raffaele Salvatore, di Carife, che uscì, con una mia introduzione, pochi mesi dopo il cataclisma. Tracce profonde e dolorose si trovano nelle poesie di Franco Arminio, di Bisaccia, e, più che nelle poesie, nelle prose (talvolta prose liriche), specialmente nel racconto di viaggio intitolato Viaggio nel cratere, dove i paesi distrutti dell’Alta Irpinia sono evocati, uno per uno, in quadri minuti e sconvolgenti.<br />
Quest’anno ricorrerà il trentesimo anniversario di quella calamità. Domenico Cipriano è uno scrittore giovane, ma non agli esordi: in altre raccolte di poesie, a cominciare da Il continente perso (Roma, Fermenti Editrice, 2000) ha dimostrato la ricchezza della sua vena e la sua originalità; ora in questo Novembre si conferma come uno dei migliori e più robusti poeti dell’Irpinia. La rievocazione si rifà ad un’esperienza diretta e viva. Veramente Guardia dei Lombardi (cioè dei Longobardi) non subì i danni peggiori: appollaiata su una cima appenninica a circa mille metri, è attaccata saldamente alla roccia, cosicché le scosse non furono micidiali; ma da centri vicini, quasi completamente distrutti, come Sant’Angelo dei Lombardi e Lioni, arrivavano notizie fitte del disastro e di singole tragedie di famiglie e di persone. Oggi quelle notizie tornano ad affollarsi nella memoria del poeta, che nell’anno della calamità aveva solo dieci anni e costituiscono la prima fonte di un poemetto lirico, in cui si scorge una trama epica: già l’architettura dell’opera è di un’affascinante originalità.</p>
<p>2. Dopo una breve introduzione la prima strofa, in versi epici di ampio respiro, rievoca lo scoppio del cataclisma:</p>
<p>trema la terra, le vene hanno sangue che geme e ti riempie.<br />
è un fiotto la terra che lotta, sussulta, avviluppa. confonde<br />
la terra che affonda, ti rende sua onda, presente a ogni lato<br />
soffoca il fiato, ti afferra, collutta, si sbatte, si spacca, ti vuole<br />
e combatti, chiede il contatto, ti attacca, ti abbatte. è fuoco<br />
la terra del dopo risucchia di poco le crepe: la terra che trema<br />
riempie memoria. ti stana, si affrange, ti strema, è padrona.</p>
<p>Il termine rievocazione è inadeguato: il contatto con le forze spaventose della terra sembra ancora immediato e schiacciante. Colpisce l’incalzarsi asindetico dei verbi: un cumulo espressionistico per un grande quadro apocalittico. Colpiscono anche le metafore. Di solito vediamo il sisma come scatenarsi di una violenza meccanica; qui la violenza sembra animale: la terra “geme &#8230; lotta, sussulta, avviluppa &#8230;”.<br />
La violenza espressionistica continua anche nella seconda strofa:</p>
<p>non era tuono di bombe che arroventò<br />
le grida gli occhi di polvere spalancati &#8230;</p>
<p>È implicito il confronto con i bombardamenti apocalittici della seconda guerra mondiale. Quadri espressionistici abbozzati tornano poi nel corso del racconto; tornano metafore carnali per rappresentare la violenza della materia bruta: per es. “queste viscere / contorte di cemento e ferro” (strofa 14). La difesa contro la violenza della natura dà luogo a scene di umanità, di pietà inattesa; arrivano gli sciacalli nelle case distrutte, ma troviamo anche un carcerato che strappa una benda dal suo pigiama e tampona la ferita di uno sconosciuto a lui vicino (strofa 11; dal Cipriano so che la scena si colloca a Sant’Angelo dei Lombardi).<br />
In altra occasione ho parlato di una recente rinascita del barocco nella letteratura campana, aggiungerei ora questo espressionismo di Domenico Cipriano.</p>
<p>3. Dopo la scossa distruttiva le persone scampate cercano i vicini, si abbracciano, c’è una spinta ad unirsi contro il nemico oscuro: “ci stringevamo per proteggerci” (strofa 6). Intanto dai borghi vicini arrivano notizie di distruzione e di morte. I primi rifugi sono le automobili; accampamenti si formano lontano dalle case. Suggestivo è il quadro del silenzio che torna, per la stanchezza, sotto la neve e il gelo, nelle automobili parcheggiate nei campi (strofa 6). Si comincia a tornare, con paura, nei pianterreni delle case; si distribuiscono i pacchi arrivati grazie ai soccorsi, ma è sempre vivo il grido della notte orrenda (strofa 13). Nei quadri, che si susseguono, è evocato con grande efficacia il mescolarsi della fatica del ritorno alla vita col persistere di un orrore che non si cancella. La vicenda di distruzione e di morte e poi di ripresa lunga e faticosa è illuminata in qualche punto dalla luna, che in questi quadri appare benigna e consolatoria, non indifferente e spietata (strofa 2):</p>
<p>&#8230; uscivamo come formiche disorientate:<br />
guardavo i volti tumefatti delle cose<br />
la luna ne illuminava i cumuli grigi.</p>
<p>Riappare nella strofa 18: “quando la luna velava la consolazione”; c’è anche una “luna artificiale”, alla cui luce “si concima la pietra” per la ricostruzione (strofa 21); ma la luce più consolatoria in questi quadri dominati dalla morte o dalla memoria traumatica della morte è portata dal gioco dei bambini (strofa 8):</p>
<p>solo i bambini riconoscono i gesti degli affetti<br />
il gioco a vivere insieme in un non-luogo.</p>
<p>Un idillio che sembra assurdo nel paesaggio di morte. Per Cipriano, ragazzo di dieci anni, il terremoto è stato una terribile scuola, che l’ha fatto crescere rapidamente in forza e pazienza; comincia a pensare di sfidare la natura e a vagheggiare progetti di ricostruzione (strofa 7).</p>
<p>4. L’evento apocalittico e la ricostruzione non restano al di fuori della storia dell’Irpinia; per quanto evento eccezionale, il terremoto si colloca come evento terribile in una serie di calamità e di sofferenze della nostra gente, che subisce il suo destino, non lo decide (strofa 15):</p>
<p>spettatori: prima la guerra poi la terra<br />
che trema ancora il lutto per i morti di sempre<br />
i figli lontani la casa perduta. il benessere portato<br />
da lontano va conservato intatto e si continua<br />
a vivere di orgoglio e stenti. sopra i morti<br />
crescono case bianche e vuote, tutte uguali.<br />
leggi sui giornali i conti di geometri e ingegneri.</p>
<p>La ricostruzione è stata, comunque, benefica, ma gli scrittori irpini non se ne mostrano entusiasti. La ricostruzione ha dato un colpo decisivo per la scomparsa della civiltà contadina. Il tema lirico è uno dei fili conduttori negli scritti di Franco Arminio sull’Irpinia; riappare con evidenza in una delle più incisive strofe (la 17) di questa melopea di Cipriano:</p>
<p>erano quattro pietre senza strade, si dormiva<br />
con le pecore e il mulo. poi il progresso<br />
dove tutto è permesso, dalle case agli americani<br />
assenti, alle ville grasse agli amministratori: muta<br />
il ceto sociale con l’economia di scala e dall’altezza<br />
del suo terzo piano la vecchia lamenta la stanza<br />
perduta, i centimetri quadrati non ricostruiti.</p>
<p>Questa vecchia è un simbolo storico. Nell’elegia della civiltà contadina tramontata si corre il rischio di dimenticare la miseria, la mancanza di igiene, diciamo pure le condizioni schifose dei tempi in cui “si dormiva / con le pecore e il mulo”.<br />
Il racconto, che incomincia con un quadro parossistico di violenza, si chiude con un quadro di contrasto, melanconicamente illuminato da una meditazione silenziosa (strofa 23):</p>
<p>la morte ha soggiornato per anni<br />
ora le nostre case hanno bisogno<br />
di respiri, abbandonate come sono<br />
al silenzio &#8230;</p>
<p>5. Nelle opere di Domenico Cipriano si trova una varietà notevole di stili. Non poca parte della sua lirica nasce dalla vita del suo borgo, che, dall’alto del suo monte, domina una zona dell’Alta Irpinia, o, meglio, dalla solitudine melanconica del borgo; sia pure in rari casi, la sua poesia è melodica, cantabile; generalmente, però, il suo tessuto stilistico dimostra cultura, elaborazione, finezza; insieme dimostra misura, lontana da complicazioni e da ostentazioni. In questo poemetto, costellato, come ho detto, da alcune punte espressionistiche, l’elaborazione mi pare più impegnativa e approda a risultati originali: mi riferisco specialmente alle metafore e a non poche iuncturae difficili. Diciamo pure che questa poesia non è affatto facile; ma la fatica del lettore è largamente ricompensata. Queste mie affermazioni avrebbero bisogno di analisi attente, che qui non è possibile condurre; ma non si può fare a meno di segnalare la singolare architettura del poemetto, che l’autore ha illustrata chiaramente in una nota alla serie lirica. I numeri dei versi corrispondono a un jeu de chiffres: le strofe sono 23, perché la data del terremoto è il 23 novembre; ciascuna strofa è di 7 versi e il prologo è di 34, perché il terremoto scoppiò alle 7 e 34; l’introduzione poetica è di 11 versi, perché novembre è l’undicesimo mese dell’anno. Credo che sia ben difficile trovare, nella poesia di oggi, qualche cosa di analogo o affine. Senza avviarci in una ricerca di esito incerto, diciamo che l’architettura è una traccia paradossale del terremoto, che di architetture ne ha distrutte moltissime. Più rischioso sarebbe interpretarla come un segno di fiducia nella ricostruzione.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Il libro ha in allegato il CD di Pippo Pollina: Ultimo Volo. Orazione civile per Ustica.</p>
<p>La guida all’ascolto è un invito “stilistico” ad affiancare un brano ideale che emotivamente si lega ai testi.</p>
<p>Domenico Cipriano. Nasce nel 1970 a Guardia Lombardi (AV). Vive e lavora in Irpinia.<br />
Ha pubblicato la raccolta di poesie Il continente perso (Fermenti, 2000 &#8211; premio Camaiore proposta) prefazione di Plinio Perilli e nota del musicista Paolo Fresu. Nel 2004, con l’attore Enzo Marangelo e i musicisti Enzo Orefice, Piero Leveratto ed Ettore Fioravanti, ha realizzato il CD di jazz e poesia JPband: Le note richiamano versi (Abeatrecords). La raccolta Novembre (Transeuropa 2010), prefazione di Antonio La Penna, è stata inclusa nella rosa finalista del premio Viareggio-Répaci 2011. È redattore di Sinestesie ed ha collaborato con artisti di vario genere; si ricordano tra gli altri, oltre a quelli già citati, gli attori: Alessandro Haber, Norma Martelli, Paila Pavese; i pittori: Silvano Braido, Fabio Mingarelli, Prisco De Vivo, Eliana Petrizzi; i fotografi: Eric Toccaceli e Federico Iadarola; la videomaker Anna Ebreo. È del 2010 il progetto Lampioni, per la sua voce e le musiche degli “Elettropercutromba”. Altre informazioni: www.domenicocipriano.it</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/18/irpinia-trentanni-dopo/">IRPINIA TRENT&#8217;ANNI DOPO</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>UNA BATTAGLIA CULTURALE</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/12/una-battaglia-culturale/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 11:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
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		<category><![CDATA[arcigay]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Irc]]></category>
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		<category><![CDATA[studentessa ravenna]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio scolastico Emilia-Romagna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p><strong></strong><br />
In un post del 23 luglio scorso intitolato “IRC e Omofobia” (dove IRC sta per Insegnamento della Religione Cattolica) raccontavo di una studentessa diciassettenne di Ravenna che aveva preso posizione contro la sua insegnante di religione. Una volta saputo che la studentessa era lesbica, la docente aveva parlato in classe dell’omosessualità come di “una malattia”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/12/una-battaglia-culturale/">UNA BATTAGLIA CULTURALE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p><strong></strong><br />
In un post del 23 luglio scorso intitolato “IRC e Omofobia” (dove IRC sta per Insegnamento della Religione Cattolica) raccontavo di una studentessa diciassettenne di Ravenna che aveva preso posizione contro la sua insegnante di religione. Una volta saputo che la studentessa era lesbica, la docente aveva parlato in classe dell’omosessualità come di “una malattia”.</p>
<p>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/23/irc-e-omofobia/#comments</p>
<p>Poiché nel thread al post apparve chiaro che alcuni commentatori non sanno cogliere la portata della battaglia culturale in corso in Italia tra la visione antropologica vaticana (e dunque abramitica) e quella della modernità (e dunque europea: es. art. 13 Trattato di Amsterdam), riporto qui la conclusione della vicenda, che per una volta fa onore alle autorità scolastiche italiane.<br />
Nei giorni scorsi è stata infatti resa nota la decisione dell&#8217;ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna, dopo un&#8217;ispezione che ha comportato l&#8217;audizione di quaranta persone, fra studenti e genitori. <span id="more-40997"></span>«Un errore educativo», è stata definita la lezione tenuta quel giorno dall’insegnante di IRC, nominata dal vescovo e pagata dal contribuente italiano. Mentre il suo “stile” è stato giudicato «imprudente». Una constatazione che comporta un richiamo disciplinare e che soprattutto crea un precedente nel mondo scolastico italiano.<br />
Una decisione niente affatto scontata. Il Dirigente scolastico infatti sulle prime aveva tentato di difendere la docente facendo ricadere sulla studentessa la colpa di quanto avvenuto: “Poteva chiedere l&#8217;esonero dalla materia e invece ha preteso che l&#8217;insegnante di religione fosse a favore dei gay”.<br />
Grande soddisfazione per il richiamo disciplinare è stata espressa da Arcigay, che aveva seguito la vicenda stigmatizzando in particolare la frase usata dall&#8217;insegnante per difendersi: «Per non essere discriminati credo ci si debba omologare», aveva detto.<br />
Oggi gli omosessuali come si dovrebbero omologare secondo questa insegnante di religione cattolica? Diventando eterosessuali? Rimanendo silenziosi e invisibili nel loro piccolo ghetto segreto, così da non infastidire i pregiudizi dei &#8220;normali&#8221; e l’omofobia dei cattolici?</p>
<p>P.S. Ricordo che l’Insegnamento della Religione Cattolica è un prodotto del Concordato stipulato tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, nel 1984. L’insegnamento è presente in tutte le scuole statali, da quelle dell’infanzia alle superiori. In Italia, secondo il Ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2009-10 erano in servizio 26.326 insegnanti di religione a carico dello Stato, per un costo annuale di circa 800 milioni di euro. Questi insegnanti, selezionati dall’autorità ecclesiastica, in virtù della legge 18 luglio 2003, n. 186, sono stati assunti a tempo indeterminato nei ruoli della scuola di stato italiana. Ad essi è inoltre consentito, su semplice domanda, di “passare” ad insegnare Storia e Filosofia, permettendo così ai vescovi di nominare un nuovo insegnante di Religione Cattolica.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/12/una-battaglia-culturale/">UNA BATTAGLIA CULTURALE</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>NUOVI INQUADERNATI 7.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/11/nuovi-inquadernati-7/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/11/nuovi-inquadernati-7/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 04:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Quaderni]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Frungillo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>VINCENZO FRUNGILLO</strong></p>
<p>La fine di Lucrezio</p>
<p>&#8220;Sed ne mens ipsa necessum<br />
intestinum habeat cunctis in rebus agendis<br />
et devicta quasi cogatur ferre patique,<br />
id facit exiguum clinamen principiorum<br />
nec regione loci certa nec tempore certo&#8221;.</p>
<p>Finire non è uscire dalla vita,<br />
ma è restare per sempre<br />
nella sua scena madre,<br />
è un difetto della vista,<br />
che non si sceglie, si subisce,<br />
e vede solo chi sa guardare<br />
la nostra ferita mortale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/11/nuovi-inquadernati-7/">NUOVI INQUADERNATI 7.</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>VINCENZO FRUNGILLO</strong></p>
<p>La fine di Lucrezio</p>
<p>&#8220;Sed ne mens ipsa necessum<br />
intestinum habeat cunctis in rebus agendis<br />
et devicta quasi cogatur ferre patique,<br />
id facit exiguum clinamen principiorum<br />
nec regione loci certa nec tempore certo&#8221;.</p>
<p>Finire non è uscire dalla vita,<br />
ma è restare per sempre<br />
nella sua scena madre,<br />
è un difetto della vista,<br />
che non si sceglie, si subisce,<br />
e vede solo chi sa guardare<br />
la nostra ferita mortale.</p>
<p>La pausa al crollo verticale<br />
piega ogni scoperta ad una luce esterna:<br />
la ragnatela dietro la porta,<br />
il ragno ipnotizzato dalla preda,<br />
rispondono ad una sola regola:<span id="more-40478"></span><br />
la luce, quindi la luce,<br />
è il culmine della specie<br />
e la luce non è fonte naturale,<br />
anche se è l’occhio che vede<br />
la nebulosa di cenere sul cratere,<br />
è la parola del poeta<br />
che ne cattura ogni particella.<br />
Sarebbe polvere lunare<br />
senza il suono della sua voce.<br />
È lei che scopre l’origine,<br />
l’atomo che esita prima di cadere;<br />
vede il vuoto e l’elementare<br />
formare il bivio mortale,<br />
il dubbio d’Eracle,<br />
la Y della decisione;<br />
a quella fionda dona potenza,<br />
a quella croce il dolore.<br />
Il sublime è la precisione.</p>
<p>Ma adesso, cosa avrò da dire,<br />
cosa avrò da raccontare,<br />
come rivelare il sublime,<br />
l’iridescenza del clinamen!<br />
Dopo aver visto la vista,<br />
non mi resta che tacere.<br />
Materia prima è la stoffa<br />
che asciuga la parola del poeta,<br />
questo tessuto di pergamena<br />
trattiene il canto delle cicale<br />
dall’incavo delle loro larve,<br />
quando ai piedi degli ulivi<br />
tutto diventa pace; la morte<br />
è lì presente, ma il frinire<br />
delle loro ali già riprende.<br />
Sapersi mutazione costante,<br />
oltre la divisione delle caste,<br />
anche se il mondo, orfano del sublime,<br />
vede ogni cosa senza la sua fine.</p>
<p>Disegna sul foglio una sfera,<br />
prova ad intaccarne la forma,<br />
perde sangue la materia,<br />
quest’atomo spera<br />
in una fusione che non s’avvera.</p>
<p>Dio tace.<br />
Saperlo assente è la prova vincente!<br />
Niente mi costringe ad educare<br />
questa pioggia sottile, saperla già salva<br />
dal pantano delle strade<br />
e la cenere che minaccia di fossilizzare<br />
in un calco eterno il lupanare.</p>
<p>Adesso sento crescere la materia<br />
sotto la punta della penna a sfera,<br />
sento la parola graffiare la pergamena,<br />
la semiosi concreta che ridesta.<br />
Perché non c’è un uscire dalla vita<br />
che non sia pure un entrare<br />
nella piega mortale del clinamen.</p>
<p>Intorno è un tamburellare di strade.<br />
C’è una sola voce che sale.<br />
Il polipo verace pende dalle canne,<br />
la sua ventosa sembra portare<br />
sulla terra ferma il litorale.<br />
La battigia tocca le case.<br />
Un altro mercante vende uova fresche.<br />
Il nucleo è sospeso nel suo albume.<br />
L’analogia ci pervade.</p>
<p>Gallina, carne, lubrificazione<br />
della vagina che attrae<br />
il pene in erezione su fino alle ovaie<br />
il seme sale, l’utero paziente attende…<br />
(il gallo nasce non dall’uovo<br />
non dalla gallina, ma dal piacere,<br />
da un momento di sospensione).<br />
Venerea influenza della specie<br />
la ferita genera latte e urina,<br />
infetta la nostra anima latina.<br />
Bellezza, certezza della vita estrema,<br />
salire di schiena al tempio della dea,<br />
la Venere etrusca, padrona della fiera,<br />
non regala una sola misura,<br />
ad ogni corpo affida la sua caduta.</p>
<p>Memmio, mio figlio,<br />
mio unico allievo,<br />
mio solo consiglio,<br />
prima degli altri l’hai capito,<br />
solo tuo il messaggio,<br />
nella casa del maestro<br />
hai distrutto il peripato,<br />
il giardino sterminato<br />
dalla tua giovane mano.<br />
Non vedrai le loro chiacchiere<br />
crescerti nel petto,<br />
come larve di mosche<br />
invecchiare il tuo aspetto.<br />
Resterai immutato nel tempo,<br />
rifrazione di luce, un solo spettro.</p>
<p>Una<br />
è la regola,<br />
ma varia la misura,<br />
tornano i corpi verso la fonte,<br />
poi se ne allontanano per repulsione,<br />
così gli astri, così la luce, così il sole<br />
ripetono la rivoluzione, la regola prima della generazione<br />
e anche se alla fine il vulcano mi darà ragione,<br />
tutto intorno sarà solo cenere e distruzione,<br />
io non voglio la fine d’Empedocle,<br />
ma la vita degna d’Iperione.<br />
Perché la regola è una,<br />
ed unica è la fonte<br />
guarda, Memmio,<br />
il sole.</p>
<p><strong>Vincenzo Frungillo</strong> nasce nel 1973 a Napoli. Nel 2002 ha pubblicato il suo primo libro di versi Fanciulli sulla via maestra (Palomar, Bari). Nel 2007 è stato finalista del Premio Delfini con Ogni cinque bracciate. Un estratto. Nel 2009 pubblica Ogni cinque bracciate. Poema in cinque canti, (Le Lettere, collana Fuori Formato, con una prefazione di Elio Pagliarani e una postfazione di Milo De Angelis). Un piccolo estratto del libro è stato tradotto in Germania, una parte più ampia è in corso di traduzione negli Stati Uniti. Nel 2011 è tra gli autori di La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio (Perrone). Parte del primo capitolo del romanzo inedito Il genio degli avanzi verrà pubblicato in dicembre per La Libellula. Rivista di italianistica. E&#8217; redattore di Puntocritico e Absoluteville.</p>
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<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/11/nuovi-inquadernati-7/">NUOVI INQUADERNATI 7.</a></p>
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		<title>UN DIALOGO AGLI INFERI</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/10/un-dialogo-agli-inferi/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 06:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>“Dopo una conversazione con Gabriele Pedullà”, racconta Valerio Magrelli nella nota conclusiva al suo ultimo libro in prosa, IL SESSANTOTTO REALIZZATO DA MEDIASET, pubblicato da Einaudi, “ho organizzato i materiali del presente volume ispirandomi all’opera di Maurice Joly, Dialogue aux Enfers entre Machiavel et Montesquieu, ou la politique de Machiavel au XIX siècle, par un contemporain”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/10/un-dialogo-agli-inferi/">UN DIALOGO AGLI INFERI</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>“Dopo una conversazione con Gabriele Pedullà”, racconta Valerio Magrelli nella nota conclusiva al suo ultimo libro in prosa, IL SESSANTOTTO REALIZZATO DA MEDIASET, pubblicato da Einaudi, “ho organizzato i materiali del presente volume ispirandomi all’opera di Maurice Joly, Dialogue aux Enfers entre Machiavel et Montesquieu, ou la politique de Machiavel au XIX siècle, par un contemporain”.<br />
In sostanza ci si presenta un dialogo, ambientato ai nostri giorni, tra due personaggi &#8211; Machiavelli e il Tenerissimo &#8211; in cui l’autore impersona palesemente un Machiavelli disgustato dal presente, mentre il Tenerissimo cerca in ogni modo di parare i colpi, di attenuarne la portata. Così facendo, tuttavia, finisce quasi sempre col dare ragione agli sfoghi di Machiavelli, provocandone ulteriori furori. E spesso “Magrechiavel” invade il campo anche del Tenerissimo, fondendo le domande con le risposte in un implacabile disegno di sdegno, che sin dalle prime pagine non può non accattivare il lettore.<br />
Come si evince dal titolo, motore primo di tanto sdegno è l’uomo che in Italia è riuscito a rendere impronunciabile il termine “liberale”, già di gobettiana memoria. Soltanto chi guardasse a questo libro superficialmente, tuttavia, potrebbe ritenerlo ormai “superato”. Perché se è vero che “il Menzogna” non detiene più formalmente la presidenza del consiglio in Italia (e proprio dalla settimana in cui è uscito il libro: hallelujah!) è altrettanto vero che non sono state affatto rimosse le cause che lo portarono e ri-portarono in quella posizione.<span id="more-40911"></span><br />
Potrei persino osservare che il libro è più utile ora, che non due mesi fa, quando il Menzogna indegnamente ancora ci rappresentava nei consessi internazionali. Riflettere un po’ più a freddo sugli eventi è sempre salutare. Emergono più chiaramente le illusioni ottiche, gli inganni, i masochismi di chi permise che in quella posizione il Menzogna giungesse e poi ritornasse.<br />
Un atto di accusa alla sinistra italiana nel suo complesso? Certamente, ma non solo. Perché l’insipienza, l’incultura, la superficialità, le piccole miopi furbizie, il pressapochismo degli italiani &#8211; che Magrelli sa fotografare da par suo &#8211; sono lì in agguato, sempre e comunque: sono tra noi. Persino dentro di noi.<br />
Ecco perché consiglio a tutti la lettura di questo pamphlet in forma dialogica, di questa operetta morale.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/10/un-dialogo-agli-inferi/">UN DIALOGO AGLI INFERI</a></p>
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		<title>GAY RIGHTS ARE HUMAN RIGHTS</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/09/i-diritti-gay-sono-diritti-umani/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 17:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Il Ministro degli Esteri dell’Amministrazione Obama ha fatto un intervento di portata storica il 6 dicembre a Ginevra in occasione della giornata mondiale dei Diritti Umani: “I Diritti dei gay sono Diritti Umani”. Raiset ha censurato la notizia.</strong></p>
<p><strong></strong><br />
di Hillary Clinton<br />
Nel 1947, i delegati di sei continenti si sono impegnati a stilare una dichiarazione che affermasse le libertà e i diritti fondamentali delle persone ovunque esse vivessero.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/09/i-diritti-gay-sono-diritti-umani/">GAY RIGHTS ARE HUMAN RIGHTS</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Ministro degli Esteri dell’Amministrazione Obama ha fatto un intervento di portata storica il 6 dicembre a Ginevra in occasione della giornata mondiale dei Diritti Umani: “I Diritti dei gay sono Diritti Umani”. Raiset ha censurato la notizia.</strong></p>
<p><strong></strong><br />
di Hillary Clinton<br />
Nel 1947, i delegati di sei continenti si sono impegnati a stilare una dichiarazione che affermasse le libertà e i diritti fondamentali delle persone ovunque esse vivessero. Nel secondo dopoguerra, molte nazioni sostennero una dichiarazione di questo tipo per aiutare a prevenire future atrocità e proteggere l’umanità e la dignità insita in ogni persona. E così i delegati si misero al lavoro. Discussero, scrissero, rividero, riscrissero per migliaia di ore. Incorporarono suggerimenti e revisioni proposte da governi, organizzazioni, e individui di tutto il mondo.<br />
Alle tre del mattino del 10 dicembre 1948, dopo circa due anni di lavoro e un’ultima notte di dibattito, il Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite mise in votazione il testo finale. 48 nazioni votarono a favore, 8 si astennero, nessuna votò contro: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fu adottata. Essa proclamava una semplice e potente idea: tutti gli esseri umani sono nati liberi e uguali nella loro dignità e nei loro diritti. <span id="more-40984"></span>Con la dichiarazione si è chiarito che i diritti non sono conferiti dai governi, ma appartengono a tutte le persone dalla nascita. Non importa in che paese viviamo, chi sono i nostri leader e persino chi siamo. In quanto umani, abbiamo diritti. E poiché abbiamo diritti, i governi devono proteggerli.<br />
Nei 63 anni da quando la dichiarazione fu adottata, molte nazioni hanno fatto grandi progressi nel fare dei diritti umani una realtà. Passo dopo passo, le barriere che un tempo impedivano alle persone di godere a pieno delle loro libertà, della loro dignità e della loro umanità sono cadute. In molti luoghi, leggi razziste sono state eliminate, pratiche sociali e legali che relegavano le donne a uno status di seconda classe sono state abolite, la possibilità per le minoranze religiose di praticare la loro fede liberamente è stata garantita.   Nella maggior parte dei casi, tali progressi non furono conseguiti con facilità. Molte persone lottarono, si organizzarono e protestarono nelle pubbliche piazze e in luoghi più privati non solo per cambiare le leggi, ma anche le coscienze. E grazie al lavoro di generazioni, per milioni di individui le cui vite erano vessate dall’ingiustizia è ora possibile vivere più liberamente e partecipare pienamente alla vita politica, economica e sociale delle loro comunità.<br />
Come tutti sapete, c’è ancora molto da fare per assicurare quell’impegno, quella realtà, quel progresso per tutti. Oggi vorrei parlare del lavoro che abbiamo ancora da fare per proteggere un gruppo di persone i cui diritti umani sono ancora negati in troppe parti del mondo. Sono una minoranza invisibile. Sono arrestati, picchiati, terrorizzati e persino condannati a morte. Molti sono trattati con disprezzo e violenza dai loro concittadini mentre le autorità che dovrebbero proteggerli guardano altrove o, troppo spesso, contribuiscono ad abusarli. E’ negata loro l’opportunità di lavorare e ricevere un’adeguata istruzione, sono costretti ad abbandonare le loro case e i loro paesi o a reprimere e negare chi sono per proteggersi dal pericolo.<br />
Parlo di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, esseri umani nati liberi, eguali e con la medesima dignità degli altri, persone con il diritto di rivendicare ciò. Questa è una delle rimanenti sfide del nostro tempo per implementare i diritti umani di tutti. Parlo di questo argomento sapendo che il mio stesso paese è ben lontano dalla perfezione in tema di diritti umani per le persone LGBT. Sino al 2003 l’omosessualità era ancora un crimine in alcuni Stati. Molti americani LGBT hanno sofferto violenze e molestie nelle loro vite e per alcuni, inclusi molti giovani, il bullismo e l’esclusione sono esperienze quotidiane. Quindi noi, come tutte le nazioni, abbiamo molto lavoro da fare per proteggere i diritti umani.<br />
So bene che questa è una questione molto sensibile per molti e che gli ostacoli sulla via della protezione dei diritti umani delle persone LGBT sono radicati in profonde credenze personali, politiche, culturali e religiose. Pertanto vengo a voi con profondo rispetto, comprensione e umiltà. Anche se il progresso su questo fronte non è facile, non possiamo evitare di agire prontamente. In questo spirito voglio parlare delle questioni difficili e importanti che dobbiamo affrontare insieme per raggiungere un consenso globale attorno al riconoscimento dei diritti umani delle persone LGBT ovunque esse si trovino.<br />
La prima questione va direttamente al cuore del problema. Qualcuno ha sostenuto che i diritti gay e i diritti umani sono cose distinte, ma in verità sono la stessa medesima cosa. Certamente 60 anni fa i governi che hanno stilato e approvato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non pensarono a come essa potesse applicarsi alla comunità LGBT. Non pensavano neppure a come essa potesse applicarsi agli indigeni, ai bambini, ai disabili o altri gruppi marginalizzati. Eppure, negli scorsi 60 anni abbiamo riconosciuto che i membri di questi gruppi sono pienamente titolari di diritti e dignità poiché, come tutte le persone, essi condividono una comune umanità.<br />
Questo riconoscimento non è occorso subito. Si è sviluppato nel tempo. Nel frattempo abbiamo capito che si trattava di onorare dei diritti che le persone hanno sempre avuto, piuttosto che creare diritti nuovi o speciali per loro. Come essere una donna, un membro di una minoranza etnica, religiosa o tribale, essere LGBT non rende meno umani. Ecco perché i diritti gay sono diritti umani e i diritti umani sono diritti gay.<br />
Si violano i diritti umani quando si picchiano o uccidono persone a causa del loro orientamento sessuale o perché non si conformano alla norma culturale su come gli uomini e le donne dovrebbero apparire o comportarsi. Si violano i diritti umani quando i governi dichiarano illegale essere gay o non puniscono coloro che fanno del male alle persone gay. Si violano i diritti umani quando le donne lesbiche e transgender sono soggette ai cosiddetti stupri correttivi, o soggette a trattamenti ormonali forzati, o quando delle persone vengono uccise in seguito a incitamenti pubblici alla violenza contro i gay o quando sono costretti a scappare dai propri paesi e cercare asilo in altri Stati per salvare la propria vita. E si violano i diritti umani quando l’accesso a farmaci salva vita viene negato sulla base dell’orientamento sessuale, o un eguale accesso alla giustizia viene negato sulla base dell’orientamento sessuale, o gli spazi pubblici sono proibiti ai gay. Non importa il nostro aspetto, da dove veniamo, chi siamo, siamo tutti egualmente titolari dei nostri diritti umani e della nostra dignità.<br />
La seconda questione è se l’omosessualità è tipica di una certa parte del mondo. Alcuni sembrano credere che sia un fenomeno occidentale e che perciò fuori dall’Occidente sia possibile rigettarla. In realtà i gay nascono e appartengono ad ogni società del mondo. Sono di tutte le età, di tutte le razze e di tutte le etnie; sono dottori e insegnanti, contadini e banchieri, soldati e atleti; e a prescindere dal fatto che lo sappiamo o lo riconosciamo, sono la nostra famiglia, i nostri amici, i nostri vicini.<br />
Essere gay non è un’invenzione occidentale; è una realtà umana. E proteggere i diritti umani di tutti, etero o omosessuali, non è qualcosa che fanno solo i governi occidentali. La costituzione sudafricana, scritta dopo l’Apartheid, protegge l’uguaglianza di tutti i cittadini, inclusi quelli gay. In Colombia e Argentina, anche i diritti gay sono legalmente protetti. In Nepal, la corte costituzionale ha sentenziato che i cittadini LGBT devono avere eguali diritti. Il governo della Mongolia ha preso l’impegno di varare una nuova legislazione che affronti le discriminazioni patite dai gay.<br />
Ora, alcuni ritengono che proteggere i diritti umani della comunità LGBT sia un lusso che solo le nazioni ricche possono permettersi. Ma in effetti, in tutti i paesi, la non protezione di questi diritti ha dei costi in termini di vite etero e omosessuali perse a causa di malattie e violenze, di silenziamento di voci e visioni che avrebbero rafforzato le comunità, in termini di idee mai concretizzate da imprenditori che casualmente sono gay. Si pagano dei costi ogni volta che un gruppo è trattato peggio degli altri, siano essi donne, minoranze etniche, religiose o LGBT. L’ex presidente del Botswana, Mogae, ha recentemente sottolineato che finché le persone LGBT sono tenute nell’ombra, non potrà esserci un efficace programma di sanità pubblica contro l’AIDS. Beh, questo è vero che per altre sfide.<br />
La terza e forse più difficile questione viene sollevata quando si citano valori religiosi o culturali come ragioni per violare o non proteggere i diritti umani dei cittadini LGBT. Ciò non si differenzia molto dalle giustificazioni offerte per giustificare pratiche violente contro le donne come l’omicidio d’onore, l’arsione delle vedove e le mutilazioni genitali femminili. Alcuni continuano a difendere tali pratiche in quanto parte di una tradizione culturale. Ma la violenza contro le donne non è culturale, è criminale. Ugualmente con la schiavitù, ciò che una volta era giustificato dalla sanzione divina è oggi giustamente ritenuto un immorale violazione dei diritti umani.<br />
In ognuno di questi casi, abbiamo imparato che nessuna pratica o tradizione è superiore ai diritti umani che appartengono a tutti noi. E questo è vero anche per la violenza inflitta alle persone LGBT, la criminalizzazione del loro status o comportamento, l’espulsione dalle loro famiglie o comunità, l’accettazione tacita o esplicita delle loro uccisioni.<br />
Certamente, vale la pena notare che raramente le tradizioni e gli insegnamenti religiosi o culturali sono in conflitto con la protezione dei diritti umani. Ovviamente, la nostra religione e la nostra cultura sono fonti di compassione e ispirazione verso esseri umani come noi. Non solo coloro che giustificavano la schiavitù si appoggiavano alla religione, anche coloro che cercavano di abolirla lo facevano. Teniamo a mente che il nostro impegno a difendere la libertà di religione e la dignità delle persone LGBT hanno la medesima radice. Per molti di noi il credo e la pratica religiosa è una risorsa vitale di significato e identità fondamentale per ciò che siamo come persone. Ugualmente, per la maggior parte di noi, i legami d’amore e famigliari che abbiamo forgiato sono altrettanto vitali fonti di significato e identità. Prendersi cura degli altri è un’espressione di ciò che significa essere pienamente umani. E’ perché l’esperienza umana è universale che i diritti umani sono universali e attraversano tutte le religioni e le culture.<br />
La quarta questione è ciò che la storia ci insegna circa il modo in cui progredire verso eguali diritti per tutti. Il progresso origina da una discussione onesta. Ci sono coloro che dicono e credono che tutti i gay sono pedofili, che l’omosessualità è una malattia che può essere curata o che i gay reclutano altri per farli diventare a loro volta gay. Bene. Queste nozioni sono semplicemente non vere. E’ anche difficile che spariscano se coloro che le promuovono o accettano vengono ignorati piuttosto che invitati a condividere le loro paure. Nessuno ha mai abbandonato una convinzione perché è stato costretto a farlo.<br />
I diritti umani universali includono la libertà d’espressione e quella di pensiero, anche se le nostre parole o pensieri denigrano l’umanità degli altri. Tuttavia, mentre siamo tutti liberi di credere ciò che riteniamo, non possiamo fare tutto ciò che vogliamo, non in un mondo in cui si proteggono i diritti umani di tutti.<br />
Raggiungere una piena comprensione di queste cose richiede più di un discorso. Richiede una conversazione. Anzi, richiede una costellazione di conversazioni in luoghi piccoli e grandi. E richiede la volontà di vedere nelle più aspre differenze di visione una ragione per cominciare a conversare, non per evitare di farlo.<br />
Ma il progresso deriva dal cambiamento delle leggi. In molti posti, incluso il mio stesso paese, la protezione legale ha preceduto, non seguito, un più ampio riconoscimento dei diritti. Le leggi hanno un effetto istruttivo. Le leggi che discriminano convalidano altri tipi di discriminazione. Le leggi che richiedono eguale protezione rinforzano l’imperativo morale dell&#8217;uguaglianza. In pratica, spesso le leggi devono cambiare prima che la paura del cambiamento venga meno.<br />
Molti nel mio paese pesavano che il presidente Truman stesse facendo un grave errore quando ordinò la de-segregazione razziale delle nostre forze armate. Si affermava che ciò avrebbe minato la coesione delle unità combattenti. E fu solo dopo che la decisione venne implementata che ci accorgemmo come essa rafforzò il nostro tessuto sociale in modi che neppure i sostenitori di quella politica avevano previsto. Ugualmente, alcuni nel mio paese ritenevano che la cessazione del “Don&#8217;t Ask, Don’t Tell” avrebbe avuto un effetto negativo sulle nostre forze armate. Oggi, il comandante dei Marines, che fu una delle voci più forti contro la revisione di questa politica, dice che le sue preoccupazioni erano infondate e che i Marines hanno accolto benissimo il cambiamento.<br />
Infine, il progresso deriva dalla disponibilità di mettersi nei panni degli altri per un po’. Dobbiamo chiederci: “come mi sentirei se fosse un crimine amare la persona che amo? Come mi sentirei se fossi discriminato per una cosa di me che non posso cambiare?”. Questa sfida riguarda ciascuno di noi quando riflettiamo su convinzioni profonde, quando lavoriamo per essere tolleranti e rispettosi della dignità di tutti, e quando abbiamo umilmente a che fare con coloro i quali siamo in disaccordo nella speranza di creare una maggiore comprensione generale.<br />
La quinta e ultima questione riguarda come possiamo fare la nostra parte per portare il mondo ad accogliere i diritti umani di tutti, anche delle persone LGBT. Sì, le persone LGBT devono contribuire guidando questi sforzi, come tanti già fanno. La loro conoscenza ed esperienza è impagabile e il loro coraggio inspiratore. Conosciamo i nomi di attivisti LGBT coraggiosi che hanno letteralmente dato le loro vite per questa causa e ce ne sono molti altri il cui nome non conosceremo mai. Ma spesso coloro ai quali si negano i diritti sono quelli con meno potere di ottenere i cambiamenti che cercano. Agendo da sole, le minoranze non potranno mai raggiungere la maggioranza necessaria al cambiamento politico.<br />
Quando una parte dell’umanità viene rimossa, il resto di noi non può rimanere indifferente. Ogni volta che una barriera verso il progresso cade, ciò avviene grazie allo sforzo congiunto di coloro che stanno da entrambe le parti di essa. Nella lotta per i diritti alle donne, il sostegno degli uomini rimane cruciale. La battaglia per l’uguaglianza razziale è dipesa dal contributo di persone di tutte le etnie. Combattere l’islamofobia o l’antisemitismo è un compito per le persone di tutte le fedi. Lo stesso è vero per la lotta per l&#8217;uguaglianza.<br />
Viceversa, quando vediamo la negazione e l’abuso di diritti umani e non agiamo, mandiamo il messaggio che ciò non comporta alcuna conseguenza e incentiviamo il perpetuare di tali abusi e negazioni. Ma quando agiamo, inviamo un potente messaggio morale. Qui a Ginevra, la comunità internazionale ha agito quest’anno per rafforzare il consenso globale attorno ai diritti umani delle persone LGBT. In marzo, al Consiglio per i Diritti Umani, 85 paesi hanno sostenuto una dichiarazione contro la criminalizzazione e le violenze motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.<br />
Alla successiva sessione del Consiglio in giugno, il Sud Africa si fece promotore di una risoluzione sulla violenza contro le persone LGBT. La delegazione sudafricana parlò eloquentemente della propria esperienza e della propria lotta per l’eguaglianza di tutta l’umanità e della sua indivisibilità. Quando passò, divenne la prima risoluzione delle Nazioni Unite a riconoscere i diritti umani delle persone gay di tutto il mondo. Nell’Organizzazione degli Stati Americani quest’anno, la Commissione inter-americana sui Diritti Umani creò un’unità sui diritti delle persone LGBT, un passo verso ciò che speriamo sarà la creazione di una struttura più formale.<br />
Ora, dobbiamo andare oltre e lavorare qui e in ogni regione del mondo per galvanizzare un maggiore supporto per i diritti umani della comunità LGBT. Ai leader di quei paesi dove le persone sono imprigionate, picchiate o condannate a morte perché gay, chiedo di considerare questo: per definizione leadership significa stare alla testa del proprio popolo quando è necessario. Significa difendere la dignità di tutti i propri cittadini e convincere gli atri a fare lo stesso. Significa anche assicurare che tutti i cittadini siano trattati come eguali dalla legge del proprio Stato perché, lasciatemi essere chiara &#8211; non sto dicendo che i gay non commettono crimini. Lo fanno, proprio come gli eterosessuali. E quando lo fanno devono rispondere dei loro atti, ma non dovrebbe mai essere un crimine il semplice fatto di essere gay.<br />
Ai popoli di tutte le nazioni dico che sostenere i diritti umani è anche una vostra responsabilità. La vita dei gay è condizionata non solo dalle leggi, ma anche dal trattamento che ricevono ogni giorno dalle loro famiglie e dai loro vicini. Eleanor Roosevelt, che ha fatto così tanto per l’avanzamento dei diritti umani nel mondo, ha detto che questi diritti germogliano nei luoghi più vicini a casa &#8211; le strade dove vivono le persone, le scuole che frequentano, le industrie, fattorie e uffici dove lavorano. Questi luoghi sono il vostro campo d’azione. Le azioni che intraprendete e le idee che sostenete possono determinare se i diritti umani fioriranno dove vivete.<br />
Infine, alle persone LGBT di tutto il mondo lasciatemi dire questo: ovunque viviate e qualunque siano le circostanze della vostra vita, sia che siate connessi ad una rete di supporto, sia che vi sentiate isolati e vulnerabili, sappiate che non siete soli. Ci sono persone in tutto il mondo che stanno lavorando duramente per sostenervi e mettere fine alle ingiustizie e ai pericoli che affrontate. Questo è certamente vero per il mio paese: avete un alleato negli Stati Uniti d’America e avete milioni di amici tra gli americani.<br />
L’amministrazione Obama difende i diritti umani delle persone LGBT come parte della nostra più ampia politica sui diritti umani e come una priorità della nostra politica estera. Nelle nostre ambasciate, i nostri diplomatici stanno sollevando l’attenzione su casi e leggi specifici lavorando con vari partner per rafforzare la protezione dei diritti umani di tutti. A Washington, abbiamo creato una task force al Dipartimento di Stato per sostenere e coordinare questo lavoro. Nei prossimi mesi forniremo tutte le ambasciate di un kit di strumenti per migliorare i loro sforzi. Abbiamo anche creato un programma che offre sostegno di emergenza per i difensori dei diritti umani delle persone LGBT.<br />
Questa mattina, a Washington, il Presidente Obama ha dato vita alla prima strategia governativa dedicata a combattere le violazioni dei diritti umani contro le persone LGBT all’estero. Dando seguito a precedenti sforzi fatti all’interno del Dipartimento di Stato e di tutto il governo, il Presidente ha ordinato a tutte le agenzie governative impegnate all’estero di combattere la criminalizzaizione dello stato e della condotta LGBT, di aumentare gli sforzi per proteggere vulnerabili rifugiati LGBT, di assicurarsi che la nostra assistenza estera promuova la protezione dei diritti LGBT, di coinvolgere le organizzazioni internazionali nella lotta contro le discriminazioni e di rispondere prontamente agli abusi contro le persone LGBT.<br />
Sono anche felice di annunciare che stiamo lanciando un nuovo Fondo per l’eguaglianza globale che sosterrà il lavoro delle associazioni della società civile impegnate in tutto il mondo su queste questioni. Questo fondo le aiuterà a registrare dei fatti in modo da elaborare strategie più mirate, a imparare ad usare la legge come uno strumento a loro favore, a gestire il loro budget, a formare il loro personale, e a creare alleanze con e associazioni delle donne e altri gruppi impegnati sui diritti umani. Abbiamo stanziato più di 3 milioni di dollari per dar vita a questo fondo e speriamo che altri aggiungeranno il loro contributo.<br />
Le donne e gli uomini che lottano per i diritti umani delle persone LGBT in luoghi ostili, alcuni dei quali sono qui con noi oggi, sono coraggiosi e meritano tutto l’aiuto che possiamo dar loro. Sappiamo che il cammino non sarà facile, una grande quantità di lavoro resta ancora da fare, ma molti di noi hanno visto direttamente quanto rapidamente i cambiamenti possano avvenire. Durante le nostre vite, l’atteggiamento verso le persone gay in molti posti è stato trasformato. Molte persone, me compresa, hanno negli anni approfondito le loro convinzione sul tema man mano che gli hanno dedicato maggiore attenzione, dialogato, partecipato a dibattiti e stabilito relazioni personali e professionali con persone gay.<br />
Questa evoluzione è evidente in molti luoghi. Per sottolineare solo un esempio l’Alta Corte di Delhi ha decriminalizzato l’omosessualità in India due anni fa scrivendo, e cito: “se esiste un principio che può essere ritenuto permeante di tutta la costituzione indiana, questo è l’inclusività”. Non ho dubbi che il sostegno per i diritti umani LGBT continuerà a crescere perché per molti giovani questo è banale: tutte le persone meritano di essere trattate con dignità e vedere rispettati i propri diritti umani, a prescindere da chi sono o da chi amano.<br />
C’è una frase che negli Stati Uniti invochiamo quando vogliamo spronare gli altri a sostenere i diritti umani: “Stai dalla parte giusta della storia”. La storia degli Stati Uniti è la storia di una nazione che ha ripetutamente lottato contro l’intolleranza e l’ineguaglianza. Abbiamo combattuto una guerra civile brutale sul tema della schiavitù. In tutto il paese milioni di persone si sono unite in campagne per riconoscere i diritti delle donne, dei popoli indigeni, delle minoranze etniche, dei bambini, delle persone con disabilità, degli immigrati, dei lavoratori e così via. E la marcia verso l’uguaglianza e la giustizia continua. Coloro che combattono per espandere la cerchia dei diritti umani erano e sono dalla parte giusta della storia e la storia li onora. Coloro che tentarono di restringere i diritti umani avevano torto e la storia mostra anche questo.<br />
So che i pensieri che ho condiviso oggi coinvolgono questioni sulle quali le opinioni si stanno ancora evolvendo. Come è accaduto già molte volte, le varie opinioni convergeranno verso la verità, quella verità immutabile secondo la quale tutte le persone sono create libere e con uguali dignità e diritti. Siamo ancora una volta chiamati a rendere concrete le parole della Dichiarazione Universale. Rispondiamo a questa chiamata. Stiamo dalla parte giusta della storia, per la nostra gente, le nostre nazioni, le generazioni future, le cui vite saranno plasmate dal nostro lavoro di oggi. Mi rivolgo a voi con grande speranza e fiducia che a prescindere dalla lunghezza della strada che abbiamo davanti, la percorreremo insieme con successo. Grazie molte.&#8221;</p>
<p>Copyright per la traduzione: Associazione Certi Diritti</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/09/i-diritti-gay-sono-diritti-umani/">GAY RIGHTS ARE HUMAN RIGHTS</a></p>
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		<title>MANIFESTO LAICO</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 12:51:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di www.italialaica.it</p>
<p>Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto. L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino. 1) SÌ ALL’AUTONOMIA E AL PLURALISMO DELLO STATO 2) NO ALLE INGERENZE DELLE GERARCHIE ECCLESIASTICHE · 3) SÌ ALLA RIGENERAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA 4) NO AL FINANZIAMENTO STATALE DIRETTO O INDIRETTO DELLE SCUOLE CONFESSIONALI · 5) SÌ ALLA LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO 6) NO A TRUCCHI PER AGGIRARE IL DETTATO COSTITUZIONALE: “SENZA ONERI PER LO STATO” · 7) SÌ ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE DI TUTTE LE RELIGIONI 8) NO AI PRIVILEGI DELLA CHIESA CATTOLICA · 9) SÌ ALLA LIBERTÀ DELLE SCELTE MORALI E CULTURALI DI CIASCUN INDIVIDUO 10) NO A UNA LEGISLAZIONE CHE PROVOCA DISUGUAGLIANZA TRA I CITTADINI ······ Esiste anche un’altra Italia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/07/manifesto-laico/">MANIFESTO LAICO</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di www.italialaica.it</p>
<p>Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto. L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino. 1) SÌ ALL’AUTONOMIA E AL PLURALISMO DELLO STATO 2) NO ALLE INGERENZE DELLE GERARCHIE ECCLESIASTICHE · 3) SÌ ALLA RIGENERAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA 4) NO AL FINANZIAMENTO STATALE DIRETTO O INDIRETTO DELLE SCUOLE CONFESSIONALI · 5) SÌ ALLA LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO 6) NO A TRUCCHI PER AGGIRARE IL DETTATO COSTITUZIONALE: “SENZA ONERI PER LO STATO” · 7) SÌ ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE DI TUTTE LE RELIGIONI 8) NO AI PRIVILEGI DELLA CHIESA CATTOLICA · 9) SÌ ALLA LIBERTÀ DELLE SCELTE MORALI E CULTURALI DI CIASCUN INDIVIDUO 10) NO A UNA LEGISLAZIONE CHE PROVOCA DISUGUAGLIANZA TRA I CITTADINI ······ Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto. L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino. Di chi condanna ogni integralismo ideologico o religioso. <span id="more-40974"></span>Di chi è determinato a rispettare e difendere le regole della tolleranza e del dialogo. Di chi non fa confusione tra religione e ideologia politica, tra fede e posti di governo e di sottogoverno. Di chi sa che la libertà dello stato si fonda sulla sua autonomia. Di chi soprattutto trova ripugnante volere imporre agli altri, soprattutto alle nuove generazioni, valori univoci e verità rivelate. Il tutto con i soldi pubblici. Di chi vorrebbe che l’individuo maggiorenne fosse padrone di sé stesso e quindi libero di scegliersi le proprie relazioni e la propria morale. Di chi vorrebbe che all’individuo minorenne non fossero imposte, né dallo stato né dalla famiglia né dalle chiese, visioni del mondo univoche e totalizzanti che condizionano fortemente il suo futuro. Di chi pensa che ogni singolo debba avere effettivamente la massima libertà d’esprimersi, coltivare e realizzare la sua personalità, senza altri vincoli se non quelli derivanti sia dalla libertà degli altri sia dall&#8217;obbligo di promuoverla, garantirla, difenderla. Siamo molto preoccupati dalle ricorrerenti e sfacciate rivendicazioni clericali, dalle aperte ingerenze sui pubblici poteri, ma ancor di più dall’acquiescenza e dai segnali di resa delle forze politiche e culturali che hanno, o dovrebbero avere, valori pluralistici contrapposti al fondamentalismo nostrano. Corriamo il rischio, frutto del neocinismo imperante, che sia messa sotto i piedi la nostra Costituzione e i principi di laicità che fondano lo stato moderno. Soltanto concezioni ferme al medioevo possono ancora concepire l’individuo sottoposto ad autorità ideologiche esterne e il pluralismo come la sommatoria di sistemi chiusi e imposti. Il principio dello stato moderno, quello che ha salvato l&#8217;Europa dalle guerre religiose e ha garantito la libertà di culto, è la distinzione fra diritto e morale. La gerarchia ecclesiastica cattolica non si è ancora pacificata con questo principio. Essa interviene pesantemente sia sull&#8217;attività del governo e del parlamento sia, addirittura, sulle trattative per la formazione degli esecutivi. Poiché i cattolici non hanno più (o ancora) un solo grande partito, è il Vaticano a farsi partito. Già da tempo, il Papa ha lanciato ufficialmente la campagna politica contro una legge democraticamente voluta dal popolo italiano (quella che regola l&#8217;interruzione volontaria della gravidanza) e contro proposte di legge o politiche dei governi locali che riguardano la regolamentazione della fecondazione artificiale e il riconoscimento delle coppie di fatto. Oltre a continuare a battere cassa pubblica per le proprie scuole confessionali. Ugualmente aperto è il contenzioso tra una pratica laica e gli ambienti politici cattolici che si fanno portavoce della Chiesa sulla negazione della donazione dei gameti che va contro la libertà di procreazione, e sulla limitazione di tecniche, accettate ovunque, per la terapia della sterilità. Ugualmente inaccettabile è il monopolio dei cattolici nel Comitato nazionale per la bioetica. La Chiesa interferisce &#8211; come non succede in nessuno degli stati occidentali &#8211; direttamente nelle scelte politiche della nostra repubblica, perché non accetta quello che per lo stato liberale e democratico è invece il fondamento indiscutibile: &#8220;Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali&#8221; (art. 3 della Costituzione). E&#8217; chiaro che lo stato non impone, né privilegia particolari scelte morali. Secondo la Chiesa romana, invece, i cittadini non dovrebbero essere trattati egualmente, ma in relazione alla loro adesione ai principi religiosi cattolici. Questa pretesa, occorre ribadirlo con forza e senza ambiguità alcuna, è in totale disaccordo con il nostro patto costituzionale e con la cultura politica nella quale i cittadini italiani si riconoscono tramite quel patto. Confidiamo che il governo difenda questa fondamentale prerogativa di civiltà, che sia davvero il governo di tutti, e non il governo dei cattolici praticanti.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/07/manifesto-laico/">MANIFESTO LAICO</a></p>
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		<title>M&#8217; ICI DIALE</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 14:30:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di http://www.ilmale.net</p>
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1. AEDES PLACIDA via Como 45 ang. via Pavia,23 00161 Roma (RM) 2. AL CASALETTO – CASA PER FERIE ANCELLE DELLA CARITÀ Via del Casaletto, 538 00151 Roma (RM) 3. ALBERGO ”GIUSTI” Istituto Suore di S.Anna della Provvidenza Via Giusti, 5 00185 Roma (RM) 4.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/06/m-ici-diale/">M&#8217; ICI DIALE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di http://www.ilmale.net</p>
<p>Elenco immobili Ici-esenti a Roma e Milano<br />
1. AEDES PLACIDA via Como 45 ang. via Pavia,23 00161 Roma (RM) 2. AL CASALETTO – CASA PER FERIE ANCELLE DELLA CARITÀ Via del Casaletto, 538 00151 Roma (RM) 3. ALBERGO ”GIUSTI” Istituto Suore di S.Anna della Provvidenza Via Giusti, 5 00185 Roma (RM) 4. ALBERGO NOVA DOMUS Via Girolamo Savonarola, 38 00195 Roma (RM) 5. ANCELLE DI MARIA IMMACOLATA Via Gualtiero Castellini, 29 00168 Roma (RM) 6. ASSOCIAZIONE CATTOLICA INTERNAZIONALE AL SERVIZIO DELLA GIOVANE – ACISJF Via Urbana, 158 00184 Roma (RM) 7. ASSOCIAZIONE FARNESE Via del Mascherone, 59 00186 Roma (RM) 8. CASA ACCOGLIENZA DON ORIONE Via della Camilluccia, 120 00135 Roma (RM) 9. CASA ACCOGLIENZA ISTITUTO PICCOLE ANCELLE DI CRISTO RE Via Aurelia, 325 00165 Roma (RM) 10. CASA ADELE Via Biagio Pallai, 4 00151 Roma (RM) 11. CASA BEATA MARIA MARGHERITA CAIANI Via Fabio Massimo, 26 00192 Roma (RM) 12. CASA BETANIA Via Portuense, 741 00148 Roma (RM) 13. CASA BONUS PASTOR VICARIATO DI ROMA Via Aurelia, 208 00165 Roma (RM) 14. 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CASA DI ACCOGLIENZA PER STUDENTESSE DELLE RELIGIOSE DI GESÙ E MARIA Via Nomentana, 325 00162 Roma (RM) 27. CASA DI ACCOGLIENZA SUORE FIGLIE DI CRISTO RE Via della Pisana, 332 00163 Roma (RM) 28. CASA DI ACCOGLIENZA TABOR Via Paolo III, 9 00165 Roma (RM) 29. CASA DI ESERCIZI SS. GIOVANNI E PAOLO PER IL CLERO E RELIGIOSI P.za Ss.Giovanni e Paolo, 13 00184 Roma (RM) 30. CASA DI NAZARETH Via Vicenza, 33 00185 Roma (RM) 31. CASA DI NAZARETH (LA) Via Martino V, 25 00167 Roma (RM) 32. CASA DI PROCURA DELL’ORDINE TEUTONICO Via Nomentana, 421 00162 Roma (RM) 33. CASA DI S.TA BRIGIDA P.za Farnese, 96 00186 Roma (RM) 34. CASA DI S.TA BRIGIDA Via delle Isole, 34 00198 Roma (RM) 35. CASA DI SPIRITUALITÀ S.TA RAFFAELLA MARIA Via XX Settembre, 65/B 00187 Roma (RM) 36. CASA DIVINA PROVVIDENZA Via Matteo Bartoli, 255 00143 Roma (RM) 37. CASA DON DOMENICO LEONATI Via Fabiola, 65 00152 Roma (RM) 38. CASA DOMITILLA Via delle Sette Chiese, 280 00147 Roma (RM) 39. 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CASA MATER ECCLESIAE Via Pineta Sacchetti, 502 00168 Roma (RM) 55. CASA MATER IMMACULATA Via Monte del Gallo, 38 00165 Roma (RM) 56. CASA MONSIGNOR AURELIO BACCIARINI Via Bernardino Telesio, 4/B 00195 Roma (RM) 57. CASA MONTEMARIO RESIDENZA CALASANZIANA Via degli Scolopi, 31 00136 Roma (RM) 58. CASA MYSTERIUM CHRISTI Via Merulana, 174 00185 Roma (RM) 59. CASA NOSTRA SIGNORA DELL’ATONEMENT Via Monte del Gallo, 105 00165 Roma (RM) 60. CASA NOSTRA SIGNORA DI FATIMA Via del Gianicolo, 4/A 00165 Roma (RM) 61. CASA NOSTRA SIGNORA MADRE DELLA MISERICORDIA Via Montecucco, 25 00148 Roma (RM) 62. CASA PADRI VOCAZIONISTI Via Cortina d’Ampezzo, 140 00135 Roma (RM) 63. CASA PAOLO VI V.le Vaticano, 92 00165 Roma (RM) 64. CASA PAPA GIOVANNI XXIII ISTITUTO DELLE SUORE FRANCESCANE ANGELINE Via Villa Troili, 26 00163 Roma (RM) 65. CASA PER FERIE “MARGHERITA TERESA” Via Aci Catena, 4 00133 Roma (RM) 66. CASA PER FERIE “CASA RAVASCO” Via Pio VIII, 28 00165 Roma (RM) 67. CASA PER FERIE ANCELLE DEL SANTUARIO Via David Salinieri, 5 00154 Roma (RM) 68. CASA PER FERIE AUXILIUM CHRISTIANORUM Via Giuseppe Missori, 19 00165 Roma (RM) 69. CASA PER FERIE DOMUS URBIS Opera Don Guanella Via della Bufalotta, 550 00139 Roma (RM) 70. CASA PER FERIE IL ROMITELLO Via Vincenzo Viara De Ricci, 24 00168 Roma (RM) 71. CASA PER FERIE MADRE SERAFINA Via Monte Fumaiolo, 29 00139 Roma (RM) 72. CASA PER FERIE MARIA SS. ASSUNTA Via Casilina, 235 00175 Roma (RM) 73. CASA PER FERIE S. ELISABETTA Via dell’Olmata, 9 00184 Roma (RM) 74. CASA PER FERIE S. JUAN DE RIBEIRA Via Aurelia, 337 00165 Roma (RM) 75. CASA PER FERIE S. RITA Via Nomentana, 514 00141 Roma (RM) 76. CASA PER FERIE S.TA MARIA ALLE FORNACI P.za Santa Maria alle Fornaci, 27/31 00165 Roma (RM) 77. CASA PER FERIE S.TA RITA P.za Madre Maria Teresa Spinelli 00141 Roma (RM) 78. CASA PER FERIE SACRO CUORE - SUORE PALLOTTINE Via di Porta Maggiore,34 00185 Roma (RM) 79. CASA PER FERIE SANTA EMILIA DE VIALAR Suore di San Giuseppe dell’Apparizione Via Paolo III, 16 00165 Roma (RM) 80. CASA PER FERIE SEVERINO FABRIANI Via Don Carlo Gnocchi, 70 00166 Roma (RM) 81. CASA PER FERIE VILLA BENEDETTA SUORE BENEDETTINE DELLA PROVVIDENZA Via della Moletta, 10 00154 Roma (RM) 82. CASA PER FERIE ”VILLA MARIA ROSA MOLAS” Suore di Nostra Signora della Consolazione Via Cervino, 6 00141 Roma (RM) 83. CASA PIA ADORAZIONE DEL SACRO CUORE Via Pineta Sacchetti, 231 00168 Roma (RM) 84. CASA POLACCA GIOVANNI PAOLO II Via Cassia, 1200 00189 Roma (RM) 85. CASA PRESENTAZIONE Via S. Agatone Papa, 16 00165 Roma (RM) 86. CASA REGINA ANGELORUM Via S. Giovanni della Croce, 33 00166 Roma (RM) 87. CASA REGINA PACIS Via di Bravetta, 267 00164 Roma (RM) 88. CASA S. BERNARDO Via Laurentina, 289 00142 Roma (RM) 89. CASA S. BERNARDO 2 Via Laurentina, 289 00142 Roma (RM) 90. CASA S. CARLO Via del Corso, 437 00186 Roma (RM) 91. CASA S. GIUSEPPE Via Iberia, 21 angolo Via Urbisaglia, 10 00183 Roma (RM) 92. CASA S. PIETRO D’ALCANTARA Via al Quarto Miglio, 117 00178 Roma (RM) 93. CASA S. ROSARIO T. Salvini, 2G Parioli 00197 Roma (RM) 94. CASA S. SISTO SUORE DOMENICANE Via Druso, 2 00184 Roma (RM) 95. CASA S. SOFIA Piazza Madonna dei Monti, 3 00184 Roma (RM) 96. CASA S.TA MARIA Via Appia Nuova, 1009 00178 Roma (RM) 97. CASA S.TA MARIA DEGLI ANGELI Via della Storta, 783 00123 Roma (RM) 98. CASA S.TO SPIRITO SUORE MISSIONARIE BENEDETTINE DI TUTZING Via dei Bevilacqua, 60 00163 Roma (RM) 99. CASA SACRA FAMIGLIA per turismo religioso, sociale e culturale V.le della Primavera, 41 00172 Roma (RM) 100. CASA SACRO COSTATO Via Alberto Vaccari, 9 00135 Roma (RM) 101. CASA SACRO CUORE Via Tommaso Zigliara, 19 00168 Roma (RM) 102. CASA SAN BENEDETTO MENNI Via Morgagni, 41 00161 Roma (RM) 103. CASA SAN GABRIELE Via Trionfale, 12840 00135 Roma (RM) 104. CASA SAN VINCENZO PALLOTTI Via di Porta Maggiore, 34 00185 Roma (RM) 105. CASA SANTA FRANCESCA ROMANA A PONTE ROTTO – PALAZZO DEI PONZIANI Via dei Vascellari, 61 00153 Roma (RM) 106. CASA SANT’AGATA Via Sant’Agata dei Goti, 24 00184 Roma (RM) 107. CASA SANT’ANNA Via Bari, 15 00161 Roma (RM) 108. CASA SANT’ORSOLA DELLE SUORE ORSOLINE Via del Casaletto, 541 00151 Roma (RM) 109. CASA SS. ANGELI CUSTODI Via Palmaria, 10 00141 Roma (RM) 110. CASA VACANZA RAINBOW HOUSE Raffaele Balestra, 44 00152 Roma (RM) 111. CASA VERSIGLIA CASA SALESIANA PER FERIE Viale Mazzini, 15 00045 Genzano di Roma (RM) 112. CASALE BOCCALEONE Via Collatina Vecchia, 127 00155 Roma (RM) 113. CATTEDRALE S. CUORE DI GESÙ E MARIA Via del Cenacolo, 43 – Loc. La Storta Roma (RM) 114. CENTRO ACCOGLIENZA “P.G. MINOZZI” Via dei Gigli d’Oro, 15 00186 Roma (RM) 115. CENTRO CULTURALE INTERNAZIONALE GIOVANNI XXIII Via del Conservatorio, 1 00186 Roma (RM) 116. CENTRO DI ACCOGLIENZA S. DOMENICO Congr. Suore Domenicane del SS. Sacramento Via degli Appennini, 37 00198 Roma (RM) 117. CENTRO DI DIFFUSIONE E DI SPIRITUALITÀ Via dei Riari, 44 00165 Roma (RM) 118. CENTRO DI SPIRITUALITÀ MARIA DE MATTIAS Via G. Baccelli, 88 00030 San Vito Romano (RM) 119. CENTRO DI SPIRITUALITÀ NOSTRA SIGNORA DEL SACRO CUORE Loc. La Storta – Via Cassia, 1826 00123 Roma (RM) 120. CENTRO DI SPIRITUALITÀ S.TA BRIGIDA Via Cassia, 2040 00123 Roma (RM) 121. CENTRO GIOVANILE S. BENEDETTO Via del Gazometro, 23 00154 Roma (RM) 122. CENTRO MISSIONARIO MARIANO CRISTO REDENTORE Via Galatea, 122 – La Rustica 00155 Roma (RM) 123. CENTRO RELIGIOSO BOEMO VELEHRAD Via delle Fornaci, 200 00165 Roma (RM) 124. CENTRO TRA NOI Via Machiavelli, 25 00185 Roma (RM) 125. CENTRO UNIVERSITARIO MARIANUM Via M. Boiardo, 30 00185 Roma (RM) 126. CENTRO UNIVERSITARIO REGINA MUNDI P.le Aldo Moro, 9 00185 Roma (RM) 127. CLARETIANUM L.go Lorenzo Mossa, 4 00165 Roma (RM) 128. COLLEGIO CELIMONTANO Fondazione Rui Via Palestro, 7 00185 Roma (RM) 129. COLLEGIO FRANCESCANO DI S. FRANCESCO A RIPA P.za San Francesco d’Assisi, 88 00153 Roma (RM) 130. COLLEGIO INTERNAZIONALE DI TERRA SANTA Via di Boccea, 590 00166 Roma (RM) 131. COLLEGIO KER MARIA Via E. Tanzi, 67 00135 Roma (RM) 132. COLLEGIO PORTANEVIA Fondazione Rui Via Laurentina, 86/q 00142 Roma (RM) 133. COLLEGIO S. CRISOGONO MARTIRE P.za Sonnino, 44 00153 Roma (RM) 134. COLLEGIO S. DAMIANO Via Villa Maggiorani, 16 00168 Roma (RM) 135. COLLEGIO S. LUCA L.go Francesco Vito, 1 00168 Roma (RM) 136. COLLEGIO SACRA FAMIGLIA – SUORE COLLEGINE DELLA SACRA FAMIGLIA Via Achille Mauri, 14 00135 Roma (RM) 137. COLLEGIO SCOZZESE Via Cassia, 481 00189 Roma (RM) 138. COLLEGIO UNIVERSITARIO VILLA DELLE PALME Fondazione Rui Lungotevere delle Armi, 12/13 00195 Roma (RM) 139. COMPAGNIA DI MARIA NOSTRA SIGNORA Via Nomentana, 333 00162 Roma (RM) 140. COMUNITÀ DELL’ASCOLTO – VILLAVERJUS Via Dronero, 9 00166 Roma (RM) 141. CONCEZIONISTE MISSIONARIE Via Nino Bixio, 75 00185 Roma (RM) 142. CONVENTO FRATIMINORI CAPPUCCINI P.za San Francesco, 2 00045 Genzano di Roma (RM) 143. CONVENTO SANT’AGOSTINO Seminario Agostiniano 00032 Carpineto Romano (RM) 144. CONVITTO ECCLESIASTICO INTERNAZIONALE CASA S. CARLO Via del Corso, 437 00186 Roma (RM) 145. CONVITTO PIO IX Via San Giovanni in Laterano, 73 00184 Roma (RM) 146. DOMUS AURELIA Via Aurelia, 218 00165 Roma (RM) 147. DOMUS AVENTINA Via di Santa Prisca, 11 00153 Roma (RM) 148. DOMUS CARMELITANA Via Alberico II, 44 00193 Roma (RM) 149. DOMUS INTERNATIONALIS PAULUS VI Via della Scrofa, 70 00186 Roma (RM) 150. DOMUS MARIAE Via Aurelia, 481 00165 Roma (RM) 151. DOMUS NOVA BETHLEM Via Cavour, 85/A 00184 Roma (RM) 152. DOMUS NOVA BETHLEM Via Cavour, 85/A 00184 Roma (RM) 153. DOMUS ROMANA SACERDOTALIS FONDAZIONE VATICANA Via della Traspontina, 18 00193 Roma (RM) 154. DOMUS SESSORIANA P.za di S. Croce in Gerusalemme, 10 00185 Roma (RM) 155. DOMUS VITELLIA Via Vitellia, 95 00152 Roma (RM) 156. ELISABETTA VENDRAMINI Via della Pineta Sacchetti, 145 00167 Roma (RM) 157. EREMO DOMENICANE DI S.TA ROSA DA LIMA Via del Pescaccio, 101 00166 Roma (RM) 158. EUGENIA RAVASCO P.za Galeno, 6 00162 Roma (RM) 159. EUGENIA RAVASCO P.za Stazione di San Pietro, 37 00165 Roma (RM) 160. FAMILY HOUSE Via Bixio, 72 00185 Roma (RM) 161. FIGLIE DELLA CROCE Via dell’Arancio, 68 00186 Roma (RM) 162. FIGLIE DI CRISTO RE Via Anicio Paolino, 64 00178 Roma (RM) 163. FONDAZIONE DI SANTO STEFANO D’UNGHERIA – CASA PER FERIE Via del Casaletto, 481 00151 Roma (RM) 164. FONDAZIONE GIOVANNI XXIII Via di Torre Rossa, 68 00165 Roma (RM) 165. FOYER PHAT DIEM Via Pineta Sacchetti, 45 00167 Roma (RM) 166. FRATERNA DOMUS Vic. del Leonetto, 16 00186 Roma (RM) 167. FRATERNITA’ SAN CARLO BORROMEO Via Boccea, 761 00166 Roma (RM) 168. HOTEL C.A.RI.S.MA. Centro Accoglienza Ricreativo Stella Maris V.le Marconi, 700 00146 Roma (RM) 169. HOTEL CASA TRA NOI Via Monte del Gallo, 113 00165 Roma (RM) 170. HOTEL DOMUS PACIS Via di Torre Rossa, 94 00165 Roma (RM) 171. HOTEL PONTE SISTO Via dei Pettinari, 64 00186 Roma (RM) 172. HOTEL S.TA PRISCA L.go M. Gelsomini, 25 00153 Roma (RM) 173. HOTEL VILLA ROSA Via Giovanni Prati, 1 00152 Roma (RM) 174. I GIGLI DELLA MONTAGNA CASA PER FERIE SANT’ORSOLA Via Monte Senario, 83 00141 Roma (RM) 175. ISTITUTO BAMBIN GESÙ Via Urbana, 1 00184 Roma (RM) 176. ISTITUTO CARDINALE G. GUARINO Via degli Urali, 30 00144 Roma (RM) 177. ISTITUTO CAVANIS Via Casilina, 600 00177 Roma (RM) 178. ISTITUTO DELL’ASSUNZIONE V.le Romania, 32 00196 Roma (RM) 179. ISTITUTO DELLE SUORE CARMELITANE Via Trionfale, 6157 00135 Roma (RM) 180. ISTITUTO DON CALABRIA Via Giambattista Soria, 13 00168 Roma (RM) 181. ISTITUTO ECCLESIASTICO MARIA IMMACOLATA Via del Mascherone, 55 00186 Roma (RM) 182. ISTITUTO FIGLIE DI MARIA MISSIONARIE Via Giovanni Battista Canobi, 18 00151 Roma (RM) 183. ISTITUTO FIGLIE DI NOSTRA SIGNORA DEL SACRO CUORE Via Cassia, 1826 Loc. La Storta Roma (RM) 184. ISTITUTO IMMACOLATA CONCEZIONE DI N.S. DI LOURDES Via Domenico Tardini, 40 00167 Roma (RM) 185. ISTITUTO LEGA – SUORE DELLA SACRA FAMIGLIA Via Cimone, 19 00141 Roma (RM) 186. ISTITUTO MADRE MARIA ZILERI - ORSOLINE MISSIONARIE DEL SACRO CUORE Via Nomentana, 309 00162 Roma (RM) 187. ISTITUTO MARCHESA TERESA GERINI Via Tiburtina, 994 00156 Roma (RM) 188. ISTITUTO MARIA CONSOLATRICE Via degli Etruschi, 13 00185 Roma (RM) 189. ISTITUTO MATER DOLOROSA Via Alessandro Torlonia, 14 00161 Roma (RM) 190. ISTITUTO MATER ECCLESIAE Salita Monte del Gallo, 27 00165 Roma (RM) 191. ISTITUTO NOSTRA SIGNORA DELLA COMPASSIONE Via Orti di Galba, 13 00152 Roma (RM) 192. ISTITUTO NOSTRA SIGNORA DI LOURDES Via Sistina, 113 00187 Roma (RM) 193. ISTITUTO PUREZZA DI MARIA SANTISSIMA V.le Parioli, 49/51 00197 Roma (RM) 194. ISTITUTO RELIGIOSE ORSOLINE U.R. CASA PER FERIE Via Nomentana, 34 00161 Roma (RM) 195. ISTITUTO S. GIOVANNI BOSCO V.le dei Salesiani, 9 00175 Roma (RM) 196. ISTITUTO S. GIUSEPPE Via L. Luzzati, 11 00185 Roma (RM) 197. ISTITUTO S. GIUSEPPE DELLA MONTAGNA V.le Vaticano, 88 00165 Roma (RM) 198. ISTITUTO S. GIUSEPPE DI CLUNY Via Angelo Poliziano, 38 00184 Roma (RM) 199. ISTITUTO S. TOMMASO DI VILLANOVA V.le Romania, 7 00196 Roma (RM) 200. ISTITUTO S.TA CATERINA DA SIENA P.le Numa Pompilio, 45 00184 Roma (RM) 201. ISTITUTO S.TA DOROTEA Salita Sant’Onofrio, 38 00165 Roma (RM) 202. ISTITUTO S.TA GIULIANA FALCONIERI Via S. Giuseppe Calasanzio, 1 00186 Roma (RM) 203. ISTITUTO S.TE RUFINA E SECONDA Via della Lungaretta, 92 00153 Roma (RM) 204. ISTITUTO SACRA FAMIGLIA DI URGELL Via Dandolo, 25 00153 Roma (RM) 205. ISTITUTO SACRO CUORE Via Valtellina, 97 00151 Roma (RM) 206. ISTITUTO SALESIANO S. LUIGI VERSIGLIA V.le Mazzini, 15 00045 Genzano di Roma (RM) 207. ISTITUTO SAN GAETANO – CASA PER FERIE – ROMA Viale di Trastevere, 251 00153 Roma (RM) 208. ISTITUTO SANT’ORSOLA DI SAN CARLO A SANT’AMBROGIO Via Livorno, 50 00162 Roma (RM) 209. ISTITUTO SIORE DELLE POVERELLE Via Baccaria, 5 – Loc. La Storta Roma (RM) 210. ISTITUTO SUORE ADORATRICI Via Alessandro Torlonia, 6 00161 Roma (RM) 211. ISTITUTO SUORE BUON SALVATORE Via Leopardi, 17 00185 Roma (RM) 212. ISTITUTO SUORE CARMELITANE TERESIANE Via Tasso, 157 00185 Roma (RM) 213. ISTITUTO SUORE DI S. GIUSEPPE DI CHAMBERY Via del Casaletto, 260 00151 Roma (RM) 214. ISTITUTO SUORE OSPEDALIERE DI S. PAOLO DI CHARTES P.za Sessa Aurunca, 9 00177 Roma (RM) 215. LA NOSTRA FAMIGLIA Via Brenta, 14 00198 Roma (RM) 216. MADONNA CENACOLO Via Vincenzo Ambrosio, 9 Roma (RM) 217. MADRE MARIA EUGENIA V.le Romania, 32 00197 Roma (RM) 218. MAESTRE PIE FILIPPINI L.go Santa Lucia Filippini, 20 00186 Roma (RM) 219. MATER MUNDI Via Lorenzo Rocci, 64 00151 Roma (RM) 220. MERCEDARIE DELLA CARITÀ Via Iberia, 8 00183 Roma (RM) 221. MISSIONARIE DELL’IMMACOLATA Via dei Quattro Cantoni, 36 00184 Roma (RM) 222. MONASTERO DI S. BERNARDO ALLE TERME Via Torino, 94 00184 Roma (RM) 223. MONASTERO DI S. PAOLO FUORI LE MURA Via Ostiense, 186 00146 Roma (RM) 224. MONASTERO DI S.TA MARIA DEI SETTE DOLORI Via Garibaldi, 27 00153 Roma (RM) 225. MONASTERO DI S.TA SUSANNA Via XX Settembre, 14 00187 Roma (RM) 226. MONASTERO RUSSO USPENSKIJ Via della Pisana, 342 00163 Roma (RM) 227. MONASTERO SANTI VINCENZO E ANASTASIO Via Acque Salvie, 1 00142 Roma (RM) 228. NUOVO JOANNEUM L.go Francesco Vito, 1 00168 Roma (RM) 229. OASI FRANCESCANA Via Forte Trionfale, 2 00135 Roma (RM) 230. OASI FRANCESCANA Tiburtina km 47,200 loc. San Cosimato 00029 Roma (RM) 231. OASI SAN GIUSEPPE Via del Fontanile Arenato, 277 00163 Roma (RM) 232. OBLATE DI S.TA FRANCESCA ROMANA DEL MONASTERO DI TOR DE’ SPECCHI Via del Teatro Marcello, 32 00186 Roma (RM) 233. OPERA S. PIO X Via degli Etruschi, 36 00185 Roma (RM) 234. OSPITALITA’ PAOLINA VILLA BASSI Via Giacinto Carini, 24 00152 Roma (RM) 235. OSTELLO (TESSERA AIG) Viale delle Olimpiadi, 61, Foro Italico Roma (RM) 236. OSTELLO MARELLO Via Urbana, 50 00184 Roma (RM) 237. PARVA DOMUS MARIAE Via di Valle Alessandra, 35 00133 Roma (RM) 238. PENSIONATO S. PAOLO V.le F. Baldelli, 41 00146 Roma (RM) 239. PENSIONE ANCELLE DELL’AMORE MISERICORDIOSO Via Casilina, 323 00176 Roma (RM) 240. PIE OPERAIE DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE FRANCESCO ANTONIO MARCUCCI Via dei Sabelli, 177 00185 Roma (RM) 241. PONTIFICIO ATENEO SALESIANO P.za dell’Ateneo Salesiano 00139 Roma (RM) 242. PROCURA GENERALE- SUORE MISSIONARIE PALLOTTINE Casa Per Ferie V.le delle Mura Aurelie, 7/B San Pietro 00165 Roma (RM) 243. QUO VADIS Via Luigi Capucci, 4 00147 Roma (RM) 244. RELIGIOSE DI MARIA IMMACOLATA Via Cassia, 585 00189 Roma (RM) 245. RESIDENZA DI OSPITALITÀ PROTETTA AGOSTINO GEMELLI L.go A. Gemelli, 8 00168 Roma (RM) 246. RESIDENZA MADRI PIE ROMA Via Alcide de Gasperi, 4 (Cavalleggeri) A 150 metri dal colonnato di sinistra di P.zza San Pietro 00165 Roma (RM) 247. RESIDENZA SANITARIA DI OSPITALITA’ PROTETTA L.go Francesco Vito, 1 00167 Roma (RM) 248. RESIDENZA UNIVERSITARIA INTERNAZIONALE (RUI) Fondazione Rui Via Sierra Nevada, 10 00144 Roma (RM) 249. SALESIANUM BEATO MICHELE RUA Via della Pisana, 1111 00163 Roma (RM) 250. SANTA CHIARA Via della Cava Aurelia, 17 00165 Roma (RM) 251. SANTA LUCIA FILIPPINI Via delle Botteghe Oscure, 42 00186 Roma (RM) 252. SANTA MARIA Via di Villa Ricotti, 2/4 00161 Roma (RM) 253. SANTUARIO N.S. DI FATIMA Via Ponte Terra, 8 00010 San Vittorino Romano (RM) 254. SEMINARIO INTERNAZIONALE GIOVANNI PAOLO II Via Monte della Farina, 64 00186 Roma (RM) 255. ST. ROSE’S VILLA ROSA Via delle Terme Deciane, 5 00153 Roma (RM) 256. SUORE DEI POVERI DI S. VINCENZO DE’ PAOLI Via Carlo Emanuele I, 14 00185 Roma (RM) 257. SUORE DEL PREZIOSISSIMO SANGUE Santa Maria Mediatrice, 8 00165 Roma (RM) 258. SUORE DEL SACRO CUORE DEL VERBO INCARNATO Via G.A. Guattani, 7 00161 Roma (RM) 259. SUORE DELLA RIPARAZIONE Via Aurelia, 481 00165 Roma (RM) 260. SUORE DELLA S.TA FAMIGLIA DI VILLEFRANCHE L.go Arrigo VII, 2 00153 Roma (RM) 261. SUORE DELLA SACRA FAMIGLIA - ISTITUTO LEGA Via Cimone, 19 00141 Roma (RM) 262. SUORE DELLO SPIRITO SANTO Via della Pineta Sacchetti, 227 00168 Roma (RM) 263. SUORE DI CARITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE D’IVREA Via della Lungaretta, 92 00153 Roma (RM) 264. SUORE DI CARITÀ DI N.S. DEL BUONO E PERPETUO SOCCORSO Via Merulana, 170 00185 Roma (RM) 265. SUORE DI MARIA SS. DELLA PURITÀ Via S. Croce in Gerusalemme, 96 00185 Roma (RM) 266. SUORE DI NOSTRA SIGNORA DEL BUON SOCCORSO Via degli Artisti, 38 00187 Roma (RM) 267. SUORE DI NOSTRA SIGNORA DEL RITIRO AL CENACOLO P.za Madonna del Cenacolo, 15 00136 Roma (RM) 268. SUORE DI S. FILIPPO NERI Via Monte Pertica, 23 00195 Roma (RM) 269. SUORE DI S. GIOVANNI BATTISTA V.le Giulio Cesare, 108 00192 Roma (RM) 270. SUORE DI S.TA MARIA MADDALENA POSTEL Via di Porta Pertusa, 2 00165 Roma (RM) 271. SUORE DI SANTA BRIGIDA Via Cassia, 2040 – Loc. La Storta Roma (RM) 272. SUORE DOMENICANE DELLA BEATA IMELDA Via Trionfale, 8338 00135 Roma (RM) 273. SUORE FRANCESCANE DELLA CROCE DEL LIBANO Via Fratelli Bandiera, 19 00152 Roma (RM) 274. SUORE MARCELLINE Via Dandolo, 59 00153 Roma (RM) 275. SUORE MERCEDARIE MISSIONARIE DI BERRIZ V.le Pola, 10 00198 Roma (RM) 276. SUORE OBLATE DI S. FRANCESCO SAVERIO Via del Calice, 36 00178 Roma (RM) 277. SUORE ORSOLINE DI MARIA IMMACOLATA Via Dandolo, 46 00153 Roma (RM) 278. SUORE PIE OPERAIE Via di Torre Argentina, 76 00186 Roma (RM) 279. SUORE SALESIANE DEI SACRI CUORI Via Guicciardini, 4 00184 Roma (RM) 280. SUORE SALESIANE OBLATE DEL SACRO CUORE Via Bonvesin de la Riva, 55 00137 Roma (RM) 281. SUORE TERZIARIE FRANCESCANE DELLA MADRE DEL DIVIN PASTORE Via Pio VIII, 16 00165 Roma (RM) 282. TEATRO ORIONE Via Tortona, 7 00183 Roma (RM) 283. VILLA ANGELI Via P. Bentivoglio, 12 00165 Roma (RM) 284. VILLA ANNUNZIATA Via di Villa Maggiorani, 9 00168 Roma (RM) 285. VILLA AURELIA Via Leone XIII, 459 00165 Roma (RM) 286. VILLA AURELIA Via del Casale di San Pio V, 20 00165 Roma (RM) 287. VILLA EUR PARCO DEI PINI P.le Marcellino Champagnat, 2 00144 Roma (RM) 288. VILLA FATIMA – SUORE OBLATE DEL SANTISSIMO REDENTORE Via P. Bentivoglio, 1 00165 Roma (RM) 289. VILLA LANTE Via San Francesco di Sales, 18 00165 Roma (RM) 290. VILLA LETIZIA Via Diomede Marvasi, 30 00165 Roma (RM) 291. VILLA LITUANIA P.za Asti, 25 00182 Roma (RM) 292. VILLA MARIA L.go Giovanni Berchet, 4 Monteverde vecchio 00152 Roma (RM) 293. VILLA MARIA CRISTINA BRANDO Via Cassia, 490 00189 Roma (RM) 294. VILLA MARIA INES Missionarie Clarisse del Santissimo Sacramento Via Cardinal Garampi, 17 00167 Roma (RM) 295. VILLA MARIA PIA Via Aurelia, 564 00165 Roma (RM) 296. VILLA MARIA REGINA Via della Camilluccia, 687 00135 Roma (RM) 297. VILLA MATER REDEMPTORIS Via Francesco Tamagno, 38 00168 Roma (RM) 298. VILLA PRIMAVERA Via della Stazione di Ottavia, 86/88 00135 Roma (RM) 299. VILLA ROSARIO Via Pietro d’Assisi, 15 00151 Roma (RM) 300. VILLA S. GIOVANNI BATTISTA Via del Casale di S. Pio V, 1 00165 Roma (RM) 301. VILLA S. GIUSEPPE Via Antonio Cerasi, 3 00152 Roma (RM) 302. VILLA S. ROMANO Via Casale di Tor di Quinto, 11/13 00191 Roma (RM) 303. VILLA S. VINCENZO FERRERI Via Maria Domenica Brun Barbantini, 151 00123 Roma (RM) 304. VILLA SERENA S.TA MARIA Via della Pisana, 321 00163 Roma (RM) 305. VILLA XIMENES COLLEGIO UNIVERSITARIO Via Bartolomeo Eustachio, 2 00161 Roma (RM) 306. VILLAGGIO S. GIUSEPPE Via Selva Candida, 671 00166 Roma (RM)<br />
E A MILANO…<br />
1. CASA DEL CLERO DOMUS MATER ECCLESIAE 2. CASA DEL CLERO SAN TOMMASO 3. CASA DEL GIOVANE DELL\’OPERA DON ORIONE 4. CASA IMMACOLATA CONCEZIONE 5. CENTRO GIOVANILE PAVONIANO 6. CENTRO PAOLO VI 7. CENTRO SALESIANO PAOLO VI 8. CENTRO UNIVERSITARIO – COLLEGIO UNIVERSITARIO ARCIVESCOVILE 9. COLLEGIO LUDOVICIANUM 10. COLLEGIO SUORE STIMMATINE 11. COLLEGIO UNIVERSITARIO TORRESCALLA 12. COLLEGIO UNIVERSITARIO VISCONTEA 13. ISTITUTO CASATI 14. ISTITUTO GHISLANZONI 15. ISTITUTO LA CASA 16. ISTITUTO MARIANUM 17. ISTITUTO PREZIOSISSIMO SANGUE 18. ISTITUTO SACRO CUORE 19. ISTITUTO SAN GAETANO 20. MONASTERO SAN BENEDETTO 21. OSTELLO PER LA GIOVENTÙ ”PIERO ROTTA” – AIG 22. PATRONATO S. VINCENZO &#8211; CASA UNIVERSITARIA MASCHILE 23. PENSIONATO EGIDIO TREZZI DEL L’OPERA CARD. FERRARI 24. PENSIONATO FEMMINILE MADRE CABRINI 25. PENSIONATO FEMMINILE SAN PAOLO 26. PENSIONATO FIGLIE DI SANT’ANGELA MERICI 27. PENSIONATO MARIA IMMACOLATA 28. PENSIONATO MARIA SS. CONSOLATRICE 29. PENSIONATO ORSOLINE MISSIONARIE DEL SACRO CUORE 30. PENSIONATO PADRE SEMERIA 31. PENSIONATO SAN FILIPPO 32. PENSIONATO SANTA GIULIANA 33. PENSIONATO UNIVERSITARIO ACISJF 34. PENSIONATO UNIVERSITARIO BERTONI 35. PENSIONATO UNIVERSITARIO S. FRANCESCO 36. RESIDENZA ALTAI &#8211; FONDAZIONE RUI 37. RESIDENZA SANTA MARCELLINA 38. RESIDENZA UNIVERSITARIA ISTITUTO GONZAGA 39. RESIDENZA UNIVERSITARIA TORRIANA – FONDAZIONE RUI 40. SUORE CAPPUCCINE DI MADRE RUBATTO 41. SUORE IMMACOLATINE 42. SUORE ORSOLINE DELLA SACRA FAMIGLIA<br />
DAL SITO DE &#8220;IL MALE&#8221;: http://www.ilmale.net/2011/12/ici-sulla-prima-chiesa-lelenco-degli-immobili-del-vaticano-deicizzati-a-roma-e-milano/#comment-78</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/06/m-ici-diale/">M&#8217; ICI DIALE</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>NUOVI INQUADERNATI 6.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/04/nuovi-inquadernati-6/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/12/04/nuovi-inquadernati-6/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 04:49:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Quaderni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>MARCO SIMONELLI</strong></p>
<p>Pretty Picture</p>
<p>Si sciolsero i Soft Cell nel millenovecentottantaquattro<br />
e questo è confermabile, lo dice wikipedia, è un fatto vero<br />
come è vero che il synth-pop negli anni ‘80 contendeva<br />
le vette d&#8217; hit-parade ad internazionali megalomani melodici<br />
ed è vero come è vera la tequila, il lemon soda, il tuo bicchiere<br />
uno schermo di ghiaccio, di bottiglia da cui mi vedi a tratti<br />
come dietro al vetro zigrinato di una doccia con qualcuno –<br />
ed è vero come è vero che accendo una sigaretta dietro l&#8217;altra<br />
solamente quando percepisco nell&#8217;ambiente un&#8217;insolita tensione.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/04/nuovi-inquadernati-6/">NUOVI INQUADERNATI 6.</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MARCO SIMONELLI</strong></p>
<p>Pretty Picture</p>
<p>Si sciolsero i Soft Cell nel millenovecentottantaquattro<br />
e questo è confermabile, lo dice wikipedia, è un fatto vero<br />
come è vero che il synth-pop negli anni ‘80 contendeva<br />
le vette d&#8217; hit-parade ad internazionali megalomani melodici<br />
ed è vero come è vera la tequila, il lemon soda, il tuo bicchiere<br />
uno schermo di ghiaccio, di bottiglia da cui mi vedi a tratti<br />
come dietro al vetro zigrinato di una doccia con qualcuno –<br />
ed è vero come è vero che accendo una sigaretta dietro l&#8217;altra<br />
solamente quando percepisco nell&#8217;ambiente un&#8217;insolita tensione.</p>
<p>Ed è vero come è vero che Marc Almond si chiede con Sex Dwarf<br />
se non sia carino veramente, con zuccherini e poi con spezie varie<br />
attirare un bambolotto, un tipo truzzo, un tizio danzereccio<br />
in una vita scandalosamente piena di vizio abbacinato<br />
come è vero che nell&#8217;ottantaquattro avevo solamente cinque anni<br />
e davvero pensavo che da grande in una discoteca succedessero<br />
le cose che un bambino non dovrebbe certamente mai vedere<br />
ma ero un tipo attento e interessato, divoravo conoscenze<br />
e inoltre ballare mi piaceva, soprattutto poi davanti ai grandi.<span id="more-40441"></span></p>
<p>E questa non è altro che una prova schiacciante e non so bene<br />
se per l&#8217;accusa oppure la difesa ma rimane comunque un fatto vero,<br />
una foto sfocata che ti ritorna in mente come alla radio un ritornello –<br />
e se adesso so con sicurezza ciò che si dice in giro degli uomini bassini<br />
è solo perché anch&#8217;io sbiadendo m&#8217;ingiallisco e poi passo di moda<br />
come Marc Almond che adesso canta le canzoni di Jacques Brel<br />
e tuttavia rimane un fascinoso cinquantenne, e la tequila è lì<br />
che mi separa da te, da qualcun altro, in una discoteca di vaniglia<br />
dove conta solamente la presenza, qualunque cosa accada.</p>
<p>Leptocephalus brevirostris</p>
<p>Quando, venendo dal capoluogo sfrecci lungo la Firenze-Mare<br />
lo vedi chiaramente azzurro nella valle dal cavalcavia;<br />
dopo la galleria ti salta addosso al parabrezza<br />
e per un attimo ci credi, che sia davvero il mare.<br />
Sul lago, Puccini passò la sua vecchiaia.</p>
<p>Accadde quando ancora l&#8217;epoca rampante riscopriva<br />
i piatti regionali con la degustazione d&#8217;un gourmet,<br />
cibo povero di quando la famiglia non poteva<br />
permettersi la carne ad ogni pasto.<br />
Dice l&#8217;Artusi che i cuccioli d&#8217;anguilla<br />
sono foglie d&#8217;oleandro trasparenti come il vetro:<br />
la borsa spermatica del maschio è simile all&#8217;ovario della femmina<br />
e migrano nei laghi per una metamorfosi.<br />
Aspirano l&#8217;h anche quaggiù, le chiamano le ciehe.</p>
<p>Da giorni ne parlavano, gli adulti,<br />
scambiandosi al telefono un codice segreto;<br />
ce l&#8217;avrebbe fatta, dunque, il pesciaiolo &#8211; quel pirata -<br />
a procurare l&#8217;illegale bottino d&#8217;ambizione<br />
e poco male se quel fiero pasto costava allora<br />
poco meno d&#8217;un milione: le anguille appena nate<br />
sono prelibate.</p>
<p>Mio padre sul cancello coi contanti<br />
aspettava il pusher pesciaiolo<br />
con l&#8217;ansia d&#8217;un drogato in astinenza.<br />
In un sacchetto d&#8217;acqua, brulicanti,<br />
molli e trasparenti s&#8217;agitavano a migliaia &#8211; girini ancora vivi -<br />
guidate da un interno istinto inutile oramai,<br />
proprio come spermatiche creature che già sanno<br />
dove andare per trasformarsi in altro.</p>
<p>Sul setaccio schizzarono frenetiche,<br />
inquieti murenoidi all&#8217;oscuro della situazione.<br />
Mia madre versò una goccia d&#8217;acqua<br />
sull&#8217;enorme padella prestata da un&#8217;amica:<br />
sfrigolando evaporò dopo un momento.</p>
<p>Sui crostini fatte pappa, nella pasta lunga come condimento<br />
insieme a poca scorza dell&#8217;arancia e poi limone:<br />
durante la cottura quell&#8217;agonia dell&#8217;olio caldo le tramuta,<br />
sbiancandole le allunga e a colpo d&#8217;occhio non sapresti<br />
distinguere le larve da un piatto di bavette.<br />
Tranne forse per quegli occhi, minuscoli puntini<br />
ad un&#8217; estremità dello spaghetto, neri come<br />
se la luce in un istante fosse implosa.</p>
<p>Non era pepe ma uno sguardo<br />
che non implora più.</p>
<p>Spiaggia libera</p>
<p>Viale dei Tigli, la variante Aurelia srotola la strada: siamo nello sciame,<br />
magliette, ciabatte, stampate fantasie multicolori, un fluorescente<br />
succhiare di Calippo per la strada; domenica, c&#8217;è il sole, tutti quanti<br />
quantificano all&#8217;aria la pelle nuda ancora da ustionare.</p>
<p>Passeremo svoltando la pineta, sicuri di trovarti ancora lì.<br />
Il tuo tipo è uno che respira: una faccia da schiaffi, tatuato,<br />
efebico oppure ipertricotico, lo strepitoso fascino<br />
dell&#8217;ultracinquantenne in piena forma. E dopo le dune l’orizzonte.</p>
<p>Sei fissa in una fascia Gucci bianca intera, sei Liz Taylor,<br />
la Circe più abbronzata e bionda tinta della costa.<br />
Anna, minaccia ancora la nostra ingenuità. Hai quarant&#8217;anni.<br />
Distesa sul tuo telo rosa fuxia circòndati di giovani,</p>
<p>più giovane tu di quella giovane che vinse l&#8217;anno scorso<br />
lo sponsorizzato concorso di Miss Trans.<br />
Stenderemo intorno al tuo gli asciugamani, riprenderai la storia<br />
di un autunno che chirurgicamente tu non senti:</p>
<p>ricevi a casa adesso, eppure nei dintorni ci passi volentieri,<br />
saluti le tue amiche, ci racconti di un&#8217;età lontana quando eri<br />
a Livorno ragazzino e non ancora Towanda la Guerriera.<br />
E poi siliconati impianti e mai avvenute evirazioni.</p>
<p>Quando dalla base americana sfrecciavano le reclute<br />
i rangers, per te tutti marines: tutta salute all&#8217;epoca del dollaro!<br />
Limpidi guanti: l&#8217;Aurelia a Migliarino, Marina di Vecchiano.<br />
Avevi una roulotte. Passavi avanti a tutte per un salario serio.</p>
<p>Adesso puoi permetterti di scegliere: estrogeni, lunga transizione –<br />
l&#8217;hai letto sul tuo corpo che l&#8217;uomo da solo si spaventa.<br />
I tuoi contanti dentro al portafoglio proteggono il domani<br />
dall&#8217;incerto precariato. L&#8217;hai sudato, questo apprendistato.</p>
<p>Gli uomini sono come dei gattini, non devi accarezzarli contropelo<br />
si rischia il graffio, un taglio involontario e curati di te<br />
e solo dopo curati di loro: passa i polpastrelli dietro al collo,<br />
le loro fusa spasmi, un lamentarsi al caldo del sudore.</p>
<p>A mezzogiorno pranzi col ghiacciolo, dagli ambulanti compri<br />
braccialetti di filo colorato, ad ogni nodo un desiderio:<br />
gli amici, dimagrire, i conoscenti: pochi ma leali.<br />
Verrai da noi a cena. Arriverai col sugo per la pasta.</p>
<p>All’una un’altra lucky strike, assisti alla sfilata:<br />
abbronzàti si scrutano bagnandosi i piedi alla battigia,<br />
l’incendio dei costumi. Sono mimmi<br />
nei giorni di vacanza, non sai se in salvo o in saldo.</p>
<p>Da quando l&#8217;hai rivisto non fai che ripensarci.<br />
Ricordi come pianse quando seppe; il suo corpo tremava,<br />
scoraggiato ti disse che eri bella come una regina.<br />
Si guardava peloso il ventre piatto. Gli estrogeni erano impossibili.</p>
<p>La resina s’appiccica sui corpi, è stato come un pianto.<br />
Li vedi ritornare, riconsideri il sorriso, il pomeriggio<br />
scroscia in chiacchiericcio, sei raggiante, la tua socialità<br />
dimentica imprevisti e probabili armatori vedovi da poco.</p>
<p>L’amore equo e solidale lo impareremo dopo.<br />
Diana cacciatrice: sei come Salomè con il battista,<br />
l’esperienza ti ha insegnato a fischiare agli stalloni<br />
come fossi un camionista.</p>
<p>Adesso ti slanci, una corsa di cerbiatto e spruzzi il mare<br />
le onde che affronti in pieno petto ti spostano il costume,<br />
mostri il seno e per pudore abbassiamo tutti gli occhi,<br />
e tu ci guardi come quelli che restano all’asciutto.</p>
<p><strong>MARCO SIMONELLI</strong> è nato nel 1979 a Firenze, dove vive. Lavora come traduttore. Ha pubblicato Memorie di un casamento ferroviere del ‘66 (Florence Art, 1998), Sesto Sebastian – Trittico per scampata peste (Lietocolle, 2004), Palinsesti (Zona, 2007) e Will – 24 sonetti (d’If, 2009). Per Black Sun Productions ha scritto i testi di Hotel Oriente (anarcocks.com, 2011)</p>
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<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/27/nuovi-inquadernati-5/">Fabio Donalisio</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/04/nuovi-inquadernati-6/">NUOVI INQUADERNATI 6.</a></p>
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		<title>DIRITTI DIRITTI</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 17:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[kato kisule]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Rovasio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Sergio Rovasio</p>
<p>Venerdì 2 dicembre alle ore 15 presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano (aula 410, via Festa del Perdono, 7) si apre un convegno dal titolo: “La via giudiziaria delle coppie omosessuali che chiedono il riconoscimento dei loro diritti: un approccio di diritto comparato”, partecipano Marilisa D’Amico, &#8220;Le coppie omosessuali nello spazio comune europeo&#8221;, Carlo Rimini, &#8220;La disciplina della convivenza omosessuale: questioni di metodo fra modello francese e modello tedesco&#8221;, Cesare Pitea, “La giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani”, Ugo Millul, &#8220;Diritti fondamentali in Europa e negati in Italia&#8221;, Livio Scaffidi, &#8220;Coppie same-sex: le diverse forme di unione&#8221;.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/01/diritti-diritti/">DIRITTI DIRITTI</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Sergio Rovasio</p>
<p>Venerdì 2 dicembre alle ore 15 presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano (aula 410, via Festa del Perdono, 7) si apre un convegno dal titolo: “La via giudiziaria delle coppie omosessuali che chiedono il riconoscimento dei loro diritti: un approccio di diritto comparato”, partecipano Marilisa D’Amico, &#8220;Le coppie omosessuali nello spazio comune europeo&#8221;, Carlo Rimini, &#8220;La disciplina della convivenza omosessuale: questioni di metodo fra modello francese e modello tedesco&#8221;, Cesare Pitea, “La giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani”, Ugo Millul, &#8220;Diritti fondamentali in Europa e negati in Italia&#8221;, Livio Scaffidi, &#8220;Coppie same-sex: le diverse forme di unione&#8221;.<br />
I lavori proseguiranno Sabato 3 dicembre presso il Residence San Vittore (Via San Vittore, 34 – Milano). Sono previste le seguenti ulteriori relazioni :<span id="more-40896"></span><br />
- Matrimonio tra persone dello stesso sesso: le cause pilota, Massimo Clara – Gian Mario Felicetti<br />
- Via legale e Soccorso Civile, Filomena Gallo<br />
- La difesa del diritto all’orientamento sessuale in Europa e nel mondo, Renato Sabbadini, Segretario genereale Ilga – Bruxelles e Ottavio Marzocchi, funzionario al Parlamento Europeo &#8211; Bruxelles;<br />
- Riforma del diritto di famiglia e convivenze: Bruno De Filippis;<br />
- Uganda, la situazione nel paese: dall&#8217;assassinio di David Kato Kisule all&#8217;odio fondamentalista di Stato: John Francis Onyango, avvocato di David Kato Kisule &#8211; Kampala, Uganda; Stefano Fabeni, Heartland Alliance – Washington;<br />
- Proibizionismo sulla prostituzione: i danni al paese, all’economia e alle lavoratrici e lavoratori del sesso: Pia Covre, Presidente del comitato per i diritti civili delle prostitute; Sergio Rovasio, lotta al proibizionismo sulla prostituzione, idee e proposte di iniziativa politica:<br />
- Intersex e diritti negati: quali battaglie comuni con il movimento GLBT(E) in Italia? Con Michela Balocchi;<br />
- Alleanza per i diritti e contro le discriminazioni: perché e come, con: Rita Bernardini, Presidente Certi Diritti e Massimiliano Monnanni, direttore UNAR; CGIL &#8211; Settore Nuovi Diritti, Gigliola Toniollo; ALA MILANO ONLUS, Vincenzo Cristiano e Antonia Monopoli, ASGI Livio Neri; ASS. VITA INDIPENDENTE, Ida Sala. Coordina Enzo Cucco</p>
<p>La sera di Sabato 3 dicembre:<br />
- Quando i diritti si fanno cultura di e con Elio De Capitani e Ida Marinelli</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/01/diritti-diritti/">DIRITTI DIRITTI</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>RAI &#8211; INFORMAZIONE NEGATA</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/30/rai-informazione-negata/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 14:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[aids]]></category>
		<category><![CDATA[Brokeback Mountain]]></category>
		<category><![CDATA[certi diritti]]></category>
		<category><![CDATA[coppie di fatto]]></category>
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		<category><![CDATA[Rai]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=40869</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Certi Diritti</p>
<p>Richiesta di mobilitazione affinché la Rai svolga VERAMENTE servizio pubblico.</p>
<p>Chiedi con noi all&#8217;autorità garante delle comunicazioni, l&#8217;Agcom, che la RAI finalmente apra un dibattito pubblico sulle libertà sessuali e le discriminazioni di genere!</p>
<p>La RAI, oltre a censurare tutte le immagini di baci e matrimoni che non siano eterosessuali (come nel caso di &#8216;Brokeback Montain&#8217; e &#8216;Un ciclone in convento&#8217;), negli ultimi anni ha dedicato meno dello 0,02% dello spazio all&#8217;informazione sulle coppie di fatto, sulle famiglie non tradizionali e sulla riforma del diritto di famiglia, che è una necessità avvertita da milioni di cittadini.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/30/rai-informazione-negata/">RAI &#8211; INFORMAZIONE NEGATA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Certi Diritti</p>
<p>Richiesta di mobilitazione affinché la Rai svolga VERAMENTE servizio pubblico.</p>
<p>Chiedi con noi all&#8217;autorità garante delle comunicazioni, l&#8217;Agcom, che la RAI finalmente apra un dibattito pubblico sulle libertà sessuali e le discriminazioni di genere!</p>
<p>La RAI, oltre a censurare tutte le immagini di baci e matrimoni che non siano eterosessuali (come nel caso di &#8216;Brokeback Montain&#8217; e &#8216;Un ciclone in convento&#8217;), negli ultimi anni ha dedicato meno dello 0,02% dello spazio all&#8217;informazione sulle coppie di fatto, sulle famiglie non tradizionali e sulla riforma del diritto di famiglia, che è una necessità avvertita da milioni di cittadini.<span id="more-40869"></span><br /> Che dire poi della prostituzione, un fenomeno sociale mai discusso se non in chiave moralistica o di ordine pubblico, delle malattie sessualmente trasmissibili e dell&#8217;Aids, la cui informazione a trent’anni dall’inizio della pandemia, è relegata a spazi sporadici?</p>
<p>Denunciamo la Rai per questa informazione che ci nega!</p>
<p>E&#8217; facile farlo. Basta collegarsi alla nostra pagina http://www.certidiritti.it/informerai-sulle-liberta-sessuali-e-le-discriminazioni-di-genere</p>
<p>e seguire il collegamento a fondo pagina.</p>
<p>Tutto avverrà in automatico, riceverai la ricevuta elettronica da parte dell&#8217;Agcom e poi, insieme a centinaia di altre persone che l&#8217;hanno già fatto, aspetteremo insieme la risposta.</p>
<p>Un caro e cordiale saluto,<br /> Associazione Certi Diritti</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/30/rai-informazione-negata/">RAI &#8211; INFORMAZIONE NEGATA</a></p>
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		<title>NON E&#8217; BELLO?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/29/non-e-bello/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 17:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[matrimonio gay]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>&#160;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 6.0pt; line-height: 19.0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;">Mentre in Italia il 18 novembre scorso si teneva il Convegno nazionale di <strong>“Scienza e Vita”</strong>, aperto dalla lectio magistralis del Cardinale Bagnasco, alla presenza di Alfano, Maroni, Bersani e Casini, all’esterno, ignorato dai telegiornali, ha avuto luogo un <strong>sit-in dell’Associazione Luca Coscioni.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/29/non-e-bello/">NON E&#8217; BELLO?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/_TBd-UCwVAY" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 6.0pt; line-height: 19.0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: ArialMT;">Mentre in Italia il 18 novembre scorso si teneva il Convegno nazionale di </span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: Arial-BoldMT;"><strong>“Scienza e Vita”</strong></span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: ArialMT;">, aperto dalla lectio magistralis del Cardinale Bagnasco, alla presenza di Alfano, Maroni, Bersani e Casini, all’esterno, ignorato dai telegiornali, ha avuto luogo un </span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: Arial-BoldMT;"><strong>sit-in dell’Associazione Luca Coscioni.</strong></span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: ArialMT;"> Accanto ai manifestanti un tabellone elencava i “</span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: Arial-ItalicMT;"><em>diritti in attesa</em></span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: ArialMT;">”: coppie di fatto, divorzio breve, testamento biologico, fecondazione assistita, ricerca scientifica.<span id="more-40846"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 6.0pt; line-height: 19.0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: ArialMT;">“</span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: Arial-ItalicMT;"><em>Nessuna lezione di democrazia e bioetica può venire dalla CEI e da Scienza e Vita, ovvero dai due protagonisti del sabotaggio al referendum sulla legge 40</em></span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: ArialMT;">” – ha affermato </span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: Arial-BoldMT;"><strong>Mario Staderini, </strong></span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: ArialMT;">Segretario dei Radicali Italiani &#8211; “</span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: Arial-ItalicMT;"><em>Ai politici che sono dentro voglio dire che non servono larghe intese in salsa vaticana bensì i diritti civili che milioni di italiani aspettano da troppi anni</em></span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: ArialMT;">”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 6.0pt; line-height: 19.0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: Arial-BoldMT;"><strong>Michele De Lucia</strong></span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: ArialMT;"> ha ricordato i costi economici che lo Stato sostiene per pagare le attività parapolitiche della Cei, mentre </span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: Arial-BoldMT;"><strong>Marco Cappato</strong></span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: ArialMT;"> ha parlato della capacità vaticana di imporre al disservizio pubblico radiotelevisivo di RAISET la sistematica falsificazione dei dati che emergono dalla ricerca scientifica.</span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/29/non-e-bello/">NON E&#8217; BELLO?</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>PREMIO MARAZZA 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 06:49:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[antonella anedda]]></category>
		<category><![CDATA[fabio pusterla]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[premio Marazza]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione di poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">La Fondazione Achille Marazza, in collaborazione con la Regione Piemonte e con il Comune di </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Borgomanero, bandisce la sedicesima edizione del Premio Nazionale di poesia e traduzione poetica </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">“Achille Marazza” con il seguente regolamento: </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>- sezione traduzione</em> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Premio destinato a una traduzione poetica da lingue antiche o moderne edita tra il 1° gennaio 2010 e </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">il 31 gennaio 2012, con una dotazione di euro 2.500. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>- sezione poesia</em> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Premio destinato a una silloge poetica edita tra il 1° gennaio 2010 e il 31 gennaio 2012, con una </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">dotazione di euro 2.500. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>PREMIO MARAZZA OPERA PRIMA </em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>- sezione traduzione</em>: il premio è destinato all’opera prima di traduzione poetica da lingue antiche o </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">moderne, o comunque alla traduzione di un giovane traduttore, edita tra il 1° gennaio 2010 e il 31 </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">gennaio 2012; dotazione del premio 500 euro. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>- sezione poesia</em>: il premio è destinato all’opera prima o comunque al libro di un giovane poeta, </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">edito tra il 1° gennaio 2010 e il 31 gennaio 2012; dotazione del premio 500 euro. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Le opere candidate dovranno essere inviate in sei copie entro il 28 febbraio 2012 alla Fondazione </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Marazza (c.a.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/29/premio-marazza-2012/">PREMIO MARAZZA 2012</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">La Fondazione Achille Marazza, in collaborazione con la Regione Piemonte e con il Comune di </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Borgomanero, bandisce la sedicesima edizione del Premio Nazionale di poesia e traduzione poetica </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">“Achille Marazza” con il seguente regolamento:<span style="font: 12.0px Helvetica;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>- sezione traduzione</em><span style="font: 12.0px Helvetica;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Premio destinato a una traduzione poetica da lingue antiche o moderne edita tra il 1° gennaio 2010 e </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">il 31 gennaio 2012, con una dotazione di euro 2.500. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>- sezione poesia</em><span style="font: 12.0px Helvetica;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Premio destinato a una silloge poetica edita tra il 1° gennaio 2010 e il 31 gennaio 2012, con una </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">dotazione di euro 2.500.<span style="font: 12.0px Helvetica;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>PREMIO MARAZZA OPERA PRIMA <span id="more-40844"></span></em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>- sezione traduzione</em>: il premio è destinato all’opera prima di traduzione poetica da lingue antiche o </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">moderne, o comunque alla traduzione di un giovane traduttore, edita tra il 1° gennaio 2010 e il 31 </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">gennaio 2012; dotazione del premio 500 euro.<span style="font: 12.0px Helvetica;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>- sezione poesia</em>: il premio è destinato all’opera prima o comunque al libro di un giovane poeta, </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">edito tra il 1° gennaio 2010 e il 31 gennaio 2012; dotazione del premio 500 euro. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Le opere candidate dovranno essere inviate in sei copie entro il 28 febbraio 2012 alla Fondazione </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Marazza (c.a. segreteria del Premio, Eleonora Bellini) al seguente indirizzo: FONDAZIONE </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">ACHILLE MARAZZA, Viale Marazza 5, 28021  BORGOMANERO  (NO). Farà fede la data del </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">timbro postale. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Potranno essere premiate solo le opere regolarmente inviate al premio.<em> </em>Il vincitore riceverà la </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">somma in dotazione esclusivamente se sarà presente alla cerimonia di premiazione, che si terrà </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">martedì 5 giugno alle ore 21, ed al successivo incontro con gli studenti delle scuole secondarie </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">superiori di Borgomanero, previsto per la mattinata successiva, mercoledì 6 giugno. In caso di </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">assenza, gli sarà attribuito il titolo, mentre la dotazione in denaro sarà devoluta ad attività della </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Biblioteca Marazza. Le spese di soggiorno saranno a carico della Fondazione Marazza. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">GIURIA: Franco Buffoni (Presidente), Antonella Anedda, Giuliano Ladolfi, Fabio Pusterla, Fabio </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Scotto, il Presidente pro tempore della Fondazione Paolo Bignoli. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;">  </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>PREMIO MARAZZA STUDENTI</em><span style="font: 12.0px Helvetica;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Si svolge in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”- Corso di </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Laurea in Lettere e si rivolge agli studenti delle scuole secondarie superiori delle province di </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Novara, Vercelli e Verbano Cusio Ossola; agli studenti universitari  ed a tutti i giovani nati negli </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">anni compresi fra il 1984 ed il 1995 ivi residenti. E’ dotato di un proprio bando e di una propria </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">giuria. Anche la premiazione di questa sezione si terrà martedì 5 giugno alle ore 21. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">contestualmente a quella del premio nazionale. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;">Borgomanero, 22 novembre 2011.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/29/premio-marazza-2012/">PREMIO MARAZZA 2012</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>NUOVI INQUADERNATI 5.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/27/nuovi-inquadernati-5/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 04:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[fabio donalisio]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Quaderni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>FABIO DONALISIO</strong></p>
<p>(manifestino)</p>
<p>rivendico il diritto all’incostanza<br />
alla linea interrotta al buco<br />
alla danza<br />
l’indisciplina come forma e sostanza<br />
di una cosa poetica<br />
violenta (e soprattutto non stanca)<br />
rivendico oltre un noi o un loro<br />
voto vita contro lavoro</p>
<p>(che poeta è, mal e detto, destino</p>
<p>*</p>
<p>la resa della sera<br />
dopo odierno inciampare<br />
è più vera<br />
dell’abituare<br />
e si abitano case<br />
d’incidente<br />
pur di qualcosa<br />
pur di niente</p>
<p>*</p>
<p>&#8220;puoi credere nel buio quando la luce mente&#8221;</p>
<p>sono incredibilmente solo<br />
nel senso che non ci credo<br />
anche e soprattutto<br />
quando vedo</p>
<p>e le semplici ragioni del biglietto<br />
tramontano nel volo</p>
<p>*</p>
<p>fertilità in armi nella città occupata<br />
che la vita è insana ad aggrappare<br />
– a vivere<br />
sulle strade frammentate<br />
deraglia in vento</p>
<p>per infinito diminuito<br />
ricominciare</p>
<p>*</p>
<p>chissà se<br />
cotto dal sole e dalla morte<br />
mi sarà rimessa (perdonata)<br />
la solitudine se, persa la misura<br />
e la portata dell’abiura,<br />
sarà prescrizione per lo sfrontato<br />
innamorarmi<br />
(il mio)</p>
<p>la paga a giornata<br />
e i rotti sul conto di dio</p>
<p>*</p>
<p>scardini la mia memoria istituzionale<br />
fornisci ricordi incastrati, una volta,<br />
senza fare male<br />
ogni complessità del reale (abituale)<br />
si fa sudore<br />
e anche se non so (mai saputo)<br />
te lo scopo nel cuore,<br />
l’amore</p>
<p>(e chiedo aiuto)</p>
<p>*</p>
<p>hai presente il calzino<br />
sì, roba simile alla rivolta<br />
toccati dentro e pronta<br />
per la cosa sepolta<br />
i baraccati dell’amore sanno<br />
profonde diversità sgorgate<br />
oltre il confino<br />
sanno il tempo, così<br />
mani aperte e poi giunte<br />
menti sconvolte<br />
corpi dotati di destino</p>
<p>*</p>
<p>macina macina macina<br />
dicevo, rimugina<br />
e ormai la citazione sconfina<br />
quel che resta<br />
è dolore a grana<br />
fina<br />
quello che, sempre,<br />
viene prima</p>
<p>*</p>
<p><strong>Fabio Donalisio</strong> è nato nel &#8217;77 in fondo alla provincia Granda.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/27/nuovi-inquadernati-5/">NUOVI INQUADERNATI 5.</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FABIO DONALISIO</strong></p>
<p>(manifestino)</p>
<p>rivendico il diritto all’incostanza<br />
alla linea interrotta al buco<br />
alla danza<br />
l’indisciplina come forma e sostanza<br />
di una cosa poetica<br />
violenta (e soprattutto non stanca)<br />
rivendico oltre un noi o un loro<br />
voto vita contro lavoro</p>
<p>(che poeta è, mal e detto, destino<span id="more-40431"></span></p>
<p>*</p>
<p>la resa della sera<br />
dopo odierno inciampare<br />
è più vera<br />
dell’abituare<br />
e si abitano case<br />
d’incidente<br />
pur di qualcosa<br />
pur di niente</p>
<p>*</p>
<p>&#8220;puoi credere nel buio quando la luce mente&#8221;</p>
<p>sono incredibilmente solo<br />
nel senso che non ci credo<br />
anche e soprattutto<br />
quando vedo</p>
<p>e le semplici ragioni del biglietto<br />
tramontano nel volo</p>
<p>*</p>
<p>fertilità in armi nella città occupata<br />
che la vita è insana ad aggrappare<br />
– a vivere<br />
sulle strade frammentate<br />
deraglia in vento</p>
<p>per infinito diminuito<br />
ricominciare</p>
<p>*</p>
<p>chissà se<br />
cotto dal sole e dalla morte<br />
mi sarà rimessa (perdonata)<br />
la solitudine se, persa la misura<br />
e la portata dell’abiura,<br />
sarà prescrizione per lo sfrontato<br />
innamorarmi<br />
(il mio)</p>
<p>la paga a giornata<br />
e i rotti sul conto di dio</p>
<p>*</p>
<p>scardini la mia memoria istituzionale<br />
fornisci ricordi incastrati, una volta,<br />
senza fare male<br />
ogni complessità del reale (abituale)<br />
si fa sudore<br />
e anche se non so (mai saputo)<br />
te lo scopo nel cuore,<br />
l’amore</p>
<p>(e chiedo aiuto)</p>
<p>*</p>
<p>hai presente il calzino<br />
sì, roba simile alla rivolta<br />
toccati dentro e pronta<br />
per la cosa sepolta<br />
i baraccati dell’amore sanno<br />
profonde diversità sgorgate<br />
oltre il confino<br />
sanno il tempo, così<br />
mani aperte e poi giunte<br />
menti sconvolte<br />
corpi dotati di destino</p>
<p>*</p>
<p>macina macina macina<br />
dicevo, rimugina<br />
e ormai la citazione sconfina<br />
quel che resta<br />
è dolore a grana<br />
fina<br />
quello che, sempre,<br />
viene prima</p>
<p>*</p>
<p><strong>Fabio Donalisio</strong> è nato nel &#8217;77 in fondo alla provincia Granda. Vive e non lavora a Roma. Scrive di libri su Blowup, Rolling Stone e Pulp. Ha pubblicato miti logiche (ExCogita, 2007) e poco altro. Prima o poi tornerà sulle montagne. Lo si trova qui: fabiodonalisio@hotmail.com</p>
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<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/13/nuovi-inquadernati-3/">Eleonora Pinzuti</a><br />
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<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/27/nuovi-inquadernati-5/">NUOVI INQUADERNATI 5.</a></p>
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		<title>UNA PEDAGOGIA DELLA DIFFERENZA</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/23/una-pedagogia-della-differenza/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/23/una-pedagogia-della-differenza/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 14:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ARMANDO EDITORE]]></category>
		<category><![CDATA[federico batini]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Si intitola “Comprendere la differenza. Verso una pedagogia dell’identità sessuale”, il nuovo libro di Federico Batini pubblicato da Armando Editore.<br /> Ricercatore nella università di Perugia, Batini da alcuni anni ormai è il pedagogista più impegnato in Italia nelle studio di tecniche e pratiche volte a debellare la piaga dell’omofobia in particolare in soggetti in età adolescente.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/23/una-pedagogia-della-differenza/">UNA PEDAGOGIA DELLA DIFFERENZA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Si intitola “Comprendere la differenza. Verso una pedagogia dell’identità sessuale”, il nuovo libro di Federico Batini pubblicato da Armando Editore.<br /> Ricercatore nella università di Perugia, Batini da alcuni anni ormai è il pedagogista più impegnato in Italia nelle studio di tecniche e pratiche volte a debellare la piaga dell’omofobia in particolare in soggetti in età adolescente. Ma bisogna iniziare molto presto. Perché, come afferma l’autore, “la formazione dell’identità sessuale di un soggetto non può essere ricondotta semplicemente alla comparsa dei primi impulsi e desideri erotici, ma si collega fortemente alle dimensioni affettive, emozionali, psicologiche ed è fortemente interrelata con lo sviluppo dell’identità tout court”.<br /> Un lavoro immane ovunque, ma particolarmente in Italia, condizionata come è la scuola italiana (anche di Stato) da vetuste ideologie abramitiche e concezioni obsolete quale quella di “diritto naturale”.<br /> Batini, dopo alcuni utilissimi capitoli iniziali in cui traccia una storia recente dell’omofobia e definisce stereotipi e pregiudizi, espone in dettaglio il risultato di tre ricerche scientifiche su adolescenti e insegnanti. Tre ricerche in grado davvero di illuminare le coscienze e di mostrare quanto impervio e accidentato sia il cammino che ci sta di fronte: la prima sulla percezione dell’omosessualità e della transessualità negli studenti universitari; la seconda sull’omofobia tra gli studenti delle scuole secondarie; la terza sugli insegnanti e l’alfabetizzazione circa l’identità sessuale.<br /> Alfabetizzazione degli insegnanti, in primis. E dei presidi, o come si definiscono oggi: dirigenti scolastici. Salvo eroiche e sporadiche eccezioni, l’alfabetizzazione in questo campo deve proprio iniziare da loro.<br /> Chiude il volume un aggiornato ed esauriente glossario sulle tematiche trattate.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/23/una-pedagogia-della-differenza/">UNA PEDAGOGIA DELLA DIFFERENZA</a></p>
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		<title>PROPOSTA DI LEGGE</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/21/proposta-di-legge/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 22:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[moralizzazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[NunTeRegghePiù]]></category>
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		<category><![CDATA[stipendi politici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=40824</guid>
		<description><![CDATA[<p>Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970 n. 352 la cancelleria della Corte Suprema di Cassazione ha annunciato, con pubblicazione sulla GU n. 227 del 29-9-2011, la promozione della proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo:</p>
<p>«Adeguamento alla media europea degli stipendi, emolumenti, indennità degli eletti negli organi di rappresentanza nazionale e locale».&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/21/proposta-di-legge/">PROPOSTA DI LEGGE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970 n. 352 la cancelleria della Corte Suprema di Cassazione ha annunciato, con pubblicazione sulla GU n. 227 del 29-9-2011, la promozione della proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo:</p>
<p>«Adeguamento alla media europea degli stipendi, emolumenti, indennità degli eletti negli organi di rappresentanza nazionale e locale».</p>
<p>L’iniziativa ha come obiettivo la promulgazione di una legge di iniziativa popolare formata da un solo articolo:</p>
<p>“i parlamentari italiani eletti al senato della repubblica, alla camera dei deputati, il presidente del consiglio, i ministri, i consiglieri e gli assessori regionali, provinciali e comunali, i governatori delle regioni, i presidenti delle province, i sindaci eletti dai cittadini, i funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica ed equiparati non debbono percepire, a titolo di emolumenti, stipendi, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell’unione europea, più della media aritmetica europea degli eletti negli altri paesi dell’unione per incarichi equivalenti”<span id="more-40824"></span></p>
<p>La raccolta firme viene effettuata tramite appositi moduli vidimati depositati negli uffici elettorali dei comuni italiani, qui l’elenco aggiornato in tempo reale dei comuni nei quali è già possibile andare a firmare:</p>
<p>http://nunteregghepiu.altervista.org/comuni.htm</p>
<p>Per segnalazioni di Comuni sprovvisti di moduli:<br />
legge.ntrp@gmail.com</p>
<p>50.000 firme sono il minimo richiesto dalla legge per la presentazione della proposta, 80.000 sono il numero necessario per sopperire ad eventuali errori e anomalie di raccolta ma il vero obiettivo è quello di poter raccogliere le firme di tutti gli italiani stanchi di mantenere i privilegi di una classe politica capace solo di badare ai propri interessi personali. Una firma non costa molto, continuare a restare indifferenti costa molto di più.<br />
Andate a firmare nel vostro comune e non fatelo da soli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/21/proposta-di-legge/">PROPOSTA DI LEGGE</a></p>
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