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	<title>Nazione Indiana &#187; garlasco</title>
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		<title>Non è un giallo</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 07:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/garlasco_mappa.gif"></a>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>[<em>mi è stata chiesta, questa estate, una opinione sul delitto di Garlasco, quasi io fossi una "persona informata dei fatti". Questa è stata la mia risposta.</em> G.B.]</p>
<p>Non è un giallo. Finiamola di usare le parole a sproposito.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/05/non-e-un-giallo/">Non è un giallo</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/garlasco_mappa.gif"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/garlasco_mappa.gif" alt="" title="garlasco_mappa" width="312" height="298" class="alignnone size-full wp-image-8009" /></a>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>[<em>mi è stata chiesta, questa estate, una opinione sul delitto di Garlasco, quasi io fossi una "persona informata dei fatti". Questa è stata la mia risposta.</em> G.B.]</p>
<p>Non è un giallo. Finiamola di usare le parole a sproposito. Vorrei più deontologia dai media che si nascondono dietro l&#8217;esile paravento del diritto di cronaca. Non è un giallo, non è intrattenimento, non è una cosa divertente, piena di colpi di scena, dove poi arriva l&#8217;eroe che risolve il caso e poi tutti “vissero felici e contenti”. Non è fiction, non è letteratura. Non è una puntata di CSI o della sua emulazione fallita, i RIS.<br />
<span id="more-8006"></span><br />
Non siamo in un racconto di Camilleri, Montalbano può restare a casa sua. Non serva a niente chiedere l&#8217;opinione di Faletti o di Lucarelli: non sanno nulla. Sono scrittori, governano i loro incubi, le loro ossessioni, le inventano, le sviluppano, gli danno una logica, una trama. Ma non sono poliziotti, non lo fanno di mestiere, probabilmente non hanno mai visto un morto ammazzato in vita loro. È ora di finirla di infierire con speciali pomeridiani, con interventi di zelanti psicologi o sociologi del caso. Non sanno niente della verità, nulla di più di quello che i giornali, ossessivi e morbosi, continuano a raccontare, perché hanno bisogno dell&#8217;ennesimo caso estivo insoluto. Quasi che i morti ammazzati nel resto dell&#8217;anno non facciano audience, perché c&#8217;è la politica di mezzo, c&#8217;è miss Italia, la finanziaria, il calendario delle veline, San Remo, il campionato di calcio, le elezioni amministrative e chissà quale altro “evento televisivo”. </p>
<p>Faccio un appello accorato, ad alta voce, disperato, quasi: basta! Finitela di dire che è un giallo. Cogne, Novi Ligure, Perugia, Garlasco, non sono gialli. E se lo fossero sarebbero davvero pessimi gialli, con trame così banali così noiose, così poco spettacolari, tenute in vita da un giornalismo malato, alla ricerca degli istinti basilari – il sangue, il sesso -, sarebbero gialli così stupidi che nessun editore serio li pubblicherebbe davvero. Mi rendo conto che ai media nazionali manca il morto dell&#8217;estate, che gli serve tirare fuori dal cassetto quello dello scorso anno, per accontentare la bavosa abitudine populista alla diceria, al bisbiglio, alla forca, mi rendo conto che persino i conduttori televisivi non possono riciclare <em>ab aeterno</em> i plastici delle ville alpestri dove si sono svolti efferati delitti, ma che la finiscano di atteggiarsi ad accigliati moralizzatori della patria. Lo dicano che tutto questo è intimamente immorale, che lo fanno per alzare lo <em>share</em>, lo dicano. E la smettano di usare a ogni pie&#8217; sospinto quella parola – giallo &#8211;  in modo quasi lussurioso.</p>
<p>Non è un giallo. Non depotenziamo la realtà e non banalizziamo la letteratura. Qui ci sono veri morti ammazzati, poliziotti veri che indagano, famiglie vere che soffrono, che piangono i loro morti, e che patiscono insieme ai loro cari accusati di delitti orribili. È per questo che neppure li nomino, è per questo che, qualunque sia la mia opinione, anche se avessi certezze granitiche su ognuno dei casi sopracitati, non la dico e non la dirò mai, per quanto venga continuamente interrogato dai suddetti giornalisti, convinti che uno scrittore di gialli passi la giornata a rimestare nel torbido del quotidiano. Non è così. Per il pudore che provo nei confronti del dolore altrui, quando chiudo il computer, quando smetto di scrivere di assassini o di investigatori, prendo per mano le mie bambine, le porto a mangiare un gelato, a fare una passeggiata in un parco o in un museo. Cerco di trasmettere loro l&#8217;amore per la vita, non l&#8217;ossessione morbosa per il sangue. Oppure insegno loro, quasi fosse una preghiera laica, il silenzioso rispetto che occorre di fronte all&#8217;assurdità di queste morti. Fin troppo spiegabili, forse. Ma non da me, non da noi. Ci sono i magistrati per questo.</p>
<p>[<em>pubblicato su </em>Grazia <em>n.33 del 18-08.2008</em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/05/non-e-un-giallo/">Non è un giallo</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il giallo ha cambiato Garlasco</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 08:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
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<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p>Stereotipi che resistono nel tempo. Saldano l’evento al luogo dove esso è avvenuto e quel luogo si imprime nella memoria collettiva richiamando in simbiosi l’evento. Lo smemorato di Collegno, la saponificatrice di Correggio, il boia di Albenga, la banda della Magliana.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/04/il-giallo-ha-cambiato-garlasco/">Il giallo ha cambiato Garlasco</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/two-yellows-59.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/two-yellows-59.jpg" alt="" title="two-yellows-59" width="185" height="159" class="alignnone size-medium wp-image-7006" /></a></p>
<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p>Stereotipi che resistono nel tempo. Saldano l’evento al luogo dove esso è avvenuto e quel luogo si imprime nella memoria collettiva richiamando in simbiosi l’evento. Lo smemorato di Collegno, la saponificatrice di Correggio, il boia di Albenga, la banda della Magliana. E nel tempo a noi più vicino il mostro di Firenze, i “fidanzatini” di Novi Ligure, il delitto di Cogne, il giallo di Garlasco.<br />
Garlasco è una cittadina della Lomellina, in provincia di Pavia, a pochi chilometri dal confine col Piemonte e non lontana da Milano. Una cittadina del profondo nord, composta da villette perlopiù unifamiliari. Un posto tranquillo, non particolarmente caratterizzato, un posto umido d’inverno e ancor più nelle altre stagioni. Zanzare killer, d’estate, salgono come esercito dalle risaie; il riso, qui, si coltiva da sempre. Garlasco si trova nell’epicentro della coltivazione, come il Vercellese e il Novarese, zone umide e languide, spesse di nebbia d’inverno e di un sole coperto d’estate. Il luogo è provinciale e sonnolento: le giornate si tagliano uno dietro l’altra come le fette di pane bianco della prima colazione. Civiltà contadina; ma i valori tradizionali si sono persi ormai tra i tavolini dei bar popolati, come in altri mille posti, da vecchi superstiti, che biascicano la parlata del luogo, come fosse un milanese più grasso, più unto.<span id="more-6759"></span><br />
E ‘ trascorso  un anno dal delitto che ha fatto “scoprire” Garlasco. Un anno di indagini sula morte di Chiara Poggi, la ragazza buona e irreprensibile. Il volto del fidanzato coetaneo, che sfila diritto davanti a sé sulle auto della polizia, verso interrogatori continui, pressanti, mai risolutivi. Nessuna certezza fino a ora, dunque, ma grandi sospetti. E veleni, in dosi massicce. Un anno. Forse un’eternità, per questo paese abituato al silenzio del resto del mondo, come se esso si fosse nascosto da sempre tra le risaie e le coltivazioni e le industrie, agli assalti dei grandi eventi. E anche ora, forse, non c’è grande evento, non c’è pietra miliare, accadimento da iscrivere nei libri della storia. Ma solo fatto di cronaca nera comodo da mostrare, sfizioso per l’opinione pubblica impicciona, prezioso per la curiosità dei mass media.<br />
Ma il paese come è cambiato? E anche prima del delitto, come era veramente Garlasco? Era la &#8220;Las Vegas della Lomellina&#8221;. Perché a Garlasco, come in molti piccoli centri della enorme provincia del nord,  si pensa molto e da sempre all’apparenza. Di Las Vegas il paese adesso ha ormai tutto: il divertimentificio e un delitto in perfetto stile CSI.<br />
Garlasco – confida una collega che ci è nata e vissuta fino a qualche anno fa –  è un paese di abitanti (10.000) ma non di anime, un paese senza cuore, come per molta provincia del nord, come se la vera storia fosse ormai svanita, perduta anche al ricordo. Una volta, nemmeno tantissimi anni fa, c’erano come punti fermi l’osteria dell’Avanti! e la cooperativa Stella Rossa, due cinema, la corsa dei ciclisti in primavera e la parata dei bersaglieri a giugno, la Fgci e l’oratorio. Le storie di corna e di vendette familiari sussurrate negli anni ’70 erano all’ordine del giorno, ma il livello, storia dopo storia, anno dopo anno, si è pian piano spostato: prima il prete che si mormorava avesse avuto una figlia  da una fervente cattolica,  poi quell’altro un po’ troppo amico dei ragazzini (e trasferito altrove). Quella che non è mai cambiata è probabilmente la voglia di protagonismo delle persone, che si è soltanto declinata in forme differenti. In mezzo,  però, sussiste l’incapacità  di sganciarsi dagli stereotipi sociali e comunicativi di sempre. Negli ’80 c’era chi – uomini &#8211; cedeva senza problemi alle voglie di chi gli potesse garantire un passaggio a Canale Cinque, salvo poi sposarsi con una signorina bene e cornificarla poco dopo con una sua dipendente. E poi quei ragazzi che si facevano di eroina, procurandosi i soldi con il piccolo spaccio e i furti (fu una strage per il paese, ne morirono parecchi). Uno scenario desolante simile a quello di tanti paesi della provincia di tutta Italia, e il tipo di droga che cambia, l’eroina che viene dismessa in favore della socializzante cocaina.<br />
I cinema, la cooperativa rossa e la Fgci sono spariti da molti anni, sostituiti da un numero impressionante di supermercati, affiancati da alcuni esercizi commerciali che solo un bambino innocente non saprebbe riconoscere come “lavanderie”. E’ rimasto sempre lì, invece, il bar dove gli uomini non solo giocano a carte ma, se gli va storta, perdono tutto quello che hanno, facili prede di giocatori professionisti; e dovrebbe essere ancora aperto in fondo al paese il locale “equivoco” come lo chiamava la madre della collega, in realtà un vero e proprio casino. Insomma un bel posticino, fotocopia in scala ridotta del nostro Paese. In un anno non è cambiato quasi nulla, se non forse soltanto nell’ansia di apparire, nel senso che certa gente può dirsi contenta se il paese è finalmente sotto i riflettori di tutt’Italia.“Passare dalla strada transennata davanti alla villetta dei Poggi mette ancora i brividi. E’ l’impatto crudele con la notorietà di un posto acquistata si può dire con la forza, col delitto, col male. E  questo male improvviso e duraturo, a questo groviglio di sangue dal quale non si riesce a trovare né il punto d’arrivo né di partenza ha creato nella popolazione una piccola psicosi criminale. Per esempio, mesi fa è morto improvvisamente il figlio del famoso pizzaiolo campione d’Europa. Vista la morte improvvisa è girata subito la voce che il ragazzo fosse stato pestato a sangue, anzi a morte. E invece è morto d’infarto. Faceva uso di droga, di infarto ne aveva subito già uno, è morto così, da solo.<br />
La collega mi saluta, riprende il lavoro. Si allontana con calma, nel caldo di Milano, la città che l’ha accolta e dalla quale, mi ha detto poco prima di finire l’intervista, non si separerebbe per nulla al mondo.”Più che altro perché  il male è parcellizzato, e nessuno ti riconosce per strada”. Fa male, la provincia.</p>
<p><em>(Pubblicato su La Tribuna. Immagine: Gene Davis &#8211; Two yellows, 1959.)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/04/il-giallo-ha-cambiato-garlasco/">Il giallo ha cambiato Garlasco</a></p>
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