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	<title>Nazione Indiana &#187; gianluca sbrana</title>
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		<title>Visionari &#8211; Professor Bad Trip, Gianluca Sbrana</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 11:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>              </p>
<p>di <strong><a href="http://alderano.splinder.com">Marco Rovelli</a></strong></p>
<p> </p>
<p>Gianluca Lerici, in arte Professor Bad Trip, è stato un grandissimo artista dell&#8217;underground nel campo dell&#8217;illustrazione. Pittura acrilica su tela (la maggior parte della sua produzione), disegno a china o fumetto, cartoncino o metallo &#8211; nulla restava immune dal suo genio creativo, dalla sua &#8220;arte mutante&#8221;.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/17/visionari-professor-bad-trip-gianluca-sbrana/">Visionari &#8211; Professor Bad Trip, Gianluca Sbrana</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-15746" title="badtrip" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/badtrip.jpg" alt="badtrip" width="208" height="140" />              <img class="alignnone size-medium wp-image-15747" title="199320120x8520madonna20birbi" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/199320120x8520madonna20birbi-231x300.jpg" alt="199320120x8520madonna20birbi" width="185" height="240" /></p>
<p>di <strong><a href="http://alderano.splinder.com">Marco Rovelli</a></strong></p>
<p> </p>
<p><span>Gianluca Lerici, in arte Professor Bad Trip, è stato un grandissimo artista dell&#8217;underground nel campo dell&#8217;illustrazione. Pittura acrilica su tela (la maggior parte della sua produzione), disegno a china o fumetto, cartoncino o metallo &#8211; nulla restava immune dal suo genio creativo, dalla sua &#8220;arte mutante&#8221;. Ha traversato psichedelia, punk e cybercultura, si è ispirato a Burroughs (una delle sue opere più conosciute è il Pasto Nudo) e Ballard, così come a Robert Crumb, dando vita a una sua cifra personalissima, mettendo in scena creature dickiane, mostri spaziali, vulcani in eruzione, fabbriche inquinanti e disastri (i libri della sua arte e dei suoi fumetti sono pubblicati da Shake edizioni). <span id="more-15740"></span>Bad Trip è morto nel 2006, e adesso sul web sta girando una petizione, promossa da Gomma Guarneri</span><span> e da Andrea Campanella, che chiede che gli venga dedicata una sala del CaMec, il Museo di Arte Contemporanea della sua città, La Spezia. La petizione può essere firmata qui: <a href="http://www.firmiamo.it/diamounacasaalgeniodelprofbadtrip">www.firmiamo.it/diamounacasaalgeniodelprofbadtrip</a>. </span></p>
<p><span>In una città vicina, Massa, abita un altro artista visionario, Gianluca Sbrana. Il suo sito</span><span> (<a href="http://www.sbrana.org">www.sbrana.org</a>) squaderna le sue visioni. Gianluca Sbrana crea universi paralleli, popolati da figure fantastiche &#8211; strani, perturbanti accostamenti e bricolage figurali. E&#8217; la disposizione allo stupore, la cifra. Così, occorre lasciarsi stupire dal &#8220;paese all&#8217;ora di cena&#8221;, con le sue molte &#8220;aperture&#8221; &#8211; le finestre accese o le molte lune in cielo che siano; dalla &#8220;casa sulla foce&#8221;, blu come un varco a un giardino segreto e subacqueo; dallo &#8220;scarecrow&#8221;, spaventapasseri in postura sacrificale in un cantuccio oscuro, azzannato dai cani. E poi le cifre più specificamente fumettistiche, che ricordano da vicino la &#8220;lowbrow art&#8221; americana: definita anche – e il termine mi pare molto adeguato alle opere di Sbrana &#8211; &#8220;Pop surrealism&#8221;. E poi le sculture, o le installazioni luminose: anche quelle, decisamente, surrealismo pop.</span></p>
<p><span><em>(Pubblicato su l&#8217;Unità, 14/3/2009)</em></span></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/17/visionari-professor-bad-trip-gianluca-sbrana/">Visionari &#8211; Professor Bad Trip, Gianluca Sbrana</a></p>
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		<title>Vita di Evasio Stoppani</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 08:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[<p align="justify"><em>(Pubblico questo frammento di una più ampia e delirante scrittura di molti anni fa, anni di gioiose dissipazioni, facendolo dialogare con le opere di <strong>Gianluca Sbrana</strong>, visionario pittore massese, che all&#8217;epoca avevo trasfigurato nel personaggio di Fausto).</em></p>
<p><em> </em><a href="http://alderano.altervista.org/SCARECROW.jpg"><em></em></a></p>
<p>di <strong>Marco Rovelli</strong> &#38; <strong>Gianluca Sbrana</strong></p>
<p>Quando mancavano venti minuti alla sesta ora, quella dello humour nero, Fausto era sulla soglia del sonno.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/12/vita-di-evasio-stoppani/">Vita di Evasio Stoppani</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em>(Pubblico questo frammento di una più ampia e delirante scrittura di molti anni fa, anni di gioiose dissipazioni, facendolo dialogare con le opere di <strong>Gianluca Sbrana</strong>, visionario pittore massese, che all&#8217;epoca avevo trasfigurato nel personaggio di Fausto).</em></p>
<p><em> </em><a href="http://alderano.altervista.org/SCARECROW.jpg"><em><img src="http://alderano.altervista.org/SCARECROW.jpg" style="width: 183px; height: 262px" border="0" height="300" width="208" /></em></a></p>
<p>di <strong>Marco Rovelli</strong> &amp; <strong>Gianluca Sbrana</strong></p>
<p>Quando mancavano venti minuti alla sesta ora, quella dello humour nero, Fausto era sulla soglia del sonno. Accanto a sé, una ragazza della quale non ricordava il nome (in realtà, non lo aveva mai conosciuto). Lei dormiva da pochi minuti, e fino a un attimo prima l&#8217;aveva osservata minuziosamente, con sguardo da entomologo in preda a mistico furore. L&#8217;aveva trovata divina. <em><span id="more-5489"></span></em>Le ultime parole che gli attraversarono la mente prima del sonno furono: <em>Madame Edwarda</em>. Stava scivolando in un altro incubo indotto dalle sue letture confuse e sovraeccitate. (Cosa questa che, forse più di ogni altra, lo accomunava a Evasio).</p>
<p><img src="http://alderano.altervista.org/ANUBIS-Visita.jpg" border="0" height="354" width="500" /></p>
<p>Il sonno, se ci fu, non durò che pochi attimi. Squillò il telefono. Fausto si sentì trapanare da quell&#8217;orribile suono, rispose unicamente perché quella tortura avesse una fine. Il silenzio all&#8217;altro capo del cavo lo tramortì. Fissò il quadrato di luce che si stampava sul soffitto e rimase abbagliato. La testa ricominciò lentamente a far ripartire i motori. <em>Frère Jacques, Frère Jacques. </em>Le palpebre non s&#8217;incollavano più. Riattaccò.</p>
<p><img src="http://alderano.altervista.org/FORESTINO.jpg" border="0" height="600" width="448" /></p>
<p>Guardò l&#8217;orologio. 11.41. Ricordò che la notte precedente aveva visto le lancette nella stessa posizione quando era in casa di Evasio. Si era sentito male all’osteria, Evasio, tremava dal freddo. Fausto lo aveva riportato alla sua casa di montagna e vegliato come un cadavere. Si era messo a sfogliare una vecchia edizione di <em>Minima moralia</em>, mentre sullo schermo televisivo scorreva lo spettacolo del sabato sera. Non resse a lungo tale schizofrenia. Lasciò libro e tv. Rimaneva la veglia. Non sono suo padre. Dorme. Vado via. Ma potresti almeno&#8230; Vado via. Lui dorme. E se avesse bisogno di qualcosa? Dorme. Non c&#8217;è acqua in questa camera. Naturale. Elixir dell&#8217;eremita. Malvasia. Regaleali. Niente acqua. Solo alcool, pupazzi e maschere. Potrebbe buttare via metà delle cose che sono qui dentro. Ritenzione. Fase anale. Il dottor Freud sarebbe orgoglioso di lui.</p>
<p><a href="http://alderano.altervista.org/2005_20150x100_20PAESE_20ORA_20DI_20CENA.jpg"><img src="http://alderano.altervista.org/2005_20150x100_20PAESE_20ORA_20DI_20CENA.jpg" border="0" height="358" width="550" /></a></p>
<p>Vediamo in cucina. Acqua minerale voglio, non di rubinetto. Altrimenti vado. Aprì il frigorifero. Vuoto. Mezzo limone rinsecchito, un pacchetto di salsicce aperto, una fetta di formaggio ammuffita, una fotografia formato tessera. Sul retro Evasio aveva vergato faticosamente una scritta: <em>Arianna, ti amo. Dioniso.</em> Presuntuoso. Se la ricordava bene, quella foto. Dopo aveva dovuto sorbirsi per lungo tempo i deliri di Evasio. Lo stava ancora facendo. Gli tornò in mente la canzone che in quegli atri giorni risuonava tra quelle pareti: <em>She&#8217;s hit</em>. <em>Ev&#8217;ry little bit</em>. Quando Nick Cave si ubriacava col sangue del papa. Non c&#8217;è nulla da bere, qui. Fausto aprì ad uno ad uno gli scaffali. Buio. Facile il confronto con gli scaffali della zia di Evasio, sempre pieni. L&#8217;anno dell&#8217;Iraq si era comprata tutto il supermercato. In fondo sono uguali. Non fanno che ammassare cose. E poi anche lei parla da sola. Oppure si rinchiudono nel loro silenzio, e non c’è verso di smuoverli. <em>Il mio pozzo è sotto l&#8217;incantesimo di un fiore di ipomea, vi chiedo umilmente un pò d&#8217;acqua</em>. Basta, me ne vado.</p>
<p><img src="http://alderano.altervista.org/2005_20150x100_20PULCIONI.jpg" border="0" height="375" width="550" /></p>
<p align="justify">Squillò il telefono, Fausto uscì da quelle memorie recenti e rientrò fuori di sé. Rispose ancora più rapidamente di prima, pronto a bestemmiare. Di nuovo il silenzio. Bestemmiò. Pensò ad Evasio. Aveva riso quando se lo era ritrovato davanti in discoteca. Miracolo. Tornò nel sonno.</p>
<p>Un’antica sovrana risplendeva nel suo lucore notturno. Una stella la incoronava, un mantello trasparente la ricopriva, lasciando visibili le scaglie che ricoprivano il suo corpo fino al seno. In una mano, un bastone ricoperto di spine e rubini. Il braccio sinistro cadeva lungo il fianco, e da quella mano si dipartiva un sentiero costellato di fuochi, in fondo al quale s&#8217;intravedeva un castello di vetro. Dentro, un elefante. D’un tratto questi prese a barrire, il rumore si fece insopportabile, finché il castello andò in frantumi, e la sovrana si dileguò. Fausto, angosciato, si svegliò. Si accorse che qualcuno si era appiccicato al campanello, mentre la sveglia segnava il mezzodì.</p>
<p><img src="http://alderano.altervista.org/1993_20120x85_20MADONNA_20BIRBI.jpg" border="0" height="550" width="424" /></p>
<p>Era Evasio, chi altri. Aveva una maschera di tigre sulla faccia, una mano stringeva una clava di plastica, l’altra una bottiglia di tequila comprata in un bar sfuggendo al discorrere fangoso dei concittadini. Nemmeno il sassolino di Padre Pio era stato sufficiente salvacondotto. Adesso, intendeva santificare a suo modo il giorno del Signore. &#8220;Un paio di Margarita, prima di pranzo&#8221;. Con quel simulacro di mezcal, pareva la brutta copia del Geoffrey Firmin di <em>Sotto il vulcano</em>. (Evasio aveva uno strano rapporto con i libri di Malcolm Lowry: se li era letti più e più volte, giungendo &#8211; nei suoi momenti più tragici, quando si scopriva incapace di ridere &#8211; quasi ad un rapporto di identificazione con l’autore. Ma quello almeno aveva Margerie).</p>
<p><em>Is it luck?:</em> le note ipersincopate del basso di Les Claypool scudisciavano le cuffie che Evasio posò sulle orecchie di Fausto. Buongiorno. Fausto tornò alle maledizioni. Quel giorno pareva destinato al turpiloquio. &#8220;Ho sonno. Voglio andare a dormire. E poi di là c’è un’amica con me&#8221;. &#8220;Se non mi fai entrare, vado a rubare un caprone, lo porto qui e lo sgozzo davanti alla tua porta. Poi mi ammazzo&#8221;. Che Evasio ricorresse a simili rozze immagini, ciò stava a testimoniare della sua necessità di avere un sostegno pur che fosse. Così Fausto mosse a compassione. Senza indugiare oltre Evasio s’inoltrò nella casa. S’inerpicò su per le scale, innalzandosi sul grande stanzone dove Fausto dava vita a tutte le sue diavolerie luminose e ai suoi quadri dove echeggiavano memorie di Fuchs e Bosch. Tra loro, un quadro che Fausto stava dipingendo per Evasio, a sua insaputa: questi era raffigurato come un mostro sopra una nuvola, ed una fanciulla gli stava mangiando il cuore.<em> Alma presa</em>, era il titolo. Evasio si diresse verso la cucina, lanciando una rapida occhiata attraverso la porta socchiusa della camera. Riconobbe la ragazza distesa, ma non vi fece accenno di sorta, da gentiluomo qual era. Soprattutto, avrebbe dovuto far riferimento al passato e a un possesso, ma né prima né mio erano due lemmi articolabili in tale condizione di spirito. Si sedettero al tavolo, davanti al camino acceso. Tra le fiamme una scultura ischeletrita dai rossi occhi globosi. Fausto attendeva. Evasio parlò senza togliersi di dosso la maschera di tigre.</p>
<p>- Ho visto il padrone, fuori&#8230; Mi ha licenziato. Dovevo andare al ristorante, ieri sera&#8230;. Ma lo avevo dimenticato&#8230;</p>
<p align="justify">Fausto s’irrigidì, ché ancora una volta avrebbe dovuto farsi recettore delle libere associazioni cui Evasio dava vita quasi necessario lavacro. Costretto a ridar motura al cerebro, Fausto articolò lentamente i pensieri più lesti ad affiorare in superficie, senza troppo badare alla forma.</p>
<p>- Credevo avessi preso le ferie&#8230; altrimenti te lo avrei detto&#8230;Sei fatto a rovescio, Evasio&#8230; Dimentichi quel che dovresti ricordare&#8230; e ricordi quel che dovresti dimenticare&#8230;</p>
<p>(Il dimenticare di Evasio, in realtà, altro non era che la sua presunzione d’innocenza).</p>
<p><img src="http://alderano.altervista.org/2005_2070x50_20PONTE_20TRA_20MONTI.jpg" style="width: 550px; height: 409px" border="0" height="410" width="550" /></p>
<p align="justify">- Comunque sia&#8230; non pianto in asso le mie azioni, io&#8230;</p>
<p>Evasio pronunciò quest’ultima frase con un tono deciso, declamatorio, quasi stesse sostenendo una parte. Ciò che in effetti faceva. Si tolse giaccone e camicia. (La maschera, rimase sul volto). Sulla t-shirt, una scritta della quale non si percepiva immediatamente il reale valore poetico: <em>Io sono il gruviera</em>.</p>
<p><img src="http://alderano.altervista.org/2006_20100X150_20CASA_20SULLA_20FOCE.jpg" border="0" height="380" width="550" /></p>
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