<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; Giorgio Mascitelli</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/giorgio-mascitelli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 18:19:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Inganni e autoinganni nell&#8217;Italia d&#8217;oggidì</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/10/20/inganni-e-autoinganni-nellitalia-doggidi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/10/20/inganni-e-autoinganni-nellitalia-doggidi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 14:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio La Chiusa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=40411</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>(una lettura di “Catastrofi d’assestamento” &#8211; Zona, 2011 &#8211; racconti di Giorgio Mascitelli)</em></p>
<p>di <strong>Sergio La Chiusa<br />
</strong></p>
<p>“Come contemplo io questo spettacolo? Io che sono schivo e un po’ schifato, cioè sono schivato” si chiede il protagonista-narratore di “Traversata della città in festa (scemo di guerra)”, mentre osserva la massa chiassosa che anima il palazzetto dello sport, i cappellini tutti uguali, le riproduzioni in cartone di enormi mani colorate che si muovono sugli spalti, i “portaordini che passano parola dicendo la ola fate la ola”, i corpi che si scalmanano sulla pista secondo i comandi di un disc jockey, una di quelle “creature della notte spesso latrici di una grammatica biascicata e nominale”.La descrizione della festa-concerto con cui si apre il primo racconto di “Catastrofi d’assestamento” è una movimentata successione di sarcasmi che rasentano l’invettiva, tanto che i giovani che riempiono il Palasport sono chiamati “allegre tribù di coglionacci”, “zuzzurelloni impomatati”, “miti carnefici che ancora ignorano il sangue”, riprendendo persino il Montale della “Primavera Hitleriana”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/20/inganni-e-autoinganni-nellitalia-doggidi/">Inganni e autoinganni nell&#8217;Italia d&#8217;oggidì</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(una lettura di “Catastrofi d’assestamento” &#8211; Zona, 2011 &#8211; racconti di Giorgio Mascitelli)</em></p>
<p>di <strong>Sergio La Chiusa<br />
</strong></p>
<p>“Come contemplo io questo spettacolo? Io che sono schivo e un po’ schifato, cioè sono schivato” si chiede il protagonista-narratore di “Traversata della città in festa (scemo di guerra)”, mentre osserva la massa chiassosa che anima il palazzetto dello sport, i cappellini tutti uguali, le riproduzioni in cartone di enormi mani colorate che si muovono sugli spalti, i “portaordini che passano parola dicendo la ola fate la ola”, i corpi che si scalmanano sulla pista secondo i comandi di un disc jockey, una di quelle “creature della notte spesso latrici di una grammatica biascicata e nominale”.<span id="more-40411"></span>La descrizione della festa-concerto con cui si apre il primo racconto di “Catastrofi d’assestamento” è una movimentata successione di sarcasmi che rasentano l’invettiva, tanto che i giovani che riempiono il Palasport sono chiamati “allegre tribù di coglionacci”, “zuzzurelloni impomatati”, “miti carnefici che ancora ignorano il sangue”, riprendendo persino il Montale della “Primavera Hitleriana”. Un’animosità verbale che vanifica l’impegno con cui il narratore ribadisce la sua “petrosa noncuranza”, il suo “solitario disdegno”, il suo “disdegnoso riserbo”, e svela invece il sentimento di esclusione di chi è rimasto indietro rispetto ai mutamenti sociali ed è, appunto, “schivato” in quanto elemento estraneo.</p>
<p>Il malessere che porta il protagonista di “Traversata della città in festa (scemo di guerra)” a vagare per Milano “con il viso accigliato e con tutti gli altri ammennicoli somatici che ineriscono più strettamente alla depressione” si calma infine in un’agenzia di viaggi. Anche il “dissenso” dai modelli di comportamento dominanti è previsto e regolato dalla macchina sociale, che in luogo di avventurosi viaggi della conoscenza non concede che mediocri viaggi organizzati. Anzi, viaggi virtuali, come quello proposto dal titolare dell’agenzia, che per una “modica somma” invita il cliente a provare il simulatore di volo “Astolfo”, una specie di Google Earth che permette di effettuare sopralluoghi delle località turistiche proiettando sulle pareti immagini aeree e simulazioni di luoghi di vacanza. Il volo di Astolfo, la cavalcata sino alla luna per recuperare il senno d’Orlando, nell’Italia contemporanea non è che un volo simulato, una proiezione d’immagini promozionali che invece di restituire il senno lo va sottilmente erodendo.</p>
<p>Lo “scemo di guerra”, l’io anonimo stordito dalle moderne occasioni di svago, ha per così dire un alibi storico, come chi si è rimbecillito per via di una guerra, anche se si tratta di una guerra senza eserciti contrapposti, pervasiva e non dichiarata.</p>
<p>Quasi tutti i personaggi di “Catastrofi d’assestamento” sono in un certo senso “scemi di guerra”. Inadeguati rispetto alle richieste di una società che spinge ai margini i più deboli, non trovano di meglio che inventarsi una realtà su misura in cui risultano protagonisti del loro destino, e non semplici prodotti di scarto della macchina sociale. Anche perché nel momento in cui s’inceppa l’intricato meccanismo d’inganni e autoinganni la realtà può risultare insostenibile, come scopre, per esempio, l’anonimo narratore di “Ancora un incendiario?”, impiegato presso una sede in via di smobilitazione degli alti commissariati. Mentre i colleghi ottengono il trasferimento in sedi decentrate, lui solo, incapace di mettersi in sintonia con i mutamenti sociali in atto, resta in attesa del comunicato che sancisca la chiusura degli uffici. Il comunicato non arriva e il devoto dipendente continua a recarsi nel palazzo ormai abbandonato, si siede alla scrivania, passeggia, mette trappole per topi per ingannare il tempo, sino a che non comincia a sospettare la sua assoluta irrilevanza e, colto da un sussulto d’orgoglio, decide di non presentarsi più. Anzi, di marcare il suo distacco con un gesto plateale: incendiare il palazzo.</p>
<p>L’esaltazione non dura a lungo. A spegnere l’entusiasmo incendiario interviene la lettura di un articolo sul “comportamento degli impiegati degli uffici in via di trasformazione” in cui i suddetti “impiegati in situazione di stress da rigidità flessibilizzata” sono divisi in categorie: pompieri e incendiari &#8211; i pompieri che “nuotano come pesci nelle acque della trasformazione” e la minoranza d’incendiari che invece non si adatta, “regredisce all’adolescenza e ha fantasie incendiarie e catartiche”.</p>
<p>Quando si scopre previsto in una rivista specializzata, semplice cialtrone in balìa dei disegni dei funzionari, e capisce che persino l’atto di ribellione più radicale risulta calcolato e sfruttato, il potenziale incendiario vede allentarsi ogni residuo legame sociale, e nella straordinaria scena conclusiva lo ritroviamo in cammino lungo la statale, solo pedone tra macchine in corsa, immagine malinconica di una presa di coscienza il cui esito estremo è l’uscita dalla società e dai suoi commerci.</p>
<p>L’autoinganno è un meccanismo di difesa necessario in una società che rigetta i perdenti e i meno adatti alla competizione. Anche perché le vite di persone comuni, come i personaggi di “Catastrofi d’assestamento”, sono spesso avare di soddisfazioni. L’avvenimento più rilevante della biografia di Manlio Orcagna, protagonista di “Congedo”, è una modesta vincita al totocalcio, ottenuta con una schedina precompilata, ma in virtù della quale si spaccia per conoscitore e dispensa consigli ai sistemisti. Cicalone, il disoccupato ultracinquantenne di “Apparenze, anche apparizioni, ma soprattutto apparenze”, dichiara candidamente che il solo punto fermo della sua vita morale e sociale è il maxischermo piatto, per il quale non esita a indebitarsi e mettersi nelle mani di cinici sfruttatori.</p>
<p>Chi, insomma, non ha raggiunto una posizione di rilievo nella struttura sociale non può che inventarsi motivi per caricare di senso un’esistenza che sembra girare a vuoto; ed è per questo che a dispetto della realtà molti protagonisti di questi racconti non perdono occasione d’individuare i segni premonitori di una svolta del destino, investono oggetti, situazioni, incontri casuali di significati spropositati, e in alcuni casi si lanciano in veri e propri inseguimenti &#8211; parodie degli eroi ariosteschi, che, accecati, impacciati dalle armature, rincorrono i loro vani oggetti del desiderio, semplici propulsori di movimento che si dissolvono prima di essere raggiunti.</p>
<p>In “Ancora un incendiario?”, per esempio, è la comparsa di una donna a sollevare provvisoriamente l’impiegato dalla sua condizione. Quando, camminando per la città assorto in cupi pensieri sul destino degli alti commissariati, vede spuntare una donna sola, specchio della sua stessa solitudine, subito riconosce in lei il pretesto per staccarsi dalla tetraggine del luogo di lavoro e la insegue con una caparbietà insospettabile. Ariostesco è non solo il motivo del desiderio come motore dell’azione, ma pure il luogo posticcio in cui si svolge l’inseguimento: una cittadina commerciale costruita come un’imitazione di Venezia con ponti inventati, vie piene di luminarie ingannatrici, sirene che suonano per via delle capocciate dell’inseguitore contro le vetrine dei negozi chiusi &#8211; un labirinto d’inganni commerciali che non conduce nel palazzo delle illusioni di Atlante, ma in una “taverna celtica” in cui vengono serviti “maccheroncini alla celta” con “celtico vino della Valpolicella”, approdo che riporta alla realissima irrealtà delle nuove mitologie identitarie del Nord-Est leghista.</p>
<p>Se il rapporto amoroso è spesso l’ultima possibilità di riscatto, non va dimenticato che per alcuni personaggi &#8211; maschi, il cui punto di vista è, appunto, ordinariamente maschile &#8211; la donna non rappresenta che uno dei molti oggetti di riconoscibilità sociale, status symbol necessario per radicarsi nella struttura del mondo. Quando Onorio Groppa, l’impiegato di “Un trancio di vita”, riesce nell’impresa eccezionale di “aver innamorato una ragazza bellissima senza pagarla”, il suo primo e più impellente pensiero è di agghindarla e esibirla in Corso Vercelli, immaginandosi gli sguardi degli invidiosi nascosti nelle vie laterali, e poi, ormai “cittadino del mondo”, portarsela al bar e mostrarla agli amici, che invero chiama “insulsi biascicatori”, “triviali e animosi spacconi”, “facce di merda con la lingua a penzoloni a guatare l’italiana bellissima conquistata senza pagarla”. Naturalmente le cose prendono una piega spiacevole e il provvisorio status symbol passa proprio nelle mani di uno dei sedicenti amici.</p>
<p>Non si può restare insensibili ai risvolti comici delle minime apocalissi narrate da Mascitelli. Anche se la comicità dei racconti scaturisce soprattutto dalla lingua, che invece di rispecchiare il livello culturale dei personaggi è una parodia dei linguaggi contemporanei che mette in luce il complicato rapporto tra il soggetto e la realtà.</p>
<p>Nelle voci dei protagonisti, che spesso si raccontano in prima persona, risuonano echi dei monologhi di certi ostinati vagabondi di Beckett. Tuttavia, l’impasto linguistico, l’ambientazione realistica dei racconti, prevalentemente milanese, i richiami all’attualità sociale, economica e politica, collocano il lavoro di Mascitelli all’interno di una lunga tradizione nostrana, in stretto dialogo con Svevo, Volponi, Gadda &#8211; tutti creatori di memorabili paranoici, come i vari Cosini, Saluggia, Pirobutirro. Importante sembra, soprattutto, il rapporto con l’espressionismo corrosivo di Gadda. Anche se la scrittura di Mascitelli, più accessibile, non ricorre all’uso d’invenzioni lessicali, dialettalismi, torsioni sintattiche, intricate matasse d’immagini, ma convoca materiali verbali provenienti da vari ambiti culturali, così che in una sola voce si succedono senza soluzione di continuità espressioni dotte, citazioni letterarie, proverbi, luoghi comuni, stereotipi colloquiali, canzonette, cori calcistici, slogan pubblicitari, registri tecnici e professionali. I personaggi sono per così dire entrati nel flusso verbale ininterrotto del nostro tempo raccogliendo i detriti del linguaggio della società contemporanea.</p>
<p>Questa convivenza di registri risulta particolarmente straniante nei racconti in prima persona, in cui l’autore introduce una coscienza e una cultura supplementare nella voce dell’io narrante, che è in genere di estrazione culturale media, certo più interessato ai dibattiti calcistici che alle esegesi dantesche. Un narratore in prima persona che ospita un secondo narratore, implicito e ironico, che insinua citazioni e commenti che dilatano il senso delle vicende più ordinarie.</p>
<p>D’altro canto è proprio Cicalone, il disoccupato di “Apparenze, anche apparizioni, ma soprattutto apparenze”, cioè uno dei personaggi più inconsapevoli e malridotti, a ricordarci l’importanza del ruolo del narratore rispetto alla propria materia: “si prospettava un incasso lauto quanto bastava per pagare la mora e rinviare di un altro mese la separazione dal maxischermo: era dunque un’occasione storica per me perché a ben vedere anche la battaglia di Roncisvalle non era poi gran cosa ed è la grandezza del bardo a rendere memorabile l’evento”.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/20/inganni-e-autoinganni-nellitalia-doggidi/">Inganni e autoinganni nell&#8217;Italia d&#8217;oggidì</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/12/%e2%80%9cpiove-sempre-sul-bagnato%e2%80%9d-di-giorgio-mascitelli/' rel='bookmark' title='“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli'>“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli</a> <small>[Giorgio Mascitelli, Piove sempre sul bagnato, Coniglio Editore, 2008] di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/' rel='bookmark' title='CONFLITTI D’INTERESSI'>CONFLITTI D’INTERESSI</a> <small>di Giorgio Mascitelli Per una volta tanto mi toccherà perfino...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/la-rabbia-e-il-furore-e-quelle-robe-li%c2%b4/' rel='bookmark' title='LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ'>LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ</a> <small>( Il primo racconto italiano con un vero attacco all´americana!)...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/02/01/e-sempre-verde%e2%80%a6/' rel='bookmark' title='È sempre verde…'>È sempre verde…</a> <small> Di Giorgio Mascitelli Se la traduzione di un libro...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2004/01/15/appunti-indiani-4/' rel='bookmark' title='Appunti indiani #4'>Appunti indiani #4</a> <small>di Sergio La Chiusa Per accedere al tempio, qui a...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/10/20/inganni-e-autoinganni-nellitalia-doggidi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ANNUNCIO AGGRATIS SULLA POLITICA</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/10/09/annuncio-aggratis-sulla-politica/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/10/09/annuncio-aggratis-sulla-politica/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 06:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Della Valle]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[politica e antipolitica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=40292</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <em>Giorgio Mascitelli</em></p>
<p>Nei giorni scorsi un illustre imprenditore italiano, il dottor Diego Della Valle, ha pubblicato a pagamento sui principali quotidiani del paese una lettera alla nostra classe politica, nella quale come semplice cittadino esprimeva la propria indignazione nei confronti di questa classe per la sua conduzione del paese.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/09/annuncio-aggratis-sulla-politica/">ANNUNCIO AGGRATIS SULLA POLITICA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <em>Giorgio Mascitelli</em></p>
<p>Nei giorni scorsi un illustre imprenditore italiano, il dottor Diego Della Valle, ha pubblicato a pagamento sui principali quotidiani del paese una lettera alla nostra classe politica, nella quale come semplice cittadino esprimeva la propria indignazione nei confronti di questa classe per la sua conduzione del paese. Devo ammettere che ho trovato l’idea bellissima e sarebbe piaciuto anche a me fare qualcosa di simile, solo che, rotto il salvadanaio, mi sono reso conto che i soldi  bastavano appena per chiedere al mio edicolante di lasciarmi appendere un foglietto sull’edicola. O in alternativa potevo rivolgermi a qualche blog amico. Purtroppo la nostra democrazia funziona così: tutti sono semplici cittadini, ma alcuni hanno i soldi per gli annunci  sui giornali ( o per entrare nei consigli di amministrazione dello loro società editrici) e altri hanno i soldi solo per leggere i giornali e parlarne al bar con gli amici ( infine alcuni, ancora pochi per fortuna, non hanno nemmeno questa seconda possibilità). <span id="more-40292"></span> Naturalmente non è una novità recente questa, le cose sono più o meno sempre andate così, ma per un certo periodo della storia della democrazia gli squattrinati ebbero la possibilità di far sentire la loro voce incanalandola in strutture organizzate che si chiamavano partiti politici.  Oggi questa possibilità non c’è più perché i partiti politici non hanno più spazio per le persone comuni, ma solo per professionisti della politica peraltro più avvezzi a frequentare il mondo dei media o della finanza che i luoghi sociali. Negli anni novanta, qualcuno si ricorderà, questo fenomeno si chiamava partito leggero ed era presentato come una gran novità in grado di rafforzare la democrazia perché la gente non ne poteva più dell’ideologia e voleva solo persone competenti.  Fortunatamente talvolta la voce di chi non ha voce fa ancora capolino in quelli che noi chiamiamo movimenti, queste piccole agorà transitorie subito rintuzzate dalle acropoli mediatiche e finanziarie, ed è solo lì che l’indignato squattrinato troverà spazio per il suo annuncio sui o ai politici.</p>
<p>Bisogna ammettere che l’indignazione per lo stesso problema visto con gli occhi di chi ha i soldi per pubblicare un annuncio e chi non li ha è di fatto diversa, così come fatalmente sono diversi i modi di vedere l’insieme delle problematiche sociali, in una democrazia questa diversità si esprime e si affronta con il dibattito, in alcuni casi perfino con il conflitto e in altri con la mediazione, richiamarsi a concetti generici come il bene della società, l’onestà e la competenza dei politici è un modo per eludere questa diversità e non dare voce a tutti. Non è un caso che l’attuale classe politica, specie dei partiti di governo, oggetto dell’indignazione di Della Valle e degli altri cittadini sia entrata in scena nel 1993-94 con parole d’ordine generiche sulla politica al servizio dei cittadini dicendo basta ai politici di professione incapaci di governare il paese e sottolineando che il successo di un imprenditore nel proprio campo professionale era di per sé garanzia delle sue capacità di governo.</p>
<p>Sulla competenza dei politici poi occorre dire alcune verità spiacevoli: non è vero che alla società civile o meglio ad alcune delle sue parti piacciono tutte le competenze, per fare un esempio nell’ultimo governo Prodi c’era un viceministro, che era indubbiamente un esperto di problemi fiscali e di lotta all’evasione, e che è stato cacciato tra il giubilo generale anche di molte persone che oggi sono indignate per l’incompetenza della nostra classe politica. La verità è che l’unica competenza realmente apprezzata nella società moderna, non solo in Italia, è quella al servizio di certi interessi, che come tali contrastano con altri interessi.</p>
<p>In realtà non si vede poi perché nella situazione attuale ci sia bisogno di politici competenti: se un politico competente leggesse per esempio la lettera di consigli tassativi rivolti al governo italiano dai presidenti uscente ed entrante della BCE, comincerebbe a fare previsioni sulle conseguenze sociali ed economiche generali e nel proprio campo di competenza di simili provvedimenti e forse ne ricaverebbe l’impressione che lo spazio per il lavoro di un politico serio oggi non c’è. Allora meglio una serie di volti simpatici e comunicativi capaci di rendersi interessanti al grande pubblico  sposando una fotomodella celebre o presiedendo una squadra di calcio o rispondendo a gestacci agli interlocutori o mettendo in risalto le proprie doti sportive od organizzando iniziative umanitarie.  Per questi motivi non mi sento di fare nessun appello ai politici: è la politica come istanza di governo democratico della società che sta scomparendo e l’ignoranza, la sguaiataggine, l’attaccamento ai propri privilegi e la disonestà di buona parte di quella categoria è solo una semplice conseguenza di quella scomparsa.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/09/annuncio-aggratis-sulla-politica/">ANNUNCIO AGGRATIS SULLA POLITICA</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/29/riscavi/' rel='bookmark' title='Riscavi'>Riscavi</a> <small> di Giorgio Mascitelli Perché come dice giustamente il prospetto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/' rel='bookmark' title='CONFLITTI D’INTERESSI'>CONFLITTI D’INTERESSI</a> <small>di Giorgio Mascitelli Per una volta tanto mi toccherà perfino...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/la-rabbia-e-il-furore-e-quelle-robe-li%c2%b4/' rel='bookmark' title='LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ'>LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ</a> <small>( Il primo racconto italiano con un vero attacco all´americana!)...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/02/01/e-sempre-verde%e2%80%a6/' rel='bookmark' title='È sempre verde…'>È sempre verde…</a> <small> Di Giorgio Mascitelli Se la traduzione di un libro...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/05/10/zero-a-zero/' rel='bookmark' title='Zero a zero'>Zero a zero</a> <small> Giorgio Mascitelli Ma io ti dico, tu dagli fiducia...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/10/09/annuncio-aggratis-sulla-politica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SOLDI DEI PADRI, SCUOLA DEI FIGLI</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/09/soldi-dei-padri-scuola-dei-figli/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/09/soldi-dei-padri-scuola-dei-figli/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 06:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[post-modernità italiana]]></category>
		<category><![CDATA[pre-modernità italiana]]></category>
		<category><![CDATA[riforma]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=31654</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Questa volta ci sarebbe da dire che non tutte le statistiche vengono per nuocere, perché  a differenza di molte che sembrano essere nate solo per conferire un’alea di verità aritmetica all’opinione dominante, quella diffusa dall’OCSE sul legame tra i guadagni dei padri e dei figli presenta alcuni elementi di grande interesse.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/09/soldi-dei-padri-scuola-dei-figli/">SOLDI DEI PADRI, SCUOLA DEI FIGLI</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Questa volta ci sarebbe da dire che non tutte le statistiche vengono per nuocere, perché  a differenza di molte che sembrano essere nate solo per conferire un’alea di verità aritmetica all’opinione dominante, quella diffusa dall’OCSE sul legame tra i guadagni dei padri e dei figli presenta alcuni elementi di grande interesse. In breve si tratta di una statistica, apparsa su <em>Repubblica</em>, sulla mobilità della posizione stipendiale dei figli rispetto a quella dei genitori in ogni nazione membro dell’OCSE: se la testa della classifica, ovvero i paesi in cui vi è una maggiore mobilità stipendiale e quindi sociale, non riserva particolari sorprese perché occupata dai paesi scandinavi e l’Austria, ossia quelle nazioni nelle quali lo stato sociale è ancora forte, al fondo delle classifica vi sono alcuni dati meno prevedibili perché i paesi meno mobili risultano essere la Gran Bretagna, l’Italia, gli Stati Uniti e la Francia.<br />
<span id="more-31654"></span><br />
E’ davvero curioso che a contendersi il primato dell’immobilismo sociale sia un paese come il nostro, roccaforte del familismo amorale e della raccomandazione, insieme ai paesi anglosassoni all’avanguardia della modernità economica, spesso citati come modello per uscire da questa nostra arretratezza. In particolare perché i tipi di scuola di questi paesi sono profondamente diversi e secondo l’ideologia dominante è la scuola a essere responsabile principale della mobilità sociale di una nazione.</p>
<p>  Nell’ultimo ventennio a più riprese sono  intervenuti esponenti politici, commentatori e economisti illustri a spiegare che tra le cause dell’immobilismo sociale del nostro paese c’era, oltre al peso del fisco e a una burocrazia folle, una scuola inadeguata al mondo del lavoro. Per esempio mi ricordo che quando l’allora ministro Moratti andò in televisione per spiegare la sua riforma della scuola, quella i cui decreti applicativi sono stati approvati tra l’anno scorso e quest’anno e sono chiamati comunemente riforma Gelmini, disse che gli USA avevano una mobilità sociale molto maggiore dell’Italia grazie al tipo di scuola che avevano più immediatamente vicino ai bisogni dell’economia nazionale. Quella della signora Moratti non era un’uscita individuale, ma al contrario corrispondeva all’opinione corrente anche nello schieramento rivale  perché  una  delle linee guida dell’ideologia liberista afferma che la possibilità di mobilità sociale dipende quasi esclusivamente dalla qualità dell’istruzione di un paese. </p>
<p>Naturalmente è vero che la qualità della scuola, specie se pubblica e in grado di fornire livelli di prestazione relativamente omogenei, è un’occasione per la mobilità sociale, ma da sola serve a poco se tutta la politica economica di un paese non è indirizzata in tal senso.  Nel dibattito pubblico dominato dal liberismo, e quindi nelle opinioni dei tecnici, dei politici e dei grandi giornalisti, invece la scuola diventa  l’unico garante della mobilità sociale. Questo discorso sulla scuola ha una funzione fondamentale perché deve nascondere,con la sua insistenza sui meriti dell’individuo all’interno di un’istituzione che da sola garantirebbe la promozione lavorativa, il fatto che la mobilità sociale in realtà dipende da quanti diritti collettivi uno gode e non solo a scuola. </p>
<p>  Ma questi dati gettano anche una luce inedita sul caso italiano perché in fondo sembrano testimoniare che le storture più tipiche del nostro paese e che ne costituiscono l’arretratezza, come i mali che derivano dal familismo amorale, producono effetti generali  sulla società  non troppo diversi da quelli delle politiche liberiste grazie alle quali, secondo un’idea dominante, i mali italiani dovrebbero essere curati. Anzi si potrebbe dire che queste logiche arcaiche  hanno trovato un terreno perfetto di adattamento nel contesto della globalizzazione neoliberista perché il liberismo con il suo attacco allo stato sociale favorisce diverse forme di privilegio, sia quelle che assumono vesti moderne e tecnocratiche sia quelle nepotistiche più tradizionali. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/09/soldi-dei-padri-scuola-dei-figli/">SOLDI DEI PADRI, SCUOLA DEI FIGLI</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/' rel='bookmark' title='CONFLITTI D’INTERESSI'>CONFLITTI D’INTERESSI</a> <small>di Giorgio Mascitelli Per una volta tanto mi toccherà perfino...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/09/diritto-di-sciopero-e-altri-diritti/' rel='bookmark' title='DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)'>DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)</a> <small>di Giorgio Mascitelli Benché mi fosse ripromesso di non interessarmi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/03/a-gamba-tesa-sotto-il-grembiule-niente/' rel='bookmark' title='A gamba tesa: sotto il grembiule niente!'>A gamba tesa: sotto il grembiule niente!</a> <small>mercoledì 02 luglio 2008 In sede di Commissione cultura viene...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/10/06/stati-d%e2%80%99animo-quelli-che-tornano/' rel='bookmark' title='stati d’animo'>stati d’animo</a> <small> di Paola Lodola - Questi tre quadri che vedete...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2004/12/03/primi-consigli-per-gli-acquisti-di-natale-2004/' rel='bookmark' title='Primi consigli per gli acquisti di natale 2004'>Primi consigli per gli acquisti di natale 2004</a> <small> Di Giorgio Mascitelli Alcuni mesi or sono i mezzi...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/09/soldi-dei-padri-scuola-dei-figli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il declino del discorso critico</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/27/il-declino-del-discorso-critico/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/27/il-declino-del-discorso-critico/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 07:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[ideologia]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-François Lyotard]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=26774</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>  A me sembra che uno dei fenomeni più significativi di questa fase di crisi della democrazia italiana sia il declino del discorso critico. Oggi ciò di cui si parla è quasi esclusivamente ciò che è stato deciso dal potere se non politico, almeno economico,  così come l’ordine del giorno delle priorità e il tono del discorso sono quelli del discorso pubblico ufficiale, langue invece un discorso critico indipendente.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/27/il-declino-del-discorso-critico/">Il declino del discorso critico</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>  A me sembra che uno dei fenomeni più significativi di questa fase di crisi della democrazia italiana sia il declino del discorso critico. Oggi ciò di cui si parla è quasi esclusivamente ciò che è stato deciso dal potere se non politico, almeno economico,  così come l’ordine del giorno delle priorità e il tono del discorso sono quelli del discorso pubblico ufficiale, langue invece un discorso critico indipendente. Chiamo così quella modalità di discorso pubblico che da almeno due secoli è tipica delle società che rispettano le libertà d’espressione e che si articola di solito nelle forme della controinformazione, cioè rivelare cose di cui il discorso pubblico ufficiale non  parla, e della critica dell’ideologia, cioè la demistificazione delle ipocrisie, delle contraddizioni e delle parzialità di quella che il discorso pubblico ufficiale presenta come la verità. Le ragioni di questa crisi in Italia oggi non stanno certo nella mancanza di ingegni in grado di ottemperare a questo compito perché al contrario sono numerosi gli scrittori che hanno la preparazione culturale e il rigore morale necessari per svolgerlo, ma piuttosto in mutamenti della società tanto profondi quanto recenti. Dico subito che tra questi mutamenti non considero qui quello dell’apparato mediatico-televisivo  perché il discorso critico è sempre stato recepito  da piccole minoranze culturalmente e politicamente consapevoli, salvo in alcune circostanze storiche molto particolari, capaci però di tradurre in comportamenti e in risposte anche di massa i suggerimenti creativi che venivano da quello.<br />
<span id="more-26774"></span><br />
  In particolare penso  che siano due i fattori decisivi che hanno determinato il declino del discorso critico. In primo luogo il trionfo dell’individualismo, che si è accompagnato a quel fenomeno che i politici tipo Walter Veltroni chiamano fine delle ideologie, ha ridotto ai minimi termini o cancellato quel processo di politicizzazione dei cittadini che era la base etica e sociale del discorso critico. In pratica il discorso critico ha ragione di essere solo se ci si percepisce come parte di un corpo politico che compie scelte decisive per noi, quando la percezione dominante è, come accade oggi, quella di individui isolati che possono partecipare alla vita politica unicamente in veste di tifosi con il voto o con il televoto, non ha molto senso  criticare il discorso ufficiale: se esso non piace, si può andare all’estero perché ci si vergogna di essere italiani o provare a cambiare se stessi con i fiori di Bach, visto che è impossibile cambiare il mondo, o entrare a far parte del popolo della notte. In questo senso è vero, tanto per fare un’osservazione alla maniera di Houellebecq, che nessuna epoca ha mai visto tanta libertà come questa, il problema è che la si paga con una radicale perdita di senso dell’esperienza. </p>
<p>  L’altro fattore che ha determinato la crisi del discorso critico riguarda lo statuto della verità nel discorso ufficiale della nostra società e i rapporti di questa con il sapere e il potere. Infatti se il discorso ufficiale nel passato si è sempre presentato come la verità di una società, come la verità del potere, al quale il discorso critico opponeva un’altra verità nascosta che rivelava la menzogna del potere, oggi non è più così perché il discorso ufficiale non pretende di dire la verità, ma semplicemente di dire cose interessanti, utili e piacevoli ad ascoltarsi. A sua volta una trasformazione del genere è stata resa possibile da quella modificazione del sapere che Lyotard ha descritto nel suo ormai trentennale libro <em>La condizione postmoderna</em> (un libro dal destino curioso perché nato quasi come un’apologia di questa trasformazione è divenuto un utile strumento nelle mani di chi voglia riprendere il filo della critica): il sapere postmoderno non punta più a una validazione universale, cioè a cercare di scoprire la verità per usare un’espressione un po’ più sfacciata ma comprensibile, ma alla performatività delle conoscenze parziali, cioè a cercare di conoscere cose che siano utili e spendibili nell’immediato senza troppe domande sulla verità. Ora gran parte del sapere contemporaneo è figlio di questa trasformazione e quindi è indifferente alla verità, e pertanto è naturalmente omogeneo al nuovo tipo di discorso ufficiale fatto dal potere. </p>
<p>Di più, senza una tensione etica, cioè senza porsi una domanda radicale sulla verità, non è possibile nessun discorso critico. Ma se colui che ha il potere può tranquillamente vivere senza la verità perché l’ascolto e l’efficacia delle sue parole vengono per così dire da sé in virtù della posizione che occupa, colui che è escluso dal potere se non parla in nome della verità è come se non parlasse. </p>
<p>  Non è una questione astratta questa, ma drammaticamente concreta: oggi l’agenda dei temi da dibattere, anche in ambienti che si vogliono d’opposizione, è scelto sulla base di una supposta efficacia e utilità comunicative: che il senato approvi il decreto legge che privatizza l’acqua pubblica non deve essere discusso perché non interesserebbe il grande pubblico, perché non avrebbe audience. E non è solo un problema di censura, di controllo dei media da parte di una sola persona o di quel gruppo di persone con forti interessi economici che si fanno chiamare sui giornali da loro posseduti “i mercati”, è come se quasi tutti avessero interiorizzato una concezione della democrazia da ufficio stampa, per la quale la libertà di parola coincide con la spendibilità della stessa nel commercio della comunicazione. E la vera democrazia muore perché essa non è un sistema di regole da confermare o da cambiare, ma è una pratica politica collettiva, che vive grazie alla critica.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/27/il-declino-del-discorso-critico/">Il declino del discorso critico</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/12/lamore-vince-sempre/' rel='bookmark' title='L&#8217;amore vince sempre'>L&#8217;amore vince sempre</a> <small> [...] Anche la foto di copertina che ovviamente lo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/30/lo-stato-delle-cose-in-occidente/' rel='bookmark' title='Lo stato delle cose in Occidente'>Lo stato delle cose in Occidente</a> <small>di Massimo Rizzante Amo le stazioni termali. Immergermi nelle loro...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/la-rabbia-e-il-furore-e-quelle-robe-li%c2%b4/' rel='bookmark' title='LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ'>LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ</a> <small>( Il primo racconto italiano con un vero attacco all´americana!)...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/01/24/chinatown-londra/' rel='bookmark' title='Chinatown, Londra: tra mito e realtà'>Chinatown, Londra: tra mito e realtà</a> <small>di Nicola Montagna (Questo articolo e il successivo che verrà...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/12/22/la-classe-non-e-acqua/' rel='bookmark' title='La Classe non è Acqua!'>La Classe non è Acqua!</a> <small> immagine di effeffe Questo saggio di Sergio Bologna forse...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/27/il-declino-del-discorso-critico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riscavi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/29/riscavi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/29/riscavi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 13:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[prosa italiana contemporanea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=19766</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/ademolire1.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Perché come dice giustamente il prospetto allegato alla comunicazione di possibile visibilità del plastico sinottico e prospettico dell&#8217;edificando quartiere &#8220;il falansterio della bella gente&#8221; situato nel prospiciente comune di Cazzulonia e già dotato di tutti i permessi di legge previi i quali sono già cominciati i primi scavi per le fondamenta e anche degli allacciamenti a tutte le dorsali, e uno prenotando subito avrà i suoi bei vantaggi in termini di consegna e di prezzo, noi lavoriamo acciocché i nostri piccoli possano godere di tutti gli agi, di tutte le protezioni e di tutte le gioie che l&#8217;infanzia a buon diritto pretende per sé.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/29/riscavi/">Riscavi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/ademolire1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19770" title="ademolire1" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/ademolire1.jpg" alt="ademolire1" width="530" height="353" /></a></p>
<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Perché come dice giustamente il prospetto allegato alla comunicazione di possibile visibilità del plastico sinottico e prospettico dell&#8217;edificando quartiere &#8220;il falansterio della bella gente&#8221; situato nel prospiciente comune di Cazzulonia e già dotato di tutti i permessi di legge previi i quali sono già cominciati i primi scavi per le fondamenta e anche degli allacciamenti a tutte le dorsali, e uno prenotando subito avrà i suoi bei vantaggi in termini di consegna e di prezzo, noi lavoriamo acciocché i nostri piccoli possano godere di tutti gli agi, di tutte le protezioni e di tutte le gioie che l&#8217;infanzia a buon diritto pretende per sé. E anche noi adulti dopo una vita di sacrifici in cui ci siamo spezzati la schiena, è giusto che possiamo riposarci la sera dal lungo e proficuo lavoro in un ambiente sano e nutriente e i nostri vecchi si possano ritemprare in un ambiente sereno e giovale in attesa della visita della signora a cui nessuno ha mai detto di no (ma questo il prospetto non lo dice).<span id="more-19766"></span><br />
-   Dio buono, ferma ferma, chiama l&#8217;architetto<br />
-   Non è meglio il capocantiere?<br />
-   Merda, merda, merda, l&#8217;architetto ho detto, l&#8217;architetto ha detto di voler essere chiamato.<br />
-   Ma cos&#8217;è successo?<br />
-   Si è aperta una voragine nel terreno, proprio la dove si volevano mettere le palazzine dei girasoli.<br />
-   Minchia, che colpo che m&#8217;hai fatto prendere, Cecere, credevo che ci fosse restato qualcuno, tipo l&#8217;albanese lì che non si mette mai il casco protettivo. Facciamo così: chiamo l&#8217;architetto e il capocantiere.<br />
In effetti Cecere ha l&#8217;abitudine di gridare come una collegiale imbizzarrita per qualsiasi difficoltà, sormontabile o insormontabile, si presenti nel corso dei lavori del cantiere a cui è assegnato, sicchè i colleghi, sottoposti o sovraordinati, faticano a comprendere l&#8217;entità del problema sorto dal tono sovraeccitato e perennemente alto della sua voce. Il capocantiere arrivò prima dell&#8217;architetto e disse che era un pozzo artesiano, Cecere gli fece rilevare che era troppo largo e poco fondo per essere un pozzo, il capocantiere gli rispose che se era così, allora probabilmente si trattava della prugna di sua moglie, di Cecere per capirci. In effetti le parole di Cecere ricordavano nella descrizione i caratteri della porta del piacere, ma non così alla vista. Quando arrivò l&#8217;architetto, disse che si trattava di un ipogeo, sebbene sprofondato e singolarmente isolato dalle necropoli. Chiaramente si trattava di un ipogeo, come non averci pensato prima!<br />
Non mi va di scherzare sul fatto che Cecere non sapeva che cos&#8217;è un ipogeo, uno perché tanto glielo spiegò subito l&#8217;architetto, due perché anche il capocantiere né i colleghi lo sapevano, ma si guardarono bene dal domandarlo per non fare brutte figure, anzi il capocantiere prima che Cecere  lo chiedesse, disse con tono infingardamente professionale &#8221; Certo un ipogeo di questa stagione non s&#8217;era mai sentito&#8221; e il capocantiere,quando Cecere lo chiese, lo guardò sussiegoso mormorando &#8220;Cazzo, sei peggio di pulcinella&#8221;. L&#8217;architetto si fece dare una torcia elettrica perché voleva fare un giro sotto e allora Cecere gli disse di stare attento e l&#8217;architetto, un ragazzotto spocchioso di Milano o Roma, che poi non era il vero architetto ma l&#8217;aiutoarchitetto, gli rispose &#8220;Che c&#8217;hai paura dei fantasmi?&#8221; e Cecere &#8220;Dei fantasmi no, degli smottamenti sì&#8221;. E c&#8217;è questo di buono in Cecere, che nonostante il mondo vada come vada e non starò lì a spiegarlo come vada perché è sotto gli occhi di tutti, sicché una volta io volevo perfino cambiarlo, adesso mi accontento di dire con il poeta io speriamo che me la cavo, restava fedele a questo suo materialismo un po&#8217; grezzo a trecentosessanta gradi. L¢architetto scrollò le spalle come se la cosa riguardasse un altro, ma in realtá chiese un caschetto e disse a Cecere di accompagnarlo. Il cunicolo che portava alla camera vera e propria era bello lungo e Cecere non vedeva nulla a causa delle gambe e del sedere dell&#8217;architetto, ma quando arrivarono non trovarono nessun morto e nessun vaso prezioso e comunque anche lí non si poteva alzare la testa piú di tanto perché era un piccolo ipogeo. A Cecere tuttavia sembrò di percepire qualcosa di dipinto su un lato della camera, ma l&#8217;architetto lo zittí affermando che gli ipogei non erano mai decorati alle pareti. Infine sembrò loro, ma soprattutto all&#8217;architetto, che mancasse l&#8217;aria e uscirono quanto prima.<br />
Il capocantiere e gli altri li attendevano ansanti e all&#8217;unisono dissero:<br />
-  E allora?<br />
-  Come sospettavo, é un ipogeo, ma non ci sono resti umani né suppellettili pregiate, quindi si tratta di un ipogeo giá visitato dai ladri non di particolare valore artistico.<br />
-  Beh però c&#8217;é quel pezzo di dipinto alla parete.<br />
-  Uei Cecere, fino a due minuti fa non sapevi neanche che cazzo fosse un ipogeo, adesso ti metti a fare l&#8217;archeologo, per di piú per una cosa che hai visto solo tu.<br />
E tutti scoppiarono a ridere. Poi l&#8217;architetto prese sotto braccio il capocantiere, che non aveva studiato però era un uomo intelligente e aveva capito  qual era la rogna. Infatti l&#8217;architetto sospirava come fanno le persone innamorate:<br />
-  Ecco se la sopraintendenza sente solo odore di ipogeo, qui il cantiere é bello che bloccato per chissá quanti mesi se non anni. Ciao contratti<br />
-  Architetto a me me lo dice? Bisogna trovare una soluzione in tempi rapidi.<br />
-  Giá anche perché spesso gli ipogei sono inseriti in vere e proprie necropoli.<br />
-  Giá, poi le necropoli di questa stagione non si sono mai viste, bisogna agire in fretta.<br />
-  E quelli della sovraintendenza questa gente che si occupa dei morti non sanno cos&#8217;é la vera vita, che non si sta mai con le mani in mano. Si occupano di scartoffie e di pittori e forse non furono mai vivi.<br />
-   E architetto se lo dice lei, é cosí, ma qua il problema maggiore é che quel Cecere si stia zitto che c&#8217;ha l&#8217;abitudine di parlare come una gazza in calore.<br />
-   Perché gli altri?<br />
-   Gli altri sono brave persone, padri di famiglia, credono a chi li paga.<br />
-   E Cecere?<br />
Allora il capocantiere fece un gesto come a dire che anche Cecere era cosí, ma non del tutto, che bisognava pensarci bene alle cose e anche a Cecere bisognava pensarci, ma il capocantiere garantí che ci avrebbe pensato lui; intanto l&#8217;architetto avrebbe svolto con del personale di sua fiducia i rilievi atti ad evidenziare se e in quale misura avessero scoperto un&#8217;intera necropoli, ma fortunamente non era cosí.<br />
Cecere aveva finito di dire ai colleghi di lavoro che lui non lo capiva l&#8217;architetto che c&#8217;era voluto entrare nell&#8217;ipogeo e poi dopo tutta quella fatica, non si era fermato che pochi istanti. E gli altri gli dicevano di non farsi tante menate che bastava che li pagavano.<br />
-  Ecco il problema!<br />
Cosí disse il capocantiere, quando udí questa conversazione e a tutti corse un filo gelato di brivido lunga la schiena e tutti istinitvamente guardarono male Cecere che non aveva fatto nulla, però era il nero corvo portatore della cattiva notizia, cioé in sé il ritrovamento dell&#8217;ipogeo non era una cattiva notizia, ma poi era finito con il diventarlo ed era come se i morti si mettessero di mezzo agli affari dei vivi, a rompere le scatole, ecco perché Gesú aveva detto lasciate che i morti seppelliscano i morti. Che poi anche con le parole é cosí, te le rigiri come vuoi peggio dei morti neanche fossero delle frittelle.<br />
Comunque gli scavi perlomeno in quel settore del &#8220;Falansterio della bella gente&#8221; erano sospesi e misero perfino una striscia di plastica bianca e rossa per segnalarlo a mo&#8217; di transenna.Quando era mezzogiorno e il sole era alto in cielo, anche se per via dell&#8217;ora legale in realtá era le undici e dunque il sole non era poi cosí alto in cielo, smisero di lavorare e andarono a desinare, ma prima il capocantiere parlò cosí a Cecere:<br />
-  Cecere, in questi giorni finché la situazione non é chiara bisogna fare la guardia all&#8217;ipogeo durante la pausa del pranzo e oggi cominci tu.<br />
Cecere assentí, anche se vi sentí dentro l&#8217;acre sapore della discriminazione. Ma sapeva che il capocantiere era un pezzo di pane, bastava non nominargli la parola sindacato, e dunque non protestava. Cecere si mise davanti alla cavitá e si mise all&#8217;attenti ricordandosi di quando a militare faceva la guardia alla polveriera e quel giorno tirava un bel venticello, un ponentino,  che ti faceva venire piú appetito ancora e Cecere tiro fuori la sua schiscietta e comincio a mangiare, perché quel giorno sua moglie gli aveva preparato la frittata. Poi avrebbe voluto bersi il caffé, ma era di guardia e non poteva, sicché ad un certo punto udí un ululato che non era il vento, ma egli lo attrribuí allo stomaco che brontolava perché non aveva ancora ricevuto il delicato fomento del caffé, ma questo ululato continuava e non proveniva dalla sua pancia, ma dal buco che portava all&#8217;ipogeo. A un certo punto  questo sibilo ululante prese forma di parola:<br />
-   Perché ci turbate? Perché non lasciate in pace i morti? Cecere lascia stare i morti. Uuuuuuuh. Cecere lascia che i morti seppelliscano i morti!<br />
-   Ma tu chi sei che mi parli cosí e mi conosci?<br />
-   Come chi sono? So&#8217; Amedeo il fantasma dell&#8217;ipogeo.<br />
A queste parole di Amedeo Cecere cominciò a dubitare che si trattasse veramente di un fantasma, uno perché abbiamo giá detto del suo ruvido materialismo leopardesco, due perché si accorse di una contraddizione nel discorso di Amedeo e cioé precisamente che Amedeo diceva di lasciare che i morti seppellissero i morti e nel contempo implicitamente sembrava chiedere da lui la sepoltura. Quando Cecere gli fece rilevare questa contraddizione, il fantasma semplicemente non rispose. Allora Cecere per guadagnare tempo disse che in ogni caso lui avrebbe eseguito le indicazioni provenienti dal capocantiere e dall&#8217;architetto. Amedeo parlo un&#8217;ultima volta prima di svanire evanescente come l&#8217;effluvio della violetta tra le acque lustrali, quando qualcuno, che ha magari dianzi ingollato copiosamente legumi, si produce in fenomeni di meteorismo.<br />
-   Buon per te Cecere e per gli altri. Altrimenti si abbatterá la maledizione dell&#8217;etrusco su di voi. Uuuuuuuuuuhhhuuuu.  La maledizione di Obiuankenobi, quella che dice pantarei. Attenti a voi. Lasciate riposare i morti.<br />
E sparí. Poco dopo tornarono i colleghi e il capocantiere dalla pausa pranzo e Cecere non seppe trattenersi e non raccontò soltanto del fantasma, ma disse che per lui era una stronzata bella e buona e lo disse perché supponeva che qualcuno dei colleghi gli avesse fatto uno scherzo e Cecere ci teneva a mostrare che non ci era cascato. I colleghi a loro volta cascarono dalle nuvole, dicendo di non capire di cosa Cecere parlasse, finché improvvisamente il capocantiere, che se ne era stato zitto ad ascoltare, fu colto da timor sacro e, come in preda ad un attacco epilettico, come se l&#8217;apparizione di Amedeo fosse capitata a lui, cominciò a gridare che dovevano fare come diceva il fantasma, che si prendeva lui la responsabilitá, che erano stati minacciati da una punizione divina, che se no finiva come nel cantiere di Cazzulonia a mare ( ma lí in realtá non avevano pagato il pizzo).  Cecere gli disse che non poteva credere che una persona come il capocantiere credesse come una femminuccia in queste cazzate di fantasmi, ma intanto il timor sacro serpeggiava nelle file dei colleghi che vedendo il loro capo cosí atterrito si atterrivano a loro volta ed erano terrei nei volti. Il timor sacro poi si mischiava al timor granico, perché nella sua folgorazione di timor sacro il capocantiere tra le varie espressioni di devozione e preghiera aveva anche detto che nel caso si diffondesse la voce relativa alle punizioni dei fantasmi  addio pagamenti per tutti. Il capocantiere urlava come un ossesso che bisognava subito coprire quella porta con  il mondo dei morti per non aprire la porta all&#8217;altra sorella, la povertá, sicché per calmarlo fu necessario mandare l&#8217;albanese e un altro a prendere della sambuca.  Ma Cecere non era uomo da perdere la calma delle proprie convinzioni a fronte dello spettacolo di una qualsiasi isteria. E quando il capocantiere dette ordine di riempire il buco e disperdere tutto, lo invitò ad andarci piano che l&#8217;ipotesi dello scherzo restava la piú probabile e che era meglio sentire l&#8217;architetto, il quale proprio in quel momento telefonò al telefonino del capocantiere e si fece passare Cecere e si fece raccontare la rava e la fava, come si dice dalle nostre parti. E Cecere, che aveva un&#8217;alta opinione degli uomini di cultura, si trovò a malincuore a dover ammettere che anche nell&#8217;architetto allignava una qualche indulgenza verso le manifestazioni superstiziose, che avevano luogo in quel momento nel cantiere.  Sicché quando Cecere cercò di indurre l&#8217;architetto a soprassedere, questi testualmente gli rispose:<br />
-  A me risulta che hai detto al fantasma che avresti eseguito fedelmente, quanto ti avremmo ordinato io e il capocantiere, ora mantieni fede alle parola data al fantasma, se no lui si incazza. E bada bene che la vendetta soprannaturale non é fatta solo da pietre che piovono dal cielo o da cani fantasmi, ma anche da disgrazie apparentemente civili, come un padre di famiglia che perde il pane per i propri figli e lo fa perdere ad altri padri di famiglia che si arrabbiano con lui.<br />
A quel punto Cecere ebbe un&#8217;illuminazione e rispose &#8220;obbedisco&#8221; come il nostro grande generale Garibaldi, quando doveva fare una cosa e gli altri lo fermarono.<br />
Pertanto fu così che i vivi seppellirono i morti.<br />
E nel prospetto definitivo del &#8220;falansterio della bella gente&#8221; non si menzionò questo fatto dell&#8217;ipogeo perché si sa che la gente è superstiziosa e non vuole saperne di abitare dove prima c&#8217;era una tomba, anche se migliaia di anni prima.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/29/riscavi/">Riscavi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/10/20/inganni-e-autoinganni-nellitalia-doggidi/' rel='bookmark' title='Inganni e autoinganni nell&#8217;Italia d&#8217;oggidì'>Inganni e autoinganni nell&#8217;Italia d&#8217;oggidì</a> <small>(una lettura di “Catastrofi d’assestamento” &#8211; Zona, 2011 &#8211; racconti...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/11/11/battute-di-caccia/' rel='bookmark' title='Battute di caccia'>Battute di caccia</a> <small>Ugo Coppari * Un giorno ho conosciuto una persona che...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/' rel='bookmark' title='CONFLITTI D’INTERESSI'>CONFLITTI D’INTERESSI</a> <small>di Giorgio Mascitelli Per una volta tanto mi toccherà perfino...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/04/giovanni-arrighi-a-linfedele/' rel='bookmark' title='Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;'>Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;</a> <small>di Giorgio Mascitelli La presenza di Giovanni Arrighi mercoledì 7...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/02/01/e-sempre-verde%e2%80%a6/' rel='bookmark' title='È sempre verde…'>È sempre verde…</a> <small> Di Giorgio Mascitelli Se la traduzione di un libro...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/29/riscavi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CONFLITTI D’INTERESSI</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 06:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto d'interessi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=16124</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Per una volta tanto mi toccherà perfino parlare bene della televisione e ammettere a malincuore che a vederla talvolta si impara qualcosa di nuovo. Almeno a me è successo così quando ho appreso, assistendo la settimana scorsa all’intervista a Romano Prodi, che la Lehmann and brothers,  la celebre banca d’affari fallita allo scoppio della crisi finanziaria questo autunno, godeva fino a poche ore prima del suo fallimento di un giudizio (rating) largamente positivo da parte delle società incaricate di esprimere una valutazione sui suoi prodotti finanziari.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/">CONFLITTI D’INTERESSI</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Per una volta tanto mi toccherà perfino parlare bene della televisione e ammettere a malincuore che a vederla talvolta si impara qualcosa di nuovo. Almeno a me è successo così quando ho appreso, assistendo la settimana scorsa all’intervista a Romano Prodi, che la Lehmann and brothers,  la celebre banca d’affari fallita allo scoppio della crisi finanziaria questo autunno, godeva fino a poche ore prima del suo fallimento di un giudizio (rating) largamente positivo da parte delle società incaricate di esprimere una valutazione sui suoi prodotti finanziari.</p>
<p>Ma non è questo il primo caso di sbagli così clamorosi da parte delle società di rating (Moody’s, Fitch, Standard &#038; Poor); per esempio anche nelle vicende di Swissair, Parmalat ed Enron si trovano errori di valutazione simili. La cosa è particolarmente inquietante perché la legge prevede che qualsiasi ente economico che intenda emettere prodotti finanziari derivati debba obbligatoriamente farsi rilasciare un rating sul proprio prodotto. Ciò significa che le società  di rating dovrebbero svolgere una funzione di controllo sul mercato finanziario.<span id="more-16124"></span></p>
<p>Queste sono società a capitale privato, spesso quotate in borsa o controllate da gruppi finanziari con vasti interessi borsistici, che vengono pagate per la loro attività di valutazione dagli stessi soggetti che devono essere valutati. In altri termini i mercati finanziari sono controllati da enti posseduti da gruppi privati che hanno enormi interessi negli stessi mercati e che per le loro attività di controllo si fanno pagare da coloro che dovrebbero controllare.</p>
<p>E’ lecito chiedersi quale controllo reale ci si possa aspettare da un simile sistema, che sembra essere stato inventato da un preside di una di quelle scuole private di bienni di recupero, in cui si entra con la terza media e nel giro di un paio d’anni si esce ingegneri nucleari. In realtà c’è poco da ridere, i giudizi sono emessi anche sui titoli di stato e orientano il mercato costituendo spesso un’arma di ricatto nei confronti delle politiche di vari governi con conseguenze disastrose, specie nel terzo e nell’ormai ex secondo mondo.</p>
<p>Sembra che il sistema liberista ami giudicare gli altri, ma quanto a se stesso preferisca giudicarsi da solo. Non è un caso che un altro importante cardine della globalizzazione liberista sia  il tentativo di costituire un diritto privato internazionale sottraendo alla sovranità e alle leggi degli stati tutte quelle materie che potevano rientrare negli interessi dei grandi gruppi finanziari multinazionali. Il progetto, favorito dall’organizzazione mondiale del commercio, punta a sostituire alle legislazioni nazionali delle forme di arbitrato internazionale nel caso di controversie giudiziarie, che ovviamente favorirebbero i soggetti economicamente più forti.</p>
<p>In fondo si potrebbe riassumere tutto questo affermando che il sistema finanziario internazionale ha ignorato i propri conflitti d’interessi riuscendo addirittura a spacciare come standard di alta qualità le connivenze e le assenze di controlli, ha considerato il mondo degli affari come un ambito in cui tutto è lecito per fare profitto e ha cercato di costruirsi leggi su misura. Se fossi un girotondino, mi verrebbe da dire che i mercati internazionali  hanno le stesse priorità di Silvio Berlusconi. E forse, aggiungerei, il provincialismo del folklore e degli scandali ci ha distratto, impedendoci di riconoscere che dietro le bandane non si nascondeva un ostacolo alla modernizzazione globalistica, ma al contrario la forma più casereccia e solo apparentemente più proterva di una modernizzazione che faceva del conflitto d’interessi e dell’elusione delle leggi degli stati alcuni dei propri cardini strategici.  </p>
<p>Non a caso non sono state la moderna Milano e la sue istituzioni finanziarie e imprenditoriali a sollevare il tema del conflitto d’interessi, quello che secondo la formula giornalistica è incompatibile con una nazione moderna, ma cittadini qualsiasi spesso lontani geograficamente e socialmente dai luoghi, veri o presunti, della modernità di questo paese. Mai come oggi il conflitto d’interessi non mi sembra essere un’anomalia italiana, ma una forma tipica dei rapporti  tra economia e politica nell’era del liberismo trionfante.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/">CONFLITTI D’INTERESSI</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/09/soldi-dei-padri-scuola-dei-figli/' rel='bookmark' title='SOLDI DEI PADRI, SCUOLA DEI FIGLI'>SOLDI DEI PADRI, SCUOLA DEI FIGLI</a> <small>di Giorgio Mascitelli Questa volta ci sarebbe da dire che...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/09/diritto-di-sciopero-e-altri-diritti/' rel='bookmark' title='DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)'>DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)</a> <small>di Giorgio Mascitelli Benché mi fosse ripromesso di non interessarmi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/04/giovanni-arrighi-a-linfedele/' rel='bookmark' title='Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;'>Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;</a> <small>di Giorgio Mascitelli La presenza di Giovanni Arrighi mercoledì 7...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/11/02/noi-siamo-i-giovani-del-surf/' rel='bookmark' title='Noi siamo i giovani del surf'>Noi siamo i giovani del surf</a> <small>di Marco Rovelli Da Renzi c&#8217;erano anche degli intellettuali: Baricco,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/27/il-declino-del-discorso-critico/' rel='bookmark' title='Il declino del discorso critico'>Il declino del discorso critico</a> <small>di Giorgio Mascitelli A me sembra che uno dei fenomeni...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/09/diritto-di-sciopero-e-altri-diritti/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/09/diritto-di-sciopero-e-altri-diritti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 08:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diritto di sciopero]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=15321</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Benché mi fosse ripromesso di non interessarmi più di politica, mi vedo costretto a venir meno a questo mio proposito ( ed è tale deplorevole incostanza del mio carattere che mi ha sempre impedito di intraprendere una vera dieta, cosa di cui ora avrei più che mai bisogno) a seguito del disegno di legge presentato dal ministro Sacconi sulla limitazione del diritto di sciopero nel settore dei trasporti, che mi sembra essere un altro importante tassello nella costruzione della nuova Italia berlusconiana.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/09/diritto-di-sciopero-e-altri-diritti/">DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Benché mi fosse ripromesso di non interessarmi più di politica, mi vedo costretto a venir meno a questo mio proposito ( ed è tale deplorevole incostanza del mio carattere che mi ha sempre impedito di intraprendere una vera dieta, cosa di cui ora avrei più che mai bisogno) a seguito del disegno di legge presentato dal ministro Sacconi sulla limitazione del diritto di sciopero nel settore dei trasporti, che mi sembra essere un altro importante tassello nella costruzione della nuova Italia berlusconiana. </p>
<p><span id="more-15321"></span>Non occorre certo ripetere qui le analisi che Luciano Gallino e altri commentatori hanno svolto ottimamente per sottolineare che questo provvedimento è un testa di ponte per arrivare domani a limitare il diritto di sciopero in tutti gli altri comparti e per colpire oggi la libertà d’iniziativa della CGIL: infatti legare il diritto di convocazione di sciopero alla rappresentatività del sindacato ( in pratica solo un sindacato con più del 50% di rappresentanza potrà convocare uno sciopero oppure dovrà organizzare un complicato referendum preventivo che svuoterà lo sciopero di ogni efficacia) in assenza di libere elezioni per determinare l’effettivo grado di rappresentatività di ogni organizzazione sindacale nelle varie categorie significa nei fatti eliminare la possibilità per i lavoratori di dire la loro sui contratti di categoria e altri importanti aspetti della vita professionale. Questo fatto non ha rilievo puramente sindacale perché la democrazia sindacale, in un sistema in cui l’economia ha un potere illimitato, è uno dei pochi elementi di effettiva libertà decisionale delle persone e dunque ha un effetto benefico su tutta la società. </p>
<p>Ciò  vale dappertutto, ma doppiamente nella realtà italiana dove in una scena politica paralizzata dal trasformismo e dall’inettitudine del ceto politico e dalla cappa di piombo dell’apparato mediatico gli unici elementi di apertura e attenzione alla condizioni e alle problematiche del paese reale possono venire dal mondo sindacale e da alcuni settori dell’associazionismo sociale e politico non partitico. Prendere provvedimenti contro il diritto di sciopero in una fase di crisi economica, dunque in una fase di probabile aumento delle tensioni sociali, getta anche una luce inquietante su come verranno gestite queste tensioni. </p>
<p>Non bisogna parlare però a proposito di questi provvedimenti, come pure è stato fatto in maniera erronea, di situazione da ventennio fascista: infatti l’eliminazione dei diritti sindacali è un obiettivo tipicamente liberista nell’ottica della costituzione di un mercato integrale del lavoro, mentre per i fascisti essa era un corollario della più generale eliminazione della libertà d’espressione. Non si tratta di acribia filologica, ma di capire il senso di un’operazione politica: infatti il liberismo non pensa a uno stato etico, ma semplicemente punta all’eliminazione di tutti quei diritti ( e quelle libertà) che contrastano con la libertà di mercato. L’autoritarismo di origine liberista è pragmatico e non ideologico, punta a risultati concreti e circoscritti in un quadro di persistenza di alcune garanzie costituzionali. Ciò è dimostrato dal fatto che il tentativo di compressione ed eliminazione dei diritti sindacali è avvenuto o sta avvenendo in molte parti del mondo in varie forme. Pertanto parlare di fascismo, oltre a essere un esempio di quell’italico estremismo verbale e retorico che ha spesso ingenerato confusione, è sbagliato e rischia di non far capire quanto sta accadendo.</p>
<p>In  questi anni si è parlato di caso o anomalia italiana, intendendo con questa espressione il fatto che il blocco che sosteneva Berlusconi con le sue pulsioni autoritarie fosse un ostacolo alla modernizzazione del paese e rappresentasse in qualche misura la sintesi delle storiche malattie italiane. Mi ha sempre molto sorpreso in questa tesi che non cercasse di spiegare come mai la base delle fortune elettorali berlusconiane fosse la Lombardia, ossia la regione italiana indubbiamente più moderna e globalizzata. Verrebbe quasi da chiedersi se la modernizzazione liberista non esalti piuttosto queste anomalie italiane: per esempio il familismo amorale nella prospettiva della distruzione dello stato sociale è  molto utile sia come ammortizzatore sociale a costo zero sia come catalizzatore identitario per non far comprendere ai singoli la propria effettiva solitudine, altrettanto si potrebbe dire delle forme di localismo e razzismo. Ma questo è un altro problema, quello che invece indica chiaramente questa proposta di legge, il  consenso alla quale va ben oltre i confini della maggioranza di governo come dimostra il silenzio di molta parte dell’opposizione, è che il conflitto sociale non ha più diritto di esistere.<br />
.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/09/diritto-di-sciopero-e-altri-diritti/">DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/09/soldi-dei-padri-scuola-dei-figli/' rel='bookmark' title='SOLDI DEI PADRI, SCUOLA DEI FIGLI'>SOLDI DEI PADRI, SCUOLA DEI FIGLI</a> <small>di Giorgio Mascitelli Questa volta ci sarebbe da dire che...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/04/padroni-delle-liberta/' rel='bookmark' title='Padroni Delle Libertà'>Padroni Delle Libertà</a> <small>di Leonardo Palmisano Un giorno, tra cento anni, gli esseri...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/' rel='bookmark' title='CONFLITTI D’INTERESSI'>CONFLITTI D’INTERESSI</a> <small>di Giorgio Mascitelli Per una volta tanto mi toccherà perfino...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/17/appello-per-un-nuovo-risorgimento/' rel='bookmark' title='APPELLO PER UN NUOVO RISORGIMENTO'>APPELLO PER UN NUOVO RISORGIMENTO</a> <small> di Giacomo Sartori Lo stato nazionale italiano è il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/12/18/grazie-di-canio/' rel='bookmark' title='Grazie, Di Canio'>Grazie, Di Canio</a> <small> di Raul Montanari Devo ringraziare il cavernicolo che risponde...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/03/09/diritto-di-sciopero-e-altri-diritti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/12/%e2%80%9cpiove-sempre-sul-bagnato%e2%80%9d-di-giorgio-mascitelli/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/12/%e2%80%9cpiove-sempre-sul-bagnato%e2%80%9d-di-giorgio-mascitelli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 09:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana]]></category>
		<category><![CDATA[poveri]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio La Chiusa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13225</guid>
		<description><![CDATA[<p>[Giorgio Mascitelli, <em>Piove sempre sul bagnato</em>, Coniglio Editore, 2008]</p>
<p>di <strong>Sergio La Chiusa</strong></p>
<p>Nei pressi della Stazione Centrale di Milano, un senzatetto riceve da uno sconosciuto due banconote da cinquecento euro, come segno d’ammirazione per la sua vita libera.<br />
A partire da questo evento inatteso, il barbone comincia il suo vagabondaggio per la città per comprarsi un cappotto nuovo per l’inverno, convinto com’è di essere finalmente “ammesso al popolo delle compere”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/12/%e2%80%9cpiove-sempre-sul-bagnato%e2%80%9d-di-giorgio-mascitelli/">“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Giorgio Mascitelli, <em>Piove sempre sul bagnato</em>, Coniglio Editore, 2008]</p>
<p>di <strong>Sergio La Chiusa</strong></p>
<p>Nei pressi della Stazione Centrale di Milano, un senzatetto riceve da uno sconosciuto due banconote da cinquecento euro, come segno d’ammirazione per la sua vita libera.<br />
A partire da questo evento inatteso, il barbone comincia il suo vagabondaggio per la città per comprarsi un cappotto nuovo per l’inverno, convinto com’è di essere finalmente “ammesso al popolo delle compere”. Passando attraverso una serie di peripezie tragicomiche, ripetutamente respinto, intercettato e cacciato dai negozi e dai centri commerciali, imparerà invece che “in alcuni casi, contrariamente alle leggi implacabili del profitto, il denaro puzza per una sorta di proprietà transitiva” e persino l’evento miracoloso deve inscriversi all’interno delle norme che regolano le relazioni sociali.<br />
Riceverà un posto letto in un dormitorio, pasti caldi, elemosine, ma tutti i suoi tentativi di essere “ammesso al popolo delle compere” si riveleranno fallimentari.<br />
<span id="more-13225"></span><br />
La sua libertà, in virtù della quale ha ricevuto in omaggio mille euro, è così illusoria che gli è negato persino il diritto di fare la spesa in un supermercato: nemmeno le cassiere s’arrischiano a cambiare le banconote a un tipo così poco raccomandabile, e non possono niente nemmeno gli atti di carità, come quello della signora che prende la spesa abbandonata alla cassa e gliela riporta in strada. Il barbone si sentirà anzi vittima di una vera e propria persecuzione quando scoprirà che il costoso Barbaresco scelto con tanta cura è stato sostituito con un volgare vino da quattro soldi, e sarà preso da una specie di furore metafisico: “il Rosatello regalato da Maria Francesca in luogo del Barbaresco da lui richiesto con regolari denari era un insulto di un mandante anonimo e collettivo di cui Maria Francesca nella sua compassionevole simpatia era solo l’esecutore inconsapevole”.</p>
<p>La sua massima aspirazione allora non sarà più comprarsi un utile cappotto per l’inverno, come aveva pensato in principio, ma concedersi le migliori bottiglie di vino, perché ogni uomo ha diritto a trattarsi da signore almeno una volta nella vita; ed è così che troverà una meta cui tendere, un’idea che, seppure totalmente irragionevole, può dare un senso e una direzione: raggiungere la rinomata cantina Bertini, un’enoteca di vini pregiati che si carica nella sua mente di significati simbolici e salvifici. Al punto che si convince che solo lì potrà cambiare il denaro, e quindi ottenere l’utile, il cappotto, passando per la via dilettevole del vino. La ricerca ostinata della cantina assume così il valore di una specie di personale ricerca del Graal. Ma nemmeno il Bertini, che gli offrirà il godimento supremo di una bottiglia di Barolo del millenovecentottantotto e di un raffinato calice da degustazione, accetterà in cambio i suoi denari.</p>
<p>Intorno al barbone gravitano una serie di personaggi minori che compendiano con i loro caratteri e le parti che si ritrovano a recitare le miserie della nostra società dei consumi. Tra questi, l’Altichieri, che non appena ottiene un nuovo incarico di lavoro, s’indebita e compra a rate una vettura nuova e costosissima: “era verde, con alettoni e luci superflue, e Altichieri gongolava tutto come un giovane padre che mostra l’erede appena nato al mondo intero”; e, ancora più significativi in quanto modelli di un conflitto sociale che paradossalmente sembra risolversi in una lotta tra poveri, il Remellini e il piacentino tracheotomizzato: uno impegnato nell’attività d’assistenza ai senzatetto presso la Stazione Centrale, e l’altro nelle ronde notturne nella stessa stazione, uno che sloggia gli scarti della società e l’altro che li soccorre, ed entrambi votati a una missione sociale che trova la sua sola ragione d’essere proprio nella presenza stessa del senzatetto, che per Remellini arriva addirittura ad assumere il valore simbolico del barbone con la B maiuscola, “il barbone che tiene su di sé il senso simbolico di tutti gli altri barboni”.</p>
<p>Mascitelli pone il suo sguardo critico sulle miserie prodotte dalla società dei consumi, ma nonostante metta in scena il risultato di una sconfitta collettiva, il tono della narrazione non è mai impietoso: persino i più meschini personaggi Mascitelliani sono osservati con l’indulgenza amara di chi in fondo sa di essere inevitabilmente parte della stessa commedia sociale; e così è come se da un lato ci mostrasse la mediocrità, il conformismo e le sue più pericolose derive, e dall’altro tenesse sempre in mente l’alibi sociale, il paesaggio entro cui tutti i personaggi sono costretti a ricavarsi il loro minimo spazio vitale: la società dei consumi, il potere invisibile della speculazione, i pescecani dell’economia e della finanza, la mancanza di un orizzonte di senso collettivo; e allora la lotta per una sopravvivenza dignitosa, la ricerca di un senso individuale, possono pure passare per l’acquisto di una vettura o per la degustazione di un vino nobile, un modo illusorio di sentirsi individui nella totale perdita di orizzonti comuni.</p>
<p>In “Piove sempre sul bagnato” il vuoto di una Milano sempre più cinica è riempito solo dalla presenza pervasiva della pubblicità degli estintori Matador che s’introduce in ogni scorcio visivo, copre ogni spazio libero, s’intromette in ogni intervallo di tempo senza incontrare alcuna resistenza, perché ormai l’immaginario è così colonizzato che la sua prepotenza risulta persino naturale, mai messa in discussione, e così compare con cadenza regolare e con effetto via via sempre più comico: sui tabelloni luminosi della stazione, sui giornali, sui cartelloni, sui monitor dei computer, sugli schermi dei cellulari, sui volantini distribuiti dagli studenti per strada, sui tram: “aprì gli occhi e vide passare un lungo tram bianco con un’immensa scritta “Estintori Matador: solo il fuoco della passione può resistergli” e si vedeva la foto di due negri che giocavano a spruzzarsi addosso il contenuto dell’estintore e sullo sfondo le periferie in fiamme”. Una specie di motivo conduttore che cuce le scene e in un certo senso il tessuto sociale in cui si collocano i personaggi. Fino alla scena parossistica del “Matador Day” in cui per tutta Milano sfilano ragazze in minigonna con gli estintori in mano.<br />
La mutazione antropologica immaginata da Bianciardi negli anni del miracolo economico, con il protagonista de “La vita agra” che, messi da parte i suoi ideali e i suoi sogni rivoluzionari, aspira solo all’acquisto di un apparecchio televisivo a rate per rilassarsi prima dell’annullamento nel sonno, in “Piove sempre sul bagnato” è ormai alle spalle, cosa compiuta, e ci si muove in uno scenario ormai disastrato.<br />
Organizzando il suo omaggio al Joseph Roth della “Leggenda del Santo Bevitore”, Mascitelli ha composto una parabola ironica e amara sulle miserie del nostro tempo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/12/%e2%80%9cpiove-sempre-sul-bagnato%e2%80%9d-di-giorgio-mascitelli/">“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/10/20/inganni-e-autoinganni-nellitalia-doggidi/' rel='bookmark' title='Inganni e autoinganni nell&#8217;Italia d&#8217;oggidì'>Inganni e autoinganni nell&#8217;Italia d&#8217;oggidì</a> <small>(una lettura di “Catastrofi d’assestamento” &#8211; Zona, 2011 &#8211; racconti...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/12/04/banco-di-gratuito-credito/' rel='bookmark' title='Banco di gratuito credito'>Banco di gratuito credito</a> <small>[Questo articolo si pone come il proseguimento di L'interesse è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/17/tre-personaggi-in-cerca-damore/' rel='bookmark' title='Tre personaggi in cerca d&#8217;amore'>Tre personaggi in cerca d&#8217;amore</a> <small> di Sergio Garufi Nicole vive col marito Martino e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/11/versante-calamaro/' rel='bookmark' title='off/on'>off/on</a> <small> di Franz Krauspenhaar off Con quella maglia di Snoopy...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/10/18/mercato-immobiliare-di-milano-nel-2003/' rel='bookmark' title='Mercato immobiliare di Milano nel 2003'>Mercato immobiliare di Milano nel 2003</a> <small>di Giorgio Mascitelli Per chi come me ha dovuto crearsi...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/12/%e2%80%9cpiove-sempre-sul-bagnato%e2%80%9d-di-giorgio-mascitelli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/la-rabbia-e-il-furore-e-quelle-robe-li%c2%b4/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/la-rabbia-e-il-furore-e-quelle-robe-li%c2%b4/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 May 2008 05:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[gavettone]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/la-rabbia-e-il-furore-e-quelle-robe-li%c2%b4/</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>( Il primo racconto italiano con un vero attacco all´americana!)</em></p>
<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Io sono Gian Gazzarra e di mio padre tutto ció che mi porto addosso è questo mio nome, che egli mi impose in onore del ben piú famoso Ben, un attore di prim´ordine, io mi chiamo Gian Gazzarra perchè cosí volle mio padre, Oronzo Gazzarra.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/la-rabbia-e-il-furore-e-quelle-robe-li%c2%b4/">LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>( Il primo racconto italiano con un vero attacco all´americana!)</em></p>
<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Io sono Gian Gazzarra e di mio padre tutto ció che mi porto addosso è questo mio nome, che egli mi impose in onore del ben piú famoso Ben, un attore di prim´ordine, io mi chiamo Gian Gazzarra perchè cosí volle mio padre, Oronzo Gazzarra.<br />
Ma il problema sociale che mi attanaglia di piú non è l´assenza dei padri rispetto ai figli, non è il problema della mancata guida dei padri, nè il problema della guida pericolosa dei padri, il mio problema è il problema del gavettone.<br />
Stando ai fatti: stamattina sono uscito dalla mia abitazione, sita in un ampio ma decoroso caseggiato della periferia giá industriale, era una bella mattina estiva e io ero vestito del mio completo in frescolana, dovendomi recare dal dentista, quando sono stato centrato da un grosso gavettone ripieno di acqua e orzata, particolare che mi ha fatto comprendere che il gavettone era espressamente indirizzato a me, essendomi oltre modo odiosa e avversa la bevanda di questa.<br />
<span id="more-5844"></span><br />
Colpito improvvisamente da qualche cosa che mi travalicava, sentendomi al centro dell´attenzione generale senza sapere bene il perchè e osservando dei cambiamenti seppur transitori nel mio aspetto fisico, sono restato per qualche lungo istante lí fermo come un papero fuor d´acqua che non sa che pesci pigliare, ammesso e non concesso che i paperi piglino pesci. Poi, senza inveire contro nessuno, sono tornato a casa e mi sono messo sotto la doccia e lí mi ha colto la furia, mentre cercavo di individuare il responsabile. Secondo me è stato quel nano terrone di Idrilio, perchè si è offeso per via che lo chiamo sempre nano e mai diversamente abile o sinteticamente eretto, come se fosse colpa mia se ha perduto il posto di lavoro a causa del fatto che il comune ha soppresso il servizio speciale di trasporto pubblico per nani e per quelli che hanno problemi a camminare, istituito in un´epoca in cui i nani erano chiamati solo nani. Io oggi tanto lo vado a scovare verso sera perchè so che si ritrova lí sempre in quel bar, dove del resto vado anch´io. Noi andiamo spesso nel disco-pub „Le cubiste“ che frequentiamo non la sera che non sarebbe cosa di mettersi a danzare, ma al pomeriggio dove è piú pub che disco.</p>
<p>Quel che è peggio del gavettone è che regna l´incomprensione anche tra i tuoi cari. Quando ho telefonato alla mia ragazza, a Clelia, e le ho detto cos´era successo, lei ha detto „deficienti“, non mi ha consolato peró, non è rimasta impressionata (o per la veritá sí, non dalla gravitá delle mie sensazioni, ma dal fatto che ho dovuto portare in tintoria il mio completo in frescolana), lei ha detto soltanto „deficienti“. Allorchè ho cercato un po´piú di solidarietá, di sentire il calore del suo affetto, non ne ho avuto e mi diceva che in estate un gavettone si asciuga subito. Allora le ho detto che quelle sue parole erano intollerabili e che le pronunciava soltanto perchè ció non era capitato a lei e allora lei mi ha risposto che ero uno stronzo. Ed è significativo che lei mi abbia detto ció perchè i gavettonatori sono stati definiti semplicemente deficienti e io, la vittima, stronzo, che è un insulto ben piú grave. Il gavettone è la forma perfetta di delitto perchè non induce a pietá verso il colpito, ma al massimo a una riprovazione del tutto formale e non sentita nei confronti dell´aggressore, quanto piú spesso una risata complice.<br />
Davanti a „Le cubiste“: davanti a „Le cubiste“ raccolgo le mie energie prima di entrare e chiedere ragione al nano del suo comportamento. Mi scorrono alla mente i momenti felici vissuti in questo curioso locale, la cui insegna letta alla francese al pomeriggio attira una clientela selezionata di artisti, artisti della vita s´intende e non di un´arte positiva, mentre alla sera letta all´italiana attira una clientela piú dozzinale, piú borghese, piú ricca di belle ragazze.<br />
Quando entro non scorgo il nano, ma sento che viene irradiata allo stereo la canzone „eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo“ di Gino Paoli nella versione rimixata funky e sicuramente piú sexy di Alex Morgagni, ora siccome anch´io sono stato in qualche misura cambiato dal mondo, anche se non lo volevo cambiare, al massimo spostarlo un pochino piú in lá, appena fuori dalle balle, ascolto volentieri questa canzone e mi commuovo un pochino. Tanto poi finisce.<br />
Dov´è il nano?<br />
Che modi. Mi dicono la cameriera e Curlaniga, il barista.<br />
Dove si nasconde?<br />
Perchè dovrebbe nascondersi?<br />
Perchè stamattina mi ha teso un vile agguato e mi ha tirato un gavettone.<br />
Guarda che Idrilio è partito da due giorni, pirla.<br />
E´ Baggiolini a parlare cosí, che lavora in un´associazione di volontariato e perció si sente in dovere di difendere sempre i minorati.<br />
Curlaniga mi fa cenno di sedere, che offre lui, che mi vede troppo agitato e io gli chiedo se non è stato il nano, chi è stato allora. Lui mi dice di non prendermela, non è che un gavettone, e che puó essere stato chiunque, magari i ragazzini del palazzo. Giá i ragazzini, non ci avevo pensato, altro che il mondo salvato dai ragazzini e altre minchiate simili, questi sono una bella teppa. Curlaniga continua a ripetermi „siediti, siediti“, ma non posso sedermi, non posso fermarmi perchè devo portare al cinema Clelia.</p>
<p>Clelia è una bella ragazza con tutte le sue cosine a posto, ma non si sforza di essermi vicina nei frangenti duri della vita. Non fa cenno alla mia vicenda, non dice nulla e qui si vede l´insensibilitá. Poi peró, quando si spegne la luce, mi sussurra sensulamente se mi sono calmato, ma uno dalla fila di dietro dice subito „silenzio“. Non mi ricordo se il film è un film italiano che parla di una coppia in crisi o di un bambino mongoloide in viaggio oppure un film americano che parla di bande di belle fighe che si sparacchiano addosso o di un bambino che con il solo aiuto di un cane e di un negro sconfigge un´intera organizzazione criminale interstellare. In ogni caso è bello il film, mi piace il film.<br />
All´uscita del film Clelia ignora di nuovo le mie pene.</p>
<p>Il problema delle indagini sui ragazzini del palazzo sono due: innanzi tutto che non posso procedere a vendette di tipo personale neanche leggere perchè la legge purtroppo li tutela e in secondo luogo è difficile distinguerli e isolare il colpevole. Non è che siano molti, tre o quattro, ma hanno tutti il cappellino con la visiera e sopra la scritta in americano o in italiano, sicchè quando li si vede, tenendo conto che non sono particolarmente alti, si vedono queste visiere muoversi e basta.<br />
Non mi resta che avvicinare quell´individuo che pulisce le scale del condominio per carpirgli alcune informazioni. Ma questo gran figlio di un talebano naturalmente non ha visto nulla e quando gli allungo una banconota da dieci euri, che egli prontamente incamera, aggiunge soltanto che due o tre di loro sono alle colonie estive. Dunque quell´uno o due di loro superstiti per ammazzare il tempo possono aver organizzato il gavettone.<br />
Ma non ho le prove.<br />
La vecchietta che origlia tutto e ha origliato anche questa volta dice di non escludere completamente la pista dei ragazzini, anche se cosí a ranghi ridotti le sembra improbabile e poi guardando tetramente a terra:<br />
Ma se lei ha dei dubbi, sporga denuncia contro ignoti e si sentirá meglio, sporga denuncia contro ignoti dai carabinieri, come faccio io ogni settimana, sporga denuncia che c´è l´apposito modulo.</p>
<p>Non mi sembra affatto una cattiva idea questa della denunzia e mi reco subito nell´apposita stazione dei carabinieri perchè per fortuna faccio un lavoro molto flessibile, che mi dá le mie belle soddisfazioni morali, e il sindaco ha fatto mettere una stazione mobile nella via dopo le proteste del pescivendolo, che aveva fatto una fiaccolata perchè un marocchino gli aveva grattato un trancio di palombo. Ma quando mi siedo su questi scomodi sedili ed espongo all´appuntato il mio patema, è grande la mia delusione in quanto essi non accettano la denunzia seppur contro ignoti perchè il codice penale non contempla il reato del gavettone. Mi alzo e me ne vado come se fossi un cittadino indignato e deciso a farmi giustizia da solo, ma qui l´errore è tutto mio perchè ho ignorato le mie stesse riflessioni sul gavettone, la natura del quale apparentemente banale arriverei ad affermare che nasconde molte sottigliezze e astuzie metafische. Il gavettone non puó essere lanciato senza la solidarietá della societá, come dimostrano i tiepidi sentimenti nei confronti della vittima sia da parte dell´opinione popolare e anche della sua fidanzata e al contrario la a stento trattenuta simpatia per l´aggressore. Il gavettone infatti colpisce senza conseguenze permanenti e le coscienze si scaricano. Logico allora che i carabinieri che difendono la societá non prevedano nulla contro il gavettone. Qui mi sono lasciato incantare come un dilettante dalla vicina perchè lei sporge sí denunzia contro ignoti, ma sono sempre chiaramente ignoti nemici dichiarati della societá, tipo vandali e zingari, mentre io volevo denunziare degli ignoti che peró sono dei ragazzini, che sono quelli che hanno salvato il mondo e altre minchiate simili, figurarsi dunque se prendevano in considerazione la mia denunzia. Vorrei rivogermi direttamente ai padri dei ragazzini, ma a parte che non è certo che siano stati loro, basta un attimo per passare dalla parte del torto e io non tengo punto a fare il Coriolano della situazione.</p>
<p>Quando rientro a casa, proprio in quel momento mi telefona Clelia comunicandomi che sabato prossimo desidera essere accompagnata all´Acquafan, „Sará un´esperienza rigeneratrice per te“, mi dice al telefono.<br />
L´Acquafan è un vasto posto dove ci sono giochi d´acqua di vario tipo e genere e qui l´intento didatttico di Clelia è oltremodo trasparente, perchè non appena entriamo vediamo degli stiuarz che si prendono allegramente a gavettoni, fanno tuffi nell´acqua e si gettano dagli scivoli nell´acqua, inducendo anche il pubblico pagante a farsi prendere a gavettoni in tutta allegria.<br />
Benvenuti all´Acquafan Giovanni e Sebastiano Caboto! Dice una voce all´altoparlante.<br />
Sono allibito dallo spettacolo che mi si presenta davanti ai miei occhi. In pratica secondo Clelia dovrei calmarmi, dovrei deporre la mia ira perchè c´è una marea di baggiani, peraltro in costume da bagno e non in completo frescolana, che è disposta addirittura a pagare per farsi prendere a gavettoni. Io allibisco e resto in disparte finchè non rischio di diventare oggetto di qualche scherzo, allora mi butto da qualche scivolo.<br />
In acqua Clelia mi si avvicina.<br />
Non ti ho convinto, vero?<br />
Ma non c´è nulla da convincere è il mondo che è fatto in questo modo.<br />
Gian, tu non puoi continuare cosí, tu rischi di essere il Coriolano della situazione.</p>
<p>La cosa peggiore per un uomo è di dover dare ragione alla donna, ma non nel senso del mondo salvato dai ragazzini o dalle donnine o altre minchiate simili, ma perchè esse vedono le cose in una guisa che lui non vede ed è doloroso ascoltare una voce di saggezza completamente diversa da quella che lui chiamava saggezza. È doloroso, perchè devi ammettere di non avere il monopolio della saggezza e non agli altri, davanti ai quali lo hai sempre ammesso per cortesia, ma a te stesso. E se viene da donna, non puoi sfuggire a questa ammissione, se viene da donna perchè la donna non compete con te.<br />
Peró quando vedo una ragazzotta tutta contenta di essere spruzzata e mandata sott´acqua, mi monta di nuovo la furia e dico soltanto „Ha, Ha. Ha!“.</p>
<p>È la donna che t´insegna, senza saperlo, a sopravvivere perchè tu all´origine hai un´idea di te come di una figurina da raccogliere nell´apposito album, ciononostante solcherei volentieri la strada con una lanterna in mano gridando „Ricordati di quel che t´ha fatto Amalek!“.</p>
<p>Lo spam della mia mente è tale che non sempre sono logicamente consequenziale e sistematico nel mio lavoro di indagine. Ultimamente ho accantonato i ragazzini, il mondo da loro salvato e altre minchiate simili, e mi sono concentrato su Annovazzi. Annovazzi è un rentier, cioè è un pensionato del mio palazzo che sovente si è lamentato con me perchè talvolta rumoreggerei, come se veramente solcassi le strade con una lanterna in mano gridando „Ricordati di quel che ti ha fatto Amalek“ e non fosse una delicata metafora. Dunque non manca il movente, ma non c´è uno straccio di prova. E la mia coscienza, la stronza, si rifiuta di inchiodare uno senza prove. Proprio per questo so di dover lasciar perdere anche Annovazzi e mi deprimo che questa colpa sottile e indicibile del gavettone, quasi una non colpa per gli altri, resti senza colpevole. La maggior colpa di questa non colpa (se ci sono i non luoghi non vedo perchè non possano esserci le non colpe) è che mi ha sbattuto solo in una strada davanti alla mia impotenza. E tutto senza strascichi giudiziari. Quasi per inerzia mi trascino a „Le cubiste“ nella speranza di trovare Idrilio con il quale scambiare quattro chiacchiere. Nel riflettere sulle non colpe mi dico che il mio errore è stato concentrarmi sulle persone e non sulle categorie di persone. Se indico una categoria, specialmente una categoria di quelle giuste, magari non otterró una punizione specifica, anche se coi tempi che corrono non è detto, ma una riprovazione decisa e finalmente la vera solidarietá sociale. E poi la coscienza non si inquieta cosí tanto per le categorie come per le persone: meraviglia del linguaggio!</p>
<p>Allora lungo la strada mi viene il sospetto che a tirare il gavettone possa essere stato uno di quegli zingari che da qualche tempo sbindonano nel nostro quartiere. Quando sono al disco-pub e Curlaniga mi saluta, gli dico subito che sono stati gli zingari e qui Baggiolini si intromette. Comincia col dire che gli zingari non tirano gavettoni, al massimo rubacchiano. Hai detto poco! Se sono dei ladri, nulla vieta che siano anche dei gavettonatori. Ma Baggiolini invece di litigare come l´altra volta, anche perchè Curlaniga lancia delle occhiate severe a entrambi ed esige che non si alzi la voce, invece di litigare, mi prende per il verso della logica e della coscienza, afferma che l´agguato di cui sono stato vittima era un fatto ad personam e io non ho sicuramente contatti con gli zingari. Probabilmente ha anche ragione, ma a me irrita che lui si intrometta in una discussione che non lo riguarda, per di piú per difendere degli estranei quali sono gli zingari. Curlaniga, quando vede che mi placo, mi dice sottovoce „Bravo, bravo cosí, se no finivi con il diventare il Coriolano della situazione“ e si sa che non lo voglio.<br />
Ma Baggiolini non ha intenzione di farmi bere il mio bianco spruzzato in santa pace e mi chiede testualmente perchè mi ossessiona cosí tanto la storia del gavettone. Cosa posso dirgli? Tutto mi sembra cosí evidente, il gavettone è uno strumento d´offesa particolarmente popolare perchè contiene la massima quantitá possibile di aggressivitá nella forma socialmente piú accettabile. Nessuno puó protestare tra l´ilaritá generale nè lamentarsi in assenza di conseguenze indelebili da poter vantare in un´aula del tribunale. A me il gavettone mi impressiona perchè è come quando si facevano i sacrifci umani senza gli umani.<br />
Ma questa che tu descrivi è una civiltá del gavettone!<br />
La civiltá del gavettone… bello, la civiltá del gavettone, complimenti Baggiolini, tu qui tra noi sei sprecato, dovresti fare il giornalista, davvero.<br />
E mentre quello gongola, penso a come sfangarmela, porca troia, a come tirare avanti sotto il cupo gavettone della civiltá, perchè della civiltá è quanto resta il gavettone, se non c´è retto conversare tra magnanimimi cittadini che guardi magnanimamente al comune ostello. Mi avvedo che la furia monta, ma Baggiolini mi stringe calorosamente la mano, si dichiara ammirato di quest´immagine della civiltá del gavettone e spera di avermi convinto che gli zingari sono innocenti.</p>
<p>Insiste per offrirmi un altro bianco spruzzato, ma io ho fretta e devo riflettere, perchè è vero che Baggiolini mi ha convinto dell´incolpevolezza degli zingari, ma non come la pensa lui. Devo uscire all´aria aperta perchè mentre parlava mi è venuta un´idea. Mi è venuta l´idea che non sia stato qualcuno in particolare, ma che siano stati tutti. Se sono stati tutti, peró, io non posso parlare con nessuno.<br />
Trilla il cellulare, è Clelia che vuole che ci vediamo per cena.<br />
Se sono stati tutti, non ha senso sporgere denunzia contro i soliti ignoti. Se sono stati tutti, è molto meno grave che se fossero stati soltanto gli zingari. Se sono stati tutti, non posso mica pregare che la Capraia o la Gorgona si muovano da sole e vadano a otturare il Lambro di modo che esso sommerga la cittá di Milano. Ma non sono stati tutti! Perchè se fossero stati tutti, sono io il nemico della societá. Prima di uscire da „Le cubiste“ la Pepi Bresaola la cameriera, la splendida mulatta delle Antille (si potrá dire mulatta? Per sicurezza è meglio parlare di una cittadina a pigmentazione variata), la fidanzata del patron (Curlaniga), piú di una cameriera ma meno di una padrona, lo splendido fiore tropicale trapiantato qui da noi peró che i nostri campi non bonificati dalla diossina hanno reso lo stesso fertile anche qui, prima di uscire mi ha strizzato l´occhio e mi ha detto di non fare sciocchezze, mentre Curlaniga assentiva vigorosamente aggiungendo „Se no ti rinchiudono“.</p>
<p>Ci sono certi aspetti della questione del gavettone che non avevo contemplato.<br />
A cena con Clelia mi consiglia di andare in palestra almeno due volte alla settimana perchè il fisico scarica la mente che ne ha bisogno. Inoltre mi parla di un medico omeopata e di un metodo dolce per questi stati di rabbia, ci sono i fiori di Bach, tipo la calendula lutea, per questi stati di rabbia. Ma del resto non posso informarla completamente sulle mie piú recenti conclusioni. Forse sono anche un uomo pieno di zelo a cui mancó l´ausilio della fortuna, ma non è con questo che risolveró il problema del gavettone.<br />
A te magari, sotto sotto, piacerebbe essere il Coriolano della situazione, ma poi con il tempo si innestano problemi di altro genere, meno nobili o meglio con un´immagine peggiore nell´immaginario collettivo.<br />
Starei per darle ragione, ma mi mordo la lingua.<br />
Ci sono delle cose che veramente principano come bagatelle, ma a lasciarle andare avanti si trasformano in autentici guai. Autentici conati di furore mi prendono, ma certamente è meglio che mi calmi, se non mi calmo, solco una frontiera e saró io ad averla solcata e non la societá.<br />
Anche ora che sono a letto nella mia stanzetta e sento il placido russare di mio padre proveniente dalla sua camera, penso. Penso che sia necessario che mi dia una calmata. Penso che purtroppo Clelia abbia ragione. Poi penso di trovare il modo di non ammetterlo davanti a lei. Penso che se ci riesco, dovrei stare zitto almeno per un po´: troppe sono le parole che gravitano nella mia mente. Forse dovrei contare le pecore, ma magari no, mi sembra di prendere sonno lo stesso.</p>
<p>- Hai visto Gian Gazzarra come è andato fuori di melone per quella storia del gavettone?<br />
- Ma poi si è dato una calmata, perchè se andava oltre lo rinchiudevano.<br />
- Ah e io credevo che fosse maturato.<br />
- Ma chi cazzo pensi che sia, Wilhelm Meister? Maturato… ormai siamo come la frutta nelle celle frigorifere che passa direttamente dall´acerbo al marcio. Il ragazzo non è un cuor di leone, ma ha un po´di cervello e ha capito che se lo sedavano gli altri era peggio, se non altro per il pancreas.<br />
- Beh, ma anche questa è una forma di maturazione.<br />
- Allora cosa ti devo dire? Si vede che le vie della bildung sono infinite.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/la-rabbia-e-il-furore-e-quelle-robe-li%c2%b4/">LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/09/02/fantaexpo/' rel='bookmark' title='FantaExpo'>FantaExpo</a> <small>di Gianni Biondillo Lavoro per il Dipartimento governativo di Archeologia...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/15/la-bacchetta-magica/' rel='bookmark' title='La bacchetta magica'>La bacchetta magica</a> <small> di Luca Ricci Io per sei giorni su sette...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/12/03/autismi-16-i-pesci-pescati/' rel='bookmark' title='Autismi 16 &#8211; I pesci pescati'>Autismi 16 &#8211; I pesci pescati</a> <small>di Giacomo Sartori C’è stato un tempo in cui ero...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/04/giovanni-arrighi-a-linfedele/' rel='bookmark' title='Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;'>Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;</a> <small>di Giorgio Mascitelli La presenza di Giovanni Arrighi mercoledì 7...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/11/16/ha-ragione-la-mia-sposa/' rel='bookmark' title='Ha ragione la mia sposa'>Ha ragione la mia sposa</a> <small>di Franco Arminio La mia sposa si chiama Antonietta e...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/la-rabbia-e-il-furore-e-quelle-robe-li%c2%b4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/04/giovanni-arrighi-a-linfedele/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/04/giovanni-arrighi-a-linfedele/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 May 2008 11:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Adam Smith a Pechino]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Arrighi]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/05/04/giovanni-arrighi-a-linfedele/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli </strong></p>
<p>La presenza di Giovanni Arrighi <strong>mercoledì 7 maggio ore 21</strong> in televisione, alla trasmissione di Gad Lerner <em>L’infedele</em>, su <strong>La 7</strong>, è una di quelle rare occasioni da non perdere per chi voglia sapere qualcosa in più e di meglio sul mondo in cui viviamo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/04/giovanni-arrighi-a-linfedele/">Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli </strong></p>
<p>La presenza di Giovanni Arrighi <strong>mercoledì 7 maggio ore 21</strong> in televisione, alla trasmissione di Gad Lerner <em>L’infedele</em>, su <strong>La 7</strong>, è una di quelle rare occasioni da non perdere per chi voglia sapere qualcosa in più e di meglio sul mondo in cui viviamo. <strong>Giovanni Arrighi</strong>, professore di sociologia alla John Hopkins University di Baltimora, infatti è uno dei più eminenti intellettuali mondiali, le cui tesi storiche ed economiche sono al centro del dibattito internazionale. Alcuni dei suoi libri, come <em>Il lungo XX secolo</em> (ed. it Il Saggiatore, 1999) e <em>Adam Smith a Pechino</em> (Feltrinelli, 2008), sono delle opere considerate indispensabili per capire i processi di globalizzazione e l’attuale fase di turbolenza mondiale. Categoria principale dell’analisi dell’attuale momento è per Arrighi quella di caos sistemico, in altri termini l’attuale globalizzazione non sarebbe altro che un momento in cui il capitalismo distrugge gli equilibri politici che hanno retto la fase precedente di accumulazione perché ormai questi non sono più in grado di garantirne l’espansione.<br />
<span id="more-5845"></span><br />
Conseguenza di questa analisi è che la globalizzazione non è un processo pacifico al massimo turbato da qualche oppositore residualmente legato a forme di produzione passate, come affermano le teorie più in voga, ma è sostanzialmente una fase di lotta per l’egemonia caratterizzata principalmente da disordine e violenza. Altra aspetto importante è che la globalizzazione non è un elemento assolutamente nuovo e imprevisto nella storia perché già nel passato si sono conosciute altre fasi di caos sistemico nei passaggi da un ciclo capitalistico di accumulazione all’altro. Infatti il capitalismo, che non è nato con la rivoluzione industriale ma nei comuni italiani medievali, ha sempre creato forme politiche ( e militari) adatte a garantire la sua crescita per poi abbatterle conflittualmente quando queste si rivelavano obsolete. Così, per esempio, il sistema capitalistico che ebbe il suo epicentro nella Amsterdam seicentesca nacque dal lungo periodo di guerre olandesi cinquecentesche contro la Spagna e declinò a favore dell’Inghilterra con le guerre di successione settecentesche.</p>
<p>L’originalità teorica di una simile impostazione è dovuta al ricorso sia a categorie classiche della teoria critica, per esempio la nozione di imperialismo, sia alla visione storica di <strong>Braudel</strong>, il grande storico francese che per primo notò come il capitalismo fosse un modo di organizzazione sociale preesistente alla rivoluzione industriale. Il pregio delle ricostruzioni storiche di Arrighi non consiste soltanto nel fornire un’adeguata sistemazione teorica a determinati fenomeni e problemi, ma sta anche nel dare un’idea molto concreta dei rapporti di forza finanziari, politici e militari che si celano dietro a categorie astratte come quelle di capitalismo. Non si deve pensare che l’opera di Arrighi sia un lavoro erudito di scavo nel passato perché al contrario la sua rilettura della storia capitalistica è l’elemento essenziale per comprendere il presente, prova ne sia che il suo ultimo saggio, <em>Adam Smith a Pechino</em>, attraverso un’interpretazione inedita e avversa a quella della vulgata liberista del pensiero del grande economista scozzese, indaga i rapporti politici ed economici attuali tra Cina e Stati Uniti.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/04/giovanni-arrighi-a-linfedele/">Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/10/15/piccole-patrie-distretti-economici/' rel='bookmark' title='piccole patrie, distretti economici'>piccole patrie, distretti economici</a> <small>da Nord Operaio : lavoratori, sindacato, politica tra globalizzazione e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/20/giovanni-arrighi/' rel='bookmark' title='I tortuosi sentieri del capitale / Giovanni Arrighi intervistato da David Harvey (2)'>I tortuosi sentieri del capitale / Giovanni Arrighi intervistato da David Harvey (2)</a> <small>Il Tribunale brasiliano concede l&#8217;estradizione a Battisti. Prime pagine dei...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/17/i-tortuosi-sentieri-del-capitale-giovanni-arrighi-intervistato-da-david-harvey/' rel='bookmark' title='I tortuosi sentieri del capitale / Giovanni Arrighi intervistato da David Harvey'>I tortuosi sentieri del capitale / Giovanni Arrighi intervistato da David Harvey</a> <small> Giovanni Arrighi, dall&#8217;inizio degli anni Sessanta fino al giorno...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/' rel='bookmark' title='CONFLITTI D’INTERESSI'>CONFLITTI D’INTERESSI</a> <small>di Giorgio Mascitelli Per una volta tanto mi toccherà perfino...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/23/l%e2%80%99interesse-e-usura/' rel='bookmark' title='L’interesse è usura'>L’interesse è usura</a> <small>di Pino Tripodi Interesse zero e nuove forme d’usura. Che...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/04/giovanni-arrighi-a-linfedele/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>16</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tutto è puro per i puri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/05/tutto-e-puro-per-i-puri/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/05/tutto-e-puro-per-i-puri/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Oct 2007 10:28:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[purezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/05/tutto-e-puro-per-i-puri/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p><em>Colui che chiamiamo puro è chi estende alla realtà quelle cautele che noi applicchiamo solitamente verso noi stessi</em> (Ion Cocinescu)</p>
<p>Se tutto è puro per i puri, cominciamo con il dire che allora il puro non sa di essere puro, ma si considera normale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/10/05/tutto-e-puro-per-i-puri/">Tutto è puro per i puri</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p><em>Colui che chiamiamo puro è chi estende alla realtà quelle cautele che noi applicchiamo solitamente verso noi stessi</em> (Ion Cocinescu)</p>
<p>Se tutto è puro per i puri, cominciamo con il dire che allora il puro non sa di essere puro, ma si considera normale. Le cose saranno da lui viste nella luce della purezza che sarà la loro luce standard. Egli non potrà mai dire del mondo come gli è apparso alla sua visuale pura, ma ripeterà, come fanno tutti, almeno al principio, quelle idee sentite da altri che più gli piacciono. E dunque dirà che il mondo può essere meraviglioso o orrendo o contraddittorio o disonesto, come chiunque altro. L’osservatore esterno esperto potrà però cogliere certe sfumature nel vedere il mondo o meglio i suoi episodi, che gli proveranno la purezza del puro.<br />
<span id="more-4554"></span><br />
A titolo d’esempio: un puro convinto che il mondo sia disonesto, nel raccontare agli altri, innocenti della medesima, una mala azione, istruirà dei collegamenti, svilupperà dei confronti e proporrà categorizzazioni relative ad altri tipi di azione, scoprendo con ingegnosa pedanteria e ingenerosa petulanza i più sotterranei nessi logici, sconosciuti ai più, tra la prima e i secondi, causando verso di sé un’altrettanto sotterranea irritazione da parte di coloro che scopriranno di avere qualcosa da rimproverarsi per aver commesso o aspirato a commettere un’azione fino a quel momento ai loro occhi del tutto inappuntabile. Né si deve pensare al frutto dell’inesperienza perché la vera purezza come il vero amore non c’entra con l’età anagrafica.</p>
<p>Il puro non può essere aiutato a capire che per lui tutto è puro dal fatto di non essere perfettamente puro. Naturalmente questa affermazione è assolutamente corretta perché in natura nessuna cosa si dà in purezza, ma non è utile qui. Anche il puro, come l’acqua, ha la sua specie di scorie minerali che gli offrono talora delle percezioni e degli squarci inediti; questi vengono tenuti in un cantone senza essere sviluppati perché potrebbero servire un domani e non alterano minimamente la sua visione del mondo. Il puro puro non è mai esistito nella storia o in natura, esso è un personaggio letterario o una funzione mitopoietica. Ciò non toglie che i puri con le loro impurità empiricamente esistano.</p>
<p>Neanche le esperienze dirette alterano la visione del mondo del puro, queste possono aumentare o diminuire l’entusiasmo del puro, ma tale proposizione è predicabile di chiunque.</p>
<p>Nell’affrontare i problemi del lavoro, dello sbarcare il lunario, della pagnotta con il loro insieme congenito di bassezze, storture e meschinità il puro non farà tesoro di nulla perché ciò che gli accade e che egli compie lì va derubricato sotto la categoria del dovere. La categoria del dovere rende possibile presso il puro una franchigia, una deroga a passi altrimenti a lui preclusi. Si potrebbe affermare che il dovere lo rende libero. In soldoni è poi questa la ragione per la quale talvolta dei carnefici hanno potuto cominciare da puri, come ha illustrato una robusta tradizione di saggezza prima popolare e poi dotta.</p>
<p>Ad un uomo siffatto potrà capitare in destino di condurre tutti i giorni della sua vita in questa disposizione dello spirito. Di lui si ricorderà una tendenza al mantenersi vivace, non tanto una capacità di rinnovamento, ma una persistenza piuttosto nell’affezione alle cose o ai pensieri, che resta una forma rimarchevole di energia umana. Qualcuno la definirebbe giovanilità, ma questo è un errore del nostro linguaggio che ha prestato alla giovinezza alcuni caratteri della purezza.<br />
Ma al contrario, può capitare pure che questo modo di vedere le cose vada in cortocircuito o imploda per motivi del tutto casuali o per effetto magari di quelle immagini messe in un cantone. Allora ci dovremo immaginare la situazione come quella di un daltonico che riacquista improvvisamente il senso del colore o come quella di un paziente che riacquisisce inopinatamente sensibilità nel corso di un intervento chirurgico con anestesia generale.</p>
<p>Ma il biondo campo di grano della vita può ospitare anche il convalescente che non si faccia usbergo delle proprie ferite.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/10/05/tutto-e-puro-per-i-puri/">Tutto è puro per i puri</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/09/soldi-dei-padri-scuola-dei-figli/' rel='bookmark' title='SOLDI DEI PADRI, SCUOLA DEI FIGLI'>SOLDI DEI PADRI, SCUOLA DEI FIGLI</a> <small>di Giorgio Mascitelli Questa volta ci sarebbe da dire che...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/29/riscavi/' rel='bookmark' title='Riscavi'>Riscavi</a> <small> di Giorgio Mascitelli Perché come dice giustamente il prospetto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/09/diritto-di-sciopero-e-altri-diritti/' rel='bookmark' title='DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)'>DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)</a> <small>di Giorgio Mascitelli Benché mi fosse ripromesso di non interessarmi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/la-rabbia-e-il-furore-e-quelle-robe-li%c2%b4/' rel='bookmark' title='LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ'>LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ</a> <small>( Il primo racconto italiano con un vero attacco all´americana!)...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/02/01/e-sempre-verde%e2%80%a6/' rel='bookmark' title='È sempre verde…'>È sempre verde…</a> <small> Di Giorgio Mascitelli Se la traduzione di un libro...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/05/tutto-e-puro-per-i-puri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>29</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cosa preferisco quando leggo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/cosa-preferisco-quando-leggo/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/cosa-preferisco-quando-leggo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 06:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/cosa-preferisco-quando-leggo/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di<strong> Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Il fatto che l’attuale mercato librario sia dominato da una narrativa ormai extraletteraria o postletteraria può essere spiegato in molti modi. Per esempio i sostenitori di quello che un tempo si chiamava il best seller di qualità possono indicarne la causa nell’infiltrazione nelle case editrici e nel mondo accademico di esponenti dell’avanguardia intellettualistici e lontani dal lettore.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/cosa-preferisco-quando-leggo/">Cosa preferisco quando leggo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Il fatto che l’attuale mercato librario sia dominato da una narrativa ormai extraletteraria o postletteraria può essere spiegato in molti modi. Per esempio i sostenitori di quello che un tempo si chiamava il best seller di qualità possono indicarne la causa nell’infiltrazione nelle case editrici e nel mondo accademico di esponenti dell’avanguardia intellettualistici e lontani dal lettore. Al contrario coloro che amano l’avanguardia  replicheranno  che proprio quel concetto di best seller di qualità è stata la breccia da cui poi sono passati nani e ballerine.<br />
<span id="more-3184"></span><br />
Altri, che privilegiano l’analisi sincronica a quella storica sulla situazione di 40 anni fa,  potranno individuarne la ragione nel fatto che i responsabili di collana e gli amministratori delle società hanno ritenuto di trovare maggiori margini di profitto in libri scritti da personale con formazione di tipo non letterario o da nuclei redazionali professionalmente attrezzati per questo tipo di attività. Non è escluso che tale processo di accumulazione, se molto remunerativo, possa favorire qualche forma di mecenatismo letterario (ahimè l’unico modo in cui in questo paese la qualità è circolata anche tra le masse) grazie al senso di colpa, anche se pare più probabile che tale denaro verrà speso in iniziative come la costituzione di un circuito professionistico di wrestling anche in Italia.</p>
<p>Questo fenomeno non è solo italiano, ma mondiale, anche se in Italia sembra essere più visibile per la tradizionale esiguità del mercato librario (o anche magari perché noi abitiamo in Italia). Frederic Jameson nel suo libro sul moderno, rovesciando in qualche modo le sue stesse ipotesi storiografiche degli anni ottanta, ha suggerito che l’attuale fase della produzione culturale è il punto di arrivo stabile del capitalismo e dunque non sarebbe questa fase a essere postmoderna, ma sembrerebbe che sia ciò che noi chiamiamo moderno un periodo di transizione con i suoi caratteri peculiari a essere un sorta di premoderno. Non occorre essere degli storicisti incalliti fino al midollo per considerare plausibile questa analisi che in fondo estende alla sfera culturale  processi di razionalizzazione capitalistica che attraversano tutta la nostra società.</p>
<p>Non ha senso in questa situazione richiamarsi idealmente o polemicamente a un tipico prodotto della modernità quale le avanguardie. Non ha senso perché le avanguardie presuppongono l’esistenza di una articolazione della società con una certa autonomia di regole che governi la produzione letteraria e artistica, mentre oggi si assiste ad un’estensione dei criteri generali a ogni settore e pertanto una contestazione di tali meccanismi non potrebbe avere nessuna natura estetica.<br />
Inoltre non esiste più nella vita che conduciamo l’idea utopica di un’arte che è un momento estetico di una totalità unitaria. Non esiste più non perché siamo uomini così peggiori dei nostri nonni, ma perché questa tensione, con la lodevole eccezionale di qualche frangia utopica del design, si è concretizzata nell’incubo dell’estetizzazione mediatica.</p>
<p>Di fronte a questa situazione, se si vuole continuare a leggere quello che si preferisce, ci sono diversi passi: uno il più sociale è la costituzione di circuiti alternativi di circolazione del testo, non troppo ampi per non destare eccessivi interessi e “idee ed energie nuove” per fare i danè, che consentano ad ogni libro che vale di costituirsi il proprio pubblico. Un altro è la valorizzazione del non professionismo della scrittura narrativa che significa che su cento 95 sono incapaci o cialtroni tre o quattro sono incapaci o cialtroni che si riscattano in pochi momenti di intensità e uno o due scrittori rigorosi. Infatti gli scrittori di professione, specie se scrivono best seller di qualità, sono gli  interpreti autentici dei problemi del loro tempo e della loro società, ma solo gli scrittori rigorosi e i cialtroni si possono ricordare che scrivere un romanzo è dare un senso narrativo alle esperienze del proprio tempo secondo la propria capacità d’invenzione. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/cosa-preferisco-quando-leggo/">Cosa preferisco quando leggo</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/04/22/terra-grande-piccola-editoria/' rel='bookmark' title='Terra! Grande, piccola editoria'>Terra! Grande, piccola editoria</a> <small> Sulla scia di quanto cominciato qui,ho chiesto allo scrittore...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/17/realismi/' rel='bookmark' title='REALTA’ O CONTEMPORANEITA’? LE PREROGATIVE PER UN BUON ROMANZO E I COMPITI DEI CRITICI'>REALTA’ O CONTEMPORANEITA’? LE PREROGATIVE PER UN BUON ROMANZO E I COMPITI DEI CRITICI</a> <small>di Alberto Casadei Intervengo nel dibattito in corso su “Nazione...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/02/le-ragioni-del-ritorno/' rel='bookmark' title='Le ragioni del ritorno'>Le ragioni del ritorno</a> <small>Eraldo Affinati risponde a Massimo Rizzante Massimo Rizzante Comincerei da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/03/mariti-di-donne-dagli-occhi-grandi/' rel='bookmark' title='Mariti di donne dagli occhi grandi'>Mariti di donne dagli occhi grandi</a> <small> di Franz Krauspenhaar Angeles Mastretta è una brava scrittrice...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/23/l%e2%80%99interesse-e-usura/' rel='bookmark' title='L’interesse è usura'>L’interesse è usura</a> <small>di Pino Tripodi Interesse zero e nuove forme d’usura. Che...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/cosa-preferisco-quando-leggo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>46</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>È sempre verde…</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/01/e-sempre-verde%e2%80%a6/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/01/e-sempre-verde%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Jan 2005 23:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Mura]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[Pavel Vilikovsky]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=902</guid>
		<description><![CDATA[<p><br />
Di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Se la traduzione di un libro è sempre un momento significativo nella storia dei rapporti culturali tra due paesi, a maggior ragione lo è quando il libro appartiene a una cultura e a una lingua poco note nella nazione in cui viene tradotto.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/01/e-sempre-verde%e2%80%a6/">È sempre verde…</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/rosacolor-s.jpg" border="0" alt="rosacolor-s.jpg" hspace="4" vspace="2" width="97" height="122" align="left" /><br />
Di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Se la traduzione di un libro è sempre un momento significativo nella storia dei rapporti culturali tra due paesi, a maggior ragione lo è quando il libro appartiene a una cultura e a una lingua poco note nella nazione in cui viene tradotto. È questo il caso del romanzo <em>È sempre verde&#8230;</em> dello scrittore slovacco <strong>Pavel Vilikovsky</strong>, appena pubblicato presso la casa editrice Anfora, una casa editrice meritoriamente specializzata nelle letterature dell’Est europeo, nella versione di <strong>Alessandra Mura</strong> ( prezzo euro 11). Il romanzo è imperniato sulla confessione- racconto di una grande spia internazionale fatta a un giovane, e alquanto disprezzato, allievo, seguendo e parodizzando tutti gli stereotipi del genere spionistico.<br />
<span id="more-902"></span><br />
L’ironia e la verve intellettuale di Vilikovsky però non mettono in scena una classica storia di spie, seppur rivisitata con consapevolezza postmoderna, ma offrono l’occasione allo scrittore, attraverso una sapiente e godibile rete di divagazioni, di puntare un cannocchiale acuminato e demistificatore sui tipici miti che hanno percorso l’Europa centrale e la Slovacchia in particolare: quello asburgico, quello socialista, quello nazionalista, ora attaccati con un’ironia diretta, ora con procedimenti linguistici più sottili. Un libro di questo genere per la forza e la furia demistificatorie ricorda senz’altro il romanzo forse meno noto di uno scrittore molto conosciuto <em>Ho ammazzato Kennedy</em> di <strong>Vazquez Montalban</strong>, ma nelle pagine di Vilikovsky, peraltro lontane da qualsiasi inquietudine lirica o introspettiva, si agita una sguardo realistico e perciò poco consolatorio, rivolto a cogliere la debolezza umana nelle sue più o meno miserabili contraddizioni senza alcuna nobilitazione esistenzialistica. Insomma anche Vilikovsky sembra credere che l’uomo non sopporti troppa realtà. Pubblicato in patria nel 1989, cioè nell’anno in cui venne abolita la censura, è probabilmente il romanzo di maggior successo di questo scrittore che, dopo aver esordito negli anni sessanta, per circa vent’anni preferì non pubblicare testi propri, limitandosi all’attività di traduttore dall’inglese. E certo verrebbe da chiedersi quale altra censura, defunta quella di quel socialismo troppo reale, abbia finora impedito la circolazione di un testo così significativo da noi.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/01/e-sempre-verde%e2%80%a6/">È sempre verde…</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/10/09/annuncio-aggratis-sulla-politica/' rel='bookmark' title='ANNUNCIO AGGRATIS SULLA POLITICA'>ANNUNCIO AGGRATIS SULLA POLITICA</a> <small>di Giorgio Mascitelli Nei giorni scorsi un illustre imprenditore italiano,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/27/il-declino-del-discorso-critico/' rel='bookmark' title='Il declino del discorso critico'>Il declino del discorso critico</a> <small>di Giorgio Mascitelli A me sembra che uno dei fenomeni...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/12/%e2%80%9cpiove-sempre-sul-bagnato%e2%80%9d-di-giorgio-mascitelli/' rel='bookmark' title='“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli'>“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli</a> <small>[Giorgio Mascitelli, Piove sempre sul bagnato, Coniglio Editore, 2008] di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2004/06/04/immagini/' rel='bookmark' title='Immagini'>Immagini</a> <small> di Giorgio Mascitelli L’immagine del prigioniero iracheno incappucciato e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/10/18/mercato-immobiliare-di-milano-nel-2003/' rel='bookmark' title='Mercato immobiliare di Milano nel 2003'>Mercato immobiliare di Milano nel 2003</a> <small>di Giorgio Mascitelli Per chi come me ha dovuto crearsi...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/01/e-sempre-verde%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Primi consigli per gli acquisti di natale 2004</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/12/03/primi-consigli-per-gli-acquisti-di-natale-2004/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2004/12/03/primi-consigli-per-gli-acquisti-di-natale-2004/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Dec 2004 22:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=759</guid>
		<description><![CDATA[<p><br />
Di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Alcuni mesi or sono i mezzi di informazione hanno riportato la notizia che il presidente della Repubblica cav.<strong>Carlo Azeglio Ciampi</strong> ha invitato il pubblico a comperare prodotti italiani per sostenere il paese in questo difficile frangente di crisi e io, che a modo mio sono un buon patriota, ho deciso di seguire l’autorevole consiglio, perlomeno cercando di sviluppare un’attenzione alla quota occupata dalle merci italiane nei miei consumi quotidiani (purtroppo la mia imperizia e la mia svogliatezza mi hanno impedito di redigere un apposito grafico, come pure avrei anelato) e, laddove possibile, sviluppare il mio diritto di libera scelta sul mercato a favore di queste .&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/12/03/primi-consigli-per-gli-acquisti-di-natale-2004/">Primi consigli per gli acquisti di natale 2004</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/pomodori.jpg" border="0" alt="pomodori.jpg" hspace="4" vspace="2" width="110" height="175" align="left" /><br />
Di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Alcuni mesi or sono i mezzi di informazione hanno riportato la notizia che il presidente della Repubblica cav.<strong>Carlo Azeglio Ciampi</strong> ha invitato il pubblico a comperare prodotti italiani per sostenere il paese in questo difficile frangente di crisi e io, che a modo mio sono un buon patriota, ho deciso di seguire l’autorevole consiglio, perlomeno cercando di sviluppare un’attenzione alla quota occupata dalle merci italiane nei miei consumi quotidiani (purtroppo la mia imperizia e la mia svogliatezza mi hanno impedito di redigere un apposito grafico, come pure avrei anelato) e, laddove possibile, sviluppare il mio diritto di libera scelta sul mercato a favore di queste .<br />
<span id="more-759"></span><br />
Per arrivare a ciò non ho potuto tralasciare una rigida attitudine osservatrice e perciò sono orgoglioso di dire che io ho letto centinaia e centinaia di etichette. Naturalmente mi sono concentrato su prodotti comuni quali gli alimentari e i tessili, dove si sa che c’è una presenza dell’industria italiana, e naturalmente ho trovato un sacco di prodotti italiani, specialmente negli alimentari. Purtroppo, però, il ritrovamento delle merci patrie non mi ha permesso di esercitare il mio diritto alla libera scelta: nei due supermercati che frequento le merci italiane sono prevalentemente concentrate in settori in cui si trovano solo prodotti italiani, per esempio la pasta o l’olio d’oliva o i succhi di frutta, qualcosa forse si può scegliere nei formaggi e nei vini. Per la verdura e la frutta fresche non è assolutamente possibile scegliere al dettaglio: in certe stagioni si trovano prodotti italiani e in altre assolutamente stranieri. Insomma io per fortuna mangio  prevalentemente prodotti italiani, ma ciò non in ragione del mio patriottismo, ma perché non posso fare diversamente a meno di non cambiare la mia dieta.</p>
<p>Ovviamente quando parlo di prodotti italiani parlo del luogo di produzione, perché non tutti i marchi italiani appartengono ad aziende di proprietà italiana: e se qualche patriota intendesse aderire all’appello del presidente della Repubblica in questa forma più stretta dovrebbe prima di fare la spesa procurarsi uno di quei rapporti specialistici e voluminosi sulla effettiva situazione della proprietà di numerose aziende. In ogni caso pensavo che nei negozi di abbigliamento sarebbe stato più facile. Nel mercato tessile, come è noto, si è sviluppata una tendenza a presentare i prodotti con il marchio della catena di distribuzione che li vende: e qui credevo che il gioco fosse facile, sarebbe bastato servirsi in quelle catene di distribuzione che sono italiane (tra l’altro io ho questa fortuna di abitare vicino a una strada dove ci sono almeno un decina di negozi appartenenti a queste catene), ma quando mi è capitato di fare così, mi sono trovato di fronte a una realtà inaspettata: la metà degli indumenti erano prodotti in altri paesi e un’altra metà non aveva alcuna indicazione di origine. A parziale consolazione devo dire che quando sono entrato in una catena spagnola e ho acquistato una giacca con quel lieve senso di vergogna che nasceva dal venire meno ai miei propositi (e me lo sono permesso solo perché si sa che gli spagnoli sono nostri cugini), ho scoperto che quella giacca non era spagnola. La sorpresa ha fatto nascere in me un quesito di ordine metafisico: è più italiano che io acquisti un vestito di marchio italiano prodotto all’estero o un vestito di marchio estero prodotto in Italia?</p>
<p>Le cose poi non vanno meglio se si prendono in esami prodotti maggiormente costosi e visibili. Per esempio anche le automobili, di cui ognuno conosce l’origine nazionale delle principali marche, non offrono garanzie: bisognerebbe perlomeno sapere quali modelli sono ancora prodotti negli stabilimenti del paese e quali in quelli stranieri. Insomma per fare un’operazione apparentemente banale come acquistare merci del proprio paese bisognerebbe trascorrere molto tempo a documentarsi senza neppure la certezza alla fine di poter operare una scelta reale.<br />
Temo perciò di non essere in grado di seguire l’appello del presidente.<br />
Ma in sé questo non sarebbe grave perché mi rendo ben conto che il mio patriottismo è destinato a sparire a fronte del crescere degli scambi e delle comunicazioni internazionali. Eppure anche altri consumatori, più moderni e più globali di quanto sono io, potrebbero incorrere in difficoltà analoghe alle mie, se volessero trovare sulle etichette altre informazioni più moderne e più globali, per esempio come è stato prodotto un determinato alimento e a quale prezzo viene messo in vendita dal produttore al distributore.  Ma per quanto ne so io, informazioni di questo genere non sono facilmente reperibili sui prodotti in vendita&#8230;</p>
<p>L’unica iniziativa, o perlomeno una delle pochissime,  in questo senso è quella del collettivo <strong>Terra e libertà/critical wine</strong>, che ha messo a punto per il vino un protocollo di tracciabilità, che vuol dire essenzialmente rendere comprensibile al consumatore con che metodi, con quali materie prime e con quali costi si produca un determinato prodotto, certificato dagli stessi produttori: si tratta di un contributo tanto più prezioso in quanto potenzialmente estendibile a molti altri campi, non solo alimentari. Una proposta del genere dovrebbe trovare entusiasti i sostenitori del libero mercato perché renderebbe consapevole, cioè libera, la scelta e, dato il loro numero e la loro influenza, imporsi in breve tempo. O forse non sarà così. Anzi temo proprio che non sarà così, perché è vero che viviamo nella società della libera scelta, ma, come dire, in maniera virtuale. Infatti mi ricordo che una volta chiedevo sempre a un mio conoscente come stava e le sue risposte mi irritavano perché lui pretendeva di descrivermi davvero come stava, mentre io mi aspettavo che lui mi dicesse solo “bene” oppure “male”. Ecco la libera scelta è un po’ come la mia domanda al conoscente: sì, è vero, esiste, ma a patto di non crederci troppo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/12/03/primi-consigli-per-gli-acquisti-di-natale-2004/">Primi consigli per gli acquisti di natale 2004</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/10/20/inganni-e-autoinganni-nellitalia-doggidi/' rel='bookmark' title='Inganni e autoinganni nell&#8217;Italia d&#8217;oggidì'>Inganni e autoinganni nell&#8217;Italia d&#8217;oggidì</a> <small>(una lettura di “Catastrofi d’assestamento” &#8211; Zona, 2011 &#8211; racconti...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/27/il-declino-del-discorso-critico/' rel='bookmark' title='Il declino del discorso critico'>Il declino del discorso critico</a> <small>di Giorgio Mascitelli A me sembra che uno dei fenomeni...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/09/diritto-di-sciopero-e-altri-diritti/' rel='bookmark' title='DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)'>DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)</a> <small>di Giorgio Mascitelli Benché mi fosse ripromesso di non interessarmi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2004/06/04/immagini/' rel='bookmark' title='Immagini'>Immagini</a> <small> di Giorgio Mascitelli L’immagine del prigioniero iracheno incappucciato e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/11/22/aria-di-guerra/' rel='bookmark' title='Aria di guerra'>Aria di guerra</a> <small>di Giorgio Mascitelli Marco Lodoli nell’intervento apparso su Nazione Indiana...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2004/12/03/primi-consigli-per-gli-acquisti-di-natale-2004/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Immagini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/04/immagini/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/04/immagini/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2004 13:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=493</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>L’immagine del prigioniero iracheno incappucciato e con i fili elettrici legati agli arti e le braccia aperte, un truce manichino privato anche della compostezza, è un’immagine che resterà nella memoria, sempre entro i limiti della labile memoria mediatizzata del nostro tempo, e magari avrà anche un effetto nel respingere l’involuzione bellicista che sta sempre di più avendo diritto di cittadinanza nei mezzi di comunicazione e dunque tra la gente.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/06/04/immagini/">Immagini</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/kruger_yourbody_lg.jpg" alt="kruger_yourbody_lg.jpg" align="left" border="0" height="200" hspace="4" vspace="2" width="184" /></p>
<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>L’immagine del prigioniero iracheno incappucciato e con i fili elettrici legati agli arti e le braccia aperte, un truce manichino privato anche della compostezza, è un’immagine che resterà nella memoria, sempre entro i limiti della labile memoria mediatizzata del nostro tempo, e magari avrà anche un effetto nel respingere l’involuzione bellicista che sta sempre di più avendo diritto di cittadinanza nei mezzi di comunicazione e dunque tra la gente. Probabilmente sarà considerata uno scacco per l’amministrazione Bush che dovrà porvi rimedio con altre immagini, anche se credo che il vero scacco dell’amministrazione Bush sia il record dei prezzi del petrolio dopo un anno di occupazione dell’Iraq.<br />
<span id="more-493"></span><br />
Certo molti oppositori della guerra hanno trovato in questa e nelle altre immagini di tortura una triste conferma dei loro timori e la possibilità di riassumere tangibilmente l’orrore del conflitto, ma non credo che sul lungo periodo questa immagine o meglio l’uso che ne viene fatto renderà un buon servizio al movimento per la pace. Dico l’uso di questa immagine, perché naturalmente essa ha un valore oggettivo di testimonianza delle atrocità commesse da un esercito di occupazione per di più ufficialmente lì per portare democrazia e diritti civili, ma l’uso mediatico ha trasformato questa immagine in un’icona, tanto emotivamente potente da prendere tutto lo spazio mentale di chi la osserva e nel contempo da essere completamente vuota dal punto di vista della comprensione.</p>
<p>Per esempio un ipotetico manifesto che ricorra a quella fotografia potrebbe tranquillamente accompagnarsi a slogan differenti se non opposti tra loro: “No alla guerra, sempre e comunque”, “Sì alla guerra agli infedeli”, “Quando sbagliamo, sappiamo riparare e non tolleriamo mele marce tra di noi”, “Ecco i diritti civili del petrolio” e “Mai più guerre senza l’approvazione dell’ONU”. Dal mio punto di vista questi slogan non esprimono lo stesso grado di verità storica e politica e anzi alcuni sono del tutto falsi, ma ciascuno di questi può vantare indiscutibilmente una sua via di relazione con quell’immagine. Ora questo particolare relativismo nell’uso di quell’immagine, per chi detiene il controllo dell’apparato mediatico e ha con la verità un rapporto utilitaristico, per cui essa coincide di volta in volta con quanto avvantaggia in quel momento gli interessi dominanti nella società, è positivo, mentre è rovinoso per chi, come il movimento per la pace, perlomeno cerca di fissare alcuni criteri di convivenza civile se non universali, almeno che non cambino alla prima schizzata in alto o in basso del barile di petrolio sui mercati di Londra o Hong Kong.</p>
<p>Non vorrei che il lettore prendesse queste considerazioni come delle elucubrazioni del solito intellettuale rompiballe abituato a spaccare il capello in quattro (anche se sociologicamente è ineccepibile che io sia il solito intellettuale rompiballe abituato a spaccare il capello in quattro) perché esse hanno una ricaduta pratica soprattutto per spiegare perché una guerra che non gode di molto favore popolare verrà combattuta ancora a lungo senza particolare danno per i governi che la fanno, a meno di qualche spettacolare baggianata dei governanti ( tipo le dichiarazioni del governo spagnolo subito dopo l’attentato di Madrid) o della scoperta da parte degli interessi dominanti che si perdono troppi soldi continuando così.</p>
<p>Una guerra, infatti, è per sua natura un accumulo di crudeltà, dalle quali si possono trarre altre immagini indubbiamente toccanti e fin qui la cosa è scontata, nell’epoca moderna accanto alla guerra guerreggiata  è sempre esistita una propaganda che testimoniava le efferatezze del nemico. Ma è proprio l’uso emotivo, cioè mediatico, delle immagini che per il suo relativismo rende queste automaticamente al servizio degli interessi di chi detiene il controllo dell’apparato mediatico, che di solito è alleato o nei paesi più ingenui coincide con chi conduce la guerra. Infatti un’immagine crudele pone brutalmente ai suoi spettatori l’imperativo  “impediamo tutto questo, che cessi subito, non importa come purché cessi”, ma è sul come e sul subito che chiunque può intervenire piegando l’emotività dell’immagine a qualsiasi linea politica. In questa prospettiva l’immagine del prigioniero iracheno che a me, come a molti, ha fatto dire “che le forze occupanti se ne vadano da lì”, può dar luogo ad altre reazioni di segno differente. E naturalmente un’immagine altrettanto efferata, come lo sgozzamento di un prigioniero americano, produrrà la medesima emotività a cui si reagirà con altre indignazioni e così di emozione in emozione la guerrà farà il suo corso.</p>
<p>Solo l’argomentazione, e dunque l’analisi politica del prima e del dopo, cioè il contesto di quell’immagine, può costituire la base di un consenso reale per il movimento per la pace, solo la creazione di un tessuto culturale che ridia spessore etico all’esperienza del mondo ( etico perché l’emozione totale di fronte all’immagine è segno di un assenza di interrogazione sul mondo e sul posto occupato da ciascuno, interrogazione che è alla base di qualsiasi etica) può far crescere un movimento per la pace. Il favorire la crescita di un tessuto di questo genere è un compito politico: negli ultimi tredici anni l’Italia è stata coinvolta, sia pure liminarmente, sia pure per peacekepping, in almeno cinque o sei spedizioni militari, una frequenza che non ha pari nella storia del nostro paese nemmeno nel periodo coloniale, e d’altronde ci è stato detto che la guerra sarà lunga e continua. Pertanto ci saranno ancora molte fotografie, ma neanche una che ritraesse lo zio Sam con il pollice alzato  sul cadavere di un iracheno torturato servirà a favorire una presa di coscienza, se, come vuole il potere, il dettaglio prevarrà sul contesto e le ragioni di una politica di pace saranno delegate a un’emotività magari anche lodevole, ma del tutto occasionale.</p>
<p><em>(Pubblico con un po&#8217; di ritardo un pezzo che mi è stato inviato a fine maggio. Non credo questo cambi nulla. Non siamo vincolati, come i giornalisti, al cinismo della &#8220;pura attualità&#8221;. A. I.)</em></p>
<p>(immagine di <em>Barbara Kruger</em>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/06/04/immagini/">Immagini</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/27/il-declino-del-discorso-critico/' rel='bookmark' title='Il declino del discorso critico'>Il declino del discorso critico</a> <small>di Giorgio Mascitelli A me sembra che uno dei fenomeni...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/12/%e2%80%9cpiove-sempre-sul-bagnato%e2%80%9d-di-giorgio-mascitelli/' rel='bookmark' title='“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli'>“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli</a> <small>[Giorgio Mascitelli, Piove sempre sul bagnato, Coniglio Editore, 2008] di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/04/giovanni-arrighi-a-linfedele/' rel='bookmark' title='Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;'>Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;</a> <small>di Giorgio Mascitelli La presenza di Giovanni Arrighi mercoledì 7...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/10/05/tutto-e-puro-per-i-puri/' rel='bookmark' title='Tutto è puro per i puri'>Tutto è puro per i puri</a> <small>di Giorgio Mascitelli Colui che chiamiamo puro è chi estende...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/cosa-preferisco-quando-leggo/' rel='bookmark' title='Cosa preferisco quando leggo'>Cosa preferisco quando leggo</a> <small>di Giorgio Mascitelli Il fatto che l’attuale mercato librario sia...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/04/immagini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Aria di guerra</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/22/aria-di-guerra/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/22/aria-di-guerra/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2003 13:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[integralismo]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Lodol]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=211</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Marco Lodoli nell’intervento apparso su Nazione Indiana dal titolo “Manca un tassello” mette in guardia collaboratori e lettori di questo sito dal rischio di sottovalutare i pericoli provenienti dall’integralismo islamico in nome di una vis polemica nei confronti dell’attuale politica dell’amministrazione statunitense e dei suoi alleati in Iraq.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/11/22/aria-di-guerra/">Aria di guerra</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p>Marco Lodoli nell’intervento apparso su Nazione Indiana dal titolo “Manca un tassello” mette in guardia collaboratori e lettori di questo sito dal rischio di sottovalutare i pericoli provenienti dall’integralismo islamico in nome di una vis polemica nei confronti dell’attuale politica dell’amministrazione statunitense e dei suoi alleati in Iraq. Siccome un rischio del genere è del tutto plausibile in una situazione così confusa sia politicamente sia emotivamente, è bene raccogliere l’invito di Lodoli e provare a ragionare.<br />
<span id="more-211"></span><br />
Il primo elemento su cui ragionare è questo: in che modo criticando la politica dell’amministrazione Bush e in Italia Berlusconi si rischia di sottovalutare l’estremismo islamico? Certo è curioso che lo si faccia esercitando quel diritto alla critica che costituisce proprio la specificità dell’occidente. Un’altra ipotesi può essere che, indebolendo tali critiche la volontà di combattere contro l’integralismo, gli estensori di queste diventino gli utili idioti  del fanatismo religioso. Per sostenere questa tesi, bisogna però sostenerne implicitamente altre due: innanzi tutto che attualmente si sta combattendo una guerra contro l’integralismo islamico e in secondo luogo che la guerra è lo strumento più adatto o il solo possibile per contenere la minaccia islamista.<br />
Se anche non si vuole dare retta alla posizione ufficiale del governo italiano, secondo il quale, come è noto, non c’è nessuna guerra, bisogna dire che la guerra in Iraq non è una guerra contro l’integralismo islamico: questo non lo affermo io, ma lo hanno affermato tutti i più importanti dirigenti statunitensi, spiegando che si trattava di una guerra contro un dittatore sanguinario provvisto di armi di distruzione di massa. E sicuramente Saddam è un sanguinario, ma che ha utilizzato un apparato ideologico laico, di tipo nazionalista, per sostenere il proprio regime, come è del resto ovvio in un paese diviso da un punto di vista religioso.<br />
Inoltre uno delle tesi classiche dell’integralismo islamico, grazie alla quale ha aumentato i propri consensi nelle società mussulmane, è che l’occidente cristiano stia conducendo una crociata contro l’islam, è quindi del tutto naturale che l’attacco e la successiva occupazione militare di una nazione araba comportino un rafforzamento oggettivo delle posizioni islamiste. E magari un occidente tutto unito dietro ai propri governanti nella guerra, proprio come all’epoca delle crociate, può fornire un’ulteriore conferma di questo schema tendenzioso.<br />
Un altro elemento di riflessione può nascere da una domanda: quanto sono diffuse oggi nell’opinione pubblica le posizioni di critica a quanto è stato fatto e si va facendo in Iraq da parte della coalizione della “buona volontà”? Se esaminiamo l’apparato mediatico italiano, con alcune  note eccezioni, vedremo che questo è impegnato a sostenere alternativamente le due tesi, non sempre facilmente conciliabili, che non c’è nessuna guerra e che bisogna restare uniti in un momento  così difficile, ovvero appoggiare la politica del governo ( durante la prima guerra mondiale si chiamavano unioni sacre cose alquanto simili); idem nel mondo politico e sociale. Quindi le voci di coloro che dissentono da questa posizione sono minoritarie e accusarle di indifferenza è perlomeno ingeneroso, se non altro perché incarnano, in questo frangente più di altre, quel diritto alla critica che tutti, penso, vogliamo preservare da ogni integralismo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/11/22/aria-di-guerra/">Aria di guerra</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/11/21/manca-un-tassello/' rel='bookmark' title='Manca un tassello'>Manca un tassello</a> <small>di Marco Lodoli Al dibattito sulla strage di Nassiriya a...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/08/11/due-letture-sul-terrorismo/' rel='bookmark' title='Due letture sul terrorismo'>Due letture sul terrorismo</a> <small>di Andrea Inglese Propongo due letture estive anti-propaganda sul tema...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/04/26/domande-a-un-logico-matematico-sulla-guerra/' rel='bookmark' title='Domande a un logico matematico sulla guerra'>Domande a un logico matematico sulla guerra</a> <small>Diego de Silva intervista Piergiorgio Odifreddi Piergiorgio Odifreddi è uno...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/04/06/il-lato-oscuro-della-forza/' rel='bookmark' title='Il lato oscuro della forza'>Il lato oscuro della forza</a> <small>di Helena Janeczek Questa guerra palesa una cosa che non...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/03/23/un-calcio-alla-guerra/' rel='bookmark' title='Un calcio alla guerra'>Un calcio alla guerra</a> <small>di Tiziano Scarpa L’unico giornale che ho comprato ieri, all’indomani...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/22/aria-di-guerra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mercato immobiliare di Milano nel 2003</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/18/mercato-immobiliare-di-milano-nel-2003/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/18/mercato-immobiliare-di-milano-nel-2003/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2003 09:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[agenzie immobiliari]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=162</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong> Giorgio Mascitelli </strong></p>
<p>Per chi come me ha dovuto crearsi un minimo di competenza (dettata da necessità e non da piacere o speranze di guadagno) sul mercato immobiliare di questi anni a Milano, è del tutto ovvio che uno degli indicatori di valore di un appartamento sia la presenza o meno nel condominio di quegli stranieri variopinti che in maniera non meno variopinta sono chiamati extracomunitari.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/10/18/mercato-immobiliare-di-milano-nel-2003/">Mercato immobiliare di Milano nel 2003</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong> Giorgio Mascitelli </strong></p>
<p>Per chi come me ha dovuto crearsi un minimo di competenza (dettata da necessità e non da piacere o speranze di guadagno) sul mercato immobiliare di questi anni a Milano, è del tutto ovvio che uno degli indicatori di valore di un appartamento sia la presenza o meno nel condominio di quegli stranieri variopinti che in maniera non meno variopinta sono chiamati extracomunitari. La presenza di questi vicini svaluta l’appartamento in misura non vistosa, sicuramente è più oneroso non avere l’ascensore o l’impianto elettrico a norma, ma anche questa è ormai una voce stabile nella determinazione del prezzo di una casa.<br />
<span id="more-162"></span><br />
Non si tratta di razzismo da parte delle agenzie immobiliari che subiscono a loro volta un danno, seppur minimo, dal deprezzamento di questi appartamenti, molti dei quali situati in zone, come si dice, per altri versi interessanti; tutt’al più le si può accusare di non usare il loro peso di condizionamento del mercato per contribuire a estirpare questa attitudine xenofoba, anche se per il senso comune nel 2003 affermare che i soggetti operanti sul mercato dovrebbero prendere responsabilità delle ricadute sociali della loro azione equivale a una professione di fede nello stalinismo ( questo naturalmente se le ricadute non riguardano bambini o giovani donne avvenenti). Io comunque mi guardo bene dall’accusare le agenzie immobiliari di alcunché, perché se abito in una zona della città comoda e in una casa abbastanza gradevole, nonostante le mie sostanze mi rendessero più adatto a una zona periferica, lo devo in parte a questo pregiudizio diffuso e ovviamente alla mia estraneità ad esso. Infatti nella mia casa gli altri condomini italiani, specialmente i più anziani per età e residenza, mi hanno spesso espresso il desiderio, realizzabile o irrealizzabile, di trasferirsi quanto prima da questa casa, proprio quando io assicuravo loro di trovarmi bene: c’è da dire che quando io sono arrivato gli stranieri variopinti c’erano già, mentre costoro si sono trovati, dal loro punto di vista, presi in mezzo. Comunque, se sommiamo a questo desiderio dei condomini italiani quello di molti stranieri di ritornare prima o poi nella madrepatria, posso ragionevolmente affermare di essere uno dei pochi che non desidera andarsene. Anche in questo caso non è solo il razzismo, perlomeno il razzismo nel senso classico di ostilità pregiudiziale a persone diverse per nazionalità razza e cultura, a ispirare questi comportamenti, ma è il peso di dover convivere con chi porta in maniera indelebile, tanto indelebile da colorargli la pelle, i segni della povertà e dell’insuccesso che come lebbra si attaccano al resto della casa: homo sine pecunia imago mortis, così la pensano i miei condomini e il mercato immobiliare di Milano nel 2003. Naturalmente c’è sempre chi cerca di fare il furbo, come quella signora che l’anno scorso, indecisa se comprare casa nel mio condominio, mi fermò sulla porta chiedendomi come erano lì gli extracomunitari, se erano buoni o cattivi. Se avessi voluto aiutare la signora, avrei dovuto risponderle con le parole che, dicono, il generale Custer riservasse agli indiani “Gli unici buoni sono quelli morti” o, per essere meno drammatici, avrei dovuto ricordarle che in termini di investimento lo statuto morale dei miei coinquilini è del tutto irrilevante perché ciò che conta è la loro presenza che certifica il livello della casa: gli extracomunitari sono una sorta di coefficiente catastale ambulante e dunque il suo puerile tentativo di salvare il proprio potere d’acquisto andando a vivere in una casa con ‘extracomunitari buoni’ era destinato a essere frustrato  dalla collettiva intelligenza che regge il mercato immobiliare di Milano nel 2003.<br />
Se qualcuno volesse cercare di fare qualcosa per lottare contro questo pregiudizio immobiliare, un’occasione potrebbe essere l’assemblea di condominio che si tiene ogni anno. Infatti spesso in queste assemblee i condomini italiani protestano o propongono misure, tanto draconiane quanto cervellotiche e infine ridicole, atte a parer loro a contenere la marea degli stranieri e i danni che ne derivano alla casa. In un’assemblea si può prendere la parola e criticare questo stato di cose avvilente ed offensivo della dignità umana. Per esempio se io prendessi la parola nell’assemblea del mio condominio, potrei fare tre tipi di discorso: uno utilitaristico ricordando il contributo dei lavoratori stranieri e i vantaggi nel trattarli in modo corretto e pertanto la necessità per loro di avere una casa, in effetti se tutti comprendessero ciò, il mercato immobiliare cambierebbe e la presenza di stranieri cesserebbe di essere un indicatore del valore degli appartamenti; un secondo, di tipo politico,  in cui ricostruirei il ruolo del mercato e delle agenzie, i prezzi assolutamente folli delle case a Milano, per cui dinamiche speculative, tra le quali rientra l’ossessione per il grado di rispettabilità di una casa, stravolgono le risposte a un bisogno a un bisogno elementare come quello dell’abitazione, e infine inviterei i miei condomini a riprendersi la città, come si diceva una volta; infine una terzo discorso a livello culturale potrebbe partire  dall’invito a tenere aperto uno spazio di discussione e risoluzione dei problemi senza mai venir meno al rispetto per l’altro e perciò dell’importanza di superare le difficoltà con un dialogo che tenga conto della dignità di ogni interlocutore. Naturalmente questi tre tipi di discorso hanno dei punti deboli: nel primo perché si accetta il dato di fatto che avere in casa degli extracomunitari è un danno, e un qualsiasi condomino a questo punto potrebbe rammentare che il suo problema non è il futuro, ma il fatto che lui ora ha un danno a un suo bene; nel secondo caso, perché nessuno ha voglia di rischiare quel poco che si ha oggi in nome di un domani fumoso e rischioso (sia l’eventuale domani, sia l’eventuale oggi per arrivarci); infine il terzo discorso verrebbe facilmente contrastato con un riferimento al fatto che ognuno ha i principi che vuole, soprattutto quando si tratta di difendere i propri interessi. Più in generale i tre tipi di discorso, pur nella loro diversità, hanno un presupposto implicito comune nel postulare l’esistenza di una comunità (il condominio in questo caso) e il relativo spazio di discorso, mentre le tre obiezioni sono state formulate dal punto di vista di chi non si sente parte di una comunità, come i miei condomini che, come ho detto, non vedono l’ora di andarsene dalla casa ( e poco importa che questa evenienza sia difficilmente realizzabile, conta ciò che essi sentono a questo proposito). Stando così le cose, nel prendere la parola in quell’assemblea di condominio rischio di fare del volontarismo, per usare il termine che un lettore impiegava in un commento assai pertinente a un mio precedente intervento su problemi non dissimili, e tuttavia faccio bene a prenderla lo stesso non solo perché l’alternativa è il silenzio, ma perché forse il mio intervento potrà creare in qualcuno un barlume di senso di comunità. Non è detto infatti che tutti possano continuare a immaginarsi di scappare domani dalla casa:l’ideologia e lo spettacolo possono cancellare la percezione di una realtà evidente solo fino a quando non incappano in contraddizioni materiali, fino a quando il solipsismo dell’ideologia non è disturbato dall’irruzione di un dato non omologabile, di un colpo non rimediabile. E’ anche possibile che di fronte a questa crisi le risposte non vadano nella direzione auspicata da me e piuttosto inaspriscano ciò che oggi è già così aspro, ma, come si sarebbe detto una volta un po’ pomposamente, è compito storico di chi parla in assenza di comunità prefigurare un’idea di comunità nelle parole del suo discorso.<br />
Naturalmente nell’immediato il mercato immobiliare di Milano continua a essere cosi com’è e la signora che chiedeva informazioni non ha preso la casa e la mia vicina di ballatoio, nonostante sia ormai positivamente convinta che i peruviani di fianco a noi siano delle brave persone, desidera scappare quanto prima da questa casa.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/10/18/mercato-immobiliare-di-milano-nel-2003/">Mercato immobiliare di Milano nel 2003</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/12/%e2%80%9cpiove-sempre-sul-bagnato%e2%80%9d-di-giorgio-mascitelli/' rel='bookmark' title='“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli'>“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli</a> <small>[Giorgio Mascitelli, Piove sempre sul bagnato, Coniglio Editore, 2008] di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/25/abdul-diciannove-anni/' rel='bookmark' title='Abdul, diciannove anni'>Abdul, diciannove anni</a> <small> di Gianni Biondillo Non è per le merendine. E...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/per-abdul/' rel='bookmark' title='Per Abdul'>Per Abdul</a> <small>Domani a Milano parte alle 14.30. dai Bastioni di Porta...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/01/24/chinatown-londra/' rel='bookmark' title='Chinatown, Londra: tra mito e realtà'>Chinatown, Londra: tra mito e realtà</a> <small>di Nicola Montagna (Questo articolo e il successivo che verrà...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/04/05/prima-vennero-a-prendere-gli-zingari/' rel='bookmark' title='Prima vennero a prendere gli zingari'>Prima vennero a prendere gli zingari</a> <small> di Gianni Biondillo Partiamo da un dato incontrovertibile: la...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/18/mercato-immobiliare-di-milano-nel-2003/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fuori tempo massimo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/08/05/fuori-tempo-massimo/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2003/08/05/fuori-tempo-massimo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2003 21:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[marco tullio giordana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=103</guid>
		<description><![CDATA[<p><strong> Giorgio Mascitelli </strong></p>
<p>Nei giorni scorsi sono andato a vedere La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana. Come è noto, si tratta di un film di 6 ore originariamente prodotto per la televisione e poi, in seguito a vicissitudini politico-aziendali, approdato alle sale cinematografiche diviso in due parti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/08/05/fuori-tempo-massimo/">Fuori tempo massimo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Giorgio Mascitelli </strong></p>
<p>Nei giorni scorsi sono andato a vedere La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana. Come è noto, si tratta di un film di 6 ore originariamente prodotto per la televisione e poi, in seguito a vicissitudini politico-aziendali, approdato alle sale cinematografiche diviso in due parti.<br />
<span id="more-103"></span><br />
Il film narra le vicende di una famiglia italiana a partire dal 1966 fino ai giorni nostri, la prima dal 1966 fino al 1980 e la seconda da quella data fino ad oggi. Quello che mi ha colpito di quel film è che nella prima parte il contesto storico-sociale domina sulle vicende private dei protagonisti, mentre nella seconda questo è sullo sfondo fino a scomparire del tutto: negli ottanta si ha ancora a che fare con il terrorismo, poi c’è un accenno del tutto estemporaneo al 1992 con tangentopoli e la morte di Falcone e poi più nulla.</p>
<p>Naturalmente una scelta simile di sceneggiatura può avere numerose spiegazioni, tenendo conto anche della destinazione originaria del film, ma questa scelta, bello o brutto che sia il film, tiene, cioè non è avvertita come contraddittoria dallo spettatore rispetto alla prima parte. Insomma questa scelta di sceneggiatura rende conto di un vissuto comune. Ovviamente non c’era bisogno di quel film per scoprire la frammentazione della società, o per meglio dire l’assenza della società, e tuttavia mi è venuto abbastanza naturale collegare, magari un po’ fuori tempo massimo, questa situazione con le riflessioni fatte da Tiziano Scarpa a proposito dei blog e sul dibattito nato da queste.</p>
<p>Infatti il tipo di preoccupazioni provate da Scarpa e da  altri a proposito dei blog non può essere semplicemente ricondotto all’attività di alcuni aspiranti scrittori in erba, che in fondo ci sono sempre stati, ma è pienamente comprensibile solo sullo sfondo di un timore, magari implicito, per una perdita di senso della letteratura come spazio sociale dotato di significato. Ma questo timore assolutamente condivisibile, perché fondato su un rischio oggettivo (e forse la parola rischio è un po’ troppo ottimistica), rimanda alla questione se possa esistere la letteratura, non i singoli testi, ma la letteratura come momento di elaborazione culturale collettiva in una società frammentata . Per esempio, quando Carla Benedetti solleva il problema dell’anonimato degli autori dei blog si richiama a principi basilari dell’etica della discussione, un richiamo invero inaudito a chi partecipi di quest’etica, ma la realtà, e da qui la necessità del richiamo, è che quest’etica è oggi patrimonio privato di alcuni e ciò non per malevolenza degli scrittori di blog, ma perché non c’è nessuna discussione che non sia privata e dunque le responsabilità connesse con il prendere la parola non sono nemmeno avvertite. Ciò in ogni caso non riguarda i blog e nemmeno la rete, che è al massimo un acceleratore di queste tendenze, ma la costituzione della società (e forse non sarà male ricordare che un’illustre statista degli anni ottanta era solita affermare che per lei la parola società non aveva alcun significato e, quel che più importa, ricordare le centinaia di migliaia di uomini che hanno compiuto decisioni importanti ispirandosi fermamente a tale frase senza sapere che sia mai stata pronunciata).</p>
<p>In questo contesto credo che occorra assumere l’orizzonte della crisi come proprio orizzonte. La frase è bella, ma detta così rischia di non significare granché, cercherò allora di precisare: in questa situazione lo spazio della letteratura (torno a ripetere non i singoli testi che hanno vite non immediatamente riconducibili alle logiche generali) è precario e pertanto precaria sarà anche la soggettività di ogni scrittore, non ci sono più garanzie istituzionali per la voce dello scrittore, al di fuori di quelle alquanto volatili del successo di mercato. E’ solo in questo contesto che diventa possibile una “lotta di classe tra scrittori e bloggers”. Dunque accettare la crisi significa fare di necessità virtù e convivere con la precarietà, che porta però ad affermare qualcosa di spiacevole, oggi la differenza tra scrittori e scrittori di blog è limitata, certamente non sul piano letterario, ma sul piano sociale sì, proprio perché non esiste una letteratura non come luogo di approvazione dei testi o degli autori, ma come luogo di dibattito e di elaborazione del senso di un’esperienza: in questo senso è già blogger una battuta detta dallo scrittore Hanif Kureishi anni or sono nel corso di un’intervista, alla domanda su quali autori lo avessero influenzato o perlomeno leggesse rispose che scrivendo molto non aveva tanto tempo per leggere ( che può anche essere un modo per tagliar corto a una domanda indesiderata, ma è indicativo di uno stato di cose). In questa precarietà salvare l’etica della discussione è già un buon modo di essere inconfondibili.</p>
<p>Giorgio Mascitelli</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/08/05/fuori-tempo-massimo/">Fuori tempo massimo</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/27/il-declino-del-discorso-critico/' rel='bookmark' title='Il declino del discorso critico'>Il declino del discorso critico</a> <small>di Giorgio Mascitelli A me sembra che uno dei fenomeni...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/12/%e2%80%9cpiove-sempre-sul-bagnato%e2%80%9d-di-giorgio-mascitelli/' rel='bookmark' title='“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli'>“Piove sempre sul bagnato” di Giorgio Mascitelli</a> <small>[Giorgio Mascitelli, Piove sempre sul bagnato, Coniglio Editore, 2008] di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/02/01/e-sempre-verde%e2%80%a6/' rel='bookmark' title='È sempre verde…'>È sempre verde…</a> <small> Di Giorgio Mascitelli Se la traduzione di un libro...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/10/18/mercato-immobiliare-di-milano-nel-2003/' rel='bookmark' title='Mercato immobiliare di Milano nel 2003'>Mercato immobiliare di Milano nel 2003</a> <small>di Giorgio Mascitelli Per chi come me ha dovuto crearsi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/07/07/la-meno-peggio-gioventu/' rel='bookmark' title='La meno peggio gioventù'>La meno peggio gioventù</a> <small>di Christian Raimo Sono andato qualche giorno fa a vedere...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2003/08/05/fuori-tempo-massimo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Zero a zero</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/05/10/zero-a-zero/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2003/05/10/zero-a-zero/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 May 2003 16:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=37</guid>
		<description><![CDATA[<p><strong> Giorgio Mascitelli </strong></p>
<p>Ma io ti dico, tu dagli fiducia alla squadra tua.<br />
<br />
Se anche il campionato va male, la posizione di classifica è anonima, l’eliminazione dalle coppe già avvenuta, perfino la fortuna ci ha abbandonato e la sfera maledetta incontra il legno, quando già ti aspetteresti che sia avvolta dalle gioiose spire della rete, io ti dico: tu dagli fiducia alla squadra tua.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/05/10/zero-a-zero/">Zero a zero</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Giorgio Mascitelli </strong></p>
<p>Ma io ti dico, tu dagli fiducia alla squadra tua.<br />
<span id="more-37"></span><br />
Se anche il campionato va male, la posizione di classifica è anonima, l’eliminazione dalle coppe già avvenuta, perfino la fortuna ci ha abbandonato e la sfera maledetta incontra il legno, quando già ti aspetteresti che sia avvolta dalle gioiose spire della rete, io ti dico: tu dagli fiducia alla squadra tua. Se il disappunto ti assale, questo mal sottile che rode dentro, che ti conduce brano a brano a cercar la rovina di te medesimo con la voluttà del vaffanculeggiare tutti quanti , come quella volta che la contestazione dagli spalti della Nord partì ancor prima del fischio di inizio quando vedemmo apparire le amate maglie nerazzurre, quelle stesse che una settimana prima all’Olimpico contro una formazione di cadaveri ambulanti erano state infangate dall’ignominia e dal ridicolo dei loro portatori,  gridando all’indirizzo di queste “Campioni, campioni, ma solo coi milioni”, “Andate a lavorare”, “Tutti in cantiere”, “Bastardi capaci solo di andare a fighe in discoteca”, che pure è una discreta abilità, e causandone indirettamente l’ulteriore sconfitta. Se il disappunto, che rosica rabbioso entro di te la tua ragione e il tuo amor proprio, sale nel trovare realizzato sul terreno di gioco il naufragio del progetto e della speranza a causa delle indecorose giocate di attaccanti indolenti, che magari non sono indolenti, ma giocano con le infiltrazioni o sotto antibiotici e tu non sai cosa vuol dire giocare con le infiltrazioni o sotto antibiotici, tu dagli fiducia alla squadra tua. La vita è un’ottima metafora per il calcio. E allora io ti dico, tu dagli fiducia alla squadra tua: forse non la meriterà, anzi probabilmente non la meriterà, ma tu lancia il cuore oltre l’ostacolo. Essere tifosi è come scegliere un oggetto d’impegno nella vita, non importa quale, perché queste cose veramente non importano, e a quello dedicarsi con ostinazione e passione. Nel conflitto tra ragione e sentimento è sempre il secondo che prevale. Tu allora dagli fiducia alla squadra tua.<br />
Oh, Jason è un casino bello di parlare con te perché mi sembra di essere non a San Siro, ma alla Sorbona.<br />
Sì, Marcone, tieni conto che però sarebbe più corretto dire ‘è un casino bello di ascoltare te’ perché tu non hai mai parlato, hai solo ascoltato. Non c’è stata conversazione tra noi perché io sono sempre stato il mittente e tu sempre il destinatario della comunicazione. La conversazione si ha invece quando di volta in volta il mittente e il destinatario si cambiano di posizione.<br />
Nel bar sotto la curva nord di San Siro si trovano questi due cristi di Jason e Marcone, due cristi come tanti altri, venuti su con le onde e con le onde, a suo tempo, destinati a rifluire. Come gli altri, attendono di entrare alla partita dell’Inter e qualcuno con cui hanno un appuntamento. Come gli altri, hanno dipinto in volto i colori della delusione, lo zero a due subito dall’Inter in un campo di provincia come quello di Perugia una domenica fa e la negativa prestazione del difensore centrale Tombolato. Non che Tombolato sia un pessimo giocatore, anzi tutt’altro: difensore centrale aitante dalle leve lunghe, particolarmente adatto al gioco aereo, può anche sostenere il centrocampo con un piede discreto nei lanci, certo nella difesa a quattro bisognoso al suo fianco di un brevilineo più portato alla scatto di quanto sia lui. Al suo fianco invece un alto lungo scandinavo ancora più lento e per di più davanti un mediano sempre pronto a perdere la palla e mai a conquistarla. “La puta che te pariò me lo suca” gli disse il centravanti argentino del Perugia nel saltarlo sullo scatto presentandosi solo davanti a Cumano. Tombolato è una persona decente, corretto con i compagni e al di fuori delle beghe di spogliatoio,  seriamente impegnato in un’associazione cattolica di volontariato, Tombolato è una persona decente che non salta mai gli allenamenti, rispettoso della maglia che porta, uno di quelli dei quali il direttore sportivo dirà, quando sarà un po’ più anziano, ‘un autentico esempio per i giovani’. Tombolato è una persona decente, ma nell’uno contro uno in velocità con un guizzante centravanti di baricentro basso è destinato a soccombere, soprattutto se a centrocampo il mediano non lo protegge e non ritorna, ma protervo s’ostina a cercare di saltare il suo uomo. E la gente s’incazza. Tombolato si allena con regolarità, non fuma, mangia correttamente, ha il volto gentile e onesto della gente di campagna di un tempo, in una circostanza, che qui è pietoso tacere, aiutò un compagno in un frangente difficile, se non drammatico, e oggi al primo errore anche veniale verrà fischiato dal suo pubblico. D’altronde sono professionisti pagati milioni e milioni anche per questo. Impazzire, Tombolato, impazzire.<br />
Jason e Marcone, come gli altri del resto, stanno al bar sotto la curva nord perché aspettano qualcuno. In particolare aspettano la Roby che è la non si capisce bene di Jason; d’altronde è una situazione tipica della contemporaneità quella in cui non si capisce bene cosa facciano due. Stanno insieme? No sono solo amici, anche se trascorrono molto tempo assieme, prima di prendere una deliberazione di qualsiasi entità informano dettagliatamente l’altro e hanno una loro canzone. Magari non stanno insieme ma intrecciano commerci carnali l’un con l’altra, magari stanno insieme e per scelta comune non intrecciano detti commerci, magari a settimane alterne. “Sono veramente solo amici”, così spesso si esprime la migliore amica di lei, “Ma se lui mi ha detto che sono andati in camporella e lei gli si è data alla pecorina” replica un sodale da bancone del bar di lui, va be’ è un’amicizia alla pecorina. Ad ogni modo la Roby esegue abbastanza prontamente gli ordini di Jason. Più facile decifrare i rapporti della Roby con Marcone: inesistenti e neanche troppo garbati ( le forme sono tutto).<br />
Gli occhi di Jason dicono delusione quando vedono arrivare la Roby che calza comode scarpe da ginnastica, veste pratici e attillati pantaloni sportivi, indossa una variopinta maglia felpata e una sciarpa con i colori nerazzurri e la scritta rosa “Pink ladies”. Gli occhi di Jason dicono delusione perché egli aveva chiesto alla Roby di vestirsi da donna con una gonna sommariamente breve, le calze, certe calze, e soprattutto le giarrettiere. Gli occhi di Marcone non dicono nulla per la difficoltà sua e del suo vocabolario a collocare con più precisione il termine giarrettiera entro una vasta area semantica grosso modo delimitata dai sostantivi clitoride ed oroscopo. Si sa che la scuola italiana non è più quella di una volta.<br />
La giarrettiera! Ti avevo parlato delle giarrettiere sai, ti avevo detto di presentarti con le giarrettiere.<br />
Quella sbatte gli occhi e fa presente in un sussurro foriero d’altri sussurri che tutto ciò è soltanto rinviato, che il diniego non è assoluto, ma circostanziale. Non si può andare in curva con i tacchi, la gonna e così via, soprattutto in una partita tesa come quella che si annuncia oggi contro la Roma. E poi la Roby un pochino piccata chiede al suo verosimile drudo se la trovi desiderabile solo con le giarrettiere.<br />
Cosa c’entri tu adesso? Ti ho solo chiesto di indossare le giarrettiere e tu non lo hai fatto.<br />
La Roby è sempre più piccata perché, per quanto lo consenta la tenuta casuale e sportiva e presente, non ha certo rinunziato a qualche dettaglio meritevole di un occhio maschile più attento. E poi il desiderio che non ha regole precise, ma è la forza che muove tutto, talvolta si fissa su questi oggetti, detti per l’appunto oggetti del desiderio. Ma, come direbbe un filosofo non sprovvisto di profondità linguistica, bisogna passare dagli oggetti del desiderio al desiderio degli oggetti ed è forse questo passo che Jason non osa compiere. Il sole alquanto pallido è peraltro alto in cielo, Marcone contempla la scena con occhi rotondi e Jason sbotta.<br />
Speriamo in Zanica almeno.<br />
A queste parole l’irritazione della Roby cresce inevitabilmente: Zanica, a dispetto del bel nome leggiadro, non è una pulzella più spregiudicata della Roby nell’arte del vestirsi discinta, ma è un giovane di indole generosa che ha l’incarico di portare i panini per tutti e quattro, che tutti e quattro amano consumare all’antica sugli spalti dello stadio poco prima dell’inizio della partita. La roba che ancor l’offende è poi che a parer suo Zanica non è molto stimato dal gruppo, cioè da Jason, sempre a parer suo ingiustamente, come evidenzierebbe l’eponimo di questi che poi è un ortonimo del paese da dove viene, perché lui al secolo si chiama Gianguido Rezzonico. E qui forse l’interpretazione della Roby è eccessivamente ingenerosa perché in realtà anche numerose famiglie europee di sangue blu hanno come nome un ortonimo, quali i Savoia, i Sassonia-Coburgo, i Giacobazzi. Zanica è un giovane generoso che porta i panini per tutti e quattro, che amano consumare sugli spalti e ama la sua squadra di un amore puro e senza riserva come attesta la sciarpa che suole portare al collo durante la partita: nerazzurra con la scitta in giallo “Per la legge delinquenti per l’Inter combattenti”. Arriva Zanica.<br />
Ma gioca ancora Tombolato? Quello si è bevuto il cervello e si ciuccia lo stipendio.<br />
Zanica, hai portato i panini?<br />
Jason non ama parlare di tattica e formazioni con i propri sodali, al massimo elargisce qualche commento durante la partita del tipo “Non giocano negli spazi” o “Ma devo curarlo io il sette?”. Jason non ama parlare di tattica e formazioni come se fosse qualcosa di superfluo per lui discutere di queste cose con i compagni di partita. Zanica ha portato i panini. Lo annuncia a Jason prima ancora che la scontata risposta affermativa del predetto, un odore intenso.<br />
Zanica cosa hai messo nei panini?<br />
Il gorgonzola.<br />
Come il gorgonzola?<br />
Tu non mi hai detto cosa dovevo metterci dentro e a me piace il gorgonzola.<br />
Sì, va bene in definitiva sono affari tuoi: solo sarà tutto più scomodo. Zanica ti ricordi quella trasferta di coppa in Spagna in cui ebbri di gioia cantavamo nel silenzio totale dello stadio sconfitto.<br />
Jason, come potrei dimenticarlo? Fu una delle emozioni più belle di questo intervallo che mi vede qui nel mondo.<br />
Ti ricordi dei nostri gesti, dei nostri canti, dei nostri balli? Ti ricordi dei sorrisi muti che ci scambiavamo? Ti ricordi di quella birra che ci dividemmo sorso a sorso? E quella sera nulla sembrava contenerci. Ti ricordi il nostro rauco gracidare quando i nostri facevano scorrere la palla con quell’eleganza innata che la certezza della vittoria conferisce? Quello che avevamo in cuore non bastavano le parole a contenerlo. E noi eravamo lì, duecento passeri infreddoliti che avevano valicato i passi impervi di una strada impervia per essere lì a vedere disegnarsi sul terreno di gioco le nostre speranze. Ti ricordi? Perché se ti ricordi sarai tu a portare dentro i panini.<br />
Zanica si ricorda. A questo punto Jason tira fuori i bulloni per fare gli scontri con i tifosi avversari e chiede a Zanica di metterli dentro i panini perché sfuggano alla perquisizione delle forze dell’ordine, ma l’odore di gorgonzola potrebbe eccitare i cani antibullone. I bulloni sono avvolti in un foglio i giornale e Jason spiega a Zanica che rischia di sporcarsi le mani, per questo erano preferibili i panini al prosciutto, e inoltre prima di tirarli bisogna pulirli. A Marcone che domanda come tirarli Jason risponde che basta una giarrettiera e che qualcuno avrebbe dovuto portarla, guardando espressivamente la Roby. Ma l’ingegno di Jason escogiterà sicuramente una variante. E Marcone sospirando:<br />
E tutti questi sagrifizi, incocciando magari in un Tombolato in giornata no.<br />
Marcone, tu sei l’unico ad avere il senso tragico delle cose.<br />
Gli dice Jason, pensando che sarà Marcone  a scagliare i suddetti bulloni sulle teste dei malcapitati romanisti. Il problema del gorgonzola è anche che bisognerà lavare i bulloni prima di usarli perché non si possono lanciare bulloni sporchi di gorgonzola. Non si può dare fiducia alla propria squadra lanciando bulloni immersi nel gorgonzola e più in generale nel formaggio, anche se forse sarebbero ammissibili certe forme di roquefort artigianale, per difendere le quali la gente va anche in prigione. A questo proposito Jason ha modo di affermare quanto segue:<br />
Noi che ci slanciamo nel nostro oggetto d’impegno, e veramente non importa quale, dobbiamo farlo in maniera non dozzinale: colui che sarà ferito dal bullone merita il nostro astio e il nostro rispetto; non possiamo umiliarlo con un bullone non pulito e per di più sporco di gorgonzola.<br />
La Roby allora comincia, con tono querulo, a protestare che non si può esporre Zanica al rischio maggiore, che è quello di portare i bulloni dentro lo stadio. Si chiede ancora perché non sorteggiare o perché non affidare l’incarico a Marcone. Zanica replica con uno stentoreo “Io non mi sottraggo”.<br />
La Roby afferma che questo è uno sporco gioco e nessuno batte ciglio a tale affermazione, forse perché non è del tutto chiaro il suo senso. La Roby dice anche sotto voce a Jason “Perché lui? Perché lui e non un altro?”. La Roby accampa mille ragioni. La Roby è colta da un accesso di pietas e questo accesso perdura, vieppiù cresce e si propaga alle cose del mondo e crea nuove ragioni e formula nuove obiezioni, finché Jason prende la parola.<br />
Ci vai tu, allora?<br />
I quattro si avviano mestamente all’entrata, seguendo peraltro quell’ordine sparso concordato meticolosamente prima con Jason, come si esprimerebbe Marcone, o diramato meticolosamente da Jason, come preferirebbe dire lo stesso Jason.<br />
La partita si disputa in un pomeriggio domenicale e primaverile e ancora freddino, ancorché allietato da un pallido sole che consente agli spettatori di sfoderare i loro occhiali da sole. Le due formazioni hanno visibilmente più paura di perdere che desiderio di vincere, come un sano spirito agonistico imporrebbe. Va da sé che Tombolato al primo appoggio sbagliato, che peraltro arriva molto presto, sente sul collo i fischi del pubblico. Il pubblico non gli perdona nulla e, come si è visto,  sono solo affari suoi perché si tratta di un professionista profumatamente pagato e se non gli va bene così, può sempre andare a lavorare. La fortuna però è amica di Tombolato ché l’unica corbelleria grossa in difesa la commette lo svedese, senza che peraltro gli avanti avversari ne sappiano trarre vantaggio.<br />
Jason, Jason hai visto?<br />
Non c’è niente da vedere, Marcone, è una partita che va stancamente a morire senza che nessuna delle due squadre abbia voglia di vincere.<br />
Jason non riesce a trattenere un moto di stizza nei confronti dell’entusiasmo sovraeccitato di Marcone che strepita di ogni minima cosa non in quanto minima, ma in quanto stupida.  E tuttavia un fatto nuovo si produce e Jason si accorge che è già tempo di togliersi gli occhiali da sole e che il tempo è trascorso in maniera impensata,  nonostante la noia della partita faccia pensare che il tempo non scorre velocemente. Tra breve l’arbitro fischierà la fine. I panchinari continuano a riscaldarsi con una lena affievolentesi perché sanno che il lembo d’incontro a loro concesso sarà trascurabile. Il triplice fischio di chiusura restituisce a molti degli spettatori quel po’ d’inquietudine che nasce da una sorpresa, che non avrebbe dovuto essere tale, ma che pure è stata sorprendente. Ma la visione della città dall’alto di San Siro è maestosa. Nello scendere le rampe Jason si accompagna alla Roby cingendole le spalle con il braccio sinistro.<br />
E guarda poi per Zanica non ti devi preoccupare particolarmente. Non è che abbia perso una grande partita, anzi diciamolo il più squallido degli zero a zero. Stasera o piuttosto domani lo libereranno e poi al massimo per qualche mese dovrà a firmare in commissariato la domenica anziché andare allo stadio.<br />
Ma perché?<br />
Capita che ci sono quelli che danno fiducia alla squadra loro in una giornata sbagliata e finiscono in un certo modo, ci sono quelli che per accortezza o per fortuna la danno in una giornata giusta e la loro sorte è di tutt’altro segno. In entrambi i casi la passione è sempre la stessa e questo è di consolazione perché significa che non è questione della generosità di Zanica, egli difatti è molto generoso,  ma piuttosto delle circostanze in cui quella si estrinsecò. E non è nemmeno vero che la sacrificale generosità di Zanica salvi il mondo, anche se gli altri non se ne accorgono: il mondo resta imperterrito, il generoso agisce da generoso e le cose capitano così. Certo, se avessimo avuto anche il numero di casa e non solo il cellulare, quanto meno avremmo potuto avvertire la madre.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/05/10/zero-a-zero/">Zero a zero</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/27/conflitti-d%e2%80%99interessi/' rel='bookmark' title='CONFLITTI D’INTERESSI'>CONFLITTI D’INTERESSI</a> <small>di Giorgio Mascitelli Per una volta tanto mi toccherà perfino...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/04/giovanni-arrighi-a-linfedele/' rel='bookmark' title='Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;'>Giovanni Arrighi a &#8220;L&#8217;infedele&#8221;</a> <small>di Giorgio Mascitelli La presenza di Giovanni Arrighi mercoledì 7...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2004/12/03/primi-consigli-per-gli-acquisti-di-natale-2004/' rel='bookmark' title='Primi consigli per gli acquisti di natale 2004'>Primi consigli per gli acquisti di natale 2004</a> <small> Di Giorgio Mascitelli Alcuni mesi or sono i mezzi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2004/06/04/immagini/' rel='bookmark' title='Immagini'>Immagini</a> <small> di Giorgio Mascitelli L’immagine del prigioniero iracheno incappucciato e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/11/22/aria-di-guerra/' rel='bookmark' title='Aria di guerra'>Aria di guerra</a> <small>di Giorgio Mascitelli Marco Lodoli nell’intervento apparso su Nazione Indiana...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2003/05/10/zero-a-zero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 3.167 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 06:37:02 -->
<!-- Compression = gzip -->
