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	<title>Nazione Indiana &#187; Goran Paskaljevic</title>
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		<title>Dalla parte dei Serbi</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/16/dalla-parte-dei-serbi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 16 Aug 2008 12:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Azra Nuhefendic]]></category>
		<category><![CDATA[Goran Paskaljevic]]></category>
		<category><![CDATA[Radovan Karadžić]]></category>
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<p>di<br />
<strong>Azra Nuhefendic</strong></p>
<p>Tra tutti i commenti che ho sentito dopo la cattura di <strong>Radovan Karadžić</strong>, le parole che mi cono piaciute di più sono state quelle di un anonimo passante di Belgrado (TV Belgrado, 22/07):  “<em>Questo vuol dire la fine della <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZGlWXj_JPFk">srpstvo</a></strong></em>”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/16/dalla-parte-dei-serbi/">Dalla parte dei Serbi</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/6XbzZhAmwtE&#038;hl=en&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/6XbzZhAmwtE&#038;hl=en&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>di<br />
<strong>Azra Nuhefendic</strong></p>
<p>Tra tutti i commenti che ho sentito dopo la cattura di <strong>Radovan Karadžić</strong>, le parole che mi cono piaciute di più sono state quelle di un anonimo passante di Belgrado (TV Belgrado, 22/07):  “<em>Questo vuol dire la fine della <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZGlWXj_JPFk">srpstvo</a></strong></em>”. Se fosse vero, sarebbe davvero un ottimo segnale!<br />
Srpstvo per i serbi è l&#8217;equivalente del vostro “italianità”. Io, come presumo la maggior parte della gente, associo l’italianità alla storia, alla cultura, alla moda, al design, al buon vino, alla cucina tipica ecc.<br />
La parola <em>srpstvo</em>, al contrario, non mi fa pensare a neanche una cosa positiva.<br />
<span id="more-7258"></span><br />
La verità triste e tragica è che negli ultimi 20 anni il termine srpstvo si è riempito di significati essenzialmente negativi: la guerra, la distruzione, il genocidio, lo stupro, i crimini, i campi di concentramento, il nazionalismo, il fascismo. </p>
<p>&#8220;L&#8217;identità della Serbia è legata al crimine&#8221;, sostiene il noto avvocato, editore a Belgrado,  <a href="http://www.aforcemorepowerful.org/films/bdd/story/cast.php">Srdja Popović.</a><br />
Alcuni nomi serbi come Milošević, Mladić o Karadžić, anche essi legati al srpstvo, hanno ottenuto fama mondiale;  sono diventati il sinonimo del male, pari ai nomi di Hitler, Eichmann, o Bin Laden.<br />
Lo stesso termine coniato all’inizio della guerra in Bosnia, “pulizia etnica”, si rifà a <em>srpstvo</em>. Infatti l&#8217;English Lexicon, famoso dizionario inglese, , che ogni anno si aggiorna prendendo  nuovi termini dalle varie lingue nazionali, nel 2007 ha preso proprio dalla lingua serba l’espressione “pulizia etnica” sancendone il legame con serbi e con la srpstvo, finché ci sarà parola scritta.</p>
<p>“<em>La distruzione è il monumento principale della cultura serba di oggi</em>”, dichiara lo scrittore bosniaco <a href="http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/karadzic/interviews/vesovic.html">Marko Vešović </a>(“Dani”,28/07/08)<br />
Più in generale , <em>srpstvo</em>, oggi significa una politica fatale e fallita che la Serbia ha conseguito negli ultimi due decenni e grazie alla quale, cercando di costruire uno stato etnicamente puro,  ha voluto e perso quattro guerre.</p>
<p><em>“Tutto quello che Miloševic e i suoi seguaci sapevano fare era diffondere l’odio e mettere i vicini uno contro l’altro</em>”, scrive <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_Simic">Charles Simić </a> (The New York Review, 12/2008), poeta americano di origine serba, stigmatizzato traditore perché era contro la politica nazionalista serba negli anni novanta.</p>
<p>Sui campi di battaglia la Serbia è stata sconfitta, eppure gli ideatori e i teorici del nazionalismo serbo sono “sani e salvi” senza rinunciare all’idea di una grande Serbia. Circa il 40 per cento della popolazione della Serbia ancora oggi li segue.</p>
<p>“<em>Il nazionalismo serbo è ancora vivo nelle scuole, nelle università, nei media</em>”, sostiene <a href="http://www.usip.org/specialists/bios/archives/biserko_sonja.html">Sonja Biserko</a>, presidente dell&#8217;Helsinki Committee in Serbia. Il nazionalismo però non è una pianta selvatica che cresce da sola, va nutrito, incoraggiato, sollecitato.</p>
<p>Tra i principali sostenitori del nazionalismo serbo, della srpstvo, c&#8217;è la Chiesta serbo ortodossa. Nega i crimini di guerra, nega il genocidio di Srebrenica, è contro l’Europa, odia Tribunale dell&#8217;Aja.<br />
Il suo silenzio a proposito della cattura di Karadžić è stato, nei fatti, più chiaro di qualsiasi dichiarazione. </p>
<p><em>“La sorte di Radovan Karadžić è la sorte di tutto il popolo serbo”</em>. Con questa pretesa il Patriarca Pavle ha iniziato e firmato, nel 1997, insieme ad altri 60 intellettuali serbi, la dichiarazione per la difesa di Karadžić.<br />
Stesso silenzio della Chiesa ha accompagnato la pubblicazione del filmato dei paramilitari serbi “Scorpioni”, battezzati da un prete ortodosso, prima che andassero a uccidere 16 bosniaci di Srebrenica.(vd fine del <a href="http://it.youtube.com/watch?v=HdMOG3gJvYs">filmato)</a></p>
<p>Come reagire allora di fronte alla dichiarazione rilasciata dalla Chiesa serbo ortodossa, nel 1993, dopo che il mondo aveva scoperto l&#8217;orrore dei campi di concentramento in Bosnia: ”<em>Nel nome della verità di Dio… Confermiamo, con tutta la responsabilità morale, che i campi di concentramento non sono esistiti e non esistono in Bosnia</em>”. </p>
<p>Poi ci sono gli intellettuali serbi che nutrono la srpstvo, la tengono viva. La lista è vergognosamente lunga. Lo scrittore <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dobrica_Ćosić">Dobrica Čosić</a>, autore dell&#8217;idea di “trasferimento umano”, cioè della pulizia etnica; lo storico Milorad Ekmecić secondo cui <em>200.000 morti non sono nulla a confronto dei risultati storici della guerra</em>; lo scrittore Dragos Kalajić che, vedendo Sarajevo in fiamme, aveva scritto “<em>ho sentito caldo intorno al cuore</em>”; il poeta Rajko Petrov Nogo che sosteneva invece: ”<em>noi serbi abbiamo bisogno di bere il nostro bicchiere di sangue</em>”; il poeta Matija Becković che, infelice del fatto che la guerra fosse finita, aveva scritto la poesia “Ceracemo se još” (Non è finita) promettendo ancora morte e sangue; oppure lo storico Kosta Cavoski, insieme all&#8217;ex primo ministro Vojislav Kostunica fiero “custode e garante di Karadžić e Mladić”; lo scrittore Todor Dutina, che aveva dichiarato: ”<em>Se non sappiamo scrivere, almeno sappiamo bruciare le biblioteche</em>”.</p>
<p>Poi i giornalisti e i direttori dei principali quotidiani e della TV di Belgrado. I media in Serbia, secondo la giornalista di Belgrado Svetlana Vuković, “<em>sono il centro della politica revisionista e nazionalista e concedono spazio agli ultra-nazionalisti e ai clerico fascist</em>i”.<br />
Il risultato è che i giovani serbi manifestavano a Belgrado contro la cattura di Karadžić. Molti non erano neanche nati durante l’ultima guerra, o erano così piccoli che non potevano né sapere né capire cosa stesse succedendo. Non sanno cosa è successo a Srebrenica ma promettono che si ripeterà, e cantano:</p>
<p><italic>”Dormi tranquilla, Fata,<br />
Tutti i tuoi sono sgozzati,<br />
Tranne Mujo,<br />
Lui e’ impiccato sulla porta”</italic></p>
<p>I creatori del caos, i maghi del nazionalismo nero, quelli che non hanno ancora rinunciato al sogno di una Serbia grande e etnicamente pulita contano su questi giovani e sul <em>srpstvo</em> risvegliato; contano sui giovani disoccupati e senza futuro nella Serbia di oggi, l’80 percento dei quali non ha mai viaggiato fuori dal Paese. </p>
<p>L’anonimo passante che ha detto che la cattura di Karadžić rappresenta la fine della <em>srpstvo</em>, era disperato per questo fatto. Ma io quella affermazione l&#8217;ho presa come un buon segno, e spero proprio che la srpstvo stia finendo.</p>
<p>Sono convinta che la fine della srpstvo, cioè del nazionalismo serbo, possa fare bene alla Serbia, ai Balcani, e all’Europa. </p>
<p>Per questo tifo per la Serbia! E spero tanto che presto farà altri passi necessari verso l&#8217;Europa, che entrerà a farne parte il più presto possibile. Prima anche della Bosnia Erzegovina e della Croazia. </p>
<p>So che non sarebbe giusto premiare, in tale modo, un Paese considerato come il principale responsabile del male che ha dominato nei Balcani negli anni novanta. Ma, ne sono convinta, la Serbia europea farà bene a se stessa e al resto di noi.</p>
<p><strong>Nota di effeffe</strong></p>
<p><em>Al festival del cinema all&#8217;aperto della Villette a Parigi, poco dopo il conflitto in ex Yugoslavia vidi un bellissimo film, <strong>la polveriera </strong> di Goran Paskaljevic. Un film che uno degli spettatori accanto a me aveva definito, Pulp Fiction dei Balcani. Per me era molto di più. E per questo ho voluto inserirlo nel post di Azra, riportando l&#8217;intervista che ho trovato in rete, del 1999, al regista,  come augurio da parte mia a tutti i miei amici serbi perché &#8221; un&#8217;altra Serbia sia possibile&#8221;.</em></p>
<p><em>La parola al regista</em> </p>
<p><em>Negli ultimi anni, sono stati realizzati diversi film sul conflitto che ha insanguinato e diviso ciò che una volta era la Yugoslavia, tutti quasi esclusivamente imperniati sulla Bosnia.<br />
Come yugoslavo di origine serba, sentivo da tempo il bisogno di mostrare, attraverso il destino di &#8220;gente comune&#8221;, lo stato d&#8217;animo del mio popolo che, non va dimenticato, subisce ancor oggi, nella vita di tutti i giorni, le conseguenze di un lungo embargo, che mirava a indebolire il regime in atto ma in realtà non ha fatto che colpire i più deboli.<br />
Ci sono voluti anni perché la Serbia democratica si risvegliasse e chiedesse la caduta di un regime che ha prodotto una società basata sulla legge del più forte. Oggi, purtroppo, è questa la legge imperante nella maggior parte dei paesi slavi, dove la cultura del fatalismo distrugge qualunque iniziativa di cambiamento.<br />
E&#8217; per questa ragione che Boris, Manè, Dimitri, Ana, Kosta, Natalia e tutti gli altri, credono di avere in pugno la loro vita e sono in realtà trascinati in una spirale di follia balcanica. Il che non fa perdere loro il senso dell&#8217; umorismo e soprattutto, non gli impedisce di dare prova di umanità.<br />
E&#8217; in questa umanità che ripongo le mie speranze.<br />
</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/16/dalla-parte-dei-serbi/">Dalla parte dei Serbi</a></p>
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