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	<title>Nazione Indiana &#187; governo</title>
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		<title>Campagna nazionale &#8220;SALVA L’ACQUA&#8221;. Il popolo dell&#8217;acqua a Roma il 12 novembre</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 12:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Il Senato, il 04 Novembre, ha approvato l&#8217;Art.15 del DL 135/09 che sottrae ai cittadini l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso.<br />
Il decreto poi approderà alla Camera dei Deputati a partire da lunedì 09 Novembre (nella Commissione 1°) e verrà discusso dall&#8217;aula lunedì 16 Novembre.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/campagna-nazionale-salva-l%e2%80%99acqua-il-popolo-dellacqua-a-roma-il-12-novembre/">Campagna nazionale &#8220;SALVA L’ACQUA&#8221;. Il popolo dell&#8217;acqua a Roma il 12 novembre</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Senato, il 04 Novembre, ha approvato l&#8217;Art.15 del DL 135/09 che sottrae ai cittadini l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso.<br />
Il decreto poi approderà alla Camera dei Deputati a partire da lunedì 09 Novembre (nella Commissione 1°) e verrà discusso dall&#8217;aula lunedì 16 Novembre.</strong><br />
<span id="more-25772"></span><br />
<strong>IL PARLAMENTO PRIVATIZZA L’ ACQUA e I BENI COMUNI</p>
<p>IMPEDIAMOLO!</p>
<p>E&#8217; urgente e indispensabile una mobilitazione straordinaria!</p>
<p>in concomitanza con la discussione dell’<a href="http://www.acquabenecomune.org/spip.php?rubrique259">Art. 15 del decreto legge 135/09 </a>presso la Camera dei Deputati</p>
<p>Giovedì 12 Novembre ore 10.30<br />
Presidio al Parlamento (Piazza Montecitorio)</strong></p>
<p><strong>Il Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua invita la cittadinanza, il “popolo dell’acqua”, le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, ad una mobilitazione straordinaria partecipando alla manifestazione davanti al Parlamento giovedì 12 Novembre ore 10.30 a Piazza Montecitorio.</p>
<p>Mobilitiamoci per impedire la conversione in legge del decreto legge 135/09!<br />
Partecipiamo tutte e tutti al presidio!</p>
<p>Seguite sul sito </strong><strong><a href="http://WWW.ACQUABENECOMUNE.ORG">www.acquabenecomune.org </a></strong>tutte le iniziative che metterà in campo il Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/campagna-nazionale-salva-l%e2%80%99acqua-il-popolo-dellacqua-a-roma-il-12-novembre/">Campagna nazionale &#8220;SALVA L’ACQUA&#8221;. Il popolo dell&#8217;acqua a Roma il 12 novembre</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il coraggio dimenticato</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 05:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto saviano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><br />
foto di <strong>Luigi Caterino</strong></p>
<p>di <strong>Roberto Saviano</strong></p>
<p>Chi racconta che l&#8217;arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/il-coraggio-dimenticato/">Il coraggio dimenticato</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/litorale-domitio-4.jpg" alt="litorale-domitio-4" title="litorale-domitio-4" width="400" height="267" class="alignnone size-full wp-image-17677" /><br />
foto di <strong>Luigi Caterino</strong></p>
<p>di <strong>Roberto Saviano</strong></p>
<p>Chi racconta che l&#8217;arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica. Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull&#8217;onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti.<br />
 <span id="more-17675"></span></p>
<p>Manifestazioni spontanee. E sono stati africani a farle. Chi ha urlato: &#8220;Ora basta&#8221; ai capizona, ai clan, alle famiglie sono stati africani. A Castelvolturno, il 19 settembre 2008, dopo la strage a opera della camorra in cui vengono uccisi sei immigrati africani: Kwame Yulius Francis, Samuel Kwaku e Alaj Ababa, del Togo, Cristopher Adams e Alex Geemes della Liberia e Eric Yeboah del Ghana. Joseph Ayimbora, ghanese, viene ricoverato in condizioni gravi. Le vittime sono tutte giovanissime, il più anziano tra loro ha poco più di trent&#8217;anni, sale la rabbia e scoppia una rivolta davanti al luogo del massacro. La rivolta fa arrivare telecamere da ogni parte del mondo e le immagini che vengono trasmesse sono quelle di un intero popolo che ferma tutto per chiedere attenzione e giustizia. Nei sei mesi precedenti, la camorra aveva ucciso un numero impressionante di innocenti italiani. Il 16 maggio Domenico Noviello, un uomo che dieci anni fa aveva denunciato un&#8217;estorsione ma appena persa la scorta l&#8217;hanno massacrato. Ma nulla. Nessuna protesta. Nessuna rimostranza. Nessun italiano scende in strada. I pochi indignati, e tutti confinati sul piano locale, si sentono sempre più soli e senza forze. </p>
<p>Ma questa solitudine finalmente si rompe quando, la mattina del 19, centinaia e centinaia di donne e uomini africani occupano le strade e gridano in faccia agli italiani la loro indignazione. Succedono incidenti. Ma la cosa straordinaria è che il giorno dopo, gli africani, si faranno carico loro stessi di riparare ai danni provocati. L&#8217;obiettivo era attirare attenzione e dire: &#8220;Non osate mai più&#8221;. Contro poche persone si può ogni tipo di violenza, ma contro un intera popolazione schierata, no. E poi a Rosarno. In provincia di Reggio Calabria, uno dei tanti paesini del sud Italia a economia prevalentemente agricola che sembrano marchiati da un sottosviluppo cronico e le cui cosche, in questo caso le &#8216;ndrine, fatturano cifre paragonabili al PIL del paese. </p>
<p>La cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, come dimostra l&#8217;inchiesta del GOA della Guardia di Finanza del marzo 2004, aveva deciso di riciclare il danaro della coca nell&#8217;edilizia in Belgio, a Bruxelles, dove per la presenza delle attività del Parlamento Europeo le case stavano vertiginosamente aumentando di prezzo. La cosca riusciva a immettere circa trenta milioni di euro a settimana in acquisto di abitazioni in Belgio. </p>
<p>L&#8217;egemonia sul territorio è totale, ma il 12 dicembre 2008, due lavoratori ivoriani vengono feriti, uno dei due in gravissime condizioni. La sera stessa, centinaia di stranieri &#8211; anche loro, come i ragazzi feriti, impiegati e sfruttati nei campi &#8211; si radunano per protestare. I politici intervengono, fanno promesse, ma da allora poco è cambiato. Inaspettatamente, però, il 14 di dicembre, ovvero a due soli giorni dall&#8217;aggressione, il colpevole viene arrestato e il movente risulta essere violenza a scopo estorsivo nei riguardi della comunità degli africani. La popolazione in piazza a Rosarno, contro la presenza della &#8216;ndrangheta che domina come per diritto naturale, non era mai accaduto negli anni precedenti. </p>
<p>Eppure, proprio in quel paese, una parte della società, storicamente, aveva sempre avuto il coraggio di resistere. Ne fu esempio Peppe Valarioti, che in piazza disse: &#8220;Non ci piegheremo&#8221;, riferendosi al caso in cui avesse vinto le elezioni comunali. E quando accadde fu ucciso. Dopo di allora il silenzio è calato nelle strade calabresi. Nessuno si ribella. Solo gli africani lo fanno. </p>
<p>E facendolo difendono la cittadinanza per tutti i calabresi, per tutti gli italiani. Difendono il diritto di lavorare e di vivere dignitosamente e difendono il diritto della terra. L&#8217;agricoltura era una risorsa fondamentale che i meccanismi mafiosi hanno lentamente disgregato facendola diventare ambito di speculazioni criminali. Gli africani che si sono rivoltati erano tutti venuti in Italia su barconi. E si sono ribellati tutti, clandestini e regolari. Perche da tutti le organizzazioni succhiano risorse, sangue, danaro. </p>
<p>Sulla rivolta di Rosarno, in questi giorni, è uscito un libretto assai necessario da leggere con un titolo in cui credo molto. &#8220;Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente, anche l&#8217;Italia&#8221; di Antonello Mangano, edito da Terrelibere. La popolazione africana ha immesso nel tessuto quotidiano del sud Italia degli anticorpi fondamentali per fronteggiare la mafia, anticorpi che agli italiani sembrano mancare. Anticorpi che nascono dall&#8217;elementare desiderio di vivere. </p>
<p>L&#8217;omertà non gli appartiene e neanche la percezione che tutto è sempre stato così e sempre lo sarà. La necessità di aprirsi nuovi spazi di vita non li costringe solo alla sopravvivenza ma anche alla difesa del diritto. E questo è l&#8217;inizio per ogni vera battaglia contro le cosche. Per il pubblico internazionale risulta davvero difficile spiegarsi questo generale senso di criminalizzazione verso i migranti. Fatto poi da un paese, l&#8217;Italia, che ha esportato mafia in ogni angolo della terra, le cui organizzazioni criminali hanno insegnato al mondo come strutturare organizzazioni militari e politiche mafiose. Che hanno fatto sviluppare il commercio della coca in Sudamerica con i loro investimenti, che hanno messo a punto, con le cinque famiglie mafiose italiane newyorkesi, una sorta di educazione mafiosa all&#8217;estero. </p>
<p>Oggi, come le indagini dell&#8217;FBI e della DEA dimostrano, chiunque voglia fare attività economico-criminali a New York che siano kosovari o giamaicani, georgiani o indiani devono necessariamente mediare con le famiglie italiane, che hanno perso prestigio ma non rispetto. Altro esempio eclatante è Vito Roberto Palazzolo che ha colonizzato persino il Sudafrica rendendolo per anni un posto sicuro per latitanti, come le famiglie italiane sono riuscite a trasformare paesi dell&#8217;est in loro colonie d&#8217;investimento e come dimostra l&#8217;ultimo dossier di Legambiente le mafie italiane usano le sponde africane per intombare rifiuti tossici (in una sola operazione in Costa D&#8217;Avorio, dall&#8217;Europa, furono scaricati 851 tonnellate di rifiuti tossici). </p>
<p>E questo paese dice che gli immigrati portano criminalità? Le mafie straniere in Italia ci sono e sono fortissime ma sono alleate di quelle italiane. Non esiste loro potere senza il consenso e la speculazione dei gruppi italiani. Basta leggere le inchieste per capire come arrivano i boss stranieri in Italia. Arrivano in aereo da Lagos o da Leopoli. Dalla Nigeria, dall&#8217;Ucraina dalla Bielorussia. Gestiscono flussi di danaro che spesso reinvestono negli sportelli Money Transfer. Le inchieste più importanti come quella denominata Linus e fatta dai pm Giovanni Conzo e Paolo Itri della Procura di Napoli sulla mafia nigeriana dimostrano che i narcos nigeriani non arrivano sui barconi ma per aereo. Persino i disperati che per pagarsi un viaggio e avere liquidità appena atterrano trasportano in pancia ovuli di coca. Anche loro non arrivano sui barconi. Mai. </p>
<p>Quando si generalizza, si fa il favore delle mafie. Loro vivono di questa generalizzazione. Vogliono essere gli unici partner. Se tutti gli immigrati diventano criminali, le bande criminali riusciranno a sentirsi come i loro rappresentanti e non ci sarà documento o arrivo che non sia gestito da loro. La mafia ucraina monopolizza il mercato delle badanti e degli operai edili, i nigeriani della prostituzione e della distribuzione della coca, i bulgari dell&#8217;eroina, i furti di auto di romeni e moldavi. Ma questi sono una parte minuscola delle loro comunità e sono allevate dalla criminalità italiana. Nessuna di queste organizzazioni vive senza il consenso e l&#8217;alleanza delle mafie italiane. </p>
<p>Nessuna di queste organizzazioni vivrebbe una sola ora senza l&#8217;alleanza con i gruppi italiani. Avere un atteggiamento di chiusura e criminalizzazione aiuta le organizzazioni mafiose perché si costringe ogni migrante a relazionarsi alle mafie se da loro soltanto dipendono i documenti, le abitazioni, persino gli annunci sui giornali e l&#8217;assistenza legale. E non si tratta di interpretare il ruolo delle &#8220;anime belle&#8221;, come direbbe qualcuno, ma di analizzare come le mafie italiane sfruttino ogni debolezza delle comunità migranti. Meno queste vengono protette dallo Stato, più divengono a loro disposizione. Il paese in cui è bello riconoscersi &#8211; insegna Altiero Spinelli padre del pensiero europeo &#8211; è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d&#8217;Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare. L&#8217;Italia in cui è bello riconoscersi e che porta in se la memoria delle persecuzioni dei propri migranti e non permetterà che questo riaccada sulla propria terra.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/il-coraggio-dimenticato/">Il coraggio dimenticato</a></p>
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		<title>Se non ora, quando&#8230;</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/02/07/se-non-ora-quando/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 10:26:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Evelina Santangelo</strong> e sottoscritto da tutta <strong>Nazione Indiana</strong></p>
<p>Abbiamo assistito all’arroganza di chi crede di possedere La Verità e la utilizza come una mannaia contro chi ha un’idea diversa, più interlocutoria più perplessa più umana, di verità&#8230;</p>
<p>Abbiamo assistito all’indifferenza e alla ottusa presunzione con cui figure istituzionali hanno tentato di schiacciare il diritto sulla base di «convinzioni giuridiche etiche e legislative», come ha dichiarato il governatore Formigoni, incuranti del fatto che le convinzioni non possono in alcun modo sostituirsi al diritto.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/07/se-non-ora-quando/">Se non ora, quando&#8230;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-14226" title="beppino_big" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/beppino_big.jpg" alt="beppino_big" width="401" height="175" /></p>
<p>di <strong>Evelina Santangelo</strong> e sottoscritto da tutta <strong>Nazione Indiana</strong></p>
<p>Abbiamo assistito all’arroganza di chi crede di possedere La Verità e la utilizza come una mannaia contro chi ha un’idea diversa, più interlocutoria più perplessa più umana, di verità&#8230;</p>
<p>Abbiamo assistito all’indifferenza e alla ottusa presunzione con cui figure istituzionali hanno tentato di schiacciare il diritto sulla base di «convinzioni giuridiche etiche e legislative», come ha dichiarato il governatore Formigoni, incuranti del fatto che le convinzioni non possono in alcun modo sostituirsi al diritto.</p>
<p>Abbiamo assistito alla spregiudicatezza con cui la Chiesa e i suoi prelati hanno violato la sacralità stessa della Parola (il verbo) mistificando la verità, ricorrendo a menzognere argomentazioni cliniche (come la presunta sofferenza della morte per disidratazione o la presunta «morte di fame e sete»), per corroborare posizioni di ordine etico-confessionale che, per quanto legittime, peccano di disonestà appunto, se si trincerano dietro alla menzogna.<span id="more-14225"></span></p>
<p>Abbiamo assistito alla leggerezza con cui quella stessa Chiesa ha usato (e continua a usare) pesi e misure diverse, se non addirittura logiche diverse, a seconda se si tratti di difendere il naturale corso del concepimento o l’innaturale interruzione di una morte.</p>
<p>Abbiamo assistito al cinismo con cui quella Chiesa e quei prelati hanno fatto strame della pietà dinanzi a un uomo, una figlia, una madre&#8230; dinanzi a una famiglia colpita da un lutto terribile e straziata da una scelta che dovrebbe consigliare, se non addirittura imporre, almeno la carità del silenzio.</p>
<p>Abbiamo assistito all’oscenità di malati (anzi, disabili) portati nelle piazze da associazioni cattoliche&#8230; come se la malattia o l’invalidità possano essere “bandiere” da esibire o brandire contro qualcuno o qualcosa, come se disabili e malati non fossero, prima ancora che disabili e malati, persone uniche e irriducibili libere di scegliere ognuno per sé, secondo diritti riconosciuti a tutti.</p>
<p>Abbiamo assistito alla presunzione con cui troppi si sono eletti a giudici di questo padre riservato, dallo sguardo dolente e severo, scagliando contro di lui, scompostamente, parole ottuse come pietre, («Vita» «Morte» «Coscienza») che, nella loro vuota genericità e disincarnata inconsistenza, fanno ancora più male a chi sperimenta quotidianamente un dolore così, una perdita tale.</p>
<p>Abbiamo assistito al disprezzo di ogni forma di  pudore da parte di un Presidente del Consiglio che si permette di barattare il destino di questa ragazza, di questo padre e di questa madre con il consenso del Vaticano al punto da dichiarare: «dobbiamo comunque cercare di non disattendere le istanze della Chiesa», incurante della laicità di uno Stato che, fino a prova contraria, non può e non deve essere succube di volontà, desideri, anatemi di nessuna Chiesa.</p>
<p>Adesso, quando sembrava che – nonostante una tale arroganza, una tale indifferenza, una tale ottusità, una tale spregiudicatezza, un tale cinismo, una tale oscenità, una tale presunzione, un tale disprezzo – fosse finalmente arrivato il momento del silenzio, della restituzione di questa figlia a questo padre e a questa madre perché si compia, come ha detto Peppino Englaro, «il percorso naturale della morte bloccato dai medici»&#8230; non è più possibile tollerare oltre!<br />
Non è più possibile permettere che vengano addirittura sovvertiti i fondamenti stessi della nostra Costituzione, che venga messa in discussione la legittimità del Presidente della nostra Repubblica, sommo garante della nostra Carta costituzionale! Non è più possibile tollerare che venga perpetrato un tale Abuso nei confronti stessi della nostra Democrazia nel silenzio connivente di tutti noi&#8230;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/07/se-non-ora-quando/">Se non ora, quando&#8230;</a></p>
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