<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; hamas</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/hamas/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 10:08:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>I Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (1)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/i-palestinesi-un-popolo-di-troppo-intervista-a-jeff-halper/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/i-palestinesi-un-popolo-di-troppo-intervista-a-jeff-halper/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[ICAHD]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Jeff Halper]]></category>
		<category><![CDATA[lorenzo galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[sionismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=22237</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p><em>[Invito tutti coloro che s'interessano alla questione israelo-palestinese a leggersi senza pregiudizi questa intervista a Jeff Halper. A me sembra di una straordinaria lucidità e onestà intellettuale. Non solo ma, in mezzo a tanta anti-politica, apre delle reali prospettive politiche. A I] </em></p>
<p>a cura di <strong>Lorenzo Galbiati</strong> &#8211; traduzione di <strong>Daniela Filippin</strong></p>
<p><strong><br />
Jeff Halper</strong>, ebreo israeliano di origine statunitense (è nato nel Minnesota nel 1946), è urbanista e antropologo, e  insegna all’Università Ben Gurion del Negev.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/i-palestinesi-un-popolo-di-troppo-intervista-a-jeff-halper/">I Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (1)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/jeff_halper2-300x200.jpg" alt="jeff_halper2" title="jeff_halper2" width="300" height="200" class="aligncenter size-medium wp-image-22345" /></p>
<p><em>[Invito tutti coloro che s'interessano alla questione israelo-palestinese a leggersi senza pregiudizi questa intervista a Jeff Halper. A me sembra di una straordinaria lucidità e onestà intellettuale. Non solo ma, in mezzo a tanta anti-politica, apre delle reali prospettive politiche. A I] </em></p>
<p>a cura di <strong>Lorenzo Galbiati</strong> &#8211; traduzione di <strong>Daniela Filippin</strong></p>
<p><strong><br />
Jeff Halper</strong>, ebreo israeliano di origine statunitense (è nato nel Minnesota nel 1946), è urbanista e antropologo, e  insegna all’Università Ben Gurion del Negev.<br />
In Israele ha fondato nel 1997 l’ICAHD, <em>Israeli Committee Against House Demolitions</em> ( <a href="http://www.icahd.org">www.icahd.org</a> ), associazione di persone che per vie legali e con la disobbedienza civile si oppongono alla demolizione delle case palestinesi, e che  forniscono supporto economico e materiale per  la loro ricostruzione. Per questa attività, e per il suo attivismo pacifista, Halper è stato arrestato dal governo israeliano una decina di volte, ed è ora considerato uno dei più autorevoli attivisti israeliani per la pace e i diritti civili. </p>
<p>In questi giorni Halper è in Italia per un giro di conferenze e per promuovere il suo libro “Ostacoli alla pace”, Edizioni “una città”. Il programma delle sue conferenze è consultabile su: <a href="http://www.unacitta.it ">www.unacitta.it </a>.<br />
<span id="more-22237"></span><br />
*</p>
<p><em>Tu sei un cittadino dello &#8220;stato ebraico&#8221; di Israele, uno stato fortemente voluto nel Novecento dal movimento sionista e ottenuto dopo 50 anni di grande emigrazione degli ebrei europei nel 1948, sulla spinta della fine della Seconda guerra mondiale e del terribile crimine della Shoah. Che cos&#8217;è per te oggi, concretamente, il sionismo?</em></p>
<p>Halper: “Il sionismo fu un movimento nazionale che ebbe un senso in un determinato tempo e luogo. Mentre i popoli d’Europa cercavano un’identità come nazioni rivendicando i loro diritti all’autodeterminazione, allo stesso modo si comportavano gli ebrei, considerati all&#8217;epoca dalle nazioni d&#8217;Europa stesse un popolo separato. Tuttavia, due problemi trasformarono il sionismo in un movimento coloniale che oggi non può più essere sostenuto. Innanzitutto, il sionismo adottò una forma di nazionalismo tribale, influenzato dal pan-slavismo russo e dal pan-germanismo del centro Europa, culture dominanti nei territori dove la maggior parte degli ebrei vivevano in Europa, rivendicando la terra d&#8217;Israele fra il Mediterraneo e il fiume Giordano come fosse un diritto esclusivamente ebraico. Questo creò i presupposti per un inevitabile conflitto con i popoli indigeni, quelli della comunità araba palestinese, che ovviamente rivendicavano un proprio Paese dopo la partenza dei britannici. Se il sionismo avesse riconosciuto l&#8217;esistenza di un altro popolo nel territorio, &#8220;alloggiare&#8221; tutti in una sorta di stato bi-nazionale sarebbe stato ancora possibile. Ma pretendere la proprietà esclusiva, pretesa che anche oggi sussiste dai sionisti e da Israele, rende non fattibile uno stato &#8220;ebraico&#8221;. Il secondo problema fu che il paese non era disabitato. Una proprietà esclusiva del territorio avrebbe potuto funzionare se fosse stato completamente privo di abitanti. Ma visto che la popolazione palestinese esisteva ed era in effetti in maggioranza, cosa che sta avvenendo anche oggi, una realtà bi-nazionale esisteva già allora e doveva essere gestita come tale.” </p>
<p><em>Molti anni fa tu ti sei trasferito dagli USA in Israele: è stata una scelta dovuta a motivi contingenti, personali, o spinta da una motivazione ideologica?</em></p>
<p>Halper: “Sono cresciuto negli Stati Uniti negli anni ‘60. Sono sempre stato coinvolto nelle attività politiche della sinistra (o perlomeno la nuova sinistra): i movimenti per i diritti civili di Martin Luther King, il movimento contro la guerra in Vietnam ecc. Dunque, dopo il 1967 sono diventato critico dell&#8217;occupazione d&#8217;Israele (Israele non fu mai un argomento politico di grande rilievo prima di quel momento). Ma gli anni ‘60 furono anche un periodo in cui molti di noi cittadini americani bianchi di classe media rifiutavamo il materialismo americano e la conseguente superficialità della sua cultura, cercando significati più profondi attraverso la ricerca delle nostre radici etniche. Man mano che divenivo più distaccato dalla cultura americana, la mia identità di ebreo diventò centrale &#8211; ma in senso culturale e viscerale, non religioso. Ho viaggiato attraverso Israele nel 1966, mentre ero in transito per andare ad effettuare delle ricerche in Etiopia, e il paese mi &#8220;parlò&#8221;. Provai un senso di appartenenza che risultò soddisfacente alla mia ricerca di un&#8217;identità, pur restando conscio a livello politico dell&#8217;occupazione, a cui mi opponevo. Quando mi sono trasferito in Israele nel 1973, mi sono immediatamente unito ai movimenti pacifisti di sinistra.</p>
<p>Le mie vedute negli anni sono cambiate coi tempi e le circostanze. Ormai non sono più un sostenitore della soluzione dei due stati, visto che non ritengo che Israele sia realizzabile come stato &#8220;ebraico&#8221;, sostenendo al contrario la soluzione dello stato bi-nazionale. Però credo ancora che gli ebrei abbiano legittimamente diritto a un posto in Israele/Palestina, anche come entità nazionale. Non siamo stranieri in questa terra e non accetto la nozione che il sionismo sia semplicemente un movimento coloniale europeo (sebbene si sia effettivamente comportato come tale).” </p>
<p><em>In Europa, e segnatamente in Italia, sta passando l&#8217;equazione antisionismo uguale antisemitismo; infatti, il nostro presidente Napolitano durante la Giornata della Memoria del 2007 ha detto che va combattuta ogni forma di antisemitismo, anche quando si traveste da antisionismo, e qualche mese fa, il presidente della Camera Fini ha detto in tivù, di fronte all&#8217;accondiscendente presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, che oggi l&#8217;antisionismo è la nuova forma che ha assunto l&#8217;antisemitismo. Come spieghi questo fenomeno? Che significato ha a livello politico internazionale?</em></p>
<p>Halper: “Questo è il risultato di una campagna martellante da parte del governo israeliano per mettere a tacere qualsiasi critica contro Israele o le sue politiche. Diversi anni fa, in una riunione di strategia tenutasi al ministero degli affari esteri, un &#8220;nuovo antisemitismo&#8221; fu inventato, che sfruttava in modo conscio e deliberato l&#8217;antisemitismo per fini di pubbliche relazioni israeliane. Il &#8220;nuovo antisemitismo&#8221; affermava che ogni critica mossa contro Israele era anche antisemita. Tutto ciò non è solo falso e disonesto da un punto di vista politico, ma pericoloso per tutti gli ebrei del mondo. L&#8217;antisemitismo è effettivamente un problema che andrebbe combattuto assieme ad altre forme di razzismo. Definirlo solo in termini israeliani lascia altri ebrei della diaspora senza protezione. E&#8217; quindi considerato accettabile essere antisemiti, vedi Fini e gli evangelisti americani come Pat Robertson, ad esempio, purché si è &#8220;pro-Israele&#8221;. Loro lo sono per vari motivi (principalmente perché Israele si è allineata con elementi destrorsi e fascisti ovunque nel mondo). Ma se sei critico di Israele come Paese, ed abbiamo tutti il diritto di esserlo, non sei antisemita però vieni condannato e zittito secondo la dottrina del &#8220;nuovo antisemitismo&#8221;. E&#8217; conveniente per Israele ma pericoloso sia per gli ebrei della diaspora che per chiunque si batta a favore dei diritti umani e contro il razzismo.”  <br />
<em><br />
In Israele hai fondato l&#8217;Icahd, l&#8217;Israeli Committee Against House Demolitions, con il quale ti sei opposto, anche fisicamente, alla demolizione di molte case palestinesi, finendo più volte in carcere per questo. Come giudichi le politiche israeliane per l&#8217;assegnazione della terra e per i permessi edilizi? Credi si possa parlare di apartheid?</em></p>
<p>Halper: “I governi israeliani più recenti hanno tentato di istituzionalizzare un sistema di apartheid, basato su un &#8220;Bantustan&#8221; palestinese, prendendo a modello ciò che fu creato nell&#8217;era dell&#8217;apartheid in Sud Africa. Quest&#8217;ultima creò dieci territori non-autosufficienti, per la maggioranza abitati da neri, ricoprenti solo l&#8217;11% del territorio nazionale, in modo da dare al Sud Africa una manovalanza a buon mercato e contemporaneamente liberandola della sua popolazione nera, rendendo quindi possibile il dominio europeo &#8220;democratico&#8221;. Questo è esattamente ciò che intenderebbe fare Israele – il proprio &#8220;Bantustan&#8221; palestinese comprenderebbe solo il 15% del territorio della Palestina storica. In effetti, dai tempi di Barak come primo ministro, Israele ha proprio adottato il linguaggio dell&#8217;apartheid. Quindi il termine usato per definire la politica di Israele nei confronti dei palestinesi è hafrada, che in ebraico significa &#8220;separazione&#8221;, esattamente come lo fu in Afrikaans. Apartheid non è né uno slogan, né un sistema esclusivo del Sud Africa. La parola, come viene usata qui, descrive esattamente un regime che può aver avuto origine in Sud Africa, ma che può essere importato e adattato alla situazione locale. Alla sua radice, l&#8217;apartheid può essere definita avente due elementi: prima di tutto, una popolazione che viene separata dalle altre (il nome ufficiale del muro è &#8220;Barriera di Separazione&#8221;), poi la creazione di un regime che la domina definitivamente e istituzionalmente. Separazione e dominio: esattamente la concezione di Barak, Sharon e eventualmente, Olmert e Livni, per rinchiudere i palestinesi in cantoni poveri e non autosufficienti.</p>
<p>La versione israeliana dell&#8217;apartheid è tuttavia persino peggiore di quella sud africana. In Sud Africa i Bantustans erano concepiti come riserve di manodopera nera a buon mercato in un&#8217;economia sud africana bianca. Nella versione israeliana i lavoratori palestinesi sono persino esclusi dall&#8217;economia israeliana, e non hanno nemmeno un&#8217;economia autosufficiente propria. Il motivo è che Israele ha scoperto una manodopera a buon mercato tutta sua: all&#8217;incirca 300 000 lavoratori stranieri provenienti da Cina, Filippine, Thailandia, Romania e Africa occidentale, la pre-esistente popolazione araba in Israele, Mizrahi, etiope, russa e est europea. Israele può quindi permettersi di rinchiuderli là dentro persino mentre gli vengono negate una propria economia e legami liberi con i paesi arabi circostanti. Da ogni punto di vista, storicamente, culturalmente, politicamente ed economicamente, i palestinesi sono stati definiti un&#8217;umanità di troppo, superflua. Non gli resta che  fare da popolazione di &#8220;stoccaggio&#8221;, condizione che la preoccupata comunità internazionale sembra continuare a permettere a Israele di attuare. </p>
<p>Tutto ciò porta oltre l&#8217;apartheid, a quello che può essere definito lo &#8220;stoccaggio&#8221; dei palestinesi, una della popolazioni mondiali &#8220;di troppo&#8221;, assieme ai poveri del mondo intero, i detenuti, gli immigrati clandestini, i dissidenti politici, e milioni di altri emarginati. “Stoccaggio” rappresenta il migliore, e anche il più triste dei termini per definire ciò che Israele sta creando per i palestinesi nei territori occupati. Siccome lo &#8220;stoccaggio&#8221; è un fenomeno globale e Israele è stato pioniere nel creare un modello di questo metodo, ciò che sta accadendo ai palestinesi dovrebbe essere affare di tutti. Potrebbe costituire una forma di crimine contro l&#8217;umanità completamente nuovo, e come tale essere soggetto a una giurisdizione universale delle corti del mondo come qualsiasi altra palese violazione dei diritti umani. In questo senso &#8220;l&#8217;occupazione&#8221; di Israele ha implicazioni che vanno ben oltre un conflitto locale fra due popoli. Se Israele può confezionare e esportare la sua articolata &#8220;matrice di controllo&#8221;, un sistema di repressione permanente che unisce una amministrazione kafkiana, leggi e pianificazioni con forme di controllo palesemente coercitive contro una precisa popolazione mantenuta entro i limiti di comunità murate con metodi ostili (insediamenti in questo caso), mura e ostacoli di vario tipo contro qualsiasi libero spostamento, allora, in questo caso, come scrive lucidamente Naomi Klein nel suo libro The Shock Doctrine, altri paesi guarderanno ad Israele/Palestina osservando che : &#8220;Un lato sembra Israele; l&#8217;altro lato sembra Gaza&#8221;. In altre parole, una Palestina Globale.”</p>
<p><em>Ti abbiamo visto in alcuni filmati descrivere la situazione di Gerusalemme est, spiegare quante e quali case palestinesi sono state distrutte: che cosa sta succedendo a Gerusalemme est? Si può parlare di pulizia etnica per Gerusalemme est, come fa Ilan Pappé?</em></p>
<p>Halper: “Concordo con Pappé nell&#8217;affermare che la pulizia etnica non stia avvenendo solo nella Gerusalemme est, ma anche nel resto dei territori occupati e in tutto Israele stesso. L&#8217;anno scorso il governo israeliano ha distrutto tre volte più case dentro Israele &#8211; appartenenti a cittadini israeliani che naturalmente, erano tutti palestinesi o beduini &#8211; rispetto al numero che ha distrutto nei territori occupati. L&#8217;ICAHD ha come scopo quello di resistere all&#8217;occupazione opponendosi alla politica di Israele di demolire le case dei palestinesi. Dal 1967 Israele ha distrutto più di 24 000 case palestinesi &#8211; praticamente tutte senza motivo o giustificazioni legate alla &#8220;sicurezza&#8221;, oltre ad aver dato decine di migliaia di ordini di demolizione, che possono essere messi in atto in qualsiasi momento.”</p>
<p><em>Israele negli ultimi 4 anni ha sostenuto due guerre di invasione sanguinarie, quelle contro il Libano e la Striscia di Gaza. Ha ricevuto da molte parti accuse di crimini di guerra, sia per il tipo di armi che ha usato sia per la volontà deliberata di colpire la popolazione e le strutture civili, impedendo in molti casi i soccorsi medici. Come spieghi l&#8217;apparente consenso di una grande maggioranza di cittadini israeliani nei confronti di queste guerre? Come spieghi l&#8217;adesione a queste soluzioni politiche da parte di intellettuali considerati “pacifisti” come Grossmann e Oz?</em></p>
<p>Halper: “In Israele, la popolazione ebraica è ben poco interessata sia all&#8217;occupazione che al più universale principio della pace. Sono entrambi non-argomenti in Israele (non credo che siano stati menzionati una sola volta durante la passata campagna elettorale). Gli ebrei israeliani stanno attualmente vivendo una vita piacevole e sicura, e Barak e gli altri leader sono riusciti a convincere la gente che non esiste soluzione politica, che agli arabi non interessa la pace (siamo bravissimi a dare la colpa ad altri per evitare le nostre responsabilità di grande potenza colonizzatrice degli ultimi 42 anni!). Finché tutto sarà tranquillo e l&#8217;economia andrà bene, nessuno vuole sapere nulla degli &#8220;arabi&#8221;. Credo che dobbiamo rinunciare a sperare di vedere il pubblico israeliano come elemento attivo del cambiamento verso la pace. La maggior parte degli israeliani non si intrometterebbero in una soluzione imposta se la comunità internazionale dovesse insistere nell&#8217;imporne una, ma non farebbero alcun passo significativo da soli in quella direzione. Alla stessa maniera dei bianchi in Sud Africa, che accettarono e in alcuni casi dettero il benvenuto alla fine dell&#8217;apartheid, e che al tempo stesso non sarebbero mai insorti contro di essa. Invece per quel che riguarda gli &#8220;intellettuali&#8221;, anche loro non vedono. E&#8217; la dimostrazione che si può essere estremamente sensibili, intelligenti, ricettivi come Amos Oz e alcuni dei nostri professori, che tuttavia rimangono al sicuro nella loro &#8220;nicchia&#8221;.”</p>
<p><em>Tu da qualche anno sostieni che non è più praticabile sul campo la soluzione due nazioni due stati, poichè Israele ha ormai occupato con il Muro, le colonie e le strade gran parte della West Bank. Sostieni quindi la soluzione di uno stato laico binazionale. Oggi, dopo la carneficina di Gaza, e dopo le elezioni israeliane, è ancora immaginabile questa soluzione?</em></p>
<p>Halper: “Noi dell&#8217;ICAHD crediamo che la soluzione dei due stati sia irrealizzabile &#8211; a meno che si accetti una soluzione da apartheid, un mini-stato palestinese sovrano solo a metà sul 15% del territorio palestinese storico, spezzettato in ciò che Sharon chiama quattro o cinque &#8220;cantoni&#8221;. Non li vediamo né come fattibili né giusti o pratici, sebbene Israele li veda come una soluzione e stia spingendo in questa direzione al processo di Annapolis. Per noi la questione non è solo di creare uno stato palestinese, ma uno stato autosufficiente. Non solo questo minuscolo stato palestinese dovrà sopportare il ritorno dei rifugiati, ma un 60% di palestinesi sotto l&#8217;età di 18. Se emerge uno stato che non ha alcuna possibilità di offrire un futuro ai suoi giovani, una economia autosufficiente che può svilupparsi, rimane semplicemente uno stato-prigione, un super-Bantustan.<br />
Credo che se non si materializzerà la soluzione dei due stati, e la soluzione per uno stato bi-nazionale (che io preferisco) verrà effettivamente impedita da Israele e la comunità internazionale, allora preferirei una confederazione economica medio orientale che comprenda Israele, Palestina, Giordania, Siria e Libano, nella quale tutti i residenti della confederazione abbiano la libertà di vivere e lavorare all&#8217;interno della stessa. Israele/Palestina è semplicemente un territorio troppo piccolo per poterci infilare tutte le soluzioni necessarie &#8211; la sicurezza, lo sviluppo economico, l&#8217;acqua, i rifugiati. E alla fine, quanto sarà grande lo stato palestinese sarà importante solo se verrà concepito come un&#8217;entità indipendente, economicamente autonoma. Se ai palestinesi sarà concessa la sovranità anche solo di un piccolo stato, più ristretto rispetto ai confini del &#8217;67, ma comunque avente l&#8217;intera confederazione per sviluppare la propria autonomia economica, credo che questo potrebbe rivelarsi lo scenario migliore. Ma questa è una proposta ambiziosa e campata in aria per il momento, e resta finora senza sostenitori (sebbene Sarkozy stia anche pensando in termini regionali). Quando si vedrà che la soluzione dei due stati è fallita, credo che allora la gente inizierà a cercare una nuova soluzione. E credo proprio che allora l&#8217;idea della confederazione risulterà sensata.”<br />
<em><br />
Credi che esistano forze politiche parlamentari, in Israele, in grado di sostenere un accordo autentico con i Palestinesi, in vista di una pace e della creazione di uno stato palestinese?</em></p>
<p>Halper: “L&#8217;unico ostacolo a un&#8217;autentica soluzione dei due stati (cioè uno stato palestinese disteso su tutti i territori occupati, con pochissime modifiche agli attuali confini) è nella volontà di Israele di permettere che avvenga. Giudicando dai fatti che si vedono sul terreno, la costruzione di nuovi insediamenti in particolare, nessun governo israeliano, né di destra né tanto meno di sinistra o centro, ha mai veramente considerato la soluzione dello stato palestinese come fattibile. Per rendere le cose ancora più difficili, se un simile governo dovesse mai emergere (e non ve n&#8217;è uno in vista), non avrebbe alcun mandato, alcuna autorità per evacuare gli insediamenti e &#8220;rinunciare&#8221; ai Territori Occupati Palestinesi considerato l&#8217;estrema frammentazione del sistema politico israeliano.</p>
<p>Semplicemente, fra i partiti politici non vi è alcuna unità d&#8217;intenti per concordare veramente una soluzione di pace e di due stati. Ecco perché, se la comunità internazionale dovesse forzare Israele a ritirarsi per una vera pace, il pubblico israeliano la sosterrebbe. Israele non è destrorso quanto la gente immagina. Ho quindi una formula per la pace: Obama, l&#8217;ONU o la comunità internazionale dovranno dire a Israele: 1) Vi amiamo (gli israeliani se lo devono sentir dire); 2) Garantiremo la vostra sicurezza (QUESTA è la preoccupazione maggiore del pubblico israeliano); 3) ora che è finita l&#8217;occupazione, sarete fuori da ogni centimetro cubo dei Territori Occupati Palestinesi entro i prossimi 2-3-4 anni (e noi, la comunità internazionale, pagheremo per il dislocamento). </p>
<p>Credo che ci sarebbe gente a ballare per le strade di Tel Aviv se tutto ciò avvenisse. Questo è esattamente ciò che vorrebbero gli israeliani, ma non possono sperarci, visto il nostro sistema politico. E&#8217; altamente improbabile che ciò avvenga.” </p>
<p><em>Che giudizio dai all&#8217;azione politica dei dirigenti palestinesi di Fatah ed Hamas dalla morte di Arafat a tutt&#8217;oggi?</em></p>
<p>Halper: “Ovviamente l&#8217;andamento della leadership palestinese è altamente problematico. Dobbiamo ricordare, tuttavia, che negli ultimi 40 anni Israele ha sostenuto una sistematica campagna di omicidi, esili e incarcerazioni dei capi di governo palestinesi, quindi la leadership attuale è mutilata (si potrebbe essere ingenerosi e, alla luce delle campagne condotte dall&#8217;autorità palestinese contro la sua stessa gente, affermare che l&#8217;attuale leadership di Fatah sia ancora viva e funzionante perché Israele sa bene chi deve eliminare e chi risparmiare).</p>
<p>Una delle mie maggiori critiche rivolte all&#8217;attuale leadership di Fatah riguarda la sua inefficacia nel veicolare la causa palestinese all&#8217;estero. Nonostante un cambiamento dell&#8217;opinione pubblica ormai più a favore dei palestinesi, soprattutto dopo l&#8217;invasione di Gaza, la leadership non ha saputo sfruttare il momento propizio per inviare i propri portavoce presso le popolazioni ed i governi del mondo (in effetti, nell&#8217;ultimo anno, incluso il cruciale periodo della transizione verso l&#8217;amministrazione Obama, non vi è stato un solo rappresentante palestinese a Washington &#8211; e i rappresentanti palestinesi all&#8217;estero, con qualche rara eccezione, sono generalmente inefficaci). Al contrario di Israele, pare che la leadership palestinese si sia quasi ritirata dal gioco politico. </p>
<p>In questo vuoto lasciato da Fatah, Hamas è giunto sulla scena come il &#8220;salvatore&#8221;, la forza/partito/leadership che resisterà ad Israele, resisterà alla &#8220;soluzione&#8221; dell&#8217;apartheid, manterrà l&#8217;integrità palestinese e combatterà la corruzione. Mentre la sua ideologia religiosa ed il suo programma dovrebbero essere considerati inaccettabili per qualsiasi persona minimamente progressista, si dovrebbe perlomeno ammirare la resistenza di Hamas e ammettere che stia effettivamente controbilanciando ciò che è stata percepita come la collaborazione di Fatah con Israele.”</p>
<p><em>Credi che se la classe politica palestinese usasse dei metodi di lotta nonviolenta, quali il digiuno pubblico, e se convincesse la popolazione palestinese israeliana o che lavora in Israele a forme di sciopero generalizzato potrebbe ottenere dei risultati concreti?    </em></p>
<p>Halper: “I metodi non-violenti sarebbero potuti essere efficaci. Se la leadership palestinese fosse più portata alla strategia, potrebbe usare a proprio vantaggio metodi non-violenti, come il movimento BDS (Boicottaggio/Disinvestimento/Sanzioni) e altre campagne analoghe con gruppi di pressione efficaci. Ma non lo fanno.” </p>
<p>*</p>
<p>Oltre alle sue attività accademiche e per l’ICAHD, Halper scrive libri ed è un conferenziere internazionale.<br />
Nel 2006 è stato candidato al Premio Nobel per la Pace dall’American Friends Service Committe.<br />
Nell’agosto del 2008 Halper ha partecipato alla spedizione per Gaza del “Free Gaza Movement”*. La spedizione era costituita da un gruppo internazionale di attivisti dei diritti umani, tra i quali l’italiano Vittorio Arrigoni, e ha raggiunto Gaza a bordo di un peschereccio partito da Cipro, rompendo così per la prima volta l’embargo marittimo imposto da Israele alla Striscia di Gaza. </p>
<p>* Qui si può leggere il comunicato stampa con cui Halper ha annunciato la sua adesione alla spedizione: http://<a href="http://www.freegaza.org/uploads/media/italiantexts.pdf">www.freegaza.org/uploads/media/italiantexts.pdf</a><br />
 </p>
<p>Questo percorso su NI attraverso voci minoritarie in Israele è cominciato <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/">qui</a>. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/i-palestinesi-un-popolo-di-troppo-intervista-a-jeff-halper/">I Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (1)</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/09/24/i-palestinesi-un-popolo-di-troppo-intervista-a-jeff-halper-2/' rel='bookmark' title='Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (2)'>Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (2)</a> <small> [La prima parte di questa intervista è apparsa qui]...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/05/17/lisraeliano-napolitano/' rel='bookmark' title='L&#8217;Israeliano Napolitano'>L&#8217;Israeliano Napolitano</a> <small>di Luca Galassi &hellip; Elevare lo status del rappresentante palestinese...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/27/diritto-allo-studio-e-liberta-accademica-in-palestina/' rel='bookmark' title='Diritto allo studio e libertà accademica in Palestina'>Diritto allo studio e libertà accademica in Palestina</a> <small>Lettera aperta ai docenti universitari italiani sulla discriminazione universitaria e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/11/caro-bimbo-ti-penso/' rel='bookmark' title='Caro bimbo ti penso'>Caro bimbo ti penso</a> <small> Molto di quel che c&#8217;è da sapere è nelle...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/12/lentyta-maffiosa-une-histoire-drole/' rel='bookmark' title='&#8220;L&#8217;entytà maffiosa&#8221;. Une histoire drôle.'>&#8220;L&#8217;entytà maffiosa&#8221;. Une histoire drôle.</a> <small>di Andrea Raos a Laura P., appena nata, già sciacquata...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/i-palestinesi-un-popolo-di-troppo-intervista-a-jeff-halper/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>57</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La storia degli altri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/23/la-storia-degli-altri/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/23/la-storia-degli-altri/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 06:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[campi profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Elia]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordania]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Grossman]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Ilan Pappe]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Netanhiau]]></category>
		<category><![CDATA[Olp]]></category>
		<category><![CDATA[Oz]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[shoah]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=19400</guid>
		<description><![CDATA[<p>[Da sempre ritengo che il conflitto tra lo stato d'Israele e il popolo Palestinese non avrà fine finché gli scolari israeliani impareranno a scuola che i palestinesi sono brutti e cattivi e reciprocamente gli scolari palestinesi impareranno a scuola che gli israeliani sono brutti e cattivi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/23/la-storia-degli-altri/">La storia degli altri</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Da sempre ritengo che il conflitto tra lo stato d'Israele e il popolo Palestinese non avrà fine finché gli scolari israeliani impareranno a scuola che i palestinesi sono brutti e cattivi e reciprocamente gli scolari palestinesi impareranno a scuola che gli israeliani sono brutti e cattivi. Dovrei dire "a scuola e in famiglia", naturalmente, ma già se a scuola sentissero una storia diversa qualcosa cambierebbe. Con questo tema inizia questa breve intervista, pubblicata sul numero di giugno 2009 di <em>Peace Reporter</em>, la rivista di <em>Emergency</em>. La cartina sottostante l'ho copiata io da <a href="http://storiadiierioggidomani.blogspot.com/">questo</a> sito. <em>a.s.</em>]</p>
<p>di <strong>Christian Elia</strong><br />
<div id="attachment_19403" class="wp-caption aligncenter" style="width: 546px"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/cartina-palestina_israele.jpg" alt="perdita progressiva di territorio palestinese dal 1948 al 2000." title="cartina-palestina_israele" width="536" height="509" class="size-full wp-image-19403" /><p class="wp-caption-text">perdita progressiva di territorio palestinese dal 1948 al 2000.</p></div></p>
<p><strong>Ilan Pappé</strong> è uno storico israeliano che insegna all&#8217;Università di Exeter, in Inghilterra. Insegnava a Haifa, ma non gli è stato rinnovato il contratto. I suoi libri, in particolare <em>La pulizia etnica in Palestina</em> del 2007 edito in Italia da Fazi, hanno suscitato tante polemiche. Viene ritenuto il principale esponente dei cosiddetti <em>nuovi storici</em>, impegnati nel riesame della storia israeliana e del conflitto palestinese.</p>
<p><em>Lei ha dichiarato di essersi imbattuto nella questione palestinese solo quando si è recato a Oxford per il dottorato. Quale storia studiano i ragazzi in Israele?<br />
</em></p>
<p>Tanti israeliani sono stati istruiti a pensare che i palestinesi hanno abbandonato volontariamente le loro terre nel 1948 e che all&#8217;epoca il governo israeliano ha fatto di tutto per convincerli a restare. Nella storiografia ufficiale passa una tragica farsa: Israele è nato su una terra che non era di nessuno prima. Ma allora come si spiega la vulgata che invitava i palestinesi a restare? In questa versione Israele non ha alcuna responsabilità storica e politica. I giovani israeliani vengono istruiti a pensare che oggi come nel 1948 combattono un nemico barbaro. Non gli vengono dati gli strumenti per capire per quale motivo un palestinese si fa esplodere,<span id="more-19400"></span> perché l&#8217;Olp combatteva Israele o perché Hamas lancia i razzi Qassam. Senza un&#8217;analisi dei fatti, tutto quello che accade viene percepito dai giovani israeliani come una gratuita aggressione, si sentono odiati solo per il fatto di essere ebrei.</p>
<p><em>Il risultato delle ultime elezioni ha premiato Avigdor Lieberman, in odore di xenofobia verso gli arabi israeliani. Ritiene che si corra il rischio di una nuova pulizia etnica?<br />
</em></p>
<p>Dopo il 1948 i palestinesi sono stati dispersi: Cisgiordania, Gaza, dentro Israele e i campi profughi. Il problema demografico resta una priorità strategica assoluta per Israele. Per Gaza e Cisgiordania la soluzione è sotto gli occhi di tutti: creare delle grandi prigioni dove rinchiudere i palestinesi con la forza. Rimane da decidere cosa fare dei palestinesi in Israele. Su questo tema Lieberman ha costruito la sua popolarità e la maggior parte degli israeliani è stata convinta a guardare ai cittadini arabi con sospetto. L&#8217;unica soluzione possibile è una pulizia etnica. Avverrà in maniera graduale ed è una politica che è già iniziata. Il governo chiede agli arabi israeliani attestazioni di fedeltà, gli impone limitazioni economiche e commerciali, mette in discussione la loro cittadinanza.<br />
Si creano le circostanze che ti spingono ad andare via. Questa è la strategia dell&#8217;attuale governo verso gli arabi israeliani. Bisogna&#8217; vigilare con la massima attenzione.</p>
<p><em>In passato ha dichiarato che il memoriale dell&#8217;Olocausto è costruito sulle. macerie di un villaggio palestinese. Ritiene che l&#8217;orrore della </em><em>Shoah</em> venga strumentalizzato?</p>
<p>La memoria dell&#8217;Olocausto, per il governo d&#8217;Israele, è importante per giustificare la sua politica néi confronti dei palestinesi. Nel nome della memoria dell&#8217;Olocausto si dice al mondo di tacere. E&#8217; come uno scudo tattico contro qualsiasi critica. I palestinesi vengono dipinti come i nuovi nazisti, un pericolo per la sopravvivenza d&#8217;Israele. Rispetto alla percezione e alla strumentalizzazione della Shoah va fatto poi un discorso a parte per gli Stati Uniti e l&#8217;Europa. In particolare nel Vecchio Continente, è come se l&#8217;Olocausto avesse generato un&#8217;apertura di credito illimitata. Ogni personaggio politico deve ribadire di non essere antisemita, per lavare la coscienza sporca, rispetto a quello che è successo agli ebrei. Ecco, verso Ue e Usa la manipolazione consiste nel far passare il messaggio che quello che è accaduto allora e quello che accade oggi siano fenomeni collegati.</p>
<p><em>Tanti intellettuali israeliani, negli ultimi anni, hanno mutato punto di vista sul conflitto. Non è più di moda criticare la politica dello Stato d&#8217;Israele? </em></p>
<p>Personaggi come Grossman e Oz finiscono per rappresentare un pericolo maggiore per i palestinesi degli stessi Netanhyau e Lieberman. Rappresentano un sionismo rassicurante. Sono gli esponenti di un sionismo tattico, che punta a raccontare una realtà particolare, fatta di convivenza e condivisione, un sionismo che fa cominciare tutti i problemi con l&#8217;occupazione del 1967. Questa visione rimuove il problema principale, il sionismo ideologico, che ha generato il sistema vigente di apartheid. Il problema d&#8217;Israele è l&#8217;ideologia stessa che è alla base della sua nascita. Un&#8217;ideologia etnica, che vuole un Paese solo di ebrei.</p>
<p><em>Non crede che la sua posizione sul boicottaggio accademico sia rischiosa? Ci sono tanti intellettuali israeliani nell&#8217;ambiente universitario che rappresentano voci critiche.<br />
Perché non ha boicottato anche quest&#8217;edizione dedicata all&#8217;Egitto,che molti ritengono complice d&#8217;Israele rispetto all&#8217;ultimo conflitto a Gaza?</em></p>
<p>Il mondo accademico israeliano è parte del sistema di occupazione. Il boicottaggio vuole essere uno stimolo per questi intellettuali, non una chiusura verso di loro. L&#8217;idea è quella di fare in modo che il boicottaggio spinga queste persone a ribellarsi, non è un modo per isolarli. Non penso che il boicottaggio accademico sia la soluzione a tutti i mali, ma credo che possa essere una spinta anche per i personaggi critici, invitandoli a prendere posizioni più nette contro l&#8217;occupazione. Per quel che riguarda l&#8217;Egitto, nessuno lo ritiene una democrazia. Tanti, invece, sono convinti che Israele lo sia. I presupposti, come vede, sono completamente differenti dall&#8217;edizione dello scorso anno. Il boicottaggio della Fiera era un segnale, per promuovere una riflessione sull&#8217;occupazione e la democrazia.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/23/la-storia-degli-altri/">La storia degli altri</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/19/ipotesi-per-la-tonnara-di-gaza/' rel='bookmark' title='Ipotesi per la tonnara di Gaza'>Ipotesi per la tonnara di Gaza</a> <small>di Lorenzo Galbiati Il 17 settembre 1948, mentre era in...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/i-palestinesi-un-popolo-di-troppo-intervista-a-jeff-halper/' rel='bookmark' title='I Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (1)'>I Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (1)</a> <small> [Invito tutti coloro che s'interessano alla questione israelo-palestinese a...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/17/michele-santoro-e-gaza-la-televisione-tra-narrazione-e-conversazione/' rel='bookmark' title='Michele Santoro e Gaza, la televisione tra narrazione e conversazione'>Michele Santoro e Gaza, la televisione tra narrazione e conversazione</a> <small>[Questo articolo è apparso su Giornalismo partecipativo] di Gennaro Carotenuto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/11/caro-bimbo-ti-penso/' rel='bookmark' title='Caro bimbo ti penso'>Caro bimbo ti penso</a> <small> Molto di quel che c&#8217;è da sapere è nelle...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/' rel='bookmark' title='Finestre e prospettive su Gaza'>Finestre e prospettive su Gaza</a> <small>Serve avere una finestra su Gaza, ora? Questo fatale divenire...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/23/la-storia-degli-altri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ipotesi per la tonnara di Gaza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/19/ipotesi-per-la-tonnara-di-gaza/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/19/ipotesi-per-la-tonnara-di-gaza/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 09:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Ariel Sharon]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordania]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto arabo-israeliano]]></category>
		<category><![CDATA[Ehud Barak]]></category>
		<category><![CDATA[Folke Bernadotte]]></category>
		<category><![CDATA[Giordania]]></category>
		<category><![CDATA[guerra di opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[guerra elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Ilan Pappe]]></category>
		<category><![CDATA[ISM]]></category>
		<category><![CDATA[Lehi]]></category>
		<category><![CDATA[lorenzo galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[Michel Chossudovsky]]></category>
		<category><![CDATA[Nakba]]></category>
		<category><![CDATA[operazione piombo fuso]]></category>
		<category><![CDATA[Operazione Vendetta Giustificata]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[pulizia etnica]]></category>
		<category><![CDATA[razzi Qassam]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Falk]]></category>
		<category><![CDATA[striscia di gaza]]></category>
		<category><![CDATA[UNRWA]]></category>
		<category><![CDATA[Uri Avnery]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Arrigoni]]></category>
		<category><![CDATA[Walid Khalidi]]></category>
		<category><![CDATA[Yitzhak Shamir]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13448</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://www.pistorius.splinder.com/" target="_blank"><strong>Lorenzo Galbiati</strong></a></p>
<p class="MsoNoSpacing">Il 17 settembre 1948, mentre era in corso la guerra arabo-israeliana, l’emissario dell’ONU <strong>Folke Bernadotte</strong> fu ucciso a Gerusalemme da alcuni terroristi israeliani.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Durante la II Guerra mondiale Bernadotte era stato molto attivo nella Croce Rossa svedese per salvare gli ebrei dai campi di concentramento nazisti e per questo motivo Israele lo aveva accettato come mediatore ONU: evidentemente, il governo sionista non si aspettava che si sarebbe prodigato per salvare i palestinesi dalla <em>pulizia etnica</em> israeliana.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/19/ipotesi-per-la-tonnara-di-gaza/">Ipotesi per la tonnara di Gaza</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.pistorius.splinder.com/" target="_blank"><strong>Lorenzo Galbiati</strong></a></p>
<p class="MsoNoSpacing">Il 17 settembre 1948, mentre era in corso la guerra arabo-israeliana, l’emissario dell’ONU <strong>Folke Bernadotte</strong> fu ucciso a Gerusalemme da alcuni terroristi israeliani.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Durante la II Guerra mondiale Bernadotte era stato molto attivo nella Croce Rossa svedese per salvare gli ebrei dai campi di concentramento nazisti e per questo motivo Israele lo aveva accettato come mediatore ONU: evidentemente, il governo sionista non si aspettava che si sarebbe prodigato per salvare i palestinesi dalla <em>pulizia etnica</em> israeliana. Bernadotte arrivò in Palestina il 20 maggio 1948 e in breve tempo riuscì a ottenere una tregua nella guerra arabo-israeliana e a porre le fondamenta per l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’assistenza ai rifugiati palestinesi, l’UNRWA. Nell’indifferenza generale degli osservatori ONU, Folke Bernadotte non rimase a guardare con le mani in mano la popolazione civile palestinese minacciata e terrorizzata dai bombardamenti, espulsa dalle proprie case, dai propri villaggi, molti dei quali poi rasi al suolo, e propose alle Nazioni Unite di ridividere la Palestina in due, e di dare il diritto di ritorno ai profughi palestinesi. Fu dopo il suo assassinio che l’ONU, nel dicembre 1948, deliberò la risoluzione 194 sul ritorno incondizionato di tutti i profughi espulsi da Israele &#8211; risoluzione che è stata sistematicamente disattesa dallo stato ebraico dal 1948 a tutt’oggi.<span id="more-13448"></span></p>
<p class="MsoNoSpacing">Gli uccisori di Bernadotte erano terroristi dei <strong>Combattenti per la Libertà d’Israele</strong> (Lehi), una formazione paramilitare sionista che si distinse per la sua ricerca di una guerra totale all’impero britannico, tanto che già nel 1941 tentò di allearsi formalmente con la Germania nazista al fine di liberare la terra di Israele dal nemico inglese &#8211; i nazisti non risposero alle loro richieste.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Israele condannò alcuni dei capi del Lehi e gli attentatori, ma l’amnistia del 1949 li rese subito liberi. Alla cospirazione per uccidere Bernadotte prese parte anche <strong>Yitzhak Shamir</strong>, uno dei capi del Lehi, che più tardi ammise di non averla ostacolata. Shamir sarebbe diventato poi Primo ministro israeliano.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Sessant’anni dopo questi fatti, il 14 dicembre 2008 l’inviato speciale dell’ONU nei territori palestinesi <strong>Richard Falk</strong> è stato arrestato al momento del suo arrivo all’aeroporto di Tel Aviv, incarcerato senza accuse e poi espulso dallo stato ebraico per volontà del Primo ministro <strong>Olmert</strong>. In un articolo per il «Guardian», Falk ha scritto che: “Israele avrebbe potuto o rifiutarsi di accettare i visti o comunicare alle Nazioni Unite che non mi avrebbero permesso di entrare, ma non è stata presa nessuna delle due misure. Sembra che Israele abbia voluto impartire a me, e in modo assai più significativo alle Nazioni Unite, una lezione: non vi sarà nessuna collaborazione con coloro che esprimono forti critiche sulla politica di occupazione israeliana. Dopo che mi è stato negato l’ingresso, sono stato tenuto in custodia cautelare insieme a circa altre 20 persone con problemi d’ingresso. Da questo momento, sono stato trattato non come un rappresentante delle Nazioni Unite, ma come una sorta di minaccia per la sicurezza, sottoposto ad una perquisizione corporale minuziosa e alla più puntigliosa ispezione dei bagagli che abbia mai visto.<br />
Sono stato separato dai miei due colleghi delle Nazioni Unite, a cui è stato permesso di entrare in Israele, e condotto nell’edificio di detenzione dell’aeroporto, distante circa un miglio. Mi è stato chiesto di mettere tutti i miei bagagli, insieme al cellulare, in una stanza e sono stato portato in un piccolo locale chiuso a chiave che puzzava di urina e di sudiciume. Conteneva altri cinque detenuti e costituiva uno sgradito invito alla claustrofobia. Ho passato le successive 15 ore rinchiuso in questo modo, il che è equivalso ad un corso intensivo sulle miserie della vita carceraria, inclusi lenzuola sporche, cibo immangiabile e luci che passavano dal bagliore all’oscurità, controllate dall’ufficio di guardia.”<span> </span>
</p>
<p class="MsoNoSpacing">Richard Falk è un professore di diritto internazionale della Princeton University che nell’estate del 2008 ha accusato Israele di violare la legge internazionale, le leggi umanitarie internazionali e la convenzione di Ginevra; ha descritto le politiche di Israele contro i palestinesi e l&#8217;assedio di Gaza come &#8221; crimini di guerra&#8221;, &#8220;tendenze genocide&#8221;, &#8220;risvolti da Olocausto&#8221; e &#8221; Olocausto in corso&#8221;; ha esortato il Tribunale Criminale Internazionale ad indagare sulla possibilità di incriminare i leader israeliani per crimini di guerra. Falk è insomma una persona non gradita a Israele in quanto “ebreo antisemita”, ossia “ebreo che odia se stesso” – queste le accuse rivoltegli da vari ambienti sionisti, come ha spiegato lo stesso Falk in un’intervista recente.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Quello che ha denunciato Falk all’ONU, sessant’anni dopo Bernadotte, è il continuo del crimine della pulizia etnica del popolo palestinese compiuta dallo stato ebraico, crimine che comprende eccidi cronici come la carneficina appena compiuta a Gaza. Non si possono capire le ragioni profonde che guidano una siffatta politica criminale se non si comprende approfonditamente l’ideologia sionista, che costituisce il movente della nascita di Israele e del suo operato dal 1948 a oggi.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Per esempio, perché Israele dichiarando la “tregua unilaterale” ha affermato – esattamente come fece nel 2006 dopo la guerra di invasione al Libano &#8211; di aver raggiunto gran parte dei suoi obiettivi?</p>
<p class="MsoNoSpacing">C’è da chiedersi innanzi tutto quali fossero questi obiettivi.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Di certo tra essi non c’era la fine del lancio di <strong>razzi Qassam</strong>. Del resto, la guerra anzi il massacro compiuto da Israele a Gaza non è iniziato come risposta al lancio dei Qassam. È stato infatti inequivocabilmente dimostrato che Israele ha rotto per primo la tregua con <strong>Hamas </strong>a novembre, con le incursioni militari via terra e via mare nella <strong>Striscia di Gaza</strong> che hanno provocato l’uccisione di sei miliziani di Hamas (49 palestinesi in totale, tra Gaza e Cisgiordania) e il sequestro di 15 pescatori palestinesi e tre volontari dell’<strong>ISM</strong>, tra cui l’italiano <strong>Vittorio Arrigoni</strong>, rapito in acque palestinesi da un’operazione israeliana di pirateria internazionale, condotto in Israele, incarcerato in condizioni al limite della tortura e poi espulso.</p>
<p class="MsoNoSpacing">L’aggressione israeliana alla Striscia di Gaza, per ammissione del ministro della Difesa israeliano <strong>Barak </strong>alla conferenza stampa di sabato notte, è stata premeditata e giustificata come “<strong>guerra di opportunità</strong>”. Una chiara <strong><em>guerra elettorale</em></strong>, quindi. Lo aveva già dichiarato il pacifista israeliano <strong>Uri Avnery</strong> in un suo ficcante articolo del 3 gennaio, in cui tra l’altro scriveva: “qualche tempo fa ho scritto che la chiusura di Gaza è stato un esperimento scientifico progettato per capire in quanto tempo si può far morire di fame una popolazione giocando con la sua vita in un girone dantesco prima di farla collassare. Questo esperimento è stato condotto con il generoso aiuto di Europa e Stati Uniti. Fino ad ora, non ha avuto successo. Hamās è diventata più forte e la gittata dei Qassam è diventato più lunga. L&#8217;attuale guerra è la continuazione di questo esperimento con altri mezzi.”</p>
<p class="MsoNoSpacing">Uri Avnery denuncia cioè le stesse cose che riportava all’ONU Richard Falk, senza fare riferimenti al genocidio della Shoah. Cambiano le parole, ma la sostanza è la stessa: crimini contro l’umanità. Avnery fornisce anche un elenco delle tante guerre elettorali sostenute da Israele, facendo capire come il consenso degli israeliani lo si conquista colpendo e umiliando il popolo palestinese: in questo senso, Barak e Livni non vogliono essere da meno di Netanyahu.</p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Possibile che vi sia la volontà di uccidere e distruggere a prescindere dall’obiettivo della sicurezza nazionale?</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing">Possibile.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Infatti, il lancio di razzi è stato interrotto dall’aggressione sionista? No, è aumentato e ha provocato subito 4 morti tra i civili israeliani. La minaccia del terrorismo è più lontana ora che milletrecento persone sono state uccise? No, è più vicina. Il consenso ad Hamas si è indebolito? Al contrario, si è rafforzato sia tra la popolazione civile palestinese sia all’estero e, se si fosse indebolito, lascerebbe ora spazio a movimenti terroristici integralisti. Se Israele avesse come primo obiettivo la propria sicurezza, non avrebbe provocato una emergenza umanitaria a Gaza chiudendo i valichi, non avrebbe infranto la tregua con incursioni, uccisioni e rapimenti per provocare la prevedibilissima reazione di Hamas e avere così il pretesto per compiere la carneficina da poco – forse – conclusasi nella Striscia di Gaza.</p>
<p class="MsoNoSpacing">È possibile quindi<span> </span>che l’aggressione e la distruzione della Striscia di Gaza siano state pianificate da anni, per esempio dal governo Sharon, quello che ha posto fine all’occupazione costringendo al ritorno i coloni. E’ quanto sostiene <strong>Michel Chossudovsky</strong> in un articolo in cui scrive che: &#8220;Fonti dell&#8217;establishment della difesa hanno dichiarato che il ministro della difesa Ehud Barak ha ordinato alle Forze Aeree Israeliane di prepararsi per l&#8217;operazione più di sei mesi fa, anche mentre Israele iniziava a negoziare un accordo per il cessate il fuoco con Hamas&#8221; […]. L&#8217;operazione &#8220;Piombo Fuso&#8221; è intesa, del tutto deliberatamente, a provocare vittime civili. Ciò con cui stiamo trattando è un &#8220;disastro umanitario pianificato&#8221; a Gaza in un&#8217;area urbana densamente popolata. L&#8217;obiettivo a più lungo termine di questo piano, come formulato dai funzionari politici israeliani, è l&#8217;espulsione dei palestinesi dalle terre palestinesi: &#8220;Terrorizzare la popolazione civile, garantendo la massima distruzione delle proprietà e delle risorse culturali&#8230; La vita quotidiana dei palestinesi deve essere resa insopportabile: dovrebbero essere bloccati in città e villaggi, impediti ad esercitare una normale vita economica, rimossi dai luoghi di lavoro, dalle scuole e dagli ospedali. Questo incoraggerà l&#8217;emigrazione ed indebolirà la resistenza a future espulsioni&#8221;. <span lang="EN-GB">(Ur Shlonsky, citato da Ghali Hassan, Gaza: <em>The World’s Largest Prison, Global Research</em>, 2005). </span>L&#8217;operazione &#8220;Piombo Fuso&#8221; fa parte della più ampia operazione militare e di intelligence iniziata nel 2001 al principio del governo di Ariel Sharon. È stato sotto l&#8217;&#8221;<strong>Operazione Vendetta Giustificata</strong>&#8221; di <strong>Sharon</strong> che sono stati inizialmente utilizzati quegli aerei da caccia F-16 per bombardare le città palestinesi. L&#8217;&#8221;Operazione Vendetta Giustificata&#8221; è stata presentata nel luglio del 2001 al governo israeliano di Ariel Sharon dal capo di stato maggiore dell&#8217;IDF Shaul Mofaz, sotto il titolo &#8220;La distruzione dell&#8217;Autorità Palestinese ed il disarmo di tutte le forze armate&#8221;.</p>
<p class="MsoNoSpacing">&#8220;Lo scorso giugno [2001] è stato redatto un piano di contingenza, dal nome in codice di Operazione Vendetta Giustificata per rioccupare tutta la Cisgiordania e forse la Striscia di Gaza al costo probabile di &#8220;centinaia&#8221; di vittime israeliane&#8221; («Washington Times», 19 marzo 2002).”</p>
<p class="MsoNoSpacing">Secondo altri analisti, Gaza potrebbe essere annessa dall’Egitto e la Cisgiordania dalla Giordania, o diventare uno stato <em>bantustan </em>sotto il controllo israeliano.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Come andrà a finire?</p>
<p class="MsoNoSpacing">Staremo a vedere.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Personalmente, non credo possibili i suddetti esiti, almeno in tempi brevi, né tanto meno ritengo possibile uno stato palestinese in Cisgiordania, viste le numerosissime enclave israeliane presenti e il rifiuto israeliano di cedere Gerusalemme est ai palestinesi – senza contare il problema del ritorno dei profughi.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Allo stato attuale, cioè, non vedo nessuna possibile soluzione a breve termine alla fine dell’oppressione del popolo palestinese; <strong>forse, la soluzione di uno stato binazionale, laico e democratico, per quanto a tutt’oggi inverosimile, è la più praticabile “sul campo”</strong> oltre a essere, per certi versi, la soluzione ideale per una riconciliazione tra ebrei e palestinesi.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Peraltro, non vedo nemmeno all’opera un piano israeliano lungimirante volto a eliminare ogni possibilità di dare uno stato ai palestinesi, credo anzi che l’agire sionista poggi su basi irrazionali, che non rendono possibile il raggiungimento di obiettivi a lungo termine. È l’effetto della <em>follia morale</em> che pervade la classe dirigente israeliana; ne parla Uri Avnery in un articolo pubblicato su Il Manifesto il 13 gennaio a proposito del massacro di Gaza, in cui si legge: “Nell&#8217;atto della morte, ogni bambino si trasformava in un terrorista di Hamas. Ogni moschea bombardata diventava istantaneamente una base di Hamas, ogni palazzina un deposito di armi, ogni scuola una postazione terroristica, ogni edificio dell&#8217;amministrazione pubblica un «simbolo del potere di Hamas». Così l&#8217;esercito israeliano manteneva la sua purezza di «esercito più morale del mondo». La verità è che le atrocità sono un risultato diretto del piano di guerra. Questo riflette la personalità di Ehud Barak &#8211; un uomo il cui modo di pensare e le cui azioni sono una chiara esemplificazione di quella che viene chiamata «follia morale», un disturbo sociopatico. […] Chi dà l&#8217;ordine di una simile guerra, con tali metodi, in un&#8217;area densamente popolata, sa che causerà il massacro di civili. A quanto pare, ciò non lo ha toccato. O forse credeva che loro avrebbero «cambiato modo» e la guerra avrebbe «marchiato a fuoco la loro coscienza», per cui in futuro non oseranno resistere a Israele. […] Le persone affette da follia morale non riescono a capire le motivazioni delle persone normali, e devono indovinare le loro reazioni. «Quante divisioni ha il papa?» se la rideva Stalin. «Quante divisioni hanno le persone con una coscienza?» potrebbe chiedersi oggi Ehud Barak. Ma, come stiamo vedendo, ne hanno qualcuna. Non tante. Non molto veloci a reagire. Non molto forti e organizzate. Ma a un certo momento, quando le atrocità dilagano e masse di persone si uniscono per protestare, questo può decidere di una guerra. […] Nella coscienza del mondo, resterà impressa a fuoco l&#8217;immagine di Israele come un mostro lordo di sangue, pronto in qualunque momento a commettere crimini di guerra e non intenzionato a rispettare alcun freno morale. Questo avrà gravi conseguenze a lungo termine per il nostro futuro, per la nostra posizione nel mondo, per la nostra chance di raggiungere la pace e la tranquillità. In fondo, questa guerra è anche un crimine contro noi stessi, un crimine contro lo stato di Israele.”</p>
<p class="MsoNoSpacing">“Follia morale”, un disturbo sociopatico. Avnery lo attribuisce solo a Barak, non ha il coraggio di dire che è presente in molti governanti sionisti e in larghi strati della società civile, altrimenti non si spiegherebbe l’appoggio di gran parte dei cittadini israeliani all’operazione “Piombo fuso”, benché occorra considerare anche il condizionamento della censura governativa e della propaganda mediatica sulla formazione delle opinioni del popolo israeliano.<span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing">Che cosa sta alla base di questo fenomeno che Avnery chiama follia morale? O, in altre parole,<strong> perché Israele fa quello che fa</strong>, con il consenso della maggior parte della sua cittadinanza, di molte comunità ebraiche delle diaspora e, in generale, dell’Occidente?</p>
<p class="MsoNoSpacing">Credo che la radice di questa diffusa distorsione del senso morale sia da ricercarsi nel meccanismo psicologico della <em>negazione</em> del crimine della pulizia etnica, crimine senza il quale probabilmente<span> </span>Israele non sarebbe nato come stato ebraico, visto che la popolazione palestinese residente<span> </span>all’interno dei suoi confini era, alla fine del 1947, il 45% del totale &#8211; per poi ridursi a meno del 20% alla fine del 1948, a pulizia etnica completata. Per lo più, l’opinione pubblica israeliana nega, rimuove il fatto che Israele è stato creato<span> </span>distruggendo interi quartieri di città e villaggi palestinesi, per poi edificare abitazioni per soli ebrei e parchi nazionali sulle rovine della civiltà palestinese. Circa ottocentomila persone, gran parte di un popolo inerme è stata sradicata dalla terra in cui viveva da secoli, la sua cultura distrutta o ghettizzata. È quella che i palestinesi chiamano la Nakba, la “Catastrofe”, termine che solo da pochi anni sta diventando, confusamente, patrimonio linguistico dell’Occidente perché la politica e la storiografia hanno commesso, e per lo più stanno ancora commettendo, un crimine contro la storia e la cultura, il suo memoricidio.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Chi sa, per esempio, che le città di Ashkelon e di Sderot, le più colpite dai razzi Qassam, sono state costruite rispettivamente sulle rovine dei villaggi di Al-Jura e Najd, distrutti nel 1947-49 per mano dei sionisti, come documenta lo storico palestinese Walid Khalidi nel suo libro <em>All that remains</em>?</p>
<p class="MsoNoSpacing">Scrive Ilan Pappe che conoscere “il “trattamento” riservato ai palestinesi in quegli anni è collegato con l’emergere di questioni spiacevoli rispetto alla legittimazione del progetto sionista nel suo complesso. Per gli israeliani è quindi fondamentale sostenere e rafforzare il meccanismo della negazione, non solo per far fallire le rivendicazioni palestinesi nel processo di pace, ma &#8211; molto più importante &#8211; per ostacolare ogni discussione significativa sulla natura e sui fondamenti morali del sionismo. Per gli israeliani, riconoscere i palestinesi come vittime delle azioni di Israele è fonte di profondo turbamento, almeno per due motivi. Sia perché dovrebbero fare i conti con l’ingiustizia storica che metterebbe Israele sotto accusa per la pulizia etnica della Palestina del 1948 e in dubbio gli stessi miti fondanti dello Stato di Israele, sia perché […] scatenerebbe anche ripercussioni morali ed esistenziali sulla psiche degli ebrei israeliani: dovrebbero riconoscere di essere divenuti l’immagine speculare dei loro incubi peggiori.”</p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>In ultima analisi, alla domanda sul perché del crimine contro l’umanità commesso da Israele nella Striscia di Gaza si può rispondere almeno in due modi</strong>, a seconda di quanto si voglia scavare nel presente e nel passato della storia israeliana per trovare le risposte. Le cause prossime del crimine risiedono senz’altro nella ricerca del consenso elettorale da parte dei governanti israeliani. Ma questa causa non spiega la “follia morale” con cui la leadership israeliana ha compiuto questo crimine. Per poter rendere conto di un tale complesso di superiorità morale credo occorra considerarlo come l’effetto di un ossessivo rafforzamento del meccanismo di negazione sul peccato originale che ha contraddistinto la nascita dello stato ebraico, ossia la pulizia etnica del popolo palestinese.<span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing">
<p class="MsoNoSpacing">
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Fonti:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span lang="EN-GB"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span lang="EN-GB">Su Richard Falk:</span></strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span lang="EN-GB">1) <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5479&amp;mode=&amp;order=0&amp;thold=0 " target="_blank">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5479&amp;mode=&amp;order=0&amp;thold=0 </a></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span lang="EN-GB">2) <a href="http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/2132534.html " target="_blank">http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/2132534.html </a></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span lang="EN-GB">3) <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5391" target="_blank">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5391</a></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span lang="EN-GB"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Sugli obiettivi raggiunti da Israele e su chi ha violato la tregua:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing">1) <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/13786/La+reputazione+%26egrave%3B+tutto" target="_blank">http://it.peacereporter.net/articolo/13786/La+reputazione+%26egrave%3B+tutto</a></p>
<p class="MsoNoSpacing">2)<a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5455" target="_blank"> http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5455</a></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>L&#8217;articolo di Michel Chossudovsky:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5436" target="_blank">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5436</a></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Su Ashkelon e Sderot:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5423" target="_blank">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5423</a></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Gli articoli di Avnery:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><a href="http://www.peacelink.it/palestina/a/28335.html" target="_blank">http://www.peacelink.it/palestina/a/28335.html</a></p>
<p class="MsoNoSpacing"><a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090113/pagina/05/pezzo/239282/" target="_blank">http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090113/pagina/05/pezzo/239282/</a></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Lo scritto di Ilan Pappé:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing">Da Ilan Pappé, <em>La pulizia etnica della Palestina</em>, Fazi editore, pag. 292.</p>
<p class="MsoNoSpacing">
<p class="MsoNoSpacing">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 12pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 12pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 12pt;">
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/19/ipotesi-per-la-tonnara-di-gaza/">Ipotesi per la tonnara di Gaza</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/23/la-storia-degli-altri/' rel='bookmark' title='La storia degli altri'>La storia degli altri</a> <small>[Da sempre ritengo che il conflitto tra lo stato d'Israele...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/28/per-non-dimenticare-vik/' rel='bookmark' title='Per non dimenticare Vik'>Per non dimenticare Vik</a> <small> di Lorenzo Galbiati﻿ Vedo tutto dall’alto della platea, seduto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/i-palestinesi-un-popolo-di-troppo-intervista-a-jeff-halper/' rel='bookmark' title='I Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (1)'>I Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (1)</a> <small> [Invito tutti coloro che s'interessano alla questione israelo-palestinese a...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/' rel='bookmark' title='Riflessioni su un documentario israelo-palestinese'>Riflessioni su un documentario israelo-palestinese</a> <small>di Andrea Inglese Mi sono rivisto una parte del documentario...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/10/gaza-chi-ha-iniziato/' rel='bookmark' title='Gaza, chi ha iniziato?'>Gaza, chi ha iniziato?</a> <small>[Ieri sul Corriere della Sera ho letto la risposta di...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/19/ipotesi-per-la-tonnara-di-gaza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>79</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro bimbo ti penso</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/11/caro-bimbo-ti-penso/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/11/caro-bimbo-ti-penso/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 01:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13195</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/01/childna0.jpg"></a></p>
<p>Molto di quel che c&#8217;è da sapere è nelle fotografie di <a href="http://guerrillaradio.iobloggo.com/" target="_blank">Vittorio Arrigoni</a>.</p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>Forse il nostro pensiero è semplice e ci mancano le sfumature sempre così necessarie nelle analisi, ma per noi, zapatisti e zapatiste, a Gaza c’è un esercito professionista che sta assassinando una popolazione indifesa.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/11/caro-bimbo-ti-penso/">Caro bimbo ti penso</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/01/childna0.jpg"><img class="size-full wp-image-13197 aligncenter" title="childna0" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/01/childna0.jpg" alt="" width="408" height="500" /></a></p>
<p>Molto di quel che c&#8217;è da sapere è nelle fotografie di <a href="http://guerrillaradio.iobloggo.com/" target="_blank">Vittorio Arrigoni</a>.</p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>Forse il nostro pensiero è semplice e ci mancano le sfumature sempre così necessarie nelle analisi, ma per noi, zapatisti e zapatiste, a Gaza c’è un esercito professionista che sta assassinando una popolazione indifesa. (Subcomandante Insorgente Marcos. Messico, 4 gennaio 2009). </em></p>
<p>Un commentatore di Nazione Indiana ha tradotto <a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/10/gaza-chi-ha-iniziato/#comment-103593" target="_blank">l&#8217;intervento</a> da cui sono prese queste parole.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/11/caro-bimbo-ti-penso/">Caro bimbo ti penso</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/i-palestinesi-un-popolo-di-troppo-intervista-a-jeff-halper/' rel='bookmark' title='I Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (1)'>I Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (1)</a> <small> [Invito tutti coloro che s'interessano alla questione israelo-palestinese a...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/23/la-storia-degli-altri/' rel='bookmark' title='La storia degli altri'>La storia degli altri</a> <small>[Da sempre ritengo che il conflitto tra lo stato d'Israele...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/02/paradise-lost-2/' rel='bookmark' title='Paradise Lost'>Paradise Lost</a> <small> di Helena Janeczek Al campus di Gerusalemme andava forte...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/09/26/solution-196-213-united-states-of-palestine-israel/' rel='bookmark' title='Solution 196-213. United States of Palestine-Israel'>Solution 196-213. United States of Palestine-Israel</a> <small>di Lucia Tozzi Se non fosse il sesto volume della...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/10/gaza-chi-ha-iniziato/' rel='bookmark' title='Gaza, chi ha iniziato?'>Gaza, chi ha iniziato?</a> <small>[Ieri sul Corriere della Sera ho letto la risposta di...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/11/caro-bimbo-ti-penso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>105</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gaza, chi ha iniziato?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/10/gaza-chi-ha-iniziato/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/10/gaza-chi-ha-iniziato/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 15:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[sergio romano]]></category>
		<category><![CDATA[striscia di gaza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=13178</guid>
		<description><![CDATA[<p>[Ieri sul <a href="http://www.corriere.it/">Corriere della Sera</a> ho letto la risposta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Romano">Sergio Romano</a> ad una lettera sulla guerra a Gaza. Ora, tutto possiamo dire dell'ex ambasciatore - autore, tra gli altri, di <em>I falsi protocolli. Il "complotto ebraico" dalla Russia di Nicola II a oggi</em>- tranne che sia un antisemita estremista di sinistra.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/10/gaza-chi-ha-iniziato/">Gaza, chi ha iniziato?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Ieri sul <a href="http://www.corriere.it/">Corriere della Sera</a> ho letto la risposta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Romano">Sergio Romano</a> ad una lettera sulla guerra a Gaza. Ora, tutto possiamo dire dell'ex ambasciatore - autore, tra gli altri, di <em>I falsi protocolli. Il "complotto ebraico" dalla Russia di Nicola II a oggi</em>- tranne che sia un antisemita estremista di sinistra. Proprio per ciò vi allego domanda e risposta (scaricate <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/gennaio/09/GAZA_CHI_INIZIATO_COME_GIUDICARE_co_9_090109065.shtml">dall'archivio del Corriere</a>) pubblicate dal giornale della borghesia milanese e non certo dal solito circuito di controinformazione o di quotidiani che "noi" siamo abituati a leggere. <em>G.B.</em>]</p>
<p><em>Nel suo intervento intitolato «Gaza: le elezioni israeliane e il silenzio di Obama» pubblicato sul Corriere della Sera del 3 gennaio, lei attribuisce la scelta dei tempi dell&#8217; attacco israeliano a svariati motivi tra i quali le imminenti elezioni in Israele e il cambio della guardia alla Casa Bianca. Ma non prende nemmeno in considerazione la vera ragione dell&#8217; attacco: la necessità di sopprimere i lanci dei missili di Hamas dopo il rifiuto di questa organizzazione terroristica di estendere la tregua. La sua insistenza nel negare l&#8217; evidenza e nel proporre una dietrologia fatta di luoghi comuni sottintende che lei ritiene che Israele non abbia il semplice diritto di difendersi in modo opportuno quando lo esige la congiuntura strategica.<br />
Daniel Gold </em></p>
<p>Cari lettori,<br />
Vi sono almeno due modi per giudicare un conflitto e pesare le responsabilità dei contendenti. Il primo è quello di ricostruire la dinamica delle vicende che hanno preceduto l&#8217;inizio delle ostilità. Chi ha sparato per primo? Chi ha assunto l&#8217;atteggiamento più provocatorio? La risposta a queste domande è indubbiamente: Hamas. <span id="more-13178"></span><br />
L&#8217;organizzazione islamica che governa la striscia di Gaza ha denunciato la tregua e ha continuato a colpire con i suoi missili alcune città israeliane in prossimità del confine. Sapeva che i suoi lanci avrebbero provocato una reazione israeliana, ma non ha rinunciato alle sue azioni offensive. Voleva una guerra e l&#8217; ha avuta.<br />
Il secondo è quello di allargare lo sguardo a un periodo più lungo e di prendere in considerazione altri fattori. Israele ha occupato alcuni territori arabi nel 1967 e ha assunto in tal modo il controllo di una popolazione che ammonta oggi, complessivamente, a non meno di tre milioni e 300 mila abitanti. Non li ha assorbiti all&#8217; interno della propria società perché avrebbero intollerabilmente diluito la sua natura di Stato ebraico. Non ha garantito a essi una reale autonomia perché ha permesso ai suoi cittadini di insediarsi nei territori occupati e di estendere le proprie comunità occupando terre della popolazione locale: un fenomeno che ha avuto per effetto, oltre a numerosi espropri, l&#8217;instaurazione di controlli, blocchi stradali, corsie preferenziali per i cittadini della potenza occupante. Ha ritirato 8 mila coloni dalla Striscia di Gaza, ma non ha riconosciuto la vittoria di Hamas nelle elezioni del gennaio 2006. Ha stretto d&#8217; assedio la Striscia per diciotto mesi prima dell&#8217; inizio delle ostilità. E ha adottato infine verso la popolazione civile lo stile di una tradizionale potenza coloniale.<br />
Mi ha colpito, ma non sorpreso, la lettura dell&#8217; articolo dello scrittore e giornalista israeliano Yossi Klein Halevi (Corriere del 6 gennaio) che ha fatto servizio militare nella Striscia di Gaza durante la prima Intifada e scrive: «Il nostro contingente non solo arrestava i sospettati di terrorismo, ma trascinava la gente giù dai letti nel cuore della notte per costringerla a coprire di vernice le strisce anti israeliane e rastrellava persone innocenti, dopo un lancio di granate, giusto &#8220;per far sentire la nostra presenza&#8221;». E non è possibile dimenticare a questo proposito la distruzione delle case dove abitavano le famiglie dei guerriglieri e gli 11 mila detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, prigionieri di guerra, ma trattati come terroristi e combattenti irregolari.<br />
Tutta colpa di Israele? No. Al Fatah prima, Hamas e Jihad islamica poi hanno ucciso civili israeliani, compiuto attentati terroristici nelle città, deliberatamente provocato le reazioni di Israele, alimentato un ingranaggio che consentiva ai loro gruppi più radicali di assumere la guida del movimento. Ma esiste in queste situazioni una legge politica a cui non è possibile sottrarsi. Le maggiori responsabilità, in ultima analisi, sono sempre della potenza occupante.<br />
Se 41 anni di occupazione non bastano a risolvere il problema, le conseguenze ricadono inevitabilmente sulle sue spalle. Esiste anche una seconda legge che risponde indirettamente alla domanda di Gold. Chi fa una guerra non può limitarsi a programmare le operazioni militari. Deve avere un progetto per il dopoguerra. Se l&#8217; obiettivo è sbaragliare Hamas, chi governerà la Striscia di Gaza dopo la fine del conflitto? Con chi fare la pace se non con quelli contro i quali si è combattuto?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/10/gaza-chi-ha-iniziato/">Gaza, chi ha iniziato?</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/09/17/i-palestinesi-un-popolo-di-troppo-intervista-a-jeff-halper/' rel='bookmark' title='I Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (1)'>I Palestinesi, un popolo di troppo &#8211; Intervista a Jeff Halper (1)</a> <small> [Invito tutti coloro che s'interessano alla questione israelo-palestinese a...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/23/la-storia-degli-altri/' rel='bookmark' title='La storia degli altri'>La storia degli altri</a> <small>[Da sempre ritengo che il conflitto tra lo stato d'Israele...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/19/ipotesi-per-la-tonnara-di-gaza/' rel='bookmark' title='Ipotesi per la tonnara di Gaza'>Ipotesi per la tonnara di Gaza</a> <small>di Lorenzo Galbiati Il 17 settembre 1948, mentre era in...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/11/caro-bimbo-ti-penso/' rel='bookmark' title='Caro bimbo ti penso'>Caro bimbo ti penso</a> <small> Molto di quel che c&#8217;è da sapere è nelle...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/' rel='bookmark' title='Finestre e prospettive su Gaza'>Finestre e prospettive su Gaza</a> <small>Serve avere una finestra su Gaza, ora? Questo fatale divenire...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/10/gaza-chi-ha-iniziato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>29</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Transnistria a orologeria</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/16/transnistria-a-orologeria/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/16/transnistria-a-orologeria/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 08:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[abcazia]]></category>
		<category><![CDATA[al qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Cecenia]]></category>
		<category><![CDATA[Dmitrii Soin]]></category>
		<category><![CDATA[Dmitrij Anatol'evič Medvedev]]></category>
		<category><![CDATA[Gazprombank]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in georgia]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Igor Nikolaevich Smirnov]]></category>
		<category><![CDATA[moldavia]]></category>
		<category><![CDATA[nagorno karabakh]]></category>
		<category><![CDATA[ossezia del sud]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[repubbliche indipendentiste]]></category>
		<category><![CDATA[riccardo valsecchi]]></category>
		<category><![CDATA[Sheriff]]></category>
		<category><![CDATA[Sukhumi]]></category>
		<category><![CDATA[tiraspol]]></category>
		<category><![CDATA[Tiraspoltransgas]]></category>
		<category><![CDATA[transnistria]]></category>
		<category><![CDATA[Tskhinvali]]></category>
		<category><![CDATA[vadim sevtov]]></category>
		<category><![CDATA[vladimir antufeev]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=8485</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Riccardo Valsecchi</strong></p>
[Puoi continuare a leggere di questi temi <a href="http://resetdoc.org/IT/Transnistria-viaggio.php">qui]</a>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/transnistrianregionmap.png"></a></p>
<p>La guerra in Georgia è apparsa come una meteora: una fulminea massa di fuoco che celermente si è consumata al contatto con l&#8217;atmosfera, depositando, sparsi sulla crosta terrestre, detriti e frammenti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/16/transnistria-a-orologeria/">Transnistria a orologeria</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Riccardo Valsecchi</strong></p>
<address>[Puoi continuare a leggere di questi temi <a href="http://resetdoc.org/IT/Transnistria-viaggio.php">qui]</a></address>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/transnistrianregionmap.png"><img class="size-full wp-image-8490 aligncenter" title="transnistrianregionmap" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/transnistrianregionmap.png" alt="" width="324" height="376" /></a></p>
<p>La guerra in Georgia è apparsa come una meteora: una fulminea massa di fuoco che celermente si è consumata al contatto con l&#8217;atmosfera, depositando, sparsi sulla crosta terrestre, detriti e frammenti. Uno scontro militare durato poco più di una settimana: un esordio di grande rilevanza mediatica, che è andato piano piano affievolendosi, lasciando strascichi nella sola cronaca diplomatica. In fondo la Georgia e le regioni ribelli dell&#8217;Ossezia del Sud e dell&#8217;Abcazia sono lontane, ai limiti estremi di quello che tradizionalmente si considera come continente europeo. In fondo la Russia è un partner economico importante, dal quale non si può prescindere. In fondo, qualsiasi sia la verità nascosta, in che modo ci potrebbe toccare?<span id="more-8485"></span></p>
<p>Che piaccia o no, il processo d&#8217;allargamento dell&#8217;Unione Europea ai territori dell&#8217;ex Unione Sovietica, o che intorno alla sua orbita d&#8217;influenza ruotavano, è un evento storicamente irreversibile: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria e Romania hanno già aderito, Moldavia ed Ucraina hanno da tempo intrapreso il lungo cammino d&#8217;adeguamento ai parametri imposti per l&#8217;annessione. Immaginiamo nel cuore di questi paesi una situazione analoga all&#8217;Ossezia del Sud, una minuscola regione ribelle controllata militarmente e politicamente dalla Federazione Russa, con pretese autonomiste ed indipendentiste, dichiaratamente antieuropea; una polveriera pronta ad esplodere nel mezzo di quell&#8217;area geografica che costituisce la scommessa, politica, ma soprattutto economica, dell&#8217;Europa del futuro.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/2.jpg"><img class="size-full wp-image-8493 aligncenter" title="2" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Tiraspol, 26 Agosto 2008. Qualcuno bussa alla porta. È la donna che mi ha affittato la stanza: porta l&#8217;autorizzazione del locale distretto di Polizia a soggiornare in città per non più di 24 ore. Accanto a lei il figlio, un bimbo di 4 anni, mostra un canarino addomesticato sulla spalla: con un balzo svolazza sulla sua testa, per poi tornare alla posizione iniziale. In cucina un vecchio televisore rivestito di plastica adesiva color legno trasmette Channel 1: il Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Anatol&#8217;evič Medvedev, ha appena dichiarato il riconoscimento dell&#8217;Indipendenza dell&#8217;Ossezia del Sud e dell&#8217;Abcazia. Scorrono sul video immagini di gioia: militari e uomini in festa, a mezzo busto fuori dai finestrini di obsolete ZAZ, agitano bottiglie di spumante e sventolano le bandiere delle neo repubbliche indipendentiste.</p>
<p>Tiraspol è la capitale della Transnistria, la regione moldava al di là del fiume Nistro, estesa lungo il confine con l&#8217;Ucraina. La città è gemellata con Tskhinvali e Sukhumi, capitali dell&#8217;Ossezia del Sud e dell&#8217;Abcazia. Tiraspol, Tskhinvali e Sukhumi; Transnistria, Ossezia del Sud ed Abcazia. Tre città, tre aree geografiche, tre storie simili : parte dell&#8217;Unione Sovietica prima, una non riconosciuta indipendenza poi, l&#8217;aspirazione a riunirsi con la grande madre infine. Sovvengono le parole del mio accompagnatore, A., un ragazzo che ha studiato e vissuto a Londra prima di tornare coraggiosamente nel paese natale per collaborare ad un progetto educativo nelle aree rurali: &#8220;Ora siamo ad un punto di svolta. La Russia ha svelato al mondo intero i suoi piani.&#8221;</p>
<p>Scendo le scale dell&#8217;appartamento dove alloggio, un vecchio palazzo in cemento armato che si affaccia sul fiume Nistro. Mi soffermo a guardare fuori dalla finestrella arrugginita, curioso di scorgere qualche festeggiamento in atto. Nella palazzina di fronte una donna anziana, con un camice azzurro, parla con la vicina, sporgendosi dal parapetto del balcone. Il cielo è chiaro, il sole, alto e cocente, riflette i propri raggi sulle intelaiature di ferro dell&#8217;edificio di fronte, emerse prepotentemente in superficie come ad additare la propria stantia condizione, ma niente altro. Raggiungo la piazza centrale. Lì alcuni operai stanno montando un&#8217;impalcatura e le bandiere dei tre stati ribelli già sventolano accanto al vessillo della madre Russia. Le immagini del Che Guevara affiancano quelle degli eroi della guerra, Putin e Medvedev: il regime ha messo in moto l&#8217;apparato propagandistico.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/3.jpg"><img class="size-full wp-image-8496 aligncenter" title="3" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/3.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Tiraspol e la Transnistria. Incredibile è la lungimiranza con cui l&#8217;amministrazione sovietica aveva già previsto tutto. Stupefacente constatare come, nonostante la rivoluzione politica, economica e sociale che è conseguita al crollo istituzionale, esista un&#8217;ineluttabile continuità e comunione d&#8217;intenti tra la Russia sovietica e quella odierna, un ordito e machiavellico disegno già scritto a previsione di un&#8217;eventuale difesa degli interessi nazionali. Una partitura orchestrata ad opera d&#8217;arte: lo spostamento demografico della popolazione d&#8217;etnia russa nei territori occupati, l&#8217;inserimento di figure dalla provata fedeltà nei ruoli cardine della società, la promozione di una coscienza culturale autonoma dai forti legami con la grande madre.</p>
<p>Era l&#8217;anno 1987 quando <strong>Igor Nikolaevich Smirnov</strong>, originario di Petropavlovsk-Kamčatskij, città all&#8217;estremo oriente della Russia, assistente direttore della centrale idroelettrica di Nova Kachovka, Ucraina, venne improvvisamente trasferito a Tiraspol, con il compito di direttore del gruppo Elektromaš. La regione contava una popolazione per il 39,9% moldava e per il 53,7% slava &#8211; 28,3% ucraina, 25,4% russa<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>-, a differenza del resto del paese, dove l&#8217;etnia autoctona registrava una percentuale del 64.5 % contro il 27% di quella slava &#8211; 14% ucraina, 13% russa<a name="_ftnref2" href="#_ftn2"><sup>[2]</sup></a>-. Di lì a due anni la scalata al potere dell&#8217;intraprendente Smirnov: l&#8217;incarico di presidente del soviet cittadino, la proclamazione d&#8217;indipendenza della regione e la Guerra contro la Moldavia che ne aveva preteso la sovranità dopo l&#8217;atto di dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica firmato l&#8217;8 dicembre 1991 dal presidente russo Boris Eltsin.</p>
<p>Le ragioni dello scontro furono principalmente etniche ed idiomatiche. Il processo di unificazione ed identificazione nazionale passa storicamente attraverso un&#8217;omologazione culturale e linguistica. L&#8217;idioma moldavo fu letteralmente inventato nel 1924, quando, in seguito all&#8217;occupazione dei territori della Bessarabia da parte dei sovietici, venne imposto l&#8217;uso dei caratteri cirillici in sostituzione di quelli latini, per sottolinearne le differenze con il romeno, ed enfatizzare l&#8217;influsso letterario e linguistico russo. In pratica, non esiste differenza tra romeno e moldavo, se non un diverso segno grafico, una forte influenza della lingua russa maturata durante un periodo d&#8217;occupazione che si è protratto per quasi 70 anni, ed un&#8217;ossessione ideologica imposta a rimarcare la superiorità sulla cultura romena, in particolar modo dopo la Seconda Guerra Mondiale: una sorta di punizione per la partecipazione del governo di Bucarest all&#8217;invasione dell&#8217;Unione Sovietica al fianco delle potenze dell&#8217;Asse. In seguito al progressivo declino del regime moscovita, verso la fine degli anni &#8217;80 il governo della Repubblica Socialista Sovietica Moldava, non ancora autonomo, ma sempre più libero dal giogo dell&#8217;oppressore, decise di dare un taglio al passato, e ripristinare l&#8217;utilizzo dei caratteri latini. Fu allora che un gruppo di industriali di origine russa, capeggiati da Igor Smirnov, decise di scendere in piazza e proclamare lo sciopero generale prima, l&#8217;indipendenza della regione poi, forti del consenso della maggioranza della popolazione di etnia slava. Il 27 Agosto del 1991 il parlamento moldavo votò la dichiarazione d&#8217;indipendenza della neo Repubblica di Moldavia, il cui territorio comprendeva le terre al di là del fiume Nistro. La goccia che fece traboccare il vaso: ebbe così inizio la guerra di Transnistria.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8498" title="4" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/4.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Il conflitto fu impari: la 14° Armata Rossa, che nella città di Tiraspol controllava il più grosso arsenale d&#8217;armi del continente, si schierò a difesa degli indipendentisti transnistriani ed ebbe vita facile contro il novizio ed inesperto esercito moldavo. La tregua, firmata il 21 Luglio del 1992, sancì la vittoria della ribattezzata Repubblica Moldava di Pridnestrovie, di fatto indipendente, anche se non riconosciuta dalla comunità internazionale. Igor Smirnov ne divenne il presidente, fu istituito un esercito ed adottata una nuova valuta, il rublo della Transnistria. Sono passati 16 anni, ma politicamente non è cambiato nulla: Igor Smirnov è ancora presidente e l&#8217;Armata Rossa, ribattezzata Forze Armate della Federazione Russa, staziona ancora nella zona, con tutti gli effettivi. Le differenze etniche si sono accentuate &#8211; secondo il censimento del 2007, gli abitanti di etnia moldava sono scesi al 31.9%, mentre la popolazione slava è cresciuta fino al 59,2%, in particolare 30,4% di etnia russa e 28,8% ucraina<a name="_ftnref3" href="#_ftn3"><sup>[3]</sup></a> &#8211; ed i problemi linguistici persistono: nel 2004 il governo locale ordinò l&#8217;immediata chiusura di sei scuole pubbliche dove veniva insegnato il Moldavo con caratteri latini e l&#8217;arresto del corpo insegnanti e dei genitori che si fossero opposti. I provvedimenti furono ridimensionati dopo le proteste internazionali, e le scuole riaperte con lo status d&#8217;istituzioni private:<a name="_ftnref4" href="#_ftn4"><sup>[4]</sup></a> &#8220;Già è dura convincere i genitori a mandare a scuola i propri figli, figuriamoci se devono pure pagare una retta!!!&#8221;, ironizza A.</p>
<p>Passeggio pensando a che cosa succederebbe se, qui, proprio oggi, proprio ora, si rivendicasse di nuovo l&#8217;indipendenza. Il numero dei militari è elevato, ne conto uno ogni tre civili, ma sembra più un esercito d&#8217;impiegati che altro: borsetta sottobraccio, passo breve e composto, vecchie bici arrugginite e cigolanti. L&#8217;esercito vero, quello energico e prepotente, quello russo, sta lungo il confine e rintanato nelle caserme. La poca gente che incontro non è affatto ostile: un poco attonita, perché non abituata a vedere stranieri. Mi fermo in un piccolo chiosco e chiedo se c&#8217;è qualche cosa da mangiare. La ragazza, bionda, con una coda lunga tirata indietro, sorride, mostrando le guance rosse, poi scappa dietro una tenda. L&#8217;Inglese è una lingua pressoché sconosciuta da queste parti, quasi esotica per le nuove generazioni che crescono con la speranza di potere un giorno scappare: Londra, Manchester, Liverpool, Dublino, ma anche Berlino, Parigi, Stoccolma, Roma. Tutto fuorché rimanere in una terra in cui i potenti hanno deciso di bloccare l&#8217;orologio del destino. Da dietro il drappo compare una donna robusta, in testa una bandana giallo con motivi floreali: allunga tre frittelle salate grandi come delle padelle per 3 rubli, più o meno 30 centesimi. Alle sue spalle la signorina bionda. Ridono entrambe quando mi ustiono il palato cercando di mordere la pietanza bollente. Esco ed un bagliore mi offusca la vista.</p>
<p>Economicamente, le nuove banconote e la nuova moneta, con impresso l&#8217;effigie della Repubblica, la stella, la falce ed il martello su uno sfondo di prodotti agricoli stilizzati che fanno da cornice al fiume Nistro ed al cerchio solare, non sono la sola novità. La regione, che alla fine degli anni &#8217;80 era il fiore all&#8217;occhiello della produzione industriale moldava, con la concentrazione del 90% delle risorse elettriche e del 40% del prodotto interno lordo,<a name="_ftnref5" href="#_ftn5"><sup>[5]</sup></a> oggi è la più povera d&#8217;Europa. Le principali attività del paese sono monopolio di poche aziende: la Tiraspoltransgas nel settore energetico, la Gazprombank in quello bancario &#8211; mai provata, ma nemmeno smentita l&#8217;affiliazione rispettivamente con i colossi russi Gazprom e Gazprombank -, e la Sheriff, una compagnia che si vocifera molto vicina alla famiglia Smirnov, in particolare ai figli del presidente, Vladimir ed Oleg, che controllano gli uffici doganali nazionali.<a name="_ftnref6" href="#_ftn6"><sup>[6]</sup></a> La Sheriff è l&#8217;unica azienda autorizzata ad utilizzare valuta estera, particolare che assicura il monopolio delle esportazioni. <a name="_ftnref7" href="#_ftn7"><sup>[7]</sup></a> Il marchio comprende rivenditori d&#8217;auto, distributori di benzina, supermercati, una stazione televisiva, una compagnia telefonica e la squadra di calcio FC Sheriff Tiraspol, dominatrice delle ultime otto edizioni del campionato moldavo.<a name="_ftnref8" href="#_ftn8"><sup>[8]</sup></a></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8499" title="5" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/5.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Subito dopo il tank che commemora la guerra per l&#8217;indipendenza ed un paio di chilometri prima della base militare russa, dalla quale si erge alto il tricolore bianco blu e rosso della Federazione, si trova un imponente complesso sportivo, splendido e fulgente nel suo candore monumentale: è lo stadio di calcio dove gioca lo FC Scheriff, costato 200 milioni di dollari.<a name="_ftnref9" href="#_ftn9"><sup>[9]</sup></a> Comprende anche un centro commerciale, un rivenditore Mercedes Benz e Skoda, un impianto sportivo indoor ed un albergo a cinque stelle in via di costruzione. &#8220;Nel mio paese non ci sono impianti di questo livello&#8221;, ebbe a dire Hans Krankl ex calciatore ed allenatore della nazionale austriaca che ha ospitato i recenti Europei 2008.<a name="_ftnref10" href="#_ftn10"><sup>[10]</sup></a> Provo ad avvicinarmi, e subito si para di fronte un militare minaccioso. Sparo la prima frase che mi viene in mente: &#8220;Fan, can I go inside?&#8221;, mimando un rinvio virtuale. La guardia fa segno di no con il capo, poi intima d&#8217;allontanarmi. Quando chiedo a A., il mio accompagnatore, se è un tifoso, se si reca qualche volta allo stadio, mi guarda e sorride ironico: &#8220;Mai! D&#8217;altronde, chi se lo può permettere qui,con una media di 100 € di stipendio al mese?&#8221;.</p>
<p>I media internazionali, supportati dai report dell&#8217;interpol e da esperti del settore, hanno più volte ipotizzato che in Transnistria le armi, oltre ad essere presenti nei depositi dell&#8217;ex Armata Rossa si producano anche, e, naturalmente, si vendano, intrufolati tra le merci a marchio Sheriff, sotto gli occhi accondiscendenti dei fratelli Smirnov: Al Qaeda, Hamas e Hezbollah, Iraq, Iran, Palestina, Cecenia e Nagorno Karabakh i clienti più noti.<a name="_ftnref11" href="#_ftn11"><sup>[11]</sup></a> L&#8217;autoproclamatasi Repubblica, che aveva fatto della sua identità culturale e linguistica il vessillo della propria indipendenza, appare sempre più come un grosso affare di famiglia, dal quale i transnistriani sono esclusi: solo 15 dei 43 membri del Parlamento sono nati nella regione, e quasi nessuno riveste ruoli di potere.<a name="_ftnref12" href="#_ftn12"><sup>[12]</sup></a> Diciassette protagonisti della scena politica locale si sono visti revocare il permesso di transito sul suolo Europeo: tra questi il Ministro della Sicurezza Nazionale Vadim Sevtov, meglio noto come <strong>Vladimir Antufeev</strong>, russo di Novosibirsk, criminale internazionale accusato di tentato colpo di stato nel gennaio del 1991 in Lettonia e di crimini contro lo stato moldavo, e <strong>Dmitrii Soin</strong>, funzionario dello stesso dipartimento e direttore della &#8220;Che Guevara High School for Political Leadership&#8221;, un organizzazione propagandistica che fa leva sullo stravolgimento del mito guevariano, ricercato internazionale per strage ed omicidio plurimo. <a name="_ftnref13" href="#_ftn13"><sup>[13]</sup></a></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8501" title="6" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/6.jpg" alt="" width="500" height="312" /></a>Proseguo la passeggiata verso il bazar, il vero fulcro vitale delle città dell&#8217;est. Giro tra carretti di frutta e verdura, sacchi di zucchero e cartoni di uova, carne macellata attorniata da mosche e moschini, coperte distese per terra dove si trova di tutto, dalle pantofole agli atlanti geografici, dagli indumenti intimi ai servizi di finta porcellana, bancarelle con calzature in bella mostra su pile di quaderni scolastici. A fianco una chiesa ortodossa. Il cancello è aperto ed entro. Sulla destra una croce, di fronte un vaso con fiori freschi e della terra smossa: una sepoltura a cui non è ancora stata applicata una lapide. Guardo la data della morte, 17 Ottobre 2007. Sono passati più di 10 mesi ed il religioso che qui riposa non ha ancora trovato pace. Passo davanti al Museo della Guerra, poi al monumento degli eroi dell&#8217;Afghanistan, al Parlamento, di fronte a cui si erge, sorretto da una colonna e slanciato, lo sguardo granitico disperso nel vuoto, Vladimir Il&#8217;ič Ul&#8217;janov, al secolo Lenin. &#8220;Che cosa hanno combinato questi uomini nel tuo nome ?&#8221; Al di là il ponte sopra il Nistro. Il colore verdognolo del fiume ne testimonia lo stato di salute: decenni di prodotti chimici scaricati nelle acque ed una recente infestazione da carcasse di animali morti lo hanno reso non solo non balneabile, ma putrido e cencioso. Un paio di ruderi attraccati sulle sue sponde sembrano testimoniare lo stato d&#8217;abbandono dell&#8217;attività fluviale. Dietro di me il palazzo dove alloggio, che sorregge la scritta enorme Kvint, la distilleria dell&#8217;omonimo liquore tradizionale.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/7.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8502" title="7" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/7.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>I preparativi per la festa continuano lenti. Un ragazzo con una maglietta che ritrae il &#8220;Guerrillero Heroico&#8221; di Korda su sfondo giallo si fa incontro: mi consegna una spilla con un drappo di stoffa e l&#8217;effigie della Federazione Russa. Gli chiedo informazioni sulla stazione dei bus, ma non parla inglese. Si avvicina un altro giovane, dall&#8217;aria scanzonata, pantaloncini e ciabatte. Da come si atteggia, con sufficienza, diramando ordini a destra ed a manca, capisco che è il boss. Parla un inglese molto approssimativo, e non è del posto: la disposizione per i festeggiamenti viene da lontano. Qual è il senso di tutto ciò? Di certo l&#8217;attenzione per questa terra da parte della Russia non è mosso da amore della gente, umile e discreta, ridotta alla miseria ed alla rassegnazione da un ingiustificato isolamento internazionale; piuttosto la prospettiva di un baluardo per i propri interessi, per un ordigno che aspetta di essere innescato nel cuore dell&#8217;Europa che sarà, forte di una presenza militare che nel continente non ha eguali.</p>
<p>L&#8217;autista della corriera diretta ad Odessa, Ucraina, non mi vuole prendere a bordo. Fa capire che non desidera stranieri: troppi problemi alla frontiera. Alcune donne si alzano e cominciano ad inveire. Poi una di loro si affaccia dentro l&#8217;automezzo, e fa cenno ad una ragazza di scendere. Alta, lunghi riccioli castani che cascano sulle spalle, i lineamenti sottili del viso: parla inglese e dice di sedere accanto a lei. È originaria di un paesino nei dintorni di Tiraspol, ma studia economia ad Odessa. Mi tranquillizza, le signore sono intervenute in mia difesa. Giro il capo e faccio un segno di ringraziamento. La corriera parte ed imbocca la dissestata strada che porta verso il confine.</p>
<p><em>(Immagini di Riccardo Valsecchi)</em></p>
<p><strong>Note al testo:</strong></p>
<hr size="1" />
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Official data from 2004 census and comparison with the 1989 census, by Olvia Press: http://www.olvia.idknet.com/ol37-09-05.htm</p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> http://www.culturalpolicies.net/web/moldova.php?aid=421</p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Official data from 2004 census and comparison with the 1989 census, by Olvia Press: <a href="http://www.olvia.idknet.com/ol37-09-05.htm">http://www.olvia.idknet.com/ol37-09-05.htm</a><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"></a></p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> <a href="http://www.olvia.idknet.com/news15-07-04.htm">http://www.olvia.idknet.com/news15-07-04.htm</a></p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> John Mackinlay and Peter Cross (editors), Regional Peacekeepers: The Paradox of Russian Peacekeeping, United Nations University Press, 2003, ISBN 92-808-1079-0 p. 135.<a name="_ftn6" href="#_ftnref6"></a></p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:051:0023:0025:IT:PDF">http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:051:0023:0025:IT:PDF</a></p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> <a href="http://www.kommersant.com/p705753/r_1/The_Old_Guard_Wins_in_Transdniestria/">http://www.kommersant.com/p705753/r_1/The_Old_Guard_Wins_in_Transdniestria/</a></p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> <a href="http://www.sheriff.md/">http://www.sheriff.md</a>/</p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> <a href="http://www.pridnestrovie.net/sports.html">http://www.pridnestrovie.net/sports.html</a></p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> <a href="http://www.pridnestrovie.net/sports.html">http://www.pridnestrovie.net/sports.html</a></p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a> <a href="http://npc.sarov.ru/english/digest/82002/section3p3.html">http://npc.sarov.ru/english/digest/82002/section3p3.html</a>; <a href="http://muse.jhu.edu/journals/sais_review/v025/25.1kliment.html">http://muse.jhu.edu/journals/sais_review/v025/25.1kliment.html</a>; <a href="http://news.sbs.com.au/dateline/rogue_weapons_rogue_state_130349">http://news.sbs.com.au/dateline/rogue_weapons_rogue_state_130349</a>; <a href="http://www.washingtontimes.com/news/2004/jan/18/20040118-103519-5374r/">http://www.washingtontimes.com/news/2004/jan/18/20040118-103519-5374r/</a></p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a> <a href="http://www.info-prim.md/?x=&amp;y=3956">http://www.info-prim.md/?x=&amp;y=3956</a></p>
<p style="text-align: left;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a> Council Decision 2006/96/CFSP of 14 February 2006 implementing Common Position 2004/179/CFSP concerning restrictive measures against the leadership of the Transnistrian region of the Republic of Moldova European Union Law- Official Journal. Feb 2, 2006. Retrieved 2006, 12-27: <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:051:0023:0025:IT:PDF">http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:051:0023:0025:IT:PDF</a>; Ordine internazionale di cattura per Dmitrii Soin: <a href="http://www.interpol.int/public/Data/Wanted/Notices/Data/2004/70/2004_52070.asp">http://www.interpol.int/public/Data/Wanted/Notices/Data/2004/70/2004_52070.asp</a>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/16/transnistria-a-orologeria/">Transnistria a orologeria</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/23/la-storia-degli-altri/' rel='bookmark' title='La storia degli altri'>La storia degli altri</a> <small>[Da sempre ritengo che il conflitto tra lo stato d'Israele...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/11/caro-bimbo-ti-penso/' rel='bookmark' title='Caro bimbo ti penso'>Caro bimbo ti penso</a> <small> Molto di quel che c&#8217;è da sapere è nelle...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/la-fame-di-realta-e-limmaginazione-romanzesca/' rel='bookmark' title='La fame di realtà e l&#8217;immaginazione romanzesca'>La fame di realtà e l&#8217;immaginazione romanzesca</a> <small> di Massimo Rizzante Questo pezzo è uscito quest&#8217;anno con...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/08/perche-ho-firmato-l%e2%80%99appello/' rel='bookmark' title='Perché ho firmato l’appello'>Perché ho firmato l’appello</a> <small> di Gianni Biondillo Innanzitutto una premessa necessaria: in questi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/02/25/behind-giuliana-sgrena%e2%80%99s-kidnapping-interview-with-hamid-mir/' rel='bookmark' title='BEHIND GIULIANA SGRENA’S KIDNAPPING INTERVIEW WITH HAMID MIR'>BEHIND GIULIANA SGRENA’S KIDNAPPING INTERVIEW WITH HAMID MIR</a> <small>di Sergio Nazzaro e Roberto Saviano Hamid Mir, Osama Bin...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/16/transnistria-a-orologeria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 1.309 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-12 16:07:46 -->
<!-- Compression = gzip -->
