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	<title>il sonno della ruggine &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Il sonno della ruggine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 05:28:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[il sonno della ruggine]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Marina Pizzi 1. la giacca della rupe l&#8217;ho messa accanto alla culla. così si capirà che non è nascita essere bambini i ragazzini con le caviglie esangui le lunghe nuche senza fidanza. in palio non c&#8217;è niente se non vedetta di vendetta guardarci dritti negli occhi. un compagno di asilo è stato ammesso a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/marina-pizzi.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-19181 alignnone" title="marina-pizzi" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/marina-pizzi.jpg" alt="marina-pizzi" width="216" height="288" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/marina-pizzi.jpg 360w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/marina-pizzi-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 216px) 100vw, 216px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1.<br />
la giacca della rupe l&#8217;ho messa<br />
accanto alla culla. così si capirà<br />
che non è nascita essere bambini<br />
i ragazzini con le caviglie esangui<br />
le lunghe nuche senza fidanza.<br />
in palio non c&#8217;è niente se non vedetta<br />
di vendetta guardarci dritti negli occhi.<br />
un compagno di asilo è stato ammesso<br />
a fischiettare con le rondini. questo il<br />
buono che si staglia tutto fecondo e dotto.<br />
una minaccia di pioggia fa da tara<br />
all&#8217;abaco che non conta che sfila<br />
il pallottoliere dentro il pozzo.
</p>
<p style="text-align: justify;">2.<br />
in merito alla girandola furbetta<br />
resta la nube imbrattata di sangue.<br />
qui le sanguisughe sono condominiali<br />
i panni stesi non nascondono amori.<br />
i dondolii di cuori reciproci<br />
gemellano i cipressi ben futuri<br />
al prossimo adesso, adesso.<br />
qui sfinito il mosto senza nettare<br />
condanna la fuga fradicia di muschio.<br />
devo restare per un diverbio netto<br />
con le ciliegie spinose sotto la rena<br />
e fingono languori le formiche<br />
operaie. tu in gola al nome<br />
mi chiami febbre tanto per<br />
innamorarmi. ma è tardissimo<br />
il movimento di ancorare i gabbiani.<span id="more-19157"></span>
</p>
<p style="text-align: justify;">3.<br />
così cominciò l&#8217;estate della frutta<br />
bacanti scrosci di pioggia<br />
rovinarono le polpe.<br />
in autunno arrivò la sciabola del vento<br />
il triste evento di ridacchiare pazzi<br />
una resistenza di teatro di platea.<br />
nessuna voglia di pianto ma la furia<br />
dell&#8217;ennesimo giorno la pessima marea<br />
sul sudario del certo. e mi convinse<br />
la viandanza di non tornare<br />
sulla resina del dubbio. andai balorda<br />
dove precipitano i sassi e la pepita<br />
d&#8217;oro e con un calcio non la volli.<br />
veggente a tavola vidi le marette<br />
di famigliole morte. tutto un esito<br />
di tagliola e niente più.
</p>
<p style="text-align: justify;">4.<br />
resta un nugolo di spaesamenti<br />
il segno, più, croce infissa<br />
dentro l&#8217;iride più colorita.<br />
il tempo ruota la ruota dell&#8217;infelice<br />
lince cieca. la nuca fa già da cella<br />
alla bellezza dell&#8217;esule. le scarpe<br />
sono in palio all&#8217;atleta più veloce.<br />
non c&#8217;è accetta che possa svergognare<br />
la luce. qui ti sopporti perche sei<br />
un anello in via di ruggini e cipressi.<br />
pensa a piangere di te la norma<br />
dell&#8217;addio. la resina votiva che<br />
non ti darà niente e nessuno.<br />
sorridi pazzo e forse sarai salvo<br />
dalle liane della giungla velenose.
</p>
<p style="text-align: justify;">5.<br />
in meno di una deriva ho fatto conto<br />
di morire. in mare un abisso che bestemmia<br />
le piscine. le sciabole erette non fanno<br />
paura ai canali. le bollette della luce<br />
non hanno dato illuminazioni. nei cimiteri<br />
monumentali le erbacce fanno brecciame<br />
di vita. in tutto il colonnato dell&#8217;entrata<br />
ci sono bambini che giocano a nascondino.<br />
in ogni gingillo di ricordo<br />
la mensola si ritira a dire<br />
vattene da solo che ti verrò appresso.
</p>
<p style="text-align: justify;">6.<br />
qui da me innumeri compagni<br />
che tramandano le dacie di poeti<br />
per panchine di endecasillabi dove lo strazio<br />
un&#8217;ecumene di sabbia e di polvere.<br />
le giurie di passeri pungenti<br />
inventano le genti compassionevoli<br />
di una briciola soltanto.<br />
invece non basta una ciotola stracolma<br />
a partorire una statua veritiera<br />
una bella femmina come sul dirsi<br />
senza mai darsi a verità conclusa.
</p>
<p style="text-align: justify;">7.<br />
attore di conserva sto in balìa<br />
della rondine che non mi vuole<br />
verso l&#8217;arabesco del papavero proletario<br />
in un viale di periferia.
</p>
<p style="text-align: justify;">8.<br />
allevia il tempo con la venia in mano<br />
batti il tempo con le canzoni in nomade<br />
vetta. dà candore allo sbadiglio con un tic<br />
regale. funziona l&#8217;alamaro per un soldato<br />
libero. in biro per l&#8217;appunto so sfidare<br />
la preghiera imbalsamata l&#8217;amata stasi.<br />
fende il faro la sacrestia del mare<br />
questo bacato cibo di ciliegia<br />
eslege alla punizione della botanica.<br />
tu non trovi che intrugli di catastrofi<br />
le balconate nate per scompiglio.
</p>
<p style="text-align: justify;">9.<br />
in tutta una zona di transito si registra<br />
lo strazio della casa o il saluto. qui in erba<br />
smossa trovo un dormiente cavo di fatiche.<br />
le mortalità di chi si fa la minestra<br />
sotto il pilone della sopraelevata<br />
del Prenestino. intorno alla remora del caso<br />
mi chiamo stilema senza successo<br />
o al più una stampante per homeless.<br />
in stima alla cometa di bambini<br />
bivacco la scuola di capire<br />
se finalmente un apice è raggiunto.<br />
è senza panico la svolta della fune<br />
che dà direttive all&#8217;abaco del cipresso.<br />
in te vorrò renderti la vita<br />
per amarti di più.
</p>
<p style="text-align: justify;">10.<br />
dammi un otre di stallo<br />
pace che sappia d&#8217;oltremare<br />
tra le maree che piangono le stelle<br />
allontanando. intruglio d&#8217;erba<br />
spuria questo cipresso prestato<br />
per legarti la barba tremolante<br />
del tuo pianto. in pace il mito<br />
della rotta non fiaccola più niente.<br />
le masserie d&#8217;accanto ti ledono<br />
la fossa. una manciata di pece<br />
il sudario con la cascata accanto<br />
la burla d&#8217;arte che simula la vita.
</p>
<p style="text-align: justify;">11.<br />
quale sarà la fossa che ci rincorre<br />
questo zelo salato di darsena<br />
in mano alla nomea di farsi grido<br />
dondolio lo sguardo di piangere.<br />
in apnea la palude della giornata<br />
triste più del membro di giuria.<br />
in giugno raccatterò la paglia del grano<br />
l&#8217;urlo del pane che non sarà sedotto<br />
dall&#8217;apice del farlo. qui la fretta<br />
della ventola vuol farmi fuori<br />
dalla manciata delle briciole.<br />
voglio il comando dell&#8217;aria per gettarmi<br />
dal manico di scopa senza cuore<br />
né reo né buono. in fondo sono un permesso<br />
che non sa placare la carie dell&#8217;ammesso.
</p>
<p style="text-align: justify;">12.<br />
una giostra di remi canta la litania dell&#8217;acqua mossa<br />
il caso a cerchio che non dà padrone<br />
né il portone altezzoso di una casa nobiliare.<br />
le genti qui sono tormento<br />
in mano un cerchio che non potrà rispondere<br />
né cedere un&#8217;aureola felice<br />
allo zampino del chiodo in qualche parte<br />
di nostra parte. in urlo alla nomea di stare<br />
affacciati nessun frullo giudica il volo<br />
di stare arresi al davanzale. in pasto al sillabario<br />
che non sa vagare si continua la rete delle fosse<br />
con le lapidi soltanto in tanto spasmo.<br />
mo&#8217; verrà la fodera per le pepite della pece<br />
il male alla stadera della pesa senza desco.
</p>
<p style="text-align: justify;">13.<br />
la notte della tasca lo stato infetto<br />
quando al duetto delle voci nere<br />
erra lo scopo di capire l&#8217;angolo.<br />
in tutto il miserere della girandola<br />
questo presagio d&#8217;arco senza freccia<br />
l&#8217;indagine votiva del varco d&#8217;acqua.<br />
mutila sembianza resta l&#8217;aurora<br />
concatenata al resto che non torna<br />
verso il grumo del cielo senza bene.<br />
le pieghe della pelle dopo il sonno<br />
promettono l&#8217;inganno della guarita<br />
sella quasi una gita d&#8217;alto bordo in piena.
</p>
<p style="text-align: justify;">14.<br />
papavero del crepacuore<br />
la vedova del pane<br />
dover sopire il dotto analfabeta<br />
tra betulle di bene e tulle di bontà.<br />
in un passero di stasi<br />
stare ammessi all&#8217;inguine del pozzo<br />
così per crocevia senza rimbalzo.<br />
in un&#8217;etica di secoli vedenti<br />
guardare te che moristi pendolo<br />
di un viatico cattivo.
</p>
<p style="text-align: justify;">15.<br />
sempre aggiornato il pozzo<br />
di squarciare i mesi<br />
questa milizia gracile di perdita<br />
a menadito come se fosse gesso.<br />
in mano alla fessura del camino<br />
sperdere il sonno in un ciliegio bacato<br />
transennato dalla maestà del giù.<br />
qui non sanno i perentori sogni<br />
né le bufale che scontano le stelle<br />
per residui d&#8217;ascia e di cimento.<br />
in un pagliaccio di trampoli vestirsi<br />
virtù del controvento.
</p>
<p style="text-align: justify;">16.<br />
ho un sonno apolide un sorriso di scempio<br />
dentro dietro davanti a dire che non fui<br />
che lite di pollice maestro senza insegnamento.<br />
la cicala solare concubina<br />
mi racconta la cantica bambina<br />
allora quando in bilico di curve<br />
tutto restava valore di gran gioia<br />
o al massimo un alamaro da riparare.<br />
oggi la serva è dovunque a vanvera<br />
di sterco, lavatoio con le lucertole<br />
impazzite. qui ti chiamo patrimonio<br />
del patema: i miei resti aspettano<br />
le ceneri assolute del lutto e della festa<br />
di morire. ridi fin da ora, avrai credito!
</p>
<p style="text-align: justify;">17.<br />
in un marcito stipendio di Calcutta<br />
la cinta di vivere a piedi nudi.<br />
senza riposo a vanvera la critica<br />
senza potenza niente. di poi le carni<br />
nude e la domanda gelida del dado<br />
miserando dolo di se stesso.<br />
la cheta retata della rondine<br />
non rischiara la cimasa né la mensola<br />
novembrina di ogni morto. qui sono<br />
e sì rimane la morente cinghia di<br />
stringere la vita. è Veronica la pietra<br />
con l&#8217;impronta del più povero di Cristo.<br />
sto comunque adesso in un deserto<br />
tutto sedotto dal bavero dell&#8217;orto<br />
che non si concede. ceda di me<br />
la rendita del pianto il ciao d&#8217;alunno<br />
ben più ligio del fuso di condotta.
</p>
<p style="text-align: justify;">18.<br />
è solo morto il bavero del collo<br />
sterminio vero frode d&#8217;Ercole.<br />
dal timbro del controllo avrò<br />
crisalide la nenia del dado falso.<br />
di te imbriglierò tutte le stirpi<br />
i piagnistei delle ragioni buone<br />
dove davvero non c&#8217;è niente da<br />
salvare. i vicoli di sempre sono<br />
del coma. nessuna cariatide osa<br />
deridere un vulcano. da oggi ammetto<br />
l&#8217;ultimo solco servile al senso.
</p>
<p style="text-align: justify;">19.<br />
appello sotto teca l&#8217;armistizio<br />
quest&#8217;amicizia in stima di burrone<br />
foto ottusa che riproduce<br />
il giovane da bello. dove avviene l&#8217;alba<br />
non sarà quota di alta quota vita.<br />
anzi un ospedale di periferia<br />
dove l&#8217;impero dei sensi si sfa<br />
all&#8217;ortica. in panico le guglie<br />
degli ornamenti<br />
gli angeli le sacralità del vuoto.<br />
tu resti andante con la flebo<br />
al plettro del livido. credi di<br />
rifiorire: indurisce il tarlo la cintura<br />
svuota la cintola in una vieta beffa.
</p>
<p style="text-align: justify;">20.<br />
in un muso d&#8217;aria credo di vivere<br />
la mia agonia di agosto. l&#8217;icona<br />
sul computer ha i capelli bianchi.<br />
l&#8217;ospizio del vetro della finestra<br />
è nero. niente pulisce questo cimitero<br />
altèro sul tavolo anatomico.<br />
anche le piante grasse muoiono<br />
e non di sete. le giovani avarie<br />
del divieto qui sul polso che<br />
non si rassegna. la frottola del<br />
cerchio diffama lo steccato<br />
del giardino. in mano all&#8217;aureola<br />
non so salvarmi. mi spingo in un festino<br />
di note cavalleresche. i crumiri<br />
del rantolo non la scampano. tu riordini<br />
le carte degli avi per la gioia della polvere.<br />
verrà l&#8217;America e non potrai toccarla<br />
che sotto i trabiccoli dell&#8217;ansia.
</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #666699;">Marina Pizzi è nata a Roma, dove vive, il 5-5-1955.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #666699;">Ha pubblicato i libri di versi: IL GIORNALE DELL&#8217;ESULE (Milano, Crocetti, 1986), GLI ANGIOLI PATRIOTI (Milano, Crocetti, 1988), ACQUERUGIOLE (Milano, Crocetti, 1990), &#8220;DARSENE IL RESPIRO&#8221; (Milano, Fondazione Corrente, 1993), LA DEVOZIONE DI STARE (Verona, Anterem, 1994), LE ARSURE (Faloppio, CO, Lieto Colle, 2004), L&#8217;ACCIUGA DELLA SERA I FUOCHI DELLA TARA (Lecce, Luca Pensa, 2006), DALLO STESSO ALTROVE (Roma, La camera verde, 2008), L&#8217;INCHINO DEL PREDONE (Piacenza, Blu di Prussia, 2009).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #666699;">Le plaquettes &#8220;L&#8217;impresario reo&#8221; (Tam Tam 1985) e &#8220;Un cartone per la notte&#8221; (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); &#8220;Le giostre del delta&#8221; (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione &#8220;Sagittario&#8221; 2004).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #666699;">Numerosi e-book si possono leggere on line.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #666699;">Sul web cura i seguenti blog di poesia:<br />
Sconforti di consorte<br />
Brindisi e cipressi<br />
Sorprese del pane nero</span></p>
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