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	<title>Nazione Indiana &#187; ipertesto</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 05:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Rosso]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/s000t000d.jpg" title="s000t000d.jpg"></a>  di <strong>Filippo Rosso</strong></p>
<p>[lessia n.26]<br />
Le stampelle dovevano essere appese tutte nello stesso verso. Gli dava fastidio che fossero sfalsate. Così ogni settimana spendeva un po&#8217; di   tempo a raddrizzarle.<br />
Ne valeva la pena &#8211; pensava &#8211; perché conferiva al guardaroba un buon senso di ordine.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/12/06/s000t000d/">s000t000d</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/s000t000d.jpg" title="s000t000d.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/s000t000d.thumbnail.jpg" alt="s000t000d.jpg" align="left" /></a>  di <strong>Filippo Rosso</strong></p>
<p>[lessia n.26]<br />
Le stampelle dovevano essere appese tutte nello stesso verso. Gli dava fastidio che fossero sfalsate. Così ogni settimana spendeva un po&#8217; di   tempo a raddrizzarle.<br />
Ne valeva la pena &#8211; pensava &#8211; perché conferiva al guardaroba un buon senso di ordine. Non aveva alcuna motivazione pratica, o meglio l&#8217;aveva solo per sé. Era una sorta di miglioramento meccanico della sua giornata.<br />
Un giorno (quando sarebbe morto) quei vestiti sarebbero entrati a far parte della tattilità di qualcun altro. Ma finché era vivo, il suo guardaroba doveva restare così. Un sistema variabile se non per le aggiunte di nuovi acquisti.<br />
Non buttava via niente. Negli ultimi anni si era convinto che la vita si potesse ricapitolare negli oggetti. E in particolar modo nei vestiti, i maglioni le camicie i bottoni i risvolti le cuciture, le tasche. Erano tutti luoghi che aveva vissuto e che gli appartenevano, la collezione dei suoi frammenti. [...]</p>
<p><span id="more-4878"></span></p>
<p>[lessia n.37]<br />
Arrivò a Santa Monica Boulevard e la percorse tutta. Tagliando Westwood, mentre fiancheggiava i distretti meridionali di Beverly Hills, si accorse che le prime automobili cominciavano a circolare in strada [...].<br />
Aveva intravisto le colline di Hollywood per la prima volta mentre andava in direzione nord-est sull&#8217;autostrada. Mentre girava a sinistra per Belden e passava attraverso il parcheggio di un <a href="http://www.filipporosso.net/s000t000d/txt/index.php?cod=029">centro commerciale</a>, Hamilton si ricordò che poco più avanti era possibile vedere una buona parte di Los Angeles. In realtà non c&#8217;è un punto in cui si riesca a percepire l&#8217;estensione completa di quel mucchio di villoni che rende l&#8217;intera città una fabbrica del vuoto.<br />
Decise di proseguire. Le <a href="http://www.filipporosso.net/s000t000d/txt/index.php?cod=038">strade</a> che lo avevano condotto ai piedi di Hollywood adesso erano state sostituite da un dedalo di vie molto più strette e contorte. Da lì, impossibile avamposto della città reticolare e infinita, capì che Hollywood è anch&#8217;essa un ammasso di alture senza centro.<br />
- A questo punto tanto vale &#8211; pensò  &#8211; prendere la prima strada che capita.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/s000t000d_1.jpg" title="s000t000d_1.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/s000t000d_1.thumbnail.jpg" alt="s000t000d_1.jpg" align="bottom" /></a></p>
<p>[lessia n.38]<br />
Una strada saliva e girava poco dopo. Intorno non c&#8217;era nessuno. Stava macinando miglia senza accorgersene, si sporgeva con la testa dal finestrino e dava colpetti leggeri di clacson prima di ogni curva.<br />
Andava piano. Le ville intorno erano una attaccata all&#8217;altra, tutte con i cancelli chiusi. Che cosa nascondevano?<br />
Prima di ogni incrocio ecco un segnale di stop, l&#8217;insegna della via che passa. Cartelli blu di metallo. Palme e banani. C&#8217;era da impazzire pensando che Hollywood si può girare per ore, scendendo a vortice dalle strade scoscese, risalendo infinite volte come in un gioco, una girandola, un gomitolo.</p>
<p><small>N.d.A.: Roma, città della memoria e Los Angeles, megalopoli reticolare senza centro, formano un&#8217;unica scena di personaggi anonimi e vicende apparentemente sconnesse, che rimandano il lettore alla ricostruzione di un percorso possibile attraverso déjà-vu e analogie. Un&#8217;opera prima (scritta nel 2002) che vuole essere una domanda aperta sulla natura della narrativa ipertestuale.<br />
La versione completa è consultabile sul <a href="http://www.filipporosso.net">sito dell&#8217;autore</a>.</small></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/12/06/s000t000d/">s000t000d</a></p>
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