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	<title>Nazione Indiana &#187; italia</title>
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		<title>Speriamo bene</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 23:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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<p><em>Pensando al 2012 italiano m&#8217;è tornata in mente questa bella vignetta del buon vecchio Paz.<br />
Che dire ancora? Teniamo duro.</em> G.B.</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/01/speriamo-bene/">Speriamo bene</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/PAZ.jpg" alt="" title="PAZ" width="662" height="432" class="alignnone size-full wp-image-41168" /></p>
<p><em>Pensando al 2012 italiano m&#8217;è tornata in mente questa bella vignetta del buon vecchio Paz.<br />
Che dire ancora? Teniamo duro.</em> G.B.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/01/speriamo-bene/">Speriamo bene</a></p>
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		<title>Trova le differenze</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 11:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/001f2944_medium1.jpeg"></a></p>
<p>Grazie al pendolarismo, l’altro giorno sono riuscita a sbirciare le testate vicine al partito in grado di esercitare la pressione più forte sul governo. Salgo sul treno con sullo stomaco “Grazie ai nostri sacrifici, IL DIO SPREAD E’ SAZIO” de <em>Il Giornale</em> ostentato nell’edicola della stazione, ma resto incredula quando mi capita sotto il naso una copia abbandonata di <em>Libero</em>: GLI EVASORI RINGRAZIANO.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/08/trova-le-differenze/">Trova le differenze</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/001f2944_medium1.jpeg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/001f2944_medium1.jpeg" alt="" title="001f2944_medium" width="209" height="300" class="alignleft size-full wp-image-40988" /></a></p>
<p>Grazie al pendolarismo, l’altro giorno sono riuscita a sbirciare le testate vicine al partito in grado di esercitare la pressione più forte sul governo. Salgo sul treno con sullo stomaco “Grazie ai nostri sacrifici, IL DIO SPREAD E’ SAZIO” de <em>Il Giornale</em> ostentato nell’edicola della stazione, ma resto incredula quando mi capita sotto il naso una copia abbandonata di <em>Libero</em>: GLI EVASORI RINGRAZIANO. Il titolo del giorno prima &#8211; GOVERNO CHE CHIAGNE E FOTTE – sembrava copiato dai commenti in rete con cui i contribuenti di sinistra e reddito medio-basso sintetizzavano la loro rabbia. Il rebus <em>Trova le differenze</em> si risolve un po’ meglio leggendo gli editoriali.<span id="more-40985"></span><br />
Belpietro narra di un dipendente che gli ha chiesto come fa a portare i soldi in Svizzera, tuonando che Monti non punisce gli evasori e quanti hanno già spostato i grandi capitali all’estero, mentre costringe alla fuga anche i piccoli risparmiatori. Sallusti parla di macelleria sparando sui palloni gonfiati di Francia, ma si consola che la gente ha già capito l’errore di concedere a Monti ciò che stato negato a Berlusconi. “Senza qualcuno che ci difenda da poteri oscuri e lontani ci sentiamo meno sicuri.”<br />
In realtà è storia vecchia &#8211; riporta a quegli anni ’20-’30, con cui le analogie si fanno sempre più inquietanti. Scagliandosi contro il capitalismo mondiale, l’ideologia fascista neutralizza i conflitti in un nazional-populismo tutto a vantaggio della classe dominante. Ha funzionato allora, per funzionare oggi non deve reinventarsi.<br />
Le alternative di sinistra, invece, sono costrette a guardare oltre i confini per cercare di acciuffare l’evanescente Moloch del capitale finanziario. Per questo sono ancora deboli, sia quelle riformiste, sia quelle più radicali. Solo le divisioni sembrano, come allora, forti e inevitabili.</p>
<p><em>pubblicato su</em> L&#8217;Unità, <em>8.12.2011.</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/08/trova-le-differenze/">Trova le differenze</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ach, Italien!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 08:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/06b-ItaliaundGermania.jpg"></a></p>
<p>Perché i contribuenti tedeschi dovrebbero sovvenzionare le ingiustizie e i privilegi del sistema Italia? Pagare anche loro per i comodacci di Berlusconi (le Minetti e i Minzolini, per esempio)? Mostrarsi solidali con chi pensa che gli evasori fanno bene e i fessi sono gli altri?Buttare soldi in un paese marcio di corruzione, clientelismo, mafia, così come l’Italia stessa ha foraggiato invano la Cassa del Mezzogiorno?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/29/ach-italien/">Ach, Italien!</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/06b-ItaliaundGermania.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/06b-ItaliaundGermania-300x209.jpg" alt="" title="06b-ItaliaundGermania" width="300" height="209" class="alignnone size-medium wp-image-40887" /></a></p>
<p>Perché i contribuenti tedeschi dovrebbero sovvenzionare le ingiustizie e i privilegi del sistema Italia? Pagare anche loro per i comodacci di Berlusconi (le Minetti e i Minzolini, per esempio)? Mostrarsi solidali con chi pensa che gli evasori fanno bene e i fessi sono gli altri?Buttare soldi in un paese marcio di corruzione, clientelismo, mafia, così come l’Italia stessa ha foraggiato invano la Cassa del Mezzogiorno? Così scrive, sul liberal-democratico <em>Süddeutsche Zeitung</em>, lo storico e critico Gustav Seibt, profondo conoscitore dell’Italia. Dargli torto non è facile, considerando pure che tagli drastici ai costi della politica non sono in vista e ai concittadini più ricchi verrà chiesta al massimo una mini-patrimoniale.<span id="more-40886"></span>  Ma il problema è che il rigore imposto dalla linea Merkel, non fa che aggravare l’ingiustizia. L’austerità colpirà massimamente non solo i più deboli, ma anche i più “virtuosi”. Le imprese sane e i lavoratori che, a partire dagli anni ’90, hanno accettato rinunce perché l’Italia potesse accedere ai benefici promessi dall’entrata nell’Europa monetaria, ora stanno aspettando di trovarsi definitivamente cornuti e mazziati. I discorsi paternalistici con cui nazioni intere finiscono paragonate al cugino spendaccione da rieducare stringendo i cordoni della borsa, sono mistificatori di una realtà assai più complicata. Il loro fondo razzista oggi scandalizza chi ha detto cose simili o peggiori sulla Terronia, ma occultano anche un’altra faccia della medaglia. Persino la virtuossima Germania ha ricchi sempre più ricchi e pensionati che faticano a arrivare a fine mese. Nessuno vive sull’isola felice o in una Fort Apache capace di asserragliarsi contro la crisi mondiale. Chi se la prende con gli italiani o viceversa con i tedeschi, non fa altro che ingannare o ingannarsi.</p>
<p><em>Friedrich Overbeck,</em> Germania und Italia,<em> 1828, Neue Pinakothek, Monaco di Baviera. L&#8217;articolo è uscito su</em> L&#8217;Unità,<em> 29/11/2011.</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/29/ach-italien/">Ach, Italien!</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Depressione</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/11/24/depressione/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 15:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p></p>
<p>Sono giorni che mi vedo così. Sono la donna bruna che cerca di catturare il pianeta malefico dentro un cerchio di fildiferro per vedere se si allontana o si avvicina. Nel film di Lars von Trier, il finale sarà l’impatto apocalittico.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/24/depressione/">Depressione</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/EKV4gbEAo0I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Sono giorni che mi vedo così. Sono la donna bruna che cerca di catturare il pianeta malefico dentro un cerchio di fildiferro per vedere se si allontana o si avvicina. Nel film di Lars von Trier, il finale sarà l’impatto apocalittico. Non qui. Qui c’è solo lo sguardo ripetuto attraverso il cerchio, lo spread che sale e scende, l’astro che non capisci se sia più lontano o più vicino. Non si chiama <em>Melanchòlia</em>, ma Depressione. Temo non sia casuale che gli economisti stiano ben attenti a usare il termine. Parlano di crisi, recessione, inflazione. Al minimo accenno alla Grande Depressione sembrano spaventarsi. Divenuti auruspici di meccanismi talmente fuori controllo da apparire eventi catastrofici, temono le profezie che si autoavverano. <span id="more-40852"></span></p>
<p>Anche per questo siamo già in depressione. La depressione è un stato della mente collettiva che coincide con una congiuntura economica. E’ il risultato del senso di impotenza con cui ci affacciamo alle aspettative negative, memori anche solo sottopelle di quanta perdita abbiamo già subito. Mandiamo i figli a studiare in scuole sempre più fatiscenti, compilando bollettini postali per consentire l’acquisto di materiali tra i quali c’è la carta ma anche la carta igienica. Paghiamo ticket sempre più alti per le cure mediche, ma se è necessario un esame urgente, raggranelliamo i soldi per la visita privata. Nelle stazioni ferroviarie funzionano spesso solo gli schermi che trasmettono non-stop spot pubblicitari. Le città si allagano con ogni pioggia forte, i tombini non ripuliti si intasano, nel manto stradale malripezzato le pozzanghere si ingrossano a laghi che continuano ad allargare le buche.</p>
<p>Il lavoro è sempre più scarso, sempre meno tutelato, sempre peggio retribuito. La classe operaia, prima di quasi dissolversi, ha fatto sacrifici senza andare in paradiso. E’ stata raggiunta nel limbo quaresimale dalla classe media. I lavoratori atipici stanno sulla soglia, sempre più numerosi. Non hanno voltato le spalle agli operai della Fiat nel braccio di ferro con Marchionne, ma quando uno di loro si trova faccia a faccia con l’impiegato pubblico troppo lento o scazzato, l’insofferenza verso il tutelato brucia, tutto a vantaggio di chi divide e impera. L’umiliazione resta più indicibile del rancore in cui cerca uno sfogo, è il fondo depressivo che atomizza, che entra in casa, che intossica i rapporti più privati. Se hai uno straccio di lavoro, sai che ti tocca tenerlo caro quasi a qualunque costo. Sotto c’è lo strato nero del lavoro in nero, i clandestini che ne abbassano il costo reale, che portano voti alla Lega, perché c’è sempre chi incassa le rendite delle guerre tra poveri. Difficile resistere alle sirene depressive e alla loro capacità di incattivire, spacciando per visione esistenziale lo sguardo oscurato dal malessere subito. “Siamo soli e il mondo è cattivo”, dice alla sorella bruna in preda al panico, la bionda che trae una forza terminale dalla sua natura melancholica o saturnina .  </p>
<p>L’esito del voto in Spagna indica che la delusione è soprattutto un problema delle sinistre governative. Lo stesso dice, a modo suo, l’altissima fiducia degli elettori del Pd nel governo Monti. Il sollievo e la speranza per la ritirata di Berlusconi sono stati, sin da subito, mescolati al desiderio di affidarsi a un’autorità, come bambini spaventati da una realtà che trascende le loro capacità di comprendere e reagire. Dare la mano a chi dovrebbe guidarli nel buio, chiudendo gli occhi. Ma insieme ad ansia e paura, agisce anche una ragione se non proprio depressiva, almeno disillusa sino al fatalismo. Se l’alternativa alla catastrofe non può che essere ingoiare la minestra austera, che almeno sia preparata da un grande chef che ha imparato la ricetta nei migliori établissment del mondo, in grado – si spera &#8211;  di trattare alla pari con i colleghi dell’Hotel Frankfurter Hof e Hotel Ritz. Nulla di meglio si sarebbero aspettati da un partito che da decenni ha chiesto rinunce con la promessa che si sarebbero tradotte in crescita e dunque benefici, cosa non avveratasi in cui non spera più nessuno. L’ironia del caso italiano fa si che sia stata la destra berlusconiana a imporre, con il voto dei ceti popolari e l’appoggio di Confindustria sino al limite del baratro, il dietrofront sugli slanci liberali di sinistra.  Al “meno tasse per tutti” strombazzato, corrispondeva, nella pratica, il ripristino di ogni privilegio e il “niente tasse per alcuni” molto prammatico, ovvero destinato a tutti quelli in grado di evaderle. Ma quel che sembra arrivato al capolinea in tutta Europa, è il sogno di una società dove capitalismo e socialismo, alla fine di tante lotte, avessero raggiunto un equilibrio soddisfacente per gran parte dei cittadini. Sembrava un’acquisizione così salda che non solo in Italia, inebriata dal nuovo mondo unilaterale, anche la sinistra ha creduto di potersi concedere un po’ di libertinaggio liberale. I danni del New Labour si sono sommati a quelli del thatcherismo, e persino nella Germania graziata dalle casse piene dello Stato, nessuno rivorrebbe più un Gerhard Schröder a capo del Partito Socialdemocratico. Forse anche per questo &#8211; oltre all’assenza di alternative immediate per proteggere il paese dal rischio fallimento &#8211; lo stesso Partito Democratico è stato così pronto e docile nel consegnare delega al governo Monti, malgrado sembrasse certa e addirittura prossima la vittoria elettorale. Pur consapevole che potrebbe pagare carissima la resa delle armi, ha preferito affidare all’outsourcing “tecnico” l’esecuzione della politica economica, nel momento in cui non è stata più un’opzione, ma un’imposizione ineluttabile. Ora si stanno delineando scontri interni tra correnti più liberali e più “sociali”,  ma sempre in una logica binaria e autoreferenziale. Nessuna riflessione dialettica sui propri percorsi che voglia in più – pare impensabile &#8211;  confrontarsi con la base elettorale o con la società. Che i dettati dell’economia abbiano esautorato la politica, pare avvenuto sia per causa che come effetto della sua incapacità di mettersi in discussione e in gioco – non solo in Italia.</p>
<p>Il pianeta, malgrado il nuovo governo, non resta fermo. Forse il collasso europeo è ormai inevitabile, però non ci aspetta nessuna fine ultima, solo il dover andar avanti sempre più incerti, sempre più disillusi, sempre più poveri. L’apocalisse, per le anime depresse, somiglia a una favola consolatoria, almeno nella misura in cui cerca di esorcizzare il malessere, oggettivandolo in una rappresentazione esterna – cosa di cui il film di Lars von Trier è un esempio dei più trasparenti. Non sembra casuale che, in questi anni di crisi, le narrazioni apocalittiche si siano moltiplicate sino all’inflazione: libri, film, videogiochi. L’apocalisse addomestica i demoni rendendoli feroci e grandiosi  &#8211; ma soprattutto esterni. Mistifica il nostro sentirci miserabili, non importa se facendoci combattere battaglie splatter contro alieni, o abbandonandoci in un castello abitato da tre privilegiate anime in pena che attendono il bang finale. Esiste però qualcosa che la narrazione apocalittica non può permettersi. Non può mostrare alcun collegamento con la condizione storica e collettiva che la incrementa o la ingenera, con quella depressione di cui gli economisti temono di fare il nome. “Siamo soli e il mondo è cattivo”, lo dice, appunto, la stessa splendida donna che nella prima parte manda a quel paese un capo stronzo, ma prodigo di elogi e promozione. Nella favola nera cinematografica è l’eroina che si licenzia perché la depressione le rende intollerabile ogni gioco e finzione sociale, nel mondo grigio della crisi cadono in depressione i licenziati. Castelli e miserie, come diceva il poeta maledetto, simboli e archetipi che mostrano un’essenza per occultare la contingenza da cui possono sgorgare.</p>
<p>Ma forse gli effetti distorsivi della depressione, con il suo bisogno si esternarsi fosse anche in figure di un nero monocromo, possono riflettersi persino sulle letture della realtà che ci incombe addosso. Dal basso della nostra impotenza, la crisi appare come una trama di attori impersonali spregiudicati o almeno un meccanismo perverso quanto ferreo. Non si può fare altro che cercare di disattivarlo in toto, quindi la risposta più radicale sembra l’unica o comunque la migliore. Se c’è una ragione per la quale l’idea del default pilotato come via d’uscita non mi convince, questa risiede soprattutto nel timore che possa essere una reazione opposta e speculare, quasi “euforica”, all’aut-aut di uno scenario catastrofico non messo discussione. Non escludo che in certi casi – forse già in Grecia allo stato attuale – ci sia possa far meno male saltando dalla finestra del fallimento che continuando a mangiare la minestra della miseria. Però le visioni più o meno complottistiche dello strapotere finanziario rischiano di assolvere la corsa individuale alle scialuppe di salvataggio delle nazioni imbarcate sul Titanic, soprattutto all’interno dell’Europa monetaria. Il meccanismo va analizzato e scomposto in ogni sua componente, a cominciare da quelle che appartengono alla responsabilità della politica. Le posizioni di Merkel o Sarkozy, per dire, ma anche l’incapacità dei governi dei paesi mediterranei di contrattare uniti, acquisendo un peso maggiore sul tavolo delle trattative. Lo sforzo di ragionare in maniera differenziata pur nella situazione di pericolo e ricatto, non ha forse utilità pratica, ma esprime in sé un rifiuto dell’introiezione di una subalternità subita.  </p>
<p>La crisi è globale e globali sono le contestazioni che si levano dal basso. Oltre agli slogan che, nella loro evidenza immediata – “siamo il 99%” &#8211; possiedono un potenziale di aggregazione contagioso, forse è anche il volto stesso dei movimenti a strappare la maschera. Traslocare nei luoghi pubblici, accamparsi come zingari nelle tende, dormire nei sacchi a pelo come barboni. Sperimentare una democrazia più diretta, intervenendo nelle assemblee con un codice di gesti che ricorda il linguaggio dei sordomuti. Intervenire, come accade in America, senza amplificazioni, lasciando che le parole dell’oratore vengano trasmesse coralmente. I movimenti, soprattutto in occidente, traducono, per necessità di cose, in corpi e pratiche lo scandalo occultato: la povertà. Si avvalgono anche di strumenti tecnologici e internet, ma questo lo fanno pure i manifestanti in Egitto o in altri paesi dove la libertà era inaccessibile e il pane lo è diventato. Anche con un’antenna sul tetto di una baracca o uno smartphone in tasca si può essere poveri &#8211; sia nel primo che nel secondo e terzo mondo. Dovunque, tuttavia, la povertà non è soltanto quella materiale. E’ tutto ciò che manca o è venuto a mancare: diritti, prospettive, rappresentanza, sponde politiche, risposte alternative complessive che appaiano già formulate e percorribili. Talvolta, a vedere e sentire gli aderenti dei movimenti, capita di sentirsi sconcertati dinnanzi all’impressione che il linguaggio della protesta debba reinventarsi a partire da una sorta di grado zero. Quella povertà è anche debolezza, certo, ma occorre vederla prima per quel che è – lo specchio non falsato di una condizione vera – prima di pensare che se ne possa uscire con scorciatoie. Inutile illudersi: tra la richiesta di una patrimoniale o di una Tobin Tax, o addirittura una riscrittura mondiale delle regole di governance finanziaria e le questioni della crisi strutturale (sostenibilità della crescita, ambiente, occupazione futura ecc.) c’è di mezzo un deserto da attraversare. Un deserto non confinato alle sole democrazie del mondo avanzato, di cui alcuni paesi come il nostro stanno sperimentando per la prima volta cosa significa essere retrocessi in prossimità di quelli meno sviluppati.<br />
Partire da proposte concrete benché già fin troppo osteggiate, non dovrebbe essere un modo per scambiare correzioni di rotta importanti per risposte esaustive. Il percorso, se vuole essere di “democrazia reale” (o qualcosa che vi somigli), sarà lungo e tutto da costruire.</p>
<p>Eppure ci sono nodi e luoghi da cui conviene cominciare. L’Europa può essere un perno. Se in questo continente cominciassero a cambiare alcune regole, questo potrebbe avere un impatto assai più esteso. Probabilmente, causa di forza maggiore, i summit della politica EU troveranno qualche accordo palliativo che consenta una tregua utile per guadagnare tempo. Bisognerebbe sfruttarla anche dal basso per mettere in piedi quel che finora è stato fatto troppo poco. Creare reti &#8211; avere più scambi, informazioni, coordinamento. Giustapporre un’altra politica a quella che impongono le istituzioni monetarie e i governi con il coltello dalla parte del manico. L’Europa è anche quella in cui per secoli uomini e donne hanno lottato per i loro diritti. L’Europa, ancora prima che intorno agli ideali socialisti, comunisti e anarchici si organizzassero partiti e sindacati, è stata il luogo dove si è combattuto insieme perché i singoli paesi potessero diventare nazioni autonome, pari a quella che nel nome di libertà, fraternità e uguaglianza aveva decapitato la monarchia assoluta. Oggi pare di assistere a un processo inverso. Non lasciamo che la moneta diventata immagine e somiglianza di un pianeta minaccioso la disintegri- e noi con essa.  </p>
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		<title>Una cosa di sinistra (che non arriva mai)</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 13:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Sabato in piazza San Giovanni, Matteo Renzi è stato non molto gentilmente invitato a “dire qualcosa di sinistra”. Per chi fosse troppo giovane per ricordarlo, la frase risale a Nanni Moretti che sbottava vedendo D’Alema a “Porta e Porta”. Sono passati 15 anni. Ma nel partito democratico l’unica novità pare che sia diventata applicabile anche al sindaco di Firenze. Sembra, soprattutto, che l’unica alternativa sia quella tra il “vecchio” e il “nuovo”. Poi, una volta compiuta la libera scelta tra Bersani e Renzi, non si vorrà pure pretendere che dicano o facciano qualcosa di sinistra. Il primo mira all’alleanza con l’Udc, porto franco dei topi che fuggono dal Pdl. Il secondo, secondo Michele Serra, sarebbe il nostro Blair giunto con vent’anni di ritardo, ma meglio tardi che mai. Tony Blair, oggi? In tutto il mondo si espandono movimenti che criticano le ricadute del neoliberismo.<span id="more-40652"></span> Persino nella Germania di Angela Merkel, la Spd ha elaborato un programma in materia economico-finanziaria decisamente di sinistra. E qui da noi &#8211; cosa che indicano con evidenza il voto delle comunali e i referendum &#8211; le cose di sinistra non le sta chiedendo solo Nanni Moretti o quelli che tengono alla propria identità politica per ragioni di sentimento o coerenza. Le sta chiedendo chiunque abbia capito – spesso letteralmente a proprie spese e sulla propria pelle – che Berlusconi è stato solo l’esemplare sommo dell’1% che ha eroso a proprio vantaggio le condizioni di vita del restante 99%, così come l’edilizia selvaggia ha eroso il suolo preparando il disastro ambientale. Per questo, l’alternativa tra il “nuovo” e il “vecchio” è un tale cul-de-sac da parere quasi partorita dalla mente strategica di Massimo d’Alema. “Noi non dobbiamo reagire, ma rassicurare”, gli faceva il verso Nanni Moretti. Ormai ci crede solo la leadership, sia nuova che vecchia.</p>
<p><em>pubblicato su</em> L&#8217;Unità, <em>8 novembre 2011.</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/08/una-cosa-di-sinistra-che-non-arriva-mai/">Una cosa di sinistra (che non arriva mai)</a></p>
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		<title>La violenza che è in noi</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 06:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giacomo sartori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>Ci risiamo. Purtroppo ci risiamo. Di nuovo la violenza. Di nuovo la prospettiva di una spirale di violenza. C’erano segnali da diverso tempo, per chi avesse le orecchie fini, per chi abbia vissuto gli anni settanta e ricordi molti episodi artigianali e per certi versi patetici, a volte anche buffi, che hanno inaugurato la stagione del terrorismo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/20/la-violenza-che-e-in-noi/">La violenza che è in noi</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>Ci risiamo. Purtroppo ci risiamo. Di nuovo la violenza. Di nuovo la prospettiva di una spirale di violenza. C’erano segnali da diverso tempo, per chi avesse le orecchie fini, per chi abbia vissuto gli anni settanta e ricordi molti episodi artigianali e per certi versi patetici, a volte anche buffi, che hanno inaugurato la stagione del terrorismo. Ripeto, anche nella nostra regione. Sì, anche nella nostra regione. Allora come adesso. Ma adesso la cosa è sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Alla violenza si intende rispondere con la violenza. Inasprendo le leggi. Fingendo che i fatti di Roma non si sarebbero potuti evitare con le leggi attuali (sono anni, faccio un esempio, che le manifestazioni a Parigi sono protette dalla polizia, strada per strada, minuto per minuto, dalle frange violente, nel loro caso per lo più apolitiche). Mettendo in prigione, punendo con pene esemplari. È una risposta molto facile, e sciocca. Non ha funzionato allora, non funzionerà adesso. Provocherà anzi un’ulteriore radicalizzazione dei gruppi che adesso sono attratti dalla violenza (ripeto, ancora in maniera germinale e tutto sommato<span id="more-40402"></span> non grave). La crisi economica, la terribile crisi che incombe e che colpirà in primo luogo proprio i giovani, farà il resto.</p>
<p>L’Italia ha un irrisolto problema con la violenza. Negli ultimi cento anni ha vissuto le ecatombi della prima guerra mondiale, con gli ammutinamenti e le fucilazioni delle classi popolari inviate al macello, la ventennale violenta dittatura (lasciamo stare per piacere le visioni edulcorate che vanno per la maggiore) che ne è seguita, la guerra civile che l’ha conclusa, le violente diatribe riguardo alla sua interpretazione che tuttora imperversano, con l’imperante e inaccettabile equiparazione di chi ha lottato per o contro la democrazia, la riattivazione negli anni settanta delle lacerazioni di questa stessa lotta fratricida, le cui ferite non siamo ancora riusciti a curare completamente. Non nascondiamoci questa realtà. Noi italiani abbiamo la violenza nella nostra storia, non abbiamo fatto quello che occorreva per separarcene. Tutti noi. Lo si vede nello svolgersi quotidiano della politica, nel tono di qualsiasi dibattito politico televisivo.</p>
<p>La destra, questa destra corrotta e amorale e molto poco democratica e intollerante, ha delle enormi responsabilità. Per anni ha soffiato sulle ceneri con la sua violenza verbale e la sua grettezza, negando all’avversario qualsiasi dignità, trascinando il paese in un baratro sociale e di idee. Ma anche la sinistra ha le sue colpe. Questa sinistra che non ha saputo creare alternative, che non ha pensato a mandare in pensione i suoi incapaci e vetusti notabili, che s’è separata completamente dalla società civile.</p>
<p>Questi che chiamate delinquenti per me sono ragazzi. Certo incendiare una camionetta e tirare sassi ai poliziotti non è un fatto banale, ma non hanno ancora ammazzato nessuno. Non ancora. Ascoltiamoli. Cerchiamo di capire cosa dicono. Non prendiamoli in giro perché non sanno parlare bene (non dimentichiamo che anche le basi teoriche dei brigatisti erano molto povere). Parliamogli. Diciamogli le cose che la destra retriva degli anni settanta non ha saputo dire ai ragazzi che erano sedotti dalla violenza, macchiandosi a mio parere di un’oggettiva responsabilità. Riconosciamo, come l’hanno fatto gli abitanti della Val di Susa, sindaci in testa, che per certi versi e su certi temi possono avere anche ragione. Proponiamogli delle soluzioni. Costringiamogli a parlare, a usare le armi delle parole. Oppure metteteli in prigione. Demonizzateli. Fatene dei capri espiatori per le vostre irresponsabili strategie politiche e delinquenziali, o per l’incapacità a proporre un’alternativa. Risponderanno alla violenza con una violenza maggiore. Causeranno morte.</p>
<p>Provo tristezza e senso di impotenza.</p>
<p><em>[questo pezzo apparirà sul quotidiano "Trentino" del 21.10.11]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pomeriggio del 15 ottobre &#8211; Una lettura dei fatti</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 11:39:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Alessandro Leogrande</strong></p>
<p>La prima cosa che mi viene da dire contro i fascisti, gli infiltrati, il blocco nero, cioè tutti coloro che hanno rovinato la manifestazione del 15 ottobre a Roma, è che avete profanato Piazza San Giovanni, un luogo cardine della storia del movimento operaio italiano.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/16/pomeriggio-del-15-ottobre-una-lettura-dei-fatti/">Pomeriggio del 15 ottobre &#8211; Una lettura dei fatti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Alessandro Leogrande</strong></p>
<p>La prima cosa che mi viene da dire contro i fascisti, gli infiltrati, il blocco nero, cioè tutti coloro che hanno rovinato la manifestazione del 15 ottobre a Roma, è che avete profanato Piazza San Giovanni, un luogo cardine della storia del movimento operaio italiano.</p>
<p>Lo avete fatto pensando che l’unica manifestazione buona è quella violenta, che l’unica cosa che conta non sia affermare quello in cui si crede, elaborare una strategia matura di lungo periodo, ma scontrarsi con violenza contro la polizia. E non capite che, così facendo, avete distrutto tutto. Non solo una manifestazione che poteva essere bella e invece è stata brutta, ma soprattutto la possibilità che un movimento al pari di quello spagnolo o americano potesse pacificamente sorgere in Italia.</p>
<p><em>continua </em> <a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=5401">qui</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/16/pomeriggio-del-15-ottobre-una-lettura-dei-fatti/">Pomeriggio del 15 ottobre &#8211; Una lettura dei fatti</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Fine della fiction</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 08:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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<p>In piazza stavano girando un film con Fabio Volo. Hanno aggiunto una pista di bocce, hanno piazzato una finta panchina davanti a quelle vere. I pensionati che di solito vi siedono, si erano appostati dall’altro lato per vedere cosa avrebbero fatto i due attori che impersonavano il loro ruolo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/14/fine-della-fiction/">Fine della fiction</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/204159824-90f5835f-1fc8-4ac5-8bc7-8176756008f3-th.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/204159824-90f5835f-1fc8-4ac5-8bc7-8176756008f3-th.jpg" alt="" title="204159824-90f5835f-1fc8-4ac5-8bc7-8176756008f3-th" width="200" height="200" class="alignnone size-full wp-image-40368" /></a></p>
<p>In piazza stavano girando un film con Fabio Volo. Hanno aggiunto una pista di bocce, hanno piazzato una finta panchina davanti a quelle vere. I pensionati che di solito vi siedono, si erano appostati dall’altro lato per vedere cosa avrebbero fatto i due attori che impersonavano il loro ruolo. In abito nero, capelli impomatati e baffetti, il protagonista sarebbe stato quasi irriconoscibile, se uno della troupe non lo avesse seguito con un ombrello rosso per impedire che il trucco si sciogliesse al sole anomalo. Al ciak, Volo si siede sulla panchina, apre un vassoio di paste e ne offre ai due vecchietti con la coppola. Una ragazza elegante si affaccia per un tiro di bocce. Applausi. Fine della scena. Fine della metamorfosi della piazza di Gallarate in piazza da fiction italiana. Smontato il set, restano la chiesetta, i bar con i tavoli all’aperto, i pensionati tornati a occupare le loro postazioni. Tutto sembra quasi uguale, anche se dalla Sicilia da cartolina si è rientrati nel centro di una città lombarda. Però a pochi passi cominciano i vetri imbrattati dei palazzi appena costruiti, le agenzie interinali, i “tutto a un euro”. Segni di un cedimento progressivo che imparenta ogni città italiana a Venezia con le sue fondamenta erose. <span id="more-40367"></span>Non regge più la nostra fiction quotidiana &#8211; e lo sappiamo. Eppure abbiamo cominciato tardi a reagire come in Spagna o in Israele o come stanno facendo persino a Wall Street. Non abbiamo occupato le nostre piazze grandi o piccole per strappare il nostro spazio, prima di tutto, alla menzogna. Siamo restati passivi come un pubblico, medusizzati da una sfiducia senza limiti in quelli che pensano agli affari propri e ci consegnano alla crisi. Protestare in Italia è più difficile: vuoi perché ci portiamo in spalla anni e anni di stanchezze e incazzature (anche la rabbia repressa logora), vuoi perché si è dimostrato più rischioso. Il movimento nato a Seattle è morto a Genova.  E’ trascorso un decennio in cui tutto è rimasto uguale, ma peggiorando a dismisura. I ragazzi che stanno incassando le prime manganellate davanti alle sedi della Banca d’Italia, allora erano alle elementari o all’asilo. Non dovremmo solamente stare a guardare anche loro con un residuo di speranza data in delega, non dovremmo consegnarli al rischio di essere isolati dalla radicalizzazione dello scontro alla quale questo governo morente sembra intenzionato consegnarli, forse capace, almeno in questo, di riuscirci. Ci vuole poco a essere messi meglio di un ragazzo italiano di vent’anni. Però in gioco non è solo il loro presente e futuro. Non per <em>tornare protagonisti</em>, ma cittadini, dovremmo essere in molti a cercare un modo per esprimere che il tempo della finzione è finito. </p>
<p><em>pubblicato in una versione precedente su</em>L&#8217;Unità<em>, 12 ottobre 2011.</em></p>
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		<title>Urlo</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 14:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Francesco Pecoraro</strong></p>
<p>Anni e anni a ragionare sul Merda &#038; sulla Mutazione Antropologica. Anni coi nuovi barbari a Porto Cervo. Anni di pubblici additamenti del Conflitto di Interessi. Anni a scrivere e parlare di Lodo Mondadori. Anni di Previti. Anni che ancora c’erano Cofferati &#038; Epifani.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/05/urlo-2/">Urlo</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Francesco Pecoraro</strong></p>
<p>Anni e anni a ragionare sul Merda &#038; sulla Mutazione Antropologica. Anni coi nuovi barbari a Porto Cervo. Anni di pubblici additamenti del Conflitto di Interessi. Anni a scrivere e parlare di Lodo Mondadori. Anni di Previti. Anni che ancora c’erano Cofferati &#038; Epifani. Anni a ragionare sui veri motivi della Scesa in Campo. A dire del Processo. A chiedersi se l’inizio di tutto sia stato Colpo Grosso o Drive In. Anni a dire e a ridire dov’è la Sinistra. Che significa essere di Sinistra. Anni col Popolo dei Girotondi e il Popolo Viola e Se Non Ora Quando. Anni con le Dieci Domande. Anni alle prese con le Intercettazioni e il nuovo Linguaggio e la Caduta dei Valori. Anni in compagnia del sintagma Bunga Bunga.<span id="more-40304"></span> Anni a dire della Mignottocrazia. A dire che è Ricattabile. Anni di scandalo &#038; di stracciamenti di vesti e di mani nei capelli. Anni di ironie di battute di Post it. Anni di Leggi ad Personam, di Leggi Bavaglio. Anni coi Cerchiobbottisti. Anni in cui si pensava Se lo scrive anche l’Economist, allora è fatta. Anni con l’Economist Comunista, la Magistratura Comunista i Giornali Comunisti. Anni di Accanimento Giudiziario. Anni Santoro Biagi Luttazzi. Anni che all’estero col Merda ci facevamo figure appunto di merda. Anni di Prestigio Internazionale Perduto. Anni con la Minaccia per la Democrazia, con il Porcellum. Anni che all’estero tutti ridevano di noi. Anni che il Merda ha detto buzzicona alla Merkel, ha baciato la mano a Gheddafi. Anni con gli Amici Stranieri che ci chiedevano Ma com’è possibile? Anni che eravamo imbarazzati. Anni a vergognarsi per lui. Anni con gli Intellettuali a caccia di Metafore per dirlo, ingarellati tra loro. Anni passati a fare (e rifare e ancora rifare) l’Analisi, a dire del Nuovo Fascismo e dei Meccanismi del Consenso. Anni che, mentre gli Intellettuali facevano l’analisi, tutti gli altri votavano per il Merda. Anni a Reti Unificate. Anni del Cosa c’è al di là dell’Anti-Berlusconismo? Anni in cui ci Dimettevamo Da Italiani. Anni col Merda che dormiva in Parlamento, si ravanava le palle alla sfilata del Due Giugno, faceva le Corna ai primi ministri del G8. Anni con Bolzaneto &#038; la Diaz. Il corpo delle donne. Le vignette sul Banana. Gli anni di Palazzo Grazioli delle Ville in Sardegna del Lettone di Putin di Topolanek ingrifato. Gli anni delle Prostate delle Pompette del Fondo Tinta del Trapianto Porcellanato. Anni approvati col Voto di Fiducia. Anni che nel 2013 ne saranno passati venti.</p>
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		<title>Estraneità</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 09:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/cielo-stellato.jpg"></a></p>
<p>Non leggo i giornali sistematicamente, li guardo spesso <em>on-line</em> e ascolto vari telegiornali, locali e nazionali. Mi prende sempre più un senso di estraneità. Quale contatto esiste tra me e la vita pubblica del paese cui per nascita appartengo?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/02/estraneita/">Estraneità</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/cielo-stellato.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/cielo-stellato-300x300.jpg" alt="" title="cielo stellato" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-39975" /></a></p>
<p>Non leggo i giornali sistematicamente, li guardo spesso <em>on-line</em> e ascolto vari telegiornali, locali e nazionali. Mi prende sempre più un senso di estraneità. Quale contatto esiste tra me e la vita pubblica del paese cui per nascita appartengo? E non solo per nascita, per vita vissuta, adolescenza, vita da adulto, da insegnante, da persona che si relaziona con i propri simili. Le notizie di questo periodo, mi sembra più ancora che in altri momenti della storia che ricordo, fanno sempre più emergere l&#8217;esistenza di un <em>sistema</em>: parola magica di questi tempi, la mafia, la camorra, ecc. si chiamano, ce l’ha insegnato <em>Gomorra</em>, sistema, forse perché più si apprezzi la loro struttura forte e articolata. E poi qualche volta si parla di “sistema paese” per indicare, a quanto capisco, l’insieme delle forze produttive nostre, quelle che tutte insieme fanno il sacro <em>pil</em>, che sono come l’ossatura, s’intende in una società schiettamente capitalista come la nostra, di tutto quanto il nostro stare assieme.</p>
<p>Ma il sistema che invece sta emergendo <span id="more-39974"></span>‒ e che certo esiste da chissà quanto tempo, io ne prendo coscienza lentamente solo ora ‒ è un’altra cosa, per la quale non si sa più che metafora usare, una ragnatela, una piovra, una società nella società, una catena di santo potere, una sentina di vizi occulti, direbbe un qualche ingenuo e grasso predicatore medievale.<br />
Si arriva all’assurdo, stentavo a credere alle mie orecchie, di mettere in prigione Tizio perché estorceva denaro, ricattandolo, non al qualunque signor Caio, ma al nostro presidente del consiglio, che dunque lo pagava perché non rivelasse qualche dettaglio sulle sue squallide faccende di sesso a pagamento. Per carità, l’estorsione è un reato e va punita secondo le leggi vigenti, ma il su-non-lodato presidente non sente il bisogno di fare, o dire, qualcosa? No, acqua fresca che passa, o forse non tanto fresca, ma torbida, che comunque passa, lascia solo un po’ di sedimenti putridi sul fondo. Che però si accumulano.</p>
<p>E accanto a questo, giorno dopo giorno ‒ bisogna dire che almeno abbiamo una magistratura instancabile ‒ un tassello qua e uno là, un’altra connessione, un legame nascosto, il ministro, il sottosegretario, il colonnello della guardia di finanza, il prefetto, il sindaco, l’ex presidente della provincia, una valigetta sospetta ‒ ma almeno fosse come quella di James Bond in <em>Dalla Russia con amore</em>, che, se aperta da un inesperto, gli scoppia in faccia ‒ no, no, tutto oliato perfettamente; e nuove parole emergono, per esempio <em>faccendiere</em>, chi è mai un faccendiere, non c’è tanto bisogno di spiegare, la parola suona già un po’ male, è uno che sa fare un po’ di tutto senza tanto badare a leggi da rispettare, quanto a leggi da aggirare. </p>
<p>Eccola davvero la nuova regola:. non devi imparare a rispettare, devi saper aggirare.</p>
<p>Farò un paragone improbabile che mi viene in testa ogni tanto, data la mia lontana anagrafe: Alcide De Gasperi (1881‒1954), nato in terra austro-ungarica, ministro degli esteri della Repubblica e presidente del consiglio degli anni a cavallo tra i Quaranta e i Cinquanta, che pure rappresentava ideali e perseguiva modelli di società che oggi non condivido minimamente, tuttavia basta un attimo per capire come un abisso senza fondo separi una persona come questa dagli uomini che oggi hanno il governo del paese. A mio parere la differenza abissale rimane questa, che De Gasperi <em>sapeva come si fa</em> a governare e questi non lo sanno, vanno a casaccio, ogni giorno viene loro un nuovo pensiero ‒ naturalmente dettato da qualche necessità personale ‒ e gli danno forma sulla testa di tutti noi. De Gasperi aveva ancora il kantiano cielo stellato sopra di sé. Questi qua il cielo stellato neppure lo vedono, Kant figuriamoci, guardano in basso per salvarsi appunto tutto ciò che in basso hanno.<br />
Una differenza appunto abissale, quella che differenzia la cosa pubblica dalla cosa privata.</p>
<p>Lo so che il rischio del qualunquismo è sempre alle porte e che non bisogna fare di ogni erba un fascio, ecc., ecc. Allora faccio un altro esempio: mesi fa, quando qui a Milano si era in campagna elettorale per il sindaco Pisapia, sono andato a qualche mercatino a volantinare. Qualcuno mi diceva “rubano tutti uguali, cosa vuole che votiamo?” E questo è probabilmente qualunquismo, che però andrebbe ben spiegato. Ma altri mi dicevano “Senta, ma a noi poveri chi ci pensa?” E questo a me non suonava qualunquista, mi suonava orribilmente e amaramente vero. E mi stringeva qualcosa dentro, forse il cuore, non so. </p>
<p>Certo che il senso di estraneità che dicevo all’inizio aumenta, è come se il senso di appartenenza a questa nazione si trasformasse lentamente ma inesorabilmente; non mi sento appartenente a quel sistema che vedo emergere ogni giorno, lo so che mi lambisce con i suoi tentacoli, ma mi sforzo di sottrarmi, voglio appartenere solo a quell’altra parte di nazione che sono certo esiste; e ne sono certo perché vedo, e spesso conosco e frequento, persone che ne fanno parte e che lavorano in quest’altro senso. Ma essi avranno ancora voce?</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Indice Ikea</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 07:28:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/ikea-change-begins-at-home.jpg"></a></p>
<p>Riparto dalla Germania, nel retro della mente le immagini dei cortei di ragazzi che vogliono giustizia sociale a Tel Aviv, le carcasse di autobus e edifici dopo una notte di <em>London Burning</em>. Sulla via per l’aeroporto scopro il particolare conosciuto, mai però visto in relazione.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/09/indice-ikea/">Indice Ikea</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/ikea-change-begins-at-home.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/ikea-change-begins-at-home-300x229.jpg" alt="" title="ikea-change-begins-at-home" width="300" height="229" class="alignleft size-medium wp-image-39808" /></a></p>
<p>Riparto dalla Germania, nel retro della mente le immagini dei cortei di ragazzi che vogliono giustizia sociale a Tel Aviv, le carcasse di autobus e edifici dopo una notte di <em>London Burning</em>. Sulla via per l’aeroporto scopro il particolare conosciuto, mai però visto in relazione. I supermercati tutti chiusi, non si può fare shopping di domenica, persino Ikea non forza i suoi orari oltre le 20 dei giorni lavorativi. Esiste un “indice Ikea”? Qualcosa che misuri il quoziente di regolamentazione del lavoro rispetto al livello di vita dei lavoratori?<span id="more-39807"></span> Lassù, dove non hanno liberalizzato, ora stanno sotto il tetto sicuro di una tripla A, mentre chi si è adattato alla legge del “solo la flessibilità ci rende competitivi”, perde gli ultimi pezzi di benessere diffuso insieme alla lettera del rating. Certo, lo Stato tedesco ha pochi debiti,  la cassa piena di tasse riscosse da reinvestire. Solo il partito liberale voleva farle abbassare un pochino, ma Merkel e co dissero subito che non si può, e tutti vissero contenti e agiati come prima. Un confronto con l’Italia, mi obietto, è impossibile: la corruzione, il sommerso, la mafia, l’evasione, l’eterno sempre più sputtanato Berlusconi. E allora Londra, Madrid, Atene, Tel Aviv, i disoccupati di Dublino, la gente sbattuta fuori dalle case comprate con i mutui inquinati negli Stati Uniti?  Fa impressione che gli unici paesi del mondo avanzato capaci di reggere alla crisi, sono quelli dove il patto che assegna allo Stato di fornire regole, servizi e tutele, non è mai stato messo in dubbio da nessuno. Fa venire un nodo in gola, anzi, visto che, a questo punto della discesa delle rapide, dirsi “ci siamo sbagliati, ci siamo bevuti un teorema ideologico per legge di natura”, ha in parte l’utilità di uno sguardo nostalgico sulle rovine.</p>
<p><em>pubblicato su</em> L&#8217;Unità<em>, 9 agosto 2011.</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/09/indice-ikea/">Indice Ikea</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 10:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Olandese-Volante.jpg"></a></p>
<p>Si scrive “default”, si legge “fallimento”. E’ quanto è stato appena evitato, ma per le borse il re è rimasto nudo nell’equazione elementare Stato = debito statale. La bancarotta degli Stati Uniti: apparsa all’orizzonte con l’ineluttabilità delle notizie che tocca dare, quasi un sogno di mezz’estate che all’ultimo istante deve svanire come il vascello di <em>Pirati dei Caraibi</em>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/02/default/">default</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Olandese-Volante.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Olandese-Volante-300x212.jpg" alt="" title="Olandese-Volante" width="300" height="212" class="alignleft size-medium wp-image-39704" /></a></p>
<p>Si scrive “default”, si legge “fallimento”. E’ quanto è stato appena evitato, ma per le borse il re è rimasto nudo nell’equazione elementare Stato = debito statale. La bancarotta degli Stati Uniti: apparsa all’orizzonte con l’ineluttabilità delle notizie che tocca dare, quasi un sogno di mezz’estate che all’ultimo istante deve svanire come il vascello di <em>Pirati dei Caraibi</em>. Invece non è un sortilegio malefico, una chimera da scrollarsi di dosso con un ”non è successo niente”. Stiamo pagando, abbiamo già pagato, pagheremo ancora, anche per quel che è accaduto tra il Congresso e il governo USA.<span id="more-39703"></span> Il presidente Obama ha calato le brache. Questa è la sintesi di quanto hanno scritto i giornali americani. Tutti tagli, non un centesimo in più di tasse, per tirare avanti senza soluzione e senza prospettive di ripresa economica. Per una volta, non siamo tacitabili di sbruffoneria mediterranea, se affermiamo che siamo uguali agli Stati Uniti. Il “New York Times” commenta lapidario: “quest’episodio dimostra l’efficacia dell’estorsione” &#8211; altro termine fin troppo familiare. Bastano un tot di quelli che vogliono restare padroni in casa propria, a Monza come nel Minnesota, e il capo della superpotenza democratica finisce per cedere quasi su tutto. Esercitano un potere capace di ricatto, la destra più estrema con il suo elettorato effettivo e potenziale, i media, le agenzie di rating, le istituzioni economiche sovranazionali, le borse. Se vuole farsi avanti qualcun altro, basta guardare al nostro paese, c’è ancora spazio. Intanto, per l’impossibilità provata di governare in modo sovrano, i mercati finanziari, origine del disastro, restano l’unico mistero oracolare da cui tutti pendiamo. Forse, a questo punto, ci sentiremmo più sicuri sulla nave di Capitan Barbossa che non esiste.</p>
<p>pubblicato su<em> L&#8217;Unità</em>, 2 agosto 2011<em></em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/02/default/">default</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tutti arancioni per mandare a casa questo governo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/12/tutti-arancioni-per-mandare-a-casa-questo-governo/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 14:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>evelina santangelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/nastro-arancione1.jpg"></a><br />
<em>Un  nastrino  arancione per far sapere che «non condividiamo la  politica del governo», e che «desideriamo che Berlusconi rimetta il  mandato nelle mani del capo dello stato». L&#8217;iniziativa  è stata lanciata da 100 cittadini italiani su proposta di Daria Colombo e Roberto Vecchioni.  Sarebbe bello nei prossimi giorni vedere qualsiasi luogo reale o virtuale colorarsi di arancione (tutte le città  d&#8217;Italia, i siti  internet, i profili di facebook&#8230;) Almeno si potrà constatare quanto sia diffuso il dissenso in questo paese.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/12/tutti-arancioni-per-mandare-a-casa-questo-governo/">Tutti arancioni per mandare a casa questo governo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/nastro-arancione1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-39542" title="nastro arancione" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/nastro-arancione1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><br />
<em>Un  nastrino  arancione per far sapere che «non condividiamo la  politica del governo», e che «desideriamo che Berlusconi rimetta il  mandato nelle mani del capo dello stato». <span style="color: #000000;">L&#8217;</span>iniziativa  è stata lanciata da 100 cittadini italiani su proposta di Daria Colombo e Roberto Vecchioni.  Sarebbe bello nei prossimi giorni vedere qualsiasi luogo reale o virtuale colorarsi di arancione (tutte le città  d&#8217;Italia, i siti  internet, i profili di facebook&#8230;) Almeno si potrà constatare quanto sia diffuso il dissenso in questo paese.</em></p>
<p style="text-align: right;">Evelina Santangelo<em><span id="more-39539"></span><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">.</p>
<p style="text-align: justify;">APPELLO</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;">NOI, COME SEMPLICI CITTADINI ITALIANI CONSAPEVOLI E RESPONSABILI, SIAMO CONVINTI, A PRESCINDERE DAI NOSTRI ORIENTAMENTI POLITICI, CHE L&#8217;ATTUALE GOVERNO NON CORRISPONDA PIU&#8217; ALLA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI DEL NOSTRO PAESE. PER QUESTO RITENIAMO CHE ESSO DEBBA RIMETTERE QUANTO PRIMA IL SUO MANDATO NELLE MANI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. PER QUESTO, UNENDOCI ALLE VOCI UFFICIALI DELLE OPPOSIZIONI, CHIEDIAMO A TUTTI I NOSTRI CONCITTADINI CHE LA PENSANO COME NOI DI ESPRIMERSI ATTRAVERSO UN PICCOLO GESTO SIMBOLICO MA ELOQUENTE. BASTER¿ INDOSSARE UN NASTRINO ARANCIONE PER SIGNIFICARE: «IO DESIDERO CHE IL GOVERNO SI DIMETTA» O ANCHE SOLO «NON CONDIVIDO LA POLITICA DEL GOVERNO BERLUSCONI». UN PICCOLO SEGNALE ALLEGRO E DEMOCRATICO PER CONTINUARE A COLORARE L&#8217;ITALIA DI ARANCIONE E DI SPERANZA.</span></p>
<p>Abdu Wahid  (gelataio)<br />
Alberti  Barbara  (scrittrice)<br />
Archinto Rosellina  ( editrice )<br />
Azzoni Giampaolo  (docente universitario )<br />
Bacinelli Elena  (albergatrice )<br />
Baldi Marco   (imprenditore )<br />
Belli Silvana  (stilista a riposo )<br />
Bevilacqua Maria Grazia  (insegnante elementare)<br />
Bomprezzi Franco  (consulente per la disabilita)<br />
Bonfanti Sandra  ( giornalista )<br />
Bramani Lidia  (musicologa )<br />
Breccia Alessandro  (ricercatore precario )<br />
Bucco Giovanna  (artigiana commerciante )<br />
Campi Piero  (operaio )<br />
Canali Edda  (casalinga )<br />
Canali Nevio  (primario ospedaliero )<br />
Cantarella Eva  (grecista )<br />
Carlotto Massimo  (scrittore)<br />
Castelbarco Francesca  (restauratrice )<br />
Catarazzuolo Nicola  (dirigente cooperativa )<br />
Cavagnini Ezio  (artigiano)<br />
Cavestri Roberto  (medico)<br />
Celli Brunella  (editore )<br />
Chiomma Dorina  (ristoratrice )<br />
Colombo Daria  (scrittrice )<br />
Consoli Alfio  (pensionato )<br />
Corradino Stefano  (giornalista)<br />
De Sio Giuliana  (attrice)<br />
De Sio Teresa  (cantante folk )<br />
Fabbri Lucio  (musicista )<br />
Ferrari Alessandra  (ufficio stampa onlus )<br />
Finardi Eugenio  (cantautore )<br />
Finocchiaro Angela  (attrice)<br />
Fo Dario  (attore e drammaturgo)<br />
Gallo Virgilio   (conducente autobus )<br />
Gaslini Giorgio  ( pianista compositore )<br />
Ghini Massimo  ( attore )<br />
Giorello Giulio  (filosofo )<br />
Guidoni Umberto  (astronauta )<br />
Haber Alessandro  (attore )<br />
Hack Margherita  (astrofisica )<br />
La rosa Angela  (pittrice )<br />
Lecavillo Olga  (salumiera )<br />
Lerner Gad  (giornalista)<br />
Loda Carla  (avvocato)<br />
Lombardo Pijola Marida  (scrittrice)<br />
Lucarelli Carlo  (scrittore )<br />
Lucchetta Daniela  (insegnante scuola media )<br />
Magris Claudio  (scrittore )<br />
Mancuso Aurelio  (pubblicista)<br />
Mannino Franz  ( architetto)<br />
Mannoia Fiorella  (cantante )<br />
Mantegazza Tinin  (pittore )<br />
Mantegazza Velia  ( regista )<br />
Marai Evaristo  (pensionato )<br />
Maraini Dacia  (scrittrice )<br />
MarcorË Neri  (attore )<br />
Martino Edda  (archeologa )<br />
Mascia Gianfranco  (blogger viola )<br />
Montaldo Giuliano  (regista )<br />
Mosca Alessandra   (liceale )<br />
Muccino Silvio  (attore )<br />
Natoli Salvatore  (filosofo )<br />
Neri Gabriele  (architetto )<br />
NosË Flavio  (psichiatra )<br />
Oggero Dalia  (editor )<br />
Orlando Mauro  (insegnante pensionato )<br />
Pagliara Cinzia  (insegnante scuola media )<br />
Pascale Antonio  (scrittore )<br />
Pennacchi Antonio  (scrittore )<br />
Pescarolo Vera  (produttrice cinematografica )<br />
Picardi Daria  (servizio civile )<br />
Pistillo Daniela  (biologa )<br />
Pontini Massimo  (imprenditore )<br />
Rajneri Gaia   (scrittrice )<br />
Rame Franca   (attrice )<br />
Rigoldi Don Gino (prete)<br />
Riondino David  (attore )<br />
Rizzo Alfredo   (consulente finanziario )<br />
Rossi Paolo   (attore )<br />
Roveredo Pino  (scrittore )<br />
Rutigliano Mauro  (digital P.R. )<br />
Sacco  Giusi   (infermiera )<br />
Salvadori Mino  (insegnante liceo )<br />
Sandrelli Amanda  (attrice )<br />
Santangelo Evelina   (scrittrice )<br />
Scarpati Giulio   (attore )<br />
Silvestri Daniele   (cantautore )<br />
Sintoni Ruggero   (operatore teatrale )<br />
Soddu Chiara   (pensionata )<br />
Sortani  Fiorenzo  (gestore di bar )<br />
Tripodi Franco   (presidente coop. Edilizie )<br />
Vacchi Fabio   (musicista compositore )<br />
Vangelista Carla   (sceneggiatrice )<br />
Vasini Lucia   (attrice )<br />
Veca Salvatore   (filosofo )<br />
Vecchioni Roberto   (cantautore )<br />
Venditti Antonello   (cantautore )<br />
Ziarati Hamid   (scrittore )<br />
Zingone  Silvia   (laureata disoccupata )<!--more--></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINA CAMMINA</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/08/cammina-cammina/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 07:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>un&#8217;inziativa di <strong>Tribù d&#8217;Italia </strong>e <strong>Consorzio Cantiere Cuccagna</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/9e11266e22ffd7f8e2edba0a567561f4.jpg"></a></p>
<p><em><strong>Da Milano a Napoli ricuciamo l&#8217;Italia con i nostri passi. In un viaggio da fare insieme attraverso l&#8217;Italia, a piedi.</strong></em></p>
<p><em>Milano, 24 marzo 2011</em></p>
<p>In questi anni, in questi mesi, in queste settimane, si respira un’aria pesante in Italia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/08/cammina-cammina/">CAMMINA CAMMINA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un&#8217;inziativa di <strong>Tribù d&#8217;Italia </strong>e <strong>Consorzio Cantiere Cuccagna</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/9e11266e22ffd7f8e2edba0a567561f4.jpg"><img class="size-full wp-image-38735 alignnone" title="9e11266e22ffd7f8e2edba0a567561f4" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/9e11266e22ffd7f8e2edba0a567561f4.jpg" alt="" width="251" height="217" /></a></p>
<p><em><strong>Da Milano a Napoli ricuciamo l&#8217;Italia con i nostri passi. In un viaggio da fare insieme attraverso l&#8217;Italia, a piedi.</strong></em></p>
<p><em>Milano, 24 marzo 2011</em></p>
<p>In questi anni, in questi mesi, in queste settimane, si respira un’aria pesante in Italia. C’è una cappa che grava sulle nostre vite, un’intossicazione che sembra attraversare non solo la dimensione politica ma anche ogni altra cosa.<span id="more-38729"></span></p>
<p>Eppure ci sono, in ogni parte del paese e in ogni sua piega, persone singole oppure associate ad altre che mettono al mondo cose inaspettate, che si muovono in direzioni diverse e migliori, che non sono schiacciate solo sul momento dell’opposizione e del giusto rifiuto ma che esprimono anche una forza rigenerativa e di prefigurazione. Ci sembra questa la cosa originale e nuova che sta sorgendo dal basso, in questi anni, in Italia.</p>
<p>Ci sembra sia necessario compiere un gesto che dia un segno diverso a questa novità e a questa nascita.</p>
<p>Così abbiamo pensato a qualcosa che dia l’idea dell’inizio di <strong>un viaggio da fare insieme</strong>. Perché, se tutto è o sembra fermo, è proprio il momento di mettersi in cammino. Perché se c’è una cosa che non possono toglierci è la nostra capacità di muovere i nostri corpi e le nostre menti nello spazio e nel tempo.</p>
<p>Ci sono delle aspirazioni di cui non si parla più da tempo ma che sono la condizione stessa per poter vivere una vita che non sia indegna di essere vissuta.</p>
<p>Proviamo a nominarne alcune: la salute, la forza interiore, la capacità di sentimento e pensiero, il fervore, l’allegria, l’altruismo, il rifiuto dell’ingiustizia, la libertà, l’amicizia, l’amore.</p>
<p>Ci sono delle lucine, molte lucine, in questo paese buio. Bisogna farle crescere e farle incontrare, bisogna creare un piccolo vortice che si possa unire con gli altri piccoli vortici che già ci sono.</p>
<p>Proponiamo a persone singole e a gruppi, donne e uomini, un gesto elementare, irriducibile, disarmato, contagioso, proliferante: quello di compiere un viaggio o un pezzo di viaggio <strong>attraverso l’Italia, a piedi</strong>, ciascuno secondo le proprie possibilità e disponibilità di tempo, dieci passi o settecento chilometri, non importa, da Milano a Napoli, per incontrare lungo il percorso tutti quelli che si vorranno unire e fare un pezzo di strada insieme.</p>
<p>Una fila di persone che mettono in cammino non solo i loro corpi ma anche le loro menti, una carovana muta, senza bandiere, senza slogan, senza striscioni, solo i nostri corpi e le nostre menti che riprendono il movimento. E che attraversa e congiunge in un unico abbraccio il nostro paese lacerato e annichilito che vorrebbero lacerare e annichilire ancora di più.</p>
<p><strong>La nostra vita è scucita. L’Italia è scucita. Ricominciamo a cucirla coi nostri passi.</strong></p>
<p>SCADENZA ISCRIZIONI 30 APRILE</p>
<p><em>P</em><em>er  informazioni contattare</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Tiziano Colombi</em><br />
tiz.colombi@gmail.com</p>
<p>340 4975766</p>
<p>PARTENZA 20 MAGGIO ALLE ORE 8.00 da Milano, presso la Cascina Cuccagna, in via Cuccagna 2/4 angolo via Muratori.</p>
<p>Queste sono le tappe da Milano a Roma:</p>
<p>20 maggio          Milano &#8211; Pavia 33,6 km &#8211; 6.45 h</p>
<p>21 maggio          pavia  &#8211; santa cristina 27,4 &#8211; 6 h</p>
<p>22 maggio          santa cristina &#8211; orio litta 16,8 &#8211; 3,50 h</p>
<p>23 maggio          orio litta &#8211; piacenza 17,4 &#8211; 3.50 h</p>
<p>24 maggio          piacenza &#8211; fiorenzuola 32,9 &#8211; 7.30 h</p>
<p>25 maggio          fiorenzuola &#8211; fidenza 22.3 &#8211; 5 h</p>
<p>26 maggio          fidenza &#8211; fornovo 34,1 &#8211; 7.40 h</p>
<p>27 maggio          fornovo &#8211; cassio 20,6 &#8211; 4.40 h</p>
<p>28 maggio          cassio &#8211; ostello - cisa 18,9 &#8211; 5.15 h</p>
<p>29 maggio          cisa &#8211; pontremoli 19,4 &#8211; 5 h</p>
<p>30 maggio          pontremoli &#8211; aulla 32,9 &#8211; 8 h</p>
<p>31 maggio          aulla &#8211; avenza 32,4 &#8211; 8 h</p>
<p>1 giugno             avenza &#8211; pietrasanta 27,8 &#8211; 6.15 h</p>
<p>2 giugno             pietrasanta &#8211; lucca 32,3 &#8211; 7.15 h</p>
<p>3 giugno             lucca &#8211; altopascio 17,8 &#8211; 4 h</p>
<p>4 giugno             altopascio &#8211; san miniato 25,3 &#8211; 5.40 h</p>
<p>5 giugno             san miniato &#8211; gambassi 23,7 &#8211; 6 h</p>
<p>6 giugno             gambassi &#8211;  s. giminiano 13,4 &#8211; 3 h</p>
<p>7 giugno             s. giminiano &#8211; monteriggioni 29,8 &#8211; 7.30 h</p>
<p>8 giugno             monteriggioni &#8211; siena 20,5 &#8211; 4.30 h</p>
<p>9 giugno             siena &#8211; ponte d&#8217;arbia 28,5 &#8211; 6.20 h</p>
<p>10 giugno           ponte d&#8217;arbia &#8211; san quirico d&#8217;orcia 27,4 &#8211; 6 h</p>
<p>11 giugno           san quirico d&#8217;orcia &#8211; radicofani 32,7 &#8211; 7.15 h</p>
<p>12 giugno          radicofani &#8211; acquapendente 31,8 &#8211; 7 h</p>
<p>13 giugno          acquapendente &#8211; bolsena 22,1 &#8211; 5 h</p>
<p>14 giugno          bolsena &#8211; montefiascone 18,3 &#8211; 4 h</p>
<p>15 giugno          montefiascone &#8211; viterbo 17,7 &#8211; 4 h</p>
<p>16 giugno          viterbo &#8211; vetralla 20 &#8211; 4 h</p>
<p>17 giugno          vetralla &#8211; sutri 22,5 &#8211; 5 h</p>
<p>18 giugno          sutri &#8211; campagnano 24,3 &#8211; 5.20 h</p>
<p>19 giugno          campagnano &#8211; la storta 24,4 &#8211; 5.30 h</p>
<p>20 giugno          la storta &#8211; roma 15,8 &#8211; 3.30 h</p>
<p>Roma &#8211; Ariccia</p>
<p>Ariccia &#8211; Terracina</p>
<p>Terracina -  Fondi</p>
<p>Fondi &#8211; Formia</p>
<p>Formia &#8211; Minturno</p>
<p>Minturno &#8211; Mondragone</p>
<p>Mondragone &#8211; Capua.</p>
<p>Capua &#8211; Teverola</p>
<p>Taverola &#8211; Aversa</p>
<p>Aversa &#8211; Melito</p>
<p>Melito &#8211; Scampia</p>
<p>I dettagli delle tappe da Roma a Napoli saranno specificati prossimamente, dopo una verifica sul posto.</p>
<p><span style="font-family: &amp;amp;amp; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: #00FF; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong> </strong></span></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/08/cammina-cammina/">CAMMINA CAMMINA</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>APPELLO PER UN NUOVO RISORGIMENTO</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/17/appello-per-un-nuovo-risorgimento/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 05:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>

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<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>Lo stato nazionale italiano è il frutto di un vasto (a dispetto di quel che si insinua) movimento di idee e di passioni, il cui minimo comune denominatore, oltre che la liberazione dall’invasione straniera, era l’aspirazione alla libertà individuale e alla dignità della persona: il Risorgimento.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/17/appello-per-un-nuovo-risorgimento/">APPELLO PER UN NUOVO RISORGIMENTO</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/flag1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-38458" title="flag" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/flag1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></p>
<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>Lo stato nazionale italiano è il frutto di un vasto (a dispetto di quel che si insinua) movimento di idee e di passioni, il cui minimo comune denominatore, oltre che la liberazione dall’invasione straniera, era l’aspirazione alla libertà individuale e alla dignità della persona: il Risorgimento. La crisi attuale di questa nostra Nazione, della quale festeggiamo ora il 150° compleanno, è sotto gli occhi (e la penna) di tutti. Ed è ormai chiaro che una sua rinascita, in continuità con i valori risorgimentali, gli stessi che hanno ispirato la liberazione dal fascismo, e dalla quale è nata la Costituzione, non potrà realizzarsi nel quadro della politica attuale. Né questa sinistra catalettica né questa destra adulterata (non sto negando le differenze tra destra e sinistra, non mi si fraintenda), sapranno proporre una qualsivoglia soluzione, senza un risveglio e il pungolo di una larga banda di cittadini, senza l’intervento trainante di individui che si battano per quegli stessi ideali dai quali è nato il nostro stato unitario e indipendente. Mi permetto insomma, dall’alto della mia abissale ingenuità di narratore (non ignara tuttavia di quanto è stato scritto nel corso di due secoli sul carattere degli italiani, e quindi scientemente velleitaria, ma alla luce di qualche recente sintomo forse anche realista), di vagheggiare un nuovo Risorgimento.</p>
<p>Gli attori principali di tale nuovo Risorgimento, che per comodità chiamo “noi”, saranno i seguenti:</p>
<p>1) le donne a cui ripugna l’avvilimento mercificato del corpo femminile propugnato dal Presidente del Consiglio e dai suoi seguaci, e che non intendono avallarlo in alcun modo; il loro Risorgimento consisterà nel rifiutarsi di assistere all’offesa quotidiana e rituale della loro dignità più intima, spegnendo la televisione al primo scosciamento o decerebramento vaginale, e impedendo ai loro congiunti e familiari di sesso maschile di fruirla; e naturalmente facendolo sapere, dispiegando per esempio alla finestra un drappo rosa: chi passerà capirà; sappiano far capire che questa loro lotta, beninteso estesa alle strade e ai luoghi di lavoro, è in difesa della loro libertà, anche appunto sessuale, di cittadine e di donne per nulla inibite;<span id="more-38422"></span></p>
<p>2) i cattolici scioccati dall’inscusabile amoralità e machiavellismo della Chiesa nei confronti di chi detiene il potere e ne abusa per loschi fini personali; questi credenti denuncino gli interventi e le pratiche agli antipodi dei valori fondamentali della religione in cui credono, e perpetrate nell’unico fine di fortificare il dominio temporale della Chiesa; consci che i patrioti del Risorgimento non erano anticattolici e antireligiosi (come viene ripetuto), ma anzi per la stragrande maggioranza cattolici liberali o democratici, lottino come hanno fatto i loro predecessori contro l’arroganza clericale e per il libero arbitrio di ogni cittadino (cattolico o non cattolico); senza dimenticare che la Chiesa ha demonizzato e avversato per decenni i valori di libertà che oggi riteniamo sacrosanti, forzino – nell’interesse il clero a non immischiarsi nella conduzione della Nazione laica, laica e variegata, alla quale appartengono;</p>
<p>3) gli insegnanti che reputano (lo hanno imparato studiando la storia), che il Risorgimento, con i suoi limiti (non maggiori di quelli dei vari percorsi verso le grandi democrazie), è stata una tappa fondamentale e bella della nostra storia, che ha permesso alla nostra nazione di costituirsi in Stato nazionale liberale, attutendo in tempi molto rapidi la macroscopica arretratezza sociale e economica, e aprendo la via alla libertà degli individui e all’uguaglianza di opportunità di cui godiamo ora, dopo l’intermezzo fascista; ma anche i presidi, e tutti quelli che lavorano nell’insegnamento e che ritengono che la scuola pubblica sia fondamentale per imparare a vivere assieme, e per creare uno zoccolo di valori e di comportamenti sociali condivisi, così come la coscienza di appartenere a una stessa comunità nazionale; tutte queste persone denuncino le interessate falsità che si dicono sul Risorgimento, e sappiano che siamo riconoscenti nei loro confronti: si battano giorno per giorno per denunciare e osteggiare il degrado delle scuole;</p>
<p>4) i magistrati, ma anche gli avvocati e tutti coloro che fanno andare la macchina certo perfettibile della giustizia, che ora con finalità pretestuose si sta cercando di piegare alle necessità di una casta corrotta, come era regola prima del Risorgimento; queste persone scioperino, paralizzino completamente i tribunali, prendendo però il tempo di spiegare ai loro concittadini (noi) perché lo fanno, evitando di ragionare e di inalberarsi come una casta opposta a un’altra casta; continuino a battersi con la coscienza e l’orgoglio di aver rappresentato negli ultimi anni il più efficace baluardo di resistenza della democrazia sorta sulla scia del Risorgimento (e dalla sua naturale appendice, la Resistenza);</p>
<p>5) i precari giovani e non più tanto giovani, asserviti e umiliati, e ricattati per anni con contratti offensivi per la loro dignità e negativi per lo stesso buon svolgimento delle mansioni per le quali sono assoldati; che non si battano solo per avere un posto fisso, il loro personale (e tombale) posto fisso, ma per un trattamento dignitoso, per avere reali opportunità future, per poter esprimere la loro intelligenza e le loro capacità e le loro speranze, per essere valutati in base ai loro meriti; osino denunciare i soprusi e i favoritismi e le meschinità, biasimino apertamente l’asservimento, senza paura di essere cacciati, senza timore di pagare personalmente, o di dover emigrare, e ricordandosi che i protagonisti del Risorgimento, ai quali dobbiamo la nostra libertà e la nostra uguaglianza, avevano la loro età, e si sono battuti per gli stessi fini;</p>
<p>6) il Presidente della nostra Repubblica: sia ben cosciente delle responsabilità eccezionali che si ritrova sulle spalle; insorga con tutti i poteri che gli dà il suo ruolo contro la riesumazione dei privilegi di casta e delle limitazioni della libertà individuale per le quali hanno lottato gli artefici (anche istituzionali) del Risorgimento; tenga ben presente che il rischio di incappare in situazioni di conflitto tra istituzioni è minore di quello di non essere più un riferimento morale e istituzionale per i cittadini italiani, e che lo Stato venga identificato, come avveniva prima del Risorgimento, come il giardino privato dei più ricchi e dei più forti (i quali non a caso sminuiscono e dileggiano il Risorgimento), perdendo ogni credibilità e ogni legittimità;</p>
<p>7) i giornalisti che per frequentazione dei media degli altri paesi democratici sono coscienti dell’umiliante sudditanza nel quale s’è cantonata la loro professione; queste persone si ribellino, denuncino le distorsioni e le pressioni, si battano, a costo di farsi licenziare e di bussare altrove, o di essere perseguitati, per dare un’informazione oggettiva e critica e non soggiogata al potere più indifferente al bene collettivo; non perdano di vista che in ogni stato democratico l’informazione rappresenta il più grande antidoto contro le ingiustizie e contro i soprusi dei potenti;</p>
<p>8) gli italiani di origine straniera che sono in Italia, i quali con il loro lavoro contribuiscono alla prosperità del paese, e che sono trattati come cittadini di secondo rango, vittime di scoperte politiche razziste, e additati come responsabili delle disfunzioni derivate del malgoverno; si battano per i diritti e l’uguaglianza che la Costituzione garantisce loro, siano fieri dell’energia e delle culture che apportano a un paese dimentico del proprio passato e ripiegato su se stesso, e sappiano che le loro aspirazioni all’uguaglianza e alla fratellanza, le stesse che hanno fondato il paese che è ora il loro, il nostro, saranno fondamentali per mantenerne viva la democrazia;</p>
<p>9) gli italiani dell’ignorata diaspora intellettuale (i musicisti, i pittori, i ballerini, tutti gli altri artisti, i matematici, gli altri uomini di scienza, gli universitari, i ricercatori, i tecnici, gli architetti…), diaspora che il crescente degrado ingrosserà ancora, ma anche della diaspora non intellettuale (tutti quelli che sono andati per trovare lavoro, per sentirsi più liberi e meglio); tutte queste persone non sottomesse, e consce della vivifica apertura internazionale nella quale è germinato il Risorgimento, trovino il modo di far sapere che ci sono, e che pur essendo scappate sono attaccate ai destini del loro paese, e intendono avere voce in capitolo: creino blog e gruppi sulla rete, scrivano ai giornali e ai partiti, tempestino di lettere i ministeri che avrebbero dovuto occuparsi di loro, denuncino ai media nazionali e esteri la situazione che li ha fatti fuggire, sconfessino le bugie dei governanti (e il dilettantismo storiografico antirisorgimentale), aiutino chi ne ha bisogno a trovare un rifugio temporaneo;</p>
<p>10) i cittadini che vivono nelle zone dove la criminalità organizzata detta legge o anche solo sta ora dilagando: sappiano che la loro libertà personale e la loro dignità, quelle stesse garanzie perseguite dal Risorgimento, dipendono dalla capacità dello stato nazionale di debellare le strutture violente che li soggiogano e umiliano; lottino contro la corruzione dei politici, sappiano che senza di loro la giustizia non può vincere; i cittadini che vivono dove politicanti ignari della storia (che falsificano a proprio uso e consumo) e dei valori risorgimentali predicano velleitarie e irrealistiche secessioni, denuncino le corrotte reti di dominio che questi hanno costruito, smascherino le menzogne (e l’odio razziale) che coprono l’inadeguatezza ad affrontare i veri problemi in un mondo globalizzato; tutte queste persone non dimentichino che la forza vincente del Risorgimento è stata quella di unire gli ideali di giustizia e fratellanza alle preoccupazioni economiche: da lì è venuta la relativa (rispetto alla situazione precedente) prosperità;</p>
<p>11) gli studiosi e i tecnici dell’ambiente e i semplici amanti della natura: dedichino una parte del loro tempo a osteggiare la rapace distruzione del paesaggio, denuncino le costruzioni abusive, si oppongano alle cementificazioni inutili e agli sfruttamenti irreversibili o anche solo, come molte associazioni già fanno, alla caccia di frodo; non dimentichino che il paesaggio è la nostra principale ricchezza, sappiano che la loro battaglia è per il bene di tutti, e che la riteniamo essenziale.</p>
<p><em>[una versione abbreviata di questo testo esce sul quotidiano "Trentino" del 17.03.11]</em></p>
<p><em><strong>[l'immagine: Mattia Paganelli (1985)]</strong><br />
</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/17/appello-per-un-nuovo-risorgimento/">APPELLO PER UN NUOVO RISORGIMENTO</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dal paese guasto. Partitura per un inizio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/16/dal-paese-guasto-partitura-per-un-inizio/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/16/dal-paese-guasto-partitura-per-un-inizio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 16:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[il paese guasto]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[marco rovelli]]></category>
		<category><![CDATA[ulisse]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Marco Rovelli</strong></p>
<p><em>[Nel giorno dell'Unità d'Italia, viene <a href="http://www.lietocolle.info/it/milano_17_3_11_presentazione_l_ulisse_n_14.html">presentato a Milano</a> il nuovo numero dell'Ulisse, dedicato al paese guasto. Pubblico il poemetto che ho scritto per l'occasione, contando di pubblicare poi - quando l'avrò - la versione musicata]</em>&#8230;</p>
Guasto:
s&#8217;inceppa, s&#8217;incanta,
torna su se stesso come un paradosso
un gorgo senza fondo, sterminato
termine infecondo:
guasto
senza riscatto, fino al midollo
molcito, fradicio, impestato:
guastato.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/16/dal-paese-guasto-partitura-per-un-inizio/">Dal paese guasto. Partitura per un inizio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Rovelli</strong></p>
<p><em>[Nel giorno dell'Unità d'Italia, viene <a href="http://www.lietocolle.info/it/milano_17_3_11_presentazione_l_ulisse_n_14.html">presentato a Milano</a> il nuovo numero dell'Ulisse, dedicato al paese guasto. Pubblico il poemetto che ho scritto per l'occasione, contando di pubblicare poi - quando l'avrò - la versione musicata]</em></p>
<div id="_mcePaste">Guasto:</div>
<div style="padding-left: 60px;">s&#8217;inceppa, s&#8217;incanta,</div>
<div id="_mcePaste">torna su se stesso come un paradosso</div>
<div id="_mcePaste">un gorgo senza fondo, sterminato</div>
<div id="_mcePaste">termine infecondo:</div>
<div id="_mcePaste" style="padding-left: 120px;">guasto</div>
<div id="_mcePaste">senza riscatto, fino al midollo</div>
<div id="_mcePaste">molcito, fradicio, impestato:</div>
<div id="_mcePaste" style="padding-left: 180px;">guastato.</div>
<div id="_mcePaste"><em>(Inutile agitarsi, signora, non funziona!</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>Vani &#8216;sti suoi sforzi d&#8217;aggiustarlo).</em></div>
<div id="_mcePaste">Il marcio sta nel cavo, nel vuoto</div>
<div id="_mcePaste">che sorregge l&#8217;armatura</div>
<div id="_mcePaste">ponteggio senza gambe né puntelli:</div>
<div id="_mcePaste">tutti &#8216;sti fratelli di un&#8217;Italia ch&#8217;è molesta</div>
<div id="_mcePaste">- s&#8217;è mai desta? &#8211; notizia fragorosa, questa<span id="more-38443"></span></div>
<div id="_mcePaste">secondo cui il paese era destato</div>
<div id="_mcePaste">eppure appare un sogno, oppure</div>
<div id="_mcePaste">un interregno</div>
<div id="_mcePaste">(<em>ora e sempre</em>! gridano tuttora</div>
<div id="_mcePaste">ora ancora, <em>quella </em>resistenza?)</div>
<div id="_mcePaste">tra un ripido declivio e il successivo</div>
<div id="_mcePaste">senza mai ficcar le mani nel disastro</div>
<div id="_mcePaste">senza stelle, ché quelle</div>
<div id="_mcePaste">sono uscite, e a rivederle si dovrebbe</div>
<div id="_mcePaste">fare a meno di un occhio e della testa</div>
<div id="_mcePaste">disporsi finalmente ad un abbaglio</div>
<div id="_mcePaste">- che scuota l&#8217;ordigno! che tremi la terra! -</div>
<div id="_mcePaste">e la testa: che cada nella faglia</div>
<div id="_mcePaste">e lo sguardo: s&#8217;accechi, s&#8217;arrovesci</div>
<div id="_mcePaste">ritorni a quell&#8217;inizio che non c&#8217;era:</div>
<div id="_mcePaste">e insieme si trovi la fine presente</div>
<div id="_mcePaste">che impesta l&#8217;Italia molesta e modesta</div>
<div id="_mcePaste">- che bello sarebbe se Italia s&#8217;appresta</div>
<div id="_mcePaste">a lasciarsi inghiottire:</div>
<div id="_mcePaste">divorata dalle smanie del possesso</div>
<div id="_mcePaste">(e del sesso ivi compreso)</div>
<div id="_mcePaste">della roba (<em>ora, ora</em> padron &#8216;Ntoni)</div>
<div id="_mcePaste">delle ruby (padron &#8216;Ntoni mi perdoni</div>
<div id="_mcePaste">questi accostamenti osceni)</div>
<div id="_mcePaste">ma non c&#8217;è mica materia per far scandalo davvero</div>
<div id="_mcePaste">è solo un&#8217;altra anestesia</div>
<div id="_mcePaste">un&#8217;altra capriola sul declivio del mistero:</div>
<div id="_mcePaste">ci si rotola e si cade, lentamente</div>
<div id="_mcePaste">dolcemente, e pure</div>
<div id="_mcePaste">inavvertitamente:</div>
<div id="_mcePaste">noi, cullati da un bisbiglio</div>
<div id="_mcePaste">fragoroso come pochi, come poi</div>
<div id="_mcePaste">nel miracoloso caso che tornassero le stelle</div>
<div id="_mcePaste">ci sarebbe da stupire di vergogna:</div>
<div id="_mcePaste">essersi perduti nella fogna di un silenzio</div>
<div id="_mcePaste">fradicio di niente,</div>
<div id="_mcePaste">di gente rancorosa</div>
<div id="_mcePaste">a cui il proprio basto basta:</div>
<div style="padding-left: 180px;">gente guasta.</div>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/16/dal-paese-guasto-partitura-per-un-inizio/">Dal paese guasto. Partitura per un inizio</a></p>
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		<title>L’Italia (unita?) vista dai blogger</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 19:38:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[blog italiani]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>L’Italia (unita?) vista dai blogger:</em> è il tema dell&#8217;incontro organizzato dall&#8217;<em>Unità</em> per domattina dalle 11 alle 13. Per verificare quale sia dalla rete la visuale dell&#8217;Italia contemporanea.  Si può seguire la diretta streaming sul sito unita.it, e dialogare sia via mail (unisciti@unita.it) sia via Facebook e Twitter.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/12/l%e2%80%99italia-unita-vista-dai-blogger/">L’Italia (unita?) vista dai blogger</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Italia (unita?) vista dai blogger:</em> è il tema dell&#8217;incontro organizzato dall&#8217;<em>Unità</em> per domattina dalle 11 alle 13. Per verificare quale sia dalla rete la visuale dell&#8217;Italia contemporanea.  Si può seguire la diretta streaming sul sito unita.it, e dialogare sia via mail (unisciti@unita.it) sia via Facebook e Twitter. Scrive l&#8217;Unità: &#8220;Guarderemo il nostro Paese attraverso i loro occhi politicamente scorretti: quelli di Metilparaben, brillante blogger premiato come “Blog Rivelazione 2010”, o quelli di Alessandro Gilioli (Piovono Rane, blogger dell&#8217;anno). E con loro Vittorio Zambardino (Scene Digitali, lo storico blog de “La Repubblica”), Spinoza (miglior blog 2010), Uomomordecane (il «cattivo più temibile della blogosfera 2010»), Leonardo Tondelli (Leonardo, miglior blog d&#8217;opinione), Malafemmena (miglior blog erotico 2010), Luca Sofri e Francesco Costa del Post (miglior blog giornalistico dell&#8217;anno), due tra i principali blog letterari italiani: Nazione Indiana con Marco Rovelli e Loredana Lipperini (Lipperatura), Giuseppe Civati (Ciwati, tra i migliori blog politici italiani) e tanti altri. L&#8217;incontro sarà moderato da Concita De Gregorio (Invece) e da Giovanni Maria Bellu (Nemici).&#8221;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/12/l%e2%80%99italia-unita-vista-dai-blogger/">L’Italia (unita?) vista dai blogger</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Disfare gli italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 06:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>intervista a <strong>Marco Revelli</strong></p>
<p><em>L&#8217;intervista di Marco Belpoliti  allo storico e sociologo continua su </em><a href="http://www.doppiozero.com/materiali/videointerviste/intervista-video-marco-revelli">Doppiozero</a>. <em>Ne vale la pena (a parere mio).</em></p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/03/disfare-gli-italiani/">Disfare gli italiani</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="450" height="283" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/NWc7YAFUzRM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="283" src="http://www.youtube.com/v/NWc7YAFUzRM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>intervista a <strong>Marco Revelli</strong></p>
<p><em>L&#8217;intervista di Marco Belpoliti  allo storico e sociologo continua su </em><a href="http://www.doppiozero.com/materiali/videointerviste/intervista-video-marco-revelli">Doppiozero</a>. <em>Ne vale la pena (a parere mio).</em></p>
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		<title>Non si disturbi il massacratore</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 10:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/baciamano_berlusconi11.jpg"></a></strong></p>
<p><strong>Bacheca libica</strong></p>
<p><em>Questo è un &#8220;post-in-progress&#8221;. Siete tutti invitati a lasciare commenti, segnalare materiali d&#8217;approfondimento, riportare testimonianze, elencare dati, ricordare la storia criminale del colonialismo italiano in Libia, prima e durante il fascismo. </em>&#8230;</p>
&#8220;Eni, Unicredit, il Gas, il Petrolio, la Juventus: metà della nostra economia è in mano a un dittatore che spara sulla folla.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/">Non si disturbi il massacratore</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/baciamano_berlusconi11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-38272" title="baciamano_berlusconi1" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/baciamano_berlusconi11.jpg" alt="" width="435" height="355" /></a></strong></p>
<p><strong>Bacheca libica</strong></p>
<p><em>Questo è un &#8220;post-in-progress&#8221;. Siete tutti invitati a lasciare commenti, segnalare materiali d&#8217;approfondimento, riportare testimonianze, elencare dati, ricordare la storia criminale del colonialismo italiano in Libia, prima e durante il fascismo. </em></p>
<div>&#8220;Eni, Unicredit, il Gas, il Petrolio, la Juventus: metà della nostra economia è in mano a un dittatore che spara sulla folla. Menomale che l&#8217;altra metà è in mano alla mafia che almeno spara uno alla volta&#8230;&#8221; Maurizio Crozza, &#8220;Ballarò&#8221;,22.2.2011.</div>
<div>
<p>«<em>La processione degli italiani che venerano e rispettano Gheddafi, formata dagli uomini che con lui hanno lavorato al &#8220;grande accordo&#8221; che ha chiuso una lunga fase di tensioni, entra nella tenda del leader.<span id="more-38270"></span>  E&#8217; già notte nel grande spiazzo nel deserto, a pochi chilometri da Tripoli: tra i cammelli sfilano gli ex capi di governo Giulio Andreotti e Lamberto Dini, l&#8217; ex ministro dell&#8217; Interno Giuseppe Pisanu e il senatore pd Nicola Latorre (in rappresentanza di Massimo D&#8217; Alema). In diretta tv hanno appena ricevuto il premio dalla Giamahiria, una targa e una fascia verde, il colore della rivoluzione. E&#8217; il riconoscimento che Gheddafi fa consegnare agli &#8220;amici italiani&#8221; che hanno creduto in quell&#8217; accordo firmato il 30 agosto da Silvio Berlusconi. Il primo ad essere premiato è proprio lui, il Cavaliere, assente giustificato assieme all&#8217; ex premier Romano Prodi, al ministro degli Esteri Franco Frattini e tanti altri. Uno speaker riserva a tutti l&#8217; appellativo di &#8220;eccellenza&#8221;. Con un&#8217; eccezione: Gianni Letta, sottosegretario della Presidenza del Consiglio e gran tessitore per conto di Berlusconi, è onorato del termine &#8220;sua altezza&#8221;. Anche Vittorio Sgarbi ha la sua fascia verde. In aereo, dieci anni fa, volando dalla Sardegna violò l&#8217; embargo, e la Libia non dimentica quel gesto dannunziano che voleva testimoniare un&#8217; amicizia contro la realpolitik. Sgarbi, attuale sindaco della siciliana Salemi, guarda Andreotti e Gheddafi che s&#8217; incontrano per l&#8217; ennesima volta, parlano, s&#8217; intendono ancora, trent&#8217; anni dopo: «Gheddafi è l&#8217; ultimo capo arabo democristiano &#8211; osserva Sgarbi &#8211; per questo con Andreotti e Dini si capiscono ancora così bene». Il leader libico ringrazia l&#8217; Italia per l&#8217; accordo in base al quale Roma pagherà, nell&#8217; arco di vent&#8217; anni, 5 miliardi di euro a titolo di risarcimento dei danni dell&#8217; occupazione coloniale. «Dobbiamo complimentarci con noi stessi e noi libici vi ringraziamo per gli sforzi che avete compiuto per arrivare a questo accordo che onora i nostri due popoli» dice il Colonnello. Andreotti e Dini ripetono l&#8217; invito al leader libico a visitare l&#8217; Italia, Sgarbi lo vorrebbe al più presto ospite nella &#8220;sua&#8221; Sicilia, magari proprio a Salemi. «Adesso è possibile, non ci sono più ostacoli alla mia visita in Italia &#8211; dice il Colonnello &#8211; . Ripeto: dobbiamo complimentarci con noi stessi per il buon lavoro che abbiamo fatto per i nostri popoli</em>». Vincenzo Nigro, La Repubblica, 8.10.2008.</p>
<p>&#8220;Usare il mitra per fermare i profughi africani che arrivano in Italia. Lo ha detto l’assessore regionale ai flussi migratori Daniele Stival, leghista, in diretta su Rete Veneta. Una frase choc che ha fatto scalpore, sollevato dure polemiche molte delle quali erano volte a chiedere le dimissioni dello stesso assessore. La puntata di Focus, talk show dell’emittente locale, era incentrata sulla rivolta in Libia, si parlava delle migliaia di morti fra i civili, aprendo un ragionamento sulla richiesta del governatore della Sicilia al Veneto di ospitare i profughi nordafricani. Alla domanda su come limitarne l’arrivo, Stival è intervenuto usando queste parole: «Ci riescono pure in Grecia, Spagna e Croazia, dovremmo riuscire anche noi usando il mitra»&#8221;, Corriere della Sera, 23.2.2011.</p>
</div>
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		<title>La lezione di storia di Benigni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/22/la-lezione-di-storia-di-benigni/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 10:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>[Ripubblico questo articolo di Banti, uno dei migliori storici italici (e che, detto per inciso, ha scritto un eccellentissimo manuale per le scuole), per restituire la giusta dimensione all'intervento del non-più-comico toscano a Sanremo che ha ahimé suscitato plausi bipartisan, plausi che - quantomeno quelli <em>non di destra</em>, laddove quelli di destra sono <em>naturaliter </em>interessati a restituire una dimensione mitologica all'idea di Nazione - evidentemente non hanno saputo valutare la sua superficialità, la sua ignoranza di alcuni dati ormai acquisiti del dibattito storiografico, e dunque la sua nocività.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/22/la-lezione-di-storia-di-benigni/">La lezione di storia di Benigni</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Ripubblico questo articolo di Banti, uno dei migliori storici italici (e che, detto per inciso, ha scritto un eccellentissimo manuale per le scuole), per restituire la giusta dimensione all'intervento del non-più-comico toscano a Sanremo che ha ahimé suscitato plausi bipartisan, plausi che - quantomeno quelli <em>non di destra</em>, laddove quelli di destra sono <em>naturaliter </em>interessati a restituire una dimensione mitologica all'idea di Nazione - evidentemente non hanno saputo valutare la sua superficialità, la sua ignoranza di alcuni dati ormai acquisiti del dibattito storiografico, e dunque la sua nocività. Sui temi in questione Banti ha scritto, di recente, <em><a href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788842095347&amp;Itemid=97">Sublime madre nostra</a></em>. mr]</p>
<p>di <strong>Alberto Mario Banti</strong></p>
<div id="_mcePaste">Roberto Benigni a Sanremo: ma certo, quello che voleva bene a Berlinguer! Quello che &#8211; con gentile soavità &#8211; insieme a Troisi scherzava su Fratelli d&#8217;Italia &#8230; Che trasformazione! Sorprendente! Eh sì, giacché giovedì 17 febbraio «sul palco dell&#8217;Ariston», come si dice in queste circostanze, non ha fatto solo l&#8217;esegesi dell&#8217;Inno di Mameli. Ha fatto di più. Ha fatto un&#8217;apologia appassionata dei valori politici e morali proposti dall&#8217;Inno. E &#8211; come ha detto qualcuno &#8211; ci ha anche impartito una lezione di storia. Una «memorabile» lezione di storia, se volessimo usare il lessico del comico.</div>
<div id="_mcePaste">Bene. E che cosa abbiamo imparato da questa lezione di storia?<span id="more-38251"></span> Che noi italiani e italiane del 2011 discendiamo addirittura dai Romani, i quali si sono distinti per aver posseduto un esercito bellissimo, che incuteva paura a tutti. Che discendiamo anche dai combattenti della Lega lombarda (1176); dai palermitani che si sono ribellati agli angioini nel Vespro del lunedì di Pasqua del 1282; da Francesco Ferrucci, morto nel 1530 nella difesa di Firenze; e da Balilla, ragazzino che nel 1746 avvia una rivolta a Genova contro gli austriaci. Interessante. Da storico, francamente non lo sapevo. Cioè non sapevo che tutte queste persone, che ritenevo avessero combattuto per tutt&#8217;altri motivi, in realtà avessero combattuto già per la costruzione della nazione italiana. Pensavo che questa fosse la versione distorta della storia nazionale offerta dai leader e dagli intellettuali nazionalisti dell&#8217;Ottocento. E che un secolo di ricerca storica avesse mostrato l&#8217;infondatezza di tale pretesa. E invece, vedi un po&#8217; che si va a scoprire in una sola serata televisiva.</div>
<div id="_mcePaste">Ma c&#8217;è dell&#8217;altro. Abbiamo scoperto che tutti questi «italiani» erano buoni, sfruttati e oppressi da stranieri violenti, selvaggi e stupratori &#8211; stranieri che di volta in volta erano tedeschi, francesi, austriaci o spagnoli. E anche questa è una nozione interessante, una di quelle che cancellano in un colpo solo i sentimenti di apertura all&#8217;Europa e al mondo che hanno positivamente caratterizzato l&#8217;azione politica degli ultimi quarant&#8217;anni.</div>
<div id="_mcePaste">Poi abbiamo anche capito che dobbiamo sentire un brivido di emozione speciale quando, passeggiando per il Louvre o per qualche altro museo straniero, ci troviamo di fronte a un quadro, che so, di Tiziano o di Tintoretto: e questo perché quelli sono pittori «italiani» e noi, in qualche modo, discendiamo da loro. Che strano: questa mi è sembrata una nozione veramente curiosa: io mi emoziono anche di fronte alle tele di altri, di Dürer, di Goya o di Manet, per dire: che sia irriducibilmente anti-patriottico?</div>
<div id="_mcePaste">E infine abbiamo capito qual è il valore fondamentale che ci rende italiani e italiane, e che ci deve far amare i combattenti del Risorgimento: la mistica del sacrificio eroico, la morte data ai nemici, la morte di se stessi sull&#8217;altare della madre-patria, la militarizzazione bellicista della politica. Ecco. Da tempo sostengo che il recupero acritico del Risorgimento come mito fondativo della Repubblica italiana fa correre il rischio di rimettere in circuito valori pericolosi come sono quelli incorporati dal nazionalismo ottocentesco: l&#8217;idea della nazione come comunità di discendenza; una nazione che esiste se non ab aeterno, almeno dalla notte dei tempi; l&#8217;idea della guerra come valore fondamentale della maschilità patriottica; l&#8217;idea della comunità politica come sistema di differenze: «noi» siamo «noi» e siamo uniti, perché contrapposti a «quegli altri», gli stranieri, che sono diversi da noi, e per questo sono pericolosi per l&#8217;integrità della nostra comunità.</div>
<div id="_mcePaste">Ciascuna di queste idee messa nel circuito di una società com&#8217;è la nostra, attraversata da intensi processi migratori, può diventare veramente tossica: può indurre a pensare che difendere l&#8217;identità italiana implichi difendersi dagli «altri», che &#8211; in quanto diversi &#8211; sono anche pericolosi; può indurre a fantasticare di una speciale peculiarità, se non di una superiorità, della cultura italiana; invita ad avere una visione chiusa ed esclusiva della comunità politica alla quale apparteniamo; e soprattutto induce a valorizzare ideali bellici che, nel contesto attuale, mi sembrano quanto meno fuori luogo.</div>
<div id="_mcePaste">Ecco, con la performance di Benigni mi sembra che il rischio di una riattualizzazione del peggior nazionalismo stia diventando reale: tanto più in considerazione della reazione entusiastica che ha accolto l&#8217;esibizione del comico, quasi come se Benigni avesse detto cose che tutti avevano nel cuore da chissà quanto tempo. Ora se questi qualcuno sono i ministri La Russa o Meloni, la cosa non può sorprendere, venendo questi due politici da una militanza che ha sempre coltivato i valori nazionalisti. Ma quando a costoro si uniscono anche innumerevoli politici e commentatori di sinistra, molti dei quali anche ex comunisti, ebbene c&#8217;è da restare veramente stupefatti.</div>
<div id="_mcePaste">Verrebbe da chieder loro: ma che ne è stato dell&#8217;internazionalismo, del pacifismo, dell&#8217;europeismo, dell&#8217;apertura solidale che ha caratterizzato la migliore cultura democratica dei decenni passati? Perché non credo proprio che un simile bagaglio di valori sia conciliabile con queste forme di neo-nazionalismo. Con il suo lunghissimo monologo, infatti, Benigni &#8211; pur essendosi dichiarato contrario al nazionalismo &#8211; sembra in sostanza averci invitato a contrastare il nazionalismo padano rispolverando un nazionalismo italiano uguale a quello leghista nel sistema dei valori e contrario a quello solo per ciò che concerne l&#8217;area geopolitica di riferimento.</div>
<div id="_mcePaste">Beh, speriamo che il successo di Benigni sia il successo di una sera. Perché abbracciare la soluzione di un neo-nazionalismo italiano vorrebbe dire infilarsi dritti dritti nella più perniciosa delle culture politiche che hanno popolato la storia dell&#8217;Italia dal Risorgimento al fascismo.</div>
<div><em>(pubblicato sul manifesto, 20/2/2011)</em></div>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/22/la-lezione-di-storia-di-benigni/">La lezione di storia di Benigni</a></p>
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		<title>Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano»)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/12/preghiera-ai-naviganti/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 14:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>evelina santangelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Evelina Santangelo]]></category>
		<category><![CDATA[hannah arendt]]></category>
		<category><![CDATA[il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Preghiera ai naviganti]]></category>
		<category><![CDATA[ruby]]></category>
		<category><![CDATA[sabato 29 gennaio 2011]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento della prostituzione minorile]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ques&#8217;articolo è uscito sabato 29 gennaio 2011 su «il Fatto Quotidiano».<br />
Qui ho solo aggiunto una riflessione della Arendt, che credo ci riguardi molto.<br />
Prendetelo come uno dei tanti segni con cui donne e uomini sul web (e non solo) in un unico coro stanno  rivendicando  il diritto a restituire un&#8217;altra storia, evocando le tante donne forti di immaginazione, intelligenza e coraggio che hanno contribuito in tutti i tempi, ovunque, a edificare la comune umana civiltà.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/12/preghiera-ai-naviganti/">Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano»)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ques&#8217;articolo è uscito sabato 29 gennaio 2011 su «il Fatto Quotidiano».<br />
Qui ho solo aggiunto una riflessione della Arendt, che credo ci riguardi molto.<br />
Prendetelo come uno dei tanti segni con cui donne e uomini sul web (e non solo) in un unico coro stanno  rivendicando  il diritto a restituire un&#8217;altra storia, evocando le tante donne forti di immaginazione, intelligenza e coraggio che hanno contribuito in tutti i tempi, ovunque, a edificare la comune umana civiltà.<br />
</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #800000;">Hannah Arendt: «Il declino delle nazioni comincia con il venir meno della legalità&#8230; Qualsiasi incidente può distruggere i costumi e la moralità una volta privati del loro ancoraggio nella legalità; qualsiasi evento contingente è destinato a minacciare una società non più garantita dai suoi cittadini»</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Evelina Santangelo</strong><br />
Da quando è uscita la notizia che il presidente del Consiglio è indagato per prostituzione minorile, i commenti e l’ironia nel web si sono scatenati come non mai. Sarà il tema pruriginoso, sarà che ci siamo a nostro modo assuefatti e quasi affezionati a questo genere di amenità, sarà che tutti si è diventati un po’ così, propensi all’ironia più “grassa” e “crassa”&#8230; Per questo, vorrei fare un appello modesto ai naviganti. Come fosse una preghiera di un navigante ad altri naviganti.<span id="more-37996"></span><br />
Discutiamo, ragioniamo del presente e del futuro degli operai, che andranno comunque in un qualche purgatorio, come chiunque oggi svolga un lavoro soggetto alla precarietà di cui è sostanziato questo nostro tempo. Discutiamo, ragioniamo del diritto allo studio e del dovere di garantire ai giovani il diritto di essere pieni di slancio e desideri e aspirazioni contro “lo stato presente delle cose” inteso come immodificabile e sclerotizzato, che è un&#8217;offesa alla loro giovinezza e a noi, che dovremmo contribuire ad alimentare, nutrire le loro visioni in una sorta di vero patto generazionale (non solo quel patto economico, invocato da tanti). Discutiamo, ragioniamo del diritto-dovere a insegnare. E del dovere istituzionale di riconoscere il ruolo sociale e culturale della classe insegnante in un paese che voglia davvero progettare un futuro possibile. Parliamone perché la gente capisca che è dei loro e dei nostri figli che stiamo parlando, e di quello di cui un giorno anche loro saranno chiamati a rendere conto dai loro stessi figli&#8230;<br />
Discutiamo, ragioniamo dei teatri, delle università, dei musei, degli archivi, delle biblioteche&#8230; agonizzanti per colpe pregresse e per responsabilità odierne di una classe dirigente che sta spolpando l&#8217;ultima carne dalle ossa delle istituzioni culturali (e non solo), mentre chi avrebbe dovuto vegliare e mobilitarsi è stato, almeno finora, a guardare, o meglio, a guardare il proprio naso, magnifico o degno di essere magnificato, il proprio ridicolo naso che non ha saputo annusare nemmeno cosa stava accadendo, cosa stava esso stesso edificando&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Difendiamo con intransigenza e vegliamo sul principio dell&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, contro i garbugli e i pretesti con cui lo si vorrebbe aggirare, indipendentemente direi da chi lo voglia aggirare. Così da spuntare la lama di ogni pretesto, anche quello più ingannevole e subdolo dell&#8217;“accanimento”. Esigiamo la laicità su cui è stato fondato questo nostro Stato da cattolici e non-cattolici, da credenti e non-credenti, o diversamente credenti&#8230; in quanto unica vera inalienabile garanzia di uguaglianza in un paese che si voglia dire davvero civile, cioè rispettoso   della libertà di culto e di pensiero. Difendiamo le conquiste della scienza contro Comitati di bioetica che, negando il principio stesso della pluralità delle posizioni morali, vorrebbero allineare la scienza alla visione morale unica e insindacabile di Sacra Romana Chiesa, in tutta la sua potenza, influenza, tracotanza spirituale e temporale. Ma, proprio per questo, in nome di tutto ciò, e anche un po’ della nostra dignità. Denunciamo duramente quel che c&#8217;è da denunciare. Informiamo di tutto quello che serve a capire. Ma non infiliamoci fino al collo in quella melma, per alimentare la nostra curiosità o anche la nostra ironia&#8230; Invece di prendere questo genere di commerci per quel che sono e consegnarli assieme a tutto il resto (compresi i cocci dei principi costituzionali fatti a pezzi) al giudizio della legge e, spero un giorno, anche della storia, in cui, vorrei ricordare, saremo contemplati anche noi con tutti i nostri magnifici nasi. Anche quelli graziosamente arricciati in segno di sdegno.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/12/preghiera-ai-naviganti/">Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano»)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Mettiamoci la testa e la faccia: Donne del presente I</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 09:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[mila spicola]]></category>
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		<category><![CDATA[uomini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Mila Spicola</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/240807rb5.jpg"></a></p>
<p>Migliaia di firme, testimonianze, indignazioni, il tappeto sterminato delle foto cambiate sui profili di facebook, la ritrovata voglia di alzare la testa. A onor del vero va riconosciuto a Ruby e al premier che erano anni che non si sollevava un simile dibattito sulla dignità delle donne.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/03/mettiamoci-la-testa-e-la-faccia-donne-del-presente-i/">Mettiamoci la testa e la faccia: Donne del presente I</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mila Spicola</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/240807rb5.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-38045" title="240807rb5" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/240807rb5-145x300.jpg" alt="" width="145" height="300" /></a></p>
<p>Migliaia di firme, testimonianze, indignazioni, il tappeto sterminato delle foto cambiate sui profili di facebook, la ritrovata voglia di alzare la testa. A onor del vero va riconosciuto a Ruby e al premier che erano anni che non si sollevava un simile dibattito sulla dignità delle donne. Segno che la misura è colma? Mi sono inorgoglita per tutte le testimonianze, per le prese di posizione e le dichiarazioni ben argomentate di tante donne. Una rivoluzione rosa.</p>
<p>Però&#8230; non tutto torna. Cosa voglio dire? Mi pare che in queste settimane si sia sentito un gran trambusto di pentole, di stoviglie, e meno male, visto il silenzio decennale e imbarazzante delle donne sulle donne, ma nulla di nuovo dal fronte occidentale: quello dei maschi.<span id="more-38044"></span></p>
<p>Il problema è sempre quello ( oggi come qualche anno fa, quando venni crocifissa per le mie parole che, visti gli sviluppi, si sono rivelate profetiche): che in Italia un bel fondoschiena val più di due lauree e che il problema non sono le donne (che allora erano mute) e nemmeno più di tanto Berlusconi, ma gli uomini. Le donne oggi parlano. Ma il silenzio degli uomini sugli uomini non è preoccupante?</p>
<p>Quanti uomini dichiarano che il comportamento del premier ha offeso la loro dignità? Che loro sono diversi? Il sospetto è che un loro appello si esaurirebbe in pochissime firme.</p>
<p>Incrociamo alcuni dati, apparentemente distanti ,come fa la finanza per scovare gli evasori. Dati significativi e drammatici che riportano la discussione dal rosa e dall’indignazione, al nero e alla preoccupazione.. Al di là delle discriminazioni di genere in ogni campo, l’Italia è uno dei primi paesi al mondo per consumo di pornografia e per traffico della prostituzione. Circa il 60% delle prostitute sono ormai straniere, segno che la domanda (più che l’offerta) è enorme e crescente. Non so fino a che punto valga l’assunto “ciascuno è libero di far quel che vuole” perché questi dati rasentano più che il costume la patologia. Esiste una patologia sessuale nella testa della maggior parte degli uomini italiani? Il sospetto non è peregrino.E la diagnosi viene dagli osservatori esteri.</p>
<p>Quando gli amici stranieri ci chiedono “ come potete tollerare tale premier?” lo sanno che l’Italia si è trasformata silenziosamente in una grande casa di tolleranza? O continuiamo a millantarla come “capacità amatoria”? Dignità offesa? Ma stai scherzando? Io sono maschio.</p>
<p>L’orgoglio del pene ormai fa pena e ha l’immagine impietosa del fondoschiena flaccido del premier dato in pasto alla pubblica gogna come vendetta di mille altri fondoschiena, persino di quelli su cui siedono le splendide signorine di cui si è circondato. Doveva accadere prima o poi, dico io. Che gli eccessi del nostro Tiberio comincassero a mangiarselo vivo.</p>
<p>Ma, più in generale, cosa rimane della dignità e dell’integrità della “persona” in Italia?</p>
<p>Il 13 febbraio, giorno previsto per ”la mobilitazione delle donne” ,dovrebbe essere piuttosto “la mobilitazione degli uomini e delle donne che la difendono quell’integrità”.O si apre un baratro se li interroghiamo al riguardo? In cosa consiste oggi la religione laica dei rapporti tra uomo e donna del nostro popolo?</p>
<p>Quali norme morali, come anche dell&#8217;umana reciproca pari considerazione, ci siamo lasciati alle spalle tacciandole sbrigativamente come moraliste? E chi dovrebbe trasmetterle?</p>
<p>La scuola come ascensore sociale e come luogo formativo è stata distrutta e con essa la meritocrazia, la famiglia pure, il senso dello Stato e del dovere anche (triplicati i reati contro la pubblica amministrazione), annullata ogni responsabilità personale (perchè qualcuno a cui dar la colpa lo si trova sempre), la solidarietà sociale..tutto distrutto. E l’impegno comune in prima persona? Persino a sinistra si va avanti per “leader”, a cui delegare tutte le nostre mancate responsabilità in tal senso e i nostri valori&#8230;Figurarsi a destra.</p>
<p>La verità è che il contegno del premier è condannabile nella misura in cui riusciamo a far fronte comune contro un comportamento senza norma che è ormai collettivo e che nella mercificazione dei corpi ha solo il suo aspetto visibile.</p>
<p>Non solo B, ma la maggioranza delle donne e degli uomini agiscono contro se stessi e la propria dignità nel sottovalutare taluni mutamenti del comune senso della vergogna perché sottende l’assenza di altre norme, più importanti e onnicomprensive. Le donne lo stanno riconoscendo. Gli uomini?</p>
<p>Un collega spagnolo mi ha scritto “più che un paese di puttane siete un paese di papponi e puttanieri”. A quanti uomini italiani questa definizione fa indignare veramente come ha fatto indignare me? Quanti , in fondo, si inorgogliscono? Quanti? Quanti sono? Quanta, dell’indignazione contro Berlusconi , non è strumentalizzazione politica? Perché mi pare che i comportamenti sessuali da “addicted” (ebbene sì, altrove è una malattia , quando supera certi limiti, e non un vanto) siano diffusissimi in ambienti di potere e non e trapassano ogni schieramento politico. E’ solo il “reato”, nel caso del premier , a farci indignare? O piuttosto il reato e l’assenza di un’ adeguata e condivisa reazione ad esso si sviluppano in un contesto e in costume sociale completamente mutati negli anni?</p>
<p>Pesano di più i propri privilegi di classe, o di ceto, o di religione, o di ragion economica (quelli che berlusconi promette di mantenere) della propria dignità e di quella che si vuol dare alla propria nazione? Quale nazione?</p>
<p>In una realtà che ha quei numeri riportati sopra non sono più calate dal cielo certe tragedie: la prima causa di morte in Italia per le donne è la violenza. Non ditemi esagerata. Non ditemi: cosa c’entra. Ricordiamoci dei finanzieri per favore: mettiamo in relazione i dati. Quelle morti non nascono da follie individuali, ma da un comportamento sociale CONDIVISO riguardo al tema del rispetto verso la donna: esattamente QUESTO comportamento sociale che vede la persona , la donna in particolare, risolversi nella sua apparenza fisica. Tanto da convincerne le donne stesse: perchè non hanno via di scampo. Tanto da poter affermare che non esiste tragedia peggiore per una donna dell&#8217;essere brutta. E le battute su Rosy Bindi si moltiplicano e fanno ridere gente di destra come di sinistra.</p>
<p>&#8220;Che male c&#8217;è, suvvia, su tutto si può ridere&#8221;. L&#8217;Olocausto nacqua da una battuta. E lo stiamo vivendo l&#8217;Olocausto delle donne in Italia. I numeri delle morti recano il segno di una carneficina. Sempre sottaciuta.</p>
<p>Segno dell’assenza totale di una elementare educazione sentimentale e sessuale che metta al primo piano l&#8217;essere, la persona e non il suo apparire, anzi il suo apparire come oggetto. Che si sovrappone a un’ overdose di stimoli sessuali, considerati normali, che arrivano da ogni parte: pubblicità, televisioni, giornali (guarda caso in maggioranza concentrate nelle mani della stessa persona che ha traghettato l’immaginario collettivo dal drive in al bunga bunga). Il segnale più allarmante è l’aumento delle violenze sessuali tra i ragazzi. Tra l’altro non riconosciute come tali da loro stessi. E’ davvero il baratro: il “che male c’è” di fronte al reato (nel caso d Ruby), di fronte alla violenza (nel caso dei ragazzi).</p>
<p>Da coloro che guidano il Paese “tutti attendono esemplarità, nel pubblico e nel privato.” Il problema sta nel ridefinire il concetto di comportamento esemplare e di condividerlo con tutti.</p>
<p>Perchè il carrozziere che evade tranquillamente le tasse (e che ovviamente ha il suo bel calendario di donne nude appeso in vista..che male c&#8217;è? Tutta grazia di Dio e ritiene il buon Presidente uno che la vita se la sa godere) ha un suo concetto di comportamento esemplare che evidentemente risulta milioni di anni luce da quello di un altro &#8220;esemplare&#8221; servitore dello Stato che paga le tasse e che come senso della vita ha uno sguardo ben più ampio, e magari non si limita a un senso solo, il vedere, ma anche agli altri quattro e magari ci aggiunge pure la testa e i pensieri e la cultura, e, a volte, udite udite, persino il cuore.</p>
<p>A quanti fa comodo questo stato di cose? Le donne stanno parlando, ma a quale parte degli uomini italiani fa più comodo il silenzio? Al bistrattato uomo “medio italiano” che può permettersi di dare un ceffone alla moglie e a lei di accettarlo? Ai mille che usano senza problemi ogni tipo di discriminazione senza paura e ritegno? O a chi tuona contro il comportamento becero del premier salvo poi imporre nomi di donne nelle liste bloccate, non tanto per meriti, quanto per “quote parte” correntizie …di maschio? Il caso delle liste del PD nelle politiche del 2008 è indicativo in tal senso.</p>
<p>Sarà in grado il PD, questo PD, di impedirlo alle prossime?</p>
<p>Quanti uomini in Italia, nei luoghi del potere, delle professioni, degli incarichi cruciali, di fronte a una donna competente che scalpita per entrare , hanno il coraggio o la convinzione di dirle “rimani”? Non perché figlia, moglie o amante e dunque in grado di dar continuità al proprio potere , ma una normale donna con un’ autonoma voglia di affermare il suo valore? Che armi ha quella donna oggi in Italia? Se poi è brutta..peggio mi sento. E quanti altri non dichiarano “si, ma deve essere un minimo carina perché sennò come fai a “portarla” in giro?” persino della propria moglie eventuale? “Portarla in giro”????? Mi è capitato di sentirlo dire a un insospettabile magistrato. Quanti (donne e uomini) di quelli che criticheranno quello che scrivo non sono anche loro &#8220;colpiti dal virus&#8221; senza nemmeno rendersene conto, ammantati dal pregiudizio della propria assoluzione?</p>
<p>E quanti altri si rendono conto che, nel loro essere diversi, non fanno testo, perchè il sistema è un altro? Il sistema si avvicina pericolosamente a quei dati e non a piccole isole felici.</p>
<p>Dunque non ha ceto, colore, cultura, latitudine, ma solo genere, questo disastro. Però ha un nome: si chiama arretratezza culturale e sociale questo predominio dell’apparire a scapito dell’essere che reca con se tutto il resto. Prendiamone atto per migliorare.</p>
<p>La prima via di guarigione è l&#8217;ammettere di essere malati.</p>
<p>Ad ogni modo, mi rifiuto di accettare l’assunto che se non appari non sei. Per Berlusconi poi,per molti, se non appari bella non esisti. Anzi, sei da vituperare, da discriminare, da escludere, da eliminare. Solo per lui?</p>
<p>La bruttezza è diventato l’ ultimo tabù morale in una società fondamentalmente amorale.</p>
<p>Sono riflessioni amare che abbiamo fatto più volte noi donne. Gli uomini mai. Le abbiamo messe tutte in fila prima di svegliarci adesso all’improvviso sommamente indignati? Uomini. Quanti siete?</p>
<p>Ho chiesto a un amico: se una donna di potere ti offrisse 10 mila euro per un rapporto sessuale e poi ti offrisse una carica politica importante tu ci staresti? Ci troveresti qualcosa di male? Risposta: “E me lo chiedi? Ma persino se fossi gay”. Esiste il maschile di zoccola?</p>
<p>Le parole sono importanti, gli aggettivi sono importanti. Mi sa che lessico e sintassi del popolo italiano abbiano bisogno di essere riscritti, come anche l’etica comune. Sarebbe la vera rivoluzione. Un proverbio dice: ogni uomo è ciò che mangia e il clima in cui vive. La rivoluzione forse si sta facendo in cucina, la stanno facendo le donne, ma poi la devono mangiare tutti, fuori, alla luce del sole.</p>
<p><em>In aggiunta alle diverse iniziative che si susseguono in questi giorni, vorremmo proprorrvi delle riflessioni che ci sembrano capaci di una prospettiva di maggiore profondità e durata.  Mila Spicola insegna in una scuola media di periferia a Palermo, ha collaborato con Emma Dante, ed è stata responsabile scuola del Pd nel capoluogo siciliano. Il suo blog si trova <a href="http://laricreazionenonaspetta.blog.unita.it/">qui</a> (h.j)  </em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/03/mettiamoci-la-testa-e-la-faccia-donne-del-presente-i/">Mettiamoci la testa e la faccia: Donne del presente I</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>MILANO IN PIAZZA SABATO 29 GENNAIO</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 13:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>PER RACCONTARE UN’ALTRA STORIA ITALIANA</strong></p>
<p>Le moltissime adesioni che continuano ad arrivare all&#8217;appello <strong><a href="http://donnedellarealta.wordpress.com/2011/01/22/mobilitiamoci-per-ridare-dignita-allitalia/">“Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia”</a>,</strong> partito da Milano e dalla Lombardia, insieme alla richiesta arrivata spontaneamente da centinaia di donne di una presa di parola pubblica, ci hanno indotto a lanciare la proposta di una manifestazione <strong>nella nostra città.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/27/milano-in-piazza-sabato-29-gennaio/">MILANO IN PIAZZA SABATO 29 GENNAIO</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PER RACCONTARE UN’ALTRA STORIA ITALIANA</strong></p>
<p>Le moltissime adesioni che continuano ad arrivare all&#8217;appello <strong><a href="http://donnedellarealta.wordpress.com/2011/01/22/mobilitiamoci-per-ridare-dignita-allitalia/">“Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia”</a>,</strong> partito da Milano e dalla Lombardia, insieme alla richiesta arrivata spontaneamente da centinaia di donne di una presa di parola pubblica, ci hanno indotto a lanciare la proposta di una manifestazione <strong>nella nostra città. L’appuntamento è per sabato 29 gennaio, alle 15, in piazza Scala</strong>. Con un simbolo: <strong>la sciarpa bianca del lutto per lo stato in cui versa il Paese</strong>. Uno slogan: <strong>Un&#8217;altra storia italiana è possibile</strong>. <strong>Ci saremo con le nostre facce.</strong> <strong>Le facce delle donne italiane, quelle della realtà. </strong>Appuntandoci sulla giacca una fotocopia della nostra carta di identità con su scritto chi siamo: cassaintegrate, commesse, ricercatrici precarie, artiste, studentesse, registe, operaie e giornaliste, per dire la forza che rappresentiamo, a dispetto di tutto. Perché sarebbe bello che una spallata, magari quella definitiva, politica molto prima che giudiziaria, la dessimo proprio noi al capo supremo di questa telecrazia autoritaria, eversiva e misogina.</p>
<p>Quel che accade del nostro Paese offende  le donne, ma anche gli uomini che non si riconoscono nella miseria della rappresentazione di una sessualità rapace e seriale, nello squallore di una classe dirigente che ha fatto dell’eversione di ogni regola e nel sovvertimento di qualunque verità il suo tratto distintivo. Ed è anche a questi uomini che chiediamo di essere con noi sabato 29. Per ribadire insieme che “un’altra storia italiana è possibile”.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/27/milano-in-piazza-sabato-29-gennaio/">MILANO IN PIAZZA SABATO 29 GENNAIO</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Cavaliere e la morte</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 10:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cavallo-scacchi.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Franco Arminio</strong></p>
<p><strong>Berlusconi </strong>ha paura di morire. Questa paura è comune a tutti gli uomini, ma in Italia, cuore del cattolicesimo, che ha alimentato la sua potenza giocando tutto sul memento mori, il timore della morte è assai più potente.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/il-cavaliere-e-la-morte/">Il Cavaliere e la morte</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cavallo-scacchi.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cavallo-scacchi-233x300.jpg" alt="" title="cavallo scacchi" width="233" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-37880" /></a></p>
<p>di <strong>Franco Arminio</strong></p>
<p><strong>Berlusconi </strong>ha paura di morire. Questa paura è comune a tutti gli uomini, ma in Italia, cuore del cattolicesimo, che ha alimentato la sua potenza giocando tutto sul memento mori, il timore della morte è assai più potente.<br />
Accumulare potere e ricchezze è un tentativo come un altro di esorcizzare la morte. Un tentativo penoso e vano, mano a mano che si invecchia, che ci si avvicina al traguardo finale L’accumulare ricchezza e potere altro non è se non un segno di questo pensiero costante che accompagna Berlusconi.<br />
<span id="more-37879"></span><br />
Le pantomime oscene sulla sessualità del Cavaliere che riempiono le prime pagine dei quotidiani non sono altro che il tentativo di un uomo ormai vecchio di distrarsi dall’idea della morte. La sua è una sessualità a cartoni animati, è una proliferazione di figure disegnate dalla matita della fine.<br />
L’ironia e l’indignazione sulle depravazioni del capo indicano anche il rapporto irrisolto che gran parte degli italiani hanno con il sesso. Si può dire che il sesso e la morte sono due grandi questioni irrisolte dell’italietta laida e fascista di cui il Cavaliere è l’ultima metamorfosi.<br />
La vicenda di questi mesi non è solo materia per magistrati e neppure per beghe politiche. Il teorema è questo: Berlusconi è governato dalla morte, Berlusconi governa l’Italia, l’Italia è governata dalla morte.<br />
Se vogliamo che nella nostra nazione torni a spirare qualche vento di lietezza, dobbiamo deciderci a sgombrare questo enorme cadavere che tutti insieme formiamo e di cui il Cavaliere è il cuore. Non si può pensare che siamo di fronte a un depravato da rieducare. Non siamo al collasso morale di una sola persona, ma a quello di gran parte della nazione.<br />
Il problema della morte non è solo il problema del Cavaliere. In questo senso lui non è nostro nemico, ma nostro fratello. Bisogna bonificare lo spirito nazionale da queste pozze putride prodotte dal secolare potere di una chiesa che ha messo nella nostra testa l’idea che ci aspetta l’inferno se non diventiamo suoi seguaci.<br />
Berlusconi non lo si sconfigge con la conta in Parlamento ma con una spietata radiografia del nostro spirito, una radiografia che sappia individuare la metastasi narcisistica prodotta proprio da una crescente paura della morte, che può essere considerata come paura della vita, una vita sempre più sigillata in piccole confezioni usa e getta.<br />
Da tempo credo che la morte non sia più un evento, una cosa che tocca gli animi. C’è stato un momento in cui era qualcosa che veniva nella vita come una faina arrivava nel pollaio. Si può pensare che questa faina abbia stampato la sua zampa su ogni tipo di religione. Adesso la morte ha cambiato faccia, è diventata l’aria che si respira, la scena madre della vita, il riassunto delle nostre giornate. È sempre bene in vista, è sempre ben esposta contro l’amore, contro la politica vera, contro i nostri slanci più sinceri. È usata come deterrente per non vivere, per dire di no a ciò di cui potremmo gioire e da cui, invece, ci nascondiamo. Si mette in mezzo tra l’anima e il corpo e ci scinde. Si mette in mezzo tra noi e gli altri e ci divide.<br />
Non è facile dire come e quando sia avvenuta questa mutazione della morte da evento che irrompe a realtà che ristagna. Pensate a una nebbiolina che avvolge la nostra società, pensate a una nebulizzazione dell’evento traumatico e unico della fine in vapore sospeso intorno ad ogni minuto della nostra vita: tutta la rete di comunicazione di cui siamo poveri tralicci sembra che agisca solo per diffondere il senso della fine. La morte non viene dopo l’ultimo respiro, ma sembra essere il legame tra un respiro e l’altro. Non viene pavesianamente a prendere i nostri occhi, ma da tempo li apre e li chiude a suo piacimento ogni giorno. Sempre più spesso guardiamo dal balcone della morte, vediamo il mondo come se già fossimo fuori di esso. È una situazione profondamente nuova. È una condizione che dovrebbe farci leggere l’esperienza di ognuno e di tutti come un’esperienza straordinaria. E invece ragioniamo come se fossimo sempre nello stesso mondo, nella stessa psiche, nello stesso corpo. In un certo senso e per la prima volta non siamo nella vita come un’esperienza continua interrotta dalla morte, ma siamo nella morte come un’esperienza continua interrotta raramente dalla vita.</p>
<p>(pubblicato su <em>Il Manifesto</em>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/il-cavaliere-e-la-morte/">Il Cavaliere e la morte</a></p>
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		<title>La dichiarazione di guerra civile di Berlusconi</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 13:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/italia-berlusconi1.jpg"></a>
<p>
di <strong>Marco Rovelli</strong>
</p>
<p>
Forse non andrà  in porto l’ultimo progetto berlusconiano, ché le problematiche giuridiche rischiano di affossarlo in corso d’opera, ma di certo è un segno preciso della ridotta in cui il Cav. si trova, e dell’azzardo che è costretto a tentare per uscirne e spiazzare il “nemico”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/13/la-dichiarazione-di-guerra-civile-di-berlusconi/">La dichiarazione di guerra civile di Berlusconi</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/italia-berlusconi1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-37786" title="italia-berlusconi" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/italia-berlusconi1.jpg" alt="" /></a></div>
<p>
<div>di <strong>Marco Rovelli</strong></div>
</p>
<p>
<div>Forse non andrà  in porto l’ultimo progetto berlusconiano, ché le problematiche giuridiche rischiano di affossarlo in corso d’opera, ma di certo è un segno preciso della ridotta in cui il Cav. si trova, e dell’azzardo che è costretto a tentare per uscirne e spiazzare il “nemico”. Chiamare il post-Pdl “Italia” è nient’altro che una vera e propria dichiarazione di guerra civile. Non sembri eccessiva e iperbolica questa affermazione. E’ lo stato dei fatti di un partito-azienda che ha provato a farsi Stato che adesso si trova alle strette, esposto al rischio mortale di perdere quel dominio, e che dunque gioca l’ultima carta, l’estrema risorsa dei bari di professione. “Italia”, dunque: la parte per il tutto, il tutto per la parte. Un’identificazione assoluta, un corpo mistico senza resti, una sineddoche che non ammette repliche. Chi si oppone all’”Italia” si oppone all’Italia. E’ una mossa retorica astuta, che costringe gli avversari ad accettare le regole del gioco, il <em>frame </em>stabilito da lui. I suoi avversari si muoveranno in un classico doppio legame bello e buono, per una semplice questione di virgolette (il metalinguaggio che si confonde con il linguaggio oggetto, si direbbe in linguistica): e il doppio legame paralizza l’interlocutore.<span id="more-37783"></span></div>
<div id="_mcePaste">Non è da ora che Berlusconi accusa i suoi avversari di essere anti-italiani (e, ricordiamolo, con l’approvazione saltuaria di un D’Alema, che dichiarò: “C’è un anti-berlusconismo che sconfina in una sorta di sentimento anti-italiano”). E’ solo retorica, ovviamente, visto che in questo Paese non c’è stata alcuna costruzione reale di un’identità nazionale, non si è articolata una memoria che, sola, possa fondarla: anzi, l’antifascismo, che è stato minimo comun denominatore del patto costituzionale, è stato picconato per vent’anni. Sullo sfondo di questo collasso identitario, “Italia” risulta essere il punto terminale di un processo di svuotamento comunitario, e di riduzione a mero “logo” del nome della nazione, che l’azienda berlusconiana usa, letteralmente, come carta di credito.</div>
<div id="_mcePaste">Ma occorre andare più indietro nel tempo. Questa mossa retorica astuta è nient’altro che il compimento di una tradizione ben precisa (e in questo senso, come è stato detto, “autobiografia della nazione”): l’esclusione dalla “cittadinanza” di chi si oppone al Capo, il “bando” dalla comunità imposto a chi non si adegua alla voce che si autodichiara come portatrice degli interessi nazionali. Ciò che storicamente ha fatto il fascismo, di cui, con questa mossa estrema, Berlusconi si mostra il più autentico erede. Chi si oppone è un “bandito”, come appunto erano i resistenti partigiani. I quali, pure, rivendicavano a sé il nome di “patrioti”. Questo è il paradigma della guerra civile, come ha esemplarmente mostrato Claudio Pavone. E’ guerra civile quando si avoca a sé la piena rappresentatività della comunità nazionale e si disconosce la legittima cittadinanza dell’altro in quanto anti-nazionale. Berlusconi dichiara la guerra civile come estrema difesa del suo potere minacciato mai come adesso. Rilancia con tutte le fiches che ha in mano per uscire dall’angolo. E’ del resto questo il progetto enunciato dal pasdaran Sallusti nella terrificante intervista concessa a Luca Telese qualche tempo fa, quando diceva, dopo aver ricordato che nella sua famiglia nel 1945 “aveva già dato”: “Loro non vogliono solo il 25 aprile. Vogliono Piazzale Loreto, la pelle di Berlusconi. Ma se vogliono questo, noi non possiamo che fare la guerra, con le armi in pugno”.</div>
<div id="_mcePaste">Se allora questa è una dichiarazione di guerra civile, si tratta di esserne all’altezza. E saper proporre, come fecero i resistenti, un orizzonte che sia tutt’altro da questo: un’altra narrazione, ma anche altre “cose”. Difendere Marchionne, e la sua visione totalitaria dell’<em>azienda Italia</em>, per dirne una, è decisamente perdente.</div>
<div><em>[pubblicato sul </em>manifesto<em>, 13/1/2011]</em></div></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/13/la-dichiarazione-di-guerra-civile-di-berlusconi/">La dichiarazione di guerra civile di Berlusconi</a></p>
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