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	<title>Nazione Indiana &#187; Juan-Manuel Fangio</title>
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		<title>Siamo i Fangio della cultura che non paga</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 09:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[Juan-Manuel Fangio]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Ostuni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p></p>
<p>Questa è la colonna videosonora del mio sciopero dell’autore, ispirato allo sciopero dell’autore di cui si  è ampiamente parlato sulle <a href=" http://www.nazioneindiana.com/2008/12/01/sciopero-dellautore/#more-11641">colonne doriche</a> di Nazione Indiana, e poi ripreso dal blog multiautore <a href="http://http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/12/sciopero-dellautore-mario-galzigna-ci-racconta-il-suo/">Ibridamenti</a>.<br />
Nel frattempo, io con il mio blog personale <a href="www.markelo.net">www.markelo.net</a> e altri scrittori, abbiamo tambureggiato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/18/siamo-i-fangio-della-cultura-che-non-paga/">Siamo i Fangio della cultura che non paga</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
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<p>Questa è la colonna videosonora del mio sciopero dell’autore, ispirato allo sciopero dell’autore di cui si  è ampiamente parlato sulle <a href=" http://www.nazioneindiana.com/2008/12/01/sciopero-dellautore/#more-11641">colonne doriche</a> di Nazione Indiana, e poi ripreso dal blog multiautore <a href="http://http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/12/sciopero-dellautore-mario-galzigna-ci-racconta-il-suo/">Ibridamenti</a>.<br />
Nel frattempo, io con il mio blog personale <a href="www.markelo.net">www.markelo.net</a> e altri scrittori, abbiamo tambureggiato. Tra i propugnatori dello sciopero dell’autore, come Vincenzo Ostuni, si è deciso di creare un sito internet <a href="www.scioperodellautore.org">www.scioperodellautore.org</a> nel quale vengono immessi i vari contributi alla discussione. La discussione è uscita dai blog entrando dalla porta trionfale del social network Facebook, dove sono stati pubblicati altri interessanti contributi.<br />
Ma torniamo al filmato che sta in cima a questo pezzo: <strong>Juan-Manuel Fangio</strong>, storico grande campione argentino della Formula Uno, per me rappresenta l’autore oggi, in Italia.<span id="more-12476"></span> In un mondo pieno di rischi, quello della Formula Uno di 50 anni fa, Fangio correva rischiando la vita a ogni metro d’asfalto. Qui, in questo filmato del 1957, ha 46 anni, un anno prima di ritirarsi. Un’età non più verde. Eppure il campione rischiava ancora; per scelta, sì, ma quelle erano le auto in dotazione allora, quelle le piste.  Fangio è per me l’autore che deve correre su una pista (la vedrete) piena di rappezzi, terribilmente irregolare. Su auto che erano dei siluri della morte, con posteriori lunghi e scodanti. Quelle auto potentissime e velocissime, che raggiungevano facilmente i 300 km/h, non avevano nemmeno il servosterzo. A ogni uscita di curva il pilota doveva controsterzare, pattinando spesso con quelle ruote strette nemmeno lontanamente paragonabili a quelle delle auto di oggi. Nessuna via di fuga in caso di uscita di pista, niente di niente, all’esterno, per attutire i colpi e i rischi di quest’uscita, spesso d’anticipo a una tragedia. Ecco, l’autore rischia la propria vita, nel senso della propria dignità, senza la possibilità di parare i colpi. In un mondo letterario e giornalistico assurdo. In un mondo letterario e giornalistico italiano assurdo, che pretende di far vivere la cultura con il volontariato dell’autore. Perché in Italia la cultura è considerata un lusso per pochi eletti. Eletti che, per poter fare bene il proprio lavoro, devono sacrificare molte cose, e vivere a volte con grosse difficoltà economiche.<br />
Per scrivere da autore in Italia bisogna essere ricchi di famiglia o avere, sempre parlando di famiglia, una tara psichica, come nel mio caso. Per scrivere da autore non si possono fare vari lavori, perché questi non possono che distrarre dall’obiettivo principale di ogni autore: quello di creare, di promuovere, di recensire, discutere, dare vita a un progetto artistico. Questione di organizzazione del proprio tempo? Qualcuno ci riesce, certo, ma dove va a finire la professionalità?<br />
Collaborazioni giornalistiche gratuite, network radiotelevisivi che non pagano nemmeno le spese di spostamento di un ospite, scrittori che sono ormai diventati come le vacche al mercato, o come i cani delle corse, pronti a scattare al via seguendo una lepre finta pur di dire “ci sono”, come se questo fosse davvero importante, mentre è effimero, come uno spot pubblicitario mandato in onda una sola volta. I nuovi giullari buoni per tutte le stagioni, servi del potere, che è a sua volta un conglomerato di caos che viene da lontano… Pochi spiccioli per articoli su importanti giornali, pagati a babbo morto, dunque mesi e mesi dopo, o spesso non pagati, e dunque ecco l’autore che deve ricorrere a un buon avvocato per ottenere quel che gli spetta… Scrivere è elitario? No. E dunque pubblicare su certi giornali è un lusso. Dunque, per loro, per i padroni della cultura, che  l’autore stia zitto, e ringrazi anche che ha trovato uno spazio dove infilare le sue parole!<br />
Ma è possibile continuare in questo modo? Correre su questa pista piena di rappezzi e di buche, rischiando tutto per le proprie idee?<br />
Sembra che questa discussione si sia persa nei rivoli di discussioni che finiscono per diventare sterili. Alla fine, siamo qui a domandarci, e legittimamente, chi sia l’autore. La mia impressione è che, non esistendo un metro di valutazione chiaro per dire chi è un autore e chi no, in un mondo di scriventi spesso velleitari, chiunque può dirsi autore e spacciare le proprie righe per verbo di pregnanza artistica. In un mondo letterario nel quale i bookjockeys (felice neologismo creato anni fa da Tiziano Scarpa) dettano le regole, nel quale i D’Orrico, sprezzantemente, promuovono la letteratura che fa loro comodo, come se un lettore diventasse critico, come se i lettori dei siti come Anobii potessero fare critica e spiegare cosa è un libro agli altri lettori… In questa carneficina della giustizia e del buonsenso, tra le stanze puzzolenti della “pescheria-letteratura”, cioè sui banconi del “pesce-libro” che viene sostituito a breve, perché puzza presto, sostituito da altro pesce-libro destinato anch’esso a marcire in fretta, l’autore è spesso  il pescatore di pesci di razza che non vengono nemmeno acquistati per un assaggio.<br />
E dunque ingrassano i maneggioni che stanno attorno al mercato, i mercanti in fiera: editori che spingono solo ciò che hanno deciso di pubblicizzare in anticipo, giornali  sempre in ritardo su ciò che davvero succede, bookjockeys senza alcuna morale, critici che non riescono a fare il loro lavoro, essendo anch’essi dei Fangio a rischio d’ incidente in curva, altri critici che pensano soltanto a coltivare il loro orto, i loro autori, la loro piccola scuola di polizia privata. </p>
<p>Un autore è un professionista della scrittura, che è capace anche di dare un valore aggiunto: il valore aggiunto artistico. Al di là delle copie vendute, un autore riconosciuto come tale dovrebbe poter godere delle minime garanzie di sussistenza. Ecco anche perché, invitato da Fahrenheit a Roma perché tra i finalisti del Libro dell’Anno, non ci sono andato; totalmente intorpidito dalle mie difficoltà, senza nessuna voglia di esserci per continuare a fare il commesso viaggiatore di me stesso; ho perso un’occasione, lo so, ma è stato più forte di me. Non ho voluto far parte della corsa dei cani, e la chiamo così perché io la vedo così. Un ente radiotelevisivo nazionale che non garantisce un rimborso spese nemmeno di viaggio è specchio rotto di questo dannato paese. E’ una questione di dignità, di rispetto per se stessi: non si può sempre dire di sì, sempre seguire l’onda, sempre dimostrarsi acquiescenti con le perverse non regole che ci affliggono, ci mortificano, ci umiliano.  Andare a quella trasmissione, per quanto prestigiosa e ben fatta, a queste condizioni, significava per me, ancora una volta, dire di sì al sistema, significava ancora una volta piegarsi alla prossima rischiosissima curva della morte. Siamo in un mondo di squali e di pescetti impauriti. E nel mondo della cultura italiana nessuno che sollevi mai la questione della “vile pecunia”. Un grande tabù che è come un cancro al cervello. Un grande tabù che somiglia all’antico tabù sessuale sul diritto delle donne all’orgasmo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/18/siamo-i-fangio-della-cultura-che-non-paga/">Siamo i Fangio della cultura che non paga</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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