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	<title>Nazione Indiana &#187; kiev</title>
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		<title>La Signora del buio</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/05/02/la-signora-del-buio/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 May 2010 06:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Catelli]]></category>
		<category><![CDATA[kiev]]></category>
		<category><![CDATA[Kreschatik]]></category>
		<category><![CDATA[Signora del buio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giovanni Catelli</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/Catelli_kiev-kreshatik-caffè.jpg"></a></p>
<p>Nelle sere d’inverno, al diradarsi delle folle sul <a href="http://www.hotels-kiev.com/krestchatik.htm">Kreschatik</a>, la <em>Signora del buio</em> riappare.<br />
Quando le cifre rosse sulla torre del Maidan segnano le ventitré, e il carillon sparge le sue note di commiato all’aria gelida, la Signora spalanca le porte del suo arrivo e si fa strada nel calore luminoso della tavola calda: muove qualche passo, riservata, scruta i tavoli già vuoti, osserva ogni vassoio abbandonato, dai clienti già lontani, nel metrò, nel vasto gelo, non decide, si sofferma con un lieve sorriso di stupore, di fronte allo schermo sospeso, alla sua luce fosforica, ed ai volti sereni che soffiano sillabe uguali al silenzio.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/02/la-signora-del-buio/">La Signora del buio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giovanni Catelli</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/Catelli_kiev-kreshatik-caffè.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/Catelli_kiev-kreshatik-caffè-203x300.jpg" alt="" title="kiev - caffè sul kreschatik" width="203" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-33586" /></a></p>
<p>Nelle sere d’inverno, al diradarsi delle folle sul <a href="http://www.hotels-kiev.com/krestchatik.htm">Kreschatik</a>, la <em>Signora del buio</em> riappare.<br />
Quando le cifre rosse sulla torre del Maidan segnano le ventitré, e il carillon sparge le sue note di commiato all’aria gelida, la Signora spalanca le porte del suo arrivo e si fa strada nel calore luminoso della tavola calda: muove qualche passo, riservata, scruta i tavoli già vuoti, osserva ogni vassoio abbandonato, dai clienti già lontani, nel metrò, nel vasto gelo, non decide, si sofferma con un lieve sorriso di stupore, di fronte allo schermo sospeso, alla sua luce fosforica, ed ai volti sereni che soffiano sillabe uguali al silenzio.<br />
Avanza di nuovo, come svagata, poi ghermisce improvvisa un bicchiere solitario, abbandonato, quasi pieno, e lo stringe disinvolta, col sussiego della piena proprietà: cerca un tavolo propizio, un divanetto confortevole, il giusto riposo del cliente soddisfatto, si accomoda ordinata, distinta, diritta, <span id="more-33585"></span>guarda verso il fondo della sala, cerca un ordine compiuto in cui placare il terrore muto del disordine, il bisogno, la mancanza fredda delle cose necessarie: è giunta, l’ora lieta, nessuno più le insidia il tempo, né lo spazio malcerto d’ogni suo vagare, un’intera sala quieta, colma di calore, luce, musica leggera, la difende, ospita serena il suo elegante disperare, la protegge dal vasto fragore quotidiano, in cui muove segreta il suo silenzio, l’accompagna nell’oblio d’ogni rincorsa, d’ogni cupa ricerca senza luogo, la dissolve nei minuti calmi che irridono la tenebra, saziandola di pace, sicurezza, tepore, parvenze di decoro.<br />
Noi non sappiamo l’ora precisa dei suoi commiati; ce ne andiamo, già, dopo la mezzanotte, quando i gesti bruschi degli addetti mostrano che l’ora di chiusura si propaga nel passato, e che il ritardo concesso agli ultimi avventori scivola già verso rischiosi abissi: ci perdiamo rapidi, oltre le porte laterali, e la scorgiamo intatta, immobile tra i tavoli, al centro della sala, nel cuore stesso del chiarore, perenne, rispettata e quasi trasparente ai gesti del servizio, forse, chissà, già pronta a dissipare i suoi poteri, ma certo ancora solida e solenne al sopravvivere del tempo intorno a lei.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/02/la-signora-del-buio/">La Signora del buio</a></p>
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		<title>Diorama dell&#8217;est #13</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/06/kiev/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/06/kiev/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 05:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Catelli]]></category>
		<category><![CDATA[kiev]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/den-nesavisimosti-kiev-2115.jpg"></a></p>
<p style="text-align: left;">di <strong>Giovanni Catelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Den nezavisimosti (Kiev)</strong></p>
<p>&#8230;Et le cafard t&#8217;a rattrapé, rapide sur le boulevard, comme une foudre derrière toi, tu ne pouvais pas te défendre, comme toujours, tu le savais&#8230;<br />
Il carillon della torre ha suonato le ore, ad una ad una, in fila, sul grande viale colmo di uniformi e vento, mentre tu tradivi ogni minuto nel fragore, nella folla, vasta diserzione d&#8217;ogni sguardo e gesto, lieve sparizione di fantasmi e tempo : si smarriva, irripetibile, il calore delle mani, la tenacia della stretta già premeva l&#8217;aria senza peso, la memoria delle dita confondeva i calcoli del vuoto : sei andato, alla cieca, nello spazio vasto, nell&#8217;apnea segreta del tuo sogno, separato dal destino e dal futuro, preda già d&#8217;assenze irreparabili, ed ostaggio, di minuti senza fine, lento districarsi del dolore nel respiro, lentissimo vagare degli istanti nella pena, mentre il fiume quieto della folla t&#8217;avvolgeva, mite, lungo i flutti già serali dell&#8217;estate, la sua luce interminabile, infinita, sorretta da una calda, misteriosa brezza carica di sale : a tratti, silenzioso, scrutavi lungo i volti, senza numero, indagavi l&#8217;imprendibile calcolo del fato, alla distanza sospesa delle città, delle separazioni, per l&#8217;inquieto inganno di un&#8217;attesa irrespirabile, l&#8217;ignoto azzardo di un ritorno, smarrito ancora in una sabbia mobile di giorni, una cifra di treni e calendari senza nome.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/06/kiev/">Diorama dell&#8217;est #13</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/den-nesavisimosti-kiev-2115.jpg"><img class="size-medium wp-image-9251 aligncenter" title="den-nesavisimosti-kiev-2115" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/den-nesavisimosti-kiev-2115-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: left;">di <strong>Giovanni Catelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Den nezavisimosti (Kiev)</strong></p>
<p>&#8230;Et le cafard t&#8217;a rattrapé, rapide sur le boulevard, comme une foudre derrière toi, tu ne pouvais pas te défendre, comme toujours, tu le savais&#8230;<br />
Il carillon della torre ha suonato le ore, ad una ad una, in fila, sul grande viale colmo di uniformi e vento, mentre tu tradivi ogni minuto nel fragore, nella folla, vasta diserzione d&#8217;ogni sguardo e gesto, lieve sparizione di fantasmi e tempo : si smarriva, irripetibile, il calore delle mani, la tenacia della stretta già premeva l&#8217;aria senza peso, la memoria delle dita confondeva i calcoli del vuoto :<span id="more-9250"></span> sei andato, alla cieca, nello spazio vasto, nell&#8217;apnea segreta del tuo sogno, separato dal destino e dal futuro, preda già d&#8217;assenze irreparabili, ed ostaggio, di minuti senza fine, lento districarsi del dolore nel respiro, lentissimo vagare degli istanti nella pena, mentre il fiume quieto della folla t&#8217;avvolgeva, mite, lungo i flutti già serali dell&#8217;estate, la sua luce interminabile, infinita, sorretta da una calda, misteriosa brezza carica di sale : a tratti, silenzioso, scrutavi lungo i volti, senza numero, indagavi l&#8217;imprendibile calcolo del fato, alla distanza sospesa delle città, delle separazioni, per l&#8217;inquieto inganno di un&#8217;attesa irrespirabile, l&#8217;ignoto azzardo di un ritorno, smarrito ancora in una sabbia mobile di giorni, una cifra di treni e calendari senza nome.<br />
Vagavi, a chiamare su di te la notte, il tempo, a mordere la carne dei minuti nelle dita, guardando i telefoni, morti, sui muri, a volte chiamando, impassibile, certo, a bere nel vuoto l&#8217;intera distanza, il rumore fraterno ed ignaro, quel suono impagabile nelle sue stanze, pallido gesto già così prossimo, già quasi dentro il suo giorno il respiro.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Kievska Rus</strong></p>
<p>Quando il tassista, carico di sonno, mi lascia, sull&#8217;orlo dell&#8217;alba e della primavera, nella notte limpida di aprile, di fronte al Kievska Rus, un improvviso prodigio m&#8217;attende, mentre nel silenzio traverso l&#8217;Artioma deserta : un vagoncino giallo, immobile, sui binari del tram che vanno verso casa e sulla Diktiriovskaia, cela, per un attimo, una favolosa luce azzurra : l&#8217;eterno bagliore ossidrico, invincibile, a sorvolare gli anni, e le città, stagioni mai concluse, notti, rammarichi segreti, lontane, ormai smarrite attese : i saldatori, fermi per sempre nel gesto luminoso, nel possesso indistruttibile del fuoco, gli elmi barbarici disegnati a silenziose guerre con il buio, con il ferro infido, con la notte breve : lavorano, immortali, a rinnovare, la trama ignota dei binari, la vena fragile che soffia i viaggiatori nel destino, mi consegnano, il remoto lucore della vita che non cede, il gesto buio delle cose senza voce, la profondità, rovescia, d&#8217;infinite cose senza luce.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/06/kiev/">Diorama dell&#8217;est #13</a></p>
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