<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; Laurent Cantent</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/laurent-cantent/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 18:19:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Dentro le mura, fuori dalle mura</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 07:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[entre les murs]]></category>
		<category><![CDATA[François Bégaudeau]]></category>
		<category><![CDATA[gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe zucco]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[la classe]]></category>
		<category><![CDATA[Laurent Cantent]]></category>
		<category><![CDATA[professori]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=11289</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Giuseppe Zucco</strong></p>
<blockquote><p>Solo l&#8217;amare, solo il conoscere<br />
conta, non l&#8217;aver amato,<br />
non l&#8217;aver conosciuto.<br />
(Pier Paolo Pasolini, Il pianto della scavatrice)</p></blockquote>
<p><strong>1. Premessa in forma di domande</strong><br />
Come immaginiamo oggi La Scuola?<br />
Che tipo di immagine mentale si impadronisce di noi quando ci riferiamo a banchi, lavagne, zaini, manuali e ragazzi/e?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/">Dentro le mura, fuori dalle mura</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://images.movieplayer.it/2008/05/08/una-scena-del-film-entre-les-murs-60104.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p>
<p>di <strong>Giuseppe Zucco</strong></p>
<blockquote><p>Solo l&#8217;amare, solo il conoscere<br />
conta, non l&#8217;aver amato,<br />
non l&#8217;aver conosciuto.<br />
(Pier Paolo Pasolini, Il pianto della scavatrice)</p></blockquote>
<p><strong>1. Premessa in forma di domande</strong><br />
Come immaginiamo oggi La Scuola?<br />
Che tipo di immagine mentale si impadronisce di noi quando ci riferiamo a banchi, lavagne, zaini, manuali e ragazzi/e? C’è uno schema rappresentativo che ci guida, e ci soccorre, o più semplicemente ci condiziona, quando riferiamo i nostri pensieri al Sistema della Pubblica Istruzione? C’è qualcosa, nella nostra immagine del mondo scolastico, che pure vagamente si avvicina alla parola pedagogia, e se non a questa &#8211; parola stremata dal modo in cui è stata abusata negli anni Cinquanta e Sessanta in cui tutto era pedagogico, dalla tivù, ai fumetti, ai cantautori – alla parola formazione? Non sarà che nell’estrema sintesi di questa immagine mentale in realtà stiamo giudicando e liquidando, in un colpo solo, gli abitanti di questo specialissimo ecosistema sociale? Potrebbe essere che innescando gli effetti collaterali dell’immagine mentale abbiamo già liquidato il corpo docente e la classe studentesca come il Prodotto Finale, lampante e sotto gli occhi di tutti, della catastrofe che si avvera dovunque, in qualsiasi punto della rete sociale che ci include e si dirama intorno a noi?<br />
<span id="more-11289"></span><br />
Non è che abbiamo associato alla scuola l’immagine di un prodotto per masse storicamente scaduto? Forse che non riusciamo più a distinguere?Vorrebbe dire che ci stiamo fregando da soli? Che siamo degli stronzi da Fine Dei Tempi?</p>
<p><strong>2. Dentro le mura del cinema e della scuola</strong><br />
Qualche sera fa sono andato a vedere La classe, al cinema Arlecchino, a due passi da San Babila, Milano. Quando arriviamo, io e Cinzia<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_0_11289" id="identifier_0_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Cinzia mi scuser&agrave; se l&rsquo;ho tirata in mezzo, ma non ci posso fare niente se fa parte del discorso, perch&eacute; la sera del cinema lei era l&igrave;, come era l&igrave; molte altre sere, essendo io e Cinzia, quando Cinzia non mi tira un bidone nell&rsquo;ultima ora utile di ingresso al cinema, una Coppia Fissa Da Mercoled&igrave; Sera quando il biglietto costa euro 5,70">1</a></sup> abbassiamo di colpo l’età media. Mentre facciamo i biglietti, dal cinema escono schiere di sessantenni eleganti. Sono tutti ben pettinati, portano scarpe di vernice e nessuna piega scompone i tailleur grigi e i completi giacca e cravatta. Salgono le scale, in gruppi da tre, e sommessamente, rasentando il silenzio, si scambiano giudizi sul film. E si guardano, parlano, ma senza dissentire o muovere la testa con diniego. Si vede da lontano che una stessa posizione, uno stesso giudizio critico, qualcosa che ha smosso il loro sistema di pensiero, non si riformula, ma viene ribadito ogni volta che qualcuno prende parola, come se la stessa palla ruotasse tra le sponde e intercettasse sempre lo stesso bersaglio. Quando spariscono lungo Via Vittorio Emanuele, mi chiedo, nella maniera più incosciente, se il film abbia intaccato i loro giudizi o li abbia accomodati dentro i classici binari da conversazioni per luoghi comuni. Ma non ho risposta &#8211; almeno non adesso, non a questo punto, punto su cui ritornerò.</p>
<p>Poi tocca a noi. Ci sorbiamo la solita raffica di trailer ammiccanti, tali da condensare in due minuti i lungometraggi, le battute migliori, i movimenti di macchina più arditi, gli stacchi di montaggio più incisivi, il ralenti più ispirato, la colonna sonora centrifuga e strafica, risparmiandoci la fatica di vederli davvero &#8211; e poi il film inizia. <em>La classe</em> è francese. Il regista è Laurent Cantent. Il titolo vero è Entre le murs, dentro le mura, ed è giusto, limpido, epigrafico, così come è sbrigativo, laconico, essenzialmente descrittivo quello imposto dalla distribuzione italiana<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_1_11289" id="identifier_1_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Apro qui parentesi per dire quanto sia meschina e, in fin dei conti, povera di spirito la distribuzione italiana riguardo ai titoli dei film stranieri. Del resto, la loro opera di traduzione dei titoli la dice lunga su cosa ne pensa del pubblico italiano: in sintesi, una massa di consumatori vuoti e superficiali per nulla adatta a questioni essenziali come la metafora, o l&rsquo;allegoria, la pi&ugrave; semplice allusione, o ai movimenti retorici dispiegati dal film fin dal suo titolo originale. Giuro che prima o poi intento causa alla distribuzione italiana: non fosse altro perch&eacute; ci ha letteralmente sottratto parte della magia del film. Naturalmente, c&rsquo;&egrave; del marketing dietro, un pensiero funzionalista che impone, in nome del suon di cassa, con totale disprezzo di metafore e allegorie e allusioni, di ridurre accuratamente il titolo del film straniero alla pura descrizione della sua messa in scena, in modo che lo spettatore sappia da subito cosa vedr&agrave; una volta in sala &ndash; principio del tutto simile a quello che spinge il proprietario di un negozio di ombrelli, guardando intorno l&rsquo;enorme numero di negozi e possibilit&agrave; che una citt&agrave; offre, a chiamare il suo negozio semplicemente &ldquo;Ombrelli&rdquo; e non &ldquo;Qui sotto non piove&rdquo;, in modo da focalizzare l&rsquo;attenzione dei consumatori fin dal nome del negozio sulla merce in vendita, fateci caso.">2</a></sup><br />
Il film narra la storia di un assedio. Il punto di vista del racconto è quello degli assediati. Professori e studenti. Perché dentro l’ecosistema del mondo scolastico ci sono loro, solo loro, mentre la società intera li guarda, li schiva, li controlla, legifera per loro, su di loro, senza tenere in considerazione le loro aspettative e/o le loro esigenze. Tutto il film è concentrato dentro le mura di una scuola media. Mai le macchine da presa scavalcheranno i suoi recinti. Come se quella fosse la realtà primaria dalla quale si sprigiona tutto il resto. Solo una volta che hai esperito in lungo e in largo l’ecosistema della scuola puoi affacciarti al mondo, dice in diverse occasioni il movimento concentrazionario del film. E lo dice in un modo vertiginoso. Lo dice in due ore e otto minuti, filando via nella sovrapposizione continua e ritmata di primi piani (il volto dei protagonisti) e campi medi (in cui è presente la variegata popolazione di una classe di adolescenti). Lo dice soprattutto nella composizione dei primi piani, la figura del linguaggio cinematografico più utilizzata da Cantent, in cui le teste sono sempre un po’ tagliate, ed il mento dei personaggi è continuamente reciso &#8211; un’inquadratura claustrofobica, che non lascia aria intorno, che ricalca alla perfezione l’assedio, l’accerchiamento sociale, il lento strangolamento degli assediati. Lo dice con i colori lividi della fotografia. Lo dice nella trama che trama non è, dato che il film ricostruisce le fasi, lo sciogliersi ed il ripetersi, la monotonia ed il terremoto propri di un anno scolastico, dall’inizio alla fine, con le classiche presentazioni, lezioni, interrogazioni, sanzioni disciplinari<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_2_11289" id="identifier_2_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="&Egrave; stato soprattutto questo a spingere molti critici a definire il film una docufiction o, in casi estremi, un documentario">3</a></sup>. Se Todd Solondz, nel lontano 1995, teorizzava una Fuga dalla scuola media<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_3_11289" id="identifier_3_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Proprio Fuga dalla scuola media &egrave; l&rsquo;esatto opposto de L&rsquo;attimo fuggente. Potremmo anche teorizzare che il cinema che riguarda Scuola &amp;amp; Adolescenti si biforca in due filoni: da una parte i film che mettono in scena la scuola come ecosistema sociale in cui sono comprese ed intrecciate le vite a seconda dei casi abuliche o letteralmente avvincenti e sexy degli studenti, dall&rsquo;altra parte i film che mettono in scena la vita media di un&rsquo;adolescente bruttino e sfigato e tendenzialmente monocorde ma sognatore che viene a contatto con la scuola e quindi, &ccedil;a va sans dire, con le prime cotte, il sesso, le sostanze stupefacenti, i party asfissianti come trappole, un senso di inadeguatezza al mondo cos&igrave; profondo da avvicinarsi irrimediabilmente alle forme del Pessimismo Cosmico enunciato da Giacomo Leopardi">4</a></sup> qui ci si rimane per tutto il tempo.<br />
Quando scorrono i titoli di coda, piccoli e bianchi su fondo nero, io e Cinzia ci guardiamo. Lei dice, semplicemente: bello. Dietro di noi, un’altra rappresentanza di sessantenni in tiro, dice la stessa cosa. Io ammetto, con qualche senso di colpa: sì, e poi rimango a pensare. Perché una marea di pensieri mi monta in testa, e nessuno svela quella parola: bello. Perché in fondo, sì, è un film girato da paura, tutto giusto al momento giusto, talmente giusto da essersi aggiudicato la Palma D’Oro alla 61° Mostra di Cannes. Però quello che rimane, alla fine di tutto, è la storia di un assedio. La storia di François<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_4_11289" id="identifier_4_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="In realt&agrave;, Fran&ccedil;ois, il freddissimo ma umano professore de La classe, &egrave; il trentasettenne Fran&ccedil;ois B&eacute;gaudeau, ex insegnante, ormai scrittore ed autore proprio di Entre le murs, il libro da cui &egrave; tratto il film, libro che nel 2006 in Francia ha vinto il premio France Culture &ndash; T&eacute;l&eacute;rama; in Italia &egrave; uscito da poco per Einaudi Stile Libero">5</a></sup> un insegnante di francese, e dei suoi studenti. La storia di François che non riesce ad insegnare nulla ai suoi studenti. La storia di uno scontro tra generazioni che non s’intercettano da nessuna parte. La storia di una ragazzina che prende il professore per il culo, e lo guarda come si guarda un frigorifero in Alaska, e a casa legge “L’Apologia di Socrate” da sola<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_5_11289" id="identifier_5_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Su questo punto la memoria vacilla: non sono in grado di sostenere se il testo che la ragazzina legge a casa in totale solitudine sia &ldquo;l&rsquo;orazione funebre di Socrate&rdquo; riportata da Platone o la &ldquo;Repubblica&rdquo; uscita direttamen-te dalla penna di Platone. Ma potrebbe essere qualcosa di molto simile">6</a></sup> La storia di uno scambio fallimentare. La storia di una sconfitta.<br />
Per esempio: François, nonostante l’attenzione degli studenti rasenti l’encefalogramma piatto, non fa mai lezioni vere e proprie, non cerca mai di insegnare qualcosa, non isola mai davanti agli occhi dei suoi studenti una porzione del mondo, facendogli capire quanto sia allo stesso tempo infinita e concisa – contrariamente a quanto ci hanno abituato film buoni, o di cassetta, dove gli studenti vengono letteralmente rapiti dalle parole sciamaniche dei rispettivi professori, valga per tutti l’esempio de L’attimo Fuggente, altro film curiosamente a carattere concentrazionario.<br />
Piuttosto, François, instilla nozioni. Consegna alla classe, sempre quando la classe lo lascia libero di agire, frammenti se non schegge della lingua francese, in sé e per sé inutilizzabili. Non ordisce mai &#8211; forse perché non ci crede, anche perché i ragazzi non glielo permettono &#8211; l’intelaiatura di un discorso complessivo che attraversa la scuola per puntare alla vita. Con i ragazzi che ha davanti, ragazzi vivissimi, per lo più emigrati di seconda generazione, ognuno dalla provenienza diversa – questione scottante, che cova nelle battutine acide ed esploderà nella violenza improvvisa – poteva intavolare un discorso simile a quello che David Foster Wallace descrive nel coltissimo, erudito e in fin dei conti toccante saggio “Autorità e uso della lingua”<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_6_11289" id="identifier_6_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Saggio che vi consiglio calorosamente di leggere, perch&eacute; dopo, sulla lingua e sull&rsquo;uso della lingua ci capireste molto di pi&ugrave; di quanto ne sapevate prima. Almeno a me &egrave; successo cos&igrave;. Saggio che &egrave; compreso in &ldquo;Considera l&rsquo;aragosta&rdquo;, edito da Einaudi, nel 2006">7</a></sup> cioè far comprendere loro quanto sia necessaria la Lingua Francese Standard per il loro futuro riposizionamento all’interno degli strati sociali, soprattutto negli strati sociali in altissima quota. Ma non succede.<br />
Cosa passa invece attraverso le parole di François? La disciplina. L’ordine. E in maniera ambivalen-te, sempre con senso di colpa, la sanzione. Quando proprio non c’è la fa più, e i ragazzi diventano ingovernabili, e il filo logico della lezione si aggroviglia nell’insulto, non riuscendo a districarsi dalla matassa di insulti, François ricorre al vecchio trucco: cercare nel discorso dei ragazzi l’infrazione ad una regola sociale – dare del Tu e non del Lei al professore – e strigliarli pubblicamente e/o spedirli dal preside. E allora viene anche abbastanza ovvio domandarselo: perché alla fine del film, con la pelle contratta dal dolore, una ragazzina rivela a François di non aver imparato niente? Perché i ragazzi de La classe rimangono totalmente all’oscuro su questioni roventi come le declinazioni dello scibile umano e delle infinite domande a cui gli antenati non hanno associato una risposta definitiva e chiarificatrice?<br />
Perché il sistema dell’istruzione, in questo caso quello francese, non tende alla formazione degli studenti, ma alla loro amministrazione. Perché è un sistema che non punta sull’autorevolezza del corpo docente, ma sull’autorità. Perché è una forma di pensiero che frena davanti ai principi di giustizia sociale e spinge a tavoletta sui pedali dell’ordine costituito. Perché più che insegnare preferisce disciplinare. Quando usciranno dalle scuole medie, nonostante i pantaloni larghi, e le scarpe ultimo modello, e lo sguardo da ergastolano, e l’aria da residente nel braccio della morte che ormai ha capito alla perfezione come gira il mondo, saranno, proprio come diceva Michel Foucault, corpi docili, vite ammaestrate, personalità funzionali al sistema. In questo tipo di scuola tra professori e studenti il sapere circola, ma è una conoscenza legata al potere storicamente determinato che si irradia dovunque, in qualsiasi istituzione sociale<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_7_11289" id="identifier_7_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Cosa che Michel Foucault, in un momento di massima gioia del pensiero occidentale, definiva &ldquo;microfisica del potere&rdquo;">8</a></sup>.<br />
E allora: perché definire il film, senza neanche pensarci troppo, bello?<br />
Perché schiere di sessantenni eleganti tintinnano e sussurrano all’uscita del cinema, confermando a vicenda la propria posizione, senza scardinare minimamente il film e provare a guardarci dentro?<br />
Non è che il film, più che denunciare una situazione, finisce per confermare un’immagine stereotipata della scuola ormai sovraimpressa nella mente di tutti? Forse che sotto sotto abbiamo già liquidato il modello sociale della scuola perché ormai inefficiente e/o inefficace non solo a diffondere il sapere, ma perfino a disciplinare e irretire nelle maglie sociali gli abitanti del futuro? Non sarà che il film ci convince, una volta per tutte, che la catastrofe è qui, proprio intorno a noi, e che noi, ultimi esemplari della specie, mentre vediamo il sistema collassare dappertutto, percepiamo la scuola come una pesante decorazione del passato da sacrificare senza battere ciglio?<br />
E non è questa la catastrofe in sé?</p>
<p><strong>3. Fuori dalle mura della scuola e delle università</strong><br />
Poi però succede questa cosa. Mentre il crack finanziario incrina e stende le economie globali degli stati nazione, in Italia, per non farsi mancare niente, si avvera la Legge 133. Senza spaccare il capello in quattro, la legge taglia, poi taglia ed in ultima opzione: taglia. Solo per l’università la spesa è drasticamente ridotta “di 63,5 milioni di euro per il 2009, di 190 milioni di euro per il 2010, di 316 milioni di euro per il 2011, di 417 milioni di euro per il 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.”<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_8_11289" id="identifier_8_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="&Egrave; la chiusura grandiosa, a tratti commovente, dell&rsquo;articolo 6 della Legge 133. Chiusura che sale in un crescendo senza pari, con rulli di tamburi e acuti senza fine. Un perfetto esempio di climax legislativo.">9</a></sup> Questa sforbiciata, semplice ed elegante come lo swing alla diciottesima buca, che non ha precedenti nella storia occidentale, è chiamata Riforma. Il che è ironico. Il che induce a considerare che siamo guidati da una massa di bontemponi con la battuta in canna. Il che permette di arguire che è lo stesso tipo di ironia che qualche settimana fa ha ghiacciato all’istante gli abitanti della Corea del Sud. Del resto, provate voi a non sciogliervi in una risata se da Pyongyang le forze armate nordcoreane, sconsigliandovi calorosamente di diffondere i volantini con critiche al regime, affermano: “I nostri attacchi preventivi ridurranno tutto in macerie. E sarà una guerra giusta per costruire uno stato riunificato.”<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_9_11289" id="identifier_9_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Notizia riportata da La Repubblica il 29 ottobre 2008">10</a></sup></p>
<p>Incrociando i due campioni di raffinatissima ironia si capisce che: si tagliano i fondi, ovvero si ridu-ce tutto in macerie, per riformare, cioè per costruire. Aldilà del paradosso, dell’ironia istituzionale, dello sciogliersi in un’ampia risata, del rinculo stesso della risata, che ci lascia intorpiditi e disorientati, rimane proprio una questione da chiarire: costruire cosa? E perché radere tutto al suolo se poi bisogna posare le nuove pietre su cui reggerà la Pubblica Istruzione? Qualche indizio ci soccorre se si considerano i cambiamenti introdotti dalla Legge 133 nella scuola elementare.<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_10_11289" id="identifier_10_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Secondo me, l&rsquo;errore che molti analisti compiono sulla vicenda dei tagli &egrave; questo: considerare divergenti le sorti della scuola elementare e dell&rsquo;universit&agrave;, come se si stia parlando di mondi incommensurabilmente lontani. In realt&agrave;, per capire cosa sta suc-cedendo, bisognerebbe tracciare una mappa complessiva dei cambiamenti in atto.">11</a></sup> Per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla voce Tagli, il Ministro Gelmini ha immediatamente snocciolato sulla scena globale dei media cambiamenti epocali, se non rivoluzionari – cambiamenti, a suo dire, ricalcati su quelli messi a punto da Barack Hussein Obama II.<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/#footnote_11_11289" id="identifier_11_11289" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Lo so, ogni giorno milioni di italiani provano a scusarsi con il nuovo Presidente Degli Stati Uniti. Porgo qui le pi&ugrave; sentite scuse a Barack Obama per quanto Mariastella Gelmini, con estrema naturalezza, sembrandone anche parecchio convinta, profer&igrave; nelle scorse settimane">12</a></sup> Che sono questi: ritorno al maestro unico, ritorno ai voti in decimi, ritorno al grembiule, ritorno alla votazione sul comportamento. Se qualcosa inizia a vibravi in testa, se uno stormo di campanelli trilla impazzito lungo le vostre reti neurali, se un’enorme spia rossa lampeggia a ripetizione la parola ALARM sulle vostre pareti cere-brali, ebbene sì, avete già capito. Ed è la stessa mobilitazione neuronale che avverto adesso, in questo momento, ipotizzando il fatto che dietro i tagli c’è qualcosa di più specifico e di molto pericoloso, per non dire raccapricciante. Puntano sul Maestro Unico per eludere l’ampliamento dei punti di vista. Sostengono i Voti In Decimi per tagliare corto su giudizi e valutazioni che richiedono tempo, competenza, anni di pedagogia alle spalle, e la capacità di intuire i salti progressivi dell’intelligenza degli allievi. Reintroducono il Grembiule per uniformare e rendere tutti indistinguibili, privi di alcuna personalità. Prediligono la Votazione Sul Comportamento per misurare le deviazioni degli studenti da rigidissimi standard sociali.<br />
Vorrebbero, in due parole: ammaestrare e amministrare. Vorrebbero riportare la scuola alle sue origini, quando la sua finalità non era poi così diversa da quella degli ospedali, delle carceri, delle caserme, delle fabbriche – luoghi in cui era la lingua del potere &#8211; potere evanescente e sottile, ma presente ovunque &#8211; a disegnare gli spazi, regolare i comportamenti, controllare le deviazioni, cancellare le corruzioni. È il principio dell’autorità che lì dentro s’insinuava sottopelle. È l’obbedienza la cosa che si respirava in ogni ambiente. È il potere, nelle sue forme meno appariscenti, che scendeva dentro la vita di milioni di persone, gestendone direttamente il passato, il presente ed il futuro.<br />
E poi succede questa cosa – cosa per cui letteralmente ululo, sgrano gli occhi e mi commuovo. Cosa per la quale vorrei essere ancora studente per dedicarmi giorno e notte alla causa. Gli studenti scendono in piazza. Invadono le strade. Assediano il ministero. E poi, quasi senza accorgersene, entrano per sempre nell’immaginario collettivo di milioni di spettatori con una strategia semplicissima, a cui nessuno aveva mai pensato prima: oltre a sfilare, occupare, verniciare striscioni, urlare rabbia e disapprovazione, con tutta la naturalezza possibile, si siedono per terra, al centro delle piazze, e se ne stanno muti, concentrati, con le penne a rigare i quaderni degli appunti, mentre un professore, anche lui, per nulla intimorito dall’estensione spaziale della nuova aula, davanti ad allievi di età diverse, sotto cieli schiariti e/o minacciosi, dice, spiega, ritorna più volte sul suo discorso, formula e amplifica idee, come se quella, davanti agli studenti seduti sul marmo della piazza, fosse l’unica cosa da fare, oggi.</p>
<p>Il valore simbolico delle lezioni all’aperto è spiazzante. Qui, rispetto al discorso pubblico del potere, non c’è ironia. C’è solo dolore, un dolore composto, e la determinazione serissima di riprendersi il futuro. In un attimo, due visioni della scuola vengono a confronto e si sfidano. Da una parte, il disegno istituzionale di una scuola che prima di ogni cosa amministra e controlla. Dall’altra, il modello sociale di un luogo che mette al centro il sapere e le sue diramazioni. È chiaro che, in quanto istituzione sociale, la scuola come l’università, fonde le due istanze, ma è altrettanto chiaro che proprio perché la visione del mondo tra il ministro e gli studenti è radicalmente opposta, ognuno spinge e fa massa dalla propria parte. Tuttavia, scegliere tra queste due visioni dell’istruzione pubblica, oggi, in un giorno qualsiasi sul finire del 2008, è una questione capitale. Perché se proprio ci stai dentro le mura, come il film rende lapalissiano, allora le cose non cambieranno mai del tutto, anzi stagneranno, e sarà la lingua del potere, per quanto ironica e di grande appeal per l’opinione pubblica, a disporre dello stato delle cose, a ordinare, prevenire e curare. Quando invece la novità, oggi, risiede nella possibilità di poter dimo-rare fuori dalle mura, sia pure per un breve periodo, e ritrovarsi di colpo di fronte allo spazio aperto delle opportunità, e cominciare a definire nuovi modi di produrre conoscenza e diramare il sapere, nuovi e più evoluti modi di legare con il prossimo e di immaginare il futuro. La domanda in sé e per sé semplicissima, e di grande effetto retorico, quale società ti piacerebbe abitare domani?, dentro le mura non avrebbe alcun effetto, ricadrebbe sugli zaini e i gessetti e i manuali e i quaderni lasciando la traccia finissima e opaca della polvere. Fuori, fin dove l’occhio non arriva, c’è tutto quello che ci servirebbe per rispondere a quella domanda: tutto ciò che ancora non abbiamo avuto la forza di raggiungere.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/">Dentro le mura, fuori dalle mura</a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_11289" class="footnote">Cinzia mi scuserà se l’ho tirata in mezzo, ma non ci posso fare niente se fa parte del discorso, perché la sera del cinema lei era lì, come era lì molte altre sere, essendo io e Cinzia, quando Cinzia non mi tira un bidone nell’ultima ora utile di ingresso al cinema, una Coppia Fissa Da Mercoledì Sera quando il biglietto costa euro 5,70</li><li id="footnote_1_11289" class="footnote">Apro qui parentesi per dire quanto sia meschina e, in fin dei conti, povera di spirito la distribuzione italiana riguardo ai titoli dei film stranieri. Del resto, la loro opera di traduzione dei titoli la dice lunga su cosa ne pensa del pubblico italiano: in sintesi, una massa di consumatori vuoti e superficiali per nulla adatta a questioni essenziali come la metafora, o l’allegoria, la più semplice allusione, o ai movimenti retorici dispiegati dal film fin dal suo titolo originale. Giuro che prima o poi intento causa alla distribuzione italiana: non fosse altro perché ci ha letteralmente sottratto parte della magia del film. Naturalmente, c’è del marketing dietro, un pensiero funzionalista che impone, in nome del suon di cassa, con totale disprezzo di metafore e allegorie e allusioni, di ridurre accuratamente il titolo del film straniero alla pura descrizione della sua messa in scena, in modo che lo spettatore sappia da subito cosa vedrà una volta in sala – principio del tutto simile a quello che spinge il proprietario di un negozio di ombrelli, guardando intorno l’enorme numero di negozi e possibilità che una città offre, a chiamare il suo negozio semplicemente “Ombrelli” e non “Qui sotto non piove”, in modo da focalizzare l’attenzione dei consumatori fin dal nome del negozio sulla merce in vendita, fateci caso.</li><li id="footnote_2_11289" class="footnote">È stato soprattutto questo a spingere molti critici a definire il film una docufiction o, in casi estremi, un documentario</li><li id="footnote_3_11289" class="footnote">Proprio Fuga dalla scuola media è l’esatto opposto de L’attimo fuggente. Potremmo anche teorizzare che il cinema che riguarda Scuola &amp; Adolescenti si biforca in due filoni: da una parte i film che mettono in scena la scuola come ecosistema sociale in cui sono comprese ed intrecciate le vite a seconda dei casi abuliche o letteralmente avvincenti e sexy degli studenti, dall’altra parte i film che mettono in scena la vita media di un’adolescente bruttino e sfigato e tendenzialmente monocorde ma sognatore che viene a contatto con la scuola e quindi, ça va sans dire, con le prime cotte, il sesso, le sostanze stupefacenti, i party asfissianti come trappole, un senso di inadeguatezza al mondo così profondo da avvicinarsi irrimediabilmente alle forme del Pessimismo Cosmico enunciato da Giacomo Leopardi</li><li id="footnote_4_11289" class="footnote">In realtà, François, il freddissimo ma umano professore de La classe, è il trentasettenne François Bégaudeau, ex insegnante, ormai scrittore ed autore proprio di Entre le murs, il libro da cui è tratto il film, libro che nel 2006 in Francia ha vinto il premio France Culture – Télérama; in Italia è uscito da poco per Einaudi Stile Libero</li><li id="footnote_5_11289" class="footnote">Su questo punto la memoria vacilla: non sono in grado di sostenere se il testo che la ragazzina legge a casa in totale solitudine sia “l’orazione funebre di Socrate” riportata da Platone o la “Repubblica” uscita direttamen-te dalla penna di Platone. Ma potrebbe essere qualcosa di molto simile</li><li id="footnote_6_11289" class="footnote">Saggio che vi consiglio calorosamente di leggere, perché dopo, sulla lingua e sull’uso della lingua ci capireste molto di più di quanto ne sapevate prima. Almeno a me è successo così. Saggio che è compreso in “Considera l’aragosta”, edito da Einaudi, nel 2006</li><li id="footnote_7_11289" class="footnote">Cosa che Michel Foucault, in un momento di massima gioia del pensiero occidentale, definiva “microfisica del potere”</li><li id="footnote_8_11289" class="footnote">È la chiusura grandiosa, a tratti commovente, dell’articolo 6 della Legge 133. Chiusura che sale in un crescendo senza pari, con rulli di tamburi e acuti senza fine. Un perfetto esempio di climax legislativo.</li><li id="footnote_9_11289" class="footnote">Notizia riportata da La Repubblica il 29 ottobre 2008</li><li id="footnote_10_11289" class="footnote">Secondo me, l’errore che molti analisti compiono sulla vicenda dei tagli è questo: considerare divergenti le sorti della scuola elementare e dell’università, come se si stia parlando di mondi incommensurabilmente lontani. In realtà, per capire cosa sta suc-cedendo, bisognerebbe tracciare una mappa complessiva dei cambiamenti in atto.</li><li id="footnote_11_11289" class="footnote">Lo so, ogni giorno milioni di italiani provano a scusarsi con il nuovo Presidente Degli Stati Uniti. Porgo qui le più sentite scuse a Barack Obama per quanto Mariastella Gelmini, con estrema naturalezza, sembrandone anche parecchio convinta, proferì nelle scorse settimane</li></ol><hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/10/la-ricostruzione-non-finisce-qui/' rel='bookmark' title='La ricostruzione non finisce qui'>La ricostruzione non finisce qui</a> <small>di Giuseppe Zucco Roma crepita. Il sole scioglie i sanpietrini,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/14/disciplina/' rel='bookmark' title='Disciplina'>Disciplina</a> <small> di Andrea Bajani Ogni fascia anagrafica ha il suo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/' rel='bookmark' title='Avviso agli studenti / 1'>Avviso agli studenti / 1</a> <small>(In occasione della lotta degli studenti contro la riforma Gelmini,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/mezzogiorno-di-fuoco-scuola2/' rel='bookmark' title='mezzogiorno di fuoco [scuola/2]'>mezzogiorno di fuoco [scuola/2]</a> <small> di Chiara Valerio Vado convincendomi di essere molto più...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/09/13/la-surroga/' rel='bookmark' title='La sùrroga'>La sùrroga</a> <small>di Andrea Capocci Sette anni fa partecipai con successo all&#8217;ultimo...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/21/dentro-le-mura-fuori-dalle-mura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 10.227 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 08:00:37 -->
<!-- Compression = gzip -->
