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	<title>Nazione Indiana &#187; legge Gelmini</title>
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		<title>CARI POLIZIOTTI,</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 15:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong></p>
<p><strong>ma non vi siete ancora stancati di picchiare gli studenti?</strong></p>
<p><a href="http://www.pasolini.net/poesia_ppp_pciaigiovani.htm">nel 1968 non eravate ancora nati, ma non importa</a><br />
quegli studenti sono figli vostri, sono tutti gli studenti d’Italia, non protestano per non studiare, per studiare meno, per fare i fancazzisti, figli di papà, non sono <em>buona razza non mente</em>, non hanno l’occhio cattivo, non sono paurosi, incerti, ma sono sì disperati, non sanno più come essere prepotenti, ricattatori e sicuri e ieri non erano solo a Valle Giulia, ma erano a Milano, a Roma, a Firenze, a Bologna e hanno la forza della disperazione e la forza più forte della specie: il desiderio di sopravvivenza.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/25/cari-poliziotti/">CARI POLIZIOTTI,</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><img alt="" src="http://www.ansa.it/webimages/large/2010/11/25/3b3c43733ccc1662f54256db98235573.jpg" width="295" height="345" /><p class="wp-caption-text">oggi come allora</p></div><br />
<strong>ma non vi siete ancora stancati di picchiare gli studenti?</strong></p>
<p><a href="http://www.pasolini.net/poesia_ppp_pciaigiovani.htm">nel 1968 non eravate ancora nati, ma non importa</a><br />
quegli studenti sono figli vostri, sono tutti gli studenti d’Italia, non protestano per non studiare, per studiare meno, per fare i fancazzisti, figli di papà, non sono <em>buona razza non mente</em>, non hanno l’occhio cattivo, non sono paurosi, incerti, ma sono sì disperati, non sanno più come essere prepotenti, ricattatori e sicuri e ieri non erano solo a Valle Giulia, ma erano a Milano, a Roma, a Firenze, a Bologna e hanno la forza della disperazione e la forza più forte della specie: il desiderio di sopravvivenza.</p>
<p><strong>Cari poliziotti</strong>, che certo anche voi siete figli di poveri, che venite da periferie contadine o urbane che siano, nessuno vi racconta perché siete chiamati sulle vostre piazze, di fronte ai vostri cittadini e figli a impedire con la violenza una protesta che quindi non conoscete. <span id="more-37300"></span>Avete provato a pensare che potreste chiedere di essere informati anche voi, sì, anche voi non più meri esecutori di un sempre più malinteso ordine, informati anche voi, <strong>poliziotti, cittadini più degli altri investiti di potere e dunque di responsabilità</strong>, sul merito della contesa, avete immaginato che vi potrebbero spiegare che la nuova legge sulla scuola e sull’Università, voluta non solo da una ministra ma dall’intero governo di questo paese, impedisce a un numero sempre crescente di giovani di studiare, impedisce persino di valorizzare il merito, valore, se mai ce n’è uno, della borghesia liberale?</p>
<p>Avete pensato, <strong>cari poliziotti</strong>, al fatto che la violenza che ingiustamente esercitate sui figli vostri e nostri non avrà altro effetto che quello di generare altra violenza, e non quello di raddrizzare una qualche stortura, e che la vera stortura da raddrizzare è invece quella perpetrata da un governo che non ascolta, che non concorda, che non capisce, che complessivamente non si cura degli interessi dei suoi malaugurati sudditi?</p>
<p>Nel 1971, <strong>cari poliziotti</strong>, quando appunto la maggioranza di voi non era ancora nata io sono stato picchiato senza alcuna ragione dai vostri predecessori di allora, che si sono inferociti a spezzarmi le dita solo per il fatto che le stavo fortunatamente usando per ripararmi la testa, e solo per il fatto che mi trovavo lì, sul cancello del mio posto di lavoro, l’Università di Milano, Istituto di Fisica, via Celoria 16. Era il mio posto di lavoro perché avevo già una posizione per allora prestigiosa, quella di assistente ordinario, così che il questore si scusò col mio professore che andò a protestare. Voi chi pensate di picchiare? Pestate nel mucchio, voi non sapete perché ma loro sì? Con questa logica, <strong>cari poliziotti</strong>, produrrete altri danni, di cui la nostra traballante repubblica non ha certo bisogno. Fermatevi un momento a pensare anche voi, con la vostra testa, a quali siano davvero le vostre responsabilità e le possibilità che vi si offrono.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/25/cari-poliziotti/">CARI POLIZIOTTI,</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>La Gelmini spiegata da mia figlia</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/la-gelmini-spiegata-da-mia-figlia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 12:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>[<em>questo articolo è stato pubblicato oggi sulle pagine milanesi di</em> Repubblica<em>, in riferimento alla manifestazione contro la legge Gelmini tenuta ieri a Milano</em>.]</p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>I figli bisognerebbe ascoltarli. Sempre. La mia più grande ha otto anni e fa la terza elementare.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/la-gelmini-spiegata-da-mia-figlia/">La Gelmini spiegata da mia figlia</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/gelmini.jpg"/></p>
<p>[<em>questo articolo è stato pubblicato oggi sulle pagine milanesi di</em> Repubblica<em>, in riferimento alla manifestazione contro la legge Gelmini tenuta ieri a Milano</em>.]</p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>I figli bisognerebbe ascoltarli. Sempre. La mia più grande ha otto anni e fa la terza elementare. L&#8217;altro giorno, guardando il telegiornale, mi ha chiesto cosa fosse maestro prevalente. Gliel&#8217;ho spiegato. Lei non ha apprezzato affatto: “ma che brutto! Non mi piace avere una sola maestra, e se poi è una antipatica o non è brava? Sai che noia!” Quando poi mi ha chiesto delle classi differenziate si è persino indignata: “vuoi dire che non potrò stare con i miei compagni che non sono italiani? Ma perché, che male hanno fatto?”<br />
<span id="more-10323"></span><br />
Il governo italiano non ascolta i nostri figli. Non ascolta nessuno, in realtà. È convinto che le almeno centomila persone che ieri hanno sfilato per il centro cittadino siano tutte manipolate ad arte dalla sinistra, come una massa di pecore al macello. Peccato che le solite truppe cammellate della sinistra, con bandiere rosse al seguito, non si siano viste in Piazza del Duomo. Peccato che il livello di istruzione dei partecipanti alla manifestazione era assai alto (studenti, insegnati, professori) e pensare che quella gente sia “facilmente manipolabile” è insultare la loro preparazione culturale. Peccato che molti dei genitori che hanno partecipato alla manifestazione li conosco personalmente e a suo tempo votarono convintamente Berlusconi.</p>
<p>Perché qui ci si nasconde dietro un dito: le mie figlie vanno in una scuola pubblica, il plesso scolastico di Piazza Bacone, in un quartiere che alle politiche ha votato a destra. Quegli stessi genitori hanno da mesi aperto una mailing-list dove ci si aggiorna costantemente sul decreto Gelmini, sui tagli alle università, sul futuro dei loro figli. Nessuno mai ha parlato di politica in quelle email, nessuno mai ha accennato a partiti o a schieramenti. Tutti, semplicemente, stanno ragionando da mesi su cosa fare. Quando lo scorso anno il comune di Milano aprì uno sportello pubblico proprio all&#8217;interno dell&#8217;area scolastica, un gruppo di mamme, preoccupate per la sicurezza dei loro figli, bloccò il traffico per giorni, fino a far chiudere quell&#8217;insensato ufficio dove chiunque poteva entrare, senza sorveglianza, negli spazi dedicati all&#8217;infanzia. Non era una manifestazione di sinistra o di destra, quella.</p>
<p>La nostra politica dovrebbe smetterla di credersi l&#8217;ago della bilancia della società. Qui ci sono problemi contingenti che travalicano gli schieramenti parlamentari. Qui, ieri, in piazza del Duomo, quella che si è vista sfilare è la famosa –  e data per defunta da anni – “società civile”. Che è fatta di persone qualunque, che è fatta di genitori, di studenti, di insegnati, prima che di elettori. Che non capisce come sia possibile che sull&#8217;unica parte del sistema scolastico nazionale che davvero funziona &#8211; la scuola elementare &#8211; quella che ci invidiano persino all&#8217;estero, dove si forgiano i cittadini del futuro, dove i bambini imparano da subito la convivenza fra diverse culture, proprio lì, la mannaia insensata dei tagli cadrà inesorabile. Perché la scuola elementare di mia figlia, scuola pubblica che non ha una lira e che chiede di continuo l&#8217;intervento generoso dei genitori per portare avanti tutte le iniziative, è, non ostante ciò, una scuola che funziona. E funziona bene, con insegnati preparati e motivati, studenti volenterosi e genitori che di tasca loro hanno acquistato già da anni il grembiulino ai loro figli. Quindi smettiamola con questi paraventi mediatici. Non offendete la nostra intelligenza di genitori, e ditecelo, una buona volta, che volete fare a pezzi la scuola pubblica, probabilmente in nome di quella privata, dove ci state giocoforza obbligando a mandare i nostri figli.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/31/la-gelmini-spiegata-da-mia-figlia/">La Gelmini spiegata da mia figlia</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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