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	<title>Nazione Indiana &#187; Lello Voce</title>
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		<title>Hai firmato l&#8217;appello per Battisti? Che si brucino i tuoi libri&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 14:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Lello Voce</strong></p>
<p>I fatti credo siano ormai conosciuti da tutti: dall’invito a escludere dalle biblioteche veneziane i libri degli autori firmatari – nel 2004 – di un appello per la liberazione di Cesare Battisti, scrittore ed ex membro della formazione terroristica PAC, partito da un Consigliere comunale del PDL di Martellago, sino all’entusiastica adesione dell’Assessore Provinciale veneziano, il Signor Speranzon, ex MSI confluito nel PDL, che ha rincarato la dose, dichiarandoci persone ‘non gradite’ in Provincia di Venezia e invitando, con fare minaccioso, tutti i Comuni a comportarsi così, o a prendersene la responsabilità ( e dunque ad accettarne le conseguenze… quali, viene da chiedersi…).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/su-battisti/">Hai firmato l&#8217;appello per Battisti? Che si brucino i tuoi libri&#8230;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lello Voce</strong></p>
<p>I fatti credo siano ormai conosciuti da tutti: dall’invito a escludere dalle biblioteche veneziane i libri degli autori firmatari – nel 2004 – di un appello per la liberazione di Cesare Battisti, scrittore ed ex membro della formazione terroristica PAC, partito da un Consigliere comunale del PDL di Martellago, sino all’entusiastica adesione dell’Assessore Provinciale veneziano, il Signor Speranzon, ex MSI confluito nel PDL, che ha rincarato la dose, dichiarandoci persone ‘non gradite’ in Provincia di Venezia e invitando, con fare minaccioso, tutti i Comuni a comportarsi così, o a prendersene la responsabilità ( e dunque ad accettarne le conseguenze… quali, viene da chiedersi…).<br />
All’Indice siamo finiti in tanti, autori con posizioni letterarie e politiche molto diverse, accomunati dal solo fatto di avere osato dire una parola in difesa del diabolico terrorista rosso, di aver sollevato qualche dubbio sulla versione ufficiale dei fatti.<span id="more-37877"></span></p>
<p>Intanto vale la pena di precisare che il sottoscritto non ha firmato quell’appello perché condivida, o abbia mai condiviso, le scelte politiche di Battisti e dei PAC. In quegli anni facevo tutt’altro, sono figlio della ‘generazione chimica’, un ex indiano metropolitano, innamorato di Radio Alice e di Gregory Corso, di Laing, Benjamin, Danilo Dolci e dei poeti-cantanti brasiliani, che non ha mai avuto nessun tipo di vicinanza, né alle Brigate Rosse, né a qualsivoglia gruppo, o gruppuscolo che abbia creduto di risolvere per via armata le contraddizioni stridenti della nostra nazione. A loro, anzi, ascrivo parte rilevante delle responsabilità per aver trasformato la mia giovinezza in una sorta di triste e sgradevole altalena tra bombe, posti di blocco, cecchini appostati sui tetti e gambizzazioni. Di aver contribuito, insomma a limitare la mia libertà e la mia felicità….<br />
I PAC e Battisti non fanno eccezione.<br />
Ma sono abituato a ragionare con la mia testa, ad informarmi, a cercare di capire…</p>
<p>Sono giunto così alla conclusione che buona parte delle accuse che pendono sul capo di Battisti siano infondate, che sia in atto – nei suoi confronti &#8211; un accanimento abbastanza evidente, soprattutto mi sono convinto che sia giunto il momento per cercare una soluzione ‘politica’ che faccia i conti con quegli anni, una soluzione che coincida con una comprensione approfondita, coraggiosa e senza infingimenti di ciò che furono i ’70, per raggiungere la quale, tutti, Battisti compreso, ma anche Moretti, Faranda, Zorzi, Freda, Delle Chiaie, Fioravanti, Mambro, Mori e tutti i suoi colleghi Alti Gradi, i politici, i magistrati, i componenti degli apparati segreti dello stato sopravvissuti a quell’epoca, dovrebbero avere infine il coraggio di dire a questa nazione verità che le vengono negate da troppo tempo.</p>
<p>Per questo ho firmato quell’appello: perché credo che sia ora di fare chiarezza, di sollevare i veli, di rifiutare scorciatoie, di smascherare ciò che va smascherato, chiunque si celi sotto la maschera..<br />
Solo così, a mio parere, saremo al sicuro dal ripetersi di certe tragedie, che attendono sempre, acquattate dietro l’angolo della Storia.</p>
<p>In seconda battuta va detto con estrema chiarezza, così che ciò che segue non sembri puro ‘ideologismo’, che il caso Battisti ha la maligna capacità di far perdere la bussola anche a ‘teste’ ben più pensanti e democratiche di quelle dell’Inclito Speranzon.</p>
<p>Mi riferisco al recente, e abbastanza stupefacente, intervento di un intellettuale del valore di Tabucchi su Le Monde, in cui lo scrittore si scaglia contro alcuni intellettuali francesi come Levy, Sollers, Vargas, colpevoli di aver difeso lo scrittore ‘armato’, sulla base dell’assunto che in Italia i magistrati siano una categoria al di sopra di ogni sospetto, che ciò che stabiliscono loro sia, senza ombra di dubbio, la verità. Caso Battisti compreso, ovviamente.</p>
<p>Se persino Tabucchi si lascia irretire dalle generalizzazioni, dalla facilità di un falso sillogismo, grazie al quale, in base ai meriti che una parte di questi magistrati ha acquisito nella lotta alla Mafia, o contro la corruzione politica, ma dimenticando le responsabilità che molti di questi stessi magistrati hanno avuto nell’alzarsi della nebbia che copre tanti snodi tragici di questo paese, da Piazza Fontana a Genova 2001, se ne conclude che qualsiasi magistrato sia, per preconcetto, (a prescindere, come avrebbe detto Totò) un magistrato giusto, non siamo semplicemente alla frutta, siamo andati ben oltre, siamo ormai, letteralmente, all’amaro.</p>
<p>Non provo particolare simpatia nemmeno per Henry Bernard Levy, ma è superficiale presunzione sperare di risolvere il dibattito, come Tabucchi pur fa, appellandosi ad una, tutta supposta, integrale bontà di una categoria in quanto tale: quella dei magistrati.<br />
Ci sono gli ‘ermellini di lotta’, ma ci sono stati, ed, ahimè, ci sono ancora, anche quelli che negli anni Settanta chiamavamo gli ‘ermellini di guardia’, quelli che credono ai ‘malori attivi’, alle pallottole deviate al volo da sassi volanti, quelli che si sono dedicati per anni all’insabbiamento dei processi scomodi, quelli che al Cavalier B. si sono venduti, ecc.<br />
Tabucchi ha forse dimenticato vicende che pure dovrebbero essergli notissime? Davvero crede che una faccenda triste e tragica come quella della lotta armata possa essere risolta in modo così manicheo, dividendo il mondo in buoni e cattivi? Solo attraverso le sentenze dei tribunali? Non gli pare eccessivamente ‘manzoniano’?<br />
Ha dimenticato che lo stesso Gran Lombardo affermava, in uno dei suoi cantucci scavati nel Romanzo, che chi commette il male non è colpevole solo per il male che commette, ma anche per il turbamento in cui induce l’animo degli offesi?<br />
Che senso ha, dunque, criticare aspramente un intellettuale per il solo fatto di non accettare pedissequamente ciò che questo, o quel giudice italiano hanno affermato nelle loro sentenze? Ha fatto di meglio persino Napolitano, che pure Tabucchi non perde occasione di accusare (spesso a ragione) di pavidità e superficialità istituzionale…<br />
Tabucchi sa bene che qui in Ytaglia, spesso, le verità giuridiche e quelle storico-politiche non coincidono affatto.<br />
Che ciò accada proprio all’indomani del Diktat di Marchionne è poi particolarmente preoccupante, fa temere che, ancora una volta, la Sinistra Parlamentare non sappia interpretare e gestire il disagio acuto di vaste porzioni della popolazione, affidandolo, tutto intero, a questo, o a quell’avventurismo e consegnandosi, mani e piedi, a una metafisica e apodittica idea di ‘legalità’, e penso a Saviano e alla sua malaccorta, tristissima, presuntuosa lettera agli studenti che erano in piazza il 14 dicembre scorso.</p>
<p>Ma infine arriviamo al punto. Al punto nero. A Speranzon: che di questo soprattutto interessa discutere qui ed ora.</p>
<p>Al di là della violenta arroganza che la sua richiesta si porta dietro, e che credo sia evidente a tutti, con i suoi sinistri echi orwelliani, ciò che colpisce di più è l’idea che si possa proibire, o comunque impedire la lettura di questo, o quel libro (o disco, o piece teatrale) sulla base delle posizioni che l’autore esprime su tutt’altre faccende.<br />
Qui cioè, non si chiede di escludere dalle biblioteche venete, dalla presentazioni pubbliche, ecc alcuni libri che parlano del caso Battisti, cosa che, in sé, sarebbe già abbastanza disgustosa. No, si fa di più, si chiede di escludere dei libri che parlano di tutt’altro, sulla base del fatto che a scriverli sono state persone politicamente sgradite al Signor Assessore.<br />
Siamo al di là dell’incubo: siamo al delirio puro…<br />
A quando la proibizione dei libri di tutti coloro che pensano che il Signor B. sia un malversatore, a quando quella di coloro che prendono posizione contro il Federalismo padano, o di ci coloro che si dichiarano gay, o che sono favorevoli a politiche antiproibizioniste nel campo degli stupefacenti? A quando l’esclusione dalle biblioteche comunali di Milano di tutti gli autori che tifano per la Roma, o per il Napoli?<br />
Non fosse tragico, sarebbe, benjaminianamente, farsesco.</p>
<p>Conoscevo i trascorsi neo-fascisti dell’Assessore, ma credevo che lui avesse tutto l’interesse a non farli conoscere ad altri.<br />
Mi sbagliavo: adesso se qualcuno aveva qualche dubbio, si sarà obiettivamente convinto che il lupo (nero) perde il pelo, ma non il vizio, e che se anche il sarto dello Speranzon è nel frattempo cambiato con il suo abito, quello celato dal doppiopetto blu, stile commercialista, è sempre il buon vecchio seguace di Almirante.<br />
L’abito non fa il monaco, né l’assessore democratico.<br />
Non a caso non ricordo di averlo mai sentito prendere posizione a proposito di gente come Zorzi, Izzo (che in Italia è restato, e forse avremmo fatto meglio – a conti fatti – a spedirlo a fare il cameriere in uno dei ristoranti giapponesi di Zorzi), il Fronte Veneto Skinheads, Freda ecc., l’elenco sarebbe davvero tristemente lungo.</p>
<p>Ma c’è di più: a molti potrà sembrare strano, ma il Signor Speranzon è una figura istituzionale, rappresenta, in campo culturale, la volontà di tutti i cittadini della Provincia di Venezia, dunque decidere di escludere dalla fruizione testi comprati con pubblica pecunia mi pare ai limiti del peculato, oltre che smaccatamente illegittimo.<br />
Il sindacato di polizia COISP ha tutto il diritto di invitare al boicottaggio nei nostri confronti, tanto di cappello, anche se mi permetto di suggerire sommessamente che, alla luce di tanti episodi che hanno viste coinvolte le nostre forze dell’ordine, anche recentemente, l’invito di un poliziotto a non leggere libri ha – in sé – qualcosa di sinistro.<br />
Speranzon, invece, in quanto rappresentante di un Istituzione, dovrebbe guardarsi bene dal fare certe dichiarazioni.<br />
Sinistro è, peraltro, anche il ricatto celato tra le righe del comunicato, che fa capire che le misure censorie non saranno prese nei confronti di quegli autori che ritireranno la loro firma dall’appello: non ci fosse nessun’altra ragione, basterebbe questa a indurmi a rifirmarlo, non sono abituato a cedere ai ricatti.<br />
Altra educazione, altro patrimonio genetico, per quanto mi concerne…</p>
<p>Va detto inoltre che, in un territorio come il nostro, dove l’arroganza neofascista è giunta sino all’assassinio per futili motivi, in cui l’intimidazione, la violenza fisica come strumento lecito di lotta politica la fanno da padrone, posizioni di questo genere, che si uniscono al coro di aggressivi, leonini, ruggenti grugniti di molti esponenti leghisti, possono suonare come un invito e un’autorizzazione a fare di più.<br />
Di questo, Speranzon e i suoi sodali, non possono che assumersi tutta la responsabilità.</p>
<p>Infine: Speranzon ci invita ad avere rispetto delle vittime e dei loro parenti. Ha ragione. Questo rispetto io non l’ho fatto mai mancare, per nessuna delle vittime e per nessuno dei loro parenti, quale che fosse il suo credo politico. Sono anni, infatti, che, come tantissimi altri, chiedo che sia loro concesso il rispetto più grande: quello che finalmente toglierà il segreto di stato sui tanti, troppi episodi oscuri che hanno afflitto la storia recente del nostro paese, coinvolgendo centinaia di vite innocenti con e senza divisa.<br />
Né credo di averlo fatto mancare firmando quell’appello. Se la verità ufficiale non mi convince, se chiedo chiarezza, rispetto della legalità nazionale ed internazionale, se pongo dei dubbi, se approfondisco, non credo di stare mancando di rispetto a chicchessia, meno che mai ai parenti delle vittime, a meno che non si pensi che qualsiasi colpevole, fosse pure del tutto innocente, è comunque meglio di nessun colpevole.<br />
Questo non servirebbe, né alle vittime del terrorismo rosso e nero, né ai loro congiunti, meno che mai alla democrazia.<br />
Una cosa così può far comodo solo a chi si trova splendidamente a suo agio al centro del pogrom.<br />
E’ per questa ragione che rifirmerei quell’appello, è per questa ragione che credo che le dichiarazioni e le iniziative di Speranzon non siano solo fasciste, ma sostanzialmente ridicole e latamente pornografiche…</p>
<p>AGGIORNAMENTO 1</p>
<p>Al peggio, scriveva Montale, non c’è mai fine. Quanta ragione aveva…<br />
Così, alla luce di quanto riportato oggi da un quotidiano veneto, mi tocca riintervenire su questa desolante faccenda della censura sui libri dei reprobi (io e qualche decina di altri colleghi di ogni età, sesso e credo politico, tra cui nomi prestigiosi e ‘storici’ della cultura italiana e internazionale, come Agamben, Sollers, o Balestrini) che hanno firmato nel 2004 l’appello per Cesare Battisti…</p>
<p>Le novità, ad oggi, sono queste:</p>
<p>a) L’Assessora all’Istruzione della Regione Veneto, la PDL <strong>Donazzan</strong>, non paga di aver già messo in serio imbarazzo sin le stesse le Curie venete decidendo, unilateralmente e a loro insaputa, di spendere soldi pubblici per regalare Bibbie a tutti gli alunni delle scuole della Regione, e facendosi beffe di quanto aveva dichiarato la Presidente della Provincia di Venezia, Zaccariotto, sua collega di maggioranza, la quale si era affrettata, <em>cum grano salis</em>, a delegittimare immediatamente l’iniziativa dell’improvvido Assessore Speranzon, oggi dichiara che, con il <em>placet</em> dello stesso Governatore Zaia, scriverà una lettera a tutti i Presidi del Veneto ( e attraverso di loro agli insegnanti), invitandoli a non diffondere tra i giovani le opere degli autori messi al bando. A chi le contesta di operare una censura, risponde, con supposto preventivo acume, che la sua non è un’imposizione (e come potrebbe?), ma un “indirizzo politico”.<br />
Ora dato per scontato quanto ho già detto a proposito di censura di testi che parlano di tutt’altro che della vicenda Battisti e di censura più in generale, sento la necessità di informare l’Assessora che tra i suoi compiti istituzionali non è compreso quello di dare “indirizzi politici” agli insegnanti della scuole della Repubblica, i quali non dipendono da lei, né di diritto né di fatto, e la cui libertà di insegnamento è garantita da uno specifico articolo della nostra Carta Costituzionale.<br />
C’è una tendenza a privatizzare le Istituzioni, qui in Italia, che ha ormai passato ogni segno, come se svolgere un ruolo istituzionale fosse il <em>passe partout</em> per ogni e qualsiasi operazione, come se – amministrando questa, o quella Istituzione &#8211; se ne divenisse proprietari.<br />
E ciò è molto triste, oltre che affatto democratico e latamente eversivo.<br />
Per altro verso, essendo io un insegnante, come la Sra. Donazzan può facilmente comprendere, il mio imbarazzo è doppio.<br />
Posto che io non passo il mio tempo a parlare ai miei allievi delle mie mediocrissime opere, ma a spiegar loro Dante, Petrarca, Boccaccio, Leopardi, Foscolo, Pasolini, Fortini, Sanguineti, Gramsci, ecc.. (tutta gente, mi rendo conto, che nell’opinione dell’Assessora andrebbe evidentemente esclusa dai programmi, visto ciò che costoro pensavano della libertà, della censura e della stessa Unità d’Italia), come farò a continuare ad insegnare?<br />
Se i miei libri sono da bruciare, che fare della mia didattica?<br />
Sta forse suggerendo di licenziarmi? E quale sarebbe la ‘giusta ragione’? Quella di aver espresso liberamente un mio parere, un mio giudizio politico, che non coincide con il Suo?<br />
C’è qualcuno che può avvertire l’Assessora che persino Lei vive in una società liberale, democratica, in uno stato di diritto e che non può permettersi di trattare questa Regione come se fosse una <em>dependance</em> di casa sua?<br />
Leggo anche che il Governatore Zaia dichiara di “ non avere difficoltà a confermare che ci sono delle persone [noi firmatari] che non ci rappresentano degnamente”. Stia certo il Governatore che anch’io la penso come lui… ma al suo proposito, evidentemente. Chi nomina certi Assessori non può certamente garantire il governo democratico e liberale di una regione, né rappresentarla con soddisfazione mia e di qualsiasi sincero democratico…</p>
<p>b) Rinfrancato dall’insperato aiuto, l’ex missino Speranzon torna all’attacco, alla faccia della sua Presidente e ora dice di voler organizzare un pubblico dibattito all’Ateneo Veneto (chissà se quelli dell’Ateneo ne sanno qualcosa…) a cui avrebbe già accettato di partecipare quel fulgido esempio di libera intellettualità a nome Stefano Zecchi, a cui noi saremmo, a suo parere, in qualche modo obbligati a partecipare perché ‘dobbiamo’ (imperativo!) spiegare perché difendiamo un criminale.<br />
Mi spiace Assessore: lei organizzi ciò che vuole, ma io a un dibattito così non parteciperò mai…<br />
Intanto perché non ho nulla da dire sul caso Battisti: ho firmato un appello per le ragioni che ho già esposto nel mio precedente intervento, non sono l’avvocato di Battisti, non ho partecipato, né praticamente, né moralmente, alle sue scelte politiche e dunque per questo dibattito deve rivolgersi altrove.<br />
Se vuole possiamo discutere della Legislazione emergenziale dell’Italia di allora, o degli anni di piombo. Ma questa è altra faccenda.<br />
Per altro verso è ben altro ciò di cui voglio discutere: della sua volontà censoria, del suo credere di essere in diritto di decidere cosa si legga in Veneto, cosa si insegni e addirittura &#8211; visto che, come Consigliere comunale di Venezia (eh già: è anche Consigliere Comunale di Venezia, il personale politico qua è ridotto al minimo, non si tratta di cumulo di cariche, ma di austerity…) dice di voler impegnare il Comune a dichiararci “ospiti non graditi” &#8211; sin chi gira per le calli della città.<br />
E’ questo il problema che interessa davvero discutere in una democrazia. Non altro.<br />
Resta un mistero: come farà il povero Agamben a recarsi al lavoro, visto che insegna Estetica proprio allo IUAV di Venezia?<br />
Sposteranno la facoltà a Chioggia, o anche lui sarà licenziato?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/su-battisti/">Hai firmato l&#8217;appello per Battisti? Che si brucino i tuoi libri&#8230;</a></p>
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		<title>A mio modesto avviso&#8230; (appunti di poetica ragionevolmente sentimentali)</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 14:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max rizzante</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>di Lello Voce</strong></p>
<p><em>Cchiu’ luntana mi staje<br />
 Cchiu’ vicino te sento</em><br />
 (Libero Bovio, Passione)</p>
<p><strong>a J. </strong></p>
<p>La poesia è un arte che abita il tempo. E che ne è abitata. Quale che sia la sua storia, più o meno dal XV secolo in avanti, i millenni precedenti l’hanno formata come arte dell’oralità e l’oralità abita il tempo (e fa risuonare lo spazio).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/08/a-mio-modesto-avviso-appunti-di-poetica-ragionevolmente-sentimentali/">A mio modesto avviso&#8230; (appunti di poetica ragionevolmente sentimentali)</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Lello Voce</strong></p>
<p><em>Cchiu’ luntana mi staje<br />
 Cchiu’ vicino te sento</em><br />
 (Libero Bovio, Passione)</p>
<p><strong>a J. </strong></p>
<p>La poesia è un arte che abita il tempo. E che ne è abitata. Quale che sia la sua storia, più o meno dal XV secolo in avanti, i millenni precedenti l’hanno formata come arte dell’oralità e l’oralità abita il tempo (e fa risuonare lo spazio).<br />
La poesia è, innanzi tutto, la sua durata, il suo realizzarsi, eseguirsi, performarsi nel tempo, attraverso le vibrazioni della voce del poeta, o di chi, in vece sua, la ‘recita’: troviere, trovatore, o giullare che sia.<span id="more-15311"></span><br />
Essa percorre il tempo, scorre dentro di esso; l’esistenza di figure come la dialefe o la sinalefe, la dieresi e la sineresi (essendo evidente che l’accorciamento, o l’allungamento a cui queste figure presiedono, non è certo di natura grafica, o segnica, ma piuttosto riguarda l’articolazione concreta dei segni, la loro esecuzione nel tempo, il loro ‘decorso’) è la prova inoppugnabile di quanto una poesia sia qualcosa che ha una durata nel tempo, un’esecuzione, un’azione agita con il corpo e con la mente, una disciplina della lingua e delle corde vocali, dei polmoni e del cuore, nel suo realizzarsi in un dato momento, con una certa velocità, con una durata, formalmente decisiva, che divide il suo nascere dallo spegnersi della voce che la esegue.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita il suono. E che ne è abitata. La poesia è fatta di una materia precisa, quell’insieme di vibrazioni fisiche ed emissioni sonore che chiamiamo voce. La poesia si propaga. La poesia ha un corpo, corpo mutevole, che rimbalza e si infiltra, che penetra, fa eco, indica, si atteggia nello spazio, lo percorre, la poesia ha dita fatte di vocali e consonanti per battere e carezzare, per stringere e per allontanare, per catturare e per liberare, per coprire e per svelare.<br />
Se per millenni la poesia è stata edificata sulle rime, ciò è accaduto per la sua natura squisitamente sonora e da questo punto di vista la rima e tutte le figure ad essa riconducibili (dall’allitterazione alla <em>cobla capfinida</em>) sono il corpo stesso della poesia, i suoi muscoli, i suoi polmoni, il suo fegato, il suo scheletro, e il suo cuore.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita la voce, ne cavalca le onde (sonore), sta sulla loro cresta, sfrutta la loro energia, la loro ‘dinamica’, per trasformarla in una direzione, in un senso, in quello che la critica usa definire un ‘significato’. La voce della poesia è esattamente la voce del poeta, mai il contrario&#8230; Parlare di poesia muta, scorporata, puramente mentalistica è, dunque, fare un ossimoro. E’ ignorare la natura stessa della ‘funzione poetica’ (Jackobson) in cui i tratti sovra-segmentali assumono un’evidente significanza.<br />
Parlare del corpo della poesia è invece la nostra necessità impellente. Quella che renderà di nuovo possibile il suo futuro, attraverso il riconoscimento della sue radici, l’auto-agnizione che le ridarà identità e dignità.<br />
E’ la sua ‘durata’ il suo appartenere integralmente al tempo, al corpo, al luogo di chi la pronuncia, al suo ‘presente, il suo essere ‘atto’, che fa sì che essa possa ‘vincere di mille secoli il silenzio”; la poesia è una ‘materia’, una ‘concretezza’ (De Campos), prima che un segno, o un simbolo, e il suo dio è Efesto e non Apollo.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita il ritmo. E che ne è abitata. Bisogna eseguire una poesia, anche se la si legge a mente, bisogna agire i suoi accenti, battere il tempo di ogni <em>stress</em>. Solo così quella poesia vive, si svela, perché la poesia è un’arte dinamica e l’immobilità la uccide. Il ritmo della poesia è il risultato dell’intreccio tra le ragioni della forma (e della storia) e quelle del respiro, tra la lentezza e il peso dei significati e la velocità e la leggerezza del suono che li trasporta.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita la lingua. E che ne è abitata.<br />
La poesia è fatta di parole e soprattutto delle loro reciproche relazioni. La poesia non inventa solo neologismi, ma neogrammatiche e neosintassi, essa stira la lingua, ne sfrutta tutte le possibilità, fa del fraintendimento, dell’ambiguità del codice, dell’errore, una via per scoprire scampoli di verità, non realizza i sogni, ma dando loro un nome, ci permette di immaginarli, non compie rivoluzioni, ma inventando nuove parole per la rabbia e per il desiderio, ci suggerisce, ogni giorno, che esse sono possibili, immaginabili. Il compito del poeta è, perciò, far sì che le parole comunichino il più possibile, il meglio possibile, nel modo più imprevisto, profondo, il compito del poeta è ‘tenere in esercizio la lingua’, le parole (Pagliarani), o, se si preferisce, valorizzarne, scoprirne le ‘pieghe’ (Deleuze), dar loro una nuova forma in cui possano di nuovo riconoscersi e risuonare.</p>
<p>Durata, ritmo, suono, lingua: queste sono, a mio parere, le forme della poesia. Tutte le sue forme. Perché la poesia è un’arte plurale. La poesia non si scrive, essa si compone. A maggior ragione quando incontra altre arti, come la musica, rinnovando le sue più antiche radici, o altri media, come il video, le immagini, sperimentando sentieri ancora in buona misura inesplorati.<br />
La poesia è un arte del corpo, tanto quanto della mente, e della sua semiotica concreta, non può in nessun caso essere ridotta all’esercizio di un codice muto, né può mai esserle precluso il dialogo con l’altro da sé, perché il dialogo con l’altro da sé è esattamente la ragione della sua stessa esistenza: essa pertiene tanto all’uso della lingua quanto a quello del respiro, tanto alla disciplina della parola quanto a quella della voce.<br />
Essa è sempre se stessa, ma è sempre disposta a trasformarsi nell’altro, a fondersi, a cibarsi e ad essere fagocitata.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita i segni. E che ne è abitata. Quale che sia la sua storia, più o meno fino al XV secolo, i secoli seguenti l’hanno, per l’appunto, irrimediabilmente ‘segnata’, infettata, ferita, colpita, mutata, l’hanno evoluta, fino al punto che le sue cicatrici sono oggi la forma della sua bellezza e della sua efficacia e dunque essa non è più, non può più essere suono, senza essere prima segno muto. Scrittura. Non può più essere pura oralità, anche se non potrà mai rinunciare ad essere ‘oratura’ (Hagège).<br />
Ma il poeta, poi, scrive sempre ‘con le unghie’ (Haddad) e mai con la penna, il poeta legge sempre con le orecchie (e con la voce) e mai con gli occhi, il poeta immagina sempre con il corpo, e con il ritmo del respiro. La poesia è, insomma, etimologicamente, un ‘fare’.<br />
Il suo andare a capo, nello scritto, è solo il simbolo di un movimento della voce, è l’insegna del ritmo, una notazione ‘temporale’, ma nulla di più. Certo non l’essenza del fare poetico.<br />
La lettura poetica ad alta voce, perciò, non è mai un’interpretazione attoriale, ma piuttosto un’esecuzione, anzi una messa in atto, è una performance. Ma lo è da millenni. Da sempre.</p>
<p>Poesia performativa, multimediale, <em>spoken word</em>, <em>hip hop poetry</em>, <em>jazz poetry</em>, <em>spoken music</em> (come si dice oggi in certi ambienti letterari e musicali di New York, per i casi in cui la lettura ad alta voce si fonde con la musica), però, non solo sono definizioni insoddisfacenti (pleonastiche, o tautologiche, improprie, superficiali, parziali), ma anzi rischiano di indicare strade sbagliate. Se mi ostino a negare ogni altra definizione per ciò che faccio, che non sia semplicemente quella di ‘poesia’, è proprio perché credo che la mutazione delle forme del fare poetico a cui stiamo assistendo non influisca sostanzialmente sulla sua natura e sulle sue caratteristiche.<br />
Oppure, se davvero ci occorre un nome nuovo per tutto ciò, noi quel nome non l’abbiamo ancora trovato. Perché le cose esistono prima dei nomi, anche se poi quei nomi, che sono essi stessi ‘cose’, ne influenzano la natura e la percezione.</p>
<p>La critica attualmente legge (ed è in condizione di leggere) solo due delle forme della poesia: la lingua e, sia pur sotto forma di modello, sia pur trasformando spesso la prosodia in simulazione, affidandosi alla reticenza, quella del ritmo.<br />
Sulle altre non può, non vuole e soprattutto non sa dare risposte. Essa è insomma, letteralmente, ‘critica letteraria’, ma non è ancora capace di essere ‘critica poetica’.<br />
Ma questa sua ‘omertà’ è di grave danno alla possibilità della poesia di raggiungere i propri obiettivi: la poesia, senza la critica, è zoppa, rallenta, va a balzelloni. Ed è stupefacente che, pur di fronte all’evidenza di tante esperienze poetiche che nel mondo oggi intendono la poesia come un’arte della voce, del suono, del corpo, che la mescolano e la fanno interagire con altri media e altre arti, la critica non abbia ancora accettato la sfida di rinnovare radicalmente le sue categorie e i suoi strumenti di analisi e di giudizio. Ma che anzi spesso, almeno una parte di essa, preferisca arrestarsi al pregiudizio.</p>
<p>La poesia è un’arte che abita il mondo. E che ne è abitata. La poesia è un’arte che crea mondi a partire dal mondo. Dunque essa non può ignorare il mondo. La poesia è una dinamica di senso e significato messa in moto dall’energia dell’attrito del reale a contatto con i sogni, le speranze i dolori degli uomini. </p>
<p>La poesia è un’arte che abita il desiderio e la speranza. E che ne è abitata. La poesia è ragione del sentimento e sentimento della ragione, è esercizio della speranza attraverso la lingua, anche quando essa articola la disperazione e l’orrore. Anzi soprattutto allora.<br />
La poesia è il desiderio che non si appaga e che non smette di desiderare, la poesia è ciò che insegna la speranza, ciò che addestra gli uomini a sperare sempre meglio, a scoprire una ‘speranza concreta’ (Bloch).</p>
<p>La poesia è un’arte che abita la politica e la storia. E che ne è abitata. La poesia è, dunque, sempre politica perché il poeta senza la <em>polis</em> semplicemente non esiste, e non esiste il senso del suo dire, a meno di trasformare in soliloquio ciò che è strutturalmente dialogo, o, quanto meno, ventriloquio.<br />
La poesia è sempre politica anche quando è poesia d’amore perché mai, come in amore, la politica si realizza, è necessaria, perché l’amore è relazione. La poesia è sempre politica, anche quando è puramente introspettiva, perché nessuna <em>polis</em> potrà vivere a lungo se essa non sarà formata da uomini che sappiano guardare dentro se stessi, tanto quanto sono capaci di leggere le contraddizioni in ciò che li circonda.<br />
Ed essa lo è a maggior ragione quando si realizza in pubblico, quando, cioè, essa ritrova il circolo di una comunità, quando si situa tra la gente, quando il poeta, infine, restituisce al mondo ciò che al mondo ha rubato, per dargli un nuovo nome. </p>
<p>La poesia viva è, insomma, quella che vive già oggi per un pubblico che ancora ‘non c’è’ (Deleuze) ma che essa stessa, prima o poi, farà nascere. Perché la poesia, da sempre, ha nostalgia del futuro, ma colloca la sua speranza nel presente.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/08/a-mio-modesto-avviso-appunti-di-poetica-ragionevolmente-sentimentali/">A mio modesto avviso&#8230; (appunti di poetica ragionevolmente sentimentali)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Absolute Poetry 2008. Cantieri internazionali di poesia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/01/absolute-poetry-2008-cantieri-internazionali-di-poesia/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/01/absolute-poetry-2008-cantieri-internazionali-di-poesia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 06:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>III edizione<br />
Monfalcone: 3-7 giugno<br />
Teatro Comunale &#8211; Biblioteca Comunale &#8211; Centro di Aggregazione Giovanile</strong></p>
<p>Direzione artistica<br />
<strong>Lello Voce </strong></p>
<p>Assistenza alla direzione artistica<br />
<strong>Luigi Nacci</strong></p>
<p>Videofondali live<br />
<strong>Giacomo Verde</strong></p>
<p><br />
<strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p><strong>Martedì 3 giugno</strong><br />
Anteprima<br />
Teatro Comunale<br />
Ore 16.30 – 19.30</p>
<p><strong>La poesia per immagini &#8211; Video di e sulla poesia</strong></p>
<p><strong>Antonio Poce</strong> <em>Nuvolari</em><br />
<strong>Rosaria Lo Russo </strong>e <strong>Stella Savino </strong><em>Amelia Rosselli&#8230; e l’assillo è rima</em><br />
<strong>Antonello Faretta</strong> <em>Nine Poems in Basilicata (John Giorno)</em><br />
<strong>Giacomo Verde Tokio Cut Up.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/01/absolute-poetry-2008-cantieri-internazionali-di-poesia/">Absolute Poetry 2008. Cantieri internazionali di poesia</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>III edizione<br />
Monfalcone: 3-7 giugno<br />
Teatro Comunale &#8211; Biblioteca Comunale &#8211; Centro di Aggregazione Giovanile</strong></p>
<p>Direzione artistica<br />
<strong>Lello Voce </strong></p>
<p>Assistenza alla direzione artistica<br />
<strong>Luigi Nacci</strong></p>
<p>Videofondali live<br />
<strong>Giacomo Verde</strong></p>
<p><span id="more-6018"></span><br />
<strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p><strong>Martedì 3 giugno</strong><br />
Anteprima<br />
Teatro Comunale<br />
Ore 16.30 – 19.30</p>
<p><strong>La poesia per immagini &#8211; Video di e sulla poesia</strong></p>
<p><strong>Antonio Poce</strong> <em>Nuvolari</em><br />
<strong>Rosaria Lo Russo </strong>e <strong>Stella Savino </strong><em>Amelia Rosselli&#8230; e l’assillo è rima</em><br />
<strong>Antonello Faretta</strong> <em>Nine Poems in Basilicata (John Giorno)</em><br />
<strong>Giacomo Verde Tokio Cut Up.</strong> <em>La poesia italiana in Giappone </em><br />
<strong>Sparajurji Lab</strong> <em>Questo è un appunto importante</em><br />
<strong>Daniela Rossi </strong><em>Una poesia fragile e temeraria (Patrizia Vicinelli) </em><br />
(prima assoluta, co-produzione Le Lettere / Absolute Poetry 2008)</p>
<p>Ne discutono <strong>Enrico Ghezzi </strong>ed <strong>Andrea Cortellessa</strong></p>
<p><em>Intervallo</em></p>
<p><strong>La poesia e il lavoro – In occasione del centenario dei Cantieri di Monfalcone</strong><br />
In collaborazione con MRF- Multirifrazione Progetti</p>
<p><strong>Lavoroliquido</strong><br />
Un film di <strong>Michele Cinque</strong><br />
Sarà presente l’autore</p>
<p>*</p>
<p><strong>Mercoledì 4 giugno</strong><br />
Teatro Comunale<br />
Ore 20.45</p>
<p><strong>Ugo Pierri</strong><br />
<strong>Alessandro Vilevich</strong>, tromba</p>
<p><strong>Antonella Bukovaz</strong><br />
Storia di una donna<br />
musiche di <strong>Teho Theardo </strong>- video di <strong>Leonardo Gervasi</strong></p>
<p>Una produzione Stazione di Topolò / Postaja Topolove, in collaborazione con Absolute Poetry</p>
<p><strong>Tomaž Šalamun</strong> (Slovenia)</p>
<p><em>Intervallo</em></p>
<p><strong>Il Faber dei fabbri<br />
Nove poeti per Fabrizio De Andrè </strong></p>
<p><strong>Con il Patrocinio della Fondazione Fabrizio De Andrè Onlus</strong></p>
<p><strong>Elisa Biagini </strong><em>(La canzone dell’amore perduto)</em><br />
<strong>Isabella Bordoni </strong><em>(Tutti morimmo a stento e Intermezzo)</em><br />
<strong>Ennio Cavalli</strong> <em>(Il chimico)</em><br />
<strong>Rosaria Lo Russo </strong><em>(Sidun e Khorakhané)</em><br />
<strong>Enzo Minarelli </strong><em>(Parlando del naufragio della London Valour)</em><br />
<strong>Giulio Mozzi </strong><em>(Verranno a chiederti del nostro amore)</em><br />
<strong>Aldo Nove </strong><em>(Rimini)</em><br />
<strong>Tommaso Ottonieri </strong><em>(La cattiva strada)</em><br />
<strong>Sara Ventroni</strong> <em>(Amico fragile)</em></p>
<p>Ospite d’onore: <strong>Dori Ghezzi</strong></p>
<p>*</p>
<p><strong>Giovedì 5 giugno</strong><br />
Teatro Comunale<br />
Ore 20.45</p>
<p><strong>Joumana Haddad </strong>(Libano)<br />
<strong>Alex Croce</strong>, percussioni</p>
<p><strong>Jolanda Insana </strong></p>
<p><em>Al Berto / Pessoa</em><br />
<strong>Wordsong</strong> (Portogallo)<br />
Videoscenografie di <strong>Nuno Franco </strong>e <strong>Rita Sá</strong></p>
<p><em>Intervallo</em></p>
<p><strong>Concerto di poesia</strong><br />
<strong>Non sempre ricordano &#8211; concerto per Patrizia Vicinelli</strong><br />
Musiche di <strong>Paolo Fresu </strong>– Testi di <strong>Patrizia Vicinelli</strong>con contrappunti in versi di <strong>Lello Voce</strong></p>
<p><strong>Paolo Fresu</strong>, tromba e flicorno<br />
<strong>Dhafer Youssef</strong>, houd, voce<br />
<strong>Antonello Salis</strong>, fisarmonica e pianoforte<br />
<strong>Ilaria Drago</strong>, voce recitante<br />
<strong>Lello Voce</strong>, spoken word</p>
<p>Consulenza artistica: <strong>Daniela Rossi</strong></p>
<p><em>Una produzione Absolute Poetry 2008 &#8211; Prima assoluta</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Venerdì 6 giugno</strong><br />
Teatro comunale<br />
Ore 20.45</p>
<p><strong>Christian Uetz</strong> (Svizzera) </p>
<p><em>Protomembrana</em><br />
<strong>Marcel.lí Antúnez </strong>(Spagna) </p>
<p><em>Intervallo</em></p>
<p><strong>The Big Boat Poetry Slam</strong><br />
Poetry Slam internazionale dedicato alla nave in occasione del Centenario del Cantiere Navale di Monfalcone</p>
<p>EmCee:<br />
<strong>Lello Voce</strong></p>
<p>Ospite d’onore:<br />
<strong>Marc Kelly Smith </strong>(USA, inventore del Poetry Slam)</p>
<p>Partecipano:</p>
<p><strong>Eduard Escoffet </strong>(Spagna)<br />
<strong>Regie Gibson </strong>(USA)<br />
<strong>Jürg Halter </strong>(Svizzera)<br />
<strong>Laureline Kuntz </strong>(Francia)<br />
<strong>The Monarchy Sisters </strong>(Ungheria)<br />
<strong>Nii Parkes </strong>(UK/Ghana)<br />
<strong>Silvia Salvagnini </strong>(Italia)<br />
<strong>Christian Sinicco</strong>(Italia)<br />
<strong>Sookee</strong> (Germania)<br />
<strong>Sparajurji Lab </strong>(Italia)</p>
<p><strong>Premio: 500 €.</strong></p>
<p>*</p>
<p><strong>Sabato 7 giugno</strong><br />
Teatro Comunale<br />
Ore 20.45</p>
<p><em>Miserere</em><br />
<strong>Canio Loguercio </strong><strong>Maria Pia De Vito</strong>, voce<br />
<strong>Rocco De Rosa</strong>, pianoforte</p>
<p><em>Intervallo</em></p>
<p><strong>Mike Ladd </strong>(USA)<br />
<strong>Vijay Iyer </strong>(USA)<br />
<strong>Lydia Lunch </strong>(USA)</p>
<p><strong>EVENTI COLLATERALI</strong></p>
<p><strong>Giovedì 29 maggio</strong><br />
Centro di Aggregazione Giovanile<br />
Ore 20.30</p>
<p><strong>Da Marin a Michelstaedter: un secolo di poesia nella provincia di Gorizia</strong></p>
<p>Coordina <strong>Ivan Crico</strong></p>
<p>Testi di <strong>Biagio Marin, Carlo Michelstaedter, Giovanni Lorenzon, Celso Macor, Simon Gregorčič, Alojs Gradnik, Silvio Domini;</strong> e di <strong>Silvio Cumpeta, Alberto Princis, Liljana Visintin, Ivan Crico, Giovanni Fierro, Francesco Tomada.</strong></p>
<p><strong>Erica Benfatto</strong>: voce<br />
<strong>Gabriele Benfatto</strong>: chitarra e voce</p>
<p><em>l’incontro è a cura di <strong>Ivan Crico </strong>- in collaborazione con Associazione Culturale Bisiaca / Sociazión Culturàl Bisiàca, Centro Studi &#8220;Biagio Marin&#8221; di Grado, Società Filologica Friulana / Socjetât Filologjche Furlane, Associazione culturale &#8220;Jadro&#8221;, Associazione culturale &#8220;Tržič&#8221; </em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Mercoledì 4 giugno</strong><br />
Biblioteca Comunale<br />
Ore 16</p>
<p><strong>Fuori formato: pomeriggio di studi sulle scritture contemporanee</strong></p>
<p>Coordina <strong>Cristina Benussi </strong></p>
<p>Intervengono:<br />
<strong>Andrea Cortellessa<br />
Marianna Marrucci<br />
Gianmaria Nerli<br />
Gilda Policastro<br />
Massimo Rizzante</strong></p>
<p><em>con la collaborazione del Dipartimento di Dipartimento di Letterature Straniere, Comparatistica e Studi Culturali dell’Università degli Studi di Trieste</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Giovedì 5 giugno </strong><br />
Biblioteca Comunale<br />
Ore 17.30</p>
<p><strong>Tavola rotonda sulla poesia contemporanea del Friuli Venezia Giulia</strong></p>
<p>Coordina <strong>Roberto Dedenaro</strong></p>
<p>Intervengono:</p>
<p><strong>Ivan Crico<br />
Michele Obit<br />
Silvio Ornella<br />
Mario Turello</strong></p>
<p>Leggono:</p>
<p><strong>Silvio Cumpeta<br />
Luciano Morandini<br />
Silvana Paletti<br />
Sergio Penco<br />
Gian Mario Villalta </strong></p>
<p><em>in collaborazione con la Casa della Letteratura di Trieste</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Venerdì 6 giugno</strong><br />
Centro di Aggregazione Giovanile<br />
Ore 16</p>
<p><strong>Tavola rotonda sulla poesia slovena contemporanea</strong></p>
<p>Coordina <strong>Darja Betocchi</strong></p>
<p>Intervengono:</p>
<p><strong>David Bandelj<br />
Veronika Dintinjana<br />
Marko Kravos<br />
Gasper Malej<br />
Marcello Potocco<br />
Ass.cult. Jadro e Tržič</strong></p>
<p><em>in collaborazione con le Associazioni Culturali &#8220;Jadro&#8221; e &#8220;Tržič&#8221;</em></p>
<p>Ore 17.30</p>
<p><strong>Calabrone’s reading</strong></p>
<p>Presentazione de <em>Il volo del calabrone. Un progetto di poesia performativa </em>(postfazione di <strong>Gabriele Frasca</strong>, a cura de <strong>“Gli Ammutinati”</strong>, Battello stampatore, 2008).</p>
<p>Leggono alcuni autori inseriti nel volume:</p>
<p><strong>Dome Bulfaro<br />
Matteo Danieli<br />
Adriano Padua<br />
Furio Pillan<br />
Silvia Salvagnini<br />
Christian Sinicco</strong></p>
<p><em>in collaborazione con l’Associazione Culturale “Gli Ammutinati”</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Sabato 7 giugno</strong><br />
Biblioteca Comunale<br />
Ore 17.00</p>
<p><strong>Vose de puisia. La poesia bisiaca dalle origini ad oggi</strong></p>
<p>Coordina <strong>Ivan Crico</strong></p>
<p>Leggono:</p>
<p><strong>Sergio Gregorin<br />
Marilisa Trevisan<br />
Amerigo Visintini<br />
Marina Zucco</strong></p>
<p><em>l’incontro è a cura di <strong>Ivan Crico </strong>- in collaborazione con Associazione Culturale Bisiaca / Sociazión Culturàl Bisiàca, Gruppo Incontri Bisiachi di Monfalcone, Gruppo Costumi Tradizionali Bisiachi di Turriaco, Circolo Culturale &#8220;Brandl&#8221; di Turriaco </em>*</p>
<p>Trieste <strong>Mercoledì 11 giugno</strong><br />
Casa della Musica<br />
Ore 18</p>
<p><strong>Tavola rotonda: <em>Mastica e sputa</em>, da una parte la poesia, dall’altra la musica</strong></p>
<p>Coordina <strong>Gabriele Centis</strong></p>
<p>Intervengono:<br />
<strong>Sergio Cossu<br />
Roberto Dedenaro<br />
Gino D’Eliso<br />
Roberto Dedenaro<br />
Alfredo Lacosegliaz<br />
Marydim<br />
Maurizio Mattiuzza<br />
Pavle Merkù<br />
Carlo Muscatello<br />
Luigi Nacci<br />
Stefano Schiraldi<br />
Christian Sinicco<br />
Lino Straulino</strong></p>
<p>È prevista la partecipazione di altri cantautori e poeti del Friuli Venezia Giulia</p>
<p><em>in collaborazione con la Casa della Musica di Trieste</em></p>
<p><strong>ACTION POETRY<br />
Azioni poetiche per le strade di Monfalcone</strong></p>
<p>Anche quest’anno le strade di Monfalcone si colorano di poesia in attesa che il Festival animi gli spazi del Teatro, della Biblioteca e del Centro di Aggregazione Giovanile. <strong>Luisa Vermiglio</strong>, che dal 2000 coordina a Monfalcone diversi percorsi di ricerca teatrale rivolti a giovani e giovanissimi, propone un percorso di coinvolgimento poetico in città, in collaborazione con i ragazzi del <strong>Laboratorio “Fare Teatro”</strong> e con <strong>“Banda Larga”</strong>, l’Associazione di Promozione Sociale che gestisce il Centro Giovani di viale S. Marco. <strong>Mercoledì 4 e giovedì 5 giugno, alle 18.30</strong>, una prima “azione poetica” avrà luogo presso il <strong>Centro di Aggregazione Giovanile</strong>: nel corso della performance, ai versi dei ragazzi del Laboratorio si intrecceranno quelli, liberi, dei cittadini di Monfalcone. Presso l’atrio del Centro Giovani, infatti, è stata già allestita una <strong>Poetry Box </strong>destinata ad accogliere versi e composizioni di tutti, professionisti e dilettanti della poesia, di ogni età o provenienza, anche in forma assolutamente anonima. Conclusa la performance, avrà luogo un <strong>corteo “poetico-musicale”</strong> che porterà tutti in <strong>piazza della Repubblica</strong>; qui, a partire dalle <strong>19.30</strong>, alcuni giovani attori e musicisti animeranno un vero e proprio reading e daranno voce, ancora una volta, ai versi di tutti coloro che desiderano “farsi sentire”. Il <strong>microfono</strong> e i musicisti, inoltre, saranno <strong>a disposizione </strong>delle persone che vogliono leggere le proprie poesie, nell’attesa che abbiano inizio le serate in programma al Teatro. Venerdì 6 e sabato 7 giugno le stesse performance avranno luogo in <strong>piazza della Repubblica a partire dalle 19.00 </strong>.<br />
________________________________________<br />
<strong>Comune di Monfalcone &#8211; Assessorato alla Cultura</strong></p>
<p><em>con il patrocinio di </em></p>
<p><strong>Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia<br />
Provincia di Gorizia<br />
Università degli Studi di Trieste &#8211; Dipartimento di Letterature Straniere Comparatistica e Studi Culturali<br />
Consolato Generale della Repubblica di Slovenia a Trieste<br />
Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia</strong></p>
<p><em>con il contributo di</em></p>
<p><strong>Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia &#8211; Assessorato Istruzione, Cultura, Sport e Politiche della Pace<br />
Provincia di Gorizia</strong></p>
<p><em>con il sostegno di</em></p>
<p><strong>Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Gorizia<br />
Accademia d’Ungheria in Roma<br />
Istituto Svizzero di Roma<br />
Goethe-Institut Triest<br />
Associazione Scrittori Sloveni</strong></p>
<p><em>in collaborazione con</em></p>
<p><strong>Feltrinelli Mediastores<br />
Fnac<br />
Melbooks<br />
Libreria La Rinascita (Monfalcone)<br />
Libreria Svevo, Libreria Minerva, Nero su Bianco (Trieste)<br />
Libreria Moderna Udinese (Udine)<br />
Libreria Antonini (Gorizia)</p>
<p>Associazione &#8220;Banda Larga&#8221;<br />
Associazione Culturale “Gli Ammutinati”<br />
Associazione Culturale Bisiaca / Sociazión Culturàl Bisiàca<br />
Associazione Culturale &#8220;Fucine Mute&#8221;<br />
Associazione Culturale &#8220;Jadro&#8221;<br />
Associazione Culturale &#8220;TriesteDistrettoCulturale&#8221;<br />
Associazione Culturale &#8220;Tržič&#8221;<br />
Casa della Letteratura di Trieste<br />
Casa della Musica di Trieste<br />
Centro Studi &#8220;Biagio Marin&#8221; di Grado<br />
Circolo Culturale &#8220;Brandl&#8221; di Turriaco<br />
Gruppo Incontri Bisiachi di Monfalcone<br />
Gruppo Costumi Tradizionali Bisiachi di Turriaco<br />
Istituto di Cultura Veneta del Friuli Venezia Giulia<br />
Laboratorio &#8220;Fara Teatro&#8221;<br />
Società Filologica Friulana / Socjetât Filologjche Furlane</strong></p>
<p><strong>INFORMAZIONI UTILI:</strong></p>
<p><strong>I luoghi del Festival</strong></p>
<p>Teatro Comunale<br />
Corso del Popolo, 20<br />
tel. 0481 790 470</p>
<p>Biblioteca Comunale<br />
Via Ceriani, 10<br />
tel. 0481 494 372</p>
<p>Centro di Aggregazione Giovanile<br />
Viale San Marco, 70</p>
<p><strong>Biglietti</strong><br />
Ingresso 1 serata € 7,00<br />
Abbonamento 4 serate € 15,00<br />
Gli appuntamenti in programma martedì 3 giugno e quelli presso la Biblioteca, il Centro di Aggregazione Giovanile e la Casa della Musica di Trieste sono ad ingresso libero</p>
<p><strong>Prevendita</strong> (a partire da sabato 24 maggio)<br />
Biglietteria del Teatro Comunale di Monfalcone<br />
da lunedì a sabato, ore 17-19<br />
tel. 0481 790 470<br />
Biglietti on line su www.greenticket.it</p>
<p><strong>Come raggiungerci</strong><br />
In aereo: l’aeroporto del Friuli Venezia Giulia (Ronchi dei Legionari) dista circa 5 km dal centro di Monfalcone. In autostrada A4: provenendo da Venezia, uscita di Monfalcone Ovest; da Trieste, uscita di Monfalcone Est. In treno: all’uscita della stazione di Monfalcone si può raggiungere il centro proseguendo a piedi per circa dieci minuti lungo Via Randaccio e Via Toti.</p>
<p><strong>Informazioni<br />
Ufficio comunicazione</strong><br />
tel. 0481 494 369<br />
fax 494 352<br />
absolutepoetry@comune.monfalcone.go.it<br />
www.absolutepoetry.org<br />
________________________________________<br />
<em>Progetto grafico</em><br />
<strong>Robert Rebotti </strong>(jacklamotta)</p>
<p>http://www.garadinervi.com</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/01/absolute-poetry-2008-cantieri-internazionali-di-poesia/">Absolute Poetry 2008. Cantieri internazionali di poesia</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;elettrica solitudine di Voce</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/09/11/lelettrica-solitudine-di-voce/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2006/09/11/lelettrica-solitudine-di-voce/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2006 14:26:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[aldo nove]]></category>
		<category><![CDATA[cristo elettrico]]></category>
		<category><![CDATA[Lello Voce]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Aldo Nove</strong></p>
<p>Il <em>Cristo elettrico</em> di <strong>Lello Voce</strong> è il libro che sigilla il ricordo di una generazione fiorita negli anni Ottanta e in quegli anni dispersa, magistralmente raccontata da uno dei più grandi poeti italiani. E’ un romanzo aspro, refrattario a ogni possibile forma di occhieggiamento a un pubblico che non si dà a priori, dando così espressione (a partire dall’introduzione, scritta su calco manzoniano, rivolta ai 25 lettori a cui ironicamente parlava il grande Lombardo) a un pessimismo che sfiora l’autoreferenzialità per mera conseguenza storica: quella di un isolamento assoluto dell’individuo di fronte all’avvenuto crollo di ogni illusione di collettività fattiva.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/09/11/lelettrica-solitudine-di-voce/">L&#8217;elettrica solitudine di Voce</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Aldo Nove</strong></p>
<p>Il <em>Cristo elettrico</em> di <strong>Lello Voce</strong> è il libro che sigilla il ricordo di una generazione fiorita negli anni Ottanta e in quegli anni dispersa, magistralmente raccontata da uno dei più grandi poeti italiani. E’ un romanzo aspro, refrattario a ogni possibile forma di occhieggiamento a un pubblico che non si dà a priori, dando così espressione (a partire dall’introduzione, scritta su calco manzoniano, rivolta ai 25 lettori a cui ironicamente parlava il grande Lombardo) a un pessimismo che sfiora l’autoreferenzialità per mera conseguenza storica: quella di un isolamento assoluto dell’individuo di fronte all’avvenuto crollo di ogni illusione di collettività fattiva.<br />
<span id="more-2424"></span><br />
L’Enrico, il protagonista, si trova in carcere per avere ucciso una donna. Ma quell’omicidio cela altro. Svela un amore impossibile. Impossibile non certo nella peculiarità della vicenda ma come emblema di uno status sociale (quello del tossico dopo le ideologie) che è come negato, cancellato dal nuovo ordine. Un fantasma che non a caso ha come interlocutore principale uno scarafaggio (in una sorta di straziante ma anche sarcastico rovesciamento kafkiano: lo scarafaggio è l’altro, e l’altro umano) e inconsapevolmente, quanto rabbiosamente, riflette l’ordine di valori a cui vorrebbe sottrarsi: un immenso narcisismo, anche se “negativo”. Quasi una televisionizzazione <em>ante litteram</em> della scimmia di <strong>William Burroughs</strong>, nei meandri di un sub-mondo che svanisce progressivamente prendendo allo stesso tempo forma, pagina dopo pagina, nel <em>Cristo elettrico </em>(No Reply, pag.224, euro 14,00). </p>
<p>Se <strong>Marco Philopat</strong>, con <em>Costretti a sanguinare </em>(recentemente riproposto da Einaudi) ci ha fatto rivivere il passaggio dal decennio dei Settanta agli Ottanta con gli ultimi rigurgiti di un orgoglio generazionale antagonista, con Voce “regrediamo” a qualche anno più tardi, dove non è rimasto più nulla. Se non i diversi ego. Quelli insufflati di ormoni delle palestre, come quelli, residuali e narrati in questo romanzo, di chi ha scelto (o si è fatto scegliere da) l’eroina, la “bianca-buona”, feticcio di una fuga lisergica verso paradisi esauriti da anni.<br />
L’Enrico (con l’articolo, come usa Voce) è un antieroe, e pure antipatico. Come nei neoproletari di <strong>Ken Loach </strong>non è mai il carattere dell’individuo a ispirare l’identificazione (anzi, spesso si crea il processo opposto), ma la condizione esistenziale. Quella di un’infinita solitudine. Ma senza nessun autocompiacimento nichilista: piuttosto, una sorta di tronfio donchisciottismo di questo “tossico letterato” (splendida e attuale metafora dell’intellettuale oggi, bizzarra merce umana in esubero, incollocabile e oscena) che scrive alla madre lettere dalle sue prigioni prive in tutto di qualunque possibilità di dialogo effettivo. L’Enrico è solo e fino in fondo vuole esserlo. La madre, l’interlocutore, è un po’ come il lettore, non può comprendere, troppo colma la distanza tra il tempo attuale e le caratteristiche del tempo della narrazione e il mittente (affettivo, editoriale). </p>
<p>La scrittura &#8211; caustica, abrasiva, ricca di contaminazioni mai gratuite ma perfettamente controllate a esprimere la vivacità di un linguaggio che mischia mitologie a idioletti &#8211; preannuncia, nei tipi sociali ma anche nei primi effetti di un’immigrazione che nel mondo carcerario ha sempre avuto un triste quanto efficace laboratorio, il miscuglio di idiomi dei luoghi dell’attuale marginalità sociale, agli antipodi dell’agente normalizzatore televisivo (quello sapientemente, tristemente descritto, ultimamente, dal <strong>Siti </strong>di <em>Troppi paradisi</em>). E’ anche un libro di azione, <em>Il Cristo elettrico</em>, e sa far ridere fino alle lacrime che diventano lacrime di sconforto. Il tossico ex rivoluzionario asservito al mercato della “merda” (l’eroina, rovesciata per fenomeno retorico ma ancor prima psicoanalitico dal sublime all’infimo assoluto) agisce come un burattino violento per necessità e per necessità vende corpo, valori e affetti. Fino a quando, in un allucinatorio momento di vittoria (di pace, di normalità), proprio quando tutto sembra andare bene, arriva la catastrofe finale. E il motore del romanzo è ormai avviato, inarrestabile.</p>
<p>(pubblicato su <em>Liberazione</em>, 9/9/06)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/09/11/lelettrica-solitudine-di-voce/">L&#8217;elettrica solitudine di Voce</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;apologo della gobba, dell&#8217;autore e del telefonino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/06/lapologo-della-gobba-dellautore-e-del-telefonino/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/06/lapologo-della-gobba-dellautore-e-del-telefonino/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2005 02:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lello Voce]]></category>
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		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>un microracconto di <a href="http://www.lellovoce.it">Lello Voce</a></p>
<p>Un giorno l’autore incontrò la gobba di un senatore e le chiese:« Lei è quella che fa la pubblicità dei telefonini in Tv?»<br />
«Sì &#8211; rispose la gobba – e lei, giovanotto, chi è?»<br />
«Io sono l’autore di questo apologo, ma lei lo sa che il telefonino logora chi ce l’ha?»<br />
La gobba non rispose e passò a riscuotere in cassa.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/12/06/lapologo-della-gobba-dellautore-e-del-telefonino/">L&#8217;apologo della gobba, dell&#8217;autore e del telefonino</a></p>
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<p>un microracconto di <a href="http://www.lellovoce.it">Lello Voce</a></p>
<p>Un giorno l’autore incontrò la gobba di un senatore e le chiese:« Lei è quella che fa la pubblicità dei telefonini in Tv?»<br />
«Sì &#8211; rispose la gobba – e lei, giovanotto, chi è?»<br />
«Io sono l’autore di questo apologo, ma lei lo sa che il telefonino logora chi ce l’ha?»<br />
La gobba non rispose e passò a riscuotere in cassa.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/12/06/lapologo-della-gobba-dellautore-e-del-telefonino/">L&#8217;apologo della gobba, dell&#8217;autore e del telefonino</a></p>
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		<title>Ma il cielo è sempre più blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/23/ma-il-cielo-e-sempre-piu-blu/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2005 16:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[aldo nove]]></category>
		<category><![CDATA[Lello Voce]]></category>
		<category><![CDATA[ma il cielo è sempre più blu]]></category>
		<category><![CDATA[mercato editoriale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>[Alcuni giorni fa, Lello Voce segnalava via e-mail la pubblicazione sul suo <a href="www.lellovoce.it">sito</a> di un'antologia di poesia italiana contemporanea curata da lui e Aldo Nove. Il suo comunicato veniva ripreso da varî blog (ad esempio quello di <a href="http://www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/blog">Loredana Lipperini</a>).<br />
Non so nulla di quelli, fra gli altri membri di NI, che suppongo abbiano ricevuto il messaggio di Voce.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/23/ma-il-cielo-e-sempre-piu-blu/">Ma il cielo è sempre più blu</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Alcuni giorni fa, <b>Lello Voce</b> segnalava via e-mail la pubblicazione sul suo <a href="www.lellovoce.it">sito</a> di un'antologia di poesia italiana contemporanea curata da lui e <b>Aldo Nove</b>. Il suo comunicato veniva ripreso da varî blog (ad esempio quello di <a href="http://www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/blog">Loredana Lipperini</a>).<br />
Non so nulla di quelli, fra gli altri membri di NI, che suppongo abbiano ricevuto il messaggio di Voce. Quanto a me, ho esitato a pubblicarlo per due motivi : il primo era un istintivo (nonché un po'  infantile, lo riconosco) imbarazzo, dato che sono fra gli antologizzati. Il secondo è lo choc che mi ha procurato apprendere un fatto che ignoravo, cioè che, in vista dell'eventuale pubblicazione, era stata commissionata un'indagine di mercato per testare la vendibilità del prodotto. Questa notizia mi ha spinto a iniziare la scrittura di una riflessione sulle forme e le possibilità "alternative" per l'editoria di poesia contemporanea, che spero di ultimare in tempi brevi. Nel frattempo, ecco il testo di Voce. a.r.]<br />
<span id="more-975"></span><br />
Questa e&#8217; la storia di un&#8217;antologia rifiutata. Un&#8217;antologia poetica, curata da Lello Voce e Aldo Nove, che raccoglie testi di 45 autori. Fra gli altri, Gabriele Frasca, Mariano Baino, Tiziano Scarpa, Raul Montanari, Isabella Santacroce, Giulio Mozzi, Gian Mario Villalta, Aldo Nove, Lello Voce, Biagio Cepollaro, Elisa Biagini, Florinda Fusco, Tommaso Ottonieri, Giuliano Mesa, Rosaria Lo Russo, Fabrizio Lombardo, Christian Raimo, Sara Ventroni, Frankie Hi NRG, Elio e Le Storie Tese, Stefano Raspini, Tommaso Labranca, Marco Berisso, Paolo Gentiluomo, SparaJurij Lab, Giuseppe Caliceti, ecc.<br />
E&#8217; costruita in questo modo: &#8220;Pur essendo, a conti fatti, la prima antologia di poesia del nuovo millennio, in realtà si tratta di un testo costruito in modo molto particolare e che poco ha a che fare con il modello tradizionale di un&#8217;antologia di poesia. Diviso in dieci capitoli tematici (Le rovine, I ruoli, Il lavoro, La discoteca, Il sesso, La memoria, La violenza, L&#8217;amore, Le merci, La lingua ) preceduti da un&#8217;introduzione di Nove e Voce, il volume riunisce i testi dei poeti collegandoli tra loro grazie a una serie di inserti in prosa dei curatori, facendo in maniera tale che le singole poesie si integrino in un discorso collettivo (in una &#8216;storia&#8217;) senza perdere nulla dei propri caratteri individuali&#8221;.<br />
E&#8217; stata, si diceva, rifiutata piu&#8217; volte. Spiega Lello Voce: &#8220;Il mensile Kult mi chiese nel 2001 di curare un&#8217;antologia poetica che avrebbe dovuto uscire come supplemento del mensile. Io invitai Aldo ad unirsi all&#8217;impresa e concepimmo l&#8217;idea di fare un&#8217;antologia che fosse anche una fotografia del presente italiano, al di là di stili e poetiche&#8230;Terminato il lavoro (che è stata un&#8217;esperienza indimenticabile per intensità) iniziano le disdette. Kult perde improvvisamente lo sponsor che garantiva l&#8217;uscita del supplemento. L&#8217;operazione si blocca, ma la Direzione, generosamente, stampa comunque 500 copie del libro per permetterci di distribuirlo durante il festival &#8220;romapoesia&#8221;. Metà delle copie è però fallata da errori marchiani di impaginazione ed è da buttare.  Cerchiamo allora di proporla ad altri. Tutti sono interessatissimi (contattiamo Mondadori, Sironi, Einaudi Stile Libero) ma alla fine, chi per una ragione, chi per un&#8217;altra, tutti si tirano indietro.<br />
Tento allora la carta dei quotidiani: creo una joint-venture tra Unità e Sossella editore. Il coraggiosissimo Sossella tratta per mesi, vengono fatti sondaggi (tutti ultra-positivi) per verificare la vendibilità del prodotto, viene anche realizzata una prova grafica del libro, davvero bellissima &#8230; Tutto inutile. Anche quella strada, inspiegabilmente si chiude e Sossella deve ritirarsi dall&#8217;impresa. L&#8217;antologia viene allora presa da Testo Immagine, ottimo editore torinese. Purtroppo, da un momento all&#8217;altro, la proprietà cambia, e con lei anche la politica editoriale. L&#8217;antologia viene nuovamente rifiutata. Siamo a fine 2004. La storia finisce qui&#8221;.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/23/ma-il-cielo-e-sempre-piu-blu/">Ma il cielo è sempre più blu</a></p>
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		<item>
		<title>Fast blood, il disco di Lello Voce</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2004 10:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tiziano scarpa</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[aldo nove]]></category>
		<category><![CDATA[Lello Voce]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Aldo Nove</strong></p>
<p>Il destino nel nome (nel cognome, più esattamente). <strong>Lello Voce</strong> è poeta e performer (nonché straordinario romanziere), memore di altri tempi, nobili e tutt’altro che “moderni”: la lettura privata della poesia è del resto un fenomeno che ha meno di due secoli, è retaggio di quella concezione solipsistica, marginale, di derivazione tardo romantica e assurta poi a marchio di “genuinità”, di introspezione e insomma di nicchia e quindi di emarginazione.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/10/30/fast-blood-il-disco-di-lello-voce/"><i>Fast blood</i>, il disco di Lello Voce</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Aldo Nove</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/fastblood.jpg" alt="fastblood.jpg" align="left" border="0" height="150" hspace="4" vspace="2" width="150" />Il destino nel nome (nel cognome, più esattamente). <strong>Lello Voce</strong> è poeta e performer (nonché straordinario romanziere), memore di altri tempi, nobili e tutt’altro che “moderni”: la lettura privata della poesia è del resto un fenomeno che ha meno di due secoli, è retaggio di quella concezione solipsistica, marginale, di derivazione tardo romantica e assurta poi a marchio di “genuinità”, di introspezione e insomma di nicchia e quindi di emarginazione.<br />
<span id="more-654"></span><br />
E c’è la tradizione anglosassone, quella della poesia letta in pubblico, declamata. C’è il rap, forse la più genuina espressione popolare contemporanea e globale di una parola che gioca (gioca, come giocava <strong>Palazzeschi</strong>, e giocavano <strong>Toti Scialoia</strong> ma anche <strong>Ungaretti</strong> e, molto prima ancora, <strong>Metastasio Teofilo Folengo Jacopone da Todi Anacreonte</strong>, tanto per dire, a ritroso sul serio) con il ritmo e le rime, lasciando che la densità si coniughi a una possibilità di “consumo” che è poi fruizione. Che è poi vita, e realtà.</p>
<p><strong>Lello Voce</strong> è stato uno dei primi, in Italia, a promuovere e a incarnare, con il suo lavoro, “l’<strong>avantpop</strong>”. Un’avanguardia popolare, di matrice statunitense, almeno nella sua genesi letteraria, che non accetta la dicotomia (snob quando non mossa da invidia) tra ricerca e godibilità. Lello Voce è stato il primo, in Italia, a divulgare i <strong>Poetry Slam</strong>, unico evento di poesia in cui i versi si mettono in gara, e con loro i poeti, in uno show dove pubblico e poesia sono un corpo solo, quel corpo gaudente di <strong>Duchamps</strong> in cui passano il linguaggio e i suoi equivoci. Nulla di più lontano dalla romita, ascetica, asettica idea di poesia che ancora oggi strenuamente permane.</p>
<p><strong>Lello Voce</strong>, infine, è un guastafeste. Se feste si possono definire quelle veglie funebri definite “letture di poesia” dove la profondità spirituale si confonde con la noia paludata delle occasioni mancate, e reiterate, e alle quali Lello Voce non parteciperà mai. Ed è un guastafeste pure perché la sua produzione poetica esce dagli schemi, si fa inafferrabile, rifiuta le regole, le sovverte e le ricrea. <strong>Fast Blood</strong> è un cd che contiene quattro lunghi rap. I testi sono gli stessi editi lo scorso anno (con il titolo “<strong>L’esercizio della lingua</strong>”) in occasione del Premio Delfini, che Lello Voce vinse.</p>
<p>Sono quattro “<strong>lai</strong>”. Arcaismo che sta per “lamentazione”. Lamentazioni rutilanti, “ragionari” che non lasciano spazio alla riflessione (intesa come meccanico prodotto della “poesia alta”, quella da degustare, pasolinianamente, carduccianamente, all’ombra di un albero, fronzuto o meno, feticcio di una natura che oggi, in poesia, è già da subito bozzetto di patetiche fughe dall’urbe globale) ma diventano azione. Poesie, lamentazioni che stridono, frenetiche. Che vanno diritte al cuore. Il cuore della contemporaneità. Ritmo dove la parola brucia e si consuma.</p>
<p>Scriveva anni fa <strong>Nanni Balestrini</strong>, uno dei primi a riconoscere lo straordianario talento di Lello Voce: “Dietro la pagina / un vuoto incolmabile / non mima niente / nel paesaggio verbale / l’arte dell’impazienza / sovrappone un’altra immagine / mentre passiamo bruciando”. Dunque una fretta. Ma “quel vuoto incolmabile”, quel “non mimare nulla”, per Balestrini come per Voce, altro non sono che l’invocazione di un sempre più refrattario presente. Un presente che Voce analizza con spietata lucidità. E ce lo vomita addosso – grazie alla collaborazione di musicisti del calibro di <strong>Paolo Fresu</strong>, <strong>Frank Nemola</strong>, <strong>Luigi Cinque</strong>, <strong>Luca Sanzò</strong> e di <strong>Michael Gross</strong>, ex tromba di <strong>Frank Zappa</strong> – sorretto da un tappeto sonoro in cui musica e parole diventano strumenti bellici (dell’unica guerra che non sia follia, quella culturale), si confondo all’attacco simultaneo della poesia come esilio dalla realtà e della realtà stessa.</p>
<p>Ecco come inizia il primo poemetto (il primo “rap”): “Così non va, non va, ti dico che così non va: come una supernova esplosa come un astro strizzato di fresco come la tua bocca stanca e tesa accelerata particella ora non so più nemmeno se sia una stella o invece pajette incollata allo sguardo scheggia di diamante che ti fora le pupille o desiderio di luce che sfarfalla all’orizzonte dell’ultimo oltremondo viaggio condanna che ci danna panna acida che ingozza la parola che ora già ci strozza perché così non va, non va”.</p>
<p>E poi: “(…) qui si muore di fame e d’obesità si muore di richezza e povertà, si muore di solitudine e rumore si muore in nome di Dio per liberarsi di Dio si muore per il solo gusto di farlo e sentirsi anche solo per un attimo Dio”… “Così non va”: era, questa frase, l’ossessione dell’ultimo <strong>Beckett</strong>, il cantore delle macerie e della loro persistenza. Su quelle macerie <strong>Lello Voce</strong> ha costituito la sua militanza, la sua poesia civile nonostante tutto (nonostante la profonda inciviltà dei tempi). Con un lessico e una sintassi di esorbitante efficacia, giocata su allitterazioni e brachilogie, scatti in avanti e deragliamenti ritmici, insolite fusioni (il <strong>Campana</strong> più musicale di <strong>Genova</strong>, ad esempio, ma anche il talento ritmico degli <strong>Articolo 31</strong>, forse <strong>tecnicamente</strong>, ma solo tecnicamente, il miglior gruppo rap italiano). E’ la velocità del sangue che scorre (al <strong>G8</strong> di <strong>Genova</strong>, di cui Voce è stato il più attento e fedele cronista poetico, e in ogni parte del mondo in cui continua a scorrere) a dettare il tempo di queste letture performate, o meglio di queste poesie che al contempo sono azioni, invettive e spronano all’azione.</p>
<p>Lello Voce ha il dono davvero eccezionale di scandalizzarsi quando tutti sembrano avere accettato la quiescenza, quando il <strong>Titanic</strong> affonda e i suonatori (e i versificatori) continuano indefessi le loro attività di “distrazione” estetica (fu proprio <strong>Hans Magnus Enzensberger</strong> a paragonare il nostro tempo alla vicenda del Titanic, al suo sfarsi in “vertiginosi souvenirs” di un’era allo sfacelo).</p>
<p>L’ascolto del disco (il primo di una collana dedicata a progetti simili) è accattivante e lascia un retrogusto di profonda inquietudine. Come se <strong>Voce</strong> “non ci avesse detto tutto” ma perché “dire tutto non si può” e Voce e forse oggi l’unico poeta italiano che a quel tutto si avvicina, lontano da qualunque “scarto minimo”, da qualunque leziosità che ci salvi lì, nella poesia, con la poesia.</p>
<p>Ma lasciamo parlare ancora Voce: “(…) c’è un’aria che spira un’atmosfera da strage un clima che intima gente che plaude prona s’inchina c’è chi dovrebbe opporsi pone domande e non ha risposte c’è che nessuno ha più speranze riposte ma solo azioni e buoni bontà in borsino e sentimenti in finanzieria c’è che è tutta una mal’aria tutta umida di violenza e senza ripari a cui correre né santi a cui ricorrere”… Quello che conta è non abiurare la lotta, la resistenza (“Piano piano anche tu ti sfilerai dalla stretta china della rivolta / per diventare un vecchietto che sgrana massine ottuse / la stolta vena dell’ottuso buonsenso”, scriveva anni fa <strong>Angelo Maria Ripellino</strong>, cito a memoria). I nemici ci sono ancora, come Lello Voce ci ricorda nella splendida chiusa dell’ultimo poema-rap, <strong>Lai del ragionare caotico (Black lai)</strong>: “uguali a oggi com’erano ieri uguali oggi a come saranno domani quando in fila a capo chino attenderanno lo schianto possente che li spazzerà lo schiaffo rude che ridendo lieto li annienterà”…</p>
<p><strong>Lello Voce</strong><br />
<em><strong>Fast Blood</strong></em><br />
CDAudio – 40’<br />
Musiche di Frank Nemola<br />
Con: Luigi Cinque, Paolo Fresu, Michael Gross, Luca Sanzò<br />
MRF5 – Absolute Poetry<br />
?. 8,30<br />
Distribuzione SELF – nei negozi di dischi e on line su www.self.it</p>
<p>____________________________________________________</p>
<p><strong>Absolute Poetry </strong>– una nuova collana di dischi di poesia e musica</p>
<p><strong>Absolute poetry</strong> è la nuova collana di poesia e musica, di parola sonora e musica attuale, prodotta e diretta  da <strong>Luigi Cinque </strong>e <strong>Lello Voce</strong>.<br />
L&#8217;etichetta di riferimento è la <strong>MRF 5</strong>, label indipendente da tempo presente nelle catene della distribuzione europea di musica nuova e poesia orale.<br />
Mancava in Italia un riferimento, un orecchio puntato, a quell&#8217;importantissimo fenomeno che è la nuova produzione di &#8216; spoken word&#8217; di parole dette in musica, un sentiero che  va ben oltre l’ hip hop, che parte dalla poesia &#8211; ed è dalla parte della poesia &#8211; e vede i poeti e in genere la nuova scrittura poetica impadronirsi della scena ufficiale della musica rock, tecno jazz e di frontiera, una nuova oralità che influenza già la nuova scrittura e che è poi la cronaca più autentica e pura del nostro tempo, un ritorno alla funzione primaria del poeta come cantore e della presenza della voce e del racconto in musica. Dopotutto la narrazione è sempre stata un evento di ritmo parola e musica.<br />
La collana, che vedrà collaborazioni di artisti importanti del rock, del jazz e della poesia internazionale, si propone come punto di riferimento del genere in Italia e sarà collegata al Festival  <strong>Romapoesia </strong>che è ormai uno dei maggiori eventi internazionali di poesia in Europa.<br />
La distribuzione sarà garantita da <strong>SELF </strong>- uno dei nomi prestigiosi del mondo della musica – che ne garantirà la presenza nei negozi di dischi, nei punti <strong>Ricordi/Feltrinelli </strong>e nelle <strong>Fnac</strong>.</p>
<p>Pubblicato su <strong>l&#8217;Unità</strong>, 25 ottobre 2004.<br />
___________________________________________</p>
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		<title>Una lettera sul Poetry Slam</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/23/una-lettera-sul-poetry-slam/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2004 10:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Lello Voce]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>(Lello Voce mi ha inviato questa lettera aperta, che pubblico volentieri, con una personale noticina a pié di pagina. A. I.)</em></p>
<p>di <strong> Lello Voce </strong></p>
<p>Io sono contrario al copyright. Lo aborro. Ciò non toglie che pensi che chiunque copi le idee altrui, o si impossessi degli scritti degli altri, delle loro iniziative, in modo fraudolento, distorcendole e infangandole, sia un pessimo soggetto.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/08/23/una-lettera-sul-poetry-slam/">Una lettera sul Poetry Slam</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Lello Voce mi ha inviato questa lettera aperta, che pubblico volentieri, con una personale noticina a pié di pagina. A. I.)</em></p>
<p>di <strong> Lello Voce </strong></p>
<p>Io sono contrario al copyright. Lo aborro. Ciò non toglie che pensi che chiunque copi le idee altrui, o si impossessi degli scritti degli altri, delle loro iniziative, in modo fraudolento, distorcendole e infangandole, sia un pessimo soggetto. E’ falso ed ipocrita, per dirla con evangelica litote.<br />
Per questo, dopo molti mesi di pazienza, ho deciso che era arrivato il momento di dire basta.<br />
Signori di Interrete giù le zampe dal Poetry Slam! E giù le zampe da ciò che scrivo!<br />
Ma vi faccio un sunto dell’intera faccenda, prima di proseguire…<br />
<span id="more-551"></span><br />
Qualche tempo fa, a maggio, nei giorni dell’ultima Fiera del Libro di Torino, mi giunge una telefonata allarmata dagli amici di Sparajurij: «Lello, guarda che c’è un tizio, qua al Lingotto, che delira e dice di essere stato lui a introdurre il Poetry Slam in Italia!» Sono cascato dalle nuvole. A chi poteva venire in mente di dire castronerie del genere in pubblico, e per giunta alla Fiera del Libro di Torino?<br />
La storia della nascita dello Slam in Italia è ampiamente notiziata, ne hanno parlato quotidiani, settimanali, riviste, siti Internet, trasmissioni radio e televisive. Su una cosa non c’è dubbio alcuno: che ad aver organizzato il primo Poetry Slam italiano è stato il sottoscritto, con Nanni Balestrini e Luigi Cinque, nel marzo del 2001, vincitrice Sara Ventroni, ospite Edoardo Sanguineti, e che al sottoscritto si deve la sua diffusione in Italia. Potrei fare un elenco lunghissimo di pezzi giornalistici, trasmissioni, interviste, che confermano quello che dico. Lo sanno anche le pietre in Italia e – posso dirlo senza ibris – anche qualcuno fuori d’Italia (potrei citare Marc Kelly Smith ad esempio, o Rayl Patzack, o gli amici del Poetry Festival di Rotterdam). Su questo stesso sito c’è materiale in <a href="http://www.lellovoce.it/rubrique.php3?id_rubrique=15">abbondanza</a>. Dunque inutile tediarvi ancora. Chi vorrà controllare, ne avrà agio.<br />
Ma allora perché un tale signor Rossano Trentin, che era lì con il signor Andrea Giannasi e che con l’ulteriore signor Massimiliano Zantedeschi mi risulta che diriga l’inclita associazione culturale <a href="http://www.interrete.it/index.htm">Interrete</a>, da me mai conosciuto, invitato nientemeno che alla Fiera del Libro di Torino per organizzare uno <a href="http://www.fieralibro.it/fiera/box.jsp?id=progScheda&amp;quarter=3&amp;colore=programma&amp;idEvento=2298&amp;pub=Grande%20Pubblico">Slam</a>, invece di slammare, stava lì a dire bugie in pubblico e a farsi bello con le iniziative altrui?<br />
Era mai possibile che chi dirigeva una manifestazione prestigiosa fosse stato tanto malaccorto da mettersi nelle mani di un tizio del genere? Ma era proprio così. Una vera vergogna, ma le cose stavano proprio in questo modo!</p>
<p>Gli amici di Sparajurj, ovviamente, alla fine della dotta prolusione del Trentin, si sono alzati e hanno detto a tutti come stavano le cose. Lui pare che abbia biascicato qualche scusa, né mi risulta che poi chi dirige tanto prestigiosa manifestazione libraria si sia curato di cacciarlo via a calcioni nel sedere per le figure grame che procurava. Morta lì. E morta lì pure per me, anche se molti amici mi dicevano: fa’ qualcosa, questi qui procurano danni a tutti! Intervieni!<br />
Ho lasciato perdere: in fondo erano fatti loro, loro problemi, se per sopravvivere nella giungla letteraria avevano bisogno di fare cose del genere. Da allora mi sono arrivate varie notizie (e proteste) su Slam male organizzati, con regole inventate lì per lì, e, di dritto o di storto, Interrete c’entrava sempre, ma continuavo a dirmi: lascia perdere, lo Slam non è proprietà di nessuno, ognuno si organizza gli Slam che si merita, ecc.<br />
La pazienza l’ho persa qualche giorno fa, andando per caso visitare il loro sito. Non solo Gatto Trentin e Volpe Zantedeschi andavano in giro a dire frescacce, ma avevano pure deciso di cambiare il regolamento dello Slam – facendosene uno a uso, consumo e interesse proprio; non solo copiavano frasi intere dei miei scritti, senza il pudore di citare almeno una volta la fonte ( un esempio tra tanti, dal loro<a href="http://www.interrete.it/manifestoslam.htm"> Manifesto dello slam</a>: «Lo Slam Poetry è un modo nuovo di proporre la poesia al grande pubblico, una modalità inedita e rivoluzionaria di ristrutturazione del rapporto poeta &#8211; lettore. Lo Slam è sport e arte della performance, è poesia sonora, vocale. Lungi dall’essere un salto oltre la critica, il Poetry Slam è un invito pressante al pubblico a farsi esso stesso critica viva e dinamica.» Belle frasi, peccato che siano copiate in modo pressoché integrale da miei scritti ampiamente pubblicati, ad esempio <a href="http://www.lellovoce.it/rubrique.php3?id_rubrique=15">qui</a>), ma a piè pagina ci avevano pure messo il simboletto del Copy. Per carità: proprietà letteraria riservata e privatissima!<br />
Si mette il copy su idee, su frasi intere, copiate dagli altri… Robe da pazzi!<br />
Ho sempre passato i compiti a scuola, ma ho sempre odiato chi provava a copiare alle mie spalle. Normalmente erano quelli, che non solo erano asini, ma anche viscidamente serpentini.</p>
<p>Infatti, il Regolamento di gara, i Signori di Interrete – tra un plagio e un altro dei miei scritti &#8211; se lo erano cambiato proprio bene: 4 giurati popolari e un Presidente (proprio così: un PPPPPRRRRResidente, ovviamente deciso da loro) in modo da tenere tutto sotto controllo… Bella roba davvero. Direi una vera truffa!<br />
chi non ci crede può andare a controllare <a href="http://www.interrete.it/regolamentoslam.htm">qui</a>, avendo la pazienza di andare all’art.6 di detto (anzi cosiddetto) Regolamento.<br />
Ovviamente ognuno può organizzarsi le gare di poesia che gli pare e come gli pare, ma un Poetry Slam è un Poetry Slam e questa roba di Interrete con gli Slam non ha niente a che fare.<br />
Tanto per chiarezza: lo Slam non tollera presidenze!<br />
.<br />
E taccio sulle altre incongruenze presenti nell’interessantissimo scritto, ma che chiunque potrà notare confrontandolo con l’originale e comunemente accettato regolamento ufficiale della Potery Slam Association e che è visibile <a href="http://www.lellovoce.it/article.php3?id_article=174">qui</a>.<br />
Tuteliamo l’interesse dei consumatori (il pubblico) e dei lavoratori/produttori (i poeti) che fanno la meravigliosa realtà dello Slam italiano. Che mi prescinde e ormai (fortunatamente) mi sommerge. Ma che non ha niente a che fare con quanto organizzato da certi personaggi i quali, pur millantando meriti pionieristici, non hanno ancora capito che la dicitura giusta dell’evento è Poetry Slam e non Slam Poetry, essendo Poetry attributo del sostantivo Slam ed essendo la lingua in questione il buon vecchio inglese…<br />
Personaggi che, con la presente, diffido dal continuare a copiare pezzi interi dei miei scritti senza citarne la fonte, poiché essi, pur non essendo tutelati da copyright, lo sono da Creative Common License (vulgaris: copyleft) che impedisce il riutilizzo di alcunché, se a fini di lucro e senza citarne la fonte. Altrimenti credo che ne parlerò al mio amico avvocato, che è nervoso e comunista. Ho bisogno di qualche soldo, il mio bambino cresce…<br />
Invio copia della presente – of course – a Interrete, all’Ufficio stampa della Fiera del Libro di Torino e a qualche quotidiano, su e giù per l’Italia. Ovviamente non mi mancherà occasione per ripeterlo dal palco nel corso dei miei Slam…<br />
Sarò grato a tutti gli amici blogger che vorranno &#8211; per amore della verità e per lo sfizio di fare uno sgarbo a chi mariuoleggia – riprodurlo nella loro <em>column</em>.<br />
Se non ci diamo una mano tra noi, che non siamo favorevoli alla proprietà privata delle idee, finirà che certi paladini del copy ci ruberanno pure il sito su cui scriviamo!<br />
<em>No more, please, I’m staying tuned: </em> buona fine di agosto a tutti!<br />
Lello Voce</p>
<p>PS: ringrazio Princess Proserpina, Quattropassi, Sparajurj lab., Macchianera che hanno già accettato di rilanciare questo mio scritto sui loro siti.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/08/23/una-lettera-sul-poetry-slam/">Una lettera sul Poetry Slam</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Un sito per la poesia (e non solo)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/03/07/un-sito-per-la-poesia-e-non-solo/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2004 11:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tiziano scarpa</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Lello Voce]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>Lello Voce</strong> ha aperto un bellissimo sito molto ricco (<a href="http://www.lellovoce.it">www.lellovoce.it</a>). Riporto qui sotto il comunicato che mi ha mandato, e gli faccio tanti auguri.<br />
Ne approfitto anche per segnalare un nuovo intervento (eccolo <a href="http://www.lellovoce.it/article.php3?id_article=217">qui</a>) dello stesso Lello Voce sulla polemica innescata da <strong>Romano Luperini</strong> su <strong>l’Unità</strong>, che denuncia una generale decadenza della cultura in Italia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/03/07/un-sito-per-la-poesia-e-non-solo/">Un sito per la poesia (e non solo)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/rubon35.jpg" alt="rubon35.jpg" align="left" border="0" height="100" hspace="4" vspace="2" width="100" /><strong>Lello Voce</strong> ha aperto un bellissimo sito molto ricco (<a href="http://www.lellovoce.it">www.lellovoce.it</a>). Riporto qui sotto il comunicato che mi ha mandato, e gli faccio tanti auguri.<br />
Ne approfitto anche per segnalare un nuovo intervento (eccolo <a href="http://www.lellovoce.it/article.php3?id_article=217">qui</a>) dello stesso Lello Voce sulla polemica innescata da <strong>Romano Luperini</strong> su <strong>l’Unità</strong>, che denuncia una generale decadenza della cultura in Italia.<br />
<span id="more-323"></span><br />
______________________________________________________________</p>
<p>E’ completamente attivo da oggi su web il sito www.lellovoce.it dedicato alla <strong>poesia</strong>, alla <strong>letteratura</strong> e ai <strong>Movimenti</strong>.</p>
<p>Al suo interno testi di poesia, romanzi, articoli, video e file audio MP3, tutti in copyleft, che offrono una vasta campionatura dell’attività artistica e politica di <strong>Lello Voce</strong>, da &#8220;<em>Farfalle da Combattimento</em>&#8221; ad &#8220;<em>Eroina</em>&#8221; ed a &#8220;<em>Solo Limoni</em>&#8220;.</p>
<p>Già sono disponibili file delle performance con <strong>Paolo Fresu</strong>, <strong>Giacomo Verde</strong>, <strong>Michael Gross</strong>, <strong>Frank Nemola</strong>, video di interviste e letture, oltre al video del <strong>Primo Poetry Slam</strong> italiano.<br />
Il sito, inoltre, vi aggiornerà regolarmente sull’operazione di ‘branding’ letterario &#8220;<em>Fast Blood</em>&#8221; e sono già on line file di testo e file audioMP3 tratti dal libro disco di poesia che sarà in libreria ad aprile per Sossella editore, insieme con i primi brani del romanzo che porta il medesimo titolo.<br />
Il sito sarà aggiornato regolarmente con l’inserimento di materiali<br />
sempre nuovi.</p>
<p>Ma www.lellovoce.it vuole essere anche altro dalla semplice presentazione del lavoro di un singolo e così al suo interno vi sono sezioni specifiche dedicate ad eventi ed argomenti diversi:<br />
una sezione è dedicata al Poetry Slam in Italia e nel mondo:  http://www.lellovoce.it/rubrique.php3?id_rubrique=15,<br />
un’altra, che che sarà sempre più ampliata nel tempo, è consacrata all’archiviazione della rivista di letteratura &#8220;Baldus&#8221;: http://www.lellovoce.it/rubrique.php3?id_rubrique=24,<br />
mentre una Bacheca on line è offerta come spazio comune per la comunicazione di eventi e appuntamenti di interesse generale:  http://www.lellovoce.it/article.php3?id_article=214.</p>
<p>In occasione della sua apertura www.lellovoce.it pubblica inoltre una lunga lettera inedita di <strong>Franco Fortini</strong> a Lello Voce, datata novembre 1991.  http://www.lellovoce.it/article.php3?id_article=190</p>
<p>Presto &#8211; accanto al sito &#8211; sarà attivo anche un vero e proprio <strong>blog di poesia</strong> &#8220;<em>AbsolutePoetry</em>&#8220;, completamente dedicato alla discussione dei problemi della scrittura ( e dell’<em>oratura</em>) in versi.</p>
<p>www.lellovoce.it sta provvedendo a linkare tutti siti amici di cui è a conoscenza e sarà grato a chiunque di voi voglia segnalargliene altri. Sarà felice, altresì, se quanti di voi gestiscono un sito web vorrannno inserire www.lellovoce.it tra i link consigliati.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/03/07/un-sito-per-la-poesia-e-non-solo/">Un sito per la poesia (e non solo)</a></p>
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