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	<title>Nazione Indiana &#187; libertAria</title>
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		<title>Vita Comune</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 05:59:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p><strong>Capitolo Primo</strong><br />
di<br />
<strong>Riccardo De Gennaro</strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/vita-comune/#footnote_0_32468" id="identifier_0_32468" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" Primo capitolo del romanzo &#8220;La Comune 1871&#8221; di Riccardo De Gennaro, Transeuropa edizioni">1</a> </p>
<p>   Ascolta, compagno.</p>
<p>   Ho ancora negli occhi il cielo d’un blu solenne e gli ottoni della banda che scintillavano sotto il sole nella piazza assiepata di manifestanti, quel pomeriggio di nove anni fa all’Hôtel de Ville; ho ancora nelle orecchie i canti e le grida di giubilo che s’innalzavano e subito abortivano come singhiozzi, fra i rulli di tamburi e gli squilli di tromba, e nel naso la polvere bruciata degli spari, le salve di cannone che esplodevano col boato terribile del tuono a ciel sereno, creando armonie bizzarre e sorprendenti… La festa popolare, irripetibile, contagiava tutta Parigi… Ho ancora negli occhi e nelle orecchie il pianto della Guardia nazionale, uomini dal petto largo, che mai prima d’allora avresti detto potessero commuoversi: piangevano confusi ai vecchi reduci del ’48, ai giovani delle fabbriche e delle trincee del tempo… Piangevano le nostre donne, che erano sarte, tessitrici, lavandaie, maestre, madri… Piangevano le prostitute di Montmartre, ora che il giorno si sarebbe confuso con la notte, mentre le bande di bambini si rincorrevano per tutta Place de Grève nascondendosi dietro le grosse ruote dei pezzi d’artiglieria&#8230; A loro soltanto, impegnati com’erano nei giochi di sempre, non importava nulla della cerimonia ufficiale, potevano ignorare la portata storica di quel 28 marzo 1871.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/vita-comune/">Vita Comune</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/nEpaclkGRc8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/nEpaclkGRc8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p><strong>Capitolo Primo</strong><br />
di<br />
<strong>Riccardo De Gennaro</strong><sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/vita-comune/#footnote_0_32468" id="identifier_0_32468" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" Primo capitolo del romanzo &ldquo;La Comune 1871&rdquo; di Riccardo De Gennaro, Transeuropa edizioni">1</a></sup> </p>
<p>   Ascolta, compagno.</p>
<p>   Ho ancora negli occhi il cielo d’un blu solenne e gli ottoni della banda che scintillavano sotto il sole nella piazza assiepata di manifestanti, quel pomeriggio di nove anni fa all’Hôtel de Ville; ho ancora nelle orecchie i canti e le grida di giubilo che s’innalzavano e subito abortivano come singhiozzi, fra i rulli di tamburi e gli squilli di tromba, e nel naso la polvere bruciata degli spari, le salve di cannone che esplodevano col boato terribile del tuono a ciel sereno, creando armonie bizzarre e sorprendenti… La festa popolare, irripetibile, contagiava tutta Parigi… Ho ancora negli occhi e nelle orecchie il pianto della Guardia nazionale, uomini dal petto largo, che mai prima d’allora avresti detto potessero commuoversi: piangevano confusi ai vecchi reduci del ’48, ai giovani delle fabbriche e delle trincee del tempo… Piangevano le nostre donne, che erano sarte, tessitrici, lavandaie, maestre, madri… Piangevano le prostitute di Montmartre, ora che il giorno si sarebbe confuso con la notte, mentre le bande di bambini si rincorrevano per tutta Place de Grève nascondendosi dietro le grosse ruote dei pezzi d’artiglieria&#8230; A loro soltanto, impegnati com’erano nei giochi di sempre, non importava nulla della cerimonia ufficiale, potevano ignorare la portata storica di quel 28 marzo 1871.<br />
<span id="more-32468"></span><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/84_fronte_lacomune_sito.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/84_fronte_lacomune_sito.jpg" alt="" title="84_fronte_lacomune_sito" width="142" height="213" class="alignleft size-full wp-image-32469" /></a></p>
<p>   Ascolta, compagno.</p>
<p>   L’insediamento del governo della Comune dava la libertà, non la toglieva. Uomini e donne non si erano sentiti mai così liberi, nemmeno nell’89. Ho ancora nelle orecchie la Marsigliese e il Chant du départ, che gonfia i cuori e sale, ho ancora negli occhi la folla che non si stancava di applaudire e di gridare “evviva!” ogni volta che entrava un battaglione della Guardia nazionale, mentre gli ufficiali ordinavano di serrare le file perché tutti potessero prendere posto lungo la spianata…</p>
<p>   …Molti si erano arrampicati in cima ai lampioni, sui busti di marmo dell’Hôtel de Ville, sui resti delle barricate nelle vie laterali, persino sui tetti dei palazzi che abbracciavano la piazza: potevi immaginare lo scorcio mozzafiato di cui godeva chi aveva sotto di sé centomila teste raccolte all’incrocio di tre strade, un mare di grano che ondeggiava e premeva sui fianchi, lungo le vie laterali, dove altri centomila attendevano di entrare. Da rue de Rivoli, da rue Victoria, da Pont d’Arcole, oltre i varchi presidiati da decine di le fioraie con le loro ceste di paglia fitte di garofani rossi grandi come pugni, non vedevi altro che teste e facce e corpi che fremevano e rumoreggiavano con la forza naturale della marea che monta…</p>
<p>   Ascolta, compagno. </p>
<p>   Dalla presa della Bastiglia sono trascorsi ottantadue anni, quasi un secolo di rivoluzioni, riflette Lucien. Le conta: l’89, il ’93, il ’30, il ’48 e, ora, il ‘71. Marzo 1871. Questa volta c’è anche lui: ventidue anni, operaio da che ne aveva tredici, l’idea libertaria conficcata nella testa, un istinto ribelle nelle vene. Indossa una giacchetta nera, un po’ sdruscita ai gomiti. Dalla tasca spunta una copia del Cri du Peuple. Lo prende e rilegge ancora una volta il pezzo di Vallès: il mormorio di questa rivoluzione che passa, tranquilla e bella come un fiume azzurro… Che magnifica metafora, pensa. L’articolo parlava di sussulti, bagliori, fiammate di speranza, riflessi di bronzo, profumo d’onore. Quand’anche fossimo di nuovo vinti e dovessimo morire domani, la nostra generazione è consolata, scriveva Vallès.</p>
<p>   Il mondo è diventato all’improvviso piacevole, ride Lucien, che in quel momento incrocia lo sguardo col direttore del Père Duchêne, il quotidiano concorrente del Cri du Peuple. Era Maxime Vuillaume. L’aveva incontrato una volta da Glaser, una brasserie di rue Saint Séverin. Gli rivolge un cenno con la mano, ma Vuillaume non lo riconosce. Lucien ha un moto di stizza, ma non insiste perché all’improvviso si fa silenzio, il cannone smette di sparare, i tamburi e gli ottoni zittiscono.</p>
<p>   Gabriel Ranvier, sindaco della municipalità di Belleville, visibilmente emozionato, parla per primo: “Il Comitato centrale trasmette oggi i suoi poteri alla Comune. Cittadini, ho il cuore troppo pieno di gioia per pronunciare un discorso. Permettetemi soltanto di rendere gloria al popolo di Parigi per il grande esempio che ha appena offerto al mondo”. E scrosciano gli applausi, trombe, tamburi, grida si rispondono da un capo all’altro della piazza: tra le mille bandiere nuove lacrime di felicità. Tocca poi a Boursier, che fa parte del Comitato centrale della Guardia nazionale, leggere i nomi dei consiglieri eletti, quartiere per quartiere. Erano novanta. Cominciavano con i meno noti Adam, Méline, Rochart, Barré e terminavano con i più famosi Bergeret, Flourens, Blanqui, eletti a Ménilmontant. A ogni nome la piazza grida “Viva la Comune”. Lucien sogna che quella voce pronunci anche il suo, Nodier. Alle prossime elezioni ci sarò anch’io, si ripromette, mentre osserva quegli uomini con invidia. C’è qualcosa di eroico in loro, pensa. Boursier è il fratello del bambino ucciso in rue Tiquetonne nel ‘51, sente dire dall’uomo che è al suo fianco. In molti bisbigliano, commentano.</p>
<p>   Alle sue spalle, un ufficiale in uniforme indica gli uomini della Comune alla sua donna. “Lo vedi quell’uomo barbuto con gli occhi grandi e i capelli brizzolati? È Felix Pyat. Abbiamo il suo ritratto in sala da pranzo. Quell’altro dalla barba bianca, i lineamenti affaticati, il viso severo, quello è Delescluse! Mentre quel gran diavolo in piedi con il képi da comandante è Protot, uno buono, dell’undecimo arrondissement”.</p>
<p>   Sembra conoscerli tutti.</p>
<p>   “Quello grande, coi baffi sottili, è Eudes. Sarebbe stato fucilato per la vicenda della Villette se non avessimo fatto il Quattro settembre. Guarda, là, eccolo che parla con Rigault, barba e occhialini. L’uomo pallido con i pomi rossi è Vermorel, mentre quel bell’anziano con la lunga barba bianca è…”.</p>
<p>    La folla canta nuovamente la Marsigliese, non vuole discorsi, vuole fare festa. Ranvier riesce a dire soltanto che, in nome del popolo, la Comune è proclamata.</p>
<p>   Ed è  tutto.</p>
<p>   Non si trattiene, scoppia a piangere.</p>
<p>   Viva la Comune, viva la Comune, esclamano all’unisono duecentomila voci, e l’effetto è tale da far vibrare l’aria e il selciato. Le guardie nazionali fanno danzare i loro chepì sulle baionette, dalle finestre migliaia di mani sventolano i fazzoletti. La classe operaia era al governo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/vita-comune/">Vita Comune</a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_32468" class="footnote"> Primo capitolo del romanzo “La Comune 1871” di Riccardo De Gennaro, <a href="http://www.transeuropaedizioni.it/">Transeuropa </a>edizioni</li></ol><hr/><p>Related posts:<ol>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>libertAria</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 06:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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<p align="center"><strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/cdcover.jpg"> c</a></strong></p>
<p>[Dopo una lunga fatica... il primo CD di <strong>Marco Rovelli libertAria</strong> è pronto.  La copertina che vedete è stata realizzata da <a href="http://www.articodesign.it">Caterina Livi Bacci</a>, elaborando le tavole di <a href="http://www.ottogabos.com">Otto Gabos</a>, che si trovano tutte, a colori, nel libretto interno, insieme ai testi - delle canzoni, e d'accompagnamento.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/21/libertaria/">libertAria</a></p>
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<p><strong></strong></p>
<p align="center"><strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/cdcover.jpg"> c<img class="alignnone size-medium wp-image-18793" title="cdcover" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/cdcover-300x257.jpg" alt="cdcover" width="300" height="257" /></a></strong></p>
<p>[Dopo una lunga fatica... il primo CD di <strong>Marco Rovelli libertAria</strong> è pronto.  La copertina che vedete è stata realizzata da <a href="http://www.articodesign.it">Caterina Livi Bacci</a>, elaborando le tavole di <a href="http://www.ottogabos.com">Otto Gabos</a>, che si trovano tutte, a colori, nel libretto interno, insieme ai testi - delle canzoni, e d'accompagnamento. Tra le canzoni del cd, <em>Il campo</em> canta di storie migranti legate a <em>Lager italiani</em> e al mio libro venturo, <em>Servi</em>.<em> Il dio dei denari</em> nasce invece dai miei incontri con le donne i cui uomini sono morti sul lavoro, e chudeva <em>Lavorare uccide</em>. E così <em>Girotondo</em>, una canzone che nasce dai tentati pogrom ai campi rom. Altre canzoni sono legate ad altri libri: <em>Indiana</em>, testo scritto con Wu Ming 2 in margine a <em>Manituana</em>; <em>La mia parte</em>, canto a margine de <em>Il coraggio del pettirosso</em>, "lavorata" con Maurizio Maggiani; <em>L’odore del mondo</em>, canto a margine di <em>Gomorra</em>. E poi <em>L’intimità</em>, canzone che è il risultato di una riscrittura di un testo scritto appositamente da Erri De Luca, e <em>La comunarda</em> e <em>Al vino</em>, testi scritti con Francesco Forlani. Di seguito mp3 e testo di <em>La mia parte</em>. Altri brani sono sul <a href="www.myspace.com/marcorovellisbandati">myspace</a>. Se volete il cd, scrivetemi: rovelli.sbandati[at]gmail.com (12 euri + 2 per la spedizione).]</p>
<p>[podcast]http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/03-traccia-3.mp3[/podcast]<span id="more-18792"></span></p>
<p>Nel giardino dei mirti un etiope parlava<br />
Azena parola di tagliola<br />
diceva a un ingegnere mezzo apuo e mezzo niente<br />
che a un poeta basta una parola sola<br />
per scintillare mondi e sciogliere frontiere<br />
saltare oltre ogni retta via<br />
parlò finalmente il giovane ingegnere<br />
io voglio la mia parte di Dio<br />
la mia parte di anarchia</p>
<p>L&#8217;anarchia non smette mai di domandare<br />
diceva la donna dei deserti<br />
e il giovane sostava e aveva voglia di baciare<br />
quella bocca sopra i suoi seni offerti<br />
dopo il caffè speziato mentre colava miele<br />
schiudeva amore splendeva Fatiha<br />
e un&#8217;altra volta ancora parlò il giovane ingegnere<br />
io voglio la mia parte di Dio<br />
la mia parte di anarchia</p>
<p>Stare dentro un cerchio che non ha circonferenza<br />
un cerchio con il centro in ogni dove<br />
rispondere in silenzio sguardo all&#8217;orizzonte<br />
altrove</p>
<p>Bello è il deserto, puro e pulito<br />
e nulla ci può marcire<br />
c&#8217;è solo pietra e silenzio infinito<br />
e nessuna voglia di morire<br />
Risplende forte e lieve il pensiero<br />
che pare illumini la via<br />
e come cantasse al mondo intero<br />
io voglio la mia parte di Dio<br />
la mia parte di anarchia<br />
Brucia di vita in quelle notti<br />
deserte al centro del cielo<br />
brucia di vita il giovane aspetta<br />
e si trova disarmato e solo<br />
Strappati il cuore, il poeta declama<br />
voce saggia di follia<br />
strappalo e mangia, ché Fatiha ti ama<br />
lei è la tua parte di Dio<br />
la tua parte di anarchia</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/21/libertaria/">libertAria</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>libertAria al Leoncavallo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 06:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[libertAria]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[pasolini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sabato 24, alle 23,30, al Leoncavallo di Milano. Sarà davvero il concerto d&#8217;esordio di libertAria, in cui presenteremo molte canzoni che saranno parte del cd a venire &#8211; cd che stiamo inziando a registrare e che sarà fuori per giugno.<br />
Un concerto che è anche il percorso cantato tra &#8220;Corpi&#8221;: una moltitudine di <em>corpi esposti</em>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/23/libertaria-al-leoncavallo/">libertAria al Leoncavallo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 24, alle 23,30, al Leoncavallo di Milano. Sarà davvero il concerto d&#8217;esordio di libertAria, in cui presenteremo molte canzoni che saranno parte del cd a venire &#8211; cd che stiamo inziando a registrare e che sarà fuori per giugno.<br />
Un concerto che è anche il percorso cantato tra &#8220;Corpi&#8221;: una moltitudine di <em>corpi esposti</em>. (Di seguito la scaletta commentata).</p>
<p><span id="more-13629"></span><br />
 <br />
Il concerto si svolge all&#8217;interno dell&#8217;iniziativa &#8220;Suoni della memoria 2009&#8243;, dove la Memoria della Shoah si interseca alle mille altre memorie &#8220;da fare&#8221; (a cominciare da quella di Fausto e Iaio). A precedere il concerto, Bebo Storti con degli estratti da &#8220;Mai morti&#8221; e una reading di testi di Boris Vian; Andrea Labanca con Paolo Ciarchi e Guido &#8220;La memoria dei pesci&#8221; Baldoni; e Ulderico Pesce con &#8220;FIATo sul collo: i ventun giorni di lotta degli operai della Fiat di Melfi&#8221;.<br />
 <br />
Non mancate!<br />
 <br />
Salud y libertad!<br />
Marco<br />
 <br />
 <br />
<strong>Il dio dei denari</strong> (in margine a <em>Lavorare uccide</em>: i corpi ridotti a ingranaggi della Macchina Produttiva)<br />
<strong>Cirque de la solitude</strong> (il corpo come campo di battaglia)<br />
<strong>La comunarda</strong> (i corpi resistenti e barricaderi &#8211; testo scritto con Francesco Forlani)<br />
<strong>Una disperata vitalità</strong> + <strong>Lamento per la morte di Pier Paolo Pasolini</strong> (il corpo profetico e sacrificale di Pier Paolo Pasolini)<br />
<strong>Mea culpa</strong> (il corpo di Bardamu)</p>
<p><strong>Il tempo che non c&#8217;è</strong> (il corpo visionario &#8211; l&#8217;utopia sulla pelle)<br />
<strong>Fragole e sangue</strong> (il corpo in strada: Genova 2001)<br />
<strong>La mia parte</strong> (il corpo anarchico e amante &#8211; ispirato a <em>Il coraggio del pettirosso</em> di Maurizio Maggiani, in condivisione con lui)<br />
<strong>L&#8217;odore del mondo</strong> (il corpo che odora il potere &#8211; da un&#8217;idea condivisa con Roberto Saviano)<br />
<strong>L&#8217;intimità</strong> (il corpo che rischia e che cerca salvezza: ancora Genova 2001 &#8211; su un palinsesto di un testo scritto per me da Erri De Luca)<br />
<strong>Indiana</strong> (il corpo Comune &#8211; testo scritto con Wu Ming 2)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/23/libertaria-al-leoncavallo/">libertAria al Leoncavallo</a></p>
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		<title>canti liberi e stendardi come un cielo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 06:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ecco l&#8217;mp3 - lo avevo promesso a dicembre - de <em>La Comunarda</em>, la canzone il cui testo ho scritto insieme al camarade Francesco Forlani, e che fa parte del repertorio del mio ensemble rock <strong>libertAria</strong>. Questa è una versione provvisoria, presto metterò su youtube una versione live con Daniele Sepe &#8211; e a venire, prima dell&#8217;estate prossima, un cd con una versione un po&#8217; migliore.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/03/canti-liberi-e-stendardi-come-un-cielo/">canti liberi e stendardi come un cielo</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco l&#8217;mp3 - lo avevo promesso a dicembre - de <em>La Comunarda</em>, la canzone il cui testo ho scritto insieme al camarade Francesco Forlani, e che fa parte del repertorio del mio ensemble rock <strong>libertAria</strong>. Questa è una versione provvisoria, presto metterò su youtube una versione live con Daniele Sepe &#8211; e a venire, prima dell&#8217;estate prossima, un cd con una versione un po&#8217; migliore. Il testo della canzone è <a href="www.nazioneindiana.com/2007/12/18/la-comunarda-canzone-in-si-minore/">qui</a>. L&#8217;mp3 lo si scarica cliccando qui: <a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/01-la-comunarda.wma">01-la-comunarda</a>. (<a href="www.myspace.com/marcorovellisbandati">Qui</a>, invece, c&#8217;è il myspace con qualche altro brano).</p>
<p>Ne approfitto per segnalare la partecipazione di libertAria, sabato venturo dalle 22 in avanti al circolo Fienile di Viareggio (via del Pastore 1), a un concerto per ricordare Umberto Franceschini, un ex militante di Lotta Continua molto attivo e amato, morto il 10 agosto scorso. Un ricordo che significa, anche, tornare a far vivere qualche senso di quella comunità: non una rimpatriata, dunque, ma una reviviscenza. Perché di queste radici, oggi, si ha bisogno.</p>
<p><em>m. r,</em></p>
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