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	<title>Nazione Indiana &#187; libro assoluto</title>
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		<title>Tout aboutit à un livre. 1</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
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<p>In un <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/23/ma-di-quale-relativita-parliamo/ ">post</a> di qualche tempo fa dicevo del grande fraintendimento che ha infiltrato la cultura del Novecento in seguito agli scritti (e alla vasta pubblicità data loro) di Einstein del 1905 e del 1916, a proposito della sua teoria della relatività.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/31/tout-aboutit-a-un-livre-1/">Tout aboutit à un livre. 1</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<div id="attachment_16207" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/mallarme1-300x225.jpg" alt="Stéphane Mallarmé" title="mallarme1" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-16207" /><p class="wp-caption-text">Stéphane Mallarmé</p></div></p>
<p>In un <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/23/ma-di-quale-relativita-parliamo/ ">post</a> di qualche tempo fa dicevo del grande fraintendimento che ha infiltrato la cultura del Novecento in seguito agli scritti (e alla vasta pubblicità data loro) di Einstein del 1905 e del 1916, a proposito della sua teoria della relatività. Ricordavo come la ricerca di Einstein si potesse invece caratterizzare come una ricerca di assoluto, con buona pace di tutte le accuse di relativismo e di perdita di certezze che molti credevano impliciti nella teoria einsteiniana.</p>
<p>Seguendo il mio dèmone di cercare interazioni e analogie tra scienza e letteratura, mi sono imbattuto in uno scritto di Jorge Luis Borges intitolato <em>Nota su Walt Whitman</em>. Il suo inizio mi ha colpito:</p>
<p>«L’esercizio delle lettere può promuovere l’ambizione di costruire un libro assoluto, un libro dei libri che li includa tutti come un archetipo platonico, un oggetto la cui virtù non diminuiscano gli anni.»<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/31/tout-aboutit-a-un-livre-1/#footnote_0_16206" id="identifier_0_16206" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="J. L. Borges, Tutte le opere, a c. di D. Porzio, Mondadori, Milano 1991, I vol., p. 386">1</a></sup><br />
<span id="more-16206"></span><br />
Borges compila un elenco – come di frequente nei suoi scritti – attingendo ai pozzi di conoscenze che aveva accuratamente catalogati nella sua mente, di un certo numero di autori la cui intenzione possa essere intesa da questo punto di vista, da Apollonio Rodio a Camões, da Donne a Firdusi, da Góngora, che, dice Borges, «fu il primo a giudicare che un libro importante può anche prescindere da un argomento importante» a Mallarmé cui «non bastarono gli argomenti banali; li cercò negativi: l’assenza di un fiore o di una donna, il candore del foglio di carta prima della poesia.» .</p>
<p>Il caso di Stéphane Mallarmé, l’oscuro, mi affascina particolarmente: ai suoi martedì, dalle quattro alle sette, nell&#8217;appartamento parigino di rue de Rome 89, parteciparono De Regnier e Claudel, Verlaine e Huysmans, Gide e Valéry, i <em>mardistes</em> appunto; appoggiato al caminetto della sala, Mallarmé officiava, a metà tra sacerdote e danzatrice della poesia, quel rito della parola che si svilupperà nell&#8217;arabesco delle <em>Divagations</em>.  E nelle <em>Divagations</em>, cui certamente Borges allude, si può per l’appunto leggere il capitolo <em>Le livre, instrument spirituel </em>che così inizia:</p>
<p>«Une proposition qui émane de moi – si, diversement, citée a mon éloge ou par blâme – je la revendique avec celles qui se presseront ici – sommaire veut, que tout, au monde, existe pour aboutir à un livre.»<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/31/tout-aboutit-a-un-livre-1/#footnote_1_16206" id="identifier_1_16206" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="St&eacute;phane Mallarm&eacute;, Igitur, divagations, un coup de d&eacute;s, Gallimard, Paris 1976, p. 266-67.">2</a></sup><br />
(trad. it. <a href="http://www.readme.it/libri/Letteratura%20Francese/Prose.shtml">qui</a>)</p>
<p>Il collegamento che propone qui Borges risale a quasi tre millenni indietro nel tempo: nel canto VIII dell’Odissea, Ulisse ascolta, nella reggia di Alcinoo l’aedo dei Feaci (“amanti del remo”), Demòdoco, che racconta le gesta degli eroi della guerra di Troia. Ulisse, pur temprato guerriero, si commuove e versa calde lacrime, cosi che Alcinoo, accorgendosene, invita l’aedo a sospendere il canto per non turbare troppo l’ospite:</p>
<p>«Sentite, prìncipi e capi Feaci,<br />
Demòdoco faccia tacere la cetra sonora,<br />
perché non a tutti gradita questa gesta racconta.<br />
Da quando ceniamo e sorse il cantore divino,<br />
da allora mai smise gemito e pianto<br />
l’ospite, certo molto dolore intorno al cuore gli viene.<br />
Ma smetta iul cantore che tutti godiamo,<br />
ospita tori e ospite, è molto meglio così.»<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/31/tout-aboutit-a-un-livre-1/#footnote_2_16206" id="identifier_2_16206" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Odissea, VIII, vv. 536-543">3</a></sup></p>
<p>Alcinoo prosegue chiedendo con affettuosa insistenza all’ospite, che fino a quel momento aveva taciuto il proprio nome e la propria provenienza, di aprirsi e di spiegare come mai quei racconti di Demòdoco lo commuovono a tal punto.</p>
<p>«Ma tu, dimmi ancora e parla sincero:<br />
dove sei stato errando, a quali paesi sei giunto<br />
d’esseri umani; e dimmi di loro e dei loro borghi ben abitati,<br />
e quanti eran violenti, o selvaggi o senza giustizia,<br />
quanti ospitali e avevano mente pia verso i numi;<br />
e dimmi perché piangi e gemi dal cuore profondo<br />
dei Danai Argivi e d’Ilio ascoltando la sorte,<br />
questa vollero i numi e rovina filarono<br />
agli uomini, ché anche ai futuri fosse materia di canto.»<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/31/tout-aboutit-a-un-livre-1/#footnote_3_16206" id="identifier_3_16206" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Odissea, VIII, vv. 572-580; ho qui usato la traduzione di Rosa Calzecchi Onesti (Einaudi, Torino 1984): che l&rsquo;ultima subordinata sia una finale non v&rsquo;ha dubbio, data la congiunzione usata nell&rsquo;originale.">4</a></sup></p>
<p>Singolari gli ultimi due versi della citazione: gli dèi ordiscono sventure agli uomini affinché qualcuno ne possa fare materia di canto, di scrittura, di testimonianza. </p>
<p>Questa ricerca del libro assoluto porta dunque ad attribuire al libro la massima importanza, l’importanza ultima, il fine degli accadimenti. Forse un po&#8217; azzardato: vediamo.</p>
<p>Paul Verlaine aveva chiesto nel 1885 a Mallarmé una scheda informativa sulla sua biografia, per inserirla negli <em>Hommes d’ajourd’hui</em>, specie di <em>Who’s who</em> dell’epoca, che vide poi la luce nel febbraio del 1887. Mallarmé gli risponde con una lunga lettera del 16 novembre 1885, scusandosi del ritardo, fornendo dettagli della sua biografia e infine fornendo qualche tratto più preciso della sua ricerca del libro assoluto.<br />
Mallarmé ha 43 anni e ancora non ha pubblicato alcuna raccolta organica di poesie, semplicemente alcuni dei suoi versi sono apparsi sui primi numeri di qualche rivista letteraria. Qui comincia invece a raccontare il suo sogno.<br />
Dopo aver confermato – un poeta, si sa, non può vivere della sua arte, così egli si esprime – la giustezza della propria scelta di andare in Inghilterra, imparare l’inglese e, tornato in patria, assicurare la sopravvivenza a sé e alla moglie esercitando l’insegnamento di questa lingua, egli finalmente espone un suo credo chiaro e distinto, una sua convinzione intima: </p>
<p>«j&#8217;ai toujours rêvé et tenté autre chose, avec une patience d&#8217;alchimiste, prêt à y sacrifier toute vanité et toute satisfaction, comme on brûlait jadis son mobilier et les poutres de son toit, pour alimenter le fourneau du Grand Œuvre. Quoi? c&#8217;est difficile à dire: un livre, tout bonnement, en maints tomes, un livre qui soit un livre, architectural et prémédité, et non un recueil des inspirations de hazard, fussent-elles merveilleuses&#8230; J&#8217;irai plus loin, je dirai: le Livre persuadé qu&#8217;au fond il n&#8217;y en a qu&#8217;un, tenté à son insu par quiconque a écrit, même les Génies. L&#8217;explication orphique de la Terre, qui est le seul devoir du poëte et le jeu littéraire par excellence: car le rythme même du livre alors impersonnel et vivant, jusque dans sa pagination, se juxtapose aux équations de ce rêve, ou Ode»</p>
<p>E così prosegue:</p>
<p>Voila l’aveu de mon vice, mis à nu, cher ami, que mille fois j’ai rejeté, l’esprit meurtri ou las, mais cela me possède et je réussirai peut-être; non pas à faire cet ouvrage dans son ensemble (il faudrait être je ne sais qui pour cela!) mais à en montrer un fragment d&#8217;exécuté, à en faire scintiller par une place l&#8217;authenticité glorieuse, en indiquant le reste tout entier auquel ne suffit pas une vie. Prouver par les portions faites que ce livre existe, et que j&#8217;ai connu ce que je n&#8217;aurai pu accomplir.»<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/31/tout-aboutit-a-un-livre-1/#footnote_4_16206" id="identifier_4_16206" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="St&eacute;phane Mallarm&eacute;, Correspondance compl&egrave;te 1862-1871 suivi de lettres sur la po&eacute;sie 1872-1898, Gallimard, Paris 1995., p. 585-86">5</a></sup><br />
(trad. it. <a href="http://www.ilfoglioclandestino.it/27-mallarme.htm ">qui</a>)</p>
<p>«Mostrarne un frammento», dunque «farne scintillare l’autenticità gloriosa». «Dimostrare tramite le parti realizzate, che questo libro esiste.» </p>
<p>Potremmo chiamarlo il sogno di ogni scrittore?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/03/31/tout-aboutit-a-un-livre-1/">Tout aboutit à un livre. 1</a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_16206" class="footnote">J. L. Borges, Tutte le opere, a c. di D. Porzio, Mondadori, Milano 1991, I vol., p. 386</li><li id="footnote_1_16206" class="footnote">Stéphane Mallarmé, Igitur, divagations, un coup de dés, Gallimard, Paris 1976, p. 266-67.</li><li id="footnote_2_16206" class="footnote">Odissea, VIII, vv. 536-543</li><li id="footnote_3_16206" class="footnote">Odissea, VIII, vv. 572-580; ho qui usato la traduzione di Rosa Calzecchi Onesti (Einaudi, Torino 1984): che l’ultima subordinata sia una finale non v’ha dubbio, data la congiunzione usata nell’originale.</li><li id="footnote_4_16206" class="footnote">Stéphane Mallarmé, <em>Correspondance complète 1862-1871 suivi de lettres sur la poésie</em> 1872-1898, Gallimard, Paris 1995., p. 585-86</li></ol><hr/><p>Related posts:<ol>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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