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	<title>Nazione Indiana &#187; lombardia</title>
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		<title>Colui che ha raccontato a Dio che non è Dio</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 19:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Catozzella</strong></p>
<p></p>
<p>Tutto, come spesso succede per queste cose, è nato da quattro colpi sparati in faccia. Sparati a trenta centimetri dentro un bar di San Vittore Olona, provincia di Milano, nell’arroventato pomeriggio del 14 luglio del 2008. A rimanere a terra senza più la faccia è Carmelo Novella, detto Nunzio, 58 anni, boss di ‘ndrangheta di primordine, a capo della Locale di Milano, la divisione con cui la Provincia, il Crimine, la Casa Madre calabra separa i territori.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/16/colui-che-ha-raccontato-a-dio-che-non-e-dio/">Colui che ha raccontato a Dio che non è Dio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Catozzella</strong></p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/23nkcHxLKqU&amp;hl=en_US&amp;fs=1?rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/23nkcHxLKqU&amp;hl=en_US&amp;fs=1?rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Tutto, come spesso succede per queste cose, è nato da quattro colpi sparati in faccia. Sparati a trenta centimetri dentro un bar di San Vittore Olona, provincia di Milano, nell’arroventato pomeriggio del 14 luglio del 2008. A rimanere a terra senza più la faccia è Carmelo Novella, detto Nunzio, 58 anni, boss di ‘ndrangheta di primordine, a capo della Locale di Milano, la divisione con cui la Provincia, il Crimine, la Casa Madre calabra separa i territori.<span id="more-36111"></span></p>
<p>Ogni Locale può includere più ‘ndrine, più famiglie, ed è costituita da almeno 49 affiliati. Nunzio Novella si era messo in testa di separare La Lombardia, il mandamento del Nord Italia, dalla Casa Madre, dopo aver ammazzato Cosimo Barranca, ex reggente della Lombardia, e aver cancellato tutte le sue “doti”, tutti i gradi da lui affidati ai suoi uomini di fiducia. Era uno scissionista, e per questo è stato punito. Che la sua fine si stava avvicinando lo ha capito da un gesto inequivocabile, per chiunque abbia origini nel sud d’Italia: non gli era arrivato l’invito al matrimonio della figlia di Rocco Aquino, boss della jonica. “Qui stanno impostando un discorso. Rocco Aquino non mi mandò l’invito, a Cosimo e a ‘u Panetta sì. Non sappiamo che c’è sotto, che cazzo stanno preparando.” E un’altra è l’intercettazione che Nunzio non conosce ma che noi conosciamo, e che ha decretato la sua fine: “Quello è venuto qua sotto (in Calabria) e ha raccontato a Dio che non è Dio, ma lui è finito ormai. La Provincia lo ha licenziato.” Licenziato. Finito. Bum.</p>
<p>Dopo di lui il Crimine affida temporaneamente lo scettro della Lombardia all’avvocato Pino Neri, fino al 31 ottobre del 2009 quando 23 capi-Locale si incontrano nel centro anziani di Paderno Dugnano dedicato a Falcone e Borsellino. Quella sera, nel corso della tradizionale <em>mangiata</em> a base di capretto viene nominato a capo della Lombardia Pasquale Zappia. A Milano, solo negli ultimi due anni, sono stati documentate più di 40 mangiate. Più di 40 summit di ‘ndrangheta, avvenuti tra i 500 affiliati lombardi.</p>
<p>Sono quei quattro colpi in faccia che fanno partire l’operazione “Crimine”, 305 arrestati, la più grande operazione sulla ‘ndrangheta in Lombardia di tutti i tempi, che svela per la prima volta che cosa è la ‘ndrangheta, l’organizzazione criminale più potente al mondo. Lo dice anche il procuratore generale di Milano, Manlio Minale: “Questa operazione ha lo stesso valore per lo smascheramento della ‘ndrangheta delle dichiarazioni del super pentito Buscetta a Giovanni Falcone per cosa nostra.”</p>
<p>“Tutto il mondo è diviso in Calabria e ciò che lo diventerà”, dicono i carabinieri di Monza. E infatti di nuovo, dopo l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa in occasione degli arresti delle scorse settimane ai danni del clan dei Valle, il gip Giuseppe Gennari ne firma una seconda, ancora più esemplare per comprendere i meccanismi da manuale con cui la ‘ndrangheta è entrata dentro le maglie della imprenditoria e degli appoggi politici importanti in Lombardia.</p>
<p>Questa ordinanza, infatti, firmata su richiesta congiunta del procuratore aggiunto di Milano Ilda Bocassini e del procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, che ha visto coinvolti più di tremila tra poliziotti e carabinieri, è esemplare per almeno quattro ragioni.</p>
<p>La prima è la natura della struttura della mafia più potente del mondo. È a forma di piramide, come tutte le Corporation, come tutte le holding che reggono il capitalismo occidentale. C’è un vertice, il Crimine, chiamato anche Provincia. Dal crimine dipendono tutte le decisioni, qualunque decisione importante anche le Colonie. Il Crimine ha potere di vita e di morte. Sotto il Crimine c’è un Contabile, un Mastro generale, un Capo Società e un Mastro di giornata. L’unità minima è la ‘ndrina, che può essere costituita da una sola famiglia o da due legate da un matrimonio. Più ‘ndrine formano una Locale, che per essere costituita deve avere almeno 49 affiliati. A capo di ogni Locale c’è la Copiata, una triade costituita dal Capolocale, dal contabile e dal crimine, colui che sovraintende alle attività illecite.</p>
<p>Sono state documentate 15 Locali tra Milano, Varese e Como, ma Ilda Bocassini dice che “di certo sono molte di più”: Bresso, Cormano, Desio, Seregno, Calbiate, Pioltello, Corsico, Rho, Bollate, Nerviano, Limbiate, Solaro, Mariano Comense, Canzo, Erba.</p>
<p>La seconda ragione è la descrizione della metodologia con cui la ‘ndrangheta si impossessa di aziende decotte o anche perfettamente funzionanti, ne diventa primo azionista e le utilizza come fronte pulito per vincere appalti pubblici o commesse private. Lo stesso Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, lo dice nella conferenza stampa, quando riporta una delle moltissime intercettazioni telefoniche che insieme a quelle ambientali e ai pedinamenti hanno consentito di scoperchiare la cupola di ‘ndrangheta. Due boss parlano tra di loro, e uno dice all’altro: “Noi siamo entrati nei cantieri e ci siamo presi i lavori con la forza. Noi non dobbiamo più lavorare così, noi dobbiamo farci dare i lavori”. Sono 130 i casi di imprenditori minacciati, di mezzi bruciati, di pallottole sparate contro macchine, di bossoli recapitati nelle cassette delle lettere. E neppure un caso di denuncia. Lo dice anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: “Siamo consapevoli che le infiltrazioni sono molto forti nel Nord. Oggi la nuova logica della criminalità è entrare in aziende sane, comprarle approfittando della crisi, insinuandosi nei grandi appalti, come l’Abruzzo piuttosto che l’Expo 2015.” Ma non si tratta sempre di “compare” un’azienda, si tratta anche di taglieggiarla costringendola al fallimento con il metodo dell’usura, come dimostrano gli arresti del clan dei Valle.</p>
<p>Il metodo per appropriarsi di un’azienda, dunque: l’ordinanza cita il caso della Perego Strade, diventata “punto di contatto tra colletti bianchi e organizzazioni criminali”. La Perego Strade, una delle principali aziende di movimento terra di tutta la Lombardia, aveva sede a Cassago Brianza. Gli affari poi cominciano ad andare male, e l’azienda è costretta al fallimento. È a quel punto che, come sempre, entra la ‘ndrangheta. Tanta liquidità che le banche non possono più elargire, e il subentro di altri soci. Diventa Perego General Contractor, nella quale il socio occulto è Salvatore Strangio, nato a Careri, provincia di Reggio Calabria, che subentra sotto il paravento di due società fiduciarie milanesi. L’azienda ha circa un centinaio di dipendenti, e sembra salvata. E in effetti l’azienda va benissimo: vince appalti per fare lavori dentro il Tribunale di Milano, all’ospedale Sant’Anna di Como, fa la Statale 38 della Valtellina, fa la Statale Paullese, vince l’appalto Snam a Erba. Fa tanti soldi. Eppure, in otto mesi, fallisce anche la Perego General Contractor. Spariscono più di 4 milioni di euro. Poi, fallisce un altro tentativo di ridare vita all’azienda, quello della Cosbau di Trento, che ha già vinto anche appalti pubblici per la ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto.</p>
<p>Ecco, allora: ci si impossessa di un’azienda decotta o in fase di decottura subentrando con liquidi e come soci occulti. Si rivitalizza l’azienda e attraverso il nome del primo proprietario si vincono appalti. Poi, in associazione a delinquere con l’ex proprietario (Perego è stato arrestato con la stessa accusa di associazione di stampo mafioso), si svuota l’azienda – se non serve più – e si mandano a casa i dipendenti.</p>
<p>Oppure si può anche generare il fallimento di un’azienda impedendole di lavorare con le minacce. Una volta in fallimento, si subentra. Oppure ancora si presta denaro con tassi usurai, e alla decorrenza dei termini ci si impossessa dell’azienda. “Sorpassato il bar in auto, siamo andati nei box, Novella mi ha fatto sedere rimanendo tranquillo, poi ha chiamato qualcuno con il citofono, sito all’interno del box. Ha preso una pistola automatica e mi ha colpito. Quindi ha tirato fuori due cambiali che non avevo pagato e mi ha chiesto di mangiarle”, racconta un imprenditore.</p>
<p>In tutti e tre i casi, comunque, si partecipa agli appalti pubblici, compresi quelli per Expo 2015.</p>
<p>La terza ragione è la messa in scena dei fittissimi agganci politici della ‘ndrangheta in Lombardia. Il fratello di Francesco Lampada, arrestato nell’operazione sul clan Valle, entra ed esce con grande familiarità dall’assessorato alla Famiglia, suola e politiche sociali del Comune di Milano, dall’ufficio della superdirigente Carmela Madaffari, assunta proprio dal sindaco Moratti in persona. “Andiamo a trovare Carmelina” dice Giulio Lampada, che ha fondato il suo impero con le slot machine nei bar, prima di cominciare ad acquistarli per conto suo, i bar e i ristoranti.</p>
<p>Poi c’è Carlo Antonio Chiriaco, il direttore generale della Asl di Pavia, che comprava i voti per Giancarlo Abelli, il luogotenente del presidente Formigoni proprio sul fronte della Sanità. Chiriaco, finito in carcere, affiderebbe la mansione proprio all’avvocato Pino Neri che, in una intercettazione dice “Giuro che farei la campagna elettorale per lui come fosse la prima volta, con la pistola in bocca, perché chi non lo vota gli sparo”. Intanto gli ospedali pavesi ospitavano Pasquale Barbaro, il figlio del boss appena condannato al processo Cerberus, e Francesco Pelle, quello della strage di Duisburg. Poi c’è Barranca, il Capolocale di Milano, in rapporti con Pietro Pilello, dentro Ente Fiera Milano, la metropolitana milanese, la Finlombarda e molte altre società. Nelle intercettazioni esce anche il nome di Angelo Giammario, consigliere regionale Pdl, proprio in conversazioni elettorali tra Barranca e Chiriaco. C’è scritto a chiare lettere dentro l’ordinanza di custodia cautelare: “Chiriaco mette a disposizione della ‘ndrangheta la sua carica di direttore sanitario Asl e i propri contatti politici a ogni livello, incanalando i voti a favore della candidatura di Giancarlo Abelli e Angelo Giammario.”</p>
<p>Poi ancora c’è l’assessore comunale Pietro Trivi, indagato per corruzione elettorale. E ancora Massimo Ponzoni, ex assessore regionale, che “viene indicato come il personaggio giusto al quale rivolgersi per sostenere la candidatura di un soggetto gradito ai calabresi. E l’inquietudine raddoppia quando si apprende che l’uomo dei calabresi è un colonnello dei carabinieri”.</p>
<p>Di seguito c’è Antonio Oliviero, ex assessore provinciale al turismo nella giunta di Penati, che dal 2009 è passato con il Pdl di Podestà.</p>
<p>Dice in una intercettazione Chiriaco, riguardo ad Abelli: “Deve fare l’assessore alle Infrastrutture che può fare quel cazzo che vuole. Poi lui ha la testa. Nei prossimi cinque anni c’è l’Expo 2015. Ma sai cosa c’è da fare nei prossimi cinque anni a livello di infrastrutture?”</p>
<p>La quarta ragione è rappresentata dal ruolo di quelle che in gergo investigativo vengono chiamate le “talpe”. Già dal primo luglio, ben dodici giorni prima degli arresti delle 5 di mattina del 13 luglio, la ‘ndrangheta sapeva tutto.</p>
<p>Persino i nomi degli arrestati. Conosceva il quando, il come e il dove sarebbero partiti gli arresti. “A Milano ci sarà un bordello. Hanno sentito, hanno fatto i filmati. Un bordello.” Implicati ci sono carabinieri, poliziotti e uomini dei servizi segreti a libro paga delle cosche. “Voi dei Pelle in questa operazione non ci siete, siete in quella che chiamano Patriarca, appena arriva l’estate.”</p>
<p>Ecco, di quella chi scrive non può sapere niente, deve aspettare la comunicazione degli arresti dall’ufficio stampa della Questura.</p>
<p>Cosa ci vuole ancora per far comprendere il ruolo fondamentale della prima holding del nostro Paese nell’economia italiana?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/16/colui-che-ha-raccontato-a-dio-che-non-e-dio/">Colui che ha raccontato a Dio che non è Dio</a></p>
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		<title>Piovra Replay. Si intomba a cento passi da Palazzo Marino</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 08:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Catozzella</strong></p>
<p>La piovra sta avvinghiata sulla testa ben acconciata del Paese. Quella <em>fashion</em>, quella <em>cool</em>, quella impegnata, quella con il giornale sottobraccio e la valigetta, quella del cuore di Milano.<br />
Tre cuori possiede il polpo, uno per ognuna delle tre casacche criminali: quella di cosa nostra, quella camorrista e quella sempre più forte qui in Lombardia delle ’ndrine calabresi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/21/piovra-replay-si-intomba-a-cento-passi-da-palazzo-marino/">Piovra Replay. Si intomba a cento passi da Palazzo Marino</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Catozzella</strong></p>
<p>La piovra sta avvinghiata sulla testa ben acconciata del Paese. Quella <em>fashion</em>, quella <em>cool</em>, quella impegnata, quella con il giornale sottobraccio e la valigetta, quella del cuore di Milano.<br />
Tre cuori possiede il polpo, uno per ognuna delle tre casacche criminali: quella di cosa nostra, quella camorrista e quella sempre più forte qui in Lombardia delle ’ndrine calabresi. Tre cuori e una capacità di mimesi che le fa prediligere le camicie a collo dritto, ben stirato, bianco, le cravatte a nodo ampio. Per fare alcuni nomi di chi si spartisce la torta lombarda: gli Emanuello e i Rinzivillo di Gela, i Santapaola e i Madonia di Catania. Alcuni camorristi dalla periferia nord di Napoli, attivi soprattutto nel traffico di droga e nello spaccio. La ’ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, quella dei Valente e dei Piromalli.<br />
<span id="more-29022"></span><br />
Il capocentro del Dipartimento Investigativo Antimafia di Milano, il colonnello Stefano Polo, di questo affare del riciclaggio dei rifiuti non dice niente: se ne sono occupati i Carabinieri del nucleo operativo Ecologico di Treviso, Varese, Monza, Milano e Orio al Serio. La DIA di Milano è impegnata al momento in varie indagini su appalti urbani, edilizia, forniture meccaniche, movimentazione terra, riciclaggio di denaro illecito e braccia ficcate nella grossa torta di ciò che si prepara per l’Expo, il vanto della sindachessa milanese che continua a dichiarare che “la mafia a Milano non c’è.” In Lombardia, infatti, non esiste. Niente.</p>
<p>No, infatti. Secondo l’ultima relazione semestrale al Parlamento e al ministro dell’Interno della DIA, “in Lombardia, le proiezioni di cosa nostra si sono orientate verso l’accaparramento di attività economiche e di appalti, anche sfruttando un’area grigia di concorso da parte di imprenditori disponibili a comportamenti collusivi. In Lombardia le ’ndrine calabresi, continuano a essere molto attive nel traffico di stupefacenti. A Milano e in altre province della regione la ’ndrangheta, oltre alle attività illecite tipiche delle strutture criminali organizzate e consolidate nel territorio, confermate, peraltro, dalle risultanze delle indagini svolte dalla DIA, i sodalizi portano avanti un’azione di penetrazione nel tessuto socio-economico, attraverso la connivenza con settori inquinati dell’imprenditoria. I sempre più rilevanti interessi in gioco, segnatamente nei settori dell’edilizia in genere e nei subappalti per la realizzazione di opere pubbliche, hanno anche fatto saltare, in alcuni casi, equilibri, alleanze e spartizioni territoriali consolidati da tempo, facendo venir meno l’apparente clima di pax criminale che, negli ultimi anni, aveva connotato l’area.” Ecco come si spiegano allora gli omicidi di Rocco Cristello, Carmelo Novella e Aloisio Cataldo. Ma forse Milano si stava rifacendo il ciuffo.</p>
<p>Poi, il rapporto continua. “Il 10 luglio 2008, il GICO di Milano, nell’ambito dell’operazione <em>Cerberus</em>, ha eseguito 8 ordinanze di custodia cautelare, emesse nei confronti di altrettante persone responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso. L’organizzazione, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e ricorrendo altresì a ulteriori atti di intimidazione attraverso danneggiamenti e incendi all’interno di cantieri, imponeva un sovrapprezzo nei lavori di scavo, da destinare ad appartenenti a cosche della ’ndrangheta. Con tale sistema avevano acquisito il controllo dell’attività di movimento terra nella zona sudovest dell’hinterland milanese.</p>
<p>“Il primo agosto 2008, l’Ufficio del GIP del Tribunale di Milano ha emesso sentenza di condanna, a seguito di rito abbreviato, nei confronti di 14 persone, a conclusione di un’inchiesta su un traffico di stupefacenti all’interno dell’ortomercato di Milano che ha visto coinvolta la cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti.&#8221;</p>
<p>“A ottobre 2008, i Carabinieri di Bergamo, nell’ambito dell’operazione <em>Antlia</em> avviata nel marzo 2007 e coordinata dalla DDA di Brescia, hanno tratto in arresto otto persone appartenenti a una presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, che operava tra le province di Bergamo, Milano e Brescia. Gli arrestati, secondo l’accusa, si rifornivano di ingenti quantitativi di cocaina da un affiliato alla ’ndrangheta, operante nell’area milanese.” </p>
<p> “La regione è un’importante area di snodo del traffico nazionale e internazionale di droga e continua a essere teatro di dinamiche di riciclaggio di capitali illeciti. A tale proposito si cita l’operazione <em>Face off</em>, svolta dalla Guardia di Finanza di Monza, che a settembre del 2008 ha portato al sequestrato di beni per un valore di 96 milioni di euro.” </p>
<p>Si potrebbe continuare a lungo.<br />
Così vanno a fuoco due automezzi di proprietà di una società che presta il nome a Salvatore Accarino, e la pm di Busto Arsizio Sabrina Ditaranto e i Carabinieri del comando Tutela Ambiente scoprono un’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito dei rifiuti. Di nuovo. Di nuovo Salvatore Replay Accarino e lo stesso giochetto, compiacenti anche direttori e dipendenti di banche di Verbania, Varese e Milano che si tappavano occhi nasi orecchie bocche sul fatto che fosse pluriprotestato.</p>
<p>“La Valle”. Il tombamento. Fagnano Olona, Varese. Luogo adibito a ricovero di automezzi. Utilizzato dagli Accarino, per anni, per stoccare e trattare rifiuti speciali pericolosi. Intercettazioni telefoniche. Video riprese. Quelle che non si potranno più fare se passerà la legge. Camion che arrivano la sera. Camion che scaricano i rifiuti. Gli stessi rifiuti che vengono ricaricati su altri camion che ripartono la mattina. Portavano i rifiuti tossici alla “Valle”. Li sceglievano, con comodo, li separavano. Portavano quelli non tossici a due siti di smaltimento compiacenti, risparmiando loro la selezione. Intombavano quelli tossici, quelli provenienti dalla cartiera “Fornaci” di Fagnagno Olona, terre contaminate da idrocarburi e metalli pesanti. Di questo era specialista Salvatore Accarino.</p>
<p>I guadagni, poi, venivano riciclati con l’acquisto di mezzi e attrezzature da impiegare nelle società collegate, oppure per comprare, utilizzando alle aste pubbliche dei prestanome, unità immobiliari già pignorate alla famiglia che aveva fatto fallire la società dal nome eloquente, in quanto a infiltrazione mimetica: “La Lombarda”.<br />
Con i siti di smaltimento di Legnano, nel milanese, e Briona, nel novarese, gli Accarino gestivano e trafficavano abusivamente enormi quantitativi di rifiuti di gran parte delle aziende della zona.<br />
Questo faceva Salvatore Accarino in Lombardia.<br />
Questa è la Lombardia pulita e inamidata che ogni mattina si alza all’alba operosa, lasciando molti dei suoi giovani ficcati a pugni chiusi nei letti a chiedersi perché non si lavora.</p>
<p>[Questo articolo appare oggi sul "Quotidiano della Basilicata"]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/21/piovra-replay-si-intomba-a-cento-passi-da-palazzo-marino/">Piovra Replay. Si intomba a cento passi da Palazzo Marino</a></p>
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		<title>La carovana antimafie arriva in Lombardia</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 07:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>Amiamo viaggiare, vedere, scoprire, per questo abbiamo iniziato un viaggio appassionante e pericoloso, difficile ma entusiasmante. </em><strong>Con questo slogan partiva nel 1994 la prima Carovana Antimafia promossa dall&#8217;ARCI Sicilia</strong>, due anni dopo le stragi Borsellino e Falcone, che avevano scosso le coscienze e creato un forte fronte antimafia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/24/la-carovana-antimafie-arriva-in-lombardia/">La carovana antimafie arriva in Lombardia</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/carovana.jpg" alt="" title="carovana" width="211" height="280" class="alignleft size-medium wp-image-11344" /><em>Amiamo viaggiare, vedere, scoprire, per questo abbiamo iniziato un viaggio appassionante e pericoloso, difficile ma entusiasmante. </em><strong>Con questo slogan partiva nel 1994 la prima Carovana Antimafia promossa dall&#8217;ARCI Sicilia</strong>, due anni dopo le stragi Borsellino e Falcone, che avevano scosso le coscienze e creato un forte fronte antimafia. </p>
<p>Il viaggio di Carovana Antimafie continua oggi, in un percorso di oltre due mesi, in 100 tappe, che toccano tutte le Regioni d’Italia, per sensibilizzare la cittadinanza sul tema della lotta alle mafie e contro ogni forma di prevaricazione. </p>
<p><strong>Carovana Antimafie Lombardia parte da Milano il 26 novembre</strong> proprio di fronte all&#8217;Ortomercato, e percorre tutta la Regione, in un itinerario che tocca Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio, Sesto San Giovanni, Varese e si conclude a Milano con un evento pubblico il <strong>4 dicembre</strong>.<br />
<span id="more-11342"></span><br />
<strong>Carovana </strong>quest’anno ha la voce anche di due testimonial che ne condividono l’impegno per una Lombardia libera dalle mafie: lo scrittore <strong>Gianni Biondillo</strong>, che colora di leggenda il grigio delle periferie milanesi e <strong>Gaetano Liguori</strong>, musicista jazz da sempre appassionato di politica, che ha composto un pezzo dedicato a Carovana.</p>
<p><strong>Carovana Antimafie</strong> é un’iniziativa di <strong>Arci</strong>, <strong>Libera </strong>e <strong>Avviso Pubblico</strong> &#8211; Enti Locali e regionali per la formazione civile contro le mafie- e ha il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Milano.<br />
<strong>Carovana Lombardia</strong> é realizzata con la collaborazione e partecipazione di CGIL Lombardia, Fillea CGIL Lombardia, Associazione Saveria Antiochia Omicron Onlus, Il Ponte della Lombardia, CISL Lombardia, Filca Lombardia.</p>
<p><em>Carovana vi aspetta il 25 novembre per presentare il suo viaggio in Lombardia, con i suoi testimonial e i protagonisti di molti viaggi contro le mafie.</em></p>
<p><strong>CONFERENZA STAMPA </strong><br />
Martedì 25 novembre, ore 11.00<br />
Circolo della Stampa- Palazzo Serbelloni,<br />
Corso Venezia 16, Milano</p>
<p><strong>Partecipano:</strong><br />
Nando dalla Chiesa- Presidente Onorario Libera,<br />
Gaetano Liguori -musicista e testimonial,<br />
Gianni Biondillo- scrittore e testimonial,<br />
Lorenzo Frigerio -referente Libera Lombardia,<br />
Luigi Lusenti -Presidenza Arci Lombardia</p>
<p>Presenta: Giovanni Negri, Presidente Associazione Lombarda Giornalisti </p>
<p><em>Informazioni : </em><br />
www.carovanaantimafia.it<br />
www.arci.milano.it<br />
Arci Milano tel:02541781</p>
<p><em>Uffcio Stampa:</em><br />
Paola Barsottelli<br />
pbarso@gmail.com<br />
pbarso@fastwebnet.it</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/24/la-carovana-antimafie-arriva-in-lombardia/">La carovana antimafie arriva in Lombardia</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il giallo ha cambiato Garlasco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/04/il-giallo-ha-cambiato-garlasco/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 08:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
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<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p>Stereotipi che resistono nel tempo. Saldano l’evento al luogo dove esso è avvenuto e quel luogo si imprime nella memoria collettiva richiamando in simbiosi l’evento. Lo smemorato di Collegno, la saponificatrice di Correggio, il boia di Albenga, la banda della Magliana.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/04/il-giallo-ha-cambiato-garlasco/">Il giallo ha cambiato Garlasco</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/two-yellows-59.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/two-yellows-59.jpg" alt="" title="two-yellows-59" width="185" height="159" class="alignnone size-medium wp-image-7006" /></a></p>
<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p>Stereotipi che resistono nel tempo. Saldano l’evento al luogo dove esso è avvenuto e quel luogo si imprime nella memoria collettiva richiamando in simbiosi l’evento. Lo smemorato di Collegno, la saponificatrice di Correggio, il boia di Albenga, la banda della Magliana. E nel tempo a noi più vicino il mostro di Firenze, i “fidanzatini” di Novi Ligure, il delitto di Cogne, il giallo di Garlasco.<br />
Garlasco è una cittadina della Lomellina, in provincia di Pavia, a pochi chilometri dal confine col Piemonte e non lontana da Milano. Una cittadina del profondo nord, composta da villette perlopiù unifamiliari. Un posto tranquillo, non particolarmente caratterizzato, un posto umido d’inverno e ancor più nelle altre stagioni. Zanzare killer, d’estate, salgono come esercito dalle risaie; il riso, qui, si coltiva da sempre. Garlasco si trova nell’epicentro della coltivazione, come il Vercellese e il Novarese, zone umide e languide, spesse di nebbia d’inverno e di un sole coperto d’estate. Il luogo è provinciale e sonnolento: le giornate si tagliano uno dietro l’altra come le fette di pane bianco della prima colazione. Civiltà contadina; ma i valori tradizionali si sono persi ormai tra i tavolini dei bar popolati, come in altri mille posti, da vecchi superstiti, che biascicano la parlata del luogo, come fosse un milanese più grasso, più unto.<span id="more-6759"></span><br />
E ‘ trascorso  un anno dal delitto che ha fatto “scoprire” Garlasco. Un anno di indagini sula morte di Chiara Poggi, la ragazza buona e irreprensibile. Il volto del fidanzato coetaneo, che sfila diritto davanti a sé sulle auto della polizia, verso interrogatori continui, pressanti, mai risolutivi. Nessuna certezza fino a ora, dunque, ma grandi sospetti. E veleni, in dosi massicce. Un anno. Forse un’eternità, per questo paese abituato al silenzio del resto del mondo, come se esso si fosse nascosto da sempre tra le risaie e le coltivazioni e le industrie, agli assalti dei grandi eventi. E anche ora, forse, non c’è grande evento, non c’è pietra miliare, accadimento da iscrivere nei libri della storia. Ma solo fatto di cronaca nera comodo da mostrare, sfizioso per l’opinione pubblica impicciona, prezioso per la curiosità dei mass media.<br />
Ma il paese come è cambiato? E anche prima del delitto, come era veramente Garlasco? Era la &#8220;Las Vegas della Lomellina&#8221;. Perché a Garlasco, come in molti piccoli centri della enorme provincia del nord,  si pensa molto e da sempre all’apparenza. Di Las Vegas il paese adesso ha ormai tutto: il divertimentificio e un delitto in perfetto stile CSI.<br />
Garlasco – confida una collega che ci è nata e vissuta fino a qualche anno fa –  è un paese di abitanti (10.000) ma non di anime, un paese senza cuore, come per molta provincia del nord, come se la vera storia fosse ormai svanita, perduta anche al ricordo. Una volta, nemmeno tantissimi anni fa, c’erano come punti fermi l’osteria dell’Avanti! e la cooperativa Stella Rossa, due cinema, la corsa dei ciclisti in primavera e la parata dei bersaglieri a giugno, la Fgci e l’oratorio. Le storie di corna e di vendette familiari sussurrate negli anni ’70 erano all’ordine del giorno, ma il livello, storia dopo storia, anno dopo anno, si è pian piano spostato: prima il prete che si mormorava avesse avuto una figlia  da una fervente cattolica,  poi quell’altro un po’ troppo amico dei ragazzini (e trasferito altrove). Quella che non è mai cambiata è probabilmente la voglia di protagonismo delle persone, che si è soltanto declinata in forme differenti. In mezzo,  però, sussiste l’incapacità  di sganciarsi dagli stereotipi sociali e comunicativi di sempre. Negli ’80 c’era chi – uomini &#8211; cedeva senza problemi alle voglie di chi gli potesse garantire un passaggio a Canale Cinque, salvo poi sposarsi con una signorina bene e cornificarla poco dopo con una sua dipendente. E poi quei ragazzi che si facevano di eroina, procurandosi i soldi con il piccolo spaccio e i furti (fu una strage per il paese, ne morirono parecchi). Uno scenario desolante simile a quello di tanti paesi della provincia di tutta Italia, e il tipo di droga che cambia, l’eroina che viene dismessa in favore della socializzante cocaina.<br />
I cinema, la cooperativa rossa e la Fgci sono spariti da molti anni, sostituiti da un numero impressionante di supermercati, affiancati da alcuni esercizi commerciali che solo un bambino innocente non saprebbe riconoscere come “lavanderie”. E’ rimasto sempre lì, invece, il bar dove gli uomini non solo giocano a carte ma, se gli va storta, perdono tutto quello che hanno, facili prede di giocatori professionisti; e dovrebbe essere ancora aperto in fondo al paese il locale “equivoco” come lo chiamava la madre della collega, in realtà un vero e proprio casino. Insomma un bel posticino, fotocopia in scala ridotta del nostro Paese. In un anno non è cambiato quasi nulla, se non forse soltanto nell’ansia di apparire, nel senso che certa gente può dirsi contenta se il paese è finalmente sotto i riflettori di tutt’Italia.“Passare dalla strada transennata davanti alla villetta dei Poggi mette ancora i brividi. E’ l’impatto crudele con la notorietà di un posto acquistata si può dire con la forza, col delitto, col male. E  questo male improvviso e duraturo, a questo groviglio di sangue dal quale non si riesce a trovare né il punto d’arrivo né di partenza ha creato nella popolazione una piccola psicosi criminale. Per esempio, mesi fa è morto improvvisamente il figlio del famoso pizzaiolo campione d’Europa. Vista la morte improvvisa è girata subito la voce che il ragazzo fosse stato pestato a sangue, anzi a morte. E invece è morto d’infarto. Faceva uso di droga, di infarto ne aveva subito già uno, è morto così, da solo.<br />
La collega mi saluta, riprende il lavoro. Si allontana con calma, nel caldo di Milano, la città che l’ha accolta e dalla quale, mi ha detto poco prima di finire l’intervista, non si separerebbe per nulla al mondo.”Più che altro perché  il male è parcellizzato, e nessuno ti riconosce per strada”. Fa male, la provincia.</p>
<p><em>(Pubblicato su La Tribuna. Immagine: Gene Davis &#8211; Two yellows, 1959.)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/04/il-giallo-ha-cambiato-garlasco/">Il giallo ha cambiato Garlasco</a></p>
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