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	<title>Nazione Indiana &#187; loredana lipperini</title>
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		<title>l&#8217;ebook e la serie A</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 17:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/eye-book-futuro.jpg"></a>di <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/"><strong>Loredana Lipperini</strong></a></p>
<p>[questo articolo è stato pubblicato oggi su <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/">Lipperatura</a>]</p>
<p>Qualche giorno fa, dando conto del cambio di gestione e di linea editoriale di Gargoyle, avevo sottolineato un passaggio che mi aveva dato da pensare: l’affermazione che prevedeva per gli autori italiani (alcuni?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/14/lebook-e-la-serie-a/">l&#8217;ebook e la serie A</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/eye-book-futuro.jpg"><img class="size-full wp-image-40730 alignleft" title="eye-book-futuro" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/11/eye-book-futuro.jpg" alt="" width="225" height="283" /></a>di <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/"><strong>Loredana Lipperini</strong></a></p>
<p><span style="color: #008000;">[questo articolo è stato pubblicato oggi su <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/"><span style="color: #008000;">Lipperatura</span></a>]</span></p>
<p>Qualche giorno fa, dando conto del cambio di gestione e di linea editoriale di Gargoyle, avevo sottolineato un passaggio che mi aveva dato da pensare: l’affermazione che prevedeva per gli autori italiani (alcuni? molti?) l’uscita esclusivamente in eBook.</p>
<p>Passo indietro: Francoforte. In occasione della Buchmesse Riccardo Cavallero, direttore generale Libri Trade di Mondadori, attacca gli agenti in quanto “conservatori” nei confronti dell’eBook medesimo: “non si può avere paura dei prezzi o della cannibalizzazione, altrimenti non ci lanceremo mai nell’editoria digitale”, dichiara al Corriere della Sera. Gli risponde un editore, Stefano Mauri (Gems)”Gli agenti giustamente cercano di tutelare i propri autori se sono dei professionisti (mi preme sottolineare che stiamo parlando della serie A, quella che vive di questo mestiere e non degli ultimi arrivati, con tutto il rispetto)”.<br />
<span id="more-40729"></span><br />
Ora, in tutela della serie B, C, D e Z era sceso qualche giorno fa Scott Turow, che pure appartiene alla fascia AA, sottolineando la slealtà di una situazione dove gli editori considerano gli eBook semplicemente come un luogo dove il rischio è minimo e dunque è possibile fare, o quasi, quel che si desidera. Poche royalties, considerazione dell’autore ai minimi.</p>
<p>In Italia, non stiamo molto meglio. Dopo l’annuncio della piccola Gargoyle, la decisione della ben più grande Mondadori: se volete, una piccolezza nelle problematiche che agitano il mercato editoriale, ma potrebbe assumere rilevanza ben maggiore e costituire un precedente. Di GL D’Andrea, che il commentarium già conosce, Mondadori ragazzi aveva mandato in stampa due volumi di una trilogia, Wunderkind (inizialmente concepita come storia unica ma suddivisa in tre parti, non per volontà dell’autore). Fra pochi giorni esce il capitolo conclusivo della saga, peraltro tradotta in una decina di paesi: esclusivamente in eBook. La protesta dei lettori, in rete, è stata immediata: non è corretto, dicono, cambiare supporto per evitare il rischio, a spese di chi ha seguito su cartaceo gli episodi precedenti.</p>
<p>In effetti, non lo è. E rafforza il sospetto, già enunciato qualche giorno fa, che il digitale venga considerato, in Italia, non come luogo dove investire ma come luogo da cui guadagnare col minimo sforzo, almeno nell’immediato. Ora, questo è un punto su cui gli autori tutti, conservatori o meno, dovrebbero riflettere molto: perchè quella che è indubbiamente una grande opportunità potrebbe essere usata non certo a loro vantaggio.</p>
<p>Ps. Per inciso, di ritorno da una magnifica due-giorni a Umbria Libri: ho avuto il piacere di essere in compagnia di scrittrici a cui voglio bene e a cui mi sento affine, come, per citarne due, Michela Murgia e Chiara Palazzolo. La prima si batte non da oggi perchè gli autori trovino intenti comuni, la seconda ha sottolineato come il punto debole italiano stia proprio nella narrativa popolare, soprattutto quella che si rivolge ai giovani lettori. Settore in cui, tanto per ampliare l’argomento, mi sembra che sia soprattutto l’ufficio marketing a prendere decisioni, secondo il principio che tutti possono scrivere tutto, e che gli stessi autori possano passare dai Tokio Hotel agli angeli innamorati, dal giallo al paranormal romance, a seconda di cosa “tira” di più. Eppure, le pagine lette nella preadolescenza e adolescenza, sono quelle che aprono al mondo della lettura. Magari, occorrebbe tenerlo presente, qualche volta.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/14/lebook-e-la-serie-a/">l&#8217;ebook e la serie A</a></p>
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		<title>La Restaurazione a Torino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/08/la-restaurazione-a-torino/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/08/la-restaurazione-a-torino/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 May 2005 16:56:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Un&#8217;iniziativa di Nazione Indiana</strong></p>
<p></p>
<p><strong>Editori, scrittori, critici e librai a confronto</strong></p>
<p>Coordina <strong>Benedetta Centovalli</strong><br />
Intervengono: <strong>Carla Benedetti</strong>, <strong>Italo Cossavella</strong>, <strong>Sergio Fanucci</strong>, <strong>Loredana Lipperini</strong>, <strong>Antonio Moresco</strong>, <strong>Antonio Scurati</strong></p>
<p>Saranno presenti: <strong>Silvia Ballestra</strong>, <strong>Gianni Biondillo</strong>, <strong>Mauro Covacich</strong>, <strong>Helena Janeczek</strong>, <strong>Nicola Lagioia</strong>, <strong>Massimiliano Parente</strong>, <strong>Tiziano Scarpa </strong>e altri indiani</p>
<p><strong>Torino, Fiera del Libro<br />
Sala Rossa<br />
Lunedì 9 maggio ore 16.30</strong></p>
<p>La Restaurazione a Torino è un incontro che pone al centro della discussione la denuncia di un’epoca, la nostra, segnata da un forte e inequivocabile ritorno all’ordine, un &#8220;regime&#8221; vero e proprio che attraversa tutti i campi dell’esistenza.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/05/08/la-restaurazione-a-torino/">La Restaurazione a Torino</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un&#8217;iniziativa di Nazione Indiana</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/restaura2.JPG" alt="restaura2.JPG" border="0" height="72" width="535" /></p>
<p><strong>Editori, scrittori, critici e librai a confronto</strong></p>
<p>Coordina <strong>Benedetta Centovalli</strong><br />
Intervengono: <strong>Carla Benedetti</strong>, <strong>Italo Cossavella</strong>, <strong>Sergio Fanucci</strong>, <strong>Loredana Lipperini</strong>, <strong>Antonio Moresco</strong>, <strong>Antonio Scurati</strong></p>
<p>Saranno presenti: <strong>Silvia Ballestra</strong>, <strong>Gianni Biondillo</strong>, <strong>Mauro Covacich</strong>, <strong>Helena Janeczek</strong>, <strong>Nicola Lagioia</strong>, <strong>Massimiliano Parente</strong>, <strong>Tiziano Scarpa </strong>e altri indiani</p>
<p><strong>Torino, Fiera del Libro<br />
Sala Rossa<br />
Lunedì 9 maggio ore 16.30</strong></p>
<p>La Restaurazione a Torino è un incontro che pone al centro della discussione la denuncia di un’epoca, la nostra, segnata da un forte e inequivocabile ritorno all’ordine, un &#8220;regime&#8221; vero e proprio che attraversa tutti i campi dell’esistenza.<br />
Intende evidenziare e analizzare la deriva del mondo culturale attraverso contributi e proposte di chi già cerca di operare controcorrente.<br />
<span id="more-1147"></span><br />
Intende promuovere il dibattito sulla circolazione della cultura e sull’editoria di oggi, tenendo presente anche il punto di vista di <em>Editoria senza editori</em> di <strong>André Schiffrin </strong>e dell’essenziale contributo militante di <strong>Alfredo Salsano</strong>.</p>
<p>Anche in Italia il doppio binario del mercato e del progetto è saltato per ridursi a una monorotaia, al senso unico del best seller. Carla Benedetti ne ha scritto sull’”Espresso” del 7 gennaio 2005 e su Nazione Indiana, parlando di “industria del genocidio culturale”. Qualche mese prima sulle pagine del “Messaggero” Benedetta Centovalli aveva cominciato a porre alcuni termini della questione suscitando risposte dal mondo editoriale (Stefano Mauri e Elido Fazi, con una replica di Giancarlo Ferretti).</p>
<p>Alla riflessione di Carla Benedetti ha fatto seguito un dibattito acceso che si è svolto tra la rete (v. Loredana Lipperini e il suo blog “Lipperatura”), alcuni dei principali quotidiani, come il ”Corriere della Sera”, con interventi da Vassalli a Ferroni, da Sanguineti a Fanucci, e ripreso più volte da Fahrenheit su Radiotre.<br />
Poi un pezzo di Antonio Moresco dal provocario titolo La Restaurazione &#8211; pubblicato per presentare questa iniziativa su Nazione Indiana &#8211; ha dato avvio a un rovente confronto in rete.</p>
<p>La Restaurazione a Torino è una discussione nata per contrastare lo stato delle cose e progettare un futuro possibile. È stata organizzata con una prima serie di interventi veloci di editori, scrittori, critici e librai, per passare poi il testimone al maggior numero di voci, soprattutto scrittori, che come in un’assemblea testimonino la temperatura del momento. A lunedì.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/05/08/la-restaurazione-a-torino/">La Restaurazione a Torino</a></p>
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		<title>Letteratura popolare, terra di conquista</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2005 09:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tiziano scarpa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Caliceti</strong></p>
<p>Il dibattito culturale più interessante di questo inizio anno si interroga sulla cosiddetta &#8220;letteratura popolare&#8221; e ha come protagonista due donne: <strong>Carla Benedetti</strong>, scrittrice e acuta critica letteraria e  <strong>Loredana Lipperini</strong>, giornalista cultura di <strong>Repubblica</strong>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/">Letteratura popolare, terra di conquista</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Caliceti</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/conquistador1.jpg" border="0" alt="conquistador1.jpg" hspace="4" vspace="2" width="275" height="220" align="left" />Il dibattito culturale più interessante di questo inizio anno si interroga sulla cosiddetta &#8220;letteratura popolare&#8221; e ha come protagonista due donne: <strong>Carla Benedetti</strong>, scrittrice e acuta critica letteraria e  <strong>Loredana Lipperini</strong>, giornalista cultura di <strong>Repubblica</strong>. Tutto inizia da un articolo di Carla il 7 gennaio su <strong>L&#8217;Espresso</strong>, poi in versione integrale su <strong>Nazione Indiana</strong> (vedi <a href="http://www.nazioneindiana.com/archives/000955.html#more"><span style="text-decoration: underline;">qui</span></a>), <strong><em>Genocidio culturale</em></strong>, che mette in guardia di fronte ai pericoli di una mutazione genetica che avrebbe trasformato l&#8217;editoria italiana  in una monocultura del best seller, prendendo a esempio <strong>Io uccido </strong>di <strong>Giorgio Faletti</strong>.<br />
<span id="more-900"></span><br />
I grandi editori sarebbero sempre più determinati a stampare soltanto quel che vende, tagliando fuori non soltanto i nomi nuovi, ma anche pilastri del passato recente della letteratura italiana. E tutto ciò con la complicità di troppi critici letterari e giornalisti culturali, ridotti praticamente al ruolo di operatori di marketing più o meno occulto.</p>
<p>Loredana risponde sul suo sito &#8220;Lipperatura&#8221; (<a href="http://www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/blog"><span style="text-decoration: underline;">qui</span></a>) che <strong>Io uccido</strong> le è piaciuto proprio perché &#8220;popolare&#8221;. E spiega che il &#8220;popolare&#8221; non va demonizzato, e &#8220;le storie degli uomini possano essere raccontate in molte forme&#8221;.</p>
<p>Esempi? La solitudine femminile passa attraverso i versi di <strong>Silvia Plath </strong>come attraverso le sit com che tanto dispiacciono ad alcuni intellettuali militanti. Si può capire assai più su <strong>Mozart </strong>guardando <strong>Amadeus </strong>(il film) piuttosto che leggendo <strong>Paolo Isotta</strong>. L&#8217;equivalente contemporaneo di <strong>Wilhelm Meister </strong>può essere il videogioco dei <strong>Pokémon</strong>.</p>
<p>E spiega che il popolare non è una medicina amara che lo studioso deve ingoiare, o con cui l&#8217;intellettuale possa al più trastullarsi, ma l&#8217;indispensabile termine di confronto, a meno di non accarezzare il vecchio, delizioso sogno degli intellettuali italiani, che si scagliano contro l&#8217;ignoranza delle masse, sperando, nel profondo dei propri cuori, che non accedano mai al privilegio del sapere. &#8220;Penso che il disprezzo delle élite nei confronti dei generi renda ancor più prezioso difenderli&#8221;, conclude Loredana. &#8220;Anche nel momento in cui gli autori italiani più avvertiti li vanno scomponendo e superando. Quando non è possibile parlare di Avanguardia, tocca, per non retrocedere, fare battaglie di Latoguardia. Anzi, fondarne una&#8221;.</p>
<p>A un estratto live di questo dibattito/polemica che in Rete si sta allargando a macchia d&#8217;olio,  si è assistito mercoledì da <strong>Marino Sinibaldi </strong>all&#8217;interno di <strong>Fahrenheit</strong> su <strong>RadioTre</strong>.<br />
Carla ha ripetuto che oggi editori e librerie fanno leva più sull&#8217;inerzia spirituale e culturale del lettore, che sulla sua intelligenza o esigenza di arricchirlo culturalmente. Più o meno come fa la tv. Non solo. C&#8217;è chi pensa che ci siano libri che non si possono criticare perché sono popolari.<br />
Loredana ha ribattuto che esistono tante piccole case editrici &#8220;di progetto&#8221;.</p>
<p>Ma la terza ospite, <strong>Benedetta Centovalli</strong>, editor di <strong>Rizzoli</strong>, le ha liquidate come &#8220;cenerentole&#8221; affermando che comunque anche per lei, oggi, in Italia, gli spazi per una letteratura e un&#8217;editoria di ricerca si sono ristretti ovunque e esiste una dittatura della &#8220;monocultura da best seller&#8221;</p>
<p>Alcuni <strong>appunti personali</strong>…</p>
<p><strong>1.</strong> Intanto grazie a Carla e Loredana per questo salutare dibattito, a cui sarebbe bello partecipassero non solo &#8220;giovani&#8221; critici e autori, ma anche autori meno giovani magari più venduti e critici e giornalisti di terza pagina dei media italiani. Se non accadrà, bisognerà chiedersi perché. Come bisognerà prendere atto che la Rete oggi è forse il luogo più adatto, se non l&#8217;unico, per provare a fare qualche ragionamento.</p>
<p><strong>2.</strong> Loredana ha ragione: l&#8217;intelligencija di Sinistra per anni ha bollato come troppo facili importanti autori come <strong>Tolkien </strong>o <strong>Stephen King</strong>. Come per altri motivi <strong>Céline</strong>, aggiungo io. E&#8217; vero, in Italia i libri di genere per tanto tempo sono stati visti con sospetto. Ma da decenni il genere è stato largamente sdoganato anche qui. E personalmente sono un po&#8217; stanco del ritornello che si sente ripetere oggi su come  proprio &#8220;la narrazione di genere è la più adatta a raccontare la contemporaneità italiana&#8221;. Pare quasi, leggendo alcune pagine culturali de <strong>L&#8217;Unità </strong>o di <strong>Repubblica</strong>, che i noir o i gialli siano gli unici romanzi sociali possibili oggi. Come se le fiction tv sui preti fossero gli unici possibili film impegnati socialmente. Insomma, calma.</p>
<p><strong>3.</strong> Da una parte, alle volte sembra sentir parlare della Cultura e della Letteratura con la C o la L maiuscole (Carla). Dall&#8217;altra si dicono cose acute e sacrosante soprattutto sulla cosiddetta Divulgazione Culturale. (Loredana). Quando Carla afferma che oggi l&#8217;industria editoriale tende a non accorgersi o a far finta di non accorgersi della differenza tra scrittori e divulgatori, &#8211; semplifico a modo mio, per essere divulgatore a me stesso &#8211; , perché quello che conta è la vendita, dice una verità abbastanza ovvia e sotto gli occhi di tutti. E quando aggiunge che questo mutamento in atto può avere degli effetti collaterali sgradevoli, mi pare condivisibile. Ma le due tostissime ragazze non parlano di &#8220;divulgazione culturale&#8221; o &#8220;educazione&#8221; (sono sinonimi di Latoguardia?) che potrebbero giovare al confronto.</p>
<p><strong>4. </strong>Loredana si chiede giustamente perché la Sinistra e la cultura di elite hanno lasciato che il popolare diventasse in Italia predominio della Destra? Conoscendola, so che ha le sue buone ragioni per farsi domande del genere. Ma fa bene Carla a ricordarci quanto sia equivoco il concetto di popolare e l&#8217;idea consolatoria che &#8220;il popolo&#8221; sia sempre orientata a Sinistra. La <strong>Fallaci </strong>per esempio scrive libri popolari ma terribilmente di Destra. La Sinistra non può dunque difendere questo terreno come un suo latifondo, ci ricorda Carla. E&#8217; finita l&#8217;epoca dei proprietari terrieri. Il &#8220;popolare&#8221; non è zona neutra, ma terra di conquista, campo di battaglia politico e culturale. E non si può neppure confondere il &#8220;popolare&#8221; con il &#8220;populistico&#8221;. O un  &#8220;prodotto culturale di intrattenimento&#8221; con un &#8220;prodotto culturale di ottundimento&#8221;. Insomma, rivendica alla cultura e alla letteratura una sua moralità e tensione etica che vadano oltre al consenso immediato del cittadino elettore consumatore. E a una loro funzione vitale anche formativa e di conoscenza della complessità del reale, che non si limiti solo a raggiungere il portafoglio del lettore, ma raggiunga anche le sue zone più profonde, meno standardizzate, dove forse risiedono ancora speranze e voglia di cambiamento, bisogno di cambiamento. Chi può darle torto?</p>
<p>_________________</p>
<p>Questo intervento è stato pubblicato venerdì 28 gennaio 2005 su <strong>Liberazione</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/">Letteratura popolare, terra di conquista</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Popolari o populisti?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2005 17:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[loredana lipperini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una discussione fra <strong>Loredana Lipperini</strong> e <strong>Carla Benedetti</strong> (e tanti altri)</p>
<p></p>
<p><em>Da <a href="http://www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/blog">Lipperatura</a>, il bel blog letterario di <strong>Loredana Lipperini</strong>, riprendiamo un intervento di Lipperini stessa sull’articolo di <strong>Carla Benedetti</strong> (vedi <a href="http://www.nazioneindiana.com/archives/000948.html">qui</a>). Segue un intervento di <strong>Carla Benedetti</strong>, comparso nella finestra dei commenti di <strong>Lipperatura</strong>.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/">Popolari o populisti?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una discussione fra <strong>Loredana Lipperini</strong> e <strong>Carla Benedetti</strong> (e tanti altri)</p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/blog_lipperini.gif" border="0" alt="blog_lipperini.gif" width="460" height="50" /></p>
<p><em>Da <a href="http://www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/blog"><span style="text-decoration: underline;">Lipperatura</span></a>, il bel blog letterario di <strong>Loredana Lipperini</strong>, riprendiamo un intervento di Lipperini stessa sull’articolo di <strong>Carla Benedetti</strong> (vedi <a href="http://www.nazioneindiana.com/archives/000948.html"><span style="text-decoration: underline;">qui</span></a>). Segue un intervento di <strong>Carla Benedetti</strong>, comparso nella finestra dei commenti di <strong>Lipperatura</strong>. Tutta la discussione, compresi i commenti di <strong>Andrea</strong>, <strong>Wu Ming 1</strong> qui menzionati, e tutti gli altri, li potete leggere <a href="http://www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/commento?anchor=20050118080635"><span style="text-decoration: underline;">qui</span></a></em>.<br />
<span id="more-867"></span><br />
Siete pronti per una bella polemica culturale? Perfetto, via.<br />
Vengo chiamata in causa, pur senza essere nominata, da <strong>Carla Benedetti</strong> nell’articolo apparso su <strong>Nazione Indiana</strong> (vedi qui) e solertemente qui segnalato dall’ottimo Andrea. Oggetto dell’articolo, anche se il paragone alla <strong>Benedetti</strong> dispiacerà, qualcosa di non troppo dissimile dalla decadenza e caduta su cui si era in precedenza avvoltolato <strong>Camillo Langone</strong> sul <strong>Foglio</strong>. Un politico dei tempi andati avrebbe bofonchiato di opposti estremismi. Io penso che, semplicemente, quello di accoccolarsi sulla riva di un qualcosa (spiaggia, sponda, supporto cartaceo o pagina web) spargendo lacrime sulla fine dei tempi sia un piacere antico, e che <strong>Lucrezio</strong> abbia detto tutto quel che c’era da dire in proposito.</p>
<p>Attenzione: su alcune delle argomentazioni utilizzate da <strong>Carla Benedetti</strong> (la diffusione di librerie-blockbuster, la fine della logica del doppio binario editoriale) sono d’accordo. Non lo sono, invece, sull’aver scelto come simbolo della disfatta <strong>Giorgio Faletti</strong>, autore di due best seller, <strong>Io uccido</strong> e <strong>Niente di vero tranne gli occhi</strong> (premetto subito che non ho letto il secondo, e dunque non ne parlerò).</p>
<p>Per spiegarne il successo, e mettere in guardia dai pericoli che ne derivano, <strong>Benedetti</strong> parla della fine dell’editoria di progetto (che pure, se posso, non mi sembra affatto defunta) in favore della monocultura del best seller, con i grandi editori sempre più determinati a stampare soltanto quel che vende, tagliando fuori non soltanto nomi nuovi ma anche pilastri del passato recente.<br />
Tutto ciò con la complicità di quello che nello strillo pubblicitario dell’ultimo libro di <strong>Oriana Fallaci</strong> viene chiamato “il silenzio dei chierici”, che son poi il bersaglio reale dell’articolo: i quali evidentemente tacciono come da copione, non dissezionano <strong>Faletti</strong> e lo accolgono “cordialmente”. Anzi, lo promuovono. Come avrebbe fatto la sottoscritta, su <strong>La Repubblica</strong>, nell’articolo che accompagnava l’uscita in edicola di <strong>Io uccido</strong>.</p>
<p>Veniamo subito a questo punto: non essendo un critico, anzi, credendo molto poco alla funzione della critica in questo preciso momento, e potendo concedermi il lusso dei cronisti, che raccontano quel che vedono, lasciando che siano altri ad interpretarlo e a sistemarlo nei lindi scaffali delle categorie, non ho mai scritto di un libro, o di un fenomeno, senza esserne convinta. Ergo, <strong>Io uccido</strong> mi è piaciuto. Di più. Mi è piaciuto proprio perché popolare: se posso citare l’articolo incriminato, diceva proprio questo: “a decretare la fortuna di <strong>Io uccido</strong> è la sua stessa, dichiarata origine: un romanzo popolare, scritto con l’idea di essere tale”.</p>
<p>E resto convinta non che il popolare non vada demonizzato: una negazione si allineerebbe a quel che paventa <strong>Benedetti</strong>, i chierici non si scagliano contro il popolare per non passare da “umanisti vecchio stampo”.  Resto convinta che il popolare sia la <strong>sostanza prima</strong> con cui cimentarsi: perché credo, non da oggi, che le storie degli uomini possano essere raccontate in molte forme. Perché penso che la solitudine femminile, per dire, passi attraverso i versi di <strong>Silvia Plath</strong> come attraverso le sit com che tanto dispiacciono ad alcuni intellettuali militanti. Penso che si possa capire assai più su <strong>Mozart</strong> guardando <strong>Amadeus</strong> (il film) piuttosto che leggendo <strong>Paolo Isotta</strong>. Penso che l’equivalente contemporaneo di <strong>Wilhelm Meister</strong> sia il videogioco dei <strong>Pokémon</strong>. Penso che il popolare non sia una medicina amara che lo studioso deve ingoiare, o con cui l’intellettuale possa al più trastullarsi, ma l’indispensabile termine di confronto, a meno di non accarezzare il vecchio, delizioso sogno degli intellettuali italiani, che si scagliano contro l&#8217;ignoranza delle masse sperando, nel profondo dei propri cuori, che non accedano mai al privilegio del sapere.</p>
<p>Penso, infine, e lo dicevo al telefono con un caro amico, che il disprezzo delle élite nei confronti dei generi renda ancor più prezioso difenderli anche nel momento in cui gli autori italiani più avvertiti li vanno scomponendo e superando.</p>
<p>Quando non è possibile parlare di avanguardia, tocca, per non retrocedere, fare battaglie di latoguardia. Anzi, fondarne una.</p>
<p><strong>Loredana Lipperini</strong></p>
<p>___________________________________________</p>
<p>Cara <strong>Loredana</strong>,<br />
stimo molto il tuo lavoro di giornalista culturale, e perciò mi dispiace che tu ti sia sentita attaccata nel mio articolo pubblicato su <strong>Nazione Indiana</strong>. La mia intenzione era di mettere a fuoco un nuovo meccanismo perverso che si è innestato da quando i quotidiani sono diventati editori e si trovano a recensire, sulle proprie pagine culturali, i libri che essi stessi mettono in vendita nelle edicole. Un conflitto di interessi oggettivo, che rischia di chiudere ancor più gli spazi per il giornalismo culturale. Non ho mai pensato che tu piegavi a una vile promozione del libro di <strong>Faletti</strong>. Non l’ho pensato e neppure l’ho scritto. Se vai a rileggere quel passo, ti accorgerai che nemmeno nella lettera c’era alcuna ambiguità. Dicevo:</p>
<p>&#8220;Un altro elemento nuovo è che i quotidiani sono diventati editori. Ristampano i classici ma anche bestseller recenti. E le pagine culturali si riempiono di recensioni di questi libri, che quindi talvolta, al di là delle buone intenzioni del giornalista, diventano oggettivamente indistinguibili da una promozione&#8221;.</p>
<p>Quanto al popolare, mi dispiace che tu abbia letto nel mio articolo un disprezzo per ciò che ha grande diffusione. Io non disprezzo affatto né demonizzo i libri che sono popolari. Disprezzo però il populismo, e l’ideologia del populismo, che è tutt’altra cosa. La destra ha fatto del populismo la propria bandiera pubblicitaria. La sinistra subisce questa ideologia senza avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, e fare analisi di cosa sta succedendo davvero. I libri della <strong>Fallaci</strong> sono popolari. Anche di quelli diresti che vanno accettati per questa ragione?</p>
<p>Ringrazio <strong>Andrea</strong> e <strong>Wu Ming</strong> per i commenti puntuali che aprono alla discussione. Anch’io credo che in Italia ci sia ottima e coraggiosa editoria di progetto, e non me la sono affatto dimenticata. Semplicemente mi interessava in quell’articolo fotografare una tendenza, isolare un virus, dire con cosa abbiamo a che fare, con quali ostacoli e forze si trovano a combattere gli editori di progetto, e noi con loro. Non sono catastrofista, ho sempre guardato con sospetto gli apocalittici, e l’articolo di cui stiamo discutendo si chiude con l’affermazione che i giochi non sono mai già tutti fatti.</p>
<p><strong>Carla Benedetti</strong></p>
<p>____________________________________</p>
<p>Per <strong>inserire commenti</strong> vai a <strong>Archivi per mese – gennaio 2005</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/">Popolari o populisti?</a></p>
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