<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; marco belpoliti</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/marco-belpoliti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 18:19:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Costruire il bello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/costruire-il-bello/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/costruire-il-bello/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=41628</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Pasolini e Ninetto sono a fianco della macchina da presa che inquadra la città di Orte. Il poeta spiega che ha una forma perfetta, ma se si allarga l’obiettivo, e s’include nella visione le case moderne, che sorgono lì accanto, ci si accorge che “la massa architettonica è deturpata, rovinata”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/costruire-il-bello/">Costruire il bello</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="700" height="525" src="http://www.youtube.com/embed/ccTfrb8NIuM?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Pasolini e Ninetto sono a fianco della macchina da presa che inquadra la città di Orte. Il poeta spiega che ha una forma perfetta, ma se si allarga l’obiettivo, e s’include nella visione le case moderne, che sorgono lì accanto, ci si accorge che “la massa architettonica è deturpata, rovinata”. È il 1974 e il regista sta girando un documentario televisivo sulla forma della città, e si pone in modo diretto il problema della bellezza. È una visione che lo strazia, e di cui ha dato conto in alcuni degli articoli sul “Corriere”.<br />
Sono trascorsi quasi quarant’anni e il problema della bellezza esplode di nuovo, e in modo radicale, davanti ai nostri occhi. Un tempo era ritenuto un argomento di “destra”, come se l’estetica non potesse coniugarsi con l’etica; oggi gli italiani interrogati dal Censis, dentro questa crisi economica, scoprono che le loro città sono brutte, o rischiano di imbruttirsi ulteriormente, e capiscono in modo lampante che costruire un edificio bello non costa di più che costruirne uno brutto. Una città brutta fa vivere male, pensare male e anche sognare male. Pasolini aveva ragione: stiamo dilapidando la nostra ricchezza che consiste nella bellezza, nel vivere in città che possiedono il <em>genius loci</em>. E non è solo questione di architetture del passato. A Parigi, decenni fa, il Beaubourg, architettura high-tech, progettata da Piano e Rogers, ha creato uno spazio urbano vivibile e caratteristico, e persino bello. L’architettura non ha solo un valore estetico, ma, come spiega l’inchiesta del Censis, può avere anche un valore economico. Possono i sindaci delle grandi città italiane, come quelle di provincia, e i loro assessori all’urbanistica, pensare alla bellezza oltre che alle carte bollate e alla burocrazia?<br />
Faccio un caso recentissimo ed esemplare. A Milano, proprio di fronte al Cimitero Monumentale, uno dei punti simbolici della città, ricco di sculture funebri, e con il celebre Famedio dei cittadini illustri, un infausto piano urbanistico, confezionato dalla giunta Moratti e proseguito e perfezionato dalla giunta Pisapia, prevede la costruzione di un albergo di nove piani dentro l’area di rispetto, un edificio in stile postmodernista in ritardo di vent’anni. Lì accanto un vecchio palazzo dell’Enel degli anni Trenta dovrà essere demolito per far posto a un ecomostro di nove piani in un quartiere di case che al massimo ne hanno quattro. Parte di questi edifici è di edilizia convenzionata, ovvero per le classi meno abbienti. Un’iniziativa opportuna, dare una casa a prezzi calmierati, ma per farlo si costruisce un bruttissimo palazzo fuori scala a venti minuti a piedi dal Duomo.<br />
In un libro provocatorio ed efficace, <em>Maledetti architetti</em>, Tom Wolfe racconta la storia delle case popolari di Pruitt-Igoe a Saint Louis, progettate e costruite nel 1965 dallo sfortunato architetto Minoru Yamasaki, quello del World Trade Center di NY. Meno di vent’anni dopo in un’affollata assemblea plenaria gli inquilini suggerirono di abbatterle. Era la prima volta in cinquant’anni che si chiedeva un parere a chi abitava gli edifici operai. La vox populi intonò in coro: “Blow it…up! Blow it… up!”, Buttatelo giù! Nel 1972 i tre caseggiati centrali vennero demoliti con la dinamite. Erano un esempio di perfetta architettura modernista. Possibile che non si possano costruire case belle? Abbiamo in Italia più architetti che in tutti gli altri paesi d’Europa. Non è forse venuto il momento che si faccia una riflessione pubblica per questo? La bellezza non è né di destra né di sinistra. Dostoevskij pensava che potesse salvare il mondo. Possono il sindaco di Milano e il suo assessore all’urbanistica riflettere su questo senza ricorrere alla lingua dei regolamenti e dei piani edilizi? E con loro tutti i primi cittadini dell’ex-Bel Paese?</p>
<p>[<em>pubblicato su </em>La Stampa,<em> ieri</em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/costruire-il-bello/">Costruire il bello</a></p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/costruire-il-bello/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Area ex Enel, Milano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/02/03/area-ex-enel-milano/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2012/02/03/area-ex-enel-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Saibene]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Molinari]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Biraghi]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Marone]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=41575</guid>
		<description><![CDATA[<p><strong>INVITO PER CONFERENZA STAMPA<br />
Area ex Enel, Milano</strong></p>
<p>Dopo il dibattito aperto sui giornali nazionali e cittadini, e nel web, circa la costruzione di un edificio di 9 piani destinato ad albergo, un nuovo insediamento abitativo di 9 piani, e il museo dell’ADI, con gli interventi di Belpoliti, Biondillo, Biraghi, Molinari e Marone, e con le risposte, fra le altre, del Sindaco Pisapia e dell’Assessore all’Urbanistica di Milano, Lucia De Cesaris, viene presentato l’appello firmato da 100 intellettuali, artisti, scrittori, architetti, imprenditori, ecc.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/03/area-ex-enel-milano/">Area ex Enel, Milano</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>INVITO PER CONFERENZA STAMPA<br />
Area ex Enel, Milano</strong></p>
<p>Dopo il dibattito aperto sui giornali nazionali e cittadini, e nel web, circa la costruzione di un edificio di 9 piani destinato ad albergo, un nuovo insediamento abitativo di 9 piani, e il museo dell’ADI, con gli interventi di Belpoliti, Biondillo, Biraghi, Molinari e Marone, e con le risposte, fra le altre, del Sindaco Pisapia e dell’Assessore all’Urbanistica di Milano, Lucia De Cesaris, viene presentato l’appello firmato da 100 intellettuali, artisti, scrittori, architetti, imprenditori, ecc. milanesi, e non solo, diretto al Sindaco per rivedere il progetto di intervento edilizio nell’area prospiciente il Cimitero Monumentale, e nelle vie Bramante e Procaccini. </p>
<p>L’appello è firmato da persone come <strong>Gherardo Colombo, Luigi Brioschi, Marco Travaglio, Salvatore Settis, Mario Botta, Joseph Grima, Gabriele Basilico</strong> e molti altri. </p>
<p>Oltre all’appello verrà anche presentato un documento che riassume le questioni procedurali, e di sostanza, che sono implicate da questo intervento urbanistico e che hanno ispirato un ricorso al Tar da parte degli abitanti della zona.</p>
<p>Cosa ci guadagna e cosa ci perde la cittadinanza da questo intervento?<br />
Perché è stato fatta una variante al PGT per dar corso con urgenza a questo intervento? Si tratta di un piano urbanistico d’interesse generale per la città o piuttosto di un’impresa immobiliare privata? Perché costruire dentro la zona di rispetto del Cimitero Monumentale, in uno dei luoghi rilevanti della città? Nelle procedure avviate dagli uffici comunali ci sono contraddizioni ed errori? </p>
<p>Nella volontà di sollecitare un ripensamento sul progetto dell’area ex Enel, il gruppo dei promotori dell’iniziativa invitano stampa, radio, televisioni, siti web, a partecipare alla conferenza stampa, un momento per allargare l’informazione sull’intera questione e per offrire un’occasione di discussione e di democrazia partecipata all’intera città.</p>
<p><em>Marco Biraghi, Marco Belpoliti, Gianni Biondillo, Luca Molinari, Roberto Marone, Alberto Saibene</em>   </p>
<p>(altre informazioni sulla questione reperibili in: http://areaxenel.com)</p>
<p><strong>Martedì 7 febbraio alle ore 11.00<br />
c/o Careof-DOCVA,<br />
Fabbrica del Vapore,<br />
via Procaccini n. 4 20154 Milano</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/03/area-ex-enel-milano/">Area ex Enel, Milano</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/09/chiediamo-coraggio/' rel='bookmark' title='Chiediamo coraggio'>Chiediamo coraggio</a> <small>[Luisa Bocchietto, presidente ADI, il 4 gennaio ha replicato al...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/' rel='bookmark' title='Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia'>Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia</a> <small>di Gianni Biondillo Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia, Le città cambiano....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/costruire-il-bello/' rel='bookmark' title='Costruire il bello'>Costruire il bello</a> <small> di Marco Belpoliti Pasolini e Ninetto sono a fianco...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/01/la-citta-che-sale/' rel='bookmark' title='La città che sale'>La città che sale</a> <small>[lo so dico sempre le stesse cose, ma in certi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/20/ombre-grosse/' rel='bookmark' title='Ombre grosse'>Ombre grosse</a> <small> di Gianni Biondillo Pare che la prima volta che...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2012/02/03/area-ex-enel-milano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chiediamo coraggio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/09/chiediamo-coraggio/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/09/chiediamo-coraggio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 07:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Molinari]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Biraghi]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Marone]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=41261</guid>
		<description><![CDATA[<p>[<em>Luisa Bocchietto, presidente ADI, il 4 gennaio ha replicato al <a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/">mio appello</a> sul Corriere - Milano, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/05/Adi_mostri_che_sono_altrove_co_7_120105010.shtml">qui</a>. Il giorno appresso è giunta la lettera di Pisapia, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/06/Per_Enel_del_Consiglio_dei_co_7_120106002.shtml">qui</a>. Il 7 gennaio l'arch. Perotta ventila di querelarmi e ci dà degli invidiosi, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/07/Enel_progetto_che_riqualifica_area_co_7_120107019.shtml">qui</a>.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/09/chiediamo-coraggio/">Chiediamo coraggio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[<em>Luisa Bocchietto, presidente ADI, il 4 gennaio ha replicato al <a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/">mio appello</a> sul Corriere - Milano, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/05/Adi_mostri_che_sono_altrove_co_7_120105010.shtml">qui</a>. Il giorno appresso è giunta la lettera di Pisapia, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/06/Per_Enel_del_Consiglio_dei_co_7_120106002.shtml">qui</a>. Il 7 gennaio l'arch. Perotta ventila di querelarmi e ci dà degli invidiosi, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/07/Enel_progetto_che_riqualifica_area_co_7_120107019.shtml">qui</a>. Ieri abbiamo rilanciato con questo pezzo che pubblico qui di seguito.</em>]</p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong>, <strong>Gianni Biondillo</strong>, <strong>Marco Biraghi</strong>, <strong>Roberto Marone</strong>, <strong>Luca Molinari</strong></p>
<p>Gentile Sindaco Pisapia, deduciamo dalla sua risposta che lei ha compreso benissimo quanto quella dei firmatari di questo appello non sia una azione “contro” questa giunta. Vuole essere, semmai, un contributo attivo per alzare la qualità e l&#8217;ambizione del dibattito. <span id="more-41261"></span>Dal successore di Letizia Moratti ci aspettiamo una idea più dinamica di democrazia partecipativa, non vogliamo un sindaco amministratore di condominio o un autocrate che decide tutto in consiglio. Non siamo interessati a risposte burocraticamente ineccepibili. L’abbiamo votata per cambiar pagina, signor sindaco.<br />
Noi in questa giunta vediamo l&#8217;opportunità che Milano possa diventare un laboratorio innovativo, progressivo e inedito in cui combinare sostenibilità finanziaria, trasparenza, consapevolezza delle scelte, equità sociale e qualità diffusa dei manufatti e dei luoghi che abiteremo. Le scelte fatte a Milano nei prossimi anni possono influenzare decisamente dibattito e le scelte nazionali ed è per questo che il caso ex Enel è simbolico e importante, perché deve diventare uno spartiacque, una linea di trincea per la difesa della qualità sempre e a ogni costo delle nostre città. Non si può scambiare la mancata qualità edilizia e architettonica con due vuoti urbani denominati eufemisticamente “piazze”, di cui una, col parcheggio sottostante, affacciata su una arteria di grande traffico&#8230; La città chiede qualcosa di meglio. Vogliamo ricordare gli esempi deleteri di via Cesariano o Piazza Gramsci? Vogliamo ripetere gli stessi errori?<br />
Non basta parlare di case a reddito agevolato, bisogna cominciare a chiedere che questi nuovi interventi dimostrino una qualità diffusa e non che siano la triste replica delle peggiori periferie italiane. Perché oggi la battaglia per la bellezza dei luoghi è strategica, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista etico, cioè politico. È una battaglia di progresso e futuro, che salvaguarda da una parte la memoria vera, attiva e non malinconica dei luoghi, e dall&#8217;altra chiede progetti innovativi, diversi, che facciano scuola, ambiziosi nel loro desiderio diffuso di qualità sociale e ambientale. La bellezza non ha costi aggiuntivi, solo una forma di attenzione e consapevolezza nuova che noi chiediamo alla politica proprio per indicare la rottura chiara rispetto a quanto fatto prima.<br />
All’architetto Perotta nulla possiamo dire. Registriamo, nella sua replica, che l’esercizio di critica non è contemplato nella sua idea di libertà d’opinione. Che poi reputi la nostra l’azione di un gruppo di invidiosi sta a dimostrare la fragilità delle sue giustificazioni, gonfie di cifre e numeri, specchietti per le allodole che deviano il discorso dalla qualità alla quantità.<br />
Chiediamo, signor sindaco, che questo dibattito non si trasformi in uno sterile sventolio di carte bollate. Le chiediamo, conoscendola sensibile, che la discussione diventi davvero pubblica &#8211; così come su internet è già, lo dimostrano le numerose adesioni alla pagina facebook – chiediamo che se ne possa parlare, invitando storici, urbanisti, cittadini, in un luogo deputato, ad esempio la Triennale. Chiediamo coraggio.</p>
<p><em>Altri link utili</em>:<br />
<a href="http://areaxenel.com/">AreaXenel</a>, Un sito documentato.<br />
<a href="http://www.ilpost.it/lucamolinari/2012/01/05/una-polemica-necessaria/">Luca Molinari</a> fa il punto.<br />
<a href="http://doppiozero.com/materiali/fuori-busta/il-brutto-dell%E2%80%99architettura">Marco Biraghi</a> sulla bellezza delle opere di Perotta.<br />
Adesioni all&#8217;appello su <a href="http://www.facebook.com/pages/Area-X-Enel/153745504730503">Facebook</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/09/chiediamo-coraggio/">Chiediamo coraggio</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/02/03/area-ex-enel-milano/' rel='bookmark' title='Area ex Enel, Milano'>Area ex Enel, Milano</a> <small>INVITO PER CONFERENZA STAMPA Area ex Enel, Milano Dopo il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/' rel='bookmark' title='Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia'>Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia</a> <small>di Gianni Biondillo Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia, Le città cambiano....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/costruire-il-bello/' rel='bookmark' title='Costruire il bello'>Costruire il bello</a> <small> di Marco Belpoliti Pasolini e Ninetto sono a fianco...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/la-chiesa-di-baranzate/' rel='bookmark' title='La chiesa di Baranzate'>La chiesa di Baranzate</a> <small> di Davide Vargas Il paesaggio scorre grigio. E’ un...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/20/e-festa/' rel='bookmark' title='E&#8217; festa!'>E&#8217; festa!</a> <small> un consiglio di Gianni Biondillo Questo fine settimana artisti,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/09/chiediamo-coraggio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 07:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=41226</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia,<br />
Le città cambiano. Mutano, si trasformano, sostituiscono parti obsolete, scrivono sul proprio corpo i segni delle epoche, incidono sulla pelle, sul tessuto urbano, i grafemi, le locuzioni, i concetti complessi della contemporaneità, i segni, i sogni di un’epoca, che diventa storia, memoria, monito.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/">Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia,<br />
Le città cambiano. Mutano, si trasformano, sostituiscono parti obsolete, scrivono sul proprio corpo i segni delle epoche, incidono sulla pelle, sul tessuto urbano, i grafemi, le locuzioni, i concetti complessi della contemporaneità, i segni, i sogni di un’epoca, che diventa storia, memoria, monito. Se così non fosse ci voteremmo alla decadenza, alla morte per inanità. Le città vivono nel loro continuo mutare e nella capacità di assorbire il passato, rivitalizzandolo. Così, nella dialettica fra Storia e Contemporaneità, si definisce l’identità di un luogo e il suo destino.<br />
Quindi, signor Sindaco, non sono mai stato e non sarò mai, un propugnatore della museificazione delle città. Il “nuovo” &#8211; antica tradizione della nostra città &#8211; mi affascina ed entusiasma. Dunque questa mia lettera sconsolata, scritta di getto nel cuore della notte, come se fosse una angosciosa impellenza alla quale non posso sottrarmi, non è la lettera di un passatista nostalgico.<br />
Sento l’esigenza di parlarne a qualcuno. A lei, Signor Sindaco.<span id="more-41226"></span><br />
Esattamente di fronte ad uno dei nostri monumenti più insigni, il Cimitero Monumentale, presente in molte guide straniere come sito irrinunciabile per ogni visita alla nostra città, ai margini di uno dei quartieri dove il palinsesto urbano ha lasciato più e più segni negli ultimi due secoli, un quartiere di una complessità e qualità innegabili, un progetto di riedificazione dell’area, dopo un lungo iter burocratico iniziato sotto l’amministrazione che l’ha preceduto, in questi giorni ha avuto da parte di questa giunta comunale, &#8211; quella che io ho votato e per la quale mi sono speso durante le elezioni dello scorso anno &#8211; il placet alla sua realizzazione. L’ho scoperto ieri, per caso, leggendo <a href="http://areaxenel.com">l’appello accorato</a> di un gruppo di residenti della zona.<br />
Quel progetto è semplicemente scandaloso.<br />
Il lotto attualmente occupato dall’edificio storico dell’Enel, che ha una qualità e una evidenza storico-architettonica lampante, verrà raso al suolo per essere sostituito da un volume edilizio che ne rioccupa lo stesso sedime, ma che, con la sua esasperante e sorda volumetria, parodizza la memoria storica, annichilendola. Quello che deprime di questo progetto è la totale mancanza di coraggio. Non è semplicemente un brutto edificio, è la sublimazione della mediocrità. L’esaltazione della rendita fondiaria fatta mattoni, intonaci, balconi, serramenti. Tutta una edilizia che ha impestato in questi ultimi decenni dapprima la profonda provincia, la Brianza velenosa, la Pastrufazio gaddiana, e che poi è tracimata con tutta la sua volgarità, fatta di particolari costruttivi obsoleti e soluzioni insediative deliranti, dapprima nelle nostre periferie (a confronto inizio ad avere nostalgia per l’architettura sociale tanto vituperata degli anni ’60) e infine, piano piano, fino nel cuore storico della città.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-41227" title="appartamenti" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/appartamenti.jpg" alt="" width="640" height="434" /></p>
<p>Avere a disposizione un volume sul fronte urbano come quello occupato ora dallo storico edificio dell’Enel e non concepirlo come l’occasione per una progettazione ardita, che sappia conservare il patrimonio della memoria e al contempo riconvertirlo alle esigenze della modernità è la dimostrazione di una totale mancanza di coraggio da parte dei proprietari dell’area. Ma molto peggio è aver accettato supini, da parte della amministrazione comunale, tale operazione, per poter, probabilmente, battere cassa.<br />
Signor Sindaco, lo sappiamo da soli, le casse del Comune sono vuote. Per come la vedo decidere di aumentare il costo del biglietto dei mezzi pubblici è fare politica. È una decisione dolorosa, che coinvolge tutti, ma che ha delle ripercussioni minime e che &#8211; laddove si risolva diversamente &#8211; può essere capovolta. Qualunque sia la giunta che la succederà ha, dalla sua, la reversibilità della opzione in campo. Invece lasciar intaccare in modo così radicale il centro abitato, lasciare che il mercato autoreferenziale ponga le mani sul tessuto urbano con ludibrio, violentando la città a questo modo, non è politica, è connivenza. Ciò che si sta perpetrando ai danni del nostro territorio è irreversibile, prendiamone atto. Appena verrà innalzata la staccionata del cantiere la ferità non sarà più rimarginabile.<br />
Io, non da suo elettore ma da cittadino, non voglio, non posso essere connivente di questo scempio.<br />
Esattamente affianco a tale operazione fondiaria accade ancora di peggio. Demolito il recinto murario e tutti i corpi di fabbrica compresi che definiscono il lotto fra via Niccolini e via Bramante, il piano immobiliare prevede l’edificazione di un albergo di nove piani fuori terra, arretrato rispetto il fronte stradale, lasciando una zona di rispetto (la giusta distanza di legge nei confronti del Cimitero, suppongo) che dovrebbe essere trasformata in una piazza.<br />
Ebbene: non ci vuole un urbanista raffinato, né uno storico delle città, per capire che questo segno nel tessuto è di una violenza senza pari. I due elementi, l’albergo e la piazza, sono &#8211; dai rendering che ho avuto modo di consultare &#8211; di una piattezza creativa senza pari. Se proprio devo incidere il corpo urbano che almeno il risarcimento sia proficuo! Vedere innalzarsi di fronte al Cimitero Monumentale un volume che ha la stessa grazia di un oscuro ministero della Corea del Nord, la stessa polverosa prevedibilità, la stessa noiosa monumentalità d’accatto è disarmante. Neppure in una esercitazione del primo anno alla facoltà di architettura del nostro Politecnico si potrebbe presentare un progetto di tale fattura, senza rischiare lo sbeffeggio.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-41228" title="albergo" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/albergo.png" alt="" width="640" height="433" /></p>
<p>Più ancora del parcheggio di 240 posti, sotto la piazza, con un illogico ingresso dall’imbuto di via Fioravanti, più che le evidenti ragioni di interesse privato che neppure voglio discutere (c’è davvero bisogno di un altro albergo in una zona già abbondantemente servita?), ciò che davvero lascia attoniti, è la totale mancanza di visione progettuale. Ciò che disarma, per capirci, è la mediocrità fatta sistema. La mediocrità del progetto e la mediocrità di un’impresa edilizia e finanziaria (neppure so chi sia, neppure conosco gli addentellati politici che la sorreggono) che ancora oggi, all’alba del 2012, agisce sul territorio con una totale incapacità di lungimiranza: possibile che non c’era modo di affidare un segno di tali dimensioni nelle mani di un progettista con uno spessore intellettuale e progettuale più solido? Possibile non comprendere che sulla qualità dell’edificato si gioca anche la fortuna economica e finanziaria di una operazione di queste dimensioni?<br />
Ma su tutto: cosa ci guadagna la città?<br />
Volete farmi credere, signor Sindaco, signori della giunta comunale, che quello spiazzo insulso, deprimente, quel vuoto che non riuscirà mai a diventare piazza vivibile, luogo condiviso dalla cittadinanza, sia un risarcimento degno per noi cittadini? Gia mi figuro lo spaccio di sostanze stupefacenti in quel nulla urbano, già mi vedo le lastre della pavimentazione divelte, le panchine scardinate, gli alberi scorticati. Quella che vedo sulla carta, signor Sindaco, non sarà mai una piazza, ma solo un luogo di desolazione, di abbrutimento. Ne vale la pena?<br />
Certo, potrebbe dirmi, non c’è solo questo. C’è il recupero dei capannoni di via Bramante che verranno trasformate nella sede espositiva dell’ADI. Ma mi chiedo: può una carezza risarcire uno stupro?<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-41229" title="perrotta 1" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/perrotta-1.png" alt="" width="300" height="270" /> Il progettista di tutto ciò ha un nome e un cognome, non nascondiamoci dietro il non detto, non ho interesse ad essere bene educato: Giancarlo Perotta. La sua biografia parla per lui. Non voglio neppure entrare nelle vicende giudiziarie che l’hanno coinvolto negli anni di Tangentopoli, non faccio gossip. Mi voglio soffermare sulla sua carriera di professionista. Perotta è l’autore della peggiore architettura milanese degli ultimi 30 anni. I due grattacieli di fronte alla stazione Garibaldi, per dire, erano concettualmente già vecchi mentre venivano edificati negli anni rampanti della Milano da bere. Talmente inadeguati che non hanno retto il volgere di neppure due decenni, subendo, in questi ultimi anni, un (fortunatamente) inevitabile restyling radicale. E, a cascata: la Stazione Bovisa, l’Ospedale San Paolo, la villa urbana in via Legnone, il complesso residenziale in via Sesia, etc. etc… una pletora infinita di segni raffazzonati, una male orecchiata idea di tipologia, di modernità, di progettazione urbana, una concezione stereometrica dell’edificato ai limiti dell’autistico. Un’idea di architettura che è una continua emulazione fallita di modelli incompresi e irraggiungibili. “Trash” per definizione filosofica. Perotta è il campione indiscusso della mediocrità progettuale meneghina. È questa la cosa che lascia senza fiato: Milano, che si picca di essere una metropoli internazionale, dove vivono e operano più architetti che a Parigi, che ha indicato la rotta all’intera Nazione, nello scorso secolo, grazie all’opera di progettisti di levatura internazionale, oggi accetta supina che la sua identità, che il suo volto, che la sua forma, sia definita da imprenditori fondiari pavidi e progettisti mediocri. Più che di una metropoli, sembriamo abitanti di una soffocante e retriva provincia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-41230" title="perrotta 3" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/perrotta-3.jpg" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p>Sia ben chiaro, signor Sindaco, ho la fortuna di poter scrivere queste cose scevro da dietrologie insulse. Non sono un abitante del quartiere, non sono un indignato nimby, non ho mire economiche su quell’area, non ho la più lontana possibilità che io possa intervenire come progettista. Scrivo queste righe notturne, ora, non da architetto, né da intellettuale o scrittore. Le scrivo da cittadino.<br />
Abbiamo chiesto durante le elezioni amministrative, a gran voce, un segno concreto di discontinuità dal passato. Se lei ora è il nostro sindaco lo è perché abbiamo creduto fosse capace di interpretare questa idea profondamente etica di comunità.<br />
La logica degli oneri di urbanizzazione a scomputo che ha retto il mercato immobiliare di questi ultimi decenni, è stata una iattura per l’intera Nazione. È ora di cambiare filosofia, di cambiare politica. Anzi, di fare politica per davvero. Mettere l’interesse pubblico di fronte a quello privato, innanzitutto. Stimolare le iniziative di riordino fondiario senza subirle passivamente, prevedere, anche su aree private, l’obbligo di un concorso ad inviti per lotti di tali dimensioni, rendere partecipi gli abitanti della zona.<br />
Io scrivo libri, signor Sindaco. Anche se fossi il peggior narratore d’Italia, e anche se trovassi un grande editore che non ostante ciò, per pura inerzia, continuasse imperterrito a pubblicarmi, i miei concittadini avrebbero in ogni caso la libertà di non leggermi. Ma noi tutti, l’intera comunità meneghina, non ha alcuna voce in capitolo se qualcuno deturpa la forma della città dove si è deciso di vivere, lavorare, sognare.<br />
Fare politica urbana significa ragionare a lunga gittata, essere consapevoli di ciò che si eredita e di ciò che si vuole lasciare in eredità. Vogliamo farci ricordare dai nostri figli come i costruttori di questa città senza nerbo, signor Sindaco?<br />
Lo chiedo a lei e non solo.<br />
Lo chiedo al mio assessore alla cultura, sempre così esuberante in questi pochi mesi di giunta: non reputa, architetto Boeri, che questa sia una battaglia da combattere per davvero nel nome della cultura cittadina, piuttosto che perdersi nel decidere dove esporre il Quarto Stato?<br />
Lo chiedo ai docenti del Politecnico: è questa l’idea di architettura che vogliamo insegnare ai nostri studenti? Non dovreste, a questo punto, annullare i vostri corsi, dichiarare il default cognitivo?<br />
Lo chiedo ai designer, ai creativi, ai soci dell’ADI: nel nome di una nuova sede espositiva siete pronti ad accettare un tale scempio urbano? Cosa farete quando andrete a godere dei vostri autoreferenziali oggetti da museo? Chiuderete gli occhi, colpevoli, quando passerete in quel vuoto urbano che fronteggia l’albergo?<br />
Lo chiedo alle imprese che vogliono costruire nel nostro territorio: non avete ancora capito che è solo con la qualità progettuale che diverrete davvero competitivi? Siete consapevoli che le logiche che hanno retto le vostre fortune sono ormai alle spalle? Che siete destinati a soccombere se non renderete etico il vostro agire?<br />
Lo chiedo al FAI, a Italia Nostra, alle associazioni locali, alla cittadinanza. Pasolini si domandava: non sarebbe davvero rivoluzionario un popolo che si ribella nel nome della bellezza?<br />
Lo chiedo alla politica, tutta, di destra e di sinistra: cosa muove, per davvero, le vostre scelte? Siete consapevoli del bene e del male che avete fatto e continuate a fare al corpo sfinito di una metropoli che da troppo tempo sogna di rialzarsi ma che subisce di continuo la zavorra del vostro scarso coraggio?<br />
Cui prodest?</p>
<p>Edit: Questa è l&#8217;area interessata dall&#8217;intervento, tra le vie procaccini, Niccolini e Bramante a Milano:<br />
<iframe width="425" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=via+niccolini+39+milano&amp;aq=&amp;sll=45.483661,9.176926&amp;sspn=0.002102,0.005284&amp;vpsrc=0&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Via+Giovanni+Battista+Niccolini,+39,+20154+Milano,+Lombardia&amp;ll=45.482692,9.177051&amp;spn=0.00835,0.021136&amp;t=h&amp;z=14&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=embed&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=via+niccolini+39+milano&amp;aq=&amp;sll=45.483661,9.176926&amp;sspn=0.002102,0.005284&amp;vpsrc=0&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Via+Giovanni+Battista+Niccolini,+39,+20154+Milano,+Lombardia&amp;ll=45.482692,9.177051&amp;spn=0.00835,0.021136&amp;t=h&amp;z=14" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p>[<em>questo appello è pubblicato anche su</em> <a href="http://doppiozero.com/materiali/fuori-busta/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia">Doppiozero</a> <em>nella versione dimezzata che è apparsa sulle pagine milanesi del </em>Corriere della sera <em>il 3 gennaio</em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/">Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/02/03/area-ex-enel-milano/' rel='bookmark' title='Area ex Enel, Milano'>Area ex Enel, Milano</a> <small>INVITO PER CONFERENZA STAMPA Area ex Enel, Milano Dopo il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/09/chiediamo-coraggio/' rel='bookmark' title='Chiediamo coraggio'>Chiediamo coraggio</a> <small>[Luisa Bocchietto, presidente ADI, il 4 gennaio ha replicato al...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/costruire-il-bello/' rel='bookmark' title='Costruire il bello'>Costruire il bello</a> <small> di Marco Belpoliti Pasolini e Ninetto sono a fianco...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/01/la-citta-che-sale/' rel='bookmark' title='La città che sale'>La città che sale</a> <small>[lo so dico sempre le stesse cose, ma in certi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/20/ombre-grosse/' rel='bookmark' title='Ombre grosse'>Ombre grosse</a> <small> di Gianni Biondillo Pare che la prima volta che...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>31</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Disfare gli italiani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/03/disfare-gli-italiani/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/03/disfare-gli-italiani/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 06:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[marco revelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=38305</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>intervista a <strong>Marco Revelli</strong></p>
<p><em>L&#8217;intervista di Marco Belpoliti  allo storico e sociologo continua su </em><a href="http://www.doppiozero.com/materiali/videointerviste/intervista-video-marco-revelli">Doppiozero</a>. <em>Ne vale la pena (a parere mio).</em></p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/03/disfare-gli-italiani/">Disfare gli italiani</a></p>
<p>Related posts:
<a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/12/08/trova-le-differenze/' rel='bookmark' title='Trova le differenze'>Trova le differenze</a> di Helena Janeczek Grazie al pendolarismo, l’altro giorno sono riuscita...&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/03/disfare-gli-italiani/">Disfare gli italiani</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="450" height="283" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/NWc7YAFUzRM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="283" src="http://www.youtube.com/v/NWc7YAFUzRM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>intervista a <strong>Marco Revelli</strong></p>
<p><em>L&#8217;intervista di Marco Belpoliti  allo storico e sociologo continua su </em><a href="http://www.doppiozero.com/materiali/videointerviste/intervista-video-marco-revelli">Doppiozero</a>. <em>Ne vale la pena (a parere mio).</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/03/disfare-gli-italiani/">Disfare gli italiani</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/12/08/trova-le-differenze/' rel='bookmark' title='Trova le differenze'>Trova le differenze</a> <small>di Helena Janeczek Grazie al pendolarismo, l’altro giorno sono riuscita...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/11/29/ach-italien/' rel='bookmark' title='Ach, Italien!'>Ach, Italien!</a> <small>di Helena Janeczek Perché i contribuenti tedeschi dovrebbero sovvenzionare le...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/11/08/una-cosa-di-sinistra-che-non-arriva-mai/' rel='bookmark' title='Una cosa di sinistra (che non arriva mai)'>Una cosa di sinistra (che non arriva mai)</a> <small>di Helena Janeczek Sabato in piazza San Giovanni, Matteo Renzi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/08/cammina-cammina/' rel='bookmark' title='CAMMINA CAMMINA'>CAMMINA CAMMINA</a> <small>un&#8217;inziativa di Tribù d&#8217;Italia e Consorzio Cantiere Cuccagna Da Milano...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/05/25/provincere-o-morire/' rel='bookmark' title='Provincere o morire'>Provincere o morire</a> <small>incontro alla festa di Nazione Indiana, domenica 30 maggio, ore...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/03/disfare-gli-italiani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nasce doppiozero</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/21/nasce-doppiozero/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/21/nasce-doppiozero/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 13:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[andrea cortellessa]]></category>
		<category><![CDATA[Annalisa Angelini]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Bartocci]]></category>
		<category><![CDATA[doppiozero]]></category>
		<category><![CDATA[Elio Grazioli]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Franceschi]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Marrone]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio boatti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Forlanelli]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Micaela Acquistapace]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Lenarduzzi]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Gilodi]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Marone]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Chiodi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=38229</guid>
		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.doppiozero.com/">doppiozero</a>: istruzioni per l&#8217;uso</em></p>
<p>Tutte le esperienze di produzione e informazione culturale si stanno ormai affacciando in rete e l’utopia di un sapere diffuso, accessibile a tutti, sembra non esser mai stata così vicina a realizzarsi. Un anno fa ci siamo messi intorno a un tavolo con quest’idea in testa: trovare un modo nuovo per produrre e pubblicare (nel senso di rendere pubblica) cultura in rete con uno sguardo più lungo e più lento, capace di interpretare la contemporaneità, di mostrarla come un campo dove non conta solo il libro, l’immagine o il personaggio del momento ma in cui risuona la memoria e germoglia il futuro.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/21/nasce-doppiozero/">Nasce <em>doppiozero</em></a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.doppiozero.com/">doppiozero</a>: istruzioni per l&#8217;uso</em></p>
<p>Tutte le esperienze di produzione e informazione culturale si stanno ormai affacciando in rete e l’utopia di un sapere diffuso, accessibile a tutti, sembra non esser mai stata così vicina a realizzarsi. Un anno fa ci siamo messi intorno a un tavolo con quest’idea in testa: trovare un modo nuovo per produrre e pubblicare (nel senso di rendere pubblica) cultura in rete con uno sguardo più lungo e più lento, capace di interpretare la contemporaneità, di mostrarla come un campo dove non conta solo il libro, l’immagine o il personaggio del momento ma in cui risuona la memoria e germoglia il futuro. Stimolare riflessioni, discussioni, partecipazione: questi i nostri punti di partenza. E soprattutto, formulare nuove domande e cercare nuove risposte per sollevare la temperatura culturale del nostro paese, per cercare di capire chi siamo e dove andiamo.<br />
E così eccoci qui, con qualcosa che è allo stesso tempo un esperimento, un passo avanti e una prova: una versione beta, come si dice sul web. Che tradotto significa: ciò che vedete è solo una piccola parte di quello che abbiamo in mente.<br />
Continua a leggere su <em><a href="http://www.doppiozero.com/materiali/lettere/doppiozero-istruzioni-luso">doppiozero</a></em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/21/nasce-doppiozero/">Nasce <em>doppiozero</em></a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/dalla-pornocrazia-alla-mignottocrazia/' rel='bookmark' title='Dalla Pornocrazia alla Mignottocrazia'>Dalla Pornocrazia alla Mignottocrazia</a> <small>[Questo articolo è apparso sul numero 3 di "alfabeta2"] di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/12/17/traumi-italiani/' rel='bookmark' title='Traumi italiani'>Traumi italiani</a> <small>Traumi italiani. Immaginario della vittima e identità nazionale. Seminario di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/02/una-riga-su-kurt-schwitters/' rel='bookmark' title='Una Riga su Kurt Schwitters'>Una Riga su Kurt Schwitters</a> <small> una segnalazione di Marco Belpoliti A Milano, domenica 4...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/26/il-nano-e-la-ballerina/' rel='bookmark' title='Il nano e la ballerina'>Il nano e la ballerina</a> <small> di Andrea Cortellessa Sembra passato tanto tempo da quando...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/' rel='bookmark' title='Reale, troppo reale'>Reale, troppo reale</a> <small>[ Riprendiamo editoriale e apertura del dossier che A. Cortellessa...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/21/nasce-doppiozero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una Riga su Furio Jesi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/09/una-riga-su-furio-jesi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/09/una-riga-su-furio-jesi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 16:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Manera]]></category>
		<category><![CDATA[Furio Jesi]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Riga]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37732</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/FurioJesicMarcosyMarcos_2010.jpg"></a> [<em>è uscito il nuovo numero monografico di </em>RIGA,<em> Marcos y Marcos, dedicato a <strong>Furio Jesi</strong>, a cura di Marco Belpoliti e Enrico Manera. Vi allego editoriale e indice. G.B.</em>]</p>
<p>Furio Jesi è uno studioso dall’impressionante varietà di interessi e dalla straordinaria capacità di scrittura, capace di far saltare i confini tra le discipline attirando su di sé un&#8217;attenzione proporzionale alla quantità di temi affrontati e alla complessità dei testi prodotti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/09/una-riga-su-furio-jesi/">Una Riga su Furio Jesi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/FurioJesicMarcosyMarcos_2010.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/FurioJesicMarcosyMarcos_2010.jpg" alt="" title="FurioJesi(c)MarcosyMarcos_2010" width="214" height="296" class="alignleft size-full wp-image-37733" /></a> [<em>è uscito il nuovo numero monografico di </em>RIGA,<em> Marcos y Marcos, dedicato a <strong>Furio Jesi</strong>, a cura di Marco Belpoliti e Enrico Manera. Vi allego editoriale e indice. G.B.</em>]</p>
<p>Furio Jesi è uno studioso dall’impressionante varietà di interessi e dalla straordinaria capacità di scrittura, capace di far saltare i confini tra le discipline attirando su di sé un&#8217;attenzione proporzionale alla quantità di temi affrontati e alla complessità dei testi prodotti. Precoce egittologo e critico letterario, si è ritrovato, all&#8217;apice di un troppo breve itinerario intellettuale, germanista e mitologo di rilievo: non è facile circoscrivere gli interessi vasti e profondi di questo <em>enfant prodige</em> colto e geniale, di origine ebraica ma agnostico, militante radicale e poligrafo folgorante, che, pressoché autodidatta, seguendo percorsi intellettuali d’altri tempi diventa allievo di Kerényi per poi muoversi in modo originale, sotto l&#8217;influenza di Dumézil, Scholem e Lévi-Strauss, sul terreno della storia delle religioni e delle idee, dell&#8217;antropologia e della filosofia. <span id="more-37732"></span><br />
Unendo la curiosità del bambino al lucido rigore dell’intellettuale ha dedicato alla critica letteraria un&#8217;attività saggistica ricca di fascino, svolta nel segno di Mann e di Benjamin, coprendo temi che spaziano tra Euripide, Apuleio, Rilke e Pavese, dalla ceramica egizia al teatro politico, dal versante oscuro dell&#8217;Illuminismo alla teoria del romanzo, dalla critica epistemologica delle scienze umane all’analisi dell&#8217;antisemitismo e della cultura di destra: il comune denominatore è la riflessione sul mito e sulla mitologia, nel mondo antico, nelle sopravvivenze moderne e in relazione alla “tecnicizzazione” politica nel &#8217;900.<br />
Torinese ma di formazione europea, militante e teorico della «nuova sinistra», dopo anni di lavoro indipendente è approdato all&#8217;insegnamento universitario di Lingua e letteratura tedesca (nel 1976 a Palermo, poi a Genova), ambito d&#8217;adozione in cui ha svolto un ampio lavoro di traduzione (Rilke, Mann, Bachofen, Canetti) senza appartenere all&#8217;accademia e alle sue logiche. In forza di una concezione etica e pedagogica del lavoro intellettuale ha attraversato la storia editoriale italiana degli anni settanta come autore e curatore, tra gli altri, per Utet, Einaudi, Paravia, Adelphi, Bollati Boringhieri, Sellerio, ma anche come pubblicista su riviste come «Storia illustrata», «Comunità», «Nuova corrente», «Resistenza. Giustizia e libertà», «Quindici», e su quotidiani come «l&#8217;Ora» e «Tuttolibri» de «La Stampa».<br />
La sua attività sorprendente, soprattutto se messa in relazione con l&#8217;arco temporale in cui si è svolta, si misura in una bibliografia molto vasta in cui figurano saggi, articoli, monografie, poesie, un romanzo e una fiaba per bambini. L&#8217;archivio domestico testimonia la coincidenza totalizzante di vita e ricerca: libri, foto, ritagli di giornale, schedari, pagine autografe e dattiloscritte recano le tracce di un impegno febbrile e costante svolto contemporaneamente in più ambiti; tra gli anni sessanta e ottanta la sua biografia e il ricchissimo epistolario con figure decisive per la cultura europea e italiana testimoniano una esistenza fuori dalle convenzioni, dai dogmatismi e dalle semplificazioni di ogni sorta. Un approccio alla cultura libero, ironico e corrosivo che è una festa dell&#8217;intelligenza.<br />
Sono passati trent’anni dalla scomparsa di Jesi, nell&#8217;estate del 1980 per un assurdo incidente domestico: in questo tempo studiosi e lettori sono rimasti catturati dalla sua capacità di sondare il nesso sacro-letteratura-potere senza mai rinunciare a una prospettiva radicalmente illuminista. Per avvicinare una così complessa attività intellettuale questo volume della collana di «Riga» presenta saggi e articoli su preistoria e archeologia, mito e mitologia, letteratura e critica, scritti politici, poesie, lettere, foto, materiali inediti provenienti dal ricco archivio privato.<br />
Abbiamo voluto immaginare il suo ideale tavolo di lavoro, mettendo le opere in ordine cronologico di scrittura (e non secondo una difficile separazione tematica) e inframmezzandole con pagine di critica, appartenenti a diversi stagioni della sua ricezione e a una nuova serie di interventi, secondo un criterio tematico e volutamente anacronico; da questa impostazione segue anche la soppressione della gerarchia interna tra gli autori, che lo stesso Jesi, immaginiamo, avrebbe apprezzato. La narrazione si costruisce secondo l&#8217;incedere della lettura ma non esclude l&#8217;apprezzamento per frammenti, che nel caso del critico torinese (e forse sempre) recano, quasi fossero organismi viventi, una traccia isomorfica del tutto. E insieme a questo una serie di raccordi, di approfondimenti sul suo pensiero e sul lavoro concettuale, pagine redatte da uno dei curatori del volume, per penetrare più a fondo nell&#8217;officina di questo maestro contemporaneo.<br />
Questo approccio fondato sull&#8217;idea di connessione e di montaggio, inevitabilmente arbitrario, ha per noi il pregio di rispecchiare il lavoro materiale di Jesi facendo emergere l&#8217;officina letteraria di un autore ancora da scoprire, eccezionale e singolare e allo stesso tempo fortemente radicato nella realtà del suo tempo.<br />
Sovvertendo il linguaggio e praticando una teoria politica della scrittura che cercava di delineare nuove forme di soggettività, Jesi ha contribuito come pochi a mostrare quanto la razionalità umana si rispecchi nel mito e nella storia; la sua opera è una continua riflessione sulla cultura stessa, nelle sue accezioni più ampie, incentrata sulla costante e carsica presenza della sfera mitico-sacrale nella cultura “alta” così come in quella popolare e underground. Molto prima dei nostri anni aveva visto che le identità si costruiscono attraverso diverse “macchine mitologiche”, serie testuali di immagini sedimentate, condivise e risemantizzate, documenti che si trasformano in monumenti e che determinano le memorie culturali e le strutture connettive dei gruppi umani.<br />
A sincrono con la più avvertita cultura europea l&#8217;uso fondante del mito è stato da lui decostruito e rigettato in quanto matrice di ogni forma di “religione della morte” che sfrutta il passato per legittimare il presente. Contro la superstizione del “<em>continuum</em> storico” (è questa che il critico deve fare brillare) ha avanzato l&#8217;idea di una consapevole mitopoiesi “leggera”, racconto infondato che mostra i segni del lavoro dell&#8217;autore, e una concezione della ricezione come intermittenza, lampeggiamento e ricorsività, focalizzata sul soggetto di ogni “attualità”.<br />
Jesi è anche un pensatore politico, per lui la cultura di destra era un concetto ampio, di natura teoretica e pratica, che riguardava l&#8217;uso della mitologia nella prassi politica: le parole-simbolo sono specifiche di un modo antropologico di essere “di destra”, simili a bandiere capaci di una presa emozionale sull’individuo che disintegra la capacità di riflessione. Per questo per lui la maggior parte del patrimonio culturale era “residuo culturale di destra”, custodito e amministrato dalla classe dominante che su di essa ha eretto la propria razionalità. Anche la cultura di sinistra «dinamitarda» e celebrativa rientra in una retorica del sublime che si trasforma in cultura di destra, monumentale e fondazionale. La destra diventa una categoria ampia che include una gran parte della sinistra; in questo modo la destra esercita ancora oggi un’egemonia reale sulla cultura della sinistra, così da mettere in discussione l&#8217;idea, che va oggi per la maggiore, di una trascorsa egemonia culturale della sinistra. Jesi ci aiuta a ripensare l&#8217;intera questione del rapporto tra cultura di destra e cultura di sinistra.<br />
Leggere Jesi ed entrare nel suo campo gravitazionale lascia sempre una sensazione di euforico spiazzamento, ma se questo non bastasse, pensiamo che nella caligine di questi anni i suoi scritti possano portare una qualche luce: senza narrazione non c&#8217;è vicenda umana e solo riconoscendo nel sapere un dispositivo mitopoietico degli uomini sugli uomini, si può ancora vedere l&#8217;utopia. Come intendeva lui, la capacità di pensare e progettare un tempo diverso e migliore rimanendo dentro questo.</p>
<p><strong>INDICE:</strong><br />
Editoriale — 8<br />
Biografia di Furio Jesi — 13<br />
Wu Ming 1, Estratto da Trommeln in Genua — 18<br />
Ferruccio Masini, Risalire il Nilo — 21<br />
Furio Jesi, Katabasis — 24<br />
Furio Jesi, Scheda editoriale per “L’esilio” — 29<br />
Raffaella Scarpa, Nota sulle poesie di Furio Jesi — 30<br />
Furio Jesi, Il significato sessuale della sporcizia rituale — 34<br />
Furio Jesi, L’archeologia e i riflessi condizionati — 36<br />
Furio Jesi, Carissimo Rex — 42<br />
Furio Jesi, Idolatria e mito — 46<br />
Furio Jesi, Carissimo professor Kerényi — 50<br />
Antonio Gnoli, Travolti da un insolito mito — 52<br />
Furio Jesi, Gli arabi e Israele. Sionismo politico e spirituale — 56<br />
Furio Jesi, Israele, la democrazia e le grandi potenze – 62<br />
Furio Jesi, Perché il Vietnam resiste? — 66<br />
Angelo d’Orsi, Furio, uomo dello scandalo — 70<br />
Franco Volpi, Travolti da un insolito ribelle — 79<br />
Marco Belpoliti, Il sacrificio e la rivolta — 82<br />
Furio Jesi, Trasmissione sulla favolistica — 88<br />
Furio Jesi, Caro Zanzotto — 91<br />
Furio Jesi, Mito e non conoscere — 92<br />
Crescenzo Fiore, Furio Jesi: il mito e la macchina mitologica — 94<br />
Gianni Vattimo, Uno studioso alle fonti del mito — 98<br />
Roberto Roda, La notte e le pietre — 100<br />
Furio Jesi, Cultura d’élite e analfabetismo di massa — 108<br />
Furio Jesi, Lettera a Piancastelli — 112<br />
Furio Jesi, Polifemo e il selvaggio — 120<br />
Furio Jesi, Sui miti contemporanei — 126<br />
Furio Jesi, Introduzione a “Mitologie intorno all’illuminismo” — 130<br />
Enrico Manera, La prima volta della “macchina mitologica” — 136<br />
Furio Jesi, Caro Calvino — 142<br />
Giorgio Agamben, Sull’impossibilità di dire Io — 144<br />
Enrico Manera, Mitologia e società — 154<br />
Georges Dumézil, Mito e storia. Appunti di un comparatista — 160<br />
Riccardo Ferrari, Il maestro e l’allievo — 166<br />
Enrico Manera, Feste fiori sacrifici. Mito è nostalgia — 182<br />
Furio Jesi, Mito — 188<br />
Cesare Cases, Recensione a “L’ultima notte” — 196<br />
Furio Jesi, Microscopio e binocolo sulla cultura di destra — 200<br />
Günter Hartung, Furio Jesi: Cultura di destra — 202<br />
Giorgio Cusatelli, Un difensore della ragione — 210<br />
Furio Jesi, Appunti sulla IX e sulla X “Elegia di Duino” di R.M. Rilke — 213<br />
Margherita Cottone, Jesi legge Rilke: “Le Duineser Elegien” — 217<br />
Furio Jesi, L’immenso, friabile, regno del linguaggio — 232<br />
David Bidussa, La macchina mitologica — 234<br />
Enrico Manera, Mitologie del quotidiano — 244<br />
Furio Jesi, Il giardino notturno di Hesse: un&#8217;ipotesi di lettura — 248<br />
Furio Jesi, Mito e immagine — 255<br />
Michele Cometa, L’immagine in Jesi — 258<br />
Giulio Schiavoni, L’uomo segreto che è in noi — 271<br />
Furio Jesi, Walter Benjamin — 280<br />
Mario Pezzella, Mito e forma in Jesi — 283<br />
Leandro Piantini, La mente critica di Furio Jesi — 298<br />
Andrea Cavalletti, Note al “modello macchina mitologica” — 308<br />
Enrico Manera, Memoria e violenza. Immagini della macchina mitologica — 325<br />
Tavola scritti Furio Jesi — 340<br />
Melina Mulas, Il Dalai Lama — 342</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/09/una-riga-su-furio-jesi/">Una Riga su Furio Jesi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/12/20/a-chi-e-rivolta/' rel='bookmark' title='A chi è Rivolta?'>A chi è Rivolta?</a> <small> di Marco Belpoliti Rivoluzione addio? Sì, il suo posto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/12/per-barthes/' rel='bookmark' title='Per Barthes'>Per Barthes</a> <small> di Valerio Magrelli [in occasione della pubblicazione di Riga...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/02/una-riga-su-kurt-schwitters/' rel='bookmark' title='Una Riga su Kurt Schwitters'>Una Riga su Kurt Schwitters</a> <small> una segnalazione di Marco Belpoliti A Milano, domenica 4...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/dalla-pornocrazia-alla-mignottocrazia/' rel='bookmark' title='Dalla Pornocrazia alla Mignottocrazia'>Dalla Pornocrazia alla Mignottocrazia</a> <small>[Questo articolo è apparso sul numero 3 di "alfabeta2"] di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/06/stregature-lorenzo-pavolini/' rel='bookmark' title='Stregature: Lorenzo Pavolini'>Stregature: Lorenzo Pavolini</a> <small> [prosegue la pubblicazione delle recensioni ai libri "stregati". G.B]...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/09/una-riga-su-furio-jesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A chi è Rivolta?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/12/20/a-chi-e-rivolta/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/12/20/a-chi-e-rivolta/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 07:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Furio Jesi]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Virno]]></category>
		<category><![CDATA[Pierandrea Amato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37574</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/14_dicembre1.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Rivoluzione addio? Sì, il suo posto è stato preso dalla rivolta. Da Clichy-sous-Bois, nella banlieue parigina, nel 2005, ad Atene nel 2008, all’assalto degli studenti londinesi nel 2010, o alla discesa in piazza a Roma del corteo degli studenti l’altro ieri, la rivolta sembra aver preso il posto delle forze rivoluzionarie.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/12/20/a-chi-e-rivolta/">A chi è Rivolta?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/14_dicembre1.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/14_dicembre1.jpg" alt="" title="14_dicembre" width="447" height="164" class="alignnone size-full wp-image-37576" /></a></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Rivoluzione addio? Sì, il suo posto è stato preso dalla rivolta. Da Clichy-sous-Bois, nella banlieue parigina, nel 2005, ad Atene nel 2008, all’assalto degli studenti londinesi nel 2010, o alla discesa in piazza a Roma del corteo degli studenti l’altro ieri, la rivolta sembra aver preso il posto delle forze rivoluzionarie. La rivolta non ha progetto, non si proietta nel tempo futuro. Come ha sostenuto uno dei suoi teorici, il germanista e mitologo Furio Jesi, morto giusto trent’anni fa, in <em>Spartakus. Simbologia della rivolta</em>, testo apparso postumo, “prima della rivolta e dopo di essa si stendono la terra di nessuno e la durata della vita di ognuno, nelle quali si compiono ininterrotte battaglie individuali”. Evocando Rimbaud e la Comune di Parigi, Jesi affermava: “solo nella rivolta la città è sentita come l’<em>haut-lieu</em> e al tempo stesso come la propria città”; nell’ora della rivolta non si è più soli, ma si è nel flusso cangiante del Noi, entità provvisoria e labile, estatica e violenta. <span id="more-37574"></span><br />
Dopo la fine delle ideologie, dopo la caduta del Muro di Berlino, e il trionfo del pensiero unico, in Occidente come in Oriente, a New York come a Shangai, la rivolta sospende il tempo storico e crea l’istantaneo; è il trionfo del presente contrapposto al futuro. Non si attende più il giorno del compimento del lungo processo rivoluzionario. La rivolta instaura un tempo estatico, scrive Pietrandrea Amato, uno dei teorici delle nuove rivolte metropolitane, il <em>qui </em>e <em>ora</em>. Walter Benjamin racconta come nel corso della Comune di Parigi i rivoltosi sparassero contro gli orologi, simbolo del tempo scandito dal progresso, dalla disciplina del lavoro. La rivolta non prevede, ma vive nel subitaneo; non presuppone neppure una classe sociale che prenderà il potere, ma solo individui atomizzati, che nel corso delle insurrezioni spontanee, non preparate e contagiose, diventano una forza provvisoria. Se le rivoluzioni coltivavano il sogno dell’assalto al Palazzo d’Inverno, conquista del centro simbolico del potere, la rivolta avviene in modo molecolare con l’intento di condizionare materialmente l’andamento normale delle cose.<br />
Dopo la rivolta nulla è più come prima. Per i suoi teorici – Paolo Virno, uno dei filosofi italiani oggi più citati nel mondo, ma anche i francesi Alain Badiou e Jacques Rancière – la rivolta è l’analogo della catastrofe, del collasso cui ci ha abituato il nuovo capitalismo finanziario, l’unica risposta possibile a una società che non sembra più avere nessun fondamento certo, nessuna teoria con cui giustificare il proprio dominio, se non la coercizione, l’uso della forza o la seduzione del consumo. Viviamo nell’epoca del disastro, come aveva intuito alla metà degli anni Sessanta Susan Sontag. La rivolta è figlia della crisi della democrazia rappresentativa che in Occidente, per cause complesse, sembra aver perso la propria funzione storica. I rivoltosi, mossi da ragioni spesso differenti, mostrano nelle periferie urbane francesi come al centro di Roma, nelle strade di Atene come nei paesi del napoletano, l’emergere di una politica che si pone al di là il sistema che oggi la rappresenta: sono l’espressione di una caotica e spontanea volontà di vivere, opposta e simmetrica a quella che in Italia domina la scena politica maggiore. Pierandrea Amato in <em>La rivolta</em> (Cronopio), pubblicato di recente, scrive che la rivolta è un vento che porta con sé la propria auto-disintegrazione.<br />
I ragazzi che corrono con caschi e scudi per le strade, che salgono sui monumenti, che appaiono e scompaiono nelle banlieue, dando fuoco ad automobili e bidoni della spazzatura, mostrano l’esistenza di un campo di forze che sfugge alle categorie politiche tradizionali, al marxismo e al post-marxismo, oltre che alle teorie neo-liberali. La rivolta accade, alla stregua di un evento artistico, di una manifestazione momentanea, di una performance. Non la si può rappresentare né in forma politica né spettacolare; è un accadimento estatico, più vicino alle forme religiose, alla festa, che non alle strutture della rappresentazione politica, quali un partito o un parlamento: vive, non si rappresenta. La società dello spettacolo che ha dominato negli ultimi vent’anni, realizzando la profezia di Guy Debord, ora ha davanti a sé una serie di accadimenti non catturabili nelle forme dello spettacolo mediatico. Quello che in definitiva la rivolta destruttura è l’idea stessa dell’identità politica. Il Noi appare e scompare, e sospende il tempo storico a favore di quello che i Greci chiamavano <em>Kairos</em>: il giusto istante, il colpo d’occhio, quello in cui l’atleta compie la mossa giusta, supera l’avversario, taglia il traguardo. Dobbiamo prepararci a vivere in un tempo diverso da quello che ha segnato le vite dei nostri padri e nonni, un tempo che non ha un’unica direzione, o una destinazione prefissata, ma che accade e insieme collassa, che si mostra e si sottrae. L’<em>Homo seditiosus</em>  è il campione di una umanità che scende in piazza oggi, ma anche domani e dopodomani, per realizzare “un’arte senza opera”.</p>
<p>[<em>publbicato su</em> La Stampa <em>il 15 dicembre 2010</em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/12/20/a-chi-e-rivolta/">A chi è Rivolta?</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/01/09/una-riga-su-furio-jesi/' rel='bookmark' title='Una Riga su Furio Jesi'>Una Riga su Furio Jesi</a> <small> [è uscito il nuovo numero monografico di RIGA, Marcos...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/23/non-ti-perdono/' rel='bookmark' title='Non ti perdono'>Non ti perdono</a> <small> di Marco Belpoliti Lippi che stizzito calcia l’erba del...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/02/stregature-silvia-avallone/' rel='bookmark' title='Stregature: Silvia Avallone'>Stregature: Silvia Avallone</a> <small> [Marco Belpoliti ha letto e recensito tutti i libri...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/24/dopo-la-tragedia/' rel='bookmark' title='Dopo la tragedia'>Dopo la tragedia</a> <small>[È stato da poco ripubblicato, dopo dieci anni, Settanta, testo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/01/grantorino-marco-belpoliti/' rel='bookmark' title='GranTorino: Marco Belpoliti'>GranTorino: Marco Belpoliti</a> <small> qui l&#8217;originale: Questo &egrave; un articolo pubblicato su Nazione...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/12/20/a-chi-e-rivolta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>40</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pasolini in salsa piccante</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/pasolini-in-salsa-piccante/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/pasolini-in-salsa-piccante/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 08:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Nico Naldini]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37204</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/pasolinipiccantegrande.jpg"></a>  [E' uscito da pochi giorni per Guanda <em>Pasolini in salsa piccante</em>, libro nato <em>anche </em>qui, da alcune considerazioni di Marco Belpoliti, che ora ci regala, di seguito, l'introduzione al volume. <em>G.B.</em>]</p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>«Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere / con te e contro di te; con te nel cuore, / in luce, contro di te nelle buie viscere.» Con questi versi si apre la quarta parte de <em>Le ceneri di Gramsci</em>, pubblicate nel 1957 da Pier Paolo Pasolini.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/pasolini-in-salsa-piccante/">Pasolini in salsa piccante</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/pasolinipiccantegrande.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/pasolinipiccantegrande.jpg" alt="" title="pasolinipiccantegrande" width="152" height="250" class="alignleft size-full wp-image-37205" /></a>  [E' uscito da pochi giorni per Guanda <em>Pasolini in salsa piccante</em>, libro nato <em>anche </em>qui, da alcune considerazioni di Marco Belpoliti, che ora ci regala, di seguito, l'introduzione al volume. <em>G.B.</em>]</p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>«Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere / con te e contro di te; con te nel cuore, / in luce, contro di te nelle buie viscere.» Con questi versi si apre la quarta parte de <em>Le ceneri di Gramsci</em>, pubblicate nel 1957 da Pier Paolo Pasolini.<br />
Versi che esprimono in forma efficace il suo atteggiamento, non solo di poeta, ma anche di uomo. Parole nette: lo scandalo, la contraddizione, l’essere con te e contro di te, il cuore e le viscere, la luce e il buio. Parole che commuovono e che chiedono, com’è stato detto, una fraterna e totale complicità. La complicità con chi ti sta dicendo che è con te e contro di te nel medesimo tempo. Una contraddizione, ma anche un’identificazione. Questo è Pasolini.<br />
In questo atteggiamento Alfonso Berardinelli, nel suo saggio dedicato al poeta e al saggista degli <em>Scritti corsari</em>, ha perfettamente individuato una «sublime autocommiserazione» e un «orgoglio irremovibile della vittima» grazie al quale Pasolini ha potuto esprimere al meglio il suo messaggio. L’effetto è quello dell’emozione e della repulsa insieme: «I conflitti morali in cui Pasolini trascina il lettore sono conflitti che riguardano anzitutto lui: amarlo o respingerlo. Ma è lui stesso che sembra costretto, nello stesso tempo, ad accettarsi o a respingersi».<br />
Che è quello che ci chiede con i suoi versi – sulla mia generazione, ma anche su quella dei miei fratelli maggiori, e anche dei padri, l’intellettuale corsaro e luterano ha avuto una influenza decisiva, sino al ricatto, o all’auto-ricatto morale –: essere con lui e contro di lui. Un esercizio difficile, ma necessario quasi non fosse possibile che l’<em>aut aut</em>, e non già l’et et. Tuttavia ora è venuto il momento dell’<em>et et</em>: possiamo accettarlo e respingerlo nel contempo.<br />
<span id="more-37204"></span><br />
Per fare questo occorre penetrare nelle motivazioni con cui Pasolini, a partire dal 1968-69, ha acuito la sua analisi della società italiana, della omologazione in corso, dell’inarrestabile «mutazione antropologica». Ragioni che risiedevano, e risiedono, nella sua estetica, che è poi la fonte della sua etica. Pasolini è stato osteggiato, escluso e perseguitato in vita, non solo dalla destra, dai giudici, dai giornali benpensanti e reazionari, ma anche dalla sinistra. Che non apprezzava la sua contraddizione, che respingeva la sua scandalosa omosessualità, mai nascosta ma sempre esibita, fonte e ragione della sua ispirazione poetica. E soprattutto politica. L’etica di Pasolini infatti si fonda sull’estetica omosessuale, come è evidente sin dal primo articolo comparso sul «Corriere della sera» nel gennaio 1973 e dedicato ai «capelli lunghi», ai corpi dei ragazzi, scritto che ora apre <em>Scritti corsari </em>(1975).<br />
Certo c’è chi l’ha amato incondizionatamente anche a sinistra, in particolare tra i giovani aderenti al Partito comunista, cui Pasolini ha dedicato dopo il 1970 una forte attenzione e un’incrollabile speranza; ma anche questi ammiratori con ogni probabilità non hanno mai davvero preso atto della sua omosessualità, l’hanno ideologicamente sublimata, come accade sovente nell’entusiasmo dell’essere giovani, cogliendone gli esiti politici polemici ma non certo le premesse estetiche.<br />
Poi l’atteggiamento si è rovesciato: il mondo intellettuale, la società letteraria e quella giornalistica, e perfino la politica, sia di destra sia di sinistra hanno vissuto la morte di Pasolini alla stregua di un’accusa, come un ricatto cui era impossibile sottrarsi. Come in una nemesi divina, l’ammirazione verso il poeta ha finito per nascondere una sorta di rancore, di risentimento, prodotto dalla sua «diversità», e tramutato nel suo opposto.<br />
Oggi, a trentacinque anni di distanza c’è chi ne fa la vittima, se non proprio il martire, delle trame occulte che dal 1969, e anche prima, hanno intorbidato e manipolato la storia del nostro paese: Pasolini assassinato dai servizi segreti deviati; Pasolini che scopre le piste nere, gli autori degli attentati neofascisti e per questo viene eliminato. Una fantasia? Con ogni probabilità sì, ma anche il sintomo, in senso psicoanalitico, della propensione alla paranoia che attanaglia la sinistra italiana, o almeno alcuni intellettuali, scrittori, e persino giudici. Il Grande complotto, quello che Umberto Eco e Carlo Ginzburg hanno raccontato con efficacia in due opere diversissime ma illuminanti, <em>Il pendolo di Foucault </em>e <em>Storia notturna</em>, alla fine degli anni Ottanta, nella convinzione che occorresse liberarsene in modo definitivo. In questo modo l’attesa messianica di una Giustizia finale sul delitto Pasolini, come su tanti altri attentati, omicidi, atti eversivi degli anni Settanta – visti come un’unica catena –, finisce per diventare paralizzante e per sostituirsi a una più terrena e contingente giustizia. Come se rivelando il Complotto al paese, per questo solo fatto, lo si potesse davvero, e di colpo, dissolvere. </p>
<p>Senza rinunciare a ricercare gli autori dell’omicidio del poeta, è però venuto il momento di fare i conti con Pasolini seguendo le sue stesse indicazioni, ovvero perseguendo quella contraddizione che ci addita nei versi de <em>Le ceneri di Gramsci</em>, quella contraddizione che spesso costituisce una sorta di scacco per chi legge le sue opere, per chi vuole comprenderne le ragioni e farle sue: andare oltre Pasolini con Pasolini. Pasolini, che mette sempre il cuore in quello che scrive, il cuore e il corpo – il corpo di parole e il corpo di carne sono per lui la medesima cosa: parola che si fa carne e carne che si fa parola –; per questo, come ha fatto notare polemicamente Andrea Cortellessa, le sue affermazioni non possono essere confutate usando la sola ragione, o almeno senza adottare «il suo stesso combinato disposto». Le accogli o le respingi. Tutto nel poeta e nel corsaro e luterano è così: innocenza e colpevolezza, onestà disarmata e mistificazione ingegnosa. Pasolini lo si accetta in toto o lo si rifiuta. È il suo ricatto, condotto sino alle forme estreme, di cui la stessa morte, al di là delle molte cose oscure, ben evidenziate da Marco Tullio Giordana e altri dopo di lui, appare in definitiva come il ricatto dei ricatti. Una morte di cui non sembriamo più in grado di liberarci; per farlo, come accade e ancora accadrà, ci s’inventa un complotto e ci si fa detective e accusatori per stornare da sé quella estorsione, più interiore che esteriore, che Pasolini compie in ognuno di noi.</p>
<p>Ma c’è un’altra strada per fare davvero i conti con Pasolini, per uscire da quella coazione a ripetere che è implicita nel suo stesso atteggiamento, e che finisce per stregare tutti, o quasi, i suoi ammiratori, esegeti, lettori. Per andare oltre Pasolini con Pasolini bisogna seguire il consiglio che il Corvo dà ai due suoi compagni di strada, Totò e Ninetto, in <em>Uccellacci e uccellini</em>: i maestri si mangiano in salsa piccante. Piccante, se possibile, per digerirli meglio. Attuare il procedimento di cui il poeta è stato un maestro, quello di divorare chi ci ha preceduto in sapienza, intelligenza ed età: ingerire con il maestro anche il suo sapere e la sua forza.<br />
Restando a livello del solo amore o, al contrario, della sola repulsa, non c’è scampo. Amarlo fino al punto di divorarlo, e ingerirlo per digerirlo. Ecco che cosa ho provato a fare in questo piccolo libro, dove ho raccolto una serie di scritti redatti nell’arco di diversi anni che hanno al centro la lettura dell’estetica del poeta in rapporto alla sua omosessualità. Il punto focale del volume è il secondo scritto, intitolato «Avere un cuore», dedicato agli <em>Scritti corsari</em> e alle <em>Lettere luterane</em>, raccolta di articoli e brevi saggi di Pasolini che costituiscono il luogo di snodo, non solo della sua ultima opera, ma anche dell’intero suo percorso di saggista, scrittore, recensore, poeta, regista. </p>
<p>Se negli anni Settanta la sinistra intellettuale e politica disdegnò gli articoli del poeta comparsi su giornali e riviste, spesso pensando, o dicendo ad alta voce, che si trattava di cose già dette e ridette, da Marcuse, da Adorno e Horkheimer, dalla Scuola di Francoforte, una sorta di divulgazione di ben maggiori pensieri espressi decenni prima, oggi invece Pasolini diventa l’unico sociologo, o pensatore, o moralista, in grado di interpretare la grande trasformazione italiana dagli anni Sessanta in poi, mutando l’indifferenza o l’ostilità di un tempo in ammirazione sconsiderata; e non solo la sinistra, ma anche la destra non fa che manifestare questa devozione senza riserve ora, dopo averlo crocifisso con calunnie e campagne di stampa. Berardinelli – che in quegli anni militava nella sinistra, e scriveva su riviste che a Pasolini furono estranee, se non ostili – conosce bene «il vizio dell’intellettualismo formale e del politicismo diffuso nella cultura di sinistra», e nel suo scritto ha identificato con chiarezza la radice dell’attuale devozione per il poeta di Casarsa. Di lui, dell’autore di <em>Salò</em>, ora ci viene sovente offerto un santino quasi fosse – e per tanti magari lo è – il Padre Pio della sinistra, bisognosa, come i fedeli dello stigmatizzato di San Giovanni Rotondo, di uno sciamano che decifri in modo rabdomantico il presente, un sant’uomo cui rivolgersi con religioso stupore e abbandonata fiducia per conoscere il nostro futuro anteriore.</p>
<p>Mangiare Pasolini per capirlo meglio, per trarre forza da lui, dalla sua contraddizione, per non subirla, ma per declinarla. Per non restare vittime del complesso-Pasolini che attanaglia ancora chi attende la palingenesi generale della nostra società, tutta da salvare o tutta da perdere, inclinazione moralistica che il poeta per primo avrebbe, ne sono certo, colpito e sferzato con la sua urticante vis polemica.</p>
<p>Il libro apre con un breve resoconto di un viaggio duplice: tra le carte del processo intentato al poeta nel 1949, primo di una lunga serie, e fra le strade e i campi del Friuli, a Ramuscello, in cui si mostra come il mito dell’Eden friulano, del giardino incantato, da cui Pasolini si sentì ingiustamente e dolorosamente espulso, è appunto un mito personale. La contraddizione pasoliniana, quella che si fonda sulla lotta al moralismo ufficiale condotta dal poeta, necessita d’un amore che nello stesso tempo esalta e avvilisce il suo oggetto, lo consacra e insieme lo corrompe. Del secondo saggio si è già detto.<br />
Il terzo scritto è invece una lettura delle fotografie che Dino Pedriali, un giovane fotografo, scattò su invito di Pasolini nel 1975, poco tempo prima della sua morte, con lo scopo di mostrare il suo corpo di scrittore, da un lato, e quello di autore di un romanzo a venire, dall’altro, un’opera in fieri, apparsa solo diciassette anni dopo la sua morte cruenta, <em>Petrolio</em>. Qui lo scrittore vi appare fornito, in immagine, e non solo, di un doppio corpo, nel momento stesso in cui la sua disperazione, insieme all’assoluta volontà vitale, è al culmine. Un’opera fotografica quella di Pedriali che si lega, attraverso il suo talento irriflesso e naturale, all’opera del poeta di Casarsa.<br />
Infine, il quarto breve saggio è un intervento sulla questione della morte oscura di Pasolini, uno scritto polemico ma, credo, chiarificatore del complesso-Pasolini che blocca ancora molti, incapaci di sottrarsi alla forza medusea della sua «innocenza relativa». Qui ho cercato con il riferimento alla filologia degli scartafacci praticata dai suoi editori postumi, e in particolare da Silvia De Laude, di dissipare alcune delle pretestuose ipotesi sulla sua sconvolgente morte. La verità è come la «lettera rubata» di Poe, disposta proprio sotto i nostri occhi; purtroppo spesso non riusciamo a riconoscerla come tale, a distinguerla in mezzo a cose che non sono altro che mezze verità, falsità o menzogne costruite ad arte. Nessuno ne è esente. Proprio per questo mi appello nella parte finale di questo testo a una verità che è figlia della nostra immaginazione, e non solo del nostro insaziabile senso di giustizia.</p>
<p>A quella verità si atteneva Pasolini stesso scrivendo <em>Petrolio</em>, e anche prima nella serie degli articoli raccolti in <em>Scritti corsari</em> e <em>Lettere luterane</em>. Pasolini è stato un sublime visionario. La verità figlia del cuore, cui Pasolini si appellava contro Calvino, ha bisogno di tutta la nostra fantasia e immaginazione. Costruita con modeste pezze d’appoggio – ritagli di giornali, brandelli di conversazioni, illuminazioni improvvise – la sua verità agìta in <em>Petrolio</em>, e non solo lì, è il vero lascito del poeta di Casarsa, dell’autore di <em>Ragazzi di vita</em>, dello scrittore che proponeva di processare il Palazzo sulle pagine dei giornali borghesi dell’epoca. Un uomo, un poeta, che usava contraddirsi per restare vivo, per capire e per farci capire, un esercizio che gli costava fatica e dolore ma che gli era inevitabile.<br />
Voleva salvare le lucciole dall’estinzione, disposto a dare l’intera Montedison, il colosso<br />
chimico dell’epoca, per una sola di esse. Era un gesto d’amore verso i ragazzi che desiderava, e che non c’erano più, i giovani eterosessuali con cui voleva fare l’amore. Pasolini è morto per questo, per un gesto d’amore, come ha immaginato suo cugino, il poeta Nico Naldini. Una visione, non una verità giudiziaria.<br />
Se necessario – questa è la mia idea – si riapra il processo sulla morte di Pasolini, ma lo faccia chi per mestiere e per vocazione si è assunto il compito di giudicare, la magistratura, e anche chi, come i poliziotti, di investigare. A noi ne tocca un altro: seppellire Pasolini, dare onorata e definitiva pace al suo corpo martoriato che aspetta da oltre trent’anni non la giustizia dei tribunali, ma il nostro amore incondizionato accompagnato da un altrettanto assoluto dissenso. Ciò non significa chiudere gli occhi sulla sua morte, anzi.<br />
Mangiarlo simbolicamente per onorarlo, per liberarlo dal limbo dei cattivi pensieri e dei falsi perdoni, delle solerti ammirazioni e degli impotenti moralismi con cui ha continuato a restare sospeso nei nostri pensieri per tre decenni. Pasolini merita molto di più: essere mangiato in salsa piccante, poiché è un maestro. Un grande maestro.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/pasolini-in-salsa-piccante/">Pasolini in salsa piccante</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/09/omicidio-pasolini-martone-vs-belpoliti/' rel='bookmark' title='Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti'>Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti</a> <small> [su La Stampa di ieri prosegue la discussione innescata...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/' rel='bookmark' title='Il corpo insepolto di Pasolini'>Il corpo insepolto di Pasolini</a> <small> di Marco Belpoliti Il corpo di Pier Paolo Pasolini...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/costruire-il-bello/' rel='bookmark' title='Costruire il bello'>Costruire il bello</a> <small> di Marco Belpoliti Pasolini e Ninetto sono a fianco...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/24/dopo-la-tragedia/' rel='bookmark' title='Dopo la tragedia'>Dopo la tragedia</a> <small>[È stato da poco ripubblicato, dopo dieci anni, Settanta, testo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/17/pasolini-il-posto-delle-lucciole/' rel='bookmark' title='Pasolini, il posto delle lucciole'>Pasolini, il posto delle lucciole</a> <small>di Marco Belpoliti Santa Sabina di Ramuscello (Pordenone). Una grande...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/pasolini-in-salsa-piccante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>47</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dalla Pornocrazia alla Mignottocrazia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/dalla-pornocrazia-alla-mignottocrazia/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/dalla-pornocrazia-alla-mignottocrazia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[andrea cortellessa]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Gibelli]]></category>
		<category><![CDATA[delirio psicotico]]></category>
		<category><![CDATA[filippo ceccarelli]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[pornocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Tullio De Mauro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37128</guid>
		<description><![CDATA[<p>[Questo articolo è apparso sul numero 3 di <a href="http://www.alfabeta2.it/">"alfabeta2"</a>]</p>
<p>di <strong>Andrea Cortellessa</strong></p>
<p><em>Note sul regime biospettacolare di Berlusconi</em></p>
<p>Nel paesaggio in rovine, nella <em>facies hippocratica</em> del presente che illustra – tormentoso prima che esilarante, come pure non riesce a non essere – <em>La Suburra</em> di Filippo Ceccarelli, una scena in apparenza meno torrida di altre colpisce, però, con una violenza speciale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/dalla-pornocrazia-alla-mignottocrazia/">Dalla Pornocrazia alla Mignottocrazia</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Questo articolo è apparso sul numero 3 di <a href="http://www.alfabeta2.it/">"alfabeta2"</a>]</p>
<p>di <strong>Andrea Cortellessa</strong></p>
<p><em>Note sul regime biospettacolare di Berlusconi</em></p>
<p>Nel paesaggio in rovine, nella <em>facies hippocratica</em> del presente che illustra – tormentoso prima che esilarante, come pure non riesce a non essere – <em>La Suburra</em> di Filippo Ceccarelli, una scena in apparenza meno torrida di altre colpisce, però, con una violenza speciale. Siamo ancora in una fase primordiale di quello che, per la famiglia Berlusconi, diverrà la primavera seguente uno psicodramma vissuto in diretta sulla ribalta mediatica, nazionale e non (dopo lo <em>scoop</em> di «Repubblica» sulla partecipazione del Presidente alla festa di compleanno d’una giovane campana; dopo una clamorosa intervista rilasciata allo stesso giornale da sua moglie; dopo che l’“amico di famiglia” Vittorio Feltri, sulla prima pagina del posato quotidiano «Libero», ripesca dal suo passato d’attrice delle foto a seno nudo col pacato commento <em>Veronica velina ingrata</em>); ma già successiva a una serie di servizi fotografici documentanti i passatempi del Presidente, dopo che è stata pubblicata <em>coram populo </em>un’intercettazione telefonica fra lui e un ossequioso dirigente RAI nella quale Berlusconi raccomanda attrici segnalate da certe persone «con cui st<em>a</em> trattando» perché «st<em>a</em> cercando… di avere la maggioranza in Senato» (siamo agli ultimi sussulti del secondo governo Prodi, col suo risicatissimo margine parlamentare), e dopo che a séguito delle trionfali elezioni dell’aprile 2008 s’è insediata in Parlamento «una folta schiera di belle ragazze» subito dai cronisti parlamentari simpaticamente definite «Forza Gnocca» (Filippo Ceccarelli, <em>La Suburra. Sesso e potere: storia breve di due anni indecenti</em>, Milano, Feltrinelli, 2010,<em> </em>p. 21).<span id="more-37128"></span></p>
<p>Mitologema cardine dell’inesauribile automitobiografia di Berlusconi (come già di quella mussoliniana) è la sua incrollabile resistenza al lavoro. A pochi mesi dall’insediamento del suo quarto governo, per dimostrare quanto fosse dedito al lavoro anziché ai già chiacchieratissimi svaghi, Berlusconi non trova di meglio che squadernare, di fronte ai soliti cronisti infidi, la propria agenda personale fittissimamente vergata: «Ecco, leggete, vedete voi tutto quello che mi aspetta». Poi però i fotoreporter «con calma e con i dovuti ingrandimenti avevano decrittato: c’erano anche impegni con due delle cinque attrici raccomandate, compariva il nome sospetto di una donna slava […]; alle 20.30 c’era addirittura una certa “Selvaggia”. Non esattamente le tribolazioni indicate con l’aria di chi non ce la fa più». (Particolare fra tutti inquietante, alla fine di quell’eterogenea lista figurava poi un ultimo appunto di proprio pugno, su se stesso quale presidente del Milan: «Il presidente numero 1, numero 1, il presidente con più vittorie, il più vittorioso della storia del calcio […] Numero 1 nella storia del calcio. Milan AC Campione del mondo»: Ceccarelli, p. 23)</p>
<p>Un simile <em>acting out </em>da delirio psicotico – performato di fronte a un’esemplare scena mediatica – nella sua potenza icastica appare un’immagine degna di passare alla storia. Ma in che senso si può considerare, Silvio Berlusconi, un fenomeno “storico”? Una parte dell’autodefinita “sinistra” da tempo invita a non sovradimensionare un personaggio che è già l’iperbole di se stesso; si ricorderà come l’ex segretario del PD, nella campagna elettorale del 2008 destinata a sancirne il definitivo trionfo, si spinse sino a censurare il nome del «candidato dello schieramento avverso». Come se ogni censura non fosse in primo luogo una preterizione: presenza tanto più schiacciante quanto più rimossa. Se i suoi fan lo idolatrano acriticamente, primo compito di chi gli si voglia opporre sarà invece quello di esercitare una critica la più possibile approfondita dell’idolo, del feticcio-Berlusconi. Anzitutto prendendo atto che è lui l’entità storica più rilevante degli ultimi sessant’anni, in Italia; e tra le più importanti in assoluto.</p>
<p>Lo afferma finalmente uno storico importante, Antonio Gibelli, in un breve saggio che si presenta come capitolo finale di un manuale di storia dell’immediato futuro: <em>Berlusconi passato alla storia. L’Italia nell’era della democrazia autoritaria</em> (Roma, Donzelli, 2010). Per Gibelli è proprio con Berlusconi che viene a clamorosa evidenza un processo storico, appunto, di incalcolabile rilevanza: la <em>privatizzazione della politica</em>. Eloquente lo slogan berlusconiano sul «sole in tasca» che i promotori di Forza Italia devono avere, per poterlo offrire ai clienti-elettori (frase talmente tipica del <em>leader</em> da dare il titolo a un imbarazzante trattato encomiastico di Sandro Bondi – nel frattempo dall’encomiato inopinatamente insignito della carica di Ministro dei Beni e delle Attività Culturali – pubblicato da Mondadori nel 2009): non solo esso «richiama l’emanazione solare e divina del potere» (Ceccarelli, p. 37) ma appunto esemplifica come, nel delirio psicotico, la realtà macrocosmica possa – e anzi <em>debba</em> – essere messa a disposizione del microcosmo di pertinenza del singolo soggetto desiderante. Il mondo è lì per essere fagocitato, introiettato, <em>messo in tasca</em> appunto. Come ha scritto Franco Cordero (paragonando il caso di Berlusconi a quello di Hitler), «esistono psicosi acted out: i malati soffrono perché, disadatti al mondo, vi battono la testa; qualche rara volta adeguano l’esterno alle loro abnormi misture, sulla pelle altrui» (<em>Il brodo delle undici. L’Italia nel nodo scorsoio</em>, Torino, Bollati Boringhieri, 2010, p. 57).</p>
<p>Di là da incomprovabili ipotesi psichiatriche, il cortocircuito <em>pubblico-privato</em> si fa evidente con la scelta – da parte dello stesso Berlusconi – di imporre, nelle liste elettorali e dunque in Parlamento, una quantità di avvocati. L’Emiciclo, si obietterà, ben prima dell’invasione delle Gnocche è da sempre affollato da Azzeccagarbugli; e d’altra parte una contiguità fra la retorica forense e quella politica si può dire sia alle origini stesse, ateniesi e poi romane, della politica occidentale. C’è però, in questo caso, una particolarità non del tutto innocente: chi più chi meno illustre i vari Previti, Ghedini, Pecorella hanno infatti in comune, nei rispettivi <em>curricula</em>, l’essere o essere stati difensori di Silvio Berlusconi e/o delle aziende di sua proprietà. Laddove, come scrive Gibelli (p. 81), il Parlamento dovrebbe essere chiamato a «produrre provvedimenti generali e astratti volti a stabilire regole comuni e a proteggere diritti», mentre la funzione dell’«avvocatura consiste nel difendere interessi particolari». Con congrui onorari che si sommano, nella fattispecie, agli emolumenti non minimi spettanti ai parlamentari della Repubblica.</p>
<p>Se a tutti è (o dovrebbe essere) evidente lo scandalo del conflitto di interessi per il quale, in una società ad altissima propagginazione mediatica come una democrazia parlamentare occidentale del ventunesimo secolo, il principale imprenditore nel settore delle comunicazioni sia anche una figura politica di primo piano – con la sempre meno celata intenzione di difendere, nella sede per eccellenza pubblica dell’agire politico, interessi che sono squisitamente privati – molto meno si è riflettuto, sino a pochi libri fa, su come questo cortocircuito non sia che la punta di un iceberg economico e politico dalla portata ben più generale.</p>
<p>In uno studio recente dal titolo <em>Stato spettacolo. Pubblico e privato dagli anni ’80 a oggi</em> (Milano, Bruno Mondadori, 2010), la storica Anna Tonelli ha ricordato come quando venne pubblicato da noi il saggio, quasi omonimo del suo, di Robert-Gérard Schwartzenberg <em>L’état spectacle</em> (uscito in Francia nel ’77 e in Italia, da Editori Riuniti, tre anni dopo), il prefatore Tullio De Mauro annoverava l’Italia «tra i paesi nella cui vita politica pare più povera la componente spettacolare». È lecito dubitare che tale giudizio fosse corretto già allora, ma il ricordarlo basta a misurare la distanza antropologico-culturale percorsa da trent’anni a questa parte. Tonelli ci mostra come tratto specifico della politica-spettacolo degli ultimi anni sia appunto la <em>confusione di piani fra pubblico e privato</em>: «crollata la fede nelle ideologie, svanito il senso di appartenenza politica, dissolto il collante delle culture politiche di massa, prevale la logica di un individualismo che si realizza nella spettacolarizzazione di sé» (p. 3). Un processo che certamente inizia al tramonto dei Settanta – un decennio tutto volto, al contrario, all’esaltazione delle «intensità collettive» – quando si fa un gran parlare di «riflusso» e «trionfo del privato» (divertente oltre che documentata un’altra pubblicazione recente sull’argomento: Paolo Morando, <em>Dancing days. 1978-1979. I due anni che hanno cambiato l’Italia</em>, Roma-Bari, Laterza, 2009). Ma mentre gli anni Ottanta erano il tempo del <em>ripiegamento nel privato</em> – una dimensione “concava”, introversa e introflessa, percepita come fuga o autoesilio dalla storicamente deludente sfera “pubblica” e che farà la fortuna, a sigla di una temperie, del cinema di Gabriele Salvatores; <em>Mediterraneo</em>, nel ’91, ostenterà un’epigrafe tratta da <em>Elogio della fuga</em> di Henri Laborit – il nostro tempo, simmetricamente, appare piuttosto quello dell’<em>estoflessione del privato</em>: che si spinge proditoriamente “convesso” nella sfera pubblica: la invade, si fonde con essa radicalmente cambiandola di segno. (Sul numero 5 di «Micromega», nel 2009, Stefano Rodotà ha usato al riguardo il concetto lacaniano di <em>extimité</em>: cit. da Ceccarelli, p. 164.)</p>
<p>L’interfaccia che permette lo scambio simbolico<em> </em>fra le due dimensioni è per l’appunto lo <em>spettacolo</em>. La sede in cui cioè, nei <em>format</em> sempre più affermatisi negli ultimi anni, “si fa spettacolo” della propria intimità – a partire dal vissuto e dall’immagine corporea. La vita privata del singolo Berlusconi – un singolo “come tutti”, fisicamente e culturalmente men che mediocre, ma che secondo la leggenda da lui stesso confezionata “s’è fatto da sé” finendo per conquistarsi una ricchezza e un potere senza uguali – si fa metro di paragone e specchio dei desideri indotti nel pubblico dal suo sofisticato apparato di indottrinamento mediatico. Il più acuminato fra i moltissimi saggi che in questi anni a Berlusconi sono stati dedicati, <em>Il corpo del capo</em> di Marco Belpoliti (Parma, Guanda, 2009), prende le mosse proprio dall’accorta strategia comunicativa con la quale i <em>media</em> di sua proprietà hanno negli anni familiarizzato il pubblico dei suoi elettori coi connotati più rassicuranti dell’ambito famigliare e quotidiano del Capo, «fornendo una versione pubblica della sua interiorità: spettacolarizzazione dell’intimità stessa» (p. 13). In questa vera e propria campagna propagandistica si sono curiosamente distinti<em> old media</em> come i rotocalchi illustrati, ma non c’è dubbio che una simile strategia nasca e si sviluppi in un contesto mediale che ha al centro il motore primo delle fortune del protagonista: la televisione. Dove sempre, per la natura stessa del mezzo, «il privato è pubblico» (p. 89): col quotidiano introdursi nell’intimità famigliare del pubblico e, come detto, da un certo punto in avanti <em>riproducendo</em> quella stessa intimità come propria forma di spettacolo privilegiata.</p>
<p>Non è un caso, dunque, che l’egemonia berlusconiana si saldi – dopo le elezioni del 2001 – in stretta contemporaneità col successo del <em>format</em> del <em>reality show</em>. È insomma e a tutti i livelli, quello iniziato col nuovo secolo, il regime della <em>pornocrazia</em>. Il termine è stato coniato dal filosofo francese Dany-Robert Dufour, che nel suo libro <em>La cité perverse. Libéralisme et pornographie</em> (Paris, Denoël, 2009) sottolinea la nuova rilevanza politica di una «società pornografica di massa, dove pornografia significa esibizione e messa in scena di ciò che normalmente non si espone in pubblico». Così ne sintetizza le tesi Gibelli, applicandole proprio al caso di Berlusconi (p. 45).</p>
<p>L’evoluzione imprevista del “caso” Berlusconi – che Ceccarelli (pp. 77 sgg.) interpreta come contrappasso, anzi «Nemesi» da manuale –  consiste tuttavia nel suo passaggio dal regime della «pornocrazia» – in qualche modo fisiologica, come si è mostrato, nell’odierno regime biospettacolare – a quella che un suo già zelante reggicoda, Paolo Guzzanti, ha definito «mignottocrazia». Termine desolante, se vogliamo, in primo luogo  linguisticamente: per il trasloco nella <em>koinè</em> post-romanesca del Potere romano di quello che è l’étimo stesso del prefisso «porno».<strong> </strong>Ad ogni buon conto, il termine viene lanciato dal blog del giornalista all’inizio di novembre del 2008 (dopo la querela fatta dal Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, a sua figlia, l’attrice Sabina, a seguito di uno sketch-comizio tenuto a Piazza Navona l’8 luglio precedente), e riscuote un successo immediato. Ha commentato l’<em>artifex</em> (in un suo lutulento <em>dossier</em> pubblicato col titolo <em>Guzzanti vs Berlusconi</em>, Reggio Emilia, Aliberti, 2009): «ebbe il suo porco successo. Cosa di cui non mi vanto, ma di cui anzi mi preoccupo, perché come autore posso solo dire di aver coniato il termine di cui la storia italiana aveva bisogno, perché la mignottocrazia era, è già nelle cose, nell’aria, ma anche nei corpi e nelle menti» (cit. da Ceccarelli, p. 203). La mignottocrazia rappresenterebbe dunque, nella <em>privatizzazione della politica</em>, il salto di qualità per cui nei posti di potere, nonché avvocati e altri stipendiati, vengono direttamente installate dal Capo delle meretrici – fuor di metafora,  si vuol dire – dei cui servizi si sarebbe personalmente giovato. Alla fine del 2009 il «Guardian» titola prontamente: «<em>Politics</em> alla puttanesca» (Ceccarelli, p. 178).</p>
<p>A conferma del fatto che la diagnosi non riguardi tanto le venture di un singolo più o meno disturbato imprenditore “sceso in campo”, ma sia un paradigma politico di portata più vasta, si consideri del resto che se Walter Veltroni, dimidiato emulo nel 2008 giustamente trombato dall’originale, a suo tempo tentò l’improbabile scalata ai vertici pornocratici del modello (i sin dai titoli inquietanti <em>journaux intimes</em> pubblicati negli anni Novanta da Sperling &amp; Kupfer, <em>Certi piccoli amori. Dizionario sentimentale dei film</em>: Tonelli, p. 166), la squallida vicenda del sindaco di Bologna Flavio Delbono (cfr. Ceccarelli, pp. 157 sgg.) segna il diffondersi di pratiche mignottocratiche anche “a sinistra”.</p>
<p>Il termine designa tuttavia anche l’infinita scia di scandali e polemiche che nell’ultimo periodo ha rappresentato, nella traiettoria ascensionale del Presidente, la più minacciosa delle battute d’arresto. Anche questo, certo, va annotato con desolazione: visto che in un quindicennio di scorribande nessuna delle ben più gravi malefatte specificamente <em>politiche </em>del Satrapo era riuscita a tanto. Ma siamo poi sicuri che, con tutto quel che s’è detto, sia corretto considerare estraneo ai meccanismi del Politico l’inciampo mignottocratico? Nell’estate più torrida della Suburra-Italia, mentre si andavano verosimilmente organizzando le opposizioni interne che usciranno allo scoperto l’estate successiva (quella in cui sto scrivendo) mettendo concretamente in crisi quello fra i suoi governi che pareva godere della maggioranza più solida, andava in onda su TeleLombardia anche un inaspettato commento – alla vicenda di Berlusconi – di Toni Negri, il quale ricordava come nel <em>Trattato politico</em> di Spinoza vi sia un passo riguardante i «gravi rischi che corrono i sovrani che vanno con le prostitute» («Lo Stato, per essere soggetto solo a sé, è tenuto a preservare le condizioni di timore e rispetto, altrimenti cessa di essere uno Stato. Infatti, per coloro, o per colui che detiene il potere, è ugualmente impossibile andare in giro ubriaco, o nudo in compagnia di prostitute, fare l’istrione, violare o disprezzare apertamente le leggi da esso stesso emanate, e insieme conservare la sua maestà»: cit. da Ceccarelli, p. 85).</p>
<p>Uno degli arcani maggiori dell’<em>appeal</em> berlusconiano è infatti la miscela paradossale di ostentata e compiaciuta amoralità, da maschio solitario e predace, e di una altrettanto esibita fedeltà – condivisa peraltro dagli altri <em>leader </em>della Destra, tutti divorziati e riconiugati – nei confronti dei valori sacri e intangibili della famiglia tradizionale (ipostatizzati nel mito stucchevole di mamma Rosa: la cui scomparsa, all’inizio del 2008, diede la stura al più ripugnante coro di cortigiani mediatici). Nel ’94, poco dopo la famigerata «discesa in campo», Berlusconi dichiarò solennemente che «la famiglia è il valore più alto: chi trascurasse la propria famiglia non potrebbe essere un buon governante» (cit. da Tonelli, p. 123): che idealmente si candidano a «ultime parole famose» di chi le ha pronunciate. E che sia tutt’altro che secondario, questo piano dello scontro che coinvolge anche poteri Vaticani a loro volta divisi, lo conferma la vicenda del direttore del quotidiano della CEI «Avvenire», Dino Boffo, fatto oggetto – sempre nell’estate <em>terribilis </em>del 2009 – di un killeraggio mediatico senza precedenti da parte del solito Feltri (nel frattempo passato a dirigere l’<em>house organ</em> di famiglia, «Il Giornale»; cfr. Ceccarelli, pp. 109 sgg.). Che si sia trattato di una campagna “militarmente” pianificata ed eseguita, e che di questa potenza di fuoco sempre più si voglia fare, in futuro, uso indiscriminato, lo conferma la frase spudorata pronunciata l’estate seguente dal “falco” Giorgio Stracquadanio, che ha invocato per il “dissidente” Gianfranco Fini un «trattamento Boffo» (candidamente così difendendosi, sulle pagine del solito <em>house organ</em>: «Una provocazione voluta, una forzatura, una metafora. Ho scelto di essere politicamente scorretto perché volevo che le mie dichiarazioni avessero un’eco mediatica»: «Il Giornale», 2 agosto 2010).</p>
<p>Del lessema «mignottocrazia» va peraltro registrata una significativa retrodatazione. In realtà – così almeno si legge su un autorevole sito specifico consultabile all’indirizzo, non scherzo, <a href="http://www.mignottocrazia.it/">www.mignottocrazia.it</a> – il conio non sarebbe di Guzzanti bensì di una curiosa figura di antropologo e psichiatra napoletano, Claudio Ciaravolo (che si presenta così: «psichiatra di nascita e napoletano di professione. Di religione catodica. Creattivo a tempo pieno. Lavora poco e si diverte molto»), il quale l’avrebbe introdotto alla fine degli anni Novanta per designare «l’imposizione», da parte dei <em>media</em>, «di un modello retrivo, spesso grottesco e ridicolo, di donna che si comporta e somiglia sempre più fisicamente a chi è costretta a presentare e offrire il proprio corpo come fa una mignotta». Allo stesso Ciaravolo si devono anche termini derivati: «La “mignotteria” è l’uso indiscriminato e oltranzistico della seduzione in ogni aspetto della vita: un atteggiamento ad alto tasso di erotizzazione che, rinforzato dai media, conduce alla “mignottizzazione” della società civile».</p>
<p>In questo senso però la prima <em>mignotta</em> – diciamo pure, parafrasando i termini del più classicamente “italiano” degli epiteti ingiuriosi, la <em>madre di tutte le mignotte</em> – altri non è, evidentemente, che lo stesso Berlusconi. Non solo «utilizzatore finale» delle procaci escort procurategli da un faccendiere pugliese, secondo un memorabile quanto sfortunato tecnicismo impiegato da uno dei suoi avvocati-consigliori-parlamentari (cfr. Ceccarelli, p. 86). Non solo riformulatore mediatico, in pieno ventunesimo secolo, dell’arcaico paradigma binario del maschilismo italico per cui le donne sono o sante-madri (a partire da mamma Rosa, ovviamente, con correlato codazzo di zie suore) o appunto mignotte da esibire sullo schermo (giusta l’impressionante denuncia di documentari come <em>Il corpo delle donne</em> di Lorella Zanardo e <em>Videocracy</em> di Erik Gandini) nonché su quella psicotica riproduzione dello schermo che è la propria vita privata. Ma qualcuno che, nel rapporto di prostituzione, si fa al contempo – paradossalmente – partner <em>attivo </em>e <em>passivo</em>. Puttana e puttaniere.</p>
<p>Se è vero infatti che col suo operato politico degli anni Novanta e Zero giungono a catastrofica realizzazione i paradigmi teorici, elaborati alla fine degli anni Sessanta e lungo i Settanta (quelli, guarda caso, della sua ascesa economico-finanziaria), della <em>società dello spettacolo</em> (Debord) e della <em>società dei simulacri</em> (Baudrillard) – entrambi basati, in forme e accezioni diverse, sul paradigma della seduzione – è perché è appunto all’insegna della <em>seduzione</em> che si gioca tutta la biografia imprenditoriale e politica di Berlusconi. Prima la seduzione esercitata in prima persona, nel corso dei più o meno piccoli cabotaggi finanziari, poi quella gigantografata dalle immani pròtesi mediatiche  di quella medesima persona.</p>
<p>Colpisce come nella bibliografia del <em>Corpo del capo </em>di Belpoliti, a parte le analisi mediologiche della scuola di Alberto Abruzzese e l’esplosivo talento collezionistico-satirico di Ceccarelli, l’unica fonte italiana importante sia un romanzo, <em>Il Duca di Mantova</em> di Franco Cordelli (Milano, Rizzoli 2004). Una delle intuizioni di questo libro (che sin dal titolo iscrive questa storia italiana all’insegna del melodramma, per lo stile, e appunto della seduzione proterva per il contenuto) è che la fascinazione esercitata da Berlusconi sui suoi elettori-sudditi sia di natura fondamentalmente sessuale: come quella del Duca del titolo, nel <em>Rigoletto</em> verdiano, nei confronti della sventurata Gilda, la figlia del suo deforme buffone. Proprio l’energia inesauribile e polimorfa del Berlusconi machista dongiovanni priapico (in omaggio a una sin troppo ovvia vulgata psicanalitica) farebbe leva, in realtà, su una segreta componente androgina («Con il ritorno del melodramma – italiano, europeo, d’Occidente e d’Oriente, il mondo è stato conquistato dalle donne, siamo tutti donne, le donne riducono donne; anche il Duca lo è, è un travestito; ciò che sommamente di lui ci disturba è la sua ostinazione a non gettare la maschera»: Cordelli, p. 209). Il volto risolutamente glabro, l’ossessione per la capigliatura e in generale per il corpo, la struttura delle pose con le quali ha sempre studiato di proporsi, lo sguardo che rivolge in camera restando, tuttavia, sempre sfuggente, mostrano un Berlusconi che con noi, in effetti, non ha mai smesso di <em>civettare</em> (Belpoliti, p. 62, usa al riguardo una pagina illuminante di Georg Simmel; e cfr. Gibelli, pp. 41-2).</p>
<p>Esemplare la più stupefacente delle ventuno foto collezionate e commentate dal saggio di Belpoliti: Berlusconi vi è ritratto mentre raccoglie l’ovazione dei suoi, a una <em>convention</em> di Forza Italia. Il passo nel quale lo scatto di Giorgio Lotti lo ha immobilizzato – <em>punctum</em> della foto, la postura dei piedi – è quello col quale l’<em>étoile</em> del balletto offre il proprio corpo glorioso all’abbraccio della folla entusiasta. «Un ammiccamento, un gesto di una civetteria inusuale, ma anche un chiaro messaggio di natura sessuale» (pp. 63-4). E del resto lo stesso Berlusconi una volta ha osato dichiarare: «subito dopo la partita dello scudetto del 1988, un tifoso vede la mia macchina, mi riconosce, si pianta davanti al cofano e grida: “Silvioooo, Silvioooo: sei una gran bella figa!” È stato il complimento più bello della mia vita» (p. 77).</p>
<p>L’arcano supremo del potere di Berlusconi consiste insomma nell’assoldare mignotte  facendo a sua volta la mignotta. Il suo tocco di Mida ha il potere di quello di Circe: rende mignotte, cioè porci e troie, tutti coloro che lo incontrano. Ha dichiarato una volta Guzzanti (all’ANSA del 20 novembre 2008): «Mignottocrazia è la corruzione che ottiene potere in cambio di favori. Ci sono anche casi di mignotte per sesso, ma io volevo denunciare quegli uomini che ottengono potere compiacendo il potente: in questo senso, le più grandi mignotte sono uomini, io non volevo fare semplicemente un’allusione sessuale. Speravo che da Berlusconi venisse una rivoluzione liberale, insieme a molti altri intellettuali come Adornato, il povero Colletti, in fondo mignotte anche noi. E ora io sono una mignotta delusa, per restare alla metafora».</p>
<p>Non vale ovviamente solo per quegli «intellettuali» che hanno creduto nella fola della «rivoluzione liberale». Forse solo una «mignotta delusa» – con moto emotivo non troppo diverso da quello, fuori di metafora, di alcune delle escort venute dalle Puglie – poteva riuscire a dire l’indicibile, umiliante verità storica dell’Italia dell’ultimo ventennio. Quella appunto di un’Italia prostituita. Un corpo – carnale, terreno ma anche simbolico, ideale, spirituale – trattato, prezzolato, infine acquistato. Per poi essere tranquillamente consumato. Con l’efficienza indifferente con la quale il <em>tycoon</em> del calcio valuta e infine si accaparra i corpi dei migliori giocatori, l’imprenditore corrompe i giudici più zelanti, l’editore illuminato assume i più intelligenti, i più spregiudicati, i più illusi collaboratori. Per vent’anni ci siamo venduti a quest’uomo. Se non ce ne siamo voluti accorgere, è perché lui ha inventato un trucco semplice e mirabile: quello di vendersi nel momento stesso in cui acquista. Così, mentre ci vendiamo a lui, insieme lo acquistiamo. E lo consumiamo: sotto forma di sia pure discutibili beni, prodotti, servizi. Sogni, soprattutto.</p>
<p>Berlusconi passerà alla storia, certo. Come il primo puttaniere che s’è fatto pagare, e pagare caro, dalle mignotte che ha assoldato.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/dalla-pornocrazia-alla-mignottocrazia/">Dalla Pornocrazia alla Mignottocrazia</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/26/il-nano-e-la-ballerina/' rel='bookmark' title='Il nano e la ballerina'>Il nano e la ballerina</a> <small> di Andrea Cortellessa Sembra passato tanto tempo da quando...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/02/21/nasce-doppiozero/' rel='bookmark' title='Nasce &lt;em&gt;doppiozero&lt;/em&gt;'>Nasce <em>doppiozero</em></a> <small>doppiozero: istruzioni per l&#8217;uso Tutte le esperienze di produzione e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/09/02/pubblicare-per-mondadori/' rel='bookmark' title='Pubblicare per Mondadori?'>Pubblicare per Mondadori?</a> <small>[Si riprendono in esponente due note apparse nei commenti di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/' rel='bookmark' title='Il corpo ferito del Capo'>Il corpo ferito del Capo</a> <small> di Marco Belpoliti Che cosa suggerisce la visione del...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/05/27/senza-vergogna/' rel='bookmark' title='Senza vergogna'>Senza vergogna</a> <small> [Marco Belpoliti mi ha mandato l'intervento che ha letto...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/dalla-pornocrazia-alla-mignottocrazia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>136</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non ti perdono</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/23/non-ti-perdono/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/23/non-ti-perdono/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 06:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[John Foot]]></category>
		<category><![CDATA[Luis Kancyper]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Slavoj Žižek]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Tomellieri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=35941</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/RISEntimento1.jpg"></a> di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Lippi che stizzito calcia l’erba del campo da calcio; il presidente del Consiglio che afferma: l’opposizione ci invidia; il coro sul prato di Pontida che manifesta la sua disdetta; il Cardinal Sepe che dal pulpito parla di invidia e risentimento dentro la Chiesa.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/23/non-ti-perdono/">Non ti perdono</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/RISEntimento1.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/RISEntimento1.jpg" alt="" title="RISEntimento" width="223" height="109" class="alignleft size-full wp-image-35943" /></a> di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Lippi che stizzito calcia l’erba del campo da calcio; il presidente del Consiglio che afferma: l’opposizione ci invidia; il coro sul prato di Pontida che manifesta la sua disdetta; il Cardinal Sepe che dal pulpito parla di invidia e risentimento dentro la Chiesa. Spira oggi in Italia il vento secco del risentimento. Tutti risentiti, e spesso per motivi diametralmente opposti. Perché siamo arrivati a questo? Nella società contemporanea sempre più spesso i singoli provano un senso di animosità verso gli altri, o verso il mondo in generale, quale risposta a offese, affronti o frustrazioni che ritengono di aver subito. Risentimento e rancore sono sinonimi; rancore viene dal latino, <em>rancor</em>, “lamento, desiderio, richiesta”, e, come ricorda lo psicoanalista argentino Luis Kancyper, ha la medesima radice di <em>rancidus</em>, “astioso”, di “stantio”, ma anche di “zoppo”; risentimento significa invece: “sentire ancora”. È il ritornare incessante sul proprio stato emotivo senza possibilità di allontanare definitivamente l’offesa o il torto. <span id="more-35941"></span><br />
Se il torto riguarda la sfera morale, e implica un oltraggio o un’insolenza, scattano reazioni come la rabbia o l’ira; e sono proprio queste due emozioni che si trasformano in rancore e in risentimento. Gli psicologi ritengono che la radice profonda del risentimento si trovi nell’invidia. Perché lui sì e io no? Secondo il filosofo sloveno Slavoj Žižek, l’invidia è qualcosa di più, o di meno, del desiderio di possedere quello che ha l’altro. Žižek racconta una storiella. Una strega dice a un contadino: “Farò a te quello che vuoi, ma ti avverto, farò due volte la stessa cosa al tuo vicino!”. E il contadino con un sorriso furbo le risponde: “Prendimi un occhio!”. Qualunque discussione pubblica oggi finisce immancabilmente nell’accusa reciproca e nel rancore: politici contro calciatori, calciatori contro politici; rimproveri su stipendi eccessivi, rimborsi spese, cachet televisivi; dalla televisione al parlamento è tutto un dito puntato contro gli altri: tutta colpa loro.<br />
L’invidia, del resto, è molto più temibile della stessa gelosia. Oggi, secondo i sociologi, l’inseguimento consumistico, l’ostentazione, porterebbero a insoddisfazioni, forme ossessive di ripiegamento su se stessi, da cui scaturisce la malattia del risentimento; è dalla continua competizione per l’affermazione di sé, uno dei tratti più caratteristici della società attuale, che nasce questo sentimento pernicioso. Rispetto al passato gli individui mostrano una sempre maggior incapacità a sopportare massicce dosi di frustrazione necessarie alla riproduzione del sistema sociale. In definitiva, il risentimento è la condizione sentimentale, scrive Stefano Tomellieri in un suo saggio,<em> La società del risentimento</em> (Meltemi), di chi per lungo tempo ha coltivato un sogno, un progetto, un desiderio, ma non ha realizzato ciò cui aspirava, e ora sente che quanto aveva immaginato non si realizzerà mai: una vera e propria intossicazione dell’anima. Kancyper sostiene che questa emozione è legata alla dimensione temporale e differenzia tra due tipi di memorie:<em> la memoria del dolore</em>, che continua nel tempo della rassegnazione, e<em> la memoria del risentimento e del rancore</em>, che “si trincera e si nutre dell’aspettativa della vendetta in un tempo futuro”. Se si pensa a quanto questo abbia contato, e ancora conti nella storia del nostro Paese, come dimostra il libro di John Foot, <em>Fratture d’Italia</em> (Rizzoli), dedicato alla storia dei monumenti e delle targhe-ricordo. La storia appare un campo di battaglia di una guerra senza fine: Garibaldi, i briganti meridionali, i Borboni, Cavour, la Prima guerra mondiale, gli arditi, D’Annunzio, il fascismo, la Repubblica Sociale, le brigate partigiane, le stragi degli anni Settanta, ecc.<br />
Gli psicoanalisti ci ricordano che il risentimento è legato alle pulsioni di morte: “la compulsione ripetitiva e insaziabile del potere vendicativo”. E si regge sul principio del “tormento”, un pensare calamitoso in cui la collera diventa la sola via di fuga dal tormento interiore. Il rancoroso possiede una memoria implacabile, non può perdonare né perdonarsi; è offuscato dalla memoria di un passato che non può separare e tenere a distanza. Ciò che manca a chi soffre di questo sentimento è la capacità di ri-vivere, quindi di trovare un senso all’offesa patita, o solo immaginata, di farla transitare attraverso l’esperienza del proprio vissuto; non si congeda mai dal ricordo della frustrazione. Sia nel risentimento, come nella vergogna, appare la figura del “rimorso”, il tornare a mordere, o mordersi, sotto la pressione di un’emozione, dice Kancyper, alimentando l’attesa di nuove vendette rivolte, prima di tutto contro se stessi. Sapremo noi italiani uscire da tutto questo, e a cominciare a pensare in positivo?</p>
<p>[<em>pubblicato su </em>La Stampa, <em>ieri</em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/23/non-ti-perdono/">Non ti perdono</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/12/20/a-chi-e-rivolta/' rel='bookmark' title='A chi è Rivolta?'>A chi è Rivolta?</a> <small> di Marco Belpoliti Rivoluzione addio? Sì, il suo posto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/09/omicidio-pasolini-martone-vs-belpoliti/' rel='bookmark' title='Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti'>Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti</a> <small> [su La Stampa di ieri prosegue la discussione innescata...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/12/per-barthes/' rel='bookmark' title='Per Barthes'>Per Barthes</a> <small> di Valerio Magrelli [in occasione della pubblicazione di Riga...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/12/05/videocrazia-totale/' rel='bookmark' title='Videocrazia totale'>Videocrazia totale</a> <small> di Marco Belpoliti Viviamo nella videocrazia totale, sotto il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/17/pasolini-il-posto-delle-lucciole/' rel='bookmark' title='Pasolini, il posto delle lucciole'>Pasolini, il posto delle lucciole</a> <small>di Marco Belpoliti Santa Sabina di Ramuscello (Pordenone). Una grande...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/23/non-ti-perdono/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Stregature: Antonio Pennacchi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/16/stregature-antonio-pennacchi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/16/stregature-antonio-pennacchi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 08:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Pennacchi]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[premio strega]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Stregature]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=35110</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/canalemussolinicover.jpg"></a> di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p><strong>Antonio Pennacchi</strong>, <em>Canale Mussolini</em>, Mondadori, pp. 460, € 20</p>
<p>Gli editori del Bel Paese sono ossessionati dal “grande romanzo italiano”. Lo cercano, lo stampano, lo propagandano, come nel caso del pessimo <em>Acciaio </em>della Avallone, caso editoriale coltivato in batteria.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/16/stregature-antonio-pennacchi/">Stregature: Antonio Pennacchi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/canalemussolinicover.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/canalemussolinicover.jpg" alt="" title="canalemussolinicover" width="180" height="273" class="alignleft size-full wp-image-35111" /></a> di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p><strong>Antonio Pennacchi</strong>, <em>Canale Mussolini</em>, Mondadori, pp. 460, € 20</p>
<p>Gli editori del Bel Paese sono ossessionati dal “grande romanzo italiano”. Lo cercano, lo stampano, lo propagandano, come nel caso del pessimo <em>Acciaio </em>della Avallone, caso editoriale coltivato in batteria. Forse deve ancora nascere il romanziere che ci dia il nostro <em>Tamburo di latta</em>, oppure qualcosa come<em> I figli della mezzanotte</em>. Intanto ci accontentiamo di questo<em> Canale Mussolini </em>dello scrittore ex operaio  Antonio Pennacchi. Non è un cattivo libro, anzi, ha molti meriti: si fa leggere, è scorrevole, ha momenti davvero riusciti, unisce le storie di ieri con quelle di oggi. <span id="more-35110"></span><br />
Ma nel complesso non riesce nell’impresa che si propone: raccontare la storia d’Italia dalla Prima guerra mondiale, e dalla nascita del Fascismo, al secondo dopoguerra, seguendo le vicende di una famiglia emiliano-veneta, i Peruzzi, che dalle terre del Po migrano verso l’Agro Pontino in cerca di fortuna, là dove il Duce e i suoi accoliti hanno bonificato le paludi ed eretto le città nuove. Pennacchi ha l’andatura del narratore popolare, tutto divagazioni e improvvisi strappi, tuttavia le sue storie, e molti personaggi, sono in gran parte ricalcati con la carta copiativa da libri di storia, e alla fine <em>Canale Mussolini</em> vira verso il metaracconto.<br />
Nei momenti migliori sembra una versione pseudofascista di <em>Novecento </em>di Bertolucci raccontata da un seguace del primo Celati, quello della<em> Banda dei sospiri</em>. Il tono epico, che spetterebbe a un romanzo del genere è volto tutto verso il fiabesco che con la Storia non fa a pugni, ma qui tutto diventa caricaturale e a tratti persino grottesco. Pennacchi ha composto un album di figurine Liebig; i suoi personaggi non hanno lo spessore che meriterebbe la materia narrata, come la nascita del Fascismo o la figura tragica di Benito Mussolini. Il fasciocomunista, come si è autodefinito, è, alla fin fine, più comunista che fascio e si stempera nell’indecisione: della tragicommedia italiana rimane poco e anche l’assassinio politico finisce in favoletta, come l’avvento stesso della dittatura. Peccato perché il passo da vero narratore l’ex operaio di Latina lo possiede davvero, come la capacità di andare a passo di corsa: un garibaldino in camicia nera.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/16/stregature-antonio-pennacchi/">Stregature: Antonio Pennacchi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/08/stregature-paolo-sorrentino/' rel='bookmark' title='Stregature: Paolo Sorrentino'>Stregature: Paolo Sorrentino</a> <small> di Marco Belpoliti Paolo Sorrentino, Hanno ragione tutti, Feltrinelli,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/09/stregature-rosa-matteucci/' rel='bookmark' title='Stregature: Rosa Matteucci'>Stregature: Rosa Matteucci</a> <small> di Marco Belpoliti Rosa Matteucci, Tutta mio padre, Bompiani,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/06/stregature-lorenzo-pavolini/' rel='bookmark' title='Stregature: Lorenzo Pavolini'>Stregature: Lorenzo Pavolini</a> <small> [prosegue la pubblicazione delle recensioni ai libri "stregati". G.B]...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/02/stregature-silvia-avallone/' rel='bookmark' title='Stregature: Silvia Avallone'>Stregature: Silvia Avallone</a> <small> [Marco Belpoliti ha letto e recensito tutti i libri...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/23/letteratura-come-filosofia-naturale/' rel='bookmark' title='Letteratura come filosofia naturale'>Letteratura come filosofia naturale</a> <small> di Marco Belpoliti Mario Porro, Letteratura come filosofia naturale,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/16/stregature-antonio-pennacchi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Stregature: Rosa Matteucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/09/stregature-rosa-matteucci/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/09/stregature-rosa-matteucci/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 04:14:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[premio strega]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa Matteucci]]></category>
		<category><![CDATA[Stregature]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=35099</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/Matteucci_TUTTAMIOPADRE_piatto.jpg"></a> di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p><strong>Rosa Matteucci</strong>, <em>Tutta mio padre</em>, Bompiani, pp. 286, € 17,50</p>
<p>Il romanzo famigliare non è una specialità italiana, certo, ma tutti i libri che da noi raccontano la famiglia, la sua allegra, oppure funesta, follia, sembrano discendere dal libro più italiano che ci sia: <em>Pinocchio</em>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/09/stregature-rosa-matteucci/">Stregature: Rosa Matteucci</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/Matteucci_TUTTAMIOPADRE_piatto.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/Matteucci_TUTTAMIOPADRE_piatto.jpg" alt="" title="Matteucci_TUTTAMIOPADRE_piatto" width="163" height="231" class="alignleft size-full wp-image-35100" /></a> di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p><strong>Rosa Matteucci</strong>, <em>Tutta mio padre</em>, Bompiani, pp. 286, € 17,50</p>
<p>Il romanzo famigliare non è una specialità italiana, certo, ma tutti i libri che da noi raccontano la famiglia, la sua allegra, oppure funesta, follia, sembrano discendere dal libro più italiano che ci sia: <em>Pinocchio</em>. Così è anche <em>Tutta mio padre </em>di Rosa Matteucci, il cui viso paffuto e bambinesco – ma l’espressione è seria e decisa – campeggia sulla copertina del libro. Una consuetudine, questa, di mettere i volti degli autori, che la Bompiani coltiva da qualche tempo, almeno per gli italoscrittori: Scurati, e ora Matteucci. <span id="more-35099"></span><br />
La storia, raccontata in prima persona da una voce pinocchiesca, inizia proprio con un calco di Collodi, là dove il burattino arriva alla casina della Fata ed è accolto dalla Bambina morta. Morti qui sono i due genitori di Rosa, morti e sepolti, ma subito ridiventano vivi, anzi vivissimi, nel racconto che prende avvio subito dopo. Ma prima di carburare a pieno, prima di trovare un suo ritmo incalzante, il romanzo impiega quasi una cinquantina di pagine: gira e gira intorno al nocciolo della storia, poi finalmente imbocca la vicenda della decadenza della famiglia nobiliare della madre, col fallimento del nonno e la cacciata dal Paradiso terrestre, dalla Villa dove erano riveriti e serviti. Nel discendere nell’Infernetto, ma subito Purgatorio, della vita di semi-stenti della propria famiglia, la prosa della scrittrice si fa più scattante, più viva, meno debitrice alle citazioni, alle vagonate di libri che deve aver divorato, al gioco di rinvii e sott’intesi che ne formano il substrato. La lingua di Rosa Matteucci è un impasto di colto e pop, lessico forbito e strattonate sintattiche, ma sempre perfetto, tornito, preciso, e insieme arruffato e smosso.<br />
Pinocchio-Rosa racconta la storia della sua vita, come già aveva fatto quasi quarant’anni fa Celati con <em>Banda dei sospiri</em>, tra follie paterne e snobbismi materni, anche se poi il libro è una lunga lettera d’amore al genitore maschio, anche lui in copertina, in mutandoni da bagno, vero oggetto di desiderio di un libro dove l’eros sta tra le righe, nascosto dentro le parole, e nel fiato della voce. Un romanzo comico, e insieme di deformazione: il fallimento come viatico quasi sicuro per la letteratura. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/09/stregature-rosa-matteucci/">Stregature: Rosa Matteucci</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/08/stregature-paolo-sorrentino/' rel='bookmark' title='Stregature: Paolo Sorrentino'>Stregature: Paolo Sorrentino</a> <small> di Marco Belpoliti Paolo Sorrentino, Hanno ragione tutti, Feltrinelli,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/16/stregature-antonio-pennacchi/' rel='bookmark' title='Stregature: Antonio Pennacchi'>Stregature: Antonio Pennacchi</a> <small> di Marco Belpoliti Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, Mondadori, pp....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/06/stregature-lorenzo-pavolini/' rel='bookmark' title='Stregature: Lorenzo Pavolini'>Stregature: Lorenzo Pavolini</a> <small> [prosegue la pubblicazione delle recensioni ai libri "stregati". G.B]...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/02/stregature-silvia-avallone/' rel='bookmark' title='Stregature: Silvia Avallone'>Stregature: Silvia Avallone</a> <small> [Marco Belpoliti ha letto e recensito tutti i libri...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/23/letteratura-come-filosofia-naturale/' rel='bookmark' title='Letteratura come filosofia naturale'>Letteratura come filosofia naturale</a> <small> di Marco Belpoliti Mario Porro, Letteratura come filosofia naturale,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/09/stregature-rosa-matteucci/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Stregature: Paolo Sorrentino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/08/stregature-paolo-sorrentino/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/08/stregature-paolo-sorrentino/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 06:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[premio strega]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Stregature]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=35117</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/hanno_tutti_ragione.jpg"></a> di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p><strong>Paolo Sorrentino</strong>, <em>Hanno ragione tutti</em>, Feltrinelli, pp.319, € 18</p>
<p>Tony Pagoda, il protagonista del romanzo di Paolo Sorrentino, <em>Hanno tutti ragione</em>, è un personaggio che non si dimentica tanto facilmente. Sin dal suo debutto sulla pagina, questo cantante cocainomane sfatto, cinico, baro, sentimentale sino alle lacrime, assurdo e paradossale, si stampa nella mente del lettore che ne segue l’eruzione verbale mentre dilaga, a ritmo serrato, per pagine e pagine.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/08/stregature-paolo-sorrentino/">Stregature: Paolo Sorrentino</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/hanno_tutti_ragione.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/hanno_tutti_ragione.jpg" alt="" title="hanno_tutti_ragione" width="141" height="230" class="alignleft size-full wp-image-35118" /></a> di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p><strong>Paolo Sorrentino</strong>, <em>Hanno ragione tutti</em>, Feltrinelli, pp.319, € 18</p>
<p>Tony Pagoda, il protagonista del romanzo di Paolo Sorrentino, <em>Hanno tutti ragione</em>, è un personaggio che non si dimentica tanto facilmente. Sin dal suo debutto sulla pagina, questo cantante cocainomane sfatto, cinico, baro, sentimentale sino alle lacrime, assurdo e paradossale, si stampa nella mente del lettore che ne segue l’eruzione verbale mentre dilaga, a ritmo serrato, per pagine e pagine. Un essere orrendo, ma assolutamente simpatico. Vero, meglio, verace, una vera vongola che racconta come e perché filtra con la sua mente l’acqua inquinata del Golfo di Napoli e dintorni. <span id="more-35117"></span><br />
Ha schifo degli altri e anche di se stesso; un vero animale in grado di far leva sulle debolezze altrui per farsi largo nel mondo: sedurre donne, intortare il pubblico, tenere testa ai suoi musicisti, farsi beffe di tutti, dalla moglie alla figlia, dalla sorella alle vicine di casa. Un guaglione e un po’ tossico: un vero eroe dei nostri tempi. Sorrentino possiede senza dubbio una lingua per dar voce al monologo: un impasto di italo-napoletano, con spruzzatine di dialetto e frasi fatte perfette. Tutto ha ritmo. Ed è adatto a Tony, cantante dalla voce d’oro. Ci racconta la realtà attuale; anche se poi tutto è retrodatato di almeno trent’anni rispetto all’oggi.<br />
Funziona perfettamente, almeno sino a due terzi del libro, quando entra in scena la contessa Fonseca e si racconta l’iniziazione di Pagoda a sesso e cocaina. Da lì in poi, invece di dar voce al delirio paranoico di Tony, Sorrentino si mette a raccontare, e il romanzo, per quanto piacevole e interessante, perde quota, a cominciare dall’improbabile fuga in Brasile. La lingua cambia: meno inventiva, meno mossa. Il finale col ritorno in Italia, nel 1999, è in discesa. Un peccato, perché Tony è grande, e la performance di Sorrentino notevole. Il regista di storie prevale sullo scrittore di parole. Non sempre narrare è davvero necessario. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/08/stregature-paolo-sorrentino/">Stregature: Paolo Sorrentino</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/16/stregature-antonio-pennacchi/' rel='bookmark' title='Stregature: Antonio Pennacchi'>Stregature: Antonio Pennacchi</a> <small> di Marco Belpoliti Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, Mondadori, pp....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/09/stregature-rosa-matteucci/' rel='bookmark' title='Stregature: Rosa Matteucci'>Stregature: Rosa Matteucci</a> <small> di Marco Belpoliti Rosa Matteucci, Tutta mio padre, Bompiani,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/06/stregature-lorenzo-pavolini/' rel='bookmark' title='Stregature: Lorenzo Pavolini'>Stregature: Lorenzo Pavolini</a> <small> [prosegue la pubblicazione delle recensioni ai libri "stregati". G.B]...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/02/stregature-silvia-avallone/' rel='bookmark' title='Stregature: Silvia Avallone'>Stregature: Silvia Avallone</a> <small> [Marco Belpoliti ha letto e recensito tutti i libri...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/23/letteratura-come-filosofia-naturale/' rel='bookmark' title='Letteratura come filosofia naturale'>Letteratura come filosofia naturale</a> <small> di Marco Belpoliti Mario Porro, Letteratura come filosofia naturale,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/08/stregature-paolo-sorrentino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Stregature: Lorenzo Pavolini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/06/stregature-lorenzo-pavolini/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/06/stregature-lorenzo-pavolini/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 06:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[lorenzo pavolini]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[premio strega]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Stregature]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=35091</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/accanto-alla-tigre.jpg"></a> [<em>prosegue la pubblicazione delle recensioni ai libri "stregati".</em> G.B] </p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p><strong>Lorenzo Pavolini</strong>, <em>Accanto alla tigre</em>, Fandango, pp. 243, € 16,50</p>
<p>Due lampi di una memoria ancora da costruire: la foto dei gerarchi fascisti appesi a testa in giù a Piazzale Loreto e una voce ascoltata in un documentario sui 600 giorni della Repubblica di Salò.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/06/stregature-lorenzo-pavolini/">Stregature: Lorenzo Pavolini</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/accanto-alla-tigre.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/accanto-alla-tigre.jpg" alt="" title="accanto-alla-tigre" width="161" height="234" class="alignleft size-full wp-image-35092" /></a> [<em>prosegue la pubblicazione delle recensioni ai libri "stregati".</em> G.B] </p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p><strong>Lorenzo Pavolini</strong>, <em>Accanto alla tigre</em>, Fandango, pp. 243, € 16,50</p>
<p>Due lampi di una memoria ancora da costruire: la foto dei gerarchi fascisti appesi a testa in giù a Piazzale Loreto e una voce ascoltata in un documentario sui 600 giorni della Repubblica di Salò. La prima accende nel ragazzino che la vede un’improvvisa curiosità destinata a crescere negli anni, fino a che l’uomo maturo non sente parlare il nonno-mai-conosciuto in un documento televisivo e prova seduta stante una “infinita dolcezza”. <span id="more-35091"></span><br />
Lorenzo Pavolini ha scritto un libro che è al tempo stesso un romanzo famigliare, un saggio sull’Italia del Novecento e un diario intimo. Un libro necessario che fa riflettere, appassiona e incuriosisce di pagina in pagina, anche per sapere come andrà a finire l’educazione sentimentale che l’autore dispiega capitolo dopo capitolo. Un’educazione alla rovescia, perché Lorenzo Pavolini, nipote del gerarca fascista, una delle figure più eclatanti del fascismo delle origini, ma anche della fine, e a suo modo luminosa, sembra risalire la corrente del tempo usando memorie famigliari, saggi, articoli, libri, testimonianze. Non credo che l’autore abbia voluto solo sapere chi sia stato veramente suo nonno, catturato mitra in mano dai partigiani, e giustiziato con Mussolini a Dongo, com’è scritto nel risvolto del libro. Egli ha voluto conoscere quanto vi sia in lui dello spirito indomito del nonno, e quanto fascismo – l’eterno fascismo italiano, la tigre – lo abiti, lui che è invece un uomo di sinistra, dotato di un carattere calmo, riflessivo, posseduto non dal demone della giovinezza, come il nonno Alessandro, bensì da quello malinconico di un’interminabile adolescenza.<br />
Un libro sul diventare adulti, ma anche quanto il retaggio del passato – l’eredità stessa del sangue – pesi su di noi. Il nonno gerarca è il vero Padre con cui fare i conti, e non il suo giovane figlio, il padre di Lorenzo, che nelle pagine finali di Accanto alla tigre diventa il figlio di suo figlio, figura in cui l’autore s’identifica, e che dunque lo commuove. Il nostro passato d’italiani è segnato da un Padre che non finisce mai di vivere in noi.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/06/stregature-lorenzo-pavolini/">Stregature: Lorenzo Pavolini</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/08/stregature-paolo-sorrentino/' rel='bookmark' title='Stregature: Paolo Sorrentino'>Stregature: Paolo Sorrentino</a> <small> di Marco Belpoliti Paolo Sorrentino, Hanno ragione tutti, Feltrinelli,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/16/stregature-antonio-pennacchi/' rel='bookmark' title='Stregature: Antonio Pennacchi'>Stregature: Antonio Pennacchi</a> <small> di Marco Belpoliti Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, Mondadori, pp....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/09/stregature-rosa-matteucci/' rel='bookmark' title='Stregature: Rosa Matteucci'>Stregature: Rosa Matteucci</a> <small> di Marco Belpoliti Rosa Matteucci, Tutta mio padre, Bompiani,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/02/stregature-silvia-avallone/' rel='bookmark' title='Stregature: Silvia Avallone'>Stregature: Silvia Avallone</a> <small> [Marco Belpoliti ha letto e recensito tutti i libri...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/23/letteratura-come-filosofia-naturale/' rel='bookmark' title='Letteratura come filosofia naturale'>Letteratura come filosofia naturale</a> <small> di Marco Belpoliti Mario Porro, Letteratura come filosofia naturale,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/06/stregature-lorenzo-pavolini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Stregature: Silvia Avallone</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/02/stregature-silvia-avallone/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/02/stregature-silvia-avallone/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 06:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[premio strega]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Avallone]]></category>
		<category><![CDATA[silvia ballestra]]></category>
		<category><![CDATA[Stregature]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=35081</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/acciaio.jpg"></a> [<em>Marco Belpoliti ha letto e recensito tutti i libri selezionati allo Strega di quest'anno. Abbiamo insieme deciso di farne una sorta di rubrica fissa -</em> Stregature<em>, appunto - che ci accompagni verso la prossimità dell'evitabile evento. Partiamo da uno dei favoriti(ssimi).</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/02/stregature-silvia-avallone/">Stregature: Silvia Avallone</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/acciaio.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/acciaio.jpg" alt="" title="acciaio" width="153" height="252" class="alignleft size-full wp-image-35082" /></a> [<em>Marco Belpoliti ha letto e recensito tutti i libri selezionati allo Strega di quest'anno. Abbiamo insieme deciso di farne una sorta di rubrica fissa -</em> Stregature<em>, appunto - che ci accompagni verso la prossimità dell'evitabile evento. Partiamo da uno dei favoriti(ssimi). Si accettano polemiche, anche animate. Non insulti alla persona. </em>G.B.]</p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong> </p>
<p><strong>Silvia Avallone</strong>, <em>Acciaio</em>, Rizzoli, pp. 357, € 18</p>
<p><em>Acciaio</em>, il romanzo della ventiseienne Silvia Avallonne, sembra partorito dallo sbadiglio di un display televisivo: un accumulo di luoghi comuni, banalità sociologiche, considerazioni da posta del cuore, con adolescenti in tumulto come in un manga Made in Italy; il tutto scritto in una lingua posticcia, plasticata come un sacchetto della spesa, un ron ron di frasi fatte, con la pretesa di cogliere il parlato quotidiano di quattordicenni vorticose, casalinghe sfatte e maschi adulti in canotta. La letteratura sotto vuoto spinto ha colpito ancora e tra fascette editoriali, che parlano di “straordinaria scrittrice italiana”, e peana sui settimanali femminili, <em>Acciaio </em>sale leggero leggero verso i primi posti delle classifiche dei libri più venduti. <span id="more-35081"></span><br />
Niente di male, se non fosse che questa non è letteratura con la maiuscola, bensì un romanzo accattivante, furbo quanto basta; ovvero, il tentativo fallito di rendere la realtà delle classi popolari nell’epoca del berlusconismo rampante.<br />
Cosa, poi, c’entri l’acciaio degli altiforni di Piombino non lo si capisce proprio, perché, per quanto Anna e Francesca, le due protagoniste, i loro padri, fratelli e fidanzati, s’aggirino dalle parti dello stabilimento siderurgico, si vede benissimo che la giovane autrice non ci ha mai messo piede, che non sa cosa sia una fabbrica e neppure la classe operaia, per quanto svilita e umiliata, che vi circola intorno. <em>Acciaio </em>ha l’ambizione di volerci dare il romanzo italiano d’inizio XXI secolo, scritto dal punto di vista di due anime perse, le ragazze protagoniste, e del vasto coro degli sconfitti che le circonda. Gli manca l’anima, oltre che l’ambientazione: le case popolari degradate di Piombino non fanno primavera. Violenza, iniziazione sessuale, depravazione ed estetica del fallimento, non servono a raccontare cosa è la realtà, soprattutto se, come accade qui, questa sembra trasferita pari pari dallo schermo di un serial televisivo alle pagine del libro.<br />
Chi ha letto lo splendido libro di Silvia Ballestra, <em>I giorni della rotonda</em>, pubblicato dal medesimo editore, Rizzoli, sa bene quale differenza corra tra un romanzo d’adolescenza e uno zibaldone d’attualismo, con firma finale in calce dell’autrice, manco fosse il diario dei quindici anni.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/02/stregature-silvia-avallone/">Stregature: Silvia Avallone</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/08/stregature-paolo-sorrentino/' rel='bookmark' title='Stregature: Paolo Sorrentino'>Stregature: Paolo Sorrentino</a> <small> di Marco Belpoliti Paolo Sorrentino, Hanno ragione tutti, Feltrinelli,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/16/stregature-antonio-pennacchi/' rel='bookmark' title='Stregature: Antonio Pennacchi'>Stregature: Antonio Pennacchi</a> <small> di Marco Belpoliti Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, Mondadori, pp....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/09/stregature-rosa-matteucci/' rel='bookmark' title='Stregature: Rosa Matteucci'>Stregature: Rosa Matteucci</a> <small> di Marco Belpoliti Rosa Matteucci, Tutta mio padre, Bompiani,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/06/stregature-lorenzo-pavolini/' rel='bookmark' title='Stregature: Lorenzo Pavolini'>Stregature: Lorenzo Pavolini</a> <small> [prosegue la pubblicazione delle recensioni ai libri "stregati". G.B]...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/23/letteratura-come-filosofia-naturale/' rel='bookmark' title='Letteratura come filosofia naturale'>Letteratura come filosofia naturale</a> <small> di Marco Belpoliti Mario Porro, Letteratura come filosofia naturale,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/02/stregature-silvia-avallone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>100</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La scuola è finita</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/05/01/la-scuola-e-finita/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/05/01/la-scuola-e-finita/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 May 2010 06:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Panaccione]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Keplero]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[scuola pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[tagli alla scuola pubblica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=33568</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/scuola.gif"></a></p>
<p>Un appello di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Cari Amici e Amiche di Nazione Indiana,<br />
Vi mando queste poche righe che ho pubblicato ieri, 30 aprile, sulla <em>Stampa </em>di Torino. Sono scritte per il lettori di quel giornale, e in poco spazio. Ma credo che il tema del degrado della scuola causato dal ministro Gelmini e da questo governo sia molto grave.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/01/la-scuola-e-finita/">La scuola è finita</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/scuola.gif"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/scuola.gif" alt="" title="scuola" width="394" height="174" class="alignnone size-full wp-image-33574" /></a></p>
<p>Un appello di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Cari Amici e Amiche di Nazione Indiana,<br />
Vi mando queste poche righe che ho pubblicato ieri, 30 aprile, sulla <em>Stampa </em>di Torino. Sono scritte per il lettori di quel giornale, e in poco spazio. Ma credo che il tema del degrado della scuola causato dal ministro Gelmini e da questo governo sia molto grave. Tutti quelli che hanno figli a scuola lo toccano con mano ogni giorno.<br />
Il mio articolo è davvero poca cosa, ma dice una cosa concreta, a partire dal caso del Liceo Keplero di Roma.<br />
L&#8217;opposizione fa qualcosa per questo?<br />
Mi pare di no. O se sì, non abbastanza.<br />
Perché non usare il web per lanciare una proposta di mobilitazione, scuola per scuola, di fronte a questa situazione?<br />
Nazione Indiana può fare qualcosa?<br />
Tocca a noi reagire e non accettare passivamente quello che accade Come un destino ineluttabile: non ci sono soldi&#8230;<br />
Un caro saluto<br />
Marco Belpoliti<br />
<span id="more-33568"></span><br />
***<br />
La qualità costa. Lo sanno i produttori di automobili e come quelli di vino, i centri di ricerca sul cancro come le scuole. Il preside Antonio Panaccione del liceo Keplero di Roma ha scritto al ministro Gelmini per rappresentarle una verità elementare: per avere dei buoni risultati bisogna investire tempo e denaro. La scuola non è un’azienda, ma qualcosa di più complesso; se le si tolgono investimenti, i risultati non arrivano. Panaccione lo spiega cifre alla mano: un tempo riceveva dallo Stato 600 mila euro l’anno, ora gliene arrivano 130 mila. Non c’è un euro per i corsi di recupero di cui avranno bisogno la metà dei suoi studenti. Che fare? Dice il preside: o tutti bocciati o tutti promossi.<br />
La riforma Gelmini appare perciò come una controriforma: a diminuire; e in prospettiva, a perdere, là dove invece in tutti i paesi del mondo industrializzato, in Europa come in Asia, oggi s’investe sulla scuola. O forse il ministro punta in questo modo a spostare il problema sulle famiglie? Al posto di corsi di recupero, lezioni private, magari pagate in nero. Per chi può; gli altri amen. La scuola italiana rischia sempre più il collasso e la riforma ci fa tornare alla caricatura del Sessantotto, a quel detestabile sei politico che tutti rifiutano come livellamento verso il basso di ogni possibile eccellenza. Il preside Panaccione lo preannuncia come unica, provocatoria soluzione per i ragazzi del Keplero. Andate promossi, i soldi non ci sono più. Ite missa est.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/01/la-scuola-e-finita/">La scuola è finita</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/05/18/non-ce-%e2%80%9ctempo%e2%80%9d-da-perdere/' rel='bookmark' title='Non c&#8217;è “tempo” da perdere!'>Non c&#8217;è “tempo” da perdere!</a> <small> Milano, Mercoledì 19, alle ore 17.30 Teatrino del Parco...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/08/stregature-paolo-sorrentino/' rel='bookmark' title='Stregature: Paolo Sorrentino'>Stregature: Paolo Sorrentino</a> <small> di Marco Belpoliti Paolo Sorrentino, Hanno ragione tutti, Feltrinelli,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/20/basta-apparire/' rel='bookmark' title='Basta apparire?'>Basta apparire?</a> <small>Università degli studi di Bergamo VIDEOCRACY Basta apparire? Giovedi 22...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/' rel='bookmark' title='Il corpo insepolto di Pasolini'>Il corpo insepolto di Pasolini</a> <small> di Marco Belpoliti Il corpo di Pier Paolo Pasolini...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/29/come-vendicarsi-di-villa-gadda/' rel='bookmark' title='Come vendicarsi di Villa Gadda'>Come vendicarsi di Villa Gadda</a> <small> di Marco Belpoliti Piffete e puffete e &#8220;tu ne...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/05/01/la-scuola-e-finita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>45</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nagasaki</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/25/nagasaki/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/25/nagasaki/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 07:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[bomba atomica]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Nagasaki]]></category>
		<category><![CDATA[vergogna]]></category>
		<category><![CDATA[Yosuke Yamahata]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=33256</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/Senza-vergogna.jpg"></a> di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>[<em>il 29 di questo mese esce, per i tipi di Guanda, il nuovo libro di Marco Belpoliti, del quale ci aveva già anticipato un testo circa un anno fa, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/05/27/senza-vergogna/">qui</a>. Oggi ci regala un altro capitolo in anteprima.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/25/nagasaki/">Nagasaki</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/Senza-vergogna.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/Senza-vergogna.jpg" alt="" title="Senza vergogna" width="227" height="325" class="alignleft size-full wp-image-33258" /></a> di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>[<em>il 29 di questo mese esce, per i tipi di Guanda, il nuovo libro di Marco Belpoliti, del quale ci aveva già anticipato un testo circa un anno fa, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/05/27/senza-vergogna/">qui</a>. Oggi ci regala un altro capitolo in anteprima.</em> G.B.]</p>
<p>La città della bomba atomica per antonomasia è Hiroshima. Di Nagasaki, la sua sventurata gemella, se ne parla molto meno, forse perché rare sono le testimonianze del suo annientamento.<br />
Alle ore 11.02 del 9 agosto 1945, tre giorni dopo la distruzione di Hiroshima, un aeroplano americano sgancia su Nagasaki una bomba due volte più potente della precedente. L’ordigno è in realtà destinato a un’altra città, Kokura, ma le condizioni meteorologiche conducono l’aeroplano con la bomba su un bersaglio alternativo. Arriva su Nagasaki in tarda mattinata, ma anche qui ci sono nuvole troppo spesse: non si vede niente. L’equipaggio sta per rinunciare, per tornare indietro, dato che il carburante scarseggia, poi, all’improvviso, il cielo si apre. Una schiarita che quel giorno deve aver rallegrato gli abitanti della sfortunata città . I piloti inquadrano le case sotto di loro e sganciano.<br />
Lo scoppio avviene a un’altezza di 500 metri dal suolo. L’area colpita è vasta 7 chilometri quadrati, e nel suo epicentro si sviluppa un vento esplosivo della velocità di 440 metri al secondo, che trascina ogni cosa o persona. Resta in piedi solo il torii del santuario di Sanno, il portale sacro scintoista, disposto parallelamente alla direzione da cui proviene l’onda d’urto, che anticipa l’esplosione vera e propria. <span id="more-33256"></span></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/3.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/3.jpg" alt="" title="3" width="454" height="298" class="alignnone size-full wp-image-33262" /></a></p>
<p>Un fotografo di ventotto anni, Yosuke Yamahata, aggregato alle forze armate giapponesi, a sua volta figlio di un fotografo, viene inviato dai comandi militari a Nagasaki insieme a un pittore e a uno scrittore. Hanno il compito di documentare l’avvenimento, anche se in seguito non si saprà nulla dell’opera degli altri due. Yamahata è l’unico ad aver scattato immagini di questo immane disastro, le uniche che si conoscano.<br />
Arriva da Hagata, non molto distante da Nagasaki, dopo dodici ore per via della confusione e delle comunicazioni interrotte. Alle tre del mattino del 10 agosto è alla stazione di Michino-o. Sono trascorse sedici ore dall’esplosione della bomba al plutonio. Yamahata vede ardere numerosi fuochi fatui sul terreno mentre sulla sua testa splende la volta stellata di un meraviglioso cielo estivo. La terra, ha raccontato in seguito, è come febbricitante ed esala un terribile puzzo. Lo scopo del suo reportage è propagandistico: mostrare la distruzione compiuta dal nemico. Al momento nessuno sa bene cosa sia una bomba atomica, e quale tipo di conseguenza comporti la sua esplosione. Ha ricevuto solo l’istruzione generica di coprirsi il capo. Durante la notte domina un silenzio irreale; chi è sopravvissuto e si trova sotto le macerie ha smesso di urlare.<br />
A partire dalle prime luci dell’alba, Yamahata inizia a scattare con la sua macchina, una Leica, e continua fino alle tre del pomeriggio: in totale 117 scatti percorrendo avanti e indietro sei chilometri, a nord e a sud dell’epicentro. Alla fine di quel lavoro riprende il treno e ritorna alla propria sede di partenza. Nessuno sa ancora quanti siano i morti: probabilmente settantamila. E nei cinque anni seguenti altrettanti, per via delle radiazioni. Le foto vengono consegnate ai militari che le hanno commissionate. Rimarranno inedite a causa della censura sino al 1949: prima le autorità militari giapponesi, poi, dopo la resa, gli occupanti americani, le proibiscono. Una vergogna troppo grande per entrambi.<br />
La vergogna che genera nei vincitori, ma anche negli sconfitti, la repulsione verso la verità traumatica di quell’avvenimento così grande, così terribile, così assoluto. Gli americani, in particolare, devono provare un sentimento incerto tra vergogna e paura. Sanno, i vincitori, le autorità militari e il presidente Truman, che la bomba di Nagasaki è inutile, doppiamente inutile; già lo era stata la prima, quella di Hiroshima, ancora di più la seconda.<br />
Sin dalle settimane precedenti il Giappone è pronto ad arrendersi. Esausto, prostrato, demoralizzato, il paese vuole darsi ai vincitori. Altro che difesa all’ultimo sangue, e un milione di soldati americani – questa la stima della propaganda – possibili vittime dell’invasione delle isole dell’Impero del Sole, contese palmo a palmo da un esercito di aspiranti suicidi. Gli storici ci dicono che la bomba fu sganciata per altri motivi, ovvero guardando alla prossima guerra, quella contro l’alleato di ieri, l’Unione Sovietica. Ecco dunque la vergogna che induce al divieto di pubblicare le foto scattate da Yamahata nella città disfatta.<br />
In verità , come ricorda lo scrittore Philippe Forest, su alcuni dei principali giornali del paese apparvero le immagini dell’esplosione: l’«Asahi», il «Mainichi», il «Toky », lo «Yomiuri». Ma poi le pellicole vengono sequestrate dagli statunitensi; e sono vietate anche le visite ai luoghi della Bomba; nelle tipografie vengono portati via persino i caratteri di piombo degli ideogrammi che si riferiscono al vocabolario dell’atomo, quelli che possono, anche solo indirettamente, ricordare l’avvenimento.<br />
Le fotografie di Yamahata sono state dunque pubblicate, almeno in parte nel 1952, su un numero speciale di una rivista giapponese, e un’istantanea è selezionata tre anni dopo per la celebre mostra aperta al MOMA di New York, <em>The Family of Man</em>: un bambino con una palla di riso in mano.<br />
Lo sguardo che trapela dalle istantanee prese nel corso di quell’interminabile giorno è attonito, al limite dell’indifferente. Non mostra alcun sentimento di pudore o, all’opposto, nessuna provocatoria volontà artistica. Ritrae la distruzione delle cose e degli uomini: corpi feriti, ustionati, cadaveri anneriti, sopravvissuti ulcerati, persone adagiate sotto carri, semisepolte dalle macerie, una tabula rasa attraversata da impassibili processioni di uomini e donne. Lo stupore di Yamahata, come dirà lui stesso, è il frutto di uno stordimento che non si fatica a capire. </p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/1.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/1.jpg" alt="" title="1" width="320" height="208" class="alignnone size-full wp-image-33261" /></a></p>
<p>Anche adesso che sono trascorsi oltre sessant’anni da quel giorno, adesso che le fotografie sono state raccolte in un sobrio ed essenziale libro in bianco e nero, intitolato semplicemente Nagasaki, ora che anche il lettore occidentale lo può sfogliare, non si può fare a meno di provare il medesimo sentimento: sorpresa e ottundimento, fino all’angoscia ammutolente delle istantanee che ritraggono i corpi carbonizzati d’infanti e donne mescolati alle macerie.<br />
Lo spazio della città è una tavola piatta: gli edifici appaiono sbriciolati, e ogni cosa catturata dall’occhio stranito e fisso di Yamahata appare un frantumo. È come se un dio dispettoso avesse voluto ridurre ogni cosa in piccoli pezzi, sminuzzando non solo le suppellettili delle case, ma anche le case stesse, come se fossero piatti, bicchieri, vasi, calici, su cui, poi, ha sfogato la propria insensata rabbia.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/2.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/2.jpg" alt="" title="2" width="454" height="208" class="alignnone size-full wp-image-33265" /></a></p>
<p>Nelle foto dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale gli edifici sono cumuli di macerie, piccole collinette; qui invece tutto è raso, al livello del suolo, e i pochi edifici ancora in piedi sono accartocciati su se stessi poiché attraversati dall’onda di un terremoto particolarmente cattivo. Dappertutto pendono fili e ci sono tralicci e pali ancora in piedi, così da suggerire l’idea che ciò che è sottile, e stava in alto, non è stato decapitato dalla falce atomica. Terra riarsa, rade ciminiere, scheletri di capannoni industriali, fabbriche incenerite.<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/4.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/4.jpg" alt="" title="4" width="178" height="271" class="alignleft size-full wp-image-33266" /></a> Le foto più terrifiche, quelle che scuotono anche l’occhio stordito di Yamahata, ritraggono donne e bambini. Le due più famose, riportate anche nei libri di storia americana, raffigurano una donna che cerca di allattare a seno nudo il neonato ustionato in viso, e una madre con il suo bambino, entrambi vestiti con gli abiti tradizionali. Qui il fotografo tradisce un’emozione e con essa anche un senso estetico, come se per qualche istante il suo occhio avesse rotto la lastra di ghiaccio che lo paralizza e comunicato attraverso l’obiettivo la parvenza di un larvale sentimento: pietà, ma anche il piacere della composizione, ovvero l’inscindibile coppia di etica ed estetica.<br />
Nella gran parte di queste fotografie, che appartengono al museo dell’orrore dell’umanità, l’indescrivibile è guardato con sguardo liquido, attraverso la lente distante della macchina fotografica. Il clic dello scatto trasforma tutto in cosa, proprio come ha fatto la bomba che non distingue tra un manufatto e un corpo, tra un animale e una roccia: tutto è egualmente inerte, tutto è pietrificato, tutto è nulla e vale nulla. Di questo nulla il fotografo ha contemplato l’insondabile entità: « ero completamente calmo e composto – ha detto in seguito – forse tutto ciò era troppo, troppo enorme per essere assorbito ».<br />
Che sia la vergogna, sotto forma di Medusa, ad avere reso distante e indifferente Yamahata? La calma del naufragio vista da dentro, dalla barca che si è infranta sugli scogli? Oppure, al contrario, lo sguardo di Yamahata rende palese ciò che nei soldati sovietici descritti da Primo Levi all’inizio della Tregua sui loro cavalli davanti al Lager non riusciamo a vedere? La vergogna possiede uno sguardo vuoto, calmo, inespressivo? Difficile dirlo, e tuttavia in questo caso, nel disastro immane di Nagasaki, tra le sue macerie, noi vediamo non solo la tragedia nel suo aspetto terribile, ma anche lo sguardo di chi l’ha guardata. Sul rettangolo della fotografia è impresso l’occhio della vergogna. O almeno una sua possibile visione. La vergogna non si fa vedere o, se la vediamo, è per traslazione, attraverso i movimenti del corpo. Noi non sappiamo come guarda, come ci guarda la vergogna stessa. Yamahata ci offre questa possibilità . Un’ipotesi, non la certezza, qualcosa qui ci avvicina davvero a quello sguardo.<br />
Philippe Forest, nel suo ritratto del fotografo, mette l’accento sulle dichiarazioni del giovane giapponese. A distanza di tempo Yamahata ha detto di non aver provato nulla nel deserto fumante di Nagasaki, niente davanti ai morti e ai vivi di quel giorno: nessuna pietà , nessuna emozione. Solo a distanza di anni sarebbe stato assalito dalla sofferenza e dalla vergogna. Può essere così. Ma accanto all’ipotesi che lo spettacolo fosse così tremendo da renderlo catatonico, quasi un automa che inquadra e fa scattare meccanicamente la sua Leica, c’è anche la possibilità che la vergogna fosse già lì, dentro l’obiettivo, che stesse guardando attraverso di lui lo spettacolo della morte e della distruzione totale.<br />
La vergogna può non pensare a nulla, avere l’aspetto di Yosuke Yamahata, il suo vuoto nel cervello? Chi scende nell’inferno, dice Forest, non è sensibile alla sofferenza degli altri: «E ` tutto preso dalla vertigine della sua caduta, spettatore sbigottito precipitato all’improvviso in una realtà che l’orrore ha destituito di significato trasformandola nel semplice posatoio di una stupefazione irrilevante ». Così è capitato ai corvi del crematorio, ai membri del Sonderkommando, di cui ci parla Levi in I sommersi e i salvati. Lì la vergogna è assoluta e scompare: vergogna di se stessi, di quello che si sta facendo, vergogna verso gli altri di cui si spogliano i corpi morti, si tagliano i capelli, s’estraggono i denti d’oro, si eliminano come deiezioni inutili nel crematorio. Tutta la vergogna e nessuna vergogna.<br />
Sicuramente è così. Ma in Yamahata, nel suo meccanico e automatico scattare di ventottenne fotografo militare c’è dell’altro. C’è appunto quello sguardo, lo sguardo stesso della Vergogna. L’immagine, scrive Forest, ci dà la cosa, ma in quanto perduta. E ` la lezione di Roland Barthes, della sua Camera chiara: la verità patetica dell’immagine. Forest ha «visto» Yosuke nella sua camera oscura, mentre sta sviluppando i rullini dei suoi scatti. Lì l’immagine si forma a poco a poco nelle bacinelle degli acidi e delle soluzioni. Si tratta del suo secondo sguardo, quello che segue lo sguardo dello scatto, lo sguardo, suppone Forest, della coscienza.<br />
Nel racconto-riflessione dello scrittore francese, Yamahata non avrebbe reagito a ciò che vedeva. Egli sarebbe solo un fotografo pragmatico, uno che capisce che « se l’immagine è più vera della realtà , è perché solo l’immagine permette di cogliere in tutta la sua pienezza il pathos di quella realtà, perché ci costringe a guardarla una seconda volta, perché ce la restituisce ». E qui il fotografo giapponese riuscirebbe finalmente a vedere ciò che il suo occhio non ha saputo vedere sul campo di sterminio di Nagasaki. Ora, nel buio della sua camera nera, egli vedrebbe la scandalosa bellezza di ciò che ha scattato, qualcosa che è rimasto celato alla catatonia dello sguardo.<br />
Nella fotografia, anche nella più terribile, ci ricorda Forest, c’è sempre qualcosa di artistico, qualcosa che si fonde, ora, qui, nella camera oscura di Yamahata, con la testimonianza che le fotografie stesse rappresentano. Ma non è così. Di tutte le fotografie, dei 117 scatti, solo pochi restano legati a un elemento estetico. Di certo, il volto sorridente della ragazza che esce dal suo rifugio; qui trapela la necessità che il fotografo ha sentito di opporre al nulla di Nagasaki un’immagine costruita ad arte: l’arte contro il Nulla. Ce ne sono altre, ma non sono la maggioranza. Nella maggior parte degli scatti noi vediamo l’immobilità pietrificata di Vergogna, il suo restare fissa e immobile di fronte alla catastrofe. Un movimento immobile è quello compiuto dall’aprirsi e chiudersi dell’occhio di vetro quel giorno di agosto del 1945.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/25/nagasaki/">Nagasaki</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/08/stregature-paolo-sorrentino/' rel='bookmark' title='Stregature: Paolo Sorrentino'>Stregature: Paolo Sorrentino</a> <small> di Marco Belpoliti Paolo Sorrentino, Hanno ragione tutti, Feltrinelli,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/16/stregature-antonio-pennacchi/' rel='bookmark' title='Stregature: Antonio Pennacchi'>Stregature: Antonio Pennacchi</a> <small> di Marco Belpoliti Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, Mondadori, pp....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/20/basta-apparire/' rel='bookmark' title='Basta apparire?'>Basta apparire?</a> <small>Università degli studi di Bergamo VIDEOCRACY Basta apparire? Giovedi 22...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/' rel='bookmark' title='Il corpo insepolto di Pasolini'>Il corpo insepolto di Pasolini</a> <small> di Marco Belpoliti Il corpo di Pier Paolo Pasolini...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/23/letteratura-come-filosofia-naturale/' rel='bookmark' title='Letteratura come filosofia naturale'>Letteratura come filosofia naturale</a> <small> di Marco Belpoliti Mario Porro, Letteratura come filosofia naturale,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/25/nagasaki/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Basta apparire?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/20/basta-apparire/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/20/basta-apparire/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 05:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Signorelli]]></category>
		<category><![CDATA[erik gandini]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Gandolfi]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Perticari]]></category>
		<category><![CDATA[Videocracy]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=33101</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/videocracy.jpg"></a>Università degli studi di Bergamo</p>
<p><strong>VIDEOCRACY<br />
Basta apparire?</strong></p>
<p><strong>Giovedi 22 Aprile 2010</strong></p>
<p><em>H 14.30/ 18.00</em><br />
Sede universitaria di Via Pignolo 123, Aula 1.</p>
<p><em>Ore 14.30 ­ 15.30 </em><br />
Proiezione del film VIDEOCRACY (2009), in presenza dell&#8217;autore.</p>
<p><em>Ore 15.30 &#8211; 18.00</em><br />
Tavola rotonda intorno a &#8220;Videocracy&#8221; e al tema del potere della televisione in Italia negli ultimi trent&#8217;anni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/20/basta-apparire/">Basta apparire?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/videocracy.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/videocracy.jpg" alt="" title="videocracy" width="198" height="283" class="alignleft size-full wp-image-33102" /></a>Università degli studi di Bergamo</p>
<p><strong>VIDEOCRACY<br />
Basta apparire?</strong></p>
<p><strong>Giovedi 22 Aprile 2010</strong></p>
<p><em>H 14.30/ 18.00</em><br />
Sede universitaria di Via Pignolo 123, Aula 1.</p>
<p><em>Ore 14.30 ­ 15.30 </em><br />
Proiezione del film VIDEOCRACY (2009), in presenza dell&#8217;autore.</p>
<p><em>Ore 15.30 &#8211; 18.00</em><br />
Tavola rotonda intorno a &#8220;Videocracy&#8221; e al tema del potere della televisione in Italia negli ultimi trent&#8217;anni.<br />
con la partecipazione di Erik Gandini, regista di Videocracy,<br />
Marco Belpoliti, Paola Gandolfi, Paolo Perticari, Angelo Signorelli.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/20/basta-apparire/">Basta apparire?</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/23/non-ti-perdono/' rel='bookmark' title='Non ti perdono'>Non ti perdono</a> <small> di Marco Belpoliti Lippi che stizzito calcia l’erba del...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/02/stregature-silvia-avallone/' rel='bookmark' title='Stregature: Silvia Avallone'>Stregature: Silvia Avallone</a> <small> [Marco Belpoliti ha letto e recensito tutti i libri...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/12/per-barthes/' rel='bookmark' title='Per Barthes'>Per Barthes</a> <small> di Valerio Magrelli [in occasione della pubblicazione di Riga...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/12/05/videocrazia-totale/' rel='bookmark' title='Videocrazia totale'>Videocrazia totale</a> <small> di Marco Belpoliti Viviamo nella videocrazia totale, sotto il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/17/pasolini-il-posto-delle-lucciole/' rel='bookmark' title='Pasolini, il posto delle lucciole'>Pasolini, il posto delle lucciole</a> <small>di Marco Belpoliti Santa Sabina di Ramuscello (Pordenone). Una grande...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/20/basta-apparire/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/09/omicidio-pasolini-martone-vs-belpoliti/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/09/omicidio-pasolini-martone-vs-belpoliti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 06:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[carla benedetti]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Martone]]></category>
		<category><![CDATA[Nico Naldini]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=32662</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/morte-Pasolini2.jpg"></a></p>
<p>[<em>su <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201004articoli/53925girata.asp">La Stampa</a> di ieri prosegue la discussione innescata da <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/">questo pezzo</a> di Marco Belpoliti. <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/08/sullomicidio-di-pasolini-replica-a-marco-belpoliti/#comments">Qui</a>, su Nazione Indiana, c'è una replica di Carla Benedetti. Su richiesta di Belpoliti di seguito riporto la lettera di Mario Martone al direttore della Stampa e la replica di Marco Belpoliti.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/09/omicidio-pasolini-martone-vs-belpoliti/">Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/morte-Pasolini2.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/morte-Pasolini2.jpg" alt="" title="morte Pasolini2" width="454" height="171" class="alignnone size-full wp-image-32462" /></a></p>
<p>[<em>su <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201004articoli/53925girata.asp">La Stampa</a> di ieri prosegue la discussione innescata da <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/">questo pezzo</a> di Marco Belpoliti. <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/08/sullomicidio-di-pasolini-replica-a-marco-belpoliti/#comments">Qui</a>, su Nazione Indiana, c'è una replica di Carla Benedetti. Su richiesta di Belpoliti di seguito riporto la lettera di Mario Martone al direttore della Stampa e la replica di Marco Belpoliti.</em> G.B.]</p>
<p>di <strong>Mario Martone</strong></p>
<p>Caro direttore,<br />
ho letto con rammarico il pezzo che Marco Belpoliti ha dedicato sulla Stampa agli sforzi di quanti stanno cercando di far riaprire il processo per la morte di Pasolini. Rammarico per l&#8217;impossibilità che persiste in Italia di trovarsi d&#8217;accordo su punti essenziali della vita civile, una frantumazione che rende via via sempre più faticoso il procedere delle idee e dell&#8217;agire politico. La posizione di Belpoliti, la sua idea sul perché Pasolini sia stato assassinato è non solo legittima, ma benissimo espressa ed anche profonda: riprende quella, nota da sempre, di Nico Naldini, che da poeta creò uno scenario di grandissima verosimiglianza, immaginando che tutto andasse spiegato esclusivamente all&#8217;interno della dinamica omosessuale e del rapporto di Pasolini con i ragazzi. Ma ciò che davvero non si spiega è come Belpoliti possa pensare che la verosimiglianza di questo scenario possa essere sfuggita a persone come Laura Betti o Sergio Citti, che ho conosciuto bene (di Citti ho filmato la testimonianza raccolta dall’avvocato Calvi), e che si rivolterebbero nella tomba a sentirsi accusati di «voler rimuovere la particolare omosessualità di Pasolini». <span id="more-32662"></span><br />
Betti e Citti erano convintissimi che il delitto di Pasolini avesse una matrice politica, e la loro posizione, allo stato dei fatti, resta profonda e verosimile quanto quella di Nico Naldini: è un&#8217;ipotesi. Infatti, come scrive Belpoliti, «che nel delitto di Pasolini vi siano molti punti oscuri è senza dubbio vero. Che le indagini non furono condotte in modo scrupolose è altrettanto vero, ed è anche possibile che con gli strumenti scientifici attuali si sarebbero chiariti molti punti oscuri». Ecco tutto. Non c&#8217;è da contrapporre nessuna visione, i due scenari sono perfettamente integrabili, ed è proprio la verosimiglianza dello scenario omosessuale che rende verosimile lo scenario politico: chi uccide segretamente lo fa, come è ovvio, tentando di creare scenari verosimili.<br />
La cosa che dovrebbe essere a cuore di noi tutti è che la verosimiglianza cessi di essere tale e diventi verità. Ora, per carità, so bene che una verità processuale non è tutta la verità, e che la verità in quanto tale forse nemmeno esiste, e che nella nostra Italia bizantina possiamo scavare molto a fondo nei termini e nei distinguo, ma insomma, se è palese, come pare proprio che sia, che ad assassinare Pasolini siano stati in tanti e non il solo Pelosi, non sarà legittimo desiderare di sapere questi altri chi erano? E non si potrebbe per una volta essere uniti e determinati come società «intellettuale» nel desiderare che la giustizia faccia finalmente il suo corso? Se ad uccidere Pasolini sia stato un branco di ragazzi presi dalla furia o dei picchiatori fascisti o degli agenti segreti, questo lo si vedrà. Intanto ci si potrebbe accontentare di una giustizia che indaghi e che magari faccia affiorare dei nomi e delle responsabilità. Cordiali saluti.</p>
<p>***</p>
<p><em>risposta di</em> <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Caro Martone,<br />
non sono contro la riapertura delle indagini sul delitto di Pasolini; mi sono dichiarato scettico riguardo l’ipotesi che il poeta sia stato eliminato perché sapeva qualcosa di più di altri circa il delitto-Mattei e le stragi degli anni Settanta. Le fonti di Petrolio, romanzo incompiuto in cui tutto questo sarebbero svelato, sono ritagli di giornale, servizi de L&#8217;Espresso, quindi ampliamente note, e pure riportate in libri che circolavano all’epoca, come Silvia De Laude ha mostrato cinque anni fa. Sul sito web Nazione indiana ne ho parlato in modo diffuso, e lì ti rimando. Quello su cui dissento è invece la tesi complottista per cui esiste sempre un quid che la verità giudiziaria non riesce a chiarire, così com’è accaduto per altri avvenimenti degli anni Settanta, a partire dalla bombe di Piazza Fontana sino ad arrivare al sequestro di Moro. Credo sia venuta l&#8217;ora di chiudere con quel decennio di cui Pasolini e Aldo Moro, forse non a caso, sono i due corpi simbolo; e dare loro una degna sepoltura, cosa che nessuna inchiesta giudiziaria riuscirà mai, credo, a fare. La mia è una posizione politica, e non ha nulla a che spartire con le inchieste degli investigatori di polizia &#8211; le si faccia se necessario -, ma con il modo di ragionare di molti nella sinistra italiana. È ora di andare oltre un decennio che non finisce di finire nella testa di tanti, il che è un modo per continuare a restare legati al passato, quando invece la discussione, anche a partire da Pasolini, dovrebbe procedere. Ad esempio, sugli anni Ottanta, vero snodo del nostro presente.<br />
La mia modesta proposta è di fare con Pasolini come lui ha fatto con chi l’ha preceduto: mangiarcelo in salsa piccante. Nutrirci di lui e digerirlo. Destino che spetta solo ai veri maestri. E così superare finalmente il «complesso-Pasolini» che attanaglia molti in Italia, per parlare ancora di Pasolini, naturalmente. La discussione sull’ispirazione estetica e omosessuale della sua visione della mutazione antropologica non è mai stata fatta. Solo Sciascia ci ha provato, ma senza quella libertà di pensiero e di parola che sarebbe necessaria.<br />
Il compito degli scrittori, dei registi, dei saggisti, credo, non sia solo quello di apporre una firma su un appello, quanto piuttosto di produrre delle visioni, così come Pasolini ha fatto con Petrolio, che ci illuminò sulla realtà più ancora delle verità di tribunali o poliziotti. Così è il libro di Nico Naldini: una visione problematica di un delitto sessuale che scava nel profondo di una passione, e ci dice qualcosa su noi stessi, cosa che nessuna sentenza può fare. La passione della verità, in cui Pasolini era versato, è questa, e non tanto e non solo quella di chiedere ad alta voce giustizia, cosa che spetta a tutti. Un intellettuale, un poeta, un regista, si trova in una posizione davvero scomoda, perché non è solo un cittadino come gli altri, con doveri e diritti, ma uno che deve fare uno scatto laterale, individuare più a fondo le cause del bene e del male, e raccontarle in una forma non banale, in forma letteraria, cinematografica, artistica. La ricerca della verità è questa, e a essa sarebbe bene che ci attenessimo noi tutti che facciamo questo mestiere. A ciascuno il suo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/09/omicidio-pasolini-martone-vs-belpoliti/">Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/' rel='bookmark' title='Il corpo insepolto di Pasolini'>Il corpo insepolto di Pasolini</a> <small> di Marco Belpoliti Il corpo di Pier Paolo Pasolini...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/pasolini-in-salsa-piccante/' rel='bookmark' title='Pasolini in salsa piccante'>Pasolini in salsa piccante</a> <small> [E' uscito da pochi giorni per Guanda Pasolini in...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/08/sullomicidio-di-pasolini-replica-a-marco-belpoliti/' rel='bookmark' title='Sull&#8217;omicidio di Pasolini &#8211; Replica a Marco Belpoliti'>Sull&#8217;omicidio di Pasolini &#8211; Replica a Marco Belpoliti</a> <small> di Carla Benedetti Cari amici di Nazione Indiana, vi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/24/dopo-la-tragedia/' rel='bookmark' title='Dopo la tragedia'>Dopo la tragedia</a> <small>[È stato da poco ripubblicato, dopo dieci anni, Settanta, testo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/17/pasolini-il-posto-delle-lucciole/' rel='bookmark' title='Pasolini, il posto delle lucciole'>Pasolini, il posto delle lucciole</a> <small>di Marco Belpoliti Santa Sabina di Ramuscello (Pordenone). Una grande...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/09/omicidio-pasolini-martone-vs-belpoliti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>72</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sull&#8217;omicidio di Pasolini &#8211; Replica a Marco Belpoliti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/08/sullomicidio-di-pasolini-replica-a-marco-belpoliti/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/08/sullomicidio-di-pasolini-replica-a-marco-belpoliti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 04:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[carla benedetti]]></category>
		<category><![CDATA[carlo lucarelli]]></category>
		<category><![CDATA[eni]]></category>
		<category><![CDATA[enrico mattei]]></category>
		<category><![CDATA[eugenio cefis]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[gianni d'elia]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Nico Naldini]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Di Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=32580</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/morte-Pasolini2.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Carla Benedetti</strong></p>
<p>Cari amici di Nazione Indiana,</p>
<p>vi scrivo dopo aver letto su questo blog l’articolo &#8220;<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/">Il corpo insepolto di Pasolini</a>&#8220;, dove Marco Belpoliti ci invita in pratica a non parlare più del suo omicidio, su cui giá si sa l’essenziale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/08/sullomicidio-di-pasolini-replica-a-marco-belpoliti/">Sull&#8217;omicidio di Pasolini &#8211; Replica a Marco Belpoliti</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/morte-Pasolini2.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/morte-Pasolini2-300x112.jpg" alt="" title="morte-Pasolini2" width="300" height="112" class="aligncenter size-medium wp-image-32587" /></a></p>
<p>di <strong>Carla Benedetti</strong></p>
<p>Cari amici di Nazione Indiana,</p>
<p>vi scrivo dopo aver letto su questo blog l’articolo &#8220;<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/">Il corpo insepolto di Pasolini</a>&#8220;, dove Marco Belpoliti ci invita in pratica a non parlare più del suo omicidio, su cui giá si sa l’essenziale. È uno strano invito, abbastanza inquietante.</p>
<p>Ma come? Siamo di fronte a un delitto ancora oscuro, di cui a tanti anni di distanza non si conoscono ancora né i responsabili né i moventi, a indagini fin dall&#8217;inizio depistate, a probabili connivenze che hanno permesso per così tanto tempo di coprire i colpevoli, ancora impuniti,  e un critico letterario, a cui certo non mancano le informazioni né l’intelligenza per ragionare, ci viene a dire che è meglio dimenticare? “Forse è venuto il tempo di seppellire il corpo insepolto di Pasolini … Dimenticare Pasolini per ricordarlo davvero”. Sarebbe come se qualcuno sostenesse che è inutile farsi troppe domande sulla morte di John Kennedy, tanto si sa già quasi tutto. In America sarebbe semplicemente ridicolo. In Italia lo si fa spesso. <span id="more-32580"></span>Ogni volta che sui giornali si torna a parlare dell&#8217;omicidio di Pasolini, immancabilmente si alza una voce per dire che è inutile indagare ancora, tanto non c’è nulla da scoprire. Così fanno da anni Nico Naldini (cugino e biografo di Pasolini), Graziella Chiarcossi (erede di Pasolini e moglie di Vincenzo Cerami) e altri. E così fa ora anche Belpoliti su &#8220;Nazione indiana&#8221; e sulla &#8220;Stampa&#8221;. Dopo che un senatore imputato di concorso in associazione mafiosa ha annunciato e poi non mostrato un supposto inedito di <em>Petrolio</em>, dopo che Veltroni ha chiesto al ministro Alfano di fare indagini, dopo che un avvocato ha annunciato una nuova testimonianza sulla morte di Pasolini, dopo che la Procura di Roma ha deciso finalmente di riaprire il caso, ecco che qualcuno subito si affretta a buttare acqua sul fuoco. Perché lo fanno? Io sinceramente non lo capisco. A chi o a che cosa potrebbero nuocere ulteriori indagini? Non sta anche a loro a cuore la verità?</p>
<p>Certo, Pasolini era un “poeta” (era ovviamente anche scrittore, e cineasta, ma loro lo chiamano di solito soltanto “poeta’). E con questo? Forse che le indagini su un omicidio possono essere un po’ più approssimative quando la vittima è un “poeta”? Gli assassini non sono ugualmente assassini? E la verità sulla morte di un poeta non è altrettanto sacra della verità sulla morte di un Presidente, o di qualsiasi altro uomo o donna?</p>
<p>Io sono una delle tante persone che vorrebbero si facesse luce su quell’atroce delitto. Nel 2005 la nostra rivista &#8220;Il primo amore&#8221; lanciò un appello per la riapertura del processo Pasolini. L&#8217;appello si può leggere <a href="http://ilprimoamore.com/testo_35.html">qui</a>. Lo hanno firmato un migliaio di cittadini italiani e stranieri, tra i quali personalità note della cultura come Andrea Camilleri, Bernard Henri-Lévy, Luca Ronconi e molti altri. Tra di loro anche studiosi e biografi di Pasolini, come Enzo Siciliano, ora scomparso. Lo hanno firmato anche alcuni collaboratori di Nazione Indiana. E anche Franco Buffoni di cui ora vedo, con piacere, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/02/ppp-la-sua-inchiesta/">qui</a> ripreso un articolo di qualche anno fa su Pasolini. Il testo dell&#8217;appello non dava alcun adito alla dietrologia complottistica. Semplicemente diceva:</p>
<p>&#8220;Noi non sappiamo se a far tacere uno degli artisti più fervidi e una delle voci più scomode e tragiche di questo paese sia stata una decisione politica. Quello che però sappiamo &#8211; come lo sa chiunque abbia prestato attenzione alla vicenda &#8211; è che la versione blindata della rissa omosessuale tra due persone non sta in piedi. Sappiamo che essa è stata solo una copertura servita a sviare le indagini e a coprire un altro tipo di delitto”.</p>
<p>Chiunque sia informato sulla vicenda, oggi sa che quella versione non regge. Non solo perché lo stesso Pelosi l&#8217;ha ritrattata, dopo aver scontato la pena, dichiarando di essersi accusato dell&#8217;omicidio di Pasolini perché sotto minaccia. Ma perché già non reggeva per il Tribunale di Primo grado, che infatti condannò il Pelosi &#8220;assieme a ignoti&#8221;. Invece la storia della rissa omosessuale piace molto a Naldini, a Belpoliti e a qualche altro letterato. La trovano “poetica”. Permette loro di fare molti bei ricami sulla morte sacrificale del poeta, sullo &#8220;scandalo dell’omosessualità&#8221;. Un poeta omosessuale ucciso mentre cercava di violentare il suo oggetto di desiderio! Un poeta delle lucciole ucciso da una lucciola  mutante. E se non fosse vera? A loro non importa, quella storia è troppo bella.</p>
<p>Belpoliti scrive che la verità sulla morte di Pasolini l’ha già scritta Naldini. Egli avrebbe già “spiegato a suo modo, non troppo lontano dal vero, cosa successe quella notte a Ostia”. Come se Naldini fosse stato quella notte all&#8217;idroscalo! E che cosa mai racconta Naldini? La solita versione: rissa tra due persone, arricchita però da osservazioni sulla psicologia omosessuale e sui suoi possibili scoppi di violenza. La solita storia, quindi, quella che non convince più, che non convinse nemmeno il Tribunale di primo grado che sentenziò la responsabilità di “ignoti”. Se Naldini, Belpoliti e altri sono così certi che non c&#8217;è più nulla da scoprire, perché non ci dicono allora chi erano gli &#8220;ignoti&#8221; che presero parte all&#8217;omicidio di Pasolini? Non ce lo dicono perché ovviamente non lo sanno. Non lo sanno, però sostengono che si sa già tutto.</p>
<p>Come se temessero l’emergere di un’altra verità.</p>
<p>Nell’articolo su “Nazione Indiana”, Belpoliti fa dell&#8217;ironia su chi ha dubbi e si pone domande. C’è in effetti nei negazionisti anche la tendenza a irridere chi chiede ulteriori indagini, stravolgendo i loro argomenti in modo da farli apparire come fanatici dietrologi innamorati del complotto. Belpoliti lo fa anche nei confronti di un mio articolo uscito sull&#8217;&#8221;Espresso&#8221; del 31 marzo, che ora si legge anche su &#8220;<a href="http://ilprimoamore.com/testo_1760.html">Il primo amore</a>&#8220;. Fa persino passare per incontro “notturno&#8221; la conversazione che ebbi nel 2003 con il giudice Vincenzo Calia alla Casa delle Letterature di Roma, alla fine di un convegno su Pasolini che si protrasse fino alle dieci di sera e a cui presero parte anche Gianni D&#8217;Elia, Gianni Borgna e altri. Perché tanta fretta di mettere in ridicolo chi vorrebbe la verità? Non la vogliono forse anche loro?</p>
<p>Per dimostrare quanto sia assurdo indagare ancora su quell&#8217;omicidio, Belpoliti tenta anche di portare una “prova” filologica. Scrive che le fonti di <em>Petrolio</em> (a cui Pasolini stava lavorando al momento della morte) sono note. È vero. Pasolini riprendeva da articoli di giornale, dalle fotocopie del libro <em>Questo è Cefis</em> che gli aveva passato Elvio Fachinelli (quel libro, scritto da qualche nemico di Cefis, e poi ritirato dalla circolazione, ora si può leggere su &#8220;<a href="http://ilprimoamore.com/testo_1732.html">Il primo amore</a>&#8220;). Quindi Pasolini non sapeva niente di più di ciò che altri già sapevano. Non c&#8217;era perciò &#8211; conclude Belpoliti &#8211; nessuna ragione per ucciderlo. Però omette di dire che quelle sono le fonti del <em>Petrolio</em> edito. Ma nessuno sa cosa ci fosse in quello inedito, negli appunti mancanti del capitolo intitolato &#8220;Lampi sull&#8217;Eni&#8221; (quello annunciato da Dell&#8217;Utri), al cui posto resta ora una pagina bianca. Né quindi si può sapere quali ne fossero le &#8220;fonti&#8221;, né se si trattasse di informazioni ricevute da altri, e che potevano mettere in pericolo la vita dello scrittore. Su quelle non si può dire proprio niente, visto che non le conosciamo. Come può allora Belpoliti sostenere con tanta perentorietà che Pasolini non aveva in mano alcun materiale compromettente?</p>
<p>Vi scrivo dall&#8217;Università di Chicago dove arrivano pochissimi giornali italiani. Ho letto perciò l&#8217;articolo di Belpoliti solo su &#8220;Nazione Indiana&#8221; e non nella versione più breve uscita sulla &#8220;Stampa&#8221;. Non so se ci siano delle differenze sostanziali. Sulle vicende di queste ultime settimane relative al caso Pasolini, oltre al mio, sono usciti anche articoli di <a href="http://www.corriere.it/cultura/10_marzo_04/carte-rubate-morte-petrolio-pasolini_e3f27a20-275e-11df-badf-00144f02aabe.shtml">Paolo Di Stefano sul &#8220;Corriere della sera&#8221;</a>, di <a href="http://www.pasolini.net/vita_ppp-dellutri01.htm#delia">Gianni D’Elia su “il manifesto”</a>, di <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/31/cosi-si-riapre-il-caso-pasolini.html">Carlo Lucarelli su &#8220;Repubblica&#8221;</a>, che spiegano, anche con rilievi sul testo di Pasolini, da dove nascano i nuovi inquietanti interrogativi che Belpoliti ha cercato di cancellare in quell&#8217;articolo.</p>
<p>Con un cordiale saluto,</p>
<p>Carla Benedetti</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/08/sullomicidio-di-pasolini-replica-a-marco-belpoliti/">Sull&#8217;omicidio di Pasolini &#8211; Replica a Marco Belpoliti</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/02/ppp-la-sua-inchiesta/' rel='bookmark' title='PPP La sua inchiesta'>PPP La sua inchiesta</a> <small>di Franco Buffoni Dopo aver ascoltato le &#8220;rivelazioni&#8221; odierne sulla...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/' rel='bookmark' title='Il corpo insepolto di Pasolini'>Il corpo insepolto di Pasolini</a> <small> di Marco Belpoliti Il corpo di Pier Paolo Pasolini...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/09/omicidio-pasolini-martone-vs-belpoliti/' rel='bookmark' title='Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti'>Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti</a> <small> [su La Stampa di ieri prosegue la discussione innescata...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/pasolini-in-salsa-piccante/' rel='bookmark' title='Pasolini in salsa piccante'>Pasolini in salsa piccante</a> <small> [E' uscito da pochi giorni per Guanda Pasolini in...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/24/dopo-la-tragedia/' rel='bookmark' title='Dopo la tragedia'>Dopo la tragedia</a> <small>[È stato da poco ripubblicato, dopo dieci anni, Settanta, testo...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/08/sullomicidio-di-pasolini-replica-a-marco-belpoliti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il corpo insepolto di Pasolini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[carla benedetti]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Nico Naldini]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia De Laude]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=32461</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/morte-Pasolini2.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Il corpo di Pier Paolo Pasolini è ancora ingombrante e simbolicamente insepolto, così come quello di Aldo Moro, due morti eccellenti, e per molti versi misteriose, intorno a cui si agitano politici, intellettuali, investigatori, critici, scrittori e poeti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/">Il corpo insepolto di Pasolini</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/morte-Pasolini2.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/morte-Pasolini2.jpg" alt="" title="morte Pasolini2" width="454" height="171" class="alignnone size-full wp-image-32462" /></a></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Il corpo di Pier Paolo Pasolini è ancora ingombrante e simbolicamente insepolto, così come quello di Aldo Moro, due morti eccellenti, e per molti versi misteriose, intorno a cui si agitano politici, intellettuali, investigatori, critici, scrittori e poeti. Il 22 marzo scorso Walter Veltroni, politico di rango, e anche autore di successo, ha inviato al Ministro Alfano una lettera per chiedere la riapertura delle indagini con metodi scientifici, da RIS, del delitto di cui fu vittima la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 il poeta. All’inizio del medesimo mese un altro politico, il senatore Marcello Dell’Utri aveva annunciato l’esistenza di un capitolo “rubato” di <em>Petrolio</em>, opera postuma di Pasolini, trafugato, si dice, dalla casa romana dell’autore dopo la sua morte. Il capitolo, che doveva essere esposto alla mostra del Libro Antico, di cui Dell’Utri è il motore, a Milano il 12 marzo. Come i giornali hanno documentato, quel manoscritto scomparso all’esposizione non c’era: sparito prima di essere mostrato in pubblico. Una storia strana che ha dato subito da scrivere a molti per via dell’alone di mistero che aleggia intorno al senatore, intimo di Silvio Berlusconi e fondatore di “Forza Italia”. Da ultimo, l’articolo apparso sul settimanale “L’espresso” in edicola il 26 marzo, a firma di Carla Benedetti. <span id="more-32461"></span><br />
In questo pezzo l’autrice racconta di essere andata a verificare di persona alla mostra del libro antico e di aver constatato l’assenza del capitolo, probabilmente quello intitolato “Lampi sull’Eni”, in cui si stabilirebbe una connessione tra l’uccisione di Enrico Mattei, presidente dell’ente petrolifero di Stato, ed Eugenio Cefis, misterioso manager, capo della Montedison. Il pezzo della Benedetti e la lettera di Veltroni avanzano l’ipotesi che il delitto Pasolini possa essere collegato con ciò che il poeta avrebbe scoperto della oscura vicenda Mattei-Cefis; il capitolo scomparso di <em>Petrolio</em> ne sarebbe la prova.<em> Lampi sull’Eni</em> sarebbe perciò la vera causa della sua morte. Non dunque un delitto a sfondo sessuale, bensì un delitto politico per le verità nascoste scoperte da Pasolini. Ne darebbe ulteriore testimonianza il celebre articolo, più volte citato da molti, <em>Cos’è questo golpe</em>, apparso sul “Corriere della Sera” il 14 novembre 1974, e poi raccolto in Scritti corsari, in cui Pasolini diceva io so chi sono i responsabili delle stragi. Carla Benedetti cita un libro presente nella mostra di Milano, <em>Questo è Cefis</em>, esposto accanto alle prime edizioni di Pasolini – Dell’Utri è un celebre bibliofilo –, e insieme a un altro misterioso volume, <em>L’uragano Cefis</em> di Fabrizio De Marsi. L’articolo, <em>Giallo Pasolini</em>, prefigura un altro dei “misteri italiani”, l’ennesimo, in cui il più celebre e scandaloso intellettuale italiano, scopre i segreti di una trama che poi lo travolge. Ne è convinto il giudice Vincenzo Calia, della Procura di Pavia, che ha avviato nuove indagini sul delitto Mattei. In una conversazione notturna con la Benedetti e Gianni D’Elia, autore di un libro sull’argomento, <em>il petrolio delle stragi</em> (Effige 2005), Calia conferma alla Benedetti che lo scrittore può essere stato fatto fuori per quello che aveva scoperto.<br />
Come in un romanzo giallo tutto dunque ruota intorno a un misterioso volume, presente nella mostra milanese: <em>Questo è Cefis</em>. Sulla copertina c’è il nome di Giorgio Steimez; l’editore si chiama Ami, ovvero Agenzia Milano Informazioni con sede a Milano, di cui era titolare il giornalista Corrado Ragozzino. Subito ritirato, il libro è un atto di accusa contro Cefis, ed è oggi una preziosità libraria per studiosi dei complotti italiani, così come l’altro citato nell’articolo dalla Benedetti, <em>L’uragano Cefis</em>, probabilmente edito da Flan.<br />
Che nel delitto di Pasolini vi siano molti punti oscuri è senza dubbio vero. Che le indagini non furono condotte in modo scrupoloso, come scrive Veltroni nella sua lettera al Ministro della Giustizia, è altrettanto vero, ed è anche possibile che con gli strumenti scientifici attuali – tipo carabinieri del RIS – si sarebbero chiariti molti punti oscuri. Delle contraddizioni delle indagini hanno scritto Gianni Borgna e Carlo Lucarelli in un saggio “Così morì Pasolini” (“Micromega”, 2005). L’ipotesi di fondo è che l’assassino dello scrittore e regista, Pino Pelosi, non fosse solo. Da qui si dipartono due ipotesi: la prima che sia stato ucciso da un gruppo di persone in rapporto con Pelosi collegate al sottobosco della prostituzione maschile, o qualcosa del genere; la seconda che il delitto sia invece politico, come insiste da tempo Carla Benedetti e altri con lei.<br />
Ora l’articolo pubblicato su “L’espresso” ruota intorno al capitolo scomparso di <em>Petrolio</em>, che non sappiamo se esiste davvero, e sul romanzo stesso che era sul punto di smascherare il complotto contro Mattei. Il perno sarebbe appunto il libro di Steimez, una tesi esposta nell’ultimo capitolo del libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, <em>Profondo nero</em> (Chiarelettere, 2009). Dunque Pasolini era a conoscenza di cose che altri non sapevano? Si era così spinto avanti nella ricerca della verità su Cefin, Mattei e l’Eni da mettere a repentaglio la propria vita? Per rispondere a queste domande basta andare in libreria e comprare l’ultima edizione di <em>Petrolio</em>. Non quella edita da Einaudi nel 1992, ma quella attualmente a diposizione: copertina nera con una striscia bianca; un Oscar Mondadori curato da Silvia De Laude, uscito nel 2005, e da poco ristampato in una nuova veste grafica. De Laude è la curatrice delle opere di Pasolini nei Meridiani, di cui ha composto anche le note. Nel 2005 quando ha curato l’edizione economica – sconosciuta sia agli autori di <em>Profondo nero</em> sia probabilmente anche a Carla Benedetti – ha aggiunto delle note particolarmente dettagliate. Riguardano le fonti utilizzate dal poeta per comporre le diverse parti di <em>Petrolio</em>, libri e giornali consultati. Silvia De Laude ha utilizzato due strumenti: la cartella dove Pasolini archiviava i ritagli dei giornali e le fotocopie, ora conservata al Gabinetto Vieusseux di Firenze accanto all’autografo del romanzo e un lavoro svolto per una tesi di laurea da Iolanda Romualdi, la quale ha identificato con certosina pazienza le fonti giornalistiche utilizzate. Niente di segreto, dunque, ma tutto già ampiamente noto. Nell’avvertenza De Laude elenca gli articoli di giornale consultati (dal “Corriere” all’”Unità”) e poi il fascicolo della rivista “L’Erba Voglio” di Elvio Fachinelli, dove era riportato un discorso di Cefis all’Accademia Militare di Modena, altri due discorsi tenuti dal manager, e la fotocopia del libro di Giorgio Steimetz: <em>Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente</em>, Ami, Milano 1972. Questa gli era stata fornita da Fachinelli stesso che gli aveva procurato anche altri materiali. Nelle note al libro, a partire dalla nota numero 12, De Laude cita passi del volume e li mette in rapporto con le pagine di <em>Petrolio</em>. Vi si segnalano inoltre due articoli apparsi su “L’espresso”, a firma di Giuseppe Catalano, nell’agosto del 1974, che impressionarono molto Pasolini, dedicati al rapporto tra Cefis e i servizi segreti; lo scrittore aveva ripreso nel romanzo rapporti redatti dal Sid, il servizio segreto, pubblicati sul settimanale romano e riguardanti Francesco Forte, socialista, vice presidente dell’Eni. Tutto quanto sta nella cartellina al Vieusseux. Si tratta perciò di materiale già noto, citato anche da altri, che circolava nei giornali, non di rivelazioni segrete, su cui Pasolini ha intessuto la sua complessa trama narrativa che, per quanto realistica, sconfina nella particolare visionarietà che possiedono le pagine dello scrittore, una visionarietà più vera del vero stesso. Tutto questo sarebbe il materiale che giustifica il delitto politico del più famoso intellettuale italiano, cineasta celebrato in tutto il mondo, poeta e collaboratore delle pagine del “Corriere della sera”? Cosa sapeva di più e di diverso, se le sue fonti erano quelle note al mondo giornalistico dell’epoca, citate da altri, pubblicate in volumi che, per quanto presto scomparsi, potevano essere fotocopiati e diffusi da Elvio Fachinelli? Si uccide uno scrittore per questo?<br />
La mia risposta è no. Il delitto Pasolini resta ancora oscuro, tuttavia far di lui, come accade, oltre che un santo e martire, anche lo scandaglio dei misteri italiani, mi pare eccessivo e sicuramente lontano dal vero. L’articolo di Carla Benedetti in realtà funziona come un sintomo, a sua volta veritiero, di un problema rimosso. Lo dice con evidenza la chiusa stessa del pezzo apparso su “L’espresso”, là dove la Benedetti scrive in tono sublime: “Non ci sarà pace finché il mondo resterà così fuori dai suoi cardini, con i colpevoli impuniti e le storie letterarie che raccontano di Pasolini ucciso mentre tentava di violentare un ragazzo”. La vera omissione è proprio quella: non accettare il contesto e la situazione in cui Pasolini si è trovato. Non accettare la sua omosessualità, la sua attrazione non per il mondo gay – parola che il poeta rifiutava, come si evince da due saggi compresi in <em>Scritti corsari</em> –, ma per i ragazzi eterosessuali, per qualcosa che oggi si chiamerebbe pederastia, su cui con la sua solita intelligenza e ironia Alberto Arbasino si è più volte soffermato. Questo è il vero problema su cui nessuno, o quasi, si misura, questo lo scandalo, nel senso evangelico della parola: pietra d’inciampo. L’omosessualità rimossa di Pasolini è trattata come una sorta di vizietto, un elemento su cui sorvolare, mentre costituisce la radice vera della sua lettura della società italiana, l’elemento estetico su cui egli ha fondato la critica della società dei consumi. Le lucciole, scomparse per via dell’inquinamento di fiumi e rogge non sono solo la metafora della modernizzazione senza sviluppo denunciata da Pasolini, ma anche della scomparsa dei ragazzi eterosessuali disposti all’incontro sessuale con lui. Le lucciole sono i ragazzi stessi.<br />
In un libro, credo ignorato dai più, ma assai acuto e insieme delicato e poetico, <em>Breve vita di Pasolini</em>, edito da Guanda, il cugino di Pier Paolo, Nico Naldini, ha spiegato a suo modo, non troppo lontano dal vero, cosa successe quella notte a Ostia. L’ultimo capitolo di quel libro sarebbe da trascrivere qui tutto, ma non è possibile. Naldini dice di non credere al complotto e probabilmente neppure all’esecuzione del branco. I motivi che adduce fanno riflettere, e gettano uno sguardo differente sull’intera vicenda. Anche quella di Naldini, anche lui omosessuale, poeta e scrittore fine e sottile, è una visione. L’ultima notte Pier Paolo la trascorse al ristorante con Ninetto e sua moglie. Poi incontrò Pino Pelosi che era, in quel punto della vita, nella fase di un Kairos adolescenziale: a Pasolini rammentava le fisionomie delle sue amicizie borgatare. Questo accese il desiderio: un ritorno al passato. “Se il desiderio è solo libidine, esige un rapido appagamento. Ma se esso si allunga in aspettative voluttuose – scrive Naldini – e se l’immaginazione è colpita dal ritorno del “sopravvissuto”, gli atti che si sono succeduti in quella sera trovano una collocazione”. I due siedono al ristorante. Pier Paolo ha già mangiato, ma ordina per il ragazzo e una birra per sé, ma anche “per darsi un contegno”. Comincia a far domande. Si sente senza dubbio attratto, ma non gli basta la <em>concupiscentia oculorum</em>. Nella sosta al ristorante la Medusa si palesa attraverso i tratti del ragazzo, e questo “gli fa perdere il senso del pericolo proveniente da una generazione che si è smarrita nei confini tra il bene e il male”. Nell’auto avviene il primo scambio sessuale. Forse non a caso il luogo dove si trovano è quello in cui due anni prima Pasolini ha girato la scena più erotica di un suo film.<br />
La visione di Naldini a questo punto s’inoltra in un terreno friabile, difficile, eppure pertinente. Ci dice qualcosa sul desiderio omosessuale che non si legge quasi mai se non nei romanzi, cioè nella letteratura: “A differenza di quanto avviene nella sessualità femminile, un ragazzo non può simulare attrazione”. Anche se è stato abbordato per strada o in un luogo preciso, se ha risposto all’invito di uno sconosciuto, “è il ragazzo che quasi sempre sceglie sia pure inconsapevolmente il suo partner”. In quella sera di quindici anni fa “la disponibilità del ragazzo è fatale per Pasolini”. Egli l’ha sentita probabilmente come un’apertura ad un altro genere di complicità, e proprio questo ha spinto l’uomo a compiere un gesto inequivocabile il quale ha indotto nel ragazzo un elemento di terrore, “come una rivelazione implicita o l’atto offensivo di una supposizione”. Ecco, scrive Naldini, questa è la situazione “in cui si accetta il proprio destino o lo si rifiuta; ma c’è una sospensione tra le due cose, la violenza diventa tanto maggiore”. In Pelosi si scatena una violenza inaudita: non solo violenza contro l’incubo dell’altro, ma “pura hybris di fuggire da se stesso”. Per questo fugge da sé passando e ripassando con l’automobile sul corpo dell’uomo. Quando si sederà sulla poltrona di uno studio televisivo – le dichiarazioni fatte anni dopo che hanno indotto a molti a ritenere che il delitto non fosse stato commesso da lui solo –, dice Naldini, “nessuno sa più che cosa egli sia”:“Una forma umana di genere indefinito, una forma dilavata dall’interno e fuori che può esternare qualsiasi cosa”.<br />
Qui termina il racconto e il libro stesso. Una visione, non una certezza processuale. Ma cosa può fare un poeta, uno scrittore e persino un critico se non muoversi tra le visioni e la forma letteraria che esse prendono. Questo era il metodo stesso di Pasolini, la sua forza, per cui, come mi è capitato di scrivere, è quella di colui che ha sempre ragione anche quando ha torto. La sorpresa è dunque di scoprire che, non solo la sua particolare omosessualità venga rimossa, a sinistra come a destra, ma che la sua lezione poetica e intellettuale disattesa dai suoi seguaci e difensori. Il delitto Pasolini non è un delitto politico perché operato per far tacere uno che “sapeva” la verità su un attentato o una strage, ma perché è stato ucciso un poeta che diceva verità scomode usando la parole e le immagini, uno che gettava il suo corpo nella lotta, uno che praticava lo scandalo di contraddirsi, che non scopriva segreti occulti, ma che rivelava tutto quello che era già evidente, e che nessuno voleva davvero vedere: “Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere/ con te e contro di te; con te nel cuore,/ in luce, contro di te nelle buie viscere”.<br />
Forse è venuto il tempo di seppellire il corpo insepolto di Pasolini, di comportarsi con lui così come lui si è comportato con noi. I maestri si mangiano in salsa piccante, dice il Corvo in <em>Uccellacci e uccellini</em>. Sarà un pasto duro e una digestione lunga e difficile, ma abbiamo abbastanza salsa. Dimenticare Pasolini per ricordarlo davvero. Ai poliziotti e ai tribunali spetta un altro lavoro. Non credo che sia propriamente il nostro.</p>
<p>[<em>pubblicato oggi su</em> La Stampa, <em>in una <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201004articoli/53735girata.asp">versione notevolmente ridotta</a></em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/">Il corpo insepolto di Pasolini</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/09/omicidio-pasolini-martone-vs-belpoliti/' rel='bookmark' title='Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti'>Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti</a> <small> [su La Stampa di ieri prosegue la discussione innescata...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/08/sullomicidio-di-pasolini-replica-a-marco-belpoliti/' rel='bookmark' title='Sull&#8217;omicidio di Pasolini &#8211; Replica a Marco Belpoliti'>Sull&#8217;omicidio di Pasolini &#8211; Replica a Marco Belpoliti</a> <small> di Carla Benedetti Cari amici di Nazione Indiana, vi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/pasolini-in-salsa-piccante/' rel='bookmark' title='Pasolini in salsa piccante'>Pasolini in salsa piccante</a> <small> [E' uscito da pochi giorni per Guanda Pasolini in...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/24/dopo-la-tragedia/' rel='bookmark' title='Dopo la tragedia'>Dopo la tragedia</a> <small>[È stato da poco ripubblicato, dopo dieci anni, Settanta, testo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/17/pasolini-il-posto-delle-lucciole/' rel='bookmark' title='Pasolini, il posto delle lucciole'>Pasolini, il posto delle lucciole</a> <small>di Marco Belpoliti Santa Sabina di Ramuscello (Pordenone). Una grande...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>22</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dopo la tragedia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/24/dopo-la-tragedia/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/24/dopo-la-tragedia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 07:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[aldo moro]]></category>
		<category><![CDATA[Brigate Rosse]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[leonardo sciascia]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Saggio]]></category>
		<category><![CDATA[Settanta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=32093</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/settanta.jpg"></a>[<em>È stato da poco ripubblicato, dopo dieci anni,</em> Settanta, <em>testo che è stato riveduto e corretto nonché integrato di circa sessanta nuove pagine. Marco Belpoliti ci regala un capitolo in una versione ulteriormente più lunga e differente da quella pubblicata nella nuova edizione.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/24/dopo-la-tragedia/">Dopo la tragedia</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/settanta.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/settanta.jpg" alt="" title="settanta" width="168" height="283" class="alignleft size-full wp-image-32094" /></a>[<em>È stato da poco ripubblicato, dopo dieci anni,</em> Settanta, <em>testo che è stato riveduto e corretto nonché integrato di circa sessanta nuove pagine. Marco Belpoliti ci regala un capitolo in una versione ulteriormente più lunga e differente da quella pubblicata nella nuova edizione. G.B.</em>]</p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Se Pier Paolo Pasolini non fosse andato a morire all’Idroscalo di Ostia, nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, se fosse vissuto almeno tre o quattro anni ancora, non c’è dubbio che le vicende del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro sarebbero entrate di diritto in quelle rubricate nello scartafaccio, zibaldone narrativo-cinematografico, che il poeta-scrittore-regista stava componendo all’inizio degli anni Settanta, previsto in oltre 2000 pagine e di cui invece abbiamo potuto leggere 500 pagine postume, e solo nel 1992, con il titolo di <em>Petrolio</em>.<br />
   Le lettere che il leader democristiano inviava dal carcere delle Brigate rosse ai colleghi di partito, alle massime autorità dello Stato italiano, agli amici e ai famigliari sarebbero certamente apparse a Pasolini troppo interessanti per non inserirle in quel romanzo manierista, scritto nella lingua «che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private o anche per la poesia», come dichiara in una lettera a Moravia. Così sarebbe stato anche per il successivo memoriale ritrovato nel covo brigatista di via Monte Nevoso a Milano, che per la sua prosa e la forma informe sembra addirittura un capitolo non finito di <em>Petrolio</em>. <span id="more-32093"></span><br />
    Pasolini avrebbe trovato negli scritti di Moro e nelle dichiarazioni dei leader del suo partito, nella prosa di Andreotti e degli altri ministri, materiale adatto per continuare l’analisi della nevrosi collettiva che è al centro del suo romanzo potenziale: «L’Occidente, e soprattutto l’Italia, è come un essere vivente. Nella sua psiche collettiva, l’inconscio è il popolo rimosso; il Super-io è la borghesia, guasto però dall’edonismo, al punto da far trovare un superiore fascino nel vecchio fascismo; la coscienza è segnata da una funerea nevrosi» (Enrico Capodaglio).<br />
    Le vicende dell’assassinio di Moro determinano, con la loro messa in scena di una nevrosi collettiva, il punto di svolta dell’intera storia politica dell’ultimo quarantennio, ma anche la fine l’idea di una letteratura politicamente impegnata praticata da un’intera generazione di scrittori e poeti a cui appartiene lo stesso Pasolini, generazione nata negli anni Venti del secolo. Gli anni Settanta, ha scritto Calvino alla fine del decennio presentando il libro dei suoi saggi non a caso intitolato<em> Una pietra sopra</em>, «ci hanno abituato a una visione della società italiana come fallimento d’ogni progetto politico». Al di là di questa generazione di scrittori-intellettuali, del loro <em>impasse</em>, sembrano andare solo due scrittrici che hanno fatto dell’anarchismo e della ricerca della «creaturalità» il loro emblema: Elsa Morante e Anna Maria Ortese.<br />
   A ripensarla oggi, l’intera vicenda del sequestro e dell’assassinio del presidente del Consiglio nazionale democristiano sembra così poco romanzesca, nonostante la <em>suspense </em>continuamente accesa dai titoli dei quotidiani durante quegli interminabili cinquantacinque giorni – e qui sta un’apparente contraddizione del caso Moro –, che la forma più adatta per raccontarla potrebbe essere solo quella del trattamento cinematografico e della sceneggiatura, stile che Pasolini aveva consapevolmente adottato per <em>Petrolio</em>, un romanzo il cui scopo sarebbe stato quello di «rievocare il romanzo» («questo romanzo è romanzesco solo in quanto rievocazione del romanzo»). Dietro a questa affermazione vi è un paradosso: la storia italiana dell’ultimo cinquantennio appare talmente romanzesca di suo che i tentativi di narrarla o escono dal romanzesco, per via saggistica e giornalistica, oppure lasciano il passo a un racconto che «o è pazzerello o non è», come scrive Pasolini, nell’«Appunto 12a» della sua <em>summa</em>.<br />
    Se proviamo a immaginarci un Pasolini sopravvissuto al suo istinto di morte, un poeta e un regista settantantenne che ancora lavora alacremente a quel libro sterminato, dove meditava di raccogliere tutte le esperienze e tutte le proprie memorie, è facile credere che avrebbe rimpinguato le parti solo abbozzate di cronaca politica e sociale con le autobiografie dei terroristi e i documenti del caso Moro resi pubblici nell’ultimo decennio, come se si trattasse di riprendere il filo di quel lontano feuilleton. Non è un caso che i capitoli più rifiniti di <em>Petrolio</em>, che si doveva presentare come «forma di edizione critica di un testo inedito», quelle più tornite letterariamente, siano dedicate agli incontri e alle performance sessuali del doppio protagonista, Carlo di Tetis, sul pratone della Casilina, mentre restano abbozzate quelle allegoriche-mitologiche (la storia del Merda), e del tutto da scrivere quelle dedicate alle stragi fasciste e ai gruppi terroristici di estrema sinistra, quasi che l’urgenza del vissuto, identificato tout court con la sessualità, avesse avuto la meglio sulla cornice storica o sull’aspetto cronachistico.<br />
   L’ipotesi più probabile è che in <em>Petrolio </em>– forma che rimanda a se stessa, «magari anche, perché no?, attraverso la realtà» – la cronaca sia proprio la parte più «romanzesca» dell’intero libro, dal momento che essa appare già scritta, così poco fantastica da risultare, alla pari di un testo-forma su cui agire per pura variazione musicale, la meno interessante dell’intera opera. Ma forse questa è solo un’ipotesi, data la forza inventiva di Pasolini, capace di creare atmosfere poetiche attraverso dettagli anche minimi. Fortini, nel riconoscere l’importanza di questa opera incompiuta come contributo straordinario a «intendere che cosa è successo, almeno in Italia, tra il 1960 e il 1980», ricorda le righe (due righe appena) in cui i giovani si trasformano nei lumini notturni del Verano, «una delle tante stupende invenzioni del libro».<br />
    Pasolini, divoratore di dettagli, avrebbe di certo trovato pane per i suoi denti di scrittore nel diario postumo che Paolo VI tenne durante i giorni della prigionia di Moro e che fa da corona a quel testo davvero straordinario – e qui c’è da credere che l’autore della <em>Divina Mimesis</em> ne avrebbe tratto ispirazione, magari trascrivendolo pari pari nel suo zibaldone – che è la lettera del papa agli uomini delle Brigate rosse. Sarebbe stato interessante capire come Pasolini si sarebbe misurato con queste pagine, che presentano l’avvenimento della morte di Moro come una catastrofe che si è «già consumata nel tempo che precede il dramma», secondo la formula con cui un grecista (Dario del Corno) definisce l’andamento stesso della tragedia classica.<br />
    Forse, a posteriori, aveva ragione Calvino quando scriveva nella sua recensione critica al libro di Sciascia, all’<em>Affaire</em> – come lo avrebbe letto Pasolini, lui che ne è il protagonista? – che il destino del leader democristiano era già deciso, mentre i sequestratori, così come si confessano nei loro memoriali, sembrano attori di un dramma in cui i ruoli sono determinati in anticipo da un copione che a sua volta ripete un avvenimento mitico riattualizzandolo. Questa sospensione del tempo sembra iscritta nei fatti stessi, nell’azione del comando brigatista, che non si tramuta in nulla di diverso da se stessa e che si riavvolge intorno alla propria origine: restituire Moro morto ai due partiti da lui abilmente cuciti insieme, la Democrazia cristiana e il Partito comunista.<br />
    E’ questa fissità temporale con ogni probabilità il vero punto di partenza di Sciascia, il suo rovello generativo, e sarebbe stato davvero interessante vedere come lo avrebbe risolto Pasolini, che del mito e delle sue forme aveva, nonostante tutto, un senso narrativo più profondo dello stesso scrittore siciliano. Nei cinquantacinque giorni del sequestro di Aldo Moro non c’è storia. Questo è il punto dello psicodramma su cui il poeta avrebbe di sicuro fatto leva. Sciascia, col suo consueto linguaggio, insieme concreto e allusivo, tanto acuminato quanto labirintico, ha cercato di esprimere proprio questa sensazione di spaesamento – lui che, nonostante tutto, è sempre alla ricerca dei «fatti» e prova a stanarli, per quanto poi non si affidi mai solo ad essi. Proprio all’inizio dell’<em>Affaire Moro</em>, Sciascia scrive con stupore che tutto «ora accada, per così dire, in letteratura» e che la perfezione di tutto questo <em>affaire</em>, a lui sembra più «dell’immaginazione, della fantasia; non della realtà». Lo scrittore siciliano allude qui al fatto che Moro non fu ritrovato, nonostante le numerose ricerche degli investigatori, nonostante lo spiegamento delle forze di polizia: «E per dirla con una <em>boutade</em>: si può sfuggire alla polizia italiana così come è istruita, organizzata e diretta – ma non al calcolo delle probabilità».<br />
    Se, come è ovvio, il passato appare inchiodato a una temporalità incontrovertibile, e per quanto possiamo pensare di riscriverlo, cioè di reinterpretarlo, se non proprio di rifarlo, <em>alla Borges</em>, ebbene in questo caso, e non solo in questo, il passato ci viene incontro con una fissità che sembra tale prima ancora che tutto sia già accaduto. Per rendere esplicito il pensiero di Sciascia: la vicenda di Aldo Moro sembra la ripetizione di un testo già scritto – «Moro e la sua vicenda sembrano generati da una certa letteratura». A Sciascia, che pure parrebbe così vicino alla fissità ciclica della tragedia, sia per la sua cultura siciliana, sia per la sua sensibilità, non viene in mente di percorrere questa possibile via, quella che conduce dritti alla «tragedia». Forse glielo impedisce proprio il suo illuminismo di fondo. Nel suo <em>pamphlet</em>, nonostante tutto, egli ha cercato di approdare alla Storia, senza però riuscirvi. La conclusione del libro è circolare: ci riporta all’enigma attraverso l’enigma di Borges; è un cerchio di parole da cui non si evade.<br />
    Se Pasolini fosse stato vivo, del caso Moro ne avrebbe fatto una tragedia oppure una commedia? <em>Petrolio</em> non è né l’una né l’altra cosa. E’ un romanzo, un sogno, e persino un’opera antiletteraria. Avrebbe riconosciuto nel leader democristiano un eroe tragico? George Steiner ne <em>La morte della tragedia</em> scrive che la tragedia, intesa come genere teatrale, non sarebbe più possibile per via della capacità che il protagonista del dramma moderno possiede di realizzare «il proprio destino con la libera scelta della sua volontà»: «viviamo in un’epoca tanto pervasa di catastrofi quanto satura di attualità, incapace di recepire l’interrogativo dell’orrore e la maestà del simbolo».<br />
   Pasolini, geniale riscrittore delle tragedie classiche, avrebbe forse riconosciuto nella vicenda di Moro il segno di qualcosa che sfugge all’analisi della ragione per rifugiarsi nella «facoltà sintetica del mito»? Forse.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/24/dopo-la-tragedia/">Dopo la tragedia</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/01/il-corpo-insepolto-di-pasolini/' rel='bookmark' title='Il corpo insepolto di Pasolini'>Il corpo insepolto di Pasolini</a> <small> di Marco Belpoliti Il corpo di Pier Paolo Pasolini...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/pasolini-in-salsa-piccante/' rel='bookmark' title='Pasolini in salsa piccante'>Pasolini in salsa piccante</a> <small> [E' uscito da pochi giorni per Guanda Pasolini in...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/09/omicidio-pasolini-martone-vs-belpoliti/' rel='bookmark' title='Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti'>Omicidio Pasolini: Martone (vs?) Belpoliti</a> <small> [su La Stampa di ieri prosegue la discussione innescata...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/08/sullomicidio-di-pasolini-replica-a-marco-belpoliti/' rel='bookmark' title='Sull&#8217;omicidio di Pasolini &#8211; Replica a Marco Belpoliti'>Sull&#8217;omicidio di Pasolini &#8211; Replica a Marco Belpoliti</a> <small> di Carla Benedetti Cari amici di Nazione Indiana, vi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/17/pasolini-il-posto-delle-lucciole/' rel='bookmark' title='Pasolini, il posto delle lucciole'>Pasolini, il posto delle lucciole</a> <small>di Marco Belpoliti Santa Sabina di Ramuscello (Pordenone). Una grande...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/24/dopo-la-tragedia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per Barthes</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/12/per-barthes/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/12/per-barthes/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 07:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Riga]]></category>
		<category><![CDATA[Roland Barthes]]></category>
		<category><![CDATA[valerio magrelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=31608</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/30-barthes.jpg"></a>  di <strong>Valerio Magrelli</strong></p>
<p>[<em>in occasione della pubblicazione di <strong>Riga 30 – Roland Barthes</strong> a cura di Marco Consolini e Gianfranco Marrone, marcos y marcos editore, (ne abbiamo parlato <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/08/en-amitie-fidele">qui</a>) Marco Belpoliti ci regala una poesia di Valerio Magrelli che si trova nel volume, che verrà presentato domani.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/12/per-barthes/">Per Barthes</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/30-barthes.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/30-barthes.jpg" alt="" title="30-barthes" width="197" height="280" class="alignnone size-full wp-image-31607" /></a>  di <strong>Valerio Magrelli</strong></p>
<p>[<em>in occasione della pubblicazione di <strong>Riga 30 – Roland Barthes</strong> a cura di Marco Consolini e Gianfranco Marrone, marcos y marcos editore, (ne abbiamo parlato <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/08/en-amitie-fidele">qui</a>) Marco Belpoliti ci regala una poesia di Valerio Magrelli che si trova nel volume, che verrà presentato domani.</em>]<br />
<span id="more-31608"></span></p>
<p><strong>Suites inglesi</strong></p>
<p>           <em>A Roland Barthes<br />
           maestro di solfeggio</em></p>
<p>Ero andato a incontrarlo da studente<br />
per una tesi, e invece chiacchierammo<br />
solo degli spartiti che portavo con me.<br />
Suonava al piano Bach e la corrente<br />
di quel «ruscello» lo sospinse via<br />
fra mulinelli e anse.<br />
A che serve suonare?<br />
Un’obbedienza cieca,<br />
un’arte marziale: l’ascesi,<br />
e in fondo il suono che si leva uguale,<br />
il Sempre-uguale,<br />
nell’ostinata speranza,<br />
se non di un lenimento,<br />
di un mite risarcimento musicale.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/12/per-barthes/">Per Barthes</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/14/ancora-su-schwitters/' rel='bookmark' title='Ancora su Schwitters'>Ancora su Schwitters</a> <small> Come ho già segnalato qui, è uscito un nuovo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/01/09/una-riga-su-furio-jesi/' rel='bookmark' title='Una Riga su Furio Jesi'>Una Riga su Furio Jesi</a> <small> [è uscito il nuovo numero monografico di RIGA, Marcos...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/06/stregature-lorenzo-pavolini/' rel='bookmark' title='Stregature: Lorenzo Pavolini'>Stregature: Lorenzo Pavolini</a> <small> [prosegue la pubblicazione delle recensioni ai libri "stregati". G.B]...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/05/11/evergreen-edoardo-cacciatore/' rel='bookmark' title='Evergreen: Edoardo Cacciatore'>Evergreen: Edoardo Cacciatore</a> <small> TRA DUE SEDIE OCCUPATE di Edoardo Cacciatore I. Ritto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/01/grantorino-marco-belpoliti/' rel='bookmark' title='GranTorino: Marco Belpoliti'>GranTorino: Marco Belpoliti</a> <small> qui l&#8217;originale: Questo &egrave; un articolo pubblicato su Nazione...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/12/per-barthes/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il corpo ferito del Capo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[aggressione]]></category>
		<category><![CDATA[corpo del Capo]]></category>
		<category><![CDATA[immagini]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Tartaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=27496</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Che cosa suggerisce la visione del viso insanguinato del Presidente del Consiglio? Quello di un uomo che ha subito un incidente, che si è rotto il labbro, che si è fratturato il naso, che sanguina copiosamente. Un accidente casalingo, un incidente d’auto, un’effrazione improvvisa e inattesa.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/">Il corpo ferito del Capo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/12/berluferito-300x218.jpg" alt="AGGRESSIONE SILVIO BERLUSCONI" title="AGGRESSIONE SILVIO BERLUSCONI" width="300" height="218" class="alignleft size-medium wp-image-27495" /></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Che cosa suggerisce la visione del viso insanguinato del Presidente del Consiglio? Quello di un uomo che ha subito un incidente, che si è rotto il labbro, che si è fratturato il naso, che sanguina copiosamente. Un accidente casalingo, un incidente d’auto, un’effrazione improvvisa e inattesa. Qualcosa di fortuito e casuale. In realtà, come sappiamo tutti per averlo visto nei telegiornali, o su You Tube, Silvio Berlusconi è stato colpito da un oggetto scagliato con forza da un uomo.<br />
    Un attentato dissennato, dato l’oggetto usato per ferirlo – un souvenir, un simbolo della città di Milano in miniatura –, e vista la situazione. Un gesto folle, eclatante, assurdo. Un attentato in miniatura, si dovrebbe dire, perché non mortale, nonostante la situazione e il contesto, simile a quello di mille altri attentati a uomini politici negli ultimi due secoli: all’aperto, tra la folla, all’inizio o alla fine di un comizio. Qualcuno si sporge tra la massa dei sostenitori e compie l’atto fatale. Ma qui non accade.<br />
<span id="more-27496"></span><br />
     La follia ha sempre metodo, e più di una ragione. Chi ha scagliato l’oggetto contro il Presidente del Consiglio, Massimo Tartaglia, voleva violare il corpo del Re, un corpo sacro, che diventa tale attraverso l’investitura del potere, i rituali della vestizione, le cerimonie della proclamazione, il culto che lo circonda. In queste settimane Silvio Berlusconi ha spesso parlato dell’investitura che avrebbe ricevuto dal Popolo; ha parlato, seppure con metodi mediatici da telegiornale e tele-spot, del proprio potere in termini sacrali, simili a quelli dei sovrani medievali e rinascimentali. Ha caricato di segni e simboli la sua stessa persona.<br />
    Si tratta di un processo che va avanti da tempo, in modo postmoderno, e non più medievale, attraverso tecniche che tendono a rendere giovane e quasi eterno il suo corpo: fitness, lifting, liposuzioni, trapianti dei capelli, cure di vario tipo e grado. L’eternità del corpo di Berlusconi sfida la mortalità stessa del corpo tradizionale del Re, destinato, alla pari di tutti i corpi, a invecchiare e morire. Nella tradizione medievale e moderna la regalità, il corpo immortale del Re, è trasmessa ai discendenti: “Il Re è morto, viva il Re”, si proclama quando muore il vecchio re e gli succede il nuovo.<br />
     Nel caso di Berlusconi il corpo vivo coincide con la regalità. Il corpo del Capo è diventato il corpo politico stesso, la sua regalità riposa sul suo stesso corpo che egli cerca di sottrarre al passare del tempo, al suo naturale logoramento, per renderlo, e qui sta il paradosso, eterno nel tempo: “una giovinezza eterna senza passato”.<br />
     È una mescolanza di aspetti antichi e moderni, medievali e postmoderni. L’aver posto tutta l’attenzione sul proprio corpo, in sintonia con quello che accade all’intera società occidentale, fondata sul “narcisismo di massa” e sulla cura ossessiva del corpo, è l’elemento centrale della sua politica. Abbiamo un solo corpo, ci dice continuamente la pubblicità, bisogna curarlo. Si tratta dell’unico bene di cui disponiamo, per questo va conservato, modellato, ringiovanito. Berlusconi si trova al culmine di questo processo, lo incarna e lo orienta con i suoi stessi comportamenti.<br />
    Ma la sacralizzazione del corpo mortale del Capo ha sempre messo in moto meccanismi opposti di desacralizzazione, come è accaduto molte volte nella storia. Nel 1990 a Sofia, la folla inferocita assaltò il mausoleo del Capo, Gheorghi Dimitrov, fondatore del Partito comunista bulgaro, e cercò di bruciare la sua mummia. Nel 1945 il corpo morto di Benito Mussolini fu gettato sul selciato di Piazzale Loreto, e dissacrato mediante una sconcia impiccagione a testa in giù. La folla l’aveva acclamato, ora la folla l’ha deturpato. Sono tanti i gesti del genere che traggono la loro motivazione nel rovesciamento della sacralità stessa del leader.<br />
     Il messaggio sacrale della ritualità moderna, ci spiegano gli antropologi, fa a meno della sfera religiosa tradizionale, e non ha più bisogno di ricorrere alle magie e alle superstizioni del medioevo, quando ai Re di Francia veniva attribuito il potere taumaturgico del tocco che guariva dalle malattie perniciose della pelle. Tuttavia il sacro non è scomparso, si è solo trasformato. Meglio: si è travestito, è entrato a far parte della nostra vita quotidiana attraverso gli schermi televisivi, le riviste patinate, i messaggi pubblicitari, i personal computer. Che lo sappia o no, che sia studiato o meno, Silvio Berlusconi mette in moto meccanismi che funzionano per gli attori come per i santi, per Marylin Monroe e per Padre Pio. Il corpo è sacro nella sua stessa materialità, in quanto corpo che muore, per questo viene investito di una significato totale e totalizzante.<br />
     Due gesti compiuti da Silvio Berlusconi ferito dall’atto del folle di ieri colpiscono. Col primo egli si china, si copre il viso con un pezzo di stoffa. Qui c’è il gesto umano, della persona ferita, che cerca riparo, che è stordita, che non capisce cosa gli è accaduto, e vacilla. Col secondo il Capo ritorna tale: dopo essere entrato nell’auto, spinto dai suoi guardiaspalle, esce di nuovo. Si mostra alla folla. Vuole far vedere che è vivo, certo, rassicurare i suoi sostenitori, ma vuole anche compiere un gesto di ostensione. Una sorta di Sacra Sindone al vivo: viva e sanguinolenta.<br />
    Si mostra perché è nell’ostensione che il suo potere corporale esiste e prospera. Ha compiuto tutto questo in modo istintivo, senza ripensamenti.  Fossimo stati negli Stati Uniti, la sicurezza lo avrebbe caricato in auto e sarebbe partita a tutta velocità. Poteva esserci ancora pericolo. No, Silvio Berlusconi sfida il pericolo, si espone di nuovo, seppur dolorante, col sangue sul viso, atterrito ma vivo, allo sguardo dei fedeli, perché questo è la natura stessa del patto che ha stretto con loro.<br />
    La politica dell’immagine di Silvio Berlusconi, che passa attraverso sempre più attraverso la politica del proprio corpo, mostra qui qualcosa d’inquietante: il suo legame con la vita e insieme con la morte.<br />
    Il folle gesto simbolico di Tartaglia rivela quel lato in ombra che la sacralizzazione quotidiana delle immagini televisive e fotografiche nasconde, e che al tempo stesso ne è il rovescio: l’inconscio desiderio di desacralizzazione. Lo sfregio, l’abrasione, il colpo al viso sono antropologicamente – sacralmente, si dovrebbe dire – parte stessa di quella politica d’incentivazione del corpo. L’ostensione chiama implacabilmente la violazione. Il gesto di ieri a Milano è stato compiuto da un folle, che nella sua follia ci manifesta qualcosa di terribile. Il potere del sacro non perdona.</p>
<p><em>[nota: ringrazio Marco Belpoliti per questo inedito - sia in Rete che su carta - che ha gentilmente dato a Nazione Indiana. P.S.]</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/">Il corpo ferito del Capo</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-di-antonio-ricci-e-di-nicola-lagioia/' rel='bookmark' title='La responsabilità di Antonio Ricci (e di Nicola Lagioia)'>La responsabilità di Antonio Ricci (e di Nicola Lagioia)</a> <small>In seguito a un articolo di Nicola Lagioia uscito per...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/14/il-velo-di-maya-del-popolo-italiano/' rel='bookmark' title='Il velo di Maya del popolo italiano'>Il velo di Maya del popolo italiano</a> <small> di Massimiliano Virgilio Si sostiene da più parti che...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/24/notizie-da-una-citta-alla-deriva/' rel='bookmark' title='Notizie da una città alla deriva'>Notizie da una città alla deriva</a> <small> di Marco Belpoliti Cosa succede a Milano? Di quale...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/05/27/senza-vergogna/' rel='bookmark' title='Senza vergogna'>Senza vergogna</a> <small> [Marco Belpoliti mi ha mandato l'intervento che ha letto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/03/23/la-lingua-italiana-dopo-silvio-berlusconi/' rel='bookmark' title='La lingua italiana dopo Silvio Berlusconi'>La lingua italiana dopo Silvio Berlusconi</a> <small> di Marco Mancassola L’attuale Presidente del Consiglio italiano è...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>159</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 3.495 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 08:11:44 -->
<!-- Compression = gzip -->
