<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; Marina Pizzi</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/marina-pizzi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 18:19:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Cantico di stasi / 2011</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/11/cantico-di-stasi-2011/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/11/cantico-di-stasi-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[cantico di stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=41273</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>1.<br />
in un ospizio di foglie<br />
la pigrizia dell’angelo.<br />
si secca la gioia di dio<br />
pertugio di lacrime.<br />
incline al giocondo arenile<br />
balbetta d’eco la conchiglia.<br />
in mano all’armonia dell’inguine<br />
resta la giara senza l’olio santo<br />
prosciugato dal resto del mondo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/11/cantico-di-stasi-2011/"><em>Cantico di stasi</em> / 2011</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>1.<br />
in un ospizio di foglie<br />
la pigrizia dell’angelo.<br />
si secca la gioia di dio<br />
pertugio di lacrime.<br />
incline al giocondo arenile<br />
balbetta d’eco la conchiglia.<br />
in mano all’armonia dell’inguine<br />
resta la giara senza l’olio santo<br />
prosciugato dal resto del mondo.<br />
mandami un calesse avrò già pianto<br />
nel dilemma scortese del fango.<br />
è tutta qui la resina del dubbio<br />
quando la casa crolla tutta sicura<br />
di stare in piedi. i duri fratelli<br />
hanno lasciato la casa dopo il saccheggio.<br />
in un tuono di vendetta la scaturigine<br />
del sacco chiuso a bomba. intorno le vipere<br />
spasimano gl’intrecci. l’ironia del vicolo<br />
spadroneggia sugli amanti senza riparo.<br />
2.<br />
quale imbrunire mi offuscherà la fronte<br />
nella schiera di nuvole nemiche<br />
scacchiere senza angeli di fianco.<br />
oggi il diverbio è pastore di se stesso<br />
quasi un convulso esodo di stasi<br />
verso l’ombra che per tutti c’è.<br />
in un buio di casale voglio l’occaso<br />
della pace. in primavera si addice<br />
la mia voglia di avverare aiuto<br />
almeno alle fontane senza acqua<br />
battesimali di cenere per sempre.<br />
la croce sulla fronte non basta<br />
il salario di essere felici, anzi<br />
la casta delle ronde tonifica il demonio.<br />
i prìncipi sono pochi e i sudditi<br />
immensi. così lo stato delle fosse<br />
vive, lo stato del dominio delle cose<br />
fatte ad arco per castigare meglio.<br />
3.<br />
posso dormire una notte di scalee<br />
quando le donne con lo strascico<br />
giocano a copiar principesse.<br />
presepe laconico guardarti<br />
dentro il cullare delle darsene oleose<br />
materne quanto un albero di riva.<br />
in mano alla questura di dare appello<br />
la turba che bada la scommessa<br />
di perire sasso senza turbe<br />
né baveri alzati da ubriaco.<br />
4.<br />
così si dice pianga la lucciola<br />
quando la manna si fa spazzatura<br />
presso la porta dorata del folletto.<br />
il bimbo gioca a se stesso da piccolo<br />
ma non lo sa e non è felice appieno.<br />
si sa che è uno zero lunatico questo<br />
tuo perno senza cibo sfinito nella ruggine.<br />
nella sabbia che fatica le staffette<br />
corre la fiamma a cercar di amare<br />
le zuffe di ferrosi amanti.<br />
in un duetto di fragole di maggio<br />
invento le gole di fratelli golosi<br />
così noiosi da sembrar gemelli.<br />
l’arena di truppa non fa finir la guerra<br />
né la buona cucina invita qualcuno<br />
per esorcizzare il rantolo.<br />
la pagnottella con il prosciutto è leccornia<br />
da altare. tu inventa una steppa che<br />
sappia grilli parlanti come le gemme<br />
delle favole. dividi con me questo<br />
cimitero acquatico di fuoco. io non<br />
voglio chiamarmi più marina né in altro modo.<br />
5.<br />
ho imparato a giocare con le statue<br />
in grandi mari a tuffarci insieme<br />
inguine di donna la marea<br />
sotto la guerra di perdere i bambini<br />
in preda alla resina dei barbari.<br />
in mezzo all’avarizia della bara<br />
sono rimasta cenere sgraziata<br />
dai sassolini dei venti più potenti.<br />
in mano alla paglia dei falò<br />
da viva imparai le ceneri<br />
le belle faville che non smettono.<br />
i cortili dei vivi avevano altarini<br />
acquitrini per i pesci rossi<br />
non peccatori i miti degli amori<br />
aperti a mo’ di libri sui davanzali.<br />
in barca sulla fronte dell’anarchia<br />
la chela del granchio non osò toccarla<br />
anzi si ritrasse per un fido di elemosina.<br />
6.<br />
La finestra dello scontento</p>
<p>lungo le rotte del mio sacrificare<br />
la calca della palude. nell’interno<br />
del diamante vedo il cestino<br />
delle inutili stimmate. sono molto a soffrire<br />
questo marziano d’ansia.<br />
indarno gli appunti non spiegano<br />
la disgrazia delle mosse senza rispetto<br />
le malizie che contengono l’arrivo<br />
sulle supplenze del vento sempre contro<br />
il beneficio del faro tutto stante.<br />
in gara con la rondine che vince<br />
si ritiri la noia che dà da piangere<br />
al cinereo bastone del basto dentro.<br />
qui si immola l’avarizia del contendere<br />
solo acquazzoni con le morse delle gocce.<br />
in mano alla pietà della risacca<br />
le scorie nelle mani sono l’affetto<br />
di gente morta nel giardino delle meraviglie<br />
così si dice nelle fole di vinti talami.<br />
la paura del soldato è lo steccato<br />
dinamitardo. qui se ti affretti a scappare<br />
apra la sorte il vento e l’avarizia crepi.<br />
7.<br />
quale bistro truccherà il mio zaino<br />
in perla d’indovino finalmente<br />
per correre alla maniera dell’atleta<br />
con la lancia in resta e la corona in testa.<br />
nulla parlerà di regole oceaniche<br />
visto che lo stagno piange fanciullo<br />
e la pallottola ha trascorso la nuca.<br />
così morta la ciurma della ronda<br />
nulla potrà cantare alla madre del bivacco<br />
l’accomodo di dirle una pietà.<br />
alla cometa del rantolo maniaco<br />
si scomoda il respiro per spirare<br />
la corta moda di morire sùbito.<br />
in mano al dado del sicario<br />
si ottenebra la calce del loculo<br />
quale più oscuro anfratto di bracconaggio.<br />
in mano alla caduta della rotta<br />
faccio ammenda di me nei secoli<br />
per le placente irrise che non ebbi.<br />
8.<br />
dio di cancrene stare zitto<br />
sul filo del rasoio come abaco<br />
atto al rasoterra. l’alone della terra<br />
è fiato smesso pronto per il sottomesso<br />
fato di sospiro. e sempre rantola il guasto<br />
della conca in culmine di oceano. iddio<br />
canuto questo scempio fiumara di fumo.<br />
addio al sasso che giocò al vetro rotto<br />
dentro il cortile d’infanzia. è giara di veleno<br />
l’alunno zoppo che non può scalciare<br />
contro la poca aureola del sogno.<br />
in lutto guarderò la sedia vuota<br />
dove rantolò la scherma di Ulisse<br />
il bel cerchio di restare vivi.<br />
in fondo è un cipresseto anche l’annuncio<br />
di chiamarsi al dondolo. muore la spada<br />
d’accatto quando giocare sfuggiva la cavia.<br />
oggi si accantona il bacio<br />
per un giro ancora.<br />
9.<br />
mi metterò l’occaso in riva al sangue<br />
e capirò perché la luna è piena<br />
o spicchio di capestro. l’alunno saturnino<br />
della pena gravita una roccia. dove da oggi<br />
è turno di scempio prestare il rantolo<br />
occludere la fiaccola del coraggio. in stato di<br />
omuncolo regalo assiomi miracolosi<br />
d’asma. eppur domani sia consono<br />
il re del soqquadro per la caligine<br />
del retro stato. un fato di nebbia<br />
mi epuri l’odio. non basta raccontarsi<br />
un enigma se la storia è dio. è da sùbito<br />
l’urto con la fossa certa. d’animo e conclave<br />
non avrò amore nel furto di esserci. la cenere<br />
d’olimpio dove si culla il sole senza speranza.<br />
e la darsena si acclude all’osso di sterco<br />
al comignolo che ottura il cielo<br />
verso la rottura col mito. in fase maschia<br />
non sarà riscossa espugnare il rantolo.<br />
10.<br />
finalmente avrò un bottone d’agio<br />
finalmente. e dietro l’ambito delle vene<br />
rosse non ci sarà più il sangue, ma la fine<br />
dolcissima della vita. nel ginnasio degli angeli<br />
voglio andare dove la pena non è neppure<br />
un ricordo. nelle scalee di prìncipi e tiranni<br />
resta l’odore della morte per il popolo dei<br />
gioghi. gigli secchi comprendono le tombe<br />
quando nessuno si ricorda più<br />
di quali stati fu il cruciverba e la badata<br />
stasi di dormire raccolti in un apice<br />
di piume. lo sterzo è la vendetta del morente<br />
con urli o silenzio secondo la paura.<br />
immersi in un letamaio di giullari<br />
si contamina restare stamberghe di sé.<br />
11.<br />
lasciami andare a un sinonimo di eclissi<br />
dove l’abaco conti solo miti<br />
e siluri di alfabeti miracolosi<br />
dove la cornucopia è sazia<br />
e la viltà non ha indici<br />
né sbagli di scommesse.<br />
intagli di meraviglie starti a guardare<br />
nell’eremo che soqquadra le pianure<br />
perdurando le eresie del bello<br />
sotto le cimase dell’esodo folclorico<br />
e le rotte evangeliche del sorriso.<br />
indarno il quadro scoppia di bellezza<br />
se questo deserto è prova di catrame<br />
e la trama del foglio perde la scrittura.<br />
il trono maniacale dell’estetica<br />
espunge il costato dell’arsura<br />
questa bravura di piangere per sempre<br />
nonostante le zeppe sotto la lavagna.<br />
il crudo amore inguaia la progenie<br />
misfatto editto per la solitudine<br />
tutte già belle le turbe delle spose.<br />
12.<br />
mia madre è morta di strano cuore<br />
una maretta intrisa di preghiera<br />
la mia di sapida bestemmia<br />
dove la pietà si annulla in urlo.<br />
in un covo di rettitudine blasfema<br />
ho sopportato l’agonia la gogna<br />
dell’attesa e il silenzio finale.<br />
con un pellegrinaggio di lenzuola<br />
la giornata si fa atroce come la purea<br />
di tutti i giorni e le cibarie pessime.<br />
escludo da me la veglia della gioia<br />
questa vanga di fanga e di gran fuoco<br />
quando i fiori si gettano per terra<br />
a piramide profumata. si toglie tutto<br />
anche la croce per la cenere maligna.<br />
resti o svapori poco importa alla baldanza<br />
di lucciole letargiche e fuochi fatui.<br />
i lavori degli uomini continuano<br />
a trasportare morti per furti futuri.<br />
si ruba ai morti tanto non costa niente<br />
e la baldoria non barcolla un attimo.<br />
13.<br />
l’arringa del salice piangente<br />
ingenera chissà quale soccorso<br />
verso il sudario della donna in lacrime<br />
sul crimine d’intendere l’area del pozzo.<br />
quale dolore t’infilzò la milza oh fratello<br />
del bosco? quale scoscesa realtà<br />
volle sedurti al panico? intùito vederti<br />
ormai che morta fu la nenia di<br />
baciarti oltre. così commosso l’antro<br />
del mio bene non trova strada sul dazio<br />
del sale. ora me ne andrò per far cometa<br />
il sogno. al vespro la madre non rincasa.<br />
tu sapevi che piangere è morire lungo<br />
la rotta del salario chiuso. misure d’asma<br />
non trovarla più.<br />
14.<br />
vado all’espatrio ogni notte<br />
con un tatuaggio nel cervello<br />
botta e risposta senza fine<br />
la mia carriera visitata da ferri<br />
arroventati. nei denti un faro<br />
di conchiglia. una perplessa<br />
aurora quanto un cimitero<br />
divelto. miserere del respiro<br />
continuare la scansione del<br />
tempo. vocativo d’estro volerti<br />
accanto. camminami sul petto<br />
abbi pietà del mito che ci rese<br />
fragili. passa la vendetta un canestrello<br />
di vespe. la grazia occulta della siepe<br />
è un buon cammino nonostante<br />
non sapere l’aldilà. incudine di putti<br />
verremo uccisi tutti.<br />
15.<br />
qui si sale in coda all’erba vinta<br />
alla riscossa che non sa di niente<br />
né di pane azzimo la scuola.<br />
il perno della foce è dietro l’angolo<br />
una madonna in estro di fallacia<br />
per un girotondo di perle senza<br />
viottolo. si sta conserti mappamondi<br />
in torto sull’occaso di dar spallate al mondo.<br />
16.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/11/cantico-di-stasi-2011/"><em>Cantico di stasi</em> / 2011</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/da-soqquadri-del-pane-vieto/' rel='bookmark' title='da &lt;em&gt;Soqquadri del pane vieto&lt;/em&gt;'>da <em>Soqquadri del pane vieto</em></a> <small>di Marina Pizzi 1. è qui l’altrove del rantolo di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/07/01/il-cantiere-delle-parvenze/' rel='bookmark' title='Il cantiere delle parvenze'>Il cantiere delle parvenze</a> <small>di Marina Pizzi 1. la mia sciarpa è un tragitto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/13/il-sonno-della-ruggine/' rel='bookmark' title='Il sonno della ruggine'>Il sonno della ruggine</a> <small> di Marina Pizzi 1. la giacca della rupe l&#8217;ho...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-3/' rel='bookmark' title='Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3'>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3</a> <small> di Marina Pizzi 152. E’ qui che mi si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-4/' rel='bookmark' title='Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4'>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4</a> <small> di Marina Pizzi 246. in un gioco di penombre...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/11/cantico-di-stasi-2011/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>da Soqquadri del pane vieto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/da-soqquadri-del-pane-vieto/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/da-soqquadri-del-pane-vieto/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 07:28:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[soqquadri del pane vieto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=38103</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://marinapizzisconfortidico.splinder.com/" target="_blank"><strong>Marina Pizzi</strong></a></p>
<p><strong>1.</strong><br />
è qui l’altrove del rantolo di fame<br />
questo statuto che sa di Colosseo<br />
verso i cani bastardi, randagi quanto<br />
un dì del mese scorso. scorribanda<br />
di eclissi starti accanto io che ti amo<br />
oca di mamma guardarti nel passo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/da-soqquadri-del-pane-vieto/">da <em>Soqquadri del pane vieto</em></a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://marinapizzisconfortidico.splinder.com/" target="_blank"><strong>Marina Pizzi</strong></a></p>
<p><strong>1.</strong><br />
è qui l’altrove del rantolo di fame<br />
questo statuto che sa di Colosseo<br />
verso i cani bastardi, randagi quanto<br />
un dì del mese scorso. scorribanda<br />
di eclissi starti accanto io che ti amo<br />
oca di mamma guardarti nel passo.<br />
dove ti ammacchi io so che mi ami<br />
ugualmente lo stesso e senza ansia<br />
bambina darsena col cerchio senza avaria di salto.<br />
viadotto della cometa chiedere asilo<br />
ai quartieri proletari dove i tarli ammucchiano<br />
e le madonne scempiano. io spendo dio<br />
per dirti del canile abbandonato al dolo.<br />
i comatosi stanno zitti e i morenti urlano<br />
come mio padre erto sulla fronte ubriache le guance<br />
gli occhi spicchi di coltelli per la bramosia di pace<span id="more-38103"></span><br />
<strong>2.</strong><br />
adesso vorrei piangere un pochino<br />
sulle assurdità che scrivo per liberare<br />
la panchina che mi aspetta vecchia.<br />
stralunare l’ulivo in una reggia<br />
il cipresso in una lancia di voto<br />
per raggiungere la gerarchia del cielo.<br />
è invece limpido solo il sudario<br />
per le strofe che piangono poema<br />
dentro le giare dell’eclisse.<br />
un dolore d’orgoglio m’infetta tutta<br />
dalla mattina alla sera voglio il giglio<br />
di poter volare. la cenerentola del bavero<br />
è il mio ossigeno bacato dalla genia del no.<br />
<strong>3.</strong><br />
tutti piangono da vicini di casa<br />
con la canicola sul collo della colpa<br />
per l’arrivo del gerarca ch sentenzia<br />
gerundio a tutto campo per le pene.<br />
in pace con lucertole già rincorse<br />
si salvano i bambini puritani<br />
innocenti senza rane nei barattoli.<br />
qui il plurale delle nebbie sono anime<br />
a capofitto linciate dagli stenti<br />
per rendere cicalate le vendemmie.<br />
tante le penne che non servono più a niente:<br />
scrivo al computer con voracità d’impotenza<br />
l’ebbrezza del servo che si senta libero<br />
solo perché la faccenda è multipla.<br />
<strong>4.</strong><br />
in posizione fetale questo rattristarsi<br />
buio al fuoco della soluzione<br />
altrettanto lutto della stanga<br />
del passaggio a livello.<br />
in mano a Cristo ho letto la valanga<br />
della stazione ennesima risacca<br />
rimango immune al basto dell’estate<br />
calura tragica feto d’eclisse<br />
dove si sparge l’odissea di dio<br />
la cavezza rumina l’inferno.<br />
di te Celeste ricordo le caviglie<br />
la nullità furiosa dello zaino<br />
quando si tratta di trattare amore.<br />
paese triste il raggio della ronda<br />
quando si tratta di raccattare il fango<br />
la borraccia affoga nei buchi.<br />
in America si saltano i fossi<br />
per la bravura dell’atrio di casa.<br />
non credo alle preghiere di chiodi<br />
alle speranze che reggono le funi<br />
dove è malato l’apice del tutto.<br />
lungo la commedia del giorno mistico<br />
inventi il sapore della madia d’Ercole<br />
con le fandonie paniche del vero.<br />
in corda a Cristo immagino vergogna<br />
una ragione d’asma senza scrupoli<br />
né ventre di promessa la vecchiaia.<br />
<strong>5.</strong><br />
cuore di fuga raggio di malessere<br />
questa bravata d’ansia che rincorre<br />
le cicatrici ataviche del giusto.<br />
in palio al gerundio di resistenza<br />
sta la parata d’ascia che vuole uccidere<br />
financo le gestanze del deserto.<br />
attrice di vendetta la cometa<br />
simula dio con la vestale accanto<br />
così per murare l’ossatura<br />
della finestra fiduciosa amante.<br />
in rotta con le genie delle bellezze<br />
si rompe il sangue che fraziona guerra<br />
la zona sempre apolide del senso.<br />
sì ho voglia di pulire il cielo<br />
dalla vaghezza tragica del verbo<br />
nella giunzione con l’altare fatuo.<br />
<strong>6.</strong><br />
un giorno finisce il tragico s’inerpica<br />
nella palude sciatta del mio corpo.<br />
in realtà il tempo è un forsennato addio<br />
una credenza con le formiche e le briciole<br />
di quando c’era la spesa di una vita.<br />
oggi mi appoggio all’eremo del buio<br />
alla marina sirena delle regie del sale<br />
perché la pendola è ferma da un mare d’anni<br />
la noia piena di salute senza resistenze.<br />
si stenta invece verso la fenice d’alba<br />
questo abituro che assassina il futuro<br />
dentro le scosse di singhiozzi e ceppi.<br />
la terra è chiusa da sicari sicuri<br />
nessuna pietà ospita la lena<br />
di captare oasi la merenda infante.<br />
così clemente è l’ora di guardarti<br />
dentro la darsena della luna piena<br />
alambicco di cristallo il tuo respiro.<br />
piango assai quando qualunque impegno<br />
mi precipita nel legno della cassa<br />
appena morta forse. se ieri volli la regia del sasso<br />
oggi il canestro è il desiderio più lungo.<br />
<strong>7.</strong><br />
nessun domani ignori se stesso<br />
è il passato il dubbio. la quarantena<br />
vizza del rondinino storpio<br />
dentro il nido piissimo delle cimase<br />
chissà qualora uno stridio benefattore.<br />
<strong>8.</strong><br />
non farò caso alla malia del timbro vuoto<br />
la possibilità di essere chiunque<br />
lo stallo di un ergastolo<br />
la baraonda di un amante<br />
oggi mi basta il fischio della fionda<br />
la dura prova di chiudere a chiave<br />
le inferriate delle lanterne vizze.<br />
in coda all’alamaro della rotta<br />
perdo la spugna per asciugare il sangue<br />
acquisto le nomee di golfi senza attracco.<br />
<strong>9.</strong><br />
la luna vuota sotto il sudario d’inganno<br />
quasi a trasalire per una stoppia in cortile<br />
dove si evince morte ben sicura<br />
e tagli all’avaria del disamore.<br />
questo si ritaglia dalla gaiezza del mare olimpico<br />
quando si staglia la penombra della giovinezza<br />
nell’equoreo barcone di guardarti<br />
tenue balbettio del tic di non averti.<br />
salutò la rima in riva al mare<br />
senza amorazzi di lutto per sopravvivere<br />
al cielo troppo alto da toccare.<br />
in calamità di genesi e verdetto<br />
offro la mira di guardare oltre<br />
almeno oltre la feritoia della rondine.<br />
appena assaggerò il sale ammesso<br />
sarà fatale dimorare il cerchio<br />
verso la falla della palla sgonfia.<br />
il simbolo del cerchio è la bravura<br />
della clausura libera la perfezione d’aria<br />
nonostante il ritorno del medesimo.<br />
alla marea di scarto voglio sottendere<br />
genialità la nuca del bambino<br />
che se ne va in apice di nido.<br />
<strong>10.</strong><br />
ho visto un bell’albore quando da piccolo<br />
s’insinuava l’arringa della vita<br />
una vacanza con gli alamari aperti<br />
verso la gioia la corsa anti muraglia.<br />
in trono la lucertola immobile<br />
verso lo scavo di trovar pepite<br />
nel limitar  di un’agenda vergine.<br />
oggi nella ciotola che m’imbeve amore<br />
racconto quale fu la mia mattanza<br />
la polvere del rantolo e l’eclisse.<br />
scampato sono stato un bambino d’epoca<br />
con la ciotola del riso e la mitraglia<br />
tra eremi di fanghi e ghiri di ricchi.<br />
calamite di mosche soqquadrano il mio corpo<br />
ora che avvengo da bambino offeso<br />
dentro la darsena che mi soffre madre.<br />
qui mi dannano una marea di lacrime<br />
nel crimine del fasto in cima ad altri<br />
continenti cattivi di ricchezza.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/da-soqquadri-del-pane-vieto/">da <em>Soqquadri del pane vieto</em></a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/11/cantico-di-stasi-2011/' rel='bookmark' title='&lt;em&gt;Cantico di stasi&lt;/em&gt; / 2011'><em>Cantico di stasi</em> / 2011</a> <small>di Marina Pizzi 1. in un ospizio di foglie la...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/07/01/il-cantiere-delle-parvenze/' rel='bookmark' title='Il cantiere delle parvenze'>Il cantiere delle parvenze</a> <small>di Marina Pizzi 1. la mia sciarpa è un tragitto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/13/il-sonno-della-ruggine/' rel='bookmark' title='Il sonno della ruggine'>Il sonno della ruggine</a> <small> di Marina Pizzi 1. la giacca della rupe l&#8217;ho...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-3/' rel='bookmark' title='Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3'>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3</a> <small> di Marina Pizzi 152. E’ qui che mi si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-4/' rel='bookmark' title='Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4'>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4</a> <small> di Marina Pizzi 246. in un gioco di penombre...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/da-soqquadri-del-pane-vieto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il cantiere delle parvenze</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/07/01/il-cantiere-delle-parvenze/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/07/01/il-cantiere-delle-parvenze/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 09:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=36016</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/mpizzi.jpg"></a>1.<br />
la mia sciarpa è un tragitto lontano<br />
uno scalmanato talamo di nebbia<br />
dove è agreste il cielo e logica la tana<br />
di perdere la vita.<br />
rotta anemia della città calva<br />
senza nidi di cuccioli cantanti<br />
né elemosine badanti il veritiero<br />
abbraccio.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/01/il-cantiere-delle-parvenze/">Il cantiere delle parvenze</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/mpizzi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-36017" title="mpizzi" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/mpizzi-231x300.jpg" alt="" width="195" height="252" /></a>1.<br />
la mia sciarpa è un tragitto lontano<br />
uno scalmanato talamo di nebbia<br />
dove è agreste il cielo e logica la tana<br />
di perdere la vita.<br />
rotta anemia della città calva<br />
senza nidi di cuccioli cantanti<br />
né elemosine badanti il veritiero<br />
abbraccio. s’intani il mio straccio<br />
che non vede né attende nulla.<br />
la maestria dell’alba bada a non<br />
gridar di troppo le rondini bambine.<span id="more-36016"></span><br />
le grotte scialbe come fandonie<br />
dove ristagna il secolo al petrolio<br />
espanso. la fatica senza saliva<br />
delle mie abitudini-arsure su<br />
per l’acredine di attese morenti<br />
nel trotto della pupilla impazzita.<br />
il lutto m’incolla la salsedine addosso<br />
questo proverbio che non serve<br />
a consolare la resina del sangue.<br />
2.<br />
quale sarà il chiodo che mi sonnecchia dentro<br />
che vitalizza l’edera della malasorte<br />
che si diverte con un attizzatoio<br />
verso la zattera che mi malmena<br />
tetra malizia corvo miliziano?<br />
invano l’azione del tubero rinasce<br />
al cielo, qui la penombra perpetua<br />
della slitta chiama l’oasi ad appassire.<br />
quale paese d’asma andrà vicino<br />
al rantolo? perché qui le smanie<br />
delle serve vogliono morire<br />
di un attacco immune, colpo sordo<br />
non imposto randagismo.<br />
3.<br />
falò di stoppie codici di cenere<br />
queste livree già prospere di nulla<br />
elemosine cortesi. così resiste<br />
l’alibi del bilico, la cornucopia placida<br />
del gatto musicale. osteria museale<br />
il tuo sguardo non sotto teca ma<br />
veliero darsena. ho comandato l’astio<br />
di non venire approdo di se stesso, ma<br />
diluvio t’amo modo d’avvento-accento<br />
ludo per sempre. brevetto di comari<br />
la mattina quando s’impara a venire<br />
al mondo sopra faccende di dondoli<br />
senza doli. dove sei tu re minimo<br />
e prezzemolo, ambulacro e molo<br />
per remi divini. aiutami a campa’ con<br />
questi nodi duri fatti di gessi mortuari.<br />
4.<br />
ipotesi di cervi mancarti<br />
sotto lo zero che mi campa<br />
capanna di brevetti andati a male.<br />
la spalla del silenzio è una bestemmia<br />
darsena, una spallata al sudario<br />
che non vuol morire la rendita<br />
del datario. dove non sono vergine<br />
m’incanalo lungo gli stemmi che<br />
non danno affetto. io poveretta<br />
la militare stoffa che fonda ruggini<br />
e cipressi. litigio di remore la stasi<br />
di non concepire più. in vena ho un<br />
amore di distanze intatte meraviglie.<br />
ora m’acquatto e ti dimostro strenne<br />
queste braci di quaderni di civiltà<br />
dismesse.<br />
5.<br />
attorno alla galassia del distacco<br />
piango la rotta di non saper la rotta<br />
né la perfetta eresia del vento.<br />
gerundio di comete l’inutile avvento<br />
quando la rupia è la miseria del certo<br />
lo sciacallo avventa lo sparviero.<br />
la minuzia della rondine commuove<br />
le ventole che aizzano il fuoco<br />
per la felicità comunque.<br />
in breve sullo scempio del ristagno<br />
la malinconia del cerchio non è divina<br />
né pone eclisse una calma darsena.<br />
6.<br />
libagione d’àncora non so lasciarti<br />
nel losco del tombino della storia.<br />
7.<br />
agorà del sale<br />
palude della gola<br />
dove il ludo è logica del gelo<br />
e la festività dell’ombra<br />
abbraccia le penombre<br />
e le novene delle sabbie mobili<br />
con la paura sempre erettile<br />
e le stagioni sporche<br />
nel credito del pane.<br />
fragilità del sacro strazio<br />
startene ridotta<br />
zona di farfalla<br />
insidia della falla.<br />
il matrimonio sragiona alla parete<br />
del fatuo nome, questa radura<br />
patrimonio d’scia.<br />
8.<br />
immortalità sacrale l’astuccio della nebbia<br />
dove la lite è un fato di ristagno<br />
e si comincia a sgretolare il torto<br />
della faccenda d’ascia.<br />
criminalità dell’angolo<br />
custodire a rovescio la camicia<br />
sotto il gelo della storia darsena<br />
e la cometa corrotta in un sasso.<br />
dolce stile anemone di bello<br />
questa versione tattica del vivere<br />
didattiche le curve dei mattini.<br />
9.<br />
nubifragio del tatto starti a guardare<br />
sotto le unghie che scavano nei baci<br />
unguenti di salive per le resine del dare.<br />
scompiglio a mare aperto l’inguine<br />
questo pagliaccio che stempia il cuore<br />
e nuda le maree con uno slancio d’epoca.<br />
intruglio a fato avvinto il tuo ristagno<br />
stazione sul convulso pernottare<br />
arie palustri e darsene di lutti.<br />
gerundio del pane nero questo discapito<br />
nottambulo balordo acre di flutto<br />
dove annerisce l’apice del fato.<br />
10.<br />
galateo di stracci rupe nel petto<br />
stare a sentire le prigionie d’angolo<br />
dove si sfama l’attrazione darsena<br />
se la salsedine stempia le persiane.<br />
11.<br />
il gallo della foce<br />
è senza canto<br />
né giostre da sedurre.<br />
qui resta il muto occaso della notte<br />
senza delta d’abbraccio<br />
né cintole strette la vita.<br />
il commando dell’alamaro<br />
è la paura darsena<br />
la rotta di concludere con smorfia.<br />
agreste la conchiglia di lumaca<br />
seduce la scia, incrocia il singhiozzo<br />
al sorriso. là la ventola del baro<br />
aumenta l’onere senza onore.<br />
ti bacio con le carezze degli esclusi<br />
le voglie amare dei reclusi<br />
le stimmate di guardia contro il portone.<br />
vedi tu di amarmi con le malizie<br />
di ciechi dove nessuno è vivo.<br />
12.<br />
in te nel decesso avvenuto<br />
disincanto magnifico vederti<br />
guardarti smotivato nelle palpebre<br />
chiuse. morto così mortale da far<br />
paura questo tuo linciaggio senza<br />
pietre. è un peccato sapere quale<br />
flusso ti calcò nel letto del tuo Ulisse<br />
non più affascinante di un rovo. morto<br />
nel male di maggio trito di rose<br />
la tavolozza bigia dell’accattone<br />
al fondo della vita violata grazia.<br />
dividendo di lettere guardarti<br />
quando il gerundio non permette più<br />
la giostra monumentale la mela minima.<br />
13.<br />
qui nel male che acciacca le persiane<br />
rimanga un verbo al sì contro la caccia<br />
che le ali al terreno incolla<br />
e fa proseliti le meretrici polveri.<br />
qui si succhia un lingotto di dolore<br />
per le scale vuote dove le crepe<br />
spergiurano i diritti delle rondini<br />
in un chiodo d’occaso ho messo il vólto<br />
il viso vòlto al disbrigo di non piangere<br />
le rotte attente al timone timoroso.<br />
in te se guardai la luna piena<br />
era un amore tacito d’eclissi<br />
uno stilema senza abbreviazione.<br />
le mondine superbe delle gestanti<br />
stanno nel verbo d’acqua la vita<br />
la bella vita senza quarantena.<br />
le credenziali nere degli specchi<br />
mettono a lutto le dimagrite stanze<br />
svezzate per spezzare ogni sorriso.<br />
14.<br />
è un secolo che mi ostino a perdere<br />
il posto. e mi oscilla il cuore in un pilastro<br />
lapidato invano. qui la corda della foce<br />
non marcisce, il marmo aderisce<br />
alla lapide già morta. qui il mio contegno<br />
è labile maestro d’asme, una caduta e un lancio<br />
braccano sempre la nuca da abbattere.<br />
le eleganze del ballo non tacitano<br />
il titano del portone che vuole chiudere<br />
ciliegine e pilastri questo stretto sistema<br />
della stempiata arringa che non convince<br />
le regole da ammettere. è già gerundio<br />
il tempo che da sempre progetta le farfalle<br />
che non vengono né le oasi del brindisi<br />
beate. mo’ di calunnia l’apice del cielo<br />
a nulla vale una formazione accademica<br />
per le lentiggini di satana tarato e forte.<br />
annullami la spalla che codifica l’altezza<br />
e le missioni di tattiche benigne<br />
dove la fortezza smuore e smorza<br />
il ponte levatoio.<br />
15.<br />
foschie sul seminato quando l’incontro<br />
è un trovatello d’ascia. qui la cupola<br />
rende stupido il cielo. iettatura d’asma<br />
passare in ospedale per vederti<br />
passare. discorso d’appendice l’urlo<br />
di morire o solo il sospiro rorido del rantolo.<br />
qui s’impiglia l’eresia del fosco<br />
il nano triste tristissimo gigante.<br />
a quale malia porterò la mansione<br />
del secolo? qui sul cornicione della storia<br />
c’è l’emorragia di cadere. non basta l’erta<br />
per sfinire il fianco o la cometa fradicia.<br />
nessuno è indispensabile nel cheto del frutteto<br />
questo zucchero apolide lasciato a marcire<br />
sotto la tetra forca dell’inutile.<br />
16.<br />
qui si scarta il tempo in<br />
un breviario satanico<br />
il corrimano traballante<br />
luciferino l’appoggio<br />
della mano. si è diabolici<br />
per la paura di cadere<br />
di andare a battere contro<br />
la nebbia piena. è un tramortito<br />
nome che ci scorta dentro<br />
le fiaccole dello stillicidio<br />
ciclo assassinante. nella realtà<br />
del muschio che ci rasenta tutti<br />
sta la frottola del primo marinaio<br />
la gerarchia dell’apice in condotta.<br />
in un quaderno di rese e rette vane<br />
la giunonica malizia dell’orologio<br />
quando giocare non simula la vita.<br />
qui si scarta il tempo in<br />
un breviario d’ascia.<br />
un canto sulla soglia del lamento.<br />
17.<br />
languori di paese quando la canicola<br />
langue gli archivi di finestre<br />
e le guardinghe foci del nulla<br />
rimano le giostre con le culle<br />
nemiche di rovi che tramontano<br />
le genie del verbo. con i tetti spioventi<br />
il giramondo guarda in alto così rispetta<br />
il pio pavoncello in mezzo alla piazza<br />
vuota: si lascia guardare tra gli scuri<br />
che vegetano la polvere. il titano del sale<br />
è un orafo paziente dove la vera tana<br />
si fa bivacco di senza patria attivi.<br />
l’elemosina del fulcro chiama la creta<br />
ad allestire un capanno per uova fresche<br />
e la bellezza del cuore è sindrome<br />
d’immancabile fola autrice del fausto<br />
distacco dal corpo dove l’indice muore.<br />
18.<br />
un giorno qualunque in data di catastrofe<br />
mi ferì la questua sparsa sul sagrato<br />
la luna giovane senza la fidanza<br />
di competere con la nenia del cipresso.<br />
meringa di sale il velo della sposa<br />
quando la gara di guardare il vero<br />
genuflette le prassi delle ruggini.<br />
titano di giostrina stare al mondo<br />
con i bambini che tifano la rima<br />
di giorni immensi lussuosi d’arca.<br />
marette di coriandoli vederti<br />
il giorno chiuso d’alamari pessimi<br />
dove i bambini dolgono svegliarsi.<br />
le libertà conchiuse delle foglie<br />
arbitrano liquami di dolori<br />
i morti offesi da un quasi pianto.<br />
così mi va di vestirmi in un nodo<br />
di malta per lapidare il sole<br />
combustione di luce la conchiglia.<br />
19.<br />
crolla la cialda mare di sterpaglia<br />
si fa l’addome antro di responso<br />
verso quel cuore che scodella abissi<br />
resina contumace per le vedove.<br />
di poco talento il varco delle nuvole<br />
chiama quel dove che non fu cortese<br />
verso l’avamposto di coriandoli.<br />
avvento di edicola guardare il mondo<br />
nel guaio della colpa data<br />
senza altezza di accusa. in mano<br />
all’impotenza della cantina si decifri<br />
la lettera d’enigma, il millantato<br />
credito del coma lacerto.<br />
20.<br />
dio mangiucchia le dimore d’alba<br />
dove le prove del baratro si trovano<br />
valenze dell’invano per i profughi.<br />
in una notte di baveri e fiocchi di neve<br />
la cometa fa piangere i vigliacchi<br />
le teste giovanili ancora per poco.<br />
in mano alla bellezza di vederti<br />
resto blasfemo nonostante l’eremo<br />
con la virtù ciondoloni del salice piangente.<br />
con la virtù sciocca dell’estate<br />
voglio i ladroni che spacciano conchiglie<br />
gente dappoco e rantoli di polvere.<br />
21.<br />
in un cielo di scoscese balbuzienti<br />
venne la daga delle scosse eclissi<br />
la vena esangue della gioia vuota.<br />
in mano alle vedute delle stelle<br />
si comportò l’alunno un veritiero<br />
enigma: venne la madre e gli fermò<br />
la nuca che lo alzava in volo.<br />
encomio ad angolo il massimo della gioia<br />
per questo coma che si incolla tutto<br />
verso la staffetta di farsi termine.<br />
tutto si allunga in un eremo di stelle<br />
dove le gioie frugano i dolori<br />
per la gara di fuggire il mondo.<br />
dove dappresso una storia vedova<br />
il gran sentiero di perdere le staffe<br />
con le ginestre che piangono di ruggini.<br />
22.<br />
va via la vita senza ricordo<br />
se il dondolio dell’etimo non rassicura<br />
che ci sia rimedio. un intralcio di<br />
condotto dover sopportare il no.<br />
e la venia ancestrale non serve<br />
a salvare le povere bestiole.<br />
qui è dannato il salario e la vendetta<br />
non serve. si piange il preludio e<br />
l’epilogo. chi resiste è un filino-darsena,<br />
una donna in stato interessante dove<br />
la nebbia frana-sfratta l’orizzonte. qui magari<br />
le gesta delle rondini fanno stupore<br />
per ingrandire un seme di meraviglia.<br />
23.<br />
mi sarà d’occaso il mantice dell’ombra<br />
la bravura di saltare il fosso.<br />
così nel mare se ne andrà la pioggia<br />
per gentili approcci e conchiglie femmine.<br />
mattino mattino la guglia del santo<br />
quando s’inverna per apici pigrizie<br />
e zonzi senza pregi. l’ilarità del mare<br />
è una cometa panica. mentre morivo<br />
in una stanza uncinata a discapito<br />
del cigno che ci crede almeno all’amore.<br />
il lacerto dell’ombra issa se stesso<br />
verso la sequenza della rovina.<br />
24.<br />
in data di eclissi in data di acrobata<br />
so far centro al modo della scuola<br />
quando s’impara veramente il sì.<br />
ho pettorali di arrivo come incidenti<br />
quando la barca si genuflette al mare<br />
e tutto sembra carico di sassi.<br />
per desiderio di pace piango la fune<br />
che stringe la gola con tattica di nebbia<br />
nella paura che sconforta il calice.<br />
si va così bacando l’obiettivo<br />
questo stradario che non serve a nulla<br />
ma osanna le porte che fanno indice<br />
sotto promesse succulente.<br />
la paura del fato è più che mai ardita<br />
verso i giochi delle lune piene<br />
ma il pube si sconnette dal mondo intero.<br />
la grondaia nubile di rondini<br />
duole la bile delle notti insonni<br />
verso gli scavi che si fanno a letto.<br />
25.<br />
marette di elemosine cullarti<br />
dentro la febbre di guardarti<br />
per sentire il guado che ti voglio.<br />
rovo di rose l’imponente morte<br />
in casa del ciliegio generoso<br />
quando l’avaria bacia le crisalidi.<br />
nulla si placa nel gerundio d’ascia.<br />
26.<br />
amor non ebbi che lasciti di nebbia<br />
salutari ammicchi con le rondini tate.<br />
e le ingerenze del panico sul sale<br />
resero regale il buio. qui in collina<br />
si sposta la vendetta di una qualunque<br />
stanza addetta alla finanza dell’aquilone<br />
che non vola. la falla del bivacco<br />
raccomanda dadi per le giovani<br />
ombre. si recita addosso a un palo<br />
penzoloni senza speranza la cinta<br />
della censura. qua si sta a casa con<br />
l’aureola dentro un cassetto e il peccato<br />
mortale nel pugno della resistenza non<br />
condivisa.<br />
27.<br />
irata pioggia<br />
bacca di nessuno<br />
sarabanda d’arresto voler vivere<br />
cadenza d’àncora la darsena<br />
vitale sul detenuto.<br />
l’abbecedario al centro della stanza<br />
lucra la guancia in un sorriso<br />
in un commesso di rara scienza.<br />
la luna sfatta a grappoli d’inedia<br />
colpisce le lentiggini del mago<br />
la libertà costretta della falla.<br />
la giacca appesa all’origine del chiodo<br />
sfalda la riva in un agguato<br />
forse senza cuore della cerchia.<br />
28.<br />
tu non sei badato dalle fionde dell’aria<br />
né dal continente che ti ammalia tanto<br />
tanto da renderti atleta di nuoto<br />
per lo stretto da superar tranquillo<br />
nonostante il panico del dado tratto<br />
tra eresie e simboli divieti.<br />
qui la morte in ernie di collaudo<br />
(soqquadro al patrimonio che non c’è)<br />
ha la peggiore fiaccola del tempo<br />
il re disgiunto dal regno e la nomea<br />
del tragico paese con le ceneri<br />
in giogo d’edera. la maretta della darsena<br />
riposi per convalescenze di buon augurio.<br />
29.<br />
la luna è una pozzanghera di nervi<br />
una bacchettona che si rifà il trucco<br />
sotto gli occhi atavici di vivi<br />
in attesa di morire. le lentiggini<br />
del fato non ribellano la pelle<br />
intrisa di giovinezze ipotetiche.<br />
qui la corda salina del costrutto<br />
impiega il tedio di mattoni pagani<br />
per preparare tane senza amore.<br />
le penombre cortesi delle cameriere<br />
offrono letti intonsi asciugami canditi<br />
per un amore in forse. nasce la lebbra<br />
della villania del sole. scorciatoia<br />
d’occaso cadrà il mio petto stanco.<br />
30.<br />
la notte del dispaccio<br />
fu la pertica di morte<br />
la stasi vuota di non imparare.<br />
cumulo tardivo questa gioia<br />
da decesso avvenuto<br />
finalmente in circolo la cenere.<br />
l’avaria del setaccio intasa<br />
l’università dell’equivoco dolente<br />
dove la voce è simbolo fendente.<br />
impara da me che ho singolo il dirupo<br />
e rubo il timone per ingannare il boia<br />
da sotto la recita del nato vivo stagno.<br />
ogni giorno un bastone d’ulivo<br />
simula la storia dell’enigma<br />
per mantenere intatta la cisterna.<br />
non basta il cielo per credere in dio<br />
né la ragione per commettere la favola<br />
di ridanciane oasi o forti simulacri.<br />
31.<br />
come faccio come faccio come faccio<br />
a scardinare l’ora a rendere ponte quest’an-<br />
nata di fuoco piatta alla cenere. l’ossario<br />
della fronte ha la vena del dolore<br />
l’aria triste di perdere la tastiera<br />
con la visuale stramba. in meno di un centesimo<br />
ti rido la figliolanza dell’acrobata<br />
badato dalla resistenza dell’equilibrio<br />
al brio sciupato della rotta nuda<br />
senza bussola. la sola strofa che potrà<br />
servirmi sia la foggia giunonica del<br />
bacio la cialda della giovinezza in pantofole<br />
per vezzo. in realtà la carie non è avvenuta<br />
ancora e la bellezza è la porcellana del<br />
secolo, vizzo semmai lo stradario della<br />
stazione. è qui la bara della tana quando<br />
fu dolce cedere le zampe per agguantare<br />
il sonno con la cometa sul lucernario. mo’ è<br />
rasoterra restare per resistenza e tento.<br />
32.<br />
nel lutto che fa cipresso la mia stanza<br />
chiamo la rotta rorida di sangue<br />
per un segugio buono da ingrassare<br />
per il palio d’origine. qui non basta<br />
la tresca d’alambicco per mostrare<br />
la falla. l’inguine atavico del dubbio<br />
ha circonferenze d’abaco numerico<br />
senza fendere la rotta. qui s’incolla<br />
la nomea del peso verso lo stolto<br />
crollo. è già oggi che vado a<br />
morire da sotto il pendolo del dolo.<br />
la voce fatua della tua disfatta<br />
insegue fasti di delirio in indici<br />
manomessi. qui sconnesso il rito<br />
della sfinge simula chissà.<br />
varietà del sale la scalea del sogno…<br />
33.<br />
la lira giovane del compianto acrobata<br />
è caduta saltandosi le corde.<br />
la collana dell’infanzia<br />
in onda con la sacralità del veto.<br />
giunonico potere delle ginestre<br />
nel dirupo cronico del maggio.<br />
rigagnolo di stoppie questo resistere<br />
calibrato dal rango della polvere.<br />
al limite del sacco la barriera<br />
dà muscoli al pianto alla condanna<br />
di erigere scavi per possenti<br />
dighe. la cara madre del caso<br />
scimmiotta bambine cattive<br />
verso le tegole del baro onnipotente.<br />
minuscolo l’encomio della falla<br />
uccida il diavolo del verso, prigioniero<br />
libero.<br />
34.<br />
non resta la palude che un gentile accenno<br />
ti rimanda a scuola la meraviglia<br />
di capire l’antefatto e lo stilema<br />
entrambi fratelli della rotta<br />
verso il coriandolo reciso.<br />
la musa dell’abaco ti dice<br />
di tornare al ventre della sapienza<br />
dove la madre è un tondo di sottana<br />
e l’alamaro reduce di guerra.<br />
in fondo alla cantina del tuo abito<br />
abita la spocchia di sentirsi vivi<br />
soltanto dalla resina del sale.<br />
un silenzio di corda dà l’anfiteatro<br />
del piangere. si spreca amore<br />
per un cortile corto cieco di rondini.<br />
non resta che un saluto errabondo<br />
dove l’origine giochi a far di scarto<br />
finanche una cometa di volontà.<br />
assale amore l’erta del commiato<br />
nulla basta a fabula di stelle.<br />
35.<br />
notiziario d’addio fremere le onde<br />
e le chimere in branco sono asfittiche<br />
bambine di colloqui vanitosi.<br />
la lettera marina delle comari<br />
non salpa Ulisse né il partigiano.<br />
male ti dico il fatuo delle stelle<br />
e le ciliegie amare della scorta<br />
da sotto l’elmo della micidiale<br />
guerra. in mano alla stazza dell’acquitrino<br />
gironzolano le penne di non scrivere<br />
che algide vendette solamente.<br />
36.<br />
cruccio e limone riparar le stelle<br />
quando qualcuno illuda di madonna<br />
la colossale ingiuria della frottola.<br />
moria da ieri perdere fortuna<br />
se genuflessa la ridanciana gioia<br />
sibili il sudario di rovina.<br />
marchiata a dito l’anemia del bosco<br />
di resine flesse per l’amore<br />
di conseguita requie. è dì domani<br />
di rendere la spugna verso un sudario<br />
di sola cenere. maretta di soqquadro<br />
imparentarsi troppo con le onde<br />
così venute a emular lo scempio.<br />
in pace o per rivalsa sia perpetuo<br />
l’ardore del diritto di non piangere.<br />
37.<br />
l’alunno della sera<br />
al venerando inchiostro<br />
dell’odissea del dado.<br />
che cosa è accaduto nel nerveo<br />
bastone d’ulivo che rintocca<br />
nel vento la paginetta stanca.<br />
per maestro il guado d’occidente<br />
dove si muore per certo<br />
più della ronda a vuoto<br />
che non incrocia che ceneri.<br />
nel lutto di finestre fatue nulle di te<br />
sta la pena del vortice<br />
il compleanno caduco della bacca<br />
d’esilio. il lamento della cena<br />
quando compare l’orco del tedio.<br />
antagonista il gomito di piangere<br />
l’occiduo amplesso di non avere amante<br />
né l’almanacco in cuore di faccenda.<br />
38.<br />
liquida da me questo dolore in gorgo<br />
questa mulattiera sfinita<br />
che indaga le ninfette delle doglie<br />
sotto il muro che esonda lacrime di polvere.<br />
verrà la mente del velame antico<br />
questa notte demente di agonia<br />
dove è fissato il verbo dell’eclisse<br />
la pattumiera antica della folla<br />
e l’augustale freccia di resistere<br />
impervietà di fato e di ginocchio.<br />
missione dell’agenda stare appuntando<br />
novità e comete per androne<br />
quando a scrivere è solo un solitario<br />
divieto senza fissa dimora.<br />
39.<br />
iride e baraccopoli vederti<br />
dentro il cinema della gioventù<br />
quando era il massimo sgarro<br />
per scoprire la vita<br />
per non drogarsi appunto<br />
e finire sul marciapiede.<br />
bello come una sfinge d’acqua<br />
il talismano di credere<br />
che sia silenzio la pergamena<br />
del dubbio. qui sola a sbrogliarmi<br />
strazio verso la pioggia che ne viene<br />
su più di un santuario quando ne è<br />
il tempo. tu credi che la tenebra sia<br />
lutto, ma quaggiù più del lunedì<br />
di fabbrica non ne conosco altre.<br />
sforma un alamaro che sfoggi la<br />
mia onta e per dirupo il sole. reca<br />
con me l’anemone di mare per una<br />
madre occidua. sta morendo. un’altra<br />
cicogna per le risa dei becchini.<br />
40.<br />
addio di guado amaro<br />
la prospettiva stretta<br />
per la volpe che scava<br />
tunnel per l’altrove<br />
per la vedetta del pane<br />
che vuole la discola sporta<br />
per gli alunni in piena<br />
dove si scantona il vento<br />
si fa di perla il sale.<br />
addio sulla piena del sudario<br />
dove arranca la rivoluzione della nuvola<br />
presa laddove si rimpianga il vento<br />
trito padrone di una giacca fiacca.<br />
41.<br />
indagine al sollievo vederti ancora<br />
anima buona in codice di nebbia.<br />
qui la balaustra che anima il confine<br />
riflette la strada di chi muore<br />
nottetempo in cimasa con le rondini.<br />
il muro gentile della patria<br />
non rallenta la tattica del baratro<br />
anzi si smuove in panico d’eclisse.<br />
la nomea di reggere le tresche<br />
abilita al modo della ruggine<br />
sapere che si smuore solitaria<br />
lite. l’abilità del sale è stare stretto<br />
all’inguine del rantolo. giù di straforo<br />
ho visto un dio pargoletto di sé stesso.<br />
42.<br />
mi si accorcia il teatro vado a rimorchio<br />
nello scempio dell’indice ora ad ora,<br />
altri serpigni casi di patema<br />
quando si annuncia che la noia vive<br />
vicina al pareggio con la cenere.<br />
in realtà la recita dell’angelo<br />
balbetta con i sassi l’impossibile<br />
la lira sporca di liquami d’ascia.<br />
morir di noia come la testuggine<br />
come le bambine delle dune vuote<br />
tradotte dalle furie delle onde.<br />
lo schianto delle vergini è una<br />
marea rossastra, demenziale la gita<br />
con le vertigini. in giacca sfatta sono<br />
a vederti partire senza graffi fidanzati.<br />
mi piace morire con la lanterna in mano<br />
con il gruzzolo d’iride che mi travolge<br />
e mi scontenta al fianco. è avvenuto<br />
che domani mi sveno, mi tolgo i vestiti<br />
vado nuda tra i cipressi che innalzano<br />
i morti denunciando la nuca della carità<br />
svenuta.<br />
43.<br />
in fondo al sale e all’incuria srotolo<br />
questa faccenda che mi dà per vinta<br />
anemia di un patto senza fronde.<br />
agostano il contatto con la lupa<br />
che fa di me una donna sola<br />
con mansuetudine di abisso.<br />
parca animella senza risorse<br />
so il treno che si spaura al vento<br />
i sogni esuli di quaderni elementari.<br />
le brecce delle rendite patriarcali<br />
credono al panorama del futuro.<br />
qui s’incoda la venia delle notti<br />
fra pasquali randagi impauriti<br />
scampati al sacrificio. non ho potuto<br />
dire gol nell’indice del mortale.<br />
nell’atrio che frastuona le finestre<br />
amo l’arringa degli spifferi<br />
le gaie stanze di chi morì da piccolo.<br />
è tutto pesante, va via male.<br />
44.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/01/il-cantiere-delle-parvenze/">Il cantiere delle parvenze</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/11/cantico-di-stasi-2011/' rel='bookmark' title='&lt;em&gt;Cantico di stasi&lt;/em&gt; / 2011'><em>Cantico di stasi</em> / 2011</a> <small>di Marina Pizzi 1. in un ospizio di foglie la...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/da-soqquadri-del-pane-vieto/' rel='bookmark' title='da &lt;em&gt;Soqquadri del pane vieto&lt;/em&gt;'>da <em>Soqquadri del pane vieto</em></a> <small>di Marina Pizzi 1. è qui l’altrove del rantolo di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/13/il-sonno-della-ruggine/' rel='bookmark' title='Il sonno della ruggine'>Il sonno della ruggine</a> <small> di Marina Pizzi 1. la giacca della rupe l&#8217;ho...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-3/' rel='bookmark' title='Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3'>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3</a> <small> di Marina Pizzi 152. E’ qui che mi si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-4/' rel='bookmark' title='Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4'>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4</a> <small> di Marina Pizzi 246. in un gioco di penombre...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/07/01/il-cantiere-delle-parvenze/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Marina Pizzi, Vigilia di sorpasso</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/02/02/marina-pizzi-vigilia-di-sorpasso/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/02/02/marina-pizzi-vigilia-di-sorpasso/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 09:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=29762</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/02/marina-pizzi-vigilia-di-sorpasso/">Marina Pizzi, Vigilia di sorpasso</a></p>
<p>Related posts:
<a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi'>Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi</a> Un progetto di Luigi Pingitore Sono passati 38 anni da...
<a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/l%e2%80%99ormai-attestata-egemonia-degli-autori-sperimentali-in-italia/' rel='bookmark' title='L&#8217;ormai attestata egemonia degli autori sperimentali in Italia'>L&#8217;ormai attestata egemonia degli autori sperimentali in Italia</a>  [Il testo è stato pubblicato su Culturalia.] di Marco...&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/02/marina-pizzi-vigilia-di-sorpasso/">Marina Pizzi, Vigilia di sorpasso</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object id="doc_325790635135368" name="doc_325790635135368" height="420" width="100%" type="application/x-shockwave-flash" data="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf" style="outline:none;" ><param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf"></param><param name="wmode" value="opaque"></param><param name="bgcolor" value="#ffffff"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><param name="FlashVars" value="document_id=26246502&#038;access_key=key-20hvn3ez3cwx7oh1eqyx&#038;page=1&#038;viewMode=list"></param></object></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/02/marina-pizzi-vigilia-di-sorpasso/">Marina Pizzi, Vigilia di sorpasso</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi'>Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi</a> <small>Un progetto di Luigi Pingitore Sono passati 38 anni da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/l%e2%80%99ormai-attestata-egemonia-degli-autori-sperimentali-in-italia/' rel='bookmark' title='L&#8217;ormai attestata egemonia degli autori sperimentali in Italia'>L&#8217;ormai attestata egemonia degli autori sperimentali in Italia</a> <small> [Il testo è stato pubblicato su Culturalia.] di Marco...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/23/poesia-visiva/' rel='bookmark' title='Poesia Visiva'>Poesia Visiva</a> <small> di Luigi Socci se uccisi i mercenari sono in...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/04/29/villavive/' rel='bookmark' title='VILLA(VIVE!)'>VILLA(VIVE!)</a> <small> Tentativo serenamente fallimentare di descrivere la mostra di Reggio...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/25/variazioni-meridiano-3-giulio-marzaioli/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 3: Giulio Marzaioli'>Variazioni Meridiano &#8211; 3: Giulio Marzaioli</a> <small>In assenza di. Se ciò che è riflesso somiglia occorre...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/02/02/marina-pizzi-vigilia-di-sorpasso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;inchino del predone</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/22/linchino-del-predone/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/22/linchino-del-predone/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 16:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=24860</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="null"></a></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>1.<br />
in un gravame di addio voglio andarmene<br />
dondolo del caso sorso di abbandono<br />
dono sul comunque di non essere<br />
né senso né gelo di cometa. <br />
in mano alla stazione del fu gusto<br />
sto nel trabiccolo del polso<br />
a rivendicare un chiodo di garofano<br />
fannullone quanto vano sul comunque.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/22/linchino-del-predone/">L&#8217;inchino del predone</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="null"><img alt="" src="http://farm4.static.flickr.com/3525/4033114194_02ff526cd6_m.jpg" class="alignnone" width="185" height="240" /></a></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>1.<br />
in un gravame di addio voglio andarmene<br />
dondolo del caso sorso di abbandono<br />
dono sul comunque di non essere<br />
né senso né gelo di cometa. <span id="more-24860"></span><br />
in mano alla stazione del fu gusto<br />
sto nel trabiccolo del polso<br />
a rivendicare un chiodo di garofano<br />
fannullone quanto vano sul comunque.<br />
è qui che resta il greto dell’ultimo<br />
fiume, il maestrale stravolto ed il cerchio<br />
cattivo della rondine bonaria.</p>
<p>9.<br />
e sarebbero da leggere le voci<br />
delle casette che tremolano nel vento<br />
nel bisbiglio del senso che non hanno.<br />
Invece nel termometro del tempo<br />
corre l’aureola dell’ultima gestione<br />
quest’aiuto che non termina il soccorso.<br />
nell’anemia del bacio lo sposalizio<br />
liso dal mare che sa di stagno<br />
sollecito soltanto per retaggio.<br />
dove s’ avviene l’Ercole e la vita<br />
in come viene in vetta all’ultima finestra<br />
alla stragrande comica del sole.<br />
in terra di convento ho visto un mito<br />
palese con le fosse del silenzio<br />
leso soltanto dai vivi che non sanno. </p>
<p>19.<br />
compro un librino e sono in pace<br />
con la cicala del sangue che gira<br />
e rigira a vuoto dentro il corpo<br />
pagano sempre in gara con qualcosa<br />
o qualcuno per paura o stanchezza.<br />
il cheto aroma della funivia non mi<br />
regala niente. di te stento il ricordo<br />
e il dolore che avvenne quando<br />
moristi stinto stelo del più bello<br />
comodo del bello. fu lo strazio<br />
parco delle lucciole che mi disse<br />
dissero il cielo. </p>
<p>63.<br />
pur se fosse crocevia di polline<br />
nessun sorriso basterebbe<br />
all’avventura règia di morire<br />
tra frasi fatte e nati che piangono<br />
nel gomito del solco la feritoia<br />
del nome. alunna al soprassalto<br />
la lavagna pece del nero pessimo<br />
guadagno d’imparare il partigiano.<br />
notte del guado la gogna<br />
la rotta manichea del breviario.</p>
<p>108.<br />
ieri ho ripreso a lavorare.<br />
da tempo sfumavo<br />
in una rotta di cenere.<br />
con il foglio di presenza ho detto addio<br />
al discolo proverbio del pane rotto<br />
senza fatica con il fraseggio<br />
d’archi alla cometa vanitosa<br />
dove più piccolo è l’inguine<br />
del tempo. appena sotto frana<br />
la vertigine del faro di vederti<br />
amore mio a corto di possesso.<br />
oggi ho ripreso a mugugnare<br />
la serva che mi appanna. non<br />
ho provviste per sterminare il vuoto<br />
o il torto di starmene presaga<br />
mela da morso senza alcun fato.</p>
<p>***</p>
<p>Poesie tratte da: <em>L&#8217;inchino del predone </em>(<a href="http://www.bludiprussia.it">Edizioni Blu di Prussia</a>, 2009)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/22/linchino-del-predone/">L&#8217;inchino del predone</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/21/plettro-di-compieta-terza-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (terza parte)'>Plettro di compieta (terza parte)</a> <small>di Marina Pizzi (la prima e la seconda parte si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (seconda parte)'>Plettro di compieta (seconda parte)</a> <small>di Marina Pizzi (la prima parte si può leggere qui)...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (prima parte)'>Plettro di compieta (prima parte)</a> <small> di Marina Pizzi …. il cane gioca a eludere...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi'>Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi</a> <small>Un progetto di Luigi Pingitore Sono passati 38 anni da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/08/23/un-gerundio-di-venia-1/' rel='bookmark' title='Un gerundio di venia # 1'>Un gerundio di venia # 1</a> <small> di Marina Pizzi 1. sulla scrivania alla voce lacuna...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/22/linchino-del-predone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ormai attestata egemonia degli autori sperimentali in Italia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/l%e2%80%99ormai-attestata-egemonia-degli-autori-sperimentali-in-italia/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/l%e2%80%99ormai-attestata-egemonia-degli-autori-sperimentali-in-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 21:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[Arno Schmidt]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Dotremont]]></category>
		<category><![CDATA[Gallizio]]></category>
		<category><![CDATA[Gysin]]></category>
		<category><![CDATA[il verri]]></category>
		<category><![CDATA[Isgrò]]></category>
		<category><![CDATA[Kaprow]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giovenale]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[Robbe-Grillet]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Smithson]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=19352</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/mega-phone.jpg"></a></p>
<p><em>[Il testo è stato pubblicato su <a href="http://mir.it/servizi/ilmanifesto/cultura/" target="_blank">Culturalia.</a>]</em></p>
<p>di <a href="http://slowforward.wordpress.com/" target="_blank"><strong>Marco Giovenale</strong></a></p>
<p>Qua e là in siti web e riviste di letteratura si legge che la scrittura <em>sperimentale</em>, e specialmente la <em>poesia di ricerca</em>, sarebbe &#8220;egemone&#8221; nel nostro paese.<br />
Trovo sia assolutamente fondato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/l%e2%80%99ormai-attestata-egemonia-degli-autori-sperimentali-in-italia/">L&#8217;ormai attestata egemonia degli autori sperimentali in Italia</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/mega-phone.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19354" title="mega-phone" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/mega-phone.jpg" alt="mega-phone" width="300" height="300" /></a></p>
<p><em>[Il testo è stato pubblicato su <a href="http://mir.it/servizi/ilmanifesto/cultura/" target="_blank">Culturalia.</a>]</em></p>
<p>di <a href="http://slowforward.wordpress.com/" target="_blank"><strong>Marco Giovenale</strong></a></p>
<p>Qua e là in siti web e riviste di letteratura si legge che la scrittura <em>sperimentale</em>, e specialmente la <em>poesia di ricerca</em>, sarebbe &#8220;egemone&#8221; nel nostro paese.<br />
Trovo sia assolutamente fondato. A fatica la mattina mi faccio strada, in tram, fra gente che tiene ostentatamente aperto davanti a sé &#8220;il verri&#8221;; alcuni per tutto un viaggio in bus godono a infastidirti urlando al cellulare i propri progetti di traduzione di testi di Robert Smithson, di Kaprow, di Morris. Altri cianciano di Gysin. Viene la nausea. Cosa vogliono? Si ha la sensazione di essere circondati. Si ha questa sensazione, ogni giorno.<span id="more-19352"></span><br />
Non se ne può più di questi bestseller del cutup. Così come trovo &#8220;indegno di un paese civile&#8221; (credo si dicesse così, prima che gli Egemoni bandissero espressioni simili) che in edicola con il Corsera + 5 euro diano addirittura libri di Robbe-Grillet, ristampe di Isgrò, di Arno Schmidt. Basta con le prose brevi di Beckett, coi saggi su Christian Dotremont, su Gallizio.<br />
Da Feltrinelli è letteralmente impossibile entrare senza imbattersi in scaffali e scaffali fitti di Costa, Niccolai, Cacciatore, Porta, Cagnone, Mesa, Pizzi, Toti, Reta, Beltrametti, Vicinelli, Spatola, Villa. Praticamente non ti puoi girare da nessuna parte. Villa e Burri, Burri e Villa; e Fontana. È un martellamento senza fine.<br />
In prima e seconda serata sui teleschermi delle tv nazionali e private si sprecano ore sui cento anni di Duchamp. O sulla poesia visiva italiana degli anni Sessanta e Settanta, sui suoi rapporti con Noigandres; in radio ci decantano Blue Lion Books, il neodada, l&#8217;assurdismo, Pierre Alferi, Tao Lin, la sperimentazione a Firenze oggi, il Mulino di Bazzano ieri. Continue monografie su Julien Blaine. Su Tom Raworth. I media sono in una morsa. E il 90% del mercato librario italiano è in mano al monopolio Camera verde. Anche Mondadori cede. È di oggi l&#8217;annuncio della pubblicazione del meridiano di Lucio Saffaro.<br />
Tentano di stare al passo.<br />
In tv la domenica a pranzo, e nei vari inserti dei quotidiani nazionali considerati maggiori, in manifesti in discoteca, sui mezzi pubblici, nelle aule di tribunale, alla posta, per strada, per proclami pubblicitari, fin nei fogli delle messe sui banchi delle chiese, praticamente ovunque, fioccano adesivi situazionisti, valigette fluxus, traduzioni da Tarkos, da Gleize, da Bernstein, da Hejinian, non si fa che ciarlare di Langpo e Flarf, riandando penosamente a quella piovra dell&#8217;Oulipo. La versione italiana dell&#8217;antologia <em>In the American Tree</em>, di Ron Silliman, tradotta abbastanza tempestivamente già sul finire degli anni Ottanta da ben tre majors editoriali italiane in concorrenza, è arrivata alla ventesima ristampa. Caso più recente: le traduzioni einaudiane dei due celebri testi di Jean-Michel Espitallier, l&#8217;antologia <em>Pièces détachées</em> e la serie di saggi <em>Caisse à outils</em>, non mollano la cima delle classifiche, ormai da mesi. Non si parla d&#8217;altro. I nostri figli a scuola imparano Pagliarani a memoria. La corruzione è senza freno. Dilaga in Vaticano, addirittura. È agli ultimi colpi di lima l&#8217;enciclica di Benedetto XVI, <em>Manent experimenta verbis, fili</em>. Indirizzata a Nanni Balestrini.<br />
Non c&#8217;è corsivista ed editorialista televisivo o radiofonico che non abbia pile e pile di cd di files scaricati da (o riferibili a) Ubuweb, PennSound, EPC. Sono questi i materiali che dettano il ritmo dei rotocalchi, delle colonne di terza e addirittura di prima pagina, dei mensili, dei settimanali più forti anche politicamente.<br />
Si può dire che Rizzoli, Mondadori e Einaudi, per tacere di Bompiani, siano totalmente proni a questa deriva, a questo flusso di sperimentalismo. Non stampano che autori POL, Bleu du ciel e Green Integer. Le copertine sono da decenni ormai tutte affidate o a Magdalo Mussio o agli statunitensi ed europei che fanno nuova poesia verbovisiva o <em>asemic writing</em>. Dove sono finite le belle copertinacce kitsch di una volta, con i rami contorti se il libro è un horror, e le tinte pastello se è un rosa? Apocalisse. Sono finiti i gialli, non ci sono più giallisti, dove sono i giallisti? C&#8217;è ancora qualcuno che scrive un giallo in questo paese? Dove siete spariti tutti?<br />
Si deve tornare alla normalità. A un qualche ordine. Come abbiamo potuto tollerare che si sia dedicato un intero paginone di Repubblica<em> </em>a Jeff Derksen e alla Kootenay School of Writing? Siamo alla follia. Gli editori Arcipelago e Camera verde stanno stracciando le vendite di Garzanti, Marsilio e Guanda messi insieme. Siamo a un testa a testa. Gli ex colossi non ce la fanno a tenere il campo. Tentano con ogni manovra di sottrarre spazio ed autori alle edizioni indipendenti ma egemoni. Fioccano contratti a cinque e sei zeri per autori di poesia di ricerca.<br />
Infamanti siti come <a href="http://www.gammm.org/">www.gammm.org</a> sono al centro di convegni e antologie, i suoi autori scalano le classifiche dello Strega, del Campiello, del Viareggio. Non c&#8217;è incontro pubblico, specie in sedi prestigiose e in facoltà italiane drammaticamente munifiche di sovvenzioni, in cui i redattori di gammm non siano invitati a parlare, a raccontare balle sulle loro insulse traduzioni, a discettare di poesia contemporanea fingendo di lamentarsi di una disattenzione che non esiste. Scandaloso, &#8220;è semplicemente scandaloso&#8221;. Un incubo; è come chiedere un caffè, alzare gli occhi, e vedere che a sorriderti non c&#8217;è il barista ma Wittgenstein.<br />
Non sei più sicuro di niente.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/l%e2%80%99ormai-attestata-egemonia-degli-autori-sperimentali-in-italia/">L&#8217;ormai attestata egemonia degli autori sperimentali in Italia</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/03/08/w-le-donne-anteprima-sud-11/' rel='bookmark' title='Sei autrici per margini, frontiere &#8211; anteprima Sud 11'>Sei autrici per margini, frontiere &#8211; anteprima Sud 11</a> <small> Maria Grazia Calandrone Il ciliegio quell’anno aveva un male...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/07/giulio-marzaioli-moduli-di-prima-fase/' rel='bookmark' title='Giulio Marzaioli: moduli di prima fase'>Giulio Marzaioli: moduli di prima fase</a> <small>sabato 10 aprile 2010, ore 20:00 presso il centro culturale...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/18/ryoko-sekiguchi-apparizione/' rel='bookmark' title='Ryoko Sekiguchi ::: Apparizione :::'>Ryoko Sekiguchi ::: Apparizione :::</a> <small>A Roma, mercoledì 18 marzo 2009, alle ore 20:00 presso il Centro culturale...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/22/eric-suchere-a-roma-un-poeta/' rel='bookmark' title='Éric Suchère a Roma (un poeta)'>Éric Suchère a Roma (un poeta)</a> <small>Roma, lunedì 26 maggio, ore 20:00 La camera verde (via...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/06/16/presentazione-di-strati-di-joe-ross/' rel='bookmark' title='Presentazione di &#8220;Strati&#8221; di Joe Ross'>Presentazione di &#8220;Strati&#8221; di Joe Ross</a> <small>Sabato 16 giugno 2007, ore 20:00 Camera verde [ via...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/l%e2%80%99ormai-attestata-egemonia-degli-autori-sperimentali-in-italia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>71</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il sonno della ruggine</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/13/il-sonno-della-ruggine/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/13/il-sonno-della-ruggine/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 05:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[il sonno della ruggine]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=19157</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/marina-pizzi.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1.<br />
la giacca della rupe l&#8217;ho messa<br />
accanto alla culla. così si capirà<br />
che non è nascita essere bambini<br />
i ragazzini con le caviglie esangui<br />
le lunghe nuche senza fidanza.<br />
in palio non c&#8217;è niente se non vedetta<br />
di vendetta guardarci dritti negli occhi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/13/il-sonno-della-ruggine/">Il sonno della ruggine</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/marina-pizzi.jpg"><img class="size-full wp-image-19181 alignnone" title="marina-pizzi" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/marina-pizzi.jpg" alt="marina-pizzi" width="216" height="288" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1.<br />
la giacca della rupe l&#8217;ho messa<br />
accanto alla culla. così si capirà<br />
che non è nascita essere bambini<br />
i ragazzini con le caviglie esangui<br />
le lunghe nuche senza fidanza.<br />
in palio non c&#8217;è niente se non vedetta<br />
di vendetta guardarci dritti negli occhi.<br />
un compagno di asilo è stato ammesso<br />
a fischiettare con le rondini. questo il<br />
buono che si staglia tutto fecondo e dotto.<br />
una minaccia di pioggia fa da tara<br />
all&#8217;abaco che non conta che sfila<br />
il pallottoliere dentro il pozzo.
</p>
<p style="text-align: justify;">2.<br />
in merito alla girandola furbetta<br />
resta la nube imbrattata di sangue.<br />
qui le sanguisughe sono condominiali<br />
i panni stesi non nascondono amori.<br />
i dondolii di cuori reciproci<br />
gemellano i cipressi ben futuri<br />
al prossimo adesso, adesso.<br />
qui sfinito il mosto senza nettare<br />
condanna la fuga fradicia di muschio.<br />
devo restare per un diverbio netto<br />
con le ciliegie spinose sotto la rena<br />
e fingono languori le formiche<br />
operaie. tu in gola al nome<br />
mi chiami febbre tanto per<br />
innamorarmi. ma è tardissimo<br />
il movimento di ancorare i gabbiani.<span id="more-19157"></span>
</p>
<p style="text-align: justify;">3.<br />
così cominciò l&#8217;estate della frutta<br />
bacanti scrosci di pioggia<br />
rovinarono le polpe.<br />
in autunno arrivò la sciabola del vento<br />
il triste evento di ridacchiare pazzi<br />
una resistenza di teatro di platea.<br />
nessuna voglia di pianto ma la furia<br />
dell&#8217;ennesimo giorno la pessima marea<br />
sul sudario del certo. e mi convinse<br />
la viandanza di non tornare<br />
sulla resina del dubbio. andai balorda<br />
dove precipitano i sassi e la pepita<br />
d&#8217;oro e con un calcio non la volli.<br />
veggente a tavola vidi le marette<br />
di famigliole morte. tutto un esito<br />
di tagliola e niente più.
</p>
<p style="text-align: justify;">4.<br />
resta un nugolo di spaesamenti<br />
il segno, più, croce infissa<br />
dentro l&#8217;iride più colorita.<br />
il tempo ruota la ruota dell&#8217;infelice<br />
lince cieca. la nuca fa già da cella<br />
alla bellezza dell&#8217;esule. le scarpe<br />
sono in palio all&#8217;atleta più veloce.<br />
non c&#8217;è accetta che possa svergognare<br />
la luce. qui ti sopporti perche sei<br />
un anello in via di ruggini e cipressi.<br />
pensa a piangere di te la norma<br />
dell&#8217;addio. la resina votiva che<br />
non ti darà niente e nessuno.<br />
sorridi pazzo e forse sarai salvo<br />
dalle liane della giungla velenose.
</p>
<p style="text-align: justify;">5.<br />
in meno di una deriva ho fatto conto<br />
di morire. in mare un abisso che bestemmia<br />
le piscine. le sciabole erette non fanno<br />
paura ai canali. le bollette della luce<br />
non hanno dato illuminazioni. nei cimiteri<br />
monumentali le erbacce fanno brecciame<br />
di vita. in tutto il colonnato dell&#8217;entrata<br />
ci sono bambini che giocano a nascondino.<br />
in ogni gingillo di ricordo<br />
la mensola si ritira a dire<br />
vattene da solo che ti verrò appresso.
</p>
<p style="text-align: justify;">6.<br />
qui da me innumeri compagni<br />
che tramandano le dacie di poeti<br />
per panchine di endecasillabi dove lo strazio<br />
un&#8217;ecumene di sabbia e di polvere.<br />
le giurie di passeri pungenti<br />
inventano le genti compassionevoli<br />
di una briciola soltanto.<br />
invece non basta una ciotola stracolma<br />
a partorire una statua veritiera<br />
una bella femmina come sul dirsi<br />
senza mai darsi a verità conclusa.
</p>
<p style="text-align: justify;">7.<br />
attore di conserva sto in balìa<br />
della rondine che non mi vuole<br />
verso l&#8217;arabesco del papavero proletario<br />
in un viale di periferia.
</p>
<p style="text-align: justify;">8.<br />
allevia il tempo con la venia in mano<br />
batti il tempo con le canzoni in nomade<br />
vetta. dà candore allo sbadiglio con un tic<br />
regale. funziona l&#8217;alamaro per un soldato<br />
libero. in biro per l&#8217;appunto so sfidare<br />
la preghiera imbalsamata l&#8217;amata stasi.<br />
fende il faro la sacrestia del mare<br />
questo bacato cibo di ciliegia<br />
eslege alla punizione della botanica.<br />
tu non trovi che intrugli di catastrofi<br />
le balconate nate per scompiglio.
</p>
<p style="text-align: justify;">9.<br />
in tutta una zona di transito si registra<br />
lo strazio della casa o il saluto. qui in erba<br />
smossa trovo un dormiente cavo di fatiche.<br />
le mortalità di chi si fa la minestra<br />
sotto il pilone della sopraelevata<br />
del Prenestino. intorno alla remora del caso<br />
mi chiamo stilema senza successo<br />
o al più una stampante per homeless.<br />
in stima alla cometa di bambini<br />
bivacco la scuola di capire<br />
se finalmente un apice è raggiunto.<br />
è senza panico la svolta della fune<br />
che dà direttive all&#8217;abaco del cipresso.<br />
in te vorrò renderti la vita<br />
per amarti di più.
</p>
<p style="text-align: justify;">10.<br />
dammi un otre di stallo<br />
pace che sappia d&#8217;oltremare<br />
tra le maree che piangono le stelle<br />
allontanando. intruglio d&#8217;erba<br />
spuria questo cipresso prestato<br />
per legarti la barba tremolante<br />
del tuo pianto. in pace il mito<br />
della rotta non fiaccola più niente.<br />
le masserie d&#8217;accanto ti ledono<br />
la fossa. una manciata di pece<br />
il sudario con la cascata accanto<br />
la burla d&#8217;arte che simula la vita.
</p>
<p style="text-align: justify;">11.<br />
quale sarà la fossa che ci rincorre<br />
questo zelo salato di darsena<br />
in mano alla nomea di farsi grido<br />
dondolio lo sguardo di piangere.<br />
in apnea la palude della giornata<br />
triste più del membro di giuria.<br />
in giugno raccatterò la paglia del grano<br />
l&#8217;urlo del pane che non sarà sedotto<br />
dall&#8217;apice del farlo. qui la fretta<br />
della ventola vuol farmi fuori<br />
dalla manciata delle briciole.<br />
voglio il comando dell&#8217;aria per gettarmi<br />
dal manico di scopa senza cuore<br />
né reo né buono. in fondo sono un permesso<br />
che non sa placare la carie dell&#8217;ammesso.
</p>
<p style="text-align: justify;">12.<br />
una giostra di remi canta la litania dell&#8217;acqua mossa<br />
il caso a cerchio che non dà padrone<br />
né il portone altezzoso di una casa nobiliare.<br />
le genti qui sono tormento<br />
in mano un cerchio che non potrà rispondere<br />
né cedere un&#8217;aureola felice<br />
allo zampino del chiodo in qualche parte<br />
di nostra parte. in urlo alla nomea di stare<br />
affacciati nessun frullo giudica il volo<br />
di stare arresi al davanzale. in pasto al sillabario<br />
che non sa vagare si continua la rete delle fosse<br />
con le lapidi soltanto in tanto spasmo.<br />
mo&#8217; verrà la fodera per le pepite della pece<br />
il male alla stadera della pesa senza desco.
</p>
<p style="text-align: justify;">13.<br />
la notte della tasca lo stato infetto<br />
quando al duetto delle voci nere<br />
erra lo scopo di capire l&#8217;angolo.<br />
in tutto il miserere della girandola<br />
questo presagio d&#8217;arco senza freccia<br />
l&#8217;indagine votiva del varco d&#8217;acqua.<br />
mutila sembianza resta l&#8217;aurora<br />
concatenata al resto che non torna<br />
verso il grumo del cielo senza bene.<br />
le pieghe della pelle dopo il sonno<br />
promettono l&#8217;inganno della guarita<br />
sella quasi una gita d&#8217;alto bordo in piena.
</p>
<p style="text-align: justify;">14.<br />
papavero del crepacuore<br />
la vedova del pane<br />
dover sopire il dotto analfabeta<br />
tra betulle di bene e tulle di bontà.<br />
in un passero di stasi<br />
stare ammessi all&#8217;inguine del pozzo<br />
così per crocevia senza rimbalzo.<br />
in un&#8217;etica di secoli vedenti<br />
guardare te che moristi pendolo<br />
di un viatico cattivo.
</p>
<p style="text-align: justify;">15.<br />
sempre aggiornato il pozzo<br />
di squarciare i mesi<br />
questa milizia gracile di perdita<br />
a menadito come se fosse gesso.<br />
in mano alla fessura del camino<br />
sperdere il sonno in un ciliegio bacato<br />
transennato dalla maestà del giù.<br />
qui non sanno i perentori sogni<br />
né le bufale che scontano le stelle<br />
per residui d&#8217;ascia e di cimento.<br />
in un pagliaccio di trampoli vestirsi<br />
virtù del controvento.
</p>
<p style="text-align: justify;">16.<br />
ho un sonno apolide un sorriso di scempio<br />
dentro dietro davanti a dire che non fui<br />
che lite di pollice maestro senza insegnamento.<br />
la cicala solare concubina<br />
mi racconta la cantica bambina<br />
allora quando in bilico di curve<br />
tutto restava valore di gran gioia<br />
o al massimo un alamaro da riparare.<br />
oggi la serva è dovunque a vanvera<br />
di sterco, lavatoio con le lucertole<br />
impazzite. qui ti chiamo patrimonio<br />
del patema: i miei resti aspettano<br />
le ceneri assolute del lutto e della festa<br />
di morire. ridi fin da ora, avrai credito!
</p>
<p style="text-align: justify;">17.<br />
in un marcito stipendio di Calcutta<br />
la cinta di vivere a piedi nudi.<br />
senza riposo a vanvera la critica<br />
senza potenza niente. di poi le carni<br />
nude e la domanda gelida del dado<br />
miserando dolo di se stesso.<br />
la cheta retata della rondine<br />
non rischiara la cimasa né la mensola<br />
novembrina di ogni morto. qui sono<br />
e sì rimane la morente cinghia di<br />
stringere la vita. è Veronica la pietra<br />
con l&#8217;impronta del più povero di Cristo.<br />
sto comunque adesso in un deserto<br />
tutto sedotto dal bavero dell&#8217;orto<br />
che non si concede. ceda di me<br />
la rendita del pianto il ciao d&#8217;alunno<br />
ben più ligio del fuso di condotta.
</p>
<p style="text-align: justify;">18.<br />
è solo morto il bavero del collo<br />
sterminio vero frode d&#8217;Ercole.<br />
dal timbro del controllo avrò<br />
crisalide la nenia del dado falso.<br />
di te imbriglierò tutte le stirpi<br />
i piagnistei delle ragioni buone<br />
dove davvero non c&#8217;è niente da<br />
salvare. i vicoli di sempre sono<br />
del coma. nessuna cariatide osa<br />
deridere un vulcano. da oggi ammetto<br />
l&#8217;ultimo solco servile al senso.
</p>
<p style="text-align: justify;">19.<br />
appello sotto teca l&#8217;armistizio<br />
quest&#8217;amicizia in stima di burrone<br />
foto ottusa che riproduce<br />
il giovane da bello. dove avviene l&#8217;alba<br />
non sarà quota di alta quota vita.<br />
anzi un ospedale di periferia<br />
dove l&#8217;impero dei sensi si sfa<br />
all&#8217;ortica. in panico le guglie<br />
degli ornamenti<br />
gli angeli le sacralità del vuoto.<br />
tu resti andante con la flebo<br />
al plettro del livido. credi di<br />
rifiorire: indurisce il tarlo la cintura<br />
svuota la cintola in una vieta beffa.
</p>
<p style="text-align: justify;">20.<br />
in un muso d&#8217;aria credo di vivere<br />
la mia agonia di agosto. l&#8217;icona<br />
sul computer ha i capelli bianchi.<br />
l&#8217;ospizio del vetro della finestra<br />
è nero. niente pulisce questo cimitero<br />
altèro sul tavolo anatomico.<br />
anche le piante grasse muoiono<br />
e non di sete. le giovani avarie<br />
del divieto qui sul polso che<br />
non si rassegna. la frottola del<br />
cerchio diffama lo steccato<br />
del giardino. in mano all&#8217;aureola<br />
non so salvarmi. mi spingo in un festino<br />
di note cavalleresche. i crumiri<br />
del rantolo non la scampano. tu riordini<br />
le carte degli avi per la gioia della polvere.<br />
verrà l&#8217;America e non potrai toccarla<br />
che sotto i trabiccoli dell&#8217;ansia.
</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #666699;">Marina Pizzi è nata a Roma, dove vive, il 5-5-1955.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #666699;">Ha pubblicato i libri di versi: IL GIORNALE DELL&#8217;ESULE (Milano, Crocetti, 1986), GLI ANGIOLI PATRIOTI (Milano, Crocetti, 1988), ACQUERUGIOLE (Milano, Crocetti, 1990), &#8220;DARSENE IL RESPIRO&#8221; (Milano, Fondazione Corrente, 1993), LA DEVOZIONE DI STARE (Verona, Anterem, 1994), LE ARSURE (Faloppio, CO, Lieto Colle, 2004), L&#8217;ACCIUGA DELLA SERA I FUOCHI DELLA TARA (Lecce, Luca Pensa, 2006), DALLO STESSO ALTROVE (Roma, La camera verde, 2008), L&#8217;INCHINO DEL PREDONE (Piacenza, Blu di Prussia, 2009).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #666699;">Le plaquettes &#8220;L&#8217;impresario reo&#8221; (Tam Tam 1985) e &#8220;Un cartone per la notte&#8221; (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); &#8220;Le giostre del delta&#8221; (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione &#8220;Sagittario&#8221; 2004).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #666699;">Numerosi e-book si possono leggere on line.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #666699;">Sul web cura i seguenti blog di poesia:<br />
Sconforti di consorte<br />
Brindisi e cipressi<br />
Sorprese del pane nero</span></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/13/il-sonno-della-ruggine/">Il sonno della ruggine</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/11/cantico-di-stasi-2011/' rel='bookmark' title='&lt;em&gt;Cantico di stasi&lt;/em&gt; / 2011'><em>Cantico di stasi</em> / 2011</a> <small>di Marina Pizzi 1. in un ospizio di foglie la...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/da-soqquadri-del-pane-vieto/' rel='bookmark' title='da &lt;em&gt;Soqquadri del pane vieto&lt;/em&gt;'>da <em>Soqquadri del pane vieto</em></a> <small>di Marina Pizzi 1. è qui l’altrove del rantolo di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/07/01/il-cantiere-delle-parvenze/' rel='bookmark' title='Il cantiere delle parvenze'>Il cantiere delle parvenze</a> <small>di Marina Pizzi 1. la mia sciarpa è un tragitto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-3/' rel='bookmark' title='Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3'>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3</a> <small> di Marina Pizzi 152. E’ qui che mi si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-4/' rel='bookmark' title='Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4'>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4</a> <small> di Marina Pizzi 246. in un gioco di penombre...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/07/13/il-sonno-della-ruggine/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>83</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Plettro di compieta (terza parte)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/21/plettro-di-compieta-terza-parte/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/21/plettro-di-compieta-terza-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 06:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=8213</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p><em>(la prima e la seconda parte si possono leggere <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/">qui</a> e <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/">qui</a>)</em></p>
<p>51.<br />
respiro un angelo con il diario in faccia<br />
la luce sotto spoglie di rugiade<br />
quella la diga con la voce del padre<br />
morente, e le lentiggini bambine<br />
senza amore, tra le spirali<br />
d’ansia e l’ecumene culla.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/21/plettro-di-compieta-terza-parte/">Plettro di compieta (terza parte)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p><em>(la prima e la seconda parte si possono leggere <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/">qui</a> e <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/">qui</a>)</em></p>
<p>51.<br />
respiro un angelo con il diario in faccia<br />
la luce sotto spoglie di rugiade<br />
quella la diga con la voce del padre<br />
morente, e le lentiggini bambine<br />
senza amore, tra le spirali<br />
d’ansia e l’ecumene culla.<br />
cura del salto spargere la voce<br />
verso il sodale strato della terra<br />
terriccio universale starci accanto.<br />
<span id="more-8213"></span><br />
52.<br />
era che mi finì la vita<br />
in un intruglio di scarpe<br />
gettate nelle scarpate.<br />
per miglioria un niente<br />
nel perno che lucida il suo buco<br />
senza arrivare. trapano<br />
minerario senza una vena<br />
aurifera. morì la foggia<br />
di qualunque corpo, un lutto<br />
a questua per la vita in questua.<br />
ereditario il senso di perdere<br />
lo sguardo sotto la guardia<br />
di una garitta vuota.<br />
53.<br />
le eresie del passo<br />
quando di erosione<br />
il pastrano del no<br />
ha fatto chiudere le asole<br />
in un sortilegio di vendette<br />
in un simposio di giochi ad<br />
inchini servili. le rive sazie<br />
di nomi lapidei quasi invernali<br />
le zuppe delle resistenze. tu dove<br />
avvieni alle ritrosie del vero<br />
intendi un rogo di mutazioni<br />
per le festività soppresse<br />
del simbolo che fu più bello.<br />
54.<br />
ho perso la mia storia<br />
in un romanzo di appendice<br />
dove l’incrocio è vuoto<br />
e l’oasi nerastra. ho perso tutto<br />
in un circolo d’inedia.<br />
la corsa ai sacchi è stata vinta<br />
dal primo della classe sull’ultimo<br />
per un soffio. la solita fortuna<br />
borghese delle stoffe di broccato<br />
sulle tumefatte aurore. in pace<br />
col gelo le disfatte dei calcoli<br />
metropolitani. tale e quali i pendoli<br />
delle nonne ora nei nervi delle lapidi.<br />
55.<br />
le acute maggiori rovine del tempo<br />
quando le giacche delle curvature<br />
emettono varianti alle narrazioni<br />
con epigrafi di tono. allora una storia<br />
nuova s’inventa una ventata di cielo<br />
quasi a vederne la vita più caramente<br />
bella e finalmente una novella<br />
arsione al tavolo del bere liberati.<br />
56.<br />
sono passati i giorni e la mansione<br />
è nera. un disguido di eclissi ha posto<br />
in opera un tranello. quale viltà<br />
ti annetti per resistere? in nome di<br />
quale eredità permettere il ristagno?<br />
enfasi confuse ti diranno amore<br />
nelle frasi del sale nonostante<br />
la stantia grafia del sole nero.<br />
apponi un dotto consumo all’etere<br />
del buio, quasi un’enciclopedia<br />
di te che passi insito al plotone<br />
d’esecuzione. eterno albore non<br />
sarà lo stanzino della guardiola.<br />
57.<br />
ho permesso al mio stato<br />
di morirmi incontro, di alleviare<br />
la cerchia della giostra con un austro<br />
saliscendi di meandro e darsena.<br />
non è bastato il nesso con la cometa<br />
per riempire una vita tanta nel disagio<br />
della pira per il fuoco. or dì ne vengo<br />
catapultata in prima elementare<br />
o nella logica del pane che non sazia<br />
ne stanzia cave per ricavar la malta<br />
atta a resa ermetica la lapide.<br />
58.<br />
mi sa che confisco il baratro<br />
con un etto di mortadella<br />
che m’invento un canto gregoriano<br />
qui su due piedi senza nessuna<br />
reliquia da lasciare. piscio sangue<br />
da una vita senza scialare in nessun<br />
verdetto. dormo sul rasoio del sogno<br />
pessimo amanuense di documenti<br />
al culmine della vergogna. attorno<br />
alla cometa dell’asilo lo sfratto<br />
senza appello di perdere la cura della nuca.<br />
59.<br />
tutta la vita al calvario del senso<br />
il verbo della bora a metterti all’erta<br />
dal bordo del dolore con l’acredine<br />
di stabilire un’orda di crepuscolo<br />
dal corrimano che ti porta via<br />
verso la retta del saliscendi<br />
continuo al  nuovo un nome di vendetta.<br />
60.<br />
era vietato incidere l’eclissi<br />
e invece a turno con le cesoie<br />
la luce andava e veniva<br />
naufraga. in un gendarme lo charme<br />
non aveva mansione che d’irrisione<br />
verso le sostanze di un manichino<br />
al chiodo. in un nemico di china<br />
le pallottole affioravano per colpire<br />
chiunque fiorisse un io di rapina.<br />
61.<br />
in una combriccola di accenti<br />
ho visto finire il tempo<br />
in acque spremute per remi<br />
senza fiotto. le piante grasse<br />
sgonfiarsi per un eccesso<br />
di tiro alla fionda, un dado nano<br />
munirsi del mondo intiero<br />
dietro la foce di strapparsi<br />
le unghie. il patibolo del corso<br />
superare le beghe tra i cipressi<br />
per un incanto di resine femminili<br />
dentro le cave delle ronde fertili.<br />
62.<br />
da quando ho visto incidere la luce<br />
c’è un feroce dislivello di natura<br />
tra questa ventura e le fiaccole del vero.<br />
esce in questi giorni la tua voce<br />
dal fosso della notte. dove si abbeverano<br />
i cipressi insoliti vivi di liti e di fondachi<br />
dalle scodelle vuote. impero di vestigia<br />
starti a guardare vecchio. dormo attaccata<br />
ad uno sterpo che pota se stesso.<br />
63.<br />
dentro quest’alba marcia<br />
dove l’alunno è un nome di gesso<br />
dove il lungomare si addice al pregresso<br />
sospesa elemosina di adesso.<br />
un nero dislivello fa da borro<br />
al comando del pascolo scosceso<br />
sorpasso al vetriolo dover perdere.<br />
64.<br />
sono stata sott’acqua per un giorno<br />
quasi parlando con il panico di turno<br />
e la festicciola delle alghe intorno.<br />
sono stata sotto pira per un giorno<br />
rischiando il fuoco che comprende<br />
sempre demente la cenere allo smacco.<br />
sono stata in aquilone per un giorno<br />
nomando amore come un trancio<br />
marcando il cielo con fili di respiro.<br />
sono stata patriota della curva<br />
sotto randagi attori di vedetta<br />
col sillabario al vaglio del setaccio.<br />
65.<br />
cornucopia del pianto la nuca<br />
bagnata da cave di lacrime<br />
sgomenta aurora non esserle<br />
che caso di nebbia l’ancora.<br />
sul muro del geco il comando<br />
del coma di sapersi<br />
pezzullo di sabbia, bitume.<br />
annessa mansione capire<br />
il muricciolo del logico incanto<br />
il poveretto nell’io che si sfiata<br />
tata di sé senza insegnamento.<br />
66.<br />
con me morirà l’attimo e il piglio<br />
dell’era canterina quando bambina<br />
la penna a biro somigliava vaga<br />
alla gara di una cometa in giro<br />
cheta. era pur sempre un apice<br />
di mente in gloria di binario<br />
nonostante il binario. la rima<br />
equorea col mare più vicino<br />
nonostante il reo apostrofo del senso<br />
già prossimo ad un fiotto di sangue,<br />
la guerra sulle voghe giovanili<br />
quando dappresso non sembrava<br />
il vano. peso di vento si somigliò<br />
il rèmige.<br />
67.<br />
cornucopia di stenti il mare d’arpa<br />
quando le brume della notte pessime<br />
sismano malori cresimano vendette<br />
dal malinconico anfratto del pugno.<br />
in loco non potrò che darmi morta<br />
dal pagliaccio che tenta la fune<br />
del gemello funambolo più bravo.<br />
il vuoto della norma è star legati<br />
dentro la buca della storia storta<br />
apolide di sé sotto vermiglio<br />
imbroglio di comunque resistenza.<br />
sono la giacca nuda in calca di polvere<br />
non mi chiamo per nome ma per difetto<br />
infetto verso un cielo mancia di ruggine.<br />
68.<br />
memoria d’oltreoceano questo sacrario<br />
voluto dalle cenere che vince<br />
con la polvere il velame del silenzio.<br />
appena ciuffo d’erba questo malessere<br />
quale stendardo issato di fantasmi<br />
in pieno cielo logica di dado.<br />
i giochi poveretti delle rondini<br />
hanno premure di contagio allegro<br />
vive di cibo insieme le stoviglie.<br />
per le conserve ci vorrà la luna<br />
a preservare il varo del corpo d’angelo<br />
dentro la teca di dormire docile.<br />
69.<br />
dentro la giara il cuore e la vendetta<br />
d’una qualsiasi rada di perpetuo<br />
avanzo. al male del palo in palio<br />
resta la colica di sopportare il verdetto<br />
l’io concavo delle serrande serrate.<br />
perfino ride il cipresso la malasorte<br />
temprata dalla rendita del fango<br />
così pasciuta da sembrare brama.<br />
appello sul comò il cucciolo dell’ombra<br />
può la cortesia di prendersi in appalto<br />
l’ernia del fiele e la cometa mozzata.<br />
70.<br />
senza disgelo preso da beghe<br />
questo disfatto stato di responso<br />
mattinale auspicio senza la luce<br />
a chetare le cecità del nato.<br />
tanto l’incanto della favolosa<br />
cosa la sazia aureola del pane<br />
quando qualcuno indovinava i numeri<br />
nelle vendemmie le migliorie dell’estro<br />
magistrale parente con il sogno.<br />
a lungo si racchiuse lo scrigno d’oro<br />
ma pomice di veleno l’improvviso<br />
in gola al fortilizio schiantò la nuca.<br />
71.<br />
mostrami quale sarà il risultato<br />
dell’altalena in tutta questa<br />
rimembranza di pianto,<br />
quale alone affosserà il sole<br />
per un novellino imbarazzo<br />
di coma. quale sospetto mortificherà<br />
l’orizzonte che declina le bestemmie<br />
del netturbino. quale tepore inarcherà<br />
la pioggia acidula sullo sfinire della fuga,<br />
quale lente di porpora avrà la pece<br />
nel vallone della fossa comune.<br />
oppure avverami un cristallo potente<br />
stallo e trastullo del ben più che felice<br />
aureolato torpore del sogno bello<br />
sotto le bretelle dello zonzo d’ascia.<br />
72.<br />
a tutto scapito del pane cimiteriale<br />
dài la cuccagna al caso di lasciarti<br />
azzannare dalla curva di chissà<br />
quale paese in serbo di gran gioia.<br />
eppure la postina non ha ruota libera<br />
se già l’intoppo di una borsa a buchi<br />
conserva solo ceneri di sterpi<br />
catapulte le facce di suicidi.<br />
neri pirati e pingui frasi fatte<br />
stanno a ricordarti che varchi chiodi<br />
con le lenzuola in amidi di calchi.<br />
73.<br />
dove andrò a fingermi narciso<br />
tra le certezze del pendolo che vince<br />
e le giunoniche schiume dell’oceano?<br />
tu dappresso non mi conservi amiche<br />
la stralunata pressa di vulcano<br />
né le taniche aride del seme.<br />
balìa alla calura sarò l’avanzo<br />
per le liriche nude delle chele<br />
che imbrattano d’affanno e fanno<br />
male le rondini combriccole e le corse<br />
naturali per vivi di vegliarsi.<br />
il mantice d’atleta non darà soccorso<br />
né tanto meno un apice di birra.<br />
74.<br />
il percorso delle rondini è salutare<br />
al lutto della faida del bosco<br />
quando le scorie delle pésche<br />
prescrivono amuleti per sconfiggere<br />
le gerle sigillate di scherani.<br />
le rapide vermiglie delle luci<br />
seducono i cipressi che demordono<br />
il dono dell’ombra per la branda<br />
in mano alla mansione del creato.<br />
in meno di una lucciola la fiducia<br />
dello sguardo divinato verso il cielo<br />
lustro di motti alla pietà del vero.<br />
75.<br />
l’aurora dell’inganno è finalmente tramontata<br />
e la guerriglia del fiato nelle stoppie<br />
volge al termine respirante diorama.<br />
tutti gl’impegni delle fole sono stati assolti<br />
dal soldato tutto di panna disertore.<br />
tutta felice la corsa del latore<br />
porterà la gerla con l’unguento<br />
per la nuca in cattedra di dado<br />
lato al vincente lato dato fato.<br />
76.<br />
dallo scoglio è stato curato l’antro<br />
velenoso di scompiglio, tu adesso<br />
ne entri ne esci con agio di pargolo<br />
ma solo ieri il gorgo era di palude<br />
e senza gomiti il buono di appoggiarsi<br />
alle manciate del ludo di trovare<br />
finalmente il varo della foce.<br />
in un canestro di baratri e strofinacci<br />
ho visto la fine altera della luce<br />
la gimcana del lutto per combattimento<br />
l’abbattimento delle filigrane delle spose.<br />
77.<br />
ho bevuto dalla tua voce<br />
il rotolo del sale d’imparare<br />
le leccornie acidule del nesso<br />
per imparare il dubbio sulle comete<br />
che sicumere crebbero i natali<br />
delle madri la fiducia ripetente<br />
mossa dal guado di non poter<br />
di meno. sotto il fraudolento dado<br />
del tratto queste caviglie da corsa<br />
la cosa nel frattempo resa marcia.<br />
canto dei seni il latte ne scorga<br />
nonostante il semaforo fasullo<br />
sotto la melassa delle nomee del fato.<br />
78.<br />
in mano ad una faccenda di palude<br />
gestione rigida di fossi<br />
questa matrigna stazza con il seno<br />
nero.<br />
spine d’angolo starsene<br />
seggiole di fucilazione<br />
per le cintole i sassi<br />
intrisi d’epiche e coltelli.<br />
alla lanterna del dolo le pendule<br />
letargie del falso per resistere<br />
a terra con la razione vuota.<br />
79.<br />
la dignità di una faccia<br />
è stare in faccia al vento<br />
starci di ferro con il salino<br />
addosso. e piangerne lesta<br />
la compagine di giro sotto<br />
il fronte d’occaso. l’ira<br />
mansueta del tramonto<br />
intrecciata con la selva<br />
delle paludi. il ludo nudo<br />
delle fiaccole in coma<br />
qualora il costo della lente<br />
sia il fuoco consorte col tema<br />
della stanza abbandonata. interno<br />
di aprile premere la gemma per<br />
scoppiarne il fiore.<br />
80.<br />
lasciami questo ciglio ch’io<br />
possa piangerne l’egemonia<br />
del fato ben più forte di ogni<br />
lato. lasciami la sciarpa che sappia<br />
imbalsamare il mare, il mare aperto<br />
dove scomparve la materna barchetta<br />
con le siepi vermiglie nei bordi. e invece<br />
è nato un bastimento in tutto e per tutto<br />
pieno di risentimento verso il crocicchio<br />
delle ondine. tu non bestemmiare<br />
questo dispetto che tallona le bonomie<br />
e fa repente il  mito di baciarci.<br />
un furto in meno e le lacrime sarebbero<br />
piane per non perdere l’agguato dell’abbraccio.<br />
81.<br />
prendila questa incerta danza<br />
questa parvenza tutta<br />
di meringa per la merenda d’infante<br />
in un fondo amore che non sa tradirsi<br />
tra il sì del darsi e l’inimicizia darsena<br />
della luna conquistata. qui è stata<br />
tradotta la cometa dal drappo nero,<br />
qui è stata mangiucchiata la rima che<br />
ci rese amanti e tanti giunchi traggono<br />
pane per la bellezza dell’inchino chimerico<br />
di chissà cosa chiedere! e nel dominio<br />
della libertà ti vedo incline verso le sostanze<br />
scolaresche di baci tutti da regalo.<br />
82.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/21/plettro-di-compieta-terza-parte/">Plettro di compieta (terza parte)</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (seconda parte)'>Plettro di compieta (seconda parte)</a> <small>di Marina Pizzi (la prima parte si può leggere qui)...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (prima parte)'>Plettro di compieta (prima parte)</a> <small> di Marina Pizzi …. il cane gioca a eludere...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi'>Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi</a> <small>Un progetto di Luigi Pingitore Sono passati 38 anni da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/08/30/un-gerundio-di-venia-2/' rel='bookmark' title='Un gerundio di venia # 2'>Un gerundio di venia # 2</a> <small> di Marina Pizzi  33. dove è calesse il nido...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/08/23/un-gerundio-di-venia-1/' rel='bookmark' title='Un gerundio di venia # 1'>Un gerundio di venia # 1</a> <small> di Marina Pizzi 1. sulla scrivania alla voce lacuna...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/21/plettro-di-compieta-terza-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Plettro di compieta (seconda parte)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 06:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=8210</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p><em> (la prima parte si può leggere <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/">qui</a>)</em></p>
<p>26.<br />
questo mancino manico del porto<br />
le pergamene del giro della terra<br />
le malinconiche funi del maiale,<br />
l’ira del tavolo zoppo<br />
fa rovesciare i bicchieri,<br />
le pallide energie del tema in classe.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/">Plettro di compieta (seconda parte)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p><em> (la prima parte si può leggere <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/">qui</a>)</em></p>
<p>26.<br />
questo mancino manico del porto<br />
le pergamene del giro della terra<br />
le malinconiche funi del maiale,<br />
l’ira del tavolo zoppo<br />
fa rovesciare i bicchieri,<br />
le pallide energie del tema in classe.<br />
<span id="more-8210"></span><br />
27.<br />
una stazione che orbiti la secca<br />
dalla lezione degli occhi bruciati<br />
in tenuta da asfalto per resistere<br />
le temperanze delle spine in tasca.<br />
sparuta canottiera questa viandanza<br />
braccata dalle rocce della lenza<br />
che fa abboccare scarti le rondini.<br />
quale manciata di terra<br />
scioglierà il glicine<br />
che felice si appende e pendula?<br />
28.<br />
il pesce a riva zero<br />
rottama le lische in altomare.<br />
le gite delle porte<br />
scendono a testa alta verso<br />
il secolo. l’elemosina del pendolo<br />
si aggira trionfante. faccenda infante<br />
aprirti la strada per non sfondare<br />
l’atrio con le bare. in meno di una sponda<br />
la tattica del verbo. nessuno riesce a capire<br />
quale scienziato occorra alla radice<br />
al polo nero di scommettere l’addome.<br />
29.<br />
con i gomiti del cielo guarda l’aria<br />
dove si spoglia l’estro<br />
nella favola della spora<br />
e si distolga il mare<br />
in un fermento di bivacco<br />
in un’anestesia delle fonti,<br />
gli eroi del canneto<br />
sperimentino le fosse<br />
le sentinelle agricole del lembo bello.<br />
30.<br />
laureato al cumulo d’osso<br />
postribolo d’ernia che fa la zolla<br />
camminamento del castello stregato.<br />
così il partigiano del soccorso<br />
bivacca anemico amico sul far del coma<br />
il corpo con lo strascico a brandelli.<br />
di morie con la stazza sono creato<br />
inerme al davanzale che mi spezza<br />
lo sterno del rancore contro il volo.<br />
domani a Parigi sulla gran torre<br />
i pesi delle truppe galleggeranno.<br />
31.<br />
con giochini in erba fingere<br />
di vivere il chiavistello<br />
della pietà. dove arriva il rantolo<br />
del porto nella scorreria<br />
della salsedine. il sesso dell’imbrunire<br />
burla che non fa ridere nessuno<br />
né compra un uovo per scovare il varo.<br />
ammesso al cospetto del gran<br />
fulcro-furto si partorisce uno spartiacque<br />
quasi divino. invece no, la luna è lunga<br />
molte le garitte dell’altolà.<br />
32.<br />
a giorni svenderà la sua saliera<br />
pagata con le dune delle darsene<br />
nel valloncello di un acrobata di mare.<br />
va da sé che il basto della cerchia<br />
nel chiodo della forca ogni gradino<br />
barerà la svendita con dado al dì<br />
del circolo ancora ancora a battito.<br />
33.<br />
opposta al mare, segno evidente<br />
la malcapitata indagine del giorno<br />
rovinoso capitolo di stasi.<br />
sorpreso a far fagotto senza avvertire<br />
lungo tagliole tutte sulla ronda,<br />
il passeraccio che sovente litiga<br />
(sbatte ai vetri si tramortisce)<br />
con le gran serre in resta per far bosco<br />
questo sconfinato adulto senza più<br />
fame di gioco o corsa fortunella.<br />
34.<br />
si restringa il mare in uno strepitìo di stagni<br />
occaso e consuetudine di armilla<br />
per il vocìo delle rondini che basse<br />
millantano la cresima di un sì che lontani<br />
pozzanghere di sgherri e mortaretti<br />
che tutte le bestiole impauriscono.<br />
35.<br />
rendimi lo sguardo, fammi morire<br />
sotto le mani chiuse delle sindoni<br />
in dono il sillabario e la franchigia<br />
sotto le giostre in chiodo delle rondini.<br />
l’epilogo permesso sia concesso<br />
incudine di raucedine vegliarci.<br />
36.<br />
erario della nuca stare dritti<br />
nel mitico round delle fosse chiuse<br />
serventi sulle spine che dilatano<br />
le torce. tu dove andasti merce<br />
di soppiatto?<br />
senza nessuno strepito si è disposto il cielo.<br />
37.<br />
con segni di percosse<br />
ho fatto incetta d’ombre.<br />
non dorma la luna<br />
non dorma il pipistrello<br />
nella sconfitta animula del sole<br />
che rinchiude il petto e inciampa<br />
alle persiane. duttile perno,<br />
chiavistello d’anima,<br />
scendere le scale con rumore<br />
nonostante sia morto il brevetto.<br />
38.<br />
tornami nel cuore a scudo vuoto<br />
nell’isolata frenesia del pioppo<br />
vena del baro tagliare le ginestre<br />
abbarbicate all’arido,<br />
alba concava alla ricerca<br />
di un mulinello di superficie.<br />
invece del cerchio o del perimetro<br />
riaprire l’atrio giovanile.<br />
39.<br />
mia madre è stata un piatto<br />
da schianto sulla terra<br />
una leccornìa di vita<br />
per l’acido del tempo<br />
tempio oblato<br />
allo spartitraffico dell’ultima baracca.<br />
40.<br />
con un crollo di corse<br />
con il raggiro sulle rondini<br />
spartito il crollo delle cimase<br />
il viso oblato degl’indiani d’epoca.<br />
pigrizie d’orfanelli starti a guardare<br />
lungo i cancelli ruggini di scoli<br />
a far di secolo il coma della giostra.<br />
41.<br />
accludimi al silenzio<br />
al lesto sillabario che<br />
non ci racchiude, sposami<br />
di forza sopra la zona franca<br />
allorché l’alone si fa<br />
fato di corda, dondolio dimesso<br />
stuoia per un fachiro pieno<br />
del sogno della veglia.<br />
imbrattami il costato con il comando<br />
a casa la prigionia del sale<br />
con le pestifere sfere del dolore<br />
stoppia in fase di falò.<br />
42.<br />
volevo leggere la scarpata<br />
indiavolare il cielo sotto un distico<br />
signore di altri poli. ma grande<br />
effetto l’ebbe la perdita del sangue<br />
e la guerra ferita delle bacche<br />
vanesie sulle stasi di ladruncoli<br />
artisti sterminati al lutto. tutto<br />
predetto dal fondo della morgue<br />
contro la nuca carsica. sì non venni<br />
alla fantastica agonia del tuo natale<br />
stilato a piene mani dalle maestre<br />
liturgiche giostrali noie in coda.<br />
43.<br />
artigli d’ebetudine l’abicì<br />
del quadro. dove formammo<br />
le ruberie del sale, la lentezza<br />
afona del fondale di pozza.<br />
dove le perle gironzolano<br />
nei macelli delle bestie<br />
stigmate da mangiare. già<br />
si mozza la frottola dell’apice<br />
da guardare. impugna di me<br />
la vena antica, pugnalala con<br />
un permesso di lasciapassare<br />
altrove nelle fauci di una leonessa<br />
sazia sapiente in pieno sonno breccia.<br />
44.<br />
la ronda del numero zero</p>
<p>nel sonno finalmente l’ora vuota<br />
la somma indagine della daga<br />
devota alla sfinge di non nascita.<br />
dove ti avventi ignudo è solo un fosso<br />
sommato alle ronde delle mani<br />
che smossero le terre per il crollo<br />
perfezione della macina più forte<br />
avvento dello zero il nome vero.<br />
45.<br />
eredità d’invito losca primula<br />
la scala che connette pianerottoli<br />
in rotta di viscere musica rotta<br />
dal commento della frusta<br />
dalla stazione stridula tuta di groviglio.<br />
46.<br />
l’augurio è stato infranto con un cacciavite<br />
a mo’ di cascata<br />
senza radura piano laguna<br />
in grotta alla facciata<br />
del bivacco del futuro<br />
in coda senza dadi da lancio<br />
né robe da maestri né stringhe<br />
per scarpe da allacciare al lume<br />
delle beghe che contaminano<br />
nodi di santi tritumi di miti.<br />
47.<br />
lo zaino non viene attrezzato<br />
né al mare né ai monti<br />
e il pianoro è sull’orlo d’incavarsi<br />
in panico di coltre sotto il peso.<br />
le zanne miti dell’elefante<br />
imboccano a restare<br />
nonostante il rischio del risucchio.<br />
su nell’occhio il peso dell’eclisse<br />
ha un soprannome per il gioco<br />
del comico praticello di cicale.<br />
48.<br />
in un giglio di apocalisse<br />
il cicaleccio scolastico<br />
la pelle d’oca degl’innamorati.<br />
appena sotto scorta l’annunciata<br />
epigrafe del vero nudo<br />
dove si ammainano la dottrina<br />
e la latrina. attrici di conserve<br />
e meretrici biblioteche.<br />
49.<br />
ira del sale fondale di palude<br />
stazione di soqquadro<br />
il sangue a terra.<br />
l’occhio nodale<br />
ardore al chiavistello il suo guardare<br />
attori di grondaia mari neri.<br />
50.<br />
introito di nebbia<br />
necessità dell’antro<br />
dispetto ceduo<br />
d’esser vivi.<br />
la modernità del sale<br />
la novella in gola<br />
quasi a ridire l’atrio<br />
in crisantemi.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/">Plettro di compieta (seconda parte)</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/21/plettro-di-compieta-terza-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (terza parte)'>Plettro di compieta (terza parte)</a> <small>di Marina Pizzi (la prima e la seconda parte si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (prima parte)'>Plettro di compieta (prima parte)</a> <small> di Marina Pizzi …. il cane gioca a eludere...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi'>Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi</a> <small>Un progetto di Luigi Pingitore Sono passati 38 anni da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/08/30/un-gerundio-di-venia-2/' rel='bookmark' title='Un gerundio di venia # 2'>Un gerundio di venia # 2</a> <small> di Marina Pizzi  33. dove è calesse il nido...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/08/23/un-gerundio-di-venia-1/' rel='bookmark' title='Un gerundio di venia # 1'>Un gerundio di venia # 1</a> <small> di Marina Pizzi 1. sulla scrivania alla voce lacuna...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Plettro di compieta (prima parte)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=8207</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p><em>…. il cane gioca<br />
a eludere per volere<br />
il cappio che ha</em><br />
MARCO GIOVENALE</p>
<p>1.<br />
stagioni al pane<br />
critica e memoria<br />
dove la casa in estro di giostrina<br />
secca le stanze che si stanno atee.<br />
in meno di un marsupio<br />
il nodo della corsa<br />
per rivedere il sasso<br />
che mi portò sott’acqua<br />
dalla canoa più sciatta<br />
alla novellina tanica di fuoco.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/">Plettro di compieta (prima parte)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://threebeansalad.staticfree.info/photography/abandoned_house.jpg" class="alignnone" width="583" height="391" /></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p><em>…. il cane gioca<br />
a eludere per volere<br />
il cappio che ha</em><br />
MARCO GIOVENALE</p>
<p>1.<br />
stagioni al pane<br />
critica e memoria<br />
dove la casa in estro di giostrina<br />
secca le stanze che si stanno atee.<br />
in meno di un marsupio<br />
il nodo della corsa<br />
per rivedere il sasso<br />
che mi portò sott’acqua<br />
dalla canoa più sciatta<br />
alla novellina tanica di fuoco.<br />
2.<br />
un mansueto sconfitto intorno al coro<br />
del subìto abito da sposa<br />
bifronte anemone di amore<br />
corto nel corto fuso del mondo tutto.<br />
tu m’incedi in gola un incensiere<br />
io ne dico il lascito di briciole<br />
il crollo del cipresso nel palese<br />
elemosinante stormo di conserve<br />
più dolci del vestale che non voglio.<br />
<span id="more-8207"></span><br />
3.<br />
adagiarsi in un’ernia-arnia di schiamazzi<br />
a compimento di un adagio suicida<br />
dato per corpo sfinimento-animula.<br />
in meno di un silenzio da altare della patria<br />
questa pozzanghera che sganghera il volto<br />
malvezzo di conchiglia senza mare.<br />
in tema di eclissi non ti batta l’àncora<br />
né lo steccato contro dell’entrata<br />
trascorso soldo orto per l’inciampo.<br />
4.<br />
ho un confuso albore, una grotta<br />
pagata con le furie del soltanto<br />
intento di tenaglia la fandonia.<br />
5.<br />
occhi d’ignobile ribalta<br />
stare all’erta per ritrovare un tale<br />
parcheggio d’elemosine e saccheggio.<br />
le chele di darsi una dritta<br />
non captano più che malcapitati<br />
dentro le case espunte per balere<br />
di pazzi. torna indietro alla resina<br />
dell’agonia di scacco resistente<br />
alla malia dell’acido sulla fronte<br />
per trovare dio.<br />
6.<br />
nella genia del terriccio<br />
ha perso il conto<br />
il pegno del sorpasso è persistente<br />
alla pagana aureola del fosso.<br />
so della melma l’ardere del fungo<br />
il goffo gioco di chiamarsi nani<br />
gioielli sul comunque che ci addobba.<br />
nei boccoli delle nenie che più sbocciano<br />
cerchi il comignolo buono della logica<br />
senza la cattedra della mozione d’ordine.<br />
7.<br />
nenia di acrobazia starti a guardare<br />
nel ritardo della morte che ti bara<br />
dottore di te nascita di darsena.<br />
le mele incallite delle sponde<br />
non possono il sogno né il labirinto<br />
in braccio alle comete che non vengono.<br />
gomito a gomito non ci baciamo mai<br />
dato che visto è il mito e la rincorsa<br />
salatissima corsara della ronda<br />
senza la fionda del pane da spartire.<br />
8.<br />
convitto bruto l’igiene<br />
di non calarsi in fine,<br />
l’unicorno dell’attesa d’angelo.<br />
copia da me un indice divelto<br />
un pagliaccio che non fa<br />
né ridere né piangere<br />
da sotto le penombre della nenia<br />
d’ascia. scivola da me questa sciocca<br />
cantica d’inedia, diavoleria del lascito<br />
futile al bivacco di starsene coma<br />
maldestra lucciola cicca dell’asma.<br />
9.<br />
ha un ragazzino di corda<br />
ad ogni pioggia gioca<br />
più stretto.<br />
10.<br />
le resine del tetro<br />
tarlo tetro<br />
dove la rampa sgomina<br />
mimose mosse ginestre,<br />
torna a casa la morsa<br />
del sacco commando<br />
brevettato per non farsi<br />
preda di sicario, argine<br />
di sisma con le crepe<br />
macchiate dal rossore<br />
di chi muore reo di sé<br />
simbolo giunto al parto<br />
del cristallo alla leccornìa<br />
del rantolo cantante.<br />
11.<br />
con lei sta morendo<br />
la dacia<br />
che ruzzola slavina<br />
in via di pece il sia.<br />
la lena della fronte<br />
sta sotto l’albero<br />
interrato da lavori<br />
di metropoli.<br />
12.<br />
al turno di corrente<br />
voglio aggiungere la ruota<br />
quella restante tegola<br />
in bilico cadente<br />
giammai deciso grave<br />
panico pendente<br />
testa di lava.<br />
al letto dello sposo la demenza<br />
di correre il rischio della cintola<br />
dell’aquila pennuta.<br />
13.<br />
la rotta dello strepitìo<br />
stare in pasto<br />
ai morti.<br />
disordine del sale<br />
l’armonica a bocca.<br />
male convesso e concavo<br />
l’arco della costa.<br />
l’orco del bosco<br />
è una bozza di raucedine<br />
tanto per dire di non aver<br />
capito proprio un bel nulla<br />
di niente: le frotte di scolaresche<br />
non conoscono le saracinesche<br />
né le schede perforate delle risorse umane.<br />
14.<br />
un’oasi di gerundio per fare nomi<br />
di maglie da avvolgere al collo<br />
senza capitano né rotta.<br />
sasso stroncato da un caso di ferocia<br />
rotta la mandibola<br />
nel silenzio del ghetto.<br />
chiamami nella pece dell’arrivo<br />
nella rovina del girasole migrato<br />
dentro le asole vili della roccia.<br />
sorella partigiana sia girare<br />
verso le giare delle giostre guaste<br />
che spingono le gole a cicalare<br />
polvere.<br />
15.<br />
perizia dell’oceano guardarti<br />
da dove avvengono le tarsie<br />
del piangere negli studioli di marzapane.<br />
vendemmia della rima la motoretta<br />
innamorata dove portava il miele<br />
delle rondini le blasfemie del dato.<br />
affrontata la gara del pasto in piedi<br />
sprango la cerchia dell’età<br />
con un profilo laconico di grata.<br />
16.<br />
poni un divieto<br />
uno qualsiasi al corto<br />
delle dita che se ne vanno<br />
combuste sotto rotule di caso.<br />
addio in ginocchio l’io dell’occhio<br />
nulla valse il secolo del losco<br />
scacco di chiodo dove si uccide<br />
financo il dominio del mito.<br />
17.<br />
le morie del mare nero<br />
dove ti aspetto a piangere<br />
elemosine di vedove conchiglie,<br />
il fatuo marchingegno dell’altare<br />
sborsa libercoli in prosa di slogan<br />
cappi unti di altri condannati.<br />
non resta che morire garrota di nascita<br />
tra foto ovunque per sempre<br />
di quale altana?<br />
18.<br />
la nenia del cipresso è sotto l’abaco,<br />
alla voce ingenui troverai i poeti<br />
dell’asilo bombardato.<br />
con mangimi di meringhe voglio andarmene<br />
lieta bambina della porta nera.<br />
19.<br />
salutami le conche<br />
nel lutto delle foci<br />
nel tarlo di memoria<br />
nel plurimo del delta.<br />
affrettami le corse<br />
nell’imboscata della porta<br />
nella borraccia della cima<br />
tradita di occaso da una cicca<br />
serra di bitume tutta la prole.<br />
scavalcami il seno per un<br />
introito di paglia con il fuoco<br />
nel costo della mente che s’incolla<br />
in ospedale dove il tale inclina<br />
cenno appena mosso di saluto<br />
copia di addio un altro addio di copia.<br />
20.<br />
alture di bivacchi<br />
saltare cornicioni,<br />
dea del tarlo il peso<br />
il ciondolio del vuoto.<br />
appena sotto l’erba<br />
il branco dell’inedia<br />
la corda corta che non fa saltare<br />
né tagliole né comete solo il sangue<br />
dal fulcro alla ferita di un mirino<br />
ottuso quanto pago della nomina.<br />
21.<br />
con la malizia dello scivolo di cenere<br />
voga la lingua la guaina del tempo<br />
il perdigiorno del selciato.<br />
girotondo di darsena la ciotola<br />
bada avversa<br />
il solco del sorso. tu appena<br />
avvieni non starai con me<br />
dacché le ventole del fegato stregato<br />
cerchiano di chele gl’impazziti.<br />
22.<br />
il tetto del tuo assaggio è senza aroma<br />
chiudi e commetti un apice di straccio<br />
una persiana ad involucro di serra<br />
dove gettare l’ortica del tarlo<br />
loquace a più non posso sotto l’io<br />
d’una colonna alquanto devastata<br />
intrattenuta a stretto giro di tentacolo<br />
nella stamberga vocale dell’esodo.<br />
23.<br />
Argo d’arco di miele<br />
starti a guardare<br />
se dal remare la nuca è solatia,<br />
velluto d’ascia la melma di abisso.<br />
in un marciume d’occhi fissi<br />
si stempera la gara,<br />
la guerreggiata sintesi del perno<br />
nodale sotto il fulcro e la rugiada<br />
appesantita al rango di vestale<br />
dentro la nebbia con la bava<br />
in tutto il basto della faccia.<br />
24.<br />
nel martirio di reggersi in piedi<br />
la tirata d’orecchi dei benpensanti<br />
le pene in gergo<br />
la stagione indigena<br />
genuflessa all’altare del suo giro.<br />
pennacchi d’ascia la scia della fronte<br />
quando la pena lascia una sapienza<br />
tanto inutile tanto.<br />
25.<br />
attore di collaudo il dado in lauda<br />
la credula arsione del divino<br />
dubbio. più in coda di morsi<br />
verso la bacinella dell’acqua piovana<br />
dove il pio blasfemo sferra<br />
sonnolente le morie del varco.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/">Plettro di compieta (prima parte)</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/21/plettro-di-compieta-terza-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (terza parte)'>Plettro di compieta (terza parte)</a> <small>di Marina Pizzi (la prima e la seconda parte si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (seconda parte)'>Plettro di compieta (seconda parte)</a> <small>di Marina Pizzi (la prima parte si può leggere qui)...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi'>Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi</a> <small>Un progetto di Luigi Pingitore Sono passati 38 anni da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/08/30/un-gerundio-di-venia-2/' rel='bookmark' title='Un gerundio di venia # 2'>Un gerundio di venia # 2</a> <small> di Marina Pizzi  33. dove è calesse il nido...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/08/23/un-gerundio-di-venia-1/' rel='bookmark' title='Un gerundio di venia # 1'>Un gerundio di venia # 1</a> <small> di Marina Pizzi 1. sulla scrivania alla voce lacuna...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-4/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-4/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 09:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=7500</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/2007-intellect-seeking-a-wormhole.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>246.<br />
in un gioco di penombre la breccia della leccornia (la tavola imbandita) per convincere il sole a farsi dominante così da poter sbattere le coperte in piena pace dal balcone.<br />
247.<br />
le rivalità dell&#8217;ombra giochicchiano imbattute<br />
248.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-4/">Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/2007-intellect-seeking-a-wormhole.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/2007-intellect-seeking-a-wormhole-267x300.jpg" alt="" title="2007-intellect-seeking-a-wormhole" width="267" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-7506" /></a></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>246.<br />
in un gioco di penombre la breccia della leccornia (la tavola imbandita) per convincere il sole a farsi dominante così da poter sbattere le coperte in piena pace dal balcone.<br />
247.<br />
le rivalità dell&#8217;ombra giochicchiano imbattute<br />
248.<br />
con il limite degli occhi ci guardiamo in cagnesco<br />
249.<br />
con una biglia so giocare come fosse un anfiteatro<span id="more-7500"></span><br />
250.<br />
col mento nella fossa sento piangere<br />
251.<br />
la culla è in un angolo, ora serve da fioriera, è più allegra di prima quando il piccolo la occupava.<br />
252.<br />
con un fraseggio che ricorda gli scatti del panico, va alla cattedra per l&#8217;interrogazione. da seduto, al banco, si accorge di avere i capelli un po&#8217; più chiari, tendenti al bianco, la paura li ha stinti.<br />
253.<br />
si dà ad arginare di continuo il pianto dacché nessuno può sopportare di vederla piangere, la resistenza è un clamore silenzioso e solitario senza patriottismo. un argine per fingere lo stato di stasi, la pazienza enorme del furetto che si lega alla sedia per fingersi tranquillo!<br />
254.<br />
al lutto non si fa stendardo, il dado a sorte è nell’intromissione, chi vuole non può, chi può non vuole e lo scudiscio dell’esule è la malinconia di un selciato nemico, di un martirio lentissimo e civile come è in uso nella città capitale.<br />
255.<br />
si veste di nero perché è grassoccia, vecchiotta ma teneramente infantile: così si illude un po&#8217; appena un po&#8217; di essere un po&#8217; più bella, giovanile, forte contro l&#8217;angolo che la perseguita. nell&#8217;angolo c&#8217;è uno spiraglio di luce che innamora così seduta stante!<br />
256.<br />
il banco di scuola è tutto intarsiato da graffiti: la farfalla si accosta alla svastica, la scossa elettrica del segno e del colore al cuore spezzato dalla freccia ti amo. il modulo da riempire per l&#8217;ammissione agli esami è velinato, permeabile al caos del banco, resta l&#8217;impronta.<br />
257.<br />
a Roma c&#8217;è un quartiere che si chiama Trullo di case popolari d&#8217;epoca fascista con ballatoi comuni e appartamentini con soffitti bassi bassi che ricordano le tombe colombarie, alzando le braccia una persona di media altezza arriva quasi a toccarli. da pochi anni il viale è alberato con platani che donano dignità.<br />
258.<br />
in un cuore gotico ho visto l&#8217;alba<br />
in un petto panico ho sentito il crollo del cipresso<br />
in uno sguardo fisso ho sospirato il gusto dell&#8217;abbandono<br />
in una nuca cava la genia del vento dava vortice<br />
in un polso sono apparse le vene del tepore<br />
259.<br />
l&#8217;oggetto è un trittico dell&#8217;ombra, una maternità mancata, uno sciame senza miele, un mare senza sale. pare un rompicapo gemello con l’enigma.<br />
260.<br />
i gusci delle noci, le bucce dei mandarini sono sulla tovaglia natalizia. solo che il posto a tavola fu di uno solo. una macula accanto al tovagliolo rivela chissà, forse, una lacrima o solo una goccia di acqua. non è dato saperlo.<br />
261.<br />
al dì d&#8217;oggi si crepa d&#8217;empatia. il distacco più totale pur nella piena compartecipazione. so di mille morti, li conto ad uno ad uno, ne soffro: sono illesa!<br />
262.<br />
nella contumacia del sanatorio trascorsi molti giorni. la mia gemella giocava nel cortile e la osservavo dalla finestra partecipandola d’affetto. provavo il dolore di esserle separata. tra un gioco e l&#8217;altro mi chiamava. di sicuro aveva pena per me e ciò un po&#8217; mi offendeva e un po&#8217; mi consolava. poi il tempo trascorse e lei mi ospitò in cortile, in camerata, al refettorio vicino a lei.<br />
263.<br />
oro e contanti sono un tafferuglio con l’elemosina bella della fronte, angelicato stoppino della candela accesa<br />
264.<br />
premesse di comete non ce ne sono, sta in bilico grave questo diritto premuto dal soqquadro dell’angustia, i vezzi apolidi non bastano a garanzia della libertà<br />
265.<br />
il prezzo della stasi è un sillabario muto, una raucedine da stanza di putredine dove nessuno dei presenti è libero.<br />
266.<br />
con un lutto sulla fronte volge in prosa l’elegia disabile del nesso, è lutto anch’esso: nulla si ragiona.<br />
267.<br />
il vento scorticante va a farsi sopportare dalle cimase al secolo materne con le rondini.<br />
268.<br />
in un mantice di verdetto è compromesso il respiro, le bombole di ossigeno fanno da vestali inutili.<br />
269.<br />
la frotta dei ragazzi dovrebbe avere un titolo di storia, chissà dove andrà a schiamazzare! ma il superfluo non serve alle risate, è solo estetica perdente.<br />
270.<br />
in un coriandolo di erba panica ho visto il simulacro della rotta, quasi una ruggine vissuta, una fuliggine di ieri. ora, adesso, una viuzza, sarebbe già tanto.<br />
271.<br />
breviario di calunnie ho vissuto la terra, questa manciata d’ercoli satanici<br />
272.<br />
a capofitto in un notturno è finita l’aureola, la canicola, domani, avrà l’ombra menomata.<br />
273.<br />
per smorzare la noia si veste da zingara.<br />
274.<br />
“Via i ricchi dal Parlamento!” con questo cartello davanti a Montecitorio. Mi scaccerebbero?<br />
275.<br />
in un crollo di egemonia il padre rapì se stesso in un risvolto di copertina: intitolò il libro: “Ratti”.<br />
276.<br />
sotto le percosse per il furto della mela più rossa.<br />
277.<br />
una valigia nel vano della porta.<br />
278.<br />
in una cameretta con la carta geografica del globo terrestre appesa alla parete<br />
279.<br />
il cimitero si allunga all’infinito, il trito intoppo della vita scivola via per intrusione.<br />
280.<br />
pattinava con la grazia dell’acrobata, ma non riusciva a pernottare in una stanza. le dita parlottavano silenziose con la benevolenza del petto. in più, un piccolo sudario le si distendeva accanto, invitandola.<br />
281.<br />
in un cesto di penuria la sconfitta<br />
282.<br />
in un varco di salsedine le rughe tenutarie.<br />
283.<br />
l&#8217;ultimo devoto si è appena allontanato, la chiesa è tragica nudità, alambicco di ceneri.<br />
284.<br />
in una contumacia si sfracella il fato, il qualunque destino di un destino, qualunque l&#8217;umano. la pena ha la rendita del dito indice, l&#8217;accusa.<br />
285.<br />
l&#8217;altalena imita il volo di una creatura assente.<br />
286.<br />
in un costo di penombra la brevità del sé<br />
287.<br />
in un viaggio di aceto la tua penuria<br />
288.<br />
schegge di sale il sogno di scampare<br />
289.<br />
dalla nomea di guardare in tralìce questo dolore acido nell&#8217;angolo che angolo si estende ad angolo: un finimondo di globo: è tutto qui l&#8217;asilo da emisfero ad emisfero?<br />
290.<br />
in un coriandolo di attrito ho visto nascere<br />
le due gemelle della vita mia<br />
291.<br />
desiderio apolide rigagnolo<br />
questa scuoletta che mi dà la vita<br />
292.<br />
a mo&#8217; di far rancore sto a guardarmi<br />
fessa gimcana di una vita vuota<br />
293.<br />
non perdere la nenia della perdita, anzi darsi a piangere con le fandonie delle collezioni che ben sicure si cullano alle teche dei cinque sensi prive.<br />
294.<br />
con un ammanco scortese quanto un incubo, sta la radice tenue di piangere, questo dileggio storico alle spalle fa di noi un eremo di schegge di sale.<br />
295.<br />
il rammarico dell&#8217;ombra è di non riuscire a farmi scoppiare il petto.<br />
296.<br />
le bestemmie le ha coricate dentro uno specchio, la gazza ladra se le porta via ad una ad una senza ingoiarle.<br />
297.<br />
in primula di addendo questa gioia<br />
298.<br />
nel cronicario piange un uomo debolissimo. è giovane, ma è sciupato oltre misura. sporge la mano per dar da mangiare ai piccioni. è caduto dalla finestra o si è accompagnato, nessuno lo sa.<br />
299.<br />
si evidenzia che il tratto di/da atelier non si fa in grado ad alleggerire felicemente il mondo con un&#8217;ulteriore interpretazione atta alla summa dei coriandoli passati. l&#8217;artista è rorido ma la risultanza della fatica consta miseranda. l&#8217;atelier dispone di una luce invidiabile senza predisporre seminali le faccende.<br />
300.<br />
è saltato su una mina mentre andava a scuola. è rimasto cieco muto sordo. il resto è intatto. ha dieci anni. a scuola era di una bravura straordinaria. la mente è lucida. si minerà ancora di più o vorrà la resistenza?<br />
301.<br />
prima della congiura i congiurati presero a giocare a scacchi<br />
302.<br />
il nuovo calendario è tutto da vivere, rivivere, ma il vero remo è lo scheletrico bagliore del dado tratto, il datario di un abaco bacato<br />
303.<br />
chiudere un declino per provare amore, questa la carabattola di chi non vuol morire ma officiare un ciclo di ritorno<br />
304.<br />
in un meriggio di acquavite, di long drink, bussa alla porta la madre. ha l&#8217;aria poveretta di chi vede e guarda. non dice nulla, richiude. sono talmente ubriaco che sussurro: &#8220;Prendimi dentro di te e non darmi nascita&#8221;.<br />
305.<br />
ho un&#8217;edicola nel seno, invento scritte che farabutte non mi fanno dormire<br />
306.<br />
con l&#8217;aquila nell&#8217;occhio va ogni giorno al lavoro notando tutto. il tragitto è un&#8217;autentica sofferenza. lo stress valica ogni confine e timbrare il cartellino è il fine. nessun lamento, la constatazione è cronachetta cronica.<br />
307.<br />
la colazione a letto si vede solo nei film o durante le cronache delle convalescenze di persone non sole e amate.<br />
308.<br />
con il fantoccio del credo vado a letto<br />
musicando giochini d&#8217;erta marcia<br />
309.<br />
le rovine del bacio sono affisse<br />
alle sbilenche aureole del giorno<br />
310.<br />
con la lucertola nell&#8217;occhio vado a mettermi<br />
la luna per anello: gl&#8217;impedimenti producono verità rare, commiati molti stretti. nell&#8217;ordine del tinello l&#8217;odore dei fornelli si fa acidulo, durezza della vita.<br />
311.<br />
il pagliaccio si esibisce gratis, alla fine non passa con il berretto a chiedere soldi. si esibisce per spaziarsi da sé, è un ritornello come per non abdicarsi, per caricare la soma a tempo bello.<br />
312.<br />
con indici atroci, semplicemente atroci, si scrivono e scavano i libri. dai libri i film, dai film le musiche per film. tutto in una scia atroce d&#8217;indice. giallo o nero, di guerra o fantasy l&#8217;indice è atroce. l&#8217;amore un corollario, la gioia un divieto. le vite dei santi sono state e sono atroci. attendo con una contorsione di andarmene.<br />
313.<br />
con un cielo anonimo la pendola ripete e ripete angoli di tempo. in un vaso i fiori avvizziscono ben lesti. sul crocicchio delle elemosine le fioche adunanze di mani. ben da presto si mangia salsedine. anche i gabbiani sono affranti.<br />
314.<br />
il lutto così accanto è per il quaderno e le matite, nulla si scrive e la biblioteca è chiusa. l&#8217;osso è il muso, il viso della scrivania, tutto è finito e l&#8217;ordine è il vuoto.<br />
315.<br />
il quaderno del grave stadio grave<br />
316.<br />
in un letto di foglie ho visto l&#8217;angelo grattarsi perplesso la nuca. di sicuro più savio desidera sollevarmi. e lo fa. non ho paura affatto anzi mi diverte. in piedi divento angelo.<br />
317.<br />
da un indice di nebbia ho visto il vero, questa cuccuma di cuore in fase di verdetto<br />
318.<br />
si va di soffitta in soffitta, di cantina in cantina con il cancro alle caviglie. si è vecchi.<br />
319.<br />
in un cielo di acrobata ho visto il bello di rasentare terra, a capofitto la terra solo sfiorandola e la girandola se ne andava sempre più veloce. tutto qui, eppure ero felice di non essere a terra. il postino consegnava le lettere e non mi degnava di uno sguardo. dall’alto sapevo che i cipressi non mentono, ma il corpo delle nuvole dava un bluff.<br />
320.<br />
in un viottolo di crepe la donna cuce. dovrebbe rammendare il mondo. in un angolo il figlio si rigenera in un gioco inventato. il vento è leggero tanto per non disturbare. il padre giace con l&#8217;ossigeno e attende la morte. in casa tutto è intatto.<br />
321.<br />
una volta si stranieri si potevano incontrare quasi solo al centro città, turisti, studiosi, studenti, persone per affari. oggi stranieri di grandi lontananze sono davanti l&#8217;uscio di casa in periferia, in un comune solitario, in un&#8217;isola e sono gli straccioni dell&#8217;apocalisse. anche se sani sono già malati di vita pessima. dati i presupposti forse non invecchieranno. gli stenti e la fatica li fissano in trincea. all’ospedale c’era uno straniero che a letto restava immobile sotto il lenzuolo per tutto in giorno, non una parola non un lamento. l’infermiera si avvicinava, constatava e andava via. non una flebo, niente, chissà!<br />
322.<br />
in una notte in gattabuia ho imparato che la compagnia è molesta, che da soli si crepa. ho imparato a cantare anche con la gola scartavetrata. scrivere non tapperebbe il senso del disprezzo insito in ogni briciolo di polvere e forte serratura. l&#8217;amicizia è una copertina che lascia fuori i piedi. vorrei avere una pistola per spararmi dritto dritto al cuore o alla tempia. storia risaputa: ti sputo e ti canto una filastrocca del valore di un’arma ben più micidiale: la lontana adunanza così lontana da renderla possibile solo alla mente che nessuno può raggiungere.<br />
323.<br />
in una notte di sconfitte e di latrine avevo il passaporto in ordine, la valigia ben custodita e le unghie si mantenevano pulite. arrivata l&#8217;ora non ce la feci e rimasi attaccata all&#8217;asfalto, così, senza un motivo. più tardi comprai un mazzolino di fiori e lo avvicinai al fiato del mio corpo accanto al finestrino del treno. arrivai con i petali caduti e le unghie viola dei morenti, nessuno si accorse del mio spirare pudico e tenerello oltremisura.<br />
324.<br />
nodo del nodo in un abituro sono stamberga. notti di gala so che se ne fanno spesso. giorni lucenti so che se ne indossano con gioia. nodo del nodo in un letto sono legata.<br />
325.<br />
le tegole si affittano o si comprano ad una ad una, questa la fatica di correre per il corridoio quando occorre chiudere o aprire la porta. il lavoro è comunque anche quando non sembra e la fatica pure. la data messianica ma quando arriva?<br />
326.<br />
amato boia oggi è uno degli innumeri compleanni<br />
327.<br />
appena in controtendenza questo epitaffio di dover sopportare l&#8217;acredine del tempo.<br />
328.<br />
rimane un&#8217;ustione così dolorosa da far sbattere le porte<br />
329.<br />
ogni cosa balbettava per proprio conto, la porta blindata della corsia continuava a sbattere l&#8217;ora delle visite, i sudari restavano devoti al volgere dei corpi, in cortile i gatti attendevano le vaschette di alluminio con il cibo.<br />
330.<br />
un&#8217;elemosina di sonno e finalmente è feto innocuo di morire<br />
331.<br />
con un pastrano devoto la strada smentisce le curve, essere a dormire è un altrove veramente mite, da non disdire. nel bovindo della nonna i merletti delle tendini fanno innamorare anche i lupi.<br />
333.<br />
in un pomeriggio di sopralluoghi ho avuto voglia di andarmene.<br />
i vocii finanche delle pietre relegavano la grazia del mondo. con la difesa del dormiveglia il riccio si è fatto riconoscere serbandoci meno seccature. i soldati soddisfatti se ne sono andati con gli elettrodi negli zaini: nessuno ha posto resistenza e così l&#8217;ispezione è stata pulita pulita.<br />
334.<br />
in anticipo sul tempo ha eretto la disfatta, questo nerbo di sfinge che sa di falce. questo amanuense idiota che appoggia la nuca all&#8217;aria della sedia. nessun aiuto di ristoro e le spalle che dolgono in un coro di muscoli legami.<br />
335.<br />
da qui a un istante è qui, è sempre qui. l’istante di là non posso conoscerlo. questa la vergogna del mio lato, questa finitudine di gogna, spiare non risolve!<br />
336.<br />
una favola cieca ha ucciso il cielo del mondo. una certezza cieca ha ucciso il nesso dell’arcobaleno. una figura tozza ha superato l’agilità dell’acrobata. in breve il pulviscolo si è reso insuperabile.<br />
337.<br />
è difficile intromettersi nel mondo, il nucleo è sempre pieno, i lati pieni, le periferie una ad una in ogni persona rimanente, rimango.<br />
338.<br />
è appena finito il rimasuglio dell’anima. con la carne allo stato puro chissà, forse, morire è più facile. un’anestesia e sia, e via!<br />
339.<br />
con il frastuono del gerundio c’è da sopportare la tabella di marcia<br />
340.<br />
dove giunge di me l&#8217;età del fosforo luminescente insonnia il corpo vuoto<br />
341.<br />
mangiare è una cosa seria, serissima, purtroppo eseguita in fretta, troppo in fretta solo per placare l&#8217;inizio di un dolore, la fame<br />
342.<br />
portava il cappello come una corolla e il tempo della fretta lo aveva lasciato a terra<br />
343.<br />
il tempo dello strazio è il più comune dei tempi, lungo i gendarmi dei parcheggi nessuno se ne accorge. lungo la corsia degl&#8217;incurabili o all&#8217;obitorio non se ne accorgono nemmeno-neppure-neanche gli addetti ai lavori, il quotidiano incombe a bomba d&#8217;orologio.<br />
344.<br />
con una vita di stenti ha visto l&#8217;alba brevettata da tempie fanciulline<br />
345.<br />
all&#8217;imbrunire il soqquadro dell&#8217;ora verso la notte e non per paura, ma l&#8217;imbuto pare più attivo, ma è solo un parere: mio padre morì all&#8217;alba, come per conforto<br />
346.<br />
in un animo di foce il guazzabuglio della fronte<br />
347.<br />
con le brezze dell&#8217;arcobaleno il comignolo si spegne. l’aria pulita balena un nuovo logico<br />
348.</p>
<p>[Fine. Immagine: James Rosenquist - Intellect Seeking a Wormhole, 2007]</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/29/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-1/">miserere asfalto 1</a> <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/12/06/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-2/">miserere asfalto 2</a> <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-3/?preview=true">miserere asfalto 3</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-4/">Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-3/' rel='bookmark' title='Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3'>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3</a> <small> di Marina Pizzi 152. E’ qui che mi si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/11/cantico-di-stasi-2011/' rel='bookmark' title='&lt;em&gt;Cantico di stasi&lt;/em&gt; / 2011'><em>Cantico di stasi</em> / 2011</a> <small>di Marina Pizzi 1. in un ospizio di foglie la...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/da-soqquadri-del-pane-vieto/' rel='bookmark' title='da &lt;em&gt;Soqquadri del pane vieto&lt;/em&gt;'>da <em>Soqquadri del pane vieto</em></a> <small>di Marina Pizzi 1. è qui l’altrove del rantolo di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/13/il-sonno-della-ruggine/' rel='bookmark' title='Il sonno della ruggine'>Il sonno della ruggine</a> <small> di Marina Pizzi 1. la giacca della rupe l&#8217;ho...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/12/da-diario-della-fame-inediti/' rel='bookmark' title='Da: Diario della fame &#8211; inediti.'>Da: Diario della fame &#8211; inediti.</a> <small> di Rossano Astremo Divento di giorno in giorno, di...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-3/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-3/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=7511</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/the-swimmer-in-the-econo-mist-painting-3-97-98.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>152.<br />
E’ qui che mi si dà il soqquadro dell&#8217;amarezza al tasto che tutto può nei tasti gemelli di genesi con esito diverso. Si formano le parole e le guardo nel leggerle con la fratellanza del mito, con il polso gonfio di evocarle musiche al calendario da stracciare a poco a poco.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-3/">Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/the-swimmer-in-the-econo-mist-painting-3-97-98.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/the-swimmer-in-the-econo-mist-painting-3-97-98-300x197.jpg" alt="" title="the-swimmer-in-the-econo-mist-painting-3-97-98" width="300" height="197" class="alignnone size-medium wp-image-7515" /></a></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>152.<br />
E’ qui che mi si dà il soqquadro dell&#8217;amarezza al tasto che tutto può nei tasti gemelli di genesi con esito diverso. Si formano le parole e le guardo nel leggerle con la fratellanza del mito, con il polso gonfio di evocarle musiche al calendario da stracciare a poco a poco.<br />
153.<br />
Alla bocciofila c&#8217;è un&#8217;unica donna campionessa di lancio e di stecca quando gioca al biliardo. E’ molto ammirata, ma lei, ormai, è l&#8217;ultima rata di donna, un siluro di pianto nonostante nessuno la senta o veda la sua furia. In spirito si sente ragazza e questo la uccide ben più della incipiente vecchiezza. Tutti la sogguardano e la trattano con rispetto un po’ amoroso. Lei lo nota e se ne accontenta in nota, nota di sé, oramai.<br />
154.<br />
Rampe per alienati queste linee inclinate verso l’ospizio dove ridono e si disperano tutti i nati dati per alieni appena dopo.<br />
155.<br />
Era un collo in fato di bambina, era un crollo in fato di ragazza, era uno scorporo in fato di donna.<br />
156.<br />
Lasciami addosso la nuca di piramide che non toccherà dio<span id="more-7511"></span><br />
157.<br />
Desidero un grande amore felicemente impossibile<br />
158.<br />
oscenamente binario dalla morte alla vita dalla vita alla morte<br />
159.<br />
oscenamente doppio oscenamente triplo<br />
160.<br />
sull&#8217;io che correggo incontro tutti, quanti non so, ma sono molti, tutti<br />
161.<br />
di te non restano strutture ossee né pagine ossesse né vanità<br />
162.<br />
si raccolse a feto e tutto escluse per un ritorno di lusso impossibile o addirittura svanente al non essere<br />
163.<br />
con un marsupio da bambino volo al tavolino per scrivere chissà<br />
164.<br />
l&#8217;ospizio ti risvegli le pupille e il mare<br />
165.<br />
attore di collaudo questo antidepressivo modo di stare nel mondo l&#8217;antidoto<br />
166.<br />
L’archivio delle onde è certo dissolvente<br />
167.<br />
Cristo sta bene nelle poesie, poverocristo<br />
168.<br />
La poesia quale disappartenenza<br />
169.<br />
nella chitarra di te nemmeno un senso sopravive al liceo<br />
170.<br />
aspirantina è una ragazza che aspiri a diventare monaca. in colonia dormiva accanto all&#8217;angolo velato della responsabile di turno; era come noi ma diversa. io ero piccola, lei un po’ ragazza. io mi specchiavo nei vetri delle finestre, lei mai. gli specchi erano banditi. una volta feci le scale in ginocchio per chiedere la guarigione di mia madre. ero credente per tumulto. oggi ne ho un ricordo vago, quasi filmico, muco da rincorrere con il fazzoletto nelle cornici vuote.<br />
171.<br />
in un sepolcreto di crisi ho visto l&#8217;ombra<br />
172.<br />
era maschio il vento era corallo la femmina lenita da un adempiere di baci, ma non bastò questa felicità al lutto di non arrivare nel vano della porta nel tramestio del cane che sa in anticipo<br />
173.<br />
da una mansarda ho figurato il mondo cellula d&#8217;occaso sterminio in via di senso<br />
174.<br />
con le gote paonazze appena in tempo si salva in un portone. non ha commesso niente, ma è terrorizzato. si sente un latitante con un cuore di prigione con una gola di galera. appena in tempo su un altro assalto di panico, apre il portone e corre fuori fingendosi lieto, composto con destinazione. una lapide sul petto sarebbe più lieta. ma deve fingere, fingere per non storpiarsi le mani e i piedi.<br />
175.<br />
in un cantuccio di piazza finge d&#8217;innamorarsi. in tasca ha un libro intonso, solo senza occhi. forse non lo leggerà. troppi fogli legittimi, ordinati. il suo, invece, è comunque un tumulto, un rancore in un cantuccio senza requie. si deve ricordare di fingersi o credersi innamorato. questa è forse la resistenza. sua madre se ne accorgerà e tutto finirà senza vendette né vedette d&#8217;altro o d&#8217;altrove. è bello fingersi di vivere, dopotutto.<br />
176.<br />
c&#8217;è un segno di divieto, ma lei se ne frega. vuole gareggiare col purgatorio, vuole essere motoria ben più oltre. atleta, sì! e con il fioretto usato ad arte. non è mica da tutti fronteggiare gli elementi equorei aerei materiali. lei può farlo: è un grido di fioretto. ora si trova nella strada delle ambasciate e i divieti qui si rispettano nonostante il fioretto. torna a casa con un visto appena in tempo senza esecuzione.<br />
177.<br />
sull’asse della voce ho visto la tua felicità cantare la fionda della scoperta<br />
178.<br />
verdetto di elemosina guardarti<br />
dalle centurie del panico dal veleno<br />
così le norme del piangere<br />
l&#8217;età cattiva<br />
bandita da una comica arsa<br />
banconota fuoricorso.<br />
179.<br />
in un mondo di percosse, l&#8217;attore incorre nella sanzione di figurare amore, le corazze indossate vanno tutte a pennello e la gente è sicura.<br />
180.<br />
nella maestria di una tenebra possa risolversi la mia vita. una bravura da sprecare a caso, una scontrosità di bambina da far tenerezza. in questa strenna non vi saranno veliero né chiave di fortuna. tutto finirà dolcemente senza impronte digitali.<br />
181.<br />
in un far di stoppie il breve di una stasi<br />
182.<br />
in convitto con il lento occiduo<br />
nessun ristorante appello a far di pace<br />
183.<br />
un promemoria per piangere di meno quasi a ricordarselo dal momento che la spezzatura del cerchio correre si arena rotola<br />
184.<br />
salite le montagne da confinati stagni<br />
non fu uscita non fu entrata la stanza del respiro.<br />
in mano alle veneri del sale così senza sorriso<br />
il sorso del vetusto scarabocchio<br />
il solco della scuola da disperdere.<br />
remote le caviglie sul far del moto<br />
e non basta la corsa dietro al cerchio<br />
la perennità dell&#8217;orologio<br />
la ninnananna logica del vinto<br />
185.<br />
è lavarsi i denti con la soda caustica, incidente da non augurarsi, ma ritorna medesimo nella scrittura di evocarlo, starlo a sentire a tormento, un&#8217;erbaccia invadente. con la mestizia delle forbici controllare di non starci, andarsene alla larga senza né arte né parte, apolide il petto senza battiti. questo scontento non basta ad avere una distanza, una discordia da conquista della fuga. qui si resta in gara con la fotocopia.<br />
186.<br />
domande d&#8217;offuscamento, un crepitio di rena senza mare, questo è dato oramai. il gerundio della staffetta senza altri atleti, si sta soli, agende da non sfogliare. un salvacondotto per rimanere condannati.<br />
187.<br />
domani comprerò il detersivo adatto per mantenere più soffice la lana<br />
188.<br />
vieni da me con un inguine di spranga così mi ucciderai in intimità brevettandomi una scaturigine di pace pur con la pece del senza-senza il senza finalmente.<br />
189.<br />
le rupi delle suole, così difficile il giorno<br />
nel prontuario del cerchio<br />
le medesime ragioni sismiche<br />
le medesime origini medesime<br />
ma non parte la ruota<br />
questa taccagna enfasi di niente<br />
190.<br />
un eremo la contentezza del portico, guardare il sole con la lente d&#8217;ingrandimento e non averne buio, anzi la solita fanciullezza con il cerchio da correrci<br />
191.<br />
un cane smilzo, picchiato e tardo<br />
così è tutto il fatto della carta<br />
nonostante l&#8217;accademia e l&#8217;epica delle giostre.<br />
amanuense adesso la stamberga chiami<br />
le stanze nude delle rese intese<br />
dal bavero del fagotto.<br />
un lusso di detersivo per la lana<br />
questo l’inverno di chi in pista<br />
è doppiato da nugoli asprigni.<br />
192.<br />
singhiozzo d&#8217;eremo voglio la giostra<br />
scampata dalle ronde dei millenni<br />
spampanata a mille a mille petali<br />
per la stranezza d’un notturno nomade<br />
193.<br />
era l&#8217;autunno il vuoto della siepe<br />
194.<br />
i libri stanno in cantina ma non la svelano né la soffitta in apice leggera<br />
195.<br />
il frammento del frammento ed è il numero<br />
rapacissima cometa di finito<br />
196.<br />
a cottura ultimata la minestra<br />
nella scodella fuma per felice<br />
questo coltello mite di bisaccia<br />
197.<br />
un fatto, un’alienazione da urto tra le somme della spesa<br />
198.<br />
attendere è più forte del tormento proprio.<br />
199.<br />
i prezzi li hanno raddoppiati e la pace è nera.<br />
200.<br />
è finita la sintonia, è finita la simpatia in una pagliuzza di cimelio.<br />
201.<br />
è un perpetuo ordigno d’acqua marcia, un acrobata da guardare con lo sforzo della resistenza.<br />
202.<br />
le persiane hanno il colpo della rondine. le misure di un guizzo.<br />
203.<br />
dal pomeriggio alla notte il passo è brevissimo, di pozza in pozza con un canovaccio di sterpi.<br />
204.<br />
in un cantuccio di elemosine ho visto il senso, la premura cortese sul far del vero. nessuna tristezza, anzi, una raucedine di sorriso.<br />
205.<br />
accanto al più mansueto dei cipressi e nessuna noia<br />
206.<br />
truffa geniale sedersi in poltrona con il petto in pace<br />
207.<br />
quale un muso in punta di pesticida, sto attenta a non somigliarmi troppo<br />
208.<br />
in un mucchio di vapori ho chiuso l&#8217;indice: tutto s&#8217;intuisce senza leggere il contenuto, questo vuol dire che è tutto riuscito<br />
209.<br />
queste, mi dite, le ultime sembianze di un cuore curvo.<br />
210.<br />
in un mazzo di crisantemi ho visto nascite di api, mieli sfacciati, timbri intonsi, palloncini al polso<br />
211.<br />
le torri innamorate di rondini e pipistrelli<br />
212.<br />
il dolore è l&#8217;equivalente di una lente d&#8217;ingrandimento: il corpo è tutto nell&#8217;arrossamento degli occhi, nel fiato in gola del petto a tamburo, nell&#8217;insonnia e nella drammaturgia del canto a bocca chiusa.<br />
213.<br />
c&#8217;è stato un giorno in cui la divisione fu la saetta del male, il controllo assoluto da parte della fine che oggi mi tocca sopportare e portare a compimento.<br />
214.<br />
si parla di due cose diverse e si crede d&#8217;intendersi, una logica dell&#8217;ingenuità questo scarto che dà inganno o solo creduta voglia di comunicare verso un intendersi che in un cristallo è il vuoto e la luce un lampo di fosfeni.<br />
215.<br />
e poi è qui che ci si stordisce per poter sopportare la curva del lacrimare, la sciatta scempiaggine del vero.<br />
216.<br />
da ragazzina si giocava ai banditi e facilmente si fingeva di morire, da adulta sono stata bandita e duramente l&#8217;opacità del vero<br />
217.<br />
il disadorno è davvero l&#8217;affascinante, mai sciatto davvero parlante, dicente quasi benedicente in un angolo, in una crosta di formaggio che non avrà morte né noia mai<br />
218.<br />
molti palazzi sono tumefatti, partigiani resistono alle intemperie.<br />
219.<br />
in una sciatteria di condanna i libri del disavanzo. a testa bassa, in ascensore, guardo le scarpe. nulla s’impara nulla si può insegnare. con le marette infelici nella vasca da bagno ho chiuso la giornata.<br />
220.<br />
dalla finestra la furia del mare invernale, penzoloni le lanterne del lungomare le stracche luci con alone e gocce hanno l’affanno della perplessità dell&#8217;ultimo pescatore, il torto del fulcro di notte quando un pendolo stordisce nell’eco del vuoto<br />
221.<br />
nel semolino della sera mio padre cesurava la furia della morte. i peli bianchi della barba tremolavano sotto il peso del boccone liquido. per un po’ la tregua guarniva il ruzzolone nella notte.<br />
222.<br />
la riva sul crepuscolo del logico<br />
foto del senso, foto del segno<br />
223.<br />
i non-luoghi non portano amore ma sorprese di sopportazione. si guardano le merci come cosette d&#8217;anima.<br />
224.<br />
in un boccale di birra l&#8217;arenile del bello, il cosmetico miracoloso al pari delle docce collettive o del silenzio.<br />
225.<br />
il rimorso asperrimo di una natalità sgarbata, sbadata in un angolo di terz&#8217;ordine, in sordina dietro l&#8217;angolo di un circo.<br />
226.<br />
con la norma del cortocircuito sto nell&#8217;infernetto odierno della milizia dello stento<br />
227.<br />
ho riammesso il bendaggio sulle ortiche, non voglio più toccare terreno né nominare.<br />
228.<br />
le curve acidule del tempo, questo gomitolo di gomiti dove l&#8217;occhio nero del boxer è la bellezza, la normalità accerchiate del letto sfatto o fatto.<br />
229.<br />
con uno scambio di occhiate tutta la capienza del mondo si fa esaurita.<br />
230.<br />
chiamami col calcio del fucile, rendimi impossibile<br />
231.<br />
il rumore della moto è la prepotenza di un esistere senza udito<br />
232.<br />
la contaminazione della smorfia di dolore in tutta l&#8217;aria attorno e dopo e prima e per sempre. nulla sarà bazzecola, una maculetta sul lapidario del finito l&#8217;immenso dolore immenso<br />
233.<br />
su quale arcano finirà la voce passata per le armi?<br />
234.<br />
un sillabario di rovine questo stordire di vino in palio al nulla di capirci niente<br />
235.<br />
le donne stanno dritte e monocordi verso il sistema che le dà per vinte<br />
235.<br />
al call center, in fila in fila, teste che compiangono la nascita<br />
236.<br />
era un portento da figurare in gioco<br />
237.<br />
con un chiavistello d&#8217;inedia ho tratto il tratto<br />
238.<br />
quale intuito apporrà manopole al dislivello del giorno?<br />
239.<br />
in uno scenario di vento ho appeso l&#8217;abaco<br />
contratto sotto il peso dell&#8217;aria forte<br />
240.<br />
con un commiato latente si sprigiona il sole<br />
241.<br />
con le nocche perdenti non osa bussare presso la porta dell&#8217;ultima casa<br />
242.<br />
la lancinante apatia chiude la salute in un post-it che si scolla e che ricordava di comprare il detersivo per gli indumenti di lana. il telecomando ha la polvere così come la tastiera del pc. la tana non basta più ad arginare la pena, la noia morde, le lamentele tolgono lo sterno dal petto in un buco di voragine.<br />
243.<br />
in un lettino di figlio ho visto il mondo<br />
dotarsi di comandi di forca.<br />
244.<br />
la giovinezza succede in un far di straccio<br />
un vellutello sgualcito alla nomea del tempo.<br />
245.<br />
in un giaciglio di cornucopie ho spinto il sonno ben sistemando le bisacce del ritorno per le calamitose enfasi di chi conosce il vero: sacchetti di sabbia l’anfiteatro tutto intorno<br />
246.<br />
in un gioco di penombre la breccia della leccornia (la tavola imbandita) per convincere il sole a farsi dominante così da poter sbattere le coperte in piena pace dal balcone.<br />
247.</p>
<p>[Immagine: James Rosenquist - The Swimming in the Econo-mist (painting 3) 1997-1998]</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/29/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-1/">miserere asfalto 1</a> <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/12/06/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-2/">miserere asfalto 2</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-3/">Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine)# 3</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/27/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-4/' rel='bookmark' title='Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4'>Miserere asfalto (afasie dell&#8217;attitudine) # 4</a> <small> di Marina Pizzi 246. in un gioco di penombre...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/11/cantico-di-stasi-2011/' rel='bookmark' title='&lt;em&gt;Cantico di stasi&lt;/em&gt; / 2011'><em>Cantico di stasi</em> / 2011</a> <small>di Marina Pizzi 1. in un ospizio di foglie la...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/07/01/il-cantiere-delle-parvenze/' rel='bookmark' title='Il cantiere delle parvenze'>Il cantiere delle parvenze</a> <small>di Marina Pizzi 1. la mia sciarpa è un tragitto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/13/il-sonno-della-ruggine/' rel='bookmark' title='Il sonno della ruggine'>Il sonno della ruggine</a> <small> di Marina Pizzi 1. la giacca della rupe l&#8217;ho...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/12/da-diario-della-fame-inediti/' rel='bookmark' title='Da: Diario della fame &#8211; inediti.'>Da: Diario della fame &#8211; inediti.</a> <small> di Rossano Astremo Divento di giorno in giorno, di...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/miserere-asfalto-afasie-dellattitudine-3/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sei autrici per margini, frontiere &#8211; anteprima Sud 11</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/08/w-le-donne-anteprima-sud-11/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/08/w-le-donne-anteprima-sud-11/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 08:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra D’Agostino]]></category>
		<category><![CDATA[Florinda Fusco]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Frene]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Pugno]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giovenale]]></category>
		<category><![CDATA[maria grazia calandrone]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[rivista Sud]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/08/w-le-donne-anteprima-sud-11/</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/douanes.jpg' title='douanes.jpg'></a><br />
<strong>Maria Grazia Calandrone</strong></p>
<p>Il ciliegio quell’anno aveva un male nel corpo<br />
a fiorire, come<br />
se inclinasse una chioma innaturale<br />
verso un mondo che non vagliava<br />
le cavità del mondo (&#8230;)</p>
<p><strong>Alessandra D’Agostino</strong></p>
<p>dieci mattoni<br />
uno sopra l’altro<br />
stucco a farcire (&#8230;)</p>
<p><strong>Giovanna Frene</strong></p>
<p>«Il nervo scoperto della nostra virtù: la vita<br />
separata in due frammenti incoincidenti,<br />
la dignità del mondo attraversata<br />
come una scorciatoia» (&#8230;)</p>
<p><strong>Florinda Fusco</strong></p>
<p>conto le ossa                             adesso che sei quasi vicino</p>
<p>          dietro il vetro                       la mano spinge non arriva</p>
<p>il corpo piegato          a ricamare un bosco                con gli spilli (&#8230;)</p>
<p><strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>appunti di sorpassi da questo indietro<br />
da questo corriere dei piccoli permanenti<br />
vedere il mondo da indici di fagotti<br />
comunque la perdita senza la fronte querula<br />
starsene d’angolo in gola alla forca(&#8230;)</p>
<p><strong>Laura Pugno</strong></p>
<p>allatta<br />
una scimmia cucciolo<br />
dalla pelliccia d’oro,<br />
trova a terra<br />
il corpo di una scimmia grande<br />
scuoiato (&#8230;)<br />
</p>
<p><strong>Sei autrici per margini, frontiere &#8211; anteprima Sud 11</strong></p>
<p><strong>Maria Grazia Calandrone</strong></p>
<p>Contro l’esilio<br />
a M.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/08/w-le-donne-anteprima-sud-11/">Sei autrici per margini, frontiere &#8211; anteprima Sud 11</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/douanes.jpg' title='douanes.jpg'><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/douanes.thumbnail.jpg' alt='douanes.jpg' /></a><br />
<strong>Maria Grazia Calandrone</strong></p>
<p>Il ciliegio quell’anno aveva un male nel corpo<br />
a fiorire, come<br />
se inclinasse una chioma innaturale<br />
verso un mondo che non vagliava<br />
le cavità del mondo (&#8230;)</p>
<p><strong>Alessandra D’Agostino</strong></p>
<p>dieci mattoni<br />
uno sopra l’altro<br />
stucco a farcire (&#8230;)</p>
<p><strong>Giovanna Frene</strong></p>
<p>«Il nervo scoperto della nostra virtù: la vita<br />
separata in due frammenti incoincidenti,<br />
la dignità del mondo attraversata<br />
come una scorciatoia» (&#8230;)</p>
<p><strong>Florinda Fusco</strong></p>
<p>conto le ossa                             adesso che sei quasi vicino</p>
<p>          dietro il vetro                       la mano spinge non arriva</p>
<p>il corpo piegato          a ricamare un bosco                con gli spilli (&#8230;)</p>
<p><strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>appunti di sorpassi da questo indietro<br />
da questo corriere dei piccoli permanenti<br />
vedere il mondo da indici di fagotti<br />
comunque la perdita senza la fronte querula<br />
starsene d’angolo in gola alla forca(&#8230;)</p>
<p><strong>Laura Pugno</strong></p>
<p>allatta<br />
una scimmia cucciolo<br />
dalla pelliccia d’oro,<br />
trova a terra<br />
il corpo di una scimmia grande<br />
scuoiato (&#8230;)<br />
<span id="more-5470"></span></p>
<p><strong>Sei autrici per margini, frontiere &#8211; anteprima Sud 11</strong></p>
<p><strong>Maria Grazia Calandrone</strong></p>
<p>Contro l’esilio<br />
a M. B.</p>
<p>Il ciliegio quell’anno aveva un male nel corpo<br />
a fiorire, come<br />
se inclinasse una chioma innaturale<br />
verso un mondo che non vagliava<br />
le cavità del mondo. Le donne<br />
si stringevano fasce intorno ai lombi<br />
vaporanti nell’alba meschina<br />
e perle<br />
serene sulla fronte, simili<br />
a beccate fugaci<br />
di migratori, cose che al sole<br />
svaniscono: una disfunzione, un singhiozzo<br />
appena percettibile di tutta la terra<br />
che dorme sotto il velo<br />
di ginestre precoci, sotto le ali.</p>
<p>Abitazioni estese lungo i fiumi, euforia chimica<br />
dai comignoli neri. L’industria colma di olio<br />
verdognolo le arterie. Le voci di Giovanna<br />
fanno silenzio<br />
mentre tocca il fiore con le mani<br />
e sta come<br />
la carne denudata nei tabernacoli.<br />
Sul nero sanguinante<br />
di quel corpo ricade<br />
il nevischio del volto<br />
e una profezia di rami in fiore. </p>
<p>Lui ha saltato la rete – eppure quella notte<br />
non si vedeva a un passo.<br />
Dopo diverse ore di cammino<br />
ha bussato alla casa dell’infanzia<br />
diceva solo mamma non è niente<br />
diceva mamma sono solo<br />
stanco, solo stanco.</p>
<p><strong>Alessandra D’Agostino</strong></p>
<p>da <em>Fuori serie</em></p>
<p>9<br />
dieci mattoni<br />
uno sopra l’altro<br />
stucco a farcire</p>
<p>12<br />
l’orlo dei tuoi denti bianchi<br />
aperti, spalancati<br />
mentre sopra parli, ridi, vieni</p>
<p>13<br />
appoggio indeciso<br />
estremità che corre in alto<br />
rifiutata dalla sicura base<br />
più scura in ombra</p>
<p>23<br />
la linea rossa giù in fondo che ti fermi a guardarla,<br />
fermando il passo sulla sabbia fresca del presera.<br />
Foto al tramonto di due anni fa.</p>
<p>8401</p>
<p>Bordi di cucito con sangue scuro</p>
<p>Non vuoi smettere</p>
<p>Non vuoi sentire</p>
<p><strong>Giovanna Frene</strong></p>
<p><em>Tre poesie</em></p>
<p>«Il nervo scoperto della nostra virtù: la vita<br />
separata in due frammenti incoincidenti,<br />
la dignità del mondo attraversata<br />
come una scorciatoia»</p>
<p>*</p>
<p>questo vetro alitato in una sola direzione che presto<br />
un colpo inferto dall’opposto infrangerà<br />
                           come un cielo stellato<br />
come aprirlo anche un solo momento<br />
senza che si rompa il diaframma salvifico?</p>
<p>non perché si è nelle cose<br />
si vive</p>
<p>ma per i segni del piombo</p>
<p>*</p>
<p>Li abbiamo perduti come luoghi-altri<br />
smarriti       il soggetto dei sogni notturni non è<br />
che la notte        ventre ampio dell’immemore oculare<br />
lì risiedono le vitree assenze della superficie come pavimento<br />
alla cavità mentale        tale è il luccichio del mosaico<br />
minimale che Ravenna somiglia alla colorata<br />
fanghiglia dell’illusione molle        collettiva<br />
ma l’astrazione singolare rigidamente innesca<br />
la mente verso metafore orlando di nero i bordi<br />
delle unghie      a forza di scavare nella memoria una storia<br />
inesistente   niente più altro esiste del presente se resiste<br />
all’impatto della notte<br />
                                    sventrato pavimento dell’assenza</p>
<p><strong>Florinda Fusco</strong></p>
<p>da <em>La signora con l’ermellino</em></p>
<p>0.1</p>
<p>conto le ossa                             adesso che sei quasi vicino</p>
<p>          dietro il vetro                       la mano spinge non arriva</p>
<p>il corpo piegato          a ricamare un bosco                con gli spilli</p>
<p>                               equilibrio a non pungersi</p>
<p>          crescono rughe sulla pelle     come radici, alberi</p>
<p>                   decapito passo passo le mie dita</p>
<p>                      la mia lingua     l’altra lingua</p>
<p>                             coperta di muschio<br />
                                fino alla gola</p>
<p>0.2</p>
<p>mettetemi un cielo nell’ombelico                               e vi donerò tutto il mio sonno</p>
<p>    le ossa intrecciate di fili di ferro                                       il peso della carne                </p>
<p>             premuto sulla terra                                      i capelli cresciuti di spilli                                  </p>
<p> osservate il corpo steso         i suoi impercettibili movimenti              il piede lieve di aria</p>
<p>                                      non aprirò la mia bocca di cemento              </p>
<p>                           per dirvi</p>
<p>                                   tornate più tardi, è sempre troppo presto</p>
<p>0.3</p>
<p>mi dissero che i morti                                           assistono alle cerimonie</p>
<p>               arrivano in punto                         sono sempre alle spalle                 </p>
<p>le donne hanno grandi cappelli                                                 e lunghi guanti blu</p>
<p>portano collane di grani bianchi                              intangibili come rosari</p>
<p>                                                            non si avverte il loro passo lieve</p>
<p>                                                                      non si sente il loro non odore tra gli invitati</p>
<p>                                                                non si vede il loro piede scalzo sul marmo</p>
<p>                                       i morti camminano sulla terra</p>
<p>si mischiano tra i capelli                 </p>
<p>                                                                                 scivolano lungo il collo, tra le<br />
                                                                             costole, nelle vene, fino alle unghie del piede</p>
<p>il giorno                                                                   si posano sulla patina dei piatti</p>
<p>                                                                                       o nel fondo dei bicchieri</p>
<p>                                              in silenzio li beviamo</p>
<p><strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>da <em>Declini</em> </p>
<p>3.<br />
appunti di sorpassi da questo indietro<br />
da questo corriere dei piccoli permanenti<br />
vedere il mondo da indici di fagotti<br />
comunque la perdita senza la fronte querula<br />
starsene d’angolo in gola alla forca<br />
4.<br />
un agguato e l’eremo è morente<br />
un furto e la casa si balbetta<br />
uno strattone e la foggia si straccia<br />
un punto in più o meno e l’abaco si spacca<br />
una preghiera e la cometa ne risente alla baldanza<br />
un asilo e l’esilio dà viottoli di baci:<br />
le conseguenze del minimo maggiore<br />
5.<br />
la noia è la crosta del visibile<br />
il grembiulino afono del gregge<br />
apposta si va ai rituali al teatrino delle marionette<br />
per perdere un po’ di noia<br />
per scardinare le pozze del sangue<br />
per farne aureole vivaci<br />
6.<br />
una gerenza d’ascia questo boccone salso<br />
in crudo dorso rispettare il vento<br />
venuto su un livello di vendetta</p>
<p>9.<br />
un salottino di primi maghi quando si giocava<br />
e il vandalo elevato alla potenza era ben lontano<br />
e lo sfasciacarrozze del sangue era ben lontano<br />
in un manipolo di cespugli si giocava<br />
alla costanza del trenino all’acqua magica,<br />
con la penuria del dopo l’avvento di costringere<br />
frasette di commiato la stasi darsena<br />
seguita dall’attesa in frode d’ascia.<br />
10.<br />
e poi svolò l’aureola nel pozzo<br />
quale pianto di nenia a far di fato<br />
questo percosso schema della casa<br />
inutile a capirsi. il lesionante stipite del boia<br />
l’autunno nodo che ti prende il fiato.</p>
<p><strong>Laura Pugno</strong></p>
<p><em>amazonas</em><br />
<em>un ambiente</em></p>
<p>allatta<br />
una scimmia cucciolo<br />
dalla pelliccia d’oro,<br />
trova a terra<br />
il corpo di una scimmia grande<br />
scuoiato</p>
<p>senti che si muove come foglie o<br />
passi sulle foglie<br />
ha i seni fuori –</p>
<p>un nastro di uccelli fa moebius<br />
in alto e nel grigio –</p>
<p>poi mastica parola-cerbottana,<br />
uccide<br />
la scimmia<br />
lo guardi<br />
disteso su un intreccio<br />
che trasportano sollevano da terra</p>
<p>quelli che compaiono-scompaiono,<br />
che abitano la mente,<br />
non-contattati</p>
<p>non visto,<br />
così è che lo vedi<br />
per la prima volta<br />
da un intreccio</p>
<p>di rami e foglie contenenti acqua<br />
larghe, carnose-<br />
cave<br />
masticano a lungo la parola<br />
la carne di scimmia prima<br />
di metterla in bocca</p>
<p>ti troveranno,<br />
se cercano,<br />
se entrano tagliando<br />
non può durare,<br />
sono<br />
sparsi e<br />
accerchiati,<br />
nel folto<br />
lungo l’acqua fangosa<br />
mescolata con corpi,<br />
con foglie</p>
<p>di nuovo perdi i sensi<br />
e sei portato<br />
via perché ti salvino<br />
con questa profonda</p>
<p>capacità di scomparire</p>
<p><strong>Nota &#8211; <em>al margine</em>-</strong><br />
di<br />
<strong>Marca Giovenale</strong></p>
<p>Da tempo leggo / sento il lavoro delle autrici qui presentate. È la ragione che mi ha fatto chiedere a ciascuna di loro di misurarsi con un elemento che vedo (ma che fin qui non avevo ancora giudicato) costante nel loro percorso: frontiere, confini, margini. E la mia familiarità con i loro stili è stata – anche stavolta e come sempre – sfidata e felicemente spiazzata dai testi, alcuni inattesi, e dalla prontezza e sensibilità – nelle scelte e pagine – con cui hanno filtrato il suggerimento o meglio la suggestione offerta. L’idea, il tema musicale insomma. </p>
<p>Dalla polifonia su margini e frontiere per «Sud» – dalle voci di Maria Grazia Calandrone, Alessandra D’Agostino, Giovanna Frene, Florinda Fusco, Marina Pizzi, Laura Pugno – è percettibile una sorta di suono risultante, che non è però somma, o intonazione facile.</p>
<p>È semmai il suono della materia, di materie macerie, delle distonie che tuttavia si specchiano ed entrano in parola; è così la precisione della scocca positiva delle cose, del loro urto e frastaglio, chiamate nei versi, nella scriminatura fra bianco e scritto, fra taciuto e visto, in metro, tabulazioni, enjambements, tagli, rime, a-capo. Le cose chiamate esistono – doppie (per il sé/altro). È costante il dialogo in cui si dispongono con il loro proprio margine, che batte dando eco: ogni oggetto parla dal margine che esso stesso è a sé, che forma, accresce, affina.</p>
<p>La terra che «dorme sotto il velo» delle ginestre, di Maria Grazia Calandrone; le «cose che al sole / svaniscono». Poi la presenza umana, quindi il dolore: di chi bussa «alla casa dell’infanzia», nella stanchezza. Il tocco tutt’altro che semplicemente decadente del fiore/tabernacolo/carne. È poi il margine proprio oggettuale, secco e iperdefinito, delle presenze nei testi brevi di Alessandra D’Agostino: «mattoni», «stucco», «bordi di cucito con sangue scuro», una scolpita «sabbia fresca del presera». La memoria, non nominata, nomina. </p>
<p>In Giovanna Frene è la vita ad essere (ed essere detta) «separata in due frammenti incoincidenti». Non è pura tradizione di Novecento. Lo sguardo che il linguaggio di Frene cristallizza è tutto interno e diffratto nell’ambiguitas delle singole scelte lessicali, dei rapporti sottilissimi e complessi dell’architettura sintattica. </p>
<p>Florinda Fusco convoca «il peso della carne», la costante presenza del corpo. Ma anche dei «morti» che sono «sempre alle spalle» e «arrivano in punto»: ecco: i rappresentanti per antonomasia dell’assenza presenziano a ogni microrito dei presunti veri presenti, dei vivi, dei parlanti. I morti «scivolano lungo il collo», non sono ectoplasmi, ma altra materia, differenza. Si fanno realtà nei bicchieri: li beviamo. (Quasi – diresti – li vediamo). </p>
<p>Marina Pizzi vede invece la condanna delle cose e dei testimoni «in gola alla forca»: sono inchiodati nel male. In un non dimenticabile (e necessario-fuggevole) flickering tra «asilo» ed «esilio». (Come del resto è proprio l’esilio a risultare centrale nella poesia di Calandrone: fin dal titolo). Pizzi – nel momento in cui alla violenza delle ombre opache delle cose rivolge attenzione – non ne dimentica il tedio, l’accumulo, la vertigine di malinconia: «la noia è la crosta del visibile». (Forse: l’idea di un accumulo di nomi come accumulo di nemici è, delle sue poesie, la firma connotante, riconoscibile). In Laura Pugno «un nastro di uccelli fa moebius»: il confine, il margine, tutto materico anche qui, è però rovesciato su sé, giocato per piani di crisi, di vicenda inafferrabile. C’è allora paradosso (fondatore, in realtà, dell’idea di margine, limite): ci sono entità che «masticano a lungo la parola / la carne di scimmia prima / di metterla in bocca»: come un nastro di Moebius non ha inizio e fine né un sopra e un sotto, ma entrambi e nessuno, così la parola-carne è (paradossalmente appunto) masticata «prima» che sia messa in bocca. Letteralmente: (im)possibile. È il proprium della mente paesaggio. (Il nostro confine interno).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/08/w-le-donne-anteprima-sud-11/">Sei autrici per margini, frontiere &#8211; anteprima Sud 11</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/02/25/poesia-fuori-del-se-poesia-fuori-di-se/' rel='bookmark' title='Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé'>Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé</a> <small>Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé / Vincenzo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/02/16/poeti-degli-anni-zero-allesc-2/' rel='bookmark' title='Poeti degli anni zero all&#8217;Esc'>Poeti degli anni zero all&#8217;Esc</a> <small>POETI DEGLI ANNI ZERO Venerdì 25 febbraio 2011, alle ore...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/04/07/questioni-e-generazionialcuni-autori-nati-negli-anni-1968-77/' rel='bookmark' title='Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77'>Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77</a> <small>Parte prima: Corpo, gelo, tempo, oggetti di Marco Giovenale Il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/e-in-edicola/' rel='bookmark' title='È in edicola'>È in edicola</a> <small>il n. 202 di “Poesia” (Crocetti), con il primo di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/03/28/la-traduzione-del-testo-poetico/' rel='bookmark' title='La traduzione del testo poetico'>La traduzione del testo poetico</a> <small>Roma, sabato 29 marzo 2008 Teatro dei Dioscuri, via Piacenza...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/08/w-le-donne-anteprima-sud-11/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>16</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 05:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Pingitore]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Celan]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[variazioni meridiano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Un progetto di <strong>Luigi Pingitore</strong></p>
<p><em>Sono passati 38 anni da</em> Il Meridiano <em>di Paul Celan.<br />
Quel discorso, pronunciato in occasione dell’assegnazione del premio &#8220;Büchner&#8221;, fu tra le tante cose una riflessione lucida, tutt’altro che dogmatica, e piena di strazi, sul significato che Celan attribuiva al proprio fare poesia; in un’epoca in cui la poesia aveva ampiamente dismesso la propria identità millenaria.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/">Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un progetto di <strong>Luigi Pingitore</strong></p>
<p><em>Sono passati 38 anni da</em> Il Meridiano <em>di Paul Celan.<br />
Quel discorso, pronunciato in occasione dell’assegnazione del premio &#8220;Büchner&#8221;, fu tra le tante cose una riflessione lucida, tutt’altro che dogmatica, e piena di strazi, sul significato che Celan attribuiva al proprio fare poesia; in un’epoca in cui la poesia aveva ampiamente dismesso la propria identità millenaria.</em></p>
<p><em>Otto poeti italiani. Oggi. Che abbiano già esordito (quindi con almeno una pubblicazione alle spalle che li abbia consegnati all’esterno).<br />
Tracciano il proprio meridiano, seguendo le coordinate intime delle proprie necessità, dei propri slanci e delle proprie abiure.<br />
La scelta di questi poeti è puramente arbitraria. Ne mancano altri. Potevano essere altri. Ma è una scelta. Non ci sono note bibliografiche. Di ciascuno di loro è possibile rintracciare in rete molteplici informazioni. Qui basti il testo.</em></p>
<p><em>N.B. Questo esercizio nasce dopo che Nazione Indiana ha già proposto un’operazione analoga – <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/01/11/usus-scribendi-io-non-sono-uno-scrittore/">usus scribendi</a> &#8211; dedicata a 4 narratori. Era stato pensato alcuni mesi fa ma tant’è, forse era necessario che si completasse la mappatura di un certo territorio della letteratura italiana.</em></p>
<p><em>Luigi Pingitore</em></p>
<p><span id="more-5330"></span></p>
<p><strong>Marina Pizzi</strong>, <em>La strage della parola: l’imbuto in gergo</em>.</p>
<p>La mia grande aspirazione fu ed è non essere nata. La nascita dà la morte e nessuno e nulla può negarlo. Certo in mezzo l’ovvietà degli ottimisti mette il vivere: per me è solo un attendere l’esito finale che colloco nella cenere senza speranza alcuna.</p>
<p>Il silenzio, quindi, occupa uno spazio dèmone e cristallino che nessuna parola è atta a partecipare. La poesia, dopo i campi di sterminio nazisti e di altri fradicidi, funge da Cenerentola senza l’attesa dell’epifania della zucca. E’ sterminio di sé essa stessa. Eppure è propriamente consona a dare una sopravvivenza di limbo, una botola di mantice respiro. Si sa, la vita uccide e si uccide per poter sopravvivere, nonostante. I poeti sono spesso gli ultimi della classe ché profeti del nulla e sedotti-seduttivi, antesignani di una bandiera fantasma sull’orlo della foce o del lusso del delta. Al punto di oggi gimcane e labirinti sono ridotti all’osso già prima di iniziare il tragicomico gioco dell’umano. Eppure una spinta ci sorpassa e ci dà pietà nel dirci: corri, partecipa, datti nel crocicchio di ogni attimo! Nessuna salvezza, beninteso, ma un lemure occaso di carezza.</p>
<p>Spesso si fa una cosa per sopportarne un’altra ben più insopportabile. Così mi appare l’antro misterico della parola elevata al grado di potenza del poeta. E’ un atto doloroso e necessario insito nel fulmineo e lento comprendere che si è presi, si è prigionieri, si è condannati: può allora, alle volte, avvenire un minimo di remissione della pena tramite la recitazione sul palcoscenico teatrale da parte di una voce altra che scaturisce, comunque altra anche se dello stesso poeta leggente. Ma il vuoto non si dà colmo alle spallate foniche, la burrasca della sopravvivenza specchia un altrove davvero scontento da qui a lì a là per farne un laggiù con l’eco del verso ben forgiato. Amanuense artigiano il poeta che dal perdere rigeneri continua la risacca, l’evaporazione del lutto dall’elaborazione dello stesso. Dedica perpetua sempre variabile e variante questa condanna a dimostrazione di un’intera vita, senza tregua, senza requie in ogni momento del giorno e della notte. Splendida condanna del medesimo ripetente, dell’alunno che umile, appena coricato, debba rialzalsi dal letto per trascrivere un verso improvviso così da non mandarlo perso fidandosi della memoria. Santità del non tradimento, diavoleria della fedeltà senza costrutto o, addirittura, al ludibrio di altri più consoni viventi. E, poi, l’anemia o il troppo sangue del sentirsi senza pelle, rotta la difesa e con la ferita aperta. La bella e buona lente non scoprirà nulla, solo parolette di pane confidenti l’intuizione, l’epifanico corsaro del trovarobe. A questo lucro di resine il sì dell’ultimo lichene in crepa di non poter il giardino delle meraviglie, ma solo la forza di vergare davanti e dietro la lavagna nera figlia-frutto di vulcano</p>
<p>La lettura di una poesia è sempre una lettura di vita: quale un androne abitato dai primi abitanti andati. Le ombre si disfano in un sillabario di bravure avulse, comunque, al vacuo encomio. E&#8217; come una fretta in grado di risolversi felicemente: il fiatone e il cuore in gola prendono il dono dell’arrivo del boomerang che ritorna. Le competenze si acquisiscono con l’umiltà della pala, dello scavo fraterno: il piano è inclinato ed incline al massimo voltaggio. Ogni lettore è linfa alla vitalità della parola, e la lettura rimane gioiello nel petto, petto di gioiello. Avvincente quale il migliore dei gialli, la poesia fa da sposa dell’ultimo della classe mite e senza voto, presenza-assenza di un collezionista di classe non mai necrofilo. A pelo d’acqua o negli abissi marini la rissa amorosa con la mitezza esplosiva alle volte di una e solo una paroletta: da qui a lì da là a qua e qui dove sono io e noi siamo. Argonauta del segno al senso o controsenso o nonsenso o comunque la qualità di un ago che trapassi senza mai pungere per cavarne sangue da offendere. Il lettore di poesia quale grande campione di sé senza trofeo.</p>
<p>La traduzione è la Fenice del mondo alla rovina che rovina nascendo il mondo. Con questo intendo la incomunicabilità congenita delle/nelle cose del mondo. Un proverbio italiano o solo romanesco, non so, recita “meglio essere cornuti che male interpretati”: con ciò per significare la lontananza da se medesima dell’intera umanità e del familiare. Ma la traduzione diretta ed indiretta è indispensabile. Nascemmo da un attrito, moriremo esuli in patria o in lontananza. Questa la lacerazione di ogni essere, in più il poeta aggiunge di suo l’estrema scaturigine del comunque perso. Ogni misura d’arte è in grado di tradurre il mondo, ma la morte che ci arrechiamo l’uno l’altro è, ancora, la più forte. Quale balsamo imiterà il Divino? L’arsione del fuoco? Solo il divario dalla vera bontà reca danno all’iride dell’occhio, di qualsiasi occhio. Ben venga comunque e sempre il MITO della traduzione, della traduzione artistica, del doppio dopo il poeta. Lo specchio recerà più oltre l’ombra e la brace continuerà la furia buona della penombra oltre. Quale cornucopia dal limite all’infinito la lingua, qualsiasi lingua verso le lingue. La traduzione è, comunque, un atto di pietà, di magnifica pietà verso l’umano. Mano d’altro per l’altro.</p>
<p>Come Novalis credo che il pensatore non vada disgiunto dal poeta. L’intuizione nei miei versi soppianta la vetero ispirazione alla quale non ho mai creduto né avvertita. I versi possono attingere e giungere dovunque e in qualunque momento. Ammiro molto l’unione dei saperi scientifico-letterari. L’esperienza dell’umano non andrebbe mai divisa in compartimenti stagni di allontanamenti l’uno dall’altro. Anche la notiziola di un pezzullo di giornale può far nascere buoni versi. I versi sono pensiero, certo nei modi rivoluzionari della poesia, nell’infinito dire e ridire in modo diverso il mondo e la propria singola e unica vita di persona. Si deve scrivere, di converso, solo dell’esperienza vitale e vitalistica insita ed attigua alla vita di ciascuno, ma l’atto di rigore deve essere inappellabile, il sottrarre più forte dell’aggiungere, la sapienza nuda e cruda quale un atto di amore. E, poi, l’umiltà costante della lettura deve accompagnare la composizione, il vergar creativo e agonale fra sé e il mondo da interpretare. Sono per la contaminazione reciproca dei linguaggi, per i collages linguistici, per il compenetrasi delle epoche linguistiche ed artistiche. Anche la dittatura brutale della pubblicità può dar adito ad un nuovo verso. In aggiunta è in assoluto indispensabile non perdere mai la pietà vera e unica verso se stessi e il mondo tutto, per la fragilità orgogliosa e superba che ci distingue dalla tenerezza di una bestiola cara e indifesa. L’esercizio quotidiano completa questo abbozzo di quadro.</p>
<p>Scrivo poesia perché mi aiuta a sopravvivere alla fatica della vita, fatica sempre più pressante e senza scopo. La mancanza assoluta di speranza rende il quotidiano pressoché intollerabile, da qui la necessità di scrivere in versi questa amputazione. E’ un manifestarsi a se stessi, quasi una rivelazione d’identità nonostante la cancellazione operata dal tempo.</p>
<p>Il frammento poetico si presta molto bene ad operare questa descrizione senza trama, questo grumo di pozzo, questa penombra di pece. Spesso i versi si rivelano metricamente esatti quasi già preconfezionati dalla mente. Ogni frammento può venir letto quale microstoria contenente sempre il concetto del tempo e della morte. Non si tratta di ripetizione ma di sintesi sempre diversa, uguale nel medesimo. Da qui la necessità di calmare un diverbio mortale tra l’elemosina dell’essere e la totalità del nulla. E la poesia può dare asilo, sì alla preghiera che non si sa pronunciare né imparare: il verso si fa preghiera, succo di aridità-acqua concreta per non morire di sete. Il poeta è per tutta la vita uno scolaro con occhi non mai assuefatti, una verginità rinascente il globo dell’accadere. In sé racchiude la nonima del mondo, il dispendio filosofico di cantare senza diorama il mondo che non si dà giammai verso nessuna comprensione. Ma il verso si versa e quindi si canta nell’impersonale che è di tutti. Non si tratta di salvezza ma solo di resistenza al dolo del sangue che ancora e sempre si versa in zolle di sparizioni.</p>
<p align="right">travolto dall&#8217;ago come un bastione<br />
la gola nel sopruso d’inghiottire<br />
questo timone rinnegato<br />
fatalità del muro.<br />
liso il sudario liso il tuo respiro<br />
avvolto nel progresso di sparire<br />
sotto il bivacco vacuo, vacuo censire.<br />
dove smargiasso il pane di creatura<br />
non volle assumere un nesso di perdóno<br />
né dopo né prima lo sguardo di reato.<br />
per luogo d&#8217;inerzia sto a capotavola<br />
con la tavola vuota<br />
le minestre piene<br />
con le scaturigini del sole in netto calo<br />
con le rotture a gomito di crepe<br />
nei mali fissi del sillabante<br />
uso dello scheletro.<br />
tu scomunichi di me il sesto senso<br />
dacché pietà è misera di sé<br />
e per domani non ho appuntamento.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/">Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/04/24/variazioni-meridiano-8-luigi-pingitore/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 8: Luigi Pingitore'>Variazioni Meridiano &#8211; 8: Luigi Pingitore</a> <small>Esilio, Lingua, Resistenza Ed è tutto quello a cui potevi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/03/03/variazioni-meridiano-4-stefano-guglielmin/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 4: Stefano Guglielmin'>Variazioni Meridiano &#8211; 4: Stefano Guglielmin</a> <small>omaggio al meridiano Respiro, il che significa direzione e destino....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 5: Marco Giovenale'>Variazioni Meridiano &#8211; 5: Marco Giovenale</a> <small>industria / distruzione distruzione delle vite e distruzione del tempo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/25/variazioni-meridiano-3-giulio-marzaioli/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 3: Giulio Marzaioli'>Variazioni Meridiano &#8211; 3: Giulio Marzaioli</a> <small>In assenza di. Se ciò che è riflesso somiglia occorre...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/18/variazioni-meridiano-2-roberto-gigliucci/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 2: Roberto Gigliucci'>Variazioni Meridiano &#8211; 2: Roberto Gigliucci</a> <small>Nel caldo borro dell’adolescenza tutta sofferenze e delizie nuove, in...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>21</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un gerundio di venia # 2</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/30/un-gerundio-di-venia-2/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/30/un-gerundio-di-venia-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 05:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/08/30/un-gerundio-di-venia-2/</guid>
		<description><![CDATA[<p><a title="cap050.JPG" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/08/cap050.JPG"></a></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong> </p>
<p>33.</p>
<p>dove è calesse il nido del cervello</p>
<p>quando se lieta la manciata di sabbia</p>
<p>torni al vagito di tutto innamorare:</p>
<p>quasi marsupio il sibilo del nodo</p>
<p>mai più di pianto lo scoscendere</p>
<p>34.</p>
<p><em>le invenzioni</em></p>
<p>si veda a pagina uno il varo di chissà che!&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/08/30/un-gerundio-di-venia-2/">Un gerundio di venia # 2</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="cap050.JPG" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/08/cap050.JPG"><img style="width: 372px; height: 197px;" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/08/cap050.JPG" alt="cap050.JPG" width="372" height="197" /></a></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong> </p>
<p>33.</p>
<p>dove è calesse il nido del cervello</p>
<p>quando se lieta la manciata di sabbia</p>
<p>torni al vagito di tutto innamorare:</p>
<p>quasi marsupio il sibilo del nodo</p>
<p>mai più di pianto lo scoscendere<span id="more-4355"></span></p>
<p>34.</p>
<p><em>le invenzioni</em></p>
<p>si veda a pagina uno il varo di chissà che!</p>
<p>il canestrello alla merenda</p>
<p>il secchiello con l&#8217;acqua di mare</p>
<p>l&#8217;indovinello sulla punta della stella marina</p>
<p>il viso con l&#8217;espressione da inventare</p>
<p>le carezze votive per partorire</p>
<p>finezze di gratitudine il cielo</p>
<p>le cimase materne di fiabe turchine!</p>
<p>35.</p>
<p>mi va di finirmi in un occaso di pastafrolla</p>
<p>così da mangiarne fino all’appello</p>
<p>altalene di ortiche cerimonie in riva al mare</p>
<p>con il vetusto arlecchino tutto ridanciano</p>
<p>36.</p>
<p>sento l&#8217;acidità del suolo</p>
<p>l&#8217;aureola nemica in capo all&#8217;aspro gomito</p>
<p>le lontanze di decimazioni</p>
<p>il musico scortese delle lettere paniche</p>
<p>fazzoletti di lettighe per le lacrime</p>
<p>letiziate da rondini di dadi di chissà</p>
<p>quale fortunatissimo lancio</p>
<p>ma poi è lettuccio di sale</p>
<p>il comodino addirittura biblico</p>
<p>scolaro di qualità quale libertà!</p>
<p>le contaminazioni del tempo d’impostura</p>
<p>continuano in indice di papirologia</p>
<p>maligna quale un tuorlo preso dal fetore…</p>
<p>37.</p>
<p>il vento che assale assassino</p>
<p>l&#8217;intruglio di remi a scappare</p>
<p>eppure non vengo chiamata</p>
<p>dalla resina del salvavita</p>
<p>così con lo scontento in addizione</p>
<p>c&#8217;è tutta da sottrarre la tentazione</p>
<p>di farsi un altro da sé</p>
<p>la felicità che astuta s’inebria</p>
<p>di meno di pochi.</p>
<p>decimata dal breve la guardia.</p>
<p>38.</p>
<p>a corto di giuria per farti amare o condannare</p>
<p>hai comprato un mazzetto di glicini</p>
<p>chissà per chi se anche la cadenza</p>
<p>del passo ti sospetta vana girandola</p>
<p>in prestito tu che ti tocchi la nuca</p>
<p>per un caso di bacio per uno sbaglio</p>
<p>almeno di gioia di accatto</p>
<p>39.</p>
<p>il lutto carnivoro della noia</p>
<p>accanto accanto con far di vermiglio</p>
<p>coriandolo acceso per la gola</p>
<p>di darti pianto ancora in far di fato</p>
<p>ma è risaputo: l&#8217;imbuto non s&#8217;intasa</p>
<p>giammai mai, già di mai il mai!</p>
<p>e per converso il sorso della luce</p>
<p>ridacchia di fornaci sempre arzille</p>
<p>qui nella buca di farsi vacanza</p>
<p>al nonostante clivo&#8230;</p>
<p>40.</p>
<p>la donna sempre sola affacciata</p>
<p>nei panni in balìa</p>
<p>confeziona clessidre</p>
<p>sa di curve che stralunano</p>
<p>nell&#8217;occaso di un sole allo smacco</p>
<p>nel fusto scalfito di un albero</p>
<p>nel berretto del capostazione</p>
<p>logorio di trilli e segnali</p>
<p>di va e vieni lei lo sa il saluto</p>
<p>del miserrimo guardare nel ritmo</p>
<p>di una persiana da rincuorare</p>
<p>nel ladruncolo stipo di lettere</p>
<p>dove prestava servizio il miracolo!</p>
<p>41.</p>
<p>clessidre ritmiche gaiezze</p>
<p>le nuche del tempo</p>
<p>i creduli inviti di evviva</p>
<p>la maestra che insegna</p>
<p>calamita il chissà</p>
<p>la rotta viva di fole in resta.</p>
<p>spensierati alambicchi dettero</p>
<p>alluvione e carestia</p>
<p>mai una diga mai un lasciapassare</p>
<p>per le aureole dotte di accanto</p>
<p>accanto capire con vista&#8230;</p>
<p>42.</p>
<p>ora di lui s&#8217;interri</p>
<p>lo spilungone agone</p>
<p>il dispaccio di non ritorno</p>
<p>dicano addio al suo portone</p>
<p>per sempre uso ad essere stradale</p>
<p>per tempi di altri dispetti</p>
<p>43.</p>
<p>le ginestre gialle e rosse le hanno bruciate</p>
<p>con la scusa dell&#8217;agosto</p>
<p>le braci non portano nulla di buono</p>
<p>solo libertà orrende e marchi di commiati</p>
<p>l’afrore in gola e mantice la morte</p>
<p>disseminato il re di figlioli bui</p>
<p>44.</p>
<p>anche nell&#8217;erbario il sudario</p>
<p>la conca in brace di chiamar la gemma</p>
<p>immacolata concezione</p>
<p>dopo il falò la madre in tanta cenere</p>
<p>oltre baracca il varo della foce</p>
<p>45.</p>
<p>nel crollo del vocio tu sei l&#8217;ennesimo</p>
<p>bambino senza manna.</p>
<p>chi concluderà a consolarti?</p>
<p>quale presepio servirà il tuo petto</p>
<p>dal convulso abbaiare dei cani?</p>
<p>invero tu sei limitrofo</p>
<p>alla foggia del lutto in piena vita</p>
<p>quasi un cratere soltanto di elemosina</p>
<p>nel sì cortese che ti sfilaccia un poco</p>
<p>rispetto alla grondaia in piena foce</p>
<p>46.</p>
<p>oh ruotami bravure di commiato</p>
<p>da qui a lì un librino di rugiade</p>
<p>nel ritmo conforme di un editto</p>
<p>pure appello di un tocco di consorte</p>
<p>l’addio comune mai falla la ronda</p>
<p>dentro il soqquadro del respiro chiuso.</p>
<p>47.</p>
<p>in una distanza di truffa</p>
<p>l&#8217;asilo noncurante nella blasfemia</p>
<p>di agosto questa città qualunque</p>
<p>manciata di un ritmo crudele</p>
<p>perimetro di opere qualunque</p>
<p>e qui la normalità del fosso</p>
<p>la sporcizia dell&#8217;aria e la combusta</p>
<p>pretesa della resistenza in stanza</p>
<p>la stazza di una morte miserrima</p>
<p>canotta senza redentore</p>
<p>48.</p>
<p>in preda a braci di lutto</p>
<p>la foga senza tema della polvere</p>
<p>questa mansione del desco</p>
<p>sconsolato dattero al deserto.</p>
<p>in preda a filigrane e parsimonie</p>
<p>la rotta della lente senza fuoco</p>
<p>opaca a far madrina al cieco vicolo</p>
<p>consolato dal pendolo a ridosso.</p>
<p>in preda alle porte che sbattono</p>
<p>le valenze del torto.</p>
<p>49.</p>
<p>appiglio sulla notte il gioco comico</p>
<p>curato dalle rotte che non sperperano</p>
<p>né rade né picchi i sensi-frutti.</p>
<p>oggi è il giubileo dei cani e dei gatti randagi</p>
<p>appiglio alla ciotola la trama tragica</p>
<p>il branco della solitudine.</p>
<p>appiglio sulla lacrima resistere</p>
<p>crisi del sale crisi del pane</p>
<p>d’altri la gioia? punto di non ritorno</p>
<p>il prodigio dello sguardo senza pesi</p>
<p>nella pineta la ventola che dà da volare:</p>
<p>salvo l’occaso giunonica l’aurora</p>
<p>50.</p>
<p><em>il dovere della notte</em></p>
<p>ha sempre badato di correre</p>
<p>tanto prestando il ciglio alla lacrima</p>
<p>del vento senza fermarsi alla giostrina</p>
<p>di paglia simulacro di chissà</p>
<p>quale amorazzo infuso consolante.</p>
<p>via di villa giunonica la perdita</p>
<p>del tatto della vita.</p>
<p>51.</p>
<p>la gioia col sole è solo una sottanina</p>
<p>pittata a globo come per inventarti</p>
<p>la partecipata felicità</p>
<p>la cicca del remo alle marine.</p>
<p>col basto del dolore la rima nera</p>
<p>nello stanzino per ripararti</p>
<p>da troppi ospiti che ovunque attirano artificio</p>
<p>contro una salsedine di filo</p>
<p>il gran dolore sovrano manico mozzo.</p>
<p>i fiori dissidenti chinano corolle</p>
<p>ma il polline resiste le discendenze</p>
<p>le glorie altrove per occorrenze d&#8217;abaco.</p>
<p>52.</p>
<p>dammi un lato di venia</p>
<p>pel caso fatuo la carne della fine.</p>
<p>col cuore in ecatombe sto lo sfratto</p>
<p>dovuto alle balìe. il lusso del tempo</p>
<p>la voluttà del vuoto</p>
<p>dove imprendibili le nuvole del credo</p>
<p>e le gimcane tutte</p>
<p>dove l’addendo sfinisce al sottraendo</p>
<p>e già ne smuoiono con disdetta</p>
<p>il corso il fato nudi della moria con trappola</p>
<p>quale sgomento in atelier contratto</p>
<p>a semplice conteggio un accidente e un meno;</p>
<p>invece c’è la vita che reclina</p>
<p>solo perfidie di abituri</p>
<p>esclusa venia esclusa per i giocattoli</p>
<p>che accolgono e declinano.</p>
<p>53.</p>
<p>mi sa che verrò a farti incanto</p>
<p>così per fingermi margine felice</p>
<p>libagione di atleta in apice e/o in coda.</p>
<p>mi sa che verrò a farti tràdito</p>
<p>qui alla memoria mortuaria</p>
<p>dal primo attimo a mo’ di boh!</p>
<p>mi sa che verrò a farti mio</p>
<p>liberto nel cannocchiale di questa Roma</p>
<p>marziale con i poveri che vegetano.</p>
<p>mi sa che vorrò il tuo sorriso</p>
<p>riarso dalla rendita di eclissi</p>
<p>faccendiere di un apice di dio.</p>
<p>mi sa che vorrò il tuo dispendio</p>
<p>qualora la preghiera è lo sciupio</p>
<p>di una pagina già letta mille volte.</p>
<p>mi sa che vorrò la nenia lenta</p>
<p>qua dalla baracca che mi fregia</p>
<p>nel nome di una carica di ritmo!</p>
<p>54.</p>
<p>sta per arrivare il fuoco e</p>
<p>i libri piangono</p>
<p>l&#8217;urlo del dorso sfilacciato in mille</p>
<p>eremi d&#8217;urla</p>
<p>sta per varare il giudice il tuo</p>
<p>ergastolo stortignaccolo poeta</p>
<p>in far di nomi</p>
<p>sta per tornare il torto della fiaba</p>
<p>lesta la bambina con il cerchio</p>
<p>a far da ninnolo</p>
<p>sta per commettersi illogico un tuo bacio</p>
<p>con la ventura a panico</p>
<p>a far lo spettro</p>
<p>sta per viaggiare oltre polvere lo sguardo</p>
<p>patriota del giro che lo afferra</p>
<p>artista in un flash</p>
<p>sta per stordirsi il varco del tuo amore</p>
<p>commiato del viluppo lo stemma</p>
<p>al posto della cura lo stempiarsi</p>
<p>55.</p>
<p>chiamami dal bavero all&#8217;occaso</p>
<p>presente remoto granitico appello</p>
<p>sul costato di marzapane</p>
<p>sicché ascoltandoci un poco sonnecchi</p>
<p>la ronda data vincente.</p>
<p>56.</p>
<p>la cura della notte se leccornìa</p>
<p>il corso del buio l&#8217;ora ennesima</p>
<p>nella fisionomia del niente</p>
<p>quasi il profilo occiduo</p>
<p>l’inferriata maggiore è tutta divelta</p>
<p>nessuno è scappato dacché inutile</p>
<p>il lasciapassare. le sparizioni delle creature</p>
<p>sanno tutte le filosofie poliglotte</p>
<p>eppure nessuno comprende</p>
<p>né lascito né illuminazione</p>
<p>salva per poco la conta sillabante</p>
<p>57.</p>
<p>è strada chiusa il perno di vederti</p>
<p>dacché cercandoti dote di via</p>
<p>so l&#8217;invece del secchio capovolto.</p>
<p>il lutto del canestro la fa da padrone</p>
<p>nonostante l&#8217;altezza smisurata</p>
<p>dell&#8217;atleta consenta di abbracciare</p>
<p>il davanzale. la vittima col saio della notte</p>
<p>fa processione il gomito a saltare</p>
<p>verso di là dove la rivolta segna.</p>
<p>58.</p>
<p>la strada s&#8217;incolonna sudario</p>
<p>nel danno estivo la pazienza maggiore</p>
<p>dell&#8217;anno. da qui alla bussola</p>
<p>la solita spranga di eclissi</p>
<p>che dà dolore movimentando massi</p>
<p>sul tarlo del silenzio sulla leggenda</p>
<p>del peso massimo, fuscello.</p>
<p>59.</p>
<p>in uno scorcio di venia</p>
<p>stato di non esserci</p>
<p>polso di silenzio</p>
<p>strada di collasso in un erbario.</p>
<p>60.</p>
<p>meticcia la salsedine del volto</p>
<p>trasuda sabbia</p>
<p>anticipo di cenere</p>
<p>l’acqua calunniata</p>
<p>minata a malta.</p>
<p>61.</p>
<p>estate il mito delle statue</p>
<p>del mare reso al secchiello</p>
<p>della maretta dentro la conchiglia</p>
<p>del molo all&#8217;infinito della zattera di cielo</p>
<p>vestirci di un grappolo di uva</p>
<p>vederci dietro una tenda</p>
<p>pronuba dell’ombra stenta</p>
<p>che dà silvano il sole</p>
<p>cruento altrimenti</p>
<p>venuto a spegnerci la vista</p>
<p>lo sguardo al guado solo per granello.</p>
<p>62.</p>
<p><em>La gita di rondò</em></p>
<p>la gita fu un rondò di sguardi.</p>
<p>i sedili del pullman erano o troppo vicini o troppo lontani.</p>
<p>i vicini non interessavano, i lontani invece sì:</p>
<p>lì sedevano gli amanti possibili,</p>
<p>le sillabe dell’accento, accentate dall’emozione</p>
<p>accentuate zone di tatuaggio.</p>
<p>la gita finì con un nulla di fatto:</p>
<p>il piazzale di accesso al ritorno</p>
<p>parve nemico, sventrato da un bombardamento:</p>
<p>i saluti tremolavano nei versi giusti</p>
<p>ma le stigmate già si andavano aggirando</p>
<p>nella gattabuia di un ricordo di rimpianto.</p>
<p>63.</p>
<p>dei bambini all’asilo i grembiulini</p>
<p>profumano di latte di gote</p>
<p>di versamenti di unguenti</p>
<p>di terra strapazzata ai pazzi giuochi</p>
<p>di fionde svelte lo scontro col cielo.</p>
<p>al camposanto le tombe delle gioventù</p>
<p>mansarde in miniatura per la sberla</p>
<p>ha simulacro di scampo di crono</p>
<p>combinato con un accatto ancora</p>
<p>d’àncora trinciata per sasso lapide.</p>
<p><em>(Immagine tratta da: Vita da bohème, di Aki Kaurismaki.)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/08/30/un-gerundio-di-venia-2/">Un gerundio di venia # 2</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/21/plettro-di-compieta-terza-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (terza parte)'>Plettro di compieta (terza parte)</a> <small>di Marina Pizzi (la prima e la seconda parte si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (seconda parte)'>Plettro di compieta (seconda parte)</a> <small>di Marina Pizzi (la prima parte si può leggere qui)...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (prima parte)'>Plettro di compieta (prima parte)</a> <small> di Marina Pizzi …. il cane gioca a eludere...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi'>Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi</a> <small>Un progetto di Luigi Pingitore Sono passati 38 anni da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/08/23/un-gerundio-di-venia-1/' rel='bookmark' title='Un gerundio di venia # 1'>Un gerundio di venia # 1</a> <small> di Marina Pizzi 1. sulla scrivania alla voce lacuna...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/30/un-gerundio-di-venia-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un gerundio di venia # 1</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/23/un-gerundio-di-venia-1/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/23/un-gerundio-di-venia-1/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Aug 2007 05:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Pizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/08/23/un-gerundio-di-venia-1/</guid>
		<description><![CDATA[<p><a title="cap015.JPG" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/08/cap015.JPG"></a></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>1.</p>
<p>sulla scrivania alla voce lacuna</p>
<p>è nata un&#8217;edera così che il tormento</p>
<p>dell&#8217;ignoranza superi la ronda</p>
<p>dello steccato faccia scempio</p>
<p>di corsari d&#8217;ascia</p>
<p>2.</p>
<p>tortorelle e lucertoline si scamperanno?</p>
<p>dal livore del vuoto comandamento?</p>
<p>in punta di agave ti chiedo</p>
<p>un gerundio di venia per un cerchio</p>
<p>di bontà la nullità del fulcro ludico.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/08/23/un-gerundio-di-venia-1/">Un gerundio di venia # 1</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="cap015.JPG" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/08/cap015.JPG"><img style="width: 378px; height: 168px;" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/08/cap015.JPG" alt="cap015.JPG" width="378" height="168" /></a></p>
<p>di <strong>Marina Pizzi</strong></p>
<p>1.</p>
<p>sulla scrivania alla voce lacuna</p>
<p>è nata un&#8217;edera così che il tormento</p>
<p>dell&#8217;ignoranza superi la ronda</p>
<p>dello steccato faccia scempio</p>
<p>di corsari d&#8217;ascia<span id="more-4353"></span></p>
<p>2.</p>
<p>tortorelle e lucertoline si scamperanno?</p>
<p>dal livore del vuoto comandamento?</p>
<p>in punta di agave ti chiedo</p>
<p>un gerundio di venia per un cerchio</p>
<p>di bontà la nullità del fulcro ludico.</p>
<p>dove sarà convenuto-conveniente</p>
<p>il carattere del vento?</p>
<p>3.</p>
<p>gioiette le derive</p>
<p>i piedi alla bàttima sborniati di sale</p>
<p>fanno i sapienti non formano orme</p>
<p>spassano in spuma seducono stelle</p>
<p>4.</p>
<p>Lotte di confini</p>
<p>unguento d&#8217;urlo al sembiante</p>
<p>non un manubrio di cresime capire</p>
<p>le nozze delle sillabe col baro.</p>
<p>5.</p>
<p>si sa che la radura è l&#8217;apice dei poveri</p>
<p>di quelli che scalano per non finir d&#8217;imbuto</p>
<p>ma comunque perdenti</p>
<p>i denti di latta dentro l&#8217;accappatoio</p>
<p>6.</p>
<p>le ore recise, erose</p>
<p>un giorno me ne andrò di pala in frasca</p>
<p>o col sudario al polso</p>
<p>con l&#8217;indice vermiglio per più chiederti</p>
<p>la venia del miglio appena fatto</p>
<p>7.</p>
<p>la città costretta in un bavero di stracci</p>
<p>giornalacci nativi allo sterco</p>
<p>comandi stantii la conca del vuoto</p>
<p>un fiumicciattolo di reti le comete</p>
<p>meschine meschine più oltre</p>
<p>la questua di fare singhiozzo</p>
<p>la rotta dispersa la salsa promessa</p>
<p>8.</p>
<p>il dovere della notte</p>
<p>quando ad apostrofo la lesione</p>
<p>è congiunta al mancamento</p>
<p>al digiuno per eclisse</p>
<p>rovello del malsano il diverbio</p>
<p>tra buio e luce</p>
<p>con capoccella di vetri il verdetto</p>
<p>9.</p>
<p>il letto della foce fu l&#8217;ossuto</p>
<p>sovrano di canestro senza lancio</p>
<p>sul bavero la goccia dell&#8217;addentro</p>
<p>fato al saccheggio bandolo di cieco</p>
<p>coma all&#8217;asfalto di tenerti al petto.</p>
<p>10.</p>
<p>premure di soqquadro questo percorso</p>
<p>orizzonte di schianto quale il verbo</p>
<p>al livore. eppure nacque cheto</p>
<p>il rigagnolo espulso dal mare</p>
<p>quale un enigma invece ne visse</p>
<p>cerbottana di tanta borgata</p>
<p>a far secco il sangue senza alberi</p>
<p>le strade sbadate</p>
<p>vuote di baci le scorte</p>
<p>11.</p>
<p>a tutto scapito del tarlo</p>
<p>il ripostiglio del suolo?</p>
<p>retrovia scoscesa lo sguardo</p>
<p>rituale di nessuna visione.</p>
<p>per mosse di animule cose</p>
<p>guardo mia madre responso:</p>
<p>non sono che cieca, mi dice.</p>
<p>12.</p>
<p>l&#8217;estate si dilata spugnesca atrocità /</p>
<p>i ventilatori stridono sudori di acque vinte /</p>
<p>così si può l&#8217;ho appena riscoperto /</p>
<p>rendersi fantasmi di sé /</p>
<p>cambiare il rettilineo in un sorpasso di stasi /</p>
<p>la scrivania che taglia le braccia /</p>
<p>le genie del vento le nullità del sale /</p>
<p>il sesso come voglia di salvezza /</p>
<p>solo una sagoma di mare capovolto /</p>
<p>un globo di resine al sudario /</p>
<p>13.</p>
<p>ha meditato la ronda ma non basta affatto</p>
<p>la capienza di un tuorlo per capire</p>
<p>il comando despota la deriva in brace</p>
<p>il singulto del cielo brevettato al vuoto.</p>
<p>in un torneo di resine nessuna vincita</p>
<p>incita il malmesso al raccordo col credulo.</p>
<p>14.</p>
<p>il gioco fermo non è stato mai cremato</p>
<p>15.</p>
<p>per smantellare la solitudine</p>
<p>andava da un&#8217;amica</p>
<p>quasi ogni giorno nel pomeriggio.</p>
<p>ma non bastava. ma se lo faceva bastare.</p>
<p>la sirena del soccorso passava</p>
<p>sotto casa molto spesso: ogni volta</p>
<p>un pensiero all’abitacolo che</p>
<p>sentiva più che legittimo. tornava</p>
<p>per un altro telegiornale. vaga lena</p>
<p>le coricava il petto.</p>
<p>16.</p>
<p>chiamami al viso e torna più sovente</p>
<p>qui che ti veda fiaccola contenta</p>
<p>qui che lacrime di bilico rasento.</p>
<p>avveri amore un apice</p>
<p>atto vestale stato a compimento.</p>
<p>17.</p>
<p>mangia una cosa cupa</p>
<p>il viottolo infantile la fa pane</p>
<p>18.</p>
<p>ha un cortocircuito nelle vene</p>
<p>dacché lo ha visto</p>
<p>soqquadro appena esile di bacio</p>
<p>scimitarra appena dopo</p>
<p>soqquadro appena forte a far di pugno</p>
<p>la retta appena nata da tanta smania</p>
<p>19.</p>
<p>lontana fissità questo disegno</p>
<p>pagato con il sangue del costato</p>
<p>eppure senza venia né comando</p>
<p>artefice d&#8217;inedia a dritta a manca</p>
<p>dolo di cipressi ad ante tempo.</p>
<p>in verità l’invano del protrarsi</p>
<p>sorsetti di ebetudini contiene</p>
<p>gli strappi che tentano alla cima.</p>
<p>così si resta con il pendio al polso</p>
<p>tirati sotto aciduli verdetti</p>
<p>tutti tenuti in nudità di traino.</p>
<p>20.</p>
<p>demolizioni estive questo sudario</p>
<p>ritmico canneto o lebbrosario</p>
<p>vedi tu di vederci vita da consistere</p>
<p>finalmente una risata sazia:</p>
<p>bravura a farsi equilibrista</p>
<p>vincente sulla cedola del dolo</p>
<p>di chiamare gli angeli nonostante</p>
<p>l&#8217;àncora del disuso: il perimetro</p>
<p>dannoso ha sconfitto qualsiasi</p>
<p>ricamo di rondine lo stridere</p>
<p>quasi votivo appello questo</p>
<p>omiciattolo l’arsura del sudario</p>
<p>21.</p>
<p>gli occhi te li ha brevettati</p>
<p>un rigagnolo di salsedine:</p>
<p>inganno e compromesso vanno a ruba</p>
<p>da una cavità dell’ultimo mercato</p>
<p>in zona e oltre.</p>
<p>alla guerra non mancherà</p>
<p>il pagliaccio delle esequie.</p>
<p>22.</p>
<p>con un baratto che sembra una reliquia</p>
<p>giocano bimbetti graziati dalla canicola</p>
<p>del rasoterra ad un&#8217;altura</p>
<p>di frullo in tanto panico:</p>
<p>la sfortuna del globo borchia acido straccio</p>
<p>dacché le doglie delle donne</p>
<p>le pestilenze delle chele stanno</p>
<p>tutte allo strillo di un cantone d’ascia.</p>
<p>23.</p>
<p>il dolore del sale qui su le chiose</p>
<p>delle lezioni in bilico da sempre</p>
<p>in bilico tra postazioni di ronda</p>
<p>e torti di mercato.</p>
<p>la fede cieca sul far delle rendite</p>
<p>dive d’oltre tentacolo:</p>
<p>quasi risibile il pantano delle donne</p>
<p>atte alle nascite: ma la tenuta d’alba</p>
<p>ancora non basta al tema, qui, del sangue</p>
<p>di sé stracolmo motto</p>
<p>24.</p>
<p>tingere i capelli bianchi è una violenza</p>
<p>sul carico del tempo, sulla paura, sul limbo del soqquadro.</p>
<p>qua l’alunno invece s’innamora</p>
<p>proprio d’inganno e la questione è trita</p>
<p>da per sempre. quale matita correrà l’artista</p>
<p>per distanziarsi un poco? quale bugigattolo</p>
<p>infernale all’altare della paura? perché</p>
<p>questa finestra aperta sembra serrata</p>
<p>sposa di rapina? fin qui non vissi e la tovaglia</p>
<p>vara nel banchetto di ieri a credito. e già</p>
<p>conviene procurarsi cuccia e spalto</p>
<p>di filosofo: la gregaria morte.</p>
<p>25.</p>
<p>sole di lampi intorno</p>
<p>così s&#8217;inizia l&#8217;alveo</p>
<p>a far gabbiano il palo</p>
<p>scomposto dalla luce:</p>
<p>cerimonia del male l’asfalto</p>
<p>eruzione a panico di rotta:</p>
<p>quale calura inventerà la madre</p>
<p>a luce spenta a non dar più vita.</p>
<p>26.</p>
<p>il crollo della voce nell&#8217;afa</p>
<p>è lo sconforto di tutta una vita</p>
<p>predata dalla raffica del buio</p>
<p>in piena luce e spettro. così</p>
<p>quale un cantone effimero di nesso</p>
<p>scorre il dolore resinoso:</p>
<p>tu ti chiami Aurora e io ne rido</p>
<p>bugigattolo di me che sono dopo</p>
<p>da adesso nel sudario che non vedi.</p>
<p>27.</p>
<p>nel fulcro del cercare</p>
<p>la chirurgia del vero</p>
<p>il punto fermo del cemento armato</p>
<p>intorno intorno alla rubrica dello sguardo</p>
<p>salpato per buscarsi il dado tratto</p>
<p>da tutto l’orizzonte. la cometa a zonzo</p>
<p>ha assistito all’assassinio di Epifania</p>
<p>senza coscienza di un contro fato</p>
<p>almeno meno fato! i morsi di nomignolo</p>
<p>formano l’addendo di una grande muraglia</p>
<p>atta tutta quanta alla nomea del dondolo</p>
<p>di allora la madre addosso, addentro.</p>
<p>28.</p>
<p>valzer di resine guardarti</p>
<p>ultimo principe di questo strattone</p>
<p>di tempo di questo strappo ponente nell&#8217;occaso</p>
<p>nel sibilo rosso del cratere qui in cortile:</p>
<p>è il richiamo che modula la pertica sul far dell&#8217;equilibrio</p>
<p>così per non cadere: dicasi resistenza così senza percorso</p>
<p>la nomea del futile restare</p>
<p>29.</p>
<p>l&#8217;arringa della cimasa ronda di rondini</p>
<p>fa giuoco d&#8217;enciclopedia la solitudine</p>
<p>di digiuno il rompicapo di resistenza</p>
<p>in stanza da zonzo a zonzo l’anzitempo occaso.</p>
<p>l’aureola della luce non si arrende</p>
<p>né alla pece né al pianto del genitore</p>
<p>torto di colpa la vita che ti tocca</p>
<p>in patria svincolare per l’apolide.</p>
<p>la crepa si dilata nel soqquadro</p>
<p>della sirena insita all’udito.</p>
<p>30.</p>
<p>Identità</p>
<p>in un inferno di pace l&#8217;abito borghese</p>
<p>segugio di disperazione la casa</p>
<p>finestre aperte come per infarto</p>
<p>31.</p>
<p>questo sole d&#8217;Italia sempre primo</p>
<p>sberleffo d&#8217;orizzonte educandato</p>
<p>pessimo. Il campanile rintocca</p>
<p>sull’orlo stradale a pozza d’incidente.</p>
<p>32.</p>
<p>il silenzio non esiste neppure all&#8217;eremo</p>
<p>né è sacrario il tarlo di resistere</p>
<p>ombre remote ammodo senza urli</p>
<p>nella penuria che fa da palafitta</p>
<p>la fatica che al davanzale crepa:</p>
<p>l’orto botanico è stato incendiato</p>
<p>già rugiadoso senza panico financo</p>
<p><em>(Continua. Immagine tratta da: Vita da bohème, di Aki Kaurismaki.)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/08/23/un-gerundio-di-venia-1/">Un gerundio di venia # 1</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/21/plettro-di-compieta-terza-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (terza parte)'>Plettro di compieta (terza parte)</a> <small>di Marina Pizzi (la prima e la seconda parte si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/18/plettro-di-compieta-seconda-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (seconda parte)'>Plettro di compieta (seconda parte)</a> <small>di Marina Pizzi (la prima parte si può leggere qui)...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/plettro-di-compieta-prima-parte/' rel='bookmark' title='Plettro di compieta (prima parte)'>Plettro di compieta (prima parte)</a> <small> di Marina Pizzi …. il cane gioca a eludere...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/02/11/variazioni-meridiano-1-marina-pizzi/' rel='bookmark' title='Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi'>Variazioni Meridiano &#8211; 1: Marina Pizzi</a> <small>Un progetto di Luigi Pingitore Sono passati 38 anni da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/08/30/un-gerundio-di-venia-2/' rel='bookmark' title='Un gerundio di venia # 2'>Un gerundio di venia # 2</a> <small> di Marina Pizzi  33. dove è calesse il nido...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/23/un-gerundio-di-venia-1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 3.366 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 03:09:46 -->
<!-- Compression = gzip -->
