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	<title>Nazione Indiana &#187; Massimo Sannelli</title>
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		<title>Poeti degli Anni Zero a Milano</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/poeti-degli-anni-zero-a-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 13:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>giovedì 21 aprile 2011 ore 21<br />
alla <em>Casa della Poesia</em> di Milano<br />
Palazzina Liberty<br />
Largo Marinai d&#8217;Italia 1</strong></p>
Poeti degli Anni Zero (un’antologia)
<p style="text-align: center;"><em>serata a cura di Giancarlo Majorino</em></p>
<p>Saranno presenti Vincenzo Ostuni, Gherardo Bortolotti, Andrea Inglese, Massimo Sannelli e Paolo Zublena in veste di critico.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/poeti-degli-anni-zero-a-milano/">Poeti degli Anni Zero a Milano</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>giovedì 21 aprile 2011 ore 21<br />
alla <em>Casa della Poesia</em> di Milano<br />
Palazzina Liberty<br />
Largo Marinai d&#8217;Italia 1</strong></p>
<h2 style="text-align: center;">Poeti degli Anni Zero (un’antologia)</h2>
<p style="text-align: center;"><em>serata a cura di Giancarlo Majorino</em></p>
<p>Saranno presenti Vincenzo Ostuni, Gherardo Bortolotti, Andrea Inglese, Massimo Sannelli e Paolo Zublena in veste di critico.</p>
<p>L’Illuminista, rivista di cultura contemporanea diretta da Walter Pedullà e pubblicata da Edizioni Ponte Sisto, dedica un numero monografico (anno X, n. 30, febbraio 2011, pp. 352) alla poesia degli autori italiani apparsi nel primo decennio del 2000.</p>
<p>L’antologia, curata da Vincenzo Ostuni, contiene testi di Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Gherardo Bortolotti, Maria Grazia Calandrone, Giovanna Frene, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Giulio Marzaioli, Laura Pugno, Lidia Riviello, Massimo Sannelli, Sara Ventroni e Michele Zaffarano.</p>
<p>L’antologia di Ostuni ha suscitato vive polemiche, ma costituisce un lavoro di documentazione e vaglio critico dei poeti emersi dopo il 2000 assai articolato e ricco, tale da costituire uno strumento importante per chiunque voglia ragionare su forme non epigonali di scrittura poetica.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/poeti-degli-anni-zero-a-milano/">Poeti degli Anni Zero a Milano</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/25/poesia-fuori-del-se-poesia-fuori-di-se/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 07:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé / Vincenzo Ostuni
<p>[<em>Di seguito, la prefazione al numero de </em>L'illuminista<em> dedicato ai <strong>Poeti degli anni Zero</strong>, <a title="poeti degli anni zero" href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/16/poeti-degli-anni-zero-allesc-2/" target="_blank">che stasera viene presentato all'ESC</a>.</em>]</p>
<p>Nella premessa collettiva a <em>Parola plurale</em><a name="testo1"></a>, senz’altro la migliore antologia di poesia italiana apparsa almeno in quest’ultimo decennio – antologia che, lo ricordiamo, abbracciava un arco temporale amplissimo, fra gli anni Settanta e i primi Duemila – i curatori mettevano in guardia contro certe antologie curate da poeti, colpevoli di non giustificare in maniera criticamente adeguata la loro struttura, le linee di ragionamento e di indagine che ne motivavano la composizione; con la conclusione – del tutto condivisibile, nei casi citati – che tali linee fossero logicamente ed empiricamente debolissime.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/25/poesia-fuori-del-se-poesia-fuori-di-se/">Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé / Vincenzo Ostuni</h2>
<p>[<em>Di seguito, la prefazione al numero de </em>L'illuminista<em> dedicato ai <strong>Poeti degli anni Zero</strong>, <a title="poeti degli anni zero" href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/16/poeti-degli-anni-zero-allesc-2/" target="_blank">che stasera viene presentato all'ESC</a>.</em>]</p>
<p>Nella premessa collettiva a <em>Parola plurale</em><a name="testo1"></a>, senz’altro la migliore antologia di poesia italiana apparsa almeno in quest’ultimo decennio – antologia che, lo ricordiamo, abbracciava un arco temporale amplissimo, fra gli anni Settanta e i primi Duemila – i curatori mettevano in guardia contro certe antologie curate da poeti, colpevoli di non giustificare in maniera criticamente adeguata la loro struttura, le linee di ragionamento e di indagine che ne motivavano la composizione; con la conclusione – del tutto condivisibile, nei casi citati – che tali linee fossero logicamente ed empiricamente debolissime.</p>
<p>Raccogliendo il generoso invito rivolto da Walter Pedullà ad allestire un’antologia dei poeti degli anni Duemila, chi scrive ha dovuto confrontarsi con la medesima preoccupazione, rivolta su sé. Certo di non poter che costituire un «canone policentrico», vista la natura della poesia del decennio e vista anche la mia stessa difficoltà, come poeta, a riconoscermi in tendenze o gruppi oggi attivi, ho dovuto ricorrere a un criterio composito, ciò che fa di questo volume una creatura ibrida: non una mera ricognizione ma neppure un’antologia di tendenza.<span id="more-38191"></span></p>
<p>Innanzitutto, va detto, ha agito un’istanza per così dire sancitoria. D’accordo con il committente, si è deciso cioè di scegliere autori che si possono giudicare, fatte la debita tara della «sottoboschività» connaturata alla nostra poesia, <em>compiutamente emersi</em> negli anni Duemila e non prima: autori che nel decennio appena trascorso siano stati oggetto per la prima volta di un&#8217;attenzione critica relativamente diffusa e abbiano pubblicato i loro primi libri importanti, potendo vantare oggi un numero congruo di pubblicazioni (anche se, va detto, il fenomeno del «plaquettismo», determinato in buona sostanza dall’esiguità economica della nostra poesia, ha abbassato più che mai, con eccezioni, è chiaro, il rapporto fra il numero di opere pubblicate e il numero di pagine, in una sorta di parossismo del precetto callimacheo). Sono stati così esclusi alcuni autori che – come Michele Fianco o Alessandro De Francesco – hanno pubblicato nei Duemila ottimi libri, ma non paiono ancora essere stati <em>ascoltati</em> in maniera soddisfacente<a name="testo2"></a>. Questo stesso criterio ha determinato anche, come concausa, l’elevata età anagrafica degli autori inclusi: perché ad esser <em>fioriti</em> negli anni Duemila, ad aver pubblicato in questi anni i loro primi libri importanti, sono a volte autori dall’esordio precedente e per lo più sopra la quarantina; il giovane Gian Maria Annovi ne ha trentadue, non più pochissimi. Nel nostro paese non solo, com’è noto, i quaranta non valgono come limite superiore della gioventù poetica – mentre per la narrativa la soglia, pur alta, pare ormai stabilita dal costume mediatico: sotto i trenta si fatica persino ad esistere.</p>
<p>Data questa prima soglia d’agnizione, sono però intervenute scelte <em>di poetica</em>. In primo luogo, si sono esclusi, forse con qualche rigore di troppo, rappresentanti del sempre risorgente fenomeno del <em>poetese</em>, per usare un termine caro a Sanguineti: quella sorta di <em>koiné</em> elegiaca, <em>suicentrica</em>, che populisticamente (di fronte a quale popolo, poi?) proclama di fondare la vitalità dell’arte poetica non già sulla tecnica e sulla materialità della scrittura, bensì sulla pretesa del poeta – ultrapostumo vate – di attingere direttamente a verità profonde, preferibilmente <em>semplici</em> o a volte insondabilmente oscure, ma comunque prive di ogni pur tenue capacità di spostamento delle attese, o anche solo di una minima <em>sorpresa</em> cognitiva o formale. Una <em>metafisica del poeta</em> (più che della <em>poesia</em>) che ha trovato nella generale celebrazione del tramonto delle neoavanguardie – fra gli anni Settanta e gli anni Novanta – un fecondissimo brodo di coltura. Bando dunque, per usare le parole di Enrico Testa, ad autori che si pongono entro gli angusti confini della «mitografia della figura dell’autore»<a name="testo3"></a> – confini entro cui calza intera una certa dimessa elegia del quotidiano, forma perniciosa di preterizione narcisistica.</p>
<p>La seconda categoria di esclusioni ha da fare con un fenomeno pur caratterizzante, e da non trascurarsi affatto in sede critica, della poesia degli ultimi dieci anni: il suo essere diffusamente fruita come <em>spettacolo</em>. Le letture pubbliche e i festival proliferano: e la gran parte dei poeti qui antologizzati – anche i meno simili dal punto di vista tecnico-formale – ha sviluppato negli anni un proprio convincente <em>stile</em> di lettura orale. Tuttavia, è opinione di chi scrive non solo – e questo è ovvio – che l’ascolto, per di più un ascolto unico, di un testo poetico non consenta al fruitore di accedere che a una minima porzione della sua ricchezza espressiva, bensì che anche la comunità critica sia stata in certi casi indotta a una sopravvalutazione di autori i cui testi hanno il proprio principale valore nel risultare particolarmente efficaci al primo ascolto. Alcune esclusioni di autrici e autori affezionati a quel veicolo forse sorprenderanno, ma sono sostenute dall’intenzione di ristabilire la primazia della lettura su pagina, o almeno il dovere di farne verifica: e altrettanta ferma è l’intenzione di contrastare l’opposto fenomeno per cui alcuni autori, di particolare successo nelle letture pubbliche, vengono poi erroneamente relegati a quel solo ambito – su tutti, è stato il caso di Sara Ventroni.</p>
<p>Epigonismo lirico e sopravvalutazione della performance, ecco i due primi criteri di esclusione. Cosa però accomuna positivamente i nostri autori? Per la gran parte o forse la totalità dei poeti qui antologizzati, può valere – come ipotesi generale e provvisoria, tutta ancora da precisare e verificare – il riferimento a una categoria molto utilizzata nell’ultimo decennio, quello di «poesia di ricerca». La definizione più compendiosa, ma anche la più estensiva, che io ne conosca è dovuta a Paolo Zublena, in «collaborazione» con Enrico Testa. Vale la pena citarla per esteso:</p>
<blockquote><p>Si pensi almeno, secondo quanto riconosciuto da una decisiva analisi di Enrico Testa, basata soprattutto su Viviani e De Angelis, agli elementi che seguono: 1) «segni pronominali di tipo anaforico destituiti di antecedenti […] e, in genere, forme deittiche […] riferite a enti non direttamente riconoscibili neanche nello svolgimento tematico del discorso successivo»; 2) «<em>incipit</em> stranianti che fanno del testo una sequenza poggiata su una sorta di vuoto linguistico»; 3) «slogatura dell’andamento discorsivo» (anomalie della focalizzazione, disgiunzioni incongrue, cambi di modalità enunciativa, cambio di locutore anche senza marche di discorso diretto); 4) «uso anomalo dei nomi propri di persona» (anche questo un caso di inscrutabilità della referenza)<a name="testo4"></a>.</p>
<p>[...] Si possono aggiungere: un frequente principio di esitazione che indebolisce i confini sintattici, costellando di indecidibili il processo di lettura (un nome può essere l’oggetto di un verbo che viene prima, ma anche il soggetto di un verbo che segue, ad esempio); il montaggio di segmenti testuali semanticamente estranei tra loro; il contraddire delle parentetiche; l’interruzione del discorso non più soltanto attraverso la reticenza formale retoricamente motivata, ma anche con un brusco e immotivato taglio. Si tratta di procedure che riducono la linearità del discorso e danno luogo non a una sparizione del senso, ma a una sua disseminazione, che revoca ulteriormente in dubbio il postulato di un soggetto unitario, resecando alla base l’ipotesi di un suo coerente «voler dire».</p>
<p>È anzi possibile ipotizzare che, <em>senza necessariamente occorrere tutti insieme</em>, questi tratti caratterizzino quella che con qualche approssimazione si può definire come poesia «di ricerca» rispetto al più o meno banale epigonismo coltivato da autori anche di valore (Gezzi e Maccari, per fare due esempi tra i più giovani), o alle occorrenze dello stile semplice dall’andamento più biografico-narrativo. In questa direzione, insomma, va registrata una prossimità di codice tra poeti anche molto diversi tra loro per ragioni tematiche o stilistiche: da Mesa a Ottonieri, fino a Raos, Giovenale, ma anche Calandrone o Bonito. Le basi extralinguistiche di queste configurazioni testuali restano per tutti la tendenza alla disidentificazione della soggettività espressa nel testo poetico, e insieme l’opacità e quasi la resistenza del referente-mondo a costituirsi in un senso lineare: orizzonte postlirico che si contrappone a un mai domo e anzi ritornante lirismo, la cui natura difensiva prevede anche il rifugio nelle certezze della sintassi e della testualità tradizionali.<a name="testo5"></a></p></blockquote>
<p>Si tratta dunque ancora, in buona sostanza, di una contrapposizione fra lirismo e antilirismo – che includerà però, nel nostro caso, come cercheremo in alcuni casi di dimostrare, tratti di un lirismo relativamente asoggettivo, caratterizzato da una dismissione di ogni tirannide epistemica dell’«autore reale»; o ancora forme autobiografiche ma sostanzialmente antiliriche. Rispetto dunque alla definizione di Zublena, saremo forse più liberali non già nell’estensione ma nell’intensione: non solo, nei nostri autori, i tratti citati non occorrono «necessariamente [...] tutti insieme», ma sostanziali divergenze limitano l’omogeneità di questo gruppo, cui dunque potremmo scherzosamente pensare come a un ampio centrosinistra della poesia italiana. (E si pensi a fenomeni di frangia, come l’aria di famiglia che potrebbe scorgersi fra certo Inglese – che pure si farebbe fatica a definire come il più tradizionale tra gli autori qui inclusi – e il pur apprezzabile ma, sono d’accordo, lirico-lirico Gezzi del recente <em>L’attimo dopo</em><a name="testo6"></a>). Tuttavia, le parentele non mancano. Autori di opzioni decisamente <em>brachilogiche</em> ed <em>ellittiche</em> sono Annovi, Biagini, l’ultima Frene, Giovenale, Marzaioli, Pugno, Sannelli, in certi casi anche Ventroni: un carattere dominante. Una tendenza invece quantitavamente eccedente, dall’ambizione ermeneutica più classica, può esser vista in Inglese, in specie il primo Inglese ma anche quello delle ultime <em>Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato</em>, in Riviello o, ancora, nei testi più lunghi di Ventroni o nella prima Frene, ma anche, criptata in modi diversi, in Zaffarano o Bortolotti da un lato e in Calandrone dall’altra. All’opposto, le affinità autoattribuite – come per esempio all’interno del gruppo di lavoro e sito GAMMM, che comprende Bortolotti, Giovenale, Inglese e Zaffarano (e comprendeva Sannelli), oltre che i notevoli Alessandro Broggi e Andrea Raos, o della Camera Verde, gloriosa galleria, casa editrice e luogo d’incontro romana, il cui catalogo annovera, oltre ai cinque di GAMMM qui rappresentati, anche Marzaioli – non sono sempre, a un esame critico, le più convincenti.</p>
<p><em>Poesia fuori del sé</em>, fuori cioè del suicentrismo lirico – e anche fuori di quel surrogato avanguardista del sé cartesiano che, in un’ipotesi di Testa, sarebbe l’«enfasi sull’aspetto monumentale dell’opera, sui suoi tratti di immobilità e compiutezza»: enfasi che condurrebbe nel fronte della tradizione «alla sopravvalutazione del valore estetico o, nel caso dell’avanguardia, pragmatico del testo»<a name="testo7"></a>. Ma qualche parola va pure spesa per un fenomeno molto importante della poesia italiana recente: il suo multiplo uscire <em>fuori da sé</em>. Per due versi, infatti, si potrebbe parlare di «poesia fuori della poesia» come fenomeno di punta del decennio. In primo luogo, una maggioranza qualificata di poeti qui antologizzati pratica attivamente altre arti, portando queste loro dimensioni espressive a interagire fittamente con la testualità. Nella gran parte dei casi si tratta della fotografia (almeno Annovi, Bortolotti, Calandrone, Giovenale, Inglese, Marzaioli, Ventroni, Zaffarano, mentre Pugno ha collaborato strettamente con il fotografo Elio Mazzacane), ma annoveriamo forme installative (Biagini), musicali (Zaffarano), teatrali e cinematografiche (Calandrone, Inglese, Pugno, Sannelli), videoartistiche (Inglese), persino incisioni (Frene) e coreografie (Ventroni) eccetera eccetera. Questo aspetto merita di essere studiato a fondo e qui non ci limitiamo che ad annotarlo – rilevando anche come esso sia stato raccolto e incoraggiato, in un circolo virtuoso, da una delle collane più coraggiose della poesia italiana di questi anni, quella “fuoriformato” diretta da Andrea Cortellessa per Le Lettere di Firenze che ha ospitato le opere forse più importanti di Giovenale e Pugno e senz’altro la più importante di Ventroni.</p>
<p>Esiste un altro senso in cui la poesia è <em>uscita</em> fuori di sé. Si tratta della risorgenza della poesia in prosa, o meglio (i coinvolti tengono molto alla distinzione) della «prosa in prosa», titolo dell’altro “fuoriformato”<a name="testo8"></a> che ha avuto il merito di portare il fenomeno alla piena attenzione degli addetti. Non solo scrivono in prosa Bortolotti, Giovenale, Inglese e Zaffarano, ovvero i quattro dei sei autori di <em>Prosa in prosa</em> inclusi in questa antologia: ma lo fanno o lo hanno fatto anche Calandrone, autrice di interessanti prosimetri, Marzaioli, Riviello, Sannelli e in qualche misura Ventroni. Fra gli esperti del sottogenere, o del non-genere, ci si divide sull’appartenenza di questo alla prosa o alla poesia, ma a noi pare che, al di là di questioni nominalistiche, <em>queste</em> prose siano <em>poeticamente</em> apparentabili alla poesia. Ci soccorre in questa convinzione Paolo Giovannetti, il critico più esperto del genere, quando sostiene in apertura della sua introduzione a <em>Prosa in prosa</em>:</p>
<blockquote><p>In Francia o negli Stati Uniti, ma certo in molte altre parti dell’universo <em>global</em>, <em>Tecniche di basso livello</em> [l’ultimo libro di Bortolotti] e questo che state leggendo ora <em>sono libri di poesia</em>. Anzi, per dirla tutta e per prendere nettamente posizione: il volume di Bortolotti e questo che state leggendo ora <em>sono libri di poesia</em><a name="testo9"></a>.</p></blockquote>
<p>Per l’argomentazione tassonomica rimandiamo alla lettura di Giovannetti: qui basti ribadire come oggi, non solo in Italia, la scrittura di prose brevi e fortemente antinarrative sia un quasi monopolio dei poeti, anche per reazione, come ha intelligentemente notato Inglese, a una sorta di <em>claustrofobia</em> che il verso imporrebbe:</p>
<blockquote><p>Una buona parte degli autori che oggi in Francia e in Italia scelgono di scrivere poesia in prosa lo fanno per un’<em>insofferenza</em> nei confronti del verso e di ciò che esso implica in termini di automatismi stilistici, lessicali e persino tematici. A volte si constata un vero e proprio «disgusto» del verso, che ovviamente è conseguenza di una necessità di rottura nei confronti delle aspettative del genere nel loro insieme<a name="testo10"></a>.</p></blockquote>
<p>Esiste dunque un’obiettiva consonanza fra chi oggi pratica la <em>prose en prose</em> come naturale estensione o complemento della propria attività poetica e un autore come Bortolotti che ne fa l’unico mezzo espressivo: l’eccezione in questo caso conferma proverbialmente la regola; in questo senso, e forzando un po’, alla certezza con cui in alcune interviste Bortolotti si confessa prosatore, ci sentiamo di controbattere, con Giovannetti, che Bortolotti è un poeta e non lo sa.</p>
<p>Un’ultima nota metodologica. Abbiamo preferito limitare il numero di poeti a quelli che ci sono parsi strettamente necessari e preferito fornire di ciascuno un’ampia scelta, maggiore di quanto normalmente accada nelle antologie. Questa opzione ha ovvi vantaggi, ma comporta un rischio maggiore di omettere autori importanti. Del resto, il medesimo rischio vale per chiunque metta mano a un’antologia, qualunque sia il numero di poeti che decide di antologizzare, per un misterioso fenomeno di asintotica insufficienza. È il peccato originale di ogni antologia, si direbbe: la sua cattiva infinità. Precorrendo i tempi, dichiaro fin da subito i miei principali (non certo gli unici) dubbi: oltre ai poeti già citati in questo testo e nelle note, aggiungo qui Luigi Socci e Italo Testa. Come quelli, anche questi faranno di certo molto parlare di sé: fuori di sé, com’è ovvio.<em></em></p>
<h3><em>Note:</em></h3>
<p><a name="nota1"></a> <em>Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli</em>, a cura di Giancarlo Alfano, Alessandro Baldacci, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Massimiliano Manganelli, Raffaella Scarpa, Fabio Zinelli, Paolo Zublena (luca sossella, 2005). Va notato che, in alcuni casi con notevole precocità, <em>Parola plurale</em> antologizzava cinque degli autori qui riproposti (in ordine alfabetico: Biagini, Frene, Giovenale, Inglese, Sannelli) e ne citava altri due (Pugno e Ventroni) fra gli esclusi per criteri di «soglia bibliografica». <a href="#testo1">⇑</a></p>
<p><a name="nota2"></a> Un criterio più ovvio, quello dell’esiguità delle opere edite, ha impedito l’inclusione di autori – in alcuni casi già noti per la loro attività critica o narrativa – che vanno seguiti con grande attenzione. È il caso di citare almeno Elisa Davoglio, Gilda Policastro, Luigi Severi. <a href="#testo2">⇑</a></p>
<p><a name="nota3"></a> E. Testa, <em>Antagonisti e trapassanti: soggetto e personaggi in poesia</em>, in <em>Per interposta persona. Lingua e poesia nel secondo Novecento</em>, Bulzoni, 1999, pp. 11-32: 12; cit. in P. Zublena, <em>Chiusure ospitali e altri paradigmi di disseminazione</em>, in <em>Nuovi poeti italiani</em> (a cura Eiusd.), fasc. monografico di «Nuova Corrente», n. 135, gennaio-giugno 2005, pp. 163-190: 169. Il numero contiene anche un importante saggio di G. Alfano e antologizza poeti italiani del decennio 1996-2005: in ordine di nascita Bonito, Zuccato, Lo Russo, Raimondi, Berisso, Gardini, Inglese, Frene, Raos, Giovenale, Biagini, Pugno, Fusco, Santi, Di Prima, De Alberti, Maccari, Gezzi. <a href="#testo3">⇑</a></p>
<p><a name="nota4"></a> E. Testa, <em>L’esigenza del libro</em>, in <em>La poesia italiana del Novecento. Modi e tecniche</em>, Pendragon, 2003, pp. 97-119: 114-118. <a href="#testo4">⇑</a></p>
<p><a name="nota5"></a> P. Zublena, <em>Come dissemina il senso la poesia di ricerca</em>, s.d., sul sito dell’Enciclopedia Treccani all’indirizzo <a title="Link Zublena" href="http://www.treccani.it/Portale/sito/lingua_italiana/speciali/poeti/zublena.html" target="_blank">http://www.treccani.it/Portale/sito/lingua_italiana/speciali/poeti/zublena.html</a>. Corsivo nostro. <a href="#testo5">⇑</a></p>
<p><a name="nota6"></a> M. Gezzi, <em>L’attimo dopo</em>, luca sossella, 2009. <a href="#testo6">⇑</a></p>
<p><a name="nota7"></a> E. Testa, <em>Antagonisti e trapassanti&#8230;</em>, cit., <em>ibidem</em>. <a href="#testo7">⇑</a></p>
<p><a name="nota8"></a> Andrea Inglese, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Michele Zaffarano, Andrea Raos, <em>Prosa in prosa</em>, Le Lettere, 2009. La definizione di «prosa in prosa» si deve allo scrittore francese Jean-Marie Gleize, che parla proprio di «uscite» dalla poesia (<em>Sorties</em>, Questions théoriques, 1999). <a href="#testo8">⇑</a></p>
<p><a name="nota9"></a> Paolo Giovannetti, <em>Dopo il sogno del ritmo. Installazioni prosastiche della poesia</em>, introduzione a <em>Prosa in prosa</em>, cit., pp. 5-17: 5. Da notare che l’autore della preziosa nota finale, Antonio Loreto, diverge tassonomicamente: si tratta per lui di prose. Andrea Inglese ascrive altrove queste prose alle «arti poetiche», termine costruito in analogia con le «arti visive». <a href="#testo9">⇑</a></p>
<p><a name="nota10"></a> A. Inglese, <em>Poesia in prosa e arti poetiche. Una ricognizione in terra di Francia</em>, in «Trivio», n. 0, 2008, pp. 85-109: 85. <a href="#testo10">⇑</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/25/poesia-fuori-del-se-poesia-fuori-di-se/">Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé</a></p>
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		<title>Poeti degli anni zero all&#8217;Esc</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 13:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<strong>POETI DEGLI ANNI ZERO</strong>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì <strong>25 febbraio</strong> 2011, alle <strong>ore 18:00</strong>, Walter <strong>Pedullà</strong>, Massimiliano <strong>Manganelli</strong>, Francesco <strong>Muzzioli</strong>, Tommaso <strong>Ottonieri</strong> e Vincenzo <strong>Ostuni</strong> presentano <em>Poeti degli anni Zero</em>, l&#8217;ultimo numero de <strong>L’ILLUMINISTA</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;Illuminista</em>, rivista di cultura contemporanea diretta da Walter Pedullà e pubblicata da <a title="edizioni ponte sisto" href="http://www.edizionipontesisto.it/catalogo-pontesisto.html" target="_blank">Edizioni Ponte Sisto</a>, dedica un numero monografico (anno X, n.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/16/poeti-degli-anni-zero-allesc-2/">Poeti degli anni zero all&#8217;Esc</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>POETI DEGLI ANNI ZERO</strong></h2>
<p style="text-align: left;"><img class="size-medium wp-image-38171 alignnone" title="poeti degli anni zero" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/copertina_ill_-213x300.jpg" alt="poeti degli anni zero" width="213" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì <strong>25 febbraio</strong> 2011, alle <strong>ore 18:00</strong>, Walter <strong>Pedullà</strong>, Massimiliano <strong>Manganelli</strong>, Francesco <strong>Muzzioli</strong>, Tommaso <strong>Ottonieri</strong> e Vincenzo <strong>Ostuni</strong> presentano <em>Poeti degli anni Zero</em>, l&#8217;ultimo numero de <strong>L’ILLUMINISTA</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;Illuminista</em>, rivista di cultura contemporanea diretta da Walter Pedullà e pubblicata da <a title="edizioni ponte sisto" href="http://www.edizionipontesisto.it/catalogo-pontesisto.html" target="_blank">Edizioni Ponte Sisto</a>, dedica un numero monografico (anno X, n. 30, febbraio 2011, pp. 352) alla poesia degli autori italiani apparsi nel primo decennio del 2000.<span id="more-38169"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;antologia, curata da Vincenzo Ostuni, contiene testi di Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Gherardo Bortolotti, Maria Grazia Calandrone, Giovanna Frene, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Giulio Marzaioli, Laura Pugno, Lidia Riviello, Massimo Sannelli, Sara Ventroni e Michele Zaffarano.</p>
<p style="text-align: justify;">La serata si terrà presso <strong><a title="esc atelier autogestito" href="http://www.escatelier.net/" target="_blank">Esc Atelier autogestito</a></strong> –  via dei Volsci 159 (San Lorenzo), Roma -, all&#8217;interno del progetto <a href="http://esc-argot.blogspot.com/">EscArgot / scrivere con lentezza</a>. Saranno presenti gli autori, con letture e interventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, il reading su facebook: <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=187619891277971">http://www.facebook.com/event.php?eid=187619891277971</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/16/poeti-degli-anni-zero-allesc-2/">Poeti degli anni zero all&#8217;Esc</a></p>
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		<title>Una poesia di Emily Dickinson tradotta da Massimo Sannelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/01/emily-dickinson-tradotta-da-massimo-sannelli/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/01/emily-dickinson-tradotta-da-massimo-sannelli/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Nov 2007 04:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Emily Dickinson]]></category>
		<category><![CDATA[La Camera Verde]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Sannelli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>We met as Sparks – Diverging Flints<br />
Sent various – scattered ways –<br />
We parted as the Central Flint<br />
Were cloven with an Adze – </p>
<p>Subsisting on the Light We bore<br />
Before We felt the Dark –<br />
A Flint unto this Day – perhaps –<br />
But for that single Spark.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/01/emily-dickinson-tradotta-da-massimo-sannelli/">Una poesia di Emily Dickinson tradotta da Massimo Sannelli</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>We met as Sparks – Diverging Flints<br />
Sent various – scattered ways –<br />
We parted as the Central Flint<br />
Were cloven with an Adze – </p>
<p>Subsisting on the Light We bore<br />
Before We felt the Dark –<br />
A Flint unto this Day – perhaps –<br />
But for that single Spark. </p>
<p>*** </p>
<p>Ci incontrammo Scintille – Divergenti<br />
Selci scagliate in direzioni varie –<br />
Ci separammo e il Cuore della Selce<br />
Sembrò diviso a filo dalla Scure – </p>
<p>La Luce che portammo ci sostenne<br />
Prima che Noi soffrissimo la notte –<br />
Forse la Selce arriva fino ad Oggi –<br />
Per la nostra Scintilla. </p>
<p><small>[tratto da Emily Dickinson, <em>Su un Io Colonna</em>, a cura di Massimo Sannelli, Roma, La Camera Verde, 2007, pp. 150]</small></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/01/emily-dickinson-tradotta-da-massimo-sannelli/">Una poesia di Emily Dickinson tradotta da Massimo Sannelli</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tre poeti di Invetriate: Marotta, Sannelli, Monreale</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/20/tre-poeti-di-invetriate-marotta-sannelli-monreale/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/20/tre-poeti-di-invetriate-marotta-sannelli-monreale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2007 08:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[daniela monreale]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Marotta]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Sannelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Venerdì 21 &#8211; ore 21,00<br />
Centro Culturale San Carlo &#8211; Corso Matteotti 14, MI (MM1 San Babila)<br />
a cura di Fabrizio Bianchi e Adele Desideri<br />
presentazione dei primi 3 volumi di poesia della nuova collana <em>Le invetriate</em><br />
Edizioni Il crocicchio/inEdition</p>
<p>Daniela Monreale, <strong><em>L’attracco sulla luna<br />
</em></strong>Francesco Marotta, <strong><em>Per soglie d’increato<br />
</em></strong>Massimo Sannelli,<strong> <em>Nome nome</em></strong></p>
<p>Interventi critici di<br />
Adele Desideri, Gabriela Fantato, Luigi Metropoli, Luigi Cannillo</p>
<p><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Francesco Marotta</strong></p>
<p><em>ore di bassa marea<br />
</em>a osservare le stazioni<br />
del respiro, il vento<br />
infetto di gioie sottotraccia,<br />
la cifra allusiva dell’esilio<br />
nel fuoco che suona senza peso<br />
sui giardini e si riassetta<br />
in corpi miniati<br />
dentro ampolle di stupore: –<br />
 <br />
non è senza mattino l’onda<br />
brunita di fiori di risacca,<br />
né senza fiume la stella<br />
di ponente che si compie<br />
nel lampo dell’ultima vela –<br />
testimone del seme<br />
immortale per un attimo<br />
prima di esplodere alla luce<br />
il suo carico di gemme,<br />
di lieviti, di sangue</p>
<p>Dalla <em>Postfazione</em> di Luigi Metropoli a Francesco Marotta, <strong><em>Per soglie d’increato</em></strong></p>
<p>Sapienza e profezia, parola e visione, «pensiero e canto», queste le coordinate che tracciano la sfuggente spazialità di Per soglie d’increato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/09/20/tre-poeti-di-invetriate-marotta-sannelli-monreale/">Tre poeti di Invetriate: Marotta, Sannelli, Monreale</a></p>
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a cura di Fabrizio Bianchi e Adele Desideri<br />
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Edizioni Il crocicchio/inEdition</p>
<p>Daniela Monreale, <strong><em>L’attracco sulla luna<br />
</em></strong>Francesco Marotta, <strong><em>Per soglie d’increato<br />
</em></strong>Massimo Sannelli,<strong> <em>Nome nome</em></strong></p>
<p>Interventi critici di<br />
Adele Desideri, Gabriela Fantato, Luigi Metropoli, Luigi Cannillo</p>
<p><span id="more-4468"></span><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Francesco Marotta</strong></p>
<p><em>ore di bassa marea<br />
</em>a osservare le stazioni<br />
del respiro, il vento<br />
infetto di gioie sottotraccia,<br />
la cifra allusiva dell’esilio<br />
nel fuoco che suona senza peso<br />
sui giardini e si riassetta<br />
in corpi miniati<br />
dentro ampolle di stupore: –<br />
 <br />
non è senza mattino l’onda<br />
brunita di fiori di risacca,<br />
né senza fiume la stella<br />
di ponente che si compie<br />
nel lampo dell’ultima vela –<br />
testimone del seme<br />
immortale per un attimo<br />
prima di esplodere alla luce<br />
il suo carico di gemme,<br />
di lieviti, di sangue</p>
<p>Dalla <em>Postfazione</em> di Luigi Metropoli a Francesco Marotta, <strong><em>Per soglie d’increato</em></strong></p>
<p>Sapienza e profezia, parola e visione, «pensiero e canto», queste le coordinate che tracciano la sfuggente spazialità di Per soglie d’increato. Lo scintillio, il chiarore del pensiero, si fonde con il baluginare, il barbaglio, le «epifanie di lumi»; il dialogo (che in sé contiene per residuo etimologico il <em>logos</em>, la razionalità) incontra lo stupore, estatici squarci che aprono «il varco al volto / irrivelato delle cose».<br />
La poesia di Francesco Marotta ci conduce laddove la parola germoglia, attraverso zone d’ombra, fino ad una luce albale che si articola alle soglie del vuoto. È in questi luoghi che lo schiudersi delle prime sillabe acquista sapere, sapidità, <em>sapienza</em>, in tutto il suo urto rivelatorio, «che dissigilla / un senso che non dura». Il poeta ne ripercorre la traccia in un cammino a ritroso, attraverso un inventario di visioni, specchi, labirinti che vanificano la direzione. A tratti, per brevi istanti, sembra si possa cogliere in questo percorso una rivelazione, un qualche barlume di verità. La poesia rincorre la <em>profezia</em>, nel suo anteporre la parola (profferire: effare e fato che si specchiano vicendevolmente), nel suo partorire una visione futura il cui senso risiede nel passato, «prima di ogni dire, / prima del silenzio».</p>
<p>Continua a leggere qui: <a href="http://www.lucidamente.com/includes/printArticle.asp?id=116">http://www.lucidamente.com/includes/printArticle.asp?id=116</a><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Massimo Sannelli<br />
</strong></p>
<p>dov’è la madre diversa, parte,<br />
tra i figli sopportare questa<br />
solitudine lunga, allora è fatto<br />
sfregio; dietro è fatta<br />
esperienza e luce; certo è giglio.<br />
<em>chi credete io sia?</em> ti aiuto, spiega, con<br />
la mancanza fiera, aiuto -<em> le roi<br />
</em>dissociarsi, <em>le roi</em> urlare, così<br />
in fretta anche, dalle due mani,<br />
separare, oh, sassi, strumenti, colpire:<br />
il popolo a cui si è fatto; e fa<br />
vento innocente questo, nei<br />
rumori; ché corre vento.</p>
<p>Dalla <em>Prefazione</em> di Marina Pizzi a Massimo Sannelli, <strong><em>Nome, nome</em></strong></p>
<p>Solitudine mistica della parola ancorata all’effigie del corpo, parola presa in/a poppa per un’evanescenza di/nonostante il teschio del sale che per adesso è carne colma di ascolto.<br />
Qui, in questi versi quasi dimentichi in presenza, prende la commozione del bianco, il coma di una madre sempre evocata quale una cascata senza mare né gioia di golfo.<br />
L’infanzia, questa e quella falena di iato, fannullona di tutto: nulla nel pieno addobbo del cassetto sventrato addirittura e solo da un sassetto.</p>
<p>Scrosci d’acqua arsi dalla prima cintola di un qualsiasi Gigante cattivo contro una madre buona botanica di bacca, candore del crollo del tempietto.<br />
Piange, Sannelli, nel sisma ondulato e ondulatorio dell’essere venuto dal seno; è un pianto secco, secco stato di mancamento, mancanza di Lei la donna di madre che lo nacque e lo interra senza farne, farsene, fargli, farlo con peso di oppressione.<br />
È l’ombra del senso e del suono abili atti a dar vita, nuova vita, sempre vita, al poeta che, in più o in meno, non sa mangiare, non sa nemmeno mangiare… la fame è enorme eppure si contrae quasi in aborto.</p>
<p>Continua a leggere qui: <a href="http://www.lucidamente.com/includes/printArticle.asp?id=166">http://www.lucidamente.com/includes/printArticle.asp?id=166</a><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Daniela Monreale</strong></p>
<p><em>Brixen, sei anni dopo</em></p>
<p>Inenarrabile<br />
ai più che sorvolano la friabile bellezza<br />
– questa tellurica bipenne al Cielo questo Duomo<br />
ai piedi della <em>Plöse</em>, come sei anni fa dicevo<br />
in una poesia esangue e colorata al buio –<br />
ancora eretta la traccia di un disegno<br />
mi attraversa.<br />
Mi suggerisce che tu stai vicino a questo<br />
morso di gioia, lo mangi d’amore insieme a me<br />
che divoro.<br />
E la navata percorro albata di un barocco<br />
ormai familiare, ammansito da un organo<br />
che ha un gusto sferico,<br />
la ruota perfetta del <em>Canon</em> di Pachelbel,<br />
quando adolescente avevo in testa<br />
grolle di mani e bocche acuminate,<br />
rosse a metà, sparpagliate come coriandoli in festa,<br />
adesso un imprevisto <em>coup de foudre</em> mi sorride,<br />
ho il cerebro assediato ho la tua foto sul comodino,<br />
qui è la nostra geografia qui è la scena<br />
che non registreremo nella piccola <em>camcorder</em>,</p>
<p>dicono in quattro,<br />
dicono i nostri occhi serafini.</p>
<p>Dalla <em>Prefazione</em> di Gabriela Fantato a Daniela Monreale, <strong><em>L’attracco sulla luna</em></strong></p>
<p>Quest’ultimo libro di Daniela Monreale è una sorta di canzoniere della gioia, nato da un incontro amoroso che svela però come per la poetessa toscana l’amore non sia solo incontro con l’amato, bensì condizione originaria dell’umano che, svelando il senso antico e ancestrale della vita, conduce a noi stessi e ci fa partecipi del mondo.<br />
Leggiamo, infatti, in apertura di libro che le poesie sono dedicate «a S. che mi ha cambiato la vita», ma i versi – sempre fortemente ritmici, allitteranti, con assonanze e a volte rime – si compongono in un viaggio iniziatico dove con lievità si intrecciano tensione erotica e slancio mistico.<br />
Ed è come se i versi della Monreale scaturissero con potente naturalezza da una pratica di vita che li ha mischiati e dunque rivelati nel loro essere inseparabili facce della vita. Questa, infatti, per la poetessa, si svela a noi quando riusciamo a sentire che il nostro Essere più autentico è nel nostro «esser corpo», nel nostro abitare il mondo come corpo e venire modificati dall’incontro con la concretezza delle cose, avvertendo però l’infinito dentro le pieghe della vita stessa, che è come un fuoco che arde e ci sfugge se la interroghiamo solo con la ragione.</p>
<p>Continua a leggere qui: <a href="http://www.lucidamente.com/includes/printArticle.asp?id=117">http://www.lucidamente.com/includes/printArticle.asp?id=117</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/09/20/tre-poeti-di-invetriate-marotta-sannelli-monreale/">Tre poeti di Invetriate: Marotta, Sannelli, Monreale</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Su V.M. 18 di Isabella Santacroce</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Sep 2007 04:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qui non c'è nulla di naturale, a partire dal linguaggio: iperbati, anafore, ripetizioni, epiteti, nomi greci. Soprattutto l'iperbato viola l'Ordine: ma anche l'iperbato è una sostanza della Cultura - dunque ciò che viene aggredito non è la Cultura (la Cultura non divora la Cultura): ma il mondo (controllare l'etimologia di <em>mundus</em> e di <em>kósmos</em>, e le loro implicazioni; ricordarle, perché costruiscono le nostre bellissime menti). <p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/09/18/su-vm-18-di-isabella-santacroce/">Su V.M. 18 di Isabella Santacroce</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Massimo Sannelli</strong></p>
<p>1</p>
<p>Qui non c&#8217;è nulla di naturale, a partire dal linguaggio: iperbati, anafore, ripetizioni, epiteti, nomi greci. Soprattutto l&#8217;iperbato viola l&#8217;Ordine: ma anche l&#8217;iperbato è una sostanza della Cultura &#8211; dunque ciò che viene aggredito non è la Cultura (la Cultura non divora la Cultura): ma il mondo (controllare l&#8217;etimologia di <em>mundus</em> e di <em>kósmos</em>, e le loro implicazioni; ricordarle, perché costruiscono le nostre bellissime menti).<br />
<span id="more-4452"></span><br />
2</p>
<p>Qui non c&#8217;è nulla di veloce: le ripetizioni formulari di interi capoversi e la scrittura dis-Ordinata rallentano la lettura.</p>
<p>3</p>
<p>Qui non c&#8217;è nulla di imitabile, perché qui non c&#8217;è nulla di naturale. L&#8217;idea popolare dell&#8217;emulazione di Desdemona e delle Spietate Ninfette è un&#8217;idea piccola. L&#8217;emulazione, oggi, è fomentata da <em>media</em> più sottili di un libro di 491 pagine che costa € 17,50. Solo chi parlasse quella lingua, chi frequentasse l&#8217;antirealtà &#8211; in cui si imbalsamano giraffe e ci si pettina con un osso di tonno, e si viaggia in carrozza &#8211; potrebbe emulare Desdemona. Dunque: nessuna fobia (c&#8217;è chi ucciderebbe <a href="http://www.isabella-santacroce.splinder.com">Isabella Santacroce</a>).</p>
<p>4</p>
<p>Qui tutto è scandito da un calendario, perché il romanzo è il diario di un anno nel Collegio delle Fanciulle. La numerologia vi gioca una parte seria ed esplicita, come in Kafka. (tutti i poeti sono Ebrei). Il riferimento è Sade, forse; e forse non <em>Salò</em> di Pasolini; forse, più di tutto, Dante (che per Pasolini fu una fonte chiara di Sade): Dante come maestro di geografia, di organizzazione del tempo e dello spazio, di linguaggio e di invenzione. Infatti Dante <em>poté</em> immaginare Dante che vede Dio: e significa scrivere un poema in cui il poeta è <em>visto da Dio</em>. Più tardi (secoli): «sono apparso alla Madonna».</p>
<p>5</p>
<p>L&#8217;innaturalità, la lentezza, l&#8217;inimitabilità, la serialità <em>non</em> sono i canoni delle <em>Lezioni americane</em>. Non sono neanche i canoni del linguaggio comune, né della maggior parte della poesia contemporanea (che, a confronto con i testi più belli di Santacroce, sembra quello che è: passiva; non brutta, ma inerte; e sbaglio se cerco di vedere nella poesia, qui, oggi, quello che la poesia non ha &#8211; e nello stesso tempo: non sbaglio, perché parlo anche di me, di cose che ho fatto e che <em>non ho</em> fatto).</p>
<p>6</p>
<p>C&#8217;è chi ucciderebbe Santacroce. Ma chi ucciderebbe, oggi, un <em>poeta</em>, in Italia? e perché? Lo ucciderebbe per caso, non perché è poeta. Il poeta è immunizzato perché non ha nessun popolo intorno &#8211; o contro; dunque nessun lettore &#8211; e nessun assassino delle sue penne sbigottite.</p>
<p>7</p>
<p>Desdemona agisce come un Cristo capovolto. Il male che provoca o che fa è missionario e non ludico: lo sterminio preciso e brillante dell&#8217;imperfetto, dell&#8217;ambiguo, dell&#8217;incoerente, dell&#8217;untuoso, del brutto. In una parola: dell&#8217;umano (il corpo <em>umano</em> e la <em>humanitas</em>: qui non è più vero che «umana cosa è avere compassione degli afflitti»). Desdemona &#8211; perfetta e curatissima, «veementemente» &#8211; può amare, riamata, solo Dio e i cani (e solo, per qualche minuto, un Feto di sette mesi, strappato dall&#8217;utero; baciato con la lingua sulla lingua &#8211; l&#8217;unico gesto d&#8217;amore o di «lirismo» di Desdemona per un essere umano &#8211; e poi divorato da un cane: simile su simile, simile dentro il simile). (l&#8217;Eucaristia? ma qui senza carità e parodiando: si di-spera solennemente di tutto).</p>
<p>8</p>
<p>Dio, i cani e il feto sono comunicatori che non comunicano. Sono l&#8217;esterno gratuito &#8211; che penetra Desdemona &#8211; alternativo alla proliferazione umana. Dio stesso è intaccato come Onnipotente o Dio-Amore, e adorato solo come grande Artista e Sua Magnificenza: il creatore imperiale di ciò che è splendido, non il difensore delle creature, abbandonate nel Mondo (il cui nome non è <em>omen</em> e significa Ordine). Desdemona dice: «[…] mi raccapricciava enormemente la mancanza di grandezza» (p. 281). Il Male appare più puro del Bene, che è sociale e umano: dunque il Male è più artistico, e degno di essere realizzato con una precisione da artista (vedere le pagine sulle torture inflitte alle due sorelle).</p>
<p>9</p>
<p>Scrivere su Isabella Santacroce è dannoso, se vivi nell&#8217;«ambiente poetico»: non sarai perdonato. Avrai scritto qualcosa su qualcosa che è considerato <em>pop</em> &#8211; mentre è complicatissimo -: perciò avrai peccato. Ma qui penso ad altro: <em>V.M. 18</em> è un romanzo che non costruisce nulla, sul piano della continuità della «Contemporanea. Italiana letteratura» e della «Contemporanea. Italiana. Poesia». Le stragi di Desdemona avvengono in un Collegio, che è l&#8217;allegoria di tutte le Scuole dell&#8217;Occidente; le insegnanti e le Fanciulle vengono massacrate allo stesso modo (ma sulle Fanciulle si infierisce di più: perché sono, in teoria, le più simili a Desdemona &#8211; dunque le prime da rendere dissimili, umiliandole o eliminandole); e nessuna Cultura può legittimamente orientarsi al Bene ed esserLo: perché i rappresentanti del Bene non credono fino in fondo e sono «solo all&#8217;apparenza irreprensibili» (p. 283) (perciò Desdemona adora Gesù Cristo Sofferto: per la coerenza e per la sua bellezza di Esposto; e disprezza i brutti Benefattori, che cedono). Non credono fino in fondo &#8211; e pèrdono tutto: non sono perdonabili.</p>
<p>10</p>
<p>Quindi nessuna costruzione di continuità, nessuna proposta per il futuro, e nessun mondo. Ora l&#8217;idea dell&#8217;Animale amante/divoratore (il Gratuito) penetra anche la «Contemporanea. Italiana letteratura». Tutti, maggiori e minori di anni 18, e tutti gli scrittori scriventi, possono essere macellati dalle Ninfette. Soprattutto, chi ha <em>amato male</em> (e <em>parlato peggio</em>) morirà male, per mano di un essere che <em>rappresenta</em> Cielo e Inferno, insieme. «Non avevo mai conosciuto persone capaci d&#8217;amare pazientemente, benevolmente, senza invidia, non vantandosi, non gonfiandosi, non comportandosi in modo sconveniente, non cercando il proprio interesse…» (p. 441). Dunque il cane Alastor è benedetto, perché non è «una creatura d&#8217;umana razza». Amarlo è dis-umano, ma non insensato. Il diavolo ha nostalgia del bene, e lo ricostruisce nelle forme carnevalesche e serpentinate che gli sono proprie.</p>
<p>11</p>
<p>Una nuova Barbarie è prossima? Sì e no; letteralmente e non letteralmente. Parlo oscuro, così come la vecchia mente &#8211; una parlante della vecchia lingua &#8211; vede ora. <em>Explicit vita nova</em>? Chi crede al Bene, e lo crede parte di Dio, e crede che Dio non sia l&#8217;amico coessenziale di Satana &#8211; è chiamato, ora, ad essere molto virile. Anche per questo, il libro dovrebbe essere letto soprattutto <em>da chi crede</em> che il Bene è Bene e che il Male è Male: per mettersi alla prova, se ama Dio (come se stesso, e il prossimo come se stesso; e dunque se tollera, del suo prossimo, la «mancanza di grandezza»).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/09/18/su-vm-18-di-isabella-santacroce/">Su V.M. 18 di Isabella Santacroce</a></p>
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		<title>authors + gammm :::</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jun 2007 04:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p align="center">lunedì 18 giugno 2007 / ore 18:00 / libreria VIVALIBRI / Roma<br />
=<br />
monday 18 june 2007 / at 6:00 pm / VIVALIBRI bookshop / Rome
</p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center">- Piazza Santa Maria Liberatrice 23/26 -</p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center">authors + gammm :::</p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center">[ 3 ]</p>
<p>with the presence &#38; reading of<br />
Gherardo <strong>Bortolotti</strong>, Alessandro <strong>Broggi</strong>, Susana <strong>Gardner</strong>, Marco <strong>Giovenale</strong>, Christophe <strong>Marchand-Kiss</strong>, Andrea <strong>Raos</strong>, Joe <strong>Ross</strong>, Massimo <strong>Sannelli</strong>, Jennifer <strong>Scappettone</strong>, Michele <strong>Zaffarano</strong></p>
<p>texts in Italian and English and French<br />
</p>
<p>[ 3 ]</p>
<p>Terzo incontro di lettura di redattori e autori del sito GAMMM, dopo la data presso la Casa della poesia (23 novembre 2006, Milano) e la Camera verde (20 gennaio 2007, Roma).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/06/17/authors-gammm/">authors + gammm :::</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">lunedì 18 giugno 2007 / ore 18:00 / libreria VIVALIBRI / Roma<br />
=<br />
monday 18 june 2007 / at 6:00 pm / VIVALIBRI bookshop / Rome
</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">- Piazza Santa Maria Liberatrice 23/26 -</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">authors + gammm :::</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">[ 3 ]</p>
<p>with the presence &amp; reading of<br />
Gherardo <strong>Bortolotti</strong>, Alessandro <strong>Broggi</strong>, Susana <strong>Gardner</strong>, Marco <strong>Giovenale</strong>, Christophe <strong>Marchand-Kiss</strong>, Andrea <strong>Raos</strong>, Joe <strong>Ross</strong>, Massimo <strong>Sannelli</strong>, Jennifer <strong>Scappettone</strong>, Michele <strong>Zaffarano</strong></p>
<p>texts in Italian and English and French<br />
<span id="more-3993"></span></p>
<p>[ 3 ]</p>
<p>Terzo incontro di lettura di redattori e autori del sito GAMMM, dopo la data presso la Casa della poesia (23 novembre 2006, Milano) e la Camera verde (20 gennaio 2007, Roma). Ora la libreria VIVALIBRI (a Roma) ospita una nuova lettura con testi inglesi e italiani. Saranno presenti i poeti: Susana Gardner (direttrice di DUSIE, http://dusie.org), Jen Scappettone (Università di Chicago), Joe Ross (autore di &#8220;Strati&#8221;, nella collana Felix, edizioni La camera verde), Christophe Marchand-Kiss (co-fondatore della rivista Zoom-Zoum), e Andrea Raos (http://nazioneindiana.com). Evento a cura di http://gammm.org, http://fluxishare.blogspot.com e http://flux.blogsome.com, con LO-FI c/o Libreria del Testaccio (tel. +39067546153).</p>
<p align="center">§</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">Libreria del Testaccio VIVALIBRI<br />
Piazza Santa Maria Liberatrice 23/26<br />
00153 Roma &#8211; tel. 06.5746153
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/06/17/authors-gammm/">authors + gammm :::</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>per un dialogo su sperimentazione / avanguardia / ricerca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/13/per-un-dialogo-su-sperimentazione-avanguardia-ricerca/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/13/per-un-dialogo-su-sperimentazione-avanguardia-ricerca/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2007 05:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/04/dscf0644.JPG' title='dscf0644.JPG'></a> <em>(Propongo un intervento apparso su <a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/CRITICA/crit003.pdf.">Per Critica Futura n° 3</a> e che riprende una riflessione già avviata su NI <a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/12/09/limpronunciabile-parola-avanguardia-1/">qui</a>,<a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/12/13/l%e2%80%99impronunciabile-parola-%c2%ab-avanguardia-%c2%bb-2/"> qui </a>e <a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/12/18/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/">qui</a>. A. I.)</em></p>
<p>di <strong>Marco Giovenale</strong></p>
<p>[in occasione dell'incontro presso la Casa della poesia, a cura di Andrea Inglese, con letture di G.Bortolotti, A.Broggi, A.Raos, M.Sannelli, M.Zaffarano e M.G.- Milano, 23 novembre 2006]</p>
<p>I.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/04/13/per-un-dialogo-su-sperimentazione-avanguardia-ricerca/">per un dialogo su sperimentazione / avanguardia / ricerca</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/04/dscf0644.JPG' title='dscf0644.JPG'><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/04/dscf0644.thumbnail.JPG' alt='dscf0644.JPG' /></a> <em>(Propongo un intervento apparso su <a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/CRITICA/crit003.pdf.">Per Critica Futura n° 3</a> e che riprende una riflessione già avviata su NI <a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/12/09/limpronunciabile-parola-avanguardia-1/">qui</a>,<a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/12/13/l%e2%80%99impronunciabile-parola-%c2%ab-avanguardia-%c2%bb-2/"> qui </a>e <a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/12/18/limpronunciabile-parola-avanguardia-3/">qui</a>. A. I.)</em></p>
<p>di <strong>Marco Giovenale</strong></p>
<p>[in occasione dell'incontro presso la Casa della poesia, a cura di Andrea Inglese, con letture di G.Bortolotti, A.Broggi, A.Raos, M.Sannelli, M.Zaffarano e M.G.- Milano, 23 novembre 2006]</p>
<p>I. <strong>su un piano generale</strong></p>
<p>I.1.a<br />
gli autori che a Milano si sono ritrovati il 23 novembre 2006 per parlare di &#8220;scrittura di ricerca&#8221;, in rapporto con le categorie di avanguardia e sperimentalismo, appartengono e anzi materialmente sono nati giusto nel momento – il decennio tra 1965 e &#8217;75 – in cui si attestavano e consolidavano gli schieramenti di cui si dice.<br />
&#8220;sperimentazione&#8221; / &#8220;avanguardia&#8221;.<br />
erano – e magari in parte sono tutt&#8217;ora – aree in qualche modo differenti, se non addirittura nemiche: sperimentalismo officinesco e avanguardia novissima? detto in sintesi. è una &#8220;sintesi&#8221;?<br />
<span id="more-3694"></span><br />
I.1.b<br />
si tratta di definizioni che, trascorsi gli anni, a molti di noi nati in quel torno di tempo sembrano forse imprecise, semplificanti – chiaramente troppo nette. limitate da un dualismo o da quella che, sorvolando in tutti i sensi sulle sfumature, ci si presenta come una schietta coppia di opposti senza straordinarie possibilità di conciliazione. (intrecci, sovrascritture, influenze reciproche tra le aree, autori-ponte [come Leonetti o Pagliarani] sono osservati da lettori).<br />
è d&#8217;altro canto vero che le opposizioni radicali descrivono con una certa esattezza (comunicabile e comunicata, ergo memorizzata anzi marmorizzata) quelli che erano gli stili e le tensioni in campo in quel decennio e dopo.<br />
ora (si dice, si ripete spesso): se per una avanguardia oggi mancano le condizioni storiche economiche politiche poetiche climatiche, ciò non è vero per uno sperimentalismo (in nuova accezione), per una experimental poetry. personalmente, credo sia abbastanza vero, tutto questo. anche guardando fuori dall&#8217;Italia. ma con ordine. torniamo alla storia.</p>
<p>I.1.c<br />
che &#8220;noi&#8221; si sia nati a cavallo tra anni &#8217;60 e primissimi &#8217;70 non è senza conseguenze sul nostro set di forme, di stile, e sulla percezione del ricercare.<br />
così come – in parallelo – una esigenza di &#8216;figli&#8217; impone distacco non da quelle esperienze letterarie (che anzi ci danno alfabeti, basi) ma dai conflitti che le esprimevano.</p>
<p>I.1.d<br />
non possiamo – non potremmo neanche se volessimo – ereditare più o meno compiutamente i dualismi che vigevano, o le inimicizie che separavano i non pochi campi avversi. ma abbiamo sicuramente nei cromosomi i codici e le parole, gli stili e i meccanismi artistici e i dispositivi che quei luoghi e soggetti ed esperienze hanno progettato e proiettato – e proiettano sul presente.</p>
<p>I.1.e<br />
in questo modo abbiamo forse degli oggetti dimezzati, ma che non potremmo certo definire nulla. sono vite/forme/modi/mondi non completati né mutati da un certo spin che 30-40 anni fa era impresso naturalmente alle particelle di stile e storia individuali e generazionali.<br />
sono oggetti parziali eppure non svuotati. preservano tracce del mondo degli anni &#8217;60-&#8217;70. piú che tracce, tracciati, vie, <em>passages</em> – dunque implicano non solo un&#8217;origine sentita ma degli esiti agíti, e con ciò novità. (e questo – è fondamentale notarlo – marca senza ombra di dubbio una differenza radicale, ancora indecifrata ed enorme, tra noi e molti dei nati dopo di noi, anche per ragioni di storia successiva della società, della comunicazione [di massa] e delle &#8216;istituzioni di trasmissione del sapere&#8217;. ma questa è ancora un&#8217;altra vicenda). (esiste, dovrà essere studiata).</p>
<p>I.1.f<br />
esemplare la differenza tra il tipo di arte, di tv, di moduli di sceneggiatura, che gli anni di formazione del nostro immaginario esprimevano, e il tipo di povertà attestatosi soprattutto dagli anni Ottanta e Novanta.</p>
<p>I.1.g<br />
perfino il più laterale sceneggiato televisivo negli anni &#8217;70 metteva in campo zone di non detto, enigmi, sfocature, tempi dilatati, piani sequenza interminabili (impensabili nelle fiction tv recenti), ombre, imprecisioni di trama volute e voluti calligrammi fotografici; formalizzava l&#8217;opacità del reale dando spazio e figura ad aberrazioni, misteri, trame aperte, personaggi esemplarmente e memorabilmente spezzati in schegge scalene, e luoghi ed eventi irrisolti, ambigui, spiazzanti. questa complessità, questo rispetto per l&#8217;intuito del lettore, questo <em>non dire tutto</em>, erano davvero segni degni, o cenni, di omaggio al percorso intellettule del fruitore. dimostravano rispetto per le sue capacità ermeneutiche. </p>
<p>I.1.h<br />
le scritture e gli spettacoli italiani degli anni successivi hanno fortemente nutrito, al contrario, una ideologia di chiarezza e di <em>tutto-espresso</em> che in verità maschera o codifica un falsissimo <em>tutto esprimibile</em>, paurosamente retrivo, strumentale-strumentalizzabile. nonché una sfiducia e un pessimismo radicali verso le capacità di indagine linguistica di chi legge.</p>
<p>I.2.a<br />
nonostante in Italia molte riflessioni politiche e letterarie si siano svolte sul piano della crisi/critica dei linguaggi, non è forse mai stato veramente cioè radicalmente affrontato il nodo Debord. la conseguenza è una disattenzione intermittente o un approccio solo sociologico o tecnico o infatuato-curioso (turistico) a multimedialità e codici dello spettacolare avanzato.</p>
<p>I.2.b<br />
era tuttavia una deriva evitabile? da tempo, osservando, do una risposta negativa. il situazionismo – perfino in Francia – era un contravveleno non sufficiente. a cosa? ecco. tutta la struttura della società è spettacolare, perché organizza/dissipa in icone una corradicalità tra estetica ed economia che è in cammino da tre o quattro secoli nello sguardo dell&#8217;occidente. forse, anzi, dallo spreco di sguardi nato a un parto con la festa rinascimentale e barocca.</p>
<p>I.2.c<br />
l&#8217;estetica come sfrangiata rete di esperienze e oggetti disposti al possibile emergere del senso (&#8216;acquisto&#8217; di &#8216;valore&#8217;) può ben legarsi all&#8217;anarchica e irrappresentabile tela del &#8216;possibile valore&#8217; in economia. </p>
<p>I.2.d<br />
è in gioco l&#8217;interruttore tra voir e avoir, citando Merleau-Ponty. lo Spettacolo, sorta di insieme risultante dall&#8217;incrocio dei campi dell&#8217;estetica e dell&#8217;economia, da entrambi è nutrito ed entrambi nutre.</p>
<p>I.2.e<br />
mi sembra che tuttavia una riflessione o nucleo di riflessioni attorno alla scrittura di ricerca non possa prescindere da studio e critica rivolti – anche come osservazione di debolezze e forze – alla performance &#8216;come spettacolo&#8217; (e sia anche spettacolo &#8216;scandaloso&#8217;, politico, frontalmente oltraggiante, militante, e quant&#8217;altro).</p>
<p>I.2.f<br />
una cosa che in autori statunitensi e francesi posso (con chiave individuale di riflessione) non amare: il click della palpebra, l&#8217;arco di gesto saputo: l&#8217;ammiccare al lettore, i reading ironici, buffi, gigioneggianti, la pista untuosa dell&#8217;istrione, il gioco linguistico che rimanda a un gioco o format di società pre-scritto, a un appoggio reciproco fra cólti, ombrello-oulipo che smorza il male e la ferita orientata a quei picchi di verità e schizomorfismo del mondo-lingua che le fratture dei versi altrimenti imporrebbero, o potrebbero additare.</p>
<p>I.3.a<br />
le scritture installative, di cui in molte occasioni si è parlato e che costituiscono oggetto di discussione in rete soprattutto a partire dalla nascita del sito GAMMM, non criticano necessariamente la performance. e non sono aliene da &#8216;esecuzione&#8217;. ma prescindono dall&#8217;ego esposto. dunque da quel quantum politico spettacolare o puramente=solo spettacolare che l&#8217;io parlante porta con sé; così come dal suo narciso. (spesso l&#8217;elemento che disinnesca una qualsiasi politica – o una credibilità politica).</p>
<p>I.3.b<br />
scritture sperimentali di varia natura hanno dato e danno – in Francia e nei paesi anglofoni – segni &#8220;utili&#8221;. ripolverizzano il polverizzato: lo ri-deducono da quanto esiste. l&#8217;esistente &#8216;si&#8217; parla (<em>parla sé</em>) in tante ceneri non progressive, sottrazioni di esempi, erosione. (Derrida).</p>
<p>I.3.c<br />
e si parla di readymade: l&#8217;oggetto, la cosa trovata o scelta (altra espressione di Duchamp) è qualcosa come un elemento alfabetico fisico di base.<br />
gli oggetti sono il primo linguaggio: l&#8217;ostensione è la prima emissione di segni, anche a prescindere dal significato. dagli oggetti e animali graffiti nelle grotte al banale inventario o stock postmoderno. sullo sfondo della costante tensione  gestuale ostensiva del non parlante. <em>infans</em>. e ancora: (si) parla di cut-up, &#8216;citazione&#8217;, google poetry, sought poems (piuttosto che found objects/poems), <em>clus</em>, immissione=rilevamento di frammenti in ogni tessuto linguistico. (cfr. più avanti il discorso sull&#8217;intervallo perduto).</p>
<p>I.3.d<br />
in parallelo, non è meno urgente riconsiderare quelle esperienze di sintassi e di denarrazione che continuano a saper chiamare e legare insieme sulla pagina materiali disponibili, r/esistenti, che sarebbe assurdo lasciare superficialmente in gestione a quei fautori di lirica ingenua irriflessa crepuscoluziana al cubo o post-tardo-neoveteropetrarchesca che tengono campo in tante riviste e siti ed eremi, non &#8216;arretrati&#8217; ma proprio protervamente fuori dalla storia.</p>
<p>I.3.e<br />
allo stesso tempo (e nonostante tutto), una pratica di scrittura che faccia riferimento a un materialismo è lecita e sa acquistarsi e consolidare ascolto solo se – proprio materialisticamente – è in grado di riconoscere e incoraggiare lo spessore e il valore (dove e se esistono) di ciò che la nega. il materialista non teme quello che lo nega, anzi forse lo incoraggia. è un passo di dialettica. (senza illusioni di necessità di progresso).</p>
<p>I.3.f<br />
il lettore sospettoso verso la scrittura di ricerca mediti sulla sorpresa che un tredicenne può avvertire leggendo Cortàzar, trovandosi di fronte alle sue diversioni e stranezze e contraddizioni e strutture incredibilmente complesse. se &#8220;il ragazzo&#8221; non sospetterà di sé e della propria lettura, ma penserà (erediterà attivamente il pensiero) che è l&#8217;autore a cadere in incoerenze, non riuscirà a &#8216;bucare&#8217; il muro della letteratura, &#8230;né a brucare il buono che c&#8217;è oltre e che risiede nella complessità delle (molte) scritture del Novecento. ergo, resterà sempre al di qua di quella che vorrà considerare una indispensabile (in realtà vacua) decodifica e &#8216;comprensione&#8217;-decifrazione utopicamente e aristotelicamene integrale e lineare degli stili.<br />
se un lettore non sa o non immagina di essere [sempre] all&#8217;inizio di un gioco, di un&#8217;avventura, non cederà le armi al gusto di oltrepassare le regole che conosce, stabilite (in lui) perché ricevute (da altri). </p>
<p>I.4.a<br />
forse non sapremo/sappiamo che cosa è che aggrega e definisce e tiene insieme le varie scritture di ricerca. quale cosa le differenzia tra loro, o le individua in assoluto. ma rispetto alla letteratura &#8220;normale&#8221; si accende una specie di lume-differenza: sappiamo sempre quel che non sembra né è &#8220;normale&#8221;. affrontiamo un testo e diciamo &#8220;questo qui è scrittura di ricerca&#8221;. poi ce ne domandiamo le ragioni, le invitiamo a mostrarsi, le scopriamo. ma immediatamente collochiamo il testo in una zona di non usualità. in un terreno di alterità non misurabile o non ancora misurato – eppure visibile. immediatamente e in ogni caso avvertiamo il testo marcato da un segno che ci interroga, che poi chiede nomi.</p>
<p>I.4.b<br />
ne <em>L&#8217;intervallo perduto</em>, Gillo Dorfles affronta il tema della costituzione – in epoca moderna – del reale e del cumulo di segnali del reale come flusso continuo, mai interrotto, schiacciante. nei codici, nei linguaggi, nella vita banale/quotidiana, iniziano a debordare i fiumi del flusso comunicativo. restano inaccessibili o proprio non nascono quelle superfici discrete che tagliano il continuum dandogli parametri di valore, senso. manca il respiro, lo sfondo ampio di senso. non è possibile fruire di quel margine di distanza e tempo dal flusso, che permette di ritagliarci dentro profili ragionevolmente rilavorabili, materiali che parlano, motivi, altra vita. si è soffocati, il tempo è sottratto.</p>
<p><strong>II. nel caso specifico poi</strong></p>
<p>II.1.a<br />
partendo da questa riflessione di Dorfles osservo la mia ricerca e trovo un elemento unificante nella molteplicità di esperimenti che conduco. trovo cioè che, in tutte le direzioni e in tutti i percorsi della serie di stili che metto in campo, si realizza una tentata reintroduzione di quell&#8217;intervallo. o attraverso una iperframmentazione di tipo ritmico-grammaticale (sul piano delle unità sillabiche) o sintattica (spezzature frequenti, anche realizzate/radicalizzate a livello di punteggiatura moltiplicata e &#8216;anti-grammaticale&#8217;) o sul fronte dei flussi tematici, causali, temporali. o attraverso una introduzione di narrazioni o meglio denarrazioni vere e proprie, e variamente tessute di anomalie.<br />
salti di senso, interruzioni di nessi, ponti ampi fra concetti e cose o oggetti nominati, distanti, riformulano intervalli. ne producono e riproducono forme (anche se, certo, non nelle vesti del largo, o della sarabanda..).</p>
<p>II.1.b<br />
l&#8217;intervallo può anche essere dato dalla zona di ambiguitas e dalle opacizzazioni semantiche che si incuneano nel corpo dei testi. dalle strade interrotte non per lo spezzarsi dell&#8217;asfalto, ma per la caduta drastica di messa a fuoco della scena.</p>
<p>II.1.c<br />
ogni lacuna e ombra è un intervallo. è tempo testualizzato, dato al lettore. donato come occasione di ermeneutica. o come superficie anche asemantica e tuttavia organizzata, strutturata, dunque abitabile. (un&#8217;abitazione, non un&#8217;abitudine).</p>
<p>II.1.d<br />
ovviamente quelli in campo sono stili e forme che chiedono una apertura e fiducia verso l&#8217;opera, verso il suo meccanismo e funzionamento. non verso l&#8217;autore. </p>
<p>II.2.a<br />
porto avanti da diversi anni un&#8217;idea di opera-di-opere: è intitolata <em>Delle restrizioni</em>. mi permette di attraversare gli stili del Novecento. non è legata a un&#8217;idea unilineare di stile.  </p>
<p>II.2.b<br />
non sono interessato alla scrittura come atto politico. faccio o ho fatto politica, talvolta. che è cosa in parte differente. (ma: afferente – alla scrittura).</p>
<p>II.2.c<br />
la maggiore parte – e la migliore – della vita viene trascorsa in un continuo incendio di tempo e negazione dell&#8217;identità (individuale). questo fatto prima implica e poi emette dei segni.</p>
<p>II.3.a<br />
ho lavorato per molti anni con immagini, salvo poi staccarmene, e riprendere ultimamente a sperimentare sia l&#8217;immagine da sola, sia la poesia visiva, sia il calligramma asemantico e la pittura e il disegno (sostanzialmente a base alfabetica, o astratti, o entrambi).</p>
<p>II.3.b<br />
pratico in ogni caso la scrittura lineare con strumenti che sono:</p>
<p>   . di perversione della metrica;<br />
   . di frantumazione della sintassi in alcuni casi, mentre in altri la re-istituisco, in forme però tendenzialmente aliriche, fredde (non antiliriche);<br />
   . di narrazione interdetta (specie nelle prose, che semantizzano anche particelle minime del discorso e decorso e decoro grammaticale);<br />
   . di allegoria. seguendo una teoria che ho definito delle allegorie cave;<br />
   . di lessico quanto più possibile esteso (non sopporto i lessici poveri, e i vocaboli assoluti);<br />
   . di cut-up e pura (o quasi pura) citazione;<br />
   . in altri casi: di ipersemplificazione delle strutture (un esempio: la scrittura di Alessandro Broggi).</p>
<p>II.3.c<br />
su «Poesia» dello stesso novembre 2006 sono comparse tredici poesie da una raccolta, Criterio dei vetri che uscirà per Oèdipus. non le considero straordinariamente difficili o sperimentali. eppure ho avuto più di un feedback in questo senso. anche frasi formate entro parametri di sostanziale rispetto della sintassi, se crescono di appena un grado nella costruzione di subordinate, rischiano la mancata comprensione. così come un vocabolario ampio genera &#8216;sospetto&#8217;.</p>
<p><strong>allegato A</strong></p>
<p>Eliot era fesso? risposta scontata: no. allora perché, ancora un secolo dopo, molti scrittori nemmeno pallidamente si pongono la questione di una rivendicabile e riproponibile esigenza e sensatezza di correlativo oggettivo? </p>
<p>il rischio a volte a me sembra questo: che attraverso dualismi banalizzanti (clus/leu, ermetico/esplicito, narrazione/astrazione) si vengano involontariamente o ingenuamente a nascondere le reali ragioni di una serie semplicissima di esigenze vive, su cui non c&#8217;è quasi riflessione (e) critica: </p>
<p>- l&#8217;esigenza, l&#8217;importanza e sensatezza di una prassi di scrittura in cui di fatto e naturalmente e tutt&#8217;altro che artificiosamente viene non esplicitata interamente l&#8217;occasione-spinta del testo poetico, per non banalizzare, per non annullare quelle ombre non gratuite che danno profondità ai testi. (lo stile scherma dal banale, e per questo pone una questione ampia a proposito degli schermi – o dovrebbe porla; o vorrebbe).</p>
<p>- la percezione chiarissima della difficoltà e improponibilità e ingenuità inaccettabile del dire diretto.</p>
<p>- l&#8217;esigenza di evitare o dissipare ogni confusione tra segno vigilato e segno urgente. l&#8217;urgenza (senza forma) demolisce la vigilanza.</p>
<p>- la netta visione della povertà dell&#8217;ego e dei flussi confessional.</p>
<p>- la deviazione dalla prima persona, sia singolare che plurale.</p>
<p>in particolare:</p>
<p>note che spiegano – e troppo fittamente chiosano – a volte svendono un testo, lo asciugano da quelle ombre che danno volume a quanto detto. lo smarriscono. e non credono nell&#8217;ampiezza di sguardo e libertà e intelligenza messe in campo dal lettore</p>
<p><strong>allegato B</strong></p>
<p>le scritture che GAMMM tendenzialmente ma non esclusivamente promuove sono di questo tipo:</p>
<p>- citazione pura, e sua frammentazione/ricombinazione (per via di cut-up principalmente):  control+C / control+V</p>
<p>- scritture di elencazione, sia deviate/&#8217;divertenti&#8217;-divergenti, sia freddissime (readymades: per esempio elenchi di attività produttive, di giochi, di oggetti: come in supermarket=wunderkammern postmoderne)</p>
<p>- spezzoni banali, la cui spiazzante (ma non ingenua) surbanalità non manca di segnalarsi come non sprovveduta anzi misurata procedura di decostruzione del procedimento narrativo, di effrazione della linearità, di felice perdita di qualsiasi tentazione &#8216;neoaristotelica&#8217; di coincidenza tra res e signa</p>
<p>- scritture asemantiche o asemiche, al margine tra alfabeto e segno grafico puro (cfr. il lavoro di J.-P.Kervinen e Jim Leftwich, ma prima ancora Magdalo Mussio ed Emilio Villa)</p>
<p>- poesia visiva, installazioni, testi-oggetto (una stele di 150mila numeri non può essere considerata un &#8216;testo&#8217;, ma esattamente un oggetto), sempre in dialogo con frange e più che frange di arte concettuale</p>
<p>le categorie che sanno in linea di massima tenere unite descrittivamente tutte queste aree di scrittura/arte sono forse due: quella di installazione e quella di scrittura derivata. la prima dichiara esiti e destinazione delle opere, la seconda le sue origini.</p>
<p>i testi &#8216;gammmiani&#8217; nascono da altri testi o da discorsi captati, riportati, selezionati secondo alti o meno alti indici e tassi di aleatorietà controllata (Myhill citato da Kervinen). non sono &#8216;creazioni&#8217; di primo grado, testi &#8216;diretti&#8217;. c&#8217;è un indice di rifrazione che spezza il dire diretto.</p>
<p>il loro esito è inquadrabile a volte come testo sequenzialmente/linearmente leggibile (come qualsiasi altro testo) ma spesso come pura installazione (dove appunto un quid di senso aggiunto può essere dato dall&#8217;aspetto o da inserti grafici).</p>
<p>in un numero di casi, al lettore non si chiede tanto l&#8217;avventura di percorrere un iter alfabetico incastrando una nell&#8217;altra frasi e sintassi, quanto di considerare l&#8217;insieme: fruire dell&#8217;opera attraverso semplice osservazione: guardarla, non percorrerla.</p>
<p>in questo, un vettore che indica l&#8217;arte concettuale è chiaramente percettibile. e praticato da alcuni autori &#8216;di&#8217; GAMMM. </p>
<p><strong>allegato C</strong></p>
<p>nessuna delle osservazioni dell&#8217;allegato C vuole essere prescrittiva. sì descrittiva.</p>
<p>descrive e decritta delle prassi, e dei gusti e direzioni di ricerca che GAMMM privilegia.</p>
<p>poi all&#8217;interno di ciascun percorso di ciascun autore si danno valori e scelte anche indipendenti e ben difformi da quanto elencato. </p>
<p><em>(Immagine di Andrea Inglese)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/04/13/per-un-dialogo-su-sperimentazione-avanguardia-ricerca/">per un dialogo su sperimentazione / avanguardia / ricerca</a></p>
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		<title>Attenzione poeti (il 23 a Milano)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/19/attenzione-poeti-il-23-a-milano/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Nov 2006 20:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p><strong>Milano</strong>, giovedì <strong>23</strong> novembre 2006, ore <strong>21:00</strong></p>
<p><strong>Casa della Poesia</strong><br />
(Palazzina Liberty &#8211; Largo Marinai d’Italia)</p>
<p><strong>La poesia di ricerca oggi in Italia</strong></p>
<p><em>Incontro curato da Andrea Inglese</em></p>
<p>con<br />
<strong>Alessandro Broggi</strong>, <strong>Gherardo Bortolotti</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>,<br />
<strong>Andrea Raos</strong>, <strong>Massimo Sannelli</strong>, <strong>Michele Zaffarano</strong>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/11/19/attenzione-poeti-il-23-a-milano/">Attenzione poeti (il 23 a Milano)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image2763" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/satirical_freak_monster_12.thumbnail.jpg" alt="satirical_freak_monster_12.jpg" height="96" /></p>
<p><strong>Milano</strong>, giovedì <strong>23</strong> novembre 2006, ore <strong>21:00</strong></p>
<p><strong>Casa della Poesia</strong><br />
(Palazzina Liberty &#8211; Largo Marinai d’Italia)</p>
<p><strong>La poesia di ricerca oggi in Italia</strong></p>
<p><em>Incontro curato da Andrea Inglese</em></p>
<p>con<br />
<strong>Alessandro Broggi</strong>, <strong>Gherardo Bortolotti</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>,<br />
<strong>Andrea Raos</strong>, <strong>Massimo Sannelli</strong>, <strong>Michele Zaffarano</strong>.</p>
<p><span id="more-2764"></span><br />
Interrogarsi sulla poesia di ricerca in Italia, significa innanzitutto prestare attenzione alle scritture di quegli autori che si trovano tra i trenta e i quarant’anni. È con alcuni di loro, e a partire dei loro testi, che si potrà verificare la possibilità di porsi di fronte al genere lirico in termini radicalmente esigenti e critici. Solo in questo modo è possibile riaprire le vie di uno sperimentalismo ormai svincolato dalle tutele avanguardistiche oggi obsolete. Le ragioni di questo sperimentalismo stanno tutte in primo luogo nella lingua, confrontata con gli sviluppi più decisivi dell’arte contemporanea così come con quelli di una letteratura non confinata entro i limiti geografici dell’Italia.</p>
<p>L’incontro con questi sei poeti, alcuni attivi da più di un decennio, sarà anche l’occasione di ripercorre la nuova geografia del genere poesia, soffermandosi anche sui nuovi canali che essa ampiamente usa: blog individuali e collettivi, incontri e dialoghi a livello internazionale, progetti di piccola editoria cartacea e di editoria on line.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/11/19/attenzione-poeti-il-23-a-milano/">Attenzione poeti (il 23 a Milano)</a></p>
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		<title>GAMMM:::</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Jun 2006 04:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gherardo Bortolotti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Gherardo Bortolotti</strong>,<strong> Alessandro Broggi</strong>,<strong> Marco Giovenale</strong>,<strong> Massimo Sannelli</strong>,<strong> Michele Zaffarano </strong></p>
<p><a href="http://gammm.blogsome.com">GAMMM</a> è una stanza o galleria d&#8217;arte moderna che avvicina intenzionalmente l&#8217;arte e la scrittura contemporanee, non nella forma di una semplice giustapposizione, ossia affiancando opere d&#8217;arte e opere letterarie; ma credendo e dimostrando che le arti visive e la musica contemporanea, così come la scrittura di ricerca, nelle loro numerose e diversissime forme, sono fatte della stessa stoffa, delle stesse domande; e hanno elementi in comune tra cui spicca ormai chiaro un carattere percepibilmente &#8216;installativo&#8217;, freddo, non performativo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/">GAMMM:::</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/foto-Spatola.JPG" id="image2279" alt="foto-Spatola.JPG" title="foto-Spatola.JPG" align="left" />di <strong>Gherardo Bortolotti</strong>,<strong> Alessandro Broggi</strong>,<strong> Marco Giovenale</strong>,<strong> Massimo Sannelli</strong>,<strong> Michele Zaffarano </strong></p>
<p><a href="http://gammm.blogsome.com">GAMMM</a> è una stanza o galleria d&#8217;arte moderna che avvicina intenzionalmente l&#8217;arte e la scrittura contemporanee, non nella forma di una semplice giustapposizione, ossia affiancando opere d&#8217;arte e opere letterarie; ma credendo e dimostrando che le arti visive e la musica contemporanea, così come la scrittura di ricerca, nelle loro numerose e diversissime forme, sono fatte della stessa stoffa, delle stesse domande; e hanno elementi in comune tra cui spicca ormai chiaro un carattere percepibilmente &#8216;installativo&#8217;, freddo, non performativo.</p>
<p><span id="more-2278"></span></p>
<p>GAMMM non ha orientamenti prescritti &#8211; né prescrittivi. Allo stesso tempo, una nuvola di variabili e costanti si può descrivere, dicendo che si incontrano alcune ricorrenze:</p>
<p>le modalità di scrittura elencative; il superamento netto del referenzialismo e dei realismi; il cut-up e l’uso della “citazione” (questo termine Debord lo derideva una quarantina di anni fa, a ragione; qui va messa in conto l’umiltà di usarlo: per intenderci); il confronto con l’intero arco delle sperimentazioni nelle arti del secondo Novecento; l’indifferenza verso la cosiddetta questione dell’«io lirico» (finita o irreversibilmente metamorfosata la lirica, revocato in dubbio l’io, la faccenda è per lo meno vecchia: <a href="http://limetree.ksilem.com/archives/2005_12.html#000721">http://limetree.ksilem.com/archives/2005_12.html#000721</a>); l’indifferenza verso ogni dualismo e in particolare verso l’opposizione banale tra scrittura oscura e scrittura chiara; l’indifferenza pressoché totale verso la poesia frontalmente performativa, verso lo spettacolo e la poesia spettacolo; l’interesse semmai per il concetto di installazione – anche in assenza di autore (come accade per i <a href="http://slow-forward.splinder.com/1106263842#3872158">classici</a>, distanti e insieme presenti e vivi solo e precisamente per via di una intensità/tensione testuale).</p>
<p>La rete e l’archiviazione in rete dei materiali cambia i materiali. ne cambia &#8211; insieme &#8211; la fruizione. (<em>Cfr</em>. anche Derrida, <em>Mal d’archive, une impression freudienne</em>, Galilée, Paris 1995; tr. it. di G.Scibilia, <em>Mal d’archivio. Un’impressione freudiana</em>, Filema, Napoli 1996).</p>
<p>*</p>
<p>è/ha un’<a href="http://gammm.wordpress.com">attività editoriale</a>: ma offre ospitalità a testi. (La sigla HGH, scelta a questo proposito, traduce &#8220;hosted GAMMM hosting&#8221;: …e volendo: &#8220;hai gratis hosting&#8221;:-)</p>
<p>Come ospiti (della rete), ospitiamo pagine, poesie e prose: in semplici post, o in formato e-book e opeb (“<a href="http://gammm.wordpress.com/opebdef">one-page e-book</a>”). Privilegiando nettamente le linee di scrittura affini ai materiali che il sito già offre, e a cui gli abbondanti link rimandano.</p>
<p>*</p>
<p>Tutto il lavoro di GAMMM non necessariamente deve ma sicuramente può (rivendica il diritto di) non essere interessato a uscire dall’area della lettura in/per web. I materiali che di volta in volta verranno pubblicati non sono legati da un vincolo di necessità a letture pubbliche o incontri. Semmai a contatti individuali tra le persone, e a un concetto di gruppo/rete estremamente sfrangiato e disperso.</p>
<p>Tornando all’idea di <a href="http://ex04.splinder.com/1140118303#7190424">installazione</a>: i materiali sono disponibili e leggibili, come oggetti elettronici fissati nel flusso della rete. Possono essere liberamente visitati, osservati, letti, anche scorsi distrattamente: materiali installati, non invasivi: e possono agire, come tali, poi, singolarmente, sull’immaginazione del lettore. (Il quale deve, lui, fare un passo verso i testi: non saranno i testi a muoversi verso di lui).</p>
<p>*</p>
<p>Il sito si compone così: una <em>homepage</em> che riporta dai tre ai cinque testi; una pagina sintetica di presentazione; una di <em>e-book</em>; una di opeb; una sezione dedicata ai <em>chapbook</em> curati da Michele Zaffarano e Gherardo Bortolotti per le edizioni Arcipelago; una di bio-bibliografia di redattori e autori; una sezione di link (tuttora in costruzione) disposti &#8216;analiticamente&#8217; per categorie; e infine un riferimento agli aspetti legali dell&#8217;<em>hosting</em>. La prima uscita presenta cinque novità in <em>homepage</em>, due <em>e-book</em> e diversi opeb.<em><br />
</em></p>
<p>L’esperienza di GAMMM nasce come aggregazione naturale di scritture e persone della rete di àkusma, a cui si connette, in indipendenza e dialogo.</p>
<p>[Nella foto, uno che ci sarebbe stato, e che c'è. Immagine tratta da <a href="http://www.edizioniriccardi.com/Spatola.htm">Edizioni Riccardi</a>. a.r.]</p>
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		<title>Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/04/07/questioni-e-generazionialcuni-autori-nati-negli-anni-1968-77/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Apr 2006 10:29:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>Parte prima: Corpo, gelo, tempo, oggetti</em></p>
<p>di <strong>Marco Giovenale</strong></p>
<p>Il secondo termine del titolo scelto per questa piccola antologia di voci poetiche, ossia il termine indistinto e plurale “generazioni”, riceve da tempo e da più parti critiche severe. Sono giustificate, a parere di chi scrive.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/04/07/questioni-e-generazionialcuni-autori-nati-negli-anni-1968-77/">Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Parte prima: Corpo, gelo, tempo, oggetti</em></p>
<p>di <strong>Marco Giovenale</strong></p>
<p>Il secondo termine del titolo scelto per questa piccola antologia di voci poetiche, ossia il termine indistinto e plurale “generazioni”, riceve da tempo e da più parti critiche severe. Sono giustificate, a parere di chi scrive. Si parlerà qui di una generazione, meglio: quella dei nati nel decennio chiuso tra il 1968 e il 1977. Per due motivi: in primo luogo, perché alcune delle voci che ad essa appartengono, pur lette e studiate, meritano ulteriore approfondimento, attenzione e riscontro critico. E in secondo luogo perché può esser bene che il riscontro si svolga –  da parte dei critici che vorranno accogliere le proposte di lettura – intorno ad alcune questioni precise e ricorrenti che i nati in quell’arco di tempo sembrano porre senza mezzi termini ai lettori. Si viene così alla prima parte del titolo.<br />
<span id="more-1992"></span><br />
Se parlando della poesia scritta e letta dagli anni Settanta in avanti non sono rari gli accenni a una polverizzazione delle tematiche e delle forme, tale da non permettere di ricondurre i poeti pubblicati nell’ultimo quarto di secolo a contorni troppo minutamente precisabili, è altrettanto vero che per gli autori giovani, ossia per chi giusto in anni di polverizzazione<em> nasceva</em>, si può ora – con esattezza difendibile – parlare di elementi di identità, coesivi di temi e stili. Si possono intravedere anzi vedere somiglianze, tracciare isoipse nel paesaggio variabilissimo delle scritture.<br />
Tanto i poeti chiamati in causa quanto i due campi tematici attorno a cui vengono raggruppati meriteranno poi approfondimenti, che qui si sollecitano: anche per ampliare la serie dei nomi in gioco; e per una – del tutto sperabile – estensione dei temi e delle categorie di riferimento.</p>
<p>L’ipotesi avanzata consiste nell’individuare, nel/dal complesso delle voci, alcuni nodi tematici e formali comuni, tra i quali due possono essere per il momento evidenziati: quello relativo a una nuova scrittura antirealistica <em>fredda</em>; e quello di una poesia della <em>visibilità e dicibilità del mondo </em>(senza neorealismo, e senza astrazione).<br />
In questa prima sezione antologica si presentano alcuni testi degli autori del nodo che potrebbe essere intitolato <em>Corpo, gelo, tempo, oggetti </em>(come per l’occasione di <em>RomaPoesia 2005 </em>suggerivo). I poeti sono <strong>Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Alessandro Broggi, Giovanna Frene, Florinda Fusco, Vincenzo Ostuni, Laura Pugno, Massimo Sannelli</strong>.<br />
L’indicazione relativa al corpo, alla percezione del tempo e alla presenza (enigmatica) di oggetti e ambienti ‘raggelanti’ (dal lessico di nitore araldico dei testi di Sannelli, all’arredamento postmoderno ma severo nei versi di Biagini), circoscrive una parte consistente del lavoro degli autori. Senza dare ai termini “freddezza” o “gelo” un connotato negativo. Al contrario. Una costellazione di non pochi nomi solidi fa da radice: pensiamo alla scrittura metaforica-metamorfica di Valerio Magrelli; alle intermittenze di autoanalisi e riferimenti ipercolti di un autore come Giuliano Gramigna; al controllo assoluto del testo – anche nel muovere dichiarazioni ‘politiche’ e civili – attuato da Franco Buffoni; allo sguardo distaccato e tutto-denotativo che viene dai ritratti a penna di Valentino Zeichen, o dalla semplificazione del paesaggio in Giampiero Neri; ma pensiamo al vasto laboratorio di Amelia Rosselli, Nanni Cagnone, Giuliano Mesa (specie nei <em>Quattro quaderni</em>).</p>
<p>Negli autori che leggeremo qui, la scrittura si dimostra capace di semantizzare le aree fredde della sintassi, a volte le singole unità grammaticali, l’inusualità delle situazioni ‘fotografiche’ catturate. Da un lato un’impazienza o anarchia di fondo mette fra parentesi o abroga canali strettamente psicoanalitici come vie di lettura del disagio e della sofferenza. Dall’altro si direbbe che comunque a una modalità più latamente ma non ingenuamente analitica si debba una costante <em>ossessione dell’osservazione</em>: referto, scatto b/n da morgue, o accensione cromatica improvvisa, segmento di pellicola, <em>frame</em>, campo fisso. Ossessione che può nascere tanto da scelte e studio rigorosi, al limite dell’ascesi, quanto – per ossimoro – dall’incandescenza di storie individuali, oppressione, lutto. Dalle linee della misura (Ponge, Beckett, gli autori del segno) e da quelle indiscutibilmente debordanti (beat, Burroughs, Artaud): questo, dovendo elencare sommariamente filiazioni solo letterarie.</p>
<p>Ma è un errore: si dovrebbe semmai – o in parallelo – indagare in direzione di molta musica elettronica, della fotografia e degli oltraggi di Matthew Barney, di Nan Goldin, fino al gelo puro di Boltanski, agli interni ostili di Luisa Lambri, di Alessandra Tesi, ai set di David Lynch. C’è una prossimità spiccata fra le pagine di Biagini e quelle di Pugno e Fusco. È del tutto legittimo leggere <em>L’ospite</em>, di Biagini, il poemetto <em>Spostamento</em>, di Frene, o i racconti di <em>Sleepwalking</em>, di Pugno, avvertendo il medesimo ronzio albino ostile sottile e penetrante (necessario come un nuovo set di suoni, alte frequenze), che viene dagli spazi cavi limpidi – o ‘sparati’ in cybachrome – di Lambri e Tesi, aree modulate per inquietare, non per accogliere.</p>
<p>E ancora. I corpi e brani di corpi esposti nel freddo/bianco autoptico della pagina, come compaiono nella poesia di Annovi (“il cancro luminoso del tuo volto”), o le “marionette maltirate” di Ostuni, possono sì in un primo momento – e superficialmente – indurre il lettore a intravedere calchi espressionisti (Benn? <em>Cervelli</em>, o <em>Morgue</em>, certo). È però proprio avendo in mente intere costanti artistiche del Novecento – specie di area postmoderna – che si osserva come un nesso simile non possa funzionare del tutto, non sia esaustivo. (Nella stessa serie di testi compare in Annovi un “angelo nero di gommapiuma / &#8230; / miracolo forse in tuta / di latex”: la vita degli oggetti è del tardo Novecento, decisamente – come il verso conclusivo della poesia dimostra, con un sottile rimando alle “parole-trattino” di Magrelli). (E, in tema di espressionismo, cfr. l’introduzione di A.Cortellessa a Elisa Biagini, in <em>Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli</em>, Roma, Luca Sossella, 2005, p.1029)</p>
<p>Parlare di ossessione dell’osservazione non deve d’altro canto far perdere di vista una evidenza, legata alla qualità antirealistica e non (interamente) <em>rappresentazionale</em> delle opere. Il gelo deforma in vario modo le immagini: è una curvatura razionale ogni volta delusa e reimpostata, entro i parametri di una filosofia del linguaggio discussa pagina dopo pagina, in Ostuni; è una costruzione o percorso onirico di giustapposizioni e iterazioni di figure (vocaboli e animali e sfingi) in colori acidi da fumetto o clip post-human, in Laura Pugno; è uno spostamento di sguardo e desiderio e disgusto violentemente significato per “la datità, l’essenza delle cose, il sorso / bevuto all’orlo della sepoltura” in Frene (<em>Datità</em>); è una segmentazione e nuova formulazione dello spazio visto in minimi riquadri e gruppi sillabici, in Biagini; è al contrario, in Florinda Fusco, una corrente ampia interamente estroflessa di <em>linee</em> grafico-ritmiche sovraccariche delle immagini del corpo, all’incontro di voci di autori come Artaud, Rosselli, Pizarnik (di cui Fusco è traduttrice).</p>
<p>E ancora altro ma analogo tipo di freddo interviene nelle pagine di Sannelli e Broggi: razionale, non post-umano. (Simili i lavori di Paola Zallio, o di Giulio Marzaioli, entrambi pubblicati da Anterem, di Alessandro Di Prima, specie in <em>Atlante del padre</em>, edito da Book; o di Renata Morresi, riconducibile però all’area di scritture – tra impegno e ipercodifica/magma linguistico – di cui Rosaria Lo Russo è asse di riferimento).</p>
<p>Alessandro Broggi opera con riporti e cut-up, assemblaggi in prosa come in poesia, combinando stringhe di frasi limpide, addirittura comuni, fino a stagliare microracconti, o situazioni e installazioni anche solo linguistiche che funzionano, <em>girano</em>, proprio nel momento in cui paradossalmente sottraggono contesto e piena decodificabilità agli enunciati che le impalcano, o quando ne denunciano il vuoto. È una tecnica vicina a quella di altri tre autori che di molta sperimentazione degli anni Sessanta e Settanta sanno fare accortissimo uso: Carlo Dentali, Michele Zaffarano e Gherardo Bortolotti.</p>
<p>Della poesia di Massimo Sannelli sono fortemente percettibili le scansioni brevi, il ricorso a tutte le tecniche della spezzatura e dell’interruzione, laddove una figura di flusso sembrerebbe dominare invece tutto il suo lavoro: la <em>sequenza</em> (anche in accezione mistica). Il clic esplicativo sarà allora da rintracciare in un amore e pietas fontale che getta il linguaggio nell’umiltà di una nominazione mai intera del mondo: oscura, <em>clus</em>, per eccesso di luce (sia pure una luce – appunto – fredda per via di assoluta vigilanza e presenza di una lunga tradizione lirica: di radici mediolatine e romanze).</p>
<p>*</p>
<p><em>Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77</em>. Parte prima: Corpo, gelo, tempo, oggetti, saggio e antologia di autori in «Poesia», a. XIX, n. 202, febb. 2006, pp. 49-58</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/04/07/questioni-e-generazionialcuni-autori-nati-negli-anni-1968-77/">Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77</a></p>
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		<title>È in edicola</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2006 16:16:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>il <a href="http://www.poesia.it/Archivio/2006/somm_02_06.htm">n. 202 di “Poesia”</a> (Crocetti), con il primo di due articoli di Marco Giovenale dedicati ad alcuni autori nati negli anni 1968-77. Il secondo testo uscirà in marzo. In entrambi è proposta una sezione antologica.<br />
In questo numero di febbraio sono raccolti testi di Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Alessandro Broggi, Giovanna Frene, Florinda Fusco, Vincenzo Ostuni, Laura Pugno, Massimo Sannelli.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/e-in-edicola/">È in edicola</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il <a href="http://www.poesia.it/Archivio/2006/somm_02_06.htm">n. 202 di “Poesia”</a> (Crocetti), con il primo di due articoli di Marco Giovenale dedicati ad alcuni autori nati negli anni 1968-77. Il secondo testo uscirà in marzo. In entrambi è proposta una sezione antologica.<br />
In questo numero di febbraio sono raccolti testi di Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Alessandro Broggi, Giovanna Frene, Florinda Fusco, Vincenzo Ostuni, Laura Pugno, Massimo Sannelli.</p>
<p>Il titolo dato a questo primo saggio e segmento antologico è legato al lavoro affrontato nel contesto di <a href="http://www.romapoesia.it/2005/ropo2005.htm">RomaPoesia 2005</a>: Corpo, gelo, tempo, oggetti. Si tratta di un intervento in buona parte indipendente da quella occasione di incontro, ma che a vari campi tematici e riflessioni e discorsi lì impostati fa riferimento.</p>
<p><em>[ M.G., Questioni e generazioni. Alcuni autori nati negli anni 1968-77. Prima parte: Corpo, gelo, tempo, oggetti, in “Poesia”, a. XIX, n. 202, febbraio 2006, pp. 49-58 ] </em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/e-in-edicola/">È in edicola</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>da Henri Michaux</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/12/06/da-henri-michaux/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2004 06:44:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Henri Michaux]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Sannelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><br />
<em>Commencements </em></p>
<p>traduzione <strong>di Massimo Sannelli</strong></p>
<p>*<br />
Chez la fillette, les fleurs plutôt viennent prendre la place, pas en grand nombre, souvent même une seule, haute sur une tige sans accident, corolle à quatre pétales, et tellement grande ouverte, cette corolle, bien en vue, heureuse de se montrer…<br />
<br />
Nella bambina i fiori<br />
avranno il grido: molti<br />
no, uno solo, alto<br />
sopra uno stelo intatto;<br />
la corolla con quattro<br />
petali; la corona<br />
dilatata e visibile,<br />
felice di apparire;<br />
e paziente e tranquilla.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/12/06/da-henri-michaux/">da Henri Michaux</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/mesca4.jpg" border="0" alt="mesca4.jpg" hspace="4" vspace="2" width="149" height="160" align="left" /><br />
<em>Commencements </em></p>
<p>traduzione <strong>di Massimo Sannelli</strong></p>
<p>*<br />
Chez la fillette, les fleurs plutôt viennent prendre la place, pas en grand nombre, souvent même une seule, haute sur une tige sans accident, corolle à quatre pétales, et tellement grande ouverte, cette corolle, bien en vue, heureuse de se montrer…<br />
<span id="more-769"></span><br />
Nella bambina i fiori<br />
avranno il grido: molti<br />
no, uno solo, alto<br />
sopra uno stelo intatto;<br />
la corolla con quattro<br />
petali; la corona<br />
dilatata e visibile,<br />
felice di apparire;<br />
e paziente e tranquilla.</p>
<p>*<br />
Sous l’apathie générale s’était cachée une mobilisation ponctuelle, maintenue et développée en silence, l’aidant à passer sa longue nuit. Savoir-faire isolé, insuffisant mais lorsque les autres s’en aperçoivent, un étendard quand même, son étendard là, relevé.</p>
<p>Nell’apatia del mondo si nasconde-<br />
va una mobilitazione precisa,<br />
mantenuta e sviluppata in silenzio:<br />
l’ausilio per trascorrere la notte;<br />
abilità isolata; sufficiente<br />
no; ma quando se ne accorge la gente<br />
è sempre uno stendardo, il suo stendardo<br />
là sollevato.</p>
<p>*<br />
Un oeil jeune aime recevoir la sensation à son sommet. Semblablement on aspire aussi à percevoir le plus de cris perçants possible pour les délices de son ouïe toute fraîche, laquelle au contraire de celle des plus âgés n’en est pas éprouvée.</p>
<p>L’occhio giovane ama<br />
ricevere allo spasimo<br />
la sensazione. E aspira<br />
a percepire anche<br />
le grida acute, molte,<br />
delizia del suo udito<br />
fresco; non assomiglia<br />
a quello degli adulti:<br />
il suono non lo segna.</p>
<p>(immagine: H. Michaux, <em>Disegni alla mescalina</em>, 1956)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/12/06/da-henri-michaux/">da Henri Michaux</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Poesia Italiana E-Book di Biagio Cepollaro</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/11/17/poesia-italiana-e-book-di-biagio-cepollaro/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2004/11/17/poesia-italiana-e-book-di-biagio-cepollaro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2004 15:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[adriano spatola]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Di Ruscio]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giovenale]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Sannelli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>[si è parlato anche in NI della difficoltà di reperire e leggere la poesia italiana non pubblicata dalle case editrici maggiori; un'iniziativa recente tenta di ovviare a questa situazione. a.r.]</em></p>
<p>L’iniziativa editoriale <a href="http://www.cepollaro.it"><strong>Poesia Italiana E-book</strong></a> intende ristampare in formato pdf alcuni libri di poesia e narrativa che rischierebbero l&#8217;oblio, in mancanza di efficace supporto.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/11/17/poesia-italiana-e-book-di-biagio-cepollaro/">Poesia Italiana E-Book di Biagio Cepollaro</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[si è parlato anche in NI della difficoltà di reperire e leggere la poesia italiana non pubblicata dalle case editrici maggiori; un'iniziativa recente tenta di ovviare a questa situazione. a.r.]</em></p>
<p>L’iniziativa editoriale <a href="http://www.cepollaro.it"><strong>Poesia Italiana E-book</strong></a> intende ristampare in formato pdf alcuni libri di poesia e narrativa che rischierebbero l&#8217;oblio, in mancanza di efficace supporto. Si tratta di libri importanti per la storia della poesia italiana, la cui memoria non può che essere affidata ai protagonisti e ai testimoni degli anni in cui sono nati. In particolare i testi che saranno ristampati dalla Biagio Cepollaro E-dizioni si collocano, per lo più, tra gli anni &#8217;70 e i primi anni &#8217;90.<br />
Affianca tale collana la pubblicazione di inediti: autori di poesia e di prosa che sono apparsi o hanno incrociato in qualche modo il flusso del blog <a href="http://www.cepollaro.splinder.com"><strong>Poesia da fare</strong></a>. E&#8217; la poesia di questi anni, profondamente trasformata dalla Rete: ci si augura che le nuove possibilità tecnologiche possano contribuire a diffondere, ma anche a qualificare, la fruizione della letteratura.<br />
<span id="more-727"></span><br />
<u>Ristampe</u>:</p>
<p><strong>Adriano Spatola</strong>, da <em>La composizione del testo</em><br />
considera prima di tutto la posizione delle cose<br />
mangiate e smangiate dal tempo dalla noia dal freddo<br />
la corruzione è questa speranza che ti leggi nell&#8217;occhio<br />
sbarrato e smarrito nello specchio corroso del bagno<br />
davanti all&#8217;interminabile elenco di smagliature<br />
nel tessuto intricato delle ore da mezzanotte a mezzanotte<br />
insieme alla clessidra alla cassandra alla catalessi</p>
<p><strong>Luigi Di Ruscio</strong>, <em>Le streghe s’arrotano le dentiere</em><br />
io non ho nessun discorso per incantarle le cose non ho nessun fantasma che mi si butta addosso ho questa povertà di gesti che non corrispondono<br />
a nulla<br />
e buttarmici in questo terrore che scorre<br />
per la chiarezza di una parola che non sia stata<br />
detta<br />
un gesto che non sia stato fatto<br />
un uomo che non sia stato preveduto<br />
invece ho questi resti infermentati<br />
le  montagne  d&#8217;ossa  calcinate  dalle  sterilizzazioni gli  alimenti  preziosi  fiori<br />
per la nostra vita scesa alla quotazione più bassa.</p>
<p><u>Inediti</u>:</p>
<p><strong>Marco Giovenale</strong>, <em>Endoglosse</em><br />
Decide: si sposta. Non può vivere sempre lì. Non può passarci tutto quel tempo. Nemmeno è vicino casa; lo osservano, lo additano.<br />
Anzi: non può neanche dire che ci vivrebbe sempre; è vero perfino il contrario, è a disagio; però gli accade di desiderare sempre di dire (o sentire che) «qui potrei viverci sempre».<br />
Non si può lasciare, è un posto abbandonato.</p>
<p><strong>Massimo Sannelli</strong>, <em>Le cose che non sono</em><br />
Chi si pone sul livello della terra è terreno<br />
un libro (l’esercizio che è il libro) prende questa posizione. Sembra miseria vedere nei libri scritti una forma di eleganza<br />
la vita è un’altra, “la vita è degli altri” (il discorso è indiretto: eppure è stato condiviso, come se nostro). Ogni monologo di questi anni serve a giustificarsi, come se la presenza non bastasse<br />
il libro giustifica questa presenza: quindi l’èdito è re.</p>
<p>IN PREPARAZIONE:</p>
<p>RISTAMPE: Roberto Roversi, <em>Descrizioni</em>, 1969<br />
Mariano Baino, <em>Camera Iperbarica</em>, 1983</p>
<p>INEDITI: Francesco Forlani, Andrea Inglese, Florinda Fusco, <em>Linee</em> [ed.int.], Gherardo Bortolotti, Sergio La Chiusa</p>
<p><em>Curatori di collana</em>:<br />
<strong>Biagio Cepollaro<br />
Florinda Fusco<br />
Francesca Genti<br />
Marco Giovenale<br />
Andrea Inglese<br />
Giorgio Mascitelli<br />
Giuliano Mesa<br />
Massimo Sannelli</strong></p>
<p><em>Computergrafica</em>:<br />
Biagio Cepollaro</p>
<p>*</p>
<p>Quaderni del blog  <a href="http://www.cepollaro.splinder.com">Poesia da fare</a>, semestrale</p>
<p><em>INDICI</em></p>
<p><strong>Quaderno I 2003</strong></p>
<p>Francesca Genti   La mia parte costruttiva     pag 3</p>
<p>Massimo Rizzante Undici pensieri sulla critica e cinque domande sul romanzo, 1. pag. 4</p>
<p>Massimo Rizzante Undici pensieri sulla critica e cinque domande sul romanzo,2-6. pag .5</p>
<p>Massimo Rizzante Undici pensieri sulla critica e cinque domande sul romanzo,7-11. pag. 6</p>
<p>Massimo Rizzante  5 domande sul romanzo     pag. 7</p>
<p>Massimo Rizzante  Sette note a venire pag. 7</p>
<p>Giorgio Mascitelli    Disfide  pag. 10</p>
<p>Andrea Inglese   Retrovisioni  pag. 13</p>
<p>Andrea inglese  L’a posto pag. 14</p>
<p>Pino Tripodi ( a cura di )   Architetto del sogno pag. 14</p>
<p>Pino Tripodi ( a cura di )   I genitori non capiscono. Mai. pag. 17</p>
<p>Francesca Genti   Ogni bambina      pag. 19</p>
<p>Blog-pensieri non-collaborazionisti   Biagio Cepollaro  pag. 20</p>
<p><strong>Quaderno II 2003</strong></p>
<p>Rosaria Lo Russo:  Rimasuglio pag. 3</p>
<p>Gianluca Gigliozzi:  Trittico della percezione pag. 4</p>
<p>Andrea Raos    da: Aspettami, dici  pag. 7</p>
<p>Marco Giovenale    da: Il segno meno pag. 9</p>
<p>Anna Lamberti-Bocconi:  L’energia si alimenta …pag. 9</p>
<p>Andrea Amerio  da: Olimpo dei fiammiferi pag. 10</p>
<p>Francesca Tini Brunozzi   Si avvolge dentro…  pag. 11</p>
<p>Biagio Cepollaro    da: La poesia: Vale! pag. 12</p>
<p>Francesco Forlani   da: Titoli di coda pag. 19</p>
<p>Massimo Sannelli da: Saggio familiare pag. 24</p>
<p>Blog-pensieri non-collaborazionisti   Biagio Cepollaro  pag. 25</p>
<p><strong>Quaderno III 2004</strong></p>
<p>Vincenzo Bagnoli:  Eridan Il cielo cosa dice, Il cane di Ivan Graziani, pag. 2</p>
<p>Biagio Cepollaro: da Lavoro da fare, VII, pag.3</p>
<p>Michele Zaffarano: da Rimedi insufficienti all&#8217;intento, pag.6<br />
da: Le ragazze sono più dialoganti, pag.8</p>
<p>Sergio La chiusa, da: Il superfluo, pag. 10<br />
da: Tapis roulant, pag.12<br />
da: L&#8217;occhio della gazza pag. 14</p>
<p>Marco Giovenale, lo specchio piegato, pag.15</p>
<p>Gherado Bortolotti da: Canopo, pag.16</p>
<p>Florinda Fusco, L&#8217;Inno di Thèrése, pag. 18</p>
<p>Biagio Cepollaro, da: Versi Nuovi, Per ogni giorno, pag. 20</p>
<p>Gherardo Bortolotti, Realismo potenziale, pag.23</p>
<p>Pino Tripodi, da Vivere malgrado la vita: La fine infinita, pag.24</p>
<p>L&#8217;attimo del diavolo, pag.31</p>
<p>Guido Caserza, Nuove bolge, pag.34</p>
<p>Blog-pensieri non-collaborazionisti   Biagio Cepollaro  pag. 37</p>
<p><strong>In preparazione il IV Quaderno, dicembre 2004</strong></p>
<p>Luciano Anceschi su Adriano Spatola, da La composizione del testo, 1978</p>
<p>Antonella Anedda, da Il catalogo della gioia</p>
<p>Cecilia Bello Minciacchi, Su Andrea Inglese: Per una poesia dell’appercezione e della responsabilità etica</p>
<p>Sergio Beltramo, da: Poesie scelte e dialoghi metafisicali</p>
<p>Gherardo Bortolotti, Città divisibili 1. Tamara</p>
<p>Alessandro Broggi, da: ‘Quaderni aperti’</p>
<p>Biagio Cepollaro: su Adriano Spatola, La prossima malattia, 1971;<br />
su Pino Tripodi, Vivere malgrado la vita</p>
<p>Carlo Dentali, L’oscillazione elettorale</p>
<p>Luigi Di Ruscio, da: Le streghe s&#8217;arrotano le dentiere, 1966</p>
<p>T.S.Eliot, Morning at the window, trad. Marco Giovenale</p>
<p>Francesco Forlani, Divinitad; Esili narranti</p>
<p>Andrea Inglese, poesie</p>
<p>Sergio La Chiusa, Lotte di confine</p>
<p>Fabrizio Lombardo, Frammenti da una stagione di pioggia</p>
<p>Stéphane Mallarmé, Tre sonetti, trad. Massimo Sannelli</p>
<p>Giorgio Mascitelli, su Pino Tripodi, Vivere malgrado la vita.</p>
<p>Giulia Niccolai, da: Orienti Orients</p>
<p>Giovanni Palmieri, Su Andrea Inglese</p>
<p>Massimo Sannelli, poesie</p>
<p>Lucio Saviani,  Su Osvaldo Coluccino</p>
<p>Marco  Simonelli,  RAP(e)</p>
<p>Adriano Spatola, 1971,  La prossima malattia</p>
<p><em>Supplemento al IV Quaderno</em>: Biagio Cepollaro, Attività scultorea</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/11/17/poesia-italiana-e-book-di-biagio-cepollaro/">Poesia Italiana E-Book di Biagio Cepollaro</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Emily Dickinson: 5 poesie</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/15/emily-dickinson-5-poesie/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/15/emily-dickinson-5-poesie/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 May 2004 06:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Emily Dickinson]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Sannelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=455</guid>
		<description><![CDATA[<p><br />
traduzione di <strong> Massimo Sannelli</strong></p>
<p><strong>1</strong></p>
<p>Troppo vile la morte<br />
Per te: un Greco lo può.<br />
Vivere, Amore, è peggio –<br />
E ti offro anche questo –</p>
<p>La Morte scarsa è morta,<br />
Ma nella vita esiste<br />
La Morte in molti modi,<br />
Senza il Sonno dei morti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/05/15/emily-dickinson-5-poesie/">Emily Dickinson: 5 poesie</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/ARTEF0103-5-6.jpg" alt="ARTEF0103-5-6.jpg" align="left" border="0" height="218" hspace="4" vspace="2" width="120" /><br />
traduzione di <strong> Massimo Sannelli</strong></p>
<p><strong>1</strong></p>
<p>Troppo vile la morte<br />
Per te: un Greco lo può.<br />
Vivere, Amore, è peggio –<br />
E ti offro anche questo –</p>
<p>La Morte scarsa è morta,<br />
Ma nella vita esiste<br />
La Morte in molti modi,<br />
Senza il Sonno dei morti.<br />
<span id="more-455"></span><br />
*<br />
Too scanty ‘twas to die for you,<br />
The merest Greek could that.<br />
The living, Sweet, is costlier –<br />
I offer even that –</p>
<p>The Dying, is a trifle, past,<br />
But Living, this include<br />
The dying multifold – without<br />
The Respite to be dead.</p>
<p><strong>2</strong><br />
And this of all my Hopes<br />
This, is the silent end<br />
Bountiful colored, my Morning rose<br />
Early and sere, its end</p>
<p>Never Bud from a Stem<br />
Stepped with so gay a Foot<br />
Never a Worm so confident<br />
Bored at so brave a Root.</p>
<p>*<br />
Di tutte le Speranze<br />
Questa è la fine muta:<br />
Molto ben colorata<br />
Esplose la mia Alba;<br />
Fu precoce e brutale<br />
La fine – a lei. Un Fiore<br />
Su Stelo non si apriva<br />
Con un Atto migliore;</p>
<p>Né Verme fu più aspro<br />
Incontro a una Radice<br />
Che era così abile.</p>
<p><strong>3</strong><br />
If Blame be my side – forfeit Me –<br />
But doom me not to forfeit Thee –<br />
To forfeit Thee? The very name<br />
Is exile from Belief – and Home –</p>
<p>*<br />
Se il Torto è mio – abbandonaMi –<br />
Ma non dire «abbandonaMi» –<br />
AbbandonarTi è il verbo<br />
Che scaccia Fede – e Patria!</p>
<p><strong>4</strong><br />
Elysium is a far as to<br />
The very nearest Room<br />
If in that Room a Friend await<br />
Felicity or Doom –</p>
<p>What fortitude the Soul contains,<br />
That it can so endure<br />
The accent of a coming Foot –<br />
The opening of a Door –</p>
<p>*<br />
L’Eliso non è più<br />
Diviso dalla Stanza<br />
Vicina: oggi un Amico<br />
Attende in questa Stanza<br />
Il Piacere o la Pena –</p>
<p>Quanta fortezza<br />
Contiene l’Anima<br />
Per sopportare<br />
Nel Passo il ritmo –<br />
Nell’Uscio l’aria –</p>
<p><strong>5</strong><br />
It’s like the Light –<br />
A fashionless Delight –<br />
It’s like the Bee –<br />
A dateless – Melody –</p>
<p>It’s like the Woods –<br />
Private – Like the Breeze –<br />
Phraseless – yet it stirs<br />
The proudest Trees –</p>
<p>It’s like the Morning –<br />
Best – when it’s done –<br />
And the Everlasting Clocks –<br />
Chime – Noon!</p>
<p>*<br />
È come Luce,<br />
Delizia informe –<br />
E come l’Ape –<br />
Melodia eterna –</p>
<p>E come i Boschi<br />
Intimi e l’Aria<br />
Muta che agita<br />
Gli Alberi alti –</p>
<p>Come il Mattino<br />
Bello – alla fine –<br />
E gli Orologi<br />
Danno immortali</p>
<p>Il Mezzogiorno!</p>
<p>(immagine di Robert Rauschenberg, <em>Memorandum of Bids</em>, 1956)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/05/15/emily-dickinson-5-poesie/">Emily Dickinson: 5 poesie</a></p>
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