<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; matematica e letteratura</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/matematica-e-letteratura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Feb 2012 07:14:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Samuel Beckett e la matematica</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 10:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Platania]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca E. Magni]]></category>
		<category><![CDATA[matematica e letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Samuel Beckett]]></category>
		<category><![CDATA[teatro dell'assurdo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=26217</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Francesca E. Magni</strong><br />
 «<em>Per tutti gli anni ‘60 e ‘70 i lettori devoti di Beckett salutarono ogni opera sempre più breve del maestro con una mistura di reverenza e apprensione; era come vedere un grande matematico lavorare sull’analisi infinitesimale, con le sue equazioni che si avvicinavano via via di più al nulla</em>.» John Banville, <em>The New York Review of Books</em>, 13/8/92.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/">Samuel Beckett e la matematica</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Francesca E. Magni</strong><br />
<div id="attachment_26220" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett3.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett3-300x300.jpg" alt="Samuel Beckett" title="beckett3" width="300" height="300" class="size-medium wp-image-26220" /></a><p class="wp-caption-text">Samuel Beckett</p></div> «<em>Per tutti gli anni ‘60 e ‘70 i lettori devoti di Beckett salutarono ogni opera sempre più breve del maestro con una mistura di reverenza e apprensione; era come vedere un grande matematico lavorare sull’analisi infinitesimale, con le sue equazioni che si avvicinavano via via di più al nulla</em>.» John Banville, <em>The New York Review of Books</em>, 13/8/92.</p>
<p>L’opera di <strong>Samuel Beckett</strong>, premio Nobel per la letteratura nel 1969, è colma di matematica. Sia che si tratti di opera poetica, narrativa, teatrale, radiofonica o televisiva, l’elemento matematico vi compare in maniera chiara ed esplicita oppure più nascosta, ma è senza dubbio presente. </p>
<p>Samuel Beckett, irlandese di nascita e francese d’adozione, ha rivoluzionato la letteratura e la drammaturgia del Novecento, al pari di <strong>James Joyce</strong>, suo maestro e amico, anche se però in maniera del tutto differente.<br />
Beckett è noto al largo pubblico soprattutto per l’opera teatrale <em>Aspettando Godot</em>, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1953. <span id="more-26217"></span>Lo spettacolo fu una «straordinaria rivelazione»:<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_0_26217" id="identifier_0_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Annamaria Cascetta, Il tragico e l&rsquo;umorismo. Studio sulla drammaturgia di Samuel Beckett, Le Lettere Ed., 2000.">1</a></sup> la struttura drammatica non aveva più uno sviluppo logico nel tempo e tutta l’azione consisteva nell’attesa di un certo Godot da parte di due vagabondi, Vladimiro ed Estragone. Una battuta riassume bene la situazione narrata: «Non succede nulla, non viene nessuno, nessuno se ne va, è terribile».</p>
<p>Il critico Martin Esslin, in un suo famoso saggio del 1961 definì teatro dell’assurdo<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_1_26217" id="identifier_1_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Martin Esslin, The Theatre of the Absurd. 1961. Rev. ed. Harmondsworth: Penguin, 1968.">2</a></sup> la messa in scena dell’insensatezza della condizione umana, dell’assurdità del vivere, dello smarrimento di fronte allo svanire delle certezze, che accomunava autori quali Beckett, Ionesco, Adamov, Genet, Albee e Pinter. Nonostante nessuno degli autori si sia mai riconosciuto in questa definizione, essa è diventata una specie di “etichetta” che indica la rappresentazione teatrale di «qualcosa che è contrario alla razionalità, al senso comune e all’evidenza».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_2_26217" id="identifier_2_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Dizionario dello spettacolo, http://www.delteatro.it/dizionario_spettacolo.php .">3</a></sup></p>
<p>Samuel Beckett si rifiutò sempre di spiegare le proprie opere, perché affermava che esse andavano semplicemente “vissute”. A proposito di <em>Aspettando Godot</em>, dichiarò: </p>
<p>«c’è qualcosa di strano nell’opera, non so esattamente cosa, che si scava la sua strada nella gente, che lo vogliano o no […] ma io ho sempre torto, tranne, qualche volta, quando avere torto significa essere nel giusto».<br />
Quest’ultima battuta fa capire come Beckett fosse attratto dai paradossi e amasse le situazioni contraddittorie da un punto di vista logico.</p>
<p>Un primo punto di partenza verso la matematica può essere infatti la presenza dell’elemento negazione-affermazione nelle opere di Beckett. In esse compare spesso l’uso ripetuto di due proposizioni antitetiche, come nel finale del racconto <em>Dante e l’aragosta</em> a proposito della morte del crostaceo nell’acqua bollente della pentola: «È una morte veloce / Non lo è». Numerosi personaggi – sia delle sue opere giovanili sia di quelle più tarde – negano quello che hanno appena affermato e, come fa notare Maurice Nadeau,<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_3_26217" id="identifier_3_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Maurice Nadeau in Samuel Beckett Teatro completo, Einaudi Ed., 1994.">4</a></sup> «dicono contemporaneamente sì e no». Nel romanzo Molloy si legge: «l&#8217;unico modo di andare avanti era quello di fermarsi» e, per fare un altro esempio, Vladimiro ed Estragone sospendono l’attesa dicendosi l’un l’altro: «Andiamo», però nel copione c’è la nota: «non si muovono».<br />
<div id="attachment_26235" class="wp-caption alignright" style="width: 266px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_godot2.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_godot2.jpg" alt="Estragone e Vladimiro" title="beckett_godot" width="256" height="245" class="size-full wp-image-26235" /></a><p class="wp-caption-text">Estragone e Vladimiro</p></div> L’impianto narrativo stesso sfrutta il paradosso e l’antinomia<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_4_26217" id="identifier_4_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="L&rsquo;antinomia &egrave; un particolare tipo di paradosso che indica la compresenza di due affermazioni contraddittorie, ma che possono essere entrambe dimostrate o giustificate. In questa situazione non &egrave; ovviamente possibile applicare il principio di non-contraddizione.">5</a></sup> come tecnica innovativa che sostituisce il tradizionale schema coerente della storia e della descrizione organica dei personaggi: la prosa è sconnessa, la struttura della narrazione è molto spesso contraddittoria. Si pensi ancora che Godot, il personaggio principale dell’opera, è assente, non compare mai in scena: alquanto paradossale per un protagonista!<br />
L’attenzione di Beckett verso l’aspetto paradossale può essere giustificato dalla convinzione che la razionalità fosse un mezzo insufficiente per spiegare e dare un senso all’esistenza e alle azioni umane.<br />
È nel romanzo <em>Watt</em> che, tramite una efferata parodia della logica deduttiva, il cosiddetto “attacco comico alla razionalità” si esprime in maniera eclatante. «Il romanzo descrive gli sforzi di un personaggio di nome Watt per condurre un’inchiesta razionale secondo le regole della logica: ci sono sempre obiezioni per ogni conclusione. La ragione non risolve nulla. […] L’autore impone al suo personaggio di applicare la causalità razionalistica a problemi che infine lo costringono al paradosso».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_5_26217" id="identifier_5_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="James Knowlson, Samuel Beckett. Una vita, Einaudi, 2001.">6</a></sup> In <em>Watt</em> compaiono molti errori di calcolo, alcuni sottolineati dallo stesso autore («le cifre fin qui riportate sono inesatte. I calcoli seguenti sono dunque doppiamente errati»), come un conto della spesa sbagliato o quando il narratore annuncia l’elenco di tre momenti della giornata e poi ne descrive quattro! Beckett si serve dell’apparato razionale matematico stesso per riderne: è un attacco dall’interno, un uso della razionalità per colpire se stessa.<br />
L’auto-referenzialità, alla base di molti paradossi, è un altro aspetto presente in Beckett in moltissimi livelli, si pensi anche ai personaggi che ascoltano la loro stessa voce <sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_6_26217" id="identifier_6_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Katharine Worth, Il rituale dell&amp;#8217;ascolto, Bulzoni, 1997.">7</a></sup> sia nel teatro: <em>L’ultimo nastro di Krapp</em>, <em>Quella volta</em>, <em>Dondolo</em>, <em>Passi</em>, sia nella narrativa: <em>Compagnia</em>, sia nella produzione televisiva: <em>Nuvole</em>.<br />
«In <em>Watt</em>, Beckett cita esplicitamente la categoria aristotelica della <em>dianoia</em> ovvero la conoscenza intellettuale della propria ragione. […] Il riso dianoetico, ovvero il ridere di ciò che è tragico, è una delle caratteristiche più intime dell&#8217;opera di Beckett («Non esiste nulla di più comico dell’infelicità» proclama il personaggio Nell in <em>Finale di partita</em>)».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_7_26217" id="identifier_7_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Federico Platania, il sito italiano dedicato a Samuel Beckett.">8</a></sup><br />
«Beckett rappresenta la nostra impossibilità di rappresentarci»<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_8_26217" id="identifier_8_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="A.Simon, Teatro della scrittura, scrittura della scena, in TC , citato in Elena Capriolo, Bocca nella tana di Krapp. Analisi comparata di &ldquo;Non io&rdquo; e &ldquo;L&rsquo;ultimo nastro di Krapp&rdquo; , tesi di Laurea triennale, Universit&agrave; degli Studi di Torino, Facolt&agrave; di Discipline Arti Musica e Spettacolo (DAMS), 2005.">9</a></sup> nonostante la necessità di farlo. Nell’opera radiofonica <em>Cascando</em> si ritrova «la tesi di fondo della poetica beckettiana: non c’è niente da esprimere se non che non c’è niente da esprimere e il doverlo esprimere a tutti i costi».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_9_26217" id="identifier_9_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Federico Platania, il sito italiano dedicato a Samuel Beckett.">10</a></sup><br />
I personaggi beckettiani inoltre non riescono mai a narrarsi, ad autodefinirsi, ad avere un’identità precisa, o perché mentono o perché la memoria li abbandona o perché non riescono ad attribuire significato alle cose e alle parole. L’assoluta inconciliabilità fra l’esperienza e la sua espressione è un tema legato alla profonda meditazione sull’inadeguatezza del linguaggio, che Beckett affrontò lungo tutta la sua opera. La convinzione che «la scrittura serve a esplorare, non a risolvere» insieme all’impossibilità di comprendere l’esistenza umana si possono riassumere nelle ultime parole scritte da Beckett per il teatro in <em>Che dove</em>: «Il tempo passa. | E’ tutto. | Comprenda chi potrà. | Io spengo».</p>
<p>Un altro percorso per scoprire la matematica in Beckett è la semplice osservazione della notevole presenza nella sua opera di numeri, operazioni, figure geometriche, di descrizioni minuziose di combinazioni, disposizioni, permutazioni, insieme alla «descrizione non solo di ciò che accade, ma anche di tutte (o quasi) le possibili varianti».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_10_26217" id="identifier_10_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Federico Platania, ibidem.">11</a></sup><br />
Il numero tre ricorre in maniera quasi ossessiva in tutta la produzione beckettiana: il romanzo <em>Molloy</em> (facente parte di una trilogia) ha tre inizi,<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_11_26217" id="identifier_11_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Luigi Ferrante, Beckett. La vita il pensiero i testi esemplari, Edizioni Accademia, 1972.">12</a></sup> moltissime opere sia teatrali sia di narrativa sono divise in tre parti e molte hanno tre personaggi. Nello spettacolo <em>Quella volta</em> vi sono tre voci fuori campo indicate sul copione come A, B e C: «le voci parlano sempre in sequenze di tre per volta (ad esempio: ACB, BAC, ecc. Mai però nell&#8217;ordine più logico e cioè ABC).»,<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_12_26217" id="identifier_12_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Federico Platania, ibidem.">13</a></sup> l’azione si ripete per tre volte, per un totale di dodici triplette. Vi è inoltre un saggio di Antonio Borriello <sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_13_26217" id="identifier_13_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Antonio Borriello, Numerical references in &laquo;Krapp&amp;#8217;s Last Tape&raquo;, in &ldquo;Samuel Beckett: Endlessness in the Year 2000 / Samuel Beckett: Fin sans fin en l&rsquo;an 2000&rdquo;, Angela Moorjani and Carola Veit eds, 2000.">14</a></sup> che analizza lo spettacolo <em>L’ultimo nastro di Krapp</em> da questo punto di vista: vi sono tre donne importanti nella vita del protagonista, egli compie 33 azioni con 9 oggetti, mangia tre banane, ecc. Nell’opera televisiva in tre atti <em>Trio degli spiriti</em>, ispirata da un trio di Beethoven, vi sono tre punti statici di ripresa per la telecamera e il numero delle inquadrature cresce sempre di tre (da 35 nella prima parte, a 38 nella seconda e a 41 nella terza).</p>
<p>Dal numero 3 al 3,14: nel romanzo <em>Molloy</em>, il protagonista si diletta a trascrivere sulle pagine di un quaderno la lunga sequenza di cifre che si ottiene dalla divisione di 22 per 7, che coincide con un numero razionale che si avvicina al valore (irrazionale) di <em>pi greco</em>. Tramite questa metafora matematica «Molloy abbandona il rigore deduttivo per cedere al fascino dell’irrazionale».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_14_26217" id="identifier_14_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Nicoletta Pireddu, Scribi del caos: Carlo Emilio Gadda, Samuel Beckett, The Edinburgh Journal of Gadda Studies, 2000.">15</a></sup></p>
<p>L’atto del contare si ritrova spesso nelle azioni dei personaggi: «Due miliardi e mezzo di secondi. Incredibile così pochi», «Trentamila notti. Incredibile così poche» dice il Parlatore nella pièce <em>Un pezzo di monologo</em>. Nella prosa breve <em>Basta</em>, uno dei passatempi preferiti dai personaggi è l&#8217;aritmetica: «Quanti calcoli fatti a mente insieme piegati in due! Ci capitava di innalzare alla terza potenza dei numeri ternari interi. Certe volte sotto una pioggia torrenziale. Bene o male imprimendosi a poco a poco nella memoria i cubi si accumulavano». Così come, viceversa, in <em>Nuvole</em>, il protagonista per ingannare l’attesa della donna, estrae mentalmente radici cubiche (si noti anche qui la presenza del numero tre). La matematica è dunque anche uno dei tanti modi per passare il tempo, è un gioco. 	</p>
<p><div id="attachment_26233" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_murphy1.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_murphy1-300x275.jpg" alt="immagine proposta da Beckett per la copertina del romanzo Murphy, ma che l’editore rifiutò." title="beckett_murphy" width="300" height="275" class="size-medium wp-image-26233" /></a><p class="wp-caption-text">immagine proposta da Beckett per la copertina del romanzo Murphy, ma che l’editore rifiutò.</p></div> Un gioco come gli scacchi, grande passione di Beckett, che utilizza la precisa notazione algebrica per descrivere una famosa partita <sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_15_26217" id="identifier_15_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="per la descrizione di tutte le mosse della partita si veda qui.">16</a></sup> nel romanzo <em>Murphy</em>, nella quale nessuno vince e nessun pezzo viene mangiato.</p>
<p>Per quanto riguarda la geometria, nelle opere di narrativa degli anni ’60, come <em>Quello che è strano, via</em> – <em>Immaginazione morte immaginate</em> –  <em>Lo spopolatore</em> – <em>Bing</em>, gli ambienti nei quali si svolgono le azioni sono rispettivamente: un parallelepipedo a base quadrata di 5 piedi di lato e 6 di altezza – una rotonda a base circolare con un diametro di 80 centimetri e alta 80 centimetri di cui 40 costituiti dal muro circolare che sorregge una volta – un cilindro di 50 metri di circonferenza e di 16 metri di altezza – un parallelepipedo di m. 1 x 1 x 2. I personaggi sono posizionati all’interno di questi ambienti claustrofobici con precisione millimetrica e, ad esempio, i circa duecento esseri de <em>Lo spopolatore</em> si trovano dentro circa venti nicchie disposte seguendo la forma geometrica della quinconcia.<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_16_26217" id="identifier_16_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="quinconcia: disposizione di oggetti su tre file sfalsate, in cui ogni gruppo di cinque punti vicini, considerato come singola unit&agrave;, riproduce la forma geometrica di un quadrato con un punto al centro. Esempio: la posizione iniziale delle pedine nel gioco della dama.">17</a></sup><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_dama_quinconcia.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/beckett_dama_quinconcia-300x300.jpg" alt="beckett_dama_quinconcia" title="beckett_dama_quinconcia" width="300" height="300" class="alignright size-medium wp-image-26223" /></a><br />
  L’ultima opera scritta per il teatro rimasta incompiuta comincia con la frase «Lunga osservazione del raggio» a testimoniare l’ossessione di Beckett per i cilindri e gli spazi chiusi.<br />
Nell’opera per la televisione intitolata <em>Quad</em>, quattro danza- tori incappucciati percorrono le linee di un quadrato sul pavimento seguendo una ben definita sequenza di entrate e uscite nel palcoscenico (1, 13, 134, 1342, 342, 42, e poi 2, 21, 214, 2143, 143, 43, successivamente 3, 32, 321, 3214, 214, 14, e infine 4, 43, 432, 4321, 321, 21) in modo tale da creare una «struttura coreografica ciclica che si autogenera e allo stesso tempo si cancella con andamento ricorsivo».<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_17_26217" id="identifier_17_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="intervista ad Alessandro Carboni, in Cercando l&amp;#8217;origine dello zero. Tra matematica e danza di Andrea Mameli, Sardegna Ricerche (http://www.sardegnaricerche.it/), 2006.">18</a></sup><br />
L’interesse di Beckett per le permutazioni si manifesta applicato a oggetti (come delle pietre nella tasca di Molloy) a movimenti e azioni dei suoi personaggi, ma anche come tecnica narrativa: in <em>Quello che è strano, via</em> non vi è una trama tradizionale ma c’è una descrizione di possibilità, così come in <em>Watt</em> si esplora un gran numero di varianti per ogni minimo accadimento.</p>
<p>La matematica quindi nella scrittura di Beckett non entra solo come semplice argomento, ma svolge un ruolo strutturale, soprattutto per le sue caratteristiche di precisione, di rigore formale, di estetica dell’essenziale e di astrazione.<br />
Per esplorare nuove vie che superassero il romanzo tradizionale, Beckett intraprese infatti un cammino di ricerca verso l’astrazione,<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_18_26217" id="identifier_18_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Andrea Inglese, Una voce in cerca di personaggi: Beckett e Pirandello in Per il  Centenario di Samuel Beckett, Testo a Fronte n. 35, Marcos y Marcos Ed. 2006.">19</a></sup> verso l’impoverimento e la ricerca di elementi essenziali sia nella forma sia nel contenuto (<em>Bing</em> è costituito da un unico paragrafo con frasi senza verbi e senza virgole). Egli stesso utilizzò una metafora di tipo matematico quando definì la propria come una “poetica della sottrazione” in netto contrasto con la prosa accumulatoria ed erudita di Joyce. Verso la fine della sua vita Beckett creò opere sempre più brevi, fino a un teatro senza personaggi e senza testo (con l’opera <em>Respiro</em>, della durata di soli 35 secondi).<br />
I principi estetici di eleganza ed economia tipici del procedimento matematico<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_19_26217" id="identifier_19_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Edith Fournier, Samuel Beckett, math&eacute;maticien et po&egrave;te, Critique&amp;#8221; n. 519/520 (1990).">20</a></sup> lo aiutarono ad elaborare la propria poetica, sulla base di una cultura personale “onnivora” di musica, pittura, scultura, così come di Dante o di Freud e Jung, di Cartesio o del matematico e filosofo francese Henri Poincaré.<sup><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/#footnote_20_26217" id="identifier_20_26217" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Mary Briden, Beckett and the sound of silence in Samuel Beckett and music, Oxford University Press, 1998.">21</a></sup></p>
<p>L&#8217;elenco completo delle opere di Beckett sta <a href="http://www.4-wall.com/authors/authors_b/beckett_samuel/beckett_samuel.htm">qui</a></p>
<p>[Articolo uscito nel numero 6-7 di "<a href="http://matematica.unibocconi.it/pubblicazioni/le-riviste/alice-bob"><em>Alice&#038;Bob</em></a>" (rivista del Pristem (l’acronimo P.RI.ST.EM sta a indicare il "Progetto Ricerche Storiche E Metodologiche") dell'Università Bocconi di Milano per gli studenti delle scuole superiori.]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/">Samuel Beckett e la matematica</a></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_26217" class="footnote">Annamaria Cascetta, <em>Il tragico e l’umorismo. Studio sulla drammaturgia di Samuel Beckett</em>, Le Lettere Ed., 2000.</li><li id="footnote_1_26217" class="footnote">Martin Esslin, <em>The Theatre of the Absurd</em>. 1961. Rev. ed. Harmondsworth: Penguin, 1968.</li><li id="footnote_2_26217" class="footnote"><em>Dizionario dello spettacolo</em>, <a href="http://www.delteatro.it/dizionario_spettacolo.php">http://www.delteatro.it/dizionario_spettacolo.php</a> .</li><li id="footnote_3_26217" class="footnote">Maurice Nadeau in <em>Samuel Beckett Teatro completo</em>, Einaudi Ed., 1994.</li><li id="footnote_4_26217" class="footnote">L’antinomia è un particolare tipo di paradosso che indica la compresenza di due affermazioni contraddittorie, ma che possono essere entrambe dimostrate o giustificate. In questa situazione non è ovviamente possibile applicare il principio di non-contraddizione.</li><li id="footnote_5_26217" class="footnote">James Knowlson, <em>Samuel Beckett. Una vita</em>, Einaudi, 2001.</li><li id="footnote_6_26217" class="footnote">Katharine Worth, <em>Il rituale dell&#8217;ascolto</em>, Bulzoni, 1997.</li><li id="footnote_7_26217" class="footnote">Federico Platania, il <a href="http://www.samuelbeckett.it">sito italiano</a> dedicato a Samuel Beckett.</li><li id="footnote_8_26217" class="footnote">A.Simon, <em>Teatro della scrittura, scrittura della scena</em>, in TC , citato in Elena Capriolo, <em>Bocca nella tana di Krapp. Analisi comparata di “Non io” e “L’ultimo nastro di Krapp” </em>, tesi di Laurea triennale, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Discipline Arti Musica e Spettacolo (DAMS), 2005.</li><li id="footnote_9_26217" class="footnote">Federico Platania, il <a href="http://www.samuelbeckett.it">sito italiano</a> dedicato a Samuel Beckett.</li><li id="footnote_10_26217" class="footnote">Federico Platania, <em>ibidem</em>.</li><li id="footnote_11_26217" class="footnote">Luigi Ferrante, <em>Beckett. La vita il pensiero i testi esemplari</em>, Edizioni Accademia, 1972.</li><li id="footnote_12_26217" class="footnote">Federico Platania, <em>ibidem</em>.</li><li id="footnote_13_26217" class="footnote">Antonio Borriello, <em>Numerical references in «Krapp&#8217;s Last Tape»</em>, in “<em>Samuel Beckett: Endlessness in the Year 2000 / Samuel Beckett: Fin sans fin en l’an 2000</em>”, Angela Moorjani and Carola Veit eds, 2000.</li><li id="footnote_14_26217" class="footnote">Nicoletta Pireddu, <em>Scribi del caos: Carlo Emilio Gadda, Samuel Beckett</em>, The Edinburgh Journal of Gadda Studies, 2000.</li><li id="footnote_15_26217" class="footnote">per la descrizione di tutte le mosse della partita si veda <a href="http://www.samuelbeckett.it/murphymatch.htm">qui</a>.</li><li id="footnote_16_26217" class="footnote">quinconcia: disposizione di oggetti su tre file sfalsate, in cui ogni gruppo di cinque punti vicini, considerato come singola unità, riproduce la forma geometrica di un quadrato con un punto al centro. Esempio: la posizione iniziale delle pedine nel gioco della dama.</li><li id="footnote_17_26217" class="footnote">intervista ad Alessandro Carboni, in <em>Cercando l&#8217;origine dello zero. Tra matematica e danza</em> di Andrea Mameli, Sardegna Ricerche (<a href="http://www.sardegnaricerche.it/">http://www.sardegnaricerche.it/</a>), 2006.</li><li id="footnote_18_26217" class="footnote">Andrea Inglese, <em>Una voce in cerca di personaggi: Beckett e Pirandello</em> in <em>Per il  Centenario di Samuel Beckett</em>, Testo a Fronte n. 35, Marcos y Marcos Ed. 2006.</li><li id="footnote_19_26217" class="footnote">Edith Fournier, Samuel Beckett, mathématicien et poète, Critique&#8221; n. 519/520 (1990).</li><li id="footnote_20_26217" class="footnote">Mary Briden, <em>Beckett and the sound of silence</em> in <em>Samuel Beckett and music</em>, Oxford University Press, 1998.</li></ol><hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/01/anteprima-sud-14-arrabal-su-beckett/' rel='bookmark' title='Anteprima Sud #14: Arrabal su Beckett'>Anteprima Sud #14: Arrabal su Beckett</a> <small> [nell'ambito della collabora- zione della rivista Sud con l'Atelier...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/la-terza-murena-torga/' rel='bookmark' title='La terza Murena: Miguel Torga'>La terza Murena: Miguel Torga</a> <small>di Antonio Sparzani Guardate e dite se non è di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/07/29/la-natura-delle-cose/' rel='bookmark' title='La natura delle cose'>La natura delle cose</a> <small>di Antonio Sparzani Sono stato l&#8217;altra sera al Teatro di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/12/19/relativitality-antonio-sparzani/' rel='bookmark' title='Relativitality &#8211; Antonio Sparzani'>Relativitality &#8211; Antonio Sparzani</a> <small> di Anna Maria Papi ore 1.15 del 2 Dicembre...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2004/05/31/dialogo-sullentropia-8-laristogas/' rel='bookmark' title='Dialogo sull&#8217;entropia (#8).&lt;i&gt; L&#8217;Aristogas.&lt;/i&gt;'>Dialogo sull&#8217;entropia (#8).<i> L&#8217;Aristogas.</i></a> <small>di Antonio Sparzani e Dario Voltolini Altolà, c&#8217;è troppa carne...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/14/samuel-beckett-e-la-matematica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>22</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 0.451 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 11:48:15 -->
<!-- Compression = gzip -->
