<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; mercato editoriale</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/mercato-editoriale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 18:19:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Se parlassimo di autoproduzione e responsabilità dei lettori?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 04:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[autoproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[battaglia politica]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconismo]]></category>
		<category><![CDATA[boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna moralizzatrice]]></category>
		<category><![CDATA[caso Mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[giulio mozzi]]></category>
		<category><![CDATA[mercato editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[murene]]></category>
		<category><![CDATA[nazioneindiana]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Jorion]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità del lettore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=36535</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1.jpg"></a></p>
<p>[La prima parte di questo post è uscita su "il manifesto" del 5/09/2010]</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="padding-left: 330px;">di <strong>Andrea Inglese</strong><em> </em></p>
<p style="padding-left: 330px;"><em>Battaglia politica e battaglia culturale: una confusione.</em></p>
<p>Il grande tema di fine estate (“Scrittori e lettori Mondadori: che fare?”), capace di suscitare massicce discussioni in rete e sulla carta stampata non è certo nuovo né scoperto da Vito Mancuso.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/">Se parlassimo di autoproduzione e responsabilità dei lettori?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-36565" title="rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/rodefer-210_170_B-ULTIMISSIMA1-300x129.jpg" alt="" width="300" height="129" /></a></p>
<p>[La prima parte di questo post è uscita su "il manifesto" del 5/09/2010]</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="padding-left: 330px;">di <strong>Andrea Inglese</strong><em> </em></p>
<p style="padding-left: 330px;"><em>Battaglia politica e battaglia culturale: una confusione.</em></p>
<p>Il grande tema di fine estate (“Scrittori e lettori Mondadori: che fare?”), capace di suscitare massicce discussioni in rete e sulla carta stampata non è certo nuovo né scoperto da Vito Mancuso. Difficile, certo, definirlo questo tema, che deve la sua forza catalizzatrice forse al suo carattere ambiguo: questione politica, etica, letteraria, o di costume? Di certo, questa volta, esso ha suscitato prese di parola da parte dei più diversi e autorevoli tra scrittori, critici, intellettuali, oltre che da parte di una combattiva popolazione di commentatori in rete. Nonostante alcuni effetti di spossante monotonia, sono state dette, in tale occasione, anche cose interessanti, intelligenti, a volte persino molto divertenti (la scena di Luca Casarini accolto a Segrate rimarrà memorabile, quanto i primi passi di Marcel nel salotto dei duchi di Guermantes).<span id="more-36535"></span></p>
<p>Sacrificando molte sfumature, verrebbe da dire che il dibattito ruota sull’opportunità o no di boicottare da parte di scrittori ad essa affiliati la casa editrice Mondadori. Alcuni si spingono a sostenere un boicottaggio nei confronti di ogni prodotto editoriale Mondadori (purché il consiglio di classe del loro figlio non adotti il libro di matematica o italiano di una casa editrice scolastica facente capo a Segrate!). Se si parla di boicottaggio, si parla di una campagna politica. Un boicottaggio, per avere senso, deve darsi degli obiettivi pratici, ben definiti e ad esso adeguati.</p>
<p>Immagino io, che se si lancia una campagna contro la Mondadori, essa fa parte della più ampia battaglia politica che una fetta importante di italiani ha ingaggiato contro il governo e la politica di Silvio Berlusconi, una battaglia che ha un chiaro obiettivo: non farlo rieleggere, sottrargli quei poteri politici, che gli permettono, ad esempio, di creare leggi per depenalizzare frodi fiscali che qualche sua azienda ha potuto o potrebbe realizzare. Questa battaglia politica si può concretizzare di volta in volta in campagne specifiche: la campagna per il ritiro della legge-bavaglio, la campagna contro i tagli alla scuola e alla ricerca universitaria proposti dalla riforma Gelmini, e così via. Di ogni campagna politica, così come della battaglia più generale in cui essa confluisce, si può chiaramente dire 1) se abbia raggiunto o meno i suoi scopi; 2) se abbia adottato o meno le forme più efficaci e adeguate per essere perseguita. Quali sono gli scopi verosimili, plausibili, di una campagna per il boicottaggio della Mondadori propugnata da autori che, fino a ieri, erano nel suo catalogo? L’indebolimento (magari il crack) dell’impero economico di Berlusconi? Ma il rendere Berlusconi un po’ meno ricco, non sembra un obiettivo politico, a meno di immaginare che le pressioni esercitate dalla campagna di boicottaggio su una delle sue aziende non lo inducano ad abbandonare il governo o a cambiare politica. Tattica alquanto tortuosa e, date le circostanze, poco realistica nei suoi esiti.</p>
<p>Ma qualcuno dirà che, in effetti, non si tratta di una campagna politica, bensì di una campagna moralizzatrice. Non contano più gli obiettivi concreti, conta la capacità degli autori Mondadori di fare dei gesti esemplari, che hanno valore in sé, in quanto testimoniano di un’opposizione intransigente, capace di giungere sino al sacrificio di vantaggi materiali. Qui sembra che il nemico non sia più Berlusconi, ma “il berlusconismo”, ossia il lato Berlusconi di ognuno di noi. Il significato di una campagna moralizzatrice è grosso modo questo: se Berlusconi ha vinto è perché <em>tutti noi</em> (elettori o meno di Berlusconi) abbiamo ceduto al “berlusconismo”. Qui siamo passati, però, dalla battaglia politica (non fare rieleggere Berlusconi, bloccare i provvedimenti del suo governo) a una battaglia culturale (cacciare fuori dalla nostra pelle e dalle nostre menti il “berlusconismo”). Ma che cos’è questo “berlusconismo”? Non è la forma propriamente italiana, quella più aggiornata, della mercificazione sempre più estesa della vita che tutti i paesi del capitalismo avanzato conoscono? O meglio, il “berlusconismo” non è che uno dei nomi di questa cultura da tutti condivisa – una volta si diceva “ideologia dominante” – in quanto essa, nonostante le differenze negli stili di vita, ha permeato la nostra formazione o il nostro invecchiamento sociale sia a destra che a sinistra. Non siamo tutti quanti a bagno nella merce, sia essa solida o digitale, in forma di beni o di servizi? Così va il nostro mondo, nell’epoca in cui siamo venuti al mondo. E questo non significa certo né che questa cultura del tardo capitalismo sia l’unica cultura di riferimento né che sia impossibile, per noi che vi siamo nati in mezzo, sottoporla a critica anche radicale.</p>
<p>Se comunque è questa la battaglia culturale in cui siamo ingaggiati, è evidente che è altamente difficile definire obiettivi circoscritti e verificabili. A questo punto diventa arduo decidere se sia più opportuno ed efficace, per uno scrittore, realizzare la sua battaglia contro la mercificazione abbandonando la casa editrice Mondadori o scrivendo per la Mondadori un libro che manifesta, nell’onda lunga della ricezione, altri valori, altre possibilità di vita più degne e umane di quelle offerte dalla società presente. L’esemplarità riguarda sia il gesto concreto di un individuo, al cospetto del gruppo sociale che ne legge il senso, sia il messaggio complesso e stratificato di un testo letterario che agisce sulla visione del mondo di ogni lettore.</p>
<p>Molti scrittori, intervenuti nel dibattito in corso, si sono mostrati convinti, pur in maniera diversa, che boicottare la Mondadori non è un passo decisivo nella battaglia culturale per una società meno mercificata. (L’argomento più sensato fatto al riguardo segnala gli svantaggi di un tale atteggiamento: accelerare un processo di omogeneità ideologico-culturale forse già avviato ai vertici dell’azienda.) Io aggiungerei una cosa soltanto. Boicottare l’editoria capitalista sarebbe un passo decisivo in questo senso, dedicandosi interamente a forme di editoria digitale autoprodotta e finanziata da lettori altrettanto impegnati in tale boicottaggio. Se esistono scrittori, che hanno convinzioni anticapitalistiche radicali, essi senz’altro staranno battendo questa strada. Un gesto davvero utopico e di sfida non potrà limitarsi, per chi è un autore noto, al passaggio da un’azienda del capitalismo tracotante ad un’azienda del capitalismo temperato. Dove starebbero, in tal caso, il coraggio e il sacrificio esemplari? Che un autore da 50.000 copie decida di autoprodursi il proprio libro in rete, finanziandosi con una sottoscrizione di lettori, questo sì che sarebbe un gesto capace di scuotere le coscienze e di sconvolgere le odierne pratiche editoriali.</p>
<p><em>Autonomia dello scrittore e logica di mercato</em></p>
<p>La confusione tra battaglia politica e campagna moralizzatrice (o battaglia culturale) fa girare non poco a vuoto la discussione. Se il problema della Mondadori è Berlusconi, allora il conflitto deve giocarsi chiaramente sul terreno politico. (E questo vuol dire salvaguardare ogni voce dissenziente, tanto più se viene da autori dell’azienda di cui è Berlusconi è proprietario.) Se il problema della Mondadori riguarda una serie di atteggiamenti, riconducibili alla logica dell’odierna azienda culturale, che pone il profitto e i mezzi per realizzarlo al di sopra di qualsiasi altra considerazione, allora la Mondadori non è l’unico problema, in quanto tutte le grandi case editrici adottano la medesima logica. La campagna moralizzatrice, nata intorno alle peggiori ombre che si addensano sulla casa editrice di Berlusconi (casa editrice fraudolenta, monopolista, acquisita illegalmente, macchina ulteriore di consenso), dovrà investire alla fine lo statuto più generale dello scrittore al cospetto del mercato editoriale e porgli la domanda cruciale: tu che sei giunto ad un vasto pubblico grazie a una casa editrice che riconosce economicamente il tuo mestiere, ti permette di essere presente nelle librerie e ti offre una sufficiente pubblicità, sei nonostante tutto <em>autonomo</em>, <em>indipendente</em>, <em>libero</em> in quello che scrivi?</p>
<p>Questione non di poco conto, perché è sicuramente vero che lo scrittore, in un certo senso, è responsabile solo delle sue parole, ma ciò non va inteso in maniera riduttiva. Non credo sia sufficiente dire: “Nel mio libro non c’è stata censura, nel mio libro dico peste e corna del capo del governo”, ecc. Questo discorso vale finché si parla di battaglia politica, ma se la battaglia in cui uno scrittore degno di questo nome è ingaggiato riguarda soprattutto la cultura dominante e la mentalità che essa favorisce, allora vale l’osservazione che fece Giulio Mozzi in un’intervista su NI proprio sul tema della responsabilità dell’autore: “mi convinco che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria non solo frena la pubblicazione di opere non adatte a essere pubblicate da un’editoria caratterizzata da una tendenza verso un’industrializzazione crescente, ma ne frena addirittura l’apparizione, e prima ancora il concepimento, e prima ancora il desiderio”.</p>
<p>La campagna moralizzatrice contro il “berlusconismo” si scontra qui con la battaglia solitaria che ogni aspirante scrittore realizza, fin da giovanissimo, per adeguare la sua vocazione agli standard della merce editoriale di largo consumo, in quanto è l’assimilazione di tali standard che promette di ridurre ampiamente i rischi di rifiuto editoriale. Ciò non deve stupirci, in quanto una battaglia culturale è sempre una battaglia contro un nemico che è innanzitutto <em>interno</em>: un habitus mentale e pratico.</p>
<p>Il grande sospetto che la compagna moralizzatrice suscita verte su questo inevitabile compromesso tra scrittore e mercato del libro. Pur di raggiungere il pubblico, e confezionare come gli è richiesto un prodotto commerciale, e trarne tutti i vantaggi conseguenti, lo scrittore non rischia di rinunciare alla propria opera, alle proprie ossessioni, alla propria sintassi, al proprio pensiero? Possibile che un tale sospetto cada solo su quegli scrittori che pubblicano per Mondadori, e che potrebbero autocensurarsi nel momento in cui stanno utilizzando o hanno utilizzato una figura come “nano peronista”?</p>
<p>Gli effetti di censura di carattere politico, quando davvero esistono sulla scrittura di un autore contemporaneo, almeno in Italia, sono senz’altro quantitativamente molto limitati rispetto agli effetti di censura che derivano da altri imperativi, come quello della vendibilità e della leggibilità, della leggerezza e della facilità. Peggio di un libro scomodo politicamente, che vende bene, c’è solo un libro, politicamente indecifrabile, che non vende.</p>
<p>Ora, se davvero si vuole porre in modo radicale la questione dell’<em>autonomia dell’autore</em>, non si può fare a meno di legarla alla questione dell’<em>autoproduzione</em>. Ma ciò tira in ballo non più solo lo scrittore e la sua “coscienza”, ma anche il <em>lettore</em> e le sue <em>responsabilità</em>. Tutto questo risulta chiaro per chi sia familiare con il genere della poesia. La poesia è un tipo di scrittura che non riesce ad elevarsi al cielo della merce editoriale. Poiché gli estimatori di poesia non costituiscono un numero sufficiente di compratori per essere qualificati come pubblico, si dice che la poesia non ha pubblico. Ed è vero che un poeta può avere, in certe circostanze, non più di otto o dieci lettori. Questi lettori non saranno tanti quanto quelli di cui un editore ha bisogno per pubblicare un libro senza perderci, ma possono essere sufficienti a legittimare l’esistenza del genere poetico e, in alcuni casi, di opere poetiche molto importanti. Mi rendo conto che è divenuto impossibile ai più concepire l’idea che qualcosa valga, nell’ambito dell’arte della parola scritta, anche se non interessa immediatamente (nel giro di sei mesi) un numero cospicuo di persone. Chi si trova a frequentare l’universo delle scritture poetiche è portato più facilmente di altri a infrangere il tabù che assegna valore a un testo scritto in proporzione alla quantità di pubblico che è disposto ad acquistarlo in forma di libro. (Naturalmente nessuno si sogna di difendere l’idea che sia vera l’equazione inversa: meno pubblico = più valore. Forse le equazioni di questo tipo non sono semplicemente pertinenti.) [Si veda su questo argomento, quanto scritto <a href="http://slowforward.wordpress.com/2010/09/04/precisando/ ">qui</a> da Marco Giovenale, poeta e, come altri poeti, impegnato in forme di autoproduzione.]</p>
<p>Se esiste qualcosa come l’autonomia di uno scrittore, deve poter consistere anche nel voler scrivere un testo, nonostante si corra il rischio che esso non corrisponda a un prodotto editoriale immediatamente vendibile (i famosi sei mesi). E qui l’esame di coscienza degli autori – è ciò cui abbiamo assistito durante queste settimane –, pur non essendo inutile non è sufficiente. L’esame di coscienza lo facciano anche i <em>lettori</em> e partendo dalla stessa questione: che cosa favorisce l’autonomia, in ambito culturale e letterario?</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>La responsabilità dei lettori </em></p>
<p>L’onda lunga delle battaglie politiche altermondialiste, inaugurate a Seattle nel 1999, ha preso la forma di una campagna moralizzatrice, che ha influito sulle abitudini pratiche e mentali dei cosiddetti consumatori. Gli obiettivi politici più ambiziosi come la Tobin tax sono rimasti per ora lettera morta, ma alcuni obiettivi culturali sono stati realizzati: dalle forme di commercio equo e solidale alle pratiche inerenti allo Slow Food. Insomma, una fetta di consumatori si è fatta <em>responsabile</em> almeno quando mangia o acquista una lavatrice. Non sarebbe possibile estendere questa responsabilità anche al consumo dei prodotti culturali? Il tema della <em>bibliodiversità</em> dovrebbe essere all’ordine del giorno, quando si discute di scrittori e di editoria oggi. Ma facciamo un passo avanti: può questo discorso ricadere esclusivamente sulle spalle degli autori più intransigenti e innovativi, o degli editori indipendenti e audaci? Il discorso sulla bibliodiversità è ovviamente complesso e tira in causa diversi fattori, da quello della produzione del libro sino a quello della sua distribuzione e vendita. Oggi, inoltre, ampliando la visuale a tutto il mondo occidentale, nuovi giganti del monopolio (Amazon e Google) si affacciano sul mercato editoriale, pronti ad occuparlo nella sua forma più avanzata, elettronica e telematica.</p>
<p>Una cosa è certa. Qui ed ora esistono pratiche che permettono l’estensione dell’indipendenza e dell’autonomia dello scrittore, e degli stessi progetti editoriali. Ma tale estensione non può che farsi in forma di reale cooperazione tra i diversi soggetti implicati: autori, editori, traduttori, grafici, lettori. Il lettore che voglia “far la morale” è poi disposto, lui per primo, a cambiare alcune abitudini, a compiere qualche sacrificio?</p>
<p>Voglio concludere questa riflessione con due casi molto concreti, uno riguarda un autore francese che in Italia è quasi sconosciuto, l’altro riguarda Nazione Indiana. In entrambi i casi, le scelte e il coinvolgimento dei lettori è decisivo per promuovere l’autonomia e l’indipendenza degli autori.</p>
<p>Partiamo da Paul Jorion. Jorion ha una formazione multidisciplinare, in antropologia e filosofia, ma anche nelle scienze cognitive e nell’economia. Unisce riflessione teorica ed esperienza sul campo. È autore di diversi libri importanti, quali  <em>Investing in a Post-Enron World </em>(McGraw-Hill 2003), <em>La crise du capitalisme américain </em>(La Découverte 2007), <em>La crise. </em><em>Des subprimes au séisme financier planétaire</em> (Fayard 2008) e <em>Comment la vérité et la réalité furent inventées </em>(Gallimard 2009). Sul mondo della finanza statunitense, Jorion ha conoscenze di prima mano. Dal 2005 al 2007, ad esempio, ha lavorato presso Countrywide, l’azienda principale dei prestiti ipotecari negli USA. Dal 2007 Jorion dirige un <a href="http://www.pauljorion.com/blog/">blog,</a> attraverso il quale ha realizzato una sorta di diario della crisi finanziaria statunitense ed europea giorno per giorno, spostandosi continuamente dal piano dell’attualità a quello dell’analisi critica. Ma gli argomenti in esso trattati spaziano dalla filosofia della scienza all’ecologia, dalla letteratura all’intelligenza artificiale.</p>
<p>A mio parere Paul Jorion incarna la figura di quello che definirei un intellettuale post-universitario, riallacciandomi ad una riflessione fatta in <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/20/voci-sulla-scomparsa-dell’intellettuale/">questo articolo</a> sull’eclissi dell’intellettuale universitario. Jorion, pur avendo insegnato in diverse università (Bruxelles, Cambridge, Paris VIII, l’Università di Californie a Irvine), ha deciso alla fine di collocarsi al di fuori dell’istituzione accademica. I materiali del blog, che confluiscono nei suoi libri, hanno per certi versi le caratteristiche di corsi universitari. Rispondono ad una doppia esigenza: quella di far circolare dei saperi, impegnandosi in un lavoro serio di esposizione e divulgazione, e quella di approfondire questi saperi, nel rispetto del rigore scientifico e di una piena indipendenza intellettuale.</p>
<p>Ciò che permette al lavoro di Jorion di realizzarsi in completa autonomia sono le libere sottoscrizioni dei suoi lettori. In una sezione del blog intitolata “Donazione”, l’autore scrive: “Voi avete la bontà di affittare la mia indipendenza: non lavoro infatti per un’azienda, non insegno neppure più, né voglio beneficiare della pubblicità. Vivo esclusivamente dei miei diritti d’autore e dei vostri contributi. Rifiuto di operare tra di voi una selezione in funzione dei soldi: voglio che l’accesso ai miei testi resti gratuito, perché continuerò a rivolgermi a coloro per i quali tutto ciò che non è gratuito è troppo caro. E ciò mi obbliga a contare su altri, che potrebbero contribuire di più, ma su una base strettamente volontaria. Perché non ci sia abuso da parte mia, pubblicherò i miei conti tutti i mesi, in modo che possiate valutare come utilizzo i miei fondi.”</p>
<p>Jorion ha anche chiarito che la cifra mensile ottimale, che gli permette di dedicarsi interamente al suo lavoro, è pari a 2.000 euro mensili. Tutto ciò che raccoglie in più, è utilizzato per finanziare altri autori indipendenti, associandoli al suo progetto. Abbiamo qui una pratica realmente alternativa di produzione e circolazione del sapere, che è interamente funzionale a rafforzare l’autonomia e l’indipendenza dell’autore. Essa si basa sulla cooperazione instaurata con i lettori, che gli permette di salvaguardare il principio etico della gratuità e la necessità materiale di finanziare le proprie ricerche e il proprio lavoro. Il blog di Jorion continua ad essere a tutt’oggi attivo e a richiamare un pubblico deciso a scegliere come spendere il denaro in strumenti di conoscenza del mondo.</p>
<p>Veniamo ora a Nazione Indiana. Le motivazioni che animano un blog collettivo come il nostro possono essere diverse, ma tra di esse la spinta a realizzare uno spazio di espressione autonomo e indipendente si è rivelata nel tempo fondamentale. Questa autonomia si è per altro rafforzata nel confronto spesso rude e impietoso con i gruppi di commentatori, che nel contesto orizzontale della rete non si ponevano certo in un atteggiamento di ricezione passiva e docile. Va però chiarito meglio in che senso un blog letterario come il nostro amplia gli spazi di pensiero autonomo. Spesso si tende a sottolineare che i membri di un blog investono tempo ed energie, cioè lavoro, al fine di proporre dei materiali d’interesse collettivo, e ciò avviene gratuitamente, in una forma che ricorda il volontariato o la militanza politica. Tutto ciò è vero. Dietro ogni post di Nazione Indiana c’è del lavoro, e del lavoro non remunerato. Ma il punto cruciale non è ancora questo. La maggior parte di noi, anche al di fuori degli articoli nati esclusivamente per il blog, nelle collaborazioni a riviste specializzate, convegni, o addirittura pagine culturali sui quotidiani, ha scritto molto spesso, e in molti casi continua a scrivere, gratuitamente o quasi. Il problema è generale: i soldi investiti nella cultura sono pochi, e quei pochi, quando ci sono, possono ridurre drasticamente gli spazi di autonomia. La novità del blog non sta quindi nel lavoro gratuito che lo tiene in piedi, ma nel lavoro gratuito <em>autogestito</em> dagli autori, fuori dalle mediazioni e dai vincoli imposti dalle redazioni, dalle firme autorevoli, da qualche autore influente o redattore privilegiato. Questa situazione ha rotto parecchi equilibri, almeno su due fronti: quello delle riviste specializzate, molte delle quali legate all’università, e quello delle pagine culturali dei quotidiani o di altri periodici nazionali. Entrambe queste realtà, che funzionano in base a gerarchie abbastanza rigide, sono state costrette a fare i conti con una serie di soggetti, che si sono costituiti un’identità culturale e un’autorevolezza soprattutto in rete, nel confronto diretto con i lettori.</p>
<p>Non tutti i membri di un blog come Nazione Indiana possono essere considerati dei <em>parvenu</em>, dei nuovi arrivati, in quanto molti autori sono presenti anche in contesti diversi e più tradizionali, come appunto redazioni di riviste specializzate o pagine culturali di quotidiani. Ciò che però li accomuna è una certa insofferenza verso questi contesti, e la convinzione che il lavoro in rete sia in qualche modo più appagante e più libero, <em>a parità di svantaggi materiali</em>.</p>
<p>Oggi però il nostro blog si propone di realizzare un passo ulteriore, richiamando anche i suoi lettori ad un esercizio di responsabilità. La decisione di inaugurare <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">“Murene”</a>, ossia una collana legata al blog e inizialmente autofinanziata dai suoi membri, auspica una piccola rivoluzione nel rapporto con i fruitori del blog. Anche in questo caso diverse sono state le motivazioni a spingerci su così perigliosa china. Di certo le nostre ambizioni non sono quelle di creare una nuova piccola casa editrice. L’aver poi optato, invece che per un e-book, per il vero e proprio libro, con tutta la cura e l’arte (di Mattia Paganelli) che ciò comporta, credo sia da ascrivere ad uno spirito provocatorio. Non vogliamo prendere scorciatoie tecnologiche, ma accettare la sfida di produrre il più classico degli oggetti culturali: il libro. E non ci accontentiamo soltanto del fatto che il libro sia materialmente bello, vogliamo anche che sia espressione di un’arte della parola intransigente, audace, intelligente, come quella che esercitano i primi tre autori da noi scelti. (Non proponiamo pane, ma brioches. E brioches a prezzi popolari.)</p>
<p>Qual è il senso ultimo di questa provocazione? Io, rispondendo anche per gli altri indiani, lo riassumerei in una frase: <em>smettiamola con il lamento, e cominciamo a costruire la nostra autonomia</em>. Ma un progetto come questo non può funzionare senza la complicità e il sostegno dei lettori. È un progetto rischioso, ma assolutamente realistico. Con 200 abbonamenti copriamo le spese di stampa e spedizione. Oggi siamo a quota 87, e questo è un segnale già molto positivo; 87 persone hanno contribuito a realizzare una pratica culturale inedita. Una pratica che è parte della battaglia contro il “berlusconismo”, i monopoli editoriali, la mercificazione estrema della nostra vita. Sottoscrivere un abbonamento di 20 euro per tre titoli è un atto di fiducia, ma fondamentalmente un atto di fiducia nei confronti della nostra autonomia di scelta. Vi proponiamo dei testi che nascono da un innamoramento forte, e che giungono a voi passando per il difficile corpo a corpo della traduzione. Abbiamo infatti privilegiato autori stranieri, sempre più convinti che il confronto con altre lingue esperienze culture sia per noi, oggi, fondamentale. Infine, abbiamo scelto di dare spazio a generi diversi, quali la poesia, il saggio e il racconto, consapevoli della complessità del fatto letterario, che tende ad essere ricondotto troppo spesso all’unico genere redditizio per il mercato editoriale, ossia il romanzo.</p>
<p>Aggiungo solo che la nostra piccola proposta, pur andando nella direzione dell’autoproduzione, resta imperfetta riguardo ad un’importante questione. Se raggiungiamo i 200 abbonamenti la nostra scommessa è vinta. Significa che non esiste solo “il lettore medio”, il “pubblico”, “il mercato del libro”, ma che esistono singoli lettori consapevoli e capaci di modificare le loro abitudini, di sperimentare forme di produzione culturali diverse e indipendenti. Ciò nonostante non abbiamo ottenuto ancora quella situazione pienamente soddisfacente, per cui la forza-lavoro intellettuale presente in un prodotto culturale viene adeguatamente ricompensata. Affinché si riuscissero non solo a coprire le spese di stampa e spedizione, ma anche a retribuire il lungo lavoro dei traduttori e curatori (in questo caso Raos, Rizzante, Zangrando), gli abbonamenti dovrebbero almeno raggiungere il numero di 400. Ma <em>a parità di svantaggi materiali</em>, la proposta di una collana attraverso degli abbonamenti per sottoscrizione ci sembra davvero il modo migliore per buttare la palla nel campo di voi lettori e di misurare anche la vostra di responsabilità.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/">Se parlassimo di autoproduzione e responsabilità dei lettori?</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/12/09/ce-la-crisi-ma-abbonatevi-a-murene/' rel='bookmark' title='C&#8217;è la crisi, ma abbonatevi a &#8220;Murene&#8221;!!!!!!'>C&#8217;è la crisi, ma abbonatevi a &#8220;Murene&#8221;!!!!!!</a> <small> SPUTA SU HEGEL, SCRIVI SU MARX, ABBONATI A MURENE!...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/10/01/perche-abbiamo-scelto-di-fare-i-libri-delle-murene/' rel='bookmark' title='Perché abbiamo scelto di fare i libri delle Murene'>Perché abbiamo scelto di fare i libri delle Murene</a> <small>di Jan Reister Con l&#8217;uscita imminente del secondo volume della...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/13/effusissime-delectati/' rel='bookmark' title='&lt;i&gt;effusissime delectati&lt;/i&gt;'><i>effusissime delectati</i></a> <small>di Antonio Sparzani Vi sarete chiesti senz’altro, voi, fedeli o...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/fare-lobby/' rel='bookmark' title='Fare lobby'>Fare lobby</a> <small>Un labirintico sproloquio sulle classifiche del premio Dedalus di Gianni...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/03/murene-abbonarsi-e-semplice/' rel='bookmark' title='Murene: abbonarsi è semplice'>Murene: abbonarsi è semplice</a> <small>È già in funzione il negozio elettronico che consente di...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>196</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il superfluo della vita</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/02/il-superfluo-della-vita/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/02/il-superfluo-della-vita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 07:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[:duepunti]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[mercato editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[roberto speziale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=6281</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>[Si pubblica un frammento dal blog <a href="http://rospeinfrantumi.blogspot.com/">rospe in frantumi</a>, camera di collaudo e taccuino di un <a href="http://www.duepuntiedizioni.it/page/editoriale/index.htm">editore</a>. d.p.]</em></p>
<p>di <strong>Roberto Speziale</strong>&#8230;</p>
Cosa ci si aspetta dagli editori, soprattutto se giovani? Gli  editori devono essere agguerriti, devono usare metafore agonistiche,  preferibilmente calcistiche o rubate all’immaginario gladiatorio dei filmoni in  sandali e perizoma.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/02/il-superfluo-della-vita/">Il superfluo della vita</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Si pubblica un frammento dal blog <a href="http://rospeinfrantumi.blogspot.com/">rospe in frantumi</a>, camera di collaudo e taccuino di un <a href="http://www.duepuntiedizioni.it/page/editoriale/index.htm">editore</a>. d.p.]</em></p>
<p>di <strong>Roberto Speziale</strong></p>
<div>Cosa ci si aspetta dagli editori, soprattutto se giovani? Gli  editori devono essere agguerriti, devono usare metafore agonistiche,  preferibilmente calcistiche o rubate all’immaginario gladiatorio dei filmoni in  sandali e perizoma. Non si concede volentieri fiducia a chi contravviene a  queste pratiche consuetudinarie. Posso anche capirlo, in fondo, è tempo di  slogan (e quando non lo è), è tempo di dimostrare che i libri non sono cartacce  raccolte a prendere polvere sugli scaffali. È tempo che i libri siano  qualcos’altro, anche se non vengono letti. Questo è il tempo dei giovani  editori. Ci si aspetta che i giovani editori sappiano cosa fare. I libri sono  sacrificabili, non si vendono libri, si vende il resto.<span id="more-6281"></span></div>
<div>
<p>Come appare  evidente, alla seconda rilettura di quello che precede, non ho le idee molto  chiare su ciò che ci si possa aspettare sensatamente da noi. Personalmente più  che fuggire le battaglie preferisco astenermi dal celebrarle&#8230; e se questo è  vero per tutto ciò che riguarda le sfide continue contro il mercato, gli indici  di lettura, i distributori che non si capisce se giocano contro o a favore, i  ritardi nelle spedizioni, i tipografi che capiscono il contrario di quello che  sta scritto nero su bianco&#8230; non altrettanto “onesto” è il silenzio sotto cui  lascio passare altre competizioni e i loro catastrofici esiti. Mi viene da  domandarmi: ma un giovane editore è tenuto ad essere pienamente onesto? E questo  vuol dire “per forza” andar fieri delle proprie vittorie come delle  sconfitte?</p>
</div>
<p><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128742572390267058" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp2.blogger.com/_WUvdHc6kAV8/Ryz0MkO-uLI/AAAAAAAAATM/IqQ6VbC6-Jw/s400/2007_naima-on-the-balls_01.jpg" border="0" alt="L'anima di :duepunti è sportiva (rospe, 2007)" /></p>
<div>Dal momento che sono stufo di cautele, reticenze e ipocrisie  vuoterò il sacco e proverò a dire ciò che dai giovani editori non ci si aspetta:  la verità, accettandone le conseguenze. Anche questa è una prova di coraggio  imprenditoriale. :duepunti nasce un po’ come una specie di ritrovo  dopolavoristico, con l’obiettivo insano di trovare la giusta valvola di sfogo  per la creatività repressa di un minuscolo gruppo di amici, uniti da letture  comuni e ambizioni straordinarie, quanto improbabili e sconclusionate. Prima dei  libri è il tempo in cui si rimugina su riviste ed esperimenti di vario genere,  alcuni pretestuosamente letterari altri dichiaratamente ludici. Un lungo periodo  di apprendistato ha visto consacrarsi uno dei riti apotropaici fondativi della  nostra poetica: il calcio totale. A questa esplosione di violenza immotivata ma  liberatoria non meno di quella descritta dal <em>Fight club</em> di Palahniuk,  segue il raffinarsi di regole, mai davvero cristallizzate e per tanto ambigue e  transitorie. Dal cercare di uccidersi – sportivamente – inseguendo una  “palletta” (qualsiasi cosa può essere designata come “palletta”, inclusi esseri  umani) le nostre regole (“non ci sono regole”) transitano attraverso molteplici  forme, così si passa al golf da ufficio, alla palla a cestino, alle prove di  stabilità (ancora imbattuto il primato di Alc, che percorre ben cinque metri  sotto il peso di dodici rocchetti di nastro isolante impilati sulla testa&#8230; il  tutto nel più assoluto disinteresse generale), per finire nella più nobile delle  tenzoni: il tennis totale da tavolo tondo.</div>
<p><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128197296227268754" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp0.blogger.com/_WUvdHc6kAV8/RysERUO-uJI/AAAAAAAAAS8/auaMDcu-MbE/s400/2007_duepunti-on-the-balls_.jpg" border="0" alt="Riposare e ragionare (rospe, 2006)" /></p>
<div>:duepunti ha un animo sportivo. Le prove sono battaglia,  guerra aperta, ricerca estetica del bel gesto, triviale bisogno di  sopraffazione, e scempio della – residuale – dignità umana concessa al termine  di lunghe riunioni farcite di cultura, sigarette, vino rosso, amari amarissimi e  buone intenzioni. Concedersi un tuffo nelle memorie d’infanzia in prima istanza  era sembrato un modo saggio per rimanere con i piedi per terra, un modo per non  prendersi troppo sul serio, anzi un esercizio serissimo di autoironia. I  propositi, soprattutto quelli migliori, sono il più delle volte delle  guarnizioni leziose per nascondere un arrosto carbonizzato o una tortina  asfittica. Il cuoco sa quando mettere mano agli schiumogeni. :duepunti, invece,  non teorizza, non ci riesce. E un poco per volta le varianti delle nostre  competizioni hanno finito con il sopraffare tutto il resto. Periodi lunghissimi  della nostra vita sono segnati dal ritmo delle partite a ping-pong, periodi  lunghissimi che possono essere caratterizzati dall’insorgere di nuovi malumori  persistenti come le frustrazioni che avrebbero, sempre in teoria, dovuto  mitigare. <em>Mens sana in</em>&#8230; a dire il vero oltre ai rancori tra vincenti  e perdenti, si registrano anche slogature, sgraffi, sbucciature, strappi e  lacerazioni che si ripropongono trasfigurati nel nostro lavoro di ogni giorno.  Nessuno saprà mai come sia stata imposta quella copertina&#8230; al tie-break. Ma  chi abbia vinto, chi abbia perso, non importa&#8230; fintanto che tutto resta  all’interno delle dinamiche del gruppo storico. Ma non sempre :duepunti affronta  :duepunti, non sempre le vittorie si equilibrano con le sconfitte.</p>
<p>È  questa la prova di coraggio – non richiesto – che da giovane editore (ed è pur  sempre una giovinezza equivoca) voglio affrontare: le sconfitte insanate e le  conseguenti aspirazioni livorose di rivincita che ci animano di continuo. E sì,  perché il saper perdere appartiene al vero sportivo, ma l’astenersi  sistematicamente dalla vittoria compromette irreparabilmente il proprio buon  umore.</p>
</div>
<p><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128196596147599458" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp1.blogger.com/_WUvdHc6kAV8/RysDokO-uGI/AAAAAAAAASk/T7afuvem1rM/s400/2006_duepunti-on-the-balls_.jpg" border="0" alt="Ospiti e disfide (rospe, 2007)" /></p>
<div>L’elenco è lungo e potrebbe apparire sfoggio  autolesionistico, per questo mi limiterò a ripercorrere i più brucianti episodi  che mi tornano in mente. Una volta ho sentito, o letto, qualcosa che suonava  su per giù così: le vittorie si dimenticano, le sconfitte generano nuove  relazioni. Il primo ricordo è annebbiato dai fumi dell’alcol. Siamo alla Festa  di Liberazione, come :duepunti abbiamo realizzato un’istallazione giocattolo in  forma di scatola alta due metri e quaranta per due. Un scatola di ferro e  cartone ricoperta interamente da graffiti, collage e giochi  olfattivo-visivo-tattili che è passata nel più generale disinteresse dei giovani  sinistrorsi. Un workinprogress durato per tutto il tempo della festa, dalla posa  dei tralicci metallici, fino allo smontaggio, non meno macchinoso. Unica  soddisfazione la curiosità imprudente degli immancabili bimbetti sfuggiti alle  madri distratte da comizi pallosissimi. Loro vittima prediletta da sempre  :duepunti ha un conto aperto con i bimbetti selvaggi. Ma comunque, archiviata la  pratica e sparito l’ultimo bullone ci siamo ritrovati davanti lo scenario  devastato degli irriducibili che dopo essere stata decretata la chiusura  ufficiale della manifestazione si davano alla gozzoviglia più sfrenata. Nello  spirito di servizio che ci contraddistingue partecipiamo alle operazioni di  travaso degli ultimi ettolitri di birra rimasti sul groppone del simpatico  compagno addetto ai vettovagliamenti. Anche se non propriamente compagni ci  prodighiamo. Al termine delle operazioni ci ritroviamo di fronte un altrimenti  posato intellettuale accademico (che chiamerò Andrea Cozzo, per evitare di  nuocere ad alcuno). Costatate le sue condizioni generali accettiamo la simpatica  tenzone: una pacifica sfida Sinistri contro Monarchici. Noi coronati (il  sottoscritto e Gs), soprassediamo sullo squilibrio delle forze in campo (due  contro uno che non si regge in piedi). Perdiamo ignominiosamente e siamo  costretti a sopportare per almeno venti minuti l’esultanza del Sinistro. Giorni  dopo veniamo a sapere che gli spettatori non meno bevuti della squadra vincente,  hanno mantenuto un nitidissimo ricordo dell’accaduto. Sono passati sette anni  circa e devo ancora astenermi dal frequentare la macchinetta del caffè di  Lettere.</p>
</div>
<div><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128742568095299746" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp1.blogger.com/_WUvdHc6kAV8/Ryz0MUO-uKI/AAAAAAAAATE/o2EvvFaVO_o/s400/2007_on-the-balls_04.jpg" border="0" alt="Un giovane amico a modo (rospe, 2006)" /></p>
<p>Poi sorprendentemente siamo editori, giovani editori  ovviamente. La casa editrice, nella sua accezione di casa, comincia ad essere  frequentata da ospiti di riguardo, o per lo meno che sembrano avere dei riguardi  verso di noi. Siamo editori, per bacco! Così un giovane a modo viene a farci  visita e ci parla del suo interesse per il nostro lavoro. Lusinghe a parte il  giovane si dimostra compito e soprattutto accondiscende a passare da un Voi  formale ad un altrettanto formale Tu. Le cose precipitano nel momento in cui il  giovane ospite viene designato a vittima sacrificale sull’altare del tavolo  tondo di ping-pong totale. La certezza del successo è data dalla assoluta  impraticabilità del campo e dalla più ingiustificata proliferazione di regole  inventate all’impronta per sconcertare l’ospite condizionando l’esito della  competizione. Vince la prima partita stentando contro di me. Io mi dico: ma  perché sono sempre così ospitale! Tocca a Gs che viene sfracellato con una  crescente sicurezza. Allora guardo con rassegnazione Gs e dico: ma perché è  sempre così maledettamente geniale, troppo geniale! Ultima risorsa l’assoluta  mancanza di sportività di Alc. Viene beffardamente annichilito&#8230; poi guarda la  racchetta e dice qualcosa del tipo che il grip non è adatto, che era in controluce, che il giorno prima aveva bevuto latte acido, ecc. Mi dico: e che cazzo!  Il giovane amico – di recente laureato dottore in filosofia – continua a venirci  a trovare ogni volta che torna a Palermo lasciando sguarnita la pisana <a href="http://viarigattieri.blogspot.com/" target="_blank">Via Rughettari</a> del  loro capo. Ogni volta avvertiamo il portiere di informare il giovane amico che  non ci siamo, che la ditta ha cambiato indirizzo ecc. Ma lui si ripresenta&#8230; e  le cose finiscono su per giù sempre allo stesso modo.</p>
</div>
<p><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128749092150622402" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp0.blogger.com/_WUvdHc6kAV8/Ryz6IEO-uMI/AAAAAAAAATU/5lDI7cunlCQ/s400/2006_schifocavallo_01.jpg" border="0" alt="Eppure verrà il giorno della rivincita (rospe, 2006)" /></p>
<div>Tornando a Pisa con la memoria devo ricordare l’ultimo  episodio di questo breve excursus. Siamo ancora editori, siamo alla nostra prima  fiera libraria ufficiale, siamo presenti in qualità di giovani editori (e chissà  per quanto ancora lo saremo). Abbiamo portato con noi Patrik Ourednik, il nostro  scrittore ceco (<em>Europeana</em> e adesso anche <em>Istante propizio.  1855</em>), ci pavoneggiamo perché tutti ce lo invidiano. È preceduto dalla fama  di essere un eccentrico, un intellettuale del tutto fuori dagli schemi, persino  da quelli degli intellettuali eccentrici. Concordiamo. Pantagruelico, arguto,  sottilmente crudele, irrispettoso delle forme vuote, a suo modo disegnatore e  allevatore di poliedri, abbiamo imparato ad apprezzarlo per la vastità dei suoi  interessi e per l’inestinguibile sete: solo vino rosso, possibilmente più di  quello che è pensabile si possa bere rimanendo lucidi. Il giorno della nostra  presentazione, durante una pausa di senso, informa il pubblico della prossima  uscita per :duepunti del suo primo romanzo. Noi non ne sappiamo niente e a dire  il vero non siamo del tutto sicuri che quel libro esista o esisterà mai (ad ogni  modo oggi è l’undicesimo volume della nostra collana Terrain vague). Un po’  sorpresi nel dopo cena proviamo a chiedergli esattamente che cosa intendesse.  Date le difficoltà linguistiche, lui è ceco, esule in Francia, di madre italiana  (ma anche su questo non ci giurerei), ci propone di prendere un altro bicchiere  di vino. Io sono diventato astemio forse in reazione agli ultimi esiti  disastrosi delle performance agonistiche di :duepunti (vedi disfida a palletta,  Sinistri vs. Monarchici). Bevendo su una terrazza attrezzata ad arte per una  fiera del libro di respiro internazionale (PisaBookfestifal, alla Stazione  Leopolda), ci avvediamo della inquietante presenza di un bigliardino  abbandonato. «Dai!» mi fa Gs. «Ma io non so giocare!». E lui: «ma hai visto  quanto ha bevuto? E poi lo facciamo giocare con Alc». «Allora si può fare». Per  inteso Alc è filosofo e grecista&#8230; e ad eccezione del frisbee, delle prove di  stabilità con rotolini di scotch e simil è buono solo a ping-pong (ma dati i  risultati precedentemente esposti&#8230; neanche tanto). La celebrazione della  stipula virtuale del nuovo contratto si gioca a calcio balilla: :duepunti contro  confederazione slava&#8230; ossia esponente esule della Repubblica Ceca e infiltrato  di moglie bulgara. Alc si dimostra all’altezza delle nostre aspettative, Gs è  tanto geniale da evitare i miei ripetuti tentativi di autogol e Patrik&#8230; ci  disintegra. Al termine ci proporre di brindare.<br />
Se c’è una cosa che a noi  giovani editori non manca è la voglia di metterci in gioco. Ma verrà il  giorno&#8230;</div>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/02/il-superfluo-della-vita/">Il superfluo della vita</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/11/scaffali-nascosti-8-duepunti-editore/' rel='bookmark' title='Scaffali nascosti (8) &#8211; :duepunti edizioni'>Scaffali nascosti (8) &#8211; :duepunti edizioni</a> <small>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/' rel='bookmark' title='Se parlassimo di autoproduzione e responsabilità dei lettori?'>Se parlassimo di autoproduzione e responsabilità dei lettori?</a> <small> [La prima parte di questo post è uscita su...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/12/05/gattili-piccoli-libri-di-poesia/' rel='bookmark' title='Gattili. Piccoli libri di poesia'>Gattili. Piccoli libri di poesia</a> <small> Gattili, rifugi accoglienti per gatti, animali che sono ad...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/27/oggi-va-e-domani/' rel='bookmark' title='Oggi &#8220;va&#8221;. E domani?'>Oggi &#8220;va&#8221;. E domani?</a> <small>di Mauro Baldrati Forse a qualcuno è capitato di spedire...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/06/12/ne-vale-la-pena-6/' rel='bookmark' title='Ne vale la pena? #6'>Ne vale la pena? #6</a> <small>di Sparajurij “La letteratura non ha vita nel vuoto. Se...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/02/il-superfluo-della-vita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>73</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ma il cielo è sempre più blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/23/ma-il-cielo-e-sempre-piu-blu/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/23/ma-il-cielo-e-sempre-piu-blu/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2005 16:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[aldo nove]]></category>
		<category><![CDATA[Lello Voce]]></category>
		<category><![CDATA[ma il cielo è sempre più blu]]></category>
		<category><![CDATA[mercato editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=975</guid>
		<description><![CDATA[<p>[Alcuni giorni fa, Lello Voce segnalava via e-mail la pubblicazione sul suo <a href="www.lellovoce.it">sito</a> di un'antologia di poesia italiana contemporanea curata da lui e Aldo Nove. Il suo comunicato veniva ripreso da varî blog (ad esempio quello di <a href="http://www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/blog">Loredana Lipperini</a>).<br />
Non so nulla di quelli, fra gli altri membri di NI, che suppongo abbiano ricevuto il messaggio di Voce.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/23/ma-il-cielo-e-sempre-piu-blu/">Ma il cielo è sempre più blu</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Alcuni giorni fa, <b>Lello Voce</b> segnalava via e-mail la pubblicazione sul suo <a href="www.lellovoce.it">sito</a> di un'antologia di poesia italiana contemporanea curata da lui e <b>Aldo Nove</b>. Il suo comunicato veniva ripreso da varî blog (ad esempio quello di <a href="http://www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/blog">Loredana Lipperini</a>).<br />
Non so nulla di quelli, fra gli altri membri di NI, che suppongo abbiano ricevuto il messaggio di Voce. Quanto a me, ho esitato a pubblicarlo per due motivi : il primo era un istintivo (nonché un po'  infantile, lo riconosco) imbarazzo, dato che sono fra gli antologizzati. Il secondo è lo choc che mi ha procurato apprendere un fatto che ignoravo, cioè che, in vista dell'eventuale pubblicazione, era stata commissionata un'indagine di mercato per testare la vendibilità del prodotto. Questa notizia mi ha spinto a iniziare la scrittura di una riflessione sulle forme e le possibilità "alternative" per l'editoria di poesia contemporanea, che spero di ultimare in tempi brevi. Nel frattempo, ecco il testo di Voce. a.r.]<br />
<span id="more-975"></span><br />
Questa e&#8217; la storia di un&#8217;antologia rifiutata. Un&#8217;antologia poetica, curata da Lello Voce e Aldo Nove, che raccoglie testi di 45 autori. Fra gli altri, Gabriele Frasca, Mariano Baino, Tiziano Scarpa, Raul Montanari, Isabella Santacroce, Giulio Mozzi, Gian Mario Villalta, Aldo Nove, Lello Voce, Biagio Cepollaro, Elisa Biagini, Florinda Fusco, Tommaso Ottonieri, Giuliano Mesa, Rosaria Lo Russo, Fabrizio Lombardo, Christian Raimo, Sara Ventroni, Frankie Hi NRG, Elio e Le Storie Tese, Stefano Raspini, Tommaso Labranca, Marco Berisso, Paolo Gentiluomo, SparaJurij Lab, Giuseppe Caliceti, ecc.<br />
E&#8217; costruita in questo modo: &#8220;Pur essendo, a conti fatti, la prima antologia di poesia del nuovo millennio, in realtà si tratta di un testo costruito in modo molto particolare e che poco ha a che fare con il modello tradizionale di un&#8217;antologia di poesia. Diviso in dieci capitoli tematici (Le rovine, I ruoli, Il lavoro, La discoteca, Il sesso, La memoria, La violenza, L&#8217;amore, Le merci, La lingua ) preceduti da un&#8217;introduzione di Nove e Voce, il volume riunisce i testi dei poeti collegandoli tra loro grazie a una serie di inserti in prosa dei curatori, facendo in maniera tale che le singole poesie si integrino in un discorso collettivo (in una &#8216;storia&#8217;) senza perdere nulla dei propri caratteri individuali&#8221;.<br />
E&#8217; stata, si diceva, rifiutata piu&#8217; volte. Spiega Lello Voce: &#8220;Il mensile Kult mi chiese nel 2001 di curare un&#8217;antologia poetica che avrebbe dovuto uscire come supplemento del mensile. Io invitai Aldo ad unirsi all&#8217;impresa e concepimmo l&#8217;idea di fare un&#8217;antologia che fosse anche una fotografia del presente italiano, al di là di stili e poetiche&#8230;Terminato il lavoro (che è stata un&#8217;esperienza indimenticabile per intensità) iniziano le disdette. Kult perde improvvisamente lo sponsor che garantiva l&#8217;uscita del supplemento. L&#8217;operazione si blocca, ma la Direzione, generosamente, stampa comunque 500 copie del libro per permetterci di distribuirlo durante il festival &#8220;romapoesia&#8221;. Metà delle copie è però fallata da errori marchiani di impaginazione ed è da buttare.  Cerchiamo allora di proporla ad altri. Tutti sono interessatissimi (contattiamo Mondadori, Sironi, Einaudi Stile Libero) ma alla fine, chi per una ragione, chi per un&#8217;altra, tutti si tirano indietro.<br />
Tento allora la carta dei quotidiani: creo una joint-venture tra Unità e Sossella editore. Il coraggiosissimo Sossella tratta per mesi, vengono fatti sondaggi (tutti ultra-positivi) per verificare la vendibilità del prodotto, viene anche realizzata una prova grafica del libro, davvero bellissima &#8230; Tutto inutile. Anche quella strada, inspiegabilmente si chiude e Sossella deve ritirarsi dall&#8217;impresa. L&#8217;antologia viene allora presa da Testo Immagine, ottimo editore torinese. Purtroppo, da un momento all&#8217;altro, la proprietà cambia, e con lei anche la politica editoriale. L&#8217;antologia viene nuovamente rifiutata. Siamo a fine 2004. La storia finisce qui&#8221;.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/02/23/ma-il-cielo-e-sempre-piu-blu/">Ma il cielo è sempre più blu</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/08/a-mio-modesto-avviso-appunti-di-poetica-ragionevolmente-sentimentali/' rel='bookmark' title='A mio modesto avviso&#8230; (appunti di poetica ragionevolmente sentimentali)'>A mio modesto avviso&#8230; (appunti di poetica ragionevolmente sentimentali)</a> <small>di Lello Voce Cchiu’ luntana mi staje Cchiu’ vicino te...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/09/11/lelettrica-solitudine-di-voce/' rel='bookmark' title='L&#8217;elettrica solitudine di Voce'>L&#8217;elettrica solitudine di Voce</a> <small>di Aldo Nove Il Cristo elettrico di Lello Voce è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2004/10/30/fast-blood-il-disco-di-lello-voce/' rel='bookmark' title='&lt;i&gt;Fast blood&lt;/i&gt;, il disco di Lello Voce'><i>Fast blood</i>, il disco di Lello Voce</a> <small>di Aldo Nove Il destino nel nome (nel cognome, più...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/04/22/parliamonedoc/' rel='bookmark' title='Parliamone.doc'>Parliamone.doc</a> <small>di Aldo Nove Non so se è meglio farmi seghe...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/28/sul-luogo-contrario-dellosservanza/' rel='bookmark' title='Sul luogo contrario dell&#8217;osservanza'>Sul luogo contrario dell&#8217;osservanza</a> <small> e altre poesie (e l&#8217;illustrazione di una prosa) di...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/23/ma-il-cielo-e-sempre-piu-blu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 0.742 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 06:30:18 -->
<!-- Compression = gzip -->
