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	<title>Nazione Indiana &#187; monica mazzitelli</title>
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		<title>L’insostenibile del futile: una famiglia americana</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 06:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Monica Mazzitelli</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/USA-palme-e-bandiera.jpg"></a></p>
<p>Non so se si possa definire una festa, questa. Ci sono degli ospiti ma soprattutto delle ospiti qui, donne perlopiù sposate con eventuale marito al seguito. Poi c’è da bere e da spiluccare, in cucina.</p>
<p>La cucina è grande come metà del mio appartamento, affaccia su un salone e un’area pranzo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/16/l%e2%80%99insostenibile-del-futile-una-famiglia-americana/">L’insostenibile del futile: una famiglia americana</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Monica Mazzitelli</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/USA-palme-e-bandiera.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-37217" title="USA palme e bandiera" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/USA-palme-e-bandiera-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Non so se si possa definire una festa, questa. Ci sono degli ospiti ma soprattutto delle ospiti qui, donne perlopiù sposate con eventuale marito al seguito. Poi c’è da bere e da spiluccare, in cucina.</p>
<p>La cucina è grande come metà del mio appartamento, affaccia su un salone e un’area pranzo. Tutti insieme sono più grandi di casa mia, e si affacciano sulla <em>pool area</em>, che invece non è enorme: una piscina da telefilm <em>middle-class</em>. La proprietà non vale più di 800 mila dollari, col mercato immobiliare del momento.</p>
<p>Siamo nella zona della “Valley”, la vallata anonima a ridosso di Los Angeles regno diurno delle casalinghe, coi loro bambini e cani <em>middle class</em>. Ce n’è uno anche qui: un classico <em>golden retriever</em> che per la festa resta confinato in giardino; gigione, grasso, e molto carino. È tutto<em> very nice</em>, qui.</p>
<p>La cucina con i piatti dello spilucco arrangiati come un ristorante da 80 euro a coperto: formaggi con le loro posatine, marmellatine, crackerini di ogni foggia, mirtilli che non sono rotolati sul tagliere per caso, grappoli d’uva e vino italiano, birra, <em>diet cola</em> e qualsiasi altra cosa più potente, da bere liscia o scivolata on the rocks, sui cubetti di ghiaccio emanati direttamente dal frigo. Non possiedo un televisore ma questo telefilm l’ho già visto. Va in onda una famiglia molto carina, che si vuole bene. <em>Madrepadreduefiglie</em>.<span id="more-37216"></span></p>
<p>Le due figlie sono adorabili, <em>adorable</em> si dice qui. Brave e studiose, curate e graziose, pulite. Creative ma non eccentriche. Il padre lavora nel cinema, grandi produzioni per costruzioni di set, occupazione dall’ingaggio precario come tutti i mestieri del cinema, ma molto redditizio. La madre invece non ha lavorato per anni: casalinga.</p>
<p>Ma questa non è un festa, dicevo, nonostante il formaggio e le marmellatine. Il grande atrio della villa infatti è pieno di vestiario e accessori, non solo messi sugli stand appendiabiti ma anche appoggiati qua e là insieme a accessori e bigiotteria varia. Gli invitati – ovvero le invitate – sono qui per fare shopping, non per piluccare mirtilli. Sì perché la padrona di casa qualche mese fa un bel giorno si è guardata intorno e si è scoperta la casa sommersa di vestiti, i suoi e quelli delle sue due figlie; cose magari usate due volte, comprate dicendo “uh ma quanto è carino, ma quanto mi piace, costa pochissimo, questo mi serve!” e poi lasciate lì, magari appallottolate per terra dopo mezza giornata: “non mi sta bene questo colore” o “lo vedi che mi ingrassa?” con la carta di credito di casa che scivola in continuazione dentro e fuori il POS, senza pensare: sacchetti colorati e svendite, beni acquisiti e dimenticati perché poi alla fine ci si veste sempre uguale, con quei jeans che stanno comodi, quel top nero che sfina e gli stessi sandali ai piedi. Ma non si può smettere di comprare perché il “mall”, il centro commerciale, è l’unica attrazione da queste parti. Non c’è la piazza, non c’è il baretto, la stradina, il parco cittadino, il pranzo da mamma, la scampagnata fuori porta: è allo <em>shopping mall</em> dove tutti si incontrano e passeggiano, fanno le gite. Ma soprattutto comprano, comprano, comprano. Al meno possibile, certo, perché sono tempi durissimi e la disoccupazione manda gli stipendi al ribasso, ma comprano lo stesso, accumulano, gonfiano le cabine-armadio di futilità. Tutto tracima ovunque: anche le case sono iperarredate, sempre più simili ai negozi da cui provengono tutti i ninnoli di cui straripano: oggettini, quadretti, ceramiche, legni scolpiti, lampade, vasi e cocci, piatti e giare, fiori e candele candele candele, libri illustrati mai aperti, oggetti etnici per gente che al massimo ha fatto 3 ore di aereo da casa; decorazioni disposte nelle stanze più o meno come le hanno viste sui giornali, come le hanno trovate nelle vetrine. Horror vacui.</p>
<p>La padrona di questa casa è una donna buona e sentimentale che predilige il mistico un po’ <em>new age</em> con scritte sull’amore universale e lezioni di autostima in ogni formato: massime di vita buone per tutti in ogni occasione, parole confettose e rassicuranti come il suo cane coccolo e mieloso anche nel colore del pelo, come il suo shopping compulsivo che gonfia la casa, la ingolfa. È per questo che qualche mese fa ha deciso di provare a rivendere un po’ di vestiario, mettere insieme il superfluo, il futile, il passato di moda, il perso di appetito, e ha invitato un po’ di amiche e vicine di casa a comprare la sua roba. È stato un successo tale da provocare un paradosso: ha cominciato a andare a comprare <em>altri</em> capi, a fare giri di svendite, ultrasaldi, e ne ha fatto un lavoro; ogni due mesi mirtilli e formaggi, <em>diet cola </em>e vino italiano per attrarre nuove clienti nella sua casa collassata, altre casalinghe bramose di comprare futile e inutile a prezzi stracciati, eccitate come bimbe al giro gratis del luna park: il capitalismo divora se stesso. E trecento chilometri a sud il confine con il Messico, con la gente che pur di entrare negli Stati Uniti a lambire questo sfarzo si gioca la vita. Un tempo agli americani piaceva passare Tijuana e farsi un giro, ma ora non ci vanno più: troppi gli episodi di rapina e violenza dall’altra parte della frontiera.</p>
<p>E io che guardo questa inutile stucchevole opulenza pensando alla semplicità della mia casa, agli oggetti comprati nei miei viaggi, mi rendo conto che cambia poco, ché ciò che possiedo è opulento comunque, per le moltitudini al di là del confine largo come tutto il mare che ci separa dall’Africa.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/16/l%e2%80%99insostenibile-del-futile-una-famiglia-americana/">L’insostenibile del futile: una famiglia americana</a></p>
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		<title>quattuor (passi) fare!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 23:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[beppe Sebaste]]></category>
		<category><![CDATA[enrico de lea]]></category>
		<category><![CDATA[francesco forlani detto il furlen]]></category>
		<category><![CDATA[isabella borghese]]></category>
		<category><![CDATA[monica mazzitelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>Quest&#8217;estate, per chi l&#8217;ha visto e per chi non c&#8217;era, ho proposto una rubrica, <a href="http://www.nazioneindiana.com/?s=due+passi+fare">questa</a>. Alcuni contributi sono giunti fuori tempo massimo ( ah le poste d&#8217;un tempo!) così, sperando di fare cosa gradita ai più, ve le propongo con il segreto sogno di portare un giorno in giro per l&#8217;Italia tutta la compagnia di ballo.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/09/quattuor-passi-fare/">quattuor (passi) fare!</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quest&#8217;estate, per chi l&#8217;ha visto e per chi non c&#8217;era, ho proposto una rubrica, <a href="http://www.nazioneindiana.com/?s=due+passi+fare">questa</a>. Alcuni contributi sono giunti fuori tempo massimo ( ah le poste d&#8217;un tempo!) così, sperando di fare cosa gradita ai più, ve le propongo con il segreto sogno di portare un giorno in giro per l&#8217;Italia tutta la compagnia di ballo.</em> <strong>effeffe</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/piedplatregrandcg9.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/piedplatregrandcg9-272x300.jpg" alt="piedplatregrandcg9" title="piedplatregrandcg9" width="272" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-21839" /></a></p>
<p><span id="more-21830"></span></p>
<p><strong>Isabella</strong><br />
Neanche quest’anno è stato l’addio al suo mare<br />
Trascurare radici e lidi di quel giovane amore<br />
Puntare verso sud e scoprire altre maree<br />
Per ricordare non occorre restare ancòra</p>
<p>L(e)i non sapeva accompagnare il suo Amico<br />
Verso Antichi acciottolati, forse d’età romana,<br />
come stordita da una salita e da un belvedere<br />
che sono anni di bouganville senza profumo</p>
<p>Sarà così, è stato così, nel pomeriggio<br />
Si è incantata digitale sulla panoramica<br />
Da lì la vista della villa di famiglia<br />
E della madre –  gli occhi acqua marina</p>
<p>Tra sorrisi umidi e néi di vita in terra<br />
O silenzi, o un amore sopravvissuto<br />
Salvato, nella città che richiama l’eterno -<br />
L’alba dà luce a un nuovo incontro</p>
<p>Il loro sussurrato anche delicato adagio<br />
Il piede di lei involontario su di lui<br />
Presa da un rossore abbassa lo sguardo-<br />
Salva gli amori quando sembrano estinti.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/21.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/21.jpg" alt="2" title="2" width="170" height="159" class="aligncenter size-full wp-image-21840" /></a></p>
<p><strong>Enrico</strong><br />
<em>Incerti passi nel paesaggio</em></p>
<p>Neanche quest’anno è stata la ventura<br />
D’oltrepassare il mondo della vecchia<br />
Strada provinciale e andare all’alto<br />
Sconfessando il cimitero panoramico</p>
<p>Io e l’amico dovevamo andare verso<br />
Antichi acciottolati, forse d’età romana,<br />
Sul crinale dei piccoli dorsi montani<br />
Da decenni divenuti terre ignote</p>
<p>Sarà forse, non è stato, all’alba<br />
Mi sono limitato a incerti passi<br />
Della vista nel paesaggio dei padri<br />
E delle madri – i volti incastonati</p>
<p>Tra gole e macchie di bagolari<br />
O querce, o, a proprio sopravvissuto<br />
Sfarzo, nelle isole argentee degli ulivi –<br />
L’alba posseduta in via esclusiva</p>
<p>Con un mito di luce è stata danza<br />
Della visione e vi ho tracciato volti<br />
Presi da un ergastolo ignoto, da un esilio –<br />
Con le piene essiccate il tempo estinto.</p>
<p>#</p>
<p><strong>Monica</strong><br />
Notte fango a Addis Abeba </p>
<p>Scendono strade dalla collina,  portano all’occidentale albergo come bolo spinto nel digerente.<br />
Buio e freddo, la macchina inciampa lenta su dossi e fratture. Piogge inondano svergognate. </p>
<p>Luci poche da qualche baracca, fari fendono, fischiano il buio.<br />
Sbattono in faccia bambine e bambini soli per strada come branchi di cani; intenti nel buio su qualcosa: mangiare?<br />
Laceri e stinti come cani nel buio bagnato; soli di notte, lune di notte, il faro dell’ingiusto li abbaglia. Solo bolo da spingere, nel digerente.</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/1_rd_c1.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/1_rd_c1.jpg" alt="1_rd_c" title="1_rd_c" width="170" height="137" class="aligncenter size-full wp-image-21841" /></a></p>
<p><strong>Beppe</strong><br />
Notte Roma impromptu</p>
<p>“Niente è più intatto di una rovina”, dici attraversando, coi pini marittimi disposti come funghi,<br />
il parco archeologico del tardo capitalismo industriale impiegatizio,<br />
hai fame e caldo, puoi mangiare all’ombra e a Ferragosto pulirti con lo stuzzicadenti e<br />
sdraiato guardare la festa dell’Assunta che dal Tevere prende il mare,<br />
uomini &#038; donne tatuati, guardie di finanza, carabinieri, parroci &#038; Santi, insieme barcollano nelle<br />
barche ubriache e i fuochi non solo d’artificio esplodono fuori tempo<br />
come rutti.<br />
La sera i neon e i karaoke, i fili delle baracche attaccati ai pali della luce. Ci divertiamo molto.<br />
Poi torni a casa e guardi le puttane in viale Marconi. La notte ci si dà da fare<br />
la notte.<br />
Eiaculare stanca.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/09/quattuor-passi-fare/">quattuor (passi) fare!</a></p>
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