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	<title>Nazione Indiana &#187; Mstislav  Rostropovich</title>
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		<title>Aleksandr Solzhenitsyn [ 11.XII.1918 - 3.VIII.2008 ]</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 18:40:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mstislav Rostropovich </strong><br />
<strong>Johann Sebastian Bach</strong>, Cello Suite N.2, I. Prelude</p>
<p style="text-align: center;">[ <em>molte pagine di Arcipelago Gulag furono scritte nella casa di </em><strong>Mstislav Rostropovich</strong>, <em>che ospitò e nascose l'amico </em><strong>Aleksandr Solzhenitsyn </strong><em>ricercato dal KGB</em> ]</p>
<p style="text-align: right">da <strong>ARCIPELAGO GULAG</strong><br />
Traduzione di Maria Olsùfieva<br />
Arnoldo Mondadori Editore 1974</p>
<p>A cuore stretto mi ero astenuto per anni dal pubblicare questo libro, già pronto: il dovere verso chi era ancora vivo prendeva il sopravvento su quello verso i morti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/05/aleksandr-solzhenitsyn-11xii1918-3vii2008/">Aleksandr Solzhenitsyn [ 11.XII.1918 - 3.VIII.2008 ]</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object width= "425" height="388"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/sSheWcRGbF0&#038;ap=%2526fmt%3D18&#038;autoplay=0&#038;rel=0&#038;fs=0&#038;color1=0x00ff00&#038;color2=0x2a2a2a&#038;border=0&#038;loop=0&#038;showinfo=0"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/sSheWcRGbF0&#038;ap=%2526fmt%3D18&#038;autoplay=0&#038;rel=0&#038;fs=0&#038;color1=0x00ff00&#038;color2=0x2a2a2a&#038;border=0&#038;loop=0&#038;showinfo=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="false" width="425" height="388"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mstislav Rostropovich </strong><br />
<strong>Johann Sebastian Bach</strong>, Cello Suite N.2, I. Prelude</p>
<p style="text-align: center;">[ <em>molte pagine di Arcipelago Gulag furono scritte nella casa di </em><strong>Mstislav Rostropovich</strong>, <em>che ospitò e nascose l'amico </em><strong>Aleksandr Solzhenitsyn </strong><em>ricercato dal KGB</em> ]</p>
<p style="text-align: right">da <strong>ARCIPELAGO GULAG</strong><br />
Traduzione di Maria Olsùfieva<br />
Arnoldo Mondadori Editore 1974</p>
<p>A cuore stretto mi ero astenuto per anni dal pubblicare questo libro, già pronto: il dovere verso chi era ancora vivo prendeva il sopravvento su quello verso i morti.<br />
Ma oggi che la Sicurezza dello Stato ha comunque in mano l&#8217;opera, non mi rimane altro che pubblicarla immediatamente.</p>
<p>Aleksandr Solzhenitsyn<br />
settembre 1973.</p>
<p>In questo libro non vi sono personaggi né fatti inventati.<br />
Uomini e luoghi sono chiamati con il loro nome.<br />
Se sono indicati con le sole iniziali, è per considerazioni personali.<br />
Se non sono nominati affatto, è perché la memoria umana non ne ha conservato i nomi: ma tutto fu esattamente così. <span id="more-6903"></span><br />
L&#8217;anno millenovecentoquarantanove ci capitò sotto gli occhi, a me e alcuni amici, una curiosa nota nella rivista Natura dell&#8217;Accademia delle Scienze.<br />
Vi si diceva, in minuti caratteri, che in riva al fiume Kolyma, <a title="testo1" name="testo1" href="#nota1"><strong>[1]</strong></a> durante gli scavi, era stato trovato uno strato sotterraneo di ghiaccio, antico torrente gelato, e racchiusi in esso esemplari pure congelati di fauna fossile (di qualche decina di millenni fa).<br />
Fossero pesci o tritoni si erano conservati tanto freschi, comunicava il dotto corrispondente, che i presenti, spaccato il ghiaccio, li mangiarono sul posto, VOLENTIERI.<br />
Probabilmente i pochi lettori della rivista si saranno meravigliati quanto lungamente il pesce può conservarsi nel ghiaccio.<br />
Ma ben pochi avranno capito il significato vero, titanico, dell&#8217;incauta nota.<br />
Noi lo capimmo subito.<br />
Vedevamo chiaramente tutta la scena nei suoi minuti particolari: come i presenti spaccavano con accanita fretta il ghiaccio; come calpestando i sommi interessi dell&#8217;ittiologia e respingendo l&#8217;un l&#8217;altro a gomitate, si strappavano pezzi di pesce millenario, lo trascinavano al falò, lo sgelavano e si saziavano.<br />
Lo capimmo perché eravamo tra quei PRESENTI, tra quella possente razza di detenuti, unica al mondo, che sola poteva mangiare VOLENTIERI un tritone.<br />
Kolyma era infatti l&#8217;isola più grande e celebre, il polo della efferatezza di quello straordinario paese che è il GULag, <a title="testo2" name="testo2" href="#nota2"><strong>[2]</strong></a> geograficamente stracciato in arcipelago, ma psicologicamente forgiato in continente, paese quasi invisibile, quasi impalpabile, abitato dal popolo dei detenuti.<br />
Questo Arcipelago s&#8217;incunea in un altro paese e lo screzia, vi è incluso, investe le sue città, è sospeso sopra le sue strade, eppure alcuni non se ne sono accorti affatto, moltissimi ne hanno sentito parlare vagamente, solo coloro che vi sono stati sapevano tutto.<br />
Ma, quasi avessero perduto la favella nelle isole dell&#8217;Arcipelago, essi hanno serbato il silenzio.<br />
Per un&#8217;inattesa svolta della nostra storia qualcosa, infinitamente poco, dell&#8217;Arcipelago è trapelato alla luce.<br />
Ma le stesse mani che stringevano le nostre manette ora si alzano a palme protese, concilianti: Lasciate stare! Non si deve rivangare il passato! Si cavi un occhio a chi lo rimesta!.<br />
Il proverbio però aggiunge: E due a chi lo scorda.<br />
Passano i decenni e rimuovono irrevocabilmente cicatrici e piaghe.<br />
Certe isole nel frattempo hanno sussultato, si sono dissolte, il mare polare dell&#8217;oblio le ha inondate.<br />
Un giorno, nel secolo futuro, questo Arcipelago, la sua aria, le ossa dei suoi abitanti, congelate nello strato di ghiaccio, appariranno ai posteri quale inverosimile tritone.<br />
Io non avrò l&#8217;audacia di scrivere la storia dell&#8217;Arcipelago: non mi è stato possibile leggere i documenti.<br />
Toccherà a qualcuno conoscerli, un giorno? Chi non vuol RICORDARE ha avuto tempo sufficiente (e ne avrà ancora) per distruggere tutti i documenti fino all&#8217;ultimo.<br />
Io che sento gli undici anni passati lì, non come vergogna, non come sogno maledetto, io che ho finito quasi per amare quel mondo mostruoso e ora per di più, grazie a una svolta fortunata, sono diventato il confidente cui giungono tanti tardivi racconti e lettere, saprò io portare ad altri qualche ossicino, un po&#8217; di carne? carne del resto ancor viva, del tritone; vivo, del resto, ancor oggi.</p>
<p><strong>NOTE.</strong><br />
<a title="nota1" name="nota1"></a><strong>1.</strong><br />
Fiume nell&#8217;estremo nord-est della Siberia; lungo il suo corso superiore fu sviluppata l&#8217;estrazione dell&#8217;oro dalle miniere e la regione divenne famosa, fra il 1930 e il 1950, per i suoi numerosissimi campi di lavoro forzato, che fornivano tutta la mano d&#8217;opera occorrente per l&#8217;estrazione dell&#8217;oro. <a title="torna su" href="#testo1"><strong>[^]</strong></a><br />
<a title="nota2" name="nota2"></a><strong>2.</strong><br />
GULag: sigla di Amministrazione generale dei campi d&#8217;internamento.<br />
[Nota del Traduttore.] <a title="torna su" href="#testo2"><strong>[^]</strong></a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/05/aleksandr-solzhenitsyn-11xii1918-3vii2008/">Aleksandr Solzhenitsyn [ 11.XII.1918 - 3.VIII.2008 ]</a></p>
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