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	<title>Nazione Indiana &#187; omofobia</title>
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		<title>UNA BATTAGLIA CULTURALE</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 11:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p><strong></strong><br />
In un post del 23 luglio scorso intitolato “IRC e Omofobia” (dove IRC sta per Insegnamento della Religione Cattolica) raccontavo di una studentessa diciassettenne di Ravenna che aveva preso posizione contro la sua insegnante di religione. Una volta saputo che la studentessa era lesbica, la docente aveva parlato in classe dell’omosessualità come di “una malattia”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/12/una-battaglia-culturale/">UNA BATTAGLIA CULTURALE</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p><strong></strong><br />
In un post del 23 luglio scorso intitolato “IRC e Omofobia” (dove IRC sta per Insegnamento della Religione Cattolica) raccontavo di una studentessa diciassettenne di Ravenna che aveva preso posizione contro la sua insegnante di religione. Una volta saputo che la studentessa era lesbica, la docente aveva parlato in classe dell’omosessualità come di “una malattia”.</p>
<p>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/23/irc-e-omofobia/#comments</p>
<p>Poiché nel thread al post apparve chiaro che alcuni commentatori non sanno cogliere la portata della battaglia culturale in corso in Italia tra la visione antropologica vaticana (e dunque abramitica) e quella della modernità (e dunque europea: es. art. 13 Trattato di Amsterdam), riporto qui la conclusione della vicenda, che per una volta fa onore alle autorità scolastiche italiane.<br />
Nei giorni scorsi è stata infatti resa nota la decisione dell&#8217;ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna, dopo un&#8217;ispezione che ha comportato l&#8217;audizione di quaranta persone, fra studenti e genitori. <span id="more-40997"></span>«Un errore educativo», è stata definita la lezione tenuta quel giorno dall’insegnante di IRC, nominata dal vescovo e pagata dal contribuente italiano. Mentre il suo “stile” è stato giudicato «imprudente». Una constatazione che comporta un richiamo disciplinare e che soprattutto crea un precedente nel mondo scolastico italiano.<br />
Una decisione niente affatto scontata. Il Dirigente scolastico infatti sulle prime aveva tentato di difendere la docente facendo ricadere sulla studentessa la colpa di quanto avvenuto: “Poteva chiedere l&#8217;esonero dalla materia e invece ha preteso che l&#8217;insegnante di religione fosse a favore dei gay”.<br />
Grande soddisfazione per il richiamo disciplinare è stata espressa da Arcigay, che aveva seguito la vicenda stigmatizzando in particolare la frase usata dall&#8217;insegnante per difendersi: «Per non essere discriminati credo ci si debba omologare», aveva detto.<br />
Oggi gli omosessuali come si dovrebbero omologare secondo questa insegnante di religione cattolica? Diventando eterosessuali? Rimanendo silenziosi e invisibili nel loro piccolo ghetto segreto, così da non infastidire i pregiudizi dei &#8220;normali&#8221; e l’omofobia dei cattolici?</p>
<p>P.S. Ricordo che l’Insegnamento della Religione Cattolica è un prodotto del Concordato stipulato tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, nel 1984. L’insegnamento è presente in tutte le scuole statali, da quelle dell’infanzia alle superiori. In Italia, secondo il Ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2009-10 erano in servizio 26.326 insegnanti di religione a carico dello Stato, per un costo annuale di circa 800 milioni di euro. Questi insegnanti, selezionati dall’autorità ecclesiastica, in virtù della legge 18 luglio 2003, n. 186, sono stati assunti a tempo indeterminato nei ruoli della scuola di stato italiana. Ad essi è inoltre consentito, su semplice domanda, di “passare” ad insegnare Storia e Filosofia, permettendo così ai vescovi di nominare un nuovo insegnante di Religione Cattolica.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/12/12/una-battaglia-culturale/">UNA BATTAGLIA CULTURALE</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>UNA PEDAGOGIA DELLA DIFFERENZA</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 14:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Si intitola “Comprendere la differenza. Verso una pedagogia dell’identità sessuale”, il nuovo libro di Federico Batini pubblicato da Armando Editore.<br /> Ricercatore nella università di Perugia, Batini da alcuni anni ormai è il pedagogista più impegnato in Italia nelle studio di tecniche e pratiche volte a debellare la piaga dell’omofobia in particolare in soggetti in età adolescente.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/23/una-pedagogia-della-differenza/">UNA PEDAGOGIA DELLA DIFFERENZA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Si intitola “Comprendere la differenza. Verso una pedagogia dell’identità sessuale”, il nuovo libro di Federico Batini pubblicato da Armando Editore.<br /> Ricercatore nella università di Perugia, Batini da alcuni anni ormai è il pedagogista più impegnato in Italia nelle studio di tecniche e pratiche volte a debellare la piaga dell’omofobia in particolare in soggetti in età adolescente. Ma bisogna iniziare molto presto. Perché, come afferma l’autore, “la formazione dell’identità sessuale di un soggetto non può essere ricondotta semplicemente alla comparsa dei primi impulsi e desideri erotici, ma si collega fortemente alle dimensioni affettive, emozionali, psicologiche ed è fortemente interrelata con lo sviluppo dell’identità tout court”.<br /> Un lavoro immane ovunque, ma particolarmente in Italia, condizionata come è la scuola italiana (anche di Stato) da vetuste ideologie abramitiche e concezioni obsolete quale quella di “diritto naturale”.<br /> Batini, dopo alcuni utilissimi capitoli iniziali in cui traccia una storia recente dell’omofobia e definisce stereotipi e pregiudizi, espone in dettaglio il risultato di tre ricerche scientifiche su adolescenti e insegnanti. Tre ricerche in grado davvero di illuminare le coscienze e di mostrare quanto impervio e accidentato sia il cammino che ci sta di fronte: la prima sulla percezione dell’omosessualità e della transessualità negli studenti universitari; la seconda sull’omofobia tra gli studenti delle scuole secondarie; la terza sugli insegnanti e l’alfabetizzazione circa l’identità sessuale.<br /> Alfabetizzazione degli insegnanti, in primis. E dei presidi, o come si definiscono oggi: dirigenti scolastici. Salvo eroiche e sporadiche eccezioni, l’alfabetizzazione in questo campo deve proprio iniziare da loro.<br /> Chiude il volume un aggiornato ed esauriente glossario sulle tematiche trattate.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/11/23/una-pedagogia-della-differenza/">UNA PEDAGOGIA DELLA DIFFERENZA</a></p>
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		<title>Troppo schifo negli armadi</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 08:25:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Solleva domande la vicenda della lista “outing”, anche se gli elementi che rendono l’operazione ricusabile sono palesi. L’anonimato degli autori, la mancanza di riscontri. Ricorre, anche a sinistra, il richiamo schifato al “metodo Boffo”. Però non è la stessa cosa se un gruppo di militanti rende pubbliche le presunte tendenze sessuali di Caio e Tizio, o se lo fa un giornale nel ruolo di braccio mediatico di Berlusconi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/27/troppo-schifo-negli-armadi/">Troppo schifo negli armadi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Solleva domande la vicenda della lista “outing”, anche se gli elementi che rendono l’operazione ricusabile sono palesi. L’anonimato degli autori, la mancanza di riscontri. Ricorre, anche a sinistra, il richiamo schifato al “metodo Boffo”. Però non è la stessa cosa se un gruppo di militanti rende pubbliche le presunte tendenze sessuali di Caio e Tizio, o se lo fa un giornale nel ruolo di braccio mediatico di Berlusconi. I primi cercano di combattere l’omofobia, il secondo fa leva proprio sulla diffusione viscerale del pregiudizio. Boffo, Marrazzo, Caldoro – finte informative, video gestiti dal capo in persona, dossieraggio. Qualcuno ha detto che toccherebbe alla stampa cogliere lo spunto che, per timore di querele, gli estensori della lista non potevano approfondire.<span id="more-40208"></span> I giornali d’opposizione? E’ mai pensabile che si mettano a cercare prove sugli amanti di questo o quel politico, mentre già sono alle prese con Lavitola, Tarantini, donne e ruffiani del Cavaliere? Non li distingue, forse, nella battaglia in cui il fango vola alto da entrambe le parti, il fatto di tener agganciata l’informazione-scandalo a elementi di abuso di potere? Non è reato nascondere amanti di qualsiasi sesso. Tirarli fuori dall’armadio, oggi in Italia non può che essere percepito come diffamazione. I pozzi sono avvelenati. “Gay” resta sinonimo di “frocio”. Vendola pecca più di Berlusconi. Possiede una lugubre coerenza politico-culturale, l’uomo di destra che coltiva in segreto i propri vizi cercando di impedire che altri possano vivere alla luce del sole e del diritto i loro amori. <em>Lesson one</em> dell’outing fallito: Non siamo in America. La doppia morale è, anzi, una delle cose più serie e condivise che ci distingue. Una morale profonda e cupa, di cui la parola “ipocrisia” sfiora soltanto la superficie meno corrosiva.</p>
<p>Pubblicato su<em>L&#8217;Unità</em>27 settembre 2011.<em></em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/27/troppo-schifo-negli-armadi/">Troppo schifo negli armadi</a></p>
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		<title>DISCRIMINAZIONI ITALIANE</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/09/07/discriminazioni-italiane/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 00:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Certi Diritti</p>
<p>La Commissione Europea ha condannato senza mezzi termini le ripetute discriminazioni avvenute in Italia in merito ai dinieghi di concessione e rinnovo della patente a persone LGBT, ultima quella contro Cristian Friscina. La Commissione ha affermato che &#8220;in primo luogo, non vede come l&#8217;orientamento sessuale possa rientrare tra le categorie di disturbi menzionate&#8221; nelle direttive europee &#8220;e, in secondo luogo, non riesce a capire il collegamento tra l&#8217;orientamento sessuale e un&#8217;eventuale incapacità funzionale di guidare un veicolo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/07/discriminazioni-italiane/">DISCRIMINAZIONI ITALIANE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Certi Diritti</p>
<p>La Commissione Europea ha condannato senza mezzi termini le ripetute discriminazioni avvenute in Italia in merito ai dinieghi di concessione e rinnovo della patente a persone LGBT, ultima quella contro Cristian Friscina. La Commissione ha affermato che &#8220;in primo luogo, non vede come l&#8217;orientamento sessuale possa rientrare tra le categorie di disturbi menzionate&#8221; nelle direttive europee &#8220;e, in secondo luogo, non riesce a capire il collegamento tra l&#8217;orientamento sessuale e un&#8217;eventuale incapacità funzionale di guidare un veicolo. Inviterà pertanto le autorità italiane a chiarire la loro posizione sull&#8217;argomento&#8221;. Inoltre &#8220;la Commissione desidera ribadire il suo impegno deciso a contrastare l&#8217;omofobia e la discriminazione basata sulle tendenze sessuali avvalendosi appieno delle competenze conferitele in materia dai trattati. A tale proposito la Commissione ha spiegato che è sua priorità garantire che le norme nei singoli paesi dell’Unione si conformino totalmente alla Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione europea, “nello specifico all&#8217;articolo 21 della stessa, che vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata sull’orientamento sessuale”.<span id="more-40005"></span></p>
<p>L&#8217;Associazione Radicale Certi Diritti si augura che le autorità italiane vogliano finalmente smettere ogni discriminazione contro le persone LGBT, spesso costrette a vivere costanti umiliazioni senza poterle denunciare o rendere pubbliche.</p>
<p>Bruxelles-Roma, 6 settembre 2011</p>
<p>Al seguente link il testo integrale della risposta della Commissione Europea:</p>
<p>http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=WQ&#038;reference=E-2011-005015&#038;language=IT</p>
<p>Per ricevere la NewsLetter dell&#8217;Associazione Radicale Certi Diritti: http://www.certidiritti.it/newsletter/newsletter</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/09/07/discriminazioni-italiane/">DISCRIMINAZIONI ITALIANE</a></p>
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		<title>GIUDICI</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/08/17/giudici/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 08:50:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p> di Angelo Pezzana</p>
<p>Immigrato in Israele nel 1978 dall’Inghilterra, Philip Marcus viene nominato giudice al Tribunale per la famiglia nel 1995. La sua nomina doveva scadere fra dieci anni, nel 2021, ma il giudice Philip Marcus ha dato le dimissioni, anche se due anni fa era candidato per una promozione al Tribunale distrettuale di Gerusalemme.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/17/giudici/">GIUDICI</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> di Angelo Pezzana</p>
<p>Immigrato in Israele nel 1978 dall’Inghilterra, Philip Marcus viene nominato giudice al Tribunale per la famiglia nel 1995. La sua nomina doveva scadere fra dieci anni, nel 2021, ma il giudice Philip Marcus ha dato le dimissioni, anche se due anni fa era candidato per una promozione al Tribunale distrettuale di Gerusalemme. Una decisione non comune la sua, che però ha una spiegazione nel suo comportamento. Autore di sentenze molto criticate, per la loro insensibilità e ignoranza del vivere civile, è inciampato in quella che lo ha convinto che giudicare il prossimo non era per lui la professione giusta.</p>
<p>L’accaduto potrebbe rientrare in un normale fatto di cronaca, o di malcostume giudiziario. Lo riprendiamo invece, perché aiuta a capire come funziona in Israele la difesa dei diritti umani e civili, in uno Stato che ogni tanto viene definito teocratico da chi preferisce coltivare i propri pregiudizi piuttosto che conoscere la realtà. Eccola, dunque, la teocrazia israeliana in funzione.<span id="more-39810"></span></p>
<p>Dan Goldberg ha avuto in India due gemelli, dopo un accordo con una donna che aveva accettato di prestare il proprio utero per una inseminazione artificiale con lo sperma del padre. Per poterli portare con sé in patria, Goldberg aveva bisogno di un documento legale del tribunale israeliano che autorizzasse la verifica del Dna,  a dimostrazione che era veramente il padre biologico dei bambini.</p>
<p>La pratica era nelle mani del giudice Marcus, il quale affermò che non aveva il potere legale di emettere quel documento, anche se molti giudici, con il suo stesso incarico, ne avevano emessi a decine senza sollevare problemi di alcuna natura, anche perchè quel test è un prerequisito indispensabile per la naturalizzazione in Israele dei piccoli. Marcus aggiunse che lo Stato ha il dovere di verificare che il padre non sia un pedofilo o un serial killer, avendo in più l’obbligo di far crescere i bambini quali ‘cittadini produttivi’.</p>
<p>Dan Goldberg ricorse immediatamente, ma dovette aspettare due mesi in India prima della seconda sentenza, mentre i suoi figli erano privi di cittadinanza e di assicurazione sanitaria.</p>
<p>I gruppi gay in Israele accusarono Marcus di discriminazione basata sull’orientamento sessuale, mentre l&#8217; Ombudsman definì le dichiarazioni di Marcus “ non necessarie, offensive e inappropriate”.</p>
<p>Philip Marcus soffre sicuramente di omofobia, una malattia di non facile guarigione, ma non potrà più praticarla in quanto giudice. Se è arrivato a dimettersi dieci anni prima della scadenza del mandato, deve essersi reso conto che nella società nella quale aveva deciso di vivere nel lontano 1978 non era quella che lui si era immaginato. Un padre gay non è un pedofilo né un serial killer, e i suoi bambini possono crescere con lui in una famiglia che la società e le leggi israeliane giudicano del tutto normale.</p>
<p>http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/17/giudici/">GIUDICI</a></p>
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		<title>PREGIUDIZIALE DI COSTITUZIONALITA&#8217; ?</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 15:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Piero Russo</p>
<p>Non poteva più sopportare i sorrisetti ironici dei suoi concittadini, gli insulti e le allusioni all&#8217;omosessualità del fratello maggiore. In un eccesso d’ira Pasquale Intellicato, 20 anni, un giovane di Cerignola ha afferrato due coltelli e ha infierito sul fratello: &#8220;Sei il disonore della famiglia&#8221;.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/05/pregiudiziale-di-costituzionalita/">PREGIUDIZIALE DI COSTITUZIONALITA&#8217; ?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Piero Russo</p>
<p>Non poteva più sopportare i sorrisetti ironici dei suoi concittadini, gli insulti e le allusioni all&#8217;omosessualità del fratello maggiore. In un eccesso d’ira Pasquale Intellicato, 20 anni, un giovane di Cerignola ha afferrato due coltelli e ha infierito sul fratello: &#8220;Sei il disonore della famiglia&#8221;.</p>
<p>Pasquale Intellicato si trovava a casa dei genitori quando ha iniziato a litigare col fratello Antonio, 36 anni,  per futili motivi. Accanto a loro c’erano anche la mamma e un terzo fratello, ignari di quel che stesse per accadere. Tra una parola e l’altra, Pasquale ha pesantemente insultato per l’ennesima volta il fratello maggiore, poi ha afferrato due coltelli da cucina e ha iniziato a colpirlo, perché l’omosessualità di Antonio gli rendeva la vita difficile e disonorava l’intera famiglia. Lo ha fatto per ben 19 volte, soprattutto all’altezza del torace. <span id="more-39696"></span>Non c’era premeditazione nel suo gesto, perché il giovane non aveva portato i coltelli con sé, ma certamente la volontà di uccidere il fratello a sangue freddo non gli è mancata.   Gli altri familiari hanno cercato di dividere i due litiganti e Pasquale ha mollato la presa ed è fuggito.<br />
Sul posto gli agenti delle volanti e i sanitari del 118, che hanno trasportato d’urgenza Antonio Intellicato agli Ospedali Riuniti di Foggia. Ancora cosciente sebbene in una pozza di sangue, la vittima ha indicato ai poliziotti il suo aggressore. Gli agenti del commissariato si sono appostati nei pressi dell’abitazione di Pasquale, che dopo quasi due ore dall’accoltellamento è ritornato in quella zona per prendere la sua Apecar e fuggire. Ma i poliziotti l’hanno arrestato e portato al carcere di Foggia. Nel ciclomotore è stato trovato uno dei due coltelli, sporco di sangue. Nel frattempo il fratello maggiore ha subito un delicatissimo intervento al torace, durato diverse ore. I medici non hanno sciolto la prognosi, le sue condizioni sono gravissime, ma pare non sia in pericolo di vita.</p>
<p>da La Repubblica, 05 agosto 2011</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/05/pregiudiziale-di-costituzionalita/">PREGIUDIZIALE DI COSTITUZIONALITA&#8217; ?</a></p>
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		<title>FIGLI</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 10:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Dario Accolla</p>
<p>Umberto Bossi commenta lo stop alla legge contro l’omo-transfobia.<br />
«Meno male che non è passata l’aggravante dell’omofobia. Tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta, questo è un augurio che facciamo a tutti. Non era giusto punire quelli che si sentono disturbati da certe manifestazioni: persone normali che a volte si lasciano scappare qualche parola in senso anche bonario».&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/31/figli/">FIGLI</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Dario Accolla</p>
<p>Umberto Bossi commenta lo stop alla legge contro l’omo-transfobia.<br />
«Meno male che non è passata l’aggravante dell’omofobia. Tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta, questo è un augurio che facciamo a tutti. Non era giusto punire quelli che si sentono disturbati da certe manifestazioni: persone normali che a volte si lasciano scappare qualche parola in senso anche bonario».<br />
La mia piena solidarietà al senatùr.<br />
Infatti, fossi genitore, non vorrei avere un figlio come il “trota”, bocciato diverse volte per manifesta incapacità nello studio, premiato per queste sue doti da un padre omofobo e razzista &#8211; che lo ha imposto al suo elettorato, facendolo diventare consigliere regionale in barba ad ogni principio di meritocrazia &#8211; e preso per i fondelli da tutto il mondo civile. Com’è giusto che sia nel suo caso.<span id="more-39683"></span><br />
Un figlio “normale” avrebbe bisogno di genitori migliori, di un futuro umanamente più dignitoso e di un universo mentale pronto ad affrontare con serenità la visione e l’esperienza della diversità altrui.</p>
<p>www.elfobruno.com</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/31/figli/">FIGLI</a></p>
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		<title>C&#8217;E&#8217; PAESE E PAESE</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 17:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Caterina Soffici</p>
<p>Questo piccolo episodio fa la differenza tra un Paese democratico dove la legge tutela i diritti delle minoranze e punisce le discriminazioni (razziali, di sesso, religione, età eccetera) e un Paese dove il Parlamento non è riuscito ad approvare la legge proposta da Paola Concia (Pd) per rendere l’omofobia almeno un’aggravante nel caso di aggressioni contro gli omosessuali (di reato omofobico non si parla neppure).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/28/ce-paese-e-paese/">C&#8217;E&#8217; PAESE E PAESE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Caterina Soffici</p>
<p>Questo piccolo episodio fa la differenza tra un Paese democratico dove la legge tutela i diritti delle minoranze e punisce le discriminazioni (razziali, di sesso, religione, età eccetera) e un Paese dove il Parlamento non è riuscito ad approvare la legge proposta da Paola Concia (Pd) per rendere l’omofobia almeno un’aggravante nel caso di aggressioni contro gli omosessuali (di reato omofobico non si parla neppure).</p>
<p>Questo piccolo episodio spiega come sia possibile che un personaggio come Alessandra Mussolini possa permettersi di urlare in televisione “Meglio fascisti che froci” o un ministro della Repubblica (Calderoli, Lega) possa affermare “Essere culattoni è un peccato capitale” e rimanere al suo posto senza doversi dimettere per lo scandalo. Questo piccolo episodio si svolge in un parco in zona Richmond, sud-ovest di Londra. Un imprenditore italiano di nome Pierluigi Vullo, porta a spasso il cane, come tutte le sere, da anni. <span id="more-39666"></span>Stesso parco, stesso cane, stessi sacchettini di plastica per raccogliere la cacca. Quel giorno il cane fa i suoi bisogni mentre il padrone è al cellulare. L’azione di raccolta non è pronta come al solito e un altro passeggiatore di cani si avventa contro Vullo: “Raccogli quella cacca, pezzo di frocio, tornatene al tuo paese. Appena prendo il tuo compagno gliela faccio vedere io”. Forse era tanto che aspettava il pretesto per sfogare la sua omofobia, forse aveva semplicemente la luna storta, ma la violenza è tale che Vullo si spaventa e chiama il 999 (il locale 113) spiegando l’accaduto e dichiarando al centralino di essere un omosessuale vittima di attacco omofobico.</p>
<p>Nel giro di pochi minuti arriva la pattuglia, due poliziotte, le quali si informano dell’accaduto. Vullo spiega di essere stato minacciato verbalmente ma non picchiato. Le poliziotte cercano di portare pace tra i due, dicono all’uno di moderare i termini, all’altro di raccogliere i bisogni del cane e se ne vanno. Forse non capiscono che Vullo è omosessuale, comunque non registrano il fatto come un reato, come invece prevede la legge. Vullo se ne va con il cane, ma non è tranquillo. Quel parco per lui è diventato un posto poco sicuro, ha paura che l’episodio possa ripetersi e teme le minacce lanciate contro il suo compagno. Così, dopo aver consultato un’associazione per la difesa dei gay, il giorno dopo fa un reclamo ufficiale al comando della polizia dicendo che i suoi diritti di minoranza non sono stati sufficientemente tutelati.</p>
<p>E il bello arriva ora. Non passano 24 ore che viene chiamato da un’altra donna poliziotta, la gay and lesbian officer, responsabile dei reati di discriminazione. La quale si fa spiegare meglio l’accaduto e il motivo del reclamo. Dice che farà degli accertamenti. Non passano altre 24 ore che Vullo riceve una telefonata della responsabile. Ha rintracciato le due poliziotte, le ha interrogate e sono già state ammonite perché dovevano procedere all’arresto immediato dell’aggressore e perché non hanno registrato l’incidente come reato.</p>
<p>Ma la parte più incredibile, almeno per noi abituati alle Mussolini e ai Calderoli, è l’epilogo della vicenda: una lettera formale della London Metropolitan Police dove l’agente anti-discriminazione si scusa ufficialmente a nome del corpo municipale perché il servizio offerto a un cittadino omosessuale vittima di un crimine omofobo non è stato abbastanza buono. Nella lettera si legge che la gente deve imparare quali sono le conseguenze delle proprie parole, non solo delle azioni, e che il primo obiettivo delle due poliziotte doveva essere quello di tutelare il rispetto e la dignità della vittima, non certo dirgli di raccogliere la cacca e permettere all’omofobo di andarsene. Che le due non si sono rese conto di quanto è offensivo un commento omofobico e dovevano anzi indagare oltre e capire che per aver dato del frocio a un omosessuale l’aggressore doveva essere arrestato. Poi si dice che non è ancora troppo tardi per perseguire il criminale e se Vullo vuole può fare un reclamo diretto contro le poliziotte. E mi raccomando: se va al parco non parli con il tizio e se la minaccia ancora ci chiami immediatamente. Cordiali saluti eccetera eccetera.</p>
<p>Per la cronaca Pierluigi Vullo ha 43 anni, vive in Inghilterra da 16, ha due lauree, ha fondato un’azienda di ricerche di mercato in campo farmaceutico che lavora in 31 paesi nel mondo e impiega 50 persone (14 fissi e una trentina di collaboratori). “Tutto questo in Italia non sarebbe possibile”. Tutto cosa, l’azienda o la vicenda del parco? “Tutto”.</p>
<p>Il Fatto Quotidiano, 28 luglio 2011</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/28/ce-paese-e-paese/">C&#8217;E&#8217; PAESE E PAESE</a></p>
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		<title>IRC E OMOFOBIA</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 21:38:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di Franco Buffoni<br />
Una ragazza di 17 anni, a Ravenna, ha preso posizione contro la sua insegnante di religione. Una volta saputo che la studentessa era lesbica, la docente non aveva perso l’occasione per parlare in classe dell’omosessualità come di una malattia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/23/irc-e-omofobia/">IRC E OMOFOBIA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni<br />
Una ragazza di 17 anni, a Ravenna, ha preso posizione contro la sua insegnante di religione. Una volta saputo che la studentessa era lesbica, la docente non aveva perso l’occasione per parlare in classe dell’omosessualità come di una malattia. La notizia è stata diffusa dal sito Ravenna&amp;Dintorni: la ragazza è scappata dall’aula, sbattendo la porta e lasciando la scuola con qualche mese in anticipo.  Il sito ha contattato l’insegnante, che ha ammesso di aver parlato dell’omosessualità come “derivante da disturbi relazionali e di psiche”. E di avere citato il libro di Luca Di Tolve, l’omosessuale ‘guarito’ di cui parla la canzone di Povia “Luca era gay”. Un po’ come se un professore portasse “Confessioni di un’ereditiera” ad un corso di diritto privato… Questo caso rappresenta una buona occasione per fare il punto sull’IRC, l’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole di stato italiane.<span id="more-39632"></span><br />
L’Insegnamento della Religione Cattolica è un prodotto del Concordato stipulato tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, nel 1984. L’insegnamento è presente in tutte le scuole statali, da quelle dell’infanzia alle superiori. In Italia, secondo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nell’anno scolastico 2009-10 erano in servizio 26.326 insegnanti di religione (54 in Provincia di Ravenna) a carico dello Stato, per un costo annuale di circa 800 milioni di euro. Questi insegnanti, selezionati dall’autorità ecclesiastica, in virtù della legge 18 luglio 2003, n. 186, sono stati assunti a tempo indeterminato nei ruoli della scuola di stato italiana. Ad essi è inoltre consentito, su semplice domanda, di “passare” ad insegnare Storia e Filosofia, permettendo così ai vescovi di nominare un nuovo insegnante di Religione Cattolica.<br />
Chi insegna Religione Cattolica deve seguire determinate indicazioni didattiche. La ragazza in questione ha così verificato che nelle scuole secondarie superiori italiane, gli insegnanti di Religione Cattolica devono adoperarsi affinché lo studente conosca &#8220;gli orientamenti della Chiesa sull’etica personale e sociale, sulla bioetica, sull’etica sessuale&#8221;; che conosca &#8220;origine e natura della Chiesa&#8221;, e scopra le &#8220;forme della sua presenza nel mondo (annuncio, sacramenti, carità) come segno e strumento di salvezza&#8221;.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/23/irc-e-omofobia/">IRC E OMOFOBIA</a></p>
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		<title>OMOFOBIA DI STATO</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 19:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Bijoy M. Trentin</strong></p>
<p>Non è la prima volta che un disegno di legge anti-omofobia/transfobia viene proposto in Parlamento. Quando fu affossato per “pregiudiziali di costituzionalità” nel 2009, negli USA veniva approvata una specifica norma che tra i crimini d’odio elenca le violenze per motivi di religione, razza, colore della pelle, origine nazionale, genere, identità di genere, orientamento sessuale, disabilità (è il cosiddetto «Matthew Shepard Act»).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/20/omofobia-di-stato/">OMOFOBIA DI STATO</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Bijoy M. Trentin</strong></p>
<p>Non è la prima volta che un disegno di legge anti-omofobia/transfobia viene proposto in Parlamento. Quando fu affossato per “pregiudiziali di costituzionalità” nel 2009, negli USA veniva approvata una specifica norma che tra i crimini d’odio elenca le violenze per motivi di religione, razza, colore della pelle, origine nazionale, genere, identità di genere, orientamento sessuale, disabilità (è il cosiddetto «Matthew Shepard Act»). Questo è il minimo che oggi una democrazia dovrebbe garantire per definirsi tale, insieme a una regolamentazione non discriminatoria per le coppie LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender): e su tali questioni l’Italia disattende numerose norme e raccomandazioni dell’Unione Europea, dimostrandosi incapace di avviare un processo di approfondimento dell’inclusività e della laicità dello Stato.</p>
<p>Considerato anche il recente aumento dei crimini basati sull’intolleranza nei confronti delle persone LGBT, ultimamente pure Amnesty International ha sottolineato che «le autorità italiane dovrebbero contrastare con maggiore decisione gli atteggiamenti omofobici in modo da garantire una maggiore sicurezza delle persone LGBT» (Rapporto Annuale 2010). E cosa si fa in Parlamento?<span id="more-39555"></span> Si gioca con la vita delle persone, adducendo “pregiudiziali di costituzionalità” pretestuose: fittizie perché frutto di vieti pregiudizi che si basano su usanze discriminatorie, solitamente di origine religiosa (anche se è necessario tenere presente il fatto che oggi le posizioni, all’interno anche delle stesse religioni o persino singole confessioni, sono talora diversificate).</p>
<p>C’è chi afferma che i termini “orientamento sessuale”, “omofobia”, “transfobia” ecc. non sono chiaramente definiti e definibili e che dunque ciò che a essi si riferisce (quindi anche i reati correlati) non è di facile identificazione. Nella letteratura scientifica tutti i concetti sono stati precisamente perimetrati: per esempio, non c’è la possibilità di confondere l’“orientamento sessuale” con fenomeni di tipo totalmente diverso, come pedofilia, zoofilia, necrofilia, poligamia, incesto ecc. Chi, invece, produce tale confusione concettuale e terminologica ha come obiettivo solo quello di procacciarsi un corrivo consenso facendosi portabandiera di princípi che perpetuano ideologie che incentivano la segregazione.</p>
<p>E c’è anche chi sostiene che indicare una categoria specifica di persone da proteggere va contro l’articolo 3 della Costituzione, ma è proprio questo articolo a essere, invece, la base di partenza per l’eliminazione di ogni discriminazione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Il dibattito è già stato affrontato in fase di discussione della legge Mancino, che ingloba tra i motivi di odio e violenza la razza, l’etnia, la nazione, la religione e che basterebbe integrare con il genere, l’identità di genere e l’orientamento sessuale: non accettare tale prospettiva equivale a dire che è discriminatorio prevedere specifiche sanzioni per chi attacca, per esempio, un rom in quanto rom, un canadese in quanto canadese, un ebreo in quanto ebreo, un cattolico in quanto cattolico ecc. Per questo motivo, la proposta di legge n. 2802  in questione appare un poco zoppa, visto che tratta solo dei delitti non colposi e non include anche l’incitamento e la provocazione all’odio e alla violenza: non è sufficiente, però è un passo in avanti.</p>
<p>In Italia, oggi, anche per l’estenuante non-dibattito, visto che gli slogan retrivi si sprecano, non includere il genere, l’identità di genere e l’orientamento sessuale tra i motivi di odio e violenza in una legge relativa a determinate aggravanti significa dare un messaggio forte e chiaro a tutti: «L’omofobia e la transfobia non sono reati, quindi procedete pure indisturbati!»: siamo di fronte all’omofobia e alla transfobia di Stato. Cosí chi vota contro una legge anti-omofobia/transfobia esprime e avalla l’omofobia e la transfobia stesse, sentendosi già di per sé scagionato da ogni possibile reato che potrebbe commettere, per esempio, anche nel solo invocare «forni crematori per i culattoni» o anche nel semplice insinuare o affermare esplicitamente che le persone LGBT sono malate in quanto LGBT: invece, con l’approvazione di una legge anti-omofobia/transfobia, viene meno tutto il progetto politico di molti avventurosi (e avventati) rampichini.</p>
<p>Un moderno Stato democratico, per definirsi tale, non solo approva una legge anti-omofobia/transfobia, ma anche norme che regolino tutte le coppie in modo uguale, indistintamente rispetto anche al genere, all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Ciò significa procedere in modo deciso verso la definizione di diritti civili per tutti, cioè dei matrimoni e delle unioni civili (piú ‘leggere’ dei matrimoni rispetto ai diritti e ai doveri) sia per gli eterosessuali sia per gli omo-/bi-/trans-sessuali. Anche qui la Costituzione non oppone ostacoli di alcun tipo, poiché – contrariamente ai proclami di alcuni politici – non vi è scritto che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna. La formulazione dell’articolo 29 non impedisce affatto un processo di inclusione della molteplicità delle formazioni familiari: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». E mediante l’articolo 2, «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Il benessere dell’individuo e della coppia partecipa al benessere della collettività; la sua instabilità, al contrario, rende vacillante anche la struttura sociale complessiva.</p>
<p>Abbiamo altri problemi ora? L’economia, i debiti, la crisi? Secondo alcuni la legge anti-omofobia/transfobia, le unioni civili e i matrimoni anche per le persone LGBT non sono delle priorità rispetto a altre problematiche. A costoro si può rispondere che anche su questo piano si gioca la tenuta del modello democratico di un paese: l’inclusione e la laicità sono fondamentali, quindi sono prioritarie, almeno quanto altri princípi di base. Cosí, mentre in altri Stati europei e extra-europei (si pensi, per esempio, ai cattolicissimi Brasile e Spagna…) l’ampliamento dei diritti civili alle persone LGBT è globale, in Italia manca persino una minima legge anti-omofobia/transfobia e ci sono ancora ministri che se la prendono con una pubblicità in cui due uomini o due donne si tengono per mano e ministri che affermano che per un bambino è meglio crescere orfano piuttosto che essere adottato da due uomini o due donne: questi politici non smettono mai di ricercare il fantomatico voto cattolico, senza rendersi conto che la società si sta evolvendo, è divenuta piú laica e che quindi ha bisogno di progettualità nuove.</p>
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		<title>MORATORIA SULLE ENORMITA&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 08:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>dI Piergiorgio Paterlini</p>
<p>Ma da quando tutte le opinioni sono rispettabili?<br />
Dopo l’evidenza, dopo l’errore e l’orrore, ci sono idee che il consesso civile mette fuorigioco per sempre. Con o senza scuse nei confronti delle vittime, ma fuori, senza ritorno. E che ci sia sempre qualche spiritosone che ci prova, non per questo si ricomincia tutto daccapo, e non ci si ritiene per questo meno democratici, anzi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/12/moratoria-sulle-enormita/">MORATORIA SULLE ENORMITA&#8217;</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dI Piergiorgio Paterlini</p>
<p>Ma da quando tutte le opinioni sono rispettabili?<br />
Dopo l’evidenza, dopo l’errore e l’orrore, ci sono idee che il consesso civile mette fuorigioco per sempre. Con o senza scuse nei confronti delle vittime, ma fuori, senza ritorno. E che ci sia sempre qualche spiritosone che ci prova, non per questo si ricomincia tutto daccapo, e non ci si ritiene per questo meno democratici, anzi.<br />
Quando qualcuno se ne esce con la faccenda che l’Olocausto non c’è mai stato, non è che ci mettiamo a discutere con lui o proviamo a convincerlo con le buone. Ne siamo indignati, offesi, scandalizzati.<br />
Insomma, dopo un tot – ma a volte sono secoli – su alcune enormità scatta, se dio vuole, la moratoria.<br />
Non è che se qualcuno oggi se ne uscisse con la teoria che i negri sono bestie, Porta a porta farebbe una bella puntata con Crepet e la dottoressa Matone davanti al plastico della capanna dello zio Tom.  E dai, su.<br />
Basta dunque anche con le cazzate sull’omosessualtà. Che ne abbiamo le palle piene, per dirla tutta. Fine. Stop. Tempo scaduto. <span id="more-39245"></span>Dopo quarant’anni che l’omosessualità è stata cancellata dall’elenco delle malattie mentali (1973), dopo venti che l’Oms ha recepito questa nuova “definizione” (1993) e dopo che – per stare al tema – 50 mila omosessuali sono stati perseguitati dal nazismo e sterminati nei campi, proporrei stop, grazie, basta così.</p>
<p>L’unica malattia che attiene all’omosessualità è l’omofobia. Lo dice la parola stessa: fobia, paura irrazionale, malata, dell’omosessualità. Ma l’omofobia si può curare. Non bisogna avercela con gli omofobi. Sono solo persone cui va impedito di fare del male e che poi vanno curate e aiutate. Ma…  «No! Il dibattito no!» (Nanni Moretti).<br />
Basta, dai. Ce la possiamo fare. Che tempo da perdere non ne ha nessuno.<br />
E basta anche con la favoletta che però la chiesa cattolica ha il diritto di. Non c’è una sola parola in tutto il Nuovo Testamento sull’omosessualità. Anzi no, una c’è. È dove San Paolo fa coming out, nella sua straziante Seconda lettera ai Corinzi.<br />
Altro che otto per mille. E chiedi a Giovanni, e chiedi a Ermenegilda e chiedi a Gianluigi. Sì, chiediglielo, chiedilo a tutti quei ragazzi che non sanno come tenere insieme il loro normalissimo amore con l’appartenenza ecclesiale. Io ne ho conosciuto uno così, uno che a 18 anni si è ammazzato per questo insanabile conflitto interiore, lasciando una lettera che la famiglia ha poi coraggiosamente deciso di rendere pubblica. Mi ci sveglio ancora la notte, e sono passati anni. Ma è qualcun altro che dovrebbe perderci il sonno.<br />
La chiesa cattolica se l’è presa comoda, ma alla fine si è dovuta rassegnare all’idea che la terra giri intorno al sole. Si rassegnerà anche all’idea che un uomo giri intorno a un altro uomo.<br />
Piovonorane.it</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/12/moratoria-sulle-enormita/">MORATORIA SULLE ENORMITA&#8217;</a></p>
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		<title>COMMISSIONE GIUSTIZIA ?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 11:41:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di Dario Accolla<br />
Com&#8217;era largamente prevedibile, il disegno di legge dell&#8217;onorevole Paola Concia è stato respinto alla Commissione Giustizia. Il testo, tuttavia, verrà proposto in parlamento e lunedì comincerà la discussione per  arrivare, dopo qualche giorno, al voto finale.</p>
<p>Le associazioni, tra cui Certi Diritti, fanno giustamente notare come la Commissione abbia bellamente ignorato il messaggio del presidente Napolitano – un messaggio di grande equilibrio istituzionale e, al tempo stesso, di elevata perizia politica – e l&#8217;avallo diretto del ministro Carfagna e del presidente Fini.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/19/commissione-giustizia/">COMMISSIONE GIUSTIZIA ?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Dario Accolla<br />
Com&#8217;era largamente prevedibile, il disegno di legge dell&#8217;onorevole Paola Concia è stato respinto alla Commissione Giustizia. Il testo, tuttavia, verrà proposto in parlamento e lunedì comincerà la discussione per  arrivare, dopo qualche giorno, al voto finale.</p>
<p>Le associazioni, tra cui Certi Diritti, fanno giustamente notare come la Commissione abbia bellamente ignorato il messaggio del presidente Napolitano – un messaggio di grande equilibrio istituzionale e, al tempo stesso, di elevata perizia politica – e l&#8217;avallo diretto del ministro Carfagna e del presidente Fini.</p>
<p>Diverse le dichiarazioni dei politici. Dallo sgomento della relatrice, e giustamente, alle critiche degli esponenti del partito democratico. Dall&#8217;esultanza di Giovanardi ai rilievi, del tutto imbecilli, dell&#8217;onorevole Lussana.</p>
<p>Vorrei che si ponesse l&#8217;accento su due questioni fondamentali.</p>
<p>In primis: l&#8217;ira della Carfagna. Che il ministro, dopo le sue frasi omofobe, sia passato al sostegno della legge è certamente buon segno. Eppure anche le nuove dichiarazioni favorevoli devono far riflettere.<span id="more-39063"></span></p>
<p>Il Popolo della libertà col voto di oggi in Commissione, ha perso un&#8217;occasione. Il testo, infatti, non prevedeva il reato di omofobia, ma introduceva aggravanti per i reati commessi a scopo discriminatorio; una norma di stampo europeo.</p>
<p>Il ministro svela i limiti della legge stessa. Non si introduce un reato nuovo, si rendono più gravi le conseguenze per aggressioni, accoltellamenti, omicidi. Per carità, un punto a favore. Ma uno solo. Con questa legge, infatti, non si colpiscono le dichiarazioni omofobe. Si cura il sintomo del male, per quanto grave, ma si lascia intatto il virus che lo produce, ovvero le istigazioni all&#8217;odio di specifici attori politici e ecclesiastici. La legge europea, infatti, prevede altro. E cioè prevede il reato di omofobia, che non ammette attenuanti generiche.</p>
<p>Contrariamente a quello che sproloquia Buttiglione, non sarebbe più grave aggredire un gay. Sarebbe grave esattamente come insultare un ebreo per antisemitismo o un congolese o un tedesco per razzismo. Non si punirebbe il reo per la persona che aggredisce, ma per il motivo per cui lo fa.</p>
<p>Questo ci mette, perciò, qualora la legge venisse approvata (ed io spero che l&#8217;approvino), indietro rispetto all&#8217;Europa. Ma in parlamento c&#8217;è la gente che c&#8217;è e non possiamo chiedere a un carciofo di profumare come una rosa. Con tutto il rispetto per i carciofi, va da sé.</p>
<p>In secundis: le dichiarazioni dell&#8217;onorevole Lussana. Che ci chiede</p>
<p>Il tema va affrontato, ma perché applicare aggravanti in caso di reati commessi per omofobia e non nei confronti di chi è disabile o la pensa politicamente o calcisticamente in modo diverso?</p>
<p>Adesso non so quanta malafede ci sta dentro questa dichiarazione – e sospetto che ce ne sia troppa – ma è evidente il fatto che, per come è posta, la questione sia illogica. In parole più semplici: Lussana ha detto una cretinata.</p>
<p>Per le persone disabili è prevista una legislazione speciale in vari ambiti: dalla rimozione delle barriere architettoniche alla presenza degli insegnanti di sostegno nelle scuole alle corsie preferenziali di accesso per gli uffici pubblici, a parità di punteggio in graduatoria, e via dicendo. Per altro se si aggredisce un disabile vi sono aggravanti che scaturiscono dallo stigma sociale verso questo tipo di violenze.</p>
<p>Lo stesso stigma sociale, per le violenze perpetrate a gay, lesbiche e transessuali, non c&#8217;è. Anzi, semmai c&#8217;è una condanna aprioristica proprio contro queste categorie e da questa scaturisce la violenza, il disprezzo e la discriminazione.</p>
<p>La risposta da dare a Lussana è semplice: occorre introdurre i reati di omofobia per la stessa ragione per cui si sono introdotti i reati sul negazionismo della shoah, di razzismo, di antisemitismo. Per difendere una categoria debole.</p>
<p>Le scelte politiche rientrano, appunto, nelle scelte e non investono una condizione personale immutabile e/o caratterizzante.</p>
<p>La fede calcistica, infine, si commenta da sola. Argomento, appunto, pedestre. Ma stiamo parlando di una leghista.</p>
<p>Adesso occorre fare quadrato attorno alla miglior legge possibile (seppur la proposta che sarà votata, proposta dal piddino Soro, è largamente peggiorativa), sperare che dentro il parlamento si crei una maggioranza trasversale e favorevole, sperando che i cattolici del partito democratico non subiscano il fascino della minaccia vaticana.</p>
<p>Associazioni e partiti, quindi, devono lavorare in parallelo e congiuntamente perché si arrivi, in seguito, all&#8217;introduzione del reato di omofobia e di transfobia. E questo non perché picchiare un gay sia più grave che picchiare un eterosessuale. Più semplicemente, perché essere militantemente omofobi – armati di argomenti o di coltelli poco importa – è considerato aberrante in tutto il mondo civile. Esattamente come lo sarebbe essere a favore dello sterminio degli ebrei o della segregazione razziale.</p>
<p>L&#8217;Italia, in pratica, deve scegliere se essere culturalmente più vicina all&#8217;Uganda e all&#8217;Iran o al Canada e alla Gran Bretagna. Ognuno, poi, sia libero di pensarla come vuole. Ma nella consapevolezza che tra odio e rispetto non ci sono equivalenze di nessun tipo. Anzi.</p>
<p>da: http://elfobruno.wordpress.com/2011/05/18/1984/</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/19/commissione-giustizia/">COMMISSIONE GIUSTIZIA ?</a></p>
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		<title>OMOFOBIA E VIOLENZA OMOFOBICA</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2011 19:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Ivan Scalfarotto<br />
Dire a qualcuno che è razzista non è intolleranza: l’intolleranza sta nel razzismo, non in chi lo fa rilevare. Questo vale anche per l’omofobia, che – attenzione! – è cosa diversa e che non va confusa con la violenza omofobica.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/14/omofobia-e-violenza-omofobica/">OMOFOBIA E VIOLENZA OMOFOBICA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Ivan Scalfarotto<br />
Dire a qualcuno che è razzista non è intolleranza: l’intolleranza sta nel razzismo, non in chi lo fa rilevare. Questo vale anche per l’omofobia, che – attenzione! – è cosa diversa e che non va confusa con la violenza omofobica. L’omofobia non è picchiare o accoltellare un gay: quella è violenza causata dall’omofobia. L’omofobia sta anche soltanto in un’opinione, così come il razzismo è tale (ed è punito dalla legge come tale: è la cosiddetta “Legge Mancino” del 25 giugno 1993, n. 205) anche se si basa su una mera opinione. Se qualcuno affermasse che un uomo di colore non può sposare una donna bianca perché storicamente è sempre stato così e perché poi fanno figli di strani colori, questo sarebbe di per sé razzista. Bene, dire che un uomo non può sposare un altro uomo, o una donna un’altra donna è dunque di per sé omofobico.<span id="more-39031"></span></p>
<p>Beppe Severgnini torna sulla pubblicità dell’Ikea con i due ragazzi (maschi) che si tengono per mano e torna sulla sua contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Lo fa però con una chiosa davvero spiazzante:<br />
“Un conto è dirsi contrari al matrimonio tra persone dello stesso sesso (per questo sono stato oggetto di intolleranze che non immaginavo). …”.<br />
Dunque l’intollerante è chi ha dato a Severgnini dell’omofobo e non Severgnini quando ha espresso opinioni omofobiche. È il famoso uomo che morde il cane. Era andata così anche quando il Parlamento Europeo aveva mandato a casa Buttiglione per aver espresso opinioni analoghe sui gay e il filosofo era tornato in Italia con le pive nel sacco, urlando alla discriminazione dell’Europa contro i cattolici (e non alla sua aperta ostilità nei confronti dei gay).<br />
Allora, chiariamo. Qui chiunque può pensare che gli omosessuali non debbano avere gli stessi diritti degli altri – matrimonio e adozione inclusi – perché, per esempio, 1. Sono contro natura, la quale, come dice Severgnini, “punta implacabile alla procreazione e alla conservazione della specie” o perché 2. “I-bambini-hanno-bisogno-di-un-padre-e-di-una-madre”, o anche perché 3. Il matrimonio storicamente è cosa tra un uomo e una donna.<br />
Si abbia però almeno il coraggio delle proprie opinioni. Infatti:<br />
1. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali dal 1990 (il 17 maggio del 1990, per l’esattezza, ed è per questo che il 17 maggio si celebra ufficialmente la Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia). Le persone omosessuali, inoltre, non sono sterili. Si riproducono – essendo dotati di spermatozoi e di ovuli – con la medesima tecnica degli altri, essendo dunque potenzialmente in grado di procreare e conservare la specie. “Potenzialmente” come gli eterosessuali, che infatti non si riproducono nel 100% dei casi ma, al contrario delle persone omosessuali, non devono condizionare la validità del proprio matrimonio all’effettivo verificarsi di una o più gravidanze.<br />
2. Un famoso studio del 2002 dell’American Academy of Pediatrics stabilisce su base scientifica (ed è reperibile qui: http://aappolicy.aappublications.org/cgi/content/full/pediatrics;109/2/341) che “una crescente quantità di letteratura scientifica dimostra che i bambini che crescono con 1 o 2 genitori gay o lesbiche si dimostrano in linea con i bambini i cui genitori sono eterosessuali dal punto di vista emotivo, cognitivo, sociale e sessuale. Lo sviluppo ottimale del bambino sembra maggiormente influenzato dalla natura della relazione e dall’interazione all’interno della famiglia che dalla struttura della famiglia” (“A growing body of scientific literature demonstrates that children who grow up with 1 or 2 gay and/or lesbian parents fare as well in emotional, cognitive, social, and sexual functioning as do children whose parents are heterosexual. Children’s optimal development seems to be influenced more by the nature of the relationships and interactions within the family unit than by the particular structural form it takes.”)<br />
3. Il matrimonio è storicamente una cosa tra uomini e donne, ma il concetto di parità tra i coniugi che oggi diamo per scontato non esisteva: le donne non avevano la potestà sui figli che partorivano; l’adulterio della donna era reato, quello dell’uomo no; lo stupro (reato contro la morale, non contro la persona) poteva essere sanato dal matrimonio; esisteva il delitto d’onore, per cui le donne venivano abbastanza allegramente ammazzate a pena di pochi mesi di galera. Naturalmente, poi, il matrimonio era indissolubile. Si trattava di quella che agli occhi di noi contemporanei risulta una forma di barbarie, e infatti negli anni ‘70 l’Italia ha rivisto questa barbarie col nuovo diritto di famiglia che ha reso il matrimonio, “storicamente” inteso, del tutto irriconoscibile. Questo a dimostrazione che non tutto ciò che si è sempre fatto in un modo deve continuare ad essere fatto in quel modo.<br />
Detto questo, chiunque sostenga le tesi di cui sopra esprime opinioni oggettivamente omofobiche. Dire a Severgnini che le sue idee sono offensive e omofobiche non è espressione di intolleranza nei suoi confronti, ma, al contrario è mera constatazione della intolleranza che Severgnini esprime con le sue opinioni. Come per esempio quando equipara una coppia a un menage-à-trois senza rendersi conto di quanto sia intrinsecamente omofobico il fatto stesso di ricorrere a questo artificio logico.<br />
Lo si può pensare legittimamente (la “Legge Mancino”, infatti, punisce le opinioni razziste ma non quelle omofobiche), ma sempre omofobico resta e offensivo resta per quei milioni di cittadini e di famiglie che si sentono dire cose così terribili con così tanta disinvoltura da persone stimabili e rispettate come Beppe Severgnini. Così facendo, peraltro, con le sue opinioni il giornalista legittima chissà quanta altra gente a dire le medesime cose: “Se lo ha detto Severgnini e non Borghezio, lo posso dire certamente anch’io in società senza fare una brutta figura”. E l’omofobia, nel frattempo, in Italia dilaga.<br />
In tutti i paesi dell’occidente di tutto questo non c’è bisogno nemmeno più di discutere, per fortuna. Anche per questo, e lo dice uno che ha vissuto a lungo all’estero godendo di un rispetto che il suo Paese si rifiuta ostinatamente di riconoscergli, gli “Italians” si guardano bene dal tornare .<br />
Da Notiziegay.it</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/14/omofobia-e-violenza-omofobica/">OMOFOBIA E VIOLENZA OMOFOBICA</a></p>
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		<title>PAZZA IKEA</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 04:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Bijoy M. Trentin</p>
<p>È noto ormai a tutti che in Italia discutere di diritti civili<br />
significa dibattere di temi cosiddetti “eticamente sensibili”: anche<br />
se, in realtà, bisognerebbe parlare di problemi eticamente<br />
“suscettibili”, sia perché questi sono ancora suscettibili di<br />
influenze tradizionali prevalentemente di marca religiosa sia perché,<br />
metonimicamente, i vessilli della difesa di questi valori<br />
“tradizionali” sono di particolare suscettibilità se si parla di<br />
ampliamento dei diritti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/08/pazza-ikea/">PAZZA IKEA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Bijoy M. Trentin</p>
<p>È noto ormai a tutti che in Italia discutere di diritti civili<br />
significa dibattere di temi cosiddetti “eticamente sensibili”: anche<br />
se, in realtà, bisognerebbe parlare di problemi eticamente<br />
“suscettibili”, sia perché questi sono ancora suscettibili di<br />
influenze tradizionali prevalentemente di marca religiosa sia perché,<br />
metonimicamente, i vessilli della difesa di questi valori<br />
“tradizionali” sono di particolare suscettibilità se si parla di<br />
ampliamento dei diritti. E cosí, puntuale, si risveglia Giovanardi,<br />
che parte all’attacco delle pubblicità dell’Ikea e di Eataly, che<br />
presentano rispettivamente due uomini e due donne di spalle che si<br />
tengono per mano (il testo della prima «Siamo aperti a tutte le<br />
famiglie», della  seconda «Anche noi siamo aperti a tutte le famiglie»<br />
con altre espressioni dai modi piú burocratici), della campagna 2011<br />
Arcigay per la giornata contro l’omofobia, in cui vi sono due donne o<br />
due uomini che si baciano (lo slogan è «Civiltà Prodotto tipico<br />
italiano) e di una rappresentazione teatrale che reinterpreta Romeo e<br />
Giulietta in chiave lgbt (si prevede l’epurazione o la distruzione<br />
anche di tutte le altre opere prodotte dall’antichità a oggi?).<span id="more-38949"></span><br />
L’anima clericale e autoritaria emerge ancora una volta proprio<br />
nell’ultima occasione, cosí il Sottosegretario alla Presidenza del<br />
Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, al contrasto<br />
delle tossicodipendenze e al servizio civile afferma: «Io esprimo la<br />
piena solidarietà a tutte le persone insultate o aggredite per il loro<br />
orientamento sessuale e sono in prima linea contro l’omofobia, ma<br />
lottare contro le discriminazioni non vuol dire sostenere un modello<br />
di famiglia contrario a quello stabilito nella nostra Costituzione,<br />
formata da un uomo e da una donna. Solidarizzo con il mondo gay,<br />
formato da persone che eccellono in tanti campi, ma sono contro certe<br />
sguaiataggini da gay pride, come quando si insulta il Papa offendendo<br />
la sensibilità della maggior parte degli italiani». Insomma, c’è la<br />
lista dei piú frequenti refrain del Sottosegretario, che ormai<br />
quotidianamente interviene per ribadire che non vi può essere parità<br />
di trattamento per tutti gli orientamenti sessuali: le persone glbt<br />
non devono tenersi per mano liberamente, non possono baciarsi<br />
apertamente, non possono sposarsi e adottare figli (vengono anche<br />
invocati articoli costituzionali che risultano inesistenti). Ma, in<br />
questa strenua lotta contro il tempo, Giovanardi non rimane solo,<br />
perché vi è sempre qualche religioso compare (di ogni partito) che gli<br />
fa eco: è la rincorsa a una fantomatica maggioranza elettorale che<br />
sarebbe idealmente intransigente in tema di diritti civili, ma che in<br />
realtà non esiste piú: l’ampliamento dei diritti civili alle persone<br />
lgbt è stato riconosciuto anche in paesi cattolicissimi (per esempio,<br />
già da tempo in Spagna e recentemente in Brasile), a dimostrazione del<br />
fatto che quelle società hanno raggiunto un maggiore grado di civiltà,<br />
piú degno dei princípi della laicità e della democrazia. I difensori<br />
della presunta ortodossia etica non si muovono e non faticano per<br />
nulla: l’obiettivo sono non solo le prossime elezioni ma anche le<br />
norme che potrebbero prevedere aggravanti per i reati commessi per<br />
motivi d’odio verso le persone glbt (una prima volta già affossate nel<br />
2009). Ecco allora che le bombe a orologeria scoppiano: alla fine<br />
alcune si rivelano solo bombe carta, altre ambiscono – con scarsi<br />
risultati – a divenire bombe intelligenti.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/08/pazza-ikea/">PAZZA IKEA</a></p>
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		<title>SANTI TUTTI</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 18:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di MARCO PASQUA</p>
<p>LA Curia di Palermo vieta una veglia di preghiera per le vittime dell&#8217;omofobia, in programma il 12 maggio nella parrocchia di Santa Lucia. Un appuntamento organizzato da &#8220;Ali D&#8217;Aquila&#8221;, un gruppo di cristiani gay e lesbiche, nell&#8217;ambito delle celebrazioni per il Palermo Pride, e che aveva potuto contare sull&#8217;appoggio del parroco, don Luigi Consonni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/07/santi-tutti/">SANTI TUTTI</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di MARCO PASQUA</p>
<p>LA Curia di Palermo vieta una veglia di preghiera per le vittime dell&#8217;omofobia, in programma il 12 maggio nella parrocchia di Santa Lucia. Un appuntamento organizzato da &#8220;Ali D&#8217;Aquila&#8221;, un gruppo di cristiani gay e lesbiche, nell&#8217;ambito delle celebrazioni per il Palermo Pride, e che aveva potuto contare sull&#8217;appoggio del parroco, don Luigi Consonni. Al religioso, un missionario comboniano, è arrivato però lo stop dall&#8217;alto: l&#8217;arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, e il vescovo ausiliare, Carmelo Cuttitta, gli hanno imposto di ritirare l&#8217;autorizzazione per l&#8217;utilizzo dei locali della parrocchia. Un divieto che è stato ispirato ai principi contenuti nella Lettera ai vescovi della chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omossessuali dell&#8217;1 ottobre 1986, firmata dall&#8217;allora cardinale Joseph Ratzinger.<span id="more-38969"></span><br />
La veglia, che vuole ricordare le vittime dell&#8217;omofobia in Italia e nel mondo, non è la prima del genere a Palermo: ce ne sono state almeno altre quattro, a partire dal 2007. La novità, rispetto agli altri anni, è che quella del 12 maggio era stata inserita nel calendario degli eventi collegati al Palermo Pride, la manifestazione organizzata in difesa dei diritti delle persone Glbt e che culmina nella parata per le vie del centro storico, il 21 maggio. Un&#8217;associazione che la Curia evidentemente non ha gradito e che ha voluto respingere con questo divieto. Oltre al gruppo di omosessuali cristiani Ali D&#8217;Aquila, il momento di preghiera è stato organizzato anche dalla comunità di S. Francesco Saverio all&#8217;Albergheria, dalla Chiesa Valdese dello Spezio, e dalla Chiesa Evangelica Luterana.<br />
&#8220;La chiesa ci aveva concesso i locali &#8211; spiegano gli organizzatori di Ali D&#8217;Aquila, gruppo nato nel 2009 &#8211; e francamente siamo tristi e indignati per questo veto, che ci è stato comunicato da don Luigi Consonni, e neanche dall&#8217;arcivescovo. Con la nostra preghiera volevamo ricordare quanti soffrono a causa del pregiudizio omofobico&#8221;. Don Luigi Consonni, che è arrivato nella chiesa di Santa Lucia nel settembre dello scorso anno, ha voluto informare del divieto la sua comunità religiosa pubblicando una sintetica nota sul sito della parrocchia: &#8220;La Curia di Palermo, venuta a conoscenza dell&#8217;iniziativa, mi ha invitato al pieno rispetto delle norme date dalla Santa Sede al n. 17 del documento Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali dell&#8217;1/10/1986. Quindi mi è stato chiesto di annullare l&#8217;incontro di preghiera del giorno 12 p. v. nella parrocchia di Santa Lucia&#8221;.<br />
Un documento, quello cui si appella la Curia di Palermo, che prevede, per le persone omosessuali, un&#8217;assistenza anche di natura medica e psicologica, secondo quanto previsto dall&#8217;allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Joseph Ratzinger. Del resto, anche in altre sedi &#8211; le Nazioni Unite &#8211; il Vaticano si è contraddistinto per non aver voluto votare a favore della depenalizzazione del reato di omosessualità, mentre l&#8217;arcivescovo Silvano Tomasi, rappresentante della Santa Sede all&#8217;Onu, si è recentemente espresso contro il &#8220;vittimismo&#8221; degli omosessuali, in difesa del diritto di &#8220;criticare le unioni tra persone dello stesso sesso&#8221;.</p>
<p>Paola Concia, deputata lesbica del Pd, chiede intanto di poter subito incontrare l&#8217;arcivescovo di Palermo: &#8220;Il suo è un gesto cattivo, disumano. Con questo divieto offende i tanti cattolici omosessuali che ci sono. Voglio incontrarlo e voglio che mi spieghi, guardandomi negli occhi, perché vuole vietare una veglia il cui fine è, tra le altre cose, ricordare chi è morto per colpa dell&#8217;omofobia. Non voglio credere che le gerarchie ecclesiastiche si siano ridotte a questo. Perché non pensano al vero messaggio di Gesù e del Vangelo?&#8221;. Duro anche il commento di Arcigay, che, naturalmente, aveva incoraggiato e supportato questo momento di preghiera: &#8220;Siamo stupiti e addolorati. E&#8217; un veto che cancella la sofferenza di vittime inermi, di quegli stessi deboli che il Cardinale e la Chiesa si dicono votati a difendere senza distinzioni. La proibizione è anche un atto di aggressività, nella sua complicità a coloro che diffondono omofobia e odio&#8221;, afferma Daniela Tomassino presidente di Arcigay Palermo e portavoce del Palermo Pride. &#8220;Vietare una preghiera per le vittime dell&#8217;omofobia è solo l&#8217;ultimo degli insulti che le gerarchie rivolgono a gay, lesbiche e trans italiane&#8221;, attacca Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, che dice: &#8220;La Chiesa con quest&#8217;atto che vorrebbe mettere a tacere le vittime di un orrore quotidiano mostra, ancora una volta, di essere complice e grande sponsor dell&#8217;avversione alla dignità di milioni di persone&#8221;.</p>
<p>Il gruppo Ali D&#8217;Aquila ha comunque deciso che, d&#8217;intesa con gli altri movimenti che hanno aderito all&#8217;iniziativa, terrà comunque la veglia, presumibilmente di fronte alla chiesa, alle 21 dello stesso giorno: &#8220;Continueremo a pregare, anche davanti a porte che ci vengono chiuse&#8221;.</p>
<p>da Repubblica 06 maggio 2011</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/07/santi-tutti/">SANTI TUTTI</a></p>
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		<title>CREDENZE E AGGRESSIONI</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 22:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Una grande città europea: uno studente ventiduenne molto carino e piuttosto effeminato conversa al tavolo di un bar con due ragazze. Il gruppetto non si avvede di essere diventato oggetto di attenzione da parte di tre coetanei “machi”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/01/credenze-e-aggressioni/">CREDENZE E AGGRESSIONI</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Una grande città europea: uno studente ventiduenne molto carino e piuttosto effeminato conversa al tavolo di un bar con due ragazze. Il gruppetto non si avvede di essere diventato oggetto di attenzione da parte di tre coetanei “machi”. Cominciano a piovere insulti omofobi pesantissimi. Non reagiscono. I veri maschi si avvicinano facendosi più minacciosi. Il ragazzo si alza, seguito dalle amiche, e tenta di allontanarsi. Viene inseguito e di nuovo insultato. Si ferma, coraggiosamente cerca di reagire, e qui i veri maschi lo aggrediscono fisicamente, ferendolo al padiglione auricolare sinistro con un frammento di vetro. Se il taglio fosse stato inferto pochi centimetri più in basso, all&#8217;arteria, avrebbe rischiato la vita.<br />
La città: Roma; il quartiere: Trastevere. La sera: il 28 dicembre scorso.<br />
La stessa aggressione a Barcellona, Berlino o Parigi comporterebbe l’aggravante della motivazione omofoba. In Italia no. Perché il Parlamento italiano &#8211; sobillato da coloro che credono, o fingono di credere, nell’ordine del creato &#8211; nel 2009 ha bocciato la proposta di legge Concia.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/01/credenze-e-aggressioni/">CREDENZE E AGGRESSIONI</a></p>
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		<title>Omofobia, identità e omosessualità</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/23/omofobia-identita-e-omosessualita/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/23/omofobia-identita-e-omosessualita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 07:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Domenico Lombardini]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>“La rinuncia accresce l’intolleranza”</em></p>
<p style="text-align: right;">Freud, <em>Il disagio della civiltà</em></p>
<p style="text-align: left;">di <strong>Domenico Lombardini</strong></p>
<p>L’Italia non possiede un registro pubblico dei reati “omofobici”, siano questi di natura discriminatoria (ad esempio, nel mondo del lavoro) o propriamente violenta e intimidatoria. Per contro, gran parte dei paesi europei, come Bulgaria, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Romania, Slovenia ma sopratutto Regno Unito e Finlandia hanno una qualche forma di raccolta dati del genere<a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftn1">[1]</a>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/23/omofobia-identita-e-omosessualita/">Omofobia, identità e omosessualità</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>“La rinuncia accresce l’intolleranza”</em></p>
<p style="text-align: right;">Freud, <em>Il disagio della civiltà</em></p>
<p style="text-align: left;">di <strong>Domenico Lombardini</strong></p>
<p>L’Italia non possiede un registro pubblico dei reati “omofobici”, siano questi di natura discriminatoria (ad esempio, nel mondo del lavoro) o propriamente violenta e intimidatoria. Per contro, gran parte dei paesi europei, come Bulgaria, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Romania, Slovenia ma sopratutto Regno Unito e Finlandia hanno una qualche forma di raccolta dati del genere<a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftn1">[1]</a>. Gli Stati Uniti con un atto legislativo (<em>Hate Crime Statistics Act<a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftn2"><strong>[2]</strong></a></em>, 1990) hanno incluso tra i crimini violenti perpetrati su base pregiudiziale anche quelli di matrice omofoba. È interessante notare che l’Italia condivide questa inadempienza o, se vogliamo, trascuratezza con Cipro, Grecia, Portogallo e Spagna (<em>ibid. </em>pag. 22), tutti paesi mediterranei in cui storicamente la presenza della religione cristiana, ortodossa o cattolica, ha plasmato i destini nazionali politici, culturali e sociali in maniera assai profonda.</p>
<p>Il pregiudizio negativo nei confronti degli omosessuali in Italia è diffuso, secondo alcuni studi, non soltanto tra i comuni cittadini ma anche, ciò che è ancora più grave, tra gli stessi psicoterapeuti, specie quelli ad indirizzo freudiano<a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftn3">[3]</a>, i quali hanno a che fare con questo tipo di pazienti ogni giorno. Ci si deve chiedere quindi quali siano i fattori sociali e psicologici che predispongono gli individui, siano questi singoli o gruppi di soggetti, a sviluppare un atteggiamento spontaneamente negativo nei confronti dell&#8217;omosessualità.<br />
<span id="more-37273"></span></p>
<p>Le scienze psicologiche e sociali già ci avvertono della significativa correlazione fra omofobia e autoritarismo<a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftn4">[4]</a>, quasi fosse che, in certi soggetti, la normale aderenza alle regole della società (che pretendono dall’individuo, seguendo Freud<a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftn5">[5]</a>, la soppressione di una certa quota di soddisfacimento pulsionale) e la continuità con il passato attraverso i legami sessuali, siano vissute in una maniera particolarmente problematica. A questo riguardo, uno studio del 1999 di Pietrantoni, studiando l’atteggiamento di giovani nei confronti dell’omosessualità, ha proposto che tale atteggiamento assume la funzione di espressione di valori, ovvero è un modo per manifestare le proprie credenze morali e sociali, ipotizzando che le “ansie omofobiche” siano di natura identificatoria. Questo indurrebbe lo sviluppo di una bassa tolleranza per l&#8217;ambiguità, un&#8217;elevata rigidità cognitiva e un&#8217;accettazione pedissequa dell&#8217;autorità a scapito delle libertà individuali.</p>
<p>Un altro studio di Stefano Carta<a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftn6">[6]</a> ha proposto che un&#8217;affinità omosessuale conflittualizzata è correlata <em>negativamente</em> con un senso positivo del sé fisico, morale e personale, e con una definizione precisa della propria individualità.</p>
<p>Uno studio più recente di Vittorio Lingiardi<a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftn7">[7]</a> del dipartimento di psicologia dinamica e clinica dell’università La Sapienza di Roma ha cercato di delineare in modo preliminare l’atteggiamento nei confronti dell’omosessualità nella società italiana. Lo studio coinvolgeva due campioni differenti sia per estrazione sociale che di gruppo e anche per origine geografica: 100 officiali dell’accademia navale di Livorno e 100 studenti maschi dell’università La Sapienza di Roma. I militari provenivano in maggioranza dal centro-sud d’Italia, contrariamente agli studenti, in gran parte dal settentrione. I due gruppi erano omogenei in termini d’età (in media circa 27 anni). È stato selezionato un altro gruppo di altri 100 studenti per valutare l’eventuale diversa disposizione di uomini e donne nei confronti dell’omosessualità. Lo studio correlava le caratteristiche di personalità, il coinvolgimento più o meno profondo con la religione, il genere sessuale e le simpatie politiche, con l&#8217;eventuale omofobia manifestata dai soggetti.</p>
<p>Ne viene fuori che, rispetto agli studenti, i militari, oltre ad avere avuto una maggiore educazione religiosa (79%, rispetto agli studenti 47%), avevano una peggiore disposizione nei confronti degli omosessuali. Un&#8217;altra differenza fra i due gruppi si rilevava a livello delle simpatie politiche, con gli studenti che erano più “progressisti” (30%) rispetto ai militari (11%).</p>
<p>È interessante notare che l’adesione alla vita religiosa di questi soggetti era soprattutto per i suoi aspetti esteriori, deteriori e formali riconducibili più a un&#8217;<em>affermazione identitaria </em>che a un coinvolgimento profondo con le proposte del cattolicesimo.</p>
<p>Ciò che è più interessante, in media veniva maggiormente avversata la rivendicazione, da parte degli omosessuali, dei diritti civili da cui ancora oggi in Italia vengono esclusi. I dati più interessanti sono quelli che correlavano le caratteristiche di personalità con un’eventuale disposizione omofoba. Una maggiore instabilità emotiva predispone, secondo lo studio, a una peggiore disposizione nei confronti degli omosessuali. Sono “più a rischio di omofobia”, le persone più apprensive e insicure e quelle con un forte senso del dovere, una maggiore paura della disapprovazione altrui e una peggiore autostima. Inoltre, hanno attitudini più omofobiche i soggetti meno dominanti, più conformisti, più facilmente influenzabili e quelli con una mentalità maggiormente conservatrice e reazionaria. In ultimo, tra gli studenti sono gli uomini rispetto alle donne ad avere un rapporto peggiore con l&#8217;omosessualità, sia che si declini questa al femminile che al maschile, e in media conoscere o frequentare persone omosessuali conferisce una migliore disposizione generale nei confronti dell’omosessualità.</p>
<hr size="1" /><a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftnref1">[1]</a> Hate Crime. Papers from the 2006 and 2007 Stockholm Criminology Symposiums. Scaricabile in http://www.middlebury.edu/media/view/147451/original/Hate_Crime.pdf#page=16</p>
<p><a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftnref2">[2]</a> http://www.adl.org/99hatecrime/federal.asp</p>
<p><a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftnref3">[3]</a> Capozzi, P., &amp; Lingiardi, V. (2003). Happy Italy? The Mediterranean experience of homosexuality, psychoanalysis, and the mental health professions. Journal of Gay &amp; Lesbian Psychotherapy, 7(1/2), 93–116.</p>
<p><a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftnref4">[4]</a> Ad esempio, vedere Herek, G. M. (1993). The context of antigay violence: Notes on cultural and psychological heterosexism. In L. D. Garnets &amp; D. C. Kimmel (Eds.), Psychological perspective on lesbian and gay male experience (pp. 89–107).New York: Columbia University Press.</p>
<p><a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftnref5">[5]</a> Il disagio della civiltà. S. Freud, Bollati Boringhieri, 1985</p>
<p><a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftnref6">[6]</a> http://siba-ese.unile.it/index.php/psychofenia/article/view/3593/2988</p>
<p><a href="file:///C:/Users/Camilla/Downloads/testo%20Lombardini%20Domenico.doc#_ftnref7">[7]</a> The Evaluation of Homophobia in an Italian Sample.Vittorio Lingiardi, Simona Falanga and Anthony R. D’Augelli.Volume 34, Number 1, 81-93</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/23/omofobia-identita-e-omosessualita/">Omofobia, identità e omosessualità</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>YOU ARE NOT ALONE</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 03:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>L’acceso dibattito sull’alto numero di suicidi tra gli adolescenti gay negli Stati Uniti, da noi testimoniato su Nazione Indiana in due recenti post</p>
<p><a href=" http://www.nazioneindiana.com/2010/10/14/trevor/" target="_blank"><strong>TREVOR</strong></a><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/19/suicidi-di-adolescenti-gay/" target="_blank"><strong>SUICIDI DI ADOLESCENTI GAY</strong></a></p>
<p>ha indotto il Presidente Obama a un intervento davvero significativo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/27/you-are-not-alone/">YOU ARE NOT ALONE</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>L’acceso dibattito sull’alto numero di suicidi tra gli adolescenti gay negli Stati Uniti, da noi testimoniato su Nazione Indiana in due recenti post</p>
<p><a href=" http://www.nazioneindiana.com/2010/10/14/trevor/" target="_blank"><strong>TREVOR</strong></a><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/19/suicidi-di-adolescenti-gay/" target="_blank"><strong>SUICIDI DI ADOLESCENTI GAY</strong></a></p>
<p>ha indotto il Presidente Obama a un intervento davvero significativo. Quale siderale distanza rispetto alla totale insensibilità dei nostri politicanti su questi temi (con l’eccezione di Paola Concia). Siamo grati a Repubblica tv di permetterci di divulgarne il video:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=10,0,0,0" width="450" height="300"><param name="movie" value="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf"></param><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param value="bgColor=black&#038;autostart=false&#038;keyT=&#038;key=&#038;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&#038;file=repubblicatv/file/2010/10/obama221010.mp4&#038;repeat=false&#038;logo=0&#038;strip=0&#038;nielsenBrand=repubblicatv_&#038;brand=brand_repubblicaradio&#038;dState=normal&#038;scaleMethod=fit&#038;rel=false&#038;fsType=fl&#038;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&#038;videoTitle=Obama: Scioccato per i suicidi tra adolescenti gay&#038;streamURL=http://tv.repubblica.it/copertina/obama-scioccato-per-i-suicidi-tra-adolescenti-gay/55216?video=&amp;ref=HREC2-2&#038;nielsenBrand=repubblicatv_&#038;pub=mondo###" name="flashvars"><embed src="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf" allowScriptAccess="always"  type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="450" height="300" flashvars="bgColor=black&#038;autostart=false&#038;keyT=&#038;key=&#038;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&#038;file=repubblicatv/file/2010/10/obama221010.mp4&#038;repeat=false&#038;logo=0&#038;strip=0&#038;nielsenBrand=repubblicatv_&#038;brand=brand_repubblicaradio&#038;dState=normal&#038;scaleMethod=fit&#038;rel=false&#038;fsType=fl&#038;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&#038;videoTitle=Obama: Scioccato per i suicidi tra adolescenti gay&#038;streamURL=http://tv.repubblica.it/copertina/obama-scioccato-per-i-suicidi-tra-adolescenti-gay/55216?video=&amp;ref=HREC2-2&#038;nielsenBrand=repubblicatv_&#038;pub=mondo###"></embed></param></object></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/27/you-are-not-alone/">YOU ARE NOT ALONE</a></p>
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		<title>TREVOR</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 06:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Franco Buffoni<br />
&#8220;Trevor&#8221; è un semplice, intenso e intelligente cortometraggio statunitense su adolescenza e diversità. Dura 16 minuti. La presentazione della durata di 4 minuti è di Ellen DeGeneres nel contesto del &#8220;Ellen DeGeneres Show&#8221;. Buona visione.</p>
<p></p>
<p>da <a href="http://ellen.warnerbros.com/2010/10/watch_the_short_film_trevor_1008.php" target="_blank"><strong>http://ellen.warnerbros.com</strong></a></p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/14/trevor/">TREVOR</a></p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni<br />
&#8220;Trevor&#8221; è un semplice, intenso e intelligente cortometraggio statunitense su adolescenza e diversità. Dura 16 minuti. La presentazione della durata di 4 minuti è di Ellen DeGeneres nel contesto del &#8220;Ellen DeGeneres Show&#8221;. Buona visione.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/sflash.cab#version=9,0,0,0" width="450" height="297" id="embed" align="middle" ><param name="allowScriptAccess" value="always"/><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="movie" value="http://wbads.vo.llnwd.net/o25/u/telepixtv/ellen/us/video/player/embed.swf"/><param name="flashVars" value="mediaKey=f425894a-9fa0-4198-be87-2b6cca10f8b4&#038;image=http://wbads.vo.llnwd.net/o25/u/telepixtv/ellen/us/video/2010-10/08/100810_trevor_still.jpg&#038;origin=embed"/><param name="quality" value="high"/><param name="bgcolor" value="#ffffff"/><embed src="http://wbads.vo.llnwd.net/o25/u/telepixtv/ellen/us/video/player/embed.swf" flashVars="mediaKey=f425894a-9fa0-4198-be87-2b6cca10f8b4&#038;image=http://wbads.vo.llnwd.net/o25/u/telepixtv/ellen/us/video/2010-10/08/100810_trevor_still.jpg&#038;origin=embed" width="450" height="297" name="embed" align="middle" allowScriptAccess="always" allowFullScreen="true" type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer"></embed></object></p>
<p>da <a href="http://ellen.warnerbros.com/2010/10/watch_the_short_film_trevor_1008.php" target="_blank"><strong>http://ellen.warnerbros.com</strong></a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/14/trevor/">TREVOR</a></p>
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		<title>VIOLENZA OMOFOBA</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 19:48:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Lo scorso fine settimana, mentre erano in corso i festeggiamenti per la festa della birra a Pignataro, presso Cassino, due trentenni inglesi sono stati accerchiati da un gruppo di ragazzi e picchiati selvaggiamente. La coppia, regolarmente sposata in Gran Bretagna, era in vacanza nel frusinate perché uno dei due è originario della zona.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/21/violenza-omofoba/">VIOLENZA OMOFOBA</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Lo scorso fine settimana, mentre erano in corso i festeggiamenti per la festa della birra a Pignataro, presso Cassino, due trentenni inglesi sono stati accerchiati da un gruppo di ragazzi e picchiati selvaggiamente. La coppia, regolarmente sposata in Gran Bretagna, era in vacanza nel frusinate perché uno dei due è originario della zona. I due uomini si stavano baciando su una panchina quando sono stati oggetto prima di invettive e poi di violenza. Gli aggressori, dopo aver rotto il setto nasale ad uno e colpito al capo l’altro, hanno fatto perdere le proprie tracce. I due coniugi, dimessi dall’ospedale, hanno subito fatto rientro in Inghilterra.<span id="more-36694"></span><br />
Questo ennesimo episodio di violenza ci induce nuovamente a richiedere il riconoscimento pubblico, giuridico, per le coppie omosessuali. Mentre il parlamento italiano, nell’ottobre 2009 non si è dimostrato disposto nemmeno a difendere i cittadini fatti oggetto di violenza fisica. Con la bocciatura della proposta di legge Concia contro omofobia e transfobia venne scritta una pagina tristissima della nostra democrazia. Un parlamento sempre più delegittimato e distante dai problemi dei cittadini &#8211; un parlamento di nominati pronti a vendersi &#8211; decise di tapparsi occhi e orecchie di fronte alla crescente violenza contro omosessuali e transessuali, riesumando il vergognoso paragone dell’omosessualità alla pedofilia, all’incesto e alla zoofilia.<br />
Non stupisce che un Parlamento sostanzialmente omofobo, nel discutere tale proposta di legge, abbia parlato di “privilegi” e di legge “contro la libertà di pensiero”: ovviamente dei clericali e dei loro preti, che potrebbero divenire oggetto di sanzione per gli anatemi che pronunciano.<br />
Mi limito al riguardo a ricordare la direttiva approvata dal parlamento europeo il 26 aprile 2007 che &#8211; riprendendo l’art. 13 del trattato di Amsterdam, disatteso dall’Italia &#8211; ribadisce l’invito agli stati membri “a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso”, condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.<br />
Tornando alla bocciatura della proposta di legge Concia, quel che davvero risulta inaccettabile è l’utilizzo dello stratagemma della pregiudiziale di costituzionalità, che spinge sempre più ai margini della cittadinanza il 10% dei cittadini. Il Parlamento italiano si è fatto così sostanzialmente istigatore di violenza e di odio e porta il peso della responsabilità dell’evidente imbarbarimento culturale di cui gli omosessuali sono vittime. Violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare l’una e giustificare allo stesso tempo l’altra.<br />
E’ importante anche fare chiarezza su un altro punto della proposta di legge respinta, concernente l’orientamento sessuale. Una legge che preveda aggravanti sulla base di questa motivazione non introdurrebbe elementi di discriminazione in base al soggetto che subisce violenza, ma in base al movente di chi commette il reato. È scandaloso che alcuni parlamentari e giornalisti (tra gli altri Buttiglione, Volontè, Storace, Renato Farina del Giornale) abbiano cercato di fare bieca speculazione su questo punto.<br />
Nessuna discriminazione verrebbe introdotta ma una norma di responsabilità che, come già accade da anni per violenze motivate da odio razziale o religioso (legge Mancino, 1993), riconosca la realtà della violenza motivata da odio omofobo e transofobo. Una norma di civiltà elementare presente ormai nella legislazione di tutti gli stati moderni, avanzati e civili.</p>
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		<title>PRIDE</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 11:42:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Di Franco Buffoni</p>
<p>Perché è necessario coniugare la riflessione sull’omosessualità a quelle sulla laicità e sulla diffusione della cultura scientifica? L’obiettivo è l’affrancamento dal retaggio abramitico. Quel retaggio in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/06/pride/">PRIDE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di Franco Buffoni</p>
<p>Perché è necessario coniugare la riflessione sull’omosessualità a quelle sulla laicità e sulla diffusione della cultura scientifica? L’obiettivo è l’affrancamento dal retaggio abramitico. Quel retaggio in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”. Con conseguente fioritura del pregiudizio anti-omosessuale (praticamente assente nel mondo greco-latino) e descrizione degli omosessuali come coloro che ostacolano la “volontà divina”.<br />
Questo assunto &#8211; che ho cercato di sciogliere in alcuni post apparsi su Nazione Indiana negli ultimi due anni &#8211; e che in tempi brevi spero di riuscire a tradurre in volume, mi è parso ancor più necessario lo scorso 3 luglio. Mentre nella ormai completamente laicizzata Londra un milione di persone sfilava in festa commemorando il primo Gay Pride di quarant’anni fa, a Roma alcune  migliaia di persone erano costrette a sfilare accanto a uno striscione affisso da una associazione cattolica &#8211; fortemente protetta dalle gerarchie vaticane e sovvenzionata coi proventi dell’8 per mille &#8211; che definiva i diritti civili reclamati dagli omosessuali come “diritti alla perversione”.<br />
Nulla di nuovo, mi si può replicare. Gli autori dello striscione sono in linea col Parlamento italiano che boccia la proposta di legge Concia contro l’omofobia e disattende sistematicamente l’art. 13 del Trattato di Amsterdam che condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”. Ovvio che &#8211; se l’Italia si comportasse da paese civile e la legge contro l’omofobia fosse approvata &#8211; gli appartenenti a tali organizzazioni e i loro ispiratori e mandanti diretti e indiretti sarebbero immediatamente passibili di sanzioni.<span id="more-36041"></span><br />
Intanto proseguono, senza più fare notizia, le quotidiane aggressioni verbali e fisiche a cittadini omosessuali che hanno la sola colpa di essere, di esistere… A meno che &#8211; E QUESTA E’ LA VERA RAGIONE PER CUI PUBBLICO QUESTO POST &#8211; non si comportino come i signori autori dello striscione e i loro mandanti desiderano. E cioè, leggiamo nel comunicato successivo allo striscione: “Come quegli omosessuali onesti che vivono la propria condizione con disagio”.<br />
E’ palese che siamo di fronte a un passo avanti: anche i signori dello striscione sono approdati ormai al più recente catechismo della chiesa cattolica: gli omosessuali esistono, ma devono vivere la loro condizione con disagio.<br />
Poiché sappiamo bene da chi i parlamentari italiani siano ispirati quando si tratta di diritti civili, non nutriamo speranze per questa legislatura. Ma sappiamo anche quanto sensibile ai sondaggi sia chi attualmente – di quei nominati – detiene la quota di maggioranza. Il tappo dell’ipocrisia nei confronti dell’omosessualità sta per saltare. Si avvicina il momento in cui l’Italia potrà allinearsi a Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna, piuttosto che a Cipro, Malta, Lituania e San Marino. I conti con i signori dello striscione e i loro mandanti sono aperti.</p>
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		<title>17 maggio Giornata mondiale contro l&#8217;omofobia</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 18:28:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di Francesco Gnerre</p>
<p>Perché in Italia è più difficile che altrove l’affermazione della centralità politica e culturale dei diritti dei gay e della lotta all’omofobia? Esiste una responsabilità anche della cultura, in Italia più refrattaria che in altri paesi, ad affrontare questi temi?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/17/17-maggio-giornata-mondiale-contro-lomofobia/">17 maggio Giornata mondiale contro l&#8217;omofobia</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco Gnerre</p>
<p>Perché in Italia è più difficile che altrove l’affermazione della centralità politica e culturale dei diritti dei gay e della lotta all’omofobia? Esiste una responsabilità anche della cultura, in Italia più refrattaria che in altri paesi, ad affrontare questi temi? Un breve excursus sulle censure, le autocensure e i mascheramenti che, negando anche la parola, hanno reso difficile l’elaborazione di una cultura gay, e marginale un tema così importante per la democrazia di un paese.</p>
<p>Tra i motivi che fanno dell’Italia uno dei paesi più omofobi d’Europa e uno dei più arretrati in fatto di diritti civili c’è da considerare la responsabilità della cultura che ha la tendenza ad avallare l’atteggiamento ipocrita della separazione tra le parole e le cose, l’abitudine a mascherare ciò che non è conforme alla cultura dominante. Così in Italia si possono avere più famiglie e battersi pubblicamente per l’indissolubilità del matrimonio, si possono avere amanti di ogni orientamento sessuale e proclamare pubblicamente di essere turbati dalla presenza di omosessuali e contrari alle unioni tra persone dello stesso sesso. Insomma la realtà conta poco, quello che conta è la rappresentazione.<span id="more-34616"></span><br />
Questo aspetto della cultura nazionale ha origini antiche e risale per lo meno alla controriforma cattolica. Scriveva Paolo Sarpi ad un suo amico francese nel 1609: “una maschera sono costretto a portare, per quanto nessuno possa farne a meno, se vive in Italia”. La maschera di cui parla Paolo Sarpi non serviva a coprire comportamenti sessuali, ma atteggiamenti politici e ideologici non conformi al potere allora dominante, ma l’immagine testimonia bene una forma mentis tutta italiana che ai tempi di Paolo Sarpi poteva essere una necessità, ma che poi è diventata distintiva del carattere nazionale.<br />
Questa maschera che interessa tanti aspetti della vita, è ovviamente ancora più evidente in tutto ciò che riguarda la sessualità e in particolare l’omosessualità. Su questi temi c’è stata sempre in Italia una acquiescenza alla cultura dominante pubblicamente sessuofobica e omofobica e gli intellettuali hanno sempre sottovalutato la questione omosessuale o l’hanno vista come un problema circoscritto ai soli omosessuali e non, come in altri paesi civili &#8211; almeno da quando l’omosessualità è stata derubricata dalle malattie o dalle anomalie psichiche &#8211; come un problema di democrazia. Gli stessi omosessuali hanno preferito, e spesso preferiscono ancora, continuare a tenere la maschera e il silenzio ha funzionato sempre come la più efficace forma di repressione.<br />
Tra la metà del diciannovesimo secolo e gli anni dei movimenti di liberazione del Novecento, nel periodo della medicalizzazione dell’omosessualità e dell’emergere in varie forme del tema anche nella letteratura, l’interdizione e la paura hanno interessato certamente anche altri paesi europei e si è diffuso tra gli intellettuali quello che la studiosa Eve Kosofsky Sedgwick ha definito Homosexual Panic.<br />
Altrove però ci sono stati anche, per fare solo qualche nome, André Gide, Jean Cocteau, Thomas Mann, Marcel Proust o ancora James Baldwin, Christopher Isherwood, Gore Vidal e tanti altri. Perfino gli scandali legati all’omosessualità hanno favorito l’emergere della questione. Si pensi al processo per sodomia a Oscar Wilde in Gran Bretagna, alla coppia Verlaine &#8211; Rimbaud in Francia o agli scandali che coinvolsero tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento l’industriale tedesco Heinrich Krupp o a quelli che videro protagonisti il principe Philipp Zu Eulenburg e il conte Kuno von Moltke con vicende che fecero tremare gli ambienti vicini al kaiser Guglielmo II.<br />
In Italia niente di tutto questo. Pur essendo la meta del turismo gay di mezza Europa, l’Italia non ha conosciuto, fino alla morte di Pasolini &#8211; quindi un secolo dopo &#8211; nemmeno gli scandali. L’interdizione anche della parola è stata totale, tanto che quando alcuni scrittori hanno provato a rappresentare aspetti legati all’omosessualità sono stati costretti a ricorrere a eufemismi più o meno fantasiosi. Giorgio Bassani scrive che il dottor Fadigati, il protagonista de “Gli occhiali d’oro”, era ‘così’, era di ‘quelli’, i personaggi omosessuali di Natalia Ginzburg sono degli ‘eccentrici’, Vasco Pratolini in “Il Quartiere” parla di un non meglio precisato ‘vizio’ o di ‘natura corrotta’, Alberto Moravia a proposito del protagonista de “Il conformista” parla di ‘anormalità’ e in “Agostino” l’omosessuale adulto, Saro, è il pervertito libidinoso; dell’altro, più giovane, si dice semplicemente che ‘va’ con Saro. E gli scrittori più coinvolti personalmente, da Palazzeschi a Saba a Comisso e a tanti altri, hanno dovuto escogitare strategie di mascheramenti o sono stati costretti a confrontarsi con censure e autocensure molto più coercitive che in altri paesi.<br />
Lo stesso Pasolini che non ha mai avuto dubbi sulla sua omosessualità, quando negli anni Quaranta del Novecento si decide a confessare in una drammatica lettera la sua omosessualità ad una donna che è innamorata di lui, parla di vita “ferocemente privata, intima, la cui inconfessabilità mi aveva fatto comportare con te in modo tanto poco virile e onesto”, aggiunge di voler finalmente “essere esplicito”, ma la parola omosessualità rimane difficile da pronunciare e per dirlo deve ricorrere a lunghe e faticose perifrasi.<br />
L’Homosexual Panic in Italia è così molto più forte e rimane pressoché inalterato anche quando negli anni Settanta del Novecento altrove comincia il processo di superamento della paura e si fa strada l’idea di una cultura rivendicativa anche attraverso la scrittura letteraria che dà origine alla cosiddetta letteratura gay, un concetto che in Italia non ha mai avuto molta fortuna. Quando nel 1975 muore assassinato Pier Paolo Pasolini, il suo amico Alberto Moravia scrive: “chi era, che cercava Pasolini? In principio, c’è stata, perché non ammetterlo? L’omosessualità, intesa però alla stessa maniera dell’eterosessualità, come rapporto con il reale, come il filo di Arianna nel labirinto della vita”. Che intendeva dire lo scrittore? Che gli omosessuali che non sono Pasolini non hanno alcun rapporto con la realtà?<br />
Negli anni Settanta, il nascente movimento di liberazione omosessuale in Italia si deve confrontare così con una situazione molto più difficile che altrove, col muro di gomma di una cultura refrattaria e con diffidenze inimmaginabili in altri paesi, dove paradossalmente l’esistenza di una legislazione discriminatoria favorisce l’aggregazione e la conseguente nascita di una comunità gay che, accanto a iniziative strettamente politiche, promuove un nuovo immaginario legato alla sessualità e all’omosessualità anche attraverso la letteratura e promuove un coinvolgimento culturale generale che a poco a poco contribuisce a creare un clima favorevole alle istanze di emancipazione.<br />
In Italia i pochi libri che rappresentano l’omosessualità in maniera nuova rispetto allo stereotipo pre-Stonewall del malato da commiserare o del corruttore nascono all’interno dell’esiguo movimento di liberazione, rimangono clandestini e non entrano nel circuito letterario ufficiale. Nemmeno il più importante di questi libri, “Elementi di critica omosessuale” di Mario Mieli, un saggio che è anche un interessante testo letterario per l’inedito accostamento del linguaggio accademico con modalità espressive “gaie” e provocatorie, riesce a intaccare la totale refrattarietà della cultura ufficiale. Un’edizione ridotta degli Elementi, tradotta in inglese, è studiata e apprezzata fino a diventare un testo di riferimento per gli studi successivi della queer theory, ma in Italia Mario Mieli rimane un nome noto solo all’interno del movimento d liberazione omosessuale.<br />
Le nuove istanze di libertà di quegli anni in Italia arrivano come attutite e guardate con sospetto. Si pubblica qualche libro rimasto per decenni ben conservato nell’ombra di qualche biblioteca come “I Neoplatonici” di Luigi Settembrini o nei cassetti degli scrittori come “Ernesto” di Umberto Saba, o già pubblicati all’estero come “Fabrizio Lupo” di Carlo Coccioli, ma né “I Neoplatonici”, ambientato nell’antica Grecia e che l’autore presenta come traduzione dal greco, né Ernesto, che rappresenta l’educazione sentimentale e sessuale di un ragazzo alla fine dell’Ottocento a Trieste, né le elucubrazioni religiose di Coccioli rappresentano la nuova realtà gay. Si resta così, nonostante la novità di questi libri, nell’ambito dell’eccezionale e dello straordinario, in realtà lontane e particolari, che poco hanno a che vedere con il vissuto dei gay come si viene delineando in quegli anni. Anche l’accoglienza che questi libri ricevono è una prova ulteriore della reticenza, dell’imbarazzo dell’establishement culturale.<br />
Se si consultano le recensioni apparse sulla stampa colpiscono i tentativi di tenere fuori questi libri dal vissuto omosessuale degli autori e dalla drammatica esperienza di repressione e si cerca di collocarli in un’aria rarefatta di “grazia” e di “classicità”.<br />
Perfino uno scrittore più giovane e più immerso nella realtà gay come Pier Vittorio Tondelli, che rappresenta tutti i fermenti del movimento di liberazione omosessuale, quando tocca con mano che per essere in Italia uno scrittore di successo deve rassegnarsi a tenere un profilo basso, si adegua e fa di tutto per evitare la cosiddetta “ghettizzazione”.<br />
Il suo esempio è seguito dalla maggior parte degli scrittori che sono venuti dopo che esprimono spesso fastidio di fronte a qualsiasi forma di “militanza”, rinunciando in questo modo a farsi portavoce di reali istanze di liberazione.<br />
Un libro francese, recentemente tradotto in Italia, curato da Jean Le Bitoux, uno dei fondatori del Fhar (Fronte omosessuale di azione rivoluzionaria) nel 1971, giornalista e militante, raccoglie una serie di interviste degli anni Settanta e Ottanta sul tema della liberazione gay a personaggi della cultura come Jean Paul Sartre, Michel Foucault, Daniel Guerin. In Italia in quegli anni gli intellettuali gay o fingevano di non esserlo o stavano ben attenti a non lasciarsi sfiorare dalle istanze del movimento per paura di “ghettizzarsi” e quelli non gay o scrivevano ermetici sillogismi alla Moravia o parlavano, ancora in anni più vicini a noi, del “dramma dell’omosessualità”, come certi interventi a dir poco scandalosi sulle pagine culturali di La Repubblica di Cesare Garboli che molti ricordano.<br />
Leggendo oggi le interviste di Le Bitoux che in quegli anni promuovevano dibattiti culturali di portata generale, si capisce bene attraverso quale percorso si è arrivati all’affermazione culturale e legale dei diritti glbt in Francia, mentre in Italia si tratta di discorsi di là da venire.<br />
E così altrove, dove c’è stata una reale trasformazione culturale, essere omosessuale comincia veramente a non avere più alcuna rilevanza e si può essere omosessuale e primo ministro come in Islanda, omosessuale e sindaco di una grande città come a Parigi o a Berlino, omosessuale e vice cancelliere come in Germania, senza scandalo alcuno.<br />
In Italia essere omosessuale è considerata ancora una caratteristica che è meglio non far emergere troppo (per una forma di omofobia interiorizzata, per non inimicarsi qualche amico cardinale o per paura di pregiudicare la propria carriera), o addirittura un’infamia da nascondere come dimostrano il “caso Marrazzo” e il “caso Boffo” che hanno appassionato in maniera volgare la stampa italiana tra la fine del 2009 e gli inizi del 2010 senza che né gli interessati, né i loro amici intellettuali abbiano avuto il coraggio di far cadere finalmente la maschera dell’ipocrisia.</p>
<p>Riferimenti bibliografici<br />
G.Benzoni “Gli affanni della cultura. Intellettuali e potere nell’Italia della Controriforma e barocca” (Feltrinelli, Milano 1978)<br />
E. K.Sedgwick “Epistemology of the Closet” (University of California Press, Berkeley and Los Angeles, U.S.A. 1990)<br />
P.P.Pasolini “Lettere 1940-1954″ (Einaudi, Torino 1986)<br />
F.Gnerre “L’eroe negato. Omosessualità e letteratura nel Novecento italiano” (Baldini &amp; Castoldi, Milano 2000)<br />
F.Gnerre e G.P.Leonardi “Noi e gli altri. Riflessioni sullo scrivere gay” (Il dito e la luna, Milano 2007)<br />
J.Le Bitoux “Sulla questione gay. Sartre, Foucault e gli attivisti del Fhar in dieci interviste” (Il Saggiatore, Milano 2009)</p>
<p>Fonte: Napoligaypress.it  17 maggio 2010</p>
<p>SCRITTORI CONTRO L&#8217;OMOFOBIA è un progetto editoriale curato da Massimiliano Palmese, che raccoglie saggi e racconti sulla difficile situazione italiana, frutto di vecchi pregiudizi e del vuoto legislativo. Tra i saggisti aderiscono Bolognini, Buffoni, Dall’Orto, Giartosio, Lalli, Quaranta, Romano, mentre tra i narratori Arena, B. Bianchi, Carrino, Insy Lohan, Vaccarello. Il volume uscirà in autunno.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/17/17-maggio-giornata-mondiale-contro-lomofobia/">17 maggio Giornata mondiale contro l&#8217;omofobia</a></p>
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		<title>MERRY CHRISTMAS</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>1. In questi giorni di persino – se possibile – maggiore presenza pretesca sulle reti generaliste, perché non dare rilievo all’alto spirito caritativo che ha mosso l’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra a chiedere con veemenza al presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani di NON estendere anche alle coppie di fatto &#8211; debitamente registrate in comune – i diritti e i benefici del welfare?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/23/merry-christmas/">MERRY CHRISTMAS</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>1. In questi giorni di persino – se possibile – maggiore presenza pretesca sulle reti generaliste, perché non dare rilievo all’alto spirito caritativo che ha mosso l’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra a chiedere con veemenza al presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani di NON estendere anche alle coppie di fatto &#8211; debitamente registrate in comune – i diritti e i benefici del welfare?</p>
<p>2. Su proposta del ministro agli affari regionali Raffaele Fitto, il Governo ha impugnato la legge 52/09 della Regione Liguria contro l’omofobia: &#8220;Norme contro le discriminazioni determinate dall&#8217; orientamento sessuale o dall&#8217; identità di genere&#8221;. Motivazione: la legge “eccede dalle competenze regionali perché solo lo stato può decidere in materia di diritti civili”.<br />
Ma quando lo stato non decide &#8211; anzi palesemente disattende l’art. 13 del Trattato di Amsterdam e ignora le direttive del Parlamento europeo, in particolare quella del 26 aprile 2007 che condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali” – e un consiglio regionale, per contro, mostra dignità e autonomia decisionale, non sarebbe il caso almeno di parlarne, facendo circolare la notizia?<span id="more-28083"></span></p>
<p>3. E che dire del caso di Alessandra Bernaroli: &#8220;Per anni &#8211; racconta la 38enne signora bolognese &#8211; ho represso la mia vera natura e, appartenendo a una famiglia cattolica molto severa, mi sono comportata da uomo dedicandomi al culturismo e andando con le ragazze&#8221;. Nel 2005 Bernaroli contrae matrimonio (civile e religioso), poi &#8211; aiutato dall’intelligente compagna &#8211; inizia un percorso che lo porta nel 2009 ad ottenere il riconoscimento legale del cambio di identità. Rottura con la famiglia di origine; persino rafforzato amore con la compagna. I problemi sorgono con la richiesta dello stato di famiglia. Il comune di Bologna stampa un certificato in cui dichiara che la coppia non è più unita in matrimonio ma che convive nella stessa abitazione. Un falso clamoroso perché nessuno dei due coniugi si è mai sognato di chiedere il divorzio.<br />
Il Comune ha motivato questa scelta dicendo che, se avesse rilasciato un certificato attestante l&#8217;unione, avrebbe avallato l&#8217;idea di un matrimonio tra due donne. Ora la questione è in mano ai legali. &#8220;Come possiamo compilare la denuncia dei redditi, visto che l&#8217;appartamento e l’auto sono cointestati e il coniuge risulta a mio carico?&#8221;, chiede Bernaroli. Qualcuno se la sente di parlare semplicemente di amore tra due persone? Magari un prete a Natale?</p>
<p>4. Si pensi a un glabro filippino, di bassa statura, dai lineamenti dolci: una donna non può fare il prete, lui sì. Si pensi a una signora siberiana di alta statura e dai lineamenti pronunciati, persino il pomo d’Adamo le si vede quando parla. Immaginateli vestiti dei paramenti sacerdotali. Chi dei due è più prete, chi maggiormente corrisponde al cliché “virile”? Ciò che conta per i cattolici non è questo. Ciò che conta per i cattolici è come si fa pipì.  Questa ossessione per come si fa pipì continua a obnubilare i cattolici e i loro accoliti leghisti e fascisti.</p>
<p>5. Scriveva Gaetano Salvemini: “Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà ma è la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto né in Italia né in nessun altro paese del mondo. Un clericale non arriverà mai a capire la distinzione fra peccato, quello che lui crede peccato, e delitto, quello che la legge secolare ha il compito di condannare come delitto. Il clericale punisce il peccato come fosse delitto e perdona il delitto come se fosse peccato. Perciò è necessario tener lontano i clericali dai governi dei paesi civili”.</p>
<p>6. Dal tempo di Salvemini &#8211; e con questo il mio pensiero natalizio per i lettori di <em>Nazione Indiana</em> si chiude &#8211; la situazione si è solo incancrenita. Allora almeno c’erano i partiti laici anticlericali, con La Malfa padre, Ernesto Rossi, Malagodi&#8230; Oggi siamo infestati dai clericali atei. La legge sul divorzio del 1974 reca la firma di un  socialista (Fortuna) e di un liberale (Baslini). Sarebbe come se oggi una legge contro l’omofobia portasse la firma di Cicchitto e Quagliariello.</p>
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		<title>Un monito alle vittime dell&#8217;emergenza omofobia</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 07:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Pubblico un estratto della conferenza tenuta da <a href="mailto:lorenzo.bernini@univr.it">Lorenzo Bernini</a> il 5 novembre 2009 presso l’università di Verona, su invito del gruppo studentesco <a href="mailto:eglbtvr@yahoo.it">EGLBT</a> (etero, gay, lesbo, bisex and transgender) corredato da fotografie di <a href="http://www.linapallotta.com">Lina Pallotta</a>. - Jan Reister]</em></p>
<h3>Fate l&#8217;amore non la guerra &#8211; di Lorenzo Bernini</h3>
<p></p>
<p>Non mi piacciono le fiaccolate.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/18/un-monito-alle-vittime-dellemergenza-omofobia/">Un monito alle vittime dell&#8217;emergenza omofobia</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Pubblico un estratto della conferenza tenuta da <a href="mailto:lorenzo.bernini@univr.it">Lorenzo Bernini</a> il 5 novembre 2009 presso l’università di Verona, su invito del gruppo studentesco <a href="mailto:eglbtvr@yahoo.it">EGLBT</a> (etero, gay, lesbo, bisex and transgender) corredato da fotografie di <a href="http://www.linapallotta.com">Lina Pallotta</a>. - Jan Reister]</em></p>
<h3>Fate l&#8217;amore non la guerra &#8211; di Lorenzo Bernini</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-26417" title="1-450" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/1-450.jpg" alt="1-450" width="450" height="300" /></p>
<p>Non mi piacciono le fiaccolate. O meglio non mi piace il fatto che ultimamente la fiaccolata sembra essere diventata la modalità di manifestazione prediletta dal movimento lesbico gay trans. Come non mi piace lo slogan che è stato scelto per l’ultima manifestazione nazionale contro l’omofobia a Roma: cioè “<a href="http://uguali.wordpress.com/">uguali</a>”. Questo perché in quanto appartenente a una minoranza oppressa, oggetto di discriminazione e di odio, non solo non mi sento uguale, ma soprattutto non aspiro a essere uguale a chi esprime posizioni omofobiche, a chi incarna quello stile di vita eterosessuale che mi esclude, e da cui dipende la mia discriminazione. Aspiro piuttosto a rivendicare la mia diversità, e a farne un punto di partenza per la trasformazione.<span id="more-26206"></span></p>
<p>Condivido la necessità di reclamare uguali diritti. I diritti dobbiamo esigerli tutti: non solo una legge antidiscriminatoria e i pacs, ma anche il matrimonio, l’adozione, l’accesso alle tecniche di riproduzione assistita. Però dobbiamo anche riflettere su ciò che ce ne faremo di questi diritti, se mai riusciremo a conquistarli in Italia. Dovremmo anche riflettere su quale mondo vorremmo una volta che fossimo riusciti a diventarne pienamente cittadini. È importante che lottiamo per avere uguali diritti, per raggiungere un’eguaglianza giuridica anche nello Stato italiano.</p>
<p>Però la parola d’ordine “uguali” rischia di esprimere un desiderio di omologazione sociale, di inclusione nella società così come già è, mentre il mio desiderio, il modo in cui interpreto il mio impegno politico in quanto gay, è quello di contestare questa società, così come essa è e come oggi sta diventando, e di lavorare per il cambiamento. Per questa ragione non riesco a sentirmi rappresentato da manifestazioni che assomigliano a cortei funebri in cui ognuno racconta la sua storia personale di sofferenza per commuovere i presenti e per reclamare una “sicurezza” intesa come la sicurezza repressiva della polizia. E non mi sento rappresentato da manifestazioni in cui si invitano i cittadini italiani a partecipare senza alcuna insegna politica, come se non ci fosse alcuna differenza oggi in Italia tra maggioranza e opposizione parlamentare e sociale, tra destra e sinistra, tra neoliberali e anticapitalisti, tra gerarchie cattoliche e attivisti laici.</p>
<p>In quanto militante gay non riesco insomma a identificarmi nel ruolo di una “povera vittima” che insieme ad altre “povere vittime” si limita a piangere il lutto delle violenze subite dalla comunità omo/trans-sessuale. Non riesco a riconoscermi in iniziative che hanno lo scopo di rivendicare protezione, o meglio di mendicare protezione da quel governo il cui atteggiamento misogino, omofobico, transfobico e razzista è il vero responsabile del nuovo clima di crescente intolleranza per tutte le minoranze che si è ormai ampiamente diffuso in Italia – per le minoranze sessuali, ma anche per la minoranze etniche, religiose e culturali, per i migranti. E di conseguenza sono spaventato dal fatto che la parlamentare del PD Paola Concia, che per quanto non provenga da una militanza nel movimento lesbico è oggi considerata la rappresentante del movimento lesbico gay trans in parlamento, ha aperto addirittura un dialogo con gruppi neofascisti come <a rel="nofollow" href="http://www.casapound.org">casa Pound</a>.</p>
<p>Per queste ragioni al titolo che mi avete proposto per questo incontro sull’emergenza omofobia,  “Fate l’amore, non la guerra” ho scelto di aggiungere un sottotitolo: “Un monito alle ‘vittime’ dell’‘emergenza’ omofobia”, dove le parole “vittime” ed “emergenza” sono tra virgolette, perché sono le parole chiave del mio intervento, quelle su cui vorrei soffermarmi, che vorrei interrogare e mettere in discussione.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-26418" title="2-450" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/2-450.jpg" alt="2-450" width="450" height="300" /></p>
<p><em>Il coordinamento di associazioni trans <a href="http://www.sylviarivera.org/">Sylvia Rivera</a>. Da sinistra a Destra: Juana Ramos (Associazione Transexualia – Madrid), Laurella Arietti (circolo Pink – Verona), Porpora Marcasciano e Marcella Di Folco (<a href="http://www.mit-italia.it/">Movimento d’Identità Transessuale</a>)</em></p>
<p>Prima di soffermarmi su queste parole del sottotitolo, vorrei però iniziare dal commentare il titolo. Il motto che avete scelto, “Fate l’amore, non la guerra”, è ben diverso dalla parola d’ordine “uguali” – e personalmente mi sarebbe piaciuto molto che il movimento lesbico gay trans avesse scelto uno slogan come questo per l’ultima manifestazione romana. La contrapposizione tra fare l’amore e fare la guerra esiste già in Ovidio (nelle Eroidi). “Gli altri facciano la guerra, Protesilao faccia l’amore”: queste sono le parole che Laodamia pronuncia pensando al marito, il guerriero greco Protesilao che sta per partire per la guerra di Troia &#8211; sarà il primo dei guerrieri greci a toccare terra e il primo a essere ucciso dai Troiani.</p>
<p>Il motto “Fate l’amore non fate la guerra” come noi lo conosciamo non deriva però da Ovidio, ma è generalmente attribuito al filosofo inglese Bertrand Russell (1872-1970), che fu un intellettuale pacifista e anticonformista, laicista e socialista, difensore dei diritti delle donne e della libertà sessuale – un intellettuale che pagò caro il suo impegno politico. Russell si oppose infatti all’ingresso della Gran Bretagna nella prima guerra mondiale, e per questo perse il suo posto di insegnamento al Trinity College, fu arrestato e trascorse ben sei mesi in carcere. Quando scoppiò la seconda guerra mondiale invece Russell accantonò il suo pacifismo, e sostenne la necessità che l’Inghilterra intervenisse militarmente contro Hitler. Negli anni della guerra fredda tornò invece a difendere le ragioni del pacifismo, fu un sostenitore del disarmo nucleare e fu condannato a un’altra settimana di prigione in seguito a una manifestazione per il disarmo. Morì nel 1970, e fece in tempo a prendere parte anche alle manifestazioni pacifiste contro la guerra del Vietnam. Alla sua morte il suo “fate l’amore, non la guerra” divenne uno dei motti più ricorrenti nel movimento pacifista e della contestazione.</p>
<p>Erano gli anni della rivoluzione sessuale, in cui i giovani dei movimenti studenteschi americani ed europei sognavano un mondo diverso da quello dei loro padri e delle loro madri, un mondo in cui il sesso fosse libero, senza costrizioni, in cui l’amore potesse prendere forme diverse dalla famiglia eterosessuale riproduttiva che nella sua struttura classica è sinonimo di oppressione della moglie da parte del marito, dei figli e delle figlie da parte dei genitori. I giovani degli anni settanta sognavano un mondo rinnovato, in cui la logica dell’amore prevalesse sulle logiche della sopraffazione sessuale e generazionale, e sulle logiche della guerra e della violenza.</p>
<p>È appunto da questa effervescenza politica e sociale che nacquero tanto i movimenti femministi, quanto i movimenti gay lesbici e transessuali. E non nacquero come movimenti di vittime che chiedono pietà e protezione alla società così come essa esiste, ma come movimenti audaci e coraggiosi che aspirano a trasformare la società. Ad esempio allo Stonewall Inn di New York il 28 giugno 1969 transessuali gay e lesbiche non chiesero la protezione della polizia, ma al contrario reagirono contro la polizia che abitualmente faceva irruzione nei locali gay maltrattandone e arrestandone gli avventori. In quel caso non si trattò di una reazione non violenta, ma di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Moti_di_Stonewall">una guerriglia urbana</a> che durò alcuni giorni – e che fu iniziata dalla transessuale Sylvia Rivera che lanciò una bottiglia contro un poliziotto.</p>
<p>Questa è la ricorrenza che il movimento festeggia ogni 28 giugno come giornata dell’orgoglio lesbico gay trans. Questa è la ricorrenza che tradizionalmente il movimento festeggia esibendo provocatoriamente corpi seminudi, grandi seni siliconati, paillettes, lustrini e indumenti di cuoio nelle gay parade come segno della rivoluzione sessuale, come segno dell’aspirazione a un mondo creativo e gioioso, “anormale” forse, ma certamente “favoloso”.</p>
<p>La parola “gay” che negli anni settanta è stata scelta dal movimento anglosassone al posto del più tradizionale “omosessuale”, che è un termine che deriva dal lessico medico, allude proprio al desiderio di essere diversi dagli altri, di essere provocatoriamente gioiosi, gai appunto. La parola “gay” designa inizialmente anche la volontà di non manifestare nel modo serioso e austero dei movimenti marxisti di quegli anni, la volontà di rigettare l’organizzazione di stampo militarista che caratterizza alcuni di quei movimenti, per privilegiare l’ironia, la provocazione, la gioia di esibire il proprio corpo. “Gay” negli anni settanta ha più o meno il significato politico che oggi, mutatis mutandis, ha acquistato la parola “queer”, con cui una parte del movimento ha scelto di rinominarsi, mentre un’altra parte del movimento rigetta quel modo gaio di manifestare, e plaude a un nuovo modo di scendere in piazza, più educato e disciplinato – un modo di manifestare che dovrebbe renderci più rispettabili, non più orgogliosi della nostra differenza ma appunto “uguali”, non più inclini a scandalizzare ma al contrario impegnati a dichiarare i nostri buoni sentimenti, a raccontare le nostre storie per impietosire chi ha il buon cuore di ascoltarci.</p>
<p>Anche in Italia abbiamo avuto la nostra Stonewall: il 5 aprile 1972 si tenne a Sanremo un convegno di psichiatri, organizzata dal Centro Italiano di Sessuologia, un organismo di ispirazione cattolica, che tra le altre cose si proponeva di discutere le possibili cure dell’omosessualità. Una quarantina di militanti del FUORI (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), protestarono di fronte al convegno con slogan come “psichiatri, siamo venuti a curarvi!”. Mentre gli psichiatri cattolici entravano nella sala del convegno, i manifestanti li irrisero urlando loro “normali!”, come un insulto. Naturalmente vennero sgomberati dalla polizia, ma Angelo Pezzana, uno dei fondatori del movimento, riuscì a prendere la parola durante il convegno. Non dichiarò “sono una vittima di voi psichiatri”, “sono infelice a causa vostra e di quelli come voi”, ma al contrario dichiarò <a href="http://books.google.com/books?id=2cJ1zT70ucwC&amp;pg=PA57&amp;lpg=PA57&amp;dq=gianni+rossi+barilli+sanremo&amp;source=bl&amp;ots=yT1pv3BcD9&amp;sig=UdrPRef4gZDS1-DA0jiQIEZmGJo&amp;hl=it&amp;ei=djf0SrGAOJTSmgPE98W1Aw&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=1&amp;ved=0CAgQ6AEwAA#v=onepage&amp;q=&amp;f=false">“sono omosessuale e felice di esserlo”</a>. E a me dispiace molto che questo richiamo alla felicità, e anche alla felicità della partecipazione politica, alla felicità del manifestare assieme agli altri per costruire un mondo diverso, sembra essersi persa nel nostro movimento.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-26419" title="3-450" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/3-450.jpg" alt="3-450" width="450" height="300" /><br />
<em> Vinicio Diamanti e Porpora Marcasciano</em></p>
<p>Sono passati molti anni da allora, tante cose sono cambiate in meglio nelle vite dei gay delle lesbiche, delle donne e degli uomini trans italiani, anche se oggi ci troviamo ad affrontare questa “emergenza” omofobia. Il movimento è cresciuto moltissimo, oggi le nostre manifestazioni non sono più composte da pochi militanti coraggiosi, ma riempiono le strade e le piazze delle città e coinvolgono anche molti simpatizzanti eterosessuali. Per fortuna oggi la polizia non ci carica e non ci arresta, ma piuttosto protegge le nostre manifestazioni dal rischio di aggressioni esterne.</p>
<p>E tuttavia anziché aver acquistato maggior grinta, maggior forza trasformativa, il movimento sembra essersi assestato su posizioni moderate. Anziché promuovere cambiamento, sappiamo chiedere soltanto l’accesso agli stessi diritti di cui godono le persone eterosessuali, e l’assimilazione sociale. Anziché dichiarare la nostra felicità, il nostro orgoglio di non essere uguali agli altri, il nostro desiderio di non essere “normali”, impersoniamo il ruolo di vittime che supplicano protezione a chiunque, che chiedono l’approvazione di qualsiasi forza politica, che aspirando a essere “normali” come tutti gli altri, dialogando persino con i neofascisti.</p>
<p>Non sto negando che siamo anche delle vittime, vittime della violenza omofobia e transfobica. Omofobia e transfobia sono realtà nella nostra società e nell’ultimo anno e negli ultimissimi mesi sono stati sempre più frequenti gli episodi di violenza verso le persone lesbiche gay e transessuali. Però essere vittime non neutralizza la nostra responsabilità, non ci esime cioè dalla decisione su che cosa possiamo e dobbiamo fare a partire dalla violenza che subiamo.</p>
<p>Un’importante riflessione filosofica sulla responsabilità delle vittime è stata sviluppata dopo la seconda guerra mondiale da alcuni filosofi di origine ebraica, come la tedesca Hannah Arendt (1906-1975) e il lituano-francese Emmanuel Lévinas (1905-1995). Arendt ne Le origini del totalitarismo sostiene che il popolo ebraico in Europa prima della Shoah è stato responsabile di non aver compreso l’importanza della politica, e di aver confuso l’eguaglianza giuridica e l’assimilazione sociale con l’emancipazione politica – con la rivendicazione politica dei diritti per gli ebrei e per tutte le minoranze. Sempre Arendt in Vita activa ha poi difeso l’importanza dell’azione politica, arrivando a sostenere che la politica è l’attività più propriamente e pienamente umana, quella in cui l’esistenza umana trova maggiormente senso e realizza la sua felicità.</p>
<p>Lévinas, in testi come Totalità e infinito e Altrimenti che essere o aldilà dell’essenza ha invece condotto un’importante riflessione non-violenta sul concetto di responsabilità, secondo cui la responsabilità si definisce non in relazione a ciò che si è fatto, ma in relazione alla presenza dell’altro che è sempre di fronte a noi, anche quando non abbiamo agito un atto, ma lo abbiamo subito. La filosofa ebrea lesbofemminista Judith Butler (1956-) in tempi recenti ha riformulato il pensiero di Lévinas per criticare l’attuale politica dello Stato di Israele verso il popolo palestinese. Una vittima può reagire alla violenza subita con l’autodifesa (come accadde a Stonewall), oppure esercitando violenza su altri (come quella che oggi il governo israeliano esercita sul popolo palestinese), oppure restando congelata nel proprio ruolo di vittima e reclamando protezione, oppure ancora scegliendo di rifiutare la violenza e di costruire un mondo pacifico. Quest’ultima a mio avviso, quando è possibile, è la scelta propriamente morale, e propriamente politica.</p>
<p><em><del datetime="2009-11-18T12:49:01+00:00">[intervento redazionale - JR]</del><br />
</em></p>
<p>Come sapete anche gli omosessuali sono stati rinchiusi e uccisi nei campi di sterminio nazisti: quella che oggi chiamiamo “emergenza” omofobia non è che l’“emergere”, sui giornali e in tv, di una violenza che lesbiche gay e transessuali hanno da sempre subito nella storia. L’emergenza omofobia sui nostri media segue altre emergenze: l’emergenza bullismo, ad esempio – che è ad essa legata perché i bambini e gli adolescenti più bersagliati a scuola dai compagni come ben sappiamo sono i bambini e gli adolescenti effeminati, quelli che non si conformano agli standard di virilità ritenuti accettabili dai loro coetanei.</p>
<p>Un’altra emergenza che ha preceduto l’emergenza omofobia è l’emergenza della violenza sulle donne – l’emergenza stupri. Il movimento femminista ha più volte denunciato che la maggior parte degli stupri in Italia è sempre avvenuta e continua ad avvenire tra le mura domestiche: nelle famiglie eterosessuali tradizionali da sempre i mariti violentano le mogli, i padri da sempre violentano le figlie. Ma come sapete la cosiddetta emergenza stupri riguarda altre violenze, quelle compiute per strada dai cosiddetti “extracomunitari”: questi per i giornali e le tv costituiscono l’emergenza, perché sono una tragica novità, mentre i “normali” stupri familiari non fanno notizia.</p>
<p>Emergenza omofobia, emergenza bullismo ed emergenza stupri rientrano poi in quella che giornali e tv hanno presentato come una più ampia emergenza sicurezza, che tende a rappresentare tutti i cittadini italiani come vittime potenziali di un crimine generalizzato in crescita nella società italiana a causa dell’immigrazione. Un’emergenza che per questo governo deve essere risolta con l’impiego della polizia e dell’esercito: non stanziando fondi per l’educazione alla non violenza, per un’educazione sessuale nelle scuole incentrata sui diritti delle donne e delle minoranze sessuali, e ancora per un’educazione alla diversità culturale che possa far sentire i migranti più accolti nel nostro paese (questo governo sta continuamente tagliando fondi per l’istruzione, dalla scuola elementare all’università), ma attraverso l’esercizio della repressione poliziesca – una violenza istituzionale che deve essere più forte della violenza criminale.</p>
<p>Di nuovo non sto negando affatto che bullismo stupri e omofobia siano realtà con cui dobbiamo fare i conti, e che dobbiamo contrastare. Né sto negando che l’aumento di alcuni crimini in Italia sia legato alla presenza nel nostro paese di migranti poveri e disperati – poveri e disperati, ma non per questo privi di responsabilità per ciò che fanno. Vorrei però sottolineare il fatto che le politiche securitarie e repressive di questo governo, e anche i tagli al sistema scolastico e universitario che riguardano me come ricercatore e voi come studenti, sono concause di queste emergenze.</p>
<p>È come se oggi in Italia si fossero infranti degli argini morali, e di conseguenza stessero “emergendo” razzismi e intolleranze che sono sempre state parte della nostra società, ma che prima i cittadini italiani avevano più remore a esprimere pubblicamente. Ed è indubbio che il fatto che certi personaggi siedano nel nostro parlamento e appartengano al nostro governo faccia sentire gli italiani maggiormente legittimati a esprimere pubblicamente il loro razzismo e la loro intolleranze.</p>
<p>Di fronte al vice presidente del Senato Calderoli che chiama i gay “culattoni” e porta provocatoriamente un maiale a passeggiare sul luogo destinato alla costruzione di una moschea; di fronte al ministro dell’Interno Maroni che voleva prendere le impronte digitali ai bambini rom e che ha sostenuto che occorre “essere cattivi con i clandestini”; di fronte ai respingimenti dei barconi dei migranti a Lampedusa; oppure di fronte al presidente del Consiglio Berlusconi che anche di fronte agli “scandali sessuali” di cui è protagonista si vanta della sua virilità, che racconta barzellette sui gay agli operai impegnati nella ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo e che si dichiara contrario a un’Italia multietnica; di fronte a tutto questo, e sono solo degli esempi, perché dovremmo stupirci se il nostro vicino di casa si sente legittimato a dire quanto gli facciano schifo il colore della nostra pelle o le nostre abitudini sessuali? Se in seguito al pacchetto sicurezza un anno fa a Roma la polizia ha organizzato violente retate contro le prostitute transessuali – più che delle retate, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wj_X2Tn6fyg">delle vere e proprie cacce alle trans</a> – perché dovremmo stupirci se alcuni gruppetti di balordi si sentono legittimati a proseguire questa caccia alle minoranze sessuali? Anche l’atteggiamento del governo italiano oggi è razzista, anche quella istituzionale è omofobia e transfobia – e questo è il terreno di coltura su cui si sviluppano gli episodi più estremi della violenza di cui siamo vittime.</p>
<p>Siamo vittime della violenza omofobica e transfobica, quindi. E se un tempo di questa violenza l’informazione non faceva parola, negli ultimi tempi per fortuna giornali e televisioni non ce la nascondono più. Quello della vittima sembra anzi essere il ruolo che più volentieri ci viene attribuito dai media. Un ruolo “rispettabile” che gli stessi membri del governo e i loro colleghi e amici sono disposti a riconoscerci. Tutti infatti (o meglio: quasi tutti), anche quando ci hanno insultato con barzellette o male parole il giorno prima, sono poi disposti a difenderci – almeno nelle dichiarazioni ufficiali – quando appariamo come vittime di violenza. Persino il sindaco di Roma Alemanno, ex estremista di destra poi entrato in AN e nel PdL, ha preso parte alla fiaccolata romana contro le violenze omofobiche, per poi dire che come buona parte dei parlamentari del PdL avrebbe votato contro l’approvazione del disegno di legge Concia per l’introduzione nel codice penale dell’aggravante di omofobia nei casi di violenza.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-26421" title="5-450" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/5-450.jpg" alt="5-450" width="300" height="450" />Di fronte a questa situazione a mio avviso, anche se siamo vittime della violenza omofobica e transfobica, dovremmo sforzarci di non essere soltanto delle vittime, e di recuperare almeno un po’ della volontà trasformativa che caratterizzava gli inizi del nostro movimento. Dovremmo seguire l’insegnamento di Arendt, e riacquistare il senso della felicità pubblica, della partecipazione attiva alla politica, non solo per reclamare protezione da questa società così com’è, ma anche per contribuire alla trasformazione della società in nome dei principi di eguaglianza giuridica e di rispetto per le differenze.</p>
<p>Lo scrittore Christopher Isherwood (1904-1986) – l’autore di Addio a Berlino da cui è stato tratto nel 1972 il famoso musical di Bob Fosse Cabaret con Liza Minnelli – sosteneva che l’omosessualità era stata per lui motivo di ispirazione, perché gli aveva permesso di esercitare uno sguardo obliquo sul mondo, uno sguardo queer, che è lo sguardo curioso di chi non si accontenta di guardare il mondo così come solitamente appare, come lo guardano i più, ma lo osserva secondo una prospettiva imprevista e inedita.</p>
<p>Il filosofo francese Michel Foucault (1926-1984), autore di capolavori come Storia della follia, Sorvegliare e punire, La volontà di sapere, intervistato sulla propria omosessualità nel 1981, dichiarò invece: “Bisogna diffidare dalla tendenza a ricondurre la questione dell’omosessualità al problema del ‘chi sono?’, ‘qual è il segreto del mio desiderio?’. Forse sarebbe meglio domandarsi: ‘Quali reazioni possono, attraverso l’omosessualità, essere stabilite, inventate, moltiplicate, modulate?’”. E poi continuò: “L’omosessualità è una grande occasione storica per riaprire virtualità relazionali ed affettive, non tanto per le qualità intrinseche dell’omosessuale, ma perché la sua posizione in un certo senso ‘trasversale’, le linee diagonali che può tracciare nel tessuto sociale, permettono di fare emergere tali virtualità”.</p>
<p>A mio avviso sarebbe importante che il movimento lesbico gay trans, anche a partire dal fatto che essere lesbiche gay trans in Italia oggi, come purtroppo da sempre, significa essere esposti alla violenza omofobica e transfobica, continuasse a vivere l’omosessualità e la transessualità come osservatori privilegiati sul mondo, come occasioni di trasformazione e di cambiamento, o almeno, di fronte alla deriva neoautoritaria che sta prendendo la politica italiana, come occasioni di resistenza, di difesa della nostra costituzione antifascista e dei diritti che sancisce, e anche di difesa delle conquiste sociali e culturali – anche se per il momento non giuridiche – che la comunità omo/trans-sessuale ha comunque ottenuto anche in Italia dagli anni settanta ad oggi.</p>
<p>In questa prospettiva, ad esempio, il movimento avrebbe dovuto essere più radicale nell’affermare che avremmo voluto non l’introduzione dell’aggravante per omosessualità nel codice penale, come proponeva il disegno di legge Concia, ma l’introduzione dell’omofobia e della transfobia nella legge Mancino. Anziché appoggiare direttamente il disegno di legge Concia con una manifestazione intitolata “uguali”, a mio avviso il movimento avrebbe dovuto appoggiarlo indirettamente (obliquamente, in modo queer) indicendo una manifestazione dal titolo diverso – magari “fate l’amore, non la guerra”, oppure “orgogliosi di essere diversi e antifascisti” – chiedendo l’ampliamento della legge Mancino.</p>
<p>La differenza tra il disegno di legge Concia che è stato discusso e bocciato e la legge Mancino infatti non è di poco conto: accontentandosi del disegno di legge Concia gli omosessuali hanno assunto il ruolo di vittime che chiedono protezione giuridica e poliziesca solo per se stessi, dimenticando la responsabilità dell’impegno politico verso gli altri – solo gli omosessuali hanno assunto questo ruolo, perché il disegno di legge concia non nominava uomini e donne transessuali, né gli uomini e le donne migranti. Se il movimento lesbico gay trans avesse invece manifestato unito per l’ampliamento della legge Mancino, a mio avviso avrebbe assunto il ruolo di una forza politica che difende le ragioni dell’antifascismo contro i rischi di neoautoritarismo, di esautorazione delle prerogative parlamentari, di cancellazione dei diritti costituzionali, di razzismo, di omofobia e di transfobia presenti oggi nel nostro paese.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-26422" title="6-450" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/6-450.jpg" alt="6-450" width="450" height="295" /><br />
<em> Marcella Di Folco e Vladimir Luxuria</em></p>
<p>Il disegno di legge Concia avrebbe introdotto nel codice penale, all&#8217;articolo 61, tra le circostanze aggravanti in caso di aggressione, il fatto che il reato sia stato commesso per ragioni relative all’orientamento sessuale della persona aggredita – quindi nel caso in cui la vittima sia un gay o una lesbica, non un/una transessuale o un/una migrante (per ora l’articolo 61 considera aggravanti i futili motivi, oppure il fatto che l’aggressione serva per coprire un precedente reato o per commetterne un altro, o ancora l’uso di sevizie e la crudeltà nell’esercizio della violenza, o il fatto che la violenza sia associata a un abuso di potere…).</p>
<p>Al disegno di legge Concia, che sulla carta era appoggiato da parte del PD, parte del PdL e persino da parte della Lega, sono state opposte due obiezioni: la prima era relativa alla presunta ambiguità del termine “orientamento sessuale” – tutti sappiamo a che l’espressione indica l’omosessualità, tranne alcuni parlamentari del PdL, secondo cui l’espressione comprende anche la pedofilia, la necrofilia o la zoofilia, e che pertanto hanno chiesto che il disegno di legge fosse rimandato in Commissione…</p>
<p>La seconda, che è stata determinante per la bocciatura del disegno di legge durante la discussione parlamentare, è stata sollevata dall’UdC, ed era relativa al fatto che questa aggravante avrebbe compromesso il principio costituzionale dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Anche questa è una motivazione pretestuosa, perché l’articolo 3 non sostiene soltanto “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ma continua: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.</p>
<p>Nello spirito di quanto affermato dall’articolo 3 della Costituzione, sostenere che un’aggressione di una minoranza oppressa è più grave di un’aggressione compiuta a scopo di rapina non è affatto una discriminazione a favore della minoranza – come è stato pretestuosamente obiettato a disegno di legge Concia – ma rientra nel tentativo da parte dello Stato di rimuovere gli ostacoli culturali e sociali che impediscono l’eguaglianza giuridica dei cittadini (come avviene nelle politiche di pari opportunità per le donne). Il rilievo di incostituzionalità era quindi evidentemente pretestuoso. E infatti la corte costituzionale non ha mai obiettato che la legge Scelba o la legge Mancino contraddicano l’articolo 3 della costituzione.<br />
Quando fu scritta la costituzione, nel 1946 e nel 1947, i costituenti la corredarono di una norma, la XII norma transitoria, che afferma inderogabilmente il principio secondo cui “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Da questo principio generale la norma transitoria trae come conclusione che per 5 anni, in deroga all’articolo 48 (secondo cui tutti i cittadini maggiorenni, uomini e donne, hanno uguale diritto di partecipare alle elezioni e di esercitare il diritto di voto), i “capi responsabili” del partito fascista non potevano candidarsi alle elezioni. La XII norma transitoria ha avuto applicazione nel 1952 nella legge 645 o legge Scelba, che introduce il reato di apologia di fascismo che consiste non solo nel fare propaganda per ricostituire il partito fascista, ma anche nell’“esaltare, minacciare o usare la violenza come metodo di lotta politica, nel denigrare i principi democratici e le libertà sancite dalla costituzione” e nel fare “propaganda razzista”.</p>
<p>Anche la legge 205 del 1993, o legge Mancino, è un’applicazione della XII norma transitoria. La legge Mancino punisce con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sull&#8217;odio razziale o etnico, e chi incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La proposta originaria avanzata dal movimento lesbico gay e trans era di aggiungere la discriminazione per ragioni relative all’orientamento e all’identità sessuali alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi già punite dalla legge Mancino. Ma su una tale proposta non si sarebbe mai raggiunto un accordo con le destre né con i cattolici, e allora si è ripiegato – a mio avviso sbagliando – sul sostegno incondizionato e diretto del disegno di legge Concia.</p>
<p>A mio avviso si è trattato di una scelta sbagliata, perché la differenza tra le leggi Scelba e Mancino e il disegno di legge Concia è enorme, e le prime hanno un significato politico che l’ultimo non avrebbe potuto avere. Le leggi Scelba e Mancino non hanno infatti introdotto un’aggravante a un reato, ma hanno introdotto nuovi reati: l’apologia di fascismo e la discriminazione o l’incitazione alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi – a cui originariamente e giustamente il movimento lesbico gay trans chiedeva di aggiungere la discriminazione per motivi relativi all’orientamento e all’identità sessuali. Si tratta quindi, in questo caso, non solo di reati di violenza e di omicidio, ma anche di reati di opinione – si tratta di affermare il principio che non possono essere pronunciate parole di odio contro le minoranze. Un principio tanto più necessario in una società come è diventata oggi quella italiana, in cui come dicevo prima sembrano essere saltati degli argini morali, e sembra che tutto possa essere detto impunemente, senza ricevere alcun biasimo – né giuridico, né morale.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-26423" title="7-450" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/7-450.jpg" alt="7-450" width="450" height="300" /><br />
<em> Valerie Taccarelli (Movimento d’Identità Transessuale)</em></p>
<p>Quando furono promulgate le leggi Scelba e Mancino, esponenti del Movimento Sociale Italiano e di Allenanza Nazionale sostennero che queste due leggi fossero in contrasto non con l’articolo 3, ma con l’articolo 21 della Costituzione, che è l’articolo che garantisce la libertà di pensiero. Ad oggi però nessuno ha richiesto l’intervento della corte costituzionale per la legge Mancino. La corte costituzionale si è invece pronunciata sulla legge Scelba, che fu applicata contro alcuni esponenti del Movimento Sociale Italiano. Durante i processi fu sollevata l’obiezione di anticostituzionalità, ma in due sentenze del 1957 e del 1958 la corte costituzionale rispose che proprio per garantire la libertà di pensiero la costituzione italiana proibisce la riorganizzazione del partito fascista, e che quindi è coerente con la costituzione bandire anche quelle forme di propaganda che potrebbero condurre a tale riorganizzazione.</p>
<p>Secondo queste sentenze della corte costituzionale, quindi, alla base della struttura della nostra costituzione sta un principio classico del liberalismo – affermato per la prima volta alla fine del 1600 dal filosofo britannico John Locke (1632-1704) contro i “papisti”, cioè contro i cattolici –, che è un principio molto semplice secondo il quale per garantire la tolleranza in democrazia è necessario bandire l’intolleranza: non si può insomma essere tolleranti con gli intolleranti. La democrazia liberale non è infatti il regime in cui si può dire tutto e in cui la volontà della maggioranza non ha alcun freno, ma è il regime che pone a proprio fondamento i principi della libertà e dell’uguaglianza, che pone questi principi al di sopra della volontà della maggioranza, che difende questi valori da chi tenta di metterli in discussione attraverso forme di propaganda.</p>
<p>A mio avviso questo principio di Locke è un principio politico che anche il movimento lesbico gay e trans dovrebbe fare suo, e che dovremmo aggiungere come auspicabile motto del movimento: “Fate l’amore, non la guerra”, “siate orgogliosi di essere diversi e antifascisti”, “non siate tolleranti con gli intolleranti”! Perché non si può dialogare politicamente con i neofascisti di casa Pound. Non si può cercare di fare una “leggiucchia” contro l’omofobia – e non contro la transfobia e il razzismo – assieme al PdL e alla Lega. E non ha senso chiedere protezione a coloro che hanno creato quel clima d’odio per le minoranze che è un ottimo terreno di coltura per le violenze omofobiche e transfobiche. Siamo vittime di violenza, ma questo non ci condanna a essere solo vittime di violenza – e non ci esime dalle nostre responsabilità politiche.</p>
<p>Chi si identifica con la vittima, chi si accontenta del ruolo di vittima che oggi i giornali e le tv cuciono addosso a noi lesbiche gay e transessuali, può accontentarsi di supplicare protezione a chiunque, di qualsiasi parte politica faccia parte, di destra o di sinistra, cattolico o laico.</p>
<p>Ma fare politica non è supplicare protezione – è un’altra cosa. Fare politica significa non rimanere neutrali ed equidistanti rispetto agli attori politici presenti, ma significa prendere posizione – non in nome del proprio personale interesse, ma in nome di una giustizia che riguarda tutti e tutte. Ad esempio significa difendere i valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo, fare opposizione contro le derive neoautoritarie e razziste di questo governo, e interpretare la difesa di un documento antico ma prezioso come la costituzione – questa resistenza oggi necessaria – non come un gesto di conservazione ma come un gesto di trasformazione volto al futuro.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-26424" title="8-450" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/8-450.jpg" alt="8-450" width="450" height="300" /></p>
<p><em> Lorenzo Bernini, Valerie Taccarelli e Mirca Vergnano (associazione Evadamo di Torino) al seminario trans organizzato dal coordinamento Sylvia Rivera a Terranova Bracciolini (FI) nel maggio 2008<br />
</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p>L’autore:</p>
<ul>
<li> Le pecore e il pastore. Critica, politica, etica nel pensiero di Michel Foucault <a href="www.liguori.it/schedanew.asp?isbn=4495">Liguori</a></li>
<li> Transessualità e scienze sociali. Identità di genere nella postmodernità.<a href="http://books.google.com/books?id=kuOUvzS9Y_oC&amp;pg=PA49&amp;lpg=PA49&amp;dq=%22Lorenzo+Bernini%22#v=onepage&amp;q=%22Lorenzo%20Bernini%22&amp;f=false">ebook</a></li>
<li> Intervista <a href="www.arcigaymilano.org/dosart.asp?ID=21892">arcigay</a></li>
<li> Intervista <a href="www.c6.tv/component/library?task=view&amp;id=2165">C6 TV</a></li>
<li><a href="www.fuoriaula.com/fuori-aula-network/news/romeo-love-23-chi-siamo">Romeo in Love</a> &#8211; Podcast sulla cultura gay, lesbica, bisessuale e transessuale (GLBT*)</li>
<li><a href="http://www.la7.it/intrattenimento/dettaglio.asp?prop=universication&amp;video=31995">universication</a> La7  (minuto 14:51)</li>
<li>Altri <a href="http://www.nazioneindiana.com/tag/lorenzo-bernini">articoli di Lorenzo Bernini</a> su Nazione Indiana.</li>
</ul>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/18/un-monito-alle-vittime-dellemergenza-omofobia/">Un monito alle vittime dell&#8217;emergenza omofobia</a></p>
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		<title>Educare alla diversità</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/educare-alla-diversita/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 11:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/Batinicopertina.jpg"></a>Presso Liguori è appena uscito un volume che mi sento di raccomandare caldamente non solo agli operatori della scuola e ai genitori, ma a tutti coloro che hanno a cuore il futuro della nostra civile convivenza e si riconoscono nelle direttive della Comunità Europea.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/educare-alla-diversita/">Educare alla diversità</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/Batinicopertina.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-26083" title="Batinicopertina" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/Batinicopertina-150x150.jpg" alt="Batinicopertina" width="150" height="150" /></a>Presso Liguori è appena uscito un volume che mi sento di raccomandare caldamente non solo agli operatori della scuola e ai genitori, ma a tutti coloro che hanno a cuore il futuro della nostra civile convivenza e si riconoscono nelle direttive della Comunità Europea.<br />
Franco Buffoni</em></p>
<p>di<strong> Federico Batini</strong> e <strong>Barbara Santoni</strong></p>
<p>La diversità non è soltanto quella culturale o di provenienza geografica. Come ci si può comportare quando uno studente viene chiamato “finocchio” e preso in giro per il suo orientamento sessuale? Come affrontare l’argomento dell’identità sessuale in classe? Omosessualità e transessualismo stanno diventando sempre più visibili all’interno della nostra società. Gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado discutono di questi argomenti sempre più spesso e cominciano a formare le loro opinioni e atteggiamenti in proposito. Parallelamente a una diffusione di informazioni distorte e parziali da parte dei media cresce la curiosità ma anche l’intolleranza verso le diversità sessuali e i casi di bullismo omofobico nei contesti scolastici, con conseguenze anche gravissime per chi ne è fatto oggetto. Pregiudizi sessuali e stereotipi di genere sono così diffusi nella nostra società che spesso insegnanti ed educatori sono a loro volta disinformati e impreparati ad affrontare questi temi.</p>
<p><span id="more-25918"></span>Questo libro raccoglie per la prima volta in Italia contributi scientifici da parte di professionisti impegnati in vari ambiti (clinico, sociale, pedagogico) su questi argomenti per dare una risposta a queste domande e fornire agli insegnanti strumenti teorici, metodi, attività e pratiche di intervento per la prevenzione del bullismo omofobico e l’educazione alle diversità sessuali.<br />
Autori del volume sono:  Federico Batini, Davide Dèttore, Antonella Montano, Luca Pietrantoni, Gabriele Prati, Barbara Santoni.</p>
<p>L’IDENTITA’ SESSUALE A SCUOLA<br />
EDUCARE ALLA DIVERSITA’ E PREVENIRE L’OMOFOBIA<br />
A cura di Federico Batini e Barbara Santoni<br />
Liguori Editore</p>
<p>PARTE I: FONDAMENTI TEORICI<br />
Cap. 1: Omosessualità e omofobia oggi (Prati – Pietrantoni)<br />
1 Fondamenti concettuali sull&#8217;omosessualità<br />
2 Gli omosessuali in Italia<br />
3 Relazioni, stili di vita e salute tra gli omosessuali<br />
4 L&#8217;atteggiamento sociale verso l&#8217;omosessualità: stereotipi, pregiudizi e discriminazioni<br />
5 L&#8217;omofobia nella società e nella scuola italiana<br />
6 Salute mentale e omosessualità<br />
7 Il riconoscimento dei diritti degli omosessuali<br />
Scheda 1.1: Indicazioni per affrontare l&#8217;argomento omosessualità in classe<br />
Scheda 1.2: L&#8217;omosessualità nei film</p>
<p>Cap. 2: Origini sociali, culturali e storiche dell&#8217;omofobia (Dèttore)<br />
Introduzione<br />
1 Il Periodo greco-romano<br />
2.Il Giudaismo e il primo Cristianesimo<br />
3.Dalla caduta di Roma al Medioevo<br />
4. Il Rinascimento<br />
5. I secoli XVIII e XIX<br />
6. Il periodo dal 1850 al 1910<br />
7 Dal XX secolo ai nostri giorni<br />
Scheda 2.1: Percorso didattico per l&#8217;introduzione relativa alle origini culturali, sociali e storiche dell&#8217;omofobia<br />
Scheda 2.2: Letture storiche sull&#8217;omofobia</p>
<p>Cap. 3 La questione “trans” (Santoni)<br />
1 Gli assunti sbagliati del genderismo<br />
2 La disforia di genere nella storia<br />
3 Lo studio di altri generi da un punto di vista antropologico<br />
4 Il transessualismo in ambito medico psichiatrico<br />
5 L&#8217;emergere del transgenderismo<br />
6 Transessuali e transgender nella società attuale<br />
7 Rappresentazioni sociali del transessualismo<br />
Scheda 3.1. Sintesi delle definizioni e concetti fondamentali del transgenderismo<br />
Scheda 3.2 Percorso didattico per la spiegazione del transessualismo a scuola<br />
Scheda 3.2. Allegato A: Il mito di Ifi e Ante<br />
Scheda 3.2.Allegato B: La storia di Erica<br />
Scheda 3.2 Allegato C: “storie transgender”<br />
Scheda 3.2. Allegato D: “Daniele, l&#8217;incontro con lo sguardo sociale”<br />
Scheda 3.2. Allegato E: “La storia di Roberta”.<br />
Scheda 3.2. Allegato F: Cronistoria<br />
Scheda 3.3. Trans famosi/e</p>
<p>PARTE II: LE DIVERSITA&#8217; SESSUALI A SCUOLA<br />
Cap. 4: Identità sessuali diverse in adolescenza (Santoni &#8211; Montano)<br />
1. I difficili compiti evolutivi dell&#8217;adolescenza<br />
2 Le componenti dell&#8217;identità sessuale<br />
2.1. Il sesso biologico<br />
2.2 L&#8217;identità di genere<br />
2.3 Il ruolo di genere<br />
2.4 L&#8217;orientamento sessuale<br />
2.5. Presupposti teorici fondamentali inerenti l&#8217;identità sessuale<br />
3 Adolescenza e omosessualità<br />
3.1.La presa di coscienza della propria omosessualità<br />
3.2.L&#8217;omofobia interiorizzata<br />
3.3 Conseguenze dell&#8217;omofobia interiorizzata<br />
3.4 La formazione dell&#8217;identità omosessuale<br />
3.5 Percorsi di coming out<br />
3.6 I rapporti con le famiglie di origine<br />
4 Lo sviluppo atipico di genere in età evolutiva<br />
4.1. Lo sviluppo atipico di genere in età evolutiva<br />
4.2 Giovani “trans” a scuola<br />
Scheda 4.1. Percorso didattico per la spiegazione delle componenti dell&#8217;identità sessuale<br />
Scheda 4.1. Allegato A. Questionario su sesso, intersessualità e ermafroditismo<br />
Scheda 4.1. Allegato B. La storia di “Antonello” e la storia di “Erica”<br />
Scheda 4.1. Allegato C. Lettura su omosessualità.<br />
Scheda 4.2. Attività didattica per la riflessione sui ruoli di genere<br />
Scheda 4.3 Role play sul rapporto con le diversità sessuali<br />
Scheda 4.4. Un gioco di ruolo per il coming out<br />
Scheda 4.5. Film</p>
<p>Cap.5: Le dinamiche del pregiudizio e della discriminazione nei contesti scolastici (Prati &#8211; Pietrantoni)</p>
<p>1. Significati e caratteristiche del bullismo<br />
2.	Specificità del bullismo omofobico<br />
3. Gli effetti psicosociali del bullismo omofobico<br />
4. Modelli teorici della riduzione del bullismo omofobico<br />
5. Strategie di intervento per la prevenzione primaria<br />
Scheda 5.1. Stereotipi e diversità<br />
Scheda 5.2: Il bullismo fisico<br />
3.	Scheda 5.3. Attivazione delle offese da corridoio</p>
<p>Cap. 6: Educare alle diversità e prevenire il bullismo omofobico nelle scuole (Santoni – Batini)</p>
<p>1. La scuola come agente di cambiamento culturale e sociale<br />
2 Presupposti fondamentali per educare alle diversità<br />
3 Il ruolo degli insegnanti<br />
4 L&#8217;educazione alle diversità a scuola</p>
<p>Scheda 6.1. Il Project 10 Handbook<br />
Scheda 6.2 Contenuti per la ristrutturazione dei pregiudizi<br />
Scheda 6.3 Domande del gioco “io sì, io no”<br />
Scheda 6.4 Consigli per il dialogo interculturale<br />
Scheda 6.5. “Orientarsi nelle diversità”</p>
<p>Cap. 7 &#8211; Comprendere la diversità delle famiglie. Cosa gli insegnanti dovrebbero conoscere<br />
(Antonella Montano)<br />
1.Tanti tipi di famiglie<br />
2.Il ruolo della scuola nella gestione delle difficoltà delle famiglie omosessuali<br />
Fig. 7.1 – Modello delle dinamiche relazionali fra scuola, famiglia e contesto sociale<br />
3.Famiglie omogenitoriali<br />
3.1 Difficoltà di una famiglia omogenitoriale<br />
3.2 Come aiutare i bambini a comprendere la propria famiglia<br />
4. Pregiudizi legati alla cura dei bambini<br />
4.1 Uno sguardo agli studi<br />
5. La vita dei figli di genitori omosessuali<br />
5.1 Raccontami com’è andata<br />
5.2 Vivi e lascia vivere<br />
5.3 Due madri sono meglio di una<br />
5.4 Costruire una famiglia<br />
Scheda 7.1 – Ricordiamoci che<br />
Scheda 7.2 – Consigli per la gestione della classe<br />
Scheda 7.3 – Cosa i docenti possono fare<br />
Scheda 7.4 – Rosa e Azzurra, storia di due principesse<br />
Scheda 7.5 – Rispettare i diversi tipi di famiglie<br />
La giornata di Marco<br />
Riferimenti bibliografici<br />
Risorse in Rete<br />
Alternative Family Magazine<br />
Family Pride Coalition</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/educare-alla-diversita/">Educare alla diversità</a></p>
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