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	<title>Nazione Indiana &#187; palestinesi</title>
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		<title>Finestre e prospettive su Gaza</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 06:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Serve avere una finestra su Gaza, ora? Questo fatale divenire testimoni oculari dell&#8217;ingiustizia, ci rafforza? Guardando quel poco di ciò che si può o si <em>riesce</em> a guardare – corpi a brandelli di bambini, donne, vecchi, “miliziani” – diventeremo più efficaci, reattivi, o più intorpiditi?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/">Finestre e prospettive su Gaza</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Serve avere una finestra su Gaza, ora? Questo fatale divenire testimoni oculari dell&#8217;ingiustizia, ci rafforza? Guardando quel poco di ciò che si può o si <em>riesce</em> a guardare – corpi a brandelli di bambini, donne, vecchi, “miliziani” – diventeremo più efficaci, reattivi, o più intorpiditi? Leggere l&#8217;elenco delle bombe cadute sugli edifici di Gaza, elenco che troviamo nel<a href="http://www.gazatoday.blogspot.com/ "> blog del ventitreenne <strong>Sameh Habeeb</strong></a>, ci rende più consapevoli? Non lo so. Voglio solo inserire qui, su NI, delle finestre su Gaza, o forse solo delle feritoie&#8230; Ma anche delle prospettive, come l&#8217;articolo di <a href="http://www.juragentium.unifi.it/it/surveys/palestin/pappe.pdf "><strong>Ilan Pappe</strong> <em>Israele e la pace</em></a>, apparso su “Lo straniero” nel 2005, e quello di <a href="http://www.juragentium.unifi.it/it/surveys/palestin/guerra.htm "><strong>Raya Cohen</strong> <em>Israeliani, palestinesi. Guerra, politica fondiaria e identità</em></a>, apparso nel 2007 sul sito “Jura Gentium”. E&#8217; uno sguardo strabico che viene richiesto, ancora una volta, oggi: che sappia non sottrarsi all&#8217;orrore, ma che sappia anche porre a distanza, analizzare, definire il disegno politico che da così tanti anni legittima l&#8217;occupazione, da parte israeliana, dei territori palestinesi.<br />
A. I.</p>
<p>[Ilan Pappe è docente di Storia mediorientale all´Università di Haifa; Raya Cohen è docente di Storia alle Università di Tel Aviv e "Federico II" di Napoli. Queste due "prospettive" riportano l'attenzione sulla dissidenza intellettuale israeliana, come già avvenuto in NI con <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/ ">L'altra faccia di Israele</a>, un post elaborato da un gruppo di indiani e non.]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/08/finestre-e-prospettive-su-gaza/">Finestre e prospettive su Gaza</a></p>
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		<title>Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 00:03:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Il post, cui seguiranno altri nei giorni a venire, nasce dalla felice collaborazione partita da <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/ancora-sulla-fiera-del-libro-di-torino/">qui</a> tra redattori di NI ed alcuni commentatori intervenuti a proposito dell&#8217;<a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/06/nel-nome-della-letteratura/">appello al boicottaggio</a> della Fiera del Libro di Torino.</p>
<p><strong>Polemica sulla presenza d’Israele al Salon du Livre di Parigi : intervista in esclusiva con Benny Ziffer.[01/03/08]</strong></p>
<p><em>a cura di Frédéric Martel, traduzione di Francesco Forlani</em></p>
<p><strong>Scrittore, giornalista, blogger, Benny Ziffer è redattore capo del supplemento letterario del più importante quotidiano israelita, Haaretz.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/">Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/530523domenicacorrmole.jpg" alt="530523domenicacorrmole.jpg" /></p>
<p>Il post, cui seguiranno altri nei giorni a venire, nasce dalla felice collaborazione partita da <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/ancora-sulla-fiera-del-libro-di-torino/">qui</a> tra redattori di NI ed alcuni commentatori intervenuti a proposito dell&#8217;<a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/06/nel-nome-della-letteratura/">appello al boicottaggio</a> della Fiera del Libro di Torino.</p>
<p><strong>Polemica sulla presenza d’Israele al Salon du Livre di Parigi : intervista in esclusiva con Benny Ziffer.[01/03/08]</strong></p>
<p><em>a cura di Frédéric Martel, traduzione di Francesco Forlani</em></p>
<p><strong>Scrittore, giornalista, blogger, Benny Ziffer è redattore capo del supplemento letterario del più importante quotidiano israelita, Haaretz. E’ promotore dell’appello al boicottaggio degli scrittori israeliani al Salon du Livre di Parigi che apre le porte venerdì prossimo (scorso, ndt.)<br />
In esclusiva per <a href="http://www.nonfiction.fr">Nonfiction.fr</a>, ci spiega</strong>:</p>
<p>nonfiction.fr: Come si definirebbe ? Scrittore, redattore capo del più autorevole supplemento letterario israeliano quello di Haaretz, blogger, commentatore della vita dei libri? Allora qual è il suo mestiere?<br />
<span id="more-5534"></span></p>
<p>Benny Ziffer : E’ tutte queste cose e niente di tutto ciò. Sono, in effetti, l’autore di tre romanzi nonostante abbia cominciato a scrivere tardi; ma il titolo di scrittore mi mette un po’ a disagio perché scrittore in ebraico, nel suo significato originario significa « cronista del re », in senso biblico. Ed io non voglio essere il servo di nessun re né di nessun potere politico, preferisco essere definito come il responsabile delle pagine culturali di Haaretz proprio perché il grande pubblico ignora cosa sia questa funzione. Quando mi presento come tale mi chiedono: &#8220;Ma qual è il suo vero mestiere ?&#8221; il che mi fa sorridere.</p>
<p>nonfiction.fr: Qual è allora il suo vero mestiere?</p>
<p>Benny Ziffer : (ride). Ho un <a href="http://www.haaretz.co.il/hasite/pages/ShArtPE.jhtml?itemNo=652024&amp;contrassID=2">blog</a> che ha una popolarità inspiegabile nel mio paese, in Israele. Ma posso andarne fiero? Si tratta per me piuttosto di un passatempo. Sono un critico letterario? Detesto i critici letterari: li trovo spesso pomposi. Si prendono molto sul serio. Allora chi sono io? Mi piace indossare tutte queste maschere a condizione di poterle togliere.</p>
<p>nonfiction.fr: In quali circostanze è stato spinto a dirigere questo prestigioso supplemento letterario ?</p>
<p>Benny Ziffer : Quasi vent’anni fa. Tradizionalmente, il supplemento è stato diretto da letterati e uomini di cultura dell’Europa dell’est, soprattutto da russi . Penso che mi abbiano scelto perché d’origine turca e austriaca, francofilo e germanofilo. E anche perché critico nei confronti della letteratura locale ed è l’immagine che ha Haaretz in generale presso il pubblico con il supplemento letterario in particolare : un’immagine un po’ elitista e allo stesso tempo critica verso le pretese della giovane letteratura israeliana. Il supplemento è sempre stato, e anch’io, innanzitutto interessato ai grandi autori della letteratura mondiale.</p>
<p>nonfiction.fr : Il supplemento letterario d&#8217;Haaretz è un’istituzione antica e singolare. Ce ne dà una definizione ?</p>
<p>Benny Ziffer : E’ un supplemento letterario che ha una storia appassionante . E’ nato prima ancora del quotidiano, in modo indipendente nel 1918, al Cairo ed è un anno dopo che è stato creato il quotidiano. Il supplemento gode di uno statuto speciale: è come se fosse la perla di cui il giornale è la conchiglia.</p>
<p>nonfiction.fr : La lingua- l’ebraico- vi occupa un posto centrale?</p>
<p>Benny Ziffer: Per quel che riguarda lingua, la peculiarità di Haaretz è di difendere l’ebraico letterario e il giornale è dunque la culla d’innumerevoli parole che formano il nuovo vocabolario ebraico. Un gran numero di parole in ebraico sono state inventate o diffuse su Haaretz. Per esempio &#8220;Shoah&#8221;è stata usata per la prima volta su Haaretz per indicare l’olocausto. Ma molti altri termini, spesso più popolari, sono nati sulle pagine di questo giornale. Esiste a proposito un dizionario che riprende tutti i termini inventati da Haaretz, e particolarmente dal mio predecessore, il vecchio responsabile del supplemento letterario.</p>
<p>nonfiction.fr : Vi si pubblicano anche poesie.</p>
<p>Benny Ziffer : Al contrario dei supplementi francesi, seguiamo la tradizione tedesca del feuilleton che consiste nel pubblicare oltre alle critiche propriamente dette, dei testi originali, opere letterarie e saggi che non abbiano per forza una relazione con l’attualità letteraria. Un po’ come nel New Yorker, per esempio. Questo fa parte del nostro progetto linguistico di diffondere questi testi ed è per questo che abbiamo anche un concorso di racconti ogni anno.</p>
<p>nonfiction.fr :Il supplemento si considera come un riflesso della letteratura israeliana?</p>
<p>Benny Ziffer : Il supplemento non è per niente il riflesso della letteratura israeliana, nei cui confronti siamo spesso molto critici. L’idea è di presentare un’alternativa a questa letteratura.</p>
<p>nonfiction.fr : Cosa significa?</p>
<p>Benny Ziffer :La letteratura israeliana attuale non mi sembra sempre molto convincente : manca d’invenzione, è in ritardo sulla forma e sulla tecnica stilistica. E’ forse la ragione per cui ha tanto successo in Europa, e in particolar modo al Salon du Livre in Francia ! Perché è talmente datata, e in ritardo, che dà l’impressione d’essere esotica. In Francia la letteratura israeliana piace per nostalgia! Quasi come se fosse una letteratura del Terzo Mondo…</p>
<p>nonfiction.fr : E’ severo con gli scrittori del suo paese…</p>
<p>Benny Ziffer: Ma è così! Certo, ci sono delle eccezioni. Innanzitutto ci sono i grandi autori canonici, David Grossman, Amos Oz che fanno pienamente parte del nostro patrimonio. E poi qualche giovane autore inventivo.</p>
<p>nonfiction.fr : Per esempio ?</p>
<p>Benny Ziffer : Per esempio, la poetessa Agi Mishol. Per me il più grande scrittore israeliano dei nostri tempi è Yehoshua Kenaz. Mi piace molto anche Yéhuda Koren o ancora Yitzhak Laor, che è una sorta di Céline israeliano.</p>
<p>nonfiction.fr : La letteratura israeliana si distingue da quella della diaspora ? Ci sono legami tra le due? Per esempio Yehuda Amichaï ha scritto poesie in omaggio a Paul Celan.</p>
<p>Benny Ziffer : Dagli anni sessanta, la letteratura israeliana si è completamente distaccata dal suo passato ebraico e si è allontanata dalla diaspora. Questa ricca cultura ebrea era essenzialmente religiosa e per questa stessa ragione, ma anche a causa della lingua, non può più stabilire una relazione con il lettore moderno. L’ebraico è paradossalmente una barriera supplementare: a causa della sua evoluzione rapida, è molto difficile comprendere un testo in ebraico del XIXesimo o perfino della prima metà del XXesimo secolo per un israeliano d’oggi. E’ un po’ come il vostro vecchio francese. Per esempio il nostro premio Nobel, Agnon, è purtroppo diventato quasi illeggibile per gli israeliani.</p>
<p>nonfiction.fr : La letteratura israeliana, proprio come Israele, è contemporaneamente giovane e millenaria. Come si inserisce rispetto alla sua eredità, quella della lingua ebraica – lingua della Bibbia- ma anche di tutti i grandi romanzieri ebrei: Franz Kafka, Albert Cohen&#8230; ?</p>
<p>Benny Ziffer : Bisogna dire due cose. La prima, è che contrariamente alla letteratura della diaspora la Bibbia è comprensibile perché è in ebraico puro. C’è dunque un rapporto diretto tra la Bibbia e la letteratura israeliana d’oggi, al di là della letteratura ebraica della diaspora. Poi, la letteratura israeliana è stata molto influenzata da alcuni autori, per la maggior parte tedeschi, come Kafka, non perché ebrei ma solo grandi scrittori.</p>
<p>Nonfiction.fr: E’ una letteratura in piena « rinascita »? Conta numerosi nuovi autori, un dinamismo, delle nuove espressioni ? Pensa che in Francia ci limitiamo a citarne solo i grandi autori, come Amos Oz o David Grossman?</p>
<p>Benny Ziffer : E’ una letteratura in eterna rinascita perché in qualche modo porta-parola di una lingua in rinascita. Generalmente gli scrittori sono quelli che contribuiscono allo sviluppo della lingua e delle parole e sono un rifugio contro i danni della cultura di massa, com’è noto, americana, che ha molta presa in Israele. L’ebraico non letterario, quello che le persone parlano nella loro vita, diventa sempre più una lingua americanizzata ; il ruolo degli scrittori mi sembra essere quello di andare contro un tale movimento laddove ai miei occhi dovrebbero difendere la lingua. Ma ahimè! Non lo fanno. Al contrario, vogliono accompagnare l&#8217;imbastardimento della lingua la sua americanizzazione. La generazione degli anni ‘60 &#8211; Amos Oz, Abraham Yehoshua- , era molto cosciente del suo ruolo nel proteggere la lingua mentre la giovane generazione di scrittori contribuisce al suo impoverimento.</p>
<p>nonfiction.fr : Quali sono i temi che vi sono trattati ? Nascita e divenire dello Stato d’Israele ?</p>
<p>Benny Ziffer : Per molto tempo la letteratura israeliana si è ritrovata, si è costituita intorno alla nascita dello Stato d’Israele e intorno al grande romanzo nazionale. Ma la particolarità della giovanissima letteratura israeliana è al contrario il suo rigetto del nazionalismo, il rifiuto di costruirsi intorno a questa storia.</p>
<p>nonfiction.fr : E’un male ?</p>
<p>Benny Ziffer : No, ma i nostri giovani autori sono caduti nell’eccesso inverso : con il culto dei temi non politici, s’interessano solo vita quotidiana, spesso urbana e ai loro piccoli problemi personali.</p>
<p>nonfiction.fr : Il che la rende molto egocentrica?</p>
<p>Benny Ziffer : E molto mediocre. E’ come se tutti quanti facessero della Christine Angot (equivalente in Italia di una cosa a metà tra Susanna Tamaro e Isabella Santacroce,ndt) !</p>
<p>nonfiction.fr : Agli scrittori israeliani preferisce gli scrittori ebrei americani ? Philip Roth?</p>
<p>Benny Ziffer : Sono molto colpito dal fatto che non ci sia nessun rapporto tra la letteratura ebraica americana e la letteratura israeliana. Ma è vero che è una letteratura di altissima qualità, Saul Bellow o J. D. Salinger (benché non sia “ebreo” nella sua scrittura) sono tra i miei autori preferiti.</p>
<p>nonfiction.fr : Pensa che una migliore conoscenza della letteratura israeliana potrebbe favorire uno sguardo meno caricaturale su Israele, superando gli antagonismi facili e riduttori tra pro israeliani e pro palestinesi? Un libro come Una storia d’amore e di tenebre di Amos Oz offre uno sguardo molto sfumato sulla nascita d’Israele, sottolineando allo stesso tempo la sua legittimità, il suo diritto ad esistere ma anche le sue erranze?</p>
<p>Benny Ziffer : No. Al contrario. Credo che la letteratura israeliana giochi un gioco un po’ perverso con i suoi lettori all’estero.</p>
<p>nonfiction.fr : Ovvero?</p>
<p>Benny Ziffer : In fondo, la letteratura israeliana interessa solo ai lettori stranieri. E’ un successo da curiosità. Il lettore non cerca in questa letteratura delle innovazioni di stile o di lingua : vi cerca l’attualità israeliana. Di fatto, cerca il giornalismo nella letteratura. Gli scrittori israeliani rispondono spesso a questa domanda con un’esagerazione della realtà del paese. Esiste per esempio tutto un filone che racconta la vita delle donne religiose oppure che descrive l’atmosfera all’interno dello Tsahal, l’esercito israeliano, con la solidarietà tra gli uomini, la virilità. E’ molto opportunista. Piace in Francia e negli Stati Uniti. Ma non si fa della buona letteratura volendo piacere ai lettori.</p>
<p>nonfiction.fr : Oltre alla letteratura, c’è una vitalità dei saggi nel campo delle scienze umane , della non finzione in generale (filosofia, storia, sociologia…)? Quali sono i domini di ricerca privilegiati? Le prospettive d’analisi?</p>
<p>Benny Ziffer : Penso che ci sia un impoverimento significativo della vita intellettuale israeliana, la qual cosa si nota nella mancanza di discussione sulle idee e sullo scarso numero di saggi interessanti. Certo c’è il dibattito intorno ai “nuovi storici”, ma mi sembra passato di moda. Mi pare che tutto questo sia il segno della disperazione della sinistra intellettuale israeliana, dopo la seconda Intifada.</p>
<p>nonfiction.fr : Intende la seconda, visto che ora si parla già di una terza Intifada ?</p>
<p>Benny Ziffer : E’ questo che mi piace nella lingua francese, il gioco e la sottigliezza con le parole, come « seconde » (e ultima, ndt) e &#8220;deuxième&#8221;(cui segue una terza, una quarta…). Una tale differenza esiste del resto anche in ebraico, ma in tutto saremo sì e no una decina di persone a saperlo&#8230;</p>
<p>nonfiction.fr : Qual è il posto degli autori, presenti e passati, nella società israeliana? Ci sono delle figure “tutelari”, un po’ come Victor Hugo in Francia, e al contrario degli autori dissidenti, critici? La letteratura- ma anche i saggi- hanno un ruolo nelle prese di posizione politiche d’Israele? Se sì, quali?</p>
<p>Benny Ziffer :Viviamo in una società che ha bisogno di un profeta e in Israele sono i militari e gli scrittori che giocano questo ruolo. Da noi, sono Amos Oz, Abraham Yehoshua, David Grossman, che sono figure politiche oltre alle loro opere letterarie. Ma questi autori sono oggi stanchi e non c’è nessuno che possa permettere un passaggio di testimone. Ed ecco che come figure tutelari sono rimasti solo i militari!</p>
<p>nonfiction.fr : Qual è il posto accordato in Haaretz alla letteratura degli “arabi israeliani”? Li trattate come autori israeliani in tutto e per tutto?</p>
<p>Benny Ziffer : Sì. Faccio di tutto per incoraggiare i giovani arabi israeliani di lingua ebraica a scrivere e cerco di pubblicarli nel supplemento di Haaretz. Allo stesso tempo, ci sono anche numerosi arabi israeliani che pubblicano in arabo, e con cui non abbiamo sfortunatamente quasi alcun contatto . Siccome la traduzione dall’arabo verso l’ebraico è particolarmente difficile, la cosa complica ancora di più gli scambi e le letture incrociate.</p>
<p>nonfiction.fr : Sul supplemento letterario di Haaretz riservate un posto agli autori palestinesi ?</p>
<p>Benny Ziffer : Quasi mai, purtroppo. Certo, Mahmoud Darwich è tradotto e noi lo pubblichiamo sul supplemento. Per esempio abbiamo pubblicato una volta un suo testo, nello stesso giorno, nella stampa araba e su Haaretz. Ma al di là di questi rari casi c’è un fossato tra la letteratura palestinese – costituita spesso sfortunatamente da poesia nazionalista e attivista &#8211; e quella israeliana. Una decina d’anni fa, ho pubblicato un’antologia di poesia palestinese, tradotta in ebraico, ma fu talmente difficile sul piano della traduzione letteraria che da allora non ho ripetuto l’esperienza.</p>
<p>nonfiction.fr : Lei è sicuramente al corrente che Israele sarà, quest’anno, l’invitato d’onore al Salon du Livre di Parigi. E’ nata una polemica sulla selezione ufficiale degli scrittori israeliani. Qual è il dibattito?</p>
<p>Benny Ziffer : Sono stato il primo a lanciare la petizione che promuoveva il boicottaggio del Salon du Livre a Parigi. Da quel momento, ci sono stati molti dibattiti e polemiche</p>
<p>nonfiction.fr : Perché aver lanciato questo appello al boicottaggio?</p>
<p>Benny Ziffer : Ci sono diverse problematiche. La prima è che il nostro governo , la nostra ambasciata, che hanno fatto la selezione, hanno scelto solo scrittori di lingua ebraica escludendo di fatto due terzi della scena israeliana: ora, questa conta un’enorme comunità tanto di lingua russa che di lingua araba. E’ dunque molto riduttivo. La seconda questione è la scelta arbitraria degli scrittori fatta dai burocrati dell’Ambasciata e che hanno escluso grandi figure come quella del nostro poeta nazionale Nathan Zach. Eppure scrive in ebraico! La terza questione è che lo Stato Israeliano considera che gli scrittori siano degli agenti di propaganda. A partire dal momento in cui l’amministrazione finanzia il biglietto aereo, stima che lo scrittore è lì per servire la causa israeliana ed esige ufficialmente questo “fare propaganda” in un contratto che tutti gli scrittori devono firmare. E’ quello che è successo con il Salon du Livre di Parigi e con la Fiera del Libro di Torino.</p>
<p>nonfiction.fr : Dice sul serio?</p>
<p>Benny Ziffer : Assolutamente. Il grande scrittore israeliano Yehoshua Kenaz per esempio non è stato invitato in Francia perché ha rifiutato di firmare questo documento ! Ora, la sua opera è ampiamente tradotta in francese. E scrive in ebraico.</p>
<p>nonfiction.fr : Un Israeliano non può scrivere in yiddish ? In arabo ? In inglese?</p>
<p>Benny Ziffer : Non agli occhi della nostra ambasciata ! E se non scrive in ebraico, non ha diritto di cittadinanza al Salon du Livre. Eppure esiste una letteratura yiddish in Israele, per quanto minoritaria. C’è anche una letteratura di lingua inglese e perfino francese!</p>
<p>nonfiction.fr : Anche lei è stato invitato al Salon du Livre e ha declinato l’invito ?</p>
<p>Benny Ziffer : Non mi hanno invitato!</p>
<p>nonfiction.fr : E’ per questo che ha fatto il suo appello al boicottaggio ?</p>
<p>Benny Ziffer : Sì per vendicarmi ! No, seriamente, la considero una questione essenziale. Ogni scrittore israeliano dovrebbe, nel fondo della propria coscienza, boicottare il Salon du Livre di Parigi.</p>
<p>nonfiction.fr : Quali sono gli autori che rifiuteranno di partecipare ?</p>
<p>Benny Ziffer :Sfortunatamente, soltanto un paio di autori ha boicottato il Salon du Livre : Aaron Shabtaï e Sami Michael. Il che prova che l’elenco fatto dall’Ambasciata era ben compilato. I prescelti non rischiavano di disertare! Li si è scelti proprio per questa stessa ragione .</p>
<p>nonfiction.fr : Ma allora il boicottaggio ha fatto fiasco ?</p>
<p>Benny Ziffer :Il boicottaggio è fallito per il momento, se si tiene conto degli scrittori invitati. Il che si spiega molto facilmente con il fatto che gli scrittori scelti sono dei conformisti e accettano le regole dello stato. Molti altri scrittori o saggisti hanno tuttavia invitato al boicottaggio, per esempio lo storico Ilan Pappe. E questo appello al boicottaggio suscita una viva polemica a Parigi o a Torino e nel mondo intero. E numerosi paesi hanno fatto appello al boicottaggio. Da questo punto di vista è un successo.</p>
<p>nonfiction.fr : I paesi che boicottano il Salon du Livre sono essenzialmente dei paesi arabi come il Libano, lo Yemen, l’Arabia Saudita, il sultanato d&#8217;Oman, o ancora i paesi del Maghreb, il Marocco, la Tunisia, l’Algeria, e ovviamente l&#8217;Iran. Tariq Ramadan è dalla loro parte, così come numerose figure mussulmane. Non si rischia così di accusarvi di fare il gioco dei nemici di Israele?</p>
<p>Benny Ziffer : Penso che i paesi arabi avrebbero comunque fatto appello al boicottaggio. E’ importante che anche gli scrittori israeliani si mobilitino e che non lascino la critica ai soli paesi arabi. E’ il modo migliore per non fare il gioco dei nemici d’Israele, non partecipando a questa carnevalata del Salon du Livre, ma essendo i primi a denunciarla. Devo anche dire che mi sento molto solidale con gli editori e con gli scrittori arabi che, a causa del boicottaggio, saranno privati della possibilità di partecipare al Salon du Livre.</p>
<p>nonfiction.fr : Allo stesso tempo un autore potrebbe rifiutare di partecipare al padiglione ufficiale dello Stato d’Israele, però venire al Salon du Livre come invitato da uno dei numerosi altri stand o da un editore? Lei non potrebbe venire per esempio sullo stand del Centre national du livre, o delle edizioni Gallimard ?</p>
<p>Benny Ziffer : Sì, certamente. E’ quello che hanno fatto taluni autori , per lo scrittore palestinese di lingua ebraica Sayed Kashua, che non è nello stand ufficiale, ma sarà presente come invitato delle éditions de l’Olivier. Numerosi saggisti e giornalisti saranno ugualmente presenti ma non ufficialmente nel padiglione israeliano.</p>
<p>nonfiction.fr : Lei è uno scrittore singolare, atipico, nei suoi romanzi parla della Turchia, di cui la sua famiglia è originaria, dell’Egitto dove le piace viaggiare, dell’omosessualità , tema poco frequente nella letteratura israeliana. E’ inclassificabile?</p>
<p>Benny Ziffer : Sì ! Tutti gli scrittori sono inclassificabili. Ed ecco perché l’amministrazione ufficiale fa fatica a digerire i miei romanzi.</p>
<p>nonfiction.fr : C’è un’altra giornalista di Haaretz, Amira Haas,che come lei è inclassificabile. E’ la sola giornalista israeliana a vivere nei territori palestinesi (ieri a Gaza, oggi a Ramallah). Li legge i suoi articoli? Li apprezza?</p>
<p>Benny Ziffer : Amira Haas è in effetti la sola giornalista israeliana che vive a Ramallah. Prima viveva a Gaza. Rischia molto nella sua vita professionale e privata. E’ estremamente coraggiosa. E’ contemporaneamente una giornalista con un grande talento e una donna scrittrice che ha del resto deciso di prendere un anno sabbatico per scrivere. Anche lei sarà al Salon du Livre, in un dibattito, ma in modo autonomo rispetto agli invitati ufficiali.</p>
<p>nonfiction.fr : Lei possiede un blog tra i più popolari in Israele in parallelo con i suoi articoli su Haaretz. Lei crede all’avvenire della scrittura sul web, all’avvenire della letteratura sul web, alla vita d’una critica letteraria su Internet, come si tenta di fare con nonfiction.fr ?</p>
<p>Benny Ziffer : All’inizio ero ancora troppo refrattario alla rete. Ma a partire dal momento in cui ho avuto il mio blog, ho scoperto che era una fonte infinita di possibilità della scrittura, un nuovo mezzo per essere letti, senza la mediazione dell’editore o del giornale, e questo contatto diretto con i lettori mi piace.</p>
<p>(…)nonfiction.fr : Se nonfiction.fr la invitasse ci verrebbe, per farci piacere, al Salon du Livre questa settimana ?</p>
<p>Benny Ziffer : Ma io ci vengo ! Non come invitato ufficiale ma come giornalista di Haaretz. Devo “coprire” il Salon du Livre. Vengo a raccontare il boicottaggio. .</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/">Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino</a></p>
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		<title>Contrappello!</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 15:37:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/nazione-unon.jpg' title='nazione-unon.jpg'></a><br />
contrappèllo [kontrap'pɛllo]<br />
s.m. <em>secondo appello, che si fa per verificare il precedente</em></p>
<p><em>Il testo che segue  è di</em> <a href="http://salamelik.blogspot.com/2008/02/israele-la-fiera-e-le-polemiche.html">Sherif El Sebaie</a> (Torino, Piemonte, Italy) <em>ed è stato pubblicato nel suo blog e segnalato nei commenti alla <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/ancora-sulla-fiera-del-libro-di-torino/#comments">lettera </a>di Diego Ianiro.</em><br />
effeffe</p>
<p>Non vi sarà di certo sfuggito il mio silenzio in merito alle polemiche scaturite dalla presenza di Israele come Ospite d&#8217;onore alla Fiera del Libro di Torino (8-12 maggio 2008).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/contrappello-2/">Contrappello!</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/nazione-unon.jpg' title='nazione-unon.jpg'><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/nazione-unon.thumbnail.jpg' alt='nazione-unon.jpg' /></a><br />
contrappèllo [kontrap'pɛllo]<br />
s.m. <em>secondo appello, che si fa per verificare il precedente</em></p>
<p><em>Il testo che segue  è di</em> <a href="http://salamelik.blogspot.com/2008/02/israele-la-fiera-e-le-polemiche.html">Sherif El Sebaie</a> (Torino, Piemonte, Italy) <em>ed è stato pubblicato nel suo blog e segnalato nei commenti alla <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/ancora-sulla-fiera-del-libro-di-torino/#comments">lettera </a>di Diego Ianiro.</em><br />
effeffe</p>
<p>Non vi sarà di certo sfuggito il mio silenzio in merito alle polemiche scaturite dalla presenza di Israele come Ospite d&#8217;onore alla Fiera del Libro di Torino (8-12 maggio 2008). Ho sempre i miei buoni motivi per farlo, e uno di questi era attendere l&#8217;incontro avvenuto ieri presso il Centro Culturale Italo-arabo di Torino tra le autorità locali (rappresentate dall&#8217;Assessore alla Cultura della Regione Piemonte e dall&#8217;Assessore alla Cultura della Città di Torino), gli organizzatori della Fiera (rappresentati dal Presidente Rolando Picchioni e dal Direttore Ernesto Ferrero) ed i membri delle comunità arabo-islamiche cittadine, in presenza di un pubblico variegato costituito da associazioni pro-palestinesi, docenti universitari, centri sociali, autonomi, anarchici e via dicendo. </p>
<p><span id="more-5318"></span><br />
Prima di procedere con la mia relazione su questo importante incontro diretto &#8211; e non filtrato dai media &#8211; tra organizzatori, favorevoli e contestatori, tengo però a precisare alcune cose. La prima è la questione relativa alla prevista presenza dell&#8217;Egitto in qualità di Ospite d&#8217;onore, sostituito invece da Israele. Posso portare la mia diretta testimonianza dei fatti, essendo stato uno dei primi informati della probabile presenza dell&#8217;Egitto alla Fiera torinese e della successiva rinuncia.</p>
<p> All&#8217;epoca &#8211; e ancor prima che la stessa Fiera optasse per Israele come alternativa &#8211; ho chiesto personalmente sia al Direttore della manifestazione che ad alti esponenti del Governo egiziano il motivo dell&#8217;assenza. E posso tranquillamente confermare che è stato l&#8217;Egitto a preferire di demandare la propria partecipazione al 2009, anno in cui è prevista una serie di importanti mostre ed eventi legati al Paese dei Faraoni. D&#8217;altronde &#8211; per chi non lo sapesse &#8211; l&#8217;Egitto è ospite d&#8217;onore del Salone del Libro svizzero, dal 30 aprile al 4 maggio 2008: il governo egiziano ha quindi ritenuto opportuno distribuire la sua presenza temporale nel continente europeo piuttosto che concentrarla in un breve periodo di tempo.</p>
<p>Ma torniamo all&#8217;incontro di ieri. Ebbene, la stragrande maggioranza dei cittadini arabi e musulmani presenti &#8211; pur avendo ampiamente criticato lo stato di Israele in presenza del Presidente della Comunità ebraica torinese, Tullio Levi &#8211; era chiaramente contraria all&#8217;idea del boicottaggio. Le opinioni più accese &#8211; che in qualche caso sono sconfinate persino negli insulti e nelle provocazioni rivolte agli esponenti politici e agli organizzatori dell&#8217;incontro &#8211; sono provenute da cittadini ed organizzazioni italiane. Per amore di verità quindi, non si dovrebbe parlare di un boicottaggio arabo-islamico, anche se è vero che alcuni famosi scrittori ed intellettuali arabi e palestinesi (e in qualche caso persino israeliani) hanno chiaramente rifiutato di aderire alla Fiera in presenza di Israele. Ma almeno loro l&#8217;hanno fatto con stile. La verità è che le polemiche sono nate e si stanno sviluppando e surriscaldando solo in ambito italiano, tanto che si è persino avuto la sensazione che la questione palestinese fosse diventata una questione di emergenza nazionale, come &#8211; e forse più &#8211; della mafia o dei rifiuti a Napoli.</p>
<p> Il fatto che ci sia questa partecipazione e solidarizzazione con la questione palestinese non può che far piacere, ma non posso &#8211; no, non posso &#8211; essere d&#8217;accordo quando questa solidarietà si trasforma in un boomerang che danneggia la causa stessa. Ieri, più volte, si è accennato al fatto che con la presenza alla Fiera del Libro, Israele sta promuovendo un&#8217; immagine positiva dello Stato che non corrisponde alla realtà. Che gli scrittori israeliani presentati come acerrimi oppositori delle politiche israeliane altro non sono che testimonial sponsorizzati dal governo israeliano.</p>
<p> Ammettiamo pure che sia vero: sono perfettamente consapevole che spesso e volentieri anche il mondo della cultura o sedicente tale può prestarsi a basse operazioni di propaganda politica, specie in un clima di guerra. In Italia ci sono pregevoli esemplari di questa categoria. Ma il continuare ad affermare che tutte le voci critiche israeliane sono di fatto &#8220;specchietti per le allodole&#8221; non fa altro che promuovere l&#8217;immagine di un Israele monolitico e privo di senso critico, quell&#8217;Israele che vagheggia Magdi Allam e che esiste solo nella sua mente. C&#8217;è una fiorente produzione letteraria e cinematografica israeliana che non è affatto tenera con Israele. Qualcuno sostiene che si tratta di contributi censurati e criminalizzati. Perfetto, questa discussa Fiera potrebbe essere allora obbligata a dare loro ospitalità e visibilità, dato che anche questi contributi fanno parte &#8211; a pieno titolo &#8211; della cultura israeliana.</p>
<p>Per chi si è svegliato solo ora, tengo a ricordare che Israele si è fatto dedicare un anno intero, qui a Torino. Non capisco perché si stanno stracciando tutti le vesti per la presenza di quello stato alla Fiera del Libro, come se all&#8217;inaugurazione della più importante stagione musicale torinese non ci fosse proprio l&#8217;Orchestra sinfonica di Israele, o come se un imponente mostra sull&#8217;arte contemporanea organizzata da Palazzo Bricherasio non fosse dedicata proprio ad Israele. Che volete che vi dica? Che Israele è proprio bravo nel promuovere la propria immagine e nelle campagne di marketing? </p>
<p>Ebbene si. E scanso equivoci, lo stato israeliano ha provveduto a spiegare &#8211; per filo e per segno &#8211; in che cosa consisteva questa campagna e che cosa si voleva ottenere dall&#8217;opinione pubblica. Già questo basterebbe a smorzare le polemiche e a tranquillizzare gli animi più esagitati: non ci sono ebrei dissimulatori che complottano per rimbambire la gente ed &#8220;occupare&#8221; la Fiera. Forse è il caso allora che anche gli arabi e i loro sostenitori, piuttosto che fare le figure barbine di quelli che si oppongono alla cultura, confondendola con la politica, comincino a studiare le strategie israeliane di marketing, e soprattutto ad imparare &#8211; almeno per un po&#8217; &#8211; ad ascoltare l&#8217;acerrimo nemico di sempre, anche se totalmente schierato dalla parte della politica di Israele.</p>
<p> Ci rendiamo conto di quante volte anche gli arabi hanno perso occasioni d&#8217;oro per quel brutto vizio del boicottaggio? Come mai oggi l&#8217;Egitto si è ripreso il Sinai mentre i palestinesi stanno ancora sognando un mini-stato? Non è forse perché il presidente Sadat ha avuto persino il coraggio di recarsi a Gerusalemme e a parlare alla Knesset mentre gli arabi hanno preferito dipingere l&#8217;Egitto come traditore? </p>
<p>Ci rendiamo conto che i negoziatori palestinesi si recavano ai negoziati senza nemmeno carte geografiche mentre gli israeliani erano preparatissimi su tutto incluso il profilo psicologico dei negoziatori dall&#8217;altro lato del tavolo? Ci rendiamo conto di quanti miliardi di aiuti da paesi arabi e Unione Europea sono andati nelle tasche delle organizzazioni palestinesi senza che ci sia almeno una pubblicazione divulgativa sul punto di vista arabo nel conflitto? </p>
<p>E quel che è ancor peggio, ci rendiamo conto che l&#8217;unica volta in cui un&#8217;organizzazione islamica è riuscita a comprare una pagina su un gruppo di quotidiani italiani ha pubblicato un appello in cui ha paragonato Israele ai Nazisti riuscendo a far sollevare un coro bipartisan di indignazione politica e intellettuale, fino a farsi trascinare nei tribunali per istigazione all&#8217;odio razziale?</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/contrappello-2/">Contrappello!</a></p>
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