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	<title>Nazione Indiana &#187; Piera Oppezzo</title>
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		<title>PIERA OPPEZZO. UNA LUCIDA DISPERAZIONE</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Martinengo]]></category>
		<category><![CDATA[Piera Oppezzo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Luciano Martinengo</strong></p>
<p>Ci sono stati numerosi riscontri –scritti e telefonate- alla notizia della morte di Piera pubblicata da Nazione Indiana (<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/09/per-ricordare-piera-oppezzo/">qui</a>). Mi sembra perciò opportuno continuarne il ricordo con qualche informazione sui suoi ultimi mesi di vita per tentare di sondare il mistero della sua creatività tanto impervia e sofferta.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/08/piera-oppezzo-una-lucida-disperazione/">PIERA OPPEZZO. UNA LUCIDA DISPERAZIONE</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Luciano Martinengo</strong></p>
<p>Ci sono stati numerosi riscontri –scritti e telefonate- alla notizia della morte di Piera pubblicata da Nazione Indiana (<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/09/per-ricordare-piera-oppezzo/">qui</a>). Mi sembra perciò opportuno continuarne il ricordo con qualche informazione sui suoi ultimi mesi di vita per tentare di sondare il mistero della sua creatività tanto impervia e sofferta.</p>
<p>La sofferenza, che in Piera si manifestava come stato permanente d’ansia, era davvero la cifra della sua ricerca? Scavando nei ricordi miei e delle poche persone che l’hanno avvicinata emerge una incapacità –o forse una volontà- di non essere felice. All’origine c’è forse quell’ ”infanzia saccheggiata” a cui accenna in una sua poesia o la perdita di una persona amata, o ancora una forma di orgoglio che raggela la speranza. Solo la scrittura sembra contare. Questo è ciò che si vede dal di fuori, ciò che si tenta di decifrare.<br />
<span id="more-31648"></span><br />
Seguendo questa traccia, par di scoprire negli avvenimenti ultimi della sua vita la fatale conseguenza di una scelta. Negli ultimi mesi, Piera non scriveva quasi più. All’ospedale, dopo un incidente domestico che la costringeva a letto, diceva: “non c’è più posto per me in questo mondo.” oppure: “ma perché devo continuare a vivere?” La musica e la lettura non la invogliavano più. Solo una stentata conversazione, inframmezzata da parole di sconforto e da lunghe pause, riusciva a impegnarla per una mezz’ora o giù di lì. Nel successivo breve soggiorno presso il convalescenziario di Miazzina sul lago Maggiore perse le ultime difese della lucidità lasciandosi andare ad angosciosi rantoli che l’accompagnarono alla morte. Pochissimi giorni, poi la pace. L’espressione del suo volto tornò distesa, sembrava finalmente pacificata.</p>
<p>Per sondare il mistero di Piera, restano i suoi scritti: la forma della sua esistenza è la chiave di lettura delle poesie e dei racconti. E, inversamente, le sue opere testimoniano il dipanarsi delle sue giornate.</p>
<p>Quello che è certo è il valore assoluto che Piera  attribuiva alla scrittura. In un’intervista a Paola Redaelli pubblicata su <em>LAPIS</em> (n.4, Milano, giugno 1989) affermava:</p>
<p>“…Allora compio l’atto di scrivere  che è l’atto principale che ritengo di dover compiere. Evidentemente a suo tempo ho deciso che era mio compito. Da allora ho questo impegno. Per cui non si tratta mai di scrivere una certa poesia ma di fare poesia. Questo fare poesia può avere un centro diverso nei diversi  periodi, è comunque un centro che alimento e definisco –tolgo all’indistinto- scrivendo. E così posso quindi dire: niente mi ispira. Il poetico è un equivoco che detta sentimenti equivoci, sentimenti sentimentali…. Scrivo per decisione di scrivere… E’ darmi questo compito che è stata una ispirazione. Forse attingo da lì”.</p>
<p>Per sua stessa ammissione, la caratteristica fondamentale della sua poesia è ‘l’espressione basata sui concetti e non sul sentimento.’</p>
<p>Alcune poesie, pubblicate nel febbraio del 1961 sulla rivista La nostra Rai  sembrano testimoniare il passaggio da una poesia di sentimento a una scrittura di ricerca. Sebbene Piera le situasse ln un mondo poetico ormai lontano, conservano un’incanteviole freschezza di echi pascoliani e aperture che richiamano inconsapevolmente Umberto Saba, Sandro Penna e perfino Alda Merini con la quale non ci fu nessun rapporto né personale né artistico. I mondi poetici talvolta si intrecciano, figli dei loro creatori quanto del loro tempo. Le ripropongo di seguito perché svelano  una tenerezza che la pudica e severa Piera degli anni successivi non ha più lasciato scorgere.</p>
<p>1</p>
<p>Passa sul Po<br />
La nebbia di novembre,<br />
Un’altra realtà è sommersa<br />
Come il fiume nel suo letto.<br />
La facile estate trascorsa<br />
A contatto di guance<br />
Affettuosamente comprensive,<br />
All’orecchiabile ritmo<br />
Del piacevole istinto<br />
Morbidamente infedele<br />
Al pensiero diretto.</p>
<p>2</p>
<p>Una luna come un’arancia<br />
Non si era vista in tutto l’anno<br />
Né tale bellezza si sperava durasse</p>
<p>Tanto è faticoso sopportare<br />
Che i desideri più remoti si avverino.</p>
<p>Quando venne il giorno<br />
“Ho tanti ricordi”<br />
Poteva benissimo non desiderare più.</p>
<p>Mentre i più giovani parlavano di questo e di quello<br />
“Per non parlare di ciò che attendo”.</p>
<p>Cercavano luoghi dal mattino alla sera<br />
Aderendo a tutto ciò che produceva sapere<br />
Nel loro respiro<br />
Finché a uno gli si aprirono le vene<br />
Proprio<br />
Come da lungo tempo invocava.</p>
<p>3</p>
<p>Amo il corpo<br />
Che ancora dorme voltato su un fianco<br />
Quando mi sveglio al mattino.</p>
<p>Quello che resta con me solo un’ora<br />
Mi tormenta più a lungo.<br />
Ma non ne parliamo più.</p>
<p>L’amore si è decomposto nei lacrimatoi<br />
Mentre voleva un dolore violento.<br />
Il muschio è spuntato sul ricordo.</p>
<p>Troppe volte, inutilmente,<br />
Lo sguardo<br />
Si è purificato durante la notte<br />
La vena sulla tempia<br />
Ha rinnovato il suo sangue.</p>
<p>*</p>
<p>Piera non è catalogabile. Malgrado il tentativo di schizzarne i contorni, sfugge alla definizione, E ciò, per volontà sua propria e dichiarata (“il ‘ritornare’ mi è estraneo” . “… ‘ripassare’ tutta la propria vita, ,,,il rischio è di svianti approssimazioni se risolte in poche righe…”) e per un istinto di estrema difesa. Ecco come parla di sé –non parlando di sé- in questo stralcio da <em>Le strade di Melanchta</em> (Ed. Nuovi Autori, 1987):</p>
<p style="padding-left: 720px;">.</p>
<p>Ma dove vai</p>
<p>l&#8217;interroga qualcuno</p>
<p>tollerante        la voce ordinata</p>
<p>distraendola da se stessa        lei</p>
<p>riconoscendo un po&#8217; tutte le presenze</p>
<p style="padding-left: 210px;">dolcemente</p>
<p>con tono pacato</p>
<p>così come viene la voce</p>
<p style="padding-left: 30px;">vado da qualche parte sussurra</p>
<p style="padding-left: 30px;">come Melanchta        sono io</p>
<p>ho avuto sempre un forte bisogno d&#8217;andare</p>
<p>Melanchta decisa eccitata        con</p>
<p>nella testa un</p>
<p>continuo battito d&#8217;ali</p>
<p style="padding-left: 90px;">vagabondare</p>
<p>rientrando la sera</p>
<p style="padding-left: 30px;">si può vagabondare sempre</p>
<p style="padding-left: 30px;">anche chiudendo la porta di casa</p>
<p style="padding-left: 30px;">non è vero che non c&#8217;è nessuno</p>
<p style="padding-left: 30px;">ci sono io        ho capito</p>
<p style="padding-left: 180px;">mi sate inseguendo</p>
<p style="padding-left: 30px;">dice a qualcun altro che insiste per sapere.</p>
<p style="padding-left: 720px;">.</p>
<p>E ora, parlando di Piera, temo di cogliere il rimprovero che si cela in queste righe scarne. Il rispetto impone di lasciar parlare la sua voce, anche dove è imprecisa e frammentata. Ogni lettore poi la completerà con il proprio ascolto.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/08/piera-oppezzo-una-lucida-disperazione/">PIERA OPPEZZO. UNA LUCIDA DISPERAZIONE</a></p>
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		<title>PER RICORDARE PIERA OPPEZZO</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 05:53:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Piera Oppezzo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Luciano Martinengo</strong></p>
<p>Nel 2009 sono scomparse a Milano due importanti voci della poesia: Alda Merini e Piera Oppezzo. Alda, simpatica, debordante e popolare; Piera, schiva, orgogliosa e dimenticata. E’ di Piera che voglio parlare, dell’amica che ho seguito negli ultimi due mesi di vita, fra le tribolazioni ospedaliere e lo spegnersi di ogni volontà di continuare a vivere.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/09/per-ricordare-piera-oppezzo/">PER RICORDARE PIERA OPPEZZO</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Luciano Martinengo</strong></p>
<p>Nel 2009 sono scomparse a Milano due importanti voci della poesia: Alda Merini e Piera Oppezzo. Alda, simpatica, debordante e popolare; Piera, schiva, orgogliosa e dimenticata. E’ di Piera che voglio parlare, dell’amica che ho seguito negli ultimi due mesi di vita, fra le tribolazioni ospedaliere e lo spegnersi di ogni volontà di continuare a vivere. Sfogliando i suoi scritti, le foto e i libri che aveva scelto come compagni di vita, mi chiedo che cosa l’abbia indotta ad abbandonare la frequentazione degli amici, il desiderio di essere ri-conosciuta e infine anche la scrittura.  Raggiunto il silenzio perfetto, non c’era più, per lei, necessità di vivere. La sua poesia, anzi la sua ricerca di espressione poetica, ha accompagnato in modo spietatamente coerente, l’evolversi della sua vicenda umana. Il suo mondo poetico ne è risultato letteralmente scarnificato; le sue frasi hanno finito per omettere articoli, aggettivi, punteggiatura e connettivi vari diventando quasi incomprensibili, ad una prima lettura. Gli avvenimenti del mondo, tranne il decennio 1968-78 delle grandi speranze di riscatto politico e femminista, non hanno lasciato traccia né emozione.<br />
<span id="more-30086"></span><br />
Il suo mondo si è ridotto sempre più al perimetro di una stanza. Emula e complice di Emily Dickinson, con echi di John Cage e sempre, in sottofondo, la voce di Carmelo Bene, Piera ha trascorso le sue lunghe giornate di esasperata quotidianità riempiendole drammaticamente di microemozioni. Una lampadina, una stufa, il tavolo da lavoro e il mondo sempre e soltanto in una stanza – via Vincenzo Monti negli anni Settanta, via Morigi negli anni Novanta, la ‘casa protetta’ comunale negli ultimi due anni.<br />
A poco più di vent’anni era già riconosciuta e stimata dalla &#8220;Fiera Letteraria&#8221; di  Cardarelli e dall’Einaudi, che le pubblicò la prima raccolta di poesie. Negli anni Sessanta lasciò la Torino della sua formazione, rimasta tuttavia indelebile nella geometrica ricerca dei suoi versi e dei suoi racconti, per stabilirsi a Milano che non lasciò più e dove si scavò il suo personale nido mentale.<br />
Per incominciare a ricordarla, propongo due sue poesie, una degli anni Sessanta, pubblicata nella raccolta “Donne in poesia” a cura di Bianca Maria Frabotta) (Savelli 1976) e l’altra, del 2000, da “Andare qui” (Manni 2003):<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>*</p>
<p></strong></p>
<p><strong>LA GRANDE PAURA</strong><br />
La storia della mia persona<br />
è la storia di una grande paura<br />
di essere me stessa,<br />
contrapposta alla paura di perdere me stessa,<br />
contrapposta alla paura della paura.</p>
<p>Non poteva essere diversamente:<br />
nell’apprensione si perde la memoria,<br />
nella sottomissione tutto.</p>
<p>Non poteva<br />
la mia infanzia,<br />
saccheggiata dalla famiglia,<br />
consentirmi una maturità stabile, concreta.<br />
Né la mia vita isolata<br />
consentirmi qualcosa di meno fragile<br />
di questo dibattermi tra ansie e incertezze.</p>
<p>All’infanzia sono sopravvissuta,<br />
all’età adulta sono sopravvissuta.<br />
Quasi niente rispetto alla vita.<br />
Sono sopravvissuta, però.<br />
E adesso, tra le rovine del mio essere,<br />
qualcosa, una ferma utopia, sta per fiorire.</p>
<p>*</p>
<p><strong>VIVENTE AL RISVEGLIO</strong><br />
Quali sono. Le cose che ci stanno a cuore.<br />
Vivente solleva il peso di questa domanda.<br />
Avvia la mente verso il cuore e l’opposto.<br />
La domanda subisce scontri. Crolla più volte.</p>
<p>Vivente appoggia la fronte alla finestra.<br />
Vuole traslocare all’esterno l’argomento.<br />
Si provvede di attenzione. Fa questo lavoro.<br />
Cerca di svegliarsi si può dire.</p>
<p>Dopo qualche accorgimento. Aspetta.<br />
Passioni nuove? Solo toni giusti per nominare.<br />
Toni neutri. Per ripetere senza sfarzo.<br />
Al viavai dei corpi in strada ormeggia.</p>
<p>Per le cose a suo nome trova il la poco più in là.<br />
La domanda affolla facce di risposta.<br />
Linee. Lineamenti in montaggio sovrapposto.<br />
A vivente esplodono importanze che non sapeva.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/09/per-ricordare-piera-oppezzo/">PER RICORDARE PIERA OPPEZZO</a></p>
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