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	<title>Nazione Indiana &#187; piergiorgio odifreddi</title>
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		<title>IMPUDENZE 2</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 07:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco buffoni</dc:creator>
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Ieri e oggi Avvenire ha dedicato articoli alla questione. Sostanzialmente, argomentando che la Chiesa già paga tutte le tasse dovute per legge, e non è dunque tecnicamente un evasore. Essi fingono ovviamente di non capire che il problema sono invece, da un lato, le leggi che garantiscono principesche esenzioni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/29/impudenze-2/">IMPUDENZE 2</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Piergiorgio Odifreddi<br />
Ieri e oggi Avvenire ha dedicato articoli alla questione. Sostanzialmente, argomentando che la Chiesa già paga tutte le tasse dovute per legge, e non è dunque tecnicamente un evasore. Essi fingono ovviamente di non capire che il problema sono invece, da un lato, le leggi che garantiscono principesche esenzioni. E, dall’altro lato, quelle che forniscono principesche elargizioni.<br />
La “sconcertante assenza totale di fonti che i lettori possano controllare” è invece il seguente elenco, che non ho problemi a ripubblicare. Ricordando che si tratta di cifre tratte dal Secondo rapporto sulla laicità pubblicato da Critica liberale nel gennaio-febbraio 2006, e dal rapporto Enti ecclesiastici: le cifre dell’evasione fiscale dell’Ares (Agenzia di Ricerca Economica e Sociale) del 7 settembre 2006.<br />
Dunque, al miliardo di euro dell’8 per mille dei contribuenti, che molti credono ingenuamente essere l’unica elargizione statale alla Chiesa, va aggiunta ogni anno una cifra dello stesso ordine di grandezza sborsata dal solo Stato (senza contare regioni, province e comuni) nei modi più disparati.<span id="more-39940"></span><br />
Nel 2004, ad esempio, sono stati elargiti 478 milioni di euro per gli stipendi degli insegnanti di religione, 258 milioni per i finanziamenti alle scuole cattoliche, 44 milioni per le cinque università cattoliche, 25 milioni per la fornitura dei servizi idrici alla Città del Vaticano, 20 milioni per l’Università Campus Biomedico dell’Opus Dei, 19 milioni per l’assunzione in ruolo degli insegnanti di religione, 18 milioni per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche, 9 milioni per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, 9 milioni per la ristrutturazione di edifici religiosi, 8 milioni per gli stipendi dei cappellani militari, 7 milioni per il fondo di previdenza del clero, 5 milioni per l’Ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, 2 milioni e mezzo per il finanziamento degli oratori, 2 milioni per la costruzione di edifici di culto, e così via.<br />
Aggiungendo a tutto ciò una buona fetta del miliardo e mezzo di finanziamenti pubblici alla sanità, molta della quale è gestita da istituzioni cattoliche, si arriva facilmente a una cifra complessiva annua di almeno tre miliardi di euro. Ma non è finita, perchè a queste uscite vanno naturalmente aggiunte le mancate entrate per lo Stato dovute a esenzioni fiscali di ogni genere alla Chiesa, valutabili attorno ad altri sei miliardi di euro.<br />
Gli enti ecclesiastici sono infatti circa 59.000 e posseggono circa 90.000 immobili, adibiti agli scopi più vari: parrocchie, oratori, conventi, seminari, case generalizie, missioni, scuole, collegi, istituti, case di cura, ospedali, ospizi, e così sia. Il loro valore ammonta ad almeno 30 miliardi di euro, ma essi sono esenti dalle imposte sui fabbricati, sui terreni, sul reddito delle persone giuridiche, sulle compravendite e sul valore aggiunto (Iva).<br />
Come se non bastasse, alle esenzioni fiscali statali si aggiungono anche quelle comunali: ad esempio dall’Ici, “Imposta Comunale sugli Immobili”, in quanto gli enti ecclesiastici si autocertificano come “non commerciali”. La Legge n. 248 del 2006, approvata sotto il governo Prodi, garantisce infatti l’esenzione dall’Ici agli enti “non esclusivamente commerciali”.<br />
In tal modo i comuni italiani perdono un gettito valutato intorno ai 2 miliardi e 250 milioni di euro annui. La Santa Sede possiede infatti un enorme patrimonio immobiliare anche fuori della Città del Vaticano, in parte specificato dal Trattato del 1929: dal palazzo del Sant’uffizio a Piazza San Pietro a quello di Propaganda Fide a Piazza di Spagna, dall’Università Gregoriana al Collegio Lombardo, dalla Basilica di San Francesco ad Assisi a quella di Sant’Antonio a Padova, da Villa Barberini a Castelgandolfo all’area di Santa Maria di Galeria che ospita la Radio Vaticana, e che da sola è più estesa del territorio dell’intero Stato (44 ettari).<br />
Ma questi non sono che i gioielli della corona di una multinazionale che nel 2003 disponeva nella sola Italia di 504 seminari e 8.779 scuole, suddivise in 6.228 materne, 1.280 elementari, 1.136 secondarie e 135 universitarie o parauniversitarie. Oltre a 6.105 centri di assistenza, suddivisi in 1.853 case di cura, 1.669 centri di “difesa della vita e della famiglia”, 729 orfanotrofi, 534 consultori familiari, 399 nidi d’infanzia, 136 ambulatori e dispensari e 111 ospedali, più 674 di altro genere.<br />
I dati sono vecchi di qualche anno. Ma sappiamo tutti che i privilegi della Chiesa sono addirittura aumentati sotto il governo Berlusconi, grazie alla mediazione diretta di letterali “gentiluomini di Sua Santità” di provata fede, e altrettanto provata immoralità: ad esempio, Gianni Letta e Angelo Balducci, rispettivamente Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Presidente Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.</p>
<p>Da Repubblica, 28/08/11</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/29/impudenze-2/">IMPUDENZE 2</a></p>
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		<title>Da Cantone in poi&#8230; [Libri sulla riviera di Ulisse]</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 08:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.librisco.it/">Libri sulla cresta del&#8217;onda &#8211; XIV edizione</a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Piero Grasso</strong> e <strong>Raffaele Cantone</strong><br />
Giovedì 9 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
Formia &#8211; Centro CONI, via Appia L. Napoli 7</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Margaret Mazzantini</strong> e <strong>Sergio Castellitto</strong><br />
Martedì 14 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
Gaeta &#8211; Via Annunziata, Quartiere Medioevale</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Roberto Vecchioni</strong><br />
Martedì 21 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
Gaeta &#8211; Via Annunziata, Quartiere Medioevale</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Piergiorgio Odifreddi</strong><br />
Venerdì 24 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
Formia &#8211; Centro CONI, via Appia L.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/04/da-cantone-in-poi-libri-sulla-riviera-di-ulisse/">Da Cantone in poi&#8230; [Libri sulla riviera di Ulisse]</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-18959" title="storia_xxiii_42_gaeta_b" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/storia_xxiii_42_gaeta_b.jpg" alt="storia_xxiii_42_gaeta_b" width="412" height="174" /></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.librisco.it/">Libri sulla cresta del&#8217;onda &#8211; XIV edizione</a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Piero Grasso</strong> e <strong>Raffaele Cantone</strong><br />
Giovedì 9 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
Formia &#8211; Centro CONI, via Appia L. Napoli 7</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Margaret Mazzantini</strong> e <strong>Sergio Castellitto</strong><br />
Martedì 14 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
Gaeta &#8211; Via Annunziata, Quartiere Medioevale</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Roberto Vecchioni</strong><br />
Martedì 21 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
Gaeta &#8211; Via Annunziata, Quartiere Medioevale</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Piergiorgio Odifreddi</strong><br />
Venerdì 24 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
Formia &#8211; Centro CONI, via Appia L. Napoli 7</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/07/04/da-cantone-in-poi-libri-sulla-riviera-di-ulisse/">Da Cantone in poi&#8230; [Libri sulla riviera di Ulisse]</a></p>
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		<title>Le parole e i giorni</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 14:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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<p><strong>Leggere, scrivere, parlare, ascoltare, giocare</strong>: tutto questo appartiene al mondo delle parole. E a questo mondo, è dedicato il festival ‘Le parole, I giorni’, un appuntamento annuale avviato nel 2008 a Poggibonsi.<br />
Due giorni fatti di incontri, giochi, laboratori, spettacoli pensati per tutti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/16/le-parole-e-i-giorni/">Le parole e i giorni</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3539/3444994323_0133df81b4.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Leggere, scrivere, parlare, ascoltare, giocare</strong>: tutto questo appartiene al mondo delle parole. E a questo mondo, è dedicato il festival ‘Le parole, I giorni’, un appuntamento annuale avviato nel 2008 a Poggibonsi.<br />
Due giorni fatti di incontri, giochi, laboratori, spettacoli pensati per tutti. E con tutti, perché molte sono le iniziative in cui da pubblico ci si può trasformare in protagonisti. Partecipando ai giochi o ascoltando le voci di chi le parole le ha studiate, usate, amate. Portandole in primo piano: sia questo la scena di un teatro o la pagina di un libro.<br />
Insomma un festival per tutti, di tutti, con tutti. <span id="more-16367"></span></p>
<p>L’edizione di quest’anno ha il titolo: <strong><a href="http://www.leparoleigiorni.it/">Le parole della scienza, la scienza delle parole</a></strong>. Sono passati 400 anni dalle prime osservazioni astronomiche di Galileo, 200 dalla nascita di Darwin e 150 dalla pubblicazione del suo libro più importante, L’evoluzione della specie. Alle parole che hanno raccontato la scienza, ma anche a quelle che sono state usate per contrastarla, sono dunque dedicati una serie di incontri e iniziative: dal surreale dialogo che si svolgerà sul palco tra <strong>Piergiorgio Odifreddi </strong>e il mimo <strong>Bustric</strong>, al vis a vis tra due ‘fratelli (forse) per caso’, l’attrice <strong>Lucia Poli </strong>e il fisico <strong>Mario Poli</strong>, agli incontri con <strong>Luca Serianni</strong>, <strong>Paolo Albani, Armando Massarenti, Massimo Bucciantini, Paolo Maccari</strong>. Sguardi e linguaggi diversi che si incrociano per raccontare cosa significa oggi parlare di scienza.<br />
Ma le parole sono loro stesse una scienza. E come tali le useranno <strong>Stefano Bartezzaghi, Alessandro Bergonzoni, il gruppo dei Rapsodi </strong>e tutte le persone che si sono impegnate a organizzare dei giochi-laboratorio per consentire a chiunque voglia partecipare di entrare dietro le quinte del mondo della scrittura e della lettura.<br />
Last but not least: le parole, si sa, cambiano, accompagnano le nostre vite e ad esse si adattano. Per questo prende avvio quest’anno il <strong>premio Parole d’autore</strong>, un riconoscimento a chi più di altri è stato capace di farsi interprete della vitalità che percorre l’universo delle parole. Il premio, presieduto da Valeria Della Valle, viene assegnato a due persone: lo scrittore che nel corso dell’anno ha pubblicato il libro più innovativo il cui nome verrà rivelato al momento della premiazione. E il personaggio la cui carriera è testimonianza di Una vita tra le parole, che dà titolo alla sezione. Questo lo possiamo rivelare: <strong>il vincitore dell’edizione 2009 è Tullio De Mauro</strong>. </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Tutti gli appuntamenti e gli spettacoli sono a <strong>ingresso libero </strong>e si svolgeranno negli spazi del Teatro Politeama di Poggibonsi.</p>
<p>Prenotazioni e iscrizioni ai laboratori: Comune di Poggibonsi &#8211; Ufficio Cultura 0577 986335 &#8211; cultura@comune.poggibonsi.si.it</p>
<p><strong>Per informazioni e programma: www.leparoleigiorni.it; info@leparoleigiorni.it ; 349/2242050</strong></p>
<p><code><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/VvOavF1iVu8&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/VvOavF1iVu8&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></code></p>
<p>*<em>Nel video </em>: <a href="http://www.rapsodigruppofonografico.it/"><strong>Rapsodi Gruppo Fonografico </strong></a>formato da <strong>Duccio Ancilotti, Luca Bombardieri </strong>e <strong>Tommaso Pippucci</strong>. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/16/le-parole-e-i-giorni/">Le parole e i giorni</a></p>
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		<title>Domande a un logico matematico sulla guerra</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Apr 2003 21:07:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Diego de Silva </strong>intervista <strong>Piergiorgio Odifreddi</strong></p>
<p>Piergiorgio Odifreddi è uno strano tipo di intellettuale. Insegna Logica matematica nelle università di  Torino e Cornell. È un saggista molto apprezzato nel suo campo, tant’è che i suoi libri hanno ottenuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/04/26/domande-a-un-logico-matematico-sulla-guerra/">Domande a un logico matematico sulla guerra</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Diego de Silva </strong>intervista <strong>Piergiorgio Odifreddi</strong></p>
<p>Piergiorgio Odifreddi è uno strano tipo di intellettuale. Insegna Logica matematica nelle università di  Torino e Cornell. È un saggista molto apprezzato nel suo campo, tant’è che i suoi libri hanno ottenuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale.<br />
<span id="more-27"></span><br />
Scrive su diversi giornali. Parla spesso di numeri, specie quando parla d’altro. Ha una cultura vasta e dal sapore giovane, che porta in giro con leggerezza. Ma il bello è che se gli fai una domanda, su quello che ti pare, vieni letteralmente investito da una raffica di riflessioni, racconti, battute spiritosissime, analisi politiche e sociologiche, notizie che non immaginavi di poter apprendere dalla viva voce di un professore di matematica. Visto che una delle sue passioni è la politica, e che ha vissuto a lungo in America, ho pensato di chiamarlo per chiedergli qualche considerazione sulla guerra in Iraq.</p>
<p><em>Partiamo dal sottoscala: che cos’è una guerra?</em></p>
<p>Direi il tentativo di risolvere un conflitto d’interessi in maniera cruenta. In questo cerco di rifarmi alla teoria dei giochi, una teoria matematica che esamina le situazioni di conflitto e studia le mosse possibili per risolverle. La guerra ovviamente non è un gioco, benché si parli spesso di “giochi di guerra”. Ma il problema della guerra, come strumento di risoluzione del conflitto, è che si muove nel peggior modo possibile, cioè con gli armamenti, non con la diplomazia e la ragione.</p>
<p><em>Perché si fa una guerra? E perché <u>questa</u> guerra?</em></p>
<p>Credo che la motivazione sia quella di sempre: l’instaurazione o la conservazione del potere politico ed economico. Vogliamo credere che la guerra in Iraq sia stata combattuta per i fini dichiarati pubblicamente (la difesa dalle armi di distruzione di massa, la lotta al terrorismo, alla dittatura), ma purtroppo non c’è niente di più falso. Ci sono dei documenti (disponibili anche in rete, sul sito www.newamericancentury.org) da cui risulta che nel 1998 un gruppo di politici, pensatori, ex – ambasciatori e professori scrisse una lettera a Bill Clinton dicendogli che era necessario attaccare l’Iraq e sarebbe stato del tutto inutile cercare di convincere le Nazioni Unite a dar luogo a un’azione concordata e unanime: esattamente quello che poi è successo. La cosa interessante è che tra i firmatari di questa lettera figurano i nomi di Rumsfeld e Wolfowitz, attuali segretario e vicesegretario alla difesa; e Cheney, attuale vicepresidente degli Stati Uniti: ci troviamo di fronte – è chiaro – ad un’azione pianificata da anni. Ma c’è di più: continuando a navigare nel sito, troviamo un articolo che Rumsfeld pubblicò sul New York Times (dunque un testo nemmeno segreto; assolutamente palese) dove affermava che bisognava che gli USA cominciassero a pensare a fare guerre <em>preventive </em>(altro <em>che dottrina Bush</em>: sono teorie vecchie di dieci anni almeno, venute proprio da quelli che oggi sono nell’attuale amministrazione americana), e proponeva questa dottrina come uno dei mezzi per asserire la supremazia statunitense nei confronti di quella che chiamava l’EURASIA (cioè l’insieme composto da Europa, Russia e Cina). Ora, se andiamo a vedere chi, nel consiglio di sicurezza dell’ONU si è opposto a questa guerra, troviamo proprio l’Europa (perlomeno per bocca di Francia e Germania), la Russia e la Cina. Questi, dunque, sono i veri motivi dell’attacco: il governo degli USA non ha fatto altro che portare avanti il suo PNAC, il piano del nuovo secolo americano.</p>
<p><em>Quindi anche tu ritieni, come ha recentemente dichiarato la scrittrice americana Susan Sontag, che l’intervento in Iraq abbia segnato l&#8217;avvio di una nuova politica estera, ossia di un&#8217;espansione militare da parte dell&#8217;America?</em></p>
<p>Certo. E tuttavia – questo va detto correttamente – sussistono dei reali motivi di preoccupazione da parte degli Stati Uniti e dell’Occidente: secondo le previsioni, nel 2010 ci dovrebbe essere una crisi energetica, e nel 2017 la Cina raggiungerà uno sviluppo industriale, militare ed economico sufficiente a a renderla una minaccia concreta per l’occidente, facendole prendere il posto che aveva la Russia prima della sua dissoluzione. Queste date non sono così lontane, ed è chiaro che dal punto di vista dell’amministrazione americana la guerra preventiva rappresenti il mezzo per assicurarsi le risorse energetiche.</p>
<p><em>Cosa pensi delle polemiche sull’illegalità dell’intervento?  </em></p>
<p>La verità è che le Nazioni Unite hanno deciso l’intervento militare soltanto due volte: in Corea negli anni ‘50 e con la prima guerra del Golfo nel 91, oltre all’intervento in Afghanistan. Tutte le altre guerre sono sempre state combattute contro o senza il parere favorevole del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, compresa la guerra del Kosovo, che oggi la sinistra si trova nella difficoltà di dover giustificare. Su questo punto la destra ha perfettamente ragione: non si può venire a dire, oggi, che si è contro la guerra perché le Nazioni Unite non l’hanno autorizzata, quando tre o quattro anni fa si è fatta esattamente la stessa cosa.</p>
<p><em>Pensi che la guerra aumenterà il rischio di attentati terroristici?</em></p>
<p>Per niente. Questo tipo di paura è un effetto tipico dei mezzi di <em>distrazione di massa</em>. Il terrorismo, nella sua intera storia – <em>intera </em>–  ha fatto 15.000 morti in tutto il mondo (e tremila di questi sono vittime dell’attacco dell’undici settembre). In Italia muoiono 120.000 persone all’anno per consumo di tabacco e alcool. Se ci interessano le vite umane, quindi, è altrove che dobbiamo guardare. In Congo, oggi, c’è una guerra che ha già fatto tre milioni di morti. Di quelli non sappiamo nulla, perché non se ne parla. Le nostre opinioni dipendono dai media, e in base a quello che ci dicono ci facciamo un’idea del mondo che è quasi sempre distorta. Riguardo al pericolo Saddam, ad esempio, c’è una considerazione che mi interessa molto, come logico: se Saddam avesse tirato fuori delle armi pericolose e avesse opposto una resistenza militare, avrebbe provato che l’intervento era giustificato. Il fatto invece che non le abbia usate e che l’Iraq sia caduto nel giro di poco tempo, è la dimostrazione che l’intervento non era giustificato per niente.</p>
<p><em>Quale peso ritieni abbia avuto l’opinione pubblica sullo svolgimento della guerra?</em></p>
<p>Con un’amministrazione fondamentalista come quella di Bush, credo che le reazioni pubbliche contino veramente poco. Di certo, però, la manifestazione del 22 marzo a New York, la città più colpita dal terrorismo, che raduna un milione di persone per le strade, con le associazioni delle vittime dell’11 settembre in prima fila che dicono che non è con la guerra che si onorano i loro morti, è un segnale interessante e positivo. Quello che ancor più colpisce sul piano politico è che questa è la prima volta che una guerra scatena delle divisioni così profonde tra i paesi che direttamente o indirettamente la combattono. Mai prima d’oggi l’occidente era stato così diviso su questo tema.</p>
<p><em>Ti senti un pacifista?</em></p>
<p>Assolutamente no. So bene che il potere si prende e si conserva in maniera militare. Tutte le guerre di liberazione, del resto, sono basate sulla forza. Chi si dichiara pacifista deve accettare la possibilità di non prendere il potere, se lo vuole, e di perderlo se ce l’ha. Il Dalai Lama l’ha detto chiaramente: noi tibetani siamo così pacifisti che abbiamo perso il nostro paese. Se non accetti di usare le armi, quelli che le usano avranno sempre la prevalenza su di te.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2003/04/26/domande-a-un-logico-matematico-sulla-guerra/">Domande a un logico matematico sulla guerra</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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