<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; piero sorrentino</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/piero-sorrentino/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 18:19:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Il bisogno di verità</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/08/03/il-bisogno-di-verita/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/08/03/il-bisogno-di-verita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 10:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=39743</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/bisturi2a8io.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p>Giuliana è medico. Venerdì scorso – l’ultimo venerdì di luglio – si è specializzata, ha sostenuto l’ultimo esame ed è diventata specialista in anestesia e rianimazione. Quattro giorni dopo, martedì, le condizioni di salute di suo padre si sono di colpo aggravate, il tumore al fegato che si portava dentro da almeno sei mesi lo ha messo al tappeto – <em>letteralmente</em>, è svenuto, una emorragia interna ha preso ad allagargli le cavità, a inzuppargli i muscoli prostrati dai mesi lunghi della malattia -, lo hanno portato nella clinica di Aversa dove Giuliana lavora, nella sala di rianimazione, un edema polmonare gli impedisce di respirare, ha il cuore in profonda sofferenza, non si sa nemmeno in che punto preciso sia il sanguinamento.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/03/il-bisogno-di-verita/">Il bisogno di verità</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/bisturi2a8io.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/bisturi2a8io.jpg" alt="" title="bisturi2a8io" width="160" height="207" class="alignleft size-full wp-image-39744" /></a></p>
<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p>Giuliana è medico. Venerdì scorso – l’ultimo venerdì di luglio – si è specializzata, ha sostenuto l’ultimo esame ed è diventata specialista in anestesia e rianimazione. Quattro giorni dopo, martedì, le condizioni di salute di suo padre si sono di colpo aggravate, il tumore al fegato che si portava dentro da almeno sei mesi lo ha messo al tappeto – <em>letteralmente</em>, è svenuto, una emorragia interna ha preso ad allagargli le cavità, a inzuppargli i muscoli prostrati dai mesi lunghi della malattia -, lo hanno portato nella clinica di Aversa dove Giuliana lavora, nella sala di rianimazione, un edema polmonare gli impedisce di respirare, ha il cuore in profonda sofferenza, non si sa nemmeno in che punto preciso sia il sanguinamento.<br />
<span id="more-39743"></span></p>
<p>Al telefono con Giuliana, D. – medico pure lei, una delle sue amiche più strette &#8211; ascolta.<br />
Quando attacca, la prima cosa che dice è: “Non l’hanno nemmeno intubato. Sta in reparto, e aspettano che muoia”.<br />
“Nemmeno un po’ di morfina?”, chiedo.<br />
“Non è cosciente, non servirebbe a niente. Non capisci? Ha l’emoglobina a 5, del tutto incompatibile con la vita”. Quasi vorrei essere laureato in medicina, solo per comprendere lo strazio –  incomprensibile – che si annida dietro quel valore per me del tutto inoffensivo.<br />
Giuliana si è specializzata qualche giorno prima dell’aggravamento improvviso e inarrestabile di suo padre. Quattro anni di studio – a essere precisi, <em>dieci  </em>anni di studio –, centinaia di pazienti sedati, monitorati, risvegliati, e poi finisci col non poter nemmeno fare una iniezione di oppio pietoso a tuo padre morente. Te ne stai a fare capolino sulla soglia, o accanto al letto, il tubicino della flebo che ti scivola sopra la spalla, il fonendoscopio che batte sul petto – quella campana gelida di metallo su cui da bambini i dottori alitavano sopra per tranquillizzarti, fingendo di riscaldarla, prima di auscultarti le spalle -, osservi gli infermieri sollevare le lenzuola, anche se sei un medico muovi gli occhi lontano dalla nudità di tuo padre – i pazienti dei reparti di terapia intensiva sono nudi, coperti solo dal velo sottile di cotone di lenzuola -, li guardi muovere gli arti del suo corpo, le mani coperte dal lattice bianco opaco dei guanti che si incrociano sul suo corpo, ogni singolo arto separato dagli altri e incapace di ritrovare la sintonia necessaria per ridare un senso e una direzione al movimento, le gambe inerti come due tubi di vetro vuoti.<br />
Giuliana conosceva da tempo la situazione. Non lasciava affiorare tracce evidenti di quello che provava, si limitava ad agire come più conveniva a suo padre, tra qualche sottinteso gentile nei confronti del paziente e, nello stesso momento, un mare di dichiarazioni, frasi, parole, l’esperienza incalcolabile di un intero reparto messa al servizio della salute di suo padre, decine di professori, medici strutturati, chirurghi, colleghi specializzandi, infermieri, tutti parlavano, annuivano, tra di loro niente mistificazioni o fandonie, tutti perfettamente imprigionati in un proliferare di somiglianze, uniti dal piacere di catalogare, casi simili, studi, articoli scientifici, letteratura. </p>
<p>“Almeno in questo il tumore è dolce, ti dà il tempo di fartene una ragione”.<br />
Distesi sul letto, l’uno accanto all’altra, D. parla. È notte. Con la punta di un alluce sfioro le sue dita. Mi risponde, o forse è solo un piccolo movimento di assestamento delle gambe sul materasso.<br />
“Sai che il papà di Giuliana lo abbiamo ucciso noi?”, chiede, serena.<br />
Sollevo la nuca dal cuscino e ruoto il perno del collo verso la sua faccia.<br />
“Noi medici, intendo”.<br />
Il grande specchio rettangolare appoggiato al muro riflette uno spigolo del letto, l’angolo arrotondato di legno chiaro, la forma morbida della stoffa del copriletto afflosciato e un po’ sgualcito.<br />
“Era perfettamente in salute. Poi a Roma, molti anni fa, gli hanno diagnosticato un timoma, un cancro al timo, una patologia abbastanza rara. Non si trattava di un caso grave, il suo era operabile e pure benigno, in sala è stata una cosa quasi di routine, l’intervento è perfettamente riuscito. Solo che durante l’operazione gli hanno trasfuso una sacca infetta, e s’è beccato l’epatite C”.<br />
Sul comodino, sotto la luce cruda e vivida della lampadina per la notte, ci sono i libri che D. sta leggendo: due romanzi, <em>Il giorno dell’indipendenza</em> di Letizia Muratori e <em>Chesil Beach</em> di Ian Mc Ewan,  e un saggio, <em>Come pensano i dottori </em>di Jerome Groopman, un professore di medicina di Harvard che scrive sul “New Yorker”. Sulla copertina del libro c’è il tizio dell’<em>Allegro chirurgo</em>, l’omino col naso rosso da pagliaccio che assomiglia vagamente a Hitler (senza i baffetti), il corpo bucato dagli alloggiamenti dove inserire le ossa e gli organi che, in un secondo momento, il giocatore dovrà estrarre con le pinzette, badando a non sfiorare la placca metallica che corre sul bordo dei fori e che attiva un segnale sonoro che decreta la morte del paziente e il fallimento dell’operazione.<br />
A ogni cavità corrisponde una specie di legenda. Alcune didascalie sono comprensibili, corrette, assolutamente giustificate in un contesto medico (“Pomo d’Adamo”, “Caviglia slogata”, “Osso della caviglia collegato al ginocchio”); altre più spiazzanti, gravate da quella sensazione di sconcerto che si portano appresso le metafore quando ti concentri sul loro reale significato, quando tenti di prenderle <em>alla lettera</em> (“Cuore infranto”, accanto al muscolo cardiaco percorso da una frattura a forma di fulmine, oppure, per mezzo della freccetta che indica una brutta farfalla verdastra che assomiglia a un tatuaggio mal riuscito, “Farfalle nello stomaco”); altre ancora del tutto inesplicabili (come quella, per me veramente angosciante, che alloggia poco più su del sesso inodore e secco del paziente Adolf, sopra la sua pancia rosea e glabra: “Cesta per il pane”, con le fette dell’alimento visto di traverso, tagliato a cassetta, interamente contenuto in un cestino di vimini intrecciato, di quelli per il pic-nic). “Un libro fondamentale per ogni paziente che voglia ottenere le cure migliori dai propri medici” è lo strillo di TIME stampato sulla copertina.<br />
“L’epatite C non è mortale, ma predispone all’epatocarcinoma. E infatti.” dice D.<br />
Non capisco se le mie palpebre siano chiuse o no. Seguendo l’ombra di tutti gli oggetti nella stanza, enumero le conferme alla normalità del mio stato di veglia. Conto. La lampada al neon sopra le nostre teste, la scrivania, la sedia, il mazzetto dei pass plastificati raccolti in anni di concerti, festival, manifestazioni, che scende a grappolo da una mensola, i nastri di raso colorato avvolti attorno al bicchiere portapenne.<br />
“A Napoli, quando gli hanno fatto gli esami, nessuno ha capito che si trattava dello stadio iniziale, e probabilmente curabile, di un tumore al fegato. Lo hanno scambiato per un angioma. Lo hanno guardato sorridenti negli occhi e gli hanno detto: “Lei ha un innocuo angioma epatico, veramente una sciocchezza, non c’è nemmeno bisogno di terapia, basta tenerlo sotto controllo con una ecografia all’anno, arrivederci”.<br />
Io non so se Giuliana all’epoca era già laureata, o se addirittura avesse cominciato anche la scuola di specializzazione. Vorrei chiederlo a D., ma non ho il coraggio di farlo. Dovrei domandarle se già allora Giuliana era iscritta allo stesso ordine professionale di quelli che stavano mandando suo padre a morte; se già, parlando tra loro, si chiamavano col nome di battesimo; se, mentre dicevano “Collega, vieni, ti offro il caffè al bar”, le cellule impazzite del fegato di suo padre  &#8211; innescate da una trasfusione sbagliata a Roma, non riconosciute da un esame diagnostico superficiale a Napoli &#8211; si agitavano da qualche parte nel corpo, lavoravano alla distruzione della sua esistenza.<br />
Ho allungato il braccio verso il comodino e ho spento la luce, la stanza è piombata in un buio profondo, D. è rimasta a pensare chissà a cosa, ha pianto un poco, si è addormentata.</p>
<p>Il padre di Giuliana l’ho visto per la prima – e a questo punto, mentre scrivo, posso solo dire: <em>prima, e ultima volta</em> – la mattina in cui sua figlia si è specializzata, qualche giorno fa. Non lo conoscevo, ma riconoscerlo è stato un attimo. Era una mattina luminosa, la luce quasi fluorescente del sole sopra le carrozzerie delle automobili parcheggiate nel grande piazzale dell’ospedale. Due studentesse sono uscite da un padiglione mangiando un gelato, una di loro impugnava il cono con la sinistra e cercava comicamente e con mille contorcimenti di riporre il portafoglio nella borsa con l’altra mano. Siamo saliti al primo piano, il corridoio era pieno di gente in ghingheri, giravano bicchieri di carta con lo spumante e vassoi di paste al cioccolato o con le crostatine di frutta immerse nella gelatina brillante.<br />
D. si è diretta verso un capannello d’angolo, ha salutato tutti, ha abbracciato Giuliana, le ha consegnato un mazzo di fiori. Suo padre sorrideva, la faccia scavata, gli occhi sporgenti, i capelli radi sulla testa. Indossava un paio di Hogan blu sotto il vestito, ho pensato che le portasse non per moda o eleganza, ma perché le Hogan hanno una suola alta e piatta e morbida, e ci si cammina bene, ci si sta bene, con quella suola gommosa puoi stare in piedi e comodo anche se stai per morire, ecco quello che ho pensato.<br />
Io un po’ lo fissavo, guardavo lui e guardavo quelle decine di medici che lo attorniavano, era letteralmente circondato da medici o da futuri medici, specializzandi o specializzati, medici strutturati e pure qualche professore, a un certo punto è pure passato un primario di non so che, tutti gli hanno detto deferenti “Buongiorno professore”, qualcuno gli ha allungato le paste, lui ha fatto un gesto gentile di rifiuto e ha tirato dritto, si muoveva come se fosse indaffaratissimo.<br />
Io mi vergogno molto e chiedo scusa a chi leggerà questo testo e sa di chi sto parlando, chiedo scusa a chi conosce le persone di cui racconto o si riconosce, ma non riesco a trovare un altro modo di dire che non sia questo: era come se quell’uomo fosse <em>un topo in mezzo ai gatti</em>, mi chiedevo ossessivamente come doveva sentirsi a stare così immerso tra medici, quei medici che rappresentavano con indiscutibile precisione la categoria professionale che lo aveva ucciso; certo, non i responsabili <em>diretti </em>della sua morte, ma qualcosa che a quello molto, moltissimo si avvicinava. E mi chiedo, adesso, se avrà detto qualcosa a sua figlia. Quando l’ha abbracciata, e stretta forte – forte per quel che poteva -, quando l’ha baciata con gli occhi tutti pieni di felicità – ché io in quegli occhi, mentre in quel corridoio un poco lo scrutavo, non vedevo altro che la felicità &#8211;  le ha detto qualcosa riguardo alla sua condizione? Qualcosa come “Sono contento, perché da oggi, con te, quello che è successo a me non potrà più succedere a nessun altro”? Oppure non c’era proprio niente da dire, visto che tutto stava già nei fatti, nei corpi, negli occhi, non c’erano più furie da placare, non c’erano offese da vendicare, ma solo la pressione della felicità a cui, per un lunghissimo minuto d’amore tra un padre morente e una figlia, asservirsi?</p>
<p>Quando ci siamo congedati ci siamo sorrisi, io gli ho fatto i complimenti per Giuliana, lui continuava a mangiarsi la figlia con gli occhi; gli ho stretto la mano e ho detto “Piacere di averla conosciuta”, prima che quella coniugazione all’infinito passato, di cui mi sono reso conto con un atroce secondo di ritardo, mi azzannasse in un punto imprecisato dietro la nuca.</p>
<p>(Sono a casa. D. ha raggiunto Giuliana in clinica, ora è con lei. Tentiamo di comunicare coi telefonini, ma la linea è disturbatissima, non c’è campo. D. riesce a mandarmi un sms: “Sono contenta di essere qui, è ancora vivo e solo questo conta”.<br />
In questi giorni sto leggendo Piovene. <em>Le Furie</em>: “<em>Ci dicono che i romanzieri hanno sempre inventato, trasferito, innestato, mescolato, impastato, essendo piccoli demiurghi. Ma forse romanzieri di quella specie non sono possibili oggi, e non credo che verranno più. Con la mia ostinazione, col mio amore per gli accadimenti sordi in cui ciò che nasce da noi diventa un fatto naturale che si subisce, sono sempre stato una cavia, ho sempre sperimentato in me i limiti del possibile e quello che è diventato impossibile. E so che ormai il bisogno di verità brucia tutto, e fa parere un’impostura anche la finzione che un tempo pareva innocente e incantevole (…). Il bisogno di verità, quando si insedia in noi, somiglia al fuoco ma anche al cancro (…) La bugia è insopportabile, la verità non meno; la nostra sorte, a differenza di tanti uomini di ieri, è tentare di sostenerla senza morire</em>”).</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/03/il-bisogno-di-verita/">Il bisogno di verità</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/12/28/cinque-poesie-3/' rel='bookmark' title='Cinque poesie'>Cinque poesie</a> <small> di Vittorio Reta Lasci scritte a sangue attraverso lo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/' rel='bookmark' title='Nella stanza separata'>Nella stanza separata</a> <small>di Emanuele Trevi «Quello che eterneggia mi è poco congeniale....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/03/06/la-discarica-della-salute/' rel='bookmark' title='La discarica della salute'>La discarica della salute</a> <small>di Alessando Iacuelli Nell&#8217;estate 2004, il dottor Alfredo Mazza, ricercatore...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/epifanie-amorali/' rel='bookmark' title='Epifanie amorali'>Epifanie amorali</a> <small>di Giorgio Tesen La macinatrice di Massimiliano Parente è stato...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/10/25/granelli-di-polvere-e-formiche/' rel='bookmark' title='Granelli di polvere e formiche'>Granelli di polvere e formiche</a> <small>di Franco Arminio Soli e scontenti. Quello che ci riempie...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/08/03/il-bisogno-di-verita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Un perfetto Cavaliere combatte perfino dall’aldilà&#8221;</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/un-perfetto-cavaliere-combatte-perfino-dall%e2%80%99aldila/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/un-perfetto-cavaliere-combatte-perfino-dall%e2%80%99aldila/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 13:49:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[allenamento]]></category>
		<category><![CDATA[Anders Breivik]]></category>
		<category><![CDATA[memoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[Oslo]]></category>
		<category><![CDATA[palestra]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[steroidi]]></category>
		<category><![CDATA[strage]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=39638</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/beach_jogging.jpg"></a></p>
<p><em></em></p>
<p>Gli uomini che si fanno carini/ per venire a ammazzarti</p>
<p>                                                            <strong>Aldo Nove</strong></p>
<p>di <strong>Anders Behring Breivik</strong></p>
<p>Prima di prendere parte alla resistenza armata contro l’establishment culturale marxista-multiculturalista, devi dedicarti a un periodo di vera e propria evoluzione fisica per diventare un Cavaliere Supremo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/un-perfetto-cavaliere-combatte-perfino-dall%e2%80%99aldila/">&#8220;Un perfetto Cavaliere combatte perfino dall’aldilà&#8221;</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/beach_jogging.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/07/beach_jogging-300x190.jpg" alt="" title="beach_jogging" width="300" height="190" class="alignleft size-medium wp-image-39639" /></a></p>
<p><em></p>
<p>Gli uomini che si fanno carini/ per venire a ammazzarti</p>
<p>                                                            <strong>Aldo Nove</strong></em></p>
<p>di <strong>Anders Behring Breivik</strong></p>
<p>Prima di prendere parte alla resistenza armata contro l’establishment culturale marxista-multiculturalista, devi dedicarti a un periodo di vera e propria evoluzione fisica per diventare un Cavaliere Supremo. In quanto tale, la battaglia richiede determinazione, coraggio e una condizione fisica ottimale. A qualcuno potrà sembrare trascurabile, ma per altri potrebbe invece rivelarsi una sfida quasi insormontabile.<br />
Per quel che mi riguarda, ho dovuto superare molti ostacoli dovuti al fatto che il mio corpo era a un livello veramente preoccupante, dopo più di dieci anni di completa inattività fisica  passati a lavorare in ufficio. Tuttavia, un intenso programma di allenamento combinato con l’utilizzo di integratori proteici, Winstrol e Stack mi hanno consentito di raggiungere una condizione superba in meno di quattro mesi.<br />
<span id="more-39638"></span></p>
<p>Ecco come puoi superare gli ostacoli:</p>
<p>Inizia a allenarti almeno quattro mesi prima della missione. Il modo più logico è di iscriverti in palestra. Devi raggiungere il tuo peso forma (se necessario dimagrendo), tenendo conto del fatto che ti toccherà trasportare più di 40 kg di equipaggiamento (corazza, armi ecc.). Predisponi una scheda d’allenamento: 2 o 3 giorni di allenamento coi pesi e 2 o 3 giorni di corsa o spinning. Iscriversi a un corso di spinning di 40 minuti è una soluzione eccellente, considerata la carica che ti darà l’allenatore di sala. Puoi anche pensare a un po’ di jogging con una zavorra di 40 kg. Puoi costruirti una tuta zavorrata imbottendo un giubbino con i pesi (o con degli oggetti pesanti nelle tasche e un tubo di metallo – dello stesso peso di un fucile d’assalto – tra le mani). Avrai un aspetto veramente ridicolo, ma è una eccellente simulazione.</p>
<p>Un buon programma di allenamento abbinato a una dieta è la ricetta per raggiungere i risultati sperati. Dovrai prendere seriamente in considerazione la possibilità di usare degli steroidi. C’è molta ignoranza legata all’uso degli steroidi, ma si tratta nei fatti del miglior modo di affrontare la questione. Non tutti sono così motivati da seguire un faticoso programma di allenamento. L’uso di stimolanti può aumentare non solo la tua motivazione, ma anche agilità, forza, resistenza e durata del 200% (dipende dal tuo attuale stato). </p>
<p>[<a href="http://media2.corriere.it/corriere/content/2011/pdf/2083-Declaration-Independence.pdf">Qui </a>il documento completo]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/un-perfetto-cavaliere-combatte-perfino-dall%e2%80%99aldila/">&#8220;Un perfetto Cavaliere combatte perfino dall’aldilà&#8221;</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/07/26/pessima-letteratura/' rel='bookmark' title='Pessima letteratura'>Pessima letteratura</a> <small>di Gianni Biondillo La sua faccia. A diciannove anni, dopo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/07/27/senza-immagine/' rel='bookmark' title='Senza immagine'>Senza immagine</a> <small>di Helena Janeczek Gli occhi azzurri della ragazza sono rivolti...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/12/20/il-corpo-che-siamo/' rel='bookmark' title='Il corpo che siamo'>Il corpo che siamo</a> <small> di Piero Sorrentino Quando mi vede con la borsa...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/07/18/cani-lebbrosi/' rel='bookmark' title='Cani lebbrosi'>Cani lebbrosi</a> <small>di Piero Sorrentino Di là dal muro, la voce si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/12/06/al-castello/' rel='bookmark' title='Al castello'>Al castello</a> <small> un microracconto di Elio Paoloni Il bisnonno, amministratore dei...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/un-perfetto-cavaliere-combatte-perfino-dall%e2%80%99aldila/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per chi svuota la campana</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/06/23/per-chi-svuota-la-campana/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/06/23/per-chi-svuota-la-campana/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 07:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Anselmo]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[spazzatura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=39349</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/Rifiuti-Napoli.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Marcello Anselmo</strong></p>
<p>I blattoidei sono un ordine di insetti comunemente noti come blatte, scarafaggi o faluche. L’ordine comprende oltre quattromila specie, divise in sei famiglie. Si annidano nella notte, in posti umidi, si cibano di sostanze derivate dai nostri alimenti, generalmente quelli scartati che vanno a comporre l’umido, qualità della mondezza al centro di recenti attenzioni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/23/per-chi-svuota-la-campana/">Per chi svuota la campana</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/Rifiuti-Napoli.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/Rifiuti-Napoli-300x200.jpg" alt="" title="Rifiuti Napoli" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-39350" /></a></p>
<p>di <strong>Marcello Anselmo</strong></p>
<p>I blattoidei sono un ordine di insetti comunemente noti come blatte, scarafaggi o faluche. L’ordine comprende oltre quattromila specie, divise in sei famiglie. Si annidano nella notte, in posti umidi, si cibano di sostanze derivate dai nostri alimenti, generalmente quelli scartati che vanno a comporre l’umido, qualità della mondezza al centro di recenti attenzioni.<br />
Sono due notti che gruppi guardinghi di questi insetti corazzati convergono nel vico d’Afflitto, una delle “microarterie” che dai Quartieri Spagnoli sfociano in via Toledo, il salotto buono della città.<br />
<span id="more-39349"></span></p>
<p> L’eco della musica tecno che ha accompagnato l’inaugurazione del nuovo megastore Alcott, si è appena spenta quando un brontolio metallico si appropria della quiete della notte. Figure scure con mascherine sul viso e tute bianche a protezione degli indumenti trascinano dai vicoli cassonetti, carriole, teloni pieni di sacchetti, materiale edilizio, scarti, mondezza. La riversano all’incrocio tra via Santa Brigida e via Toledo, formano una collinetta di detriti della società dei consumi. L’odore è nauseabondo, il timore è che tutta quest’empietà stipata da giorni nei vicoli stretti, diventi un rogo carico di incognite.<br />
I ratti sopraggiungono eccitati, squittiscono aspettando che il trambusto si plachi pregustando un fiero pasto alla luce dei lampioni. Nel cielo opaco di nuvole afose i gabbiani girano in tondo: finalmente non hanno più bisogno di spingersi nell’entroterra per trovare cibo ammonticchiato a buon mercato, possono rimanere nei pressi dei loro nidi del molo San Vincenzo o sulla scogliera del Beverello e poi allontanarsi di poco per beccare i residui di una civiltà che non capiscono. Ghignano con il becco diventato meno acuminato a furia di lacerare plastica.<br />
Sono giorni che i Quartieri Spagnoli sono ammorbati da miasmi provenienti dal percolato di tonnellate di immondizia non raccolta. Cumuli ostruiscono le strade, rendono impossibile la quotidianità di un popolo neanche più offeso ma assuefatto alla subalternità. Un agglomerato sociale immobile incapace di affermare istanze, appagato dal flusso irregolare di denaro che caratterizza l’economia informale e paracriminale della zona, pronto a seguire, per pochi spiccioli, il capopopolo di turno. Sono parte di quella metà di Napoli che non ha votato per LDM, anzi non ha votato per niente. Eppure ora, da due notti, trasportano mondezza, sudano spingendo carichi immondi, maneggiano pale, accatastano rifiuti tra la sede centrale del Banco di Napoli e il teatro San Carlo. Non è una rivolta, è una forma di esasperazione ben temperata da chi questo gioco lo conosce davvero. Mariano ha esperienza, dirige la raccolta della rivolta, indirizza gli adolescenti eccitati nel formare la barricata di mondezza. Valuta il peso dei carichi, distribuisce i ruoli: chi raccoglie, chi sposta e così via. È stato netturbino per ben due società che hanno lavorato per anni con l’Asia (la società comunale che gestisce la raccolta dei rifiuti a Napoli) in seguito allontanate perché prive di certificato antimafia. Adesso è arrabbiato, incazzato nero perché “per lo meno prima i Quartieri restavano puliti”. Erano gli altri a subire le conseguenze di un sistema malato, inefficace. Adesso è il momento di far sentire la propria voce, di far rimuovere quei cumuli che per anni si sono visti solo in televisione, ci pensavano loro (chi?) a tener puliti i vicoli.<br />
Questa crisi del giugno 2011 è una crisi di tipo nuovo, colpisce indiscriminatamente centro e periferia, nessuno ha garanzie, nessuno ha progetti, l’elastico è slabbrato: chi contestava ora è al potere e scopre che arginare una metastasi è compito di Sisifo mentre vaiasse e scugnizzi da operetta diventano i paladini di una rivolta che non c’è. Trasportare l’immondizia dai vicoli al centro seppellisce la contraddizione, il centro è già saturo, ora il problema è dell’intera città, e forse proprio perché l’amministrazione appena eletta ha azzerato le mediazioni prima di aver stretto nuovi sodalizi. Nelle fogne l’immondizia è sopravvivenza, crea reddito, consenso, clientele. La Saittella porta finalmente la propria escrescenza alla suppurazione.<br />
Il rumore dei cassonetti rimbomba tra gli edifici mentre scivolano veloci lanciati dai vicoli alti dei Quartieri, inciampano e si rovesciano sul corso principale di questo paese metropolitano che è diventata la città. All’arrivo di un paio di volanti, le squadrette organizzate si dileguano rinunziando a uno scontro che le stesse guardie temono. La rivolta non è rivolta. La polizia arriva con i militari, dà un’occhiata e scompare. Dai balconi la gente esulta coprendosi la bocca con fazzoletti incapaci di trattenere il fetore. «Abbiamo liberato i Quartieri!», «Venitevi a prendere la monnezza», sono le frasi smozzicate che si sentono tra i tonfi e i rumori sordi. Gli scooter non smettono di circolare, dall’alto sembrano blatte impazzite da tanta abbondanza, è un sogno di motocross metropolitano in cui si corre su un fango artificiale, si schizza percolato, qualcuno – temerario – inizia a lanciare bottiglie di vetro contro i negozi. Ma si ferma subito, la gente censura: perché attaccare la proprietà? Qui non è in gioco un territorio, qui non ci sarà mai una discarica. Qui domina un tipo di esasperazione controllata, sterile, se non per pochi metri quadri di metropoli.<br />
La seconda notte di rivolta inesistente vede già gli sciacalli dello spettacolo piombare con macchine fotografiche, cineprese, cronisti solerti che domani saranno altrove. Chi prende in cura le anime corrose che producono quest’immondizia indifferenziata senza domandarsi perché accade tutto ciò? Chi avrà cura di quegli edili che lavorano a nero in appartamenti abbarbicati in edifici secolari privi di ogni garanzia, che a fine giornata abbandonano scarti di lavorazione accanto a verdura avariata e scatoloni di cartone? Chi proteggerà la salute di giovani donne che per otto ore l’indomani lavoreranno in una conceria improvvisata ospitata da un sottoscala insalubre? Chi potrà offrire risposte a giovani uomini che per poche ore della notte scateneranno la propria rabbia contro i rifiuti da loro stessi creati?<br />
Infine, pigri, arrivano i mezzi dell’Asia, bobcat, autocompattatori, si affrettano a liberare la carreggiata dai rifiuti, magari spostandoli un po’ più in là. All’emergenza si risponde con l’emergenza: niente da dire. Vince sempre chi alza più la voce. Adesso la merda diventa competenza della Provincia, la Celere sarà spedita altrove, in quei luoghi dove l’immondizia è destinata a riposare e putrefare. All’alba i gabbiani calano in picchiata, lottano con i ratti che danno vita una danza fatta di scatti, quasi immobile. Quel ronzio che si sente in sottofondo è il frinire delle blatte che rosicchiano felici ciò che resta della dignità. La luna opaca di mezza estate riflette sui ghigni dei gabbiani sempre più lontani dal mare del golfo. <em>Suerte</em>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/23/per-chi-svuota-la-campana/">Per chi svuota la campana</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/09/poubelle-forse-cercavi-monnezza/' rel='bookmark' title='Poubelle. Forse cercavi: monnezza'>Poubelle. Forse cercavi: monnezza</a> <small> Il dibattito Intellettuali e debolezze della politica di Gabriella...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/05/22/munnutsunami/' rel='bookmark' title='Munnetsunami'>Munnetsunami</a> <small>di Piero Sorrentino Solo all’alba il fuoco si spense piano...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/09/21/chi-respira-muore/' rel='bookmark' title='Chi respira muore'>Chi respira muore</a> <small>di Alessandro Iacuelli Basta leggere i giornali, spesso senza bisogno...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/03/06/la-discarica-della-salute/' rel='bookmark' title='La discarica della salute'>La discarica della salute</a> <small>di Alessando Iacuelli Nell&#8217;estate 2004, il dottor Alfredo Mazza, ricercatore...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/la-voragine-di-secondigliano/' rel='bookmark' title='La voragine di Secondigliano'>La voragine di Secondigliano</a> <small>di Luca Rossomando [Alle ore 16,30 del 23 gennaio 1996,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/06/23/per-chi-svuota-la-campana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>25</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/unaltra-galassia-festa-del-libro-e-degli-scrittori-a-napoli/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/unaltra-galassia-festa-del-libro-e-degli-scrittori-a-napoli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 May 2011 09:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[24 grana]]></category>
		<category><![CDATA[ascanio celestini]]></category>
		<category><![CDATA[centro storico]]></category>
		<category><![CDATA[charles baudelaire]]></category>
		<category><![CDATA[enzo albertini]]></category>
		<category><![CDATA[festa del libro]]></category>
		<category><![CDATA[francesco di bella]]></category>
		<category><![CDATA[francesco raiola]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe montesano]]></category>
		<category><![CDATA[letizia muratori]]></category>
		<category><![CDATA[Massimiliano Virgilio]]></category>
		<category><![CDATA[matteo codignola]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Covacich]]></category>
		<category><![CDATA[mordecai richler]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli sotterranea]]></category>
		<category><![CDATA[pierluigi razzano]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[programma]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele La Capria]]></category>
		<category><![CDATA[Ricardo Menéndez Salmòn]]></category>
		<category><![CDATA[rossella milone]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[un'altra galassia]]></category>
		<category><![CDATA[valeria parrella]]></category>
		<category><![CDATA[valerio magrelli]]></category>
		<category><![CDATA[walter medolla]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=39042</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/galassia-1.jpg"></a></p>
<p>“Un’Altra Galassia – Napoli Sotterranea” nasce dalla volontà di un collettivo di scrittori e giornalisti, supportati da un imprenditore locale, per ridare alla città di Napoli una festa del libro. </p>
<p>Una festa della città per restituire la letteratura alla città. Assolutamente indipendente: organizzata senza alcun tipo di patrocinio e finanziamento pubblico.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/unaltra-galassia-festa-del-libro-e-degli-scrittori-a-napoli/">Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/galassia-1.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/galassia-1-300x220.jpg" alt="" title="galassia 1" width="300" height="220" class="alignleft size-medium wp-image-39043" /></a></p>
<p>“Un’Altra Galassia – Napoli Sotterranea” nasce dalla volontà di un collettivo di scrittori e giornalisti, supportati da un imprenditore locale, per ridare alla città di Napoli una festa del libro. </p>
<p>Una festa della città per restituire la letteratura alla città. Assolutamente indipendente: organizzata senza alcun tipo di patrocinio e finanziamento pubblico. </p>
<p>Quattro scrittori (Rossella Milone, Valeria Parrella, Piero Sorrentino e Massimiliano Virgilio), due giornalisti (Pier Luigi Razzano e Francesco Raiola) e il presidente di <em>Napoli Sotterranea</em> (lo speleologo Enzo Albertini) hanno pensato a una festa di tre giorni che si svilupperà nel centro di Napoli, lungo il Decumano superiore: da Port’Alba a Piazza San Gaetano, con la collaborazione delle librerie napoletane. <span id="more-39042"></span></p>
<p>“Un’Altra Galassia – Napoli Sotterranea” vuole restituire alla città, e ai suoi luoghi, la sua vocazione culturale. Gli incontri con gli autori si terranno in luoghi speciali del centro storico, tra cui il sagrato e il chiostro della chiesa di san Paolo Maggiore e gli spazi della Napoli Sotterranea. </p>
<p>I tre giorni di festa si terranno dal 3 al 5 giugno 2011: un <em>week end</em> dedicato alla letteratura con scrittori stranieri e italiani.</p>
<p>Caratteristica fondamentale di “Un’Altra Galassia” è la totale gratuità degli eventi e dei laboratori, prevedendo tra l&#8217;altro sconti per l’acquisto di libri presso le libreria convenzionate che espongono il logo della manifestazione.</p>
<p>Il logo di &#8220;Un&#8217;altra Galassia&#8221; è di Anna e Rosaria Corcione.</p>
<p>Tutte le informazioni sono su <a href="http://www.unaltragalassia.it">www.unaltragalassia.it</a></p>
<p><strong>PROGRAMMA<br />
</strong></p>
<p><em>Venerdì 3 giugno 2011</em></p>
<p>ore 17  Sagrato di San Paolo Maggiore</p>
<p>Reading di scrittori da <strong>Tommaso Landolfi </strong>(leggono: Diego De Silva, Rossella Milone,Valeria Parrella, Piero Sorrentino, Massimiliano Virgilio) </p>
<p>Ore 18, 30 Chiostro Grande di San Paolo Maggiore</p>
<p>•	Incontro con <strong>Letizia Muratori </strong>(modera Rossella Milone)</p>
<p>Ore 21  Sagrato di San Paolo Maggiore</p>
<p>•	Concerto “Ballads”, un concerto di <strong>Francesco Di Bella</strong> (24 Grana) e <strong>Alfonso ‘Fofò’ Bruno</strong></p>
<p><em>Sabato 4 giugno 2011</em></p>
<p>Ore 11  Antico Refettorio di San Paolo Maggiore</p>
<p>•	Lezione di poesia di <strong>Valerio Magrelli</strong> </p>
<p>Ore 16,45 Sagrato di San Paolo Maggiore</p>
<p>•	Reading di <strong>Ascanio Celestini</strong></p>
<p>Ore 18,45 Chiostro Grande di San Paolo Maggiore</p>
<p>•	Incontro con <strong>Ricardo Menéndez Salmòn</strong> (modera Maurizio Braucci)</p>
<p>Ore 21 Napoli Sotterranea</p>
<p>•	Seduta Spiritica. <strong>Giuseppe Montesano</strong> evoca <strong>Charles Baudelaire</strong>: l&#8217;autorevole studioso del grande autore farà da <em>medium </em>rispondendo per lui alle domande dei lettori.</p>
<p>Ore 22,30 Napoli Sotterranea</p>
<p>•	Seduta Spiritica. <strong>Matteo Codignola</strong> evoca <strong>Mordecai Richler:</strong> il traduttore &#8211; nonché amico personale &#8211; dell’ autore canadese farà da <em>medium </em>rispondendo per lui alle domande dei lettori.</p>
<p><em>Domenica 5 giugno 2011</em></p>
<p>Ore 12,30 Antico Refettorio</p>
<p>•	Incontro con <strong>Mauro Covacich </strong>(modera Lorenzo Pavolini)</p>
<p>Ore 17 Chiostro Grande</p>
<p>•	50 anni di <em>Ferito a morte:</em> incontro con <strong>Raffaele La Capria</strong> (modera Silvio Perrella)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/unaltra-galassia-festa-del-libro-e-degli-scrittori-a-napoli/">Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/cinema-moralia-a-napoli/' rel='bookmark' title='Cinema Moralia a Napoli'>Cinema Moralia a Napoli</a> <small> Cinema Moralia rassegna internazionale di film e video d’autore...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/09/30/il-ribelle-montesano/' rel='bookmark' title='Il ribelle Montesano'>Il ribelle Montesano</a> <small>di Piero Sorrentino C’è una piccola ma preziosa chiave alfabetica...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/14/il-velo-di-maya-del-popolo-italiano/' rel='bookmark' title='Il velo di Maya del popolo italiano'>Il velo di Maya del popolo italiano</a> <small> di Massimiliano Virgilio Si sostiene da più parti che...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/la-voragine-di-secondigliano/' rel='bookmark' title='La voragine di Secondigliano'>La voragine di Secondigliano</a> <small>di Luca Rossomando [Alle ore 16,30 del 23 gennaio 1996,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/11/25/abbici-poetico-in-prosa/' rel='bookmark' title='Abbicì poetico (in prosa)'>Abbicì poetico (in prosa)</a> <small> di Valerio Magrelli Esce in questi giorni, presso Luca...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/unaltra-galassia-festa-del-libro-e-degli-scrittori-a-napoli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Cavaliere e la morte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/il-cavaliere-e-la-morte/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/il-cavaliere-e-la-morte/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 10:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Arminio]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37879</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cavallo-scacchi.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Franco Arminio</strong></p>
<p><strong>Berlusconi </strong>ha paura di morire. Questa paura è comune a tutti gli uomini, ma in Italia, cuore del cattolicesimo, che ha alimentato la sua potenza giocando tutto sul memento mori, il timore della morte è assai più potente.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/il-cavaliere-e-la-morte/">Il Cavaliere e la morte</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cavallo-scacchi.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cavallo-scacchi-233x300.jpg" alt="" title="cavallo scacchi" width="233" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-37880" /></a></p>
<p>di <strong>Franco Arminio</strong></p>
<p><strong>Berlusconi </strong>ha paura di morire. Questa paura è comune a tutti gli uomini, ma in Italia, cuore del cattolicesimo, che ha alimentato la sua potenza giocando tutto sul memento mori, il timore della morte è assai più potente.<br />
Accumulare potere e ricchezze è un tentativo come un altro di esorcizzare la morte. Un tentativo penoso e vano, mano a mano che si invecchia, che ci si avvicina al traguardo finale L’accumulare ricchezza e potere altro non è se non un segno di questo pensiero costante che accompagna Berlusconi.<br />
<span id="more-37879"></span><br />
Le pantomime oscene sulla sessualità del Cavaliere che riempiono le prime pagine dei quotidiani non sono altro che il tentativo di un uomo ormai vecchio di distrarsi dall’idea della morte. La sua è una sessualità a cartoni animati, è una proliferazione di figure disegnate dalla matita della fine.<br />
L’ironia e l’indignazione sulle depravazioni del capo indicano anche il rapporto irrisolto che gran parte degli italiani hanno con il sesso. Si può dire che il sesso e la morte sono due grandi questioni irrisolte dell’italietta laida e fascista di cui il Cavaliere è l’ultima metamorfosi.<br />
La vicenda di questi mesi non è solo materia per magistrati e neppure per beghe politiche. Il teorema è questo: Berlusconi è governato dalla morte, Berlusconi governa l’Italia, l’Italia è governata dalla morte.<br />
Se vogliamo che nella nostra nazione torni a spirare qualche vento di lietezza, dobbiamo deciderci a sgombrare questo enorme cadavere che tutti insieme formiamo e di cui il Cavaliere è il cuore. Non si può pensare che siamo di fronte a un depravato da rieducare. Non siamo al collasso morale di una sola persona, ma a quello di gran parte della nazione.<br />
Il problema della morte non è solo il problema del Cavaliere. In questo senso lui non è nostro nemico, ma nostro fratello. Bisogna bonificare lo spirito nazionale da queste pozze putride prodotte dal secolare potere di una chiesa che ha messo nella nostra testa l’idea che ci aspetta l’inferno se non diventiamo suoi seguaci.<br />
Berlusconi non lo si sconfigge con la conta in Parlamento ma con una spietata radiografia del nostro spirito, una radiografia che sappia individuare la metastasi narcisistica prodotta proprio da una crescente paura della morte, che può essere considerata come paura della vita, una vita sempre più sigillata in piccole confezioni usa e getta.<br />
Da tempo credo che la morte non sia più un evento, una cosa che tocca gli animi. C’è stato un momento in cui era qualcosa che veniva nella vita come una faina arrivava nel pollaio. Si può pensare che questa faina abbia stampato la sua zampa su ogni tipo di religione. Adesso la morte ha cambiato faccia, è diventata l’aria che si respira, la scena madre della vita, il riassunto delle nostre giornate. È sempre bene in vista, è sempre ben esposta contro l’amore, contro la politica vera, contro i nostri slanci più sinceri. È usata come deterrente per non vivere, per dire di no a ciò di cui potremmo gioire e da cui, invece, ci nascondiamo. Si mette in mezzo tra l’anima e il corpo e ci scinde. Si mette in mezzo tra noi e gli altri e ci divide.<br />
Non è facile dire come e quando sia avvenuta questa mutazione della morte da evento che irrompe a realtà che ristagna. Pensate a una nebbiolina che avvolge la nostra società, pensate a una nebulizzazione dell’evento traumatico e unico della fine in vapore sospeso intorno ad ogni minuto della nostra vita: tutta la rete di comunicazione di cui siamo poveri tralicci sembra che agisca solo per diffondere il senso della fine. La morte non viene dopo l’ultimo respiro, ma sembra essere il legame tra un respiro e l’altro. Non viene pavesianamente a prendere i nostri occhi, ma da tempo li apre e li chiude a suo piacimento ogni giorno. Sempre più spesso guardiamo dal balcone della morte, vediamo il mondo come se già fossimo fuori di esso. È una situazione profondamente nuova. È una condizione che dovrebbe farci leggere l’esperienza di ognuno e di tutti come un’esperienza straordinaria. E invece ragioniamo come se fossimo sempre nello stesso mondo, nella stessa psiche, nello stesso corpo. In un certo senso e per la prima volta non siamo nella vita come un’esperienza continua interrotta dalla morte, ma siamo nella morte come un’esperienza continua interrotta raramente dalla vita.</p>
<p>(pubblicato su <em>Il Manifesto</em>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/il-cavaliere-e-la-morte/">Il Cavaliere e la morte</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/03/23/la-lingua-italiana-dopo-silvio-berlusconi/' rel='bookmark' title='La lingua italiana dopo Silvio Berlusconi'>La lingua italiana dopo Silvio Berlusconi</a> <small> di Marco Mancassola L’attuale Presidente del Consiglio italiano è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/26/ictu-oculi/' rel='bookmark' title='Ictu oculi'>Ictu oculi</a> <small>di Lanfranco Caminiti Forse, come dice Berlusconi – a cui...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/11/23/terremoto/' rel='bookmark' title='Terremoto'>Terremoto</a> <small>di Franco Arminio Dalle mie parti siamo tutti esperti di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/09/21/indignazione-e-gentilezza/' rel='bookmark' title='Indignazione e gentilezza'>Indignazione e gentilezza</a> <small>di Franco Arminio Grillo e Veltroni, per me pari sono....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/03/11/il-nobel-a-celati/' rel='bookmark' title='Il Nobel a Celati'>Il Nobel a Celati</a> <small>di Franco Arminio Ogni volta che mi arriva a casa...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/il-cavaliere-e-la-morte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>51</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nuovo cinema paraculo/Hereafter</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/11/nuovo-cinema-paraculohereafter/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/11/nuovo-cinema-paraculohereafter/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 10:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[hereafter]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[stroncatura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37752</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/hereafter-movie.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p>Va bene, la scena di apertura è bella. Il risveglio nella stanza d’albergo, il sole, le biciclette per le strade, la passeggiata indolente per il mercatino,  i mucchietti di collanine e pietre colorate esposte sui banchi. E poi, di colpo, incomprensibile, immotivata, la Tragedia, lo tsunami, l’acqua risucchiata da una forza invisibile e poi scagliata contro i palazzi, le persone travolte e annegate, le macchine che si trasformano in proiettili impazziti, la distruzione, la morte.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/11/nuovo-cinema-paraculohereafter/">Nuovo cinema paraculo/Hereafter</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/hereafter-movie.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/hereafter-movie-300x221.jpg" alt="" title="hereafter movie" width="300" height="221" class="alignleft size-medium wp-image-37753" /></a></p>
<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p>Va bene, la scena di apertura è bella. Il risveglio nella stanza d’albergo, il sole, le biciclette per le strade, la passeggiata indolente per il mercatino,  i mucchietti di collanine e pietre colorate esposte sui banchi. E poi, di colpo, incomprensibile, immotivata, la Tragedia, lo tsunami, l’acqua risucchiata da una forza invisibile e poi scagliata contro i palazzi, le persone travolte e annegate, le macchine che si trasformano in proiettili impazziti, la distruzione, la morte. Ma, insomma, per il nuovo film di <strong>Clint Eastwood</strong> ci dobbiamo stracciare le vesti – ancora una volta – soltanto per <em>questo</em>?<br />
<span id="more-37752"></span></p>
<p>Tutti quelli che applaudono Eastwood per <em>Hereafter </em>– e, prima, lo hanno applaudito per <em>Invictus </em>– per una gran parte, danno l’impressione di quelli che fanno qualcosa perché pensano che si debba  farla. Nessuno sembra capire che per preservare la bellezza di un film come <em>Gran Torino</em> si dovrebbe invece iniziare a dire che gli ultimi lavori del regista americano sono abbastanza penosi, anche se questa pacata proposta può facilmente provocare reazioni violente perché al dogma <em>Clint Eastwood Fa Capolavori (A Prescindere)</em> molti sono pateticamente incollati. A parlare male di Eastwood c’è tutto questo immediato inarcare di sopracciglia dell’interlocutore, questo incremento di espressioni offese, queste serate-con-birra- tra- amici che si trasformano in psicodrammi galoppanti nutriti da una cordiale solidarietà nella voglia di buttare all’aria il tavolo e far scattare la rissa. Eastwood è un intoccabile, anche se realizza filmetti noiosi come <em>Hereafter</em>, dove dopo un’ora e cinque già cominci a illuminare il display del cellulare (in modalità silenzioso, ovviamente) per vedere che ore sono; in cui le tre linee narrative – quella dei gemelli, della giornalista francese e dell’ex medium Matt Damon – partono magari pure bene, ma poi si agitano penosamente senza costrutto, senza un filo capace di renderle parte di un contesto che non si risolva nella ridicola trovatina della fiera del libro; dove compare il personaggio di un cuoco italiano, naturalmente coi baffi, che sembra ritagliato paro paro dallo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HsHs_U9zcik">chef Luigi</a> dei Simpson,  e schiaffato in una sequenza rubata all’indimenticato <em>Lezioni di cioccolato</em> con <strong>Luca Argentero</strong> e <strong>Violante Placido</strong>; in cui i Gemellini Sfortunati E Teneri, parlando della loro mamma, manifestamente zoccola, alcolizzata e strafatta, passano le informazioni allo spettatore con dialoghi del tipo: “Ce la farà la mamma, stavolta, a uscire dal terribile tunnel dell’alcol?” “Non lo so, sono tre anni che prova a disintossicarsi senza successo, ma noi dobbiamo starle vicino e aiutarla nel suo processo, in fondo è buona e ci vuole tanto bene” (e dire che c’è stato pure qualcuno che s’è commosso, in sala, quando Quello Col Cappellino è stato messo sotto dal furgoncino); dove <strong>Matt Damon</strong> – che ovviamente s’è beccato i superpoteri da medium dopo un’operazione complicata che lo ha quasi accoppato – in una scena dell’agognato finale sta facendo una cosa manifestamente stupida e, mentre cammina, a un certo punto si ferma, quasi guarda dritto in macchina e, giuro, dice: “Devo essere proprio impazzito, sto facendo una cosa molto stupida!” (e prima aveva ovviamente fatto al fratello arraffone il discorsetto “Questo Del Parlare Coi Morti Non È Un Dono Ma Una Maledizione”) ; un film in cui – vado a memoria, magari qualche altra disgrazia me la scordo – capitano, nell’ordine: lo tsunami in Asia, un investimento mortale di un pedone minorenne, gli attentati con morti e feriti nella metropolitana di Londra, una bambina violentata da suo papà, una encefalomielite quasi mortale; in cui a farla drammaturgicamente da padrona per TUTTO il film è quella trovatina da ultimissima spiaggia narrativa che gli sceneggiatori chiamano il “Guardacaso”; e dove, alla miliardesima scena in cui sei costretto a guardare le ombre scure dei morti che si agitano nell’aldilà, hai un profondo desiderio di stare pure tu da quella parte, finalmente in pace, lontano da Clint. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/11/nuovo-cinema-paraculohereafter/">Nuovo cinema paraculo/Hereafter</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/07/07/brotherhood/' rel='bookmark' title='Brotherhood'>Brotherhood</a> <small>di Aldo Busi Bisogna assolutamente promuovere il film più bello...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/10/15/la-pelle-che-abito/' rel='bookmark' title='la pelle che abito'>la pelle che abito</a> <small> di Nicola Ingenito Sto per recensire l’ultimo film di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/05/24/scrittore-morto-con-natura-e-viceversa/' rel='bookmark' title='Scrittore morto con natura (e viceversa)'>Scrittore morto con natura (e viceversa)</a> <small> di Piero Sorrentino “Un gorgo di acqua limpida” (Nero.)....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/01/18/bocca-di-rosa/' rel='bookmark' title='Bocca di rosa'>Bocca di rosa</a> <small>L&#8217;ex partigiano e l&#8217;invenzione dei carabinieri trucidati di Piero Sorrentino...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/10/27/il-sabato-del-villaggio-globale/' rel='bookmark' title='Il sabato del villaggio (globale)'>Il sabato del villaggio (globale)</a> <small>di Elio Paoloni All’uscita del penultimo libro, il cupo, inquietante,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/01/11/nuovo-cinema-paraculohereafter/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>58</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ultimo viaggio di Seneca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/12/14/lultimo-viaggio-di-seneca/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/12/14/lultimo-viaggio-di-seneca/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 17:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[De Ira viaggio all'Averno]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Saponaro]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Anneo Seneca]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37526</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/DSC_0074.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Francesco Saponaro</strong> (da Lucio Anneo Seneca)</p>
<p>Ho conosciuto uomini potenti, ricchi, molto influenti e fortunati. Ho visto oppressori di deboli, rapitori, calunniatori, scacciare dalle loro case i vicini, altri sconfinare violentemente dai loro confini. A volte mi chiedo se anche Dio vede tutto questo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/12/14/lultimo-viaggio-di-seneca/">L&#8217;ultimo viaggio di Seneca</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/DSC_0074.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/DSC_0074-300x200.jpg" alt="" title="DSC_0074" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-37528" /></a></p>
<p>di <strong>Francesco Saponaro</strong> (da Lucio Anneo Seneca)</p>
<p>Ho conosciuto uomini potenti, ricchi, molto influenti e fortunati. Ho visto oppressori di deboli, rapitori, calunniatori, scacciare dalle loro case i vicini, altri sconfinare violentemente dai loro confini. A volte mi chiedo se anche Dio vede tutto questo.<br />
Tutti questi uomini si circondano di beni illusori, ingannando i loro spiriti vuoti con la promessa di un lungo sogno; si coprono d’oro, d’argento, d’avorio e brillano impettiti, come fiaccole al vento, a far mostra di sé. Bevono in coppe gemmate e vomitano tutto quanto hanno bevuto, ruminando tristi la propria bile. Sono ben curati in superficie, come le pareti delle loro case; ma è solo apparenza, una patina esterna, e per di più sottile. Sembrano felici, ma se si guardano più da vicino sono meschini, volgari, turpi; dentro non hanno nulla di buono.<br />
S’ingozzano di ogni ben di Dio. Posseduti dalla follia impazzano fra le risate. Rallegrano le orecchie con feste e baccanali, gli occhi con spettacoli, il palato con buoni sapori. Le loro belle case li rendono arroganti. Lodano l’eloquenza, si inchinano davanti all’autorità, esaltano il potere. Giocano, oziosi, senza prevedere i rischi incombenti del destino. Vivono sotto la minaccia del rimorso e marciscono in mezzo ai beni materiali senza pensare a quanti accidenti pendono loro sul capo.<br />
<span id="more-37526"></span><br />
Dissipano patrimoni, rovinano gli amori nei postriboli, perdono il Senato, il Foro e tutti i luoghi dedicati alla pratica pubblica; occultano i registri dove la loro cupidigia, illusa, aveva vergato una falsa fonte di ricchezza; piangono, si lamentano.<br />
Impostori, percuotono cembali, gridano menzogne su ordinazione e venerano il vizio come una divinità e coloro che la professano come sacerdoti. Cambiano continuamente direzione; si fanno tormentare la coscienza dalla mutevolezza e dalla vanità dei desideri. Ondeggiano, scegliendo ora un oggetto ora un altro, lasciano ciò che hanno cercato, cercano di nuovo ciò che hanno appena abbandonato e in loro si alternano continuamente desiderio e rimpianto. Sono schiavi del giudizio altrui e apprezzano soltanto ciò che gode il favore della folla. Corrono, come le formiche, che vanno su e giù per gli alberi e salgono e poi discendono, senza motivo e senza una meta.<br />
Questi stolti, questi inquieti, ignorano il sommo bene, la fermezza di un animo nobile che non si spezza, che è insieme previdenza, grandezza, salute morale, libertà, armonia, bellezza.<br />
Davanti a questi conquistatori di città, le mura crollano, le torri sprofondano d’un tratto nei cunicoli e nelle gallerie sotterranee; ai loro ordini si alzano bastioni d’assedio per raggiungere i più alti baluardi; ma tutti questi uomini non hanno ancora trovato una macchina da guerra capace di scuotere un animo forte.<br />
Tra le spade scintillanti, in mezzo al tumulto dei soldati scatenati al saccheggio, tra le fiamme, il sangue e le macerie delle città distrutte, mentre i templi crollano con fragore sui loro dei, una via d’uscita da ogni dolore è sempre aperta.<br />
E allora cada pure ogni cosa sotto il potere di un despota, e le terre siano dominate dalle sue legioni e i mari dalle sue navi; vengano pure i soldati di Cesare ad assediare le mie porte; io so come uscirne: so aprirmi una strada verso la libertà.<br />
Non intendo più accettare alcuna costrizione. M’innalzerò al di sopra del tragico quotidiano, a guardare serenamente i dolori, le sventure, le ferite, le perdite e i grandi sconvolgimenti che mi circondano. Voglio arrivare là dove il sole risplende, è il destino a condurmi.<br />
L’armonioso movimento delle stelle, questo inalterabile moto dell’universo, della terra e dei mari; e gli astri, splendenti di luce propria, le piogge, le nuvole, lo scoppio violento dei fulmini, le fiamme lanciate dalle cime dei vulcani, le sorgenti di acqua calda in mezzo al mare, le nuove isole che spuntano nell’immenso oceano, i terremoti e tutti gli altri sconvolgimenti della terra, ebbene, tutti questi fenomeni, per quanto improvvisi, hanno tutti le loro cause, come le hanno quelli che, mostrandosi dove non ce li aspettiamo, sembrano un miracolo.<br />
Le cose umane non vanno più per il verso giusto. Sono vecchio, abbandonato; vedo attorno a me solo cose nemiche; eppure posso ben dire che tutti i miei beni sono salvi e senza danno; sono protetti da difese solide e inattaccabili, resistenti al fuoco e agli assalti, altissime, inespugnabili, elevate quanto le dimore degli dei e io conservo tutto, integro e intatto. La mia casa è piccola, silenziosa e modesta; e tuttavia, per questa soglia spalancata e libera, la sorte non passa: non c’è più posto per lei dove non c’è nulla di suo. Le sventure, i dolori, le umiliazioni, gli esili, i lutti, le separazioni, tutte queste cose – le ingiurie della sorte – non possono più travolgermi.<br />
Che la mia anima non si lasci più corrompere né dominare dalle cose terrene, ma ammiri solo se stessa, fidandosi solo del suo coraggio, artefice dell’unica via. Che la mia anima sieda giudice del lusso e delle vanità, perché non resti più nulla di turpe, nulla di equivoco, nulla in cui io possa urtare o cadere; sazia di tutto quello che suole dilettare i sensi si volga al passato e, ricordando i piaceri goduti, gioisca di quanto ha avuto e si avvii, al più presto, verso quello che sta per venire.<br />
Che la mia soluzione sia stabile, rapida, efficace e il mio principio incrollabile. Accetto la prova finale contro cui nulla possono nemmeno le leggi più dure e i tiranni più feroci. Accetto la prova finale e resto fermo, sicuro, come uno scoglio solitario di fronte al mare, che le onde flagellano da ogni parte senza riuscire a smuoverlo nonostante l’assalto dei secoli. Il mio spirito è pronto, mi lascio alle spalle la vita!<br />
E come in mare si allontanano i paesi e le città, così in questa corsa rapidissima del tempo mi lascio dietro la prima fanciullezza, l&#8217;adolescenza e poi tra giovinezza e vecchiaia quell&#8217;età che confina con entrambe e dopo, ancora, gli anni migliori dell’età senile; e ora, in ultimo, ecco l’approdo, il porto sicuro. Così come scelsi le navi quando mi toccò di andare per mare, e le case in cui vivere, ora scelgo la morte.<br />
Contro il mal di testa ricorrevo spesso a un salasso: aprivo una vena per diminuire la pressione del sangue. Non era necessario che io mi squarciassi il petto con una vasta ferita: era sufficiente un bisturi ad aprire la via: in fondo la mia serenità dipendeva da un piccolo taglio.<br />
Esca dunque la mia anima per quella strada che ha preso di slancio, avanzi decisa e spezzi le catene della sua schiavitù. Non importa morire presto o tardi, ma morire bene o male; perché morire bene significa sfuggire al pericolo di vivere male. È vergognoso vivere di rapina, morire di rapina, invece, è bellissimo. </p>
<p>(<em>dallo spettacolo De Ira, viaggio all’Averno. Versi Igor Esposito, ideazione e regia Francesco Saponaro, con Giovanni Ludeno (Nerone), Toni Servillo (voce di Seneca), Licia Maglietta (Sibilla), Peppino Mazzotta (Tenente). Produzione Teatri Uniti, Laila 2006. La foto è di Fabio Esposito</em>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/12/14/lultimo-viaggio-di-seneca/">L&#8217;ultimo viaggio di Seneca</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/09/07/di-un-tre-capovolto/' rel='bookmark' title='Di un tre capovolto'>Di un tre capovolto</a> <small>di Alessia Polli I Avevo ancora tra le mani la...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/10/12/sonetto-dellippodromo/' rel='bookmark' title='Sonetto dell&#8217;ippodromo'>Sonetto dell&#8217;ippodromo</a> <small>di Angelo Petrella Federico Aldrovandi Ferrara – settembre 2005 via...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/06/10/ciao-enzo/' rel='bookmark' title='Ciao, Enzo'>Ciao, Enzo</a> <small> [Enzo Siciliano è morto ieri. Aveva 72 anni. Stamattina,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/12/18/grazie-di-canio/' rel='bookmark' title='Grazie, Di Canio'>Grazie, Di Canio</a> <small> di Raul Montanari Devo ringraziare il cavernicolo che risponde...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/10/12/operazioni-mobili-di-massacro/' rel='bookmark' title='Operazioni mobili di massacro'>Operazioni mobili di massacro</a> <small>di Piero Sorrentino “Sai qual è la prima cosa che...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/12/14/lultimo-viaggio-di-seneca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La letteratura sperata</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/la-letteratura-sperata/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/la-letteratura-sperata/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 09:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[david shields]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele trevi]]></category>
		<category><![CDATA[fame di realtà]]></category>
		<category><![CDATA[fazi editore]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[Saggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37175</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/famedirealtà.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Emanuele Trevi</strong></p>
<p>Già il fatto che David Shields definisca «un manifesto» il suo <em>Fame di realtà</em> (Fazi, prefazione di Stefano Salis, trad.di Marco Rossari, pp.264, euro 18,50) ci parla di uno stile di pensiero decisamente inconsueto, per non dire inattuale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/la-letteratura-sperata/">La letteratura sperata</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/famedirealtà.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/famedirealtà-188x300.jpg" alt="" title="famedirealtà" width="188" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-37176" /></a></p>
<p>di <strong>Emanuele Trevi</strong></p>
<p>Già il fatto che David Shields definisca «un manifesto» il suo <em>Fame di realtà</em> (Fazi, prefazione di Stefano Salis, trad.di Marco Rossari, pp.264, euro 18,50) ci parla di uno stile di pensiero decisamente inconsueto, per non dire inattuale. A chi può mai rivolgersi, nel 2010, un manifesto? Il fatto è che la teoria letteraria di Shields chiama in causa i suoi lettori, li seleziona mentre procede. Dai manifesti delle vecchie avanguardie lo scrittore californiano, nato nel 1956, ha imparato a rivolgersi a una minoranza <em>come se</em> si trattasse, contro tutte le apparenze, di una moltitudine. Spazzando via d’un colpo, grazie alla sola energia del desiderio, il più triste dei prodotti dell’industria culturale: la rigida separazione dei ruoli, il Muro di Berlino che separa i produttori dai consumatori. «Non credo di essere l’unico», si legge per esempio a un certo punto, «che trova sempre più difficile leggere o scrivere romanzi».<br />
<span id="more-37175"></span><br />
Proprio questo è il punto: bisogna restituire al «leggere» e allo «scrivere» la loro salutare circolarità. Gli stessi disagi, e le stesse ambizioni. Shields non ha dubbi sul suo bersaglio: nell’Epoca dell’Egemonia del Romanzo, entrambe le funzioni perdono di senso, sono solo dei feticci rinsecchiti. Della perduta ricchezza, rimangono solo due prestazioni, asservite e speculari: la produzione di trame, e il loro consumo. I cosiddetti scrittori, nel clima asfittico e segretamente autoritario della <em>fiction</em>, muovono i loro pupazzi, più o meno abilmente. Ai cosidetti lettori, dall’altra parte del muro, non rimangono che le squallide prerogative dell’identificazione e il desiderio, ottuso e identico a se stesso come una coazione a ripetere, di vedere come andrà a finire. E la critica ? Basta aprire un giornale qualunque: la critica produce riassunti. Il suo massimo sforzo cognitivo consiste nel non rivelare qualcosa del finale, <em>guastando il piacere</em>. Al massimo grado del suo prestigio, il critico di oggi è il servo così sciocco e zelante da non avere mai bisogno dell’imbeccata del padrone. Facilmente gli verrà concesso di scriverlo anche lui, il suo romanzo.<br />
In questa terra desolata, di fronte allo spettacolo di una letteratura ridotta al fanalino di coda dei saperi umani, <em>Fame di realtà</em> è un bellissimo anticorpo, un dono inaspettato. Fatto più unico che raro, anche fra coloro che si ostinano a pensare con la propria testa, la sua forma non è inferiore all’ambizione delle idee. Il fatto è che Shields, teorico del collage e dell’appropriazione indebita di materiali eterogenei, non commette l’ingenuità di predicare cose che la sua lingua non potrebbe sostenere. I 618 paragrafi di cui si compone sono in massima parte delle citazioni, estrapolate da una selva di materiali eterogenei e, se occorre, opportunamente modificate. Solo le comprensibili preoccupazioni dell’ufficio legale della Random House hanno imposto a Shields di pubblicare in coda al libro un elenco dettagliato delle sue fonti. Così, per fare un esempio tra mille, quando leggiamo affermazioni come «il mio mezzo è la prosa, non il romanzo», il fatto che queste parole provengano da un’intervista a W.G.Sebald non dovrebbe possedere, nelle intenzioni dell’autore, la minima importanza. E’ vero anche il contrario: quando Shields esprime il suo punto di vista senza ricorrere a parole altrui, potremmo considerare ciò che leggiamo una specie di furto da se stesso, abilmente intarsiato con il resto. Se i procedimenti letterari si devono giudicare in base ai loro risultati, bisogna ammettere che Shields ha vinto la sua scommessa, e che è difficile, una volta accettate le regole del gioco, rimanere indifferenti a <em>Fame di realtà</em>, anche quando ci si trova in disaccordo su questo o quel punto. Ma non si comprenderebbe bene l’energia di persuasione di questo libro limitandosi a constatare che si tratta di un collage, o di un mosaico, di citazioni. L’altro fattore importante da considerare è che la scrittura critica di Shields è fortemente, contagiosamente <em>orientata</em>: se parte da un’insoddisfazione («la trama è roba per gente morta») è verso un futuro possibile che punta la bussola, senza indulgere (fatto molto meritorio) a nessuna elegia dei bei tempi andati. E con questo entriamo nel territorio più spinoso della proposta di Shields. Se «il genere è un carcere di massima sicurezza», infatti, esso possiede almeno il vantaggio d’essere definibile, di godere di regole tutto sommato stabili. Basta leggere il recente e fortunato libro di James Wood, <em>Come funzionano i romanzi</em>, e confrontarlo a <em>Fame di realtà</em> per capire, fin dai soli titoli, quanto sia difficile costruire una teoria senza potersi avvalere di un affidabile repertorio di esempi – ovvero di un’idea molto pragmatica ma efficace di tradizione. Wood pesca i suoi precetti da un numero nutrito di grandi capolavori, che sono ovviamente diversi l’uno dall’altro, ma che contengono suggerimenti validi per tutti. Shields, dal canto suo, elenca dei libri che gli piacciono, ma che incarnano un’idea della letteratura sostanzialmente irripetibile. Gli stessi concetti di <em>memoir</em> e <em>non-fiction</em>, con il loro implicito principio di indeterminazione, più che creare dei criteri di leggibilità, intorbidano ancora di più le acque. Rimane il fatto che la lettura di Wood è deprimente, come in genere lo sono i programmi dei corsi di scrittura, mentre quella di Shields è elettrizzante. Ciò che vale davvero la pena di desiderare, è sempre ciò di cui non riusciamo a nutrire un’idea ben precisa. Come principio generale, può anche valere che «l’assenza della trama lascia al lettore l’agio per pensare ad altro». Ma bisogna subito aggiungere che lo stesso titolo scelto da Shields per il suo libro potrebbe essere foriero di equivoci. <em>Reality Hunger</em> non vuole affatto tessere l’apologia del <em>memoir </em>spacciato per verità oggettiva in forma di scrittura. Intanto, bisogna sempre ricordare che la memoria non è più affidabile di un autore di <em>fiction </em>esperto delle più sottili tecniche di mistificazione. La cosiddetta autenticità dell’esperienza è una merce, o ancora peggio, come sa chi ricorda l’indegno caso di J.T.Leroy, un valore aggiunto che rende appetibile una merce scadente. A Shields interessa tutto il contrario: una relazione fra il vero e il falso che non sia reciprocamente esclusiva, e che permetta al narratore di destreggiarsi come meglio sa all’interno di questi due poli. Figlia illegittima della confessione e della menzogna, la «rappresentazione del reale» è una cosa ben diversa dall’inafferrabile realtà. Appartiene di diritto alla letteratura, perché implica una soggettività integrale che non nasconde il suo lavoro e nemmeno i suoi fallimenti in nome del prodotto finito. E’ un’esplorazione di sé e del mondo, tipica del saggista e del poeta, che non ricava nessuna utilità dall’«impalcatura fittizia» della trama, del luogo, della scena e dei personaggi. Con tutta la passione di un artista che preferisce mille fallimenti a una strada già battuta («il solito monnezzone da quattrocento pagine») Shields punta tutte le carte sulla possibilità di «trascendere l’artificio». L’opera che ha in mente non ha nome (si potrà solo parlare, come il Pasolini di <em>Petrolio</em>, di «qualcosa di scritto») e la sua forma coincide con il suo divenire, è un sentiero che si percorre camminando nel buio. Come un tempo certe opere di Barthes, <em>Fame di realtà</em> è un libro di critica che si legge con emozione, che costringe a rimettersi in gioco. Il suo vero oggetto non è né un genere di scrittura né un certo numero di libri esemplari. E’ soprattutto una letteratura <em>sperata</em>, quella di Shields: ancora da leggere, ancora da scrivere.    </p>
<p>(<em>Pubblicato su Alias-Latalpalibri</em>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/la-letteratura-sperata/">La letteratura sperata</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/07/verifica-dei-poteri-2-0-emanuele-trevi/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi'>Verifica dei poteri 2.0: Emanuele Trevi</a> <small>[Emanuele Trevi risponde alle Cinque domande su critica e militanza...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/24/verifica-dei-poteri-2-0/' rel='bookmark' title='Verifica dei poteri 2.0'>Verifica dei poteri 2.0</a> <small> [Verifica dei poteri 2.0 prova a ricostruire la storia...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/02/la-responsabilita-dellautore-emanuele-trevi/' rel='bookmark' title='La responsabilità dell&#8217;autore: Emanuele Trevi'>La responsabilità dell&#8217;autore: Emanuele Trevi</a> <small> [Dopo gli interventi di Helena Janeczek, Andrea Inglese, abbiamo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/' rel='bookmark' title='Nella stanza separata'>Nella stanza separata</a> <small>di Emanuele Trevi «Quello che eterneggia mi è poco congeniale....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/babbo-natale/' rel='bookmark' title='Babbo Natale'>Babbo Natale</a> <small> Piero Sorrentino intervista Nicola Lagioia Da pochi mesi è...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/la-letteratura-sperata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>29</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La risposta? Non è nei buchi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/10/29/la-risposta-non-e-nei-buchi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/10/29/la-risposta-non-e-nei-buchi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 06:52:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[acerra]]></category>
		<category><![CDATA[anna fava]]></category>
		<category><![CDATA[discariche]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenza rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[fibe]]></category>
		<category><![CDATA[Impregilo]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[terzigno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=37048</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/terzigno_intera_4.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Anna Fava</strong></p>
<p>Terzigno, Serre, Giugliano. E&#8217; nei buchi che si continua a cercare una via d&#8217;uscita. In modo del tutto irrazionale: già nel 2005 la Corte dei Conti criticò aspramente la struttura commissariale, gestita per anni in simbiosi con la Protezione civile, per non aver incentivato in alcun modo la raccolta differenziata, stabilendo arbitrariamente che la risoluzione dell&#8217;emergenza rifiuti dovesse limitarsi alla realizzazione e alla gestione dell&#8217;impiantistica finale e non nella riduzione a monte del flusso di rifiuti da trattare attraverso la raccolta differenziata.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/29/la-risposta-non-e-nei-buchi/">La risposta? Non è nei buchi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/terzigno_intera_4.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/terzigno_intera_4-300x217.jpg" alt="" title="Italy Naples Trash" width="300" height="217" class="alignleft size-medium wp-image-37049" /></a></p>
<p>di <strong>Anna Fava</strong></p>
<p>Terzigno, Serre, Giugliano. E&#8217; nei buchi che si continua a cercare una via d&#8217;uscita. In modo del tutto irrazionale: già nel 2005 la Corte dei Conti criticò aspramente la struttura commissariale, gestita per anni in simbiosi con la Protezione civile, per non aver incentivato in alcun modo la raccolta differenziata, stabilendo arbitrariamente che la risoluzione dell&#8217;emergenza rifiuti dovesse limitarsi alla realizzazione e alla gestione dell&#8217;impiantistica finale e non nella riduzione a monte del flusso di rifiuti da trattare attraverso la raccolta differenziata. Se infatti la raccolta differenziata fosse potenziata ed estesa in modo sistematico a tutti i Comuni, organizzando una raccolta differenziata porta a porta per tutti i cittadini, con una accurata separazione dei materiali da avviare alla filiera del riciclo e del recupero della materia, in breve tempo non solo la Campania riemergerebbe dallo stato di degrado attuale ma si animerebbe un&#8217;economia sana, compatibile con la vocazione agricola del territorio e con l&#8217;elevata densità abitativa di molti Comuni.<br />
<span id="more-37048"></span><br />
 Ci sono fondate ragioni per affermare che la scelta &#8211; arbitraria e priva di alcun fondamento tecnico-scientifico &#8211; di ostinarsi a risolvere l&#8217;emergenza con le discariche e con la costruzione di costosi impianti di incenerimento, recentemente condannati dall&#8217;oncologo francese <strong>Dominique Bellpome</strong> come &#8220;crimine contro l&#8217;umanità&#8221; a causa dell&#8217;inquinamento chimico da essi provocato, sia in realtà orientata da interessi economici da parte delle imprese private che spingono la classe politica a scelte orientate verso l&#8217;incenerimento dei rifiuti a causa dei contributi pubblici stanziati per la gestione di questi impianti.<br />
Come ha dimostrato anche l&#8217;indagine della Procura di Pescara nei confronti di politici corrotti dall&#8217;imprenditore <strong>Rodolfo Di Zio</strong> perché impedissero la raccolta differenziata e favorissero la costruzione di discariche ed inceneritori, la classe politica concede favori ai gruppi imprenditoriali sacrificando gli interessi della popolazione, che viene privata del territorio, della salute, della dignità, della partecipazione democratica e della possibilità di una sana economia. Queste scelte politiche dissennate scatenano nei cittadini una forte sfiducia nelle amministrazioni locali, che svendono il proprio territorio, e nelle istituzioni che emanano leggi criminali come la legge 123 del 2008, che il giurista <strong>Stefano Rodotà</strong> ha commentato il 27 maggio 2008 parlando della nascita di «un diritto &#8220;speciale&#8221;, fondato su una sostanziale sospensione di garanzie fondamentali. Ormai in Campania vige un diritto diverso da quello di altre regioni. L&#8217;insieme delle nuove regole fa nascere un modello che produce una &#8220;eccedenza&#8221; autoritaria inaccettabile».<br />
Una via d&#8217;uscita da questa situazione c&#8217;è ed è immediatamente praticabile: se i 150 milioni di euro promessi come compensazione ambientale ai comuni vesuviani e i 350 milioni di euro stanziati per acquistare dalla <em>Fibe &#8211; Impregilo</em> l&#8217;inceneritore di Acerra fossero impiegati per attivare la raccolta differenziata finalizzata al recupero della materia, se gli impianti di compostaggio già esistenti fossero attivati per trattare la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata, se per la frazione secca venisse attivata la filiera del riciclo utilizzando le migliori tecnologie presenti in Italia (Vedelago <em>in primis</em>) per adeguare gli impianti già esistenti in modo da recuperare totalmente la materia, non solo la Campania uscirebbe in tempi brevi dall&#8217;emergenza ma potrebbe diventare il modello di un&#8217;economia virtuosa per il resto d&#8217;Italia.</p>
<p>(la fotografia è di Salvatore Laporta per <em>AP</em>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/29/la-risposta-non-e-nei-buchi/">La risposta? Non è nei buchi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/04/breve-storia-dell%e2%80%99emergenza-rifiuti-in-campania/' rel='bookmark' title='Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania'>Breve storia dell’emergenza rifiuti in Campania</a> <small> di Maurizio Braucci Primavera del 2007. Petra e io...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/unaltra-galassia-festa-del-libro-e-degli-scrittori-a-napoli/' rel='bookmark' title='Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli'>Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli</a> <small> “Un’Altra Galassia – Napoli Sotterranea” nasce dalla volontà di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/05/29/cinque-minuti-di-napoli/' rel='bookmark' title='Cinque minuti di Napoli'>Cinque minuti di Napoli</a> <small>di Piero Sorrentino Hanno fatto l’intero percorso, da sant’Anna di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/05/22/munnutsunami/' rel='bookmark' title='Munnetsunami'>Munnetsunami</a> <small>di Piero Sorrentino Solo all’alba il fuoco si spense piano...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/11/29/racconto-camorra-impreciso-ma-apologetico/' rel='bookmark' title='Racconto Camorra, impreciso ma apologetico'>Racconto Camorra, impreciso ma apologetico</a> <small>di Sergio Nazzaro Le mani del killer: l’omicidio Fortugno, ha...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/10/29/la-risposta-non-e-nei-buchi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sakineh?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/09/21/sakineh/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/09/21/sakineh/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 16:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[elena coccia]]></category>
		<category><![CDATA[enrico perillo]]></category>
		<category><![CDATA[lapidazione]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[pedofilia]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[sakineh]]></category>
		<category><![CDATA[teresa buonocore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=36706</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/PIETRE.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p>La prima cosa che hanno detto di lei è che era sorella di un collaboratore di giustizia: e non era vero. I primi magistrati che si sono occupati del caso appartengono alla Direzione distrettuale antimafia, ma nel giro di poche ore hanno passato il fascicolo alla sezione “Criminalità comune” della procura di Napoli.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/21/sakineh/">Sakineh?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/PIETRE.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/PIETRE-300x225.jpg" alt="" title="PIETRE" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-36707" /></a></p>
<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p>La prima cosa che hanno detto di lei è che era sorella di un collaboratore di giustizia: e non era vero. I primi magistrati che si sono occupati del caso appartengono alla Direzione distrettuale antimafia, ma nel giro di poche ore hanno passato il fascicolo alla sezione “Criminalità comune” della procura di Napoli. <strong>Teresa Buonocore</strong> aveva 41 anni e 3 figli. È stata uccisa mentre guidava la sua Hyundai grigia per andare al lavoro, con quattro colpi di pistola calibro 9, la mattina del 20 settembre, a Napoli, sotto il ponte dei Francesi, lungo una via di accesso che da Portici, dove la donna abitava, conduce direttamente all’interno del porto di Napoli.  Le piaceva Will Smith, il sito Amalficoast.net, Radio Kiss Kiss, la nutella, i Simpson, il dj David Morales, la cappella Sansevero, Richard Gere. Aveva scaricato su Facebook un’applicazione chiamata “Come sarai tra dieci anni (solo per donne)”. L’ultimo link che aveva condiviso sul social network era dedicato a <strong>Sakineh</strong>. Si intitola: “Dite a tutto il mondo che ho paura di morire”. Il penultimo – con la foto in primo piano di un cucciolo di cane – si chiama “A chi condivide, domani accadrà qualcosa di bello”.<br />
<span id="more-36706"></span></p>
<p>Nel 2008 Teresa Buonocore aveva testimoniato nel processo per le molestie subite da sua figlia da un vicino di casa, <strong>Enrico Perillo</strong>, un geometra – o, anche, stando a quanto poco chiaramente raccontano i giornali, un “imprenditore di Torre Annunziata”- di 57 anni. Il 9 giugno 2010 l’uomo è stato condannato in primo grado a 15 anni di reclusione per violenza sessuale, ed è tuttora detenuto nel carcere di Modena. Secondo l’accusa, aveva abusato di due minori &#8211; una delle quali era appunto la bambina di Teresa Buonocore &#8211; che frequentavano la sua abitazione perché amiche delle sue figlie gemelle. In precedenza, Perillo era stato condannato – patteggiando la pena – a 3 anni di carcere per detenzione di armi e materiale esplosivo. Durante le indagini, la polizia aveva ritrovato in un garage una pistola calibro 9 con matricola cancellata; una Colt 45; un fucile calibro 12; due coltelli da lancio con lame di circa 25 centimetri, due coltelli a serramanico della lunghezza rispettivamente di circa 10 e 30 centimetri; una pistola d’epoca artigianale; 400 proiettili di vario calibro, 38 &#8211; 45 magnum &#8211; 7,65; 3.000 bossoli, inneschi e ogive di vario calibro; in più, varie attrezzature necessarie al confezionamento dei bossoli.<br />
Stando a quello che riportano le ultime notizie, in Questura sarebbero sotto interrogatorio in queste ore tre persone: il fratello e la moglie di Enrico Perillo, assieme al presunto esecutore materiale dell’omicidio.<br />
In un’intervista a Repubblica, <strong>Elena Coccia</strong>, l’avvocato che aveva assistito Teresa Buonocore durante le denunce e il processo, e che in passato aveva difeso <strong>Matilde Sorrentino</strong>, 49 anni, la donna di Torre Annunziata che aveva denunciato, e fatto arrestare, un giro di pedofili che avevano violentato anche suo figlio, e che per questo nel 2004 era stata sparata in pieno volto e uccisa da un killer che aveva bussato alla porta di casa, ha detto: “<em>Teresa era una madre che nella sua vita aveva sofferto e lottato tanto. Che differenza c’è, mi chiedo, fra la lapidazione e quello che accade qui da noi? Davanti a un omicidio come questo, davvero, si perde davvero ogni speranza per il futuro di questa città</em>”.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/21/sakineh/">Sakineh?</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/cinema-moralia-a-napoli/' rel='bookmark' title='Cinema Moralia a Napoli'>Cinema Moralia a Napoli</a> <small> Cinema Moralia rassegna internazionale di film e video d’autore...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/17/marmo/' rel='bookmark' title='Marmo'>Marmo</a> <small>di Piero Sorrentino Il Signore sorregge tutti quelli che cadono...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/la-voragine-di-secondigliano/' rel='bookmark' title='La voragine di Secondigliano'>La voragine di Secondigliano</a> <small>di Luca Rossomando [Alle ore 16,30 del 23 gennaio 1996,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/09/21/chi-respira-muore/' rel='bookmark' title='Chi respira muore'>Chi respira muore</a> <small>di Alessandro Iacuelli Basta leggere i giornali, spesso senza bisogno...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/03/06/la-discarica-della-salute/' rel='bookmark' title='La discarica della salute'>La discarica della salute</a> <small>di Alessando Iacuelli Nell&#8217;estate 2004, il dottor Alfredo Mazza, ricercatore...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/09/21/sakineh/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>14</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ogni tre passi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/08/20/ogni-tre-passi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/08/20/ogni-tre-passi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 09:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[daparox]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=36450</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/basoli2.jpg"></a></p>
<p>Parliamo di mia madre. Ha sessantadue anni. Da due mesi non sa più camminare. Dice che <em>lo ha dimenticato</em>. È successo una mattina; stava camminando, nel modo normale che abbiamo tutti di camminare, un passo, un altro passo, un altro ancora e così via; a un certo punto si è fermata e non è più andata avanti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/08/20/ogni-tre-passi/">Ogni tre passi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/basoli2.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/basoli2-300x199.jpg" alt="" title="basoli2" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-36451" /></a></p>
<p>Parliamo di mia madre. Ha sessantadue anni. Da due mesi non sa più camminare. Dice che <em>lo ha dimenticato</em>. È successo una mattina; stava camminando, nel modo normale che abbiamo tutti di camminare, un passo, un altro passo, un altro ancora e così via; a un certo punto si è fermata e non è più andata avanti. Mio padre era con lei, era lì, dice che non è successo niente di speciale, non ci sono stati segnali allarmanti prima che succedesse; ha fatto solo un movimento con la mano, mia madre, dice mio padre, come quando a tentoni si cerca l’interruttore in una stanza buia. Lei cercava un appoggio. Uno qualsiasi. Ha messo la mano sulla spalliera di una sedia, l’ha fissata a lungo e ha finalmente fatto il passo successivo. Mio padre dice che sembrava un semplice capogiro: cammini, ti gira la testa, ti appoggi a qualcosa per non cadere, stai fermo qualche secondo, poi riprendi a camminare come prima. Invece da quel momento di due mesi fa, mia madre non cammina più da sola.<br />
<span id="more-36450"></span><br />
Si muove solo se qualcuno la porta per mano, come con i bambini in una strada affollata, oppure se, avanzando a passi piccolissimi, appoggia le mani su qualcosa, su qualsiasi cosa le capiti a tiro: la spalliera di una sedia, un muro, il cofano di una macchina parcheggiata, il ripiano di un tavolo, un palo della luce. Come una specie di <em>Spiderman</em>, avanza servendosi di una serie di oggetti disseminati in giro per la città, punti di appoggio urbani, tele di cemento e acciaio, ferro e mattoni che si solidificano prima del suo passaggio con la forma di oggetti di uso quotidiano.<br />
Qualche mattina fa le ho chiesto se le andava di fare due passi assieme. Ha detto di sì. Volevo capirci qualcosa. Non sono molte le occasioni in cui sto in giro con mia madre. L’ultima volta che abbiamo camminato assieme, fianco a fianco, risale a diverso tempo fa, quando eravamo usciti per fare la spesa della settimana al centro commerciale.<br />
Abbiamo preso l’auto. Dall’androne del palazzo di casa mia alla macchina parcheggiata saranno sì e no dieci metri; li ha fatti abbastanza lentamente, ma tutto sommato con regolarità, e senza stare troppo a pensarci su. La città era vuota. Per raggiungere il centro storico ci sono voluti pochi minuti, percorrendo le vie senza automobili; il cielo era nuvoloso, nella foschia intravedevi il sole, come una torcia elettrica accesa dietro un lenzuolo. Ho parcheggiato in una via laterale. Scendendo dalla macchina, mia madre ha detto qualcosa su un divieto di sosta che aveva visto qualche metro prima. Le nuvole si sono dissolte, abbiamo sentito di colpo il caldo sulle braccia e dietro al collo. Da subito ha camminato male. Io la spiavo con la coda dell’occhio. Non sembrava certo la donna che nemmeno venti minuti prima aveva fatto il percorso dall’androne del palazzo alla macchina. Appena fuori dalla macchina ho finto di portarla per mano, per infonderle sicurezza; in realtà le ho solo stretto un braccio, dietro, all’altezza del tricipite, per qualche secondo. Poi le sono rimasto accanto, ma l’ho lasciata andare. Gli occhi strizzati sotto la luce rinvigorita del sole, ho visto mia madre avanzare, con pazienza e tentativi di ritmo, impegnando e allo stesso tempo risparmiando la forza dei muscoli contro l’inerzia di quella gigantesca massa urbana, subdola, scossa da una elettricità placida e incessante, fatta di marciapiedi, basoli di pietra lavica, sconnessure, grumi di asfalto rappreso. Ogni tre passi si fermava per asciugarsi la fronte bagnata; gli occhi spaventati, raccoglieva un mazzetto di dita e le faceva scivolare tra il naso e il labbro superiore, da destra a sinistra. Un’angoscia sorda le appesantiva le spalle, era evidente, tutto il peso di quella massa urbana le schiacciava di colpo il corpo, si attorcigliava alle caviglie rallentando i movimenti, come quei bracciali imbottiti di sabbia o ferro che si usano nelle fisioterapie riabilitative dopo un incidente, per rinforzare gli arti danneggiati e prostrati dai mesi passati immobili a letto. Poi la sua attenzione è stata attirata dalla lunga vetrina di un negozio, una vetrina senza saracinesca, col vetro antiproiettile, dietro la quale vedeva il profilo di una tigre, non so se di ceramica o gesso, seduta sulle zampe posteriori, il profilo alto, lo sguardo fiero. Avvicinandosi al vetro si è fatta schermo al riflesso con le mani a coppa.<br />
- Ce la fai? – ho chiesto.<br />
- Mi fa male la spalla – ha risposto.<br />
- Quale spalla?<br />
- La destra – ha detto, toccandosi con la sinistra un punto dalle parti delle scapole. Le avevano asportato un neo, l’anno prima, una cosa rapida e indolore con il laser; ma da allora aveva sempre lamentato piccoli dolori, diceva che la spalla le tirava, che probabilmente il laser le aveva <em>segato un nervo</em>.<br />
- Hai preso la medicina stamattina? – ho chiesto. <em>Daparox</em>. Venticinque gocce, tre volte al giorno. Prima di passare alla paroxetina, lo psichiatra che la segue aveva cominciato con una blanda somministrazione di benzodiazepine, ma non aveva ottenuto miglioramenti di nessun tipo.<br />
- Prima di uscire, sì. Subito dopo colazione.<br />
- Hai la febbre?<br />
- No.<br />
- Vuoi tornare a casa?<br />
- No. Andiamo.<br />
Le ho preso la mano, abbiamo camminato assieme per un po’. Le dicevo delle frasi per incoraggiarla. Cose come: “Forza!”, o come “Vedi che non è difficile?”, o come “Cammini da sessant’anni filati, non puoi avere disimparato a farlo da un giorno all’altro”, o come “Ti sembra così complicato? A me no, non mi sembra per niente complicato”. Ma né le mie parole, né la luce spiovente del sole, la perfezione con cui lambiva le pietre delle strade e dei muri, le facciate luminose dei palazzi lontani, mitigavano neppure un secondo la sua angoscia.<br />
- Guarda, è pieno di buche. Ho paura di cadere – ha detto.<br />
- Ci sono io.<br />
- Se cado, ti trascino dietro con me -. Potevamo ruzzolare per strada e essere spiaccicati da un autobus di passaggio, o scaraventati in aria da un’automobile, diceva.<br />
- È agosto, non ci sono macchine in giro.<br />
- Gli autobus coi turisti sì, è pieno – ha detto, chiudendo la questione.<br />
Io l’ho ignorata a lungo. Fingevo che tutto filasse liscio. Anche lei mi ignorava. Non sembrava accorgersi di me, non sembrava accorgersi di niente. Non sembrava nemmeno che mi vedesse: stava solo attentissima a tutto quello che le capitava a un centimetro dai piedi. Non guardava che a terra. Niente turbava il suo assetto, i gruppi di tedeschi o americani coi sandali e le macchine fotografiche che rimbalzavano sui petti sudati, o i cani tenuti al guinzaglio lungo dai padroni che si affrettavano a raccogliere gli escrementi con le palette o infilando la mano in un sacchetto rovesciato e pinzando il mucchietto di cacca protetti dalla membrana sottile della busta. Il suo orizzonte era tracciato dalla linea immaginaria che congiungeva le punte degli alluci. Si trattava di un lavoro di straziante precisione, me ne rendevo conto. Passo. Alluce. Passo. Alluce. Passo. Alluce. Passo. Alluce. La luce filante sopra le nostre teste non le interessava.<br />
- Come ti senti?<br />
- Bene.<br />
- Sicura? Vuoi tornare a casa?<br />
- Bene.<br />
- Bene cosa? Vuoi tornare a casa?<br />
- No.<br />
Ci siamo fermati nella piazza che si apre in fondo alla salita. Dall’ombra che proiettava sulla via, mia madre ha intuito che doveva esserci qualcosa che valeva la pena di essere guardata, e ha finalmente alzato gli occhi verso il grande obelisco che occupa il centro della piazza. Faceva davvero caldo, c’era una brezza lenta che trascinava dal mare gli odori della città consumata dal sole. Stavamo immobili a guardare tutto e niente. Per un po’ un uomo si è attardato accanto a noi, sorseggiando una bottiglia da mezzo litro d’acqua. Tra un sorso e l’altro la richiudeva e guardava la strada. Era curato, sulla sessantina, con un cappello chiaro e una camicia a mezze maniche. Consumata la sua acqua, si è asciugato la bocca con un fazzoletto di flanella depositando la bottiglia vuota in un bidone della spazzatura. Poi si è allontanato di gran carriera, come uno che di colpo si fosse ricordato  di aver lasciato le chiavi nel quadro della macchina nuova.<br />
Escluso il cameriere che puliva le macchie di un tavolino, in fondo, sotto un grande ombrellone bianco, io e mia madre siamo rimasti completamente soli nella piazza. Lei ha alzato gli occhi verso la sommità dell’obelisco, le mani appoggiate sui fianchi, piegando la schiena all’indietro, in una specie di semiarco a sesto acuto.<br />
Per qualche minuto è rimasta così, a guardare in alto. Poi, sempre tenendo quella posizione, ha fatto due passi indietro per guardare meglio la punta del monumento.<br />
- Ci dobbiamo tornare – ha detto.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/08/20/ogni-tre-passi/">Ogni tre passi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/15/sette-quattordici-ventotto/' rel='bookmark' title='sette quattordici ventotto'>sette quattordici ventotto</a> <small> di Chiara Valerio Non ho niente in mano. Fossi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/02/le-ragioni-del-ritorno/' rel='bookmark' title='Le ragioni del ritorno'>Le ragioni del ritorno</a> <small>Eraldo Affinati risponde a Massimo Rizzante Massimo Rizzante Comincerei da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/11/10/san-lorenzo-e-con-te/' rel='bookmark' title='San Lorenzo è con te'>San Lorenzo è con te</a> <small> di Piero Sorrentino Liboni, S. Lorenzo è con te!...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/25/kamorrista/' rel='bookmark' title='Kamorrista'>Kamorrista</a> <small>di Davide Morganti Può sembrare azzardato accostare un kamikaze palestinese...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/11/04/camera-oscura/' rel='bookmark' title='Camera oscura'>Camera oscura</a> <small>di Piero Sorrentino per Titti Qualcuno era entrato e uscito...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/08/20/ogni-tre-passi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Beckett for dummies</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/beckett-for-dummies/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/beckett-for-dummies/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 09:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[articolo]]></category>
		<category><![CDATA[Aspettando Godot]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[Samuel Beckett]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorino Andreoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=36127</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/tovaglia1.jpg"></a></p>
<p>uno stralcio di articolo di <strong>Vittorino Andreoli</strong> ricopiato da <strong>Piero Sorrentino</strong> </p>
<p>Nella celebre commedia <em>Aspettando Godot</em> di Samuel Beckett attorno a un tavolo preparato per una cena ci sono delle persone che aspettano l’ultimo commensale, Godot, un personaggio che nessuno conosce e che nemmeno è sicuro arrivi: un mistero che però tiene tutti in sospeso.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/beckett-for-dummies/">Beckett for dummies</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/tovaglia1.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/tovaglia1-300x225.jpg" alt="" title="tovaglia" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-36129" /></a></p>
<p>uno stralcio di articolo di <strong>Vittorino Andreoli</strong> ricopiato da <strong>Piero Sorrentino</strong> </p>
<p>Nella celebre commedia <em>Aspettando Godot</em> di Samuel Beckett attorno a un tavolo preparato per una cena ci sono delle persone che aspettano l’ultimo commensale, Godot, un personaggio che nessuno conosce e che nemmeno è sicuro arrivi: un mistero che però tiene tutti in sospeso. Il tempo viene consumato in questa attesa e nelle ipotesi più strane su chi egli sia e se effettivamente stia per giungere. E talvolta si sente un rumore che sembra annunciarlo. E non si consuma il pasto, si digiuna tra ansie e impazienza e alcuni si seccano poiché si tratta di uno stile al limite della maleducazione e allora bisognerebbe reagire, e incominciare senza di lui. Ma se poi arriva ed è un personaggio importante?</p>
<p>(<strong>Vittorino Andreoli</strong>, “Paura e un’eterna attesa: se la società è al minimo”, <em>Corriere della sera</em>, 19/7/2010)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/beckett-for-dummies/">Beckett for dummies</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/27/riportando-tutto-a-bari/' rel='bookmark' title='Riportando tutto a Bari'>Riportando tutto a Bari</a> <small> di Nicola Lagioia Negli anni Ottanta Bari era chiamata...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/01/anteprima-sud-14-arrabal-su-beckett/' rel='bookmark' title='Anteprima Sud #14: Arrabal su Beckett'>Anteprima Sud #14: Arrabal su Beckett</a> <small> [nell'ambito della collabora- zione della rivista Sud con l'Atelier...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/02/28/ognuno-e-custode-di-cio-che-lo-avvilisce/' rel='bookmark' title='Ognuno è custode di ciò che lo avvilisce'>Ognuno è custode di ciò che lo avvilisce</a> <small>di Franco Arminio Non si può andare avanti con Casini...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/16/esor-dire-due-giorni-di-conversazioni-sul-pubblicare-la-prima-volta/' rel='bookmark' title='Esor-dire. Due giorni di conversazioni sul pubblicare la prima volta'>Esor-dire. Due giorni di conversazioni sul pubblicare la prima volta</a> <small> Il 18 e 19 gennaio in occasione dell’Universiade Invernale...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2003/03/27/i-pacifisti-sono-antiamericani/' rel='bookmark' title='I pacifisti sono antiamericani?'>I pacifisti sono antiamericani?</a> <small>di Raul Montanari “C’è un’obiezione alle manifestazioni pacifiste che definirei...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/beckett-for-dummies/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Brotherhood</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/07/07/brotherhood/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/07/07/brotherhood/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 09:28:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[aldo busi]]></category>
		<category><![CDATA[Brotherhood]]></category>
		<category><![CDATA[Danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=36051</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Aldo Busi</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/brotherhood-piccolo.jpg"></a></p>
<p>Bisogna assolutamente promuovere il film più bello in circolazione, &#8220;Brotherhood&#8221; (2009) di <strong>Nicolo Donato</strong>, origini italiane e cultura danese, gli impressionanti interpreti principali si chiamano <strong>Thure Lindhardt</strong> e <strong>David Dencik</strong>, distribuito in Italia dal coraggiosissimo <strong>Occhipinti </strong>(un nome con una garanzia di segno opposto: molto impegno e pochissimo mascara).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/07/brotherhood/">Brotherhood</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Aldo Busi</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/brotherhood-piccolo.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/brotherhood-piccolo.jpg" alt="" title="brotherhood piccolo" width="230" height="173" class="alignleft size-full wp-image-36053" /></a></p>
<p>Bisogna assolutamente promuovere il film più bello in circolazione, &#8220;Brotherhood&#8221; (2009) di <strong>Nicolo Donato</strong>, origini italiane e cultura danese, gli impressionanti interpreti principali si chiamano <strong>Thure Lindhardt</strong> e <strong>David Dencik</strong>, distribuito in Italia dal coraggiosissimo <strong>Occhipinti </strong>(un nome con una garanzia di segno opposto: molto impegno e pochissimo mascara). Dobbiamo fare in modo che almeno i nostri occasionali lettori vadano a vederlo prima che la grande distribuzione se lo inghiotta togliendolo dal cartellone. E&#8217; un&#8217;opera magnificamente brutale e brutalmente magnifica sul machismo del branco (con relative sguince tam-burine) e la subcultura ispirata da Dio Patria Famiglia nelle giovani menti, non sempre già tossicodipendenti, gestite da fanatici vecchi nostalgici del mito della Natura Naturale.<br />
<span id="more-36051"></span></p>
<p>Potente affresco, drenato da ogni visionarietà, sulle sette neonaziste proliferanti da decenni in ogni paese europeo e no, dà fiato al compresso grido di dolore e rabbia autolesionista sulla difficoltà per un uomo di accettare i suoi sentimenti e la sua voglia per un altro uomo, infine sulla rivelazione che il tuo vero e più impensato nemico sociale è sempre l&#8217;amore che provi, anche quando sia condiviso, e da segreto e da manifesto. Pestaggi di omosessuali e omofobia come antidoto alla propria repressa omosessualità, raid contro extracomunitari, adunate all&#8217;insegna della svastica e della birra, mellifluo proselitismo e plagio violento e razzismo e sessuofobia, questa &#8220;Fratellanza&#8221; illustra tutto l&#8217;armamentario che concorre  all&#8217;invenzione del nemico ovvero del capro espiatorio. Le sequenze, le più raccapriccianti comprese, sono dispiegate con una forza icastica non comune, mai un cliché ideologico di parte, un sentimentalismo &#8220;gay&#8221; (neppure nel finale molto <em>Giulietta e Romeo</em>, finalmente), attori tutti straordinari in un paesaggio che sembra senza profondità tanto aderisce psichicamente alle facce e agli ambienti, e un ritmo che non lascia tregua un istante per ben novanta minuti di proiezione.<br />
   Uscito recentemente dopo cinquanta minuti da &#8220;Avatar&#8221; e a suo tempo dopo venti di &#8220;Gomorra&#8221;, era dai tempi di &#8220;Tutta la vita davanti&#8221; di <strong>Virzì </strong>e di &#8220;Il divo&#8221; di <strong>Sorrentino </strong>che non vedevo un film fino ai titoli di coda. Il mio Oscar personale per il miglior film straniero lo do a &#8220;Brotherhood&#8221; (dopo averne dato solo un altro nel 2003, a &#8220;Magdalene&#8221;, di <strong>Peter Mullan</strong>). Lo consiglio in modo particolare alle donne che non sanno distinguere tra un uomo e la sua pantomima viriloide, ai dissociati genitori associati in organismi cattolici ai limiti della fantascienza e alle congreghe che lottano contro i pedofili a patto che non siano preti o famigliari e per le quali il pedofilo sarei io, ai fan rasati di una qualche milizia di Cristo e a quei loro emuli di poveri diavoli che di giorno predicano i valori del focolare e di notte vanno a tirare coca facendolo tirare più ai trans che a se stessi, nonché agli allevatori di bestiame nostrani perché imparino che la stalla non esime dall&#8217;essere intellettuali fino in fondo e quindi dall&#8217;iniziare la giornata con una piccola ma suntuosa colazione con quotidiano e fiori freschi (di conseguenza la visione dovrebbe essere imposta a tutti i fighetti di papà e mammà che, magari con l&#8217;hobby leghista del disprezzo per gli extracomunutari che sgobbano al posto loro, ancora pensano che una laurea, magari in Psicologia o in Scienze della Comunicazione o in Giurisprudenza, non comporti lo sporcarsi le mani con un lavoro manuale per guadagnarsi la vita e uscire dalle palle, anche delle statistiche sulla drammatica disoccupazione giovanile). </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/07/brotherhood/">Brotherhood</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/01/11/nuovo-cinema-paraculohereafter/' rel='bookmark' title='Nuovo cinema paraculo/Hereafter'>Nuovo cinema paraculo/Hereafter</a> <small> di Piero Sorrentino Va bene, la scena di apertura...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/10/15/la-pelle-che-abito/' rel='bookmark' title='la pelle che abito'>la pelle che abito</a> <small> di Nicola Ingenito Sto per recensire l’ultimo film di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/19/lagnus-dei-di-nanni-moretti/' rel='bookmark' title='l&#8217;Agnus Dei di Nanni Moretti'>l&#8217;Agnus Dei di Nanni Moretti</a> <small> di Chiara Valerio Habemus papam di Nanni Moretti racconta...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/09/17/siete-voi-che-non-vedete/' rel='bookmark' title='Siete voi che non vedete'>Siete voi che non vedete</a> <small>di Walter Siti A Franco Cordelli e a Enzo Di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/10/27/il-sabato-del-villaggio-globale/' rel='bookmark' title='Il sabato del villaggio (globale)'>Il sabato del villaggio (globale)</a> <small>di Elio Paoloni All’uscita del penultimo libro, il cupo, inquietante,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/07/07/brotherhood/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>29</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La responsabilità di Antonio Ricci (e di Nicola Lagioia)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-di-antonio-ricci-e-di-nicola-lagioia/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-di-antonio-ricci-e-di-nicola-lagioia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 07:32:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Ricci]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Fatto quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[nicola lagioia]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità dello scrittore]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia la notizia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=33181</guid>
		<description><![CDATA[<p>In seguito a un articolo di Nicola Lagioia uscito per «<a href="http://www.antefatto.it/">Il Fatto Quotidiano</a>», in cui – ripetendo quanto scritto su «Nazione Indiana» a proposito della <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/30/la-responsabilita-dellautore-nicola-lagioia/">responsabilità dello scrittore</a> – a un certo punto affermava:</p>
<p><em>Credo che un buon libro sia sempre contro il potere, visto che parla, per sua intima natura, una lingua antitetica rispetto a quella dominante, che oggi per intenderci è la lingua pubblicitaria, intesa ovviamente in senso lato (il linguaggio della politica per esempio è quasi sempre pubblicitario…) È per questo che ritengo che l’opera televisiva di uno come Antonio Ricci sia una fedele e magari anche inconsapevole espressione del fascismo del mondo dei consumi: usa lo stesso linguaggio.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-di-antonio-ricci-e-di-nicola-lagioia/">La responsabilità di Antonio Ricci (e di Nicola Lagioia)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In seguito a un articolo di Nicola Lagioia uscito per «<a href="http://www.antefatto.it/">Il Fatto Quotidiano</a>», in cui – ripetendo quanto scritto su «Nazione Indiana» a proposito della <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/30/la-responsabilita-dellautore-nicola-lagioia/">responsabilità dello scrittore</a> – a un certo punto affermava:</p>
<p><em>Credo che un buon libro sia sempre contro il potere, visto che parla, per sua intima natura, una lingua antitetica rispetto a quella dominante, che oggi per intenderci è la lingua pubblicitaria, intesa ovviamente in senso lato (il linguaggio della politica per esempio è quasi sempre pubblicitario…) È per questo che ritengo che l’opera televisiva di uno come Antonio Ricci sia una fedele e magari anche inconsapevole espressione del fascismo del mondo dei consumi: usa lo stesso linguaggio. E chi se ne frega se lo fa per criticare Berlusconi o Brunetta: se usi la stessa lingua del tuo nemico dichiarato, sei già lui</em>.</p>
<p>Antonio Ricci ha risposto sullo stesso giornale. È seguita la replica – sempre sul «<em>Fatto</em>» –  di Lagioia. </p>
<p>Ecco qui lo scambio di lettere.<br />
<span id="more-33181"></span></p>
<p>La risposta di <strong>Antonio Ricci</strong></p>
<p>  Caro Nicola Lagioia,</p>
<p>  Fascista sei tu! Con tracotanza e violenza, mi accusi di essere una “fedele e magari anche inconsapevole espressione del fascismo del mondo dei consumi”, perché uso il loro stesso linguaggio. </p>
<p>  Le prove di quello che scrivi non esistono, naturalmente, per la tua esecuzione sommaria bastano i pregiudizi razzisti di cui grondi. Mi spiace che tu non capisca che quello che si propone <em>Striscia </em>è un lavoro di smontaggio, di messa a nudo di quei meccanismi che sono in grado di rivelare al telespettatore la natura di finzione della Tv. Se la televisione è l’oggetto da decostruire, la scelta più efficace è cercare di demolire il genere televisivo che più di tutti gli altri chiede, ottiene credibilità, e si propone come contrario della finzione, come “finestra sul mondo”: l’informazione.</p>
<p>  Il dubbio è il padre di <em>Striscia</em>. Il linguaggio usato è quello dell’ironia. Nessuno al mondo ha mai conosciuto un fascista dubbioso e ironico. Te lo dico dalla mia continua e consapevole esperienza di antifascista (pensa che, ironia della sorte, l’ANPI mi dà la tessera onoraria). </p>
<p>  <em>Striscia </em>da sempre ha dato voce ai consumatori, ai più deboli, agli handicappati. Tu senz’altro dirai “me ne frego”, come hai scritto “me ne frego se Striscia critica Berlusconi”. “Me ne frego”, te lo voglio ricordare, è lo slogan del tipico fascista. </p>
<p>  Molto “arcitaliano” è il tuo tentativo (come questo per altro) di cercare espedienti per avere “un posto al sole”, una qualunque visibilità per promuovere il tuo successino librario, peraltro basato su analisi sociologiche farlocche. I tuoi contorcimenti pseudo-intellettuali per giustificare la tua appartenenza editoriale ti rappresentano più come una rampante ballerina del ventre che come un giovin scrittore coraggioso e impegnato come vuoi martellantemente far credere. </p>
<p>  Tu speri di ottenere l’immortalità con i tuoi libri scrivendo contro i “poteri di ogni tempo e latitudine”, a me ricordi il linguaggio di quello che voleva conquistare “I territori d’Oltremare”.</p>
<p>  Comunque, caro Nicola, anche se so che hai un’altissima concezione di te stesso, anche se “tirerai dritto”, anche se forse non vorrai mai diventare capomanipolo, permettimi di darti un consiglio da fratello maggiore: rischi di trasformarti in una macchietta. Forse tu, con la furbizia che dimostri, ne sei pienamente consapevole e lo vuoi, con tutti i vantaggi che essere “macchietta” in Italia oggi comporta. Il tuo posto in scena è già pronto. </p>
<p>  Virilmente Antonio Ricci.</p>
<p>La replica di <strong>Nicola Lagioia</strong></p>
<p>Caro Antonio Ricci,<br />
se il compito di <em>Striscia la Notizia </em>fosse davvero lo smascheramento della finzionalità televisiva, come tu non puoi che raccontarci e raccontarti per questioni di sopravvivenza emotiva, oltre vent’anni di programmazione con ascolti altissimi avrebbero dato come risultato un pubblico televisivo consapevole, responsabile, di un livello culturale accettabile, e non quel bacino di <em>share </em>composto da delatori frustrati, aspiranti veline, casalinghe in stato confusionale che si riversa poi nel bacino elettorale coi risultati che sappiamo. Quando dici che non s’è mai visto un fascista ironico, temo tu abbia in mente i gerarchi in fez e camicia nera, e dunque rispetto al presente mi sa che viaggi in differita, come la tua trasmissione. Pasolini deve aver davvero lottato e vissuto invano se oggi dobbiamo insomma credere che il fascismo si esprima ancora con il linguaggio stentoreo e logoro di un Mussolini. La lingua del fascismo contemporaneo è al contrario una lingua eminentemente pubblicitaria: ironica, elementare, suadente. Berlusconi racconta barzellette.<br />
Il Gabibbo rimanda solo a se stesso, proprio come uno spot pubblicitario. L’ironia e la comicità di un Lubitch, di un Kubrick, di un Carmelo Bene, dei fratelli Marx, di Ciprì e Maresco è libera e liberatoria perché è al contrario polifonica e antitetica – ripeto – alla lingua dominante, e non starò qui a spiegarti perché ci siano più cose in una loro inquadratura che nell’intero ventennio di <em>Drive In</em> e <em>Striscia la Notizia</em>. Sorvolerò per decenza sugli handicappati usati come foglia di fico. Quello che trovo invece per te fallimentare, è quando dici che ti ho attaccato per avere visibilità. Dimentichi che il compito degli intellettuali è da sempre rompere le scatole ai potenti, e tra noi due il telecomando l’hai sempre avuto in mano tu. Ma forse appartieni a quel tipo di uomini convinti dalla carriera che ogni gesto si faccia per tornaconto personale e trovo triste, che con i sessant’anni, tu debba tagliare un simile traguardo.<br />
E comunque un dubbio enorme la tua lettera me l’ha fatto venire. Ti saluto infatti senza capire se concederti l’aggravante della buona fede,</p>
<p>Nicola Lagioia</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-di-antonio-ricci-e-di-nicola-lagioia/">La responsabilità di Antonio Ricci (e di Nicola Lagioia)</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/' rel='bookmark' title='Il corpo ferito del Capo'>Il corpo ferito del Capo</a> <small> di Marco Belpoliti Che cosa suggerisce la visione del...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/27/riportando-tutto-a-bari/' rel='bookmark' title='Riportando tutto a Bari'>Riportando tutto a Bari</a> <small> di Nicola Lagioia Negli anni Ottanta Bari era chiamata...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/babbo-natale/' rel='bookmark' title='Babbo Natale'>Babbo Natale</a> <small> Piero Sorrentino intervista Nicola Lagioia Da pochi mesi è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/il-fantastico-quinto/' rel='bookmark' title='Il fantastico quinto'>Il fantastico quinto</a> <small>di Nicola Lagioia Negli scontri tra i Fantastici Quattro e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/' rel='bookmark' title='I limiti dell&#8217;arte'>I limiti dell&#8217;arte</a> <small>di Massimo Rizzante A Definire i contorni delle parole è...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-di-antonio-ricci-e-di-nicola-lagioia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>52</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cinema Moralia a Napoli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/cinema-moralia-a-napoli/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/cinema-moralia-a-napoli/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 07:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Beckett]]></category>
		<category><![CDATA[bruno roberti]]></category>
		<category><![CDATA[cinema moralia]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[programma]]></category>
		<category><![CDATA[Rosalba Ruggeri]]></category>
		<category><![CDATA[shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[teatro Mercadante]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=31984</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/film2.jpg"></a></p>
<p><em>Cinema Moralia</em><br />
rassegna internazionale di film e video d’autore<br />
promossa dal Teatro Stabile di Napoli<br />
nell’ambito del percorso Shakespeare / Beckett<br />
<em>a cura di</em> Bruno Roberti e Rosalba Ruggeri</p>
<p>Dal 15 marzo al 25 maggio 2010<br />
film, incontri, notti a tema, anteprime e installazioni video<br />
a Galleria Toledo, al Cinema Modernissimo e al Teatro Mercadante</p>
<p><em>Cinema Moralia</em> è una rassegna di film e video a cura di Bruno Roberti e Rosalba Ruggeri, con anteprime, film inediti e rari, installazioni, montaggi d’autore, notti a tema, film domenicali con <em>brunch</em><br />
<em>Fil rouge</em> dell’intera proposta saranno i temi legati all’opera di Shakespeare e Beckett, seguendo uno dei percorsi della programmazione artistica della stagione in corso.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/cinema-moralia-a-napoli/">Cinema Moralia a Napoli</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/film2.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/film2-300x219.jpg" alt="" title="film2" width="300" height="219" class="alignleft size-medium wp-image-31985" /></a></p>
<p><em>Cinema Moralia</em><br />
rassegna internazionale di film e video d’autore<br />
promossa dal Teatro Stabile di Napoli<br />
nell’ambito del percorso Shakespeare / Beckett<br />
<em>a cura di</em> Bruno Roberti e Rosalba Ruggeri</p>
<p>Dal 15 marzo al 25 maggio 2010<br />
film, incontri, notti a tema, anteprime e installazioni video<br />
a Galleria Toledo, al Cinema Modernissimo e al Teatro Mercadante</p>
<p><em>Cinema Moralia</em> è una rassegna di film e video a cura di Bruno Roberti e Rosalba Ruggeri, con anteprime, film inediti e rari, installazioni, montaggi d’autore, notti a tema, film domenicali con <em>brunch</em><br />
<em>Fil rouge</em> dell’intera proposta saranno i temi legati all’opera di Shakespeare e Beckett, seguendo uno dei percorsi della programmazione artistica della stagione in corso.<span id="more-31984"></span><br />
Celebri film, cult-movie o rarità di registi come Lubitsch, Wellmann, Olivier, Welles, Kurosawa, Wise, De Oliveira, Kaurismaki, Rohmer, Bellocchio, Almereyda rievocano – come dichiara il curatore – sul grande schermo le ombre del Bardo in una ideale shakesperiana cinematografica. Opere di cineasti come Raoul Ruiz &#8211; di cui si presenta l’anteprima di un nuovo film ispirato al Sogno di una notte di mezza estate -Abel Ferrara, Jean Marie Straub, Jean Luc Godard, Herz Frank, Amos Gitai pongono interrogativi sulle visioni del contemporaneo. Video, film televisivi, montaggi, rarità compongono una kermesse beckettiana in cui si avvicendano autori come Egoyan, Minghella, Jordan, Rozema (dalla celebre serie Beckett on film) Brook, Strehler, Martone, Renzi, Ferraro, Manuli, Quartucci, Tiezzi, De Bernardi, Punzo, Ciprì e Maresco, Studio Azzurro, Raffaello Sanzio, Cauteruccio, Motus, Adriatico, in un continuo gioco di rilanci fra cinema, video e teatro in cui appaiono i volti e le voci di Pinter, Polansky, Bene, Brando, Pacino&#8230; fino a un indimenticabile artista come Leo de Berardinis, di cui si propone un omaggio al teatro Mercadante il 3 maggio. Film e incontri intesi come “visioni”, “esperienze”, riflessioni morali sul Furore e Strepito, sul cinismo dei nostri “tempi fuori sesto”: esplorazioni dei confini, delle amplificazioni, del senso di immagini “fatte della stessa stoffa” dei nostri sogni, eppure immagini viventi, malgrado tutto.<br />
Una sezione ‘incontri d’autore’ prevede le anteprime dei film in presenza dei registi: Herz Frank (29 marzo), Raul Ruiz (26 aprile), Amos Gitai (18 maggio) e Abel Ferrara (25 maggio). 43 film, 70 registi, 3 anteprime napoletane per un’offerta di cinema inedita nel panorama delle programmazioni dei teatri italiani.<br />
L’ingresso alle proiezioni è gratuito fino a esaurimento posti disponibili, tranne le domeniche di Shakespeare a colazione, che prevedono il <em>brunch</em>.</p>
<p><a href="http://www.teatrostabilenapoli.it/stagione-2009-10/progetti-e-laboratori/film-e-video/files/cinema-moralia.pdf">Qui </a>il programma completo della manifestazione in .pdf</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/cinema-moralia-a-napoli/">Cinema Moralia a Napoli</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/unaltra-galassia-festa-del-libro-e-degli-scrittori-a-napoli/' rel='bookmark' title='Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli'>Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli</a> <small> “Un’Altra Galassia – Napoli Sotterranea” nasce dalla volontà di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/09/21/sakineh/' rel='bookmark' title='Sakineh?'>Sakineh?</a> <small> di Piero Sorrentino La prima cosa che hanno detto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/la-voragine-di-secondigliano/' rel='bookmark' title='La voragine di Secondigliano'>La voragine di Secondigliano</a> <small>di Luca Rossomando [Alle ore 16,30 del 23 gennaio 1996,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/09/21/chi-respira-muore/' rel='bookmark' title='Chi respira muore'>Chi respira muore</a> <small>di Alessandro Iacuelli Basta leggere i giornali, spesso senza bisogno...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/10/12/operazioni-mobili-di-massacro/' rel='bookmark' title='Operazioni mobili di massacro'>Operazioni mobili di massacro</a> <small>di Piero Sorrentino “Sai qual è la prima cosa che...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/18/cinema-moralia-a-napoli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Matrimonio all&#8217;italiana</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/28/matrimonio-allitaliana/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/28/matrimonio-allitaliana/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 07:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[romasposa]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Giagni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=29488</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/fedi.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Tommaso Giagni</strong></p>
<p>Arrivo alla Nuova Fiera di Roma, dopo aver attraversato chilometri di campi e cantieri sulla Portuense in direzione Fiumicino, pochi minuti prima che vengano aperti i cancelli. Questo enorme Centro fiere da poco inaugurato è un gigante di quattordici padiglioni, scintillante al sole, in mezzo al niente: uno strano punto di riferimento tra la città e il mare, creato secondo lo stesso principio di edilizia selvaggia che ha tirato su il complesso residenziale e commerciale di Parco Leonardo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/28/matrimonio-allitaliana/">Matrimonio all&#8217;italiana</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/fedi.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/fedi.jpg" alt="" title="fedi" width="150" height="150" class="alignleft size-full wp-image-29491" /></a></p>
<p>di <strong>Tommaso Giagni</strong></p>
<p>Arrivo alla Nuova Fiera di Roma, dopo aver attraversato chilometri di campi e cantieri sulla Portuense in direzione Fiumicino, pochi minuti prima che vengano aperti i cancelli. Questo enorme Centro fiere da poco inaugurato è un gigante di quattordici padiglioni, scintillante al sole, in mezzo al niente: uno strano punto di riferimento tra la città e il mare, creato secondo lo stesso principio di edilizia selvaggia che ha tirato su il complesso residenziale e commerciale di Parco Leonardo.<br />
Davanti all’ingresso Est, accalcata sul marciapiede intorno a me, c’è effettivamente l’Italia reale che sono venuto a cercare: l’Italia degli stivali di pelo bianco, dei tacchi di vernice, l’Italia dei colpi di sole, delle sessantenni con gli ombretti violacei fino alle sopracciglia, l’Italia delle gomme ciancicate. Una ragazza con narici spanate da cocaina, mettendo e togliendo e rimettendosi gli occhiali da sole, con l’altra mano si trascina dietro un trolley rosa.<br />
<span id="more-29488"></span></p>
<p>Non è neanche il pubblico degli stra-raccontati centri commerciali, perché là può capitarci anche un esasperato che con quell’Italia non c’entra e che semplicemente cerca un negozio ormai rimasto solo in quel posto… no, è diverso: si <em>sceglie </em>di andare a Romasposa, da mesi si aspetta questa settimana invernale per organizzare il matrimonio.<br />
Alle quindici in punto, il grande cancello elettrico prende a scorrere e la gente si riversa sulle scale mobili, spintonandosi neanche fosse la corsa ai saldi. Prevalentemente sono donne – prossime spose o madri che vogliono curare i preparativi per la figlia o il figlio –, ma ci sono naturalmente tante giovani coppie, e anche dei gruppetti di ragazze ventenni che approfittano dell’ingresso gratuito per sognare e provarsi l’abito bianco. L’esposizione occupa due padiglioni della Fiera, e vari cartelli segnalano un INIZIO PERCORSO. Mi accodo appresso al flusso che scivola nel padiglione 3, e poi altre scale mobili ci depositano su un tappeto bianco con fantasie nere, dove cominciano i primi stand e quindi i primi assalti dei venditori. Sono pronto a difendermi, conosco bene le dinamiche di mercati e fiere… ma qua l’offensiva arriva da donne con bocche smisurate, uomini con capelli tinti e bracciali d’argento, mostruosi corpi strizzati in tubini luccicanti di strass. Ogni metro e mezzo, c’è qualcuno che spunta dal suo stand e mi ferma e m’ammolla un volantino o un catalogo, tra i sorrisi infilando in mezzo secondo una frase di presentazione (“Taglio uomo da diciannove euro più IVA” o “Siamo l’unico casale dentro Roma”). Quando comincio a sbandare nella fatica di reggere il malloppo, finalmente capisco a cosa servisse il trolley della cocainomane. Mi fermo su una sedia all’ultima fila dalla passerella, fingo di assistere alla sfilata non-stop di abiti stile impero e velette e code; quando mi alzo, tutto quel bendiddio patinato resta là.<br />
Gli stand non sono ordinati secondo il servizio che mettono a disposizione, ma tutto si mescola, così che magari un’agenzia ti offre la consulenza per il viaggio di nozze prima che l’autonoleggiatore ti proponga una Lamborghini per arrivare in chiesa. Cerco di camminare in mezzo al percorso e tenermi a distanza dagli stand, di guardarmi intorno senza però lasciar intendere troppa curiosità… comunque, i venditori mi stanno addosso, al gruppo Clark mi lasciano pure una loro elegante busta di cartone, un altro mi dà un dvd con Katia Pedrotti di “Uomini e donne” vestita da sposa in copertina. Sento scivolarmi dietro delle frasi assolutamente surreali (“Viaggio di nozze, già fatto?”). Per la musica del ricevimento, ci si può rivolgere alla “Elvis Musica Eventi” o chiamare la suonatrice d’arpa che si sta esibendo proprio adesso o ci si può affidare alla “Generazione Beat” – una cover band anni ’60, guidata da Mimmo e Pablo. Uno stand di foto &#038; video espone la foto di una coppia che si bacia mentre sulla strada dietro sta passando un autobus. Poi il brusio che accompagna l’intero tragitto, all’improvviso, si spegne: ognuna mano nella mano, tre coppie che neanche si conoscono stanno inebetite a guardare la stessa Ferrari rossa, nello spazio che noleggia “anche auto d’epoca!”. Più avanti, c’è uno schermo che proietta il video di un matrimonio: lo sposo – un omone con un goliardico cappello da cuoco – sorride davanti a un grosso tacchino arrosto in cui sono infilzati dei fuochi d’artificio accesi… nei fotogrammi seguenti, aiutato dalla sposa sta tagliando le fette di una torta monumentale, in cui la panna e la sfoglia sono contorno di una gigantesca riproduzione di Fontana di Trevi in zucchero.<br />
Ho seguito le indicazioni per il piccolo bar del padiglione, e ora posso fermarmi a riprender fiato e bere un caffè. La donna alla mia sinistra, bronzea da lampada trifacciale, spiega – in quello che per lei dev’essere <em>sottovoce </em>– che al secondo giorno di fiera « si può di’ che quest’edizione ha avuto un calo proprio brutto, rispetto al 2009 » e dà qualche cifra, al ragazzo in completo gessato accanto. Sfoglio i volantini che ho raccolto: scopro che si può avere un video backstage del matrimonio con interviste agli invitati, scopro del negozio di parrucchiere “L’angelo del Capello”, e nell’opuscolo del “Fotoflash Team” scopro la pagina delle Domande frequenti – ad esempio: <em>C’è sempre bisogno di mettersi in posa? Sì, se gli sposi riescono ad essere disinvolti, altrimenti non c’è la necessità.</em><br />
Attraverso pochi metri all’esterno – dove si è creata spontaneamente un’area fumatori –, quindi entro nel padiglione 4. Non è cambiato nulla: stesso pavimento bianco e nero, stesso soffitto minimale di tubi metallici, stessa concorrenza che odora di cerone. Mi avvicino ai bellissimi barattoli tintinnanti di confetti, in uno stand di bomboniere, e sto approfittando della degustazione – ne acchiappo uno ripieno alla sambuca e uno cioccolato-pera-basilico – quando uno schema sulla parete mi fa scoprire dell’esistenza delle nozze “di cotone” (1 anno di matrimonio, confetti rosa) e delle nozze “di seta” (5 anni di matrimonio, confetti fucsia). Un dubbio che avevo dall’ingresso, si scioglie di fronte al cartello VIENI A PROVARE IL TUO ABITO… la tentazione di partecipare a tutto questo, però, la scaccio via. Un ristorante propone, oltre alla degustazione di pietanze, un modello d’organizzazione dei tavoli per il ricevimento: mi avvicino per veder meglio, e in effetti ogni tavolo ha il nome di un film con Alberto Sordi. Alla curva che rivela l’ultimo segmento di fiera, un negozio di pasticceria espone il pezzo top dell’intero “Romasposa 2010”: è un contorno di zucchero per torte, a forma di stadio – anche all’interno: ci sono gli spalti, il campo, le aree di rigore tracciate… tutto di zucchero –, e incastonata fuori c’è una scritta digitale a scorrimento che dice STADIO FRANCO SENSI. Cerco altri espositori di bomboniere, ma sbatto contro una schiera di ragazzine meridionali che mi propongono viaggi a Sharm El Sheik. Il tempo di fare tre quattro passi e un fotografo m’abbraccia e mi fa torcere il collo finché non vedo l’enorme immagine stampata sulla parete del suo stand: c’è lui che sorride felice accanto a una ragazza bionda, e sotto la didascalia: “I MIGLIORI SCELGONO IL MEGLIO”, BY NATHALIE CALDONAZZO.<br />
Sul lato destro sfilano gli ultimi espositori – l’aria stufa e frustrata di chi arriva in coda e può piazzare ben poco. A sinistra, invece, si apre uno spazio recintato, con dei ragazzi buttati su quattro cinque sedie di plastica, e in mezzo un paio di grossi cubi blu: è qui che si fanno le selezioni ufficiali per la prossima edizione del “Grande Fratello”. Sembra tutto molto desolato, in un silenzio piatto, con i candidati che se ne stanno là seduti senza scambiarsi una parola – lo sguardo abbandonato sul prato di plastica che verdeggia nel recinto. Il più triste è un ragazzone in tuta mimetica, che allunga il dito ripetitivamente verso un cellulare a terra. Sto arrivando alla scala mobile per uscire dal padiglione e dalla Fiera, quando trovo un candidato – dietro la parete di un cubo blu – alle prese con le foto del provino: ha gli occhi sbarrati, la schiena contro la parete col logo del programma, le gambe rigide, e accovacciato davanti un fotografo gli sta dicendo: « Sorridi! » , e lui spaurito: « Non riesco… » risponde.         </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/28/matrimonio-allitaliana/">Matrimonio all&#8217;italiana</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/04/02/io-sapevo-unaltra-cosa/' rel='bookmark' title='Io sapevo un&#8217;altra cosa'>Io sapevo un&#8217;altra cosa</a> <small>di Tommaso Giagni Io sapevo che a Roma ci andavo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/09/29/in-bilico-su-un-articolo-storie-dal-santandrea/' rel='bookmark' title='In bilico su un articolo. Storie dal Sant&#8217;Andrea'>In bilico su un articolo. Storie dal Sant&#8217;Andrea</a> <small>di Piero Sorrentino È come l’ultima volta. Anzi no, è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/11/30/il-luogo-del-riposo/' rel='bookmark' title='Il luogo del riposo'>Il luogo del riposo</a> <small> di Gianni Biondillo Giunto da una Parigi gelida, l’aria...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/12/28/cinque-poesie-3/' rel='bookmark' title='Cinque poesie'>Cinque poesie</a> <small> di Vittorio Reta Lasci scritte a sangue attraverso lo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/' rel='bookmark' title='Nella stanza separata'>Nella stanza separata</a> <small>di Emanuele Trevi «Quello che eterneggia mi è poco congeniale....</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/28/matrimonio-allitaliana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La ventesima email</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/23/la-ventesima-email/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/23/la-ventesima-email/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 10:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[doping]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Focherini]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[palestre]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=29132</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/lincoln.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p><strong>ANABOLIZZANTI ALLA FIDANZATA MORTA: 6 ANNI DI CARCERE A CULTURISTA</strong><br />
<em>21/01/2010 &#8211; Sei anni di reclusione per aver dato alla fidanzata anabolizzanti che ne provocarono la morte. E&#8217; la condanna inflitta oggi a Roma al culturista Federico Focherini, accusato di aver provocato la morte (avvenuta l&#8217; 8 marzo 2004), della fidanzata, campionessa di body building.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/23/la-ventesima-email/">La ventesima email</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/lincoln.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/lincoln-300x225.jpg" alt="" title="lincoln" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-29140" /></a></p>
<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p><strong>ANABOLIZZANTI ALLA FIDANZATA MORTA: 6 ANNI DI CARCERE A CULTURISTA</strong><br />
<em>21/01/2010 &#8211; Sei anni di reclusione per aver dato alla fidanzata anabolizzanti che ne provocarono la morte. E&#8217; la condanna inflitta oggi a Roma al culturista Federico Focherini, accusato di aver provocato la morte (avvenuta l&#8217; 8 marzo 2004), della fidanzata, campionessa di body building. I reati contestati: esercizio abusivo della professione medica, somministrazione di sostanze pericolose per la salute pubblica e morte conseguente ad altro delitto. Focherini ha sempre negato di aver procurato alla vittima anabolizzanti.</em></p>
<p>Ci siamo spediti email dal 31 agosto 2006 al  21 maggio 2007. Nella prima, gli chiedevo un numero di telefono per chiamarlo. Stavo lavorando a quella che sarebbe diventata <em>Il corpo che siamo</em>, una delle inchieste raccolte da <strong>Christian Raimo</strong> nell’antologia <em>Il corpo e il sangue d’Italia</em>. Un lavoro sul doping nelle palestre italiane. Federico Focherini mi aveva risposto pochi minuti dopo con una impressionante rapidità</p>
<p><em>Ciao Piero,</p>
<p>io ora sto lavorando vicino a Roma. Quindi ti do il numero di tel. della palestra in cui lavoro.   06-972*****. chiedi di me dalle 13.30 alle 22.00</p>
<p>grazie</p>
<p>federico</em></p>
<p><span id="more-29132"></span></p>
<p>Al telefono, dopo i convenevoli, gli avevo raccontato la mia idea. Mi ricordo che alla fine della spiegazione Focherini era rimasto in silenzio per un tempo che mi era sembrato lunghissimo. Nel telefono sentivo i rumori dei manubri, i suoni delle piastre delle<em> lat-machine</em> che si compattavano alla fine di un esercizio, un basso di una musica lontana. Sembrava il preludio di un no. Invece era un sì.<br />
Da allora è stato un susseguirsi di contatti falliti, di tentativi di appuntamento, di incontri mancati. Focherini continuava a rispondere alle mie email pieno di gentilezza e disponibilità. Il 27 novembre 2006, dopo che gli avevo scritto per scusarmi di una mia lunga assenza, mi aveva risposto</p>
<p><em>sì, anch&#8217;io sono in mezzo a stress fra gare e udienze, ma chiamami quando vuoi,caso mai dalle 14 in poi.<br />
ciao,a presto.</p>
<p>Federico</em></p>
<p>Il 18 maggio 2007 gli avevo chiesto di farmi spedire il suo libro, <em>El bonito crimen de los carabineros</em>, pubblicato da un piccolo editore, <em>Eumeswil</em>, dopo che <strong>Giulio Mozzi</strong> aveva lanciato un appello pubblico in Rete, chiedendo se ci fosse un editore disposto a pubblicare il manoscritto che aveva ricevuto, e che secondo Mozzi andava stampato al più presto.<br />
Il titolo del libro di Focherini mi è sempre sembrato orribile, ma non gliel’ho mai detto. In quella mail gli raccontavo anche di aver visto <strong>Walter Siti</strong> a Macerata durante <em>Ricercabo </em>- un  laboratorio di ricerca sulle nuove scritture organizzato da <strong>Silvia Ballestra</strong> e <strong>Massimo Canalini</strong> – e gli dicevo che avevo parlato del suo caso a Siti. Qualche mese dopo, Siti ne aveva scritto un bell’articolo per <em>Vanity Fair</em>. Focherini – che aveva preso a firmarsi <em>Fochero </em>nelle mail – mi aveva ringraziato con un <em>post scriptum</em> asciuttissimo</p>
<p><em>p.s. grazie per averne parlato a Walter Siti. Mi ha fatto molto piacere.</em></p>
<p>Non avevo capito se quella stringatezza era figlia di una forma di laconica riconoscenza o piuttosto di imbarazzo, dovuto del resto a non so cosa. Forse non gli era piaciuto il modo in cui Siti ne aveva scritto, nonostante il testo dello scrittore fosse del tutto a suo favore, e soprattutto nonostante il fatto che Siti sia un conoscitore profondo e attento del mondo delle palestre e del body building, mai superficiale, mai disinformato.<br />
Il 21 maggio 2007, tre giorni dopo, Focherini mi chiede se il suo libro sia arrivato.<br />
Non gli ho mai risposto. Se dovessi spiegare il perché, non saprei farlo. Forse è stato perché nel frattempo il testo aveva preso una sua forma, un suo ritmo, e tutto sommato delle informazioni di Focherini non avevo più bisogno. O forse quella email mi era passata di mente, o magari era stata subito coperta da altre mail in arrivo e si era andata a infilare in quello spazio coperto, lo spazio della ventesima email, che non compare nella schermata di apertura di <em>Outlook Express</em>, a meno che non si faccia lo <em>scroll </em>dello schermo. O forse, ancora, era per quel <em>post scriptum</em>, che a me era sembrato eccessivamente secco, un po’ ingrato, e che per una non del tutto esplicitata forma di ripicca mi aveva fatto improvvisamente perdere interesse per la vicenda. Magari mi aspettavo qualche festa in più, un ringraziamento più deciso, una riconoscenza più schietta. Insomma, ho parlato di te a uno scrittore famoso che ha scritto della tua vicenda su una notissima rivista! Bella riconoscenza, eh!</p>
<p>Alla fine del 2007, <em>Il corpo e il sangue d’Italia</em> venne pubblicato da minimum fax. Di Focherini non scrissi più nemmeno una riga. L&#8217;ho ritrovato sulla copertina dell&#8217;edizione tascabile di <em>Scuola di nudo</em> di Walter Siti, in una foto del 2004 di <strong>Giorgio Sottile.</strong><br />
 Il libro di Focherini è finita che me lo sono comprato. Dentro, si parla di cose molto angoscianti. Di carabinieri siciliani che vengono messi a tradurre intercettazioni in stretto dialetto modenese, per esempio. O di frasi che tutti diciamo, o che abbiamo detto, o potremmo dire, al telefono, e che ficcate in un contesto diverso possono inchiodarti al muro. Io a volte al telefono con gli amici dico delle cose veramente terribili, e quando le dico, penso che quelle frasi, quella sequenza scherzosa di parolette sceme potrebbero contribuire a farmi  passare un mucchio di anni di carcere.<br />
Quando le dico, a volte penso a Federico Focherini. E penso che mi spiace che sia stato condannato a sei anni di galera, perché secondo me Federico Focherini è un uomo innocente che non ha commesso il reato per cui è stato condannato, perché penso che Focherini in passato abbia fatto un sacco di cazzate a scapito della sua salute per arrivare a certi risultati, ma penso anche che non si possano infliggere sei anni di carcere a un uomo per condannare uno stile di vita che non ci piace. E penso anche che mi spiace molto, non aver mai risposto a quella sua mail.</p>
<p>[la foto in apertura ritrae la <em>Lincoln Continental Mark IV</em> del 1972 di Federico Focherini]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/23/la-ventesima-email/">La ventesima email</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/01/07/guerriero/' rel='bookmark' title='Guerriero'>Guerriero</a> <small> di Piero Sorrentino Il paradiso spunta da un imballaggio...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/08/20/ogni-tre-passi/' rel='bookmark' title='Ogni tre passi'>Ogni tre passi</a> <small>di Piero Sorrentino Parliamo di mia madre. Ha sessantadue anni....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/01/28/matrimonio-allitaliana/' rel='bookmark' title='Matrimonio all&#8217;italiana'>Matrimonio all&#8217;italiana</a> <small> di Tommaso Giagni Arrivo alla Nuova Fiera di Roma,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/12/18/prose-da-le-birre-sonnambule/' rel='bookmark' title='Prose da &#8220;Le birre sonnambule&#8221;'>Prose da &#8220;Le birre sonnambule&#8221;</a> <small>di Marco Papa I Il 16 febbraio 1964, giorno del...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/09/17/siete-voi-che-non-vedete/' rel='bookmark' title='Siete voi che non vedete'>Siete voi che non vedete</a> <small>di Walter Siti A Franco Cordelli e a Enzo Di...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/23/la-ventesima-email/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Venezia e la paesologia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/21/venezia-e-la-paesologia/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/21/venezia-e-la-paesologia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 15:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Arminio]]></category>
		<category><![CDATA[paesologia]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[venezia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=29051</guid>
		<description><![CDATA[<p>una prosa di <strong>Franco Arminio</strong></p>
<p>L’altro ieri camminavo per Venezia. La città era un fuoco morto, a parte la scintilla ferma del commercio. Dalla stazione a San Marco, in tanti fanno questa via aspettando che la spenta meraviglia si ravvivi. Intanto è tutto un negozietto da cui entrare e uscire fino a quando la piazza ti accoglie come una camera ardente dove i piccioni beccano la carne del turista nel suo inutile vagare in questo tempo maciullato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/21/venezia-e-la-paesologia/">Venezia e la paesologia</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>una prosa di <strong>Franco Arminio</strong></p>
<p>L’altro ieri camminavo per Venezia. La città era un fuoco morto, a parte la scintilla ferma del commercio. Dalla stazione a San Marco, in tanti fanno questa via aspettando che la spenta meraviglia si ravvivi. Intanto è tutto un negozietto da cui entrare e uscire fino a quando la piazza ti accoglie come una camera ardente dove i piccioni beccano la carne del turista nel suo inutile vagare in questo tempo maciullato.<br />
Io mi chiedevo mentre camminavo se è ancora qui che si deve venire oppure c’è da andare altrove. Penso a Mastralessio, alla prua della desolazione conficcata tra le zolle della Daunia, penso al luogo indenne dalla peste degli sguardi fatui, luogo edificato da chi vive altrove e ha lasciato a sentinelle i vecchi, gli zoppi, i cani. Non so spiegare come sia lì la mia Venezia, come ogni città sia sprofondata, sciolta nel niente del suo voler sembrare attiva, divertente.<br />
I luoghi di cui scrivo non hanno ragioni né torti, sono come una refurtiva abbandonata, un referto sintetico della vasta malattia allegata alla terra tonda. Allora io non giro per svagarmi e forse neppure per vedere. Quello che faccio è leggere la carne non morsa dai cannibali, la terra scampata alla tabula rasa del progresso che rende in apparenza Mastralessio scorza o guscio vuoto. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/21/venezia-e-la-paesologia/">Venezia e la paesologia</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/01/16/la-vilta-e-il-silenzio/' rel='bookmark' title='La viltà e il silenzio'>La viltà e il silenzio</a> <small>di Franco Arminio Mi sveglio presto in questi giorni. È...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/11/23/terremoto/' rel='bookmark' title='Terremoto'>Terremoto</a> <small>di Franco Arminio Dalle mie parti siamo tutti esperti di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/04/20/dalla-poesia-alla-paesologia/' rel='bookmark' title='Dalla poesia alla paesologia'>Dalla poesia alla paesologia</a> <small>di Franco Arminio per Elena e Gianni Ho pubblicato la...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/02/28/ognuno-e-custode-di-cio-che-lo-avvilisce/' rel='bookmark' title='Ognuno è custode di ciò che lo avvilisce'>Ognuno è custode di ciò che lo avvilisce</a> <small>di Franco Arminio Non si può andare avanti con Casini...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/11/16/ha-ragione-la-mia-sposa/' rel='bookmark' title='Ha ragione la mia sposa'>Ha ragione la mia sposa</a> <small>di Franco Arminio La mia sposa si chiama Antonietta e...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/21/venezia-e-la-paesologia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>34</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cinque poesie</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/28/cinque-poesie-3/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/28/cinque-poesie-3/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 09:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Visas]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Reta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=28215</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Vittorio Reta</strong></p>
<p>Lasci scritte a sangue attraverso lo spioncino<br />
quando la musica lascia la presa<br />
voce anche tu miccia in acquario<br />
per vedere una vetrata da sotto<br />
Luci di Pietralata<br />
Allora buttalo amore</p>
<p></p>
<p>***</p>
<p>Non ho che poche parole per fermare gli attimi fissati in una luce da<br />
                                                           cartolina illustrata<br />
e vederti agitare fra nastrini di sangue sulla fronte da pirata su un<br />
                                                           terrazzo<br />
celeste, non mi ricordo se il cielo sta a destra, a sinistra o sotto di noi<br />
e i tentativi di spiegarti qualcosa,<br />
forse una cosa terribile che rimandavo di parola in parola persino a me<br />
                                                          stesso.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/28/cinque-poesie-3/">Cinque poesie</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/12/foglio-metallo2-254x300.jpg" alt="foglio-metallo2" title="foglio-metallo2" width="254" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-28217" /></p>
<p>di <strong>Vittorio Reta</strong></p>
<p>Lasci scritte a sangue attraverso lo spioncino<br />
quando la musica lascia la presa<br />
voce anche tu miccia in acquario<br />
per vedere una vetrata da sotto<br />
Luci di Pietralata<br />
Allora buttalo amore</p>
<p><span id="more-28215"></span></p>
<p>***</p>
<p>Non ho che poche parole per fermare gli attimi fissati in una luce da<br />
                                                           cartolina illustrata<br />
e vederti agitare fra nastrini di sangue sulla fronte da pirata su un<br />
                                                           terrazzo<br />
celeste, non mi ricordo se il cielo sta a destra, a sinistra o sotto di noi<br />
e i tentativi di spiegarti qualcosa,<br />
forse una cosa terribile che rimandavo di parola in parola persino a me<br />
                                                          stesso.<br />
So che al mio silenzio non ho avuto risposta perché non miravo mai al<br />
                                                           centro.</p>
<p>***</p>
<p>mi spolmono nelle lenzuola<br />
mi alzo da questo lago ovale in cui mi ero addormentato<br />
che un bosco mi rinchiudeva e lo spazio si restringe<br />
                                       l&#8217;orizzonte si restringe<br />
                       l&#8217;immagine che forse scavalcava definitivamente, in ordine<br />
con le mani sulle tempie che flagellano vene<br />
                       i fianchi dietro di lei lanciati come un coltello<br />
(ho sputato nella cabina per non vomitare tutto il sale<br />
ho tamponato di fazzoletti i tranelli di quella notte)<br />
che ho gettato nel Tevere con i bolli falsi<br />
del passaporto, i visas sui pacchetti di sigarette,<br />
                                                  sulla fronte persino il marchio<br />
                                           sui polsi<br />
                                                              sui propri passi<br />
scavalcando gli alberi    levando ogni volta    i gomiti    su di lei<br />
avvolta nella sua pelliccia fiorita<br />
                                           sbiadita la testa<br />
e l&#8217;indomani ho telefonato alle vittime<br />
resistenze inutili  rispondevano  nei  fili  invisibili<br />
per guadagnare tempo ho cucito la sua impronta,<br />
al silenzio che si impelliccia<br />
alle frontiere c&#8217;è sempre<br />
Tanger de mort.</p>
<p>***</p>
<p>Quando si preparò il viaggio fu lungo per acqua<br />
scendere scale di legno e su un bordo di marmo d&#8217;oltretomba<br />
(dopo aver visto quella città assassina)<br />
e continuando a schegge nei termometri degli istituti di misurazione del tempo<br />
il suo nome in sillabe orientali<br />
tre spine nella spalla dell&#8217;osso di velluto, proseguendo con amore?<br />
In un messaggio, l&#8217;unica drug story dell&#8217;incontro<br />
l&#8217;unica cosa rimasta in orbita nel cielo, una porta in cima al tetto<br />
e crollavano moli d&#8217;appoggio, risucchi, una torcia di fuoco<br />
sbatteva la testa fra i macigni di una stanza numerata<br />
nel ghetto orribile non ti ho detto: ti volevo dire sì, è quella volta<br />
che guardai l&#8217;ora per te<br />
nel quadrante rosso rosa della stazione le lancette si erano fermate per un mese.</p>
<p>***</p>
<p>È l’afa dei lacrimogeni, a seconda di come li porta il vento,<br />
accantoni l’infanzia quando occupi una città,<br />
i cromosomi della violenza, come li porta il vento,<br />
i piedi affondano nei tappeti, in un tappeto pelvico strappano<br />
vedi, il tuo gesto alla finestra, che alza il braccio mima un gesto<br />
compiuto prima a 500 m di distanza da quando una mano<br />
[ha raccolto una pietra<br />
perciò hai il volto ricoperto di mappe epiteliali<br />
ti si sono stampate addosso le impronte digitali di una immensa<br />
[circolarità</p>
<p>ecco, ora asciugati, senza male le radici<br />
aspetta un poco<br />
una scarica motoria<br />
che faccia rifluire l’eccitazione<br />
prima che venga toccato il punto zero<br />
ecco, vedi abito questo episodio al punto di non poterlo<br />
[descrivere<br />
seguendo una curva, piano, di spalle prima che venga toccato<br />
[il punto zero<br />
molte volte si contrae la muscolatura liscia</p>
<p>l’afa dei lacrimogeni, la biologia di una lacrima,</p>
<p>quel movimento in cui si è trascinati via,<br />
guarda sta per finire<br />
per raddoppiare la parola che ha provocato<br />
guarda, vedi, forse, sanguino.</p>
<p>(da <em>Visas e altre poesie</em>, a cura di Cecilia Bello Minciacchi, Le Lettere)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/28/cinque-poesie-3/">Cinque poesie</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/unaltra-galassia-festa-del-libro-e-degli-scrittori-a-napoli/' rel='bookmark' title='Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli'>Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli</a> <small> “Un’Altra Galassia – Napoli Sotterranea” nasce dalla volontà di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/la-letteratura-sperata/' rel='bookmark' title='La letteratura sperata'>La letteratura sperata</a> <small> di Emanuele Trevi Già il fatto che David Shields...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/09/10/gli-scrittici/' rel='bookmark' title='Gli scrìttici'>Gli scrìttici</a> <small>un intervento di Piero Sorrentino e una risposta di Tiziano...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/03/22/versetti-dal-paese-dargilla/' rel='bookmark' title='Versetti dal paese d&#8217;argilla'>Versetti dal paese d&#8217;argilla</a> <small>di Franco Arminio per E. non sono mai riuscito a...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/babbo-natale/' rel='bookmark' title='Babbo Natale'>Babbo Natale</a> <small> Piero Sorrentino intervista Nicola Lagioia Da pochi mesi è...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/28/cinque-poesie-3/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prose da &#8220;Le birre sonnambule&#8221;</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/18/prose-da-le-birre-sonnambule/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/18/prose-da-le-birre-sonnambule/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 09:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Aelia Laelia edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Le birre sonnambule]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Papa]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[prose]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=27749</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Marco Papa</strong></p>
<p></p>
<p><strong>I</strong></p>
<p>Il 16 febbraio 1964, giorno del mio nono compleanno, vengono a guardarmi dentro il letto, come se fossi il cinema.<br />
Seguono ingordi il ballo delle pieghe delle lenzuola, l&#8217;affiorare il gonfiarsi e lo sparire di onde bianche e brune, di cavalloni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/18/prose-da-le-birre-sonnambule/">Prose da &#8220;Le birre sonnambule&#8221;</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Papa</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/12/tra-le-nuvole-300x211.jpg" alt="tra-le-nuvole" title="tra-le-nuvole" width="300" height="211" class="alignleft size-medium wp-image-27760" /></p>
<p><strong>I</strong></p>
<p>Il 16 febbraio 1964, giorno del mio nono compleanno, vengono a guardarmi dentro il letto, come se fossi il cinema.<br />
Seguono ingordi il ballo delle pieghe delle lenzuola, l&#8217;affiorare il gonfiarsi e lo sparire di onde bianche e brune, di cavalloni. Dal soffitto pendono i miei nemici, come salumi messi a stagionare. Gli ospiti ci sbattono la testa e bestemmiano un po&#8217;; mi scuso per le sgarberie di quei brutti merluzzi dei miei nemici che mi odiano e trovano sempre il modo di guastare la festa. Con molta comprensione, gli ospiti ci passano sopra e si accendono un po&#8217; di sigarette. Mi piacciono, perché sono giovani e vestiti bene, vellutati. Dentro il letto, io continuo a rotolarmi, in un goffo tentativo di seduzione.<br />
&#8220;Mi avete portato dei regali? Volete suonare qualcosa?&#8221;. Hanno le mani vuote, nella testa non c&#8217;è musica per le mie orecchie.<br />
Uno di loro, però, non se la sente di lasciarmi così: tira fuori un temperino e si mette a incidere un pomello del mio letto. Io lo seguo con gli occhi, mentre il legno perde la buccia e prende un viso peloso e zannuto. &#8220;Lo sai che cosa è questo?&#8221;. Non lo so. &#8220;È un tricheco. Buona notte!&#8221;.<br />
<span id="more-27749"></span></p>
<p><strong>II</strong></p>
<p>Il 25 febbraio 1964 decido di riempire il quaderno di mele. Come nel magazzino di un bravo contadino, faccio le parti: quelle cattive alle bestie, quelle più mature per la marmellata, quelle più belle al mercato, quelle rosse nel vassoio, le altre dentro la torta.<br />
Mi si avvicina un porcellino che vuol fare colazione. Se ne do un paio al porcellino, quante ne restano per me? Mi accorgo adesso che il conto non potrà mai riuscirmi, perché le mele si sono fatte confuse. Vediamo vediamo: faccio l&#8217;incantesimo e, con l&#8217;aiuto della luna, il mio problema  prenderà forma. La luna modella i problemi come se fossero di creta e leva tutti gli errori, li leviga bene: ne vengono fuori belli puliti come gingilli e sono la festa dei maestri. Così piglio il quaderno e lo seppellisco sottoterra, nell&#8217;orto. Intanto me ne vado a letto bello bello, con la massima tranquillità. Prima di addormentarmi lego in un mazzo i miei nemici ciondolanti, perché nel buio sbattono l&#8217;uno contro l&#8217;altro e, se entra poco poco un po&#8217; di vento, qualcuno, magari, cade. Senza dire che, venissero a trovarmi gli amici giovani e ben vestiti, ci incappano un&#8217;altra volta di testa e si rompono. </p>
<p><strong>III</strong></p>
<p>L&#8217;8 marzo 1964, a casa di Ricky, nella sua bella enciclopedia grande e lunga come un treno, ho letto il nome della cosa da cui esce l&#8217;urina delle donne: <em>lavùlva</em>. Ricky dice che sarebbe &#8220;il cazzo delle donne&#8221;, ma io penso che lui si sbaglia. Lavùlva mi sembra che, da piccolo, l&#8217;ho vista volare: si tratta di quei batuffoli bianchi che somigliano alle piume ed escono pure, infatti, dai cuscini. Il cielo è pieno di lavùlva. Il cazzo, invece, io non l&#8217;ho mai visto volare. Credo che le donne, per non farsela scappare via, si appiccichino lavùlva addosso con la colla.<br />
Certo, per saperne di più, occorrerebbero delle illustrazioni precise e, sotto questo aspetto, l&#8217;enciclopedia di Ricky è cieca. Forse potrei chiedere ai mei giovani vellutati qualche figura, delle fotografie. Posso averne o non averne, ma sapranno, almeno, se ho ragioen o no. Sarò furbo: mi metterò a fare il mare sotto le coperte, come gli piace tanto. E può darsi che, per ricompensa, mi cantino pure qualcuna delle loro belle canzoni skiffle, dove ci sono gli alberi con le ali, i sottomarini, le ragazzuole, le birre sonnambule e mucchi di parole inventate.</p>
<p><strong>XII</strong></p>
<p>Il 13 giugno 1964 mi sveglio con la luminosa idea di scrivere un regolamento per tutti coloro che vengono in camera mia. In realtà ho letto in un libro che si usa, da qualche parte, questo genere di cose. Per esempio, scrivo che ci si deve togliere le scarpe come nel Giappone e sedersi dopo aver compiuto almeno cinque passi a piedi scalzi. A tali due regole aggiungo: ci si deve alzare ogni volta che si affaccia l&#8217;uccello del cucù se si è seduti, e ci si deve sedere se si è in piedi. Io penso che si debba seguire il criterio dell&#8217;equilibrio e del rispettare i turni, per mantenere l&#8217;ordine e la varietà.<br />
Nel mio regolamento ci metterò che si deve sempre far parlare per primo il più vecchio e che non si possono dire più di trentacinque parole in fila. Meno di trentacinque parole si possono dire, ma più lentamente. E voglio che il Regolamento sia fatto come il Codice: Libri, Titoli, Capi, Sezioni e Paragrafi. Così si sta tranquilli perché è tutto nero su bianco e si possono ritrovare le cose, quando uno se le dimentica.<br />
Le Leggi del Regolamento andranno in onda dalle otto della mattina alle otto della sera; il resto della giornata: libertà.</p>
<p><strong>XIV</strong></p>
<p>Il 10 luglio 1964, con Ricky, ci mettiamo alle Vite Parallele, o il Cambiaposto. Il gioco funziona così, ed è divertentissimo. Ci sediamo uno di fronte all&#8217;altro e si tira a sorte. Per esempio: esce il 30 ottobre 1961. Io dico dov&#8217;ero e che facevo il 30 ottobre 1961. Volendo si può concordare anche di dire l&#8217;ora. Poniamo che mi trovavo al cinema, dove si vedevano i Cavalieri della Maffia con la lingua nelle orecchie, ma io stavo sempre a guardare una ragazzina due file più avanti, con i capelli neri e un fiocchetto molto delicato. Ricky, invece, il 30 ottobre 1961 stava alla pista di pattinaggio. Allora si fa il raffronto con domande appropriate. Per esempio: che era il più felice, tra i due? oppure: avrei preferito il cinema chiuso con il film tutto inventato o la pista all&#8217;aperto, dove il mondo si sa che c&#8217;è, con l&#8217;aria e gli alberi? e Ricky che avrebbe fatto al posto mio, se gli fosse piaciuta la bimba bruna? ci si sarebbe messo a parlare? io avrei preferito pattinare sulle rotelle, come Ricky, o sul ghiaccio, tutto holiday on ice?<br />
Queste sono le Vite Parallele, dove uno può scegliere una cosa o l&#8217;altra e intrecciare i desideri, come le dita, fra amici.</p>
<p>(da <em>Le birre sonnambule</em>, Aelia Laelia edizioni, 1986)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/18/prose-da-le-birre-sonnambule/">Prose da &#8220;Le birre sonnambule&#8221;</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/07/19/beckett-for-dummies/' rel='bookmark' title='Beckett for dummies'>Beckett for dummies</a> <small> uno stralcio di articolo di Vittorino Andreoli ricopiato da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/04/l%e2%80%99epica-popular-gli-anni-novanta-la-parresia/' rel='bookmark' title='L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa'>L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa</a> <small>Appunti sui tre saggi di Wu Ming 1 contenuti in...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/21/quattro-poesie-2/' rel='bookmark' title='Quattro poesie'>Quattro poesie</a> <small>di Franco Arminio stavo al sole dalla panchina dell&#8217;edicola guardavo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/03/22/versetti-dal-paese-dargilla/' rel='bookmark' title='Versetti dal paese d&#8217;argilla'>Versetti dal paese d&#8217;argilla</a> <small>di Franco Arminio per E. non sono mai riuscito a...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/babbo-natale/' rel='bookmark' title='Babbo Natale'>Babbo Natale</a> <small> Piero Sorrentino intervista Nicola Lagioia Da pochi mesi è...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/18/prose-da-le-birre-sonnambule/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il corpo ferito del Capo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[aggressione]]></category>
		<category><![CDATA[corpo del Capo]]></category>
		<category><![CDATA[immagini]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Tartaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=27496</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Che cosa suggerisce la visione del viso insanguinato del Presidente del Consiglio? Quello di un uomo che ha subito un incidente, che si è rotto il labbro, che si è fratturato il naso, che sanguina copiosamente. Un accidente casalingo, un incidente d’auto, un’effrazione improvvisa e inattesa.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/">Il corpo ferito del Capo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/12/berluferito-300x218.jpg" alt="AGGRESSIONE SILVIO BERLUSCONI" title="AGGRESSIONE SILVIO BERLUSCONI" width="300" height="218" class="alignleft size-medium wp-image-27495" /></p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Che cosa suggerisce la visione del viso insanguinato del Presidente del Consiglio? Quello di un uomo che ha subito un incidente, che si è rotto il labbro, che si è fratturato il naso, che sanguina copiosamente. Un accidente casalingo, un incidente d’auto, un’effrazione improvvisa e inattesa. Qualcosa di fortuito e casuale. In realtà, come sappiamo tutti per averlo visto nei telegiornali, o su You Tube, Silvio Berlusconi è stato colpito da un oggetto scagliato con forza da un uomo.<br />
    Un attentato dissennato, dato l’oggetto usato per ferirlo – un souvenir, un simbolo della città di Milano in miniatura –, e vista la situazione. Un gesto folle, eclatante, assurdo. Un attentato in miniatura, si dovrebbe dire, perché non mortale, nonostante la situazione e il contesto, simile a quello di mille altri attentati a uomini politici negli ultimi due secoli: all’aperto, tra la folla, all’inizio o alla fine di un comizio. Qualcuno si sporge tra la massa dei sostenitori e compie l’atto fatale. Ma qui non accade.<br />
<span id="more-27496"></span><br />
     La follia ha sempre metodo, e più di una ragione. Chi ha scagliato l’oggetto contro il Presidente del Consiglio, Massimo Tartaglia, voleva violare il corpo del Re, un corpo sacro, che diventa tale attraverso l’investitura del potere, i rituali della vestizione, le cerimonie della proclamazione, il culto che lo circonda. In queste settimane Silvio Berlusconi ha spesso parlato dell’investitura che avrebbe ricevuto dal Popolo; ha parlato, seppure con metodi mediatici da telegiornale e tele-spot, del proprio potere in termini sacrali, simili a quelli dei sovrani medievali e rinascimentali. Ha caricato di segni e simboli la sua stessa persona.<br />
    Si tratta di un processo che va avanti da tempo, in modo postmoderno, e non più medievale, attraverso tecniche che tendono a rendere giovane e quasi eterno il suo corpo: fitness, lifting, liposuzioni, trapianti dei capelli, cure di vario tipo e grado. L’eternità del corpo di Berlusconi sfida la mortalità stessa del corpo tradizionale del Re, destinato, alla pari di tutti i corpi, a invecchiare e morire. Nella tradizione medievale e moderna la regalità, il corpo immortale del Re, è trasmessa ai discendenti: “Il Re è morto, viva il Re”, si proclama quando muore il vecchio re e gli succede il nuovo.<br />
     Nel caso di Berlusconi il corpo vivo coincide con la regalità. Il corpo del Capo è diventato il corpo politico stesso, la sua regalità riposa sul suo stesso corpo che egli cerca di sottrarre al passare del tempo, al suo naturale logoramento, per renderlo, e qui sta il paradosso, eterno nel tempo: “una giovinezza eterna senza passato”.<br />
     È una mescolanza di aspetti antichi e moderni, medievali e postmoderni. L’aver posto tutta l’attenzione sul proprio corpo, in sintonia con quello che accade all’intera società occidentale, fondata sul “narcisismo di massa” e sulla cura ossessiva del corpo, è l’elemento centrale della sua politica. Abbiamo un solo corpo, ci dice continuamente la pubblicità, bisogna curarlo. Si tratta dell’unico bene di cui disponiamo, per questo va conservato, modellato, ringiovanito. Berlusconi si trova al culmine di questo processo, lo incarna e lo orienta con i suoi stessi comportamenti.<br />
    Ma la sacralizzazione del corpo mortale del Capo ha sempre messo in moto meccanismi opposti di desacralizzazione, come è accaduto molte volte nella storia. Nel 1990 a Sofia, la folla inferocita assaltò il mausoleo del Capo, Gheorghi Dimitrov, fondatore del Partito comunista bulgaro, e cercò di bruciare la sua mummia. Nel 1945 il corpo morto di Benito Mussolini fu gettato sul selciato di Piazzale Loreto, e dissacrato mediante una sconcia impiccagione a testa in giù. La folla l’aveva acclamato, ora la folla l’ha deturpato. Sono tanti i gesti del genere che traggono la loro motivazione nel rovesciamento della sacralità stessa del leader.<br />
     Il messaggio sacrale della ritualità moderna, ci spiegano gli antropologi, fa a meno della sfera religiosa tradizionale, e non ha più bisogno di ricorrere alle magie e alle superstizioni del medioevo, quando ai Re di Francia veniva attribuito il potere taumaturgico del tocco che guariva dalle malattie perniciose della pelle. Tuttavia il sacro non è scomparso, si è solo trasformato. Meglio: si è travestito, è entrato a far parte della nostra vita quotidiana attraverso gli schermi televisivi, le riviste patinate, i messaggi pubblicitari, i personal computer. Che lo sappia o no, che sia studiato o meno, Silvio Berlusconi mette in moto meccanismi che funzionano per gli attori come per i santi, per Marylin Monroe e per Padre Pio. Il corpo è sacro nella sua stessa materialità, in quanto corpo che muore, per questo viene investito di una significato totale e totalizzante.<br />
     Due gesti compiuti da Silvio Berlusconi ferito dall’atto del folle di ieri colpiscono. Col primo egli si china, si copre il viso con un pezzo di stoffa. Qui c’è il gesto umano, della persona ferita, che cerca riparo, che è stordita, che non capisce cosa gli è accaduto, e vacilla. Col secondo il Capo ritorna tale: dopo essere entrato nell’auto, spinto dai suoi guardiaspalle, esce di nuovo. Si mostra alla folla. Vuole far vedere che è vivo, certo, rassicurare i suoi sostenitori, ma vuole anche compiere un gesto di ostensione. Una sorta di Sacra Sindone al vivo: viva e sanguinolenta.<br />
    Si mostra perché è nell’ostensione che il suo potere corporale esiste e prospera. Ha compiuto tutto questo in modo istintivo, senza ripensamenti.  Fossimo stati negli Stati Uniti, la sicurezza lo avrebbe caricato in auto e sarebbe partita a tutta velocità. Poteva esserci ancora pericolo. No, Silvio Berlusconi sfida il pericolo, si espone di nuovo, seppur dolorante, col sangue sul viso, atterrito ma vivo, allo sguardo dei fedeli, perché questo è la natura stessa del patto che ha stretto con loro.<br />
    La politica dell’immagine di Silvio Berlusconi, che passa attraverso sempre più attraverso la politica del proprio corpo, mostra qui qualcosa d’inquietante: il suo legame con la vita e insieme con la morte.<br />
    Il folle gesto simbolico di Tartaglia rivela quel lato in ombra che la sacralizzazione quotidiana delle immagini televisive e fotografiche nasconde, e che al tempo stesso ne è il rovescio: l’inconscio desiderio di desacralizzazione. Lo sfregio, l’abrasione, il colpo al viso sono antropologicamente – sacralmente, si dovrebbe dire – parte stessa di quella politica d’incentivazione del corpo. L’ostensione chiama implacabilmente la violazione. Il gesto di ieri a Milano è stato compiuto da un folle, che nella sua follia ci manifesta qualcosa di terribile. Il potere del sacro non perdona.</p>
<p><em>[nota: ringrazio Marco Belpoliti per questo inedito - sia in Rete che su carta - che ha gentilmente dato a Nazione Indiana. P.S.]</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/">Il corpo ferito del Capo</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-di-antonio-ricci-e-di-nicola-lagioia/' rel='bookmark' title='La responsabilità di Antonio Ricci (e di Nicola Lagioia)'>La responsabilità di Antonio Ricci (e di Nicola Lagioia)</a> <small>In seguito a un articolo di Nicola Lagioia uscito per...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/14/il-velo-di-maya-del-popolo-italiano/' rel='bookmark' title='Il velo di Maya del popolo italiano'>Il velo di Maya del popolo italiano</a> <small> di Massimiliano Virgilio Si sostiene da più parti che...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/07/24/notizie-da-una-citta-alla-deriva/' rel='bookmark' title='Notizie da una città alla deriva'>Notizie da una città alla deriva</a> <small> di Marco Belpoliti Cosa succede a Milano? Di quale...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/05/27/senza-vergogna/' rel='bookmark' title='Senza vergogna'>Senza vergogna</a> <small> [Marco Belpoliti mi ha mandato l'intervento che ha letto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/03/23/la-lingua-italiana-dopo-silvio-berlusconi/' rel='bookmark' title='La lingua italiana dopo Silvio Berlusconi'>La lingua italiana dopo Silvio Berlusconi</a> <small> di Marco Mancassola L’attuale Presidente del Consiglio italiano è...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>159</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro Papà</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lettera]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Luigi Celli]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=26926</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p><em>una possibile lettera di risposta del figlio di Celli immaginata da</em> <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p>Caro papà,</p>
<p>grazie dei complimenti per la carriera universitaria che mi fai dalle pagine di uno dei principali quotidiani di questo Paese. È una fortuna non da poco.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/">Caro Papà</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/busta2-240x300.jpg" alt="busta" title="busta" width="240" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-26930" /></p>
<p><em>una possibile lettera di risposta del figlio di Celli immaginata da</em> <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p>Caro papà,</p>
<p>grazie dei complimenti per la carriera universitaria che mi fai dalle pagine di uno dei principali quotidiani di questo Paese. È una fortuna non da poco. Non tutti i figli hanno il privilegio di leggerli, e non tutti i padri di scriverli. Per esempio il papà del mio compagno di corso Cesare, un metalmeccanico di Latina con tre figli e una moglie casalinga, ha acquistato nelle pagine di cronaca locale del <em>Messaggero </em>un piccolo box di tre righe per la laurea di suo figlio: solo per la soddisfazione di veder comparire il nome del suo pupillo &#8211; e la relativa, brillante votazione &#8211; a pag. 47, nella colonna riservata alla “piccola bacheca”, tra un annuncio di massaggi erotici e un appello per il ritrovamento di <em>Bibo</em>, un cucciolo di Jack Russell scomparso a Vairano Scalo la settimana scorsa.<br />
<span id="more-26926"></span><br />
Ho letto con attenzione la tua <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html">lettera</a>. Intanto mi chiedo perché tu non me l’abbia lasciata sul tavolo della cucina, o spedita nella mia casella privata di posta elettronica. Che, per caso ti si è impallata di nuovo la rubrica, e il mio nome è andato a finire sotto l’indirizzo della redazione di <em>Repubblica</em>?<br />
Non ti preoccupare; anche se fosse stato un gesto sbadato, non importa. È lo stesso una lettera bellissima. Lo sfogo di un uomo amareggiato, addolorato. Un’invettiva rabbiosa contro i poteri forti di questo Paese. Contro chi questo Paese se l’è mangiato, giorno dopo giorno, ingoiandolo a grossi bocconi o a microscopici pezzi. Contro questa “società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l&#8217;affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.”. Ben detto, papà. Un Paese debole, cinico, falsamente morale ma profondamente moralista, che ama presentarsi al mondo sotto una veste seducente e amabile, salvo poi sapersi vendere in privato al miglior offerente, al più forte, al più aggressivo, al più furbo, al più ricco; un popolo capace di nascondere sotto una coltre di frizzi e lazzi il peggior sangue, le truffe più pericolose, le ribalderie della peggior specie. Bravo papà!<br />
Gruppi bancari, università, compagnie telefoniche, aziende che fatturano centinaia di milioni di euro. <em>Unicredit</em>, <em>Eni</em>, <em>Omnitel</em>, <em>Wind</em>, <em>Rai</em>, <em>Luiss Guido Carli</em>. Tu sì che sei un esperto della materia! In questi anni sei stato immerso fino al collo nel midollo di potere italiano. Ti sei seduto su poltrone che scottavano. Sei stato per ben tre anni al vertice della Rai. Direttore generale, eh! Tre anni son tanti. Chissà quanto ti sei dovuto barcamenare tra lottizzazioni selvagge, tentativi di raccomandazione, bustarelle, intrallazzi, veleni. Non deve essere stato facile per te uscirne talmente pulito da poterti permettere di scrivere a testa alta quella lettera a <em>Repubblica</em>. Papà, che orgoglio mi dà la stesura di questa lettera! Che brivido mi corre lungo la schiena, a leggere il tuo appello a lasciare questo Paese martoriato da gruppi bancari, università, compagnie telefoniche, aziende che fatturano centinaia di milioni di euro all’anno. Ma come hai fatto, mi chiedo?<br />
Hai tenuto gli occhi chiusi per tutti questi anni, papà mio? Il naso turato per non sentire il puzzo che saliva da sotto quelle potentissime poltrone che hai occupato? Quanto hai dovuto tenere stretti i tuoi occhi, papà, per non vedere il marcio che mi indichi nella tua meravigliosa lettera?<br />
Quanto dolore, povero papà mio.<br />
Mica come il papà di Cesare, il metalmeccanico con le ritenute fiscali in busta paga. Lui di questo Paese non sa niente. Tu no, papà. Tu sai tutto.</p>
<p>Ti abbraccio,</p>
<p>tuo figlio</p>
<p>p.s. Mi è arrivata una email anonima. Contiene la scheda editoriale del tuo superbo saggio “Comandare è fottere”.<br />
Dice: &#8220;<em>Ci sono troppe cose che si fanno ed è bene non dire</em>. Questo è un libro che non fa giri di parole. Che magari mentre tu stai lì a farli, gli altri ti soffiano la poltrona da sotto il sedere. Il mondo del lavoro è una giungla, con poche regole e tanti aspiranti leoni. Lo sa bene Celli, che per anni è stato ai vertici delle maggiori aziende italiane. E allora risultano inutili, se non addirittura ridicoli, i discorsi buonisti e politicamente corretti sulle strategie per fare carriera.<br />
In questo &#8220;piccolo vademecum per bastardi di professione&#8221; l&#8217;ex presidente della Rai dice tutto quello che di solito in proposito si tace. Ovvero che, alla faccia dell&#8217;utopia delle pari opportunità, &#8220;nascere bene&#8221; aiuta eccome. Così come aiuta saper scegliere la persona giusta da servire per poi abbandonarla quando serve, selezionare alleati e nemici, usare l&#8217;arte della seduzione e della finzione. E quando arrivi poi, consiglia Celli, non guardarti indietro, sii sempre pronto a succedere a te stesso o a farti rimpiangere attraverso i successori.&#8221;</p>
<p>Secondo me è quello stronzo di Cesare. Adesso lo chiamo e gliene dico quattro.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/">Caro Papà</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/il-cavaliere-e-la-morte/' rel='bookmark' title='Il Cavaliere e la morte'>Il Cavaliere e la morte</a> <small> di Franco Arminio Berlusconi ha paura di morire. Questa...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/17/marmo/' rel='bookmark' title='Marmo'>Marmo</a> <small>di Piero Sorrentino Il Signore sorregge tutti quelli che cadono...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/03/23/la-lingua-italiana-dopo-silvio-berlusconi/' rel='bookmark' title='La lingua italiana dopo Silvio Berlusconi'>La lingua italiana dopo Silvio Berlusconi</a> <small> di Marco Mancassola L’attuale Presidente del Consiglio italiano è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/30/unaltra-festa-del-lavoro-primo-maggio-evento-annullato/' rel='bookmark' title='Un&#8217;altra festa del lavoro: Primo maggio evento annullato'>Un&#8217;altra festa del lavoro: Primo maggio evento annullato</a> <small>&#8220;Noi poveri passerotti empirici&#8221; GAETANO SALVEMINI Pubblico il comunicato che...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/10/12/operazioni-mobili-di-massacro/' rel='bookmark' title='Operazioni mobili di massacro'>Operazioni mobili di massacro</a> <small>di Piero Sorrentino “Sai qual è la prima cosa che...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/30/caro-papa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>51</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quanto costano le fotografie di Stefano Cucchi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/31/quanto-costano-le-fotografie-di-stefano-cucchi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/31/quanto-costano-le-fotografie-di-stefano-cucchi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 13:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[rappresentazione del dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Cucchi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=25703</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p></p>
<p>Può darsi che le foto di <strong>Stefano Cucchi</strong> da morto servano a dare a quel giovane la giustizia che non ha avuto da vivo. Quegli scatti atroci che annodano le viscere in un pugno stretto sotto la pelle dello stomaco hanno fatto il giro della Rete, dei quotidiani e delle televisioni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/31/quanto-costano-le-fotografie-di-stefano-cucchi/">Quanto costano le fotografie di Stefano Cucchi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/movie_pellicola-300x222.png" alt="movie_pellicola" title="movie_pellicola" width="300" height="222" class="alignleft size-medium wp-image-25704" /></p>
<p>Può darsi che le foto di <strong>Stefano Cucchi</strong> da morto servano a dare a quel giovane la giustizia che non ha avuto da vivo. Quegli scatti atroci che annodano le viscere in un pugno stretto sotto la pelle dello stomaco hanno fatto il giro della Rete, dei quotidiani e delle televisioni. Come per l’omicidio di Neda, la giovane iraniana uccisa nel corso di una manifestazione contro il regime, quelle immagini hanno smosso sentimenti e coscienze, facendo alzare alte le grida di chi non riesce a guardarle senza un moto di pietà, o un sussulto di umanità, di dolore, un brivido di fronte a quelle ossa rotte, quella carne tumefatta.<br />
  Ma quelle foto (la loro diffusione pubblica) sono un errore, oltre che un orrore. E non è tanto il <em>contenuto </em>delle immagini a caricare di pericolo la pubblicazione di quegli scatti. Non siamo solamente al cospetto di una fotografia terribile che fa deviare gli occhi dallo schermo, o fa coprire gli occhi dei nostri figli qualora si trovassero a transitare nei dintorni mentre le stiamo guardando. Siamo in presenza di una modalità comunicativa che fa del “vedere tutto” un pericoloso precedente.<br />
<span id="more-25703"></span></p>
<p>In modo sacrosanto, sulla scia emotiva innescata da quelle immagini si stanno muovendo la magistratura e la politica, il giornalismo e la società civile. Quelle immagini sono diventate la benzina della coscienza, hanno innescato discussioni, richieste, appelli, voci che chiedono giustizia e verità. Ci hanno strappato dal pantano delle spallucce e dei “non posso farci nulla”. Ma quelle immagini (la loro diffusione pubblica) sono pericolose. Perché il pericolo che corriamo, volenti o nolenti, è quello di alzare un centimetro di più, ancora una volta, l’asticella che misura il livello della nostra sete di giustizia e verità. Di assumere, volenti o nolenti, una postura di lotta e di opposizione contro le bugie, gli insabbiamenti, le censure e le violenze del Potere che scatta solo quando sotto gli occhi ci vengono squadernati video e foto o audio. Rischiando, di fronte ai prossimi Stefano Cucchi, o alle prossime <strong>Neda</strong>, di voler vedere altrettanto, di voler vedere <em>ancora </em>(o addirittura <em>di più</em>). E non per morbosità o voyeurismo,  come fanno quelli che in autostrada rallentano per dare una sbirciatina al lenzuolo insanguinato sull’altro lato della carreggiata. Ma perché, così facendo, si rischia che &#8211; se qualcosa non ce la mostra youtube, o facebook, o una galleria di fotografie sui siti dei quotidiani – quella cosa <em>non </em>esiste, non ci (s)muove, non dà fiato alle nostre voci per chiedere giustizia e verità. Perché quando avremo visto tutto, non ci resterà più niente da vedere. Di <strong>Federico Aldrovandi </strong>abbiamo guardato una foto, un solo scatto col viso violaceo, la smorfia della morte sulla faccia. Di Neda, già qualcosa in più: il sangue che, proprio in quel momento, usciva a fiotti dalla bocca, dal naso, gli occhi che si spegnevano secondo dopo secondo. Del povero Stefano Cucchi abbiamo adesso un intero, spaventoso set <em>live </em>dall’obitorio, nella bara e avvolto nella <em>body bag</em> blu elettrico, sul tavolo dell’anatomopatologo e nella sala delle pompe funebri: immagini che fanno tremare le vene ai polsi.<br />
  L’esplosione di un afflato civile capace di aggregarsi efficacemente ormai solo attorno a <em>quello che si vede</em>, a quello che è misurabile pixel per pixel, scatto dopo scatto, ridimensiona pericolosamente il perimetro di un sacrosanto movimento assetato, in casi come questo, di giustizia e verità e onore da restituire a un corpo sfondato, abusato, vilipeso. Sommerse dalla ridondanza delle immagini, le parole rischiano di affogare, e non bastare più. Quando lo sdegno nasce dalla rappresentazione di una realtà dolorosa, diventano più tollerabili le realtà meno rappresentate, o non rappresentate per nulla. La coscienza morale è un congegno complicato. Per avere orrore di un orrore, rischia di non bastare più che quell’orrore esista. E non ci basta nemmeno vederla direttamente, una realtà orribile, perché arrivi a scuoterci; rischiamo di aver bisogno di osservarla mediata attraverso un occhio che non è il nostro occhio umano. Se la gravità morale fa sentire la sua forza attrattiva solo quando <em>ne abbiamo abbastanza</em>, precipitiamo a corpo morto verso cosa? Verso l’orrore in sé, o verso la consapevolezza che quell’orrore ci coglie impreparati ad ammetterlo?  Al cospetto dello Stefano Cucchi prossimo venturo, davanti al dolore di sua madre – <em>davanti al dolore degli altri</em>, direbbe Susan Sontag &#8211; in lacrime al telegiornale, che denuncia la morte inspiegabile di suo figlio, potremmo un giorno guardarci intorno, e non vedere nulla, se non il dolore nudo di una madre, e una denuncia alla Procura della Repubblica redatta in <em>Times new roman</em> da quella donna straziata. E senza il supporto di un audiovisivo qualsiasi, senza l’indignazione provocata da quelle povere mascelle sfasciate, da quelle arcate oculari tumefatte, da quella schiena fratturata, potremmo trovarci, quel giorno, a mormorare qualcosa di critico sulla giustizia italiana, o sulla violenza che ancora alligna in certi settori malati delle forze dell’ordine, sul fatto che ormai non c’è più giustizia, per poi tornare a sorvegliare la cottura degli spaghetti sul fuoco. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/31/quanto-costano-le-fotografie-di-stefano-cucchi/">Quanto costano le fotografie di Stefano Cucchi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/01/nessuna-pieta-per-i-corpi/' rel='bookmark' title='Nessuna pietà per i corpi'>Nessuna pietà per i corpi</a> <small>di Giorgio Fontana Fra il 16 e il 22 ottobre...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/10/15/non-avevo-capito-niente/' rel='bookmark' title='Non avevo capito niente'>Non avevo capito niente</a> <small>di Piero Sorrentino Se, come ha detto una volta Peter...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/05/05/la-salute-feroce/' rel='bookmark' title='La salute feroce'>La salute feroce</a> <small>di Franco Arminio ci vuole una salute feroce per stare...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/23/la-voragine-di-secondigliano/' rel='bookmark' title='La voragine di Secondigliano'>La voragine di Secondigliano</a> <small>di Luca Rossomando [Alle ore 16,30 del 23 gennaio 1996,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/11/22/ritratto-di-saverio-sevizia/' rel='bookmark' title='Ritratto di Saverio Sivizia'>Ritratto di Saverio Sivizia</a> <small> di Franco Arminio (Venticinque anni fa, il 23 novembre...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/31/quanto-costano-le-fotografie-di-stefano-cucchi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>130</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riportando tutto a Bari</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/27/riportando-tutto-a-bari/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/27/riportando-tutto-a-bari/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 05:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Bari]]></category>
		<category><![CDATA[nicola lagioia]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=25511</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Nicola Lagioia</strong></p>
<p>Negli anni Ottanta Bari era chiamata “la Milano del Sud”. A differenza di Napoli e Palermo – impegnate a ridefinire la propria vocazione meridionalistica –, la mia città in quel periodo puntava la bussola dei propri desideri verso il capoluogo lombardo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/27/riportando-tutto-a-bari/">Riportando tutto a Bari</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/Petruzzelli-distrutto-300x297.jpg" alt="Petruzzelli distrutto" title="Petruzzelli distrutto" width="300" height="297" class="aligncenter size-medium wp-image-25512" /></p>
<p>di <strong>Nicola Lagioia</strong></p>
<p>Negli anni Ottanta Bari era chiamata “la Milano del Sud”. A differenza di Napoli e Palermo – impegnate a ridefinire la propria vocazione meridionalistica –, la mia città in quel periodo puntava la bussola dei propri desideri verso il capoluogo lombardo. O meglio, con la scusa di imitare Milano, sognava velleitariamente il centro dell’impero. Erano i tempi dell’edonismo reaganiano, e bastava il più fasullo dei boom per montarsi la testa: ricordate? attraverso una fantasiosa serie di calcoli si tentò anche di dimostrare che l’Italia era la quinta potenza industrializzata del pianeta. Euforizzati dalla fine dell’austerity ma soprattutto dai ripetitori di Canale 5, anche i baresi sognarono una “città da bere”: se Milano aveva Craxi noi avevamo i Kennedy del Tavoliere (aka fratelli Matarrese), se lassù stilisti e copywriter venivano coperti d’oro, a Bari il mattone andava forte, il commercio fioriva, e in via Sparano – una convincente versione sottocosto di via Montenapoleone – le cassiere delle boutique avevano le convulsioni a furia di battere scontrini.<br />
<span id="more-25511"></span><br />
Chi nei Settanta aveva messo su una piccola attività, era possibile che adesso possedesse una Ferrari. I centri residenziali dalle parti di via Fanelli e via Bitritto, visti dall’alto di un volo di linea, erano un rapido infittirsi di macchioline azzurre: le piscine private.<br />
Se il ragazzino piccoloborghese che sono stato fosse cresciuto in questa Pleasantville bidimensionale adagiata sull’Adriatico, Bari non avrebbe fatto per me ciò che – dai tempi di Dickens e di Baudelaire – ci si aspetta da una città degna di questo nome: svolgere un ruolo iniziatico, essere un posto in cui è possibile <em>fare esperienza</em>. E invece la “Bari da bere” era solo la punta dell’iceberg. Sotto si nascondeva una città notturna, clandestina, feroce e sotterranea, il vero ventre urbano. C’era ad esempio il borgo medioevale, interdetto ai normali cittadini a causa della faida tra i clan Strisciuglio e Capriati. Ma c’erano soprattutto le periferie estreme, e cioè il C.E.P. (da noi ribattezzato Centro Elementi Pericolosi) e Japigia: immensi e desolanti quartieri dormitorio tagliati da strade prive di negozi e cartelloni pubblicitari, dove le scritte sui muri inneggiavano ai boss locali (“Savinuccio, siamo con te!”) e i palazzoni di stampo sovietico abbandonati tra i campi sterrati erano gli stessi che vedevamo al cinema in <em>Christiane F.</em> Japigia era anche un supermercato di eroina a cielo aperto: bastavano pochi minuti in motorino per lasciarsi alle spalle l’eco dei registratori di cassa e sprofondare nel silenzio e nei rituali di un mondo parallelo fatto di spacciatori e piccoli contrabbandieri, esseri antropologicamente alieni con problemi e modi di parlare e di vestire e di pensare completamente diversi rispetto ai tuoi. Japigia attraeva con la forza di un magnete i giovani tossici di tutta la provincia, figli di proletari o rampolli di ricche famiglie che nel lato oscuro della città abbattevano le differenze di classe incarnando l’altra faccia degli anni Ottanta: il dramma degli eroinomani, scandalo vivente e testimonianza di come le scintillanti frivolezze degli yuppies e del «Drive In» fossero il paravento di un malessere sempre più profondo.<br />
I Novanta sono stati per Bari un periodo di normalizzazione: il borgo medioevale è diventato un luogo alla moda pieno di disco-pub, Japigia si è trasformato in un quartiere meno ruvido, il potere emarginatorio della droga è trasmigrato verso l’integrazione dello smascellamento cocainico da colletto bianco, e perfino il prototipo del malavitoso locale (tuta acetata, dialetto da gangsta levantino, volto lombrosiano) è un esemplare meno diffuso. Ma “normalizzazione” è un parola fatalmente troppo simile a “mimetizzazione”, e il sospetto che quelle tute acetate avessero solo cambiato taglio è emerso di tanto in tanto in maniera eclatante, come la notte del rogo del Petruzzelli, quando l’idea che malavita e crema cittadina fossero l’una al servizio dell’altra ha gettato sull’ex Milano del Sud un’ombra lunga diciott’anni. Mentre l’Italia imboccava la via del work in regress abbattendo le speranze della Seconda Repubblica, Bari alternava inaspettati miracoli (trainare Nichi Vendola alla vittoria del 2005) a sbandate colossali (l’ecomostro ballardiano “Punta Perotti”, una serie di grattacieli a pochi metri dal mare poi ridotti in cenere in un finale alla <em>Zabriskie Point</em>), cancellando la propria immagine sin troppo novecentesca di città spaccata in due per diventare un vero avamposto del XXI secolo: elegante, ambigua, senza più distinzioni tanto chiare tra “scoperto” e “sotterraneo”, “morale” e “amorale”, “innocuo” e “letale”.<br />
Quando ho iniziato a scrivere <em>Riportando tutto a casa</em> volevo utilizzare le coordinate della mia adolescenza per raccontare la storia dell’ennesima mutazione antropologica degli italiani e il trauma senza evento di una generazione (la mia) che ha visto ogni speranza – di emancipazione, di benessere, di preservazione della propria dignità – tradita sistematicamente nel corso degli anni. Contavo di farlo stringendo il fuoco su una città poco rappresentata da letteratura e cinema. Ma adesso, con il libro è fresco di stampa, è esploso il caso Tarantini, e Bari è improvvisamente al centro delle cronache non solo nazionali. Soltanto la Realtà è capace di simili colpi da maestro: e l’unione addirittura <em>carnale </em>tra potere e malaffare, l’orgia di veline capi di governo amministratori locali cocaina festicciole karaoke è una delle più potenti allegorie del nostro tempo. Il protagonista del mio romanzo torna in città dopo vent’anni per regolare i conti col passato. Ma se leggiamo Bari come un’impressionante figura retorica che ci riguarda tutti, sta a noi decidere se siamo di fronte al giro di boa o a un punto di non ritorno.<br />
Intanto i tifosi della locale squadra di calcio hanno già espresso la loro. Poche settimane fa, durante Bari &#8211; Atalanta, gli ultras del San Nicola hanno srotolato dalla nord uno striscione inneggiante alla D’Addario. Poi un secondo striscione che recitava: “escort, risse, cocaina / tessera del parlamentare quanto prima”. Due secondi di silenzio. Quindi sono partiti i cori contro il ministro Maroni.</p>
<p><em>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/27/riportando-tutto-a-bari/">Riportando tutto a Bari</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/21/la-responsabilita-di-antonio-ricci-e-di-nicola-lagioia/' rel='bookmark' title='La responsabilità di Antonio Ricci (e di Nicola Lagioia)'>La responsabilità di Antonio Ricci (e di Nicola Lagioia)</a> <small>In seguito a un articolo di Nicola Lagioia uscito per...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/13/riportando-tutto-a-casa/' rel='bookmark' title='RIPORTANDO TUTTO A CASA'>RIPORTANDO TUTTO A CASA</a> <small>&#8220;Al termine del viale principale, imboccando la strada laterale che...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/babbo-natale/' rel='bookmark' title='Babbo Natale'>Babbo Natale</a> <small> Piero Sorrentino intervista Nicola Lagioia Da pochi mesi è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/il-fantastico-quinto/' rel='bookmark' title='Il fantastico quinto'>Il fantastico quinto</a> <small>di Nicola Lagioia Negli scontri tra i Fantastici Quattro e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/07/24/un-perfetto-cavaliere-combatte-perfino-dall%e2%80%99aldila/' rel='bookmark' title='&#8220;Un perfetto Cavaliere combatte perfino dall’aldilà&#8221;'>&#8220;Un perfetto Cavaliere combatte perfino dall’aldilà&#8221;</a> <small> Gli uomini che si fanno carini/ per venire a...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/27/riportando-tutto-a-bari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il velo di Maya del popolo italiano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/14/il-velo-di-maya-del-popolo-italiano/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/14/il-velo-di-maya-del-popolo-italiano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 06:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Massimiliano Virgilio]]></category>
		<category><![CDATA[mutamento antropologico]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[velo di Maya]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=24161</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Massimiliano Virgilio</strong></p>
<p>Si sostiene da più parti che il principale errore di Silvio Berlusconi nella “vicenda escort” sia rappresentato dalla contraddizione tra i suoi comportamenti privati e i valori pubblici da egli usati per convincere l’elettorato, specie quello moderato di matrice cattolica, per sostenerlo nelle spedizioni governative dei suoi ultimi quindici anni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/14/il-velo-di-maya-del-popolo-italiano/">Il velo di Maya del popolo italiano</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/tatooSabineBegan-300x292.jpg" alt="tatooSabineBegan" title="tatooSabineBegan" width="300" height="292" class="aligncenter size-medium wp-image-24166" /></p>
<p>di <strong>Massimiliano Virgilio</strong></p>
<p>Si sostiene da più parti che il principale errore di Silvio Berlusconi nella “vicenda escort” sia rappresentato dalla contraddizione tra i suoi comportamenti privati e i valori pubblici da egli usati per convincere l’elettorato, specie quello moderato di matrice cattolica, per sostenerlo nelle spedizioni governative dei suoi ultimi quindici anni.<br />
Più volte, sottoforma di concreti provvedimenti volti a favorire la famiglia tradizionale, o attraverso il sostegno a manifestazioni come il <em>Family Day</em> (ricorderete l’imponente manifestazione che annoverava tra i suoi promotori l’onorevole Cosimo Mele, ex parlamentare dell’Udc, poi indagato per cessione di stupefacenti a una prostituta che si trovava nella sua camera d’albergo), il premier si è fatto portavoce di quei valori che secondo il giornalista di <em>Repubblica </em>Giuseppe D’Avanzo stridono con “il disordine della sua vita privata”.<br />
Di questo si è discusso e si discuterà. A tutt’oggi la questione, seppur dibattuta da pochi giornali, è disponibile di approfondimento per chiunque abbia occhi per leggere (e per vedere).<br />
<span id="more-24161"></span></p>
<p>Ciò che invece sembra sia stato poco, o per nulla, messo in evidenza, è la contraddizione ancora più insanabile tra i valori apparentemente familisti perseguiti dal popolo italiano e la considerazione che questo stesso popolo nutre riguardo alle vicende che da mesi ormai attanagliano il presidente del consiglio. Voglio dire: in un paese realmente cattolico, moderato, in un paese che scende realmente in piazza per il <em>Family Day</em>, i comportamenti privati del premier genererebbero ben più scandalo presso l’opinione pubblica di quanto sia accaduto finora.<br />
Il fatto che ciò non sia avvenuto (per complicità dei media, per catalessi collettiva della ragion pratica ed etica o “per mancanza di moralismo”, come sostiene il manipolo di guerriglieri al soldo del grande capo) non dà abbastanza conto di questa contraddizione, se è vero, come è vero, che il sessantotto percento dell’elettorato sostiene il premier, e che se oggi si tornasse alle urne la coalizione del centrodestra guidata da Silvio Berlusconi vincerebbe ancora una volta le elezioni.<br />
La verità è che la “vicenda escort” rappresenta ben più di uno scandalo privato e/o politico. Rappresenta lo squarciamento di quel velo di Maya che per anni ha coperto la vera natura del mutamento in atto nel nostro paese, sottoposto alla riprogrammazione culturale berlusconiana da oltre vent’anni. Dalle prime puntate di <em>Dallas </em>in poi, il popolo italiano è cambiato, diventando via via più accondiscendente nei confronti di uno stile di vita licenzioso, spericolato e rampante, che non dice quel che fa e che fa quel che pubblicamente non si può dire, ma che anzi, sempre pubblicamente, va condannando.<br />
Questa bifida caratteristica – una moderna rivisitazione del concetto di puritanesimo – appare insolita agli occhi di alcuni attenti osservatori nazionali e stranieri, perché annovera tra i suoi maggiori esegeti esponenti della civiltà dello spettacolo che dall’abbigliamento che indossano, sino ad arrivare allo stile di vita che conducono (passando per i consumi culturali, di droghe, per le mete estive che frequentano, per le amicizie che intrattengono, per i mestieri che fanno, per la nemmeno troppo celata condotta professionale di matrice affaristico-lobbistica), contengono in sé la duplicità di un modello introiettato da anni e che solo di recente ha iniziato a mostrare il suo versante più delirante.<br />
È il paese che sniffa coca e va (o cerca di andare) a braccetto coi preti. È il paese dei tronisti tecnologici e super abbronzati che non hanno alcuna considerazione per il genere femminile, simili in tutto a vaccari della preistoria <em>machista </em>del belpaese. È il paese che predica le pari opportunità e poi va a cena con affaristi di ogni risma e con il loro giro di prostitute. È il paese che si indigna nella fascia protetta pomeridiana, che punta il dito contro giornalisti, intellettuali, scrittori, comici (ammesso che ve ne siano di non perfettamente integrati in questo paese) accusandoli di moralismo e di confondere il privato con il pubblico. È il paese che riesce contemporaneamente a credere (ma soprattutto riesce a far credere di credere) nel padreterno e nel pensiero debole. È l’Italia del moderno che avanza e dell’antico che ritorna. Il tutto ben amalgamato e nascosto sotto un doppio strato di trucco.<br />
Ne <em>Il mondo come volontà e rappresentazione</em> Schopenhauer sosteneva che, una volta squarciato il velo di Maya, l’umanità sarebbe fuoriuscita dal letargo conoscitivo per approdare a una forma di conoscenza oggettiva della realtà. Come al solito i filosofi, anche i più pessimisti, sono accomunati da una visione <em>troppo umana</em> delle cose. Squarciato il velo di Maya del nostro paese, resta il mutamento antropologico di un popolo che dal puritanesimo democristiano e comunista è passato direttamente a quello berlusconiano. Fuori dal letargo conoscitivo, vien voglia di tornare a dormire.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/14/il-velo-di-maya-del-popolo-italiano/">Il velo di Maya del popolo italiano</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/05/16/unaltra-galassia-festa-del-libro-e-degli-scrittori-a-napoli/' rel='bookmark' title='Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli'>Un&#8217;altra Galassia &#8211; Festa del libro e degli scrittori a Napoli</a> <small> “Un’Altra Galassia – Napoli Sotterranea” nasce dalla volontà di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/il-cavaliere-e-la-morte/' rel='bookmark' title='Il Cavaliere e la morte'>Il Cavaliere e la morte</a> <small> di Franco Arminio Berlusconi ha paura di morire. Questa...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/12/14/il-corpo-ferito-del-capo/' rel='bookmark' title='Il corpo ferito del Capo'>Il corpo ferito del Capo</a> <small> di Marco Belpoliti Che cosa suggerisce la visione del...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/02/26/ictu-oculi/' rel='bookmark' title='Ictu oculi'>Ictu oculi</a> <small>di Lanfranco Caminiti Forse, come dice Berlusconi – a cui...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/03/23/la-lingua-italiana-dopo-silvio-berlusconi/' rel='bookmark' title='La lingua italiana dopo Silvio Berlusconi'>La lingua italiana dopo Silvio Berlusconi</a> <small> di Marco Mancassola L’attuale Presidente del Consiglio italiano è...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/10/14/il-velo-di-maya-del-popolo-italiano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>27</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 3.990 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 02:17:28 -->
<!-- Compression = gzip -->
