<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; pierpaolo antonello</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/pierpaolo-antonello/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 18:19:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>A proposito di Girard</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/06/08/a-proposito-di-girard/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/06/08/a-proposito-di-girard/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 09:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Joshua Landy]]></category>
		<category><![CDATA[pierpaolo antonello]]></category>
		<category><![CDATA[remo ceserani]]></category>
		<category><![CDATA[René Girard]]></category>
		<category><![CDATA[teoria della letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[teoria mimetica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=39255</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>[Pubblico questo articolo di Pierpaolo Antonello in risposta a un <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20110522/manip2pg/10/manip2pz/303625/">articolo di Remo Ceserani</a> e a una sua <a href="http://mobile.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20110522/manip2pg/10/manip2pz/303627/">intervista con Joshua Landy</a>, ambedue comparsi sul </em>manifesto <em>e molto critici con la teoria girardiana. mr]</em></p>

<p style="font-family: 'Times New Roman'; line-height: normal; font-size: medium;">di <strong>Pierpaolo Antonello</strong></p>
<p>È assai curioso il fatto che sia proprio Remo Ceserani, eminente comparatista e autore di un recente libro, molto bello e interessante, intitolato <em>Convergenze.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/08/a-proposito-di-girard/">A proposito di Girard</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Pubblico questo articolo di Pierpaolo Antonello in risposta a un <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20110522/manip2pg/10/manip2pz/303625/">articolo di Remo Ceserani</a> e a una sua <a href="http://mobile.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20110522/manip2pg/10/manip2pz/303627/">intervista con Joshua Landy</a>, ambedue comparsi sul </em>manifesto <em>e molto critici con la teoria girardiana. mr]</em></p>
<div id="_mcePaste">
<p style="font-family: 'Times New Roman'; line-height: normal; font-size: medium;">di <strong>Pierpaolo Antonello</strong></p>
<p><span>È assai curioso il fatto che sia proprio Remo Ceserani, eminente comparatista e autore di un recente libro, molto bello e interessante, intitolato <em>Convergenze. Gli strumenti letterari e le altre discipline</em> (Bruno Mondadori 2010), ad attaccare in maniera così diretta, in un articolo apparso su <em>Il manifesto </em>il 22 maggio scorso, una delle pochissime teorie emerse nel campo letterario che abbiano attratto l’attenzione di neurofisiologi, psicologi, antropologi, scienziati sociali, filosofi della scienza, economisti: la teoria mimetica di René Girard. Al di là della discussione assolutamente legittima sui fondamenti e le articolazioni di una teoria che, come tutte le ipotesi scientifiche, nelle intenzioni del suo stesso autore, è aperta e bisognosa di ulteriore raffinamento, mi chiedo cosa motivi uno scetticismo così <em>tranchant</em>. La risposta più semplice è sempre la vecchia questione della dimensione religiosa della teoria di Girard, la sua presunta apologetica del Cristianesimo, che non permette a molti di esprimere dei giudizi che non siano di estrema cautela o di esplicito rifiuto. Eppure ci sono migliaia di scienziati, fisici, biologi, chimici, antropologi che sono credenti, ma nessuna rivista scientifica si porrebbe mai il problema di rifiutare un loro articolo sulla base delle loro preferenze religiose. <span id="more-39255"></span>Non credo Ceserani abbia mai criticato (anzi) il lavoro di grandi maestri della critica letteraria come Northorp Frye (un pastore protestante che <em>In the Great Code</em>, vede ad esempio la Bibbia come grande sottotesto della letteratura occidentale), o Erich Auerbach che in<em>Mimesis</em>, da ebreo esiliato a Istanbul, parla dell’incarnazione cristiana come la «causa del più grande mutamento interiore ed esterno della nostra civiltà». Perché Girard dà così fastidio nonostante si sia prodigato negli anni ad affermare che la sua è una antropologia e non una teologia?<br />
Credo che questi irrigidimenti critici siano una ulteriore conferma di come se non riusciamo a liberarci di determinati pregiudizi ideologici (esacerbati nel contesto italiano per il ruolo politico che la Chiesa Cattolica svolge in maniera manifesta, e che da sinistra costringe molti a rifiutare tutto quanto “puzzi” di religioso), rischiamo, come in questo caso, di perdere la possibilità di interrogarci seriamente su una delle ipotesi più interessanti e feconde sull’origine della cultura mai sviluppate in campo umanistico. Non credo di dovere difendere io il lavoro di mezzo secolo di René Girard. Esattamente a cinquant’anni dall’apparizione del suo primo libro, <em>Menzogna romantica e verità romanzesca</em> (1961), le pubblicazioni sul suo conto (ormai svariate centinaia) aumentano continuamente, così come le traduzioni delle sue opere, i convegni internazionali, e gli studenti e studiosi che si interessano al suo lavoro. È tutto un fenomenale abbaglio collettivo?<br />
Josh Landy è famoso nel campo della francesistica, per la sua verve polemica, e per le sue istrioniche presentazioni, ma nel suo funambulismo provocatorio sembra essere caduto in una delle classiche manifestazioni dei doppi rivali ben descritte da Girard nei suoi libri: Landy accusa di falsità e di mancanza di scientificità dell’ipotesi mimetica, e lo fa non in ponderati tomi o in dettagliati articoli scientifici, ma in due paginette di un quotidiano, dove il livello di scientificità è pressoché nullo. Il problema è che Landy ha letto Girard in maniera cursoria e superficiale, senza nemmeno tentare di approfondire il dibattito critico che si sta articolando attorno ai concetti di mimesi, di sacrificio, di violenza originaria, del rapporto fra religione e violenza, o del rapporto fra cristianesimo e secolarizzazione (cioè del Cristianesimo come <em>fine del sacro</em>, come motore sotterraneo della <em>secolarizzazione</em>, posizione discussa tra gli altri da Gianni Vattimo in Italia e da Marcel Gauchet in Francia). Alle obiezioni di Landy e Ceserani si potrebbe semplicemente rispondere che sta per uscire negli Stati Uniti per la Michigan State University Press un volume curato da Scott Garrels, dal titolo <em>Mimesis and Science: Explorations in Mimetic Theory and Imitation Research</em>, con contributi di studiosi laici, non allineati a scuole o gruppi, aperti a un serio dibattito scientifico, come Vittorio Gallese, neurofisiologo parmense tra gli scopritori dei neuroni specchio e che spiega la fondamentale dimensione costitutiva della mimesi, vero e proprio architrave del nostro sistema cognitivo e relazionale; Andrew Meltzoff, psicologo sperimentale di fama internazionale, direttore dell’Institute for Learning and Brain Sciences dell’Università di Washington, tra i primi a occuparsi di imitazione nei neonati e che ha prodotto lavori decisivi sull’argomento, osservando e studiando il comportamento infantile per 25 anni; Melvin Konner, antropologo della Emory University, da sempre interessato al ruolo svolto dalla violenza e dalla guerra sia nei gruppi di primati che nelle culture pre-tecnologiche. A Cambridge e a Stanford sono inoltre stati organizzati recentemente dei convegni (l’ultimo proprio questo week-end) sulla convergenza fra la teoria dell’ominizzazione proposta da Girard in <em>Delle cose nascoste fin dalla fondazione del mondo</em> e la teoria evoluzionistica di Darwin. Presenti vari biologi evoluzionisti e antropologi (Scott Atran, D.S. Wilson, David Barash, William Durham, il già citato Konner, Tanya Luhrmann, Joan Roughgarden) ovvero coloro che secondo Ceserani e Landy, dovrebbero progammaticamente disertare il lavoro di Girard, ma che invece si sono posti seriamente il problema di discutere la teoria mimetica alla luce delle evidenze scientifiche disponibili (la lezione magistrale di Durham è disponibile in rete: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QnWbHvU4sL0" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=QnWbHvU4sL0</a>).<br />
Una ulteriore conferma è proprio l’articolo di Gallese citato da Ceserani, dove si mettono in risalto gli aspetti positivi e culturali dell’imitazione: lungi dal confutare la teoria mimetica (Girard ha parlato diffusamente di imitazione positiva ad esempio in <em>Origine della cultura e fine della storia</em>, Cortina, 2003), la corrobora e ne dà una versione più articolata. Il problema è che la teoria mimetica, che sembra così semplice nella vulgata che Landy utilizza, è in realtà molto complessa, racchiudendo l’eziologia di svariate modalità comportamentali: dalla doppia medazione rivalitaria alla strategia narcisistica, dal mimetismo negativo alla civetteria, dalla strategia masochistica fino alla polarizzazione persecutoria. In questo senso il desiderio mimetico è decisamente più interessante e meno «banale» di quello diretto e oggettuale come professato da Landy, che sa di vecchio «individualismo metodologico» a cui non crede più nessuno. Non si capisce, ad esempio, come potremmo cambiare preferenze, come potremmo essere plastici nella nostra evoluzione identitaria se il desiderio non fosse mobile, cioè <em>mediato</em>. Sulle basi caratteriali e sugli appetiti di base, c’è un mondo sociale che ci costruisce. Sembra quasi banale dirlo. Se il «contagio mimetico non sembra funzionare poi più di tanto», secondo Landy, credo che basti guardare qualche filmato d’epoca sulle adunate fasciste e naziste (o leggere <em>Massa e potere</em> di Elias Canetti), per capire come il contagio sia ben presente e tragicamente visibile nella modernità. Jean-Pierre Dupuy (professore di epistemologia a Stanford e a L’Ecole Politecnique di Parigi, uno della «brutta compagnia» stigmatizzata da Ceserani), ha scritto libri istruttivi su il panico (<em>La Panique</em>, 1991), sulla dimensione ipo-razionale dei movimenti collettivi, dai fenomeni di linciaggio sino ai movimenti speculativi di borsa. Quando Landy parla della scarsità come origine della violenza non si rende conto che sta parafrasando la dimensione acquisitiva del desiderio teorizzata da Girard, non tenendo conto inoltre che i desideri proliferano e si mobilizzano in conformazioni rivalitarie (invidia, gelosia, competizione) anche in un mondo, come quello occidentale avanzato, dove la scarsità <em>non c’è</em> (si veda a proposito uno dei libri citati da Ceserani, <em>Economia dell’invidia</em> di Paul Dumouchel, appena pubblicato per Transeuropa). Non parliamo poi degli studi sul rapporto fra violenza e religione, dove Girard ha prodotto pagine fondamentali, ampiamente utilizzate da scrittori, studiosi, analisti, e che stanno ispirando ad esempio il lavoro di Derick Wilson e Duncan Morrow presso il Northern Ireland Community Relations Council, la piattaforma statale di riconciliazione inter-religiosa dell’Irlanda del Nord. Una ultima nota sul seminario da cui questa discussione è sorta e dedicato al primo libro di Girard, <em>Menzogna romantica e verità romanzesca</em>.<br />
Se alla letteratura richiediamo di non essere puro intrattenimento ma dirci cose fondamentali sull’uomo, la lettura che ci dà Girard dei grandi maestri del romanzo moderno (Cervantes, Stendhal, Flaubert, Proust, Dostoievski) ci guida in interpretazioni affascinanti e decisive sulla nostra umanità e sul nostro desiderio, sulla modernità e sulle sue contraddizioni, sui confini labili e rinegoziabili dell’identità e sugli inferni individuali, sulle mille forme di pseudo-trascendenza che imperversano nel mondo contemporaneo, sulla letteratura come forma degradata del sacro — tutte dimensioni che sono state esplorate anche da Michel Serres, filosofo della scienza molto vicino a Girard, che lo stesso Landy, caso strano, accoglie nel libro da lui curato insieme a Michael Saler sul reincanto del mondo. Forse invece di proporre questi sterili rifiuti categorici, converrebbe ricordare come la rilettura che si sta facendo del primo Girard in questa serie di seminari a livello internazionale (di cui quello di Stanford è solo il primo), ci stia fornendo analisi interessanti e inedite di autori come Pirandello, Vargas Llosa, Samuel Beckett, Charles Dickens, Pasolini, Dante, Machado de Assis, Musil, Christa Wolff e molti altri. Anche senza scomodare i massimi sistemi, credo che questo sia già un motivo sufficiente per comiciare a (ri)leggere il lavoro di René Girard.</span></p>
<p><strong></strong><strong></strong><strong></strong><strong> </strong></div>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/08/a-proposito-di-girard/">A proposito di Girard</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/03/06/lezioni-per-francesco-orlando/' rel='bookmark' title='LEZIONI PER FRANCESCO ORLANDO'>LEZIONI PER FRANCESCO ORLANDO</a> <small>In ricordo di Francesco Orlando, uno dei maggiori teorici della...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/09/18/lo-specchio-delle-brame/' rel='bookmark' title='Lo specchio delle brame'>Lo specchio delle brame</a> <small> di Chiara Valerio Sui saggi non bisognerebbe mai dire...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/10/quale-realta-note-in-margine-alla-questione-del-realismo-in-letteratura/' rel='bookmark' title='Quale realtà? &#8211; Note in margine alla questione del realismo in letteratura'>Quale realtà? &#8211; Note in margine alla questione del realismo in letteratura</a> <small>di Giulio Milani (Un contributo di Milani &#8211; scrittore, nonché...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/' rel='bookmark' title='Avviso agli studenti / 1'>Avviso agli studenti / 1</a> <small>(In occasione della lotta degli studenti contro la riforma Gelmini,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/15/verita-o-fede-debole/' rel='bookmark' title='Verità o fede debole?'>Verità o fede debole?</a> <small>La Feltrinelli Librerie via Manzoni, 12 Milano Mercoledì 17 Gennaio...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/06/08/a-proposito-di-girard/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo specchio delle brame</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/18/lo-specchio-delle-brame/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/18/lo-specchio-delle-brame/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 08:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Au revoir les enfants]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[critica letteraria]]></category>
		<category><![CDATA[Dead man walking]]></category>
		<category><![CDATA[dogville]]></category>
		<category><![CDATA[Eleonora Bujatti]]></category>
		<category><![CDATA[Eyes wide shut]]></category>
		<category><![CDATA[Kill Bill]]></category>
		<category><![CDATA[La passione di Cristo]]></category>
		<category><![CDATA[La pianista]]></category>
		<category><![CDATA[la violenza allo specchio]]></category>
		<category><![CDATA[Manderlay]]></category>
		<category><![CDATA[pierpaolo antonello]]></category>
		<category><![CDATA[The funeral]]></category>
		<category><![CDATA[transeuropa]]></category>
		<category><![CDATA[Zelig]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=21146</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p>Sui saggi non bisognerebbe mai dire niente. Bisognerebbe lasciarli piuttosto nel loro empireo a riflettere sulla pochezza del mondo. Anche quando i saggi sono libri, scatole cinesi. Saggi che contengono altri saggi. Una intera comunità di intellettuali. Una specie di Scuola di Atene.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/18/lo-specchio-delle-brame/">Lo specchio delle brame</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21147" title="gracekellyindelittoperfetto" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/gracekellyindelittoperfetto.jpg" alt="gracekellyindelittoperfetto" width="500" height="333" /></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p>Sui saggi non bisognerebbe mai dire niente. Bisognerebbe lasciarli piuttosto nel loro empireo a riflettere sulla pochezza del mondo. Anche quando i saggi sono libri, scatole cinesi. Saggi che contengono altri saggi. Una intera comunità di intellettuali. Una specie di Scuola di Atene. Adesso, la scuola di Atene in salsa pop, con echi postmoderni, e tutto un apparato linguistico che farebbe impallidire un Ministero alla propaganda, è disponibile in un libro da leggere più che da studiare Perché si occupa di cinema. Anzi di cinema contemporaneo. Quando <strong>La violenza allo specchio</strong> (Transeuropa, 2009) mi è capitato in mano, l’ho aperto con sommo sospetto e infinita voglia di passare ad altro. E se lo avessi fatto avrei sbagliato.<br />
<span id="more-21146"></span><br />
Per dieci motivi fondamentali. <em>La pianista. La passione di Cristo. Au revoir les enfants. Dead man walking. Kill Bill. The funeral. Zelig. Dogville. Manderlay. Eyes wide shut</em>. Certe volte per leggere un libro basta un solo motivo e qui ce ne sono dieci. Leggere accademici che parlano di cinema è formidabile, se parlassero di letteratura sarebbe un inferno, sarebbe insopportabile, visto che nessuno legge i libri. E invece così, sul cinema, non ci si sente nella posizione di un vassallo. Perché può essere che l’uomo della strada, o dei corridoi di biblioteca (categorie alle quali io appartengo senza dubbio), non conosca e non condivida il gergo, ma ha le spalle così forti per aver condiviso le immagini che immediatamente si pensa io c’ero, io l’ho visto, io so se mi è piaciuto oppure no. E questo, immediatamente crea dialogo. E la scuola di Atene si apre pure ai peripatetici. Se per caso se ne stavano passeggiando altrove.</p>
<p>Se dovessi mettere in ordine la top ten e volendo evitare il vigliacco ordine alfabetico, direi, con la voce da cronista sportivo, <em>La pianista, Kill Bill, Au revoir les enfants, Dead man walking, La passione di Cristo, Zelig, Eyes wide shut, The funeral, Dogville, Manderlay</em>. <em>La pianista </em>e <em>Kill Bill </em>quasi pari merito. Ed entrambi per un utilizzo sacrificale di lame più lunghe di un coltello da cucina.</p>
<p>Tuttavia, siccome ho cominciato utilizzando termini come pop e postmoderno mi concentro su uno solo dei saggi. Un as-saggio di tutto il libro. Che è <em>Kill Bill vol. 3</em> di Pierpaolo Antonello (lo stesso uomo che oltre ad avere due nomi ha anche due funzioni perché è autore di uno dei saggi e curatore insieme ad Eleonora Bujatti del collettaneo). I paragrafi del saggio di Antonello sono<em> La vendetta, Vendetta e reciprocità, Vendetta e ripetizione, Violenza al femminile, Dead can dance, Diasparagmos, Morte e resurrezione, Redenzione</em>. Che se uno si fermasse ai titoli sembrerebbe solo post moderno. Invece poi lo leggi e trovi la dimensione estetica della violenza, il serbatoio immaginifico di una generazione di cinefili, l’attenzione ai simboli di <em>a</em> e <em>b-movies </em>di kung fu, la trascrizione in integrale della leggenda di Pai Mei e di Ezechiele 25,17 da Pulp Fiction. E quello che ti torna in mente, in una prosa, rigida e rigidamente imbastita di schemi interpretativi girardiani e alla ricerca di echi che vanno dal cinema classico alla tragedia greca, è la tuta gialla della sposa, l’occhio strappato a Elle Driver, la neve fintissima sui capelli d’ebano di O-Ren Ishii. La prosa di Antonello è di uno che mentre legge, mentre guarda, interpreta e regala ai lettori non una semplice ipotesi argomentata, ma una intera serie di Fibonacci di connessioni, di storia, girando, con le parole un altro film che è quello del retroterra. Da dove viene Kill Bill e dove può andare. Ma non da chi e per chi, proprio da dove. <em>Kill Bill </em>fratello del <em>Tito Andronico</em>, <em>Kill Bill even Steven</em>, <em>Kill Bill </em>cugino di <em>c’era una volta il West </em>e germano de <em>Il clan del loto bianco</em>.<em> Kill Bill </em>dove tutte <em>le ferite sono lasciate deliberatamente aperte, rendendo la struttura casuale delle vendette ancora potenzialmente produttiva in termini immaginativi e rappresentativi e che quindi apre le porte a un terzo volume</em>. Che poi per Girard, per esempio e come si legge in nota, la vendetta di Amleto sia pigra, un po’ non ci cambia molto, ma di certo, di molto certo ci diverte pensare il principe di Danimarca annoiato, Elsinore con un fondale da cartone animato e Laerte che può fare solo cinque passi prima che gli scoppi il cuore. E questo è più che pop. È camp.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-21148  aligncenter" title="Layout 1" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/61_cover_violenza20allo20specchio_sito.jpg" alt="Layout 1" width="142" height="213" /></p>
<p><strong>AA.VV., La violenza allo specchio (P. Antonello, E. Buratti cur.i), Transeuropa (2009), € 19,60.</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/18/lo-specchio-delle-brame/">Lo specchio delle brame</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2012/01/19/il-principe-e-morto-cantando/' rel='bookmark' title='il principe è morto cantando'>il principe è morto cantando</a> <small> di Andrea Caterini Ho sempre pensato che la critica...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/06/28/carta-strampalata-n-21/' rel='bookmark' title='carta st[r]ampa[la]ta n.21'>carta st[r]ampa[la]ta n.21</a> <small> di Fabrizio Tonello Mica facile. No, sul serio: la...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/08/28/critica-letteraria-di-nomi-e-cose/' rel='bookmark' title='Critica letteraria di nomi e cose'>Critica letteraria di nomi e cose</a> <small> di Gilda Policastro Nomina sunt consequentia rerum. Se un...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/10/26/parigi-val-bene-un-best-seller/' rel='bookmark' title='Parigi val bene un best seller'>Parigi val bene un best seller</a> <small> di Chiara Valerio Allo stesso modo, molti scrittori non...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/08/31/malati-senza-saperlo/' rel='bookmark' title='Malati senza saperlo'>Malati senza saperlo</a> <small> di Marco Motta Del dottor Knock vi potete fidare....</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/18/lo-specchio-delle-brame/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 0.597 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 06:04:56 -->
<!-- Compression = gzip -->
