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	<title>Nazione Indiana &#187; platone</title>
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		<title>L&#8217;impasse liberale</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 11:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max rizzante</dc:creator>
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<p>Ci sono economisti di destra e di sinistra che oggi assistono con lo stesso entusiasmo infantile alle peripezie di un uomo sprovvisto di ogni ideologia, desideroso solo di fare i propri interessi e allo stesso tempo in corsa, armato di scarpe da ginnastica e skateboard, verso una vertiginosa e permanente emancipazione dei costumi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/05/39206/">L&#8217;impasse liberale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/130px-WLMK_hammer_and_tongs_Votez_Liberal_poster_1930.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/130px-WLMK_hammer_and_tongs_Votez_Liberal_poster_1930.jpg" alt="" title="130px-WLMK_hammer_and_tongs_Votez_Liberal_poster_1930" width="130" height="205" class="alignnone size-full wp-image-39209" /></a><strong>di Massimo Rizzante</strong></p>
<p>Ci sono economisti di destra e di sinistra che oggi assistono con lo stesso entusiasmo infantile alle peripezie di un uomo sprovvisto di ogni ideologia, desideroso solo di fare i propri interessi e allo stesso tempo in corsa, armato di scarpe da ginnastica e skateboard, verso una vertiginosa e permanente emancipazione dei costumi. Va da sé che per gli uni e per gli altri non esiste più nessuna alternativa al mercato. Per dirla con il mio amico filosofo Jean-Claude Michéa (<em>L’insegnamento dell’ignoranza</em>, Metauro, 2004, <em>L’impero del male minore</em>, Scheiwiller, 2008), il <em>modus vivendi</em> degli individui del nostro mondo liberale si è pian piano ridotto a quello di particelle elementari in perpetua fluttuazione preoccupate solo di limitare al massimo i rischi di una collisione. <span id="more-39206"></span>L’imperativo è sbarazzarsi di tutto ciò che garantisce un «legame di reciprocità» tra gli uomini. Bene, questo uomo, che alcuni chiamano già «post-storico», non ha neppure più bisogno del pensiero. Come afferma un altro filosofo francese, Dany-Robert Dufour (<em>Le divin marché. La révolution culturelle libérale</em>, Denoel 2007, <em>La Cité perverse. Libéralisme et pronographie</em>, Denoel 2009), egli ha completamente rinunciato al <em>nous</em>, a quella parte di anima attiva che regola le passioni o, con un linguaggio più vicino a noi, le pulsioni. Si è arreso all’<em>epithumia</em>, che Platone situava nel basso ventre. Da qui si comprende la sua passività, il suo desiderio galoppante di godimento materiale, il suo percepire le leggi del mercato come leggi di natura. Cornelius Castoriadis (1922-1997), uno dei filosofi più originali della seconda metà del XX secolo e troppo poco conosciuto in Italia, a chi lo accusava di essere ellenocentrico, rispondeva che nell’Atene del V secolo si trova il germe di qualcosa. Di che cosa? Della messa in discussione di se stessi (<em>Relativismo e democrazia. Dibattito con il MAUSS</em>, Elèuthera, 2010). La filosofia, la democrazia, l’arte sono tutte creazioni nate da questo germe. L’uomo delle nostre società liberali di destra e di sinistra, per il quale arricchirsi è il solo scopo, oggi confonde non solo il “politico” (ciò che concerne il potere in una società) con la “politica” (ciò che mette in discussione le istituzioni esistenti di una società), non solo il senso della misura con il moralismo, ma soprattutto la libertà con la liberazione: è l’uomo che gode come un infante nel liberarsi del peso del passato. Non gli passa neppure per il cervello che la libertà è un’attività che implica sforzo e immaginazione. Ogni divieto alla sua liberazione viene sentito come un sopruso. Nel libro di Michéa ho letto che in Germania, ad esempio, i difensori del liberalismo di sinistra si sono già messi a discutere sul diritto di avere rapporti cannibali tra adulti consenzienti e giudicano l’incesto come un residuo folkloristico della Storia. I liberali di destra non sanno cosa fare. Da buoni liberali, infatti, sensibili ad ogni zavorra ideologica – ad esempio quella fondata sulla critica della mercificazione del corpo femminile – si sono visti costretti ad accettare la prostituzione sotto la categoria economicamente utile di «servizio alla persona». Se il liberalismo di destra è messo in croce dalle sue stesse premesse – come impedire la prostituzione senza nuocere all’esercizio della libertà di qualcuno? – il liberalismo di sinistra cerca di ampliare illimitatamente i confini del diritto chiamando questa sua azione «lotta contro tutte le discriminazioni». Destra e sinistra non fanno così che perpetuare un movimento senza fine che coincide, come ci ricordano Michéa e Dufour, riprendendo Hobbes e Sade, con il «diritto di tutti su tutto», che niente ha a che fare, come direbbe Castoriadis, con quel germe sbocciato nel V secolo ad Atene.  La stessa natura umana è sentita ormai come un residuo del passato. Ciò significa molte cose, tutte sotto i nostri occhi: esplosione dei legami comunitari, assenza di frontiere tra le diverse età dell’uomo, fine della morte concepita come attesa e destino comune, sconvolgimento di ogni differenza sessuale. Mi auguro che il vecchio uomo, l’uomo storico, non finisca di finire, visto che dalla nascita è un essere incompleto, come lo Svevo, lettore originale di Darwin, aveva ben compreso. Certo è che se i suoi «ordigni», per restare al vocabolario sveviano, saranno soltanto tecnologici, «l’anima» – cioè quell’ordigno che da Platone in poi ci permette fin dalla nascita di sentirci sempre incompleti – sarà totalmente corrotta. Abbiamo bisogno di rigenerazione, non di un secondo uomo post-umano. Abbiamo bisogno di una critica della ragion scientifica. Abbiamo bisogno di ricordare che questa tecnoscienza a cui ci inchiniamo ogni giorno riposa e sogna come un roseo infante (“Little boy”) su una grande nube a forma di fungo che è il vero peccato originale su cui si fonda la sola religione della nostra civiltà occidentale contemporanea. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/05/39206/">L&#8217;impasse liberale</a></p>
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		<title>TV (b)</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 23:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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</em></p>
<p><em>È una vergogna che ci sia al mondo un cielo simile. È una vergogna che il cielo, in certi momenti, sia com’era il cielo in quel giorno, in quel momento. Ciò che mi faceva correre per la schiena un brivido di paura e di schifo, non erano quei piccoli schiavi appoggiati al muro della Cappella Vecchia, né quelle donne dal viso scarno vizzo incrostato di belletto, né quei soldati marocchini dai neri occhi scintillanti, dalle lunghe dita ossute: ma il cielo, quel cielo azzurro e limpido sui tetti, sulle macerie delle case, sugli alberi verdi gonfi di uccelli.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/13/tv-b/">TV (b)</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/naz.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-36880" title="naz" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/naz.jpg" alt="" width="509" height="350" /></a><br />
</em></p>
<p><em>È una vergogna che ci sia al mondo un cielo simile. È una vergogna che il cielo, in certi momenti, sia com’era il cielo in quel giorno, in quel momento. Ciò che mi faceva correre per la schiena un brivido di paura e di schifo, non erano quei piccoli schiavi appoggiati al muro della Cappella Vecchia, né quelle donne dal viso scarno vizzo incrostato di belletto, né quei soldati marocchini dai neri occhi scintillanti, dalle lunghe dita ossute: ma il cielo, quel cielo azzurro e limpido sui tetti, sulle macerie delle case, sugli alberi verdi gonfi di uccelli. Era quell’alto cielo di seta cruda, di un azzurro freddo e lucido, dove il mare metteva un remoto e vago bagliore verde. </em><br />
Curzio Malaparte, La Pelle</p>
<p><em><strong>Intorno alle ore 10 Autostrade per l&#8217;Italia ha comunicato che è stato riaperto il tratto sulla A1 tra Parma e Fiorenzuola in direzione Milano. Anche sulla carreggiata opposta si sono registrati forti rallentamenti a tratti, per quasi 30 chilometri, indotti dalla curiosità di chi rallenta per vedere cosa è successo.</strong></em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/13/tv-b/">TV (b)</a></p>
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		<title>Désherbage</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 09:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/tritacarta-500x500.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>Minacciato di sfratto dalla mia compagna, ho intrapreso la straziante opera di désherbage annuale della biblioteca. Cosa eliminare senza il rischio di morire di crepacuore? Partiamo dalle cose semplici: domandiamoci se il numero di libri non letti che possediamo eccede di un fattore 100 il numero di anni che l’aspettativa di vita media ci promette (77, nel caso dei maschi italiani).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/08/desherbage/">Désherbage</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/tritacarta-500x500.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-30007" title="tritacarta-500x500" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/tritacarta-500x500-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>Minacciato di sfratto dalla mia compagna, ho intrapreso la straziante opera di désherbage annuale della biblioteca. Cosa eliminare senza il rischio di morire di crepacuore? Partiamo dalle cose semplici: domandiamoci se il numero di libri non letti che possediamo eccede di un fattore 100 il numero di anni che l’aspettativa di vita media ci promette (77, nel caso dei maschi italiani). Se sì, occorre procedere spietatamente. Questo è un decalogo che può essere utile a tutti i bibliomaniaci.</p>
<p><span id="more-30006"></span><br />
<strong>Step n. 1</strong>. libri doppi si regalano, o si vendono al nuovo negozio di libri usati che ha recentemente aperto a Bologna in via Oberdan (ogni tanto una buona notizia). Ma non si eliminano se:<br />
- una copia è in lingua originale e l’altra in italiano<br />
- una copia è cartacea e l’altra sul Kindle<br />
- una copia è vostra e l’altra della biblioteca</p>
<p><strong>Step n. 2</strong>. altre cose semplici: se un Paese non esiste più (l’Unione Sovietica, la Jugoslavia, la Cecoslovacchia) le guide del medesimo con annotazioni del 1989 su “quella meravigliosa birreria di Bratislava” possono andarsene.</p>
<p><strong>Step n. 3</strong>. i libri regalati dagli amici che non si è osato rifiutare, per esempio quello sulle radio locali in Calabria, quello sull’evoluzione storica del dialetto nella zona di Valdobbiadene e quello sulle esperienze amorose degli iscritti all’università della Tuscia si possono buttare. Il problema è che a volte i donatori li ritrovano nei mercatini, con tanto di dedica originale, il che rovina le amicizie. A New York, almeno, c’è <em>Strand</em>, una storica libreria su Broadway e la 12° strada, che inghiotte tutto e basta strappare la pagina dove il rompiscatole ha scritto “All’amico carissimo…”</p>
<p><strong>Step n. 4</strong>. l’enciclopedia di <em>Repubblica</em>, che era così carina e costava solo € 12,90 a volume, che ne facciamo? E’ vero che qualsiasi notizia oggi può essere trovata sul sito di Wikipedia o equivalenti, ma abbiamo proprio bisogno dello spazio occupato da quei 27 volumi sullo scaffale più in alto?</p>
<p><strong>Step n. 5</strong>. quei sonetti di Shakespeare regalati da un fidanzata che non ricordate più, quel manuale di giardinaggio ricevuto da un’amica che, sotto sotto, avrebbe voluto sposarvi, quella copia del <em>Paziente inglese</em> con una romantica dedica della bella sconosciuta: tutto nello scatolone e in fretta, per favore. Se poi avete dimenticato lettere compromettenti nelle<em> Opere complete</em> di Platone (l’edizione in un volume unico, peso 4,5 kg., pubblicata da Rusconi) o bigliettini profumati nella <em>Guerra del Peloponneso </em>di Tucidide (Boringhieri 1963), ebbene: al macero! (Nella biblioteca pubblica sotto casa ci sono entrambi i volumi, disponibili pure on line, anche se non necessariamente in italiano).</p>
<p><strong>Step n. 6</strong>. un’area che si può liberare facilmente sono le biografie. E’ proprio necessario tenere in casa <em>Vita e amori di Caterina de’ Medici</em>? Il Kantorowicz su Federico II di Svevia non si può scaricare alla vicina di sotto? I volumi su Andy Warhol, Willem de Kooning e Roy Lichtenstein contribuiscono al progresso dell’umanità?</p>
<p><strong>Step n. 7</strong>. i dizionari dal portoghese acquistati quando avevate una morosa brasiliana, il <em>Petit Robert</em> di quando dovevate fare l’esame di riparazione in francese, il <em>Brockhaus</em> italiano-tedesco che sembrava così necessario nel 1964, forse possono essere rimossi.</p>
<p><strong>Step n. 8</strong>. i classici della saggistica. Sì, David Riesman era un gigante della sociologia ma quell’edizione del Mulino, <em>Collezione di testi e studi</em>, Bologna 1956, la vogliamo donare all’archivio della casa editrice, che ve ne sarà infinitamente grata?</p>
<p><strong>Step n. 9</strong>. d’accordo, i romanzi ambientati a Chicago sono di moda, almeno da quando un certo Obama si è installato con moglie e figlie (fastidiosamente carine e diligenti) al 1600 di Pennsylvania Avenue, Washington DC. Non è detto, però, che <em>Windy City</em>, 420 pagine in corpo 8 di Scott Simon pubblicate da Random House in un momento di magra editoriale non possano essere vantaggiosamente sostituite da un giallo Mondadori, per esempio un McBain, che era un grande, oltre ad occupare molto meno spazio sullo scaffale.</p>
<p><strong>Step n. 10</strong>. Che ne facciamo della trilogia Millennium di Stieg Larsson in svedese, un cofanetto acquistato quella volta che volevamo impressionare una hostess della Scandinavian Airlines? Via, via, nessuna pietà. Terremo, invece, la collezione completa di <em>Fjärde internationalen</em>, il giornale trozkista di cui Larsson era stato direttore prima di darsi alla letteratura.</p>
<p>I libri acquistati a New York, invece, sono sacri: inutile che insistiate, non riuscirete a convincermi a separarmi da <em>Black Athena</em> di Martin Bernal (che era un sinologo ma si occupava di Cleopatra) né da <em>Sexual Personae</em> di Camille Paglia e nemmeno da <em>The Last Moghul</em> di William Dalrymple (544 pagine tradotte da Rizzoli col titolo <em>L’assedio di Dehli</em>). E giuro, la mano destra posata sul Corano, che sì, quest’anno leggerò Vassili Grossman, quindi la mia copia di <em>Vita e destino</em> in russo non si tocca.</p>
<p><span style="color: #333399;">[C'è qualcosa in questo pezzo di Fabrizio Tonello che mi ha fatto pensare a una lettera di Virginia Woolf a Ethel Smith, che ho letto anni fa senza mai riuscire a togliermela dalla testa. Perché è una lettera terribile e scanzonata e perché parla di libri. La lettera datata 28 dicembre 1932. Diceva<em> -Oh quanti libri- non ti si spezza il cuore a pensare a me con questa passione, eternamente divorata dal desiderio di leggere, stroncato, logorato, sciupato, maltrattato dalle voci, dalle mani e dalle facce, dalla presenza fisica di coloro che si compiacciono di dichiararsi miei amici? E come scuotere in eterno un moscone dalla sua zolletta di zucchero. Sono in vena di esagerazioni. Dovrei sottolineare ciò che dico con un sottile rigo rosso, per significare “esagerazione” (…)</em>]</span></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/08/desherbage/">Désherbage</a></p>
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