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	<title>Nazione Indiana &#187; polemica</title>
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		<title>Addenda a &#8220;Grazie, Di Canio&#8221;</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/23/addenda-a-grazie-di-canio/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/23/addenda-a-grazie-di-canio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2005 22:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Raul Montanari</strong></p>
<p><em>[pubblico questo testo di Montanari prendendolo dai commenti di <a href="http://www.vibrissebollettino.net">Vibrisse</a>, in cui Giulio Mozzi ha pubblicato un <a href="http://www.vibrissebollettino.net/archives/2005/12/della_pia_bella.html">post </a>su <a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/12/18/grazie-di-canio/">Grazie, Di Canio</a>. P.S.]</em></p>
<p>Buongiorno a tutti.</p>
<p>Sono molto grato a Giulio di avere aperto questo dibattito.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/12/23/addenda-a-grazie-di-canio/">Addenda a &#8220;Grazie, Di Canio&#8221;</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/_di%20canio%20maglia.jpg" width="150" height="128" alt="" title="" /></p>
<p>di <strong>Raul Montanari</strong></p>
<p><em>[pubblico questo testo di Montanari prendendolo dai commenti di <a href="http://www.vibrissebollettino.net">Vibrisse</a>, in cui Giulio Mozzi ha pubblicato un <a href="http://www.vibrissebollettino.net/archives/2005/12/della_pia_bella.html">post </a>su <a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/12/18/grazie-di-canio/">Grazie, Di Canio</a>. P.S.]</em></p>
<p>Buongiorno a tutti.</p>
<p>Sono molto grato a Giulio di avere aperto questo dibattito. Capisco cosa lo ha infastidito nel pezzo di cui state parlando; volendo stare al gioco, l&#8217;accusa di <strong>lombrosismo </strong>mi convince più di quella di razzismo, ma forse è solo perché la parola è più buffa e fa risuonare eco meno allarmanti.<br />
Provo in pochi punti a spiegarmi, cercando di non farla troppo lunga tranne dove è necessario. <span id="more-1588"></span></p>
<p>1. Quello che volevo dire nel pezzo, che Giulio non riporta interamente, è spiegato nel chiarimento successivo riportato da Andrea Barbieri. Basta leggere, e lì c&#8217;è tutto. Tra parentesi, Angela, mia vecchia amica degli anni gloriosi del teatro Out Off di Milano, c&#8217;è anche scritto che non trovo affatto brutto l&#8217;oggetto del tuo desio; e questo l&#8217;ho scritto PRIMA che tu intervenissi di nuovo su NI sul tema alquanto controverso dell&#8217;avvenenza di Di Canio.</p>
<p>2. Anche ammesso che le mie spiegazioni date lì siano convincenti, rimane comunque il problema se il testo &#8220;Grazie, Di Canio&#8221;, considerato in sé senza le istruzioni per l’uso che può darne l’autore, sia fondato almeno in parte (la conclusione, in particolare) su un atteggiamento razzista. </p>
<p>2.1 Non capisco bene perché la mia salvezza, nell&#8217;ottica di Giulio, stia unicamente nella possibilità che il pezzo fosse ironico. <strong>Ci sono altre dimensioni espressive che suggeriscono letture differenti del pezzo</strong>; non è che l&#8217;ironia le riassuma tutte, specie se la inchiodi al letto di Proc(r)uste della sua vecchia definizione nella retorica classica: dico bianco ma intendo nero.</p>
<p>2.2 Il pezzo in effetti è ironico solo nella conclusione.<br />
Cioè, nella conclusione dico bianco (il bel comunistone toscano spaccamontagne Lucarelli vs il microcefalo ecc.) e intendo nero, ossia intendo che il fatto di essere fisicamente più amabile e di appartenere a un&#8217;ideologia che in Italia ha fatto o ha potuto fare meno danni del nazifascismo non significa nulla; <strong>mi fingo trascinato dalla mia stessa foga </strong>e concludo così, con un&#8217;affermazione chiaramente insostenibile, illogica, non scientifica, antiumanistica, quello che volete, ritenendo di potermelo permettere sulla base di una complicità stabilita con il lettore.<br />
Se non si è capito, se molti non l&#8217;hanno capito (qualcuno sì, però) colpa mia. Vedi però anche sotto, punto 3.1 e seguente.</p>
<p>2.3 Il resto del pezzo contiene elementi che rientrano nella forma espressiva dell&#8217;INVETTIVA: iperbole, <strong>amplificazione</strong>, violenza verbale, umorismo. Anche l&#8217;invettiva, come l’ironia, è una modalità di comunicazione che suggerisce un approccio non letterale, bensì che si dia per scontato che l&#8217;autore, nel suo mostrarsi/essere fuori di sé, sta esagerando nella forma. Per questo dico a Giulio che ridurre all’ironia le possibilità che un testo ha di pretendere di non essere preso alla lettera è riduttivo.</p>
<p>2.4 Inoltre nel pezzo c&#8217;è una parte centrale che per me era il punto vero, con l&#8217;osservazione sul fenomeno diffusissimo della normalizzazione di rapporto con i postfascisti (quella che chiamo &#8220;adozione&#8221;).<br />
Questo è un fenomeno che, a seconda dei punti di vista, si può considerare segno di civiltà (riduzione del nemico a semplice avversario) oppure di perdita della memoria storica o cedimento ideologico (&#8220;RM, ma che cazzo dici? Parla per te, io non ho mai adottato un fascista!&#8221;). Interessante notare che i commenti si sono divisi in due lungo questo spartiacque. Unica cosa in comune: tutti mi davano del coglione, con vari sinonimi e sfumature di tono. </p>
<p>2.5 Questo stranamente non ha infastidito Giulio; non ha infastidito quasi nessuno, come se fosse normale venire insultati personalmente per avere scritto un pezzo come quello.<br />
A me invece ha dato molto fastidio, e se interessa a qualcuno ho deciso di non tornare mai più su NI. Non solo dentro: su.<br />
La sensazione che in quel tipo di blog ci sia fra i commentatori una discreta massa di imbecilli e sfaccendati che aspettano solo l&#8217;occasione per tirare un po&#8217; di torte in faccia al pagliaccio di turno è fortissima, per non parlare della nostalgia di quando i dibattiti e anche le incazzature erano con gente come Scarpa, Moresco e Benedetti.</p>
<p>2.6 In particolare mi ha stufato <strong>l&#8217;effetto-parabrezza</strong>, per cui dietro il semianonimato dei nick e l&#8217;assenza di fisicità dei rapporti (anche solo di un aggancio di sguardi) molti lasciano venir fuori la stessa aggressività che, quando si è in auto ben protetti dietro carrozzeria e vetri, trasforma in pitbull dei barboncini da salotto e li induce a lanciare insulti che non si azzarderebbero nemmeno a PENSARE se fossero indifesi sul marciapiede invece che barricati dentro la loro sposa meccanica sulla strada.<br />
(Questo, fra parentesi, spiega perché Giulio e altri non si soffermano sugli insulti a me ma disquisiscono su razzismo e lombrosismo. Scarpa diceva: E&#8217; la rete, baby. Be&#8217;, se la rete è così a me non piace; ma so che non è così DAPPERTUTTO. Per esempio, qui si respira un&#8217;aria avvertibilmente diversa.)</p>
<p>3. Altra cosa che non ha infastidito Giulio e altri, e questo lo trovo più grave, è stato che Raimo abbia preso un pezzo che tutto era tranne il possibile oggetto di un corso di scrittura creativa, in particolare di un corso di narrativa, e l&#8217;abbia usato come esempio di come non si fa letteratura.<br />
Questa è stata anzitutto una scortesia enorme nei miei confronti, nei confronti di un collega legato fra l&#8217;altro da una certa prossimità proprio per via di Nazione Indiana: se anche io avessi scritto una cazzata, cosa possibilissima, prendere proprio quella cosa lì per dimostrare cosa non è letteratura è solo voglia di far male personalmente a me.<br />
In secondo luogo, come già detto e osservato, per fortuna, da più di una persona, la scelta è del tutto cervellotica e non pertinente visto che di esempi narrativi di tentativi falliti e disonesti di fare letteratura ce n&#8217;è a iosa, per cui non si capisce la necessità di forzare un elemento estraneo dentro un schema argomentativo che richiederebbe altro.</p>
<p>3.1 <strong>Qui si inserisce un mio errore di comunicazione</strong>, errore che vi segnalo perché è molto istruttivo, al di là del caso mio. L’errore e le conseguenti istruzioni per evitarlo si potrebbero sintetizzare così: non cercare di fare operazioni retoriche troppo complesse, perché in certe situazioni la gente non ti ascolta e rizza subito il patibolo.<br />
Visto che Raimo sviluppava tutto un fervorino su come ci si debba informare a fondo sugli elementi circostanziali e sviluppare empatia verso i personaggi nel fare LETTERATURA, ho risposto facendo presente che di LETTERATURA un po&#8217; ne ho fatta anch&#8217;io e mi sono concesso un breve paragrafo per rinfrescare la memoria a chi l’avesse dimenticato, concludendo col dire che accettavo di essere giudicato letterariamente per gli otto romanzi scritti ecc., non per un pezzo non letterario.<br />
Grossa sciocchezza, perché i frustrati che costituiscono la massa critica dei commenti idioti che avete potuto leggere, davanti a un&#8217;affermazione del genere perdono completamente il contatto con quello che stai dicendo e cominciano a procedere per blocchi di significato molto grossolani, fra cui emerge naturalmente l&#8217;idea che uno si stia vantando di quello che è o fa, e così via.<br />
Non importa che quella fosse una risposta precisa che confutava la scelta di Raimo di tirare in ballo in un contesto inappropriato le premesse al testo letterario, la preparazione cognitiva e immedesimativa dello scrittore; non importa, io ho fatto la figura del vanaglorioso e mi sta bene perché sono stato uno sciocco, ho dimenticato quello che so da sempre su certe reazioni automatiche.<br />
Ho sbagliato, e basta.</p>
<p>3.2 Un discorso simile si può fare sulla mia prima risposta a Raimo, quella in cui ironicamente (qui sì), visto che lui aveva usato un mio testo NON NARRATIVO e lo aveva criticato da un punto di vista artistico, ho preso il suo testo, ugualmente non narrativo, e ho finto di volerlo analizzare con strumenti narratologici.<br />
<strong>Qui l&#8217;ironia mi sembrava evidentissima</strong>, dato che mi sono messo a parlare di dialoghi, di descrizioni paesaggistiche, addirittura gli ho detto che il suo pezzo nel finale lasciava in sospeso l&#8217;eredità della contessa e il mistero del cane strangolato, cioè roba che c&#8217;entrava come i cavoli a merenda e che serviva solo a forzare fino all&#8217;assurdo l&#8217;operazione retorica compiuta.<br />
Niente da fare!<br />
La maggior parte dei degnissimi commentatori NON HA CAPITO una comunicazione ironica ovvia come quella. Quindi ho di nuovo sbagliato, sopravvalutando coloro che avrebbero letto e in particolare la situazione in cui avrebbero letto.<br />
Sono sicuro che, se la cosa che ho scritto fosse stata dentro le pagine di un libro o di un giornale, la possibilità di una ricezione corretta sarebbe aumentata moltissimo; invece in quella <strong>situazione gladiatoria</strong> la voglia di leggere davvero, di fare un minimo sforzo per capire, tracolla davanti alla vogliaccia di tirare il petardo o mollare il peto.</p>
<p>Ho finito e vi ringrazio molto per l&#8217;attenzione, Giulio per primo.<br />
E&#8217; inutile criticare le rete e i suoi equivoci, perché senza la rete non staremmo nemmeno qui a parlare tutti insieme; è anche vero, però, che moltissimo di ciò che di meschino, di vigliacco, di stupido, semplicemente di negativo emerge da forum, blog e affini sta in una dimensione comunicativa che sarebbe tagliata fuori all&#8217;istante se le persone si guardassero in faccia e si parlassero viso a viso. Dentro questa contraddizione dobbiamo stare, cercando di prendere il buono e trascurare l&#8217;inutile e il cattivo. Io non mi sono rotto le ossa, come ha osservato caritatevolmente una persona intervenuta qui, ma i coglioni; per questo attualmente ho una certa difficoltà a prendere il buono. Mi prenderò una vacanza, che è già qualcosa.<br />
Un saluto speciale ad Andrea Barbieri, al grande Lello, a Michele Monina e al mio amico Franz. Non so chi sia Marica ma ovviamente la adoro.</p>
<p>Ciao e scusate il mattone. Come diceva quell’uomo là, se vi si è annoiati credete che non s’è fatto apposta.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/12/23/addenda-a-grazie-di-canio/">Addenda a &#8220;Grazie, Di Canio&#8221;</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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