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	<title>Nazione Indiana &#187; pozzoromolo</title>
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		<title>Pozzoromolo di Carrino</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Luigi Romolo Carrino]]></category>
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		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[pozzoromolo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="null"></a>di <strong>Marco Simonelli</strong></p>
<p align="justify"><a href="http://artianoressiche.splinder.com/"><strong>Luigi Romolo Carrino </strong></a> ha esordito nella narrativa con <strong>Acqua Storta </strong>(Meridiano Zero 2008), un breve romanzo sulla travolgente passione di due camorristi gay, progettato e scritto come un ordigno ad orologeria, preciso al millisecondo: una tragedia che stilisticamente attingeva alla sceneggiata napoletana, monologanti flussi di coscienza al posto del cantato, una lingua essenziale screziata dal dialetto partenopeo, personaggi dilaniati da <em>eros </em>e <em>thanatos</em> in un dramma euripideo della provincia napoletana.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/11/pozzoromolo-di-carrino/">Pozzoromolo di Carrino</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="null"><img alt="" src="http://www.meridianozero.it/images/cop/carrino2grande.gif" class="alignleft" width="187" height="327" /></a>di <strong>Marco Simonelli</strong></p>
<p align="justify"><a href="http://artianoressiche.splinder.com/"><strong>Luigi Romolo Carrino </strong></a> ha esordito nella narrativa con <strong>Acqua Storta </strong>(Meridiano Zero 2008), un breve romanzo sulla travolgente passione di due camorristi gay, progettato e scritto come un ordigno ad orologeria, preciso al millisecondo: una tragedia che stilisticamente attingeva alla sceneggiata napoletana, monologanti flussi di coscienza al posto del cantato, una lingua essenziale screziata dal dialetto partenopeo, personaggi dilaniati da <em>eros </em>e <em>thanatos</em> in un dramma euripideo della provincia napoletana. Non a  caso parliamo di teatro: il successo del libro (giunse in poco tempo alla quarta ristampa) permise a Carrino di trarne l&#8217;adattamento per un radiodramma, quest&#8217;ultimo ristampato in formato CD allegato alla nuova edizione che ebbe per titolo <em>La versione dell&#8217;acqua</em>. <span id="more-25672"></span></p>
<p align="justify">Nonostante Carrino si muova nella direzione di una prosa narrativa tendenzialmente noir, la sua scrittura liquida e potente mantiene tutto il <em>pathos </em>di un&#8217;espressione lirica fortemente innovativa, fra rimandi pop e ampio uso di metafore sviluppate nella corporalità e nella quotidianità: i suoi personaggi si raccontano attraverso ciò che di tangibile li circonda, creano una sorta di paesaggio emotivo materico teso ad una soggettiva ininterrotta; le storie di Carrino vivono in un presente continuo, sono raccontate con una presa diretta che passa dai ricordi, da sentimenti profondi e spesso inconfessabili di chi agisce, una tecnica che costringe il lettore ad identificarsi nel personaggio, a vedere il mondo con i suoi occhi. Leggendo Carrino si rimane intrappolati nella psiche dei protagonisti, costretti ad assistere, nostro malgrado, alle estreme conseguenze di un intreccio inevitabile. </p>
<p align="justify">Sempre per Meridiano Zero esce adesso <a href="http://www.meridianozero.it/new/carrino2.htm"><strong><em>Pozzoromolo</em></strong></a>, altra prova narrativa in cui Carrino si avvale della sua già rodata tecnica espressiva lirica e narrativa per dar vita al personaggio di Gioia, una transessuale rinchiusa in un ospedale psichiatrico giudiziario che annota su un vecchio PC messole a disposizione da un&#8217;infermiera le frequenti visite dei fantasmi di un passato frantumato in vetri taglienti e insanguinati. Gioia non sa (non ricorda, non vuole, non può  ricordare?) i crimini che ha commesso, non riesce a visualizzare interamente la sua storia se non attraverso la scrittura, la digitazione sistematica delle apparizioni disturbate (e disturbanti) che tornano dal passato ad ossessionarla. Schizofrenica e contraddittoria, spastica eppure sincera fino alla brutalità, la scrittura di Gioia annota il presente immobile e tragicamente disperato della sua degenza ospedaliera. In una sorta di stato crepuscolare farmacologicamente indotto emergono, deformati come in fotografie sfocate o netti e precisi come in raffigurazioni iperrealiste, i ricordi della sua adolescenza di ragazzino fra Milano e Ospedaletto: un nucleo familiare bestiale, un contesto sociale dominato dalla  violenza e dallo squallore, un&#8217;identità spezzata da fratture psichiche multiple. Morte, suicidio, incesto, prostituzione e stupro appaiono, se visti attraverso gli occhi di questo personaggio, le logiche conseguenze di una richiesta eccessiva, impossibile da esaudire e per giunta punibile con una condanna a vita: la richiesta di un affetto genuino e disinteressato, lo stesso affetto che nonostante tutto Gioia è ancora disponibile a distribuire ai suoi carnefici attraverso, se non proprio un perdono, almeno una pietas  che si sviluppa, memoria dopo memoria, attraverso la lenta discesa in quel pozzo infernale che è stato il suo passato. </p>
<p align="justify">Potrebbe forse apparire limitante imparentare questo lavoro di Carrino al fenomeno del <em>neo-noir </em>italiano, tuttavia in <em>Pozzoromolo</em> non si può trascurare quest&#8217;aspetto: la storia è cupa, claustrofobica e senza via di scampo, si sviluppa – tramite il diario di Gioia – grazie ad un&#8217;attenta analisi delle condizioni sociali dell&#8217;Italia degli ultimi quarant&#8217;anni (non mancano riferimenti pop d&#8217;epoca: il cantilenante e sofferto delirio memoriale della protagonista e voce narrante è infarcito di citazioni canore che spaziano da Mina a Carosello). </p>
<p align="justify"><em>Pozzoromolo</em> risulta plausibile e supera pienamente il rischio del <em>trash</em> grazie a tecniche e soluzioni narrative altamente significanti: la forma-diario in cui le date mensili vengono dilatate per suggerire l&#8217;agghiacciante monotonia della clausura (41 febraio, 51 marzo);  ampio uso di ripetizioni e  dialetto; un&#8217;intemperanza sintattica nei discorsi indiretti volta a scorporare i personaggi che affollano la mente di Gioia rendendoli simili a voci percepite in stati di allucinazione. Carrino non è estraneo alla poesia e all&#8217;interno del testo, in forma di citazioni extra-testuali oppure amalgamati al dettato diaristico, compaiono versi di poeti scelti sulla base di consonanze fanopeiche. Una tale frequentazione concede forse a Carrino di delineare, tramite l&#8217;uso ossessivamente paratattico della lingua della protagonista, immagini potenti, perturbanti e tuttavia quasi archetipiche: una gatta che mangia il proprio cucciolo, mani trafitte, un braccio che spunta dal muro, l&#8217;uccisione di un coniglio sono come punti nevralgici di un poema iperrealista che urge e brucia come una necessaria e disperata confessione.  </p>
<p align="justify">A fine lettura la storia di Gioia ci appartiene, ci disturba e allo stesso tempo ci riguarda, con tutto il peso di un tema come l&#8217;abuso dell&#8217;innocenza declinato dalla vittima. Gioia è un personaggio che pare uscito dal teatro di una <strong>Sarah Kane </strong>tutta italiana, una creatura perseguitata e colpita negli affetti, nella sessualità e nella carne viva, una di quelle figure disadattate, emarginate eppure dolcemente umane nella loro violenta innocenza.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/11/pozzoromolo-di-carrino/">Pozzoromolo di Carrino</a></p>
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