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	<title>Nazione Indiana &#187; prosa in prosa</title>
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		<title>La meraviglia e la volontà di dire</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 07:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La meraviglia e la volontà di dire: il senso della scrittura di Michele Zaffarano
<p>Una delle questioni che più urgentemente pone il lavoro di Michele Zaffarano è certo quella della disgiunzione tra il senso del testo e l’intenzione dell’autore. La sua scrittura, infatti, si muove in uno spazio precedente alla “volontà di dire” che si considera spesso, per annosa tradizione o per semplice pregiudizio, alla base della scrittura poetica (se non della scrittura tout court).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/09/la-meraviglia-e-la-volonta-di-dire/">La meraviglia e la volontà di dire</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2>La meraviglia e la volontà di dire: il senso della scrittura di Michele Zaffarano</h2>
<p>Una delle questioni che più urgentemente pone il lavoro di Michele Zaffarano è certo quella della disgiunzione tra il senso del testo e l’intenzione dell’autore. La sua scrittura, infatti, si muove in uno spazio precedente alla “volontà di dire” che si considera spesso, per annosa tradizione o per semplice pregiudizio, alla base della scrittura poetica (se non della scrittura tout court). Così facendo, Zaffarano offre la possibilità di un modello diversamente organizzato di letteratura, di testo, di lettura, e permette l’esperienza di quella che potremmo definire una meraviglia radicale, strettamente legata alla dimensione quasi pulsionale, originaria del significato (delle cose, delle parole).<span id="more-38805"></span></p>
<p>Si è soliti pensare alla scrittura come alla sede di esplicazione di una volontà di dire che si origina, più o meno profondamente, nella persona dell’autore. Più specificatamente, si considera la scrittura letteraria o poetica come un luogo dedicato a quella volontà, una delle sedi in cui quella pretesa di formulazione di senso, di produzione di significato, quella propensione al pronunciarsi trova una compiuta implementazione. All’origine di questa volontà, come suo motore primo, si individuano in genere due spinte, sotto diversi aspetti complementari e simmetriche: da una parte, il tentativo di spiegare il mondo, di dare conto di una figura che attraversa le cose, le relazioni e gli eventi di cui l’autore si sente testimone e verso cui sente la responsabilità o il desiderio di una rappresentazione; dall’altra, lo sforzo di spiegare se stessi, di verbalizzare i moti che costituiscono la propria esperienza del mondo, la propria esperienza del suo senso, e che si incanalano verso un’espressione. Comunque sia, le due spinte danno luogo alla volontà di dire le cose per come sono o per come le si sente e questa volontà genera il testo e il suo significato come incarnazione dell’intenzione dell’autore. La stessa esperienza della lettura è condotta, nella maggior parte dei casi, in misura di questa volontà di dire, presupponendo una relazione diretta, se non proprio una coincidenza, tra ciò che è scritto e ciò che “vuole dire” l’autore, una relazione sancita dall’architettura retorica, dal ritmo delle frasi, dalla scansione delle figure. A partire dal senso di ciò che è scritto, si riconduce così l’attività di decodifica, il lavoro ed il piacere semiotico della lettura, alla riproduzione, o addirittura alla riscoperta, dell’intenzione dell’autore, del suo “messaggio”.</p>
<p>Ora, cosa succede quando l’autore non vuole dire niente? Cosa succede al testo? Cosa succede all’esperienza della lettura? A partire da queste domande può essere affrontata, nel suo insieme, la scrittura di Michele Zaffarano.</p>
<p>Il tipo di spinta, infatti, che sta alla base di testi come “Wunderkammer” o “Bianca come neve” non è riconducibile all’una o all’altra delle configurazioni generali della “volontà di dire”. Anzi, il lavoro di Zaffarano è un tentativo esemplare di esulare da questa volontà, di muoversi inaspettatamente rispetto al gioco del messaggio, dello scopo, dell’intenzione. E di conseguenza, facendo saltare l’equilibrio tra l’intenzione dell’autore e il senso del testo, anzi, togliendo al senso del testo (che cosa dice il testo?) la struttura soggiacente dell’intenzione dell’autore (che cosa vuole dire l’autore?), quella scrittura permette al senso di attivare una sua fascinazione originaria, rigenera nella sua fruizione un piacere radicale del senso stesso.</p>
<p>Una delle caratteristiche più marcate della scrittura di Zaffarano, che si ritrova sia negli elenchi che nelle prose come anche in quelle che possono passare per “normali poesie”, è la quasi assoluta mancanza di una teleologica. Non c’è una frase subordinabile ad un’altra, non c’è modulazione, non c’è un filo del discorso. Il flusso del testo, spesso costruito riutilizzando materiali miscellanei e preesistenti, procede in una successione più o meno monotona, più o meno ininterrotta, a seconda dei casi vivace o quasi ipnotica, senza che le argomentazioni, i tropi, le immagini vengano finalizzate non tanto in una tesi ma anche solo in qualche tipo di formulazione, un oggetto semantico, un messaggio che possa equivalere a “quello che vuole dire l’autore”.</p>
<p>E tuttavia si noti che i testi sono del tutto perpiscui, almeno localmente. A differenza di molta scrittura negativa, di molta scrittura che, appunto, non vuole dire niente, la soluzione di Zaffarano non è infatti il “semplice” assurdo, l’incongruente, l’inintelligibile. Il salto sintattico o semantico, anche se presente, non è il motore del testo. Spesso, anzi, Zaffarano non rinuncia neppure alla costruzione retorica, al gusto della callida iunctura o della frase ben tornita. I suoi testi sono forse molto più leggibili di altri. Anche in senso proprio, come vedremo: si fanno leggere molto più compiutamente di altri.</p>
<p>Il punto però è che il materiale testuale, con le sue retoriche, i suoi significati e così via, non è viene mai messo in posa, non è mai orientato. Le stringhe possono essere corrette, trasparenti, le relazioni semantiche mantenute, eppure la sintesi, il succo del discorso viene continuamente rimandato. Tra il senso del testo e l’intenzione dell’autore viene instaurata, per così dire, una relazione asintotica, una traiettoria di infinito avvicinamento che mai si realizza. L’intenzione non viene mai conseguita ed il senso, non trovando mai la propria compiutezza, subisce una continua riformulazione, una posposizione ininterrotta. E più questa latenza viene mantenuta, più il significato di ogni periodo, di ogni frase, di ogni singola stringa, è ineludibile e irresolubile: non avendo un costrutto semantico più ampio in cui sublimarsi, ogni singola affermazione vale per sé, deve essere letta per sé.</p>
<p>Eccoci arrivati, in questo modo, a quello che sembra essere il motore più profondo della scrittura di Michele Zaffarano e la fonte originaria del piacere che riesce a progettare e generare. Rimandata continuamente la cosa che si vuole dire, rimane in tutta la sua realtà la cosa che è stata detta. La singola stringa, la singola istanza di formulazione, la singola produzione sintattico-semantica occupa il primo piano e ci mostra, senza altro scopo, quella specie di collasso metafisico che è l’uso effettivo del linguaggio, quel “miracolo” che è la generazione di una frase, di un sintagma. Da questa esposizione sorge la meraviglia, che è il cuore dell’operazione poetica messa in atto da Zaffarano: la meraviglia e il piacere del senso, della conoscenza, dell’ordine; il piacere e la meraviglia del lessico, della grammatica, del significato.</p>
<p>Per riprendere un paragone fatto più volte dallo stesso Zaffarano, è come se avessero preso la casa dei fantasmi, quella che sta un po’ isolata dalle altre, cadente, di fronte a cui tutti passano con timore ma anche affascinati, stregati da quegli scorci, dalle facciate, dagli angoli in ombra, e l’avessero fatta a pezzi, dissacrata, dispersa. Di colpo, si potrebbe pensare, il mistero è disfatto, il mostro è scomparso. Ed ecco che ci si accorge che i singoli mattoni, le tegole, le intelaiature delle finestre, i pezzi di intonaco continuano a pulsare di una vibrazione sinistra, arcana. Ogni frammento diventa una specie di reliquia e non cessa di generare fascinazione, meraviglia.<br />
Nello spazio che la strategia testuale di Zaffarano apre, tra il senso del testo e l’intenzione dell’autore, è proprio questo quello che succede. I brani, i pezzi di scrittura anodini, non cessano di dire quello che dicono e il testo non permette di concludere la lettura, di recepire quello che l’autore vuole dire.</p>
<p>Per concludere, si noti che così come l’intenzione non viene mai conseguita, allo stesso modo anche il punto di vista, la formulazione piena del soggetto che parla (e, si noti, che legge) è continuamente ritardata, riaggiornata. Questo è un aspetto strutturalmente complementare all’idea di testo che Zaffarano porta avanti ed è un tratto che allarga la questione, dal problema estetico, ad una più ampia teoria della letteratura che, secondo queste linee, è sempre etico-politica. Ritardare la formulazione di un soggetto nel testo vuol dire, infatti, anche rendere il testo stesso il luogo di una riformulazione continua della realtà del soggetto nel mondo, come anche della realtà del mondo stesso. A questo progetto generale, avendo scartate le due istanze della rappresentazione e dell’espressione, possiamo forse ricondurre la scrittura di Zaffarano, che non certo nel mero nichilismo o nella mera decostruzione trova le sue radici ma, anzi, nella realtà fenomenica del linguaggio, nella dimensione erotica del senso, nella sua insolubilità.</p>
<p>[<em>una versione ridotta di questo saggio è apparsa <a title="poeti degli anni zero" href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/16/poeti-degli-anni-zero-allesc-2/" target="_blank">qui</a>. i testi di michele zaffarano apparsi su nazione indiana, insieme ad altre cose, sono <a title="tag michele zaffarano" href="http://www.nazioneindiana.com/tag/michele-zaffarano/" target="_blank">qui</a></em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/09/la-meraviglia-e-la-volonta-di-dire/">La meraviglia e la volontà di dire</a></p>
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		<title>Pubblico e poeti: una svolta civile?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 13:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Matteo Fantuzzi, Lorenzo Mari, Francesco Terzago, Guido Mattia Gallerani</strong></p>
<p><em>Nel saggio collettivo, Matteo Fantuzzi s’interroga sul rapporto tra l’ascolto del pubblico e il lavoro dei poeti, portando ad esempio l’attualità della corrente di “Nuova poesia civile” nel nostro panorama. A prova delle capacità d’apertura verso il pubblico di questo modo poetico, Fantuzzi indica Fabio Franzin come autore rappresentativo, in quanto in grado di creare una poesia che parli “non a pochi”.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/03/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile/">Pubblico e poeti: una svolta civile?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Matteo Fantuzzi, Lorenzo Mari, Francesco Terzago, Guido Mattia Gallerani</strong></p>
<p><em>Nel saggio collettivo, Matteo Fantuzzi s’interroga sul rapporto tra l’ascolto del pubblico e il lavoro dei poeti, portando ad esempio l’attualità della corrente di “Nuova poesia civile” nel nostro panorama. A prova delle capacità d’apertura verso il pubblico di questo modo poetico, Fantuzzi indica Fabio Franzin come autore rappresentativo, in quanto in grado di creare una poesia che parli “non a pochi”. Lorenzo Mari riflette invece sulla necessità d’intraprendere un’adeguata ricerca stilistica per questo filone, che non si deve ridurre a un solo fenomeno tematico di aderenza ai temi sociali della nostra epoca. Alborghetti, Cattaneo, Cangiano saranno per Mari possibili luoghi d’incontro di una messa a punto di una poesia che si serve della lingua d’uso, mentre Carlo Bordini apparirà un buon modello di apertura intellettuale e dell’assunzione del ruolo del poeta ai giorni nostri. A questo punto, Francesco Terzago scende ad approfondire il problema di comunicazione fra pubblico e poeti, il quale forse proprio la “Nuova poesia civile” potrebbe contribuire a migliorare, gettando i germi di un’epica italiana anche poetica, nell’interesse di guadagnare un pubblico più vasto. La riflessione sulla “poesia dell’oralità” e sulla poetica di Luigi Nacci permettono a Terzago di concretizzare il suo discorso con indicazioni retoriche. Infine, Guido Mattia Gallerani riflette sulle peculiarità che la “Nuova poesia civile” può assumere nel nostro paese e nelle sue deviate dinamiche sociali. In tal senso, solo una sorta di “rivolta morale” può consentire la creazione di quelle premesse di divulgazione che avvicinino il pubblico, e non lo respingano. </em></p>
<p><span id="more-37985"></span><br />
<strong> Prove di responsabilità e lavoro.</strong></p>
<p>Non nascondiamoci dietro un dito: se la poesia mediamente non viene letta, se non sposta le coscienze, se perde il proprio ruolo fondamentale nei confronti delle persone di essere strumento di crescita, confronto e dialogo la colpa non è della società. La colpa è dell&#8217;offerta.<br />
Un&#8217;offerta che in Italia a partire dagli anni Settanta ha deciso in maniera programmatica di diventare materia solo di pochi addetti ai lavori, di una casta di privilegiati pronti a bearsi di sovrastrutture sempre meno funzionali al testo: enormi cattedrali senza fondamenta e soprattutto senza significato, che hanno reso incomprensibile la poesia e hanno soprattutto allontanato i più anche attraverso quel meccanismo di rifiuto che alimentato dal business delle case editrici “da sottoscala” (impresa sempre florida nel nostro amato Paese) ha permesso una sovrapubblicazione di qualsiasi pensiero in libertà rendendo se possibile ancora più complicato il panorama complessivo odierno per lo meno dal punto di vista della percezione dell&#8217;eventuale pubblico.<br />
Rintanarsi nei classici alibi di questi anni “la poesia è un discorso per pochi&#8230;”, “bisogna che i poeti comprino i libri di poesia&#8230;” diventa infine qualcosa di fortemente banale e giustificativo nei confronti dell&#8217;attuale panorama, come se inevitabile fosse la crisi dell&#8217;intero sistema poetico italiano, come se gli eventi dovessero magicamente accadere e miracolosamente un giorno possano scomparire. Ma senza un impegno serio da parte di tutti e in particolare delle nuove generazioni (e di quella che in questo momento inizia ad emergere) non sarà possibile uscire dal baratro, e questo potrà accadere soltanto se contemporaneamente sarà possibile proporre opere e progetti in grado di andare là dove la poesia si è dimenticata di andare, tra la gente appunto, troppo impegnata a farsi bella nelle accademie.</p>
<p><strong>Un esempio fuori dalla generazione: Fabio Franzin.</strong></p>
<p>La fabbrica, il luogo centrale oggi del lavoro, da sempre terreno di sofferenza e di fatica, di consumo del corpo e di aberrazione delle condizioni. Oggi forse in un momento di profonda crisi ancora di più tutto questo vale, in una dimensione dove il precariato e la crisi internazionali, i flussi migratori e i nuovi lavoratori stranieri se possibile estremizzano tutto. E in mezzo da tramite deve essere posta la poesia: Fabio Franzin, poeta dialettale trevigiano, di una lingua parlata soltanto nell&#8217;Opitergino – Mottense, già egli stesso operaio nei mobilifici della zona si è imposto negli ultimi anni per la forza, il vigore, ma anche la delicatezza e la pietà che esce dalle sue pagine attraverso una lingua splendida ma nel contempo funzionale, leggera e cruda assieme. Franzin ci parla di questioni che conosciamo bene, e se per nostra fortuna non ne fossimo a conoscenza ce le sbatte giustamente in faccia, ambientando il libro all&#8217;interno di una fabbrica così vicina a un lager, così delicata nei propri equilibri, nella quale davvero riemerge rivista nelle pulsioni del contemporaneo tutta la generazione che Primo Levi ci aveva già fatto vedere nei propri scritti.<br />
Gli ebrei umiliati dai nazisti sono oggi «[...] indiani, romèni e neri, / atei e cristiani, musulmani / o de jèova, del demonio / dea fame o del dio dei schèi, / tuti mis.ciàdhi, cussì [...] (trad. indiani, rumeni e neri, / atei e cristiani, mussulmani / o testimoni di Geova, del demonio / della fame o del dio denaro, / tutti mescolati, così)», i padroni col loro controllo del lavoro nascosti dietro qualche angolo buio, con le loro barzellette alle quali si deve per forza ridere col capo prono rendono se possibile ancora più estrema la tensione quotidiana, ingigantita dalle pessime condizioni di sicurezza che portano ogni anno a migliaia di vittime e ferite. Questa è appunto la fabbrica, dura e umana: così la vita e così la poesia, Franzin ci consegna tutto questo in un solo libro che non lascia indifferenti come invece fa tanta Poesia italiana a cui ci siamo purtroppo abituati, se riprenderà il tratto sociale e in qualche modo civile del fare e leggere poesia allora si sarà fatto molto per tutti noi.</p>
<p><strong>I problemi e le ipotesi per una soluzione.</strong></p>
<p>Ricorre in molti luoghi, in molte voci, una disperazione che pretende il nome di felicità: la mancanza di pubblico e di mercato della poesia contemporanea garantirebbe estrema libertà e vitalità ai suoi autori ed eventualmente anche ai suoi – penultimi – fruitori.<br />
È la retorica del “tanto peggio, tanto meglio”, che è, purtroppo, anche la base ideale di una politica senza sbocchi, nel contesto di una crisi che, come qualcuno ha scritto, ha la potenza di fuoco per spazzare via chi la soffre e chi la contesta, più che chi l’ha causata.<br />
Se infatti l’assenza dai circuiti di mercato non solo delle piccole, ma anche delle grandi case editrici può coincidere forse con l’organizzazione di attività editoriali, letterarie e culturali che si pongano in una cosciente alternativa a quelle – non più – dominanti, non è chiaro come la riduzione, sempre progressiva, del pubblico della poesia possa risolversi in una “incredibile” vitalità dello scenario poetico. I conti non tornano, oppure si tratta dei soliti esercizi di vitalità, sempre assai vicini alla masturbazione.<br />
Senza scomodare Josif Brodskij, per il quale l’evoluzione di una società si misura nell’ascolto dei suoi poeti (ma si trattava, con tutta evidenza, di altre coordinate socioeconomiche e culturali), si può comunque immaginare che là dove viene meno la comunicazione, nei due sensi, tra l’autore e il pubblico, si possono intravvedere, senza troppo sbagliare, scenari di elitarismo, di torri d’avorio, di scarsa attitudine a incidere nel mondo. Che è come abbandonarsi alle incisioni, ai segni dettati dal potere.<br />
Questo discorsetto può forse essere assorbito e fatto proprio nell’ambito della trita e ritrita paternale, che affonda le radici in un pensiero che non si fatica a definire reazionario, contro la poesia definita “di ricerca”. In realtà, si rivela diretto verso tutte quelle forme – senza distinzioni di poetica, in principio – che di ricerca non sono, e vivono nell’angoscia di dover presenziare alla – per ora sempre ipotizzata e mai accaduta – morte della poesia: “proprio adesso che…”. Che, poi, è sempre un “proprio adesso che io…” o, al limite, “proprio adesso che noi…”.<br />
Restando vicini ai testi, non si tratta dunque di misurare, semplicemente, quanta prosa sia presente nella poesia italiana contemporanea: il criterio di misura non è affatto sicuro, sia da un punto di vista retorico e letterario (come distinguere la poesia dalla prosa, e misurarne la reciproca compenetrazione?) sia da un punto di vista critico, legato all’analisi discorsiva (perché dovrebbe essere la prosa il banco di prova, in un contesto di moltiplicazione esponenziale delle narrazioni?).<br />
In ogni caso, quello che finora si è considerata “prosa” – e “Prosa in Prosa” (AA. VV., Le Lettere, 2009) è uno dei testi-limite per esplorare questa linea logica e cronologica, lontana, in ogni caso, dal definirsi come scientifico-strutturale – è il luogo in cui emergono i nuclei simbolici, tematici e ideologici della comunicazione – da intendersi, naturalmente, in senso lato.<br />
E se la già citata operazione letteraria di “Prosa in prosa” riesce ad esprimere un’idea di comunicazione vicina al modello che si è indicato, questo accade soprattutto nei momenti in cui si coglie, tra il mare magnum di riferimenti, anche la discendenza letteraria da Elio Pagliarani, o da Nelo Risi, o anche da altri poeti che hanno praticato la prosa in poesia – genere contro cui, polemicamente, si scaglia il paratesto, e buona parte del testo, dell’opera – senza cadere per questo in un minimalismo e quotidianismo che non è nient’altro che diarismo (nella sua versione, con ogni probabilità letale, del soggettivismo spinto e narcisista). Ed è chiaro come la poesia non possa essere “incredibilmente vitale”, oggi, se si limita a ripresentare questioni interne alla soggettività poetante – sia essa religiosa oppure laicamente positiva – e non si muove invece per interrogarsi sul sistema letterario, sulla comunicazione letteraria e sul suo avanzato stato di deperimento. (Sul fatto originario, ma non originale: “c’è qualcosa da dire?” e dunque: “da chi, a chi, dove, come, quando, perché?”.)<br />
Guardando da questo limite al resto del campo, che non è necessariamente un “guardarsi indietro”, l’importanza della questione della comunicazione emerge ancor più stilizzata e netta in altre opere degli ultimi anni. Si va dall’opposizione alla neolingua del potere, che trova ampio spazio nella cronaca nera, soprattutto nella cronaca nera famigliare, del “Registro dei fragili” di Fabiano Alborghetti, alle deflagrazioni del tessuto sociale e culturale che punteggiano di bagliori sinistri – giustamente inquietanti – i testi di Simone Cattaneo, passando per una cronaca bolognese affatto lontana dall’esercizio di una critica militante, nell’esordio di Mimmo Cangiano…<br />
Non sono poche le raccolte che pongono seri punti interrogativi sulla lingua in uso, sul fatto di potersi ritrovare nel suo alveo – o al di fuori di esso, ma consapevolmente – per avvicinare, o riavvicinare, chi scrive e chi legge.<br />
L’offerta di sé del poeta, che è gratuità, ma di un tipo affine e divergente rispetto alla gratuità imposta da un pensiero economicista, non si può avvalere soltanto di un gesto compiaciuto e fine a se stesso (quale emerge sia nelle letture pubbliche, nei festival, che nei testi, in uno dei pochi veri punti di congiunzione tra queste attività, queste professionalità). È un gesto che riceve una qualificazione e un’articolazione più estesa quando arriva a essere un momento (strettamente in-necessario e in-utile, sia chiaro) di un movimento di prossimità, una fase in un processo di creazione e ricreazione di comunità (che non è mai soltanto “comunità letteraria”) e un passo nel cammino della poesia come fare.<br />
La prossimità che così si (ri)costruisce è la prossimità di chi, per decenni, ha parlato di resistenza, di critica dello sfruttamento, di necessità della memoria, di ricostituzione (senza rifondazione) di un’azione politica, e di molto altro, permettendo il riconoscimento, o lo straniamento, in questa materia del lettore, dell’ascoltatore.<br />
La comunità e il cammino, ipotetici, sono di chi scrive non solo per un popolo futuro, ma anche per un popolo che nel tempo presente si qualifica sempre più, e con sempre maggiore convinzione, come assente. </p>
<p><strong>Un esempio fuori dalla generazione: Carlo Bordini.</strong></p>
<p>Attestandosi su più livelli, e rifiutando quindi l’attribuzione unilaterale di etichette come “razionalismo onirico” o “dormiveglia vigile”, la poesia di Bordini immette la propria – apparentemente innegabile – solitudine psichica in un campo di tensioni più ampio, che non è soltanto “sociale”. In virtù di questo strabordare, si è di fronte a un modello testuale autentico di offerta della parola al lettore, di prossimità, di enunciazione di miti collettivi sui quali ritrovarsi per poi meditarne l’allontanamento ironico, alla ricerca di una riflessione lucida, accorata, che non ha l’obbligo di particolari inquadrature ideali, o temporali.<br />
Accade così che con la pubblicazione nel 2010 della corposa antologia “I costruttori di vulcani: tutte le poesie 1975-2010” (Sossella) il percorso poetico di Bordini non si concluda, ma trovi nell’iterazione, con varianti, dei propri testi la conferma di un’inclinazione, da sempre presente, alla ripetizione (che spezza e invalida ogni autobiografismo) e a un verbalismo rapsodico che – non facendosi né canto né discorso ideologico – ha comunque la capacità di dire, raccontare, eventualmente spiegare (come coglie Filippo La Porta nella prefazione a “Pericolo”, del 2004).<br />
È la stessa attitudine alla comunicazione che Bordini aveva ravvisato nei testi dei ‘marginali’, curando, insieme ad Antonio Veneziani, l’introduzione all’antologia “Dal fondo. La poesia dei marginali” (Savelli, 1978): “Erminia non vuole diventare “la voce delle puttane”, vuole solo essere Erminia, la puttana che vive e scandalosamente ci dà in poesia la nebbia, la notte, le scopate fugaci; Marco è e vuole rimanere un prostituto eroinomane, ci sbatte di fronte la sua nudità, la sua poesia dobbiamo leggerla perché è un SOS di vita, ma non chiede pietà, non chiede aiuto, chiede forse solo di camminare un pezzo di strada, magari con lui.<br />
I poeti presenti in questo libro non scrivono per acquistare un “ruolo”, ma per comunicare tra loro. Anziché mediazione o sfogo solitario, la diffusione della poesia diviene rito e pratica “liberatoria”: parte di una devianza di massa che è sentita come il solo modo per sottrarsi, insieme, ad una società giunta al massimo grado di solitudine, di massificazione, di degradazione dei rapporti umani (…) si scrivono poesie perché non c’è altro mezzo per rompere i codici di un linguaggio “corrente” che si è ridotto, ormai, ad una serie di gerghi massificati, fatti di frasi morte, che non comunicano e non vibrano.”<br />
Come i marginali, ma da una posizione leggermente diversa, Bordini ha saputo cogliere e praticare la distinzione fortiniana tra funzione e ruolo dell’intellettuale – in questo caso, del poeta. Non lui, in un accesso narcisistico, ma la sua scrittura si è fatta “poesia zoppa”, “demente”, “inutile” (come si legge nei titoli delle poesie, poi variamente ripetuti negli anni).<br />
Conscio del rischio di demenza e follia che si coglie sperimentando la stessa tensione psichica dei marginali, dell’inutilità del ruolo del poeta, ma non della sua funzione, è, in ogni caso, nella “zoppía” che Bordini riversa un’immagine tutta politica: la “zoppía dei cortei” cui ancora Bordini prende parte e dei quali dà testimonianza nella serie denominata, appunto, “Corteo”. L’autore si rivela qui profondamente vicino alle istanze della contestazione politica e sociale della contemporaneità, vivendola visceralmente, al punto di riqualificare la propria posizione di ‘anziano’, cioè ‘non più giovane’ in relazione agli eventi, eppure, allo stesso tempo, analizzando la situazione con disincanto (da “Ricominciare da capo”: “che triste fine / per il 68  / finire in questa antologia! (…) C’è qualcosa da dire: / morire o rinascere / è la stessa cosa”).<br />
Entrando, cioè,  in pieno e con passione nello scontro generazionale che in Italia è sempre stata materia intellettuale e politica, senza uscire dalla retorica e farsi corpo, per mettersi a nudo.</p>
<p><em>(continua)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/03/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile/">Pubblico e poeti: una svolta civile?</a></p>
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		<title>Le poesie di Isidore Ducasse. I</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 07:18:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Michele Zaffarano</strong></p>
<p>[<em>Quella che segue è la bandella presente sui due volumi delle </em>Poésies<em> di Ducasse, nell'edizione con testo a fronte ed apparato di note apparsa presso </em>La camera verde<em> nel 2009 a cura di Michele Zaffarano. Nei prossimi giorni metterò on line le traduzioni di Zaffarano.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/25/le-poesie-di-isidore-ducasse-i/">Le poesie di Isidore Ducasse. I</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Michele Zaffarano</strong></p>
<p>[<em>Quella che segue è la bandella presente sui due volumi delle </em>Poésies<em> di Ducasse, nell'edizione con testo a fronte ed apparato di note apparsa presso </em>La camera verde<em> nel 2009 a cura di Michele Zaffarano. Nei prossimi giorni metterò on line le traduzioni di Zaffarano.</em>]</p>
<p>«Cantare la noia, il dolore, la tristezza, la malinconia, la morte, l’ombra, l’oscurità, ecc. significa volere, a tutti i costi, guardare soltanto il puerile rovescio delle cose. (…) Sempre a piagnucolare. Ecco perché ho completamente cambiato metodo, per cantare esclusivamente <em>la speranza, l’aspettativa, la calma, la felicità, il dovere</em>».</p>
<p>È con queste parole che Isidore Ducasse, in una lettera indirizzata al proprio banchiere, annuncia il radicale mutamento che segna la sua nuova scrittura, in conseguenza e in opposizione ai precedenti <em>Canti di Maldoror</em>, troppo compromessi con la ripudiata «poetica del dubbio».</p>
<p>Dietro la banale apparenza delle due raccolte di massime e aforismi, pubblicate tra l’aprile e il giugno 1870 sotto il fuorviante titolo di <em>Poesie</em>, il giovane autore cela in realtà una dissacrante manovra di ristrutturazione globale del fare poetico. Di questa operazione, la supposta «conversione al bene» rappresenta solo un superficiale e sarcastico leitmotiv, un’esca tesa ad attrarre l’attenzione e l’energia della «ragione volgare».<br />
<span id="more-37734"></span><br />
Le <em>Poesie</em> di Ducasse mettono in campo un vero e proprio dispositivo bellico, una vertiginosa macchina per la distruzione e la ricostruzione dei fondamenti dell’atto letterario. Gli ingranaggi centrali che muovono questo dispositivo sono la pratica del plagio e del <em>détournement </em>(«Il plagio è necessario. Lo implica il progresso»), la spersonalizzazione dell’impulso e del desiderio poetico («La poesia deve essere fatta da tutti. Non da uno») e la riduzione, consapevolmente accettata e riprogrammata, dell’intero sistema linguistico alla sua mera funzionalità strumentale («La scienza che sto intraprendendo è una scienza distinta dalla poesia. Non è quest’ultima che io canto. Io mi sforzo di scoprirne la fonte»).</p>
<p>L’ironia e il sarcasmo della parola ducassiana si sviluppano su due piani paralleli ma sempre in connessione e in stretta dipendenza l’uno dall’altro: da una parte, c’è la contestazione della letteratura (soprattutto romantica) intesa come perversione e perdita della «tradizione»; dall’altra, la decostruzione ideologica dell’etica individualista che ne è alla base. Il teatro della retorica aggredisce e destabilizza se stesso. E il valore della poesia risiede esclusivamente nella dinamica produttiva di cui essa si rende testimone e a cui essa dà nel contempo voce e corpo: «Il fenomeno passa. Io cerco le leggi». Superare l’«uno» per giungere finalmente al «tutti»; passare dalla centralità dell’individuo a quella della totalità degli individui; abbandonare la poesia «personale» per tornare alla poesia «impersonale». La perdita dell’«io» è il sacrificio necessario per potersi riavvicinare ancora alla visione e all’intelligenza della «verità»: «La poesia deve avere come scopo la verità pratica. La poesia enuncia i rapporti che esistono tra i princìpi primi e le verità secondarie della vita. Ogni cosa rimane al suo posto. La missione della poesia è difficile».</p>
<p><em>BIOBIBLIOGRAFIA</em></p>
<p>Isidore-Lucien Ducasse nasce a Montevideo, presso la cui ambasciata francese il padre lavora da qualche anno, il 4 aprile 1846. Sono gli anni della guerra civile uruguayana e del grande assedio condotto dall’esercito argentino del dittatore Rosas. Viene battezzato il 16 novembre dell’anno seguente. Nell’ottobre 1859 è iscritto al liceo di Tarbes, nei Pirenei francesi, regione natale del padre. Nell’ottobre 1863 si trasferisce al liceo di Pau. Nel 1866 ottiene la maturità scientifica. Dopo un breve viaggio a Montevideo, alla fine del 1867 la sua presenza è segnalata a Parigi. Nell’agosto 1868 viene pubblicato, anonimo, il primo dei <em>Chants de Maldoror</em>. A gennaio, lo stesso canto appare sulla silloge poetica <em>Parfums de l’âme</em>. Nell’ottobre 1869 i <em>Chants de Maldoror </em>sono stampati sotto lo pseudonimo di «Comte de Lautréamont» dall’editore parigino Lacroix. Dell’opera verranno allestite solo poche copie, il resto sarà distribuito solo dopo la morte dell’autore. Nell’aprile 1870 viene pubblicato il fascicolo di <em>Poésies I</em>. Nel giugno dello stesso anno è la volta di <em>Poésies II</em>. Muore a Parigi per cause sconosciute il 24 novembre 1870, durante i 138 giorni dell’assedio da parte dei Prussiani.</p>
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		<title>complesso immobiliare plurifamiliare</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 05:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Marco Simonelli</strong></p>
<p>[continua da <a href="http://gammm.org/index.php/2010/11/25/complesso-immobiliare-plurifamiliare-marco-simonelli-2010/">qui</a>]</p>
<p>*<br />
La figlia del costruttore annegò nella piscina. Quando vennero a saperlo erano al circolo del tennis. «Aveva appena imparato a camminare». Rimase tutto fermo. Passando dal cantiere l’anno dopo aveva notato l’erba alta.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/10/complesso-immobiliare-plurifamiliare/">complesso immobiliare plurifamiliare</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Simonelli</strong></p>
<p>[continua da <a href="http://gammm.org/index.php/2010/11/25/complesso-immobiliare-plurifamiliare-marco-simonelli-2010/">qui</a>]</p>
<p>*<br />
La figlia del costruttore annegò nella piscina. Quando vennero a saperlo erano al circolo del tennis. «Aveva appena imparato a camminare». Rimase tutto fermo. Passando dal cantiere l’anno dopo aveva notato l’erba alta. </p>
<p>*<br />
Dettava il necrologio. Al dolore parteciparono le rispettive mogli. Lei era la sua compagna di banco, ogni anno stava lì almeno per una settimana. «Ma tu li conoscevi bene?», gli aveva chiesto vedendolo da solo sulle scale dell’ingresso. «No», rispose dopo singhiozzando. </p>
<p>*<br />
Non disse mai del Messico. Del cimitero colorato. C’era stato il terremoto, sembrava il Terzo Mondo. Non capiva la scelta di quel posto di vacanza. Erano in tre, avranno avuto la sua età. Uno indossava solamente una felpa sporca con su scritto Benetton. Era scalzo. Non aveva né costume né mutande. </p>
<p>*<br />
Il padre dichiarò: «Mi preoccupava. Tendeva ad isolarsi». Tuttavia, il giorno della diagnosi, lo videro di nuovo con una sigaretta in mano. </p>
<p><span id="more-37698"></span><br />
*<br />
All’inizio erano ragazze. A giugno si incontrarono, si sposarono in settembre. A  lui piaceva. Per la madre non era affatto una buona nuora.</p>
<p>*<br />
Il padre nemmeno le rivolgeva la parola.</p>
<p>*<br />
Nella cameretta marinara passò attimi di inquietudine. Non si trattava affatto di presentimenti. Aveva bagnato il letto. La sua prima polluzione. Aveva sognato una lavatrice. E un ragazzo con lo zaino e i capelli sulle spalle. Gli aveva aperto la cerniera. </p>
<p>*<br />
La qualità dei tramonti veniva regolarmente apprezzata da gruppi di conoscenti casuali che si riunivano la sera ai ristoranti. Il molo. Il biondo smaccatamente finto delle rispettive signore. </p>
<p>*<br />
Il neo-noir e il cyberpunk andavano di moda. Nonostante la sua scrivania fosse sempre stata in assoluto disordine, teneva moltissimo alla precisione. </p>
<p>*<br />
Aveva conosciuto imprenditori col gusto della buona tavola, funzionari statali, casalinghe, sarte, pensionate, operai e sindacalisti. Preferiva ‘Piccole Donne’ a ‘I Ragazzi della Via Pal’. </p>
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		<title>chapbooks! chapbooks!</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 07:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Dopo quasi due anni dall’ultima uscita, sono arrivati alla stampa altri quattro titoli della piccola collana <strong><em>Chapbook</em></strong>, che curo insieme a Michele Zaffarano. Con l’anno nuovo sono disponibili:</p>

<strong><em>Il canto secolare per un nomarca</em></strong> di <strong>Emmanuel Hocquard</strong>
<strong><em>Plasma</em></strong> di <strong>Barrett Watten</strong>
<strong><em>I cani dello Chott el-Jerid</em></strong> di <strong>Andrea Raos</strong>
<strong><em>Voci di seconda fase</em></strong> di <strong>Giulio Marzaioli</strong>

<p>Sono felice di segnalare la cosa su Nazione Indiana, perché considero i <em>Chapbook</em> un&#8217;iniziativa molto vicina, per spirito di servizio e gratuita follia, alle <strong><em><a title="abbonatevi a murene" href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/" target="_blank">Murene</a></em></strong>, la collana al 100% indiana alla quale invito tutti ad abbonarsi.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/03/chapbooks-chapbooks/">chapbooks! chapbooks!</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="emmanuel hocquard" src="http://bgmole.files.wordpress.com/2009/04/12-hocquard.jpg" alt="" width="110" height="134" /><img class="alignnone" title="barrett watten" src="http://bgmole.files.wordpress.com/2009/04/13-watten.jpg" alt="" width="110" height="134" /><img class="alignnone" title="andrea raos" src="http://bgmole.files.wordpress.com/2009/04/14-raos.jpg" alt="" width="110" height="134" /><img class="alignnone" title="giulio marzaioli" src="http://bgmole.files.wordpress.com/2009/04/15-marzaioli.jpg" alt="" width="110" height="134" /></p>
<p>Dopo quasi due anni dall’ultima uscita, sono arrivati alla stampa altri quattro titoli della piccola collana <strong><em>Chapbook</em></strong>, che curo insieme a Michele Zaffarano. Con l’anno nuovo sono disponibili:</p>
<ul>
<li><strong><em>Il canto secolare per un nomarca</em></strong> di <strong>Emmanuel Hocquard</strong></li>
<li><strong><em>Plasma</em></strong> di <strong>Barrett Watten</strong></li>
<li><strong><em>I cani dello Chott el-Jerid</em></strong> di <strong>Andrea Raos</strong></li>
<li><strong><em>Voci di seconda fase</em></strong> di <strong>Giulio Marzaioli</strong></li>
</ul>
<p>Sono felice di segnalare la cosa su Nazione Indiana, perché considero i <em>Chapbook</em> un&#8217;iniziativa molto vicina, per spirito di servizio e gratuita follia, alle <strong><em><a title="abbonatevi a murene" href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/" target="_blank">Murene</a></em></strong>, la collana al 100% indiana alla quale invito tutti ad abbonarsi.</p>
<p>Con l&#8217;anno nuovo, quindi, non fate i taccagni e sganciate la lira sia per le <em>Murene</em> che per i <em>Chapbook</em>.</p>
<p>PS: chi vuole vedere un prospetto riassuntivo dei titoli pubblicati ad oggi, e avere indicazioni sulle modalità di acquisto, può <a title="collana chapbooks" href="http://bgmole.wordpress.com/my-series/" target="_blank">cliccare qui</a>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/03/chapbooks-chapbooks/">chapbooks! chapbooks!</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Che genere di discorso</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 13:09:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Queste note di poetica sono state sollecitate da Milli Graffi per il numero 43 de "il verri". Hanno coinvolto anche Andrea Raos e Marco Giovenale, partendo dai testi contenuti nel libro a più voci</em> Prosa in Prosa <em>(2009).]</em></p>
<p>di<strong> Andrea Inglese</strong></p>
<p>Che genere di discorso è la “prosa in prosa”?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/12/che-genere-di-discorso/">Che genere di discorso</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Queste note di poetica sono state sollecitate da Milli Graffi per il numero 43 de "il verri". Hanno coinvolto anche Andrea Raos e Marco Giovenale, partendo dai testi contenuti nel libro a più voci</em> Prosa in Prosa <em>(2009).]</em></p>
<p>di<strong> Andrea Inglese</strong></p>
<p>Che genere di discorso è la “prosa in prosa”? Questa espressione è frutto dell’invenzione del francese Jean-Marie Gleize, teorico e scrittore, che attraverso di essa gioca ambiguamente a proporre un sobrio manifesto e, nel contempo, a descrivere una nuova tipologia di testi apparsi intorno agli anni ottanta del secolo scorso. La formula, ovviamente, reca da un lato traccia di quella più consuetudinaria di “poesia in prosa”, ma dall’altro annuncia un oltrepassamento e una cesura con le categorie del passato. Additare una prosa elevata a potenza, una iper-prosa, significa allontanare le codificazioni di genere (i vari apparati formali e tematici), per individuare una zona indefinita, non di genere, forse equidistante dai generi, forse al di là dei generi. Gleize parla di “uscite” dalla poesia (<em>Sorties</em>, Questions théoriques, 2009), di scomparsa del genere, ma anche di nudità come principio. In ogni caso, senza voler approfondire il discorso teorico di Gleize, che per altro si presenta come astutamente frastagliato e fluido, possiamo ritenere questa nozione di un movimento duplice, di fuoriuscita da un genere e di penetrazione in uno spazio discorsivo non ancora identificato dal punto di vista letterario.<span id="more-36874"></span></p>
<p>Mi sono occupato in due diverse occasioni di sviluppare una riflessione retrospettiva e genealogica su questa prosa proveniente dalla poesia, facendo riferimento soprattutto all’area francese (<em>Passi nella poesia francese. Cronaca di un attraversamento</em>,<em> </em>in <em>Poesia 2008. Annuario</em>, a cura di Manacorda e Febbraro, Gaffi, 2008 e <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/31/poesia-in-prosa-e-arti-poetiche-una-ricognizione-in-terra-di-francia/"><em>Poesia in prosa e arti poetiche</em></a>, in « Trivio », n° 0, I semestre 2008). Ora m’interessa evidenziare alcuni nodi teorici, che emergono dalla mia esperienza specifica di scrittura in prosa.</p>
<p><em>Ideologia e genere</em></p>
<p>Sono tempi, questi, in cui la denuncia dell’ideologia dominante e delle sue mistificazioni ha sempre meno effetto, come sempre meno efficacia sembra avere, nei fatti, ogni riferimento all’eredità novecentesca del pensiero critico. Si apre, quindi, un’opportunità decisiva per artisti e scrittori di sondare in modi nuovi ed inattesi questo presente, al di fuori di ogni dibattito d’attualità. Sotto la cortina dell’attualità e delle sue agende mediatiche vi è il territorio inesplorato del presente, ossia delle nostre vite, nella loro confusione, gioia, e miseria. I generi letterari sono troppo permeabili alle ideologie, sia a quelle vincenti sia a quelle perdenti, e in ogni caso subiscono, per accettazione o rifiuto, il repertorio tematico dell’attualità. Sganciarsi dai condizionamenti tematico-formali dei generi, significa costringersi ad approntare dei nuovi strumenti di captazione e di visione, in piena libertà e rischio.</p>
<p><em>Prosa e romanzo</em></p>
<p>Una questione del tutto ignorata da Gleize, e poco considerata anche da chi batte in Italia i sentieri di fuoriuscita dalla poesia, è quella relativa ai rapporti tra prosa e romanzo. Il romanzo novecentesco, dal modernismo in poi, si è presentato come uno dei generi più fluidi e più idonei alle sperimentazioni. Il terreno della “prosa in prosa” si può raggiungere anche rompendo i precetti dei generi narrativi (novella e romanzo): è il caso di Beckett, di Perec, di Maurice Roche, dei primi Handke e Strauss, ma anche di certe opere di Arbasino e della quasi integrale produzione di Manganelli. È ben vero che oggi, in Italia come e più di altrove, il romanzo appare particolarmente “vincolato”, e quindi il genere più di tutti alieno da pericolose sperimentazioni. Esso è stato in gran parte consegnato alla nostalgia o all’attualità, e comunque alle esigenze editoriali di <em>leggibilità</em>,<em> </em>non certo all’esplorazione del presente. Ciò nonostante è nella vicenda novecentesca del romanzo, oltreché nelle ultime correnti di scrittura post-poetica, che è possibile individuare un armamentario di tecniche e procedimenti utili a mettere in forma la scrittura in prosa.</p>
<p><em>Soggetto poroso: rumori di fondo, flussi, interferenze</em></p>
<p>La definitiva fuoriuscita dal canto lirico, ossia dal verso cha scandisce pubblicamente un’articolazione espressiva intima e privata (invocazione, balbettio, monologo spezzato, nominazione, ecc.), non coincide semplicemente con l’abbandono di un repertorio di convenzioni, ma annuncia la sparizione di una forma di vita, quella che permetteva la costruzione e la difesa di un’intimità emotiva, onirica, meditativa, che oggi è materialmente sempre meno realizzabile. Questa condizione, però, non apre per me uno spazio puramente procedurale, coincidente con una sorta di grado zero della soggettività. Non si tratta, insomma, di saltare a piè pari da una postura autoriale forte, da un’interiorità creatrice, densa di esperienza e di presupposti ideologici, verso l’uso aleatorio, puramente meccanico del <em>cut-up </em>o delle più recenti tecniche di <em>googlism</em>. Non credo, insomma, sia da ribadire, per l’ennesima volta, una scomparsa del soggetto, che è già fin troppo evidente nella nostra quotidiana condizione di assoggettati a processi materiali e culturali su cui abbiamo scarsissima presa.</p>
<p>Si tratta, per me, di rendere visibile e tangibile la <em>porosità</em> del soggetto, che è di continuo attraversato da flussi mediali e di merci, che subisce di continuo le interferenze delle narrazioni d’attualità, che è rintronato dal rumore di fondo delle dinamiche collettive e incontrollabili. La figura, dunque, del soggetto individuale va disaggregata, per quanto riguarda l’intelaiatura delle sue identità sociali e delle sue riserve intime, affinché si rendano riconoscibili, attraverso la scrittura, le componenti molecolari dell’esperienza, che non sono propriamente né soggettive né oggettive, né naturali né culturali. I <a href="http://http://www.nazioneindiana.com/2010/02/17/da-prati/"><em>Prati</em></a> sono delle superfici di captazione di queste scie di soggettività; essi permettono di allestire zone di transito per l’emersione di memorie parziali, falsificate, usurpatrici. La forma dell’enunciato che prediligo, incentrato sulla prima persona e sulla gestualità orale, più che riportare alla luce un’istanza narrativa affidabile, o distendere in forma lineare il canto lirico, realizza la soggettività in forma <em>spettrale</em>, di maschera vociferante, dietro a cui ogni artifizio meccanico è possibile. Piuttosto che ritrovare l’ombra della deliberazione d’autore nel processo impersonale del montaggio, come un tempo la si trovava nella scrittura automatica surrealista, preferisco lasciare emergere la più inquietante ombra meccanica dentro la voce che si vuole consapevole e individuata.</p>
<p>Soggetto significa inoltre corporeità, carne del mondo, materialità, gremito. Il ritrovamento del reale passa anche per il corpo, nella sua dimensione elementare, passiva, passionale. Senza investirlo ideologicamente, trattandolo da frontiera ultima – quasi mistica – dell’autenticità (<em>body art</em>), il corpo va considerato come <em>medium </em>esso stesso, luogo di transito, a volte sorgente, di flussi e interferenze, che si scontrano e sovrappongono a quelli meccanici, mediali, delle grandi industrie di merci simboliche. Nel mio lavoro in prosa, quindi, la <em>voce</em> è importante, almeno quanto lo è il suo sostegno ritmico, la sintassi della frase, una frase prolungata, <em>passiva</em>, capace di aprirsi e ramificarsi sotto la pressione dei flussi eterogenei. Mi è quindi estranea l’idea del lavoro sul linguaggio, come puro deposito, materia inerte, tale da escludere ogni forma di gestualità, ogni traccia, seppur spettrale, di un soggetto che, come direbbe Beckett, patisce e sussulta da qualche parte “dietro la vociferazione”.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/12/che-genere-di-discorso/">Che genere di discorso</a></p>
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		<title>&#8220;Prosa in prosa&#8221; a Bologna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/15/prosa-in-prosa-a-bologna/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/06/15/prosa-in-prosa-a-bologna/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 05:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[giovedì <strong>17 giugno</strong>, alle ore  17:30
<p>presso la <strong>MEDIATECA DI SAN LAZZARO</strong></p>
<p>San  Lazzaro di Savena (Bologna)<br />
via Caselle 22</p>
<p>reading +  dialogo su</p>
<p><strong>PROSA IN PROSA</strong></p>
<p>(Le  Lettere, 2009)</p>
<p>incontro a cura di <strong>Renato Barilli</strong></p>
<p>introduzione  di <strong>Paolo Giovannetti</strong></p>
<p>letture di</p>
<p>Alessandro <strong>Broggi</strong>, Marco <strong>Giovenale</strong>, Andrea <strong>Inglese</strong></p>
<p>interverranno  inoltre</p>
<p>Vincenzo <strong>Bagnoli</strong> Milli <strong>Graffi</strong> Adriano  <strong>Padua</strong></p>

<p></p>
* * *
<p>rassegna stampa e scheda  del libro:<br />
<strong><a href="http://lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&#38;TS02_ID=1502" target="_blank">http://lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&#38;TS02_ID=1502</a></strong></p>
<p>su facebook:<br />
<strong><a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=136204549723323#" target="_blank">http://www.facebook.com/event.php?eid=136204549723323#</a></strong></p>
<p>comunicato del reading sul sito de Le Lettere:<br />
<strong><a href="http://lelettere.it/site/d_News.asp?CategoriaNews=1&#38;TD02_ID=11" target="_blank">http://lelettere.it/site/d_News.asp?CategoriaNews=1&#38;TD02_ID=11</a></strong></p>
<p>su   slowforward:<br />
<strong><a href="http://slowforward.wordpress.com/2010/06/12/giovedi-17-giugno-prosa-in-prosa-alla-mediateca-di-san-lazzaro-bologna/" target="_blank">http://slowforward.wordpress.com/2010/06/12/giovedi-17-giugno-prosa-in-prosa-alla-mediateca-di-san-lazzaro-bologna/</a></strong></p>

* * *

<p>Andrea <strong>Inglese</strong>, Gherardo <strong>Bortolotti</strong>,  Alessandro <strong>Broggi</strong>, Marco <strong>Giovenale</strong>, Michele <strong>Zaffarano</strong>,  Andrea <strong>Raos</strong>,<br />
<em>Prosa in prosa.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/15/prosa-in-prosa-a-bologna/">&#8220;Prosa in prosa&#8221; a Bologna</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;">giovedì <strong>17 giugno</strong>, alle ore  17:30</p>
<p>presso la <strong>MEDIATECA DI SAN LAZZARO</strong></p>
<p>San  Lazzaro di Savena (Bologna)<br />
via Caselle 22</p>
<p>reading +  dialogo su</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">PROSA IN PROSA</span></strong></p>
<p>(Le  Lettere, 2009)</p>
<p>incontro a cura di <strong>Renato Barilli</strong></p>
<p>introduzione  di <strong>Paolo Giovannetti</strong></p>
<p>letture di</p>
<p>Alessandro <strong>Broggi</strong>, Marco <strong>Giovenale</strong>, Andrea <strong>Inglese</strong></p>
<p>interverranno  inoltre</p>
<p>Vincenzo <strong>Bagnoli</strong> Milli <strong>Graffi</strong> Adriano  <strong>Padua</strong></p>
</div>
<p><span id="more-35767"></span></p>
<div>* * *</p>
<p>rassegna stampa e scheda  del libro:<br />
<strong><a href="http://lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&amp;TS02_ID=1502" target="_blank">http://lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&amp;TS02_ID=1502</a></strong></p>
<p>su facebook:<br />
<strong><a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=136204549723323#" target="_blank">http://www.facebook.com/event.php?eid=136204549723323#</a></strong></p>
<p>comunicato del reading sul sito de Le Lettere:<br />
<strong><a href="http://lelettere.it/site/d_News.asp?CategoriaNews=1&amp;TD02_ID=11" target="_blank">http://lelettere.it/site/d_News.asp?CategoriaNews=1&amp;TD02_ID=11</a></strong></p>
<p>su   slowforward:<br />
<strong><a href="http://slowforward.wordpress.com/2010/06/12/giovedi-17-giugno-prosa-in-prosa-alla-mediateca-di-san-lazzaro-bologna/" target="_blank">http://slowforward.wordpress.com/2010/06/12/giovedi-17-giugno-prosa-in-prosa-alla-mediateca-di-san-lazzaro-bologna/</a></strong></p>
</div>
<div>* * *</p>
</div>
<p><span style="font-size: x-small;">Andrea <strong>Inglese</strong>, Gherardo <strong>Bortolotti</strong>,  Alessandro <strong>Broggi</strong>, Marco <strong>Giovenale</strong>, Michele <strong>Zaffarano</strong>,  Andrea <strong>Raos</strong>,<br />
</span><span style="font-size: x-small;"><em>Prosa in prosa. Con 504 illustrazioni in bianco e nero nel  testo.</em><br />
Saggio introduttivo di Paolo Giovannetti, postfazione di Antonio Loreto.<br />
Le  Lettere, collana fuoriformato a cura di Andrea Cortellessa. Firenze,  novembre 2009, pp. 216<br />
</span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-size: xx-small;"><br />
</span></span>﻿</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/15/prosa-in-prosa-a-bologna/">&#8220;Prosa in prosa&#8221; a Bologna</a></p>
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<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/02/16/prosa-in-prosa-allesc-roma/' rel='bookmark' title='Prosa in prosa all&#8217;ESC (Roma)'>Prosa in prosa all&#8217;ESC (Roma)</a> <small> Roma, martedì 16 febbraio 2010, alle ore 20:30 presso ESC Atelier...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/15/prosa-in-prosa-a-succursale-mare/' rel='bookmark' title='&#8220;Prosa in prosa&#8221; a &#8220;Succursale mare&#8221;'>&#8220;Prosa in prosa&#8221; a &#8220;Succursale mare&#8221;</a> <small> A Genova, sabato 17 aprile, alle ore 21 presso...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Ulisse n. 13 + Contenuti speciali</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/05/10/lulisse-n-13-contenuti-speciali/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/05/10/lulisse-n-13-contenuti-speciali/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 May 2010 04:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>È uscito il n. 13 de <strong>&#8220;L&#8217;Ulisse &#8211; Rivista di poesia, arti e scritture</strong><strong>&#8220;</strong>:</p>
<p><a href="http://www.lietocolle.info/upload/l_ulisse_13.pdf">http://www.lietocolle.info/upload/l_ulisse_13.pdf</a></p>
<p>Il titolo di questo numero è <strong>&#8220;Dopo la prosa. Poesia e prosa nelle scritture contemporanee&#8221;</strong>. Contiene diversi interventi (riporto qui sotto l&#8217;indice completo) tra cui il mio che, per motivi tecnici, non è stato possibile pubblicare così come l&#8217;avevo concepito.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/10/lulisse-n-13-contenuti-speciali/">L&#8217;Ulisse n. 13 + Contenuti speciali</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>È uscito il n. 13 de <strong>&#8220;L&#8217;Ulisse &#8211; Rivista di poesia, arti e scritture</strong><strong>&#8220;</strong>:</p>
<p><a href="http://www.lietocolle.info/upload/l_ulisse_13.pdf">http://www.lietocolle.info/upload/l_ulisse_13.pdf</a></p>
<p>Il titolo di questo numero è <strong>&#8220;Dopo la prosa. Poesia e prosa nelle scritture contemporanee&#8221;</strong>. Contiene diversi interventi (riporto qui sotto l&#8217;indice completo) tra cui il mio che, per motivi tecnici, non è stato possibile pubblicare così come l&#8217;avevo concepito. In fondo a questo post lo ripropongo (travestito da rettangolino ingrandibile) nella sua forma originale. Buona lettura. a. r.  </p>
<p><span id="more-33901"></span><br />
L&#8217;ULISSE &#8211; RIVISTA DI POESIA, ARTI E SCRITTURE</p>
<p>Direttori: ALESSANDRO BROGGI, STEFANO SALVI, ITALO TESTA</p>
<p>NUMERO 13:</p>
<p>DOPO LA PROSA. POESIA E PROSA NELLE SCRITTURE CONTEMPORANEE</p>
<p>Editoriale di Italo Testa 3</p>
<p>IL DIBATTITO</p>
<p>FUOCHI TEORICI</p>
<p>Andrea Cortellessa 8<br />
Paolo Giovannetti 14<br />
Simone Giusti 19<br />
Ron Silliman 22<br />
Paolo Zublena 44</p>
<p>PERCORSI ITALIANI</p>
<p>Giorgio Manganelli<br />
di Filippo Milani 50</p>
<p>Goffredo Parise<br />
di Giulia Rusconi 61</p>
<p>Giampiero Neri<br />
di Victoria Surliuga 67</p>
<p>Elio Pagliarani<br />
di Luigi Ballerini 69</p>
<p>Antonio Porta<br />
di Tommaso Di Dio 74</p>
<p>Giovanni Raboni<br />
di Concetta Di Franza 82</p>
<p>Eugenio De Signoribus<br />
di Rodolfo Zucco 90</p>
<p>Valerio Magrelli<br />
di Federico Francucci 104</p>
<p>Aldo Nove e Tommaso Ottonieri<br />
di Gian Luca Picconi 124</p>
<p>Roberto Piumini<br />
di Milva Maria Cappellini 137</p>
<p>Un excursus sul Novecento<br />
di Plinio Perilli 143</p>
<p>IN DIALOGO</p>
<p>Alfonso Berardinelli 159<br />
Gherardo Bortolotti 161<br />
Franco Buffoni 163<br />
Anna Maria Carpi 166<br />
Maurizio Cucchi 168<br />
Umberto Fiori 173<br />
Marco Giovenale 175<br />
Andrea Inglese 181<br />
Angelo Lumelli 184<br />
Guido Mazzoni 191<br />
Laura Pugno 196<br />
Fabio Pusterla 199<br />
Andrea Raos 202<br />
Flavio Santi 204<br />
Giuliano Scabia 208</p>
<p>IDEE DELLA PROSA</p>
<p>Giorgio Agamben 212<br />
Alfonso Berardinelli 214<br />
Umberto Eco 219</p>
<p>SCENARI EUROPEI</p>
<p>Gianfranco Contini 231<br />
Ermanno Krumm 241<br />
Giovanni Nadiani 248</p>
<p>AL DI LÀ DEI GENERI</p>
<p>Jérôme Game 265<br />
Jean-Marie Gleize 269<br />
Christophe Hanna 273<br />
GAMMM 276</p>
<p>GLI AUTORI</p>
<p>LETTURE</p>
<p>Franco Arminio 280<br />
Nanni Balestrini 282<br />
Mario Benedetti 285<br />
Paolo Colagrande 286<br />
Luigi Di Ruscio 288<br />
Gabriele Frasca 291<br />
Giuliano Guatta 292<br />
Giancarlo Majorino 295<br />
Francesco Osti 298<br />
Rosa Pierno 302<br />
Stefano Raimondi 304<br />
Andrea Sartori 306<br />
Giovanni Tuzet 310</p>
<p>I TRADOTTI</p>
<p>Jorge Esquinca<br />
tradotto da Damiano Abeni 316</p>
<p>Durs Grünbein<br />
tradotto da Daniele Vecchiato 323</p>
<p>Barbara Köhler<br />
tradotta da Daniele Vecchiato 327</p>
<p>Sophie Loizeau<br />
tradotta da Paola Cantù 334</p>
<p>Ramón García Mateos<br />
tradotto da Matteo Lefèvre 339</p>
<p>Plauto<br />
tradotto da Roberto Piumini 347</p>
<p>Francis Ponge<br />
tradotto da Italo Testa 349</p>
<p>Gustave Roud<br />
tradotto da Pierre Lepori 350</p>
<p>Mark Strand<br />
tradotto da Damiano Abeni e Moira Egan 356</p>
<p>***</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/ulisse3.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/ulisse3-222x300.jpg" alt="" title="ulisse3" width="222" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-33902" /></a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/05/10/lulisse-n-13-contenuti-speciali/">L&#8217;Ulisse n. 13 + Contenuti speciali</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>da &#8220;Wunderkammer&#8221;</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/04/22/da-wunderkammer/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 05:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
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		<category><![CDATA[prosa contemporanea]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Michele Zaffarano</strong></p>
<p><em>ovvero </em></p>
<p><em>come ho imparato a leggere</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Se colui che ti parla in modo incomprensibile non sta producendo sintomi di malattia come la tosse o il vomito, ma ti sta parlando o comunicando qualcosa, allora tu lo sleghi. </em></p>
<p>Sergio Piro</p>
<p><em>Ci sono delle cose – anche le più astratte o spirituali – che si vivono solo attraverso il corpo.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/22/da-wunderkammer/">da &#8220;Wunderkammer&#8221;</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Michele Zaffarano</strong></p>
<p><em>ovvero </em></p>
<p><em>come ho imparato a leggere</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Se colui che ti parla in modo incomprensibile non sta producendo sintomi di malattia come la tosse o il vomito, ma ti sta parlando o comunicando qualcosa, allora tu lo sleghi. </em></p>
<p>Sergio Piro</p>
<p><em>Ci sono delle cose – anche le più astratte o spirituali – che si vivono solo attraverso il corpo. Vissute attraverso un altro corpo non sono più le stesse. </em></p>
<p>Pier Paolo Pasolini</p>
<p>11</p>
<p>Le cose che cambiano e nulla è cambiato. Centinaia di fascine arrossiranno sulle tegole, i mattoni arrossiranno sotto gli occhi di un padrone morente, il fuoco che brilla ancora in gola, ed è un rito lontano, che porta lontano. E bruciano le trame sottili, l’argilla sul fondo del mare, e il tufo che aspetta, che sonda un piccolo sospetto, come il crisocione, il cane dorato, che non vive in branchi. Si va da lavori complessi con i nastri e con il sughero, alla cera d’api, ai vasi. Macerare i fiori per un paio d’ore, chiudere la pomata e gli oli essenziali per qualche giorno, dopo qualche giorno rimangono gli oli, l’elicriso, della famiglia delle Asteraceae, l’anice stellato, il cardamomo, la cannella, l’incenso, poi il fissante, la radice di giaggiolo, e, finalmente, dopo tanti lavori, ai bambini si mostra un amaro sapore. Varrà questa pena, le pene de lo inferno, che più s’impregna e che più lo s’indurisce. Ovvero le valli felici, se le ultime vicende avete seguito.</p>
<p><span id="more-33152"></span></p>
<p>16</p>
<p>Tutto può essere un’altra cosa. La realtà è un’altra cosa. Quel che si vede è quel che non si sa, un ritrovamento casuale, un approdo a forme assenti, a varianti polifoniche, a riferimenti incrociati. E l’assenza è squilibrio, difetto, origine. Quando si esprime, le cose possono svilupparsi seguendo i moti di elementi intesi dentro all’ordine del linguaggio e i tasselli di copertura manifestano qualcosa di originario, qualcosa che fa difetto, una mancanza, una particolare rappresentazione del concetto di assenza. Devi sforzarti di scrivere: smeraldo tra i capelli color di carota, e di scrivere: sono arrivati come una rosa, si sono mostrati come una rosa si mostra. Sbaglia colui che ammette, oppure vuol far credere, di essere di fronte a previsioni sicure. Devi scrivere: venite, venite, stanno sfondando il portone. Devi scrivere che qualcuno scrive: una grande fascia verde. Ma è tanta la notte e molte sono le chiacchiere, l’atmosfera si surriscalda e i modi di dire duplicano il problema, l’asfissia, le soste negli hangar, i falsari opposti con disciplina agli apprendisti. Rispetto a chi ha tinto il blocco di nero, una relazione speciale intercorre attraverso la fenditura, attraverso la perdita di ogni possibile. Il sicuro sdoppiamento della personalità sarebbe allora ottenuto, da una parte, come compimento dei contenuti, e, dall’altra, come risultato del pratico opporsi a un esilio non più simbolizzabile. L’origine, la provenienza, il principio possono far ruotare le riflessioni durante le età ingrate, ma teoricamente le posizioni da cui si scrive sono in perenne migrazione. L’urgenza assume voce e forma, e forma il dolore. Devi imparare a scrivere: si intuisce l’effetto del furore e della collera meglio di quanto non lo si comprenda. Devi imparare a scrivere: esso rende in modo semplice tutti i piccoli misteri interrogativi. Non siamo costretti a parlare, non siamo costretti ad ascoltare. Rimane la questione su che cosa implichi il corpo. Passare, deve passare per l’introiezione, e tante sono le note quanto inesausta la sua furia. Ma quanto può dare affidamento uno strumento tecnico? È consentita la fermezza qualora se ne dimostri l’inutilità, qualora sia fondata l’impossibilità stessa del suo darsi? O quando venga svelata l’intimità fra il suo dolore e la sua ripartizione, la sua riluttanza alla costruzione di un sé epico? Bisognerebbe saper scegliere quello più compatibile. Devi scrivere, come esempio: una luce all’uscita del tunnel, gli stregoni che aspettano al varco, un’ansia tale da non permettere più un’esplicita resa politica. Scrivendo, devi imparare a chiedere: come ci si esprime in questi casi?</p>
<p>19</p>
<p>Il rito scelto è questo. Ancora non ci siamo, ma la linea è questa. Questa è la cosa che gratifica lo sforzo sostenuto. Le parole sono le parole di chi si basterà a morbosa curiosità, e gradualmente queste parole si sono già in parte concluse, in parte avverate. L’impressione generale, comunque, è che le strade siano state sgombrate, e che il risveglio non le veda più imbiancate come la sera prima. È tardi, e ci sono grosse pezze di seta sparpagliate ovunque, come se qualcuno, prima, abbia spento la luce. Nonostante tutto, fino a questo momento è stata una sera ben tenuta, i corpi hanno seguito le ombre e ancora non si sa se crolleranno o se saranno riempiti, o se ricominceranno a scrivere. Il fatto che ci si possa entrare un’altra volta, vuol soltanto dire che già prima i palloni erano palloni incantati, e che le storie di magia puoi cominciare fin da ora a controllarle partendo dalla lettera c, dalla figura della constantia. Seguiranno: evoluzioni repentine, momenti drammatici, flebo di massa, fotografie prese in dettaglio, crolli di solfatare, conseguenze terribili, febbri che si diffonderanno a vista d’occhio, epidemie terminali. Oggi stai nel cuore del bosco, dove è così che si mordono le persone, dove è così che si divertono. Ma domani? Ti chiamano agnellino, staremo a vedere. Se vengono loro qui, voglio sentire parole nuove, nuovi coni, concetti rifluiti di corsa dal retro del cervello. Detesto i mutamenti di qualunque tipo, eppure si direbbe che ci sia parecchio movimento in giro. E: devo tornare a casa, è assolutamente ridicolo, devo tornare subito a casa, tira e molla, tira e molla, come me non c’è nessuno. Non riesco a crederci.</p>
<p>20</p>
<p>L’autentico. Oppure il libro che non sarebbe mai stato scritto se le parole non avessero assunto questa forma particolare di <em>bêtise</em>. Il lavoro, gli aneddoti raccontati. Nessun dubbio che ciò che viene letto possa finire per restare impresso. Nello stesso tempo, l’ascolto percorre i suoi sentieri, inganna chi resta all’interno dell’ambito. Se ancora, in casa, c’è un ambito, se ancora ci sono le categorie di interesse, i manichini non convenzionali, la possibilità di un racconto pensato per lamentarsi. Nel corso di queste righe, non c’è alcuna intenzione di rivelare fatti intimi, alcun desiderio di esibirsi in modo sconcertante. Di questo parleremo in seguito. Intanto: togliere di mezzo, ripulire con cura, non scrivere nulla per nulla, offrire le stesse astute <em>bêtises</em> del quotidiano, farle durare, sentirle esistere, resistere, e poi eliminarle, parlare, parlare. Spesso capita che dalla scrittura il dubbio su ciò che viene letto sia posto addirittura dagli invitati. Qualcosa di autentico avanza comunque, si rivela.</p>
<p>[Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Andrea Raos, Michele Zaffarano, <em>Prosa in prosa</em>, Le Lettere, Firenze 2009]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/22/da-wunderkammer/">da &#8220;Wunderkammer&#8221;</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Questo libro è un altro</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/03/04/questo-libro-e-un-altro/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 08:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;">Roma, giovedì <strong>4 marzo</strong> 2010, alle <strong>ore 20:00</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong>al<strong> Beba do Samba<br />
</strong>via de’ Messapi 8</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bebadosamba.it/" target="_blank">http://www.bebadosamba.it/</a></p>
<p style="text-align: center;">
</p><p style="text-align: center;"><em>ce livre est un autre</em></p>
<p style="text-align: center;">questo libro è un altro</p>
<p style="text-align: center;"><strong>:</strong></p>
<p style="text-align: center;">gli autori di <strong><em>Prosa in prosa</em></strong> (Le Lettere, 2009) presentano il libro</p>
<p style="text-align: center;">visto attraverso letture di altri libri (francesi e inglesi: in traduzione italiana)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>=</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>&#62;&#62;&#62;</strong> Marco <strong>Giovenale</strong>, Andrea <strong>Raos</strong>, Michele <strong>Zaffarano</strong> <strong>&#60;&#60;&#60;</strong></p>
<p style="text-align: center;">(e, in absentia, Bortolotti, Broggi e Inglese)</p>
<p style="text-align: center;">
</p><p style="text-align: center;">leggeranno da</p>
<p style="text-align: center;">
</p><p style="text-align: center;"><em>Marte ha bisogno di terroristi</em>, di <strong>K.</strong>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/04/questo-libro-e-un-altro/">Questo libro è un altro</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Roma, giovedì <strong>4 marzo</strong> 2010, alle <strong>ore 20:00</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong>al<strong> Beba do Samba<br />
</strong>via de’ Messapi 8</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bebadosamba.it/" target="_blank">http://www.bebadosamba.it/</a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><em>ce livre est un autre</em></p>
<p style="text-align: center;">questo libro è un altro</p>
<p style="text-align: center;"><strong>:</strong></p>
<p style="text-align: center;">gli autori di <strong><em>Prosa in prosa</em></strong> (Le Lettere, 2009) presentano il libro</p>
<p style="text-align: center;">visto attraverso letture di altri libri (francesi e inglesi: in traduzione italiana)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>=</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>&gt;&gt;&gt;</strong> Marco <strong>Giovenale</strong>, Andrea <strong>Raos</strong>, Michele <strong>Zaffarano</strong> <strong>&lt;&lt;&lt;</strong></p>
<p style="text-align: center;">(e, in absentia, Bortolotti, Broggi e Inglese)<span id="more-31570"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">leggeranno da</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><em>Marte ha bisogno di terroristi</em>, di <strong>K. Silem Mohammad</strong><br />
<em>62 unità di prosa scritte da malato</em>, di <strong>Rodrigo Toscano</strong><br />
<em>Scusi, la strada per Pondicherry?</em>, di <strong>Jean-Michel Espitallier</strong><br />
<em>Davy Crocket o Billy the Kid avranno sempre un po’ di coraggio</em>, di <strong>Olivier Cadiot</strong><br />
<em>Ma ci posso campare?</em>, di <strong>Jeff Derksen</strong><br />
<em>7 anacronismi</em>, di <strong>Christophe Tarkos</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">(volumi editi dalla collana ChapBook, dell’editore milanese Arcipelago)</p>
<p style="text-align: center;">cfr.<strong> <a href="http://gammm.org/index.php/chap/" target="_blank">http://gammm.org/index.php/chap/</a></strong></p>
<p style="text-align: center;">su facebook: <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=333730658373&amp;ref=mf" target="_blank">http://www.facebook.com/event.php?eid=333730658373&amp;ref=mf</a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">introduce l’incontro:<br />
<strong>Fabio Orecchini</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">*  *  *</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/04/questo-libro-e-un-altro/">Questo libro è un altro</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>da &#8220;Prati&#8221;</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/02/17/da-prati/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 08:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/00000014.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong><br />
<em><br />
Prato n° 147 (magnetofono e proiezione super otto)</em></p>
<p>Cerchiamo di farla noi, in tutta tranquillità, così ravvicinati, confidenti, un&#8217;infanzia, senza drammatizzare. In qualsiasi momento, è di grande utilità, rimbocchiamoci le maniche, un&#8217;infanzia nuova, con rigore. È ovvio che ci va di mezzo un bambino, soluzioni alternative non ne esistono, ci andrà di mezzo, anzi mettiamocelo subito, meglio un maschio allora, che le bambine sono più difficili, se si sdraiano sull&#8217;erba, e sollevano i loro vestiti leggeri, a fiori.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/17/da-prati/">da &#8220;Prati&#8221;</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/00000014.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/00000014-207x300.jpg" alt="" title="00000014" width="207" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-30457" /></a></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong><br />
<em><br />
Prato n° 147 (magnetofono e proiezione super otto)</em></p>
<p>Cerchiamo di farla noi, in tutta tranquillità, così ravvicinati, confidenti, un&#8217;infanzia, senza drammatizzare. In qualsiasi momento, è di grande utilità, rimbocchiamoci le maniche, un&#8217;infanzia nuova, con rigore. È ovvio che ci va di mezzo un bambino, soluzioni alternative non ne esistono, ci andrà di mezzo, anzi mettiamocelo subito, meglio un maschio allora, che le bambine sono più difficili, se si sdraiano sull&#8217;erba, e sollevano i loro vestiti leggeri, a fiori. Come quelle fotografate da Lewis Caroll, dai vestiti logori e le facce adulte, per via delle gonnelline quasi rovesciate, di quella pelle troppo dolce, ma le labbra gonfie, come disegnate sopra, del tutto false, da donna matura, nessuno sa come gestire le labbra adulte, sulle gambe dolci, con il gonnellino tirato su, che poi uno le fotografa, come Lewis Carroll, queste bambine, e non sa più perché va a fotografare tutta questa infanzia, proprio tra le bambine, sui loro corpi, appena si sdraiano, e sceglie le facce più adulte, le labbra mature.<br />
<span id="more-30455"></span><br />
Se facciamo un bambino maschio, poi lo piazziamo in mezzo, dentro la sua infanzia, in campagna per forza, lasciamogli quest&#8217;opportunità, che ci siano le galline, l&#8217;aia polverosa per giocare a pallone, il cane disteso sotto il sole, la montagna di fieno, le cantine e i solai, con dentro i bauli, e nei bauli le divise dell&#8217;ufficiale fascista, le scale a pioli poggiate sui muri, la serra in disuso, con molte ragnatele e vetri rotti, i fossi con dentro le rane, i prati con le lumache o le cavallette, i prati con l&#8217;erba così alta che uno ci si tuffa, si mette a pancia in giù, con gli steli che pungono la faccia, e dà grandi bracciate, nuotando in mezzo al polline, alle spighe, schiacciando qualche margherita, mangiando addirittura erba, e tirandosi dietro una bambina, vediamo di lasciargli questa opportunità, basta che non si metta sopra di lei a cavalcioni, tirandole i capelli, mordendole il collo, gridando che la farà annegare, mentre un&#8217;eccitazione gli scoppia in testa, e non capisce più nulla, sentendo come la bambina si abbandona alle sue sevizie, con la faccia che è divenuta rossa ad entrambi, lui con la schiuma di saliva agli angoli delle labbra, lei delle lacrime lungo le guance, i piccoli ematomi azzurri che le sbocciano sulle spalle, tra le scapole, dove lui tira colpi, con il palmo della mano aperto, o dove lui arriva con la bocca, per poi mordere, questa opportunità è così pericolosa, in fondo, qualche vecchia deve farsi vedere, o cominciare un lamento, o mettersi a gridare davanti alla cucina, che è pronto. Qualcosa deve salvarli dalla loro infanzia, facciamo in modo che ne escano bene, diciamo non così malconci, che lei non sanguini dalla bocca, che lui non si sia di nuovo tolto i pantaloni, per sdraiarsi come morto, tenendola ferma per un braccio, entrambi supini, il sole che ferisce gli occhi, il sesso di lui teso, lei che non parla, straordinaria bambina muta, sempre, perfettamente, come un animale, sotto ogni prova e sevizia, ma capace di calciare a volte, di sottrarsi di colpo alla presa, di fuggire via dal prato. Bisogna moderare questa infanzia, spingendo avanti la vecchia, che esca dalla cucina, la vecchia non vuole avvelenarli, o rapirli, come nelle favole nordiche, ma è bene che siano poco presenti padre e madre, anche perché il padre è morto, il bambino ha un assoluto bisogno di un padre morto, a volte si alza di notte e danza come sul cadavere del padre, ma il padre non è mai esistito, non è quello morto, sono tutte false piste, il bambino è stato messo nell&#8217;ignoranza, è nella menzogna che bisogna tenerlo, il padre è lontano o morto, non lo sa bene, gli danno notizie vaghe, la vecchia per lo più dorme o taglia ortaggi, la bambina si fa mordere ma non apre bocca, non riesce neppure a gridare, quando lui davvero perde il controllo, nell&#8217;erba, le tira forte i capelli, prova a strangolarla, e lei pare diventare ancora più morbida, tutta più molle, come fosse già slogata, un corpo disossato, di gomma, quando arrivano quelli più grandi qualcosa viene a sapere, diamogli quest&#8217;opportunità, senza drammatizzare, qualche sevizia anche passiva, non solo il piccolo torturatore del prato, sei un figlio di bastardo gli dicono, tua madre è una cagna puttana, ma non si deve prendere ciò alla lettera, lui per primo lo sa, nell&#8217;infanzia, tutti riversi nell&#8217;erba, o si lotta in silenzio, con la testa scoppiata dall&#8217;eccitazione, o si dicono cose apparentemente tremende, lasciamoli fare, sono ferite che prima arrivano prima rimarginano, lui neppure ascolta le frasi alla lettera, è lo spirito che conta, è che si calano i calzoni, e lui senza dispiacere ingoia i loro sessi, lo fanno per gioco, non l&#8217;hanno mai forzato, anzi si distendono nel prato, in mezzo alle cavallette e ai soffioni, come se nuotassero a dorso, vieni con noi bastardo, prenditi in mano l&#8217;uccello, pensa a tua madre, ma scherzano, ognuno impegnato col proprio sesso, e dura molto il pomeriggio, il prato sembra prendere fuoco, allora lui ingoia un sesso, poi l&#8217;altro, vuole che gli altri facciano lo stesso, ma è troppo piccolo il suo, loro poi cantano la canzone del bastardo, tuo padre ne riempie un&#8217;altra, gli dicono, ma quando arriva Jusuff, che è turco, allora lo fanno nuotare loro, tutti assieme  nell&#8217;erba, gli fanno mangiare le cavallette e, quando riescono a catturarle, le lucertole, anche Jusuff non parla, lui neppure piange, grida moltissimo, come se gli stessero strappando la pelle, sputa tutto, sputa addosso a tutti i pezzi d&#8217;erba, di cavalletta, di lucertola, nell&#8217;infanzia le cose vanno veloci, è come se precipitassero, si caricano durante la notte, si accumulano di mattina, come tante sorprese, e poi esplodono nel pomeriggio, il prato sembra prendere fuoco, sarà che l&#8217;infanzia è solo d&#8217;estate, non possiamo anticiparla o posporla, è proprio nella combustione che bisogna mettere di mezzo il bambino, dove la fiamma è più fitta, alta, tentano di fargli mangiare tutte le cose del prato, a Jusuff, e il bambino fa la sua parte, va a cercare i gusci, le radici, i piccoli sassolini che Jusuff deve inghiottire, anche se quello grida, la vecchia, e tutti gli adulti, anche loro vecchi, sono in cucina, dormono, sono al fresco dietro le persiane chiuse, lasciano che l&#8217;infanzia faccia il suo corso, che l&#8217;incendio si propaghi, e che tornino a sera, ormai combusti, senza più luce negli occhi, il bambino, sopravvissuto alla sua infanzia, lasciamolo lì, a mangiare la minestra, a buttare a terra i pezzi di carne che non riesce a inghiottire, lasciamo che la vecchia gli parli della madre, dei lunghi viaggi della madre, e del padre, di come il padre è morto giovane e bello, quanto era elegante il padre, e quanto viaggia lontano lavorando sempre la madre, lasciamo che la vecchia gli parli, gli dica qualche parola dolce anche, provi a fargli una carezza, gli posi le mani leggere sui capelli, al bambino, ormai tutto consumato, combusto, che non sa più di esistere, dimentico di sé, avendo tutto bruciato nel prato, a contatto con i sessi degli amici, mordendo la nuca alla bambina, facendo ingoiare fango a Jusuff, si è così ben arroventato, nel nuoto d&#8217;erba, perdendo tutto quanto, non avendo più qualcosa da difendere, un proprio nome, una parte sacra del corpo, dei ricordi dolci, nulla gli è rimasto, tutto è stato messo dentro, divorato, violato, non ha più vergogna, nel prato ha perso ogni vergogna, non drammatizziamo, è così che si fa spazio l&#8217;infanzia, che fa il suo corso, poi quando finisce, il prato viene sepolto, si getta molta ombra sul prato, manciate di ombra, al posto delle urla afone, si mettono in bocca alla bambina delle frasi semplici, una canzone di coccodrilli, agli amici si mette in mano un pallone, invece dei loro sessi, sempre gonfi, tumefatti, sotto il sole, a Jusuff si dà un sorriso allegro, e si ricordano i dolci che portava di pomeriggio, avvolti in un fazzoletto, quei dolci da mangiare sull&#8217;erba, rompendoli in tanti bocconi, per ognuno. In questo modo è finalmente finita, possiamo mettergliela alle spalle, tutta ricordata, mai esistita, la sua infanzia.</p>
<p>[Bortolotti, Broggi, Giovenale, Inglese, Raos, Zaffarano, <em>Prosa in prosa</em>, Le Lettere, 2009]</p>
<p>[Foto da <em>Lewis Carroll Album II - Princeton University Library</em> (libweb2.princeton.edu)]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/17/da-prati/">da &#8220;Prati&#8221;</a></p>
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		<title>Prosa in prosa all&#8217;ESC (Roma)</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 05:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/Prosa_in_prosa_Cover.jpg"></a> Roma, martedì <strong>16 febbraio</strong> 2010, alle <strong>ore </strong><strong>20:30</strong></p>
<p>presso ESC Atelier Autogestito</p>
<p>via dei Volsci 159  [San Lorenzo]</p>
<p>nell’ambito del progetto EscArgot _ scrivere con lentezza</p>
<p>presentazione di</p>
<p>PROSA IN PROSA</p>
<p>(Le Lettere, 2009 &#8211; collana <em>fuoriformato</em>)</p>
<p>saranno presenti gli autori:</p>
<p>Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale,</p>
<p>Andrea Inglese, Andrea Raos, Michele Zaffarano</p>
<p>coordinamento e interventi critici di Andrea Cortellessa</p>
<p></p>
<p style="text-align: center;">*  *  *</p>
<p>Un libro a sei voci – Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Andrea Raos, Michele Zaffarano – vuole fare il punto – in modo “militante”, di parte – su una forma di scrittura da qualche tempo divenuta molto attuale e discussa, anche in Italia: la poesia in prosa, dando luogo, da subito, a qualcosa di nuovo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/16/prosa-in-prosa-allesc-roma/">Prosa in prosa all&#8217;ESC (Roma)</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/Prosa_in_prosa_Cover.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30479" title="Prosa_in_prosa_Cover" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/Prosa_in_prosa_Cover-231x300.jpg" alt="" width="231" height="300" /></a> Roma, martedì <strong>16 febbraio</strong> 2010, alle <strong>ore </strong><strong>20:30</strong></p>
<p>presso ESC Atelier Autogestito</p>
<p>via dei Volsci 159  [San Lorenzo]</p>
<p>nell’ambito del progetto EscArgot _ scrivere con lentezza</p>
<p>presentazione di</p>
<p>PROSA IN PROSA</p>
<p>(Le Lettere, 2009 &#8211; collana <em>fuoriformato</em>)</p>
<p>saranno presenti gli autori:</p>
<p>Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale,</p>
<p>Andrea Inglese, Andrea Raos, Michele Zaffarano</p>
<p>coordinamento e interventi critici di Andrea Cortellessa</p>
<p><span id="more-30477"></span></p>
<p style="text-align: center;">*  *  *</p>
<p>Un libro a sei voci – Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Andrea Raos, Michele Zaffarano – vuole fare il punto – in modo “militante”, di parte – su una forma di scrittura da qualche tempo divenuta molto attuale e discussa, anche in Italia: la poesia in prosa, dando luogo, da subito, a qualcosa di nuovo. Dopo almeno centocinquant’anni di storia, questo genere non solo ha raggiunto una piena maturità ma può anche confrontarsi con la sua tradizione; può tentare di ripensarla criticamente. Il titolo lo suggerisce: dalla prosa si tratta di tornare (polemicamente, ironicamente) alla prosa stessa, e scoprire uno spazio diverso. È finito, con ogni evidenza, il periodo in cui il non-verso doveva innanzi tutto costringerci a riflettere sulle carenze del verso, sui confini del poetico, della poesia. La scrittura in prosa, forte di una consapevolezza spietata intorno all’impasse in cui la comunicazione letteraria in toto langue, interagisce con i generi del discorso istituzionalmente non-poetico: cronachismo, narratività, parlato informale. E, a ben guardare, di “poesia” in prosa qui non si può (più) propriamente parlare. Tra molti modi di intendere la poesia e molti di intendere la narrativa (dal racconto al romanzo), si apre un terzo spazio abitato da forme ancora differenti, che preferiamo definire “prosa in prosa”.</p>
<p style="text-align: center;">*  *  *</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/16/prosa-in-prosa-allesc-roma/">Prosa in prosa all&#8217;ESC (Roma)</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>da &#8220;Tracce&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 08:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gherardo Bortolotti]]></category>
		<category><![CDATA[prosa contemporanea]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>gherardo bortolotti</strong></p>
<p>(2003-2008)</p>
<p>23. 	lavando i denti prima di dormire, una specie di mossa interlocutoria, un passo da tentare nel gioco del tempo che si perde, del continuo approssimarsi alla morte.<br />
24. 	riferendoci, in sede di discussione, ad alcuni eventi secondari come alla nostra vita.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/03/da-tracce/">da &#8220;Tracce&#8221;</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>gherardo bortolotti</strong></p>
<p>(2003-2008)</p>
<p>23. 	lavando i denti prima di dormire, una specie di mossa interlocutoria, un passo da tentare nel gioco del tempo che si perde, del continuo approssimarsi alla morte.<br />
24. 	riferendoci, in sede di discussione, ad alcuni eventi secondari come alla nostra vita.<br />
25. 	facendo shopping, implicati in qualche vicenda collettiva.<br />
26. 	fra le puntate settimanali di un serial, avvenimenti di poco conto, discussioni interrotte, fraintendimenti in ufficio.<br />
27. 	stupori silenti di fronte allo schermo del televisore.<br />
28. 	sensibile alle stagioni ed alle tattiche di manipolazione dei media.<br />
29. 	rivolgendoci al futuro, aspettando che il sogno si interrompa.<br />
30. 	nel silenzio delle tue convinzioni.<br />
31. 	mentre le confezioni di detersivo ci riempiono gli occhi.<br />
<span id="more-29790"></span><br />
32. 	nella media coscienza culturale.<br />
33. 	procedendo nella nostra carriera di cittadini e di consumatori, dando prova di spiccate attitudini all’indifferenza, al cinismo, all’allucinazione.<br />
34. 	nelle ore meno significative del pomeriggio.<br />
35. 	il lunedì mattina, dopo la catastrofe del fine-settimana.<br />
36. 	qualcosa dentro di noi che è sbagliato e che ci rende liberi.<br />
37. 	nemmeno all’altezza dei nostri cellulari.<br />
38. 	la confusa vicenda che identifichi con la tua coscienza.<br />
39. 	seduti in cucina, come esponenti dell’opinione pubblica.<br />
40. 	epoche successive di desideri, generati dall’estate o dalla pubblicità di prada.<br />
41. 	la tua gioia, i suoi stati interni.<br />
42. 	regioni remote della nostra persona, invase da equivoci mai risolti, scene di vecchie serie televisive, espressioni tipiche di persone che non ci hanno mai amato.<br />
43. 	non risparmiandoci nell’espressione delle nostre opinioni, e dei giudizi superficiali di cui raramente abbiamo penuria.<br />
44. 	standard di successo nel mondo libero.<br />
45. 	in pausa-pranzo, esprimendo alcuni valori.<br />
46. 	risvegliandosi tra mobili impiallacciati, accedendo allo stato delle cose.<br />
47. 	avanzando in un mondo fitto, spesso di livelli, strati, volumi acco­stati, di lati oscuri, sogni, mondi paralleli, traumi altrui e spiragli sottili e lunghissimi.<br />
48. 	esplorando regioni di internet a bassa larghezza di banda.<br />
49. 	un giorno, nel tardo dopo cristo.<br />
50. 	caratterizzato da noncuranza e dissipazione.<br />
51. 	classi popolari, attraversate dai media, da volontà di dominio.<br />
52. 	nei giorni della propria giovinezza, venendo iniziati alla superficia­lità e all’arroganza.<br />
53. 	messaggi in codice, nelle canzoni più popolari.<br />
54. 	angoli delle case in cui si depositano, guidati dalle correnti tra le cose, anni di sguardi distratti, di borbottii sovrappensiero, di lun­ghi sospiri che ci sfuggono mentre guardiamo la televisione.<br />
55. 	marchi industriali rimasti sulle pianure del mio sovrappensiero, come monumenti di civiltà superate, anteriori alle migrazioni dei<br />
56. 	miei pensieri ed al loro insediamento.<br />
57. 	in tangenziale, in vista di un prossimo futuro.<br />
58. 	piccoli parcheggi periferici, luoghi d’apparizione delle divinità del vespro.<br />
59. 	molto al di sotto delle nostre opinioni, delle posizioni in seno alla repubblica ed ai dibattiti televisivi, le ferite nei corpi delle vittime, gli stupri, la morte dei bambini.<br />
60. 	gli incroci stradali, le cucine, gli uffici ingombri di monumenti po­limorfi e tozzi, che realizzano i rapporti umani in atto, le forme dei nostri affetti.<br />
61. 	dalle regioni dei tuoi interni, dagli scorci del tuo benessere.<br />
62. 	là dove la merce si incontra con la colpa.<br />
63. 	implicato, mio malgrado, in qualche strategia di marketing.<br />
64. 	dall’alto della nostra esperienza di consumatori.<br />
65. 	multinazionali che si spostano verso l’astratto, le cui proprietà generano massonerie esoteriche di consigli di amministrazione e sindacati segreti, ed i cui centri di produzione si allontanano oltre i confini, lasciando le merci, come tracce di un disegno, apparen­temente innocenti.<br />
66. 	tracce di atterraggi alieni, nella polvere sopra i tuoi mobili.<br />
67. 	le galassie si allontanano, mentre sto seduto in ufficio e le radiazioni delle stelle mi attraversano.<br />
68. 	regioni dell’esperienza umana superate dallo sviluppo della pro­duzione industriale, abbandonate dalle reti della vendita al detta­glio, lasciate all’iniziative spicciola di qualche soggetto deviante.<br />
69. 	centri periferici del benessere e della speranza nel futuro.<br />
70. 	quasi del tutto inconsapevoli della situazione.<br />
71. 	modi di partecipazione non specialistica alla fine della tua giornata.<br />
72. 	tra le inquadrature televisive, alcuni indizi di un enigma – ricordi di rumore bianco, di interferenze siderali.<br />
73. 	impegnati in diaspore sovrapposte.<br />
74. 	continui imprevisti, continue umiliazioni.<br />
75. 	progetti generali di dominio, proposti in autobus, alle schiene de­gli altri viaggiatori.<br />
76. 	diverse visioni delle cose, alcune derivate da recenti campagne pubblicitarie.<br />
77. 	pensando a quando sarò ricco, a quanto poco saprò del dolore, della vita come forma della mancanza.<br />
78. 	sognando ad occhi aperti, su autostrade assolate.<br />
79. 	lente mosse verso il niente.<br />
80. 	ci fissiamo negli occhi, attraverso le acque internazionali che ci divi­dono, il piano di non-umano lungo cui le direzioni dei nostri sguar­di si disegnano e, quando abbassiamo gli occhi, restano distese.<br />
81. 	continue prese di coscienza, continue promesse che non lo farai più.<br />
82. 	la realtà, i suoi operatori autorizzati.<br />
83. 	finanziato dalle tue idee ingenue sulla produzione.<br />
84. 	in genere, concependo la libertà come libertà d’acquisto.<br />
85. 	nelle profondità della settimana lavorativa.<br />
86. 	particolari di stanze immaginarie, scorci di appartamenti visti in televisione, che riaffiorano alla memoria, nel corso della giornata.<br />
87. 	in qualche zona benestante del tuo paese.<br />
88. 	progetti di piccola portata, arenati nelle pause pubblicitarie.<br />
89. 	implicato ancora in qualche tipo di fruizione. </p>
<p>[Bortolotti, Broggi, Giovenale, Inglese, Raos, Zaffarano, <em>PROSA IN PROSA</em>, Le Lettere, 2009.] </p>
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		<title>&#8220;Prosa in Prosa&#8221; a Milano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/18/prosa-in-prosa-a-milano-2/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2010/01/18/prosa-in-prosa-a-milano-2/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 06:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/SGN-Leviathan-1996-crew-service-insignia.jpg"></a><br />
<strong>21 Gennaio</strong> 2010, ore <strong>21:00</strong>, <strong>Milano</strong><br />
Casa della poesia<br />
[ Palazzina Liberty, Largo Marinai d’Italia, Milano ]</p>
<p>presentazione di:<br />
<em>PROSA IN PROSA</em> (Le Lettere, 2009)</p>
<p>introduce:<br />
Giancarlo <strong>Majorino</strong></p>
<p>interventi di:<br />
Paolo <strong>Giovannetti</strong>, Antonio <strong>Loreto</strong> e Paolo <strong>Zublena</strong></p>
<p>saranno presenti gli autori:<br />
Gherardo <strong>Bortolotti</strong>, Alessandro <strong>Broggi</strong>, Marco <strong>Giovenale</strong>,<br />
Andrea <strong>Inglese</strong>, Andrea <strong>Raos</strong>, Michele <strong>Zaffarano</strong></p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/18/prosa-in-prosa-a-milano-2/">&#8220;Prosa in Prosa&#8221; a Milano</a></p>
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<strong>21 Gennaio</strong> 2010, ore <strong>21:00</strong>, <strong>Milano</strong><br />
Casa della poesia<br />
[ Palazzina Liberty, Largo Marinai d’Italia, Milano ]</p>
<p>presentazione di:<br />
<em>PROSA IN PROSA</em> (Le Lettere, 2009)</p>
<p>introduce:<br />
Giancarlo <strong>Majorino</strong></p>
<p>interventi di:<br />
Paolo <strong>Giovannetti</strong>, Antonio <strong>Loreto</strong> e Paolo <strong>Zublena</strong></p>
<p>saranno presenti gli autori:<br />
Gherardo <strong>Bortolotti</strong>, Alessandro <strong>Broggi</strong>, Marco <strong>Giovenale</strong>,<br />
Andrea <strong>Inglese</strong>, Andrea <strong>Raos</strong>, Michele <strong>Zaffarano</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/18/prosa-in-prosa-a-milano-2/">&#8220;Prosa in Prosa&#8221; a Milano</a></p>
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		<title>da &#8220;Giornale del viaggio in Italia&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 07:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Marco Giovenale</strong></p>
<p><strong>eraclitori </strong></p>
<p>mi spiace ma per me il tradimento è anche la loro dal figlio libero, ha 45 anni in arizona, con nomi storici della provincia: tradimento in mare, mentre veniva per la prima volta dal dopo-colonialismo.</p>
<p>la montagna controlla uno degli accessi: per impedire la diagnosi preimpianto degli embrioni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/15/da-giornale-del-viaggio-in-italia/">da &#8220;Giornale del viaggio in Italia&#8221;</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Giovenale</strong></p>
<p><strong>eraclitori </strong></p>
<p>mi spiace ma per me il tradimento è anche la loro dal figlio libero, ha 45 anni in arizona, con nomi storici della provincia: tradimento in mare, mentre veniva per la prima volta dal dopo-colonialismo.</p>
<p>la montagna controlla uno degli accessi: per impedire la diagnosi preimpianto degli embrioni.</p>
<p>dopo la morte di carmelo bene.</p>
<p>mentre prepara i mattoni e la malta per sigillare il loculo più grande degli altri due, ed è stato consegnato, è stato un errore?</p>
<p>camera qualunque di un hotel: lei sul letto, è finita la competizione, in prossimità dello scarico. “sarebbe auspicabile un controllo più severo, più a portata di tutti” – si completa? quando saranno assegnati?</p>
<p>moltissimo sangue per le scale.</p>
<p>c’è stato un omicidio. quella che le ho mandato è una foto del cadavere in cui gli era stata legata.</p>
<p>al traffico qualcuno parla delle emorroidi, bipartitori cimiteriali, in specie di condomini sotterranei, la storia siamo noi, people have the power.</p>
<p>è stata scelta per sbarcarvi truppe.</p>
<p>cthulhu fa la prima comunione a santo stefano rotondo.</p>
<p>biotype biotypic biovax biovular biowait bipack biparous bipartisan.</p>
<p>mr. geek aumenta il prezzo delle ossa.</p>
<p>[<em>Giornale del viaggio in Italia</em>, in Bortolotti, Broggi, Giovenale, Inglese, Raos, Zaffarano <em>Prosa in prosa</em>, Le Lettere, 2009.]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/01/15/da-giornale-del-viaggio-in-italia/">da &#8220;Giornale del viaggio in Italia&#8221;</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Prosa in prosa&#8221; a Milano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/09/prosa-in-prosa-a-milano/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/12/09/prosa-in-prosa-a-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 16:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em> <a href="http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&#38;TS02_ID=1502">Prosa in prosa</a></em> è un&#8217;antologia che raccoglie gli scritti di sei autori: Andrea Inglese, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Michele Zaffarano, Andrea Raos. Il tipo di scrittura di ricerca proposta, né racconto né poesia, rifiuta tanto le retoriche narrative quanto gli schemi usurati del <em>poème en prose</em>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/09/prosa-in-prosa-a-milano/">&#8220;Prosa in prosa&#8221; a Milano</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-27221" title="cop pip" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/12/cop-pip.jpg" alt="cop pip" width="155" height="200" /> <a href="http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&amp;TS02_ID=1502">Prosa in prosa</a></em> è un&#8217;antologia che raccoglie gli scritti di sei autori: Andrea Inglese, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Michele Zaffarano, Andrea Raos. Il tipo di scrittura di ricerca proposta, né racconto né poesia, rifiuta tanto le retoriche narrative quanto gli schemi usurati del <em>poème en prose</em>.</p>
<p><strong>Giovedì 10 dicembre, alle 16:30, gli autori presenteranno il volume presso la Libreria Universitaria IULM, in via Carlo Bo 8, a Milano.</strong></p>
<p>Gherardo Bortolotti &#8211; Alessandro Broggi &#8211; Marco Giovenale &#8211; Andrea Inglese &#8211; Andrea Raos &#8211; Michele Zaffarano, PROSA IN PROSA, <a href="http://www.lelettere.it/site/e_SuppliersList.asp?IdSupplier=60">Fuori Formato</a>, Le Lettere 2009.</p>
<p>Introduzione di Paolo Giovannetti<br />
Note di lettura di Antonio Loreto</p>
<p>&#8220;Questo libro a sei voci vuole fare il punto su una forma di scrittura da qualche tempo molto attuale e discussa, anche in Italia: la poesia in prosa. Dando luogo, da subito, a qualcosa di nuovo. Dopo almeno centocinquant’anni di storia questo genere non solo ha raggiunto una piena maturità, ma può anche confrontarsi con la sua tradizione; può ripensarla criticamente. Il titolo lo suggerisce: dalla prosa si tratta di tornare (polemicamente, ironicamente) alla prosa stessa; e scoprire uno spazio diverso. La scrittura in prosa interagisce coi generi del discorso non-poetico: cronachismo, narratività, parlato informale. Ogni tentazione di bello scrivere – di prosa d’arte – è rifiutata: la prosa in prosa riparte dal discorso comune, dalla lingua logorata della quotidianità. I sei autori sono tutti nati tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta; e si sono messi in luce da tempo come alcuni fra i più acuti autori e teorici, nel nostro paese, nell’aria della scrittura di ricerca.&#8221;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/09/prosa-in-prosa-a-milano/">&#8220;Prosa in prosa&#8221; a Milano</a></p>
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<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/04/13/per-un-dialogo-su-sperimentazione-avanguardia-ricerca/' rel='bookmark' title='per un dialogo su sperimentazione / avanguardia / ricerca'>per un dialogo su sperimentazione / avanguardia / ricerca</a> <small> (Propongo un intervento apparso su Per Critica Futura n°...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Jean-Marie Gleize a Roma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/11/19/jean-marie-gleize-a-roma/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 05:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Giovedì 19 novembre, alle ore 20:30</strong></p>
<p style="text-align: center;">presso la <strong>Libreria Empirìa</strong><br />
(Roma, via Baccina 79)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Jean-Marie Gleize</strong><br />
incontra il (suo) pubblico e dialoga con:
</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Alessandro De Francesco</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Luigi Magno</strong></p>
<p style="text-align: center;">su</p>
<p style="text-align: center;">IN VISTA LATERALE<br />
[ La Camera Verde, collana felix, 2009, traduzione di Michele Zaffarano ]</p>
<p style="text-align: center;">Lettura di<br />
Jean-Marie Gleize
</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Nel corso della serata saranno proposti inoltre brani di testi di Gleize usciti in rivista, a cura di Alessandro De Francesco</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: left;">Jean-Marie Gleize è professore di letteratura contemporanea all’Ecole Normale Supérieure di Lione, dove ha diretto il Centre d’études poétiques.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/19/jean-marie-gleize-a-roma/">Jean-Marie Gleize a Roma</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Giovedì 19 novembre, alle ore 20:30</strong></p>
<p style="text-align: center;">presso la <strong>Libreria Empirìa</strong><br />
(Roma, via Baccina 79)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Jean-Marie Gleize</strong><br />
incontra il (suo) pubblico e dialoga con:
</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Alessandro De Francesco</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Luigi Magno</strong></p>
<p style="text-align: center;">su</p>
<p style="text-align: center;">IN VISTA LATERALE<br />
[ La Camera Verde, collana felix, 2009, traduzione di Michele Zaffarano ]</p>
<p style="text-align: center;">Lettura di<br />
Jean-Marie Gleize
</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-26412"></span></p>
<p style="text-align: left;">Nel corso della serata saranno proposti inoltre brani di testi di Gleize usciti in rivista, a cura di Alessandro De Francesco</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: left;">Jean-Marie Gleize è professore di letteratura contemporanea all’Ecole Normale Supérieure di Lione, dove ha diretto il Centre d’études poétiques. <em>Léman </em>(1990), <em>Le Principe de nudité intégrale </em>(1995), <em>Les Chiens noirs de la prose </em>(1999), <em>Néon</em> (2002) e <em>Film à venir </em>(2007) costituiscono le tappe fondamentali del suo progetto creativo. Fondatore e direttore della rivista sperimentale <em>Nioques</em>, ha pubblicato studi e saggi sulla poesia moderna e contemporanea tra cui <em>Poésie et figuration </em>(1983), <em>A noir </em>(1992), <em>Sorties </em>(2009). Attualmente è <em>visiting professor </em>presso l’Università degli studi Roma Tre dove tiene regolamente seminari e conferenze.</p>
<p style="text-align: center;">* * *<br />
<strong>!! PREVIEW !! </strong></p>
<p>In conclusione della serata, alcuni degli autori di <em>Prosa in prosa </em>(Le Lettere, novembre 2009), leggeranno in anteprima alcuni brani dall&#8217;antologia, èdita nella collana Fuoriformato diretta da Andrea Cortellessa: G. Bortolotti, A. Broggi, M. Giovenale, A. Inglese, A. Raos, M. Zaffarano, <em>Prosa in prosa. Con 504 illustrazioni in bianco e nero nel testo</em>, Le Lettere, 2009. Prefazione di Paolo Giovannetti, postfazione di Antonio Loreto.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/19/jean-marie-gleize-a-roma/">Jean-Marie Gleize a Roma</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Attenzione poeti (il 23 a Milano)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/19/attenzione-poeti-il-23-a-milano/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Nov 2006 20:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p><strong>Milano</strong>, giovedì <strong>23</strong> novembre 2006, ore <strong>21:00</strong></p>
<p><strong>Casa della Poesia</strong><br />
(Palazzina Liberty &#8211; Largo Marinai d’Italia)</p>
<p><strong>La poesia di ricerca oggi in Italia</strong></p>
<p><em>Incontro curato da Andrea Inglese</em></p>
<p>con<br />
<strong>Alessandro Broggi</strong>, <strong>Gherardo Bortolotti</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>,<br />
<strong>Andrea Raos</strong>, <strong>Massimo Sannelli</strong>, <strong>Michele Zaffarano</strong>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/11/19/attenzione-poeti-il-23-a-milano/">Attenzione poeti (il 23 a Milano)</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image2763" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/satirical_freak_monster_12.thumbnail.jpg" alt="satirical_freak_monster_12.jpg" height="96" /></p>
<p><strong>Milano</strong>, giovedì <strong>23</strong> novembre 2006, ore <strong>21:00</strong></p>
<p><strong>Casa della Poesia</strong><br />
(Palazzina Liberty &#8211; Largo Marinai d’Italia)</p>
<p><strong>La poesia di ricerca oggi in Italia</strong></p>
<p><em>Incontro curato da Andrea Inglese</em></p>
<p>con<br />
<strong>Alessandro Broggi</strong>, <strong>Gherardo Bortolotti</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>,<br />
<strong>Andrea Raos</strong>, <strong>Massimo Sannelli</strong>, <strong>Michele Zaffarano</strong>.</p>
<p><span id="more-2764"></span><br />
Interrogarsi sulla poesia di ricerca in Italia, significa innanzitutto prestare attenzione alle scritture di quegli autori che si trovano tra i trenta e i quarant’anni. È con alcuni di loro, e a partire dei loro testi, che si potrà verificare la possibilità di porsi di fronte al genere lirico in termini radicalmente esigenti e critici. Solo in questo modo è possibile riaprire le vie di uno sperimentalismo ormai svincolato dalle tutele avanguardistiche oggi obsolete. Le ragioni di questo sperimentalismo stanno tutte in primo luogo nella lingua, confrontata con gli sviluppi più decisivi dell’arte contemporanea così come con quelli di una letteratura non confinata entro i limiti geografici dell’Italia.</p>
<p>L’incontro con questi sei poeti, alcuni attivi da più di un decennio, sarà anche l’occasione di ripercorre la nuova geografia del genere poesia, soffermandosi anche sui nuovi canali che essa ampiamente usa: blog individuali e collettivi, incontri e dialoghi a livello internazionale, progetti di piccola editoria cartacea e di editoria on line.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/11/19/attenzione-poeti-il-23-a-milano/">Attenzione poeti (il 23 a Milano)</a></p>
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<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/06/17/authors-gammm/' rel='bookmark' title='authors + gammm :::'>authors + gammm :::</a> <small>lunedì 18 giugno 2007 / ore 18:00 / libreria VIVALIBRI...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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