<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; pubblica istruzione</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/pubblica-istruzione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 18:19:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>La mano sulla scuola è la mano che governa il mondo [scuola/5]</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/07/la-mano-sulla-scuola-scuola5/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/07/la-mano-sulla-scuola-scuola5/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 10:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[A gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[concordia nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[diritto allo studio]]></category>
		<category><![CDATA[docenti precari]]></category>
		<category><![CDATA[ideologia]]></category>
		<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[ministro]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi argomenti]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Citati]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[tagli alla scuola pubblica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/11/07/la-mano-sulla-scuola-scuola5/</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;">
</p><p style="text-align: left;"></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong>
</p>
<p style="text-align: center;"><em></em></p>
<p>Tutti hanno idee sulla scuola e sui professori.</p>
<p>È qualcosa di più feroce del mondiale di calcio. Dove in un batter d’occhio tutti sono in grado di poter effettuare, in una partita a eliminazione diretta, cambi migliori dell’uomo con la cravatta in panchina.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/07/la-mano-sulla-scuola-scuola5/">La mano sulla scuola è la mano che governa il mondo [scuola/5]</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" title="maestrina" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/maestra.jpg" alt="" width="396" height="477" /></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong>
</p>
<p style="text-align: center;"><em></em></p>
<p>Tutti hanno idee sulla scuola e sui professori.</p>
<p>È qualcosa di più feroce del mondiale di calcio. Dove in un batter d’occhio tutti sono in grado di poter effettuare, in una partita a eliminazione diretta, cambi migliori dell’uomo con la cravatta in panchina. Io so perché. L’esperienza scolastica è l’unica esperienza sociale condivisa da ogni cittadino italiano o no. Tutti almeno una volta, tra i sei e i diciotto anni, sono andati a scuola. La scuola quindi non è di destra, non è di sinistra, non è di centro e nemmeno federalista. L&#8217;unico colore della scuola è il verde formica dei banchi. Perché fino a prova contraria si va a scuola per imparare. La prima prova contraria viene dai rapporti OCSE PISA che collocano i nostri quindicenni al trentatreesimo posto per competenze di lettura e al trentottesimo posto per competenze matematiche. La seconda, dalle percentuali bulgare di studenti rimandati nelle ultime estati in latino e matematica, senza citare poi le statistiche occulte, che pure ogni docente può stilare, sui rimandati in disegno tecnico e storia dell’arte. Le indagini statistiche non sono la verità. Sono come le stelle per i romani. <em>Inclinant non necessitant</em>. Anche se, in questo caso, inclinant verso il baratro. La terza prova contraria è la precarizzazione della figura del docente che si infrange contro la continuità didattica, che per quanto non esistano certezze, è un valore quasi assoluto.<br />
<span id="more-10599"></span><br />
Anche il ministro della pubblica istruzione è andato a scuola. L’oggettività di aver condiviso almeno una esperienza con tutti i connazionali non autorizza tuttavia il ministro della pubblica istruzione, chiunque egli sia, a strutturare proposte di miglioramento della scuola che siano di mero senso comune.</p>
<p>Io sono certa che nessun docente, più o meno precario, che possa dirsi tale, riesca a scagliarsi contro una riforma nella quale galleggiano indistintamente, come la storiella sul porto di Palermo, proposte coerenti e sagge e proposte infide e deleterie. La riforma della scuola è ancora così vaga e varia che il peggior risultato è lasciare indifferenti, silenti, i professori di ruolo e (s)mobilitare i precari. Di rendere evidente, in questa scissione, il suo non essere esattamente una riforma a scopo culturale quanto piuttosto una manovra a sfondo finanziario. Tuttavia, io sono certa che nessun docente, che possa dirsi tale riesca a serrare le fila insieme a un sindacato che osteggia qualsiasi cosa tranne l&#8217;assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari, che inibisce l&#8217;introduzione di un criterio meritocratico di selezione del corpo docente. Io ne sono certa perchè mi sono vista chiedere delucidazioni a colleghi che stavano a scuola da più tempo di me o che ne sapevano di più su un argomento specifico. Perché ho visto colleghi domandarmi su questioni sulle quali mi ero dimostrata più ferrata. Io ne sono certa perchè chi sta a scuola sa più degli altri che non si smette mai di imparare. E che quindi i professori dei professori o i professori più bravi vanno pagati perchè insegnino. Ma non domani. Già ieri. Tutto questo, anche al costo infernale, di dover ridimensionare il corpo docente. Quindi al costo della mia cattedra.</p>
<p>Il gioco insomma è quello della torre. Solo che nessuno cade e nessuno muore. Non subito almeno. La domanda suona Che colore ha la tua scuola?. Io rimango interdetta, guardo lo strapiombo e penso che se sotto ci fosse il mare il gioco della torre sarebbe una attrazione turistica. Come tutto in questo paese. Poi alzo gli occhi e, qualsiasi cosa io abbia risposto nel millenovecentonovantasei, gli effetti, le mancanze, i danni al tessuto connettivo e produttivo del paese sono evidenti solo adesso. conosco la risposta. Se la scuola avesse un colore sarebbe il verde formica dei banchi. Perché fino a prova contraria a scuola ci si va per imparare.</p>
<p>Io ho finito la scuola superiore il tre luglio del millenovecentonovantasei. Avevo una gonna aragosta a trapezio, una polo color crema e forse un paio di sandali. Dietro una fila di banchi stretti, uno accanto all’altro eppure irregolari, stavano il presidente e i commissari esterni. A fianco a me la mia professoressa di matematica, membro interno di quell’anno. Le mie materie orali erano italiano e fisica. Fuori dalla finestra del mio piccolo liceo di provincia c’era il mare di luglio, con i primi bagnanti senza ombrellone e i teli stesi, a insabbiarsi le cosce o a sotterrarsi i piedi. Non faceva caldo e c’era il vento. Il mare mi è sembrato un lago per tutta l’interrogazione tanto era silenzioso.</p>
<p>La prima volta che sono entrata in un’aula scolastica per una supplenza annuale è stato il duemilasei. Esattamente dieci anni dopo. Dieci anni in cui mi sono laureata in matematica, concluso un dottorato quadriennale e abilitata all’insegnamento. Dieci anni in cui non sono mai uscita dalla scuola in senso stretto. Quella dove si va per imparare fino a prova contraria. L’esperienza in classe è stata scioccante. I miei studenti di quinto anno non avevano il bagaglio linguistico dei miei diciotto anni, non avevano il mio (allora scarno) bagaglio di conoscenze matematiche, non erano di certo molto più stupidi o molto più intelligenti di quanto lo fossi io, non avevano nemmeno il mio livello di semplice scolarizzazione. Si parla uno alla volta, i cellulari in classe si tengono spenti, non si mangia in aula, non si beve in aula, non si dorme in aula, non si picchia il compagno. Non in generale, almeno quando il professore ti guarda. E giacché non è più scuola dell’obbligo se non si è interessati si resta a casa o si va a lavorare.</p>
<p>Quando è suonata la campanella mi sono chiesta cosa fosse successo alla scuola in dieci anni. E dopo due anni di insegnamento l’idea che mi sono fatta è che, non avendo la scuola nessun colore o vessillo politico, tenere una posizione di una ideologia qualsiavolgia, fosse pure quella del <em>Kalos kai Agathos</em>, è una iattura, che perciò le cattive riforme, in quanto approssimazioni, sono meglio di nessuna riforma, che i sindacati hanno abdicato a qualsiasi reale possibilità di interlocuzione tra corpo docente precario e (cattive) riforme disinteressandosi alla qualità dell&#8217;insegnamento per concentrarsi sulla quantità delle immissioni in ruolo disponibili anno per anno, che l’infamia italiana dove un laureato medio, al primo impiego, percepisce un compenso mensile di mille euro con contratti dai tre ai sei mesi, ha tinto d&#8217;oro le cattedre scolastiche e persone, che mai avrebbero considerato l’insegnamento come un mestiere decente, si sono riversate nelle scuole di specializzazione per assicurarsi uno stipendio di milleduecento euro al mese, permessi per malattia o senza assegni, diritto alla disoccupazione con e senza requisiti ridotti, vacanze di Natale e Pasqua assicurate, orari umani. Insegnare a scuola, di questi tempi, è diventato quasi uno scopo di lucro e questo la dice lunga sullo stato effettivo del paese. Insegnare a scuola è diventato l&#8217;ultimo brandello di posto statale da prendere a ogni costo in un paese con un mercato del lavoro flessibile ma lavoratori immobili.</p>
<p>Lo scorso anno è apparso su <em>La Repubblica</em> un articolo di Citati sullo stipendio dei professori e dei maestri. Era pieno di osservazioni accurate scritte benissimo e argomentate meglio. La proposta era raddoppiare lo stipendio ai docenti perché, a oggi, costituiscono una specie di sottoproletariato. Mi ha stupito molto che un intellettuale di quella risma, un letterato raffinato e tutto il resto abbia avuto l’esigenza di parlare di soldi, della borghesia torinese che non si preoccupava che gli educatori dei loro figli venissero pagati meno dei loro autisti, della convinzione che questa indifferenza implicasse la coscienza che i professori non appartenevano a nessuna classe sociale. Io sospetto che Citati quando scrive elite intellettuale parli di persone ben pagate. Come se l&#8217;elite intellettuale fosse una conseguenza e quasi non si fosse accorto che i professori, al primo incarico, sono meglio pagati dei ricercatori universitari, degli ingegneri e degli architetti al primo impiego. Pare che le elite vadano scomparendo. In effetti però se gli intellettuali parlano di soldi i professori di scuola sono il sottoproletariato.</p>
<p>All’inizio di questo settembre Citati è ancora intervenuto, sempre da <em>La Repubblica</em>, sull&#8217;esigenza di aumentare lo stipendio ai professori per consentire loro di comprare almeno i giornali, dunque di tenersi informati, e buoni libri da leggere e un golf nuovo di tanto in tanto per apparire rispettabili. Lo so che la tesi di Citati, pur con qualcosa di classista, è giusta. Ma l&#8217;implicazione del golf non mi convince in nessuno dei due interventi. Anche se amo molto golf.</p>
<p><strong>La mano sulla scuola è la mano che governa il mondo</strong></p>
<p>Signor Ministro della Pubblica Istruzione,<br />
anzi signora. Le scrivo perché sono una docente precario che non si fida né dei giornali né dei sindacati e che per qualsiasi cosa consulta la sezione comunicati stampa sul sito del suo ministero. Solo di prima mano. Le parole girano per l’aria e prendono strane pieghe. Che poi a toglierle ci si impiega tempo. Lei mi dirà che il tempo, per me che insegno a scuola, non è un problema, e io le rispondo che non è esattamente così perché in questa scuola di oggi ci sono le riunioni per materie, i corsi di aggiornamento obbligatori, i corsi di recupero in itinere, gli sportelli didattici, i programmi pomeridiani che sono stati finanziati e quindi bisogna farli così gli studenti maturano crediti scolastici, i consigli di classe, i collegi dei docenti, e due volte all&#8217;anno il ricevimento genitori. Pensi a me che quest’anno ho avuto le mie diciotto ore frontali spezzettate in tre scuole e moltiplichi per tre le righe sopra. Lungi da me volerle insegnare le moltiplicazioni ma converrà, che, a seconda dell&#8217;editor di testo che possiede, le righe sopra arriverebbero a sei o a nove e anche solo a leggerle, senza interessarsi di cosa significhino, ci si impiegherebbe un poco.</p>
<p>Le scrivo perché all&#8217;inizio di questo anno scolastico avverto un poco di stanchezza che, le assicuro, non è una sensazione che mi accompagna nel mio lavoro. Io penso che insegnare sia il mestiere più bello del mondo. Si rimane per sempre giovani, si affilano i concetti fino a farne stuzzicadenti con i quali impedire alle stupidaggini di addensarsi in carie, ci si confronta con persone il cui cruccio quotidiano medio è capire quanto elastico delle mutande lasciar sporgere dalla cintola dei pantaloni. Non è un giudizio, mi creda, è una meraviglia. Insegnare alle scuole superiori, e forse anche alle scuole medie, e all&#8217;università e alle elementari, e ai corsi di formazione aggiungerà lei, è il mestiere migliore del mondo perché l&#8217;ambiente lavorativo è quasi sempre spensierato. Io non sono un docente da Capitano mio capitano, sono uno che entra in classe il primo giorno di scuola con un test di ingresso tarato sui contenuti minimi dell&#8217;anno o del ciclo scolastico precedente, segna l’orario di inizio sulla lavagna e quello di consegna, si appoggia alla cattedra, incrocia le mani sul petto e guarda gli studenti ingobbirsi tra i banchi per crucciarsi o sorridere ma comunque confrontarsi con qualcosa che non è scontato, non è imprevisto ma nemmeno programmato, e che comunque, è una piccola sfida. O un ostacolo. O una pozzanghera nella quale battere i piedi, giocare a interpretare Narciso o da saltare per proseguire il cammino.</p>
<p>Mi perdoni se mi dilungo ma non so quando mi ricapiterà di avere un pomeriggio da dedicarle, qui ogni anno si cambia cattedra e classe e bisogna studiare tutto da capo. Non per imparare le cose, o non solo, non si spaventi, ma per capire come insegnarle, quale concetto viene un attimo prima di un altro e quale invece va taciuto e costruito piano piano. Non è che una persona che insegna si spaventi di studiare, assolutamente no, solo cerca di canalizzare le energie, ripartire il tempo, e farlo fruttare. Lei signor Ministro, anzi signora, così concentrata sulle migliorie doverose da apportare a questa scuola saprà pure che l&#8217;impatto che ha un docente di scuola superiore su uno studente non ce l&#8217;avrà più nessuno. Lei lo sa che certi colleghi rimangono in una classe per duecento ore l’anno?. Lei ricorda signor Ministro, anzi signora, che nemmeno un corso universitario annuale di qualche anno fa ammontava a duecento ore?. Lei immagina con tutti gli strumenti per lavorare, numero di persone congruo, laboratori, biblioteche e cineteche accessibili, preparazione solida ed etica, cosa potrebbe fare un professore in duecento ore?.</p>
<p>Ma non le scrivo per questo, lo so che ne è a conoscenza e che per questo ci vuole pagare di più.</p>
<p>Ci sono molte cose che nella sua riforma prossima ventura mi piacciono e molte altre che non capisco. Ma non voglio scriverle una lettera di elogi perciò le indicherò solo ciò che non mi convince. Per esempio, secondo me, meno professori vuol dire pure classi più numerose. Visto che lei dichiara di voler ascoltare i consigli di chiunque, il mio primo consiglio in questa lettera è di entrare in un&#8217;aula e cercare di tenere l’attenzione di trenta ragazzi per venti minuti. Ci vuole fatica e mestiere. Se fossero trentacinque ci vorrebbe un miracolo e come notava Saramago ne <em>Il Vangelo secondo Gesù</em>, <em>Il miracolo non è una cosa tanto buona se bisogna piegare la ragione intima delle cose per renderle migliori</em>. Io mi rendo conto, signor Ministro, anzi signora, che giustappunto la scuola non ha bisogno di miracoli ma di ritrovare la ragione intima delle cose. Tipo che ci si va per imparare.<br />
Io la ammiro molto signor Ministro, anzi signora, quando dice cha la scuola deve essere prima di tutto per gli studenti. Ma mi segua, come è possibile fare una scuola per gli studenti senza professori? Qualcuno, signor Ministro, anzi signora, vuole prendersi la briga di insegnare, di fare questo benedetto e vilipeso mestiere?. Come può esistere una scuola per gli studenti senza i professori?.</p>
<p>Non si può, glielo assicuro io, poi sarebbe assurda, noiosa, sarebbe come una partita a tennis senza la rete. Senza nessun interesse, e nemmeno un imprevisto, e nemmeno il necessario confronto che c&#8217;è tra gli studenti e un docente che non va loro a genio. Nessuno avrebbe più l&#8217;opportunità di imparare nonostante.</p>
<p>Quindi i professori sono necessari alla scuola come i piloni in cemento ai ponti, siamo d&#8217;accordo. Il preside è necessario, gli amministrativi sono fondamentali, i bidelli, e mi perdonino quelli che lavorano, non sempre e gli studenti sono linfa. Che cosa dobbiamo tagliare allora?. Per rispondere a questa domanda, bisogna avere il cuore puro signor Ministro, anzi signora, bisogna osservare che meno professori e meno amministrativi è giusto se però ci sono meno studenti. Non parlo della scuola dell’obbligo, dell’alfabetizzazione ottima che il nostro paese è stato in rado di offrire fino a quindici anni fa. Parlo del triennio delle scuole superiori. Lei lo saprà meglio di me che a scuola si iscrivono persone che per vero non hanno nessun interesse per lo studio. Si iscrivono a scuola con il concetto che chi studia fa una vita migliore. Ovviamente se lo chiede a me che sono crocifissa ai libri, già adesso, senza l’auspicato raddoppio dello stipendio, le dico che è ovvio che chi studia ha una vita migliore ma è una mia opinione, non una verità di stato. Mentre è verità di stato che molte persone che non hanno terminato gli studi lavorano nelle trafile industriali e hanno termini pensionistici pari a quelli dei professori, o degli impiegati, ed è chiaro che questo è un assurdo perché esistono, a non volersi coprire dietro a un dito, lavori più logoranti di altri. Perché tutti si iscrivono a scuola anche quando non è più per legge. Per curiosità mi dirà lei. E io, che ho la curiosità come motore primo della mia piccola vita, le dirò che non è così, non tutti gli studenti sono curiosi, molti studenti arrivano per prendere il pezzo di carta. Dicono proprio, con una certa baldanza, Io voglio prendermi il pezzo di carta perché altrimenti qui non si può nemmeno andare a pulire i cessi. Mi perdoni la parola cesso, ce pure è italiano, ma ha un suono violento, ma dicono proprio questo. E io ho insegnato sia al nord che al sud signor Ministro anzi signora. Che cosa voglio dire?.<br />
Che se la situazione scolastica è grama, è colpa degli studenti? No, no signor Ministro anzi signora, gli studenti sono la parte migliore della scuola, voglio solo dire che bisogna orientare le persone, riproporre una cultura del lavoro e dello studio come lavoro. Come tutti gli altri.</p>
<p>Voglio dire che la scuola è subissata di persone che aumentano il numero degli studenti senza essere studenti. È come se aumentassero il quorum di tutti quei sondaggi sulla qualità senza tenere conto che qualcuno alle domande non risponde proprio, segna una x qualsivoglia. Come per passatempo.<br />
Lo ripeto signor Ministro, anzi signora, che lei pensasse che io ritenga colpevoli gli studenti dei mali della scuola. No, non signor Ministro anzi signora, ribadisco, io adoro gli studenti. Anche quelli che mentre parlo sorridono alle finestre o parlottano dietro le miei spalle con i compagni di banco o scrivono sul quaderno sotto al testo dell&#8217;esercizio, Io conquisterò il mondo.</p>
<p>Se il mio fosse un mestiere di contenzione li terrei lì per conoscerli per catechizzarli per dirgli che leggere e sapere salva la vita. E ovviamente sarebbe sbagliato perché ognuno di noi ha una vita diversa. La mia signor Ministro, anzi signora, è diversa dalla sua.</p>
<p>Ma torno in me e le scrivo chiaramente che il male della scuola è esser stata identificata come un luogo in cui, intanto, puoi guardarti intorno e scegliere. Che è anche vero fino a un certo punto. Ma poi? Perché non c’è nessun orientamento serio sulle possibilità di lavoro al di fuori del pezzo di carta? Perché nessuno dice a chiare lettere che chi studia non è una persona migliore di chi non studia, o diversa, ma fa semplicemente un altro lavoro?.</p>
<p>Nessuno signor ministro, anzi Signora, e poi da quando gli atenei hanno cominciato a farsi pubblicità come la cocacola, non potendo vantare per altro la medesima tenacia mercantile, si leggono cose del tipo studia qui e ti assicuri un podio nella vita. Questo è solo l’unico che ho visto, ma nemmeno il peggiore, il sottotesto di tutti è chi studia è migliore.</p>
<p>Che sinceramente signor Ministro, anzi signora, è veramente una stupidaggine enorme come il ministero dell&#8217;istruzione!.</p>
<p>Se ci fosse un orientamento precoce e non ideologico, se ci fosse un sistema pensionistico che permettesse a certe categorie di lavoratori d’altoforno di andare in pensione con venti o venticinque anni di lavoro, e di recuperare quindi, con un poco d&#8217;aria, la consunzione di quei lustri, se ci fosse qualcuno che dicesse, ma più chiaramente di quanto immagini, che certi operai specializzati percepiscono stipendi favolosi, che cere sarte si intendono di questioni di lanacaprina assai meglio di valenti filosofi, se qualcuno, lo stato, le signor Ministro anzi signora, togliesse questa aura mistica allo studio, le classi di secondaria sarebbero assai men numerose e lei potrebbe tagliare i professori allora sì sovrabbondanti e passare a una istruzione migliore. Una istruzione che corteggi pure a conoscenza delle cose. Ma cominciare a tagliare i professori, senza aver detto chiaramente che cose è e per chi è la scuola, cioè per coloro che la scelgono come lavoro,è forse azzardato.<br />
Lei ha ragione ma è fuori tempo signor Ministro, come possiamo fare?</p>
<p>Queste riflessioni sono uscite, in versione appena modificata, su Nuovi Argomenti  [#44, V serie] <em>Concordia Nazionale</em> attualmente in libreria. Il primo articolo di Pietro Citati, <em>Raddoppiamo lo stipendio ai professori</em>, si trova <a href="http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2007-cinque/raddoppiare-stipendi/raddoppiare-stipendi.html">qui</a>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/07/la-mano-sulla-scuola-scuola5/">La mano sulla scuola è la mano che governa il mondo [scuola/5]</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/mezzogiorno-di-fuoco-scuola2/' rel='bookmark' title='mezzogiorno di fuoco [scuola/2]'>mezzogiorno di fuoco [scuola/2]</a> <small> di Chiara Valerio Vado convincendomi di essere molto più...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/26/dieci-minuti-di-recupero-a-scuola-1/' rel='bookmark' title='Dieci minuti di recupero  [scuola/1]'>Dieci minuti di recupero  [scuola/1]</a> <small> di Chiara Valerio (&#8230;) se non che arrecava sconforto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/09/01/carta-strampalata-n-30/' rel='bookmark' title='carta st[r]ampa[la]ta n.30'>carta st[r]ampa[la]ta n.30</a> <small> di Fabrizio Tonello Pietro Citati delizia i lettori di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/14/sul-ponte-sventola-bandiera-bianca/' rel='bookmark' title='Sul ponte sventola bandiera bianca [scuola /3]'>Sul ponte sventola bandiera bianca [scuola /3]</a> <small> di Chiara Valerio Comunque sia, adesso il pianeta è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/' rel='bookmark' title='Avviso agli studenti / 1'>Avviso agli studenti / 1</a> <small>(In occasione della lotta degli studenti contro la riforma Gelmini,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/07/la-mano-sulla-scuola-scuola5/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>27</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sul ponte sventola bandiera bianca [scuola /3]</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/14/sul-ponte-sventola-bandiera-bianca/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/14/sul-ponte-sventola-bandiera-bianca/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 05:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[docente precario]]></category>
		<category><![CDATA[graduatorie permanenti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[malattie infettive]]></category>
		<category><![CDATA[mobbing]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[SSIS]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=9491</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://Nessuna"></a><br />
di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em>Comunque sia, adesso il pianeta è saturo. Ciò significa, fra l’altro, che i processi tipicamente moderni, come la costruzione di ordine e il progresso economico, si svolgono ovunque: quindi i “rifiuti umani” sono prodotti e sfornati ovunque in quantità sempre maggiori, ma stavolta in assenza di discariche “naturali” idonee al loro magazzinaggio e al loro potenziale riciclaggio</em>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/14/sul-ponte-sventola-bandiera-bianca/">Sul ponte sventola bandiera bianca [scuola /3]</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://Nessuna"><img class="alignnone size-medium wp-image-9495" title="batteriocine1" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/batteriocine1.jpg" alt="" width="293" height="319" /></a><br />
di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em>Comunque sia, adesso il pianeta è saturo. Ciò significa, fra l’altro, che i processi tipicamente moderni, come la costruzione di ordine e il progresso economico, si svolgono ovunque: quindi i “rifiuti umani” sono prodotti e sfornati ovunque in quantità sempre maggiori, ma stavolta in assenza di discariche “naturali” idonee al loro magazzinaggio e al loro potenziale riciclaggio</em>.<br />
Z. BAUMAN, Vite di scarto</p>
<p><em>Marginalizzazione dalla attività lavorativa?</em><br />
In effetti sì.</p>
<p><em>Svuotamento delle mansioni?</em><br />
Abbastanza, ma nemmeno rosso di sera… come si dice?</p>
<p><em>Mancata assegnazione dei compiti lavorativi con inattività forzata?</em><br />
Sì, si può dire così…</p>
<p><em>Mancata assegnazione degli strumenti di lavoro?</em><br />
Eh! Mica da oggi! Perdoni l’euforia…</p>
<p><em>Ripetuti trasferimenti ingiustificati?</em><br />
Beh… ingiustificati… comunque sì, sì…</p>
<p><em>Prolungata attribuzione di compiti dequalificanti rispetto al profilo professionale posseduto?</em><br />
Mi fa ridere sa dottore? Mi perdoni, Mi fa ridere e mi perdoni… ha mai compilato una domanda di immissione in una graduatoria per le supplenze scolastiche?</p>
<p><em>Impedimento sistematico e strutturale all’accesso a notizie?</em><br />
Mi sta chiedendo se mi fido del sindacato?</p>
<p><em>Esclusione reiterata del lavoratore rispetto a iniziative formative, di riqualificazione e aggiornamento professionale?</em><br />
Su questo in particolare avrei qualche parolina…</p>
<p><em>Dottoressa, mi dispiace, lei ha il mobbing…</em><br />
È molto grave?<br />
<span id="more-9491"></span><br />
Prima di contrarre il mobbing non avevo mai avuto nemmeno un raffreddore. Non uno starnuto buono bianco e senza muco di quelli da far esclamare a uno sconosciuto in treno Salute signorina! tanto da prendermi sulle guance, come un buffetto nonno, la benevolenza e gli auguri del mondo. Niente, sono andata all’università sono rimasta all’università e adesso insegno a scuola. Il passaggio non è stato immediato però. Se il mobbing fosse una malattia a trasmissione sessuale io non l’avrei presa durante quegli anni perché studiavo troppo né devo averla contratta oggi perché il dottore continua a ripetere preoccupato che la malattia ha già fatto grossi danni ai canali lacrimali, alle nocche e all’amor proprio.</p>
<p>Il dottore sembra una brava persona e non si perde in metafore e infatti quando gli ho chiesto Dov’è l’amor proprio? mi ha domandato Da quanti giorni non ha un momento per pensare a sé?. Io dovrei avere quasi tutti i pomeriggi per pensare a me perché insegnare a scuola è un impiego a mezzo servizio con due mesi di ferie. Non è un contributo necessario alla formazione di una classe di donne e uomini pensanti e critici, non un divertimento, non un arricchimento e nemmeno un mestiere, no. È un impiego a mezzo servizio con due mesi di ferie pagate. Questo è quello che tutti sanno, che i giornali e la televisione raccontano, che mi rinfacciano talvolta gli studenti con genitori che sfoggiano arte e parte, e che tutto sommato, ma senza nessuna accezione saprofita o ansie classificatorie, è.</p>
<p>Se avessi contratto il mobbing in un’aula scolastica l’allarme avrebbe suonato più forte e coperto il trillo della campanella delle tredici e trenta. Perché io ascolto molto. Ma no, poi l’insegnamento è troppo recente per i danni che elenca il dottore e infatti ha supposto che io abbia contratto il mobbing in quel periodo al quale mi ero riferita con <em>il passaggio non è stato immediato</em>.</p>
<p>La scuola di specializzazione in didattica.<br />
È pur vero che io ci sono arrivata in età da ripetente, perché avevo investito quattro anni in un dottorato di ricerca a tasso di interesse meno quattro virgola cinque, e la maggior parte dei colleghi da imberbi laureati, ma è altrettanto che quando si parla di studio e riflessione e insegnamento la curiosità, la trasversalità e la competenza dovrebbero essere addendi da mettere a fattor comune e a beneficio di tutti. Cosa che non è semplice in un posto dove sei costretto ad attestare la presenza con una firma e dove le firme false, per necessità o malavoglia, sono più importanti di quello che puoi imparare.</p>
<p>Se in parlamento ci sono i pianisti perché in altre aule dovrebbe essere diverso? Mi dica dottore!. Comunque, mi sono trovata a dover vivere nascostamente ogni nozione appena sopra la media. Anche qualche altro. E non per il solito malcelato, e a volte posticcio, understatement mi creda dottore!, Le credo, ora continui.</p>
<p>I docenti della scuola dei specializzazione sono quasi tutti professori universitari. Anche questo dovrebbe essere un valore e lo sarebbe se non vivessimo in una società nominalista. Che significa?, Che se io la chiamo dottore penso che lei possa curarmi, La ringrazio per la fiducia, Non è fiducia, è alfabetizzazione, sto leggendo sul suo badge, Oh!, è vero.</p>
<p>Il (pregio e il) difetto principale dell’università è quello di lavorare alacremente perché tutto rimanga esattamente com’è. E infatti solo un paio di docenti, in due anni di scuola, hanno rimodulato i corsi accademici su quelle che potevano essere le esigenze di una platea che l’indomani, non immediato, avrebbe insegnato a scuola. Entravano in classe e ripetevano le lezioni universitarie. I professori universitari non considerano l’insegnamento come un fenomeno da studiare in sé, affatto. Questo è quando andava bene. Quando andava male il tempo era perso in senso proprio, nemmeno nelle inani ripetizioni. Ma non voglio fare polemica, non so come avrei reagito io se fossi stata ex cathedra, so come ho reagito tra i banchi, cioè, il dottore lo sa. Mi ha detto che il mobbing è un batterio che vive gregario nelle sacche di coscienza di tutte le indoli versate all’interpretazione, come la mia, come una taenia, e che si sviluppa quando percepisce eccessiva diversità tra il sé e il mondo e divora i canali lacrimali, le nocche e l’amor proprio, come è successo a me. La diversità che io ho percepito durante quegli anni, che ora so di incubazione, riguardava la loro mancanza di curiosità intellettuale e il mio avercela in eccesso, il mio non capire che avrei dovuto sfoderare misericordia e il mio continuo accanirmi a far arrossire relatori e assistenti di laboratorio e colleghi furbi o solo intenti a preservarsi in una struttura oscura e più potente del singolo. Il dottore mi ha detto che la prima conseguenza dell’essere infettati dal mobbing è l’inibizione del concetto di Noi e la conseguente mancata secrezione linguistica del pronome.</p>
<p>Il Noi non esiste più, ci sono, sempre più presenti e contrapposti l’Io e il Loro. In decenni di aggregazione, anche di tipo banda armata come i settanta, in effetti c’era terrorismo politico ma non mobbing. Anche se spesso da quando l’ho contratto mi viene voglia di colpirne uno per educarne cento. Il dottore dice che è molto anomalo perché l’interpretazione è un fattore di sviluppo del mobbing almeno quanto è un vaccino per il terrorismo. O se non di colpirlo almeno di farlo saltare in aria. Il dottore dice che nonostante la nostra democrazia sia rappresentativa, il rappresentante del sistema non è il sistema. Mah. Che intrico. Io ho preso il mobbing quando loro, quelli che sapevano come me qualcosa più del luogo comune, hanno cominciato a dire Ma perché te la prendi così tanto?, Pensa alla salute!, Ma che ti frega che abbiamo pagato e dovrebbe essere una scuola professionalizzante?, Ma tu ci pensi che ce ne andiamo a lavorare?, È l’ultimo brandello di posto statale!, A me piace insegnare e lo farò a ogni costo e senza perderci la testa come te!. Io ho preso il mobbing quando le persone intelligenti che mi stavano intorno si sono vestite da stupide per andare avanti e la qualità s’è trasformata in sopravvivenza. E questo è tutto dottore mio.</p>
<p>[a latere] <strong>Insegnare stanca (chi segue) </strong></p>
<p>DICOTOMIA: <em>Divisione in due parti | (filos.) Divisione di un concetto in due concetti contrari che ne esauriscono l’estensione</em>.<br />
IL NUOVO ZINGARELLI, Vocabolario della Lingua Italiana</p>
<p>Se chi sa fa e chi non sa insegna… chi insegna a insegnare… che fa?</p>
<p>All’inizio di questo anno accademico e di questa nuova avventura nella scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario mi divertivo appena snobisticamente a glossare il vecchio insulso detto. Stare tra i banchi a studiare e leggere è la seconda cosa che vorrei fare nella vita e me la tengo di solito ben stretta come un velocista che sappia di poter correre i cento metri in non più di undici secondi. Non un campione ma un buon diavolo da corsia otto. Così ascoltavo e glossavo, e ne ridevo con gli altri nella stessa barca. Anche se la barca non è mai la stessa. Prendevo appunti ligia come uno studentello imberbe che comunque beccheggia tra il curioso e lo sdegnato. Penna nera e matita. Ogni pomeriggio dalle quattro alle cinque ore intenta a corsi di area specialistica che quando è andata bene erano ripetizioni accurate di lezioni accademiche e solo in tre o quattro casi, cicli di interventi mirati a sviluppare curiosità e competenze nei discenti a uno e a due gradi di separazione. Io e la mia aula a venire insomma. La scuola di specializzazione si paga e cara, e le due sensazioni preponderanti, sibilanti tra i malumori e gli snack tampona-ansia, sono quelle di comprarsi l’accesso a un posto fisso malpagato e socialmente molto femminile e molto mal visto ma che comunque consente due mesi interi di ferie, e la sensazione di spreco. Le motivazioni per cui ci si iscrive non sono importanti perché l’obiettivo comune è lavorare.</p>
<p>Il Cincinnatus di Nabokov suggeriva che il senso dello spreco, la tragedia dello spreco, è il sintomo primo ed evidente del trovarsi in un regime di tirannide.<br />
La scuola di specializzazione a Napoli, specialmente nei corsi di area comune- luogo comune (insegnamenti di pedagogia e varie), ti lascia addosso un senso di spreco che ha dell’immorale. Se categorie come morale ed etica ed estetica hanno ancora valore in un posto dove le cattedre di area comune capitano sotto le mani nervose di individui privi di qualsiasi spessore culturale e di qualsiasi attitudine all’interlocuzione e al dibattimento.<br />
Qualunquismo e improvvisazione.</p>
<p>Ci sarà un bando ci saranno titoli ci saranno motivazioni. Ma c’è anche da ammettere Visti i soggetti figuriamoci il resto.</p>
<p>Scrivo questo senza astio, con molto senso della realtà e ancora senso di spreco. E appena di impotenza perché chiunque di essi, il più millantatore, potrebbe schermare la sua difesa con un Lei non sa di cosa sto parlando come può discriminare su contenuti che non appartengono al suo cursus studiorum. La platea alla quale questi loschi figuri si rivolge è fatta di persone laureate in discipline scientifiche, il linguaggio con cui qualcuno di essi si rivolge è offensivo e costituito da non più di cinquecento parole con la scusa Altrimenti non capite. Supporre la stupidità e l’ottundimento linguistico nell’interlocutore è pericoloso e molto gramo. Io mi sono iscritta perché mi piace insegnare, non che sia significativo o lodevole ma è la terza cosa che vorrei fare nella vita e spesso mi ci aggrappo con la pervicacia borghese piccola piccola di voler contribuire con qualcosa di produttivo per me stessa e per gli altri intorno.</p>
<p>A scuola non c’è posto sulla cattedra ma tra i banchi pare di sì. In uno di questi corsi, il giorno della registrazione dell’esame, il professore mi ha detto Le ho messo ventisei perché ha grossi problemi con la grammatica.</p>
<p>Io ho sorriso incredula e forse supponente all’uomo che pochi secondi prima aveva detto Dicotomia significa contraddizione.</p>
<p>[Questo racconto è stato scritto per <a href="www.bloggers.it/farelibri/index.cfm?blogaction=archive&#038;file=blog_4_2007.xml "> Fare Libri, Laboratorio di tecniche</a>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/14/sul-ponte-sventola-bandiera-bianca/">Sul ponte sventola bandiera bianca [scuola /3]</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/07/la-mano-sulla-scuola-scuola5/' rel='bookmark' title='La mano sulla scuola è la mano che governa il mondo [scuola/5]'>La mano sulla scuola è la mano che governa il mondo [scuola/5]</a> <small> di Chiara Valerio Tutti hanno idee sulla scuola e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/mezzogiorno-di-fuoco-scuola2/' rel='bookmark' title='mezzogiorno di fuoco [scuola/2]'>mezzogiorno di fuoco [scuola/2]</a> <small> di Chiara Valerio Vado convincendomi di essere molto più...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/26/dieci-minuti-di-recupero-a-scuola-1/' rel='bookmark' title='Dieci minuti di recupero  [scuola/1]'>Dieci minuti di recupero  [scuola/1]</a> <small> di Chiara Valerio (&#8230;) se non che arrecava sconforto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/08/un-test-di-italiano-per-la-carta-di-soggiorno-europea-a-scuola/' rel='bookmark' title='un test di italiano per la carta di soggiorno europea. A scuola.'>un test di italiano per la carta di soggiorno europea. A scuola.</a> <small> di Paola Lodola Il test è fissato per le...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/17/tre-personaggi-in-cerca-damore/' rel='bookmark' title='Tre personaggi in cerca d&#8217;amore'>Tre personaggi in cerca d&#8217;amore</a> <small> di Sergio Garufi Nicole vive col marito Martino e...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/14/sul-ponte-sventola-bandiera-bianca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>mezzogiorno di fuoco [scuola/2]</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/mezzogiorno-di-fuoco-scuola2/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/mezzogiorno-di-fuoco-scuola2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 11:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[ministro]]></category>
		<category><![CDATA[professori]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=9062</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://Nessuna"></a></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Vado convincendomi di essere molto più forte di quanto mai potessi credere, perché, a differenza di tutti, me la sono cavata con la semplice stanchezza. (…)<br />
lo spiritello che mi porta a cogliere il lato comico e caricaturale di tutte le scene era sempre attivo in me e mi ha mantenuto giocondo nonostante tutto.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/mezzogiorno-di-fuoco-scuola2/">mezzogiorno di fuoco [scuola/2]</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://Nessuna"><img class="alignnone size-medium wp-image-9092" title="highnoongrace-kelly-gary-cooper2-721983" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/highnoongrace-kelly-gary-cooper2-721983-300x241.jpg" alt="" width="300" height="241" /></a></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Vado convincendomi di essere molto più forte di quanto mai potessi credere, perché, a differenza di tutti, me la sono cavata con la semplice stanchezza. (…)<br />
lo spiritello che mi porta a cogliere il lato comico e caricaturale di tutte le scene era sempre attivo in me e mi ha mantenuto giocondo nonostante tutto.</em><br />
A. GRAMSCI, ECCO USTICA, 9 XII, 926</p>
<p>Gen.mo sig. Ministro della Pubblica Istruzione,<br />
sono una docente di scuola secondaria e vorrei sottoporle una questione che potrebbe apparire oziosa. Se io insegnassi retorica invero lo sarebbe perché a sentirla raccontare ha tutto l’aspetto di un esercizio, o di un apologo, ma non lo è Signor Ministro o Dottor Ministro o chiunque lei sia causa repentini cambi di governo, no, no, non è retorica, è vita vissuta e sdegno ingoiato. Ieri l’altro ero in terza, una classe allegra e problematica e appena disinteressata alla mia disciplina, col gesso in mano e il modello maltusiano in bocca. Forse la definizione esotica, forse il sole che fendeva il pulviscolo disegnando il sol dell’avvenir, ma per la prima volta ho colto un barlume di diffusa curiosità nella giovane platea. Così mi sono infervorata e rabbonita confortandomi con A questo interesse seguirà un profitto e al profitto una soddisfazione e alla soddisfazione una voglia di averne ancora e alla voglia di averne ancora la possibilità di intendere e partorire il mondo attraverso lo studio.<br />
<span id="more-9062"></span><br />
E solo dal modello maltusiano! Che tra l’altro descrive l’andamento di una popolazione in un territorio che presenti risorse illimitate. Erbivori con erba infinita. Carnivori con carne infinita. Macchine da corsa senza bisogno di pit stop. Programmi scolastici da svolgere con studenti volenterosi e senza orario. Ovviamente Signor Ministro il modello maltusiano è una approssimazione ben rozza della realtà ma è spensierato e strafottente e in questa esatta misura è giovane. Forse alle orecchie degli studenti è arrivata l’eco di questa giovinezza e perciò mi scrutavano attenti e silenziosi. Curiosi Signor Ministro. </p>
<p>Io mi rendo conto che la curiosità non è una voce di bilancio e quindi non trova spazio nella gestione della nostra scuola, ma mi guardavano proprio curiosi e mi creda era una bella sensazione. Fatto sta che a un certo punto, appena prima che suonasse la campanella, qualcuno ha bussato alla porta. Io ho risposto Avanti, forse piccata, forse solo dispiaciuta che un pugno qualsiasi sul legno avesse rotto l’incantamento. La porta si è aperta e sono entrate due ragazze. Due ragazze qualsiasi Signor Ministro, con gli orecchini a stella e la felpa a righe orizzontali, le scarpe basse e i jeans avvitati intorno alle caviglie. Due ragazze qualsiasi e sorridenti, una riccia e una liscia. Come le sfogliate Signor Ministro. Una liscia e una riccia. Si sono fatte avanti e io arretrata per far spazio e anche curiosa di sapere dove volessero andare. La liscia mi ha domandato Può uscire una ragazza siamo nel gruppo di lavoro insieme, poi ha fatto un altro passo e additato il primo banco. Ha puntato il dito e detto Quella!.</p>
<p>Deve sapere Signor Ministro che oggigiorno l’autogestione si concorda con gli studenti dopo che gli studenti hanno stabilito tra loro quanti gruppi di lavoro formare e su cosa. Io che conosco tutti questi concordati ma tendo un poco a ignorarli, ma è un mio problema, ho risposto No. Forse ferma, forse cruda, forse senza aggettivi e esclamazioni. In questa scuola Manga, che ha da pure da leggersi al contrario, le esclamazioni e le onomatopee sono importanti. Ho replicato un No secco e aggiunto La prego esca, stavo spiegando e lei mi ha interrotto. Se fossi stata io al posto della studentessa, e mi creda, non sono molti anni che ho lasciato le superiori, avrei fatto un passo indietro e sarei uscita, forse turbata, forse mugugnando improperi ma sarei uscita. La liscia invece ha cominciato a polemizzare sul fatto che il gruppo di lavoro è importante, che me lo aveva chiesto, che era un suo diritto e altre derive democratiche del genere. Io allora per tagliar corto e sfruttare l’ultimo barlume di curiosità rimasta, anche se la rissa è un catalizzatore a qualsiasi latitudine d’età, di censo e di ruolo, ho afferrato la maniglia e compostamente chiuso la porta. Più per cavalleria e modo che per fretta. E già m’ero voltata verso i banchi, per riannodare il filo e il concetto, che sento la liscia pronunciare in corridoio e in tono sostenuto Questa poi è maleducazione!.<br />
Molto esclamativa Signor Ministro.</p>
<p>Maleducazione Signor Ministro, maleducazione! Ho riaperto la porta e domandato quali fossero il suo nome e la sua classe. Mi ha risposto di tre quarti, continuando a camminare, Elisa quarta elle, e io Bene Elisa quarta elle dopo mi accompagna in presidenza. Ho chiuso la porta e rinfoderato il gesso perché intanto la campanella era suonata e la mia ora finita e il modello maltusiano rimasto sospeso tra parole e funzioni esponenziali. Se infatti il mio compito si limitasse alla parola avrei potuto dirmi soddisfatta ma io devo introdurre modelli e i modelli chiamano simboli. Questo è. Ho afferrato i registri e sono uscita.</p>
<p>Signor Ministro, se lei fosse stato in quel corridoio con me si sarebbe rabbuiato molto di più di quando le presentano davanti agli occhi le proposte di tagli all’istruzione. La quarta elle stava tutta schierata intorno a Elisa. Sembrava Mezzogiorno di fuoco. Se questi studenti conoscessero qualcosa oltre alla loro personale e autoreferenziale visione del mondo intessuta di programmi televisivi a basso costo e largo consumo e gadget ipertecnologici e design io avrei potuto parlare e dire Lasciamo cadere i cinturoni e passiamo al saloon a discutere. E invece, pur tenendo uno sguardo fermo e vuoto di protervia, mentre passo nel mucchio tentando di non urtare la sensibilità e le spalle di nessuno, sento Elisa che mi chiede Allora ci andiamo in presidenza o no?.</p>
<p>Signor Ministro si rende conto che le derive democratiche sono pericolose e creano capetti e incertezza?. Elisa è un capetto e io la musa dell’incertezza. Mentre punto gli occhi su Elisa penso che il problema sta nel fatto che io sembro e mi comporto come una studentessa, che io con i miei jeans e le scarpe basse non ho un aspetto autorevole e peggio, peggio ancora Signor Ministro!, io penso che l’autorità sia deleteria nella gestione dei processi di conoscenza.<br />
A meno che uno non l’abbia avuta con l’onore delle armi. Mentre punto gli occhi negli occhi di Elisa e gioco a Mezzogiorno di fuoco io penso pure che dovrei entrare in quarta elle afferrare il registro e segnare una nota disciplinare. Ma non lo faccio perché Elisa non vuole una nota ma solo fare un giro in presidenza e io muoio dalla voglia di sentire la sua versione. Sempre la versione. Nemmeno fossimo in una perenne prova di latino. Così dico Andiamo e accelero. Mentre accelero mi innervosisco perché è tutto sbagliato. È tutto eccessivo. Che una donna adulta non condiscende ai capricci. Che certi No vanno pronunciati a voce alta. Quando entro in presidenza Elisa incrocia le braccia, lo farei io pure se non fossi oberata di registri libri e giacca a vento.</p>
<p>Espongo la questione cercando di mantenere toni neutri, mi aspetto da Elisa silenzio e dal preside manforte. E invece Elisa dice che l’ho spinta, usa il verbo spingere Signor Ministro, come se io le avessi messo le mani addosso, e al mio farglielo notare rincara con Mi ha buttata fuori.<br />
Io strabuzzo, le chiedo se gli studenti sono obbligati da qualche statuto a porre domande retoriche. Elisa non sa che cos’è una domanda retorica e non me lo chiede, e non lo sa perché continua imperterrita in una polemica che pretende ragione. Il preside cerca di calmare le acque e di rispondere al telefono che sono comunque due cose assai impegnative da fare contemporaneamente, non solo per me, e dice a Elisa di avere esagerato.</p>
<p>Io le chiedo Signor Ministro, ma una ragazza che utilizza a sproposito le parole può forse essere redarguita con il verbo esagerare?. Elisa non ha capito cosa significa esagerare, non ha capito dove e a che punto lo ha fatto. Elisa capisce giusto e sbagliato ragione e torto. Che gli studenti sono i clienti che hanno sempre ragione. Che le attività parascolastiche rimangono valide anche se l’istituzione scuola vacilla.</p>
<p>Elisa non ha capito e infatti io mi volto per andarmene e lei mi parla dietro mentre io cammino svelta svelta per non mettermi a urlare. E passare dalla parte del torto, da quella che ha i nervi a pezzi perché si alza ogni mattina alle cinque, e fa mille cose perché chi si ferma è perduto, ed è acida perché sta sempre sola e per non dire altro, e intransigente perché legge troppo, e se la prende a cuore perché è il primo anno di cattedra annuale. Meglio camminare svelta svelta. Il giorno dopo Elisa partecipa al gruppo di lavoro sulla violenza. Sulla violenza Signor Ministro!, e a me scappa da ridere ma lo faccio da sola e in silenzio e capisco che siamo diventati bravissimi a spostare i problemi molto oltre le aule, lì dove li trascinano i media, nelle strade delle metropoli, nel sud est asiatico, nella fame e nella pace nel mondo, nella guerra in medio oriente e negli incidenti sulle strade e non riusciamo a riportarli tra i banchi. Non riusciamo a tenere chiusa la porta dell’aula. Ma hai visto quanta scuola su YouTube? Chiusa, stagna. Nemmeno per un ora. Nemmeno per spiegare compiutamente che studiare aiuta a vivere, che capire serve a non essere mai soli, non riusciamo a fornire modelli che non siano definiti per negazione. Elisa partecipa a un gruppo sulla violenza e non suppone in sé atteggiamenti violentissimi e ottusi e faccendieri e io ho fallito due volte. Perché me ne sono accorta e non ho avuto parole per dirglielo.</p>
<p>Mi rendo conto che nemmeno la comunicazione tra studente e docente è una voce di bilancio e quindi non deve rientrare nelle mansioni della scuola odierna ma almeno è possibile istituire un corso di aggiornamento per guardiano diurno delle masse studentesche?. Perché solo un guardiano potrebbe corrispondere all’interlocutore che Elisa ha in testa, un professore non ha parole, solo immenso sconcerto. E adesso vado. Buone cose Signor Ministro.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/mezzogiorno-di-fuoco-scuola2/">mezzogiorno di fuoco [scuola/2]</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/07/la-mano-sulla-scuola-scuola5/' rel='bookmark' title='La mano sulla scuola è la mano che governa il mondo [scuola/5]'>La mano sulla scuola è la mano che governa il mondo [scuola/5]</a> <small> di Chiara Valerio Tutti hanno idee sulla scuola e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/26/dieci-minuti-di-recupero-a-scuola-1/' rel='bookmark' title='Dieci minuti di recupero  [scuola/1]'>Dieci minuti di recupero  [scuola/1]</a> <small> di Chiara Valerio (&#8230;) se non che arrecava sconforto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/avviso-agli-studenti-1/' rel='bookmark' title='Avviso agli studenti / 1'>Avviso agli studenti / 1</a> <small>(In occasione della lotta degli studenti contro la riforma Gelmini,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/14/sul-ponte-sventola-bandiera-bianca/' rel='bookmark' title='Sul ponte sventola bandiera bianca [scuola /3]'>Sul ponte sventola bandiera bianca [scuola /3]</a> <small> di Chiara Valerio Comunque sia, adesso il pianeta è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/08/un-test-di-italiano-per-la-carta-di-soggiorno-europea-a-scuola/' rel='bookmark' title='un test di italiano per la carta di soggiorno europea. A scuola.'>un test di italiano per la carta di soggiorno europea. A scuola.</a> <small> di Paola Lodola Il test è fissato per le...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/mezzogiorno-di-fuoco-scuola2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>21</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dieci minuti di recupero  [scuola/1]</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/26/dieci-minuti-di-recupero-a-scuola-1/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/26/dieci-minuti-di-recupero-a-scuola-1/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 08:40:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[ministro]]></category>
		<category><![CDATA[minuti di recupero]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=8781</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p><strong>di Chiara Valerio</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>(&#8230;) se non che arrecava sconforto il doverci allontanare dalle usanze,<br />
le quali tengon luogo di legge, quando vengon fermate dal giro de&#8217; secoli.</em><br />
N. SANTANGELO, Discorso inaugurale del VII Congresso degli Scienziati Italiani, Napoli, 1845</p>
<p>Gent.mo Signor Ministro della Pubblica Istruzione sono una docente di scuola secondaria superiore e vorrei sottoporle una questione che, se io insegnassi retorica, potrebbe apparire davvero oziosa e un esercizio per studenti brillanti, ma mi creda, non è così, è solo un mercoledì di gennaio in una scuola dove le ore contano, in barba alla comune definizione ma incontro alla necessità degli studenti, cinquanta minuti.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/26/dieci-minuti-di-recupero-a-scuola-1/">Dieci minuti di recupero  [scuola/1]</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-8782" title="banchi" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/scuola20media20aula20diir8-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></p>
<p><strong>di Chiara Valerio</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>(&#8230;) se non che arrecava sconforto il doverci allontanare dalle usanze,<br />
le quali tengon luogo di legge, quando vengon fermate dal giro de&#8217; secoli.</em><br />
N. SANTANGELO, Discorso inaugurale del VII Congresso degli Scienziati Italiani, Napoli, 1845</p>
<p>Gent.mo Signor Ministro della Pubblica Istruzione sono una docente di scuola secondaria superiore e vorrei sottoporle una questione che, se io insegnassi retorica, potrebbe apparire davvero oziosa e un esercizio per studenti brillanti, ma mi creda, non è così, è solo un mercoledì di gennaio in una scuola dove le ore contano, in barba alla comune definizione ma incontro alla necessità degli studenti, cinquanta minuti.<br />
<span id="more-8781"></span><br />
Premetto che la velocità, a meno che uno non sia un centometrista, non è una dote e che per converso nemmeno la lentezza lo è, seppure ci siano da sempre falangi di scrittori e filosofi arrovellate sul concetto. Falangi inteso come quantità e come parte per il tutto. Così quando a metà della scorsa settimana sono entrata in sala professori e trovato un insolito capannello attorno al faldone delle circolari d&#8217;istituto mi sono incuriosita e domandato allegra Ragazzi cosa butta?. Proprio con queste parole Signor Ministro che forse non sono parole docenti ma non è che uno insegna ventiquattro ore al giorno. Anche perché se così fosse sarebbe opportuno fornirci di un cercapersone e sottolineare quanto la scuola sia importante per la società tutta e dunque quanto sia necessario avere un corpo insegnanti pronto al subitaneo intervento a ogni ora del giorno e della notte. Secondo turni e disponibilità. Ma non voglio fare un discorso politico, mi creda Signor Ministro, e nemmeno generalista o qualunquista o altri -ista tanto cari e lieti a chi scrive di mestiere. Nè parlare dell&#8217;importanza ascrivibile alla curiosità e alla qualità dell&#8217;insegnamento, voci non rendicontabili, non certificabili ISOnovemilaerotti e dunque inesistenti nella scuola di oggi. Voglio solo scriverle riguardo al fatto che quando ho chiesto Ragazzi cosa butta?, i miei colleghi, persone degnissime e incredibilmente non rintronate dall&#8217;attuale scuola contenitore, mi hanno guardato vacui. Col medesimo sguardo che di solito indossano gli studenti quando cerchi di far loro intendere che i concetti non passano per osmosi ma bisogna sudarci sopra. Ma è un&#8217;altra storia.</p>
<p>In ogni modo ero alla considerazione che velocità e lentezza non sono un valore in sé. E infatti, noi che abbiamo studiato a lungo sappiamo di aver incontrato concetti e precetti immediati se non intuitivi e altre faccende bisognose di ruminazioni da fare invidia agli erbivori più scrupolosi del creato. Così mi sono avvicinata al tavolo e, vinta la resistenza della calca attonita, giunta a leggere la circolare quindici del duemilasette. Ho strabuzzato Signor Ministro e lo avrebbe fatto anche lei che è così composto, perché va bene che lentezza e velocità non sono doti in sé ma chiedere a un docente un recupero orario gratuito di dieci minuti dopo che egli ha, con scrupolo o con altro sentimento e modo, rimodulato da settembre la propria lezione sui cinquanta minuti è una vergogna e una pretesa da far scendere i santi dal calendario!. Non sono i docenti a decidere quanto misura un&#8217;ora e non dovrebbe essere nemmeno l&#8217;istituto! Le ore le portano gli orologi! O, a tal punto, fateci timbrare il cartellino e stabilite un minimo di concetti da impartire in un monte ore, un numero di studenti da interrogare, la quantità di gesso da utilizzare e lasciateci alla guazza nella nostra alienazione da catena di montaggio. Senza che io tiri fuori la profonda incoerenza rispetto ai diffusi diktat in salsa pedagogica del tipo Il programma è rigido meglio il modulo, il nodo concettuale dipende dal linguaggio da iniziati, le scuole di specializzazione in didattica delle singole discipline sono utilissime. Tutto questo e poi il recupero di dieci minuti per giustificare il mancato pagamento delle supplenze o delle ore a disposizione?. Perché i dieci minuti non si recuperano nelle proprie classi, il recupero non è per gli studenti o per la qualità della didattica!. No!. Inventatevene un&#8217;altra Signor Ministro, lei e le sue autonomie scolastiche, meno umiliante e, ripeto, fateci timbrare il cartellino! Sarebbe molto meglio e ci identificherebbe come operai specializzati e tecnici dell&#8217;insegnamento piuttosto che missionari intenti a diffondere un verbo che non ammette e non cerca infedeli o e non lascia libertà di ateismo. Perché non si boccia più nessuno!. È diventato più difficile essere bocciati che comprendere una nozione qualsivoglia! Mi perdoni se utilizzo un gergo così poco laico ma ogni religione ha i suoi infedeli e quindi possiamo capirci senza fraintendimenti. Così quando è entrata la collega di chimica, che sta sempre sulle barricate vivaddio, e detto Ma perché siete tutti lì?, l&#8217;ho guardata vacua come ieri, quando una studentessa ha bussato alla porta della mia aula, interrotto la lezione e chiesto se poteva uscire qualcuno di cui però non conosceva il nome. Io le ho risposto stupita No con fermo garbo e quella si è messa polemizzare. Le ore di cinquanta minuti e la studentessa democraticamente alla deriva che polemizza mi volge le spalle e mi chiama Maleducata a voce sostenuta e tono piccato. Allontanandosi di tre quarti nel corridoio. Io ho guardato vacua la studentessa altrettanto perché gli eccessi mi innervosiscono. E agli eccessi che la scuola clientelare definisce giovanili ardori rabbrividisco doppiamente. Ma questa anche è un&#8217;altra storia. Per intanto la collega di chimica mi ha preso sottobraccio e detto facciamo un conto. Facciamo un conto Signor Ministro. Addizioni e sottrazioni, niente che possa allontanarla dalla lettura di poche righe rissose. Come sa, da contratto, le ore di un docente a tempo pieno, le ore di una cattedra, sono in media diciotto. Né mi risulta che le ore siano scomposte e definite in una quantità di minuti diversa dal senso comunque. Mi segue?.</p>
<p>Questo implica che con le ore di cinquanta minuti ogni docente deve recuperare centottanta minuti che sono tre ore a settimana. Sarebbero tre ore normali ma in realtà sono tre ore e mezzo scolastiche. Ciò implica ancora, e per non cadere in difetti di costruzione, che un docente deve recuperare sette ore ogni due settimane. Che significa quasi diciotto ore al mese. Logici e sindacalizzati come siamo, gioiamo tutti del fatto che è coerente ridefinire il mese dopo aver rinominato l&#8217;ora, ma assai meno quando la conclusione è che il mese di un docente di scuola secondaria dura circa cinque settimane. Al prezzo di quattro. Che fatti i dovuti distinguo è una immoralità senza precedenti visto che le ore accademiche durano quarantacinque minuti, e i professori universitari espongono concetti quanto noi. Quarantacinque minuti Signor Ministro che mi pare increscioso. Avranno anche loro problemi di tagli all&#8217;istruzione e alla ricerca ma almeno è noto che le loro ore sono di quarantacinque minuti e senza recupero! O mi sbaglio?. La collega di chimica mi ha sorriso e io a lei e poi siamo scoppiate a ridere Signor Ministro, che nemmeno è molto docente ma quanto è liberatorio!, perché il provvedimento della circolare è reatroattivo e quindi le ore di supplenza fatte, da settembre a qui, non me le paga nessuno e io, che non ho la tendenza al lucro ma solo al ventisette, penso di aver perso tempo. E mi creda, avere la tendenza al tempo è sano e umano e io di essere un pollo in batteria davanti a ventotto trenta polli in batteria non me la sento proprio. Almeno un bonus di produzione! Almeno un corso di aggiornamento come guardiano diurno delle masse studentesche che bussano alla porta durante le ore di lezione. Almeno! Un pollo in batteria potrebbe corrispondere al soggetto della circolare quindici del duemilasette ma un professore no, un professore non ha uova da covare ma solo immenso sconcerto da inghiottire. E adesso, un&#8217;ultima curiosità Signor Ministro. Quanto durano le sue ore?.</p>
<p>Perché forse urge rimodulare il calendario. Ore contenenti differenti quantità di minuti spiegherebbero lo sfasamento tra amministrazione scolastica e corpo docente. Tiriamo un sospiro di sollievo Signor Ministro, è uno sfasamento temporale e non di intenti non di vedute!. Come è lampante! Rimetterci in fase è una soluzione. O metterci in soluzione è una fase. Non so, anagrammi lei, perché qui ci stiamo solo sciogliendo dietro alle definizioni e di cultura non parliamo nemmeno in quei dieci minuti di recupero. E adesso vado, buone cose Signor Ministro e ci pensi.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/09/26/dieci-minuti-di-recupero-a-scuola-1/">Dieci minuti di recupero  [scuola/1]</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/07/la-mano-sulla-scuola-scuola5/' rel='bookmark' title='La mano sulla scuola è la mano che governa il mondo [scuola/5]'>La mano sulla scuola è la mano che governa il mondo [scuola/5]</a> <small> di Chiara Valerio Tutti hanno idee sulla scuola e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/mezzogiorno-di-fuoco-scuola2/' rel='bookmark' title='mezzogiorno di fuoco [scuola/2]'>mezzogiorno di fuoco [scuola/2]</a> <small> di Chiara Valerio Vado convincendomi di essere molto più...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/14/sul-ponte-sventola-bandiera-bianca/' rel='bookmark' title='Sul ponte sventola bandiera bianca [scuola /3]'>Sul ponte sventola bandiera bianca [scuola /3]</a> <small> di Chiara Valerio Comunque sia, adesso il pianeta è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/08/un-test-di-italiano-per-la-carta-di-soggiorno-europea-a-scuola/' rel='bookmark' title='un test di italiano per la carta di soggiorno europea. A scuola.'>un test di italiano per la carta di soggiorno europea. A scuola.</a> <small> di Paola Lodola Il test è fissato per le...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/' rel='bookmark' title='più precari di così'>più precari di così</a> <small> di Maria Angela Spitella Giacomo sembra San Francesco, è...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/09/26/dieci-minuti-di-recupero-a-scuola-1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>30</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 1.086 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 06:04:04 -->
<!-- Compression = gzip -->
