di Filippo Belacchi
La trovano così, seduta e stregata, mentre ascolta un pezzo di Debussy. Il cadavere del marito ancora caldo è steso a due metri da lei, sulla moquette appena lavata. È il mese di aprile e fuori soffia un vento caldo.
Questa signora dai bizzarri vestiti anni 30, nonostante siamo negli anni 50, è la scatola nera dell'omicidio di Elm st. Sa come sono andate le cose. Ora si...
di Stefano Biolchini
Anche quel sabato uguale a tutti gli altri Adele aveva per prima cosa riassettato con precisione millimetrica il rullo degli scontrini nel registratore di cassa. Lo faceva con grazia quasi materna, lei che non aveva figli, facendo slittare le dita fino a sentire appena un roco click. Si era poi aggiustata i capelli che le si erano abbarbicati fin sopra gli occhiali con una infastidita smorfia meccanica...
di Giorgio Mascitelli
Prima di coricarmi depongo sempre sul comodino un bicchiere d’acqua e una pastiglia di valeriana non perché intenda servirmene, ma per scongiurare proprio questa eventualità. So che l’agitazione che turba i miei sonni è del tutto irrazionale e dunque dovrebbe essere placata con tale placebo, che svolgendo la funzione del richiamo nell’uccellagione dovrebbe attirarla nelle reti del sonno. Come uccellatore temo, però, di essere alquanto addormentato e...
di Martina Betti
7:28
Gli occhi sono appiccicosi al risveglio.
Braccia e gambe sembrano tubi di gomma allacciati all'addome gonfio e sporgente.
Le mie dita portano sempre la sua nuca moscia: lei non può reggere da sola la sua testa.
L'altro braccio solleva il resto del corpo: accosto la bambina al petto, i cuori si magnetizzano, i nostri battiti si orientano e si attraggono.
Il suo cranio è allungato, untuoso.
Ha croste bianche sull'attaccatura dei capelli...
di Romano A. Fiocchi
Quando il modulo lunare appoggiò le sue zampe metalliche in prossimità del Mare dei Sogni, il piccolo astronauta ebbe un tuffo al cuore.
Si chiamava Ivan Petrovič Cìcikov, discendente di quel Pàvel Ivànovič Cìcikov che collezionava anime morte in un romanzo d’altri tempi. Ecco perché tutti lo chiamavano semplicemente così, Cìcikov. Ma al contrario del suo trisavolo, niente anime morte: questo Cìcikov collezionava sogni. Fin dai primi...
di Pino Tripodi
Due mesi esatti dopo la rapina più bizzarra della storia del crimine, quella avvenuta a Milano in un supermercato, sembra essersi diffuso in tutto il Paese un morbo che potrebbe definirsi il morbo di Primavera. Il gesto di un uomo ancora oggi unanimamente ritenuto sconsiderato è stato emulato così tante volte che nessun tentativo di spiegazione più appare sensato.
Riunita per discutere la questione, per decidere che atteggiamento...
di Pino Tripodi
Faccio la commessa all'Esselunga di via Bazzi, a Milano. Sabato 8 febbraio 2014 intorno alle tredici e trenta non c'era tanta gente, non quanta ce ne sarebbe stata un paio d'ore più tardi né quanta ce n'era stata ore prima. La fila scorreva senz'affanno alla mia cassa. Avevo il tempo di salutare le persone, di guardarle in faccia, di augurare buona domenica e di chiedere loro come stavano...
di Martina Betti
1.
Non riesco ancora a vedere mia moglie.
Nella mia camera oscura sviluppo il suo volto.
Il tempo di posa è molto lungo: trent'anni di vita.
Immergo la sua immagine latente nel rivelatore.
Aspetto che sia sufficientemente definita.
Poi finalmente i cristalli d'argento si riuniscono: la bocca diventa visibile, il labbro superiore e inferiore si tratteggiano, le zone interne si riempiono e si carnificano.
I toni chiari e scuri si spostano, urtano tra loro...
di Riccardo Ielmini
Filava tutto liscio, alla fine dell’estate 1989: il Muro al suo posto, la Democrazia Cristiana primo partito, io spencolato sul mio futuro, in cerca del disperato amore eterno. Tutto liscio, quando mio padre mi disse che il giorno dopo lo avrei accompagnato a trovare «il senatore».
«Giovanni, fai una bella doccia» intimò. Eppure sapeva che i suoi quattro figli erano sempre puliti, perché mia madre, con la sua...
di Mariasole Ariot
Apus apus: "Una sua peculiarità è quella di avere il femore direttamente collegato alla zampa, tanto che il nome scientifico deriva dalla locuzione greca "senza piedi". Questa sua caratteristica fa sì che non tocchi mai il suolo in tutta la sua vita; infatti se disgraziatamente si posasse a terra, la ridotta funzionalità delle zampe non gli consentirebbe di riprendere il volo". Quindi dorme in volo.
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Il corpo urta...
di Luca Ricci
Quello stabilimento balneare per famiglie non era più nel pieno delle sue attività per due motivi: si avvicinava settembre ed erano le due e mezzo del pomeriggio. Chi non stava facendo un sonnellino sulla sdraio era indaffarato a fissare catatonico il mare piatto come una tavola. Rosa, una bambina di quasi otto anni, tirò un calcetto sullo stinco del nonno: «Detesto il mio nome».
Il nonno guardò la...
di Davide Vargas
Intorno preme la flotta rugginosa delle acciaierie. Fumi. Carriponte. Moli. I becchi delle gru. Chiatte e pontoni. Un gigantesco ramarro con zampe e code di ferro.
Taranto è città con tre mari. Due alvei di acqua ferma nella trama continua della città. Come due fori. Attraversando il dedalo dei ponti non ne hai percezione. Segui le sponde e non sembrano richiudersi. Mentre la presenza dell’industria incombe ad...
di Gianni Agostinelli
A Gabriele lo hanno licenziato. Sono tre mesi buoni che sta a casa senza fare nulla e considera che è estate. Mi dispiace; per me. Mi dispiace che lo abbiano licenziato perché adesso che Gabriele sta a casa giorno e notte me lo ritrovo sempre affacciato al balcone di fianco al mio quando esco per fumare una sigaretta. O per prendere il sole, e mi tocca girare il...
di Riccardo Ferrazzi
Lo conobbi quando avevo i canini aguzzi e giravo per il Medio Oriente. Samir era un agente marittimo con gli uffici in due stanzette buie in fondo a un vicolo: non aveva bisogno di impressionare i clienti, preferiva disorientarli. Gli proposi di concorrere insieme a un appalto ad Alessandria d’Egitto.
Era un buon contratto, anche se sapevo che la burocrazia egiziana è intricata come il delta del Nilo...
Di Giorgio Mascitelli
Sono immerso nell’acqua melmosa fino al collo; primo o poi dovrò uscirne. Intanto essi non sono passati. Ma non posso ancora uscire perché essi potrebbero passare.
Adesso che sono nella melma fino al collo, perché qui l’acqua è melmosa, è il momento giusto per chiedersi se l’avrei fatto lo stesso, se avessi previsto che poi mi sarebbe capitato tutto quanto mi è capitato!
Ma ogni Austerlitz ha la sua...
Di Giorgio Mascitelli
Sento i latrati dei cani nelle mie orecchie, sulle mie spalle, lungo la spina dorsale. Ma dev’essere uno scherzo della tensione o il frutto di un’immaginazione troppo viva: chi, realmente, nel 2013 con tutti i mezzi tecnologici a disposizione e senza la necessità di localizzarlo con il fiuto inseguirebbe un fuggiasco con i cani? Credo che oggi un buon satellitare o un buon suv o meglio ancora...
di Riccardo Ielmini
Il sant’uomo, ci dissero, era ospite dei benedettini, all’Eremo, sul pendio meridionale del Monte Nudo. L’avevano ospitato anche se nessuno dei pezzi grossi della Chiesa si era pronunciato, nemmeno in via provvisoria, sulle sue visioni, o sulle guarigioni, o quello che era. Il sant’uomo, ci dissero, era lassù, bazzicava nei boschi di qui e di là dal versante svizzero; questo ci dissero, se volevamo vederlo, o toccarlo,...
di Mirfet Piccolo
La prima volta che Gianna la vide fu nel 1996, a una grigliata in giardino, e la sensazione che provò fu vagamente simile al fastidio, a un’irritazione sottile. Gianna era hostess di stand al supermercato, e Luca lo aveva conosciuto così, offrendogli un nuovo snack ai cereali e frutta: perché ogni giorno sarà tuo e sarà il migliore, diceva lo slogan. Si frequentavano ormai da quasi otto...
di Gianluca Cataldo
Ma le tue responsabilità?
Un quarto va ascritto all’ereditarietà,
un quarto alle circostanze, un quarto alla
casualità: solo un quarto di responsabilità è mio.
(Akutagawa Ryūnosuke, trad. L. Origlia)
Non parlo del dubbio, che di questa moneta bicefala è il volto attivo e dinamico, ma dell’incertezza, che ne è l’aspetto passivo, perché mi è esterno e mi rende impotente, incapace di dare una risposta. Ho sempre dubitato tanto, di tutto, e mi...
di Gianluca Cataldo
Anfibologia
Il vecchio Anfisbena – come solevano chiamarlo amici, nemici e parenti – si era ritrovato a passare davanti a uno specchio che da sempre era appoggiato al muro del corridoio, lungo lungo la cui lunghezza era interrotta proprio e solamente da quello specchio, che mai Anfisbena aveva notato. Ma quella volta, più che accorgersi dello specchio, aveva scorto la figura che ivi era contenuta, ingabbiata. Ma non...
di Gianni Biondillo
Laura Pugno, La caccia, Ponte alla grazie, 131 pagine, 2012
Mai parlare di “genere” se vuoi essere ben voluto dalla critica, né di racconti se vuoi che un editore ti venda (mistero di una tradizione letteraria in realtà fatta sostanzialmente di racconti, quale quella in lingua italiana). È per questo che La caccia di Laura Pugno viene presentato come un romanzo “letterario”, quando è a tutti gli effetti...
di Giacomo Sartori
I vestiti globalizzati che indossiamo sembrano fatti apposta per nuocere e risultarci insopportabili. Malmenano i testicoli, causando non di rado impotenze e disfunzioni (preludi di suicidi), segano in due l’addome, comprimono i seni, provocano sulle carni attriti, correnti elettrostatiche e allergie, costringendo financo i poveri piedi a una insana prigionia. Per un curioso rovesciamento sociologico sono i ricchi e i potenti che si puniscono con gli indumenti...
di Giacomo Sartori
Come tutti gli uomini io sono sempre vissuto di speranze, e vivo ancora di speranze. Spero che la mia malattia abbia una remissione e che sarò liberato dal dolore, spero che la data cosa e la tal altra abbiano un buon esito, spero che non si abbatta la data catastrofe che prima o poi so si abbatterà. Spero che le cose che scrivo incontrino interlocutori a esse...
di Gregorio Magini
“La creatività, che orrore.”
Enzo Siciliano
Una inquieta mattina bolognese del 1998, Enzo Siciliano, studente in legge di ventisei anni, ricevette una telefonata da Corrado.
– Corrado chi?
– Augias. Chi altro?
– Mi dica.
– Niente. Mi sono a complimentare per la vittoria… Finalmente…
– Ho vinto qualche cosa?
– Ma Enzo. Il Premio Strega. Mi prendi per i fondelli come al solito. Guido mi ha detto che stamane ha parlato con te. Che eri...
di Davide Vargas
È un bacio leggero che un ragazzo poggia sulle labbra di un altro giovane orlato da un pizzetto rossiccio. Poi si toglie il berretto e brillano due occhi. Allungati, truccati e verdi. Bellissimi. Ha la testa rapata. Il cielo ha il colore dei fumi di scarico delle macchine che passano su rue Beaubourg. I due ragazzi si avviano verso l’ingresso alla biblioteca del Centro Pompidou. Nella piazza...
di Enrico Palandri
Chi racconta delle storie non dice la verità. Liquidare però la realtà presentata da un autore come una storia, è più complicato di quanto appare a prima vista. Don Chisciotte, Madame Bovary ci sono presentati dagli autori come personaggi per cui la lettura è stata nociva, ha fatto smarrire il loro buon senso in un’eccitazione della fantasia. Sono però anche gli eroi dei loro autori che ci...
di Giacomo Sartori
I vecchi sono ingombranti, e spesso anche molto costosi. Bisogna farli accudire da una badante, e le badanti costano. La paga oraria non è certo alta, anzi spesso è da fame, ma considerando che un vecchio bavoso lo è ventiquattro ore al giorno sette giorni in settimana, viene fuori un patrimonio. A far bene bisognerebbe poterli rottamare. Ma sarebbe un repulisti un po’ di cattivo gusto: siamo...
di Luca Ricci
ai miei amici scrittori, bestie da macello
La mattina presto del giorno in cui uscì il libro del mio amico, verso le quattro o le cinque del mattino, la città venne messa in maschera da un acquazzone improvviso. Me ne accorsi da sotto le coperte e pensai che se fosse continuato a piovere la gente si sarebbe tenuta alla larga dalle librerie: tra scrittori succede sempre così, i...
di Giacomo Sartori
Cari ragazzi, permettetemi di chiamarvi così, io devo confessarvi che non conosco più di tanto questo romanzo che avete deciso di trasporre a teatro. Questo testo che vi ha parlato e sul quale volete lavorare è mio, nel senso che sono io che lo ho scritto. Sono io che gli ho dato vita - vita cartacea, per molti versi più pregnante e fervida della nostra - ai...
di Giacomo Sartori
Quando si è adulti bisogna fare gli adulti, anzi l’occupazione principale diventa proprio quella: si ha da manifestarsi adulti in ogni evenienza e circostanza, con qualsiasi mezzo e a qualsiasi prezzo, e anzi meglio si fa gli adulti più si è considerati e ci si autoconsidera davvero adulti. Il reale interlocutore di ogni adulto è lo specchio: è in primo luogo di fronte a se stessi che...