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	<title>Nazione Indiana &#187; roberto speziale</title>
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		<title>Scaffali nascosti (8) &#8211; :duepunti edizioni</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/11/scaffali-nascosti-8-duepunti-editore/">Scaffali nascosti (8) &#8211; :duepunti edizioni</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).</em></p>
<p><strong>di Andrea Gentile</strong></p>
<p>Nelle fiere del libro li vedi da lontano anche se non hanno lo stand più grande. Partono da Palermo e portano con loro una grande botte di vino, una di quelle che si trovano facilmente nelle cantine dei nostri nonni o bisnonni. Ogni tanto scatta l’happy hour. Ti offrono un bicchiere e ti parlano di Platone o Ourednik, Aristotele o Le Clézio. Tu sei attento e ti lasci convincere.</p>
<p>Il progetto <a href="www. duepuntiedizioni.it" target="_blank">:duepunti </a>nasce nel 1997 da Andrea L. Carbone, Roberto Speziale e Giuseppe Schifani. Parte come rivista letteraria fotocopiata in proprio e distribuita nei ferventi corridoi dell’università palermitana ma parallelamente è un sito internet (<a href="http://www.duepunti.org/">www.duepunti.org</a> ancora attivo).<span id="more-31764"></span></p>
<p>Nel 2004 – col motto <em>intus legere</em>, «leggere dentro», e con un pesce radiografato, derivazione manuziana, come marchio – nasce la casa editrice :duepunti, con l’obiettivo ambizioso – ci dice Schifani – di tessere un «dialogo serrato con i lettori inteso alla costruzione di una “biblioteca ideale”, selettiva e non esaustiva, nutrita di rimandi e connessioni, che sfugga all’ottica del libro come “bene di consumo” <em>veloce </em>e punti invece sul <em>catalogo </em>come spazio inesauribile di vitalità e promozione della cultura».</p>
<p>Il richiamo ad Aldo Manuzio, l’idea di «biblioteca ideale», la guerra al libro come bene di consumo: caratteristiche, obiettivi volutamente lontani dalle consuetudini contemporanee, toni che quasi richiamano alcuni carteggi di intellettuali-editori degli anni ’50-’60 (da Vittorini a Sereni fino a Niccolò Gallo, che pure lavoravano in grandi aziende).</p>
<p>Del tutto in linea con il progetto allora la pubblicazione, per esempio, della <em>Settima lettera </em>di Platone (2005) e della <em>Vita, attività e carattere degli animali </em>di Aristotele (2008), nella collana «Terrain Vague». Nella stessa collana, la più attiva, compare <em>Il verbale </em>(2005) di Le Clézio, uscito in Italia solo nel 1965 nella «Ricerca letteraria» einaudiana, varata da Guido Davico Bonino.</p>
<p>«Questo caso – ci dice Schifani – è illuminante per comprendere uno dei filoni del nostro piano editoriale che attraversa i vecchi cataloghi e riscopre inediti assoluti in Italia, tra le grandi pagine della letteratura europea».</p>
<p>Nel 2005 esce anche <em>Europeana </em>di Patrik Ourednik, intervistato da Giorgio Vasta nel 2007 su <em>Notable </em>e su <em>Nazione Indiana</em>, mentre nel corso degli anni la collana si infittisce di gemme come <em>Alla deriva </em>di Karl Huysmans (2007), gli <em>Scritti pornografici </em>di Boris Vian (2007), gli <em>Scritti patafisici </em>di Alfred Jarry (2009), fino a <em>Rue de l’Odeon </em>di Adrienne Monnier (2009), la storia della grande libreria frequentata da Joyce, Beckett, Rilke e Proust: un libro che ha ricevuto anche l’attenzione di Stefano Salis sul <em>Domenicale </em>del <em>Sole 24 Ore</em>, Gabriella Bosco su <em>Tuttolibri </em>e Gian Paolo Serino sulla <em>Repubblica</em>. Sarà poi Ourednik a curare il <em>Trattato sul buon uso del vino </em>di Rabelais (2009), inedito sfuggito all’editoria italiana.</p>
<p>Il tutto in una veste grafica raffinata, con «oggetti-feticcio» che col passare del tempo» i bipuntinisti hanno raccolto e che «entrano in simpatia armonica con le suggestioni offerte dal libro.</p>
<p>Più specifiche e giovani anagraficamente le altre collane. Il 2006 è l’anno della «Dossier», dedicata alla saggistica letteraria, con titoli come <em>Il romanzo e la storia </em>a cura di Michela Sacco Messineo (2008) o <em>Letteratura, identità, nazione </em>a cura di Matteo Di Gesù (2009).</p>
<p>Nel 2008 nasce l’«Argo», diretta da Michele Cometa, che «si propone come uno strumento indispensabile per la ricerca in un ambito multidisciplinare in piena espansione (estetica, storia dell’arte, semiotica, letteratura)» e ha cinque titoli all’attivo.</p>
<p>Il 2009 è poi l’anno delle «Cronografie» su politica e sociologia, collana inaugurata da <em>Mondo bastardo </em>dell’europarlamentare Giusto Catania; sempre nel 2009, con la pubblicazione di <em>Miracoli contemporanei di Santa Rosalia </em>di Serena Giordano, sembra ripartire con intenti programmatici («immagine e immaginario») la collana «Punti di fuga» – di graphic novel, rivolta a un pubblico di lettori giovani  –  avviata nel 2005 con <em>Una giornata nera </em>di Claudio Morici e Marco Failla, e fermatasi nel 2006 con <em>Progetto isole 2005</em>.</p>
<p>Con sede in via Siracusa, a pochi passi da via Notarbartolo lì dove abitò Giovanni Falcone, con un catalogo <em>raffinato </em>e con una veste grafica riconoscibile, così cresce la casa editrice :duepunti, distribuzione Pde, sei anni di attività, e – ci dice ancora Schifani &#8211; «un’ottica eccentrica che ci permette di mettere a fuoco con il giusto distacco alcuni fenomeni in atto nel nostro paese o in Europa», abbattendo la «limitazione» del regionalismo siciliano.</p>
<p>Tra le prossime uscite il <em>Grande romanzo europeo </em>di Koen Peeters, la <em>Filosofia del cane </em>di Diogene e un misterioso e anonimo <em>Elogio del nulla / Elogio di qualcosa.</em></p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a <em>Patria 1978-2008</em> (il Saggiatore, 2009), ha curato, con Aurelio Pino, <em>Mala storie </em>di Piero Colaprico (il Saggiatore, 2010). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune».</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/11/scaffali-nascosti-8-duepunti-editore/">Scaffali nascosti (8) &#8211; :duepunti edizioni</a></p>
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		<title>Il superfluo della vita</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 07:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Si pubblica un frammento dal blog <a href="http://rospeinfrantumi.blogspot.com/">rospe in frantumi</a>, camera di collaudo e taccuino di un <a href="http://www.duepuntiedizioni.it/page/editoriale/index.htm">editore</a>. d.p.]</em></p>
<p>di <strong>Roberto Speziale</strong>&#8230;</p>
Cosa ci si aspetta dagli editori, soprattutto se giovani? Gli  editori devono essere agguerriti, devono usare metafore agonistiche,  preferibilmente calcistiche o rubate all’immaginario gladiatorio dei filmoni in  sandali e perizoma.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/07/02/il-superfluo-della-vita/">Il superfluo della vita</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Si pubblica un frammento dal blog <a href="http://rospeinfrantumi.blogspot.com/">rospe in frantumi</a>, camera di collaudo e taccuino di un <a href="http://www.duepuntiedizioni.it/page/editoriale/index.htm">editore</a>. d.p.]</em></p>
<p>di <strong>Roberto Speziale</strong></p>
<div>Cosa ci si aspetta dagli editori, soprattutto se giovani? Gli  editori devono essere agguerriti, devono usare metafore agonistiche,  preferibilmente calcistiche o rubate all’immaginario gladiatorio dei filmoni in  sandali e perizoma. Non si concede volentieri fiducia a chi contravviene a  queste pratiche consuetudinarie. Posso anche capirlo, in fondo, è tempo di  slogan (e quando non lo è), è tempo di dimostrare che i libri non sono cartacce  raccolte a prendere polvere sugli scaffali. È tempo che i libri siano  qualcos’altro, anche se non vengono letti. Questo è il tempo dei giovani  editori. Ci si aspetta che i giovani editori sappiano cosa fare. I libri sono  sacrificabili, non si vendono libri, si vende il resto.<span id="more-6281"></span></div>
<div>
<p>Come appare  evidente, alla seconda rilettura di quello che precede, non ho le idee molto  chiare su ciò che ci si possa aspettare sensatamente da noi. Personalmente più  che fuggire le battaglie preferisco astenermi dal celebrarle&#8230; e se questo è  vero per tutto ciò che riguarda le sfide continue contro il mercato, gli indici  di lettura, i distributori che non si capisce se giocano contro o a favore, i  ritardi nelle spedizioni, i tipografi che capiscono il contrario di quello che  sta scritto nero su bianco&#8230; non altrettanto “onesto” è il silenzio sotto cui  lascio passare altre competizioni e i loro catastrofici esiti. Mi viene da  domandarmi: ma un giovane editore è tenuto ad essere pienamente onesto? E questo  vuol dire “per forza” andar fieri delle proprie vittorie come delle  sconfitte?</p>
</div>
<p><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128742572390267058" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp2.blogger.com/_WUvdHc6kAV8/Ryz0MkO-uLI/AAAAAAAAATM/IqQ6VbC6-Jw/s400/2007_naima-on-the-balls_01.jpg" border="0" alt="L'anima di :duepunti è sportiva (rospe, 2007)" /></p>
<div>Dal momento che sono stufo di cautele, reticenze e ipocrisie  vuoterò il sacco e proverò a dire ciò che dai giovani editori non ci si aspetta:  la verità, accettandone le conseguenze. Anche questa è una prova di coraggio  imprenditoriale. :duepunti nasce un po’ come una specie di ritrovo  dopolavoristico, con l’obiettivo insano di trovare la giusta valvola di sfogo  per la creatività repressa di un minuscolo gruppo di amici, uniti da letture  comuni e ambizioni straordinarie, quanto improbabili e sconclusionate. Prima dei  libri è il tempo in cui si rimugina su riviste ed esperimenti di vario genere,  alcuni pretestuosamente letterari altri dichiaratamente ludici. Un lungo periodo  di apprendistato ha visto consacrarsi uno dei riti apotropaici fondativi della  nostra poetica: il calcio totale. A questa esplosione di violenza immotivata ma  liberatoria non meno di quella descritta dal <em>Fight club</em> di Palahniuk,  segue il raffinarsi di regole, mai davvero cristallizzate e per tanto ambigue e  transitorie. Dal cercare di uccidersi – sportivamente – inseguendo una  “palletta” (qualsiasi cosa può essere designata come “palletta”, inclusi esseri  umani) le nostre regole (“non ci sono regole”) transitano attraverso molteplici  forme, così si passa al golf da ufficio, alla palla a cestino, alle prove di  stabilità (ancora imbattuto il primato di Alc, che percorre ben cinque metri  sotto il peso di dodici rocchetti di nastro isolante impilati sulla testa&#8230; il  tutto nel più assoluto disinteresse generale), per finire nella più nobile delle  tenzoni: il tennis totale da tavolo tondo.</div>
<p><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128197296227268754" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp0.blogger.com/_WUvdHc6kAV8/RysERUO-uJI/AAAAAAAAAS8/auaMDcu-MbE/s400/2007_duepunti-on-the-balls_.jpg" border="0" alt="Riposare e ragionare (rospe, 2006)" /></p>
<div>:duepunti ha un animo sportivo. Le prove sono battaglia,  guerra aperta, ricerca estetica del bel gesto, triviale bisogno di  sopraffazione, e scempio della – residuale – dignità umana concessa al termine  di lunghe riunioni farcite di cultura, sigarette, vino rosso, amari amarissimi e  buone intenzioni. Concedersi un tuffo nelle memorie d’infanzia in prima istanza  era sembrato un modo saggio per rimanere con i piedi per terra, un modo per non  prendersi troppo sul serio, anzi un esercizio serissimo di autoironia. I  propositi, soprattutto quelli migliori, sono il più delle volte delle  guarnizioni leziose per nascondere un arrosto carbonizzato o una tortina  asfittica. Il cuoco sa quando mettere mano agli schiumogeni. :duepunti, invece,  non teorizza, non ci riesce. E un poco per volta le varianti delle nostre  competizioni hanno finito con il sopraffare tutto il resto. Periodi lunghissimi  della nostra vita sono segnati dal ritmo delle partite a ping-pong, periodi  lunghissimi che possono essere caratterizzati dall’insorgere di nuovi malumori  persistenti come le frustrazioni che avrebbero, sempre in teoria, dovuto  mitigare. <em>Mens sana in</em>&#8230; a dire il vero oltre ai rancori tra vincenti  e perdenti, si registrano anche slogature, sgraffi, sbucciature, strappi e  lacerazioni che si ripropongono trasfigurati nel nostro lavoro di ogni giorno.  Nessuno saprà mai come sia stata imposta quella copertina&#8230; al tie-break. Ma  chi abbia vinto, chi abbia perso, non importa&#8230; fintanto che tutto resta  all’interno delle dinamiche del gruppo storico. Ma non sempre :duepunti affronta  :duepunti, non sempre le vittorie si equilibrano con le sconfitte.</p>
<p>È  questa la prova di coraggio – non richiesto – che da giovane editore (ed è pur  sempre una giovinezza equivoca) voglio affrontare: le sconfitte insanate e le  conseguenti aspirazioni livorose di rivincita che ci animano di continuo. E sì,  perché il saper perdere appartiene al vero sportivo, ma l’astenersi  sistematicamente dalla vittoria compromette irreparabilmente il proprio buon  umore.</p>
</div>
<p><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128196596147599458" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp1.blogger.com/_WUvdHc6kAV8/RysDokO-uGI/AAAAAAAAASk/T7afuvem1rM/s400/2006_duepunti-on-the-balls_.jpg" border="0" alt="Ospiti e disfide (rospe, 2007)" /></p>
<div>L’elenco è lungo e potrebbe apparire sfoggio  autolesionistico, per questo mi limiterò a ripercorrere i più brucianti episodi  che mi tornano in mente. Una volta ho sentito, o letto, qualcosa che suonava  su per giù così: le vittorie si dimenticano, le sconfitte generano nuove  relazioni. Il primo ricordo è annebbiato dai fumi dell’alcol. Siamo alla Festa  di Liberazione, come :duepunti abbiamo realizzato un’istallazione giocattolo in  forma di scatola alta due metri e quaranta per due. Un scatola di ferro e  cartone ricoperta interamente da graffiti, collage e giochi  olfattivo-visivo-tattili che è passata nel più generale disinteresse dei giovani  sinistrorsi. Un workinprogress durato per tutto il tempo della festa, dalla posa  dei tralicci metallici, fino allo smontaggio, non meno macchinoso. Unica  soddisfazione la curiosità imprudente degli immancabili bimbetti sfuggiti alle  madri distratte da comizi pallosissimi. Loro vittima prediletta da sempre  :duepunti ha un conto aperto con i bimbetti selvaggi. Ma comunque, archiviata la  pratica e sparito l’ultimo bullone ci siamo ritrovati davanti lo scenario  devastato degli irriducibili che dopo essere stata decretata la chiusura  ufficiale della manifestazione si davano alla gozzoviglia più sfrenata. Nello  spirito di servizio che ci contraddistingue partecipiamo alle operazioni di  travaso degli ultimi ettolitri di birra rimasti sul groppone del simpatico  compagno addetto ai vettovagliamenti. Anche se non propriamente compagni ci  prodighiamo. Al termine delle operazioni ci ritroviamo di fronte un altrimenti  posato intellettuale accademico (che chiamerò Andrea Cozzo, per evitare di  nuocere ad alcuno). Costatate le sue condizioni generali accettiamo la simpatica  tenzone: una pacifica sfida Sinistri contro Monarchici. Noi coronati (il  sottoscritto e Gs), soprassediamo sullo squilibrio delle forze in campo (due  contro uno che non si regge in piedi). Perdiamo ignominiosamente e siamo  costretti a sopportare per almeno venti minuti l’esultanza del Sinistro. Giorni  dopo veniamo a sapere che gli spettatori non meno bevuti della squadra vincente,  hanno mantenuto un nitidissimo ricordo dell’accaduto. Sono passati sette anni  circa e devo ancora astenermi dal frequentare la macchinetta del caffè di  Lettere.</p>
</div>
<div><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128742568095299746" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp1.blogger.com/_WUvdHc6kAV8/Ryz0MUO-uKI/AAAAAAAAATE/o2EvvFaVO_o/s400/2007_on-the-balls_04.jpg" border="0" alt="Un giovane amico a modo (rospe, 2006)" /></p>
<p>Poi sorprendentemente siamo editori, giovani editori  ovviamente. La casa editrice, nella sua accezione di casa, comincia ad essere  frequentata da ospiti di riguardo, o per lo meno che sembrano avere dei riguardi  verso di noi. Siamo editori, per bacco! Così un giovane a modo viene a farci  visita e ci parla del suo interesse per il nostro lavoro. Lusinghe a parte il  giovane si dimostra compito e soprattutto accondiscende a passare da un Voi  formale ad un altrettanto formale Tu. Le cose precipitano nel momento in cui il  giovane ospite viene designato a vittima sacrificale sull’altare del tavolo  tondo di ping-pong totale. La certezza del successo è data dalla assoluta  impraticabilità del campo e dalla più ingiustificata proliferazione di regole  inventate all’impronta per sconcertare l’ospite condizionando l’esito della  competizione. Vince la prima partita stentando contro di me. Io mi dico: ma  perché sono sempre così ospitale! Tocca a Gs che viene sfracellato con una  crescente sicurezza. Allora guardo con rassegnazione Gs e dico: ma perché è  sempre così maledettamente geniale, troppo geniale! Ultima risorsa l’assoluta  mancanza di sportività di Alc. Viene beffardamente annichilito&#8230; poi guarda la  racchetta e dice qualcosa del tipo che il grip non è adatto, che era in controluce, che il giorno prima aveva bevuto latte acido, ecc. Mi dico: e che cazzo!  Il giovane amico – di recente laureato dottore in filosofia – continua a venirci  a trovare ogni volta che torna a Palermo lasciando sguarnita la pisana <a href="http://viarigattieri.blogspot.com/" target="_blank">Via Rughettari</a> del  loro capo. Ogni volta avvertiamo il portiere di informare il giovane amico che  non ci siamo, che la ditta ha cambiato indirizzo ecc. Ma lui si ripresenta&#8230; e  le cose finiscono su per giù sempre allo stesso modo.</p>
</div>
<p><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128749092150622402" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" src="http://bp0.blogger.com/_WUvdHc6kAV8/Ryz6IEO-uMI/AAAAAAAAATU/5lDI7cunlCQ/s400/2006_schifocavallo_01.jpg" border="0" alt="Eppure verrà il giorno della rivincita (rospe, 2006)" /></p>
<div>Tornando a Pisa con la memoria devo ricordare l’ultimo  episodio di questo breve excursus. Siamo ancora editori, siamo alla nostra prima  fiera libraria ufficiale, siamo presenti in qualità di giovani editori (e chissà  per quanto ancora lo saremo). Abbiamo portato con noi Patrik Ourednik, il nostro  scrittore ceco (<em>Europeana</em> e adesso anche <em>Istante propizio.  1855</em>), ci pavoneggiamo perché tutti ce lo invidiano. È preceduto dalla fama  di essere un eccentrico, un intellettuale del tutto fuori dagli schemi, persino  da quelli degli intellettuali eccentrici. Concordiamo. Pantagruelico, arguto,  sottilmente crudele, irrispettoso delle forme vuote, a suo modo disegnatore e  allevatore di poliedri, abbiamo imparato ad apprezzarlo per la vastità dei suoi  interessi e per l’inestinguibile sete: solo vino rosso, possibilmente più di  quello che è pensabile si possa bere rimanendo lucidi. Il giorno della nostra  presentazione, durante una pausa di senso, informa il pubblico della prossima  uscita per :duepunti del suo primo romanzo. Noi non ne sappiamo niente e a dire  il vero non siamo del tutto sicuri che quel libro esista o esisterà mai (ad ogni  modo oggi è l’undicesimo volume della nostra collana Terrain vague). Un po’  sorpresi nel dopo cena proviamo a chiedergli esattamente che cosa intendesse.  Date le difficoltà linguistiche, lui è ceco, esule in Francia, di madre italiana  (ma anche su questo non ci giurerei), ci propone di prendere un altro bicchiere  di vino. Io sono diventato astemio forse in reazione agli ultimi esiti  disastrosi delle performance agonistiche di :duepunti (vedi disfida a palletta,  Sinistri vs. Monarchici). Bevendo su una terrazza attrezzata ad arte per una  fiera del libro di respiro internazionale (PisaBookfestifal, alla Stazione  Leopolda), ci avvediamo della inquietante presenza di un bigliardino  abbandonato. «Dai!» mi fa Gs. «Ma io non so giocare!». E lui: «ma hai visto  quanto ha bevuto? E poi lo facciamo giocare con Alc». «Allora si può fare». Per  inteso Alc è filosofo e grecista&#8230; e ad eccezione del frisbee, delle prove di  stabilità con rotolini di scotch e simil è buono solo a ping-pong (ma dati i  risultati precedentemente esposti&#8230; neanche tanto). La celebrazione della  stipula virtuale del nuovo contratto si gioca a calcio balilla: :duepunti contro  confederazione slava&#8230; ossia esponente esule della Repubblica Ceca e infiltrato  di moglie bulgara. Alc si dimostra all’altezza delle nostre aspettative, Gs è  tanto geniale da evitare i miei ripetuti tentativi di autogol e Patrik&#8230; ci  disintegra. Al termine ci proporre di brindare.<br />
Se c’è una cosa che a noi  giovani editori non manca è la voglia di metterci in gioco. Ma verrà il  giorno&#8230;</div>
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