<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; rumeni</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/rumeni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 10:08:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>“RUMENI” di Anna Lamberti-Bocconi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/02/%e2%80%9crumeni%e2%80%9d-di-anna-lamberti-bocconi/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/02/%e2%80%9crumeni%e2%80%9d-di-anna-lamberti-bocconi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 09:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[anna lamberti-bocconi]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[rumeni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=20829</guid>
		<description><![CDATA[<p><strong>STORIE CHE HANNO UN NOME</strong></p>
<p>di <strong>Nadia Agustoni</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/rumeni.jpg"></a>Un <em>romanzo di storie</em> così il sottotitolo di<em> Rumeni</em> di Anna Lamberti-Bocconi (Stampa Alternativa, 2009; pag. 114), libro che si legge con una certa sorpresa per le figure e le voci che sembrano venirci incontro dai nostri stessi giorni: dalla fermata dell’autobus al treno, dal bar a uno dei tanti luoghi delle città in cui viviamo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/02/%e2%80%9crumeni%e2%80%9d-di-anna-lamberti-bocconi/">“RUMENI” di Anna Lamberti-Bocconi</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>STORIE CHE HANNO UN NOME</strong></p>
<p>di <strong>Nadia Agustoni</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/rumeni.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-20830" title="rumeni" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/rumeni.jpg" alt="rumeni" width="200" height="274" /></a>Un <em>romanzo di storie</em> così il sottotitolo di<em> Rumeni</em> di Anna Lamberti-Bocconi (Stampa Alternativa, 2009; pag. 114), libro che si legge con una certa sorpresa per le figure e le voci che sembrano venirci incontro dai nostri stessi giorni: dalla fermata dell’autobus al treno, dal bar a uno dei tanti luoghi delle città in cui viviamo. Ma per Anna Lamberti-Bocconi la città è Milano. In quasi tutte le storie sono le sue strade che incontriamo, il loro animarsi ed essere parte di un rito o di un carosello dove i volti sono singolarità e non maschere e i sorrisi pieni di luce.<br />
Ogni racconto ha un nome di persona: <em>Violeta, Cristina, Gigio, Marja</em> e altri e ogni storia ha il respiro corale di un mondo che si dà in modo integro, ma per un attimo solo e con una verità che è passione, presa in giro, gioco e tragedia.<span id="more-20829"></span></p>
<p>La scrittura di Anna Lamberti-Bocconi è nitida. Sapiente nel costruire i dialoghi, pulita nel restituire realtà alla memoria personale, sia questa un ricordo affettivo che diventa traccia, come in <em>Tiberiu</em>, di una  genealogia raccontata con leggerezza e un’ironia pungente, o che è come in <em>Madalina</em>, una nostalgia improvvisa davanti al mistero della morte, alla sofferenza che balza da dentro nel rammentare la perdita della madre.</p>
<p>Le voci del romanzo, perché di romanzo si tratta, per l’unità che la narrazione mantiene e per l’io narrante che non cambia e si mette costantemente in gioco, sono di un’umanità che ci appare timida o intimidita e un momento dopo strafottente Un’umanità varia e confusa, persa in una rabbia che è debolezza e che può esprimersi solo contro chi è più debole ancora. E’ per questo che la voce di chi racconta è voce di parte ed è sguardo che sa riconoscere il dolore di chi ha davanti e ne impara le parole che scappano via, lontano, anche quando aggrediscono.</p>
<p>Gli sradicati del libro di Anna Lamberti-Bocconi è come se cercassero, nel loro essere in transito, un esserci nel desiderio dell’altro. Questo è particolarmente evidente in <em>Mario, Gheorghe, Cesar</em>, dove l’incontro casuale in treno con l’io narrante donna, rivela il loro immaginario costruito tra arcaismi e pornografia e nello stesso tempo mostra la mancanza di autostima di cui uno solo di loro sembra consapevole. La mancanza di significato della  loro violenza si ripercuote sulle loro stesse vite. Li lascia vuoti di presente e di futuro. Così il ciao finale è anche il segno dell’impotenza a un vero confronto. Un ciao in cui la simpatia che affiora è subito sommersa. E la stazione in cui si lasciano è quasi il simbolo del vuoto pieno di cose in cui si muovono e ci muoviamo tutti.</p>
<p>Nell’ultima storia <em>Cristina</em> è il viaggio in Romania a dirci la solitudine di chi non ha più abitudini, ma solo giorni e notti in cui sopravvivere e a cui strappare qualcosa. E’ il tempo dell’ingiustizia che ci viene incontro, la nudità dell’ingiuria sui corpi dei bambini affamati che come cani si contendono il cibo e aspettano neanche la salvezza, ma solo un riparo, uno spazio in cui racchiudere la sofferenza, un crepuscolo infinito. Eppure, proprio in queste pagine, è come se ognuno fosse affidato solo alla luce. E’ il sorriso della bambina a ricordarci che l’innocenza è l’impotenza assoluta. L’esistere senza potere e avere la forza di chi: <em>ruba vita al sole, sfugge al branco e domina le traiettorie della sua città</em>. La città crepuscolare, in cui l’abbandono, il vuoto e l’affollarsi sembrano uguali, è la città provvisoria in cui ci si muove senza sonno, ma come nei sogni. E’ la città dove violenza e modernità si incrociano e si misurano nella cifra di un tempo che è assedio. Ed è la città dove una bambina a cui si chiede dove abita risponde semplicemente: <em>qui</em>.</p>
<p>In <em>Rumeni</em> c’è un senso di comunione, che ci lascia rabbiosi, un po’ delusi dall’impossibile gesto, che aspettiamo e immaginiamo, di salvare, di trarre in salvo. Questo ci ricorda la capacità grande di amore e il limite di ogni vita a non avere risposte. Sembra ormai che noi tutti siamo incapaci anche di domande, di esigere una severità da noi stessi che ci porti lungo la linea di questa frontiera italiana a interrogare, a chiedere conto dei morti e dei vivi, a dare alle nostre parole quella verità che la richiesta di <em>libertà, uguaglianza, fraternità</em> aveva in origine.<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/16/da-rumeni/" target="_blank"><strong>Due racconti da “Rumeni”</strong></a><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/09/02/%e2%80%9crumeni%e2%80%9d-di-anna-lamberti-bocconi/">“RUMENI” di Anna Lamberti-Bocconi</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/02/15/%e2%80%9cmagnificat-poesie-1969-2009-%e2%80%9d-di-cristina-annino/' rel='bookmark' title='“Magnificat. Poesie 1969-2009.” di Cristina Annino.'>“Magnificat. Poesie 1969-2009.” di Cristina Annino.</a> <small> [ Cristina Annino Dopo c'è l'acqua acrilico su tela,...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/su-taccuino-nero-di-nadia-agustoni/' rel='bookmark' title='Su Taccuino nero di Nadia Agustoni'>Su Taccuino nero di Nadia Agustoni</a> <small>di Viola Amarelli Nadia Agustoni ci consegna con Taccuino nero...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/06/16/da-rumeni/' rel='bookmark' title='Due racconti da &#8220;Rumeni&#8221;'>Due racconti da &#8220;Rumeni&#8221;</a> <small>di Anna Lamberti-Bocconi GIGIO “Ma che accidenti…”. E’ più una...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/03/03/della-guerra/' rel='bookmark' title='Della guerra'>Della guerra</a> <small> di Nadia Agustoni “[…] un esercito perdente insegue invece...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/23/lavorodellalba/' rel='bookmark' title='LAVORO DELL’ALBA (*)'>LAVORO DELL’ALBA (*)</a> <small>di Nadia Agustoni Ugo Mulas [ 1928 – 1973 ]...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/09/02/%e2%80%9crumeni%e2%80%9d-di-anna-lamberti-bocconi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>21</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Due racconti da &#8220;Rumeni&#8221;</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/06/16/da-rumeni/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/06/16/da-rumeni/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 08:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[anna lamberti-bocconi]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[rumeni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=18564</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Anna Lamberti-Bocconi</strong></p>
<p><strong>GIGIO</strong></p>
<p>“Ma che accidenti…”. E’ più una sensazione che altro, una presenza dietro la schiena. Questione di riflessi: mi giro di scatto e lo becco con la mano nella mia borsa; quella mano gliela branco al polso e lui si immobilizza come una bestiola spaventata.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/16/da-rumeni/">Due racconti da &#8220;Rumeni&#8221;</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Anna Lamberti-Bocconi</strong></p>
<p><strong>GIGIO</strong></p>
<p>“Ma che accidenti…”. E’ più una sensazione che altro, una presenza dietro la schiena. Questione di riflessi: mi giro di scatto e lo becco con la mano nella mia borsa; quella mano gliela branco al polso e lui si immobilizza come una bestiola spaventata. “Ma che cazzo fai, stronzetto! Volevi derubarmi?”<br />
	Lui zitto, duro, rattrappito nelle spalle. Mi fissa con lo sguardo di un lanciafiamme. Gli spaccherei la faccia.<br />
<span id="more-18564"></span><br />
	Luogo: corso Buenos Aires verso Loreto, sette e mezza di sera. C’è in giro poca gente, una controra metropolitana, esistere è un po’ un arbitrio. Io stessa sono stata sputata dal marciapiede, per dire, una specie di protuberanza mobile con le caviglie dinoccolate.<br />
	“Ma che cazzo fai, stronzetto! Volevi derubarmi?”. E’ una marmotta, denutrito, pieno di rancore. Quindici anni a dir tanto, se va bene. Che cazzo faccio io. Ho le orecchie in fiamme, mi sono spaventata, le dita che gli stringono il polso mi fanno male da tanto chiuse, su su nei tendini dell’avambraccio sento il crampo.<br />
	“Adesso vieni con me”. Lo tiro per il braccio, lui segue. Ha paura, lo sento, e la cosa maledettamente mi dà soddisfazione, e nello stesso tempo mi fa venire da piangere.<br />
	Entriamo in un bar. “Ce li hai i soldi?”.<br />
	“Sì”. La prima voce che emette. Gutturale, profonda.<br />
	“Allora paghi da bere”.<br />
	Questa volta sta zitto. Insisto: “Cosa vuoi?”.<br />
	“Coca Cola”.<br />
	“Bene, allora chiedi due Coca Cole”.<br />
	Notare che lo tengo ancora stretto per il polso come un cane, ormai sono irrigidita fino alla spalla. Mollo piano piano.<br />
	Così lui dice “Due Coca Cole” al barista, con gli occhi bassi.<br />
	“Siediti”.<br />
	Ed eccoci a un tavolino di bar vuoto io e il ladruncolo rumeno, la vita come un otto di spade, con due coche davanti, lui che voleva derubarmi e adesso deve pagare, io nettamente malata, con la sindrome di Gesù Cristo, che voglio fare slittare le dimensioni, cambiare l’acqua in vino ma che sia il vino più buono. Che mentre lo punisco gli faccio vedere la mia amicizia.<br />
	“Come ti chiami?”<br />
	“Gigio”.<br />
	“Quanti anni hai?”<br />
	“Sedici”.<br />
	“Di dove sei?”.<br />
	“Romania”.<br />
	Ho esaurito le domande. Gigio sta al tavolo chiaramente costretto. Il mio assurdo sentimento affettivo scivola via dal ragazzo prigioniero come l’acqua dalla gomma lucida. Lascio che sul mio viso si modelli qualcosa di sorridente, un bene che non significa nulla; Gigio, inespressivo, mi sostiene lo sguardo e basta. Infine, non so da dove mi viene un’ultima domanda: “Ti piace questa avventura?”.<br />
	“No”.<br />
	Chissà io stessa cos’ho voluto dire. La tristezza di Gigio mi sta schiacciando. Mi viene in mente una figura vista su &#8220;Dylan Dog&#8221;, lo scheletro di un angelo morto, con le ossa delle ali.<br />
	Mi alzo, decido di liberarlo. “Andiamo”.<br />
	Mentre stiamo per uscire, però, ecco che entra nel bar un signore con un cagnolino, e la malinconia abissale di Gigio prende la forma di un sorriso. Il cagnolino è un cucciolo con le zampe grosse, uggiola e fa le feste a Gigio. Miracolo: la gabbia toracica cementata di dolore umano del ragazzo crolla come le sue ginocchia, si accuccia lì per terra anche lui, il cucciolo gli lava la faccia, e Gigio ride e ride dall’altro mondo dentro di sé, il mondo senza persone, senza violenza, il mondo senza il male dove un ragazzo è solamente cane fra cani.<br />
Questa felicità dura un minuto, forse meno, ma fa in tempo a scagliarlo molto più indietro dell’infanzia: ora lo vedo neonato, rugoso senza denti che ride così, alla vita, al latte, al non sapere parlare.<br />
	Un minuto, forse meno. Poi il lager della strada ritorna in messa a fuoco, Gigio si rialza, io sono lì di fianco e gli faccio l’ultima domanda perversa: “Sai leggere?”.<br />
“Sì”.<br />
	“Ecco allora, tieni”, e gli allungo un biglietto che ho scarabocchiato all’istante, mentre lui trasumanava col cane. C’è scritto: “Non derubarmi più”. Lui lo legge, capisce la frase ma non il gesto, mi guarda vuoto, io anche.<br />
	Ciao. Bau.</p>
<p>*</p>
<p><strong>KOSTEL</strong></p>
<p>Non pensavo che un ragazzo così bello facesse cilecca a letto. Venuto da un vicolo sul Mar Nero a una birreria di qui portando un sorriso spavaldo che apre tutte le porte, chi sei dentro, Kostel, quanta paura hai?<br />
	Mi sono incapricciata di te da quei tavoli della noia e della birra, non la mia noia e la mia birra: ma quella di tutti, che ognuno va a bere nel tardo pomeriggio, fra il primo e il secondo tempo del proprio horror. Fra il giorno e la sera per molti c’è in mezzo il bar.<br />
	Mi piacevano il tuo viso e il modo svelto con cui mi davi il bicchiere, soprattutto quando uscivi dal bancone per portarmelo. Ho gioito quando scherzando mi hai tenuto le mani e poi mi hai chiesto il numero di telefono, ed eri più sincero che sfacciato, mi è parso.<br />
	Allora questa sera esco con il barista rumeno. E poi ci baciamo. E poi viene a casa mia. Nell’urgenza che ha di spogliarmi si intuisce già la sua corsa. La bocca è virile ma l’animo è di un ragazzino, you kiss just a-like a man. A me convince la tua bellezza e commuove l’affermazione di vita, ma tu che cosa cerchi? Mi bruci addosso perché sai che bisogna scopare o perché non hai più una madre, un amico, né tantomeno hai mai avuto una donna intera? Per tutto ciò mi stringi come un assetato, mi guardi timido e pazzo, e metti il preservativo quasi con sollievo, così ti stacchi un attimo, come se fossi in autostrada, a guidare un camion, come se fossi padrone di te stesso.<br />
	“Piano Kostel, sei bello, ecco, così mi piaci…”. Non faccio fatica ad amarti nel minuto che dura questo lampo, questo quadratino di cioccolata liquefatto all’istante su una lampada accesa.<br />
	Kostel viene, ed è talmente cinto d’alloro dagli dèi del bello che non suda, non arrossisce, non si inturgidisce sul collo. Però è mortificato dalla brevità dell’atto, si arrabbia da solo, reagisce male. Offeso si gira, credo che finga di addormentarsi, oppure dorme davvero, per rabbia, per la fine troppo ansiosa del suo momento di riscatto.<br />
	Poi si sveglia o meglio si riscuote, fa un viso da duro e si tira su, senza una parola. I jeans, le scarpe da tennis, ultima una T-shirt carina grigia e rossa, probabilmente scelta con attenzione poche ore prima, quel secolo prima quando si preparava a uscire con me.<br />
	Così funzionò la mia prima volta con Kostel.<br />
	La seconda, cambio di campo, andai io da lui. Su su nel grande palazzo d’epoca, i passi sulle scale di pietra, bella però questa casa, la vecchia Milano che diventa una casbah. Kostel mi aspettava, si era appena alzato. Saranno state le nove e mezza di mattina, e io mi sentivo meglio di molti altri, ero sulla soglia del mio bel ragazzo rumeno che mi apriva la porta contento, calzoni del pigiama e canottiera. Nella piccola stanza c’era anche un altro rumeno, “un amico”, come di solito si usa presentare compari e paesani. Infatti quest’uomo malinconico con la barba malfatta, più vecchio di Kostel, fu amichevole e silenzioso, preparò il caffè, cercò lo zucchero, lo bevemmo insieme e poi se ne andò.<br />
	Kostel mi tirò sulla sua branda e per quanto mi riguarda era anche bello essere in due in un letto così piccolo, sentendosi un nucleo vitale di resistenza al vuoto, di desiderio. Anche se nervoso da sempre ora il ragazzo giocava in casa, era meno timido che da me. Mancavano a dargli soggezione o risentimento i miei libri, le mie tre stanze, la mia vita intera ferma dentro un appartamento. Facemmo colazione con la birra, poi me ne andai in lieve vertigine.<br />
Non lo sentii per diverso tempo, lui non mi chiamava e io non passai dalla birreria. Una notte dormivo profondamente e mi svegliò il citofono. “Fammi salire”.<br />
“Ma Kostel, sono le quattro!”<br />
	“Fammi salire, allora, ti ho detto!”<br />
	“Cosa vuoi?”<br />
	“Apri”.<br />
	Non ne avevo la minima voglia, mal di testa, alle sei mi dovevo alzare. Gli dissi di no e lui si attaccò al citofono. E trrr, e trrr, svegliava tutta la casa. Decisi di scendere a cercare di calmarlo. Così il buio divenne luce elettrica, la testa una palla d’acqua di stagno, questo essere umano giù sul marciapiede, io sulle scale desolanti. Lo vidi oltre il portone di vetro, come un forsennato, contratto a guardare i citofoni con lo sguardo esplosivo.<br />
Appena uscita mi abbracciò col disordine nel corpo, voleva baciarmi, voleva spingermi nell’atrio e intanto parlare, ma non aveva niente da esprimere tranne quell’urgenza di affermarsi. Al mio continuo rifiuto sbottò, e qui sì che le parole fluirono in urla da una voce non più di uomo ma di bambino disperato e violento, “Dimmelo!”, e mi stringeva e gridava, “Allora dimmelo in faccia! Dimmelo che non mi vuoi perché sono uno straniero di merda!”.<br />
Non era così. Non so se lo capì o no, anche perché era mezzo ubriaco. Comunque riuscii a tenerlo fuori dal portone, e poi alzarmi alle sei lo stesso, come un mulo.<br />
	Attualmente, sempre mezzo ubriaco, il bellissimo Kostel mi telefona ogni 31 dicembre chissà da dove, dopo la mezzanotte, a farmi gli auguri di buon anno nuovo. Ha lasciato la birreria; tutte le volte gli chiedo dove lavora adesso, ma non me lo vuole mai dire.</p>
<p>[Anna Lamberti-Bocconi,<em> Rumeni. Romanzo di storie</em>, Stampa Alternativa, 2009. Notizie sul libro, <a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-082-8/anna/rumeni.html">qui</a>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/06/16/da-rumeni/">Due racconti da &#8220;Rumeni&#8221;</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/01/17/assalto-al-centro/' rel='bookmark' title='Assalto al centro'>Assalto al centro</a> <small> di Giuseppe Schillaci Il sole della peste stingeva tutti i...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/09/02/%e2%80%9crumeni%e2%80%9d-di-anna-lamberti-bocconi/' rel='bookmark' title='“RUMENI” di Anna Lamberti-Bocconi'>“RUMENI” di Anna Lamberti-Bocconi</a> <small>STORIE CHE HANNO UN NOME di Nadia Agustoni Un romanzo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/12/12/lamica-geniale/' rel='bookmark' title='l&#8217;amica geniale'>l&#8217;amica geniale</a> <small>di Luca Alvino Nella produzione narrativa di Elena Ferrante non...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/04/29/il-posto-fisso/' rel='bookmark' title='Il posto fisso'>Il posto fisso</a> <small>Il posto fisso / Ugo Coppari Era il compleanno di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/12/22/faq-come-scegliere-un-romanzo-italiano/' rel='bookmark' title='FAQ: Come scegliere un buon romanzo (italiano)'>FAQ: Come scegliere un buon romanzo (italiano)</a> <small>di Giacomo Sartori È Natale, tempo di regalare o regalarsi...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/06/16/da-rumeni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>27</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fuori dalle palle tutti i rumeni!</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/10/fuori-dalle-palle-tutti-i-rumeni/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/10/fuori-dalle-palle-tutti-i-rumeni/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Nov 2007 11:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[rom]]></category>
		<category><![CDATA[romania]]></category>
		<category><![CDATA[rumeni]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/11/10/fuori-dalle-palle-tutti-i-rumeni/</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Gli slittamenti linguistici, i lapsus, sono sempre molto più indicativi di quello che sembrano. Da un paio di mesi a questa parte su tutti i quotidiani non esistono più i rumeni (con la “u”, come correttamente dovrebbe essere)  ma i romeni (con la “o”).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/10/fuori-dalle-palle-tutti-i-rumeni/">Fuori dalle palle tutti i rumeni!</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/scritta.jpg' alt='scritta.jpg' /></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Gli slittamenti linguistici, i lapsus, sono sempre molto più indicativi di quello che sembrano. Da un paio di mesi a questa parte su tutti i quotidiani non esistono più i rumeni (con la “u”, come correttamente dovrebbe essere)  ma i romeni (con la “o”). All&#8217;improvviso dotti laureati in lettere, i nostri amati giornalisti &#8211; sempre così proni di fronte al potere costituito o agli umori della piazza &#8211; hanno dimenticato il vocabolario   preferendo, “creativamente”, una vocale ad un&#8217;altra. Di modo che, neppure troppo sottotraccia, si dia la percezione che i rumeni siano, anche linguisticamente, tutti rom-eni. Rom. Zingari. Mostri, insomma. <span id="more-4756"></span><br />
Perché abbiamo bisogno di mostri. Abbiamo bisogno di nemici da odiare, abbiamo bisogno che si sposti fuori dalle mura di casa nostra  &#8211; dove si perpetra il più alto numero di omicidi e delitti sulla persona – il sospetto della nostra intima malvagità, trasferendola, liberatoriamente, ad un intero popolo.<br />
I giornali ci hanno raccontato che un&#8217;italiana è stata uccisa da un rOmeno. Io ho visto una povera donna uccisa da un uomo. Come molta parte delle donne, che, statisticamente, muoiono molto più per omicidio, in Italia, che per malattia. Ma non è di ginocidio (non è un lapsus) che i giornali oggi vogliono parlare. Che “le nostre donne” (così scrivono sui muri i gruppi neofascisti: “le nostre donne”. Nostre di chi? Sono di loro proprietà?) se devono essere massacrate che almeno lo siano per mano italica!<br />
Che poi sia stata proprio una rumena di etnia rom a denunciare il criminale, non fa testo. Cosa ce ne facciamo di una “rumena buona”? Non fa abbastanza audience, ammettiamolo! Poi ci tocca fare il conto della serva: per un “criminale rumeno” una “rumena buona”. No, no, non va bene!<br />
È che oggi va di moda il tiro al rumeno. Come cinque anni fa al musulmano, come dieci anni fa all&#8217;albanese. Come quarant&#8217;anni fa al terrone.<br />
Ho paura, ve lo voglio dire.<br />
Ho paura degli italiani. Ho paura dei squadristi che spezzano le ossa di padri di famiglia rumeni con le spranghe, per ritorsione. Ho paura di un governo che sbanda, che segue l&#8217;onda emotiva della piazza per ragioni di gretta sopravvivenza elettorale, che di primo acchito demolisce le baracche, disperde i poveracci (per ritorsione?), decide di espellere tutti, indiscriminatamente, basta che siano rOmeni.<br />
Perché ci hanno invaso.<br />
Dimenticando che la prima invasione l&#8217;hanno subita loro, da parte degli imprenditori del neoliberismo italiano, che delocalizzavano i loro prodotti (creando disoccupazione in Italia) in Romania &#8211; e già che c&#8217;erano si scopavano le minorenni rumene – pagando con stipendi da fame gli operai del posto, mentre loro giravano per quel paese, arroganti, con SUV che sembravano astronavi, infine incrementando il mercato della prostituzione in Italia, per scoparsi le ragazzine direttamente qui, comodi comodi.<br />
Uno stato di diritto punisce un criminale, non un popolo o una etnia. Di volta in volta cambia il colore della pelle o la religione, ma la ragione profonda è un&#8217;altra. Diciamolo, ammettiamolo: non è perché sono rumeni. E neppure perché sono rom. A noi fanno paura perché sono poveri! La Moratti l&#8217;ha detto a chiare lettere: “fuori i poveri dall&#8217;Italia”, andando contro alla stessa direttiva del Parlamento Europeo sulla sicurezza. A noi questi sgraziati morti di fame fanno un po&#8217; schifo, non ci sembra neppure giusto che abbiano il privilegio di possedere dei diritti civili. Non sono cittadini veri, sono subumani.<br />
Qualcuno dice che non vogliamo guardarli in faccia perché ci ricordano troppo i nostri nonni. Ma noi, poveri, non lo siamo più! Quindi è giusto così: fuori tutti. Un rumeno ha ucciso barbaramente una italiana? Una “nostra donna”? Fuori dalle palle tutti i rumeni! E già che ci siamo: a Perugia è morta una studentessa uccisa, probabilmente da una statunitense? Fuori tutti gli americani dall&#8217;Italia. Via, via, fuori dalle palle. Un marocchino stupra? Fuori tutti i marocchini. E via così. Sai quanto spazio libero ci sarebbe!<br />
A proposito: per la giusta regola della reciprocità, però, al primo delitto commesso da un italiano in Germania o negli Stati Uniti, è giusto che le decine di milioni di italiani e figli di italiani nel mondo vengano tutti trasferiti, in massa a casa nostra. Mi pare il minimo. Sai che ridere poi.</p>
<p>[<em>pubblicato su </em>Epolis Milano,<em> oggi, in versione più breve</em>]</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/10/fuori-dalle-palle-tutti-i-rumeni/">Fuori dalle palle tutti i rumeni!</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/04/05/prima-vennero-a-prendere-gli-zingari/' rel='bookmark' title='Prima vennero a prendere gli zingari'>Prima vennero a prendere gli zingari</a> <small> di Gianni Biondillo Partiamo da un dato incontrovertibile: la...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/12/14/vu-cumpra/' rel='bookmark' title='Vu&#8217; cumprà'>Vu&#8217; cumprà</a> <small> di Gianni Biondillo Non chiedetemi di entrare nella mente...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/25/abdul-diciannove-anni/' rel='bookmark' title='Abdul, diciannove anni'>Abdul, diciannove anni</a> <small> di Gianni Biondillo Non è per le merendine. E...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/12/i-taxi-di-milano-la-privacy-e-tutto-quanto/' rel='bookmark' title='I taxi di Milano, la privacy e tutto quanto'>I taxi di Milano, la privacy e tutto quanto</a> <small>di Giovanni Ziccardi Il Comune di Milano ha finanziato, con...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/01/09/mircea-e-gli-altri/' rel='bookmark' title='Mircea e gli altri'>Mircea e gli altri</a> <small> di Giuseppe Rizzo Il Carù cu Bere emerge ogni...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/10/fuori-dalle-palle-tutti-i-rumeni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>129</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/02/fini/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/02/fini/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2007 09:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>christian raimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[espulsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[rumeni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/11/02/fini/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Marco Mantello</strong></p>
<p>Dall’epoca dei posti fissi<br />
a quella dove i pupi di Falluija<br />
sono pari ad un pupazzo tricolore<br />
ricoperto di benzina che divampa</p>
<p>colleziona crocefissi<br />
e la riga sui capelli non si muove.<br />
</p>
<p>A proposito di Europa bianca<br />
è convinto che le chiese<br />
siano il punto di unione fra il crucco<br />
e il portoghese: ‘Ma perché proprio le chiese?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/02/fini/">Fini</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Mantello</strong></p>
<p>Dall’epoca dei posti fissi<br />
a quella dove i pupi di Falluija<br />
sono pari ad un pupazzo tricolore<br />
ricoperto di benzina che divampa</p>
<p>colleziona crocefissi<br />
e la riga sui capelli non si muove.<br />
<span id="more-4726"></span></p>
<p>A proposito di Europa bianca<br />
è convinto che le chiese<br />
siano il punto di unione fra il crucco<br />
e il portoghese: ‘Ma perché proprio le chiese?<br />
Non bastavano il mercato unico,<br />
gli ettogrammi e i kili?’.</p>
<p>Come il tifo o l’aspirina<br />
te le trovi in qualunque paese<br />
vedi Keegan, Crujff, Stadtmeyer<br />
pavimenti di marmo con l’eco<br />
croci bianche sui palazzi della Bayer.</p>
<p>Fino a quando l’aspirina si è ripresa<br />
fra le reti che si gonfiano via radio<br />
poi si aggreghino la Russia e la Turchia</p>
<p>sotto lo stesso stadio<br />
sotto la stessa chiesa<br />
sotto la stessa farmacia.</p>
<p>Nel bel mezzo degli anni novanta<br />
sosteneva che Benito Mussolini<br />
fosse un grande statista: ‘Il più grande del secolo’.<br />
Senza nuvole sfasciate sulla testa<br />
per i giovani auspicava solamente<br />
una crescita ordinata, combattiva, onesta.</p>
<p>L’altra estate nell’America fascista<br />
se l’è pure fumata ma questa<br />
è soltanto la prova evidente<br />
della sua conoscenza dei fatti.</p>
<p>Ti ricordi quegli spot elettorali<br />
poco prima del sequestro di Almirante?<br />
Con due braccia che parevano crociate<br />
ripeteva alla famiglia Del Mercante:<br />
‘Noi sapremmo cosa fare<br />
a chi uccide tua figlia’.</p>
<p>Adesso è contrario<br />
alla pena di morte<br />
alla suora allattante<br />
e non sembra che provi passione<br />
per i fili che tengono in vita.</p>
<p>C’era un tempo che l’M.S.I.,<br />
candidava segreti di stato<br />
alle feste della prima comunione.<br />
Ti risponde che l’ha denunciato<br />
e peraltro negli anni settanta<br />
lo squadrismo di sinistra<br />
gli ha impedito ma fisicamente<br />
di entrare nel cinema.</p>
<p>Oggi ha coniato lo stato<br />
di persona omosessuale<br />
ostentatamente.<br />
In tal caso non puoi fare l’insegnante.<br />
Salvo i casi di Busi-divismo<br />
le persone ostentatamente nere<br />
non dovrebbero insegnare nei licei<br />
matematica e nazi-fascismo</p>
<p>Musi gialli con il boia suppliziante<br />
senza un’anima che li distingua<br />
non frantumino la gola<br />
non traforino la lingua<br />
dentro vecchie ordinanze francesi<br />
ma ridonino vita e futuro<br />
declamando Fratelli d’Italia<br />
all’ingresso del buco del culo.</p>
<p>Dal suo viaggio di ritorno in Israele<br />
al periodo del male assoluto<br />
non chiude mai, ti chiede l’ora<br />
se la cosa non reca disturbo</p>
<p>I gioielli dei cattolici in vetrina<br />
lo difendono con la pistola<br />
da un’islamica suina ed assassina<br />
che in Ovidio attraverso Licurgo<br />
si trasforma e diventa velina.</p>
<p>Già nei primi anni ottanta comincia<br />
a incrociare gli Shamir con i Le Pen<br />
definendoli Carcere Duro.<br />
I suoi occhi sono un muro di provincia<br />
spalancato fra il bianco e l’azzurro<br />
di una curva a tolleranza zero.</p>
<p>Con Rutilio che abbandona Centocelle<br />
sogna un’isola finta<br />
e due torri gemelle<br />
poco prima del sacco di Roma<br />
dall’Afghanistan si vedono le stelle.</p>
<p>Nell’estate del 2001<br />
quattro dita rammendate sui bottoni<br />
indicavano piazze e palazzi<br />
quando a Genova la colpa dei violenti<br />
lo rinchiuse fra un cappello dei marines<br />
e duecento manifesti del Salario.</p>
<p>C’era scritto soltanto: ‘Con i nostri ragazzi’.</p>
<p>Nel dibattito-omicidio volontario<br />
fissa tutto da una sola angolazione: quella<br />
della camionetta eppure<br />
non qualifica Carlo Giuliani<br />
lanciatore di idranti, distruttore di viali<br />
come fecero i sindacalisti<br />
delle forze dell’ordine-setta<br />
a cui parla quasi fossero cristiani.</p>
<p>Gianfranco Fini<br />
è molto peggio di tutto questo:<br />
è un mercato divenuto eucarestia<br />
fino al cuore della piccola vedetta<br />
che austro-ungarici lanciati a baionetta<br />
trasformarono in piccola etnia.</p>
<p>Nel rispetto della norma imperativa<br />
rassicura molto più dell’anemia<br />
il binomio legale-illegale<br />
come è vero che è una cosa trasversale.</p>
<p>Quattro sputi nei caffè dietetici<br />
fanno un conto e due esami genetici<br />
Le bonifiche sul Tevere-baracca.<br />
dove un angolo di Romania<br />
si dissolve fino all’ultima risacca.</p>
<p>Prostitute dalle piccole mutande<br />
risbattute come un uovo sopra al volo<br />
con i wonder straripati di Maria<br />
e gli ottoni senza luce delle bande<br />
fanno festa se resti da solo.</p>
<p>Quella rossa vestita di blu<br />
pare mezza bandiera francese<br />
ti ripete domani ho Gesù<br />
si magari alla fine del mese.</p>
<p>Ora suoni, si apre la porta<br />
un insetto umanizzato dal profumo<br />
ronza e impasta furioso le mani<br />
quasi fossero satirio e laserpizio<br />
trangugiati per sfondarsela domani.</p>
<p>Non riesci a cantare coi Pooh<br />
e la tua pelle d’oca è una scorta<br />
che separa te stesso dal coro<br />
dei saluti che facevano all’inizio.</p>
<p>Stamattina la richiami tu<br />
ti accarezzi le guance da solo<br />
e il trifoglio, che è il colore dei pigiami,<br />
lascia aperta nello specchio la ferita.</p>
<p>Fra Polito e il ciccione del Foglio<br />
la Giornata Nazionale della Vita.<br />
Non c’è modo di sostituirti<br />
ma le torce sono pronte a illuminarti</p>
<p>ogni volta che ti passa per la mente<br />
quel suo modo razionale di ammazzarti<br />
sembra a tratti di vedere l’Occidente.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/11/02/fini/">Fini</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/02/24/il-mediterraneo-e-lavvenire-delleuropa/' rel='bookmark' title='Il Mediterraneo è l&#8217;avvenire dell&#8217;Europa'>Il Mediterraneo è l&#8217;avvenire dell&#8217;Europa</a> <small>[Intervista raccolta da Alain de Benoist, Éléments, 129 (Été 2008),...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/09/02/%e2%80%9crumeni%e2%80%9d-di-anna-lamberti-bocconi/' rel='bookmark' title='“RUMENI” di Anna Lamberti-Bocconi'>“RUMENI” di Anna Lamberti-Bocconi</a> <small>STORIE CHE HANNO UN NOME di Nadia Agustoni Un romanzo...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/05/08/nabruka-un-omicidio/' rel='bookmark' title='Nabruka. Un omicidio.'>Nabruka. Un omicidio.</a> <small>Ieri nel CIE (ex CPT) di Ponte Galeria a Roma...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/14/lo-stato-delle-cose-in-occidente-ii/' rel='bookmark' title='Lo stato delle cose in Occidente II'>Lo stato delle cose in Occidente II</a> <small>di Massimo Rizzante «All’inizio il dono dell’arte si manifesta attraverso...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/11/10/fuori-dalle-palle-tutti-i-rumeni/' rel='bookmark' title='Fuori dalle palle tutti i rumeni!'>Fuori dalle palle tutti i rumeni!</a> <small> di Gianni Biondillo Gli slittamenti linguistici, i lapsus, sono...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/02/fini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 0.952 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-12 16:23:20 -->
<!-- Compression = gzip -->
