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	<title>Nazione Indiana &#187; Sandokan</title>
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		<title>lo sai che tratto solo amori impossibili</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 09:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/emilio-salgari-francobollo.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em>Quando si è giovani si è già immortali e basta. Ci sono giorni che odio Sandokan, Yanez, Tremal-Naik, il Corsaro Nero proprio perché continueranno a vivere senza di me. Io non posso più farli morire, neanche se voglio.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/25/38858/">lo sai che tratto solo amori impossibili</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/emilio-salgari-francobollo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-38867" title="emilio-salgari-francobollo" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/emilio-salgari-francobollo.jpg" alt="" width="450" height="336" /></a></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em>Quando si è giovani si è già immortali e basta. Ci sono giorni che odio Sandokan, Yanez, Tremal-Naik, il Corsaro Nero proprio perché continueranno a vivere senza di me. Io non posso più farli morire, neanche se voglio. Una volta non potevo perché avevo bisogno di loro per raccontare nuove storie. Adesso (…) li sento che ridono di me, i personaggi, la notte. Stanno sul ballatorio e ridono. (…) Ma io mi sono vendicato. Li ho fatti invecchiare: Yanez, anche Sandokan. I cinquanta, i sessanta, sono arrivati anche per loro. Sono rosicchiati dalla malinconia. Ingrassano</em>. <em><strong>Disegnare il vento</strong></em> (Einaudi, 2011) di Ernesto Ferrero ricostruisce gli ultimi anni della vita di Emilio Salgari attraverso una ronda di personaggi, di testimoni oculari o quasi, di lettori appassionati e sparsi, e lo fa con un gesto di natura centripeta – gli accadimenti, i testimoni vagolano in un intorno della casa dello scrittore, sono i figli, il medico, la moglie, la lavandaia, la figlia del produttore di liquori, nessuno viaggia per i mari del Borneo, nessuno parte, nessuno confabula in una lingua altra rispetto a un dialetto piemontese, e le avventure del Verne italiano, per le quali tutti coloro che sono stati chiamati a parlare, hanno palpitato, stanno tutte confinate su centinaia di schede in una scatola di latta – e con una ossessione bambina – le pagine, una dopo l’altra, somigliano a quei giochi di ruolo con le statuine di bronzo, assemblate e dipinte a mano una per una, e che, una per una, rievocano un intero mondo di spade, agguati, amori, sorprese.<br />
<span id="more-38858"></span><br />
<em>Mi ci affogherei, nell’acqua, non fosse che sono un buon nuotatore</em>. Se il gesto centripeto consente a Ferrero un cambio di prospettiva, quasi dimostrativo e quasi salvifico – non è lo scrittore che si muove alla ventura, ma le avventure che arrivano allo scrittore – l’ossessione miniaturista gli permette di costruire un ritratto a pannelli di Emilio Salgari, dove ogni pannello, ogni persona parlante, è descritta attraverso un differente tono narrativo – Angiolina/Saturnina/Superina tiene un diario ed è attraverso il diario che la conosciamo, Adelina Binello, casalinga, 50 anni ci si presenta con un flusso di coscienza, privo di punteggiatura e pieno di sobria ma incontenibile disperazione… Non sono di quelle che dicono che loro lo sapevano e l’avevano detto anche se è pieno il mondo di gente con la faccia perbene che invece salta fuori all’improvviso che hanno ucciso e rubato ma erano mesi che sentivamo litigi e alterchi la voce di lei soprattutto… – e dove Emilio Salgari, l’eroe di questo mondo e quell’altro, dell’infanzia di generazioni intere, ne esce umorale, intristito dalla miseria nella quale lo tengono gli editori, innamorato della regina d’Italia, delle biciclette, profeta sbagliato della quattro ruote che non arriveranno alla fine del secolo surclassate da scoperte scientifiche mirabolanti, conoscitore di botanica e di nomenclature marittime, raccontatore di storie, legato al tavolo delle sue avventure, fermo con una sigaretta a guardare il torrente e le rane e il cane Niombo e i successi di De Amicis  e altro quotidiano misurabile su una carta geografica sulla quale le rotte sono le abitudini. <em>Ma per viaggiare su barche di carta costruite in quell’arsenale dei folli che sono le biblioteche, per viaggiare senza muoversi di casa, con la sola compagnia di un pacchetto di tabacco e di una bottiglia di marsala, bisogna avere un talento, una pazienza, una rabbia che non ce l’ha nemmeno Yanez</em>.</p>
<p><em>Disegnare il vento</em> è un oggetto narrativo, colto e documentato, che mescola verità e finzione, dati e ipotesi, libri propri e libri di altri, biografia di Salgari e biografia dell’autore – nella bandella di quarta si legge Ernesto Ferrero vive a Torino nel caseggiato di corso Casale che fu l’ultimo domicilio di Emilio Salgari – che pretende una appartenenza e che trasforma il rapporto di Emilio Salgari con Angiolina/Saturnina/Superina – la ragazza zeppa di letture che piano piano diventa gli occhi di un Salgari cieco e l’aria fresca di una Salgari asfissiato da sé – in un calco struggente di grandi eroine come la perla di Labuan, o Capitan Tempesta, o Minnehaha. È un libro che, in un modo che per me è innamorato, o, come ho scritto sopra, quasi salvifico, dice che ognuno è le storie che racconta, che se la letteratura è tale, trasforma in sé qualsiasi cosa tocca, che la letteratura tocca, che è avventuroso in sé pensare che le parole salvino tutto, che spesso le parole salvano tutto anche se questa salvezza non dura per sempre e questo tutto non è abbastanza. <em>L’Emilio organizzava bande di Greci e Troiani che scendevano a battaglia in mezzo alle baracche e ai pollai, le mura di Ilio, con spade di legno e coperchi delle pentole usati come scudi. Lui era il capo dei Troiani. Tutti volevano stare con lui. I Greci invasori erano detestati, come adesso gli inglesi e i francesi colonialisti. I Troiani vincevano sempre</em>.</p>
<p>E allora, chi è la tigre della Malesia, anche di una Malesia di carta, che importa!, si metta in fila qui sotto. La fila è lunga (basta leggere la nota a <em>Disegnare il vento</em>, da Berto Bertù, a Giovanni Arpino, a Emanuele Trevi, a Michele Mari, a Mario Spagnol) ma c’è posto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/Disegnare-il-vento.jpg"><img class="size-full wp-image-38865  aligncenter" title="Disegnare-il-vento" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/Disegnare-il-vento.jpg" alt="" width="250" height="398" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>E. Ferrero, <em>Disegnare il vento. L’ultimo viaggio del Capitano Salgari</em>, Einaudi (2011), pp. 186, 19,50 eu.</strong></p>
<p><strong>A latere </strong></p>
<p>1. Quando incontro Gianni per la prima volta quindi ho undici anni, ho appena finito di leggere Le Tigri di Mompracem e non faccio altro che urlare, a una inesistente Marianna Guillonk detta Perla di Labuan, <em>La tigre è morta e per sempre!</em> Mio padre e mia madre mi sorridono senza preoccuparsi troppo, solo un giorno, mentre a casa dei miei nonni sferro un attacco contro il baronetto Rosenthal con una canna di fiume, mia madre piomba me la sfila di mano e mi racconta la storia di Enrico che adesso vive a Milano ma che da ragazzo ha perso un occhio a causa di una canna di fiume. Io sostengo che non c’è pericolo perché le armi del baronetto Rosenthal non sono canne da fiume e che se io lo acceco non è poi tanto male visto che stava per sposare la perla di Labuan e se non fosse arrivato Sandokan sai che pericolo. Mia madre sbuffa, spezza la canna, scava un buco, la sotterra e dice Adesso basta. Io mi arrabbio moltissimo e mentre esco dal giardino incontro Gianni. Gianni è un amico dei miei genitori che ha l’età dei miei nonni e che racconta storie molto belle, quasi quanto quelle di Salgari, più avvincenti. Gianni mi sorride e mi scompiglia i capelli. Fuma la pipa come mio padre, ha i capelli bianchi e odia le camicie a maniche lunghe. Anche d’inverno, sotto i maglioni, Gianni indossa camicie a maniche corte o magliette di cotone. Gianni mi chiede perché sono imbronciata, gli rispondo che mamma mi ha disarmato e ora non potrò liberare la perla di Labuan, ha spezzato la canna che avevo in mano e l’ha sotterrata. Gianni mi accarezza di nuovo la testa e mi racconta di un mago, naufrago su un’isola con la figlia, un paio di servitori, che incontra uno spirito dell’aria e un mostro. Io lo guardo stranita perché a parte Miranda, gli altri, protagonista compreso, hanno nomi molto strani. Fino a quando Gianni non racconta la storia di Prospero che prima di lasciare l’isola sotterra la bacchetta non capisco bene perché abbia cominciato a parlarmene. Ma capita, certe volte Gianni divaga, è anche un grande passeggiatore. Io penso che non ha capito che la canna da fiume non era una bacchetta magica ma una spada. Certo, se fosse stata una bacchetta magica, avrei potuto far scomparire quel verme di Rosenthal. Chiedo a Gianni dove sono Prospero e Miranda, Gianni mi risponde Nel libro di un inglese, lo guardo con sospetto, incrocio le braccia e sostengo di non conoscere inglesi. Gianni sostiene che non è possibile, che in giro c’è Miss Frances, che se anche io non posso saperlo, camminava sulla spiaggia la mattina presto quando mamma mi portava a prendere il fresco del mare e io ero in carrozzina. Forse Miss Frances si era anche curvata più volte sulla mia carrozzina per vedermi dormire. Chi sa se Miss Frances amava i bambini. (<em>Spiaggia libera tutti</em>, Laterza, 2010)</p>
<p>2. Da oggi e per i prossimi quindici giorni lavorativi, dalle 16 alle 16.30, <a href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-6f050596-ec16-4a4a-9f0c-be190ad4c491.html?refresh_ce">Radio3 – Ad Alta voce</a> manderà in onda la lettura di Gabriele Vacis de <em>Le Tigri di Mompracem</em>. Vacis, con tono piano, passo invariabile, e con una sfumatura vocale appena torinese, restituisce, insieme agli echi delle avventure, anche metaforiche, che accompagnano il nome di Sandokan, i particolari di una prosa minuta, piena di tarsie, che ritorna su se stessa come un feuilleton. Ascoltando Vacis, torna in mente l’osservazione, forse il desiderio, di Des Eissentes in A Rebour, quando <em>Dopo i fiori finti che imitavano i fiori veri, voleva i fiori veri che imitavano quelli finti</em>. Così dopo i fiori finti, il passo prosastico, il tono ameno, gli stivali rossi di Yanez, la battuta di caccia con la perla di Labuan, e quel mare che cambia umore secondo che Sandokan decida o meno di andare in battaglia, abbiamo pensato che la colonna sonora della lettura poteva includere musiche di Bollywood. E così abbiamo fatto.</p>
<p>3. Leonardo Colombati ha fornito un contrappunto musicale alle vanterie letterarie di Salgari. <a href="http://leonardocolombati.splinder.com/post/3104543/canzoni-esotiche-1">Leggete</a>.</p>
<p>4. Quanto Salgari, quanto anticolonialismo, quanta giovinezza e liberazione c&#8217;è in <em>Troppo umana speranza</em> (Feltrinelli, 2011) di Alessandro Mari?</p>
<p>5. dal commento tendenzioso e con indirizzo email ANOMINO (e che dunque non ho approvato) lasciato da tal Renzo apprendo che è appena uscita per i tipi di Bur la biografia Emilio Salgari, <em>La macchina dei sogni </em> di C. Gallo e G. Bonomi, e pertanto volentieri la segnalo. </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/25/38858/">lo sai che tratto solo amori impossibili</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Postaccio come Rio Lobo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/un-postaccio-per-rio-lobo/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/un-postaccio-per-rio-lobo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 23:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/167548.jpg"></a></p>
<p><em>La poesia che segue, a lungo meditata, dopo la visione del film capolavoro, credo possa accreditarsi non solo come poesia ma anche come prosa. Basta non andare daccapo. La dedico a Franz e Gianz.</em><br />
effeffe</p>
<p>Perché John Wayne non c&#8217;ha la pensione e manco il mutuo<br />
John Wayne si scola il whisky nel saloon pure tarocco<br />
Non c&#8217;ha mica il letto John Wayne dorme vicino al cactus<br />
John Wayne sferra cazzotti meglio di Clemente Russo</p>
<p>Quando finisce di lavorare John Wayne tutti i cartellini<br />
si porta a timbrare John Wayne e se incontra il capo<br />
Gli dice vuoi abbuscare John Wayne con in mano la canna<br />
del Winchester John Wayne a Pechino sai quante medaglie<br />
</p>
<p>Perché John Wayne va a cavallo anche quando cammina<br />
e se gli danno le canne al posto del Whisky John Wayne<br />
si fumava pure il filtro e si barricava in prigione John Wayne<br />
John Wayne faceva uscire a tutti tranne che a Sandokan</p>
<p>Perché John Wayne non ama l&#8217;oro, loro non ama<br />
Cavalca fino in Texas John Wayne solo per fare il culo<br />
A chi ha tradito l&#8217;amico di John Wayne e la parola data<br />
John Wayne ferito  è poeta più di Sanguineti</p>
<p>E se a John Wayne tu ci fai vedere la monnezza<br />
Ci spara sopra col Winchester John Wayne la incenerisce<br />
Lui termovalorizza il carovita John Wayne e alla camorra<br />
John Wayne a Sandokan lo schifava</p>
<p>Con il Winchester  John Wayne altro che Di Pietro<br />
Se apre un blog John Wayne fa il culo pure a Beppe Grillo<br />
John Wayne baciava solo il suo cavallo<br />
Mica Berlusca che accarezzava gli stallieri</p>
<p>Con il Winchester John Wayne scrive meglio di Baricco<br />
e se fa un film John Wayne va al botteghino<br />
si metteva col Winchester tu si tu no, Veltroni no, La Russa no<br />
e il cavallo poteva entrare e pure i pop corn John Wayne ci dava</p>
<p>John Wayne ama Fortini non i bunker<br />
E se è fascista John Wayne come Lucio Battisti<br />
John Wayne non canta mai suona il Winchester<br />
Allora sai a Pechino che concerto</p>
<p>Lui e Dalai Lama contro tutti quanti</p>
<p>Questo &#232; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/un-postaccio-per-rio-lobo/">Postaccio come Rio Lobo</a></p>
<p>Related posts:
<a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/09/24/disillabari/' rel='bookmark' title='disillabari'>disillabari</a> di Francesco Forlani mischiando le voci di dentro passavamo il...&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/un-postaccio-per-rio-lobo/">Postaccio come Rio Lobo</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/167548.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/08/167548.jpg" alt="" title="167548" width="289" height="450" class="alignnone size-full wp-image-7566" /></a></p>
<p><em>La poesia che segue, a lungo meditata, dopo la visione del film capolavoro, credo possa accreditarsi non solo come poesia ma anche come prosa. Basta non andare daccapo. La dedico a Franz e Gianz.</em><br />
effeffe</p>
<p>Perché John Wayne non c&#8217;ha la pensione e manco il mutuo<br />
John Wayne si scola il whisky nel saloon pure tarocco<br />
Non c&#8217;ha mica il letto John Wayne dorme vicino al cactus<br />
John Wayne sferra cazzotti meglio di Clemente Russo</p>
<p>Quando finisce di lavorare John Wayne tutti i cartellini<br />
si porta a timbrare John Wayne e se incontra il capo<br />
Gli dice vuoi abbuscare John Wayne con in mano la canna<br />
del Winchester John Wayne a Pechino sai quante medaglie<br />
<span id="more-7563"></span></p>
<p>Perché John Wayne va a cavallo anche quando cammina<br />
e se gli danno le canne al posto del Whisky John Wayne<br />
si fumava pure il filtro e si barricava in prigione John Wayne<br />
John Wayne faceva uscire a tutti tranne che a Sandokan</p>
<p>Perché John Wayne non ama l&#8217;oro, loro non ama<br />
Cavalca fino in Texas John Wayne solo per fare il culo<br />
A chi ha tradito l&#8217;amico di John Wayne e la parola data<br />
John Wayne ferito  è poeta più di Sanguineti</p>
<p>E se a John Wayne tu ci fai vedere la monnezza<br />
Ci spara sopra col Winchester John Wayne la incenerisce<br />
Lui termovalorizza il carovita John Wayne e alla camorra<br />
John Wayne a Sandokan lo schifava</p>
<p>Con il Winchester  John Wayne altro che Di Pietro<br />
Se apre un blog John Wayne fa il culo pure a Beppe Grillo<br />
John Wayne baciava solo il suo cavallo<br />
Mica Berlusca che accarezzava gli stallieri</p>
<p>Con il Winchester John Wayne scrive meglio di Baricco<br />
e se fa un film John Wayne va al botteghino<br />
si metteva col Winchester tu si tu no, Veltroni no, La Russa no<br />
e il cavallo poteva entrare e pure i pop corn John Wayne ci dava</p>
<p>John Wayne ama Fortini non i bunker<br />
E se è fascista John Wayne come Lucio Battisti<br />
John Wayne non canta mai suona il Winchester<br />
Allora sai a Pechino che concerto</p>
<p>Lui e Dalai Lama contro tutti quanti</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/24/un-postaccio-per-rio-lobo/">Postaccio come Rio Lobo</a></p>
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		<title>Camorra: les jeux sont faits, rien ne va plus!</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/16/camorra-les-jeux-sont-faits-rien-ne-va-plus/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2008 13:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><br />
<strong>Numeri</strong> estratti dal libro , <a href="http://www.ancoradelmediterraneo.it/questaCorte/index.html">Questa corte condanna</a>, <strong>Spartacus</strong> processo al clan dei Casalesi, a cura di <strong>Marcello Anselmo e Maurizio Braucci </strong>. Le mie inserzioni in corsivo sono tratte da <strong>Il giocatore</strong>, di Fëdor Dostoevskij<br />
(effeffe)</p>
<p>[...]<strong>Pagano all’udienza del 9 maggio 2001 ha riferito quanto segue: </strong></p>
<p>Io Pignata lo conosco da vecchia data, lo conoscevo dal 1970-1972.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/16/camorra-les-jeux-sont-faits-rien-ne-va-plus/">Camorra: les jeux sont faits, rien ne va plus!</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/tombola2.jpg' alt='tombola2.jpg' /><br />
<strong>Numeri</strong> estratti dal libro , <a href="http://www.ancoradelmediterraneo.it/questaCorte/index.html">Questa corte condanna</a>, <strong>Spartacus</strong> processo al clan dei Casalesi, a cura di <strong>Marcello Anselmo e Maurizio Braucci </strong>. Le mie inserzioni in corsivo sono tratte da <strong>Il giocatore</strong>, di Fëdor Dostoevskij<br />
(effeffe)</p>
<p>[...]<strong>Pagano all’udienza del 9 maggio 2001 ha riferito quanto segue: </strong></p>
<p>Io Pignata lo conosco da vecchia data, lo conoscevo dal 1970-1972. Ho sempre bazzicato la piazza di San Cipriano, e lui stava su tutte le giocate, veniva da Tozziello, l’ho sempre incontrato, lo conoscevo bene come impiegato al Comune e come giocatore. Come giocatore che giocava, dottore&#8230; noi tra giocatori – che poi facevo parte pure io della categoria – ci conoscevamo; c’erano giocatori avventizi che li vedevi ogni tanto&#8230; E giocatori giocatori sono quelli che tutte le sere puntualmente perdono, vincono e raccimolano il denaro. Lui era giocatore, diciamo così, di questa categoria: giocatore di carte, chemin, baccarat, zichinetto. Ci sono giocatori giocatori e i giocatori avventizi, Pignata era giocatore giocatore. [...]</p>
<p><em>Dopo le dieci, ai tavoli da giuoco rimangono solo i giocatori veri, disperati, per i quali alle terme non esiste che la roulette, che sono venuti solo per essa, che quasi non si accorgono di quello che accade intorno a loro, che di niente si interessano durante tutta la stagione, che non fanno altro che giocare dalla mattina alla sera e che sarebbero anche pronti a giocare tutta la notte fino all&#8217;alba, se fosse possibile&#8230;<br />
<span id="more-5925"></span><br />
E si allontanano sempre con dispetto quando, a mezzanotte, si chiude la roulette. E allorché il capo croupier, poco prima dell&#8217;ora fissata, annunzia: &#8220;Les trois derniers coups, messieurs!&#8221; sono a volte capaci di perdere in queste ultime tre puntate tutto quello che hanno in tasca, ed è proprio allora che subiscono le perdite maggiori.<br />
</em> </p>
<p>[...] Io ebbi l’incarico di ucciderlo. Io e Iovine Antonio, ce lo diede Francesco Schiavone di Nicola, pare che stavamo nella casa dell’avvocato Ferraiuolo e lui disse: «Si deve uccidere questo Pignata».<br />
Al che – diciamo così – io ebbi una reazione emotiva, nel senso che dissi: «E perché? Questo è un bravo uomo, perché lo dobbiamo ammazzare?». Schiavone dispiaciuto disse: «Questo purtroppo ha perso la testa per via del gioco», disse che era andato vaneggiando nel bar dicendo che lui si era messo a disposizione per procurare dei documenti a Bardellino e nessuno lo pensava. Disse che i bardelliniani lo volevano morto: «Quindi dobbiamo fare questa cosa». Dopodiché disse: «Lo fate tu e Antonio», che questo Pignata abitava ad Aversa e tutte le sere veniva a giocare a Casale. «Quando ritorna ad Aversa, poiché vi conosce, lo affiancate, lo fate fermare un attimo e gli sparate un colpo solo o in testa o al cuore, basta che gli strappate un taschino o una tasca per simulare che è un colpo partito per rapina, comunque deve sembrare una rapina. Ho un 38 che ve lo faccio avere, usate quello». Poi onestamente quando dissi: «E la macchina? Che macchina dobbiamo usare?» Schiavone cambiò idea, disse: «Va bene, vediamo un po’ e poi vediamo come dobbiamo fare». Comunque capii che c’era l’ordine, però Sandokan alla fine disse che questo Pignata gli tornava mezzo parente e non aveva più tanto intenzione di farlo. Poi è scomparso, io non so né chi l’ha ucciso né quando né come. </p>
<p><em>Ecco perché qui si fa una netta distinzione tra il gioco detto di &#8220;mauvais genre&#8221; e quello permesso alla gente come si deve. Esistono due giuochi: uno da gentiluomo e l&#8217;altro plebeo, interessato, il giuoco, insomma, che fa qualsiasi canaglia. Qui la distinzione è molto rigida, ma com&#8217;è vile, in fondo, questa distinzione! Il gentiluomo, per esempio, può puntare cinque o dieci luigi, raramente di più; del resto, può anche puntare un migliaio di franchi, se è molto ricco, ma, in sostanza, per il gioco in se stesso, solo per divertimento, solo per osservare il meccanismo della vincita o della perdita; ma non deve affatto interessarsi alla vincita in sé. Se vince può, per esempio, ridere forte, può fare a qualcuno di quelli che gli stanno intorno una sua osservazione, può persino fare un&#8217;altra puntata e raddoppiare ancora, ma soltanto per curiosità, per osservare le &#8220;chances&#8221;, per fare dei calcoli e mai per il volgare desiderio di vincere. In una parola, tutti quei tavoli da giuoco, le roulettes e il &#8220;trente et quarante&#8221;, deve considerarli solo come un passatempo, organizzato esclusivamente per il suo diletto.</em></p>
<p>[...]<strong>Anche Carmine Schiavone sottolinea come per l’assassinio di Pignata iniziarono a verificarsi i primi contrasti tra il Clan Bardellino e il nascente gruppo dei casalesi. All’udienza del 13 maggio 2002 il collaborante così riferisce i fatti:</strong></p>
<p>Mio cugino Sandokan non volle aderire nell’eliminazione di Giuliano Pignata, e allora Paride Salzillo con ordine dello zio Ernesto e lo zio Antonio decisero l’eliminazione di questa persona. Noi eravamo anche un po’ parenti di Pignata, abitava vicino a me la madre, insomma mio cugino lo conosceva bene. Allora mio cugino Sandokan si rifiutò, non è che proprio si rifiutò, disse: «Io non me la sento perché lo conosco». Al che per mettere qualcuno della nostra famiglia dentro misero mio cugino Francesco Schiavone di Luigi. Fecero il commando con Martino di San Cipriano, detto ’o Vasciotto, Paride Salzillo, Francesco Schiavone di Luigi, Luigi Basile e mi sembra – come mi dissero – Peppe Quadrano e qualcun altro. Lo prelevarono a Frignano e  lo strangolarono, mio cugino Cicciariello e altri, vicino alla casa di Luigi Basile, c’era un cortile abbandonato là.  Poi lo atterrarono nel pozzo in certi terreni alla Madonna di Briano c’è un santuario che è il terreno di proprietà di mio cugino Sandokan, di mio zio Nicola per dire meglio e di mio zio Luigi, i padri dei due Francesco. Lì c’era un pozzo, quelli scavati a mano e c’era una discesa nel terreno, lo atterrarono lì.</p>
<p> [...] Mio cugino Cicciariello mi raccontò l’eliminazione che ha fatto: mentre l’hanno portato in quella casa, lui stava dietro alla porta, quando Pignata è entrato è saltato da dietro con un cordino e l’ha strangolato, mentre gli altri lo mantenevano. In pratica fu un sequestro, un prelevamento forzato. Fu preso da Frignano, mi sembra, mentre andava a giocare ad Aversa, vicino alla sala giochi dove c’era una bisca di Peppe “’o Salaiuolo”, vicino alla Stazione. Quando è uscito di là, Peppe Quadrano – mi sembra – ’o Vasciotto e il Marsigliese l’hanno portato a Casale.<br />
La sua macchina la spostarono, e lo portarono a Casale in questa casa vicino dal Marsigliese, che sarebbe Basile&#8230; Poi l’hanno preso e l’hanno portato ad atterrarlo dentro a questo pozzo che stava questa terra vicino al sacrario della chiesa di Villa di Briano, la Madonna di Briano diciamo noi, che fa comune di Villa di Briano, però sta sulla strada provinciale tra Casale-Capua, e lì ci sta un terreno che è metà di mio zio Nicola e metà di mio zio Luigi, diciamo i padri dei due Francesco Schiavone, e lì fu atterrato Pignata. </p>
<p>E questo mi è stato raccontato sia da mio cugino Cicciariello, le modalità insomma come sono state fatte, pure dal Marsigliese mi è stato raccontato che se lo andarono a prelevare perché avevano avuto l’ordine, sia da mio cugino Sandokan, che lui si era rifiutato in effetti di partecipare, perché non aveva piacere, all’eliminazione del Giuliano Pignata.<br />
Al tempo Antonio Bardellino stava fuori, telefonava a Ernesto e pure al nipote insomma. Anche lui appoggiò questa determinata situazione per eliminare questo tizio. Lui chiese prima a mio cugino, ma lui rispose così&#8230; «E allora mettiamo all’altro cugino che sta qui», che era Cicciariello, e Cicciariello intervenne in prima persona a strangolare il Pignata e lo portò anche ad atterrare. Poi andò anche a disotterrarlo e a portarlo in un altro posto. Quindi perché mio cugino Cicciariello non teneva troppo&#8230; mentre mio cugino Sandokan gli omicidi li ha fatti, ne ha fatti tanti, <strong>però aveva più un’etica</strong>, ogni tanto noi ne parlavamo e lui diceva: <strong>«Purtroppo certi omicidi prima o poi si pagheranno perché pesano»</strong>, mentre mio cugino Cicciariello era uno senza morale. Questo era tutto il discorso.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/16/camorra-les-jeux-sont-faits-rien-ne-va-plus/">Camorra: les jeux sont faits, rien ne va plus!</a></p>
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