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	<title>Nazione Indiana &#187; scaffali nascosti</title>
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		<title>Scaffali nascosti (9) &#8211; Il Maestrale</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 05:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare  una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli,  piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti  ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera  che emergano, fra gli scaffali delle librerie.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/19/scaffali-nascosti-9-il-maestrale/">Scaffali nascosti (9) &#8211; Il Maestrale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare  una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli,  piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti  ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera  che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile  (andreagentilenazione_at_libero.it).</em></p>
<p>di <strong>Andrea Gentile</strong></p>
<p>Alcuni librai di provincia sembrano usciti da romanzi inverosimili. C’è quello che vende il libricino di poesie del ragazzetto del paese accanto al bestseller, quello che si ricorda del libro che ha lì su, nel trentesimo piano dello scaffale, e che ha la scala a portata di mano. E quello che è attento e che registra le richieste dei clienti.<br />
A Nuoro – centro nord della Sardegna, lì dove nacquero Grazia Deledda e Salvatore Satta – c’è la libreria Novecento. Ogni tanto qualcuno entra e chiede un libro che in libreria non c’è. È fuori catalogo. I librai si guardano negli occhi e si capiscono.<br />
Nascono così le edizioni <a href="http://www.edizionimaestrale.com/" target="_blank">Il Maestrale</a>, nome coniato probabilmente in onore al vento che accarezza tutto l’anno i nuoresi. Siamo nel 1992.<span id="more-33012"></span><br />
Ed è così che in quell’anno escono le novelle di <em>Chiaroscuro </em>di Grazia Deledda, lontane dalle librerie dal 1921, quando erano state pubblicate da Treves. Lo stesso succede con <em>Il fanciullo nascosto</em>, abbandonato all’oblio dopo l’edizione Treves del 1928.<br />
Il tutto accade direttamente nei «Tascabili»; e nei «Tascabili» viene ripubblicato anche <em>Quelli dalle labbra bianche </em>di Francesco Masala, uscito nella Feltrinelli del 1962, quella intrisa di sperimentalismo post-Gattopardo.<br />
La produzione continua e pian piano s’intensifica, fino al 1997 quando esce, nella collana «Narrativa» – aperta sin dal 1992, ma senza precisi intenti programmatici, con <em>Lo sposo pentito </em>di Salvatore Cambusu – <em>Nulla</em> di Marcello Fois, autore nuorese che ha già pubblicato con la mitica Granata Press (anche con la dicitura Metro Libri) e con Marcos y Marcos. La copertina, una foto di Oliver Rheindorf, è riuscita e bellissimo è il risvolto, scritto – come ci dice l’editor Giancarlo Porcu – dall’autore stesso. Non fa rumore in libreria, ma è un passo simbolico verso il primo punto di svolta.<br />
Anno 1998, esce <em>Sempre caro </em>dello stesso Fois. Si tratta di una coedizione con la Frassinelli. A quel punto Il Maestrale può servirsi delle strutture della casa editrice milanese, per ampliare la percezione del proprio marchio. E in più ha un autore, che diventerà uno dei più importanti d’Italia, e una storia che piace, quella di Bustianu Satta, avvocato-investigatore.<br />
La formula della coedizione funziona e così negli anni escono altri due libri di Fois, due di Francesco Abate, uno di Alberto Capitta e quattro di Giorgio Todde, altro autore con un buon seguito.<br />
Negli anni Il Maestrale pubblicherà poi sette libri di Fois. Ma non è il solo autore lanciato. Dal 1999 al 2003 la casa editrice nuorese pubblica quattro libri di Salvatore Niffoi, tra cui <em>Cristolu</em>, la storia di Cristolu, «un po’ frate e un po’ bandito». Nel 2005 l’Adelphi lo lancia con <em>La leggenda di Redenta Tiria</em>, ma il Maestrale ci ha pensato – anche per affinità geografiche – molto prima.<br />
Anno 2000, è la volta di un venticinquenne. Si chiama Flavio Soriga, è sardo, e scrive tredici racconti, pubblicati col titolo <em>Diavoli di Nuraiò</em>. Vince il premio Calvino e otto anni dopo conquista i lettori con <em>Sardinia blues</em>, che esce da Bompiani (da poco è uscito il suo nuovo libro, <em>Il cuore dei briganti</em>).<br />
Lo stesso percorso fa Alessandro De Roma: prima con Il Maestrale – <em>Vita e morte di Ludovico Lauter </em>(2007) e <em>La fine dei giorni </em>(2008) – poi con Bompiani, per un libro che uscirà nei prossimi mesi.<br />
Un vero e proprio lavoro di <em>scouting</em> quello del Maestrale, compiuto soprattutto, come ci spiega Giancarlo Porcu, nella maniera più tradizionale possibile: la lettura dei manoscritti giunti in casa editrice.<br />
Dopo quello di scegliere il testo che funziona e che può piacere al lettore, e quindi renderlo libro, il lavoro più difficile è quello di amalgamare i libri nel catalogo, dare un senso <em>globale </em>al catalogo tutto. Il Maestrale – da 4 anni con distribuzione Rcs – sembra riuscirci seguendo il concetto di <em>radici</em>. Spesso nei libri si raccontano – conferma Porcu – «realtà periferiche, piccole, appartate», spesso ci sono linguaggi extraurbani, spesso si racconta di paesini nascosti, dimenticati. E il tutto anche al di fuori della Sardegna.<br />
Così per esempio Pier Paolo Giannubilo in <em>Corpi estranei </em>(2008) parte da un immaginario paese dell’Abruzzo, Regenta, per raccontarci l’incredibile storia – «storia vera» come dice il sottotitolo – di un bambino trafitto dalla nonna fattucchiera da un centinaio di spilli. Incredibile storia, anche perché il bambino diventerà un uomo, e vivrà tutta la vita portandosi dietro i suoi corpi estranei.<br />
E così per esempio Luca Ciarabelli ci racconta in <em>Il paese dei Pescidoro</em> (2009) di un piccolo paese negli appennini, Villatiferno, dove vive Cornelio Persico, argentino, che un giorno si mette in testa di fare una trasposizione drammatica di <em>Via col vento</em>. Finirà in manicomio.<br />
Del tutto naturale così per Il Maestrale pubblicare alcuni titoli di Sergio Atzeni, lo scrittore di <em>radici </em>per eccellenza, che costruì – prima della sua morte nell’isola di Carloforte – storie che catapultano il lettore in memorabili dimensioni di paese.<br />
Nel 2010 Il Maestrale – che nel suo catalogo ha anche diversi titoli sulla Sardegna – ha finora pubblicato sei titoli, tra cui <em>Ero quel che sei </em>di Giorgio Todde e <em>Lavoro ai fianchi </em>di Marco Lombardo Radice e Luigi Manconi, già uscito nel 1980 per Mondadori.</p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a <em>Patria  1978-2008</em> (il Saggiatore, 2009), ha curato, con Aurelio Pino, <em>Mala  storie </em>di Piero Colaprico (il Saggiatore, 2010). Collabora con  «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il  Bene Comune».</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/04/19/scaffali-nascosti-9-il-maestrale/">Scaffali nascosti (9) &#8211; Il Maestrale</a></p>
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		<title>Scaffali nascosti (8) &#8211; :duepunti edizioni</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).</em></p>
<p><strong>di Andrea Gentile</strong></p>
<p>Nelle fiere del libro li vedi da lontano anche se non hanno lo stand più grande. Partono da Palermo e portano con loro una grande botte di vino, una di quelle che si trovano facilmente nelle cantine dei nostri nonni o bisnonni. Ogni tanto scatta l’happy hour. Ti offrono un bicchiere e ti parlano di Platone o Ourednik, Aristotele o Le Clézio. Tu sei attento e ti lasci convincere.</p>
<p>Il progetto <a href="www. duepuntiedizioni.it" target="_blank">:duepunti </a>nasce nel 1997 da Andrea L. Carbone, Roberto Speziale e Giuseppe Schifani. Parte come rivista letteraria fotocopiata in proprio e distribuita nei ferventi corridoi dell’università palermitana ma parallelamente è un sito internet (<a href="http://www.duepunti.org/">www.duepunti.org</a> ancora attivo).<span id="more-31764"></span></p>
<p>Nel 2004 – col motto <em>intus legere</em>, «leggere dentro», e con un pesce radiografato, derivazione manuziana, come marchio – nasce la casa editrice :duepunti, con l’obiettivo ambizioso – ci dice Schifani – di tessere un «dialogo serrato con i lettori inteso alla costruzione di una “biblioteca ideale”, selettiva e non esaustiva, nutrita di rimandi e connessioni, che sfugga all’ottica del libro come “bene di consumo” <em>veloce </em>e punti invece sul <em>catalogo </em>come spazio inesauribile di vitalità e promozione della cultura».</p>
<p>Il richiamo ad Aldo Manuzio, l’idea di «biblioteca ideale», la guerra al libro come bene di consumo: caratteristiche, obiettivi volutamente lontani dalle consuetudini contemporanee, toni che quasi richiamano alcuni carteggi di intellettuali-editori degli anni ’50-’60 (da Vittorini a Sereni fino a Niccolò Gallo, che pure lavoravano in grandi aziende).</p>
<p>Del tutto in linea con il progetto allora la pubblicazione, per esempio, della <em>Settima lettera </em>di Platone (2005) e della <em>Vita, attività e carattere degli animali </em>di Aristotele (2008), nella collana «Terrain Vague». Nella stessa collana, la più attiva, compare <em>Il verbale </em>(2005) di Le Clézio, uscito in Italia solo nel 1965 nella «Ricerca letteraria» einaudiana, varata da Guido Davico Bonino.</p>
<p>«Questo caso – ci dice Schifani – è illuminante per comprendere uno dei filoni del nostro piano editoriale che attraversa i vecchi cataloghi e riscopre inediti assoluti in Italia, tra le grandi pagine della letteratura europea».</p>
<p>Nel 2005 esce anche <em>Europeana </em>di Patrik Ourednik, intervistato da Giorgio Vasta nel 2007 su <em>Notable </em>e su <em>Nazione Indiana</em>, mentre nel corso degli anni la collana si infittisce di gemme come <em>Alla deriva </em>di Karl Huysmans (2007), gli <em>Scritti pornografici </em>di Boris Vian (2007), gli <em>Scritti patafisici </em>di Alfred Jarry (2009), fino a <em>Rue de l’Odeon </em>di Adrienne Monnier (2009), la storia della grande libreria frequentata da Joyce, Beckett, Rilke e Proust: un libro che ha ricevuto anche l’attenzione di Stefano Salis sul <em>Domenicale </em>del <em>Sole 24 Ore</em>, Gabriella Bosco su <em>Tuttolibri </em>e Gian Paolo Serino sulla <em>Repubblica</em>. Sarà poi Ourednik a curare il <em>Trattato sul buon uso del vino </em>di Rabelais (2009), inedito sfuggito all’editoria italiana.</p>
<p>Il tutto in una veste grafica raffinata, con «oggetti-feticcio» che col passare del tempo» i bipuntinisti hanno raccolto e che «entrano in simpatia armonica con le suggestioni offerte dal libro.</p>
<p>Più specifiche e giovani anagraficamente le altre collane. Il 2006 è l’anno della «Dossier», dedicata alla saggistica letteraria, con titoli come <em>Il romanzo e la storia </em>a cura di Michela Sacco Messineo (2008) o <em>Letteratura, identità, nazione </em>a cura di Matteo Di Gesù (2009).</p>
<p>Nel 2008 nasce l’«Argo», diretta da Michele Cometa, che «si propone come uno strumento indispensabile per la ricerca in un ambito multidisciplinare in piena espansione (estetica, storia dell’arte, semiotica, letteratura)» e ha cinque titoli all’attivo.</p>
<p>Il 2009 è poi l’anno delle «Cronografie» su politica e sociologia, collana inaugurata da <em>Mondo bastardo </em>dell’europarlamentare Giusto Catania; sempre nel 2009, con la pubblicazione di <em>Miracoli contemporanei di Santa Rosalia </em>di Serena Giordano, sembra ripartire con intenti programmatici («immagine e immaginario») la collana «Punti di fuga» – di graphic novel, rivolta a un pubblico di lettori giovani  –  avviata nel 2005 con <em>Una giornata nera </em>di Claudio Morici e Marco Failla, e fermatasi nel 2006 con <em>Progetto isole 2005</em>.</p>
<p>Con sede in via Siracusa, a pochi passi da via Notarbartolo lì dove abitò Giovanni Falcone, con un catalogo <em>raffinato </em>e con una veste grafica riconoscibile, così cresce la casa editrice :duepunti, distribuzione Pde, sei anni di attività, e – ci dice ancora Schifani &#8211; «un’ottica eccentrica che ci permette di mettere a fuoco con il giusto distacco alcuni fenomeni in atto nel nostro paese o in Europa», abbattendo la «limitazione» del regionalismo siciliano.</p>
<p>Tra le prossime uscite il <em>Grande romanzo europeo </em>di Koen Peeters, la <em>Filosofia del cane </em>di Diogene e un misterioso e anonimo <em>Elogio del nulla / Elogio di qualcosa.</em></p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a <em>Patria 1978-2008</em> (il Saggiatore, 2009), ha curato, con Aurelio Pino, <em>Mala storie </em>di Piero Colaprico (il Saggiatore, 2010). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune».</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/11/scaffali-nascosti-8-duepunti-editore/">Scaffali nascosti (8) &#8211; :duepunti edizioni</a></p>
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		<title>Scaffali nascosti (7) Melampo Editore</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 08:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/11/scaffali-nascosti-7-melampo-editore/">Scaffali nascosti (7) Melampo Editore</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).</em></p>
<p>di <strong>Andrea Gentile</strong></p>
<p>A due passi dal Padiglione d’arte contemporanea, a quattro passi da Piazza San Babila, sorge nel 2004 in via dei Cappuccini, a Milano, la <a href="http://www.melampoeditore.it/" target="_blank">Melampo</a>. Si presenta in libreria con <em>La fantastica storia di Silvio Berlusconi </em>di Nando Dalla Chiesa, uno dei fondatori, tra l’altro, della casa editrice.  La copertina è bianca e al centro compare un Berlusconi «astratto» su un cavallo a dondolo rosa. Il nome dell’autore è in alto, in una bandella orizzontale che attraversa tutto il libro. Le tre parole che compongono il titolo e la veste grafica comunicano già molto. Si tratta di una storia, ma è una storia fantastica, quasi una favola grottesca; ma è la favola grottesca di un uomo che almeno da quel lontano 26 gennaio 1994, il giorno della discesa in campo, condiziona il nostro paese.<span id="more-30250"></span></p>
<p>Nel 2005 escono 8 titoli. Dalla Chiesa riaffronta l’argomento del libro precedente, con la stessa ironia ma meno successo in libreria, in <em>Vota Silviolo!</em>, Mario Consani scatta una  <em>Foto di gruppo da Piazza Fontana </em>e soprattutto Gian Carlo Caselli ci regala un’intima riflessione in <em>Un magistrato fuori legge</em>.</p>
<p>Sono temi centrali, di storia d’Italia, quelli che affronta la Melampo, creando una scuderia di autori piuttosto noti (inizialmente Lidia Ravera, Lella Costa, Livia Pomodoro). Collocarsi in un settore già ampiamente sfruttato è una sfida raramente compiuta dalle piccole, se non sorrette da una solida struttura alle spalle, come farà anni dopo la Chiarelettere – tra titoli ottimi e altri di cui si può fare a meno – con la Gems.</p>
<p>Non mancano, firmate Melampo, pubblicazioni che non t’aspetti da chi si presenta come editore d’attualità, come <em>Le memorie di Adriano (quello vero) </em>(2005) di Luigi Ferro e Giampiero Rossi, sul brasiliano ex interista.</p>
<p>Tra i 9 titoli del 2006 spiccano quelli di mafia, <em>Le ribelli </em>di Nando Dalla Chiesa e <em>Nata il 19 luglio </em>di Rita Borsellino, e l’agile <em>Quant’era bello il mio Pci </em>di Diego Novelli. Qui poi ricompare il calcio, ma sottoforma di inchiesta che analizza uno degli innumerevoli scandali del nostro paese: Gianluca Mazzini, Michele Girola P. e Alberto Picci scrivono <em>Sistema Juventus. </em></p>
<p>«Partiamo dall’attualità nella pretesa di fare libri duraturi, cerchiamo di intercettare temi che covano sotto la cenere e che sono destinati a esplodere» ci dice Lillo Garlisi, amministratore e cofondatore; e forse l’obiettivo sembra veramente raggiunto – per coerenza di catalogo e per qualità delle pubblicazioni – nel 2008, quando escono libri-inchieste come <em>Inferno Bolzaneto </em>di Mario Portanova (non a caso giornalista di <em>Diario</em>, che delle «inchieste vecchio-stile» aveva fatto un marchio di fabbrica),  <em>La bestia </em>di Raffaele Sardo, sulle vittime di camorra, e <em>I boss di Chinatown </em>di Giampiero Rossi e Simone Spina, sulla mafia cinese in Italia. Il 2008 è anche l’anno dell’ <em>Infiltrato. La vera storia di un’agente sotto copertura </em>di Carlo Brambilla, che fonde inchiesta e narrativa sul modello Saviano.</p>
<p>Continuano poi a essere pubblicati libri più leggeri, quasi come se ci fosse bisogno di una pausa l’anno, di rilassarsi e dimenticare quello che c’è attorno. È così che se nel 2007 era uscito <em>Lo chiamavano Giacinto </em>di Massimo Arcidiacono, su Facchetti, nel 2008 compare nei pressi delle casse delle librerie milanesi <em>Cent’anni da interisti </em>di Mauro Colombo.</p>
<p>Per il resto, libri inchieste: criminalità organizzata, temi bollenti. «Non cerchiamo la denuncia a tutti i costi, se c’è da essere duri lo facciamo ma cerchiamo di non urlare» ci dice Garlisi.</p>
<p>Nel 2009 la Melampo – pochi dipendenti e molte collaborazioni esterne, come vuole l’attuale consuetudine editoriale – pubblica il suo bestseller: <em>Le due guerre </em>di Gian Carlo Caselli. Il libro, in cui il procuratore capo racconta le sfide al terrorismo e alla mafia, è caratterizzato da un’architettura binaria (Caselli alterna parallelamente «le due guerre») e si fa leggere con interesse, presentando un riuscito effetto «dietro le quinte». Memorabili alcune citazioni; quella di Falcone secondo il quale «la mafia è un carro armato e l’arma a disposizione dello Stato è una cerbottana»; e quella, più recente di Cossiga, che nel salotto d’Italia, <em>Porta a porta</em>, invita gli italiani a prendere «a calci nel culo» Caselli, «con una volgarità e una violenza che – ovviamente – il signor Bruno Vespa si è guardato dal contenere». Il libro è spesso in alto nelle classifiche e potrà godere, 6 mesi dopo l’uscita, anche dell’effetto Fazio, che inviterà Caselli a fine 2009. Tra i 10 titoli del 2009 – migliore annata, forse, per qualità  –  compaiono <em>Se telefonando </em>di Gianni Barbacetto, sulle «intercettazioni telefoniche che non leggerete mai più», <em>Regione straniera. Viaggio nell’ordinario razzismo padano </em>di Giuseppe Civati, <em>Il grande bluff </em>di Giovanni La Torre, su Tremonti, e <em>Allonsanfan </em>di Riccardo Orioles, uno dei fondatori nel 1982 insieme a Pippo Fava dei <em>Siciliani</em>.</p>
<p>Le inchieste si presentano in libreria con una foto al centro e la consueta banda orizzontale in alto. Una buona parte ha lo sfondo nero. In <em>Il grande bluff </em>per esempio c’è uno sguardo di Tremonti tra il perplesso e l’imbambolato. Si tratta di vesti grafiche un po’ tradizionali, a volte stridenti con i contenuti «d’attacco».  Più riuscite quelle illustrate, come quella di <em>Tutti gli uomini del Presidente</em>, con un Berlusconi circondato da biondone tre volte più alte di lui e con una Veronica che lo guarda indignata, o come quella più artistica e non vignettistica della <em>Donna gigante </em>di Lidia Ravera. «Chiudemmo i primi due libri molto in fretta e come fattore caratterizzante ci affidammo alla banda in alto che fa da sfondo al nome dell’autore – ci dice ancora Garlisi – ma il progetto grafico è in continua evoluzione e sappiamo solo da dove siamo partiti, non dove arriveremo».</p>
<p>Nel 2010 la Melampo – distribuzione Messaggerie – ha intanto presentato il <em>Berlusconario. Tutte le gaffe del presidente </em>di Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli,  e ha in programma una raccolta di inediti di Danilo Dolci, per un’operazione che si allontana dall’attualità, restituendoci però – se riuscita – un nuovo lato dell’attivista nonviolento e poeta, morto ormai già da 13 anni.</p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a <em>Patria 1978-2008</em> (il Saggiatore, 2009), ha curato, con Aurelio Pino, <em>Mala storie </em>di Piero Colaprico (il Saggiatore, 2010). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune».</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/11/scaffali-nascosti-7-melampo-editore/">Scaffali nascosti (7) Melampo Editore</a></p>
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		<title>Scaffali nascosti (5) &#8211; Via del Vento</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/15/scaffali-nascosti-5/">Scaffali nascosti (5) &#8211; Via del Vento</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).</em></p>
<p>di <strong>Andrea Gentile</strong></p>
<p>C’erano le classiche liti all’italiana nella Pistoia di fine Quattrocento. Si scannavano sul serio Panciatichi e Cancellieri. Ma un giorno – il 17 luglio 1490 – la Madonna dell’Umiltà dipinta nella chiesetta di Santa Maria Forisportae espresse il suo sdegno: tre rivoli di «prodigioso licore». E fu il classico miracolo all’italiana. Subito dopo si decise di costruire il santuario per commemorare l’evento miracoloso e ad aprire i lavori fu nel 1495 Ventura Vitoni.</p>
<p>Oggi Vitoni è il nome di una via a un passo dalla basilica. <span id="more-27533"></span>Quella via, da dove guardando in alto spunta la cupola della Madonna dell’Umiltà (poi realizzata da Vasari, in seguito alla morte del Vitoni) sino alla fine dell’Ottocento si chiamava via del Vento. A ogni ora del giorno, in ogni stagione, in quella via c’è il vento che sbuffa. Se non disprezzassimo le facili metafore diremmo che in quella via c’è sempre stato «vento di creatività». Se fossimo ancora peggiori diremmo «vento di cambiamento» (e se fosse il nome di un partito che sfiora il 50% non ci stupiremmo). In maniera spiccia diremmo che in quella via ce n’è passata di cultura. Al numero 3 visse la sua giovinezza Gianna Manzini; a due passi da casa sua negli stessi anni il tipografo Alighiero Ciattini stampava riviste e pubblicava anche inediti di Dino Campana. Al numero 5 negli anni ’20 visse Piero Bigongiari, che descrisse la strada in <em>Il respiro delle sorelle</em>. Negli anni ’40 nella casa che fu della Manzini visse Sergio Civinini, uno degli autori lanciati nei «Gettoni» einaudiani. E lì, in via Vitoni, ex via del Vento, nel 1991 Fabrizio Zollo fondò le edizioni – ovviamente – Via del Vento.</p>
<p><a href="http://www.viadelvento.it/" target="_blank">Via del Vento</a> – associazione culturale senza fini di lucro – si propone di pubblicare testi inediti di grandi autori e rari (di difficile reperibilità perché da tempo fuori catalogo), in raffinati libretti di 32 pagine.</p>
<p>Zollo apre le pubblicazioni con i «Quaderni di via del vento»; ogni quattro mesi nella sua bottega ne sforna, in alternanza, uno grigio e uno giallo. I grigi raccolgono scritti di grandi artisti (negli anni Schiele, Munch, Kirchner), i gialli quelli di scrittori (dai due frammenti inediti del <em>Gelo </em>di Bilenchi alle <em>Lettere a Rilke </em>di Hofmannstal, da <em>Una domenica al conservatorio </em>di Proust alle autoprofetiche riflessioni sul <em>Suicidio </em>di Morselli).</p>
<p>Ogni libro è curato da biografi, esperti, studiosi dell’autore dell’inedito; per il libro di Morselli, ad esempio, Zollo contatta l’eclettica Valentina Fortichiari, narratrice, ufficio stampa Gems e più grande esperta dell’autore italiano <em>inedito </em>per antonomasia.</p>
<p>I «Quaderni di via del vento» – che si erano aperti con i quattro racconti inediti di <em>L’azzurro </em>di Bigongiari – escono per i primi anni senza prezzo. Vengono regalati a amici e esperti, consegnati a mano o spediti per posta. Poi nasce l’«Ocra Gialla» e Zollo decide di dare un commercio ai libretti, con distribuzione regionale (oggi il prezzo è di 4 euro). La collana, inaugurata nel 1994, si apre, quasi per tradizione ancora con Bigongiari, e pubblica sulla scia dei «Quaderni» gialli, inediti e rari di letterati. Sfogliando il catalogo emerge la sensibilità letteraria di Zollo e il lavoro di ricerca dei curatori che collaborano con lui. Nella collana uscirà il <em>Taccuino d’Algeria </em>a cura di Dante Isella, che raccoglie le prime impressioni di Vittorio Sereni durante la prigionia nel campo di concentramento alleato in Algeria (esperienza poi raccontata in versi nel <em>Diario d’Algeria</em>), il soggetto cinematografico del<em> Diavolo sulle colline</em>, scritto dallo stesso Pavese, le <em>«Rose rampicanti» </em>di Ezra Pound, costituito dalle prose memoriali del viaggio che portò il poeta nel sud della Francia sulle tracce dei trovatori medievali. Ma forse l’operazione più simbolica per descrivere l’attività della Via del Vento è la pubblicazione nel 2008 di <em>Notte in treno </em>della Némirovsky. Il curatore Antonio Castronuovo recupera un numero (dell’ottobre 1939) del periodico parigino «Gringoire» e trova un racconto scritto dall’autrice; il libretto Via del Vento è cosa fatta e le 2000 copie vengono esaurite in un attimo.</p>
<p>Nel 1997 nascerà poi la terza collana, l’«Acquamarina», che raccoglie poeti stranieri; dal <em>Congedo </em>del fiammingo Leonard Nolens al <em>Poeta nero </em>di Antonin Artaud, dal <em>Sono fluito </em>di Fernando Pessoa fino alle <em>Metamorfosi </em>di Gertrud Kolmar, poetessa ebrea uccisa ad Auschwitz.</p>
<p>Successivamente sarà la volta della quarta collana, «Le streghe», di matrice <em>pistoiese </em>(Mancini, Bigongiari, Civinini, Andrea Lippi).</p>
<p>La tiratura dei libricini è sempre di 2000 copie, la metà delle quali va in omaggio agli enti sostenitori dell’associazione-edizione, all’erede dell’autore, al curatore e alle pagine culturali (ben 400). Tra le testate quella a dare maggiore spazio alla Via del Vento è il «Corriere della sera» con pezzi soprattutto di Antonio Debenedetti e a volte di Paolo Di Stefano, come sempre attentissimo – con approccio moderno e allo stesso tempo storico – a tutto ciò che accade nel mondo editorial-letterario.</p>
<p>Fabrizio Zollo conserva tutti i ritagli nella sua bottega di via Vitoni, ex via del Vento, e con spirito da archivista tiene anche tutta la corrispondenza con i curatori, quasi sempre cartacea; in caso di comunicazioni urgenti utilizza l’email e poi la stampa.</p>
<p>«A casa ho centinaia di fascicoli uno per autore – ci racconta Zollo – Per ogni autore di cui sono appassionato conservo ogni articolo che trovo; sottolineo, studio, prendo appunti. Quando capisco che è il momento giusto, contatto il curatore che ho individuato e parte il progetto».</p>
<p>L’impronta di <em>conservazione </em>della casa editrice si evince anche dalla possibilità di acquistare i 3 volumi annuali di una collana con abbonamento mentre sul suo sito Zollo offre la possibilità di tramutare i libretti in bomboniere per le nozze.</p>
<p>Che le poesie durano più dei confetti; e dei matrimoni.</p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a <em>Patria 1978-2008</em> (il Saggiatore, 2009). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune».</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/15/scaffali-nascosti-5/">Scaffali nascosti (5) &#8211; Via del Vento</a></p>
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		<title>Scaffali nascosti (4) &#8211; Edizioni Gorée</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 07:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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<p>di <strong>Andrea Gentile</strong></p>
<p>A 37 chilometri da Siena c&#8217;è Monticiano, 1400 abitanti, 650 famiglie, patria del «Palio dei ciuchi».<br />
A Monticiano c&#8217;è una minuscola frazione, Iesa, patria della tranquillità.<br />
A Iesa c&#8217;è la <a href="http://www.edizionigoree.it/" target="_blank">casa editrice Gorée</a>, libri da altri mondi. Gorée, come l&#8217;isola dell&#8217;Atlantico dove venivano raccolti i neri razziati in Africa, ma anche come, in Senegal, «Essere libero» e «Essere onesto».<br />
La Gorée sorge nel 2005 dalle ceneri della Equitare. Tutto nasce, come nelle fiabe, dal classico manoscritto nel cassetto. Da diversi anni Riccardo Bassani ha in mano un romanzo scritto da Alberto Manzi, il famoso maestro conduttore di <em>Non è mai troppo tardi</em>. «Il romanzo chiedeva di essere pubblicato – ci dice Bassani – ma ovviamente non era possibile pensare di inserirlo nel catalogo di una casa editrice così specialistica come Equitare, né era pensabile pubblicarlo senza che fosse sostenuto da un nuovo progetto editoriale coerente».<span id="more-26708"></span> Così prende la luce <em>E venne il sabato</em>, che racconta della popolazione di Pura, città amazzone, sfruttata da una multinazionale nordamericana. E così prende la luce la casa editrice Gorée. Con, soprattutto, due obiettivi: affrontare tematiche sociali, legate al tema dei diritti, attraverso la forma romanzo, e offrire ai lettori la possibilità di addentrarsi in mondi letterari lontani come l&#8217;Africa e l&#8217;America latina. È così che entrano in catalogo autori come Tsitsi Dangarembga, scrittrice zimbabwese, che in <em>La nuova me</em> (2007) affronta il tema dell&#8217;anoressia, Biyi Bandele, nigeriano passato con il secondo libro alla Bompiani, e  l&#8217;argentino Héctor Tizòn, autore di tre libri Gorée.<br />
Per una casa editrice con questa impronta così diventa quasi doveroso pubblicare <em>La storia di Miriam Makeba </em>(2009) firmata dalla stessa Mama Africa e da Nomsa Mwamuka, e presentata anche da Roberto Saviano nel suo speciale di <em>Che tempo che fa</em>; così come è fisiologico pubblicare <em>Volti e colori del Darfur</em> (2009) di Antonella Napoli, reportage fotografico realizzato ad Al Fasher. Entrambi buoni successi, intorno alle 1500 copie vendute.<br />
Tra le nove collane (forse troppe) spiccano la «Diritti e rovesci», che include anche <em>La ballata di Dante </em>(2007) del peruviano Eduardo Gonzàles Viaña, dove il vedovo Dante va insieme al suo asino Virgilio alla ricerca della rapita Emma, e «Voci della terra», dove vengono pubblicati testi latinoamericani scritti in lingue indigene.<br />
C&#8217;è poi «Ingrandimenti» dove le tematiche sociali vengono proposte ai bambini, la «Biblioteca», con una sorta di Meridiano di Alberto Manzi, e «Poesie per l&#8217;uomo» che contiene a oggi solo l&#8217;<em>Opera poetica completa</em> di César Vallejo, a cura di Roberto Paoli e Antonio Melis.<br />
Vero punto di forza della Gorée sembra essere la grafica, curata da Maurizio Ceccato. Con disegni a mo&#8217; di acquerelli, colori accesi, richiami alla terra di provenienza dell&#8217;autore, le copertine attirano l&#8217;attenzione senza essere prepotenti, come sostenute da un senso di leggerezza. «Ceccato – ci dice Bassani – è subito riuscito a entrare pienamente nello spirito della casa editrice. È riuscito immediatamente a comunicare i contenuti dei nostri libri attraverso una grafica che consideriamo molto originale e capace di richiamare l’attenzione del lettore. Crediamo che quando i nostri libri in libreria sono in vista, difficilmente non vengano notati e presi in mano».<br />
Nella tranquillità di Monticiano circa un anno fa la Gorèe diventa cooperativa sociale, con quattro soci. Con distribuzione Pde, ma con – a detta di Bassani – qualche problema nella promozione, la casa editrice porterà in libreria prossimamente tra gli altri <em>Caffè diverso</em> a cura di Giuliana Della Valle e David Mitrani, uno sguardo sulla poesia orale nella repubblica dominicana, con un dvd che ritrae manifestazioni di poesia orale e <em>La ricetta del dottor Wooreddy per sopportare la fine del mondo </em>di Mudrooroo, uno dei più importanti scrittori australiani contemporanei, con una bellissima copertina.<br />
Gorée: esplorare nuovi mondi, con nuovi libri. Raccontare dal microscopico mondo di Iesa, frazione di Monticiano, il mondo intero.</p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a </strong><em><strong>Patria 1978-2008</strong></em><strong> (il Saggiatore, 2009). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune».</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/25/scaffali-nascosti-4/">Scaffali nascosti (4) &#8211; Edizioni Gorée</a></p>
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		<title>Scaffali nascosti (3) &#8211; Zandegù Editore</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 09:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Gentile</strong></p>
<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/scaffali-nascosti-3/">Scaffali nascosti (3) &#8211; Zandegù Editore</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Gentile</strong></p>
<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Dal marzo 2006 ha pile di manoscritti – rilegati, malspillati, formato A5, A4, A3 – sulla scrivania. Ogni tanto ne sceglie uno. Poi fa il redattore, il compositore, l’ufficio stampa, l’ufficio diritti, l’ufficio marketing e l’ufficio tecnico. È Marianna Martino, classe 1983, fondatrice della casa editrice <a href="http://www.zandegu.it/" target="_blank">Zandegù</a>.<br />
<span id="more-26075"></span><br />
Il progetto della Zandegù prende forma da Torino, a due passi da Corso Carlo e Nello Rosselli: pubblicare «storie ridicole e assurde di chi sa esagerare gli aspetti buffi del nostro vivere quotidiano». Ed è cosi che leggiamo di un uomo che di mestiere fa il «volatore di palloncini», come il protagonista di <em>I sassi vanno matti per le sasse </em>(2006) di Roberto Tossani, o di un uomo che per hobby fa il «timbratore» seriale di ragazze, come il Veleno di <em>Malinverno </em>(2008) di Francesco Lubrano.<br />
Diciotto finora i titoli usciti, soprattutto romanzi (riuniti nella collana «I fichissimi») e «Zandeguide. Manuali e guide assurde», come per esempio <em>Salvare il mondo non è mai stato così facile! </em>di Giampelmo Schiaragola (in due volumi, 2007 e 2009)  o <em>Due cuori e una Playstation </em>(2007) di Mariella Martucci. C’è poi una terza collana, «I nati ieri», costituita da raccolte di racconti, ma l’ultima pubblicazione risale al 2007.<br />
I titoli, volutamente <em>demenziali</em>, vengono corredati da una veste grafica giocosa e coloratissima, firmata da Antonio Stissi. Sicuramente appariscente, nella maggior parte dei casi sembra molto riuscita, alcune volte meno, come in <em>Il discorso è che una volta ero un genio</em> (2006) di Giovanni Previdi, dove si ammicca al <em>retrò</em>.<br />
Per attirare l’attenzione dei lettori, Marianna Martino si serve delle idee di Alice Avallone, esperta di marketing (per capire quante cose ha fatto in 25 anni basta andare sul suo MySpace):  per <em>Più meglio di Cenerentola! Manuale per la principessa moderna </em>(2007)<em> </em>di Betsy Kapowski, la Zandegù indice il concorso nazionale «<strong>Cerchiamo la principessa moderna – c’è qualcosa di unico in ognuna di voi!</strong><strong>»</strong>, per <em>Tasca di pietra </em>(2007) di Matteo De Simone, parte «Ti do copertina bianca», un concorso per realizzare la copertina per la seconda edizione (la prima ha 1000 copie di tiratura e, appunto, copertina interamente bianca).<br />
Pian piano la Zandegù (distribuzione Cda) conquista così spazi sulla stampa: il pezzo più prestigioso è quello del 22 aprile 2009 sul <em>Domenicale </em>del <em>Sole 24 Ore</em>.<br />
Ogni libro viene stampato in mille copie circa e arriva a venderne 5-600. Di maggior successo <em>Più meglio di Cenerentola</em>, anche per merito del concorso, al quale erano iscritte una cinquantina di ragazze, e <em>Malinverno</em>, che ha trovato spazio sull’<em>Unità</em>, <em>Linus</em> e su un colonnone di <em>Pulp</em> firmato da Teo Lorini.<br />
«Puntavo a lettori di 25-35 anni ma nelle fiere e nelle presentazioni scopro che riesco a conquistare soprattutto le donne sui 40 anni»<em> </em>ci dice Marianna Martino, che sarà presente a <em>Più libri Più Liberi</em>. Alla ricerca di lettori attenti, bisognosi di storie assurde, surreali. Che di assurdità surreali a volte ce n’è proprio bisogno.</p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a <em>Patria 1978-2008</em> (il Saggiatore, 2009). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune».</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/scaffali-nascosti-3/">Scaffali nascosti (3) &#8211; Zandegù Editore</a></p>
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		<title>Scaffali nascosti (2) &#8211; orecchio acerbo editore</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 08:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/26/scaffali-nascosti-2/">Scaffali nascosti (2) &#8211; orecchio acerbo editore</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).</em></p>
<p>di <strong>Andrea Gentile</strong></p>
<p>Era il 6 dicembre del 2001 e faceva un gran freddo. Si avvicinava il Natale. C’erano già le renne. E le strenne. Fu quel giorno che nacque il primo figlio di <a href="http://www.orecchioacerbo.com/" target="_blank">Orecchio Acerbo</a>. Si chiamava <em>Il gigante Gambipiombo</em>, era firmato da Fabian Negrin e raccontava la storia di un gigante affamato di nuvole che svuota il cielo e esplode in «ciclopiche scoregge».</p>
<p>Così partirono Fausta Orecchio e Simone Tonucci, fondatori della casa editrice di letteratura illustrata Orecchio Acerbo, nome scelto per dare un senso di continuità con lo «Studio grafico Fausta Orecchio» e per omaggiare, ovviamente, Gianni Rodari, che ci aveva raccontato in versi la storia di <em>Un uomo maturo con un orecchio acerbo</em>, l’uomo che ha un «orecchio bambino» che gli serve per sentire «le cose che i grandi non stanno mai a sentire».<span id="more-25443"></span></p>
<p>Sono libri «per ragazzi che non recano danno gli adulti» e nello stesso tempo «libri per adulti che non recano danno ai ragazzi»: così leggiamo nel bugiardino allegato a ogni libro Orecchio Acerbo, alla voce «Categoria farmaceutica». Le «Indicazioni terapeutiche» poi ci dicono già moltissimo del progetto della casa editrice con sede nella capitale in viale Aurelio Saffi: «Stati di grave bulimia televisiva. Sindrome acuta di insufficienza immaginatoria. Distonia o rimbecillimento da abuso di videogiochi. Irritazioni cellulari da SMS. Coaudiuvante nel trattamento delle dipendenze da psicofamiliari (anfemammine, erononnine, coccaziine ecc.). Intolleranze alimentate razziali, politiche, religiose ecc. Elettroencefalodramma da iperattività. Squilibri emotivi connessi a stress per mancanza di mancanze. Stati apatici da eccesso di conformismo. Danni nel campo visivo. Abbassamento della soglia di solidarietà».</p>
<p>Quelli di Orecchio Acerbo non sono solo libri: sono libri <em>belli</em>. Oggetti che esporresti insieme agli Swarovski, giocattoli intelligenti per bambini che probabilmente cresceranno bene. Formati mai standard, ma quasi ognuno per ogni libro. Pensiamo su tutti al <em>Libro sbilenco</em> di Peter Newell che si presenta a forma di rombo di aquilone e promette: «Questo libro sale piano, ma in discesa è un aeroplano».</p>
<p>Le storie poi sono affascinanti per i bimbi e per gli adulti: in <em>In bocca al lupo </em>(2003) di Fabiano Negrin, tuttora il bestseller della casa editrice, la storia di Cappuccetto Rosso è raccontata dal punto di vista del lupo, in <em>Rapina da 4 soldi</em> (2007), ancora di Negrin, i soldi di colpo decidono di far soldi, nel <em>Manuale degli oggetti ribelli </em>(2009) di Pablo Prestifilippo ci sono letti che scrivono sogni e scale che si sgranchiscono le gambe.</p>
<p>Su «Progetto grafico» del luglio 2004 Fausta Orecchio riesce a ben delineare la sua politica editoriale: «In un mondo che diventa ogni giorno più complesso, ai bambini non vogliamo offrire facili semplificazioni, ma strumenti per orientarsi, per capire e affrontare i problemi, grandi e piccoli, della realtà che circonda loro come noi adulti. Proponendo, tutte le volte che ci riusciamo, un punto di vista “altro”. Fuori dai luoghi comuni e dalle mode». La Orecchio poi sottolinea la sua convinzione che «non esista una letteratura per bambini e una per i grandi» e che «i bambini più degli adulti sono disposti a capire e parlare molte lingue, fra cui quella della grafica».</p>
<p>Sembrano scelte di nicchia, azzardate, ma Orecchio Acerbo sfidando il mercato – non facendo scelte di mercato – quasi vince la sfida. Certo, attrae più la critica del pubblico, ma continua a produrre grandi idee e grandi libri, toccando anche temi sociali (pensiamo a <em>No. Anna e il cibo </em>di Marina Sagona sull’anoressia, uscito nel 2006) e storici (<em>1989. Dieci storie per attraversare i muri</em>, uscito il 21 ottobre, con un racconto, tra gli altri, di Camilleri). Ha poi persino il coraggio di pubblicare, a novant’anni dalla sua nascita, un omaggio al Signor Bonaventura: <em>Bonaventura. I casi e le fortune di un eroe gentile</em> (2007) curato da Hamelin, al prezzo di 28, 50 €.</p>
<p>Un primo importante riconoscimento arriva nel 2004, con il premio Andersen «per aver coraggiosamente contribuito a rinnovare il linguaggio e le forme dell’albo illustrato». Cinque anni dopo Orecchio Acerbo riceve un altro premio Andersen per i suoi booktrailers, e quindi «per aver dato vita a un nuovo e vivace linguaggio, teso a far scoprire e promuovere con intelligenza e creatività l&#8217;albo illustrato». I booktrailers, in cui le illustrazioni dei libri prendono vita, sono permeati di un’atmosfera giocosa e evitano banali slogan promozionali. Diffusi on line hanno un buon seguito: quello di <em>Una rapina da 4 soldi </em>per esempio è stato visto su YouTube addirittura quasi 60000 volte.</p>
<p>Il catalogo si divide in dieci collane, ma non tutte seguono una cadenza regolare. Buon ritmo hanno gli «Albi» (ultima uscita il mese scorso, <em>Papà tatuato </em>di Daniel Nesquens, con le illustrazioni di Sergio Mora) e i «Racconti e romanzi» (con autori come Maria Attanasio e Stefano Benni). È ferma al maggio del 2008 «Poesia e racconti in versi», mentre hanno cadenze annuali la collana «Peter Newell» e, ovviamente, i «Calendari».</p>
<p>Tra i più venduti del catalogo, oltre a <em>In bocca al lupo</em> troviamo <em>La portinaia Apollonia </em>(2005) di Lia Levi con illustrazioni di Emanuela Orciari e <em>La riparazione del nonno </em>(2006) di Stefano Benni, con le illustrazioni di Spider.</p>
<p>In uscita oltre a <em>1989 </em>(che sarà tradotto per ora in cinque paesi) a novembre c’è <em>Hansel e Gretel </em>illustrato in bianco e nero (in maniera strepitosa) da Lorenzo Mattotti.</p>
<p>Pian piano Orecchio Acerbo (distribuzione Pde), casa editrice che non fa ricerche di mercato, che dà una forma diversa a ogni libro, emerge, timidamente, sugli scaffali delle librerie. A dimostrazione che con l’originalità da qualche parte si va.</p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a </strong><em><strong>Patria 1978-2008</strong></em><strong> (il Saggiatore, 2009). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune».</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/26/scaffali-nascosti-2/">Scaffali nascosti (2) &#8211; orecchio acerbo editore</a></p>
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		<title>Scaffali nascosti (1) &#8211; BeccoGiallo Editore</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 09:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/12/scaffali-nascosti-1/">Scaffali nascosti (1) &#8211; BeccoGiallo Editore</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).</em></p>
<p>di <strong>Andrea Gentile</strong></p>
<p>Raccontare come sono andate le cose quella volta. Quella volta che Peppino Impastato fu fatto fuori con una carica di tritolo, quella volta che Pierpaolo Pasolini fu trucidato a colpi di bastone e poi travolto con la sua auto, quella volta che l’Italia cambiò col caso Moro.<br />
Quella volta che esplose una bomba in Piazza Fontana e quella volta, undici anni dopo, che ne esplose un’altra alla stazione di Bologna.<br />
Quella volta che a Chernobyl, quella volta che a Tiananmen, quella volta che a Ustica.<br />
Raccontare come sono andate le cose quella volta, sì, ma a fumetti.<br />
Lo fa la <a href="http://www.beccogiallo.it/" target="_blank">BeccoGiallo</a>, casa editrice padovana nata nel 2005.<span id="more-23921"></span><br />
Fondata da Federico Zaghis e Guido Ostanel con l’obiettivo di convincere il pubblico italiano – sulla scia di Spiegelman, Satrapi e Sacco – che il fumetto può servire per raccontare e per ricordare, la BeccoGiallo parte con un graphic novel su Unabomber e uno sui delitti di Alleghe. Poi arrivano <em>Il terremoto del Friuli</em> e <em>Il delitto Pasolini </em>e dal 2006 i ritmi delle pubblicazioni salgono a più di dieci all’anno.<br />
Nel novembre del 2006 si accorge di loro Renato Pallavicini che sull’Unità definisce il loro «un fumetto “civile” che affronta fatti e temi della nostra vita quotidiana». E aggiunge: «Non è una novità, ma è una novità che un editore di fumetti gli dedichi praticamente la sua intera produzione».<br />
Nel 2007 vengono premiati al Lucca Comics and Games come «miglior iniziativa editoriale dell’anno», per «il coraggio, la coerenza, l&#8217;impegno dimostrato in un contesto politico e sociale in cui è diventato troppo facile dimenticare».<br />
Pian piano il progetto della BeccoGiallo si espande. La distribuzione diventa nazionale (Rcs), i libri si insinuano timidamente tra gli scaffali di saggistica delle librerie, accanto a Sofri, Biagi, e Montanelli: si crea un gruppo di lettori fedeli che, come ci spiega il direttore editoriale Ostanel, segue BeccoGiallo non per un singolo libro ma per la proposta editoriale nel suo insieme (cosa sempre più rara).<br />
È fatta. Il progetto è chiaro, evidente, diverso dagli altri. E una piccola comunità di lettori così lo segue, «come se si stesse facendo qualcosa di utile insieme: editore, giovani autori, pubblico dei lettori/cittadini».<br />
Ogni libro nasce dall’idea dell’editore, che prova a rispondere alla domanda «Cosa dobbiamo ricordare?». Vengono contattati così gli sceneggiatori e i vignettisti che si mettono a lavoro e il libro nasce. In ogni volume c’è un’introduzione, una cronistoria e un’appendice intitolata <em>Per saperne di più</em>, con libri, film, articoli consigliati e persino musica. Grazie a <em>Dimenticare Tiananmen </em>di Davide Reviati, ad esempio, ci riviene alla mente che su quei fatti c’è una bellissima canzone di Claudio Lolli (<em>Tien an Men</em>), con il testo tratto da una poesia di Gianni D’Elia.<br />
Il percorso della memoria BeccoGiallo si articola in cinque collane: la «Cronaca nera», con la vicenda del <em>Mostro di Firenze </em>(di Trevisanello e De Pieri) o quella della <em>Banda della Magliana </em>(di Tordi, Valenti e Landini), la «Cronaca Estera» con <em>Fermate l’America: 99 buoni motivi per diffidare dell’America di Bush </em>di Sorensen e <em>ABC Africa, guida pratica per un genocidio </em>di Stassen, la «Cronaca Storica», forse la più riuscita, con <em>Ustica, scenari di guerra </em>di Sartori e Vivaldo,<em> Ilaria Alpi, il prezzo della verità </em>di Rizzo e Ripoli e il <em>Dossier Genova G8 </em>di Bardi e Gamberini. Ci sono poi le «Biografie» (come quella su <em>Martin Luther King </em>di Ho Che Anderson), e l’ultima arrivata, «Quartieri», che ospita<em> Sonno elefante </em>di Fratini sulla dittatura di Salazar in Portogallo e <em>Brancaccio, storie di mafia quotidiana </em>di Di Gregorio e Stassi, una lettera a fumetti di Nino, un bambino palermitano, a don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nel 1993.<br />
Il programma è ben strutturato, i nomi delle collane volutamente didascalici. Come «bestsellers» si impongono <em>Il delitto Pasolini </em>di Gianluca Maconi, uscito prima nel 2005, poi nel 2008 in un’edizione aggiornata, <em>Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia </em>di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, di cui alcune tavole sono state pubblicate in estate dall’Unità, e <em>La ballata di Fabrizio De André </em>di Sergio Algozzino, che si apre con il suicidio in carcere di Michè, addolorato, come sappiamo, per la lontananza di Marì.<br />
Nell’introduzione, Guillaume Bianco, scrittore e disegnatore francese, dopo aver sottolineato le affinità elettive tra Brassens e il cantautore genovese, scrive: «Sono felice che un editore permetta a un giovane autore di realizzare un libro come questo, necessario alla divulgazione della sua opera, utile alla sua memoria». A conferma involontaria di come il tema della «memoria» rappresenti un po’ un topos delle pubblicazioni BeccoGiallo.<br />
«Una delle cose più belle del nostro lavoro – ci dice Guido Ostanel – è scoprire che ci sono persone (singole, come i coniugi Alpi, o riunite in riunite in associazioni, come quelle dei parenti delle vittime di Ustica e Bologna) che contro tutto e tutti continuano a lottare per chiedere verità e giustizia».<br />
Gli ultimi libri usciti sono della «Cronaca Storica»:  <em>ThyssenKrupp. Morti speciali S.p.A. </em>di Alessandro Di Virgilio e Manuel De Carli e, per il quarantennale della strage, <em>Piazza Fontana </em>di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, con contributi dei familiari delle vittime (Carlo Arnoldi, Francesca e Paolo Dendena), dell’avvocato di parte civile per le vittime della strage Federico Sinicato e del funzionario della Banca dell’Agricoltura Fortunato Zinni, con una prefazione di Aldo Giannuli.<br />
Insomma: non dimenticare. Ricorda, ricorda, ricorda. Ma a fumetti: questo è l’obiettivo di BeccoGiallo. Ottima idea ragazzi, è il mondo dell’immagine.</p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a <em>Patria 1978-2008</em> (il Saggiatore, 2009). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune». </strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/12/scaffali-nascosti-1/">Scaffali nascosti (1) &#8211; BeccoGiallo Editore</a></p>
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