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	<title>Nazione Indiana &#187; Sergio Nelli</title>
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		<title>Su Vanni Santoni</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 05:58:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<category><![CDATA[narrativa contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Nelli]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p>Vanni Santoni è uno scrittore trentaduenne, tosto, determinato, di sicuro talento.<em> Personaggi precari</em>, il libro d&#8217;esordio, nonostante le buone cose del romanzo <em>Gli interessi in comune </em>(Feltrinelli, 2008), resta la sua invenzione migliore.</p>
<p><em>Se fossi fuoco arderei Firenze</em> è un operetta movimentata e di difficile identificazione.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/29/su-vanni-santoni/">Su Vanni Santoni</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p>Vanni Santoni è uno scrittore trentaduenne, tosto, determinato, di sicuro talento.<em> Personaggi precari</em>, il libro d&#8217;esordio, nonostante le buone cose del romanzo <em>Gli interessi in comune </em>(Feltrinelli, 2008), resta la sua invenzione migliore.</p>
<p><em>Se fossi fuoco arderei Firenze</em> è un operetta movimentata e di difficile identificazione. Una guida romanzata di Firenze che addirittura ricorda qua e là, nello spirito, prose ed esperiementi collodiani? Un prolungamento dei <em>Personaggi precari</em> tutti collegati e collocati stavolta in un territorio che è lo sfondo e il fulcro delle loro avventure? Uno scucito un po&#8217; in falsetto che si concede allargamenti, sussulti lirici e approssimazioni all&#8217;anima di Firenze (e della scrittura?) tra fantasmi di <em>Amici miei</em> e giochi con il romanzesco?<span id="more-40536"></span></p>
<p>La trama segue alcuni personaggi che ne mettono in moto altri (una caratteristica della scrittura di Santoni che in questo ricorda il Bolano dei <em>Detectives selvaggi</em> e più  estrinsecamete D. F. Wallace), i quali si danno il testimone della narrazione in una specie di staffetta. Alcuni sono aspiranti artisti,  poeti e scrittori che ruotano attorno alla rivista <em>maniaco , </em>e le loro traiettorie sono le più felici narrativamente  insieme al traffico e al consumo della roba che era il fuoco degli <em>Interessi in comune</em>. Fantastico l&#8217;episodio di Berenice e Doris.Una decantazione e un affondo sullo scrivere e su questa voglia di fare qualcosa di artistico che attacca i giovani aspiranti di <em>Se fossi fuoco</em> mi pare sia rinvenibile nell&#8217;episodio dello scrittore già affermato, imbambiolato e insoddisfatto, messo lì a riverberare schegge di senso su uno spirito guascone. La sua sembra come una depressione post factum, post coitum, post partum, come a dire: e dopo che abbiamo fatto? non c&#8217;è qualcos&#8217;altro ancora di più difficile, di più misterioso? Ribolle Firenze con le sue strade, i suoi locali, i ponti, le porte, il suo lampredotto (alleluia!). E si sente forte un intento istruito, una voglia di imparare, di mettere a frutto la tradizione e più di tutto un desiderio d&#8217;amare Firenze guardata ora a cannocchiale diritto ora rovesciato. E qui la fiorentinità più che di vinsanto o di Chianti sa di mescal e io scommetto che Santoni ha il suo gusano.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/29/su-vanni-santoni/">Su Vanni Santoni</a></p>
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		<title>Prima dell&#8217;estinzione</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 04:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[mauro pianesi]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
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		<category><![CDATA[Sergio Nelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Mauro Pianesi</strong></p>
<p>Avevo letto già in manoscritto <a href="http://www.effigie.com/web/ee/book?p_p_id=EFFIGIE_1&#38;_EFFIGIE_1_EE_PARAM_AREA=BOOKS_AREA&#38;_EFFIGIE_1_EE_PARAM_AUTHOR=&#38;_EFFIGIE_1_EE_PARAM_BOOK=BOOK-PRIMA-DELL-ESTINZIONE&#38;_EFFIGIE_1_EE_PARAM_SERIES=&#38;_EFFIGIE_1_EE_PARAM_MAGAZINE=&#38;EFFIGIE_EE_CONTENT_ARTICLE_ID=BOOK-PRIMA-DELL-ESTINZIONE&#38;EFFIGIE_EE_CONTENT_MODE=0&#38;EFFIGIE_EE_HEAD_ARTICLE_ID=BOOK-PRIMA-DELL-ESTINZIONE&#38;EFFIGIE_EE_HEAD_MODE=1"><em>Prima dell’estinzione</em></a> (Effigie), l’ultimo romanzo di Sergio Nelli,  storia narrata in prima persona di un giornalista nel tunnel del ricovero ospedaliero. Trasformato, fra diagnosi imprecise e impietose, in cittadino del dolore, comincia a sentire la fine e il peso insopportabile del mondo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/prima-dellestinzione/">Prima dell&#8217;estinzione</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mauro Pianesi</strong></p>
<p>Avevo letto già in manoscritto <a href="http://www.effigie.com/web/ee/book?p_p_id=EFFIGIE_1&amp;_EFFIGIE_1_EE_PARAM_AREA=BOOKS_AREA&amp;_EFFIGIE_1_EE_PARAM_AUTHOR=&amp;_EFFIGIE_1_EE_PARAM_BOOK=BOOK-PRIMA-DELL-ESTINZIONE&amp;_EFFIGIE_1_EE_PARAM_SERIES=&amp;_EFFIGIE_1_EE_PARAM_MAGAZINE=&amp;EFFIGIE_EE_CONTENT_ARTICLE_ID=BOOK-PRIMA-DELL-ESTINZIONE&amp;EFFIGIE_EE_CONTENT_MODE=0&amp;EFFIGIE_EE_HEAD_ARTICLE_ID=BOOK-PRIMA-DELL-ESTINZIONE&amp;EFFIGIE_EE_HEAD_MODE=1"><em>Prima dell’estinzione</em></a> (Effigie), l’ultimo romanzo di Sergio Nelli,  storia narrata in prima persona di un giornalista nel tunnel del ricovero ospedaliero. Trasformato, fra diagnosi imprecise e impietose, in cittadino del dolore, comincia a sentire la fine e il peso insopportabile del mondo. <em>“Entri in un’atmosfera plumbea, fredda, come sottomonte. Mentre fuori c’è il sole, ci sono i motorini che esplodono all’estate, c’è la stessa erbetta tenera che cresce, e il cibo e la musica e le ragazze che si vogliono divertire”</em>.<br />
Autobiografica, quasi diaristica come nei precedenti e, in particolare, nel bellissimo <a href="http://www.ibs.it/code/9788833915548/nelli-sergio/ricrescite.html"><em>Ricrescite</em></a> (Bollati Boringhieri), innervata da un’immaginazione potente che ne è il vero motore, la scrittura di Nelli ha il raro pregio di riuscire a far dialogare le cose (il mondo inanimato) con i ricordi che esse lasciano nel nostro universo sensoriale. I ricordi o la loro malinconia. Per giungere a questi esiti (che sento particolarmente innovativi), l’autore sembra rifarsi a luoghi letterari arcaici, premoderni, tipo “mondo alla rovescia”, che ad esempio – se riferito alla donna del protagonista –  sa materializzare così: <em>“L&#8217;energia del suo orgasmo invade le stanze, appiccica la sua pellicola sui muri, rinnova le pentole, rivitalizza la frutta, dà profumo all&#8217;aglio, fa brillare il vetro, ammorbidisce le coperte, esalta il fumo vecchio”</em>. C’è qualcosa di fiabesco in questa elencazione mozzafiato della nuda verità non solo degli oggetti, ma addirittura degli odori. <span id="more-6003"></span><br />
E con l’olfatto, forse il senso più difficile da scrivere, l’io narrante di <em>Prima dell’estinzione</em> ha un rapporto particolarmente felice. <em>“Soprattutto quando socchiudo gli occhi appoggiando la testa sul guanciale, rivisito odori antichi e nuovi che mi hanno messo sotto il naso il lavoro e tutto il resto: l’alcool puro più la puzza di piedi, il pizzicante filo di pietra focaia, il salnitro e la lavanda, la muffetta e l’olio antitarlo, le cere, le gocce antiverruca, la crema da barba, la cipria, il vomito e il bruciato di carne avariata delle discariche, l’esalazione di cane bagnato del nostro fiume, il bottino della pelle conciata negli snodi industriali del mio Valdarno, l’agro urico degli ultimi Vespasiani, il sandalo mestruato dei nuovi cinema, la mela appassita delle discoteche di vinile, l’uovo marcio delle bombette di Carnevale, la manciata di terra radici e rapa sbucciata di un fornello che non si accende in cucina, il decomposto floreale dei cimiteri, il tuberoso degli scavi dei parcheggi sotterranei poco prima dell’inaugurazione al cemento, quella mistura di computer stampanti calore e cellophane lacerato che incontriamo in tanti uffici…”</em>.<br />
Come il diarista di <em>Ricrescite</em>, il protagonista di <em>Prima dell’estinzione</em> ha bisogno di una figura di deuteragonista esterna alla narrazione, e lo trova in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fiocco_di_Neve">Copito de Nieve</a>, unico esemplare mai conosciuto di gorilla affetto da albinismo, catturato cucciolo in Guinea Equatoriale e da lì trasferito a Barcellona, del cui zoo sarà la star incontrastata fino alla morte (2003). Noto per il carattere schivo e scontroso, minaccioso verso i flash dei visitatori (ma in realtà soffriva di fotofobia data la mancanza di pigmento negli occhi), Copito appare nel <em>Palomar</em> di Calvino e in un racconto del catalano Toni Sala, ed è protagonista, tra l’altro, di video e album rock. Forse in <em>Ricrescite</em> il riferimento ai vulcani e al loro simbolismo risultava più organico alla narrazione, paradossalmente più caricato di affettività da parte dell’autore. Mentre sui “rapporti” del povero giornalista con Copito, che campeggia magnifico in copertina, sembra non tutto sia stato detto.<br />
S’è detto della frequentazione di Nelli con certa premodernità (e non importa davvero dire se si stia parlando di due secoli o di cinquant’anni fa, tanto il prefisso “post” è divenuto caratterizzante ogni aspetto delle nostre vite). Ecco allora i ricordi di Firenze e del quartiere di San Frediano, che sembrano uscire da una pagina di Collodi (autore cui Nelli, peraltro, ha dedicato affettuosa attenzione). <em>“Da bambino guardavo spellare vivi i ranocchi presi in Arno o in padule. C’era il babbo di un mio amico che poi li vendeva infilzati in lunghi rametti. Si metteva davanti casa, tra due chiese, su un selciato di pietra serena. Incideva in un punto preciso sopra gli occhi, tagliava mezza testa e la pelle veniva via tutta e lasciava bianchi iranocchi che, come appena nati, rinati, gettati in un secchio di plastica d’acqua ormai rasata, continuavano a nuotare, a provare i loro riflessi di questa nuova brevissima esistenza, decerebrata, ubriaca, cieca… […] Via Romana, subito dopo l’inizio sontuoso della porta, era come un’amnesia che solo Piazza Pitti risana. Santo Spirito era celeste, e terragna come un mercato. Via Maffia si profilava da un lato vuota come un rifugio per assassini, dall’altro murata, chiusa, ma arresa come una conchiglia fiorita. Via dei Serragli sprofondava nel suo tempo imploso, pallida come se un vampiro l’avesse anemizzata per sempre. Su Piazza del Carmine appariva e scompariva un enorme dagherrotipo della cacciata dal Paradiso di Masaccio, sfuggita finalmente dalla Cappella Brancacci. Nelle stradine svolazzavano il pittore e l’artigiano, la bohème e le zitelle vecchie, l’oro e il frutto marcito, il sonno e il cibo, le armi e la nudità…”</em>.<br />
Le storie della letteratura ci hanno abituati a scrittori ossessionati dai propri personaggi e dai mondi virtuali costruiti per farli vivere. Flaubert e la Bovary, insomma. Nelli no, la sua interpretazione del mondo è ludica e, per questo, il fantastico se lo va a pescare direttamente dalle pieghe (dalle piaghe) del “duro vero”. Votato interamente alla fede nella scrittura e nella filosofia, <em>Prima dell’estinzione</em> è un libro immaginifico, disperato e sarcastico. <em>“Se mi estinguo sarò una freccia che si perde nel buio”</em>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/prima-dellestinzione/">Prima dell&#8217;estinzione</a></p>
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		<title>Una festa importante</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2004 18:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergio nelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sergio Nelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p>Il 30 novembre ricorre nella nostra regione una nuova festa: la Festa della Toscana. Lo ha deciso fin dall’anno 2000 il Consiglio Regionale, scegliendo questa data che richiama quel 30 novembre 1786 nel quale il granduca Pietro Leopoldo, con l’ispirazione e l’appoggio di Cesare Beccarla e non senza contrasti interni,  promulgò il nuovo Codice Criminale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/11/21/una-festa-importante/">Una festa importante</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/executioner.gif" alt="executioner.gif" align="left" border="0" height="194" hspace="4" vspace="2" width="200" />Il 30 novembre ricorre nella nostra regione una nuova festa: la Festa della Toscana. Lo ha deciso fin dall’anno 2000 il Consiglio Regionale, scegliendo questa data che richiama quel 30 novembre 1786 nel quale il granduca Pietro Leopoldo, con l’ispirazione e l’appoggio di Cesare Beccarla e non senza contrasti interni,  promulgò il nuovo Codice Criminale.</p>
<p>La rivoluzione francese di lì a poco spazzò via lo spirito riformatore dei sovrani illuminati.<br />
Lo stesso Pietro Leopoldo sull’onda dei primi fatti rivoluzionari ripristinò frettolosamente, nel 1790, la pena capitale. Nel 1795 il nuovo granduca, Ferdinando III, alzò il tiro della restaurazione reintroducendo la massima pena anche  per i delitti di lesa maestà e per i gravi delitti contro la religione. Con l’annessione della Toscana alla Francia nel 1809 le cose non cambiarono. Il “taglio della testa” restò, benché poco praticato e convertito spesso in lavori forzati a vita, rilegittimato.<br />
<strong>Per la prima volta nella storia degli stati moderni venivano abolite la pena di morte e la tortura.</strong><br />
<span id="more-734"></span><br />
Negli anni a seguire, la fiaccola abolizionistica passò in Toscana nelle mani dei moderati cattolico-liberali che si raccolsero intorno all’”Antologia” del Gabinetto Vieusseux, un periodico aperto e pluralistico, la cui prima fase durò dodici anni fino alla chiusura operata dalla censura  nel 1833, dopo l’ennesimo giro di vite reazionario, a seguito forse del fallimento dei moti rivoluzionari del 1831 in Italia.</p>
<p>Come si evince anche da questi pochi dati, la vicenda dell’abolizione fu assai contrastata.</p>
<p>Credo che la festa voluta dal Consiglio regionale della Toscana, una vera e propria festa, con le scuole che chiudono ecc. ecc.,  abbia diversi connotati che provo a configurare brevemente</p>
<p>1. Un giusto orgoglio per un primato di civiltà partorito da una tradizione straordinaria che ebbe nell’Età dei Comuni e nel Rinascimento le sue massime espressioni.</p>
<p>2. La celebrazione di un periodo di fermenti e di riforme che durò almeno venticinque anni, cioè dal 1765 al 1790, con appunto quel momento particolarissimo, l’abolizione della pena di morte e della tortura volute dal Codice Leopoldino, con l’affermazione conseguente di un principio fondamentale che la stessa rivoluzione francese, mentre tagliava anch’essa le teste, non interruppe ma sancì con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.</p>
<p>3. La riaffermazione dello spirito abolizionistico che proseguì in Toscana nell’”Antologia” del Vieusseux, in un contesto di dibattito aperto, di attenzione al nuovo nelle lettere nelle scienze e nelle arti, di lotta contro il fanatismo e i pregiudizi, in una proposta politica di lungimiranti interventi sul territorio e con una costante e  illuminata cura nei confronti dell’istruzione  nonché sulla  questione della lingua come nesso e vettore dell’identità italiana.</p>
<p>Naturalmente le iniziative in agenda che da giugno-luglio accompagnano la Festa, per terminare il 29 novembre e dare il via a un nuovo ciclo, si discostano dal nucleo cercando di far incontrare per via di contiguità molte altre cose importanti. L’anno scorso il tema scelto per la riflessione e la mobilitazione era quello della <strong>Disabilità</strong>. Quest’anno invece è: <strong>La pace e la guerra viste con gli occhi dei bambini</strong>.<br />
La cosa non entusiasma. Un altro centro di irradiazione sarebbe stato meglio, ma tant’è.<br />
In questo clima di dibattiti affannati dopo la vittoria di Bush, di richiami al pragmatismo e alla cautela, con ammonizioni nei confronti dei rischi di una frattura non più solo politica ma orizzontale e culturale fra destra e sinistra  (che condannerebbe peraltro, secondo alcuni, la sinistra a una perenne sconfitta), anche questo varco può servire a riaffermare, senza irridere nessuno, senza minimizzare, ma con fermezza, alcuni valori di civiltà (di una civiltà) ai quali nel nostro paese e nel mondo molti uomini sentono di appartenere.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/11/21/una-festa-importante/">Una festa importante</a></p>
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		<title>Pipistrelli</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2004 21:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergio nelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Nelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p>Ormai da tre anni una coppia di pipistrelli torna ad abitare una delle  finestre della mia casa nell&#8217;oltrarno fiorentino. Vivono una parte della stagione nella zona di scorrimento di persiane incassate che si sono bloccate da tempo e che io lascio fare perché si tratta di una stanza in cui non si dorme.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/09/04/pipistrelli/">Pipistrelli</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/bat.jpg" alt="bat.jpg" align="left" border="0" height="144" hspace="4" vspace="2" width="296" />Ormai da tre anni una coppia di pipistrelli torna ad abitare una delle  finestre della mia casa nell&#8217;oltrarno fiorentino. Vivono una parte della stagione nella zona di scorrimento di persiane incassate che si sono bloccate da tempo e che io lascio fare perché si tratta di una stanza in cui non si dorme. E&#8217; la finestra di fronte al mio tavolo da lavoro e vicina all&#8217;apparecchio televisivo.<br />
Tutti noi, mio figlio, M. e io, ci siamo abituati a questa presenza estiva, che ci rivela il guano sul davanzale e gli svolazzi crepuscolari e notturni.<br />
La sera spesso guardiamo la televisione e mentre siamo lì sul divano, illuminati dal lucore del video, i pipistrelli vanno e vengono secondo tempi per noi imprevedibili e misteriosi. Sembrano concentrare la loro attività in momenti di caccia frenetica per poi scomparire come felini sazi dopo un abbondante banchetto.<br />
A volte non si vedono per giorni, per settimane, come se avessero una seconda dimora.<br />
<span id="more-560"></span><br />
Che tutti i nostri film, questi filmetti spesso insulsi e di puro intrattenimento, che ci godiamo storditamente, che altri programmi di sport o naturalistici siano consumati mentre questa presenza distoglie qualche onda della nostra percezione, lo considero un fatto positivo, soprattutto per mio figlio, che ha otto anni.<br />
Sì, mio figlio si vede <em>La stella di latta</em>, <em>Billy Elliot</em>, <em>Sfida all&#8217;Ok Corral</em>, <em>La città incantata</em>, <em>La principessa Mononoke</em>, <em>I magnifici sette</em>, <em>Vogliamo vivere</em>, <em>A Bug&#8217;s life</em>, <em>Il monello</em> ecc. ecc., insieme ai nostri film noleggiati, di ben altro calibro; si vede lo sport e <em>Quark</em> o <em>Super Quark</em> o <em>Geo</em> e altri documentari naturalistici o qualche video musicale che ha già cominciato ad apprezzare, mentre alcune delle sue cellule registrano le partenze e i ritorni  di questi pipistrelli cittadini. Non è una buona palestra di percezione, per lui, per tutti noi? Non predispone a un esercizio di pensiero?</p>
<p>L&#8217;altra sera, il giorno 14 luglio alle ore 21.30, mentre guardavamo un film marinaresco con Russel Crowe, mio figlio ha intravisto dal divano una cosa che si arrampicava sulla costura di una delle nostre persiane. Ha pensato che fosse un grosso ragno.<br />
C&#8217;era un suo amico, che era restato a cena.<br />
&#8220;Babbo, mamma, Cosimo, venite!&#8221; ha detto.<br />
Ci siamo affacciati e a dieci centimetri dai vetri che teniamo chiusi proprio per loro c&#8217;era un piccolissimo pipistrello che cercava inutilmente di risalire in alto verso il nido. Le sue zampette lo tenevano al legno rugoso e senza smalto della persiana, ma non ce la faceva a procedere e si arrovesciava per poi rialzarsi in uno sforzo verosimilmente immane.<br />
Mi è sembrato un momento stranamente denso, perché nel film il capitano Jack il Fortunato stava arrivando alle Galàpagos.<br />
Abbiamo messo in pausa il DVD.<br />
Ci affascinava vedere questo corpo in miniatura colto da uno spasimo vitale; ci dispiaceva perché pensavamo in cuor nostro che soccombesse. In effetti, il minuscolo pipistrello è caduto presto sul davanzale punteggiato dal guano.<br />
&#8220;Che facciamo?&#8221; ha detto M.<br />
&#8220;Non facciamo niente&#8221; ho detto io. &#8220;I piccoli uccelli quando cascano dal nido muoiono e se lo tocchiamo o cerchiamo di rimetterlo su in alto vicino al nido magari lo uccidiamo noi oppure loro non se lo riprendono più.&#8221;<br />
&#8220;Non facciamo niente&#8221; ho ripetuto e mi sono sentito come un piccolo capo che ha almeno una sua visone delle cose.<br />
Anni fa, cercai di salvare un passero di nido che dopo una settimana morì stecchito.<br />
Abbiamo distolto lo sguardo da quell&#8217;esserino e ci siamo rimessi a vedere il film dall&#8217;arrivo alle Galàpagos.<br />
Stava esplodendo il conflitto tra il naturalista della nave Surprise e la brama guerresca del capitano Jack (la vicenda si svolge in epoca napoleonica), che invasato nella sua caccia al vascello francese predatore di quel mare, voleva privare l&#8217;amico dell&#8217;approdo e della possibilità di visitare quelle isole, le Encantadas (meravigliosamente raccontate peraltro da Melville), quando ci siamo accorti di uno svolazzare concitato.<br />
L&#8217;amico di mio figlio, Cosimo, ha fatto due passi verso la finestra e ha detto festoso:<br />
&#8220;Non c&#8217;è più, l&#8217;hanno salvato.&#8221;<br />
&#8220;Siamo sicuri che non sia cascato giù sulla strada?&#8221;<br />
&#8220;No, no,&#8221; ha detto mio figlio &#8220;l&#8217;hanno proprio ripreso.&#8221;<br />
&#8220;Bene! Bene!&#8221;<br />
M. ama questa immagine della natura che cura se stessa. Hanno guardato su nell&#8217;incasso della persiana dove si annidano i pipistrelli, senza notare nulla.<br />
Io continuavo a guardare il film.<br />
&#8220;Sono mammiferi&#8221; ho detto. &#8220;Ecco perché l&#8217;hanno salvato. Sono mammiferi, hanno denti e sono dotati di radar. Abbiamo fatto bene a non toccarlo.&#8221;</p>
<p>Non sono andato in pellegrinaggio di fronte al davanzale vuoto, e comunque l&#8217;immagine di quel pipistrello minuscolo che cercava di arrampicarsi su una persiana e ricadeva indietro restando aggrappato con le zampette mi accompagnerà ben oltre le immagini del film.<br />
Guardandolo  mi è venuto in mente Darwin alle Galàpagos. Mentre, rivedendo mentalmente quella specie di embrione (il pipistrellino) ho pensato anche alla querelle sei-settecentesca tra epigenisti e preformisti, tra coloro cioè che pensavano all&#8217;embrione animale o umano come a un filamento di materia informe in via di sviluppo e di formazione e quelli invece che sulla linea biblica della fissità delle specie credevano che l&#8217;embrione fosse un animalino o un omuncolo già bell&#8217;e fatto e contenuto nell&#8217;ovulo (ovulisti) o nel seme spermatico (spermatisti).<br />
E&#8217; un episodio di storia della scienza che qualche volte ricordo a scuola nelle lezioni di filosofia.</p>
<p>Ma il pipistrello ha reclamato un di più di attenzione e qualche giorno dopo ha dato l&#8217;avvio a una nuova concatenazione.</p>
<p>I bambini sono stati sollecitati, ci hanno pensato. Cosimo ha a più riprese raccontato la cosa ai genitori. Mio figlio ha sentito il bisogno di scrivere una poesia intitolata <em>Pipistrello caduto</em>, ma gli ce ne sono volute altre quattro, tutte scritte in cinque minuti, per liberarsi completamente dello sgorgo emotivo e immaginativo. In una, chissà se per compensazione o per euforia dopo &#8220;Il pipistrellino stanco e preoccupato&#8221;, ha messo insieme le seguenti parole evocando la primavera: &#8220;le foglie sempre più verdi e molto profumate come la vita bella, pulita e gentile&#8221;.</p>
<p>Quanto a me, ho considerato la prossimità letterale del fatto avvenuto con la televisione. Guardavamo le testuggini e le iguana delle Galapagos mentre un pipistrellino in carne e ossa rischiava di morire lì a due metri dal video sul nostro davanzale. Il giorno precedente avevamo visto gli squali a Super Quark. La televisione, anche quando non presenta programmi sulla natura insopportabilmente esclamativi e idioti, come se fossimo tutti bambini  di fronte a uno zoo ideale, anche quando dice la verità sul mondo,  ce lo offre comunque come spettacolo pastorizzato. La televisione, quella scatola d&#8217;immagini, quella macchina catturasogni, spargisogni, quell&#8217;elettrodomestico, è il nostro schermo appunto, l&#8217;interfaccia, un cannocchiale che avvicina e allontana lo spettacolo del mondo e della natura.<br />
E se un pipistrello o più pipistrelli entrassero nella nostra stanza invadendo il nostro campo, che faremmo, senza lo schermo della finestra, senza tutti gli schermi che distanziano, separano, difendono, preservano e permettono il fluire dell&#8217;emozione, della simpatia, e finanche della compassione, della pietà? So di gente che, senza pensarci un attimo, automaticamente ha preso  a granatate i pipistrelli entrati in casa.<br />
A me, i pipistrelli, un po&#8217; &#8220;fanno senso&#8221;, come si dice con un&#8217;espressione toscana.</p>
<p>Sono andato ancora per associazioni.<br />
Mi è venuto in mente il micidiale banchetto dei mendicanti nella casa padronale, nel film di Bunuel, <em>Viridiana</em>, quando la carità cristiana liberando dagli schermi di una morale di conservazione finisce per liberare insieme la brutalità e la violenza dei bisogni e di una compulsività onnivora e orgiastica.<br />
Mi è venuta in mente anche una poesia di Landolfi, che qui trascrivo.  Si intitola <em>Lodi della Televisione</em>, compare nella sua ultima opera <em>Il tradimento</em> (1977) e mi sembra perfetta per il nostro ordito.</p>
<p>L&#8217;Italia di Mussolini<br />
Era un luogo incantevole e felice,<br />
Solo a non essere italiani:<br />
E incantevole il mondo -<br />
Ma solo in quanto spettacolo.<br />
Chiuditi dunque, amico,<br />
Col tuo televisore; altri ha solcato<br />
Per te gli oceani, le terre<br />
Esplorato, trascorso fino il cielo,<br />
E tu t&#8217;affacci sulla varia vita<br />
Dal tuo balcone d&#8217;ombra,<br />
Come se ciò fosse per il tuo piacere,<br />
Come non complottasse la tua morte<br />
L&#8217;ultimo filo d&#8217;erba.</p>
<p>Ho voglia di ripetere: 1) Come se ciò fosse per il tuo piacere, 2) Come non complottasse la tua morte / L&#8217;ultimo filo d&#8217;erba.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/09/04/pipistrelli/">Pipistrelli</a></p>
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		<title>Un ricordo di Alfredo Salsano</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2004 22:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergio baratto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alfredo salsano]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Nelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p>E&#8217; morto Alfredo Salsano, direttore editoriale della Bollati Boringhieri. Lo apprendo stamani, domenica, sfogliando l&#8217;Unità a pagina 22 e leggendo l&#8217;articolo di Bruno Bongiovanni <em>Alfredo Salsano, maestro di studi politecnici</em>. Appena ho visto il suo nome nel titolo ho capito e mi è venuto un nodo alla gola.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/05/24/un-ricordo-di-alfredo-salsano/">Un ricordo di Alfredo Salsano</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p>E&#8217; morto Alfredo Salsano, direttore editoriale della Bollati Boringhieri. Lo apprendo stamani, domenica, sfogliando l&#8217;Unità a pagina 22 e leggendo l&#8217;articolo di Bruno Bongiovanni <em>Alfredo Salsano, maestro di studi politecnici</em>. Appena ho visto il suo nome nel titolo ho capito e mi è venuto un nodo alla gola.<br />
Una settimana fa, gli avevo lasciato un messaggio in segreteria in cui dicevo più o meno: &#8220;Mi hanno messo un copricapo di piume e sono entrato a tutti gli effetti in <em>Nazione Indiana</em>. Ti ho cercato due o tre volte ma al telefonino c&#8217;è sempre questa segreteria. Come stai? Tieni duro.&#8221;<br />
Gli avevo lasciato questo messaggio perché mi aveva spronato a inserirmi in questo gruppo (sul quale però non aveva pronunciato parola), e, mi sembrava, anche, a liberarmi del tutto da quella ineffettualità che da troppo tempo porto come una soma senza alcun frutto.<br />
Sapevo che stava male, ma non che la sua situazione fosse così grave. Che avesse così poco da vivere.<br />
<span id="more-474"></span><br />
Negli ultimi mesi avevo avuto con lui un rapporto abbastanza fitto di lettere (mie) e di telefonate, perché aveva voluto un mio libro, un diario intitolato <em>Ricrescite</em>, per la collana &#8220;Varianti&#8221;.<br />
Pur essendo vocato alla saggistica, Alfredo aveva sempre prestato attenzione anche alla narrativa e negli ultimimamente aveva maturato un progetto sul quale abbiamo scambiato a più riprese diverse battute, insieme ad altre veloci e a tutto campo, intormentite dal segnale altalenante del suo cellulare.<br />
Dopo alcuni di questi rapidi scambi, dalla casa editrice mi sono arrivati dei libri che ora mi terrò più cari, al di là del loro valore.<br />
L&#8217;ultima sua telefonata risale a un mese fa. Stavo cenando e ho risposto col boccone in bocca. Mi ha detto che tutto era pronto per l&#8217;uscita a settembre del mio libro. Mancava solo la quarta di copertina per la quale mi faceva una proposta alternativa rispetto a quella già scritta per il catalogo delle novità o da scrivere su quella lunghezza d&#8217;onda. Voleva metterci una filastrocca crudelmente giocosa, che richiamavo nel testo insieme ad altre tra quelle che ormai si insegnano ancora solo alle scuole elementari.<br />
Ho detto un po&#8217; perplesso: &#8220;Non lo so, ci penso&#8221;.<br />
Mio figlio, che aveva conosciuto tramite il mio libro, parlava a voce altissima a breve distanza da me.<br />
&#8220;E&#8217; sempre lì, il parassita?&#8221; ha constatato. &#8220;Salutamelo!&#8221;<br />
Eppoi mi ha detto: &#8220;Sei abbastanza incazzato?&#8221;<br />
&#8220;Sì, certo.&#8221; Ho risposto.<br />
&#8220;Bene.&#8221;<br />
&#8220;Tu come stai?&#8221; Gli ho chiesto.<br />
Che gli era andata male l&#8217;ennesima analisi, me l&#8217;ha detto solo in risposta a una preoccupazione da me esternata relativamente alla mia di salute. Sembrava di buon umore. Allora, in quel momento, ho contemplato la possibilità che potesse morire presto, che le brutte analisi  fossero già alle spalle, che fosse alla fine e lo sapesse benissimo. La linea telefonica stavolta era pulita e nitida. Forse era a casa  e stava anche lui per mettersi a cena.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/05/24/un-ricordo-di-alfredo-salsano/">Un ricordo di Alfredo Salsano</a></p>
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		<title>Mitopoiesi e mitoclastie</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/09/mitopoiesi-e-mitoclastie/</link>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2004 17:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergio baratto</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Nelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p>Lo stralcio diaristico di <a href="http://www.giuliomozzi.com">Giulio Mozzi</a>, reintitolato da Tiziano Scarpa <a href="http://www.nazioneindiana.com/archives/000448.html">Gli Stati del romanzo</a> e proposto sulle pagine di <strong>Nazione Indiana</strong>, smuove in più direzioni. Esso contiene come nucleo centrale uno schema sul quale Mozzi ci chiede di indugiare, presentandocelo come <strong>un&#8217;immaginazione</strong>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/05/09/mitopoiesi-e-mitoclastie/">Mitopoiesi e mitoclastie</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/FotoNazind.jpg" alt="FotoNazind.jpg" align="left" border="0" height="151" hspace="4" vspace="2" width="270" />Lo stralcio diaristico di <a href="http://www.giuliomozzi.com">Giulio Mozzi</a>, reintitolato da Tiziano Scarpa <a href="http://www.nazioneindiana.com/archives/000448.html">Gli Stati del romanzo</a> e proposto sulle pagine di <strong>Nazione Indiana</strong>, smuove in più direzioni. Esso contiene come nucleo centrale uno schema sul quale Mozzi ci chiede di indugiare, presentandocelo come <strong>un&#8217;immaginazione</strong>. Lo schema, lo ricordo, è il seguente: <em><strong>letteratura mitopoietica </strong></em>(americana, capace di produrre miti e ragioni di vita, fortemente comunicativa); <em><strong>letteratura mitoclastica</strong></em> (nostrana, valorosa quando valorosa, ma fragile, anche perché incapace di produrre miti e ragioni di vita). Ciò che farebbe da punto d&#8217;appoggio alla mitopoiesi americana, è un&#8217;altra immaginazione: quella di essere quello statunitense l&#8217;attuale popolo eletto.<br />
<span id="more-444"></span><br />
Che gli americani si sentano oggi il popolo eletto sembra anche a me una cosa che si avverte in modo insistente. E la loro immaginazione è probabile dipenda dall&#8217;accoppiamento del fattore potenza con la consapevolezza della universalità  di alcuni  valori fondamentali.</p>
<p>Credo tuttavia che Mozzi nel dar corpo a una sua idea, cioè  mettere insieme un libro dei libri su questa elezione, una <strong>Bibbia statunitense </strong>dei nostri tempi, come lui dice, avrebbe non pochi ingombranti problemi.</p>
<p>Faccio un esempio. Della temperie artistica del popolo eletto, la prima cosa cui ho pensato leggendo Mozzi è il film <em>Una settimana da Dio</em>, che purtroppo ho visto recentemente  in video. Il  Messia, come dice Mozzi, gli americani ce l&#8217;hanno immortale perché eleggibile. Qui hanno anche un dio connazionale, un dio concittadino, che ha la faccia e le sembianze del nero Morgan Freeman, il quale ha già prestato peraltro il suo corpo, tra i tanti, a giudici, allenatori, poliziotti e perfino se non sbaglio a un serial killer. Secoli e secoli sembrano passati invano (povero Spinoza, povera teologia negativa!) di fronte a questa commediola della verginità, del candore finto e comatoso. Con la faccia di Jim Carrey-Giobbe che questa volta è un&#8217;autentica faccia di cazzo che si presta a questa apologia postbellica senza remissione.</p>
<p>Peggio per me, certo, se mi è venuto in mente questa roba apologetica, un filmetto, e non quei libri statunitensi contemporanei, &#8220;potentissime narrazioni&#8221;, &#8220;narrazioni bibliche&#8221; che talvolta &#8220;hanno tutta l&#8217;aria di essere delle <strong>Apocalissi</strong>&#8220;. Questo perché sono stato messo sulla <strong>pista della creazione e del creatore</strong>. Altrimenti magari avrei pensato a una narrazione, cioè a un romanzo. Come <em><strong>L&#8217;animale morente </strong></em>di Philip Roth, come <em><strong>Underworld</strong></em> di Don De Lillo o <em><strong>L&#8217;età di mezzo </strong></em>di Joyce Carol Oates. E ci avrei pensato, negli stessi termini coi quali penso a <em><strong>La scatola nera </strong></em>di Amos Oz, a <em><strong>Lo schiavo del manoscritto </strong></em>del bengalese  e giramondo Amitav Ghosh,  a <em><strong>La Clandestina </strong></em>di Lars Gustafsson (un libro che non mi è neanche tanto piaciuto, e mi ha fatto rimpiangere il meraviglioso <em><strong>Morte di un apicultore</strong></em>), a <em><strong>Piattaforma</strong></em> di Houellebecq, o a <em><strong>Il mio anno nella baia di nessuno</strong></em> di Peter Handke, uno scrittore elettivamente mitopoietico, uno che condensa perpetuamente una numinosità senza nume, senza potenze soprannaturali, uno che riesce a sfondare la propria stessa maniera e nelle cui quarte di copertina campeggia ormai (immagino con il suo concorso) il motto: &#8220;E chi dice che il mondo è già stato scoperto?&#8221;</p>
<p>Questo per dire, con dei pochi semplici esempi nemmeno particolarmente mirati, che se da una parte mi sfugge del tutto la traccia biblica, dall&#8217;altra la mitopoiesi (intesa magari come poiesi di qualcosaltro) la vedo appunto dappertutto, altrove,  dove gli pare.</p>
<p>Mi sembra poi che in Mozzi ci sia una caricatura della (nostra) vocazione mitoclastica che per lui si riduce a &#8220;smitizzazione&#8221;, a &#8220;non credere in nulla&#8221;, nemmeno alla verità.</p>
<p>Ma come, non è per un&#8217;idea di verità che si distruggono i miti? Quale modello mitoclastico è quello che bandisce addirittura la parola &#8220;Verità&#8221;, e accusa di autoritarismo, fondamentalismo, paranoia chi la propone?  Di chi parla Mozzi, di che cosa parla?</p>
<p>Di passaggio, egli avanza questa considerazione: da noi ci sono mille romanzi discreti e uno &#8220;veramente impressionante&#8221;, uno che ti resta addosso, &#8220;uno mitopoietico&#8221;. Così sembra quasi un lapsus, se non si aggiunge: nonostante le nostre paranoie mitoclastiche.</p>
<p>Ovviamente, c&#8217;è e non può non esserci mitopoiesi anche nella o con la mitoclastia.  Ma allora, concederà Mozzi, anche la sua immaginazione ritorna da capo, gli si spacca letteralmente la testa e si riapre.</p>
<p>A che ci servono dunque queste idee che prendono o troppo o troppo poco?</p>
<p>Infine, rilevo un&#8217;altra tesi. E&#8217; la tesi che, non potendo provare la falsità e la verità della cosa, è paranoico credere in Dio (negli dèi), come è paranoico non credere (in nulla).</p>
<p>Ma c&#8217;è davvero questa equidistanza, se non in un&#8217;astratta esasperazione? Il dio del film sopra citato, per esempio (e chiedo scusa per questa momentanea fissazione), americanomorfico, in duetto col suo inerte Giobbino, non può dirci niente e siamo dentro una teatrino privo di vita, mentre la mitoclastia, anche la più ripetitiva e neutralizzata è veramente difficile che sia così insulsa e povera, così spaventosamente irreale. Personalmente non credo che ci possa essere equidistanza e non è simmetrico quello può sembrare  tale. C&#8217;è  una tale sproporzione tra un&#8217;affezione e l&#8217;altra per quanto concerne una lettura del mondo,  per gli <strong>effetti di conoscenza e di verità</strong>, ecc. ecc. Non è proprio da un &#8220;credere&#8221; attraversato da venature di inquieta ricerca &#8220;demitizzante&#8221;, e da esigenze di verità, che ha ripreso fiato anche un&#8217;elaborazione religiosa non rispondente strettamente a dei bisogni psicologici?</p>
<p>Insomma, alla fine, io, carico di tante perplessità, di questa immaginazione posso accogliere soltanto quell&#8217;elemento che invita a liberarsi da ossessioni e sospetti, dalla maniera del nulla, da un autocannibalismo che ci mangia mentre stiamo facendoci. Questo sì.  Mentre, per il resto, essa mi sembra piuttosto l&#8217;ennesima eruzione di quello schizzo maledettamente accecante che è oggi molto spesso la nostra riflessione sul narrare.</p>
<p>_____________________</p>
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		<title>Lo stato di diritto</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2004 15:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergio baratto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sergio Nelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p>Conoscete il <strong>CERIT</strong> (<strong>Centro Riscossione Tributi</strong>)? Ne sentirete parlare parecchio negli anni a venire. Si tratta di recupero crediti, un titolo sicuro nella borsa  del futuro.<br />
Ammettiamo che uno, come è capitato a me, non abbia pagato le multe per divieto di sosta prese sotto casa in ZTL (zona traffico limitato).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/03/13/lo-stato-di-diritto/">Lo stato di diritto</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/skullcar.jpg" alt="skullcar.jpg" align="left" border="0" height="290" hspace="4" vspace="2" width="190" />Conoscete il <strong>CERIT</strong> (<strong>Centro Riscossione Tributi</strong>)? Ne sentirete parlare parecchio negli anni a venire. Si tratta di recupero crediti, un titolo sicuro nella borsa  del futuro.<br />
Ammettiamo che uno, come è capitato a me, non abbia pagato le multe per divieto di sosta prese sotto casa in ZTL (zona traffico limitato). Un tempo le pratiche si arenavano nella burocrazia e si finiva, se si finiva, con un pignoramento beni. Ora la razionalizzazione avanza. Se non paghi ti bloccano la macchina con un decreto di fermo. La tua automobile non può nemmeno sostare sul suolo pubblico, pena trasporto in depositeria comunale con esorbitante tassa giornaliera. Se ti beccano in un qualsiasi momento con il fermo diventato operativo, che tu vada a riprendere tuo figlio a scuola, che tu ti rechi al lavoro o in vacanza, che tu torni dalla spesa o dal fare i capelli a tuo padre, ti sequestrano la macchina sotto il naso. Insomma non hai più scampo.<br />
<span id="more-331"></span><br />
Vai dal giudice di pace e gli dici che tu i soldi per pagare dieci cartelle di multe raddoppiate, che vanno dagli anni 1999 al 2002, non ce li hai. Gli dici che non ti sembrava giusto pagare multe perché non ci sono posti per sostare o perché la sosta a pagamento era ed è troppo cara. Gli dici che siccome nella tua famiglia ci sono due automobili e solo una ha diritto di parcheggio in ZTL, l&#8217;altra non sapevi mai dove metterla. Ora hanno corretto il tiro, ed esponendo il lato del libretto di circolazione dov&#8217;è stampata la residenza, puoi sostare se non sotto casa almeno in zone limitrofe.  Pensi quindi che possa esserci retroattività di questa disposizione correttiva. Il giudice di pace ti risponde che dovevi impugnare prima le contravvenzioni e contestarle, ora non c&#8217;è più niente da fare. Nonostante la correzione tu eri vincolato a quel regime in vigore: questa è la legge.  Allora tu ripeti le stesse cose una seconda volta. Aggiungi che le multe non l&#8217;hanno fatte nemmeno a te personalmente, che la tua macchina ce l&#8217;aveva un&#8217;altra persona. Mentre pronunci amareggiato e accorato queste  ultime parole, raccogli meccanicamente tra le dita due capelli nivei, bianchissimi, di tuo padre, che ti sono restati sulla giacca dopo il taglio, e sfregando i polpastrelli li lasci cadere. Il giudice di pace è scosso, perde lo sguardo. Forse sta inseguendo fantasmi: gli occhi grandi dei cuccioli, la neve, il vecchio cane Argo, Enea e Anchise… Fuori c&#8217;è la fila. Anche il giudice si ripete, ma con molta cura: ti dice che al massimo puoi ottenere una deroga, una rateizzazione; ma che, nella sostanza, la legge è legge.<br />
&#8220;Anche se non si può tenere la macchina sul suolo pubblico e bisogna farla volare?&#8221;<br />
&#8220;Sì.&#8221;<br />
Io abito a Firenze. Firenze è la città più disgraziata del mondo per gli insegnanti precari e per i cercatori di parcheggio ed io sono entrambe queste cose. Qui partono ogni mese in media 200 procedure ipotecarie su immobili e il (o la) Cerit ha già inviato circa 25mila avvisi di pagamento. Firenze è anche la città più vecchia d&#8217;Europa, nel senso dell&#8217;età media. Due anni fa, una residenza per anziani è stata chiusa dai Nas per un notevole numero di morti sospette a seguito di coma ipoglicemico in soggetti non diabetici. Ieri una moglie ha accoltellato l&#8217;anziano marito paralitico. Avrà avuto le sue buone ragioni. Ma penso che insieme al recupero crediti, nel futuro di questa città ci sia anche lo sterminio degli anziani. Per non parlare dell&#8217;invasione delle cacche di cane. A Firenze la visionarietà di autori come Antonio Moresco, che nei suoi Canti del caos ha fatto cantare l&#8217;uomo che diventa gigantesco pestando le merde, è puro realismo. Qui ci sono camminatori che a forza di camminare stanno diventando enormi per la stratificazione che si crea sotto le loro suole. Questa, come forse a Milano, è già realtà da tempo. E qualcuno, se si alza dal letto al momento giusto, verso le 5 di mattina,  può focalizzare furtivi non vedenti che si muovono solo di notte, fino all&#8217;alba, con le loro teste piccole su una statura smisurata, e che ticchettano con il bastoncino minuscolo al terzo o al quarto piano, sulle finestre: un rumore che tu hai scambiato finora per quello di piccioni in amore.<br />
L&#8217;etimologia della parola giganti, che Giambattista Vico dava come &#8220;figli de&#8217; seppelliti&#8221; (cioè figli di una scintilla di religiosità che crea e ricrea l&#8217;umano), qui all&#8217;Accademia della Crusca, nel reparto novità che ancora non c&#8217;è, è già cambiata. Anche per <em>humanitas</em>, è in vista un cambio: dal vichiano <em>humare</em> (seppellire) a <em>humus</em> (miscuglio colloidale ecc. ecc.).<br />
Dunque, il futuro di Firenze: recupero crediti, cacche di cane, grandi opere urbane finanziate dalle multe, strategie di accoglienza per i vecchi.<br />
Lo studioso e divulgatore di genetica Eduardo Boncinelli assicura che la vita umana in questi decenni crescerà a tal punto che ci sarà un numero sempre maggiore di ultracentenari. Li manderanno tutti qui, nel centro, nella Toscana felix. Ci penseremo noi con la nostra nuova filosofia: e mentre gli insegniamo la gioia spinoziana di appartenere al corpo del mondo, se si muovono a sproposito gli faremo in vena un po&#8217; d&#8217;insulina o gli metteremo le ganasce e li bloccheremo, e se non tirano fuori i soldi c&#8217;è sempre  un uomo di diritto, di quelli che devono piacere tanto a Forza Italia,  che firma sentenze di fermi, di blocchi, di tagli. E se le rette non saranno puntuali li metteremo tutti alla depositeria comunale.<br />
Nel frattempo, frattanto, io non ho soldi per pagare diverse migliaia di euro in un mese e fermeranno la mia micragnosa Punto e non c&#8217;è giudice di pace che tenga, non c&#8217;è difesa possibile. Proprio nel momento in cui lo stato, come precario della scuola, mi dovrebbe almeno parecchie migliaia di euro, forse centinaia di migliaia, se trovassi la porta di una magistratura giusta.<br />
Il sindaco di Firenze, Domenici, un uomo colto e intelligente, un DS,  non ha tempo per pensare alla mafiosità dei parcheggi, al disagio e alla pena che comporta parcheggiare a uno-due chilometri da casa. Il sindaco di Firenze dovrebbe rivolgersi ai cittadini e dire, come sa, con tutto il galateo che gli riconosciamo: &#8220;<strong>Cittadini </strong>(o almeno Cittadini dei seguenti quartieri ecc. ecc. ) <strong>non comprate più un&#8217;automobile, finché non avremo parcheggi a sufficienza! Finché ogni strada non avrà un sottostrada o un soprastrada!</strong>&#8221; Allora potrei, anche se è difficile, votarlo di nuovo. Tra l&#8217;altro l&#8217;industria nazionale ci pensa da sé a boicottarsi.  Avete visto la Stilo? Il posteriore sembra quello di un disco volante del Luna Park. Finché hanno questi progettisti, finché sprecano la Cinquecento e la Seicento, finché coreanizzano persino l&#8217;ex italianissima Panda, finché non rigenerano (la vera Cinquecento), e preferiscono la non esistenza delle Marea (per ignorare l&#8217;unica, cioè la Multipla, che ora però sarà modificata!), che male possiamo aggiungere noi?<br />
Lo so, Domenici dirà che è il cittadino stesso che deve difendersi dalle automobili e dalle cacche di cane; ed è appunto per questo che il comune multa chi non le raccoglie e non le fa sparire. &#8220;Se applicassimo con fermezza anche queste sanzioni, lei mi verrebbe a contestare per la cartella delle multe sui cani&#8221;, ci dirà.  Ma è questo il punto: dove farle sparire? dove trovare la sosta? Come evitare che governare i nostri meccani e  i nostri animali diventi un esercizio di santità? E come trovare interlocutori per le nostre proteste e rivendicazioni se nessuno e responsabile di niente (cioè fa quel che può) e la legge e legge? Che legge è questa: punitiva? vendicativa? Ricompone una razionalità violata? Risarcisce uno spirito offeso?<br />
Lo so, gli italiani si indebitano e invecchiano, le automobili sono troppe per le nostre città, i cani continueranno a fare i loro bisogni. Nemmeno il padreterno, se esistesse, sarebbe risolutivo; ma progettare qualcosa è compito umano: un cestino, un parcheggio libero, una sanatoria.<br />
La mia automobile sarà fermata il 30 marzo. Se non pago almeno la metà del mio debito, dovrò peraltro risolvere il problema filosofico di trovare l&#8217;immateriale nella materia (cioè un parcheggio non sul suolo pubblico). La legge è legge.<br />
La mia automobile Fiat, tra le altre cose, ha un solo airbag. Il mio passeggero può tranquillamente morire. Ma io seguo il consiglio di Sirchia e non lo faccio fumare.<br />
Le non utilitarie e le gip hanno dai due ai dieci airbag. Salvare la vita è un optional. L&#8217;economia, la tecnica (e la scienza), come insegnava Weber, deeticizzano il mondo; mentre, nel disincanto totale, il carisma la politica, la politica…</p>
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		<title>In guerra nella scuola</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2004 07:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario voltolini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sergio Nelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p>Sono in guerra con lo stato italiano e in special modo con uno dei suoi ministeri: quello della pubblica istruzione.  Il ministero a cui ho dichiarato guerra  è un ministero determinato, ma la mia guerra vale anche contro i precedenti ministeri, contro i precedenti governi e dunque ancora contro lo stato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2004/01/30/in-guerra-nella-scuola/">In guerra nella scuola</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/archives/scuolatene.jpg" alt="scuolatene.jpg" align="left" border="0" height="185" hspace="4" vspace="2" width="257" />Sono in guerra con lo stato italiano e in special modo con uno dei suoi ministeri: quello della pubblica istruzione.  Il ministero a cui ho dichiarato guerra  è un ministero determinato, ma la mia guerra vale anche contro i precedenti ministeri, contro i precedenti governi e dunque ancora contro lo stato.</p>
<p>Quando il governo trascura i diritti dell&#8217;uomo e del cittadino, quando per anni e anni si perpetra un&#8217;ingiustizia, quando quest&#8217;ingiustizia assume le forme del grottesco, allora non c&#8217;è che da disseppellire l&#8217;ascia e pitturarsi il viso.</p>
<p>Io sono un uomo mite.  Non farei e non farò del male a una mosca. Se per male s&#8217;intende violenza, non sarò violento. Ma la mia guerra è già in atto da tempo.<br />
<span id="more-267"></span><br />
Venti anni fa cominciai a  prestare la mia opera nella SCUOLA. Ero precario e il precariato mi piaceva. Mi piaceva una vita precaria. Faccio questo lavoro e domani un altro. Accumulo qualche risparmio e poi vado a fare un viaggio. Oggi così, domani si vedrà. Era quel che volevo. Prestavo la mia opera e per ciò venivo pagato. Se c&#8217;era una donna, una fidanzata,  con cui avevo bisogno di stare tre mesi interi a letto senza mai alzarmi, non accettavo incarichi e vivevo d&#8217;amore. Se decidevo di scrivere un libro mi davo alla macchia  e ci provavo, lo scrivevo. Poi, i tempi dell&#8217;editoria la disponibilità dell&#8217;editoria la filosofia dell&#8217;editoria, insieme alla mia talpa autocritica producevano effetti distruttivi e io distruggevo. Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p>All&#8217;inizio, nel lavoro, fu così.  Ma poi la mia opera cominciai a prestarla per anni interi. Mi piaceva lo stesso prendere l&#8217;automobile all&#8217;alba e percorrere, per esempio, la faentina fino al Mugello. A volte al ritorno mi assopivo in automobile, guardavo le fronde degli alberi, la terra arata di fresco che riluceva, e a un certo punto mi addormentavo di schianto. Ma non sono mai uscito di strada! Arrivavo alle porte di Firenze, mi davo uno schiaffetto, mi umettavo gli occhi con un po&#8217; di saliva, recuperavo la messa a fuoco, accendevo un&#8217;altra sigaretta.</p>
<p>Io sono precario, tutto in me è precario, mi dicevo.  Perché non dovrebbe essere precario il lavoro?</p>
<p>Guadagnavo abbastanza e avevo una famiglia alle spalle: dei genitori vivi e vegeti, attivi. Per questo non me la presi poi tanto quando l&#8217;allora ministro della pubblica istruzione Rosa Russo Jervolino introdusse un decreto che toglieva lo stipendio estivo ai precari. I precari potevano esser pagati fino alla fine della scuola a giugno, e poi arrangiarsi con altri lavoretti, se proprio ne avevano bisogno, e richiedere  semmai un sussidio di disoccupazione per i mesi non lavorati. Erano ormai dieci anni che prestavo la mia opera. Feci buon viso a cattiva sorte.</p>
<p>Sono passati altri dieci anni. Niente è cambiato. Se c&#8217;era possibilità di peggioramenti ulteriori, qualcosa è peggiorato.</p>
<p>Faccio degli esempi per conoscenza.</p>
<p><strong>Esempio 1°</strong> &#8211; Prima dell&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico, cioè nell&#8217;ultima settimana d&#8217;agosto, il Provveditorato agli Studi ha delle cattedre vacanti da assegnare. Allora convoca (si fa per dire, perché bisogna seguire tutto in proprio, altrimenti si è fuori)) un numero notevole di precari secondo graduatorie. Ma non li convoca chessoio per insegnamenti contigui e in giorni scaglionati. Cercano di fare tutto in un giorno o due. Magari en passant danno un&#8217;aggiustatina alle graduatorie, tempestati da un numero tale di ricorsi che per affrontarli adeguatamente ci vorrebbe come minimo una settimana.  Risultato: caos, reclami, dentro un caldo bestiale, con un soprannumero di entità umane in stanze non predisposte, e minacce, spossatezza, fatalismo, disorientamento, depersonalizzazione, derealizzazione, afasia da incredulità, fou rire,  sindrome del vagone di bestiame, sindrome dell&#8217;assalto al forno ecc. ecc.  Chi va via con la cattedra lì per lì cerca di non pensare. Non pensare che per esempio si è fregato con le proprie mani, perché c&#8217;è roba profumata che uscirà tra una quindicina di giorni e andrà in ballottaggio per altri canali. No, fa spallucce e se ne va via con la sua pagnotta, con le mani infarinate.</p>
<p>Il mangiafuoco (e chierichetto attempato) di questa sagra dell&#8217;imbecillità planetaria è uno che vedo da venti anni. Si sarà mai chiesto se si potrebbe agire diversamente? Io ho qualche dubbio. Ce lo dirà presto, di sicuro. Secondo me si ritiene anche utile, addirittura indispensabile.</p>
<p>I rappresentanti sindacali garanti dello stato di diritto si saranno chiesti se lo stato di diritto è minacciato? Perché non hanno fatto mai nulla di significativo?  Forse questa &#8211; sindacalisti, funzionari del provveditorato, dirigenti scolastici -, è una schiatta temprata alla sofferenza, gente che ritiene superfluo il confort, la scelta ponderata, un minimo di riflessione e di agio fisico! Non entra nella  testa di questi funzionari che si dovrebbe predisporre il tutto in forme più agevoli, più rispettose e razionali?</p>
<p>Conseguenza della seduta suddetta: di mille persone convocate, un centinaio se ne va con la cattedra, con tanti dubbi che sopraggiungono subito appena usciti dal vagone. Solo chi ci va per sport, per osservare, se la cava benino.</p>
<p><strong>Esempio 2°</strong> &#8211;  Il precario uscito senza cattedra da questo bagno di folla e di sudore, durato invece che una settimana  una giornata (d&#8217;agosto), viene  successivamente reclutato tramite telefonata o telegramma. Ha ventiquattro ore per presentarsi sul luogo di lavoro dove troverà altri precari che gli contenderanno l&#8217;osso. Se, facciamo il caso,  la cosiddetta supplenza dura una quindicina di giorni troverete all&#8217;appello solo neolaureati. Ma se l&#8217;incarico è annuale? In ventiquattro ore il precario &#8216;fisso&#8217; o storico, diciamo così, quello che vive di quel lavoro e non è ancora reclutato, deve decidere, presentarsi, e alla fine, se gli tocca per graduatoria, deve scegliere. In ventiquattro ore deve cioè decidere la propria vita di un anno (scolastico e non). Le ricadute, soprattutto se la cattedra è a cinquanta chilometri da casa, si possono immaginare.</p>
<p>Naturalmente questa appendice vale anche per l&#8217;esempio 1.</p>
<p><strong>Esempio 3°</strong> &#8211; Ammettiamo che il precario &#8216;fisso&#8217; abbia problemi di salute, il che è tanto più probabile visto che alcuni hanno davvero tante primavere. Se si ammala ha diritto a un mese di retribuzione piena. Il secondo e il terzo mese gli vengono pagati al 50%. Il quarto mese zero. Non esiste più. Cancellato. Estinto dalla pubblica istruzione. Per sovrappiù non gli è riconosciuto nemmeno il servizio in termini di punteggio.</p>
<p><strong>Esempio 4°</strong> &#8211; Quanti anni ci vogliono per essere riconosciuti lavoratori a tutti gli effetti… Mistero. 15, 20, 30?  Nessuno lo sa…</p>
<p>Di fronte a cose come queste sembra tutto normale. I presidi considerano normale che si assegnino cattedre in un giorno di fine agosto con le modalità suddette, e se tu protesti di non essere un pompiere non capiscono nemmeno quello che dici. Le segretarie delle scuole considerano normale che una donna con tre figli decida nel giro di 24 ore la sua vita di un anno (scolastico), i funzionari del provveditorato considerano normale che un lavoratore venga estinto dopo quattro mesi di malattia, i sindacati non parliamo dei sindacati, gli stessi colleghi di ruolo (che d&#8217;altronde accettano quello che viene dal ministero tipo prontuario da applicare automaticamente), tutti guardano come un paesaggio incrollabile e necessario questa abissale sproporzione tra diritti e doveri. E se fai scioperi o azioni dure, tipo blocco degli scrutini, i media alzano canti di lamentazione sull&#8217;insensibilità di chi lavora nel pubblico, intervistano le famiglie degli studenti, si mobilitano per  l&#8217;interesse generale…</p>
<p>Mi fermo perché diventa noioso proseguire. E domando e mi domando: chi è lo staff che nei governi che si succedono (la cosa non cambiò né con Berlinguer né con De Mauro) mette in piedi tali massacri? Chi è che appone la propria firma a simili bestialità che le bestie nemmeno si sognano?  Quale rete dirigenziale ancorché anonima alimenta queste storture e le sottoscrive?</p>
<p>Qualche tempo fa, per dire, ho richiesto all&#8217;INPDAP il <em>pin </em>e il quadro contributi della mia ormai ventennale carriera. Aspetto ancora peraltro il pagamento del tfr (trattamento fine rapporto)  relativo agli anni 1999-2003. Mi è arrivata una letterina in cui mi si dice che loro non hanno nessun quadro e che dovrei farmelo da solo: ricostruire, dunque, con la matita dietro l&#8217;orecchio, il blocknotes, l&#8217;automobile, una cartina geografica con le bandierine visto che sono stato itinerante per quindici anni… come il detective di un film americano.</p>
<p>Quanto alla guerra, per ora non voglio scoprire nemmeno una carta. Ma state pur certi li prenderemo di sorpresa. E li metteremo faccia a faccia con la loro impunita violazione dell&#8217;integrità, della decenza.</p>
<p>Nel frattempo &#8211; aspettando un futuro migliore  che non può tardare, mentre la mente si attarda comunque a contemplare mille altre cose negative di questa grande fabbrica scuola (tira una brutta aria a tutti i livelli) &#8211; a ruota, mi è arrivata comunicazione dell&#8217;INPS che, entrata in sospetto evidentemente per la cifra iperbolica dei miei 26-28 milioni annui di vecchie lire, ha deciso di fare indagini sulla mia spesa sanitaria… Nel frattempo arrivano gigantesche multe con la &#8220;mora&#8221;, tutte per divieto di sosta, fatte in strade e piazze in cui non c&#8217;è alcun posto per sostare, o bollettini di parcheggi da me scientemente ignorati, lievitati mostruosamente… Nel frattempo, mentre il tesoro può permettersi di pagare lo stipendio con un mese di ritardo (ma il record è quattro mesi), dopo 45 giorni dalla data di scadenza delle bollette, della rata, dei pagherò, altri (Enel, Telecom, Banche, Assicuratori, Usurai)  tagliano, taglieggiano, appesantiscono…  Nel frattempo…</p>
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