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	<title>Nazione Indiana &#187; simona vinci</title>
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		<title>Ora pro Anobii: Graziano Graziani / Simona Vinci</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 19:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>A proposito di  <a href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978886165033.html">Esperia</a>, di Graziano Graziani, e <a href="http://www.ibs.it/code/9788806187873/vinci-simona/strada-provinciale-tre">Strada provinciale 3</a> di Simona Vinci.<br />
effeffe su <a href="http://www.anobii.com/people/effeffe/">Anobii</a><br />
</p>
<p style="text-align: center;"><strong>#</strong></p>
<p>Perché non c&#8217;è un cazzo da fare, la scrittura di un libro, come il respiro, ha una misura precisa,  è disciplina atletica più che arte della meditazione &#8211; questa appartiene a chi i libri li legge e non a chi li scrive.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/13/ora-pro-anobii-graziano-graziani-simona-vinci/">Ora pro Anobii: Graziano Graziani / Simona Vinci</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di  <a href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978886165033.html">Esperia</a>, di Graziano Graziani, e <a href="http://www.ibs.it/code/9788806187873/vinci-simona/strada-provinciale-tre">Strada provinciale 3</a> di Simona Vinci.<br />
effeffe su <a href="http://www.anobii.com/people/effeffe/">Anobii</a><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-14442" title="1341" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/1341.jpg" alt="1341" width="350" height="245" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>#</strong></p>
<p>Perché non c&#8217;è un cazzo da fare, la scrittura di un libro, come il respiro, ha una misura precisa,  è disciplina atletica più che arte della meditazione &#8211; questa appartiene a chi i libri li legge e non a chi li scrive.<br />
E l&#8217;atletica  contempla velocità, perduranza, agilità, ostacoli. In ogni caso comporta armonia di piedi e mente. Ecco perché l&#8217;arte del romanzo è podistica. Il romanziere  come  un atleta dovrà allora  definire dal principio la gara che deciderà di correre. Duecento, quattrocento, ottocento fino agli ottomila metri.</p>
<p><span id="more-14422"></span></p>
<p>Graziano Graziani mette su, con Esperia, un dispositivo narrativo complesso, in cui si articolano sprint, respiro, fatica, percezione del mondo. In genere chi corre non si guarda attorno, e la mascella del velocista è l&#8217;unica a tremare in terraferma. Eppure, un atleta trascina con sé ogni mondo possibile, ogni esperienza vissuta. Da come corre sai che cosa ha visto, cosa rende quella sua corsa unica, irripetibile. Così ogni volta che leggi un capitolo, che poi è una storia, una corsa contro il tempo in cui ogni incipit rimbomba nel lettore come un colpo di pistola dello start, è sempre diverso l&#8217;esito, mai la stessa ti sembra.  La cartografia che tenta di disegnare Graziano sembra inafferrabile quanto l&#8217;oggetto che si vorrebbe decifrare: Esperia appunto, che è l&#8217;unica città &#8211; ma è un&#8217;isola, un territorio, un&#8217;idea?- che comporta l&#8217;uso della maiuscola. E già.</p>
<p>Nelle istruzioni per l&#8217;uso che l&#8217;autore offre in seconda di copertina viene indicata come scelta quella di non rendere i nomi delle città come &#8220;noms propres&#8221;, con la maiuscola appunto. Perché in tutto il libro, che è romanzo, raccolta di racconti, di poesie, guida e diario, allo stesso tempo quelli che mancano sono i nomi. Dei personaggi innanzitutto. Come gli atleti che portano sulla pettorina solo un numero, qui i protagonisti si identificano a una funzione, a una professione, l&#8217;archivista, il mistico, il collezionista, e appaiono solo a metà del libro, dopo che attraverso una complessa e riuscita operazione da travelling, Graziano ha tracciato segni e simboli di questa ignota terra: le lingue parlate, la metropolitana, il museo, l&#8217;insonnia, i centri commerciali. Che non sono, si badi bene,  l&#8217;unico non luogo della modernità, il non luogo è il mondo, in tutte le sue sfaccettature, e non sai, alla fine, se è sempre stato così o qualcosa è accaduto, magari nemmeno tanto tempo fa perché le cose perdessero il loro nome e la parola diventasse un urlo disperato come di chi chiama, per nome, una persona cara, un luogo, una città.<br />
Libro che risuona delle opere di grandi maestri, più Kafka che Calvino, più Boris Vian che Borges, in una corsa, o maratona, che nel momento stesso in cui è cominciata, è una gara già vinta.</p>
<p><strong>Esperia</strong>, <em>Graziano Graziani</em>, Gaffi Editore in Roma &#8211; 2008</p>
<p style="text-align: center;"><strong>#</strong></p>
<p>Solo i maratoneti corrono appoggiandosi al bordo della strada, da cui si allontanano solo per superare l&#8217;avversario, per il sorpasso. Una forza centrifuga li spinge ai margini, un&#8217;energia a correre in un senso preciso. Resta il dubbio che il senso, la direzione presa facciano parte di un disegno, come raggiungere qualcosa, qualcuno, o allontanarsi, fuggire da questi.</p>
<p><em>&#8220;(lei) non sta scappando. Corre e basta.</em>&#8221;</p>
<p>Ci sono certi libri che sono pesanti come il respiro di un corridore di fondo &#8211; per quanto la sua corsa si dipani e viva di superficie &#8211; e senti la fatica, l&#8217;incertezza, di chi potrebbe non farcela, ad arrivare alla fine.<br />
Il racconto è allora sospeso tra l&#8217;asfalto, pianeggiante, le sue linee tracciate verticali, e il resto che appare scivolamento in pendio, perdita di sé, perdita d&#8217;occhio. Perché se ciglio significa ciglia, la strada sarà per forza un occhio, una ferita. un taglio.<br />
Non sono tanti i personaggi di questo romanzo che ti si incolla addosso dalla prima pagina come una canottiera sudata, un abito quasi dismesso. E ogni personaggio racchiude in sé non una, ma cento almeno esistenze possibili, per tratti riconducibili ai grandi fatti della storia &#8211; vedi la tragedia di Chernobyl &#8211; o alla vendita al ribasso dei sogni delle classi medie d&#8217;occidente.Il ciglio di una strada è una metafora di per sé potente. E se la strada è una provinciale capisci che su quel tipo di asfalto c&#8217;è tutta la storia di un paese. Così, semplicemente.</p>
<p>Oltre ai fari delle macchine che incroci &#8211; il passeggiatore prudente è quello che cammina nel senso inverso delle macchine ma il vero camminatore vuole godersi il brivido di vedersi arrivare da dietro il passato correndo il rischio di farsi travolgere &#8211; c&#8217;è una musica. Simona Vinci ne indica due, alla fine, come a dirti che se non era quella la musica che ti ha accompagnato nella lettura, hai sbagliato playlist, e meglio allora ricominciare da capo.<br />
Sono gli <a href="http://www.youtube.com/watch?v=jtderDA3rqU">Unknown Prophets</a> e l&#8217;immenso<a href="http://www.youtube.com/watch?v=P4D1a00cbFA "> Nick Drake </a> (Io in verità avevo pensato ai <a href="http://www.youtube.com/watch?v=OrljWGIHB7c ">Canned Heat</a> meno lirici, più nasali, impersonali.)</p>
<p>Perché la forza di questo romanzo è nella sua sospensione tra la neutralità dell&#8217;essere delle cose come sono e la violenza del loro essere altro, dalle prime pagine, per almeno cento e nelle finali. Come quando nella ricostruzione del <em>fait divers</em>, il diversamente fatto, di cronaca, scrive Simona Vinci:</p>
<p><em>&#8220;La foto di una giovane donna con due bambini scattata lungo un sentiero di montagna. &#8221; Quando l&#8217;ha trovata, ha raccontato Roberto, &#8220;l&#8217;ha subito attaccata a quel pannello e quando le ho chiesto perché quell&#8217;immagine l&#8217;avesse colpita così tanto, lei mi ha risposto che quella donna poteva essere lei. Si, ha detto proprio così: potrei essere io&#8221;. </em></p>
<p>Milan Kundera è tra i pochi scrittori contemporanei ad aver formulato nell&#8217;essenza il &#8220;gioco&#8221; (la corsa) di un romanziere.<br />
&#8220;<em>L&#8217;existence n&#8217;est pas ce qui s&#8217;est passé, l&#8217;existence est le champ des possibilités humaines, tout ce que l&#8217;homme peut devenir, tout ce dont il est capable. Les romanciers dessinent la carte de l&#8217;existence en découvrant telle ou telle possibilité humaine [...]. Le romancier n&#8217;est ni historien ni prophète : il est explorateur de l&#8217;existence.&#8221;</em><br />
Simona Vinci cartografa impietosamente il territorio delle possibilità umane dei suoi personaggi. E quando ti ritrovi quella carta tra le mani non puoi che dirti la stessa cosa della sua protagonista:<br />
&#8220;Potrei essere io&#8221;.<br />
<em>&#8220;But this was the time of no reply. &#8220;</em></p>
<p><strong> Strada provinciale tre</strong>.  <em>Simona Vinci</em>, Einaudi 2007</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/02/13/ora-pro-anobii-graziano-graziani-simona-vinci/">Ora pro Anobii: Graziano Graziani / Simona Vinci</a></p>
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