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	<title>Nazione Indiana &#187; sorveglianza</title>
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		<title>Comprendere la sorveglianza</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 18:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<strong><a title="la nuova privacy policy di Google" href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/30/capire-la-sorveglianza/">Comprendere la sorveglianza</a></strong> - La nuova <a title="nuova privacy policy Google in italiano" href="https://www.google.com/intl/it/policies/privacy/preview/">privacy policy di Google</a> è una buona lettura per capire cos'è il tracciamento, la correlazione dei dati e la profilazione in rete. - Jan Reister<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/comprendere-la-sorveglianza/">Comprendere la sorveglianza</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a title="la nuova privacy policy di Google" href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/30/capire-la-sorveglianza/">Comprendere la sorveglianza</a></strong> &#8211; La nuova <a title="nuova privacy policy Google in italiano" href="https://www.google.com/intl/it/policies/privacy/preview/">privacy policy di Google</a> è una buona lettura per capire cos&#8217;è il tracciamento, la correlazione dei dati e la profilazione in rete. &#8211; Jan Reister</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/comprendere-la-sorveglianza/">Comprendere la sorveglianza</a></p>
<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217; avvento della società spiona</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 13:27:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Di <strong>Ilvo Diamanti</strong> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ilvo_Diamanti">profilo</a>) &#8211; da <a href=" http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/29/avvento-della-societa-spiona.html" target="_blank">Repubblica 29 novembre 2009</a></p>
<p>Pochi giorni fa l&#8217; amministrazione di una località in provincia di Mantova, governata da una coalizione Lega-Pdl, ha invitato i cittadini, con manifesti eloquenti, a denunciare i clandestini che risiedono entro i confini comunali.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/07/l-avvento-della-societa-spiona/">L&#8217; avvento della società spiona</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Di <strong>Ilvo Diamanti</strong> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ilvo_Diamanti">profilo</a>) &#8211; da <a href=" http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/29/avvento-della-societa-spiona.html" target="_blank">Repubblica 29 novembre 2009</a></p>
<p>Pochi giorni fa l&#8217; amministrazione di una località in provincia di Mantova, governata da una coalizione Lega-Pdl, ha invitato i cittadini, con manifesti eloquenti, a denunciare i clandestini che risiedono entro i confini comunali. D&#8217; altronde, un&#8217; esortazione analoga era stata rivolta ai medici ospedalieri, in una versione preliminare del &#8220;pacchetto sicurezza&#8221; presentata dal governo. Segni di una marcia inarrestabile, che conduce &#8211; anzi: ci ha già immersi &#8211; in un mondo nuovo. La società spiona. Che tutti sono chiamati a costruire, rafforzare, estendere. In nome della sicurezza. <span id="more-27261"></span></p>
<p>È strano, questo orientamento, perché contrasta con il pensiero unico dell&#8217; epoca, che ha come riferimenti la libertà e l&#8217; individuo. Riassunti nella libertà individuale. Ancora oggi, reclamata come valore irrinunciabile della nostra civiltà. Liberale (appunto)e liberata da ogni totalitarismo. Tanto più dopo il passaggio dalla comunità tradizionale alla metropoli. Fino alla nascita della &#8220;società in rete&#8221;, di cui parla Manuel Castells. Dove le relazioni avvengono a distanza, senza vincoli di spazioe di tempo.</p>
<p>A dispetto di ciò, oggi il paradigma dominante si ispira alla sicurezza. Reclama il controllo sociale. Affidato non più alla comunità, ma agli individui stessi. Oppure allo stato. O ancora: al mercato. Ciascuno è, dunque, chiamato a difendere se stesso, la famiglia: dagli altri, da ogni altro. Mentre, fra i cittadini, c&#8217; è ampia disponibilità a delegare alle istituzioni pubbliche e ad agenzie private il compito di difenderli. A costo di cedere porzioni crescenti della nostra libertà personale.</p>
<p>D&#8217; altronde, il territorio desertificato delle nostre infinite periferie urbane è controllato dai sistemi di videosorveglianza. Telecamere dovunque, che registrano i nostri passi e i nostri passaggi. Soggetti pubblici e privati ci spiano e filmano tutti, dappertutto. Davanti agli sportelli bancari, nei supermercati, nei giardini pubblici, nei parcheggi sotterranei e all&#8217; aperto. Senza sollevare grandi timori, fra i cittadini. Al contrario.</p>
<p>Come rileva un&#8217; indagine di Demos-Unipolis, condotta nelle scorse settimane (per l&#8217; Osservatorio su &#8220;Sicurezza, percezione e informazione&#8221;), circa nove italiani su dieci sono favorevoli ad &#8220;aumentare la sorveglianza con telecamere in strada e nei luoghi pubblici&#8221;. Circa uno su due: a &#8220;consentire al governo di monitorare le transazioni bancarie&#8221;. Infine, uno su tre: a &#8220;rendere più facile per le autorità leggere la posta, le e-mail o intercettare le telefonate senza il consenso delle persone&#8221;. Insomma, spioni e spiati, senza troppa angoscia, senza troppi dubbi.</p>
<p>È il clima del tempo. Favorito dai media e dalle tecnologie. Evocare Orwell è fin troppo facile. Visto che il Grande Fratello è divenuto un format televisivo di successo globale. Archetipo di tutti i reality show. Il GF, dove i concorrenti stanno rinchiusi in una casa, ciascuno da solo contro tutti gli altri, come ha osservato Bauman. Mentre il mondo fuori li spia, a (tele) comando.</p>
<p>Una società allo specchio, fatta di spettatori che apprendono l&#8217; arte di arrangiarsi, di guardaree di guardarsi. Dagli altri. Non a caso 7 italiani su 10 dicono che occorre cautela nel rapporto con gli altri; che ti potrebbero fregare (sondaggio Demos, novembre 2009). Dunque: ciascuno per proprio conto. Sottoposto a un &#8220;controllo continuo&#8221;, in un presente istantaneo e dilatato (per evocare Deleuze). D&#8217; altronde, le nuove tecnologie della comunicazione rendono possibile ogni intrusione nel privato, immediatamente (senza mediazione). E lo rendono, anzi, di pubblico dominio. Ogni cellulare è dotato di videocamera e di apparecchio fotografico. Per cui ciascuno può riprendere chiunque, in ogni luogo. Riversarne le immagini in rete. In tempo reale.</p>
<p>E tutti possono essere spiati e ascoltati ovunque, da soggetti pubblici ma anche privati. Per motivi di sicurezza, ma anche di interesse. Visto che le informazioni private e personali hanno un valore di mercato crescente. Così avviene il paradosso della perdita di libertà prodotta dalla conquista della libertà. Perché la comunicazioneè libertà, Internetè libertà. Come è possibile ribellarsi, opporsi, semplicemente criticare: senza apparire &#8220;nemici&#8221; della libertà? Nostalgici del tempo passato?</p>
<p>Tuttavia, lo sconfinamento fra società della comunicazionee della sorveglianza; fra società in rete e spiona: è continuoe pervasivo. Questa tendenza ha da tempo contaminato la politica. Basta pensare, per ultimi, ai grandi &#8220;affaires&#8221; degli ultimi mesi. Berlusconi, Marrazzo. Fino alle indiscrezioni sulla Mussolini. Filmati, video, telefonate, servizi fotografici. Chissà quanti altri capitoli in preparazione o già predisposti, sul punto di irrompere, in questa saga della società spiona. Che ha, da tempo, un organo ufficiale autorevole, pubblicato &#8211; ovviamente &#8211; in rete, la cui testata recita &#8211; ovviamente &#8211; DagoSpia.</p>
<p>Così rischiamo di scivolare, rapidamente, lungo la deriva delatoria senza accorgercene.E di subirla senza quasi combattere. Assuefatti, più che sopraffatti. Spinti dalla &#8220;società spiona&#8221;, dove i confini tra privato e pubblico, fra noi e gli altri si confondono, anche nella vita quotidiana. Dove ciascuno si rinchiude nel (e si maschera da) privato anche in pubblico; quando è con gli altri. Dove ciascuno è osservato dagli altri e sorvegliato dal pubblico, anche nel privato. Quando si illude di essere solo. Dove tutti-o quasi- indossano occhiali scuri. Non per difendersi dalla luce abbagliante. (Molti li portano anche di sera, perfino di notte). Ma dagli altri. Per guardare senza essere guardati. Per puntare gli occhi sugli altri senza che gli altri possano vedere i nostri occhi. La società spiona: in nome della sicurezza rischia di trasformarci in nemici. Non solo degli Altri. Ma anche di noi stessi.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/29/avvento-della-societa-spiona.html" target="_blank">Repubblica il 29 novembre 2009</a> .</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/12/07/l-avvento-della-societa-spiona/">L&#8217; avvento della società spiona</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Verso il Controllo Totale: e-privacy 2009 a Firenze il 22-23 maggio</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2009 06:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>e-privacy 2009 si terra&#8217; il 22 ed il 23 maggio a Firenze, in  Palazzo Vecchio, nella Sala Incontri.</p>
<p><a href="http://e-privacy.winstonsmith.info">http://e-privacy.winstonsmith.info</a></p>
<p>La diffusione dalla Rete nella vita quotidiana e&#8217; accompagnata da una sua manipolazione sia tecnologica che legale che permettera&#8217; di ottenere un media facilmente censurabile e controllabile.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/05/16/verso-il-controllo-totale-e-privacy-2009-a-firenze-il-22-23-maggio/">Verso il Controllo Totale: e-privacy 2009 a Firenze il 22-23 maggio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>e-privacy 2009 si terra&#8217; il 22 ed il 23 maggio a Firenze, in  Palazzo Vecchio, nella Sala Incontri.</p>
<p><a href="http://e-privacy.winstonsmith.info">http://e-privacy.winstonsmith.info</a></p>
<p>La diffusione dalla Rete nella vita quotidiana e&#8217; accompagnata da una sua manipolazione sia tecnologica che legale che permettera&#8217; di ottenere un media facilmente censurabile e controllabile.</p>
<p>Con gli stessi mezzi e con un consenso impressionante la Rete viene trasformata in un mezzo di intercettazione preventiva di massa.<br />
Il tecnocontrollo sociale ottenibile fa sembrare l&#8217;attivita&#8217; delle polizie segrete dei paesi totalitari del passato un lavoretto artigianale ed improvvisato.<span id="more-17731"></span></p>
<p>In Italia l&#8217;art.50 bis del pacchetto sicurezza obblighera&#8217; gli ISP al filtraggio dei contenuti; la censura completa di qualsiasi contenuto scomodo sara&#8217; ottenuta tramite l&#8217;estensione della fattispecie dell&#8217;apologia di reato. Il Parlamento europeo ha in cantiere attivita&#8217;, come il pacchetto Telecom, che elimineranno la neutralita&#8217; della Rete trasformandola nel piu&#8217; controllato e censurabile mezzo di comunicazione della storia dell&#8217;umanita&#8217;.</p>
<p>Questo avviene nel disinteresse generalizzato verso la difesa della propria ed altrui privacy, evidenziato non solo dalla indifferenza verso una data retention pervasiva ed obbligatoria per legge, ma anche dalla trascuratezza con cui blogger e partecipanti a comunita&#8217; sociali digitali diffondono i loro dati personali in Rete. La passivita&#8217; totale dei cittadini, soprattutto di quelli che vivono quotidianamente in Rete, verso queste iniziative legislative e tecnologiche rende il quadro se possibile ancora piu&#8217; inquietante.</p>
<p>Durante il convegno avverra&#8217; la consegna dei Big Brother Award Italia 2009 con la collaborazione di Privacy International; maggiori informazioni su <a href="http://bba.winstonsmith.info">http://bba.winstonsmith.info</a></p>
<p>La sede del convegno, Palazzo Vecchio e&#8217; il Municipio  di Firenze in Piazza della Signoria 1.<br />
E&#8217; facilmente raggiungibile, 5 minuti a piedi, dalla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, dove e&#8217; anche possibile arrivare in automobile, utilizzandone il parcheggio sotterraneo.<br />
Dall&#8217;aereoporto Amerigo Vespucci sono disponibili taxi (10 minuti ca.) od autobus dedicato (costo 4 euro, partenze  ogni 30 minuti).</p>
<p>Il convegno e&#8217; libero ma la capienza della sala e&#8217; limitata; si consiglia quindi di effettuare una preregistrazione inviando una mail all&#8217;indirizzo convegno-e-privacy@firenze.linux.it</p>
<p>Il programma dettagliato del convegno e&#8217; pubblicato sul sito.</p>
<p>Il convegno ed il premio sono organizzati dal  <a href="http://winstonsmith.info">Progetto Winston Smith</a>, un&#8217;associazione senza fini di lucro che si occupa della difesa del  diritto alla privacy in Rete e fuori, con la collaborazione di  Privacy International e di altre associazioni interessate alla  difesa dei diritti civili in Rete.</p>
<p><a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html">Programma del convegno</a></p>
<p><strong>venerdi 22 maggio</strong><br />
09:00 &#8211; 09:20 &#8212;&#8211; <em>Registrazione partecipanti</em><br />
09:20 &#8211; 09:30 &#8212;&#8211; Saluto degli organizzatori &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#margaglio">Alessandro Margaglio</a><br />
09:30 &#8211; 09:45 &#8211; La privacy secondo Winnie: un anno di lavoro &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#calamari">Claudio Agosti, Marco A. Calamari</a><br />
09:45 &#8211; 10:25 &#8211; Per i collaboratori di un&#8217;azienda: tutela o controllo? &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#pennasilico">Alessio L.R. Pennasilico</a><br />
10:25 &#8211; 10:55 &#8211; L&#8217;enigma dell&#8217;identita&#8217; personale nel secolo della Rete &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#scorza">Guido Scorza</a><br />
10:55 &#8211; 11:10 &#8212;&#8211; <em>break</em><br />
11:10 &#8211; 11:30 &#8211; Pubblicita&#8217; basata sugli interessi degli utenti &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#pancini">Marco Pancini</a><br />
11:30 &#8211; 12:15 &#8211; Privacy e &#8220;Internet degli oggetti&#8221;: un rapporto difficile &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#belisario">Ernesto Belisario</a><br />
12:15 &#8211; 13:00 &#8211; Liberta&#8217; vs. dignita&#8217;. Due modi di concepire la privacy &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#rossetti">Andrea Rossetti</a></p>
<p>13:00 &#8211; 14:15 &#8212;&#8211; <em>pausa pranzo</em></p>
<p>14:15 &#8211; 15:00 &#8211; Facebook, YouTube, Blogs: rischi della nuova fenomenologia della Rete e sanzioni della L. 14/09 &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#lecchi">Laura Lecchi</a><br />
15:00 &#8211; 15:30 &#8211; La legge applicabile alle violazioni della privacy in rete: un &#8220;approdo sicuro&#8221; per i furbi? &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#zallone">Raffaele Zallone</a><br />
15:30 &#8211; 15:45 &#8212; <em>break</em><br />
15:45 &#8211; 16:30 &#8211; Problematiche e insicurezze nel mondo del web 2.0 e del cloud computing &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#nigi">Fabio Nigi</a><br />
16:30 &#8211; 17:15 &#8211; Voice security and privacy &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#pietrosanti">Fabio (naif) Pietrosanti</a><br />
17:15 &#8211; 18:00 &#8211; Contromisure tecnologiche all&#8217;escalation degli attacchi &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#agosti">Claudio Agosti</a></p>
<p><strong>sabato 23 maggio</strong><br />
09:00 &#8211; 09:35 &#8211; Dimmi il tuo numero e ti diro&#8217; dove sei &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#luongo">Alessandro (lord Scinawa) Luongo, Enzo (epto) Anci</a><br />
09:35 &#8211; 10:10 &#8211; Grande Fratello VS Attivismo dentro e fuori dalla Rete &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#anci">Enzo (epto) Anci</a><br />
10:10 &#8211; 10:30 &#8211; Pirati o samaritani? Alla ricerca degli arcani confini del diritto d&#8217;autore  &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#gallusmicozzi">Giovanni B. Gallus &#8211; Francesco P. Micozzi</a><br />
10:30 &#8211; 11:15 &#8211; Next Generation Network (NGN): dall&#8217;architettura alla neutralita&#8217; della rete &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#augiero">Giuseppe Augiero</a><br />
11:15 &#8211; 11:30 &#8212;&#8211; <em>break</em><br />
<strong>11:30 &#8211; 12:30 &#8211; consegna <a href="http://bba.winstonsmith.info/">BBA Italia 2009</a></strong><br />
12:30 &#8211; 13:00 &#8211; Prevenire il computer quantistico: lo schema di firma digitale Lamport &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#gagliardoni">Tommaso Gagliardoni</a></p>
<p>13:00 &#8211; 14:30 &#8212;&#8211; <em>pausa pranzo</em></p>
<p>14:30 &#8211; 15:15 &#8211; Tor in the Web2.0: understanding and avoiding the new privacy pitfalls &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#bonetti">Marco Bonetti</a><br />
15:15 &#8211; 16:00 &#8211; Il diritto all&#8217;anonimato come principio cardine del sistema Data Protection &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#mazzolari">Paolo Mazzolari</a><br />
16:00 &#8211; 16:15 &#8212;&#8211; <em>break</em><br />
16:15 &#8211; 17:00 &#8211; Tor nella normale attivita&#8217; quotidiana: usabilita&#8217; ed accorgimenti &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#reister">Jan Reister</a><br />
17:00 &#8211; 17:45 &#8211; Il controllo dei social network: non subirlo ma attivarlo &#8211; <a href="http://e-privacy.winstonsmith.info/interventi.html#gobbato">Monica Gobbato</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/05/16/verso-il-controllo-totale-e-privacy-2009-a-firenze-il-22-23-maggio/">Verso il Controllo Totale: e-privacy 2009 a Firenze il 22-23 maggio</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Come rendersi invisibili in rete? Una puntata su Current tv</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 08:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sono stato intervistato da Ilaria Nicosia e Giacomo Canelli per il programma tv <a href="http://current.com/geek-files/">Geek Files</a> dedicato alla privacy ed alla sorveglianza su Internet. La puntata è andata in onda giovedì 23 e viene ripetuta nel ciclo di riprogrammazione su <a href="http://current.com/s/faq.htm">Current</a>, canale Sky 130.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/25/come-rendersi-invisibili-in-rete-una-puntata-su-current-tv/">Come rendersi invisibili in rete? Una puntata su Current tv</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stato intervistato da Ilaria Nicosia e Giacomo Canelli per il programma tv <a href="http://current.com/geek-files/">Geek Files</a> dedicato alla privacy ed alla sorveglianza su Internet. La puntata è andata in onda giovedì 23 e viene ripetuta nel ciclo di riprogrammazione su <a href="http://current.com/s/faq.htm">Current</a>, canale Sky 130. Ringrazio Ilaria e Giacomo per l&#8217;invito &#8211; Jan</p>
<p>Tra gli interventi della puntata:</p>
<p><a href="http://current.com/items/89995056_privacy-in-rete-cos-tor.htm">Privacy in Rete: cos&#8217;è Tor?</a><br />
Jan Reister ci illustra cos&#8217;è Tor e come può aiutarci a proteggere il nostro anonimato in Rete. Per chi fosse interessato: il <a href="https://www.torproject.org/index.html.it">progetto Tor</a>; per scaricare il software: <a href="https://www.torproject.org/easy-download.html.it">pagina di download Tor</a>.</p>
<p><a href="http://current.com/items/89995028_lanonimato-un-diritto-tutelato-dalla-costituzione.htm">L&#8217;anonimato è un diritto tutelato dalla Costituzione</a><br />
Marco Calamari, responsabile del Progetto Winston Smith, ci parla dell&#8217;anonimato e di come esso vada tutelato. Anche nel Web.</p>
<p><a href="http://current.com/items/89994849_intercettazione-e-data-retention-nel-web.htm">Intercettazione e Data Retention nel Web</a><br />
Luca Lupària, docente di Diritto Penale presso l&#8217;Università di Teramo, ci parla di intercettazione e data retention.</p>
<p><a href="http://current.com/items/89994829_lintelligence-nellepoca-di-internet.htm">L&#8217;intelligence nell&#8217;epoca di Internet</a><br />
Alessandro Zanasi, docente di Knowledge Management e Data Mining presso l&#8217;Università di Bologna, ci illustra come sono cambiate le strategie dell&#8217;intelligence con la Rete e quali sono le tecniche per poter analizzare i dati raccolti.</p>
<p><a href="http://current.com/items/89994822_la-privacy-e-il-controllo-dei-dati-online.htm">La privacy e il controllo dei dati online</a><br />
Giovanni Ziccardi, docente di Informatica Giuridica presso l&#8217;Università Statale di Milano, ci parla di diritto all&#8217;anonimato e delle strategie di controllo attuate dai governi per controllare informazioni personali.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/04/25/come-rendersi-invisibili-in-rete-una-puntata-su-current-tv/">Come rendersi invisibili in rete? Una puntata su Current tv</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>11 ottobre: libertà, non paura!</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/10/07/11-ottobre-liberta-non-paura/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 04:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p></p>
<p> <strong></strong>Contro l&#8217;escalation della sorveglianza una manifestazione europea congiunta contro l&#8217;abuso dei mezzi di sorveglianza attuato dai governi e dalle aziende. L&#8217;<strong>11 ottobre 2008</strong> in piazza in tutta Europa, al grido di &#8220;Libertà, non paura!&#8221; Azioni pacifiche e creative, manifestazioni e conferenze stampa avranno luogo in molte capitali europee.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/07/11-ottobre-liberta-non-paura/">11 ottobre: libertà, non paura!</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-9298" title="fnf2008roma" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/fnf2008roma.jpg" alt="locandina freedom not fear 2008 roma" width="450" height="634" /></p>
<p><span id="more-9297"></span></p>
<p><span class="mw-headline"> <strong></strong>Contro l&#8217;escalation della sorveglianza </span>una manifestazione europea congiunta contro l&#8217;abuso dei mezzi di sorveglianza attuato dai governi e dalle aziende. L&#8217;<strong>11 ottobre 2008</strong> in piazza in tutta Europa, al grido di &#8220;Libertà, non paura!&#8221; Azioni pacifiche e creative, manifestazioni e conferenze stampa avranno luogo in molte capitali europee.</p>
<p>Non importa quello che facciamo, a chi telefoniamo e con chi parliamo, di chi siamo amici, quali sono i nostri interessi ed a quali associazioni partecipiamo &#8211; i <a class="external text" title="http://www.bigbrotherawards.org" rel="nofollow" href="http://www.bigbrotherawards.org/">&#8220;Grandi Fratelli&#8221;</a> nei governi ed i <a class="external text" title="http://bba.winstonsmith.info" rel="nofollow" href="http://bba.winstonsmith.info/">&#8220;piccoli fratelli&#8221;</a> nelle aziende conoscono tutto sempre più approfonditamente.</p>
<p>La risultante perdita di <a class="external text" title="http://it.wikipedia.org/wiki/Privacy" rel="nofollow" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Privacy">privacy</a> e riservatezza sta mettendo a rischio la libertà di parola, la libertà di religione ed anche il semplice lavoro di medici, giornalisti, avvocati ed anche del volontariato.</p>
<p>I programmi di riforma della sicurezza prefigurano la convergenza di polizia, servizi segreti ed esercito, minacciano la <em>separazione democratica dei poteri</em> ed il loro reciproco equilibrio.</p>
<p>Con l&#8217;uso di mezzi di sorveglianza di massa, la cooperazione paneuropea di agenzie di intelligence ed autorità di polizia ci sta portando verso la creazione di un &#8220;Fortezza Europa&#8221; che sarà utilizzata contro rifugiati politici e dissidenti, ma riguarderà da vicino anche attivisti politici, poveri ed emarginati, e perfino tifosi sportivi.</p>
<p>La sorveglianza di massa sta quindi minando il tessuto profondo di una società aperta e democratica.<br />
<strong></strong></p>
<p>Sorveglianza, sfiducia e paura stanno gradualmente trasformando la nostra società in un gregge di acritici consumatori che non hanno <em>&#8220;nulla da nascondere&#8221;</em> e che &#8211; in un fallimentare tentativo di ottenere una completa sicurezza &#8211; sono pronti a cedere le loro libertà civili.</p>
<p><strong>Noi non vogliamo vivere in una tale società!</strong></p>
<ul>
<li> Noi crediamo che il rispetto della privacy sia una parte importante della dignità umana.</li>
<li> Una società libera ed aperta non puoi esistere senza spazi di comunicazione totalmente liberi.</li>
</ul>
<p>La crescente registrazione e sorveglianza elettronica di tutta la popolazione non ci rende affatto più protetti dalla criminalità, ma ci costa milioni di euro di denaro pubblico e minaccia la privacy dei cittadini onesti.</p>
<p>In un regno della paura e di iniziative di &#8220;sicurezza&#8221; cieche ed improvvide, le classiche, &#8220;umane&#8221; ed efficaci misure di sicurezza vengono messe da parte, proprio come la necessità di risolvere i problemi della gente comune quali disoccupazione e miseria.</p>
<p>Per protestare contro la minaccia delle misure di sicurezza e contro l&#8217;abuso della sorveglianza, noi scenderemo pacificamente in piazza nelle capitali di tutta Europa l&#8217;<strong>11 ottobre 2008.</strong></p>
<p>Le richieste principali sono:</p>
<p><strong>1.</strong> <strong>Diminuzione della sorveglianza indiscriminata</strong></p>
<ul>
<li> abolizione della registrazione a tappeto delle comunicazioni telefoniche e telematiche <a class="external text" title="http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Winston_Smith#La_proposta_di_legge_contro_la_Data_Retention" rel="nofollow" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Winston_Smith#La_proposta_di_legge_contro_la_Data_Retention">(data retention)</a></li>
<li> abolizione della memorizzazione indiscriminata di dati biometrici e dei passaporti <a class="external text" title="http://it.wikipedia.org/wiki/Radio_Frequency_IDentification" rel="nofollow" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radio_Frequency_IDentification">RFID</a></li>
<li> abolizione della registrazione indiscriminata di dati genetici</li>
<li> abolizione delle registrazioni audiovisive permanenti e di inumani sistemi automatici di riconoscimento e reazione.</li>
<li> riduzione dei fondi di ricerca per soluzioni di sorveglianza indiscriminata</li>
<li> abolizione della registrazione obbligatoria dei dati dei passeggeri <a class="external text" title="http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_aeroportuale_IATA" rel="nofollow" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_aeroportuale_IATA">(PNR)</a></li>
<li> nessuno scambio indiscriminato di dati sulla popolazione e gli individui con paesi che non applicano gli standard europei di protezione dei dati e della privacy</li>
<li> divieto di infiltrazione e perquisizione occulta di sistemi informatici e telematici</li>
<li> nessun filtraggio e sorveglianza delle normali comunicazioni Internet (EU Telecompor-Package)</li>
</ul>
<p><strong>2.</strong> <strong>Valutazione delle esistenti iniziative di sorveglianza</strong></p>
<ul>
<li> Chiediamo una verifica indipendente delle attuali forma di sorveglianza con una analisi della loro efficacia, degli effetti collaterali e del rapporto costi/benefici.</li>
</ul>
<p><strong>3.</strong> L<strong>&#8216;istituzione di una moratoria all&#8217;introduzione di nuove forme di sorveglianza.</strong></p>
<ul>
<li> Dopo le recenti iniziative di controllo della popolazione, chiediamo uno stop immediato di nuove iniziative che per qualsiasi motivo tendano a comprimere ulteriormente libertà civili e diritti costituzionali.</li>
</ul>
<p><strong>4.</strong> <strong>Garantire libertà di comunicazione, informazione ed espressione in Rete <a class="external text" title="http://it.wikisource.org/wiki/Dichiarazione_Universale_dei_Diritti_dell%27Uomo" rel="nofollow" href="http://it.wikisource.org/wiki/Dichiarazione_Universale_dei_Diritti_dell%27Uomo">(Art.12)</a></strong></p>
<ul>
<li> Divieto di installazione di filtri e profilazioni da parte degli <a class="external text" title="http://it.wikipedia.org/wiki/Internet_Service_Provider" rel="nofollow" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Internet_Service_Provider">ISP</a>.</li>
<li> Solo la magistratura potrà ordinare, su basi singole e non generalizzate la rimozione di contenuti criminali dalle parti nazionali della Rete.</li>
<li> Creare un diritto di citazione e <a class="external text" title="http://it.wikipedia.org/wiki/Fair_use" rel="nofollow" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fair_use">&#8220;fair use&#8221;</a> che protegga la libera circolazione di contenuti multimediali in Rete.</li>
<li> Protezione legale per le comunità&#8217; di espressione e partecipazione in Rete quali siti collaborativi, wiki, forum e blog, minacciati oggi da una legislazione inadeguato che incoraggia e permette azioni minatorie e di autocensura (chilling effect)</li>
</ul>
<p><strong>Venerdi, 10.10.2008</strong> alle 11:00, conferenza stampa di presentazione dell&#8217;evento Freedom Not Fear 2008 presso la Sala Stampa della <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=Camera+dei+Deputati+roma&amp;sll=41.90151,12.502441&amp;sspn=0.075382,0.175095&amp;ie=UTF8&amp;ll=41.901031,12.478688&amp;spn=0.009806,0.021887&amp;z=16&amp;iwloc=addr">Camera dei Deputati</a> (riservata ai giornalisti &#8211; accreditarsi presso l&#8217;ufficio stampa della Camera dei Deputati)</p>
<p><strong>Sabato, 11.10.2008</strong> dalle <strong>09:30</strong> alle 13:00, conferenza-dibattito in nella sede della <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=provincia+di+roma&amp;sll=41.856265,12.495918&amp;sspn=0.166214,0.350189&amp;ie=UTF8&amp;ll=41.897134,12.484524&amp;spn=0.009807,0.021887&amp;z=16&amp;iwloc=addr">Provincia di Roma a Palazzo Valentini, Sala della Pace</a>, via IV Novembre, 119/A. dal titolo<strong>&#8220;Salvare i diritti civili, fermare l&#8217;escalation della sorveglianza&#8221;</strong> (ingresso libero)</p>
<p>Aderiscono a &#8220;Libertà, non paura 2008&#8243;</p>
<ul>
<li><a class="external text" title="http://pws.winstonsmith.info/" rel="nofollow" href="http://pws.winstonsmith.info/">Progetto Winston Smith</a></li>
<li><a class="external text" title="http://www.partito-pirata.it/" rel="nofollow" href="http://www.partito-pirata.it/">Partito Pirata italiano</a></li>
<li><a class="external text" title="http://www.radicali.it/view.php?id=31/" rel="nofollow" href="http://www.radicali.it/view.php?id=31/">Partito Radicale Nonviolento</a></li>
<li><a class="external text" title="http://www.liberosapere.org/joomla/" rel="nofollow" href="http://www.liberosapere.org/joomla/">Collettivo Libero Sapere</a></li>
<li><a class="external text" title="http://www.radioradicale.it/exagora/la-lega-internazionale-antiproibizionista/" rel="nofollow" href="http://www.radioradicale.it/exagora/la-lega-internazionale-antiproibizionista/">Lega Internazionale Antiproibizionista</a></li>
<li><a class="external text" title="http://www.certidiritti.it/" rel="nofollow" href="http://www.certidiritti.it/">Associazione Radicale Certi Diritti</a></li>
<li><a class="external text" title="http://www.ush.it" rel="nofollow" href="http://www.ush.it/">ush.it &#8211; a beautiful place</a></li>
<li><a class="external text" title="http://www.fhf.it/" rel="nofollow" href="http://www.fhf.it/">Free Hardware Foundation</a></li>
<li><a class="external text" title="http://www.popolobue.tv/" rel="nofollow" href="http://www.popolobue.tv/">PopoloBue.tv</a></li>
<li><a class="external text" title="http://www.telematicsfreedom.org/" rel="nofollow" href="http://www.telematicsfreedom.org/">telematicsfreedom.org</a></li>
<li><a class="external text" title="http://www.computerlaw.it/" rel="nofollow" href="http://www.computerlaw.it/">Computerlaw 2.0 &#8211; Informatica e Diritto</a></li>
<li><a class="external text" title="http://liberius.org/" rel="nofollow" href="http://liberius.org/">Sportello Liberius &#8211; Portale di consulenza giuridica</a></li>
<li><a class="external text" title="http://netleft.org/" rel="nofollow" href="http://netleft.org/">Ne(x)t Left &#8211; la Sinistra nella Società dell&#8217;Informazione</a></li>
<li><a class="external text" title="http://hopfrog.eu/" rel="nofollow" href="http://hopfrog.eu/">Hop Frog ::: associazione culturale</a></li>
<li><a class="external text" title="http://www.iquindici.org/" rel="nofollow" href="http://www.iquindici.org/">iQuindici &#8211; Repubblica Democratica dei Lettori</a></li>
<li><a class="external text" title="http://81100.eu.org/" rel="nofollow" href="http://81100.eu.org/">Hackaserta 81100 ::: Associazione per la diffusione del software libero</a></li>
<li>e, segnalando l&#8217;evento, anche Nazione Indiana</li>
</ul>
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<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/07/11-ottobre-liberta-non-paura/">11 ottobre: libertà, non paura!</a></p>
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		<title>I taxi di Milano, la privacy e tutto quanto</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Aug 2008 05:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://ziccardi.typepad.com">Giovanni Ziccardi<br />
</a></p>
<p>Il Comune di Milano ha finanziato, con un milione di euro, l&#8217;installazione, sui taxi locali, di telecamere che riprendono i clienti e l&#8217;abitacolo. La stessa cosa è già stata fatta a Firenze e, presto, sarà portata a compimento a Roma.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/12/i-taxi-di-milano-la-privacy-e-tutto-quanto/">I taxi di Milano, la privacy e tutto quanto</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://ziccardi.typepad.com">Giovanni Ziccardi<br />
</a></p>
<div id="attachment_7064" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/44cb4b91287cfcd8111d471867502a3cac861ab0.jpg"><img class="size-full wp-image-7064" title="piazza George Orwell videosorvegliata" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/44cb4b91287cfcd8111d471867502a3cac861ab0.jpg" alt="piazza George Orwell videosorvegliata" width="500" height="326" /></a><p class="wp-caption-text">piazza George Orwell videosorvegliata</p></div>
<p>Il Comune di Milano ha finanziato, con un milione di euro, l&#8217;installazione, sui taxi locali, di telecamere che riprendono i clienti e l&#8217;abitacolo. La stessa cosa è già stata fatta a Firenze e, presto, sarà portata a compimento a Roma.<span id="more-7063"></span><br />
Grazie anche ad un contributo parziale: il tassista riceve dal Comune 1.000 euro e deve aggiungerne più o meno altri 1.400 per completare l&#8217;installazione del sistema e pagare il canone annuo del servizio di gestione dei dati.<br />
Il vicesindaco di Milano, De Corato, ha dichiarato al Corriere della Sera (pagina 27 del 30 luglio 2008): &#8220;Siamo orgogliosi di essere la città più videosorvegliata d&#8217;Italia. Le telecamere mettono in crisi i delinquenti&#8221;.<br />
Sempre a Milano, si legge sul Corriere, vi sono 900 telecamere attive in città; l&#8217;ATM, dal canto suo, ha annunciato l&#8217;obiettivo di avere 2.500 telecamere funzionanti nelle zone afferenti la metropolitana entro la fine del 2009.<br />
Ad onor del vero, il quotidiano scrive anche che la proposta in stile orwelliano &#8220;video-taxi 19-84&#8243; ha avuto poco &#8220;appeal&#8221; tra i tassisti milanesi: sono rimasti nella cassa del Comune, inutilizzati, 800 mila euro che però, con ogni probabilità, soddisferanno appetiti simili manifestati dagli edicolanti cittadini. Anche loro hanno sollevato, infatti, l&#8217;esigenza di installare telecamere: si spera, per il loro business, che non inquadrino zone dell&#8217;edicola che espongono film o riviste particolari.</p>
<p>Gli annunci degli esponenti politici milanesi sono l&#8217;occasione per una riflessione sulla normativa in tema di privacy italiana a dieci anni, più o meno, dall&#8217;entrata in vigore della legge.<br />
Le parole provenienti dagli amministratori milanesi, unitamente a ciò che è successo in Italia in questi ultimi dieci anni, ci suggeriscono di procedere ad un&#8217;analisi al contrario: non ragionare, in particolare, su quali valori e comportamenti siano tutelati oggi dalla normativa sulla privacy in Italia ma, al contrario, su quali siano le eccezioni/limitazioni che rendono la legge italiana per molti settori, &#8220;trasparente&#8221;, come se non ci fosse e, soprattutto, su quali siano i poteri che progressivamente si sono &#8220;chiamati fuori&#8221;.</p>
<p>Quando fu introdotta in Italia, per la prima volta, nel 1996/1997 una normativa sulla privacy, ci fu immediatamente una sorta di &#8220;fuggi fuggi&#8221; generale di gran parte dei settori della nostra società; organi legislativi, giudiziari, di governo e autorità indipendenti fecero finta, in molti casi, di non vedere, oppure concessero proroghe su proroghe sperando in una &#8220;conversione sulla via di Damasco&#8221; di molte amministrazioni geneticamente refrattarie al concetto di privacy.<br />
L&#8217;effetto delle proroghe, soprattutto nel settore pubblico, fu devastante: si percepì il valore privacy come superfluo, poco importante, &#8220;tanto gli adempimenti venivano sempre prorogati&#8221;&#8230;</p>
<p>In ordine temporale, i primi a chiamarsi fuori furono i giornalisti e tutto il mondo dei media e della stampa, in nome di un &#8220;diritto di cronaca&#8221; sacrosanto ma che andrebbe letto e inteso, in Italia, in maniera molto più nobile del puro pettegolezzo/morbosità/&#8221;incontinenza&#8221; che i nostri organi di stampa hanno spesso manifestato. In pratica, l&#8217;idea di un codice di autoregolamentazione/deontologico/disciplinare da concordarsi col Garante e, addirittura, incorporato come allegato nella normativa vigente si è rivelato, in pratica, essere semplicemente un elenco di eccezioni e di zone franche concesse alla stampa.</p>
<p>I secondi a chiamarsi fuori furono quasi tutti gli apparati del settore pubblico, con motivazioni tra le più varie: la prevalenza del diritto all&#8217;accesso sul diritto alla privacy, il problema di costi e mancanza di risorse (&#8220;non abbiamo i soldi per la carta igienica, figuratevi se ci preoccupiamo della privacy nei nostri uffici&#8221; ha comunicato un magistrato a un rappresentante del Garante durante un convegno cui ho assistito), le già dette continue proroghe, di sei mesi in sei mesi, che hanno reso nulla la percezione d&#8217;importanza di questi valori.</p>
<p>Contestualmente, soprattutto dopo l&#8217;attentato di Madrid, vi è stata, anche in Italia, l&#8217;emergenza sicurezza e terrorismo, che ha portato alla custodia a tempo indeterminato dei file di log e delle informazioni sulle comunicazioni (saltando a piè pari i limiti che erano previsti dalla legge sulla privacy e causando anche uno spiacevole &#8220;incidente diplomatico&#8221; in tema di data retention) alla disciplina degli Internet cafè e delle postazioni Internet aperte al pubblico.</p>
<p>Poi si è continuato con la recente polemica sulla raccolta di impronte biometriche dei bambini. Tralasciando questioni politiche e di merito, si noti che la biometria era sempre stata considerata, anche nelle decisioni del Garante, un argomento molto delicato, quasi una extrema ratio: in alcune occasioni il Garante ha vietato la raccolta di impronte digitali perché ritenuta un metodo non proporzionato, in punto di invasività, per gli scopi della raccolta e dell&#8217;obiettivo da raggiungere.<br />
Si è poi passati alla sorveglianza/pattuglia nelle città (che, in pochi lo scrivono, ma comporta anche grossi problemi di privacy) e, ora, alle videocamere sui taxi.</p>
<p>A seguito di tali episodi, anche il semplice osservatore può notare come la legge sulla privacy italiana, in questi anni, sia diventata &#8220;trasparente&#8221; per tanti attori e settori della nostra società; ciò porta al fatto che sono molte di più le eccezioni (ovvero le situazioni che, a seguito di un giudizio di importanza elaborato, di solito, dal mondo politico, sono considerate preminenti rispetto al diritto alla privacy) rispetto alle aree protette dall&#8217;ombrello della legge.</p>
<p>Le motivazioni sono state, in questi dieci anni, sempre le stesse: &#8220;è più importante la sicurezza della privacy&#8221;, &#8220;è più importante il diritto di cronaca della privacy&#8221;, &#8220;le telecamere tengono lontani i delinquenti&#8221; e simili.<br />
Non vogliamo discutere, nel merito, questo modo di ragionare, perché è molto soggettivo, legato alla formazione culturale, alle opinioni politiche e alle esperienze personali di ognuno di noi.</p>
<p>Vorremmo però far notare che un approccio di questo tipo, in Italia, ha dato vita a un problema enorme: tutto sembra essere più importante del diritto alla privacy, e ci stiamo avvicinando alla società sorvegliata perfetta.</p>
<p>Da ogni parte ci informano che siamo &#8220;in emergenza&#8221;: emergenza terrorismo, emergenza immigrazione e clandestini, emergenza Rom, emergenza intercettazioni, emergenza sicurezza, emergenza tagli alle spese. L&#8217;emergenza che può giustificare un annullamento del diritto alla privacy del singolo riguarda, ormai, ogni ambito: niente più privacy in città, in negozio, in metropolitana, in taxi, sul posto di lavoro e così via.</p>
<p>Pensiamo però che anche in (asserita) emergenza sia sempre necessario valutare con cura il bilanciamento tra esigenze di sicurezza e esigenze di privacy, tenendo a mente che il rapporto tra questi due valori non è, come molti vogliono far credere, o bianco o nero, ma può manifestare zone di grigio che possono creare un quadro che sia rispettoso della privacy e contemporaneamente benefico per la sicurezza.</p>
<p>Un primo passo può essere una spiegazione chiara, al cittadino, delle modalità di gestione di tutti i dati trattati e dei limiti che, comunque, devono essere rispettati.</p>
<p>Se il potere politico, sia a livello locale sia a livello centrale, decide legittimamente di prendere un provvedimento lesivo della privacy ma volto a garantire più sicurezza, il cittadino non ha molto margine di azione se non impugnare il provvedimento, ove possibile, o, in occasione di nuove elezioni, non votare più quel soggetto. Ha però il diritto di conoscere nei dettagli, chiaramente e senza dubbi, come i suoi dati siano trattati.</p>
<p>Il Comune decide di mettere le telecamere sui taxi, o nelle edicole? Bene. Che fine fanno le registrazioni delle telecamere sui taxi? Chi le gestisce? Con che misure di sicurezza? È stato fatto un test di sicurezza sulle banche dati a protezione da accessi abusivi esterni? L&#8217;informativa è chiara? Posso mantenere riservato (non ripreso dalla telecamera) l&#8217;indirizzo di destinazione che comunico al tassista, perché magari corrisponde a una struttura sanitaria o a un sexy shop? Posso chiedere al guidatore di spegnere la telecamera, dopo avergli dato opportune garanzie che non sono delinquente, dal momento che devo fare una telefonata importante? Se sono un VIP, magari in compagnia? La telecamera come sarà posizionata? Mobile o fissa? Sul volto o sulle gambe? I dati che mi riguardano verranno distrutti a fine corsa, una volta che ho pagato e il tassista è incolume?</p>
<p>Occorre una maggiore coscienza del cittadino, in una vita sociale che sta diventando completamente controllata, su che destinazione e &#8220;vita&#8221; abbiano i dati. Siamo in un periodo critico per la privacy in Italia e, leggendo le recenti dichiarazioni del Garante, lo stesso sembra mantenersi molto cauto e diplomatico, quasi rassegnato, a volte con consigli più da bonario parroco di provincia che da agguerrito difensore dei diritti alla privacy dei cittadini: fornisce suggerimenti, annuncia analisi, esterna timidi consigli, ma non sembra in grado di arginare, come se avesse armi spuntate rispetto all&#8217;emergenza in corso, questo attacco sistematico a ogni aspetto della privacy.<br />
Non ci sembra di esagerare, per chiudere il discorso, nel dire che oggi la legge sulla privacy sia più un&#8217;eccezione (che va a colpire soprattutto i deboli, contro cui è molto semplice fare la voce grossa) che una regola, tanti sono i settori che si sono &#8220;chiamati fuori&#8221; per i motivi più vari.</p>
<p>Risulta però molto difficile ragionare pacatamente e fare proposte se, veramente &#8220;siamo tutti contenti di vivere nella città più sorvegliata&#8221; e se anche il Garante si è ormai rassegnato a vedere il diritto alla privacy posto dal mondo politico, nella classifica di importanza dei diritti tutelati dalla nostra società, in una posizione inferiore a tutti gli altri.</p>
<p>Biometria, sorveglianza e videocamere, stampa e media, file di log e controllo del traffico, grandi provider sono già &#8220;sfuggiti&#8221; o stanno sfuggendo alla normativa: presto avremo la raccolta delle impronte di tutti i detenuti, la banca dati del DNA (prima il DNA dei colpevoli di crimini di sangue poi, ad abundantiam, di tutti gli altri), le telecamere in dotazione non solo a tassisti, edicolanti, negozianti e aziende di trasporti ma a chiunque ne faccia richiesta, non riusciremo più a distinguere il nobile diritto di cronaca dalla pura morbosità del giornalista (anche quest&#8217;ultima, oggi, tutelata dalla normativa sulla privacy in Italia grazie a un sistema di eccezioni e riserve che il &#8220;potere forte&#8221; della stampa ha ottenuto già da diversi anni) e cercheremo presto, come un ago in un pagliaio, un taxi col bollino &#8220;camera-free&#8221; o &#8220;privacy oriented&#8221;, un angolo non coperto dalle telecamere per scambiarci un bacio che non sia trasmesso in mondovisione con la nostra compagna o un&#8217;edicola dove comprare ciò che più ci piace senza che qualcuno ci osservi.</p>
<p>Leggo, intanto, che negli Stati Uniti d&#8217;America, a New York, vi è il <a href="http://punto-informatico.it/2287898/PI/News/new-york-polizia-video-registra-spari.aspx">progetto di dare alle Forze dell&#8217;Ordine delle armi con installata, sotto alla canna, una telecamera</a> che filmi tutto ciò che succede, soprattutto in caso di scontri a fuoco. L&#8217;agente non ha la possibilità di modificare, cancellare o rimuovere in alcun modo la registrazione cifrata di oltre un&#8217;ora di video e audio, che si attiva non appena l&#8217;agente estrae la pistola e la punta contro un soggetto o una situazione.<br />
Se siete a New York e un poliziotto vi punta una pistola addosso, ricordatevi quindi di dire &#8220;cheese&#8221;; se, invece, a Milano avete la fortuna di &#8220;salire&#8221; su uno dei (pochi) video-taxi 19-84, state attenti a cosa fate e dite.<br />
Consiglio di ascoltare, e mi perdonino le signore che leggono, la prima strofa di una bella <a href="http://www.youtube.com/watch?v=d5m9Is5y8K0">canzone dei Baustelle, &#8220;L&#8217;aeroplano&#8221;</a>, contenuta nell&#8217;ultimo album, traccia n. 5.<br />
Ascoltata la strofa, in questi giorni la battuta è davvero facile: resta un bel video!</p>
<p>Giovanni Ziccardi</p>
<p><em>Giovanni Ziccardi, Avvocato, è Professore di &#8220;Informatica giuridica&#8221; e &#8220;Informatica giuridica avanzata&#8221; presso la Facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;Università degli Studi di Milano e siede nel Board of Directors di Ip Justice. Il suo sito è all&#8217;indirizzo <a href="http://www.ziccardi.org">http://www.ziccardi.org</a>, il suo Blog è consultabile all&#8217;indirizzo <a href="http://ziccardi.typepad.com">http://ziccardi.typepad.com</a></em></p>
<p>Pubblicato su <a title="link all'originale su Punto Informatico" href="http://punto-informatico.it/2376232/PI/Commenti/taxi-milano-privacy-tutto-quanto.aspx">Punto Informatico</a> Anno XIII n. 3049 di venerdì 1 agosto 2008. La fotografia non compare nell&#8217;originale, viene da <a title="autoironia" href="http://groups.google.com/group/it.fan.marco-ditri/browse_thread/thread/cabee6c68a4f0db0#">it.fan.marco-ditri</a> ed è un esempio di <a title="autoironia" href="http://monsterlippa.info/2008/06/10/riferimenti-circolari/">corto circuito informativo</a>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/08/12/i-taxi-di-milano-la-privacy-e-tutto-quanto/">I taxi di Milano, la privacy e tutto quanto</a></p>
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		<title>Annullare la direttiva sulla data retention: richiesta delle ONG europee alla Corte</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 17:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>(2008-04-08) &#8211; Oggi 43 ONG per i diritti civili e associazioni professionali basate in 11 paesi europei hanno inviato alla Corte di Giustizia Europea una richiesta di annullamento della direttiva europea che impone la registrazione a tappeto dei dati sulle telecomunicazioni e sulla posizione di 494 milioni di cittadini europei.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/08/annullare-la-direttiva-sulla-data-retention-richiesta-delle-ong-europee-alla-corte/">Annullare la direttiva sulla data retention: richiesta delle ONG europee alla Corte</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(2008-04-08) &#8211; Oggi 43 ONG per i diritti civili e associazioni professionali basate in 11 paesi europei hanno inviato alla Corte di Giustizia Europea una richiesta di annullamento della direttiva europea che impone la registrazione a tappeto dei dati sulle telecomunicazioni e sulla posizione di 494 milioni di cittadini europei.<span id="more-5655"></span></p>
<p>La lettera (<a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/216/79/lang,en/#letter">testo</a>, <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/images/data_retention_brief_08-04-2008.pdf">pdf</a>) fa riferimento ad un <a href="http://curia.europa.eu/jurisp/cgi-bin/gettext.pl?where=&amp;lang=en&amp;num=79939084C19060301&amp;doc=T&amp;ouvert=T&amp;seance=REQ_COMM">atto</a> di annullamento fatto dall&#8217;Irlanda nel 2006 e sottolinea che, oltre ai motivi formali portati dall&#8217;Irlanda, la direttiva è soprattutto illegale di fatto. Secondo il documento, la data retention viola il diritto al rispetto della vita privata e della corrispondenza, la libertà di espressione, e il diritto alla protezione della proprietà privata per i fornitori di accesso. &#8220;Mentre minaccia di infliggere gravi danni alla società, i suoi benefici potenziali sembrano complessivamente minimi. Solo in pochi casi,  generalmente di importanza secondaria, la data retention può servire a proteggere i diritti individuali. Non è prevedibile un effetto permanente nella riduzione della criminalità.&#8221; Con l&#8217;applicazione della data retention, &#8220;i cittadini rischiano che i dati delle loro comunicazioni portino a false incriminazioni, e abusi da parte delle autorità o di privati. Per questo la data retention minaccia le libere comunicazioni nella società intera.&#8221;</p>
<p>La lettera è firmata da 43 organizzazioni per le libertà civili, fornitori di accesso ad Internet, telefoni di sostegno, giornalisti e associazioni della stampa. La <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/216/79/lang,en/#letter">lista completa dei firmatari</a> è pubblicata online.</p>
<p><strong>Informazioni e approfondimenti</strong>:</p>
<p>I dati sulle comunicazioni permettono di sapere chi ha contattato chi via telefono, cellulare o email. Nel caso delle telefonate dal cellulare o di SMS, viene registrata anche la posizione dell&#8217;utente. Questi dati permettono di conoscere gli spostamenti dei cittadini e di controllare i contatti personali o di lavoro. Possono anche essere ricavate informazioni sul contenuto delle comunicazioni stesse, come gli interessi personali  ed altri aspetti della vita privata individuale.</p>
<p>L&#8217;ONG tedesca Gruppo di Lavoro sulla Data Retention (Arbeitskreis Vorratsdatenspeicherung) ha organizzato nel 2007 una protesta contro questo progetto, a cui <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/142/79/lang,en/" title="Liberty instead of Fear: more than 15,000 participants">più di 15.000 persone hanno partecipato</a> a Berlino. L&#8217;ONG ha organizzato anche <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/blogcategory/27/79/lang,en/" title="Historic class-action lawsuit filed against telecommunications data collection">una class action</a> sostenuta da 34.000 cittadini. A marzo la Corte Costituzionale Federale tedesca <a href="http://www.edri.org/edrigram/number6.6/germany-data-retention-decision-cc" title="German Constitutional Court limits data retention law">ha stabilito</a> che, in attesa di un pronunciamento, i dati raccolti possono venie utilizzati solo per perseguire gravi reati. Il Gruppo di Lavoro sulla Data Retention prevede che la Corte di Giustizia Europea annulli la direttiva sulla data retention nel corso di quest&#8217;anno, permettendo così alle corti nazionali di annullare le leggi che la recepiscono. Uno studio commissionato dagli attivisti a febbraio rivela che la data retention agisce da serio deterrente all&#8217;uso di telefoni, cellulari, posta elettronica ed Internet.</p>
<p>Original text: <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/216/79/lang,en/">European NGOs ask Court to annul data retention directive (2008-04-08)</a>; translation: Jan Reister; translation license: <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons by-nc-sa 2.5</a></p>
<p>Tra i <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/216/79/lang,en/#letter">firmatari</a> italiani: <a href="http://www.alcei.it/">ALCEI</a>, <a href="http://winstonsmith.info/pws/index.html">Progetto Winston Smith</a> .</p>
<p><em> [il testo della lettera </em>(<a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/content/view/216/79/lang,en/#letter">testo</a>, <a href="http://www.vorratsdatenspeicherung.de/images/data_retention_brief_08-04-2008.pdf">pdf</a>)<em>, lungo ma articolato e scorrevole, merita una lettura anche per la confutazione dei principali argomenti a favore della sorveglianza tecnologica nella società. JR]</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/08/annullare-la-direttiva-sulla-data-retention-richiesta-delle-ong-europee-alla-corte/">Annullare la direttiva sulla data retention: richiesta delle ONG europee alla Corte</a></p>
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		<title>Luci e ombre di Google in Francia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 05:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il collettivo Ippolita ha pubblicato per Payot&#38;Rivages <a title="la scheda del libro in francese" href="http://www.payot-rivages.fr/index.asp?P=fiche%2E5703">La face Cachée de Google</a>, l&#8217;edizione francese di  <a href="http://ippolita.net/google">Luci e Ombre di Google. Futuro e Passato dell&#8217;Industria dei Metadati</a> (<a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2908&#38;isbn=9788807710278">IBS</a>, <a href="http://bol.it/libri/scheda/ea978880771027.html">BOL</a>), di cui Nazione Indiana <a title="Luci e ombre di Google, un libro di Ippolita su Nazione Indiana" href="http://www.nazioneindiana.com/2007/10/08/luci-e-ombre-di-google-un-libro-di-ippolita/">ha già parlato in passato</a>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/03/luci-e-ombre-di-google-in-francia/">Luci e ombre di Google in Francia</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il collettivo Ippolita ha pubblicato per Payot&amp;Rivages <a title="la scheda del libro in francese" href="http://www.payot-rivages.fr/index.asp?P=fiche%2E5703">La face Cachée de Google</a>, l&#8217;edizione francese di  <a href="http://ippolita.net/google">Luci e Ombre di Google. Futuro e Passato dell&#8217;Industria dei Metadati</a> (<a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2908&amp;isbn=9788807710278">IBS</a>, <a href="http://bol.it/libri/scheda/ea978880771027.html">BOL</a>), di cui Nazione Indiana <a title="Luci e ombre di Google, un libro di Ippolita su Nazione Indiana" href="http://www.nazioneindiana.com/2007/10/08/luci-e-ombre-di-google-un-libro-di-ippolita/">ha già parlato in passato</a>. Il libro è Copyleft, viene distribuito commercialmente ed è scaricabile liberamente <a href="http://ippolita.net/google">dal sito degli autori</a> e <a title="The dark side of Google - by Ippolita.net PDF" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/thedarksideofgoogle.pdf">qui</a>.</p>
<p>Ho chiesto ai membri di Ippolita una breve intervista, che propongo qui ai lettori di Nazione Indiana.<br />
<span id="more-5630"></span><br />
<em>Domanda: Buongiorno Ippolita. Il vostro è uno pseudonimo collettivo che contraddistingue gli autori del libro &#8220;Luci e ombre di Google&#8221; e di altri progetti di ricerca. Quanto ha influito questo pseudonimo nella promozione e diffusione del libro? E&#8217; stato capito, o è stato un ostacolo? </em></p>
<p>Ippolita: All&#8217;hackmeeting del 2006, quando il testo è stato presentato in anteprima, diverse testate nazionali hanno riportato dichiarazioni di sedicenti &#8220;membri di Ippolita&#8221; che si facevano beffe di Google, il nuovo Grande Fratello. In quell&#8217;occasione c&#8217;è stata una specie di gara a dire &#8220;io sono Ippolita&#8221;, e ha funzionato bene, soprattutto è stato divertente.</p>
<p>Senz&#8217;altro è stato utile aver creato un&#8217;identità che va &#8220;percorsa&#8221; perché rimanda subito a uno spazio, il sito<a title="il sito del collettivo Ippolita" href="http://ippolita.net"> ippolita.net</a>, e a un metodo di studio e indagine sulla scrittura delle tecnologie digitali. Uno spazio in evoluzione e soprattutto non direttamente legato ai suoi animatori e alle loro attività: ognuno di noi può spendersi questa esperienza e questa identità in altri ambiti, senza per questo venire identificato ogni volta con &#8220;Ippolita&#8221; 1, 2 o 77 che sia. Possiamo usare altri nomi e altri pseudonimi, dipende da quello che facciamo! Come abbiamo detto più volte, ognuno deve scegliere cosa, come e quando rendere pubblico. Per questo, parliamo di &#8220;gruppo di ricerca&#8221;. E ci permettiamo di cambiare opinione, non ci interessa rimanere coerenti, ma esplorare territori che ci intrigano.</p>
<p><em>D: &#8220;Luci e ombre di Google&#8221; è stato pubblicato con <a title="licenza di attribuzione, non commerciale e condivisibile allo stesso modo" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">licenza Creative Commons</a> by-nc-sa-2.5 e distribuito come libro in libreria, e come pdf scaricabile da <a title="scarica il libro Luci e ombre di Google" href="http://ippolita.net/6.html">ippolita.net</a> (con donazione facoltativa). Quante copie del libro sono state vendute? Quante copie del pdf avete distribuito? E quante donazioni volontarie avete ricevuto per il PDF?</em></p>
<p>Non abbiamo rendiconti precisi: come da copione l&#8217;editore non si sbilancia, non sapremo nulla di certo fino a giugno 2008. Possiamo pero&#8217; dire che in libreria e&#8217; praticamente introvabile, quindi a rigore dovrebbero essere state vendute tutte quelle stampate da Feltrinelli, quindi circa 5mila.</p>
<p>A oggi il conteggio delle copie scaricate è di 22mila. Il libro è uscito esattamente un anno fa. Ovviamente possiamo controllare solo i &#8220;nostri&#8221; punti di download. Il pdf pero&#8217; circola sulle reti p2p, dunque i download effettivi sono sicuramente di più.</p>
<p>Certo, online imperversa il &#8220;click-facile&#8221;, specie quando un oggetto e&#8217; gratuito. Copie scaricate non significa copie lette. Ma fossero anche solo la meta&#8217; o un quarto le copie effettivamente lette o scorse, 10mila o 5mila copie in più&#8217; rimane una cifra di tutto rispetto per un saggio di divulgazione scientifica italiano.</p>
<p>Le sottoscrizioni sono qualche decina, in media circa 5 euro l&#8217;una. Interessante notare che buona parte delle donazioni sono arrivate da italiani residenti all&#8217;estero.</p>
<p><em>D: Quale è stato l&#8217;impatto del libro in termini di citazioni, articoli e riferimenti?<br />
</em><br />
Direi piuttosto buono, Repubblica e Corriere ci hanno dedicato almeno una recensione. Molte anche le critiche positive dai giornali locali. Sul nostro sito abbiamo raccolto buona parte della<a title="rassegna stampa sul libro Luci e ombre di Google" href="http://ippolita.net/11.html"> rassegna stampa</a>:</p>
<p>I giornalisti hanno spesso difficoltà a gestire il linguaggio tecnologico, sia in termini di riflessione che circa la valutazione di un software. Tuttavia lo sforzo divulgativo del testo ha pagato, la lettura non è per soli tecnici e con un po&#8217; di curiosità si possono affrontare anche i capitoli più matematici.</p>
<p>Occorre dire però che abbiamo fatto un grosso lavoro di ufficio stampa e back office. Abbiamo estrapolato le tesi di fondo in brevi comunicati, siamo stati sempre disponibili all&#8217;intervista, alle delucidazioni.</p>
<p>Feltrinelli non è riuscita a farci avere granché di visibilità, il loro ufficio stampa ha lavorato poco e male. (Oppure, il che e&#8217; la stessa cosa a livello di risultati, l&#8217;investimento della struttura Feltrinelli per questo testo e&#8217; stato minimo e dunque il buon impatto sulla stampa è dipeso sostanzialmente dal nostro impegno)</p>
<p>Alla maggior parte dei blogger il volume invece non è piaciuto. Riferimenti e commenti non sono mancati, ma &#8220;le critiche sono troppo radical&#8221;, insomma siamo risultati faziosi. Credo che la sub-cultura del web 2.0 sia essenzialmente conservatrice. Un paradosso?</p>
<p><em>D: &#8220;Luci e ombre di Google&#8221; si concentra principalmente sugli aspetti d&#8217;impresa di Google e sulle funzioni del motore di ricerca. Quali sono le vostre considerazioni sugli altri servizi di Google, come Gmail, Analytics (che Nazione Indiana usa), Earth e Maps, Code (da voi descritto nella sezione sulle licenze)?<br />
</em></p>
<p>Le considerazioni di base sono sempre le stesse. Analytics permette di indicizzare anche gli utenti che non stanno navigando direttamente su un servizio o sito web di Google stesso. Gli fornisci dati di altre persone (oltre ai tuoi) Ogni servizio ha il suo specifico ambito, ma l&#8217;obiettivo è sempre lo stesso: fare data mining.</p>
<p>Il punto è che la gratuità ha un prezzo. Tutto qui.Nessuno dice che non si deve usare Google, l&#8217;importante è sapere COSA stai usando, come funziona, cosa gli dai in cambio. Ci sono altri software gratis (ma anche free che è tutta un&#8217;altra storia) che si possono usare per fare statistiche, il problema è che gli utenti (anche quelli meno ingenui) non li trovano abbastanza &#8220;cool&#8221;. La verità è che ci siamo intossicati, solo 7 anni fa aravamo molto più critici, più sbilanciati in avanti, smaniosi di imparare.</p>
<p><em>D: Il libro è del 2006 (hackmeeting) e il pdf del 01/2007. Ora è marzo 2008 e nel frattempo i servizi di Google (ricerca, pubblicità, servizi geografici, web analytics, codice) sono diventati sempre più usati e pervasivi. Cosa è cambiato nell&#8217;edizione francese?<br />
</em></p>
<p>L&#8217;edizione francese ha una grafica davvero minimalista. I materiali (carta, inchiostro) e il lavoro editoriale (impaginazione, presentazione) sono decisamente migliori dell&#8217;edizione italiana: rilegature a filo, non incollata e basta.Prezzo molto elevato, 19 euro, anche se in linea con il mercato francese. Con questa edizione, sono 240 pagine, assai leggibili e piacevoli all&#8217;occhio.</p>
<p>Per quanto riguarda la traduzione nel complesso la resa eccellente. Maxime Rovere, il traduttore conosce l&#8217;argomento, o quanto meno si e&#8217; documentato a fondo.La resa francese degli esempi: non banale, ma sostanzialmente riuscita. es. trenitalia e&#8217; sostituito da sncf (ferrovie francesi), l&#8217;esempio della parola &#8220;penna&#8221; da ricercare su google diventa &#8220;plume&#8221;: è stata effettuata la nuova ricerca e sono stati riportati i risultati.</p>
<p>Le note sono state riportate in francese con edizioni originali o tradotte in francese &#8211; e fin qui è pratica corrente nelle buone traduzioni &#8211; ma lo stesso è stato fatto per quasi tutti i link a wikipedia, operazione non scontata.</p>
<p>In diverse occasioni, la traduzione ha migliorato il testo, reso più&#8217; scorrevole, es. nel famigerato esempio dei &#8220;vasi&#8221; (cap VI) ha girato le frasi e s&#8217;è&#8217; preso qualche libertà&#8217; che chiariscono perfettamente il concetto. C&#8217;è qualche incertezza su dettagli tecnici, ma trascurabile</p>
<p><em>D: Il libro  propone un cambiamento culturale e una diversa consapevolezza di fronte alla presenza di Google come unico punto di vista sulla rete e sull&#8217;informazione. Al contempo esistono contromisure tecniche a difesa della privacy: la rete anonima Tor, le funzioni di privacy in Firefox ad esempio. Quale è la vostra posizione su queste tecnologie? Le usate?<br />
</em></p>
<p>I: Ovviamente si, anzi di più. Vi invitiamo a provare un  simpatico software che abbiamo proposto qualche giorno fa sulla lista Hackmeeting: <del datetime="2008-08-26T08:32:59+00:00"><a title="un addon per Fiorefox, pagina download" href="http://www.ippolita.net/gcookies/">GCookie</a></del><ins datetime="2008-08-26T08:32:59+00:00"><a title="SCookies un addon per Firefox" href="http://www.autistici.org/bakunin/scookies/">SCookie</a></ins>.  E&#8217; un estensione per Firefox. Manda i cookie di Google dell&#8217;utente al server il quale ne restituisce un altro di uguale tipo, ma di un diverso utente che abbia eseguito la stessa operazione. Prendete il tutto come un&#8217;alpha poco testata e scritta &#8220;di getto&#8221; in un giorno&#8230; Li&#8217; trovate sia l&#8217;estensione e sia il backend php + mysql. Semplice semplice.</p>
<p>Non è una risposta complessiva, ma noi del resto diffidiamo dalle risposte complessive.</p>
<p><em>Grazie Ippolita per questa intervista.</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/03/luci-e-ombre-di-google-in-francia/">Luci e ombre di Google in Francia</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Scroogled</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 06:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>Google controlla le vostre mail, i vostri video, il vostro calendario, le vostre ricerche&#8230; E se controllasse la vostra vita?</em><br />
un racconto di <strong>Cory Doctorow</strong></p>
<p align="right"> Datemi due righe scritte dall’uomo più onesto, e io vi troverò di che impiccarlo.</p>
<p align="right"> <em>Cardinale Richelieu</em></p>
<p align="right"> Su di voi non sappiamo abbastanza.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/12/14/scroogled/">Scroogled</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Google controlla le vostre mail, i vostri video, il vostro calendario, le vostre ricerche&#8230; E se controllasse la vostra vita?</em><br />
un racconto di <strong>Cory Doctorow</strong></p>
<p align="right"> Datemi due righe scritte dall’uomo più onesto, e io vi troverò di che impiccarlo.</p>
<p align="right"> <em>Cardinale Richelieu</em></p>
<p align="right"> Su di voi non sappiamo abbastanza.<br />
<em>Eric Schmidt, CEO di Google</em></p>
<p><span id="more-4566"></span><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/12/07-google-73932041_10.jpg" alt="videosorveglianza con telecamere: una sala di controllo" /></p>
<p>Greg atterrò all’aeroporto internazionale di San Francisco alle otto di sera, ma quando finalmente giunse in cima alla coda alla dogana era passata mezzanotte. Era spuntato fuori dalla prima classe con la pelle color nocciola, la barba di due giorni e i muscoli rilassati di un mese di spiaggia a Cabo (passato a fare immersioni tre volte a settimana e a girare attorno alle studentesse francesi il resto del tempo). Quando era partito dalla città un mese prima era un rottame, con le spalle cascanti e la pancia prominente. Adesso era un dio abbronzato e attirava gli sguardi ammirati delle hostess in fondo alla cabina.</p>
<p>Quattro ore di fila alla dogana dopo si era lentamente ritrasformato da dio in uomo. Il lieve stato di euforia si era esaurito, il sudore gli colava giù per il culo e le spalle e il collo erano tanto tesi che al posto della schiena gli pareva di avere una racchetta da tennis. Le batterie dell’iPod erano morte da un pezzo e a lui non era rimasto altro da fare che mettersi a origliare i discorsi della coppia di mezz’età davanti a lui.</p>
<p>– Le meraviglie della tecnologia moderna, – disse la donna indicando con la spalla un cartello lì vicino: Immigration – Powered by Google.</p>
<p>– Mi pareva che non dovessero iniziare prima del mese prossimo –. L’uomo si passava di continuo un sombrero dalla testa alle mani.</p>
<p>Google alla frontiera. Cristo santo. Greg era andato via da Google sei mesi prima, liquidando le sue azioni per prendersi “un po’ di tempo per me”, tempo che alla fine si rivelò meno appagante di quanto si fosse aspettato. Nei cinque mesi che seguirono non fece quasi altro che riparare i PC degli amici, guardare la TV tutto il giorno e mettere su cinque chili, che si spiegò con il fatto che era restato a casa invece di andare al Googleplex, con la sua palestra ben equipaggiata e aperta ventiquattr’ore su ventiquattro.</p>
<p>Certo: doveva immaginarselo. Il governo USA aveva sperperato quindici miliardi di dollari in un programma di raccolta delle impronte digitali e delle fotografie di chiunque passasse dalla frontiera e non aveva preso neanche un terrorista. Era chiaro che il settore pubblico non era attrezzato per Effettuare Ricerche Appropriate.</p>
<p>L’agente del dipartimento di sicurezza aveva le borse sotto gli occhi e lanciava occhiate al suo monitor, picchiettando sulla tastiera con dita come salsicciotti. Non stupiva che ci volessero quattro ore per uscire da quel dannato aeroporto.</p>
<p>– ’sera, – disse Greg consegnando all’uomo il suo passaporto sudaticcio. L’agente grugnì e glielo strappò di mano, poi si mise a fissare lo schermo battendo sui tasti. Un sacco. Aveva un pezzetto di cibo seccato all’angolo della bocca e la sua lingua spuntò fuori e lo leccò.</p>
<p>– Vogliamo parlare del giugno 1998? –</p>
<p>Greg distolse lo sguardo dal cartello Partenze. – Scusi? –</p>
<p>– Il 17 giugno 1998 ha pubblicato un messaggio su alt.burningman riguardo alla sua intenzione di partecipare a un festival. Ha chiesto: “Ma i funghetti sono proprio un’idea tanto malvagia?” –</p>
<p>L’interrogatore della sala accessoria di controllo era piuttosto anziano, e tanto macilento che pareva fosse stato intagliato nel legno. Le sue domande andarono molto più a fondo dei funghetti.</p>
<p>– Mi parli dei suoi hobby. Si interessa di modellini di razzi? –</p>
<p>– Come? –</p>
<p>– Modellini di razzi –.</p>
<p>– No, – disse Greg. Assolutamente no –. Cominciava a capire dove volevano andare a parare.</p>
<p>L’uomo prese un appunto, pigiò qualche tasto. – Vede, se gliel’ho chiesto è perché noto un forte picco sulle inserzioni di componenti di razzi in corrispondenza dei risultati delle sue ricerche e della sua casella di posta su Google –.</p>
<p>Greg avvertì uno spasmo alle viscere. – State controllando le mie ricerche e la mia posta elettronica? – Non toccava una tastiera da un mese, ma sapeva che probabilmente quello che aveva inserito in quella barra di ricerca rivelava più cose su di lui di quante non ne dicesse al suo strizzacervelli.</p>
<p>– Signore, stia tranquillo, la prego, – disse l’uomo con un fischio di scherno. – No, non sto controllando le sue ricerche: sarebbe incostituzionale. Noi vediamo solo le pubblicità che compaiono quando legge la sua posta o effettua ricerche. Ho una brochure che spiega tutto. Gliela darò appena avremo finito –.</p>
<p>– Ma le pubblicità non significano niente, – farfugliò Greg. – Mi spunta la pubblicità delle suonerie di Ann Coulter(<strong>1</strong>) ogni volta che ricevo una mail dal mio amico di Coulter, nell’Iowa! –</p>
<p>L’uomo annuì. – Capisco, signore. Ed è per questo che sono qui a parlare con lei. Secondo lei come mai le inserzioni dei modellini di razzi compaiono tanto spesso? –</p>
<p>Greg si lambiccò il cervello. – Va bene, faccia così. Cerchi “fanatici del caffè” –. Era stato molto attivo in quel gruppo: li aveva aiutati a costruire il sito per il loro servizio di abbonamento al “caffè del mese”. La miscela con cui lo avrebbero lanciato si chiamava Carburante jet. “Carburante jet” e “lanciare”: probabilmente quelle parole avrebbero fatto sputar fuori a Google delle inserzioni di modellini di razzi.</p>
<p>Erano in dirittura d’arrivo quando l’uomo intagliato nel legno trovò le foto di Halloween. Erano sepolte nella terza schermata dei risultati di ricerca su “Greg Lupinski”.</p>
<p>– Era una festa a tema sulla guerra del Golfo, – disse lui. – Al Castro –.</p>
<p>– E lei è vestito da&#8230;? –</p>
<p>– Attentatore suicida, – rispose lui imbarazzato. Bastò pronunciare quelle parole a farlo sobbalzare.</p>
<p>– Venga con me, signor Lupinski, – disse l’uomo.</p>
<p>Quando lo rilasciarono erano le tre di notte passate. Le sue valigie stavano abbandonate vicino al nastro dei bagagli. Le raccolse e vide che erano state aperte e richiuse senza troppi complimenti. I vestiti spuntavano fuori dai bordi.</p>
<p>Quando tornò a casa si accorse che le sue finte statuette precolombiane erano state tutte rotte e al centro della sua camicia messicana di cotone bianco nuova di zecca c’era un’inquietante impronta di scarpone. I suoi vestiti non odoravano più di Messico. Odoravano di aeroporto.</p>
<p>Non sarebbe riuscito a addormentarsi. Assolutamente. Doveva parlarne con qualcuno. C’era solo una persona che avrebbe capito. Per fortuna di solito a quell’ora era sveglia.</p>
<p>Maya aveva cominciato a lavorare da Google due anni dopo Greg. Era stata lei a convincerlo ad andare in Messico dopo che aveva liquidato le azioni: dovunque potesse riavviare la sua esistenza, aveva detto.</p>
<p>Maya aveva due giganteschi labrador color cioccolato e una ragazza molto, molto paziente di nome Laurie che accettava qualunque cosa tranne di essere trascinata in giro per il Dolores Park alle sei del mattino da centosessanta chili di sbavante natura canina.</p>
<p>Mentre Greg le si avvicinava di corsa, Maya fece per prendere lo spray antiaggressione, poi, a scoppio ritardato, spalancò le braccia, lasciando cadere i guinzagli e bloccandoseli sotto la scarpa. – Dovè finito tutto il resto? Amico, sei diventato un gran figo! –</p>
<p>Lui ricambiò l’abbraccio, rendendosi conto all’improvviso del suo odore dopo una notte di intrusioni via Google. – Maya, – disse, – cosa sai di Google e del dipartimento di sicurezza nazionale? –</p>
<p>Non fece in tempo a finire la domanda che lei si irrigidì. Uno dei cani si mise a uggiolare. Lei si guardò attorno, poi indicò i campi da tennis con un cenno del capo. – In cima al lampione laggiù; non guardare, – disse. – È uno dei nostri access point WiFi municipali. Webcam grandangolari. Guarda dall’altra parte mentre parli –.</p>
<p>Nel grande schema delle cose, a Google non era costato tanto installare webcam in tutta la città. Soprattutto se si considerava la sua capacità di proporre pubblicità a ognuno in base a dove si trovava. Greg non ci aveva fatto molto caso quando le telecamere e tutti quegli access point erano stati aperti al pubblico: per un giorno intero sui blog si era scatenato il putiferio mentre tutti giocavano con il nuovo giocattolo onniveggente zoomando su varie zone frequentate dalle prostitute, ma dopo un po’ lo scalpore si era esaurito.</p>
<p>Sentendosi idiota, Greg bofonchiò: – Mi stai prendendo in giro –.</p>
<p>– Vieni con me, – disse lei girando le spalle al lampione.</p>
<p>I cani non furono felici di accorciare la passeggiata ed espressero il loro scontento in cucina mentre Maya preparava il caffè.</p>
<p>– Con il dipartimento di sicurezza siamo giunti a un compromesso, – disse prendendo il latte. – Loro hanno acconsentito a non attingere più ai nostri archivi delle ricerche e noi abbiamo accettato di fargli vedere le pubblicità che comparivano nelle schermate degli utenti –.</p>
<p>A Greg venne la nausea. – Perché? Non dirmi che Yahoo già lo stava facendo&#8230; –</p>
<p>– No, no. Be’, sì. Yahoo lo stava facendo. Ma non è questo il motivo per cui Google ha seguito l’esempio. Lo sai: i repubblicani odiano Google. Da noi la maggioranza è iscritta al partito democratico, quindi facciamo quello che possiamo per farci la pace prima che ci bastonino. Non sono I.I.P. – Informazioni Identificative Personali, lo smog tossico dell’età dell’informazione. – Sono solo metadati. Quindi è solo un po’ malvagio –.</p>
<p>– E allora perché tutte queste precauzioni? –</p>
<p>Maya sospirò e abbracciò il labrador che le si strusciava sul ginocchio con l’enorme testa. – I servizi sono come pidocchi. Arrivano dappertutto. Si presentano alle nostre riunioni. È come in un ministero sovietico. E le autorizzazioni speciali&#8230; siamo divisi in due fronti: gli autorizzati e i sospetti. Sappiamo tutti chi non ha l’autorizzazione, ma nessuno sa perché. Io ce l’ho. Per mia fortuna, essere lesbica non significa più essere esclusa. Un autorizzato non si degnerebbe mai di pranzare assieme a un inautorizzabile –.</p>
<p>Greg era molto stanco. – Quindi direi che sono stato fortunato a uscire vivo dall’aeroporto. Avrei potuto finire tra gli “scomparsi” se mi fosse andata male, eh? –</p>
<p>Maya lo guardò fisso. Lui aspettò una risposta.</p>
<p>– Che c’è? –</p>
<p>– Ora io ti dico una cosa, ma tu non dovrai mai farne parola con nessuno, va bene? –</p>
<p>– Ehm&#8230; non è che fai parte di qualche cellula terroristica, vero? –</p>
<p>– No, è meno semplice di così. La storia è questa: l’esame di sicurezza aeroportuale è come un varco doganale informatico. Permette agli sbirri di restringere i criteri di ricerca. Quando ti trattengono alla frontiera per il controllo secondario, diventi una “persona interessante” e non ti mollano mai più. Cercheranno minuziosamente il tuo viso e la tua andatura con le webcam. Ti leggeranno la posta. Controlleranno le tue ricerche –.</p>
<p>– Non avevi detto che i giudici non glielo avrebbero permesso?&#8230; –</p>
<p>– I giudici non gli permetterebbero di passarti indiscriminatamente al vaglio di Google. Ma una volta che entri nel sistema, la ricerca diventa selettiva. Tutto legale. E quando cominciano a studiarti con Google, qualcosa lo trovano sempre. Tutti i tuoi dati finiscono in un grande imbuto che cerca “schemi sospetti” usando la devianza dalla norma statistica per inchiodarti –.</p>
<p>Greg si sentì come se dovesse vomitare. – Com’è potuto succedere? Google era un bel posto. “Non essere malvagio”, giusto? Era il motto aziendale, e per Greg era stato uno dei motivi principali per prendere il diploma di dottorato in informatica a Stanford e portarlo direttamente a Mountain View.</p>
<p>Maya rispose con una risata dura. – Non essere malvagio? Ma dai, Greg. La nostra lobby è formata dallo stesso manipolo di criptofascisti che ha tentato di silurare Kerry. Il tabù della malvagità l’abbiamo rotto da un bel pezzo –.</p>
<p>Restarono zitti per un minuto.</p>
<p>– È tutto cominciato in Cina, – continuò lei infine. – Una volta che ce li abbiamo trasferiti, i server sono passati sotto la giurisdizione cinese –.</p>
<p>Greg sospirò. Conosceva il raggio d’azione di Google fin troppo bene: ogni volta che visitavi una pagina con la pubblicità di Google, usavi le mappe di Google o la posta di Google, e perfino se mandavi un messaggio a un utente di Gmail, la compagnia raccoglieva diligentemente informazioni su di te. Di recente il software di ottimizzazione delle ricerche aveva iniziato a usare i dati per adattare le ricerche Web al singolo utente. Lo strumento si era rivelato rivoluzionario per i pubblicitari. Un governo autoritario avrebbe avuto altri obiettivi in mente.</p>
<p>– Ci hanno usato per costruire i profili di tutti quanti, – continuò Maya. – Quando c’era qualcuno che volevano arrestare, venivano da noi e trovavano un motivo per pigliarli. Sulla rete non c’è quasi niente che tu possa fare che non sia illegale in Cina –.</p>
<p>Greg scosse la testa. – Perché avevano tutto questo bisogno di mettere i server in Cina? –</p>
<p>– Il governo aveva detto che ci avrebbe bloccato comunque. E Yahoo era già lì –. Fecero entrambi una smorfia. A un certo punto ai dipendenti di Google era venuta l’ossessione di Yahoo, e avevano cominciato a stare più attenti alle conseguenze della competizione che alle prestazioni della loro azienda. – Allora ci siamo andati. Ma a molti di noi l’idea non è piaciuta –.</p>
<p>Maya fece un sorso di caffè e abbassò la voce. Uno dei cani stava annusando con insistenza sotto la sedia di Greg.</p>
<p>– Quasi subito i cinesi ci hanno chiesto di cominciare a censurare i risultati delle ricerche, – disse Maya. – Google ha accettato. La versione aziendale era da morire dal ridere: “Non stiamo facendo del male: stiamo offrendo ai consumatori uno strumento di ricerca migliore! Se gli mostrassimo dei risultati cui loro comunque non potrebbero accedere, rimarrebbero soltanto frustrati. Sarebbe un’<em>esperienza negativa di utilizzo</em>” –.</p>
<p>– E adesso? – Greg allontanò un cane. Maya ne parve ferita.</p>
<p>– Adesso sei una persona interessante, Greg. Google ti pedina. Adesso vivi tutta la tua vita con qualcuno che ti sta costantemente dietro una spalla a osservarti. Sai qual è l’obiettivo, no? “Organizzare le informazioni del mondo”. Ogni cosa. Dagli ancora cinque anni e sapremo quanti stronzi c’erano nella tazza prima che tirassi lo sciacquone. Unisci il tutto all’automatico sospetto per chiunque corrisponda al quadro statistico del tipo cattivo e sei&#8230; –</p>
<p>– Fottuto (<strong>2</strong>)–.</p>
<p>– Completamente, – annuì lei.</p>
<p>Maya portò i due labrador nella camera da letto in fondo al corridoio. Lui la sentì discutere sottovoce con la compagna e lei tornò sola.</p>
<p>– Posso risolvere io la cosa, – disse in un sussurro incalzante. – Quando i cinesi hanno cominciato a fare retate, con i miei <em>podmate</em> abbiamo dedicato il nostro progetto del 20 per cento a metterglielo in culo –. (Tra le innovazioni apportate da Google all’azienda c’era la regola per cui ogni dipendente doveva dedicare il 20 per cento del suo tempo a progetti personali di nobili intenti.) “Lo chiamiamo Googlecleaner. Si infila nel data base e ti normalizza a livello statistico. Le tue ricerche, i tuoi istogrammi su Gmail, i tuoi schemi di navigazione. Tutto. Greg, posso ripulirti. È l’unica soluzione –.</p>
<p>– Non voglio che ti cacci nei guai –.</p>
<p>Lei scosse la testa. – Io sono già condannata. Ogni giorno che passa da quando ho creato questa dannata cosa è tempo preso in prestito: non ci vorrà molto prima che qualcuno faccia notare la mia esperienza e la mia storia al dipartimento di sicurezza e poi, oh, non so. Qualunque cosa facciano alle persone come me nella guerra dei sostantivi astratti –.</p>
<p>A Greg tornò in mente l’aeroporto. La perquisizione. La sua camicia, l’impronta di scarpone nel centro.</p>
<p>– Fallo, – disse.</p>
<p>Il Googlecleaner fece miracoli. Greg lo capì dalle pubblicità che spuntarono accanto alle sue ricerche, pubblicità chiaramente dirette a qualcun altro: dati sul design intelligente, corsi universitari online, un futuro senza terrore, un software per bloccare i siti porno, il problema degli omosessuali, biglietti scontati per Toby Keith(<strong>3</strong>). Erano gli effetti del programma di Maya. Era chiaro che la nuova ricerca personalizzata di Google lo aveva classificato come tutta un’altra persona, un conservatore timorato di Dio con un debole per la musica folk.</p>
<p>A lui la cosa stava benissimo.</p>
<p>Poi cliccò sulla rubrica e trovò che mancavano metà dei suoi contatti. La sua cartella della posta in entrata su Gmail aveva tanti buchi quanto un tronco infestato dalle termiti. Il suo profilo su Orkut, normalizzato. Il calendario, le foto di famiglia, i segnalibri: tutto vuoto. Prima di allora non si era mai reso davvero conto di quante cose della sua vita fossero migrate sul web e si fossero infilate nelle webfarm di Google: tutta la sua identità online. Maya lo aveva ripulito da cima a fondo: era diventato l’uomo invisibile.</p>
<p>Greg pestò assonnato i tasti del portatile che aveva accanto al letto, riportando in vita lo schermo. Lanciò un’occhiata all’orologio lampeggiante sul pannello della scrivania: 4.13 del mattino! Cristo santo, chi era che veniva a bussare alla porta a quell’ora?</p>
<p>Gridò: – Arrivo! – con voce impastata e si infilò una vestaglia e le pantofole. Ciabattò nel corridoio, accendendo una luce dopo l’altra. Alla porta, strizzò l’occhio nello spioncino e vide Maya che gli ricambiava cupa lo sguardo.</p>
<p>Tolse la catena e il catenaccio e spalancò la porta. Maya si precipitò dentro alle sue spalle, seguita dai cani e dalla compagna.</p>
<p>Era madida di sudore e i capelli solitamente pettinati le stavano appiccicati alla fronte a ciocche. Si stropicciò gli occhi, che erano rossi e cerchiati.</p>
<p>– Fa’ i bagagli, – disse rauca.</p>
<p>– Come? –</p>
<p>Lo prese per le spalle. – Fa’ come ti dico, – disse.</p>
<p>– Dove vuoi&#8230;? –</p>
<p>– In Messico, probabilmente. Non lo so ancora. Fa’ i bagagli, cazzo –. Entrò in camera sua spingendolo di lato e si mise a spalancare cassetti.</p>
<p>– Maya, – disse lui secco, – io non vengo da nessuna parte finché non mi dici che succede –.</p>
<p>Lei gli lanciò uno sguardo truce e si scostò i capelli dal viso. – Il Googlecleaner vive di vita propria. Dopo che ti ho ripulito, l’ho spento e me ne sono andata. Era troppo pericoloso usarlo di nuovo. Però lui è comunque impostato per mandarmi messaggi di conferma ogni volta che entra in funzione. Qualcuno lo ha usato sei volte per ripulire tre utenti molto specifici: utenti che per puro caso sono quelli di membri della commissione commercio del senato candidati alla rielezione –.</p>
<p>– Da Google c’è qualcuno che getta fango sui senatori? –</p>
<p>– Non da Google. Proviene da qualche altra parte. Il gruppo di indirizzi IP di cui fa parte è registrato a Washington. E gli IP sono tutti usati da utenti Gmail. Indovina a chi appartengono le caselle –.</p>
<p>– Hai sbirciato nelle caselle Gmail? –</p>
<p>– E va bene. Sì. Gli ho guardato la posta elettronica. Lo fanno tutti, in continuazione, e per motivi molto peggiori dei miei. Ma fa’ attenzione: viene fuori che tutta quest’attività è diretta dalla nostra lobby. Stanno solo facendo il loro mestiere: difendere gli interessi dell’azienda –.</p>
<p>Greg si sentiva il sangue pulsare nelle tempie. – Dovremmo parlarne con qualcuno –.</p>
<p>– Non servirà a niente. Sanno tutto di noi. Possono vedere ogni ricerca. Ogni e-mail. Tutte le volte che siamo stati ripresi da una webcam. Chi fa parte della nostra comunità&#8230; sapevi che se su Orkut hai 15 amici è statisticamente provato che non sei a più di tre passi da qualcuno che ha versato un contributo a una causa “terroristica”? Ti ricordi dell’aeroporto? Stavolta sarà molto più dura –.</p>
<p>– Maya, – disse Greg, cercando di riprendere il controllo. – Andarsene in Messico non è un po’ esagerato? Licenziati e basta. Possiamo fondare un’azienda nostra o qualcosa del genere. Questa è una follia –.</p>
<p>– Oggi sono venuti da me, – disse lei. – Due agenti della sezione politica del dipartimento di sicurezza. Sono rimasti ore. E mi hanno fatto un sacco di domande pesanti –.</p>
<p>– Sul Googlecleaner –.</p>
<p>– Sui miei amici e sulla mia famiglia. Sulla mia cronologia di ricerca. Sulla mia storia personale –.</p>
<p>– Gesù –.</p>
<p>– Mi stavano lanciando un messaggio. Osservano ogni click e ogni ricerca. È ora di andare. Di mettersi fuori tiro –.</p>
<p>– In Messico Google ha una sede, lo sai, no? –.</p>
<p>– Dobbiamo andarcene, – disse lei, decisa.</p>
<p>– Laurie, tu che ne pensi? – chiese Greg.</p>
<p>Laurie diede un buffetto tra le spalle ai cani. – I miei se ne sono andati dalla Germania Est nel ’65. Mi hanno raccontato della Stasi. La polizia segreta chiudeva tutto quello che c’era su di te nella tua cartella personale: se raccontavi una barzelletta poco patriottica, tutto quanto. Che lo volesse o no, quello che Google ha creato non è diverso –.</p>
<p>– Greg, vieni? –</p>
<p>Lui guardò i cani e scosse la testa. – Ho dei pesos che avanzano, – disse. – Prendeteli. E state attente, va bene? –</p>
<p>Maya dava l’impressione di volerlo prendere a pugni. Poi, addolcendosi, lo strinse in un abbraccio feroce.</p>
<p>– Sta’ attento anche tu, – gli sussurrò in un orecchio.</p>
<p>Vennero a cercarlo dopo una settimana. A casa, nel cuore della notte, proprio come se l’era immaginato lui.</p>
<p>Due uomini si presentarono alla sua porta poco dopo le due del mattino. Uno rimase in silenzio sull’uscio. L’altro era del tipo cordiale, basso e grinzoso, una giacca sportiva con una macchia su un risvolto e una bandiera americana sull’altro. – Greg Lupinski, abbiamo motivo di credere che lei abbia violato la Legge sulla frode e gli abusi informatici, – disse per tutta presentazione. – Nella fattispecie, per violazione di accesso protetto e per essersi procurato informazioni con questo genere di condotta. Dieci anni per un incensurato. Ci risulta che quello che lei e la sua amica avete fatto con i nostri archivi di Google sia classificabile come reato penale. E oh, chissà cosa verrà fuori al processo&#8230; tutta la roba che avete cancellato dal suo profilo, tanto per cominciare –.</p>
<p>Greg si era figurato questa scena per una settimana. Si era immaginato ogni sorta di cose coraggiose da dire. Così aveva trovato qualcosa da fare mentre aspettava notizie di Maya. Lei non aveva chiamato.</p>
<p>– Vorrei parlare con un avvocato, – fu tutto quello che riuscì a tirar fuori.</p>
<p>– Certo, può farlo, – disse il piccoletto. – Ma forse possiamo trovare un accordo migliore –.</p>
<p>Greg ritrovò la voce. – Vorrei vedere il suo distintivo, – balbettò.</p>
<p>Il viso da bassotto del tizio si illuminò mentre lui emetteva una risatina divertita. – Amico, io non sono uno sbirro, – ribatté. – Sono un consulente. Google mi paga (la mia ditta rappresenta i suoi interessi a Washington) per stabilire rapporti. Ovvio che non coinvolgeremmo la polizia senza averne prima parlato con lei. Lei è di famiglia. A dire il vero, avrei un’offerta da farle –.</p>
<p>Greg si voltò verso la macchina del caffè e buttò il filtro usato.</p>
<p>– Io mi rivolgo ai giornali, – disse.</p>
<p>L’uomo annuì come se ci stesse riflettendo su. – Be’, certo. Potrebbe entrare negli uffici del <em>Chronicle</em> domattina stesso e raccontare tutto. Loro cercherebbero una fonte per confermare la cosa. Non ne troveranno neanche una. E quando tenteranno di cercarla, noi li troveremo. Quindi, amico, che ne dice di starmi a sentire? Il mio è un lavoro in cui si vince soltanto. E io lo faccio molto bene –. Fece una pausa. – A proposito, questo caffè è eccellente, ma non vuole dare prima una sciacquatina ai chicchi? Gli toglie un po’ di amaro e gli fa emettere l’olio. Ecco: mi passa un colino? –</p>
<p>Greg guardò l’uomo togliersi la giacca in silenzio e appenderla a una sedia della cucina, poi sbottonarsi i polsini e arrotolarsi le maniche con cura, facendosi scivolare in tasca un orologio digitale da pochi soldi. Versò i chicchi dal macinino al colino di Greg e li sciacquò dentro l’acquaio.</p>
<p>Era un po’ tozzo e pallidissimo, con la grazia sociale di un ingegnere elettrico. Sembrava un vero impiegato di Google, a dire il vero, ossessionato com’era dalle minuzie. Se la cavava bene anche con il macinacaffè.</p>
<p>– Stiamo mettendo su una squadra per il Blocco 49&#8230; –</p>
<p>– Non esiste nessun Blocco 49, – disse Greg meccanicamente.</p>
<p>– Certo, – disse il tizio con un breve sorriso a denti stretti. – Non esiste nessun Blocco 49. Ma noi stiamo mettendo in piedi una squadra per ottimizzare il Googlecleaner. Il codice di Maya non era molto efficiente, sa. È pieno di bug. Ci serve un aggiornamento. Lei sarebbe l’uomo che fa per noi, e se tornasse da noi, quello che sa non avrebbe più importanza –.</p>
<p>– Incredibile, – disse Greg con una risata. – Se pensate che sia disposto ad aiutarvi a infangare candidati politici in cambio dei vostri favori, siete più pazzi di quanto pensassi –.</p>
<p>– Greg, – disse l’uomo, – noi non stiamo infangando nessuno. Ripuliamo solo un po’ le cose. Per alcuni individui scelti. Sa cosa voglio dire, vero? Qualunque profilo di Google risulta un po’ spaventoso a un esame approfondito. E in politica l’esame approfondito è all’ordine del giorno. Candidarsi a qualche carica è come sottoporsi a una colonscopia pubblica –. Caricò la caffettiera e spinse giù lo stantuffo, il viso distorto in una smorfia di solenne concentrazione. Greg recuperò due tazze da caffè – tazze di Google, naturalmente – e le passò agli altri.</p>
<p>– Faremo per i nostri amici quel che Maya ha fatto per lei. Solo una pulitina. Non vogliamo fare altro che proteggere la loro privacy. Tutto qui –.</p>
<p>Greg fece un sorso di caffè. – Che succede ai candidati che non ripulite? –</p>
<p>– Già, – disse il tizio lanciando a Greg un flebile sorriso. – Già, ha ragione. Per loro sarà un po’ dura –. Si frugò nella tasca interna della giacca e tirò fuori diversi fogli ripiegati.</p>
<p>Li lisciò e li appoggiò sul tavolo. – Questo è uno dei bravi ragazzi che ha bisogno del nostro aiuto –. Era una stampata della cronologia di ricerca di un candidato che Greg aveva sostenuto durante le ultime tre campagne elettorali.</p>
<p>– Il tipo se ne torna nella sua camera d’albergo dopo una giornata massacrante di campagna porta a porta, accende il portatile e scrive “culi caldi” nella barra di ricerca. Bell’affare, eh? Per come la vediamo noi, permettere che questo impedisca a un brav’uomo di continuare a servire il suo paese è semplicemente contrario ai principi dell’America –.</p>
<p>Greg annuì piano.</p>
<p>– Allora, aiuterà quest’uomo? – chiese il piccoletto.</p>
<p>– Sì –.</p>
<p>– Bene. C’è un’altra cosa. Abbiamo bisogno del suo aiuto per trovare Maya. Non aveva capito un tubo delle nostre intenzioni e adesso pare che sia fuggita di galera. Quando avrà sentito le nostre ragioni tornerà subito indietro, non ho dubbi –.</p>
<p>Lanciò un’occhiata alla cronologia di ricerca del candidato.</p>
<p>– Potrebbe darsi, – rispose Greg.</p>
<p>Il nuovo Congresso ci mise undici giorni di seduta ad approvare la Legge per la sicurezza e il controllo delle comunicazioni e degli ipertesti, che autorizzava il dipartimento di sicurezza e l’NSA a esternalizzare fino all’80 per cento del lavoro di analisi e raccolta dati a ditte private. In teoria, i contratti andavano assegnati con una gara d’appalto, ma dentro le sicure mura del Blocco 49 di Google nessuno aveva dubbi su chi avrebbe vinto. Se Google avesse speso quindici miliardi di dollari per prendere i cattivi alla frontiera, ci si poteva scommettere che li avrebbero presi&#8230; è che i governi proprio non sono attrezzati per Effettuare Ricerche Appropriate.</p>
<p>Il mattino dopo Greg si esaminò con attenzione mentre si faceva la barba (ai tizi della sicurezza la barba incolta da hacker non andava giù e non si facevano nessun problema a dirglielo) e si rese conto che quello era il suo primo giorno di lavoro come agente segreto de facto per il governo degli Stati Uniti. Fino a che punto sarebbe stato orrendo? Non era meglio che a occuparsi di queste cose fosse Google piuttosto che un goffo burocrate del dipartimento di sicurezza?</p>
<p>Quando parcheggiò nel Googleplex, tra le auto ibride e le rastrelliere per biciclette traboccanti, aveva preso una decisione. Stava meditando su quale frullato biologico prendere in mensa quando il suo tesserino elettronico non aprì la porta del Blocco 49. Il LED rosso lampeggiava monotono a ogni strisciata. In qualunque altro edificio avrebbe potuto mettersi alle costole di qualcun altro, con tutta la gente che entrava e usciva di corsa. Ma i responsabili del 49 spuntavano solo per i pasti, e a volte neanche allora.</p>
<p>Striscia, striscia, striscia. Di colpo udì una voce al suo fianco.</p>
<p>– Greg possiamo scambiare due parole, per favore? –</p>
<p>L’uomo grinzoso gli mise un braccio intorno alle spalle e Greg sentì l’odore del suo dopobarba agli agrumi. Era lo stesso che usava il suo maestro di sub a Baja quando uscivano a bere la sera. Greg non si ricordava più il suo nome. Juan Carlos? Juan Luis?</p>
<p>Il braccio che l’uomo gli aveva appoggiato sulla spalla era fermo, e lo allontanava dalla porta dirigendolo verso il prato impeccabile, oltre il giardino di erbe aromatiche davanti alla cucina. – Le diamo un paio di giorni liberi, – disse.</p>
<p>Greg ebbe un’improvvisa fitta di ansia. – Perché? – Aveva fatto qualcosa di male? Sarebbe finito in prigione?</p>
<p>– È per Maya –. L’uomo lo fece girare e lo fissò negli occhi con il suo sguardo senza fondo. – Si è uccisa. In Guatemala. Mi dispiace, Greg –.</p>
<p>Greg ebbe la sensazione di sfrecciare via, in un luogo a chilometri di distanza dalla terra, una ripresa del Googleplex su Google Earth, dove vide se stesso e l’uomo grinzoso giù in basso come un paio di puntini, due pixel, minuscoli e insignificanti. Ebbe voglia di strapparsi i capelli, di cadere in ginocchio e di piangere.</p>
<p>Da molto lontano si sentì dire: – Non ho bisogno di giorni liberi. Sto bene –.</p>
<p>Da molto lontano sentì l’uomo grinzoso insistere.</p>
<p>La discussione durò a lungo, poi i due pixel si spostarono nel Blocco 49, e la porta gli si richiuse alle spalle.</p>
<p><strong>Note di traduzione</strong></p>
<p><strong>1</strong> Ann Hart Coulter è una giornalista conservatrice statunitense nota per lo stile polemico</p>
<p><strong>2</strong> In Inglese “Scroogled”, gioco di parole tra “screw”, fottere, e Google: è questo l’intraducibile titolo del racconto.</p>
<p><strong>3</strong> Cantante folk conservatore.</p>
<p>&#8212;-</p>
<p>Racconto originale sotto licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it" title="la licenza aperta Creative Commons in italiano">Creative Commons Attribuzione &#8211; Non Commerciale &#8211; Condividi allo stesso modo</a>.</p>
<p>Traduzione a cura di <a href="http://collanediruggine.noblogs.org/post/2007/11/29/scroogled" title="traduzione italiana di Scroogled di Cory Doctorow a cura di Collane di ruggine">Collane di ruggine</a>. Esiste una seconda traduzione indipendente di <a href="http://stiappona.blogspot.com/" title="altra traduzione italiana di Scroogled di Cory Doctorow">Decio Biavati</a>, leggi le <a href="http://reginazabo.noblogs.org/post/2007/11/30/scroogled-diritto-autore-e-scandali-della-traduzione" title="Scroogled di Cory Doctorow in italiano, il diritto d'autore e gli scandali della traduzione">considerazioni di una delle traduttrici</a> sulla vicenda. Esiste anche una <a href="http://cfeditions.com/scroogled/" title="traduzione francese di Scroogled di Cory Doctorow">traduzione francese</a> <span class="nom">di Valérie Peugeot</span>, <span class="nom">Hervé Le Crosnier</span> et <span class="nom">Nicolas Taffin</span> e molte altre <a href="http://craphound.com/?p=1902" title="lista delle traduzioni di Scroogled, di Cory Doctorow">traduzioni in altre lingue</a>.</p>
<p>Il racconto è uscito inizialmente su <a href="http://www.radaronline.com/from-the-magazine/2007/09/google_fiction_evil_dangerous_surveillance_control_1.php" title="Cory Doctorow Scroogled in Radar Online Magazine">Radar</a> (da cui è tratta anche la fotografia), qui una <a href="http://www.boingboing.net/2007/09/25/scroogled-in-the-wal.html" title="Cory Doctorow's Scroogled interview">intervista all&#8217;autore</a> pubblicata sul Wall Street Journal.<a href="http://www.radaronline.com/from-the-magazine/2007/09/google_fiction_evil_dangerous_surveillance_control_1.php" title="Cory Doctorow Scroogled in Radar Online Magazine"></a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/12/14/scroogled/">Scroogled</a></p>
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		<title>Occorre davvero temere il Grande Fratello?</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 05:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2007/05/is_big_brother_1.html">Bruce Schneier</a></p>
<p>Il Grande Fratello non è quel che era solito essere. Lo stato totalitario che George Orwell descrisse nella sua opera più famosa si basa sullo scenario degli anni Quaranta. La società dell’informazione attuale non somiglia per niente al mondo di Orwell, e l’osservazione e l’intimidazione di una popolazione oggi differiscono di gran lunga dall’esperienza di Winston Smith.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/10/29/occorre-davvero-temere-il-grande-fratello/">Occorre davvero temere il Grande Fratello?</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2007/05/is_big_brother_1.html">Bruce Schneier</a></p>
<p>Il Grande Fratello non è quel che era solito essere. Lo stato totalitario che George Orwell descrisse nella sua opera più famosa si basa sullo scenario degli anni Quaranta. La società dell’informazione attuale non somiglia per niente al mondo di Orwell, e l’osservazione e l’intimidazione di una popolazione oggi differiscono di gran lunga dall’esperienza di Winston Smith.<br />
<span id="more-4567"></span><br />
La raccolta di informazioni in “1984” era intenzionale; oggi è involontaria. Nella società dell’informazione noi ci troviamo a generare dati spontaneamente. Nel mondo di Orwell le persone erano per natura anonime; oggi noi tutti lasciamo tracce digitali dappertutto.</p>
<p>Lo stato di polizia di “1984” era centralizzato; oggi è decentralizzato. Le compagnie telefoniche sanno chi chiamate, le compagnie delle carte di credito sanno dove fate i vostri acquisti e Netflix sa quali film guardate. Il vostro Internet Provider può leggere le vostre email; il telefonino può tracciare i vostri movimenti e i supermercati possono controllare ciò che preferite comprare. Non esiste un’unica entità governativa che raccoglie tutti questi dati, perché non ce n’è bisogno. Come ha detto Neal Stephenson, la minaccia non è più rappresentata dal Grande Fratello, ma da migliaia di Piccoli Fratelli.</p>
<p>Il Grande Fratello di “1984” era condotto dallo stato; il Grande Fratello di oggi viene condotto dal mercato. Data broker come ChoicePoint e agenzie di credito come Experian non stanno cercando di creare uno stato di polizia, ma solo di ricavare profitti. Ovviamente queste compagnie approfitteranno dei documenti di identità nazionali, sarebbero degli stupidi a non farlo. E il tipo di correlazioni, di data mining e di precise categorizzazioni che queste entità sono in grado di effettuare sono la ragione per cui il governo degli Stati Uniti compra da loro le informazioni commerciali.</p>
<p>Gli stati di polizia stile “1984” necessitavano di un gran numero di persone. La Germania dell’Est si serviva di un informatore ogni 66 cittadini. Oggi non c’è motivo di assumere persone per osservare altre persone; ci sono i computer che possono fare questo lavoro. Gli stati di polizia stile “1984” erano molto costosi. Oggi la memorizzazione dei dati si sta facendo sempre più economica. Se è troppo caro salvare certe informazioni oggi, sarà fattibile nel giro di pochi anni.</p>
<p>Infine, lo stato di polizia di “1984” fu costituito deliberatamente, mentre oggi sta emergendo spontaneamente. Non vi è motivo di postulare una forza di polizia malevola e un governo che tentano di sconvolgere le nostre libertà. I processi informatici producono naturalmente dati personalizzati; le compagnie li archiviano a scopo di marketing e finiranno con l’essere utilizzati anche dalle forze dell’ordine più oneste e benintenzionate.</p>
<p>Certo, il Grande Fratello orwelliano possedeva una spietata efficienza che è difficile immaginare in un governo attuale. Ma questo non vuol dire assolutamente nulla. Uno stato di polizia approssimativo e inefficiente non è tanto migliore: basta guardare il film “Brazil” per rendersi conto di quanto possa essere pauroso un simile scenario. Alcuni accenni già si possono trovare nella no-fly list, totalmente anomala e inefficace, e negli innumerevoli quanto inutili progetti per categorizzare segretamente le persone a seconda del loro potenziale coefficiente di rischio terroristico. Gli stati di polizia sono intrinsecamente inefficienti, e non c’è ragione di assumere che quelli odierni possano essere più efficienti di quanto non sono.</p>
<p>Il timore non è tanto un governo orwelliano che crei intenzionalmente lo stato totalitario supremo, anche se potrebbe essere una tesi facilmente sostenibile visti i programmi statunitensi di sorveglianza telefonica, le intercettazioni illegali, il data mining su vastissima scala, un documento d’identità nazionale che nessuno vuole, e i vari abusi del Patriot Act. Il grosso guaio è che noi stessi stiamo creando tutto questo, come sottoprodotto naturale della società dell’informazione. Stiamo costruendo l’infrastruttura informatica che permette a governi, multinazionali, organizzazioni criminali e anche a giovanissimi hacker di registrare tutto ciò che facciamo con estrema facilità e persino di cambiare i nostri voti elettorali. E continueremo a farlo a meno di non approvare leggi che regolamentino la creazione, l’utilizzo, la protezione, la rivendita e il trattamento dei dati personali. È proprio l’atteggiamento di considerare insignificante questo problema la causa del problema stesso.</p>
<p>&#8211;<br />
Questo articolo è apparso nel numero di maggio di “Information Security” come seconda parte di un ‘botta e risposta’ con <a href="http://www.ranum.com/security/computer_security/editorials/point-counterpoint/bigbrother.html" title="Pioin and counterpoint: Marcus Ranum on Big Brother">Marcus Ranum</a>.</p>
<p>Edizione italiana curata da <a href="http://www.communicationvalley.it">Communication Valley SpA</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/10/29/occorre-davvero-temere-il-grande-fratello/">Occorre davvero temere il Grande Fratello?</a></p>
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		<title>Luci e ombre di Google: un libro di Ippolita</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/08/luci-e-ombre-di-google-un-libro-di-ippolita/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2007 06:14:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Jan Reister</strong></p>
<p>Il 35% dei visitatori di Nazione Indiana arriva dopo aver interrogato un motore di ricerca, quasi sempre (33%) Google. Usiamo il servizio di statistiche web Google Analytics, molti di noi usano GMail, Google Maps,  Google Earth. La tecnologia di Google ha messo alla portata di tutti grandiose comodità e servizi eccellenti, ma ha causato più sottili cambiamenti sociali e cognitivi e, soprattutto,  una certa inquietudine dovuta alla concentrazione di informazioni sulle nostre abitudini in rete nelle mani di un unico attore.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/10/08/luci-e-ombre-di-google-un-libro-di-ippolita/">Luci e ombre di Google: un libro di Ippolita</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Jan Reister</strong></p>
<p>Il 35% dei visitatori di Nazione Indiana arriva dopo aver interrogato un motore di ricerca, quasi sempre (33%) Google. Usiamo il servizio di statistiche web Google Analytics, molti di noi usano GMail, Google Maps,  Google Earth. La tecnologia di Google ha messo alla portata di tutti grandiose comodità e servizi eccellenti, ma ha causato più sottili cambiamenti sociali e cognitivi e, soprattutto,  una certa inquietudine dovuta alla concentrazione di informazioni sulle nostre abitudini in rete nelle mani di un unico attore.  <a href="http://ippolita.net/google"><br />
Luci e Ombre di Google. Futuro e Passato dell&#8217;Industria dei Metadati</a> (<a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2908&amp;isbn=9788807710278">IBS</a>, <a href="http://bol.it/libri/scheda/ea978880771027.html">BOL</a>) è uno strumenti per capire l&#8217;industria dell&#8217;informazione digitale, presentata con chiarezza e intelligenza, analizzandone diversi aspetti (la cultura aziendale, l&#8217;open source, gli algoritmi, la privacy, quantità e qualità, la critica politica) con taglio divulgativo e con una buona selezione di fonti per l&#8217;approfondimento. E&#8217; un&#8217;ottima prima lettura sul tema, e una chiara raccolta di riferimenti per gli addetti ai lavori.</p>
<p>Il libro è distribuito commercialmente ed è anche scaricabile liberamente <a href="http://ippolita.net/google">dal sito degli autori</a> e <a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/thedarksideofgoogle.pdf" title="The dark side of Google - by Ippolita.net PDF">qui</a>.</p>
<p><span id="more-4508"></span></p>
<p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/searchenginescoverage300.jpg" alt="search engine coverage" align="left" hspace="5" />Una delle critiche rivolte dal libro ai motori di ricerca è la limitatezza delle fonti indicizzate rispetto a quelle disponibili. L&#8217;immagine qui accanto è tratta da un seminario tenuto da <a href="http://www.fravia.com">Fravia</a> nel 2006 e presenta, in modo impressionista, le aree di informazioni indicizzate da Google, MSN e Yahoo! rispetto alle fonti digitali pubbliche (Bulk) disponibili, e alle fonti non pubbliche (Hidden) residenti su intranet aziendali, governative e commerciali.<br />
Google inoltre (come gli altri motori) non solo interroga una base dati definita e limitata, ma usa filtri basati sulla profilazione individuale (per lingua, per storia personale) per restituire rapidamente risultati di ricerca preconfezionati. Si tratta di un fatto legittimo e anzi utile nella ricerca, ma di cui non si è sempre consapevoli: talvolta è un salutare esercizio di prospettiva provare a considerare un motore di ricerca come il buco di una serratura verso una piccola stanza, anziché come un potente telescopio verso il cosmo.</p>
<p>Il libro descrive anche come Google, nonostante utilizzi il software open source che è lo standard nel settore, adotti un sistema di brevetti e licenze in contrasto con i principi del software libero e a sorgenti aperti. L&#8217;accesso alle funzioni dei servizi Google è quasi sempre mediato da interfacce (API) basate sull&#8217;autenticazione; viene spesso adottata nei progetti comunitari la licenza BSD, adatta all&#8217;uso commerciale del software perché permette di chiuderne i sorgenti. La critica a questi aspetti è promettente, anche se sarebbe interessante un ulteriore approfondimento legale in questa direzione.</p>
<p>La privacy individuale è il tema di più urgente rilievo per chi utilizza i servizi di Google. Le ricerce, i servizi di statistiche web, la posta elettronica, i servizi di pubblicità, collaborazione, geoinformazione, accumulano di fatto numerosissime dettagliate informazioni sulle attività che una persona svolge in rete, su quello che fa, cerca, scrive, apprezza e compra. La semplice presenza di una simile banca dati, quale che siano le dichiarazioni di intenti del suo gestore, è un rischio per la privacy individuale, per le libertà civili, per la libertà di mercato. E&#8217; il tema più complesso e rilevante del libro, un delicato rapporto tra vantaggi percepiti per chi usa i servizi e rischi concreti di abuso.</p>
<p>La delega a un servizio esterno di ricerca e organizzazione delle informazioni è alla base della critica cognitiva mossa dal libro nei confronti di Google. La ricerca, intendiamoci, è fondamentale per muoversi tra masse di informazione poco strutturata (un archivio usenet o di una mailing list&#8230;), ma affidare a un motore la costruzione e il richiamo di nessi logici e di informazioni chiave porta al un impoverimento della conoscenza e a un tutoraggio forzato. Sono molti quelli che scrivono &#8220;Nazione Indiana&#8221; in Google per la visita quotidiana al nostro sito, siamo in moltissimi a cercare su GMail indirizzi e informazioni che abbiamo archiviato solo lì, per fare solo due esempi.</p>
<p>Ho trovato invece più debole la critica rivolta dagli autori al modello aziendale di Google, basato in realtà su una intensa meritocrazia tipica degli ambienti di sviluppo software. Più complessa la critica politica al capitalismo impersonato da Google, come dimostrano le attività di filtraggio, censura e repressione svolte direttamente o indirettamente dall&#8217;azienda in Cina.</p>
<p>Ci sono alternative? Abbiamo già ceduto porzioni preziose e irrecuperabili della nostra privacy, o sono tutte  esagerazioni?</p>
<p>Aggiornamento 3 aprile 2008: il libro è stato <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/03/luci-e-ombre-di-google-in-francia/" title="leggi su Nazione Indiana dell'edizione francese">tradotto e pubblicato in Francia.</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/10/08/luci-e-ombre-di-google-un-libro-di-ippolita/">Luci e ombre di Google: un libro di Ippolita</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il valore della privacy</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/il-valore-della-privacy/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/il-valore-della-privacy/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 May 2006 04:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><strong>di <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2006/05/the_value_of_pr.html">Bruce Schneier</a><br />
</strong></p>
<p>Coloro che sono favorevoli a controlli d&#8217;identità, telecamere e database di sorveglianza, data mining e altre misure di sorveglianza generalizzata rispondono spesso a chi sostiene il diritto alla privacy con quest&#8217;obiezione: &#8220;Se non stai facendo niente di male, che cos&#8217;hai da nascondere?&#8221;.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/il-valore-della-privacy/">Il valore della privacy</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2006/05/the_value_of_pr.html">Bruce Schneier</a><br />
</strong></p>
<p>Coloro che sono favorevoli a controlli d&#8217;identità, telecamere e database di sorveglianza, data mining e altre misure di sorveglianza generalizzata rispondono spesso a chi sostiene il diritto alla privacy con quest&#8217;obiezione: &#8220;Se non stai facendo niente di male, che cos&#8217;hai da nascondere?&#8221;.</p>
<p>Ecco alcune risposte argute:</p>
<p>&#8220;Se non sto facendo niente di male, allora non hai motivo di sorvegliarmi&#8221;</p>
<p>&#8220;Perché è il governo che decide cosa è male, e continua a cambiare la definizione di cosa è male&#8221;</p>
<p>&#8220;Perché potresti usare in modo sbagliato le mie informazioni&#8221;<br />
<span id="more-2141"></span><br />
Frecciate come queste, per quanto valide, mi turbano, perché accettano il presupposto che la privacy consista nel nascondere qualcosa di male. Non è così. La riservatezza è un diritto umano intrinseco ed è un requisito necessario per mantenere la condizione umana con dignità e rispetto.</p>
<p>Ci sono due proverbi che esprimono in modo perfetto questo concetto: quis custodiet custodes ipsos? (Chi sorveglia i sorveglianti?) e &#8220;il potere assoluto corrompe in modo assoluto&#8221;.</p>
<p>Il cardinale Richelieu aveva ben presente il valore della sorveglianza quando pronunciò la celebre frase &#8220;Se mi si dessero sei righe scritte dal pugno del più onesto degli uomini, vi troverei certo qualcosa per condannarlo all&#8217;impiccagione&#8221;. Sorvegliate chiunque abbastanza a lungo e troverete qualche elemento per arrestarlo – o più semplicemente ricattarlo. La privacy è importante perché senza di essa le informazioni derivanti dalla sorveglianza verranno abusate: per fare i guardoni, per venderle ai maghi del marketing e per spiare i nemici politici, chiunque essi siano in quel particolare frangente.</p>
<p>La privacy ci protegge dagli abusi di coloro che sono al potere, anche se non stiamo facendo nulla che sia considerato sbagliato nel momento in cui viene effettuata la sorveglianza.</p>
<p>Non facciamo nulla di male quando facciamo l&#8217;amore o andiamo al gabinetto. Non nascondiamo nulla intenzionalmente quando cerchiamo un luogo privato dove riflettere o conversare. Teniamo diari privati, cantiamo in privato sotto la doccia, scriviamo lettere ad amanti segreti e poi le bruciamo. La riservatezza è un bisogno umano fondamentale.</p>
<p>Un futuro nel quale la privacy è costantemente sotto attacco era talmente inconcepibile per i creatori della Costituzione americana che essi non si posero neppure il problema di specificare la riservatezza come un diritto esplicito. Era intrinseca nella nobiltà del loro vivere e nella loro causa. Era evidente che essere sorvegliati in casa propria era irragionevole. Osservare e spiare erano atti così indecenti da essere inconcepibili fra i gentiluomini dell&#8217;epoca. Si sorvegliavano i criminali, non i liberi cittadini. Si era padroni in casa propria. Sono valori intrinseci nel concetto di libertà.</p>
<p>Perché se veniamo osservati in tutto ciò che facciamo, siamo sotto costante minaccia di correzione, giudizio, critica, persino plagio della nostra individualità. Diventiamo bambini, tenuti in catene sotto occhi sempre vigili, col timore costante che – ora o nell&#8217;incerto futuro – le tracce e le abitudini che ci lasciamo dietro verranno riesumate per implicarci da qualunque autorità si sia concentrata improvvisamente su quei nostri atti allora privati e innocenti. Perdiamo la nostra individualità, perché tutto ciò che facciamo è osservabile e registrabile.</p>
<p>Quanti di noi, negli ultimi quattro anni e mezzo, si sono fermati di colpo durante una conversazione, improvvisamente consapevoli di poter essere ascoltati di nascosto? Magari si trattava di una telefonata, oppure di uno scambio di e-mail, di una chattata o di una chiacchierata in un luogo pubblico. Magari stavamo parlando di terrorismo o di politica o di Islam. Ci blocchiamo e per un istante temiamo che le nostre parole possano essere tolte dal loro contesto; ma poi ridiamo della nostra stessa paranoia e proseguiamo. Ma il nostro comportamento è cambiato e il nostro modo di parlare viene sottilmente alterato.</p>
<p>Questa è la perdità di libertà che ci si pone di fronte quando ci viene tolta la nostra privacy. Questa è la vita nell&#8217;ex Germania Est o nell&#8217;Iraq di Saddam Hussein. Ed è il nostro futuro, man mano che permettiamo a occhi incessantemente spioni di entrare nelle nostre vite personali e private.</p>
<p>Sono in troppi a definire erroneamente la questione contrapponendo sicurezza e privacy. La vera scelta è fra libertà e controllo. La tirannia, sia che emerga sotto la minaccia di un attacco fisico straniero, sia che derivi da un&#8217;autorevole sorveglianza domestica, resta comunque tirannia. La libertà richiede sicurezza senza intrusione, sicurezza abbinata alla privacy. Una sorveglianza generalizzata da parte della polizia è, per definizione, uno stato di polizia. Ed è per questo che dobbiamo essere paladini della riservatezza anche quando non abbiamo nulla da nascondere.</p>
<p><em>Translated from the English original by <a href="http://attivissimo.blogspot.com/2006/05/privacy-e-intercettazioni-parla.html">Paolo Attivissimo</a>. Copyright to this translation belongs to <a href="http://www.schneier.com">Bruce Schneier</a>.<br />
</em></p>
<p><em>Abbiamo parlato di privacy e sicurezza su Nazione Indiana qui: <a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/il-futuro-della-privacy/">Il futuro della privacy</a>e qui: <a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/04/09/antiterrorismo-e-datamining/">Antiterrorismo e datamining</a></em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/05/29/il-valore-della-privacy/">Il valore della privacy</a></p>
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		<title>Il futuro della privacy</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 06:27:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sorveglianza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>[Questo <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2006/03/the_future_of_p.html">articolo di Bruce Schneier</a>, esperto statunitense di sicurezza, riguarda la percezione e la realtà dei problemi di riservatezza personale negli Stati Uniti, con un confronto con l'Europa. Lo traduco qui, come punto di inizio di un discorso su privacy, sicurezza e libertà civili.]<br />
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Negli ultimi 20 anni si è verificato un cambiamento epocale nella lotta per la privacy personale.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/il-futuro-della-privacy/">Il futuro della privacy</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Questo <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2006/03/the_future_of_p.html">articolo di Bruce Schneier</a>, esperto statunitense di sicurezza, riguarda la percezione e la realtà dei problemi di riservatezza personale negli Stati Uniti, con un confronto con l'Europa. Lo traduco qui, come punto di inizio di un discorso su privacy, sicurezza e libertà civili.]<br />
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Negli ultimi 20 anni si è verificato un cambiamento epocale nella lotta per la privacy personale.</p>
<p>La pervasività dell&#8217;informatica è sfociata in una sorveglianza quasi continua di ognuno di noi, con profonde conseguenze per la nostra società e le nostre libertà. Una nuova miniera di dati, frutto della sorveglianza, viene utilizzata sia dalle aziende private, che dalle autorità di polizia. Per questo è&#8217; necessario che noi, come cittadini, ne comprendiamo l&#8217;evoluzione tecnologica e ne discutiamo le implicazioni: se ignoriamo il problema e lo lasciamo al &#8220;mercato&#8221;, scopriremo presto che della nostra privacy sarà rimasto ben poco.</p>
<p>Molte persone pensano alla sorveglianza in termini di operazioni di polizia. Seguire quella macchina, sorvegliare quella persona, ascoltare le sue telefonate. Questo genere di sorveglianza esiste ancora, ma la sorveglianza del giorno d&#8217;oggi è più simile quella che la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nsa">NSA</a> ha di recente attivato contro i cittadini americani: l&#8217;intercettazione di ogni telefonata, alla ricerca di determinate parole chiave. E&#8217; ancora sorveglianza, ma stavolta all&#8217;ingrosso.</p>
<p>La sorveglianza all&#8217;ingrosso è una realtà completamente nuova. Non consiste nel &#8220;seguire quell&#8217;auto&#8221;, ma nel &#8220;seguire ogni automobile&#8221;. La National Security Agency può intercettare tutte le telefonate, alla ricerca di schemi di comunicazione o di parole chiave che potrebbero indicare una conversazione tra terroristi. Molti aeroporti archiviano i numeri di targa di ogni auto nei loro parcheggi e possono usare i dati raccolti per individuare auto sospette o abbandonate. Varie città usano dei dispositivi per la lettura delle targhe, fissi o mobili, che registrano ogni auto che passa e salvano i dati per una successiva analisi.</p>
<p>Sempre più, le nostre vite private lasciano dietro di sé una scia di tracce elettroniche. Eravamo abituati ad entare in libreria, passare tra gli scaffali e acquistare un libro pagandolo in contanti. Ora visitiamo <a href="http://www.amazon.com" rel="nofollow">Amazon</a> e tutti i libri sfogliati e acquistati vengono registrati. Eravamo abituati a gettare una moneta al casello autostradale, ora <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ez_pass">EZ Pass</a> <em>[cfr <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Telepass">Telepass</a>]</em> registra data e ora in cui la nostra auto ha attraversato il casello. Ogni volta che facciamo una telefonata, inviamo una email, acquistiamo con la carta di credito o visitiamo un sito web, vengono raccolte informazioni su di noi.</p>
<p>Si è scritto molto sui chip <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rfid">RFID</a> e su come possano essere usati per sorvegliare la gente. Le persone possono essere individuate anche con il loro telefono cellulare, i loro dispositivi Bluetooth e i loro computer con scheda <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wi-fi">WiFi</a>. In certe città le telecamere possono catturare la nostra immagine anche centinaia di volte ogni giorno.</p>
<p>Sono i computer il denominatore comune: essi fanno parte delle nostre transazioni, e i dati ne sono un sottoprodotto. La memoria dei computer è sempre più economica e può archiviare sempre più tracce elettroniche. Man mano poi che la potenza di calcolo è più a buon mercato, sempre più dati vengono indicizzati, correlati e, poi, utilizzati per altri scopi.</p>
<p>Le informazioni sul nostro conto sono preziose. Lo sono per la polizia, ma anche per le grandi aziende. Il Dipartimento della Giustizia vuole avere dettagli sulle ricerche fatte con Google, in modo da trovare schemi utili a individuare pornografia minorile. Google usa gli stessi dati per fornire messaggi pubblicitari contestuali. La città di Baltimora utilizza le foto aeree per sorvegliare ogni casa alla ricerca di abusi edilizi. Un&#8217;azienda nazionale di manutenzione parchi e giardini usa gli stessi identici dati per vendere meglio i suoi servizi. Il gestore telefonico conserva i dettagli delle chiamate per la fatturazione; la polizia li usa per catturare i criminali.</p>
<p>Durante la bolla della new economy, il database dei clienti era spesso l&#8217;unico bene vendibile di certe società. Aziende come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Experian">Experian</a> e <a href="http://www.acxiom.com/">Axciom</a> sono specializzate nel comprare questi dati, per venderli ai loro clienti: aziende e organi pubblici.</p>
<p>I computer sono sempre più piccoli ed economici ogni anno che passa, e questa è una tendenza destinata a durare. Ecco un esempio delle tracce digitali che lasciamo dietro di noi:</p>
<p>Occorrerebbero 100 Megabytes di spazio per registrare tutto quel che un bravo dattilografo potrebbe scrivere sul suo computer in un anno. Questa oggi è la dimensione di una sola scheda di memoria flash, ed è facile immaginare che i produttori di pc potrebbero offrire un sistema di backup fatto in questo modo. Per registrare tutto quello che l&#8217;utente medio fa in Internet ci vuole più memoria, da 4 a 8 Gigabyte all&#8217;anno. E&#8217; molto, ma è esattamente il modello &#8220;registra ogni cosa&#8221; proposto da <a href="http://www.gmail.com">GMail</a> ed è probabilmente in anticipo su analoghe offerte degli <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Internet_service_provider">ISP</a> di qualche anno soltanto.</p>
<p>Ogni mese una persona passa in media 500 minuti al telefono; circa 5 Gigabyte all&#8217;anno per registrare tutto. Il mio iPod ha una capacità di 12 volte tanto. Un &#8220;life recorder&#8221; indossabile sul risvolto della giacca per registrare tutto è ancora un prodotto futuribile: 200 Gigabyte all&#8217;anno per l&#8217;audio e 700 Gigabyte annui per il video. Verrà venduto come dispositivo per la sicurezza, in modo che nessuno possa aggredirci senza venire registrato. Quando accadrà, non sarà forse facile accusare qualcuno di intenti dolosi, solo perché non indossava un life recorder? In fondo alcuni pubblici ministeri hanno argomentato che lasciare a casa il proprio cellulare è una prova che non si desidera essere rintracciati.</p>
<p>In un certo senso, stiamo vivendo un&#8217;epoca unica. I controlli sono normali, ma richiedono ancora che esibiamo un documento di identità. Presto ciò sarà automatico, per mezzo di un chip RFID nel portafoglio o tramite il riconoscimento facciale con le telecamere. E le telecamere,  che ora sono piuttosto visibili, saranno così piccole da non dare nemmeno nell&#8217;occhio.</p>
<p>Non riusciremo mai a fermare il progresso tecnologico, ma possiamo adottare leggi per proteggere la nostra privacy: leggi per regolare in modo comprensivo quel che può essere fatto con le informazioni personali che ci riguardano, e per proteggere meglio la nostra privacy dalla polizia. Oggi, le nostre informazioni personali non ci appartengono veramente: sono di proprietà di chi le raccoglie. Esistono leggi per la protezione di parti specifiche dei dati personali &#8212; i registri del videonoleggio, le informazioni sanitarie &#8212; ma nulla di simile alle leggi per la protezione della privacy delle nazioni europee. E&#8217; questa l&#8217;unica soluzione, perché se si lascia che sia il mercato a decidere, il risultato sarà una sorveglianza all&#8217;ingrosso ancora più invadente.</p>
<p>La maggior parte di noi è disposta a fornire informazioni personali in cambio di specifici servizi. Quello a cui ci opponiamo è la raccolta surrettizia di informazioni personali e la rielaborazione dell&#8217;informazione, una volta raccolta: la compravendita delle  informazioni alle nostre spalle.</p>
<p>In un certo senso, questa marea di dati rappresenta un problema di inquinamento nella società dell&#8217;informazione. Ogni processo informativo ne produce. Come l&#8217;inquinamento, se ignoriamo il problema non ce ne libereremo mai. L&#8217;unico modo per risolverlo è mediante leggi che ne regolino la raccolta, l&#8217;uso e, infine, la distruzione.</p>
<p>(Pubblicato in origine su <a href="http://www.startribune.com/562/story/284023.html">Minneapolis Star-Tribune</a>)</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/il-futuro-della-privacy/">Il futuro della privacy</a></p>
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