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	<title>Nazione Indiana &#187; spazzatura</title>
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		<title>Per chi svuota la campana</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 07:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/Rifiuti-Napoli.jpg"></a></p>
<p>di <strong>Marcello Anselmo</strong></p>
<p>I blattoidei sono un ordine di insetti comunemente noti come blatte, scarafaggi o faluche. L’ordine comprende oltre quattromila specie, divise in sei famiglie. Si annidano nella notte, in posti umidi, si cibano di sostanze derivate dai nostri alimenti, generalmente quelli scartati che vanno a comporre l’umido, qualità della mondezza al centro di recenti attenzioni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/23/per-chi-svuota-la-campana/">Per chi svuota la campana</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/Rifiuti-Napoli.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/Rifiuti-Napoli-300x200.jpg" alt="" title="Rifiuti Napoli" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-39350" /></a></p>
<p>di <strong>Marcello Anselmo</strong></p>
<p>I blattoidei sono un ordine di insetti comunemente noti come blatte, scarafaggi o faluche. L’ordine comprende oltre quattromila specie, divise in sei famiglie. Si annidano nella notte, in posti umidi, si cibano di sostanze derivate dai nostri alimenti, generalmente quelli scartati che vanno a comporre l’umido, qualità della mondezza al centro di recenti attenzioni.<br />
Sono due notti che gruppi guardinghi di questi insetti corazzati convergono nel vico d’Afflitto, una delle “microarterie” che dai Quartieri Spagnoli sfociano in via Toledo, il salotto buono della città.<br />
<span id="more-39349"></span></p>
<p> L’eco della musica tecno che ha accompagnato l’inaugurazione del nuovo megastore Alcott, si è appena spenta quando un brontolio metallico si appropria della quiete della notte. Figure scure con mascherine sul viso e tute bianche a protezione degli indumenti trascinano dai vicoli cassonetti, carriole, teloni pieni di sacchetti, materiale edilizio, scarti, mondezza. La riversano all’incrocio tra via Santa Brigida e via Toledo, formano una collinetta di detriti della società dei consumi. L’odore è nauseabondo, il timore è che tutta quest’empietà stipata da giorni nei vicoli stretti, diventi un rogo carico di incognite.<br />
I ratti sopraggiungono eccitati, squittiscono aspettando che il trambusto si plachi pregustando un fiero pasto alla luce dei lampioni. Nel cielo opaco di nuvole afose i gabbiani girano in tondo: finalmente non hanno più bisogno di spingersi nell’entroterra per trovare cibo ammonticchiato a buon mercato, possono rimanere nei pressi dei loro nidi del molo San Vincenzo o sulla scogliera del Beverello e poi allontanarsi di poco per beccare i residui di una civiltà che non capiscono. Ghignano con il becco diventato meno acuminato a furia di lacerare plastica.<br />
Sono giorni che i Quartieri Spagnoli sono ammorbati da miasmi provenienti dal percolato di tonnellate di immondizia non raccolta. Cumuli ostruiscono le strade, rendono impossibile la quotidianità di un popolo neanche più offeso ma assuefatto alla subalternità. Un agglomerato sociale immobile incapace di affermare istanze, appagato dal flusso irregolare di denaro che caratterizza l’economia informale e paracriminale della zona, pronto a seguire, per pochi spiccioli, il capopopolo di turno. Sono parte di quella metà di Napoli che non ha votato per LDM, anzi non ha votato per niente. Eppure ora, da due notti, trasportano mondezza, sudano spingendo carichi immondi, maneggiano pale, accatastano rifiuti tra la sede centrale del Banco di Napoli e il teatro San Carlo. Non è una rivolta, è una forma di esasperazione ben temperata da chi questo gioco lo conosce davvero. Mariano ha esperienza, dirige la raccolta della rivolta, indirizza gli adolescenti eccitati nel formare la barricata di mondezza. Valuta il peso dei carichi, distribuisce i ruoli: chi raccoglie, chi sposta e così via. È stato netturbino per ben due società che hanno lavorato per anni con l’Asia (la società comunale che gestisce la raccolta dei rifiuti a Napoli) in seguito allontanate perché prive di certificato antimafia. Adesso è arrabbiato, incazzato nero perché “per lo meno prima i Quartieri restavano puliti”. Erano gli altri a subire le conseguenze di un sistema malato, inefficace. Adesso è il momento di far sentire la propria voce, di far rimuovere quei cumuli che per anni si sono visti solo in televisione, ci pensavano loro (chi?) a tener puliti i vicoli.<br />
Questa crisi del giugno 2011 è una crisi di tipo nuovo, colpisce indiscriminatamente centro e periferia, nessuno ha garanzie, nessuno ha progetti, l’elastico è slabbrato: chi contestava ora è al potere e scopre che arginare una metastasi è compito di Sisifo mentre vaiasse e scugnizzi da operetta diventano i paladini di una rivolta che non c’è. Trasportare l’immondizia dai vicoli al centro seppellisce la contraddizione, il centro è già saturo, ora il problema è dell’intera città, e forse proprio perché l’amministrazione appena eletta ha azzerato le mediazioni prima di aver stretto nuovi sodalizi. Nelle fogne l’immondizia è sopravvivenza, crea reddito, consenso, clientele. La Saittella porta finalmente la propria escrescenza alla suppurazione.<br />
Il rumore dei cassonetti rimbomba tra gli edifici mentre scivolano veloci lanciati dai vicoli alti dei Quartieri, inciampano e si rovesciano sul corso principale di questo paese metropolitano che è diventata la città. All’arrivo di un paio di volanti, le squadrette organizzate si dileguano rinunziando a uno scontro che le stesse guardie temono. La rivolta non è rivolta. La polizia arriva con i militari, dà un’occhiata e scompare. Dai balconi la gente esulta coprendosi la bocca con fazzoletti incapaci di trattenere il fetore. «Abbiamo liberato i Quartieri!», «Venitevi a prendere la monnezza», sono le frasi smozzicate che si sentono tra i tonfi e i rumori sordi. Gli scooter non smettono di circolare, dall’alto sembrano blatte impazzite da tanta abbondanza, è un sogno di motocross metropolitano in cui si corre su un fango artificiale, si schizza percolato, qualcuno – temerario – inizia a lanciare bottiglie di vetro contro i negozi. Ma si ferma subito, la gente censura: perché attaccare la proprietà? Qui non è in gioco un territorio, qui non ci sarà mai una discarica. Qui domina un tipo di esasperazione controllata, sterile, se non per pochi metri quadri di metropoli.<br />
La seconda notte di rivolta inesistente vede già gli sciacalli dello spettacolo piombare con macchine fotografiche, cineprese, cronisti solerti che domani saranno altrove. Chi prende in cura le anime corrose che producono quest’immondizia indifferenziata senza domandarsi perché accade tutto ciò? Chi avrà cura di quegli edili che lavorano a nero in appartamenti abbarbicati in edifici secolari privi di ogni garanzia, che a fine giornata abbandonano scarti di lavorazione accanto a verdura avariata e scatoloni di cartone? Chi proteggerà la salute di giovani donne che per otto ore l’indomani lavoreranno in una conceria improvvisata ospitata da un sottoscala insalubre? Chi potrà offrire risposte a giovani uomini che per poche ore della notte scateneranno la propria rabbia contro i rifiuti da loro stessi creati?<br />
Infine, pigri, arrivano i mezzi dell’Asia, bobcat, autocompattatori, si affrettano a liberare la carreggiata dai rifiuti, magari spostandoli un po’ più in là. All’emergenza si risponde con l’emergenza: niente da dire. Vince sempre chi alza più la voce. Adesso la merda diventa competenza della Provincia, la Celere sarà spedita altrove, in quei luoghi dove l’immondizia è destinata a riposare e putrefare. All’alba i gabbiani calano in picchiata, lottano con i ratti che danno vita una danza fatta di scatti, quasi immobile. Quel ronzio che si sente in sottofondo è il frinire delle blatte che rosicchiano felici ciò che resta della dignità. La luna opaca di mezza estate riflette sui ghigni dei gabbiani sempre più lontani dal mare del golfo. <em>Suerte</em>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/06/23/per-chi-svuota-la-campana/">Per chi svuota la campana</a></p>
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		<title>Poubelle. Forse cercavi: monnezza</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 08:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
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<strong>Il dibattito</strong><br />
<em>Intellettuali e debolezze della politica</em><br />
di<br />
<strong>Gabriella Gribaudi </strong></p>
<p>Ritorna ciclicamente la discussione sulla borghesia napoletana. La solita discussione sulle «mancanze» (mancanze meridionali, ma anche mancanze italiane) ancora più assurda in epoca post-industriale e post-moderna. A Napoli mancherebbe una vera borghesia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/09/poubelle-forse-cercavi-monnezza/">Poubelle. Forse cercavi: monnezza</a></p>
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<strong>Il dibattito</strong><br />
<em>Intellettuali e debolezze della politica</em><br />
di<br />
<strong>Gabriella Gribaudi </strong></p>
<p>Ritorna ciclicamente la discussione sulla borghesia napoletana. La solita discussione sulle «mancanze» (mancanze meridionali, ma anche mancanze italiane) ancora più assurda in epoca post-industriale e post-moderna. A Napoli mancherebbe una vera borghesia. Che cos&#8217;è la borghesia «sana»? I finanzieri rampanti di Roma e Milano? I vecchi industriali? Gli imprenditori che smistano i rifiuti tossici? Oggi più che mai la categoria non è adeguata a interpretare una realtà storica che vede trasformare completamente i vecchi assetti sociali in un rapporto inscindibile con i processi di globalizzazione. A milioni hanno letto e glorificato il libro di Saviano, Gomorra, ma sembra che quasi nessuno ne abbia colto uno degli aspetti più importanti: la descrizione del rapporto funzionale tra i gruppi camorristi e gli imprenditori settentrionali, per i rifiuti nocivi, per lo sfruttamento del lavoro nero&#8230;<br />
<span id="more-6082"></span><br />
È una borghesia sana quella? Un discorso analogo si può fare per quel che riguarda il discorso sugli intellettuali. «Gli intellettuali non protestano». Curioso che il concetto di intellettuale come coscienza critica, tipicamente marxista, venga portato avanti da studiosi molto lontani da quell&#8217;ideologia. Ma, a parte ciò, ci sono stati parecchi «intellettuali» che hanno protestato, studiato, proposto&#8230; Il fatto è che a discettare sulle pagine più importanti dei giornali nazionali e nei salotti televisivi ci sono poi sempre studiosi e opinionisti che leggono la realtà napoletana attraverso informazioni di seconda mano e stereotipi radicati. E questo vale anche per i napoletani che da lungo tempo non vivono in città. Umilmente ricordo che anch&#8217;io ho scritto un lungo articolo di analisi del ciclo vizioso dei rifiuti campani (Il Mulino, n.1, 2008). Sono storica e occuparmi di spazzatura non è il mio mestiere, ma mi sono impegnata a studiare il caso attraverso la copiosa documentazione che copre tutto il periodo dell&#8217;emergenza.</p>
<p> Mi sono così accorta che il dibattito sul tema non si sviluppa quasi mai a partire da informazioni esatte, da dati concreti. Invece, si svolge sempre in termini ideologici (sia che sia di destra che di sinistra) è un dibattito capzioso. Oggi, ad esempio, al centro dell&#8217;attenzione ci sono soltanto le popolazioni e le loro proteste. Le popolazioni sono diventate le vere colpevoli di tutto, il famoso partito dei no. Le responsabilità accertate da migliaia di pagine di inchieste parlamentari, approfondite dalla magistratura sono svanite nel nulla: una gara fatta male, un&#8217;impresa nazionale che ha costruito un prodotto pessimo (ed è incriminata per questo per «truffa allo Stato») un&#8217;amministrazione locale che non solo si è mostrata inerte, ma ha sprecato danaro pubblico in quantità scandalosa e in tanti anni non ha avviato una raccolta differenziata seria, ha saputo solo fare discariche e colmarle ben oltre i limiti consentiti da una legge che dovrebbe tutelare la salute dei cittadini. Perché le popolazioni dovrebbero fidarsi?</p>
<p> Chi assicura che tutto non verrà fatto come nel recentissimo passato, che una discarica aperta ora non durerà per decine di anni, non si riempirà di spazzatura non trattata, di percolato? Non si vedono segnali positivi di cambiamento. Si parla solo di discariche e di educazione dei cittadini, educazione nelle scuole. Intanto prima di tutto dovrebbero essere educati gli amministratori. L&#8217;educazione,<br />
inoltre, non è una disciplina astratta, ma si alimenta con comportamenti pratici, favoriti da soluzioni concrete e applicate con rigore. Il contrario di quello che avviene regolarmente a Napoli: gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. C&#8217;è in città in questo momento un tale sconforto, un così grande sentimento di umiliazione, che, se si desse ai cittadini la possibilità di fare una vera e durissima raccolta differenziata, sicuramente vi si impegnerebbero con energia. Ma gli amministratori sono spariti dietro ai diktat del governo, si sono adeguati, zitti su tutto per difendere se stessi. L&#8217;incriminazione delle popolazioni fa passare sotto silenzio le loro colpe. </p>
<p>È qui, non in una mitica borghesia né in un&#8217;altrettanto mitica società civile, che si situa la debolezza del sistema campano. La politica è, in Campania, un sistema chiuso, autoreferenziale. Un gruppo di «apparatchicki» che girano da un posto di comando a un altro. Persone che hanno fatto disastri in un&#8217;istituzione vengono promossi alla direzione di un&#8217;altra. Si ha l&#8217;impressione netta che il filtro attraverso cui vengono selezionati i politici sia del tutto negativo: passano i peggiori. I migliori, perché liberi di testa, non allineati, vengono esclusi. E le liste campane delle ultime elezioni sono stata un&#8217;ulteriore prova dell&#8217;impossibilità di cambiare qualcosa. Ci troviamo di fronte a una classe politica del tutto delegittimata a livello locale come a livello nazionale, ma ostinatamente attaccata al potere conquistato, tanto da accettare di adeguarsi e celarsi dietro ai diktat autoritari del nuovo governo.<br />
 Da un canto, quindi, una classe politica che non ha più credibilità e legittimità per agire, se mai lo volesse, dall&#8217;altro i nuovi governanti che usano una procedura autoritaria e antidemocratica.<br />
Altro che protestare! Sembra che non ci siano più possibilità di «voice», per usare la famosa espressione di Hirschman che stava a indicare gli spazi per una protesta democratica che venisse ascoltata, ma che l&#8217;unica possibilità sia per chi può l&#8217; «exit», cioè andarsene, che è, purtroppo, quello che stanno facendo tutti i giovani più intraprendenti. Viene voglia di stare zitti, di scegliere un doloroso e appartato silenzio.  </p>
<p>* Articolo che mi è stato segnalato da Maurizio Braucci e pubblicato sul <a href="http://www.ilmattino.it/mattino/page_view.php">Mattino</a> di Napoli dell&#8217;8/06/2008 </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/09/poubelle-forse-cercavi-monnezza/">Poubelle. Forse cercavi: monnezza</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>I pirati della spazzatura</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 05:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><br />
di <strong><a href="http://www.lorettanapoleoni.org/it/">Loretta Napoleoni</a></strong></p>
<p>[È con vero piacere che ospito un articolo scritto per Nazione Indiana da Loretta Napoleoni, uno dei massimi esperti di terrorismo internazionale. Avevamo già parlato di lei qualche tempo fa, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/08/11/due-letture-sul-terrorismo/">qui</a>. <em>G.B.</em>]</p>
<p><em>La crisi dei rifiuti nel napoletano sconvolge l’Italia e le agghiaccianti eco si fanno sentire anche all’estero e Berlusconi decide di governare da Napoli tre volte la settimana fino alla risoluzione della crisi.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/30/i-pirati-della-spazzatura/">I pirati della spazzatura</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/teschio.jpg' alt='teschio.jpg' /><br />
di <strong><a href="http://www.lorettanapoleoni.org/it/">Loretta Napoleoni</a></strong></p>
<p>[È con vero piacere che ospito un articolo scritto per Nazione Indiana da Loretta Napoleoni, uno dei massimi esperti di terrorismo internazionale. Avevamo già parlato di lei qualche tempo fa, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/08/11/due-letture-sul-terrorismo/">qui</a>. <em>G.B.</em>]</p>
<p><em>La crisi dei rifiuti nel napoletano sconvolge l’Italia e le agghiaccianti eco si fanno sentire anche all’estero e Berlusconi decide di governare da Napoli tre volte la settimana fino alla risoluzione della crisi. All’estero qualcuno mormora che il governo non tornerà mai più a Roma perché le pile dei rifiuti nascondono l’ennesimo racket miliardario del crimine organizzato. E probabilmente hanno ragione, ma la gestione dei rifiuti in Europa e nel mondo non è cosi limpida come si crede.<br />
Quanti consumatori del mercato globale sanno che dai cellulari vecchi alle batterie scariche, i nostri rifiuti tossici finiscono nelle discariche del mondo, e cioè i paesi poveri, contaminandone l’ambiente? Quanti sanno che si tratta di un’ attività illegale, un business multimiliardario che coinvolge tutti i paesi industrializzati? Chi fisicamente gestisce questo disgustoso commercio è una nuova generazione di fuorilegge della globalizzazione: i pirati della spazzatura.</em><br />
<span id="more-5815"></span><br />
I paesi ricchi hanno detto no ai rifiuti ‘scomodi’, quelli che contamino l’ambiente, e la globalizzazione gli ha permesso di liberarsene facilmente. I motivi sono due: costo e ambiente. Seguendo le direttive dell’Unione Europea decontaminare e disporre dei residui tossici viene a costare più di 1,000 dollari alla tonnellata, i pirati della spazzatura offrono prezzi di un decimo più bassi incluso il trasporto fuori dai confini nazionali. Ecco spiegato perché il 47 per cento delle scorie europee, cioè quello tossico, come i rifiuti elettronici, dai vecchi computer ai macchinari ospedalieri, viene per la quasi totalità spedito per mare ai paesi in via di sviluppo, spesso a bordo di navi sospette, navi pirate.<br />
Per sfuggire ai controlli, le navi pirata spazzatura usano bandiere di comodo, che spesso cambiano durante la rotta. Sebbene il diritto internazionale specifichi che il paese a cui appartiene la bandiera di una nave è responsabile del controllo delle sue attività, alcuni stati permettono ai bastimenti di usare la loro bandiera per poche centinaia o migliaia di dollari, ignorando ogni reato commesso. Tra questi c’e’ la Sierra Leone, in mano ai signori della guerra, ma anche l’Uzbekistan, nazione priva di sbocco al mare.<br />
Il business dei rifiuti tossici è globale. Secondo l’Unep, il programma ambientale delle Nazioni Unite, la produzione annua mondiale di rifiuti elettronici va dai 20 ai 50 milioni di tonnellate. Questo materiale tossico viene diviso in rifiuti riciclabili e non riciclabili. I primi partono per l’India e la Cina dove vengono venduti all’asta ai nascenti capitalisti asiatici, i secondi finiscono nelle mani dei pirati della spazzatura.<br />
La pirateria moderna ha tutte le caratteristiche della pirateria classica, quindi ha poco a che fare con l’immagine contemporanea e romanzata dei pirati. Dimenticate i film di cassetta come <em>I pirati dei Caraibi </em>e pensate invece al modello della criminalità organizzata globalizzata che opera a livello mondiale ed applicatelo al mare, che copre l’80 per cento della superficie della terra, dove regna l’anarchia. Nell’ultimo decennio, la pirateria sui mari è cresciuta del 168 per cento e gli attacchi sono sempre più violenti, ammonisce la commissione trasporti del Parlamento britannico nel luglio del 2006. E il rapporto sulla pirateria arriva proprio dopo due attacchi a navi britanniche che trasportano aiuti per le vittime dello tsunami in Indonesia. Ma è il business della spazzatura tossica che dall’inizio degli anni ’90 cresce a ritmi mai visti prima d’ora.<br />
Le moderne Tortughe sono ubicate nel Baltico e nel Mar della Cina. Il racket della pirateria del Baltico e del Mare del Nord è gestito dalla mafia russa, che ha assunto il controllo del mercato dopo il crollo dell’Unione Sovietica. La criminalità organizzata si impossessa della flotta mercantile sovietica e comincia a razziare i mari dal porto di Murmansk, il vecchio fiore all’occhiello della flotta mercantile sovietica. Murmansk apparteneva alla <em>Northern Sea Route</em> (la rotta marina nordica), un’autostrada commerciale di circa 5000 chilometri che dal Baltico si spingeva fino alle miniere di nichel di Norilsk. Al suo apice, nel 1987, oltre sette milioni di tonnellate di merci transitavano nelle sue acque gelide. Oggi Murmansk ospita i fuorilegge dei mari del nord.<br />
I pirati della spazzatura del ventunesimo secolo navigano tutti i mari. A parte i russi, la maggior parte opera nello Stretto di Malacca, un corridoio di 800 chilometri che separa l’Indonesia dalla Malesia (dove si verifica il 42 per cento degli attacchi dei pirati nel mondo), nel Mare Arabico, nella Cina meridionale e in Africa occidentale. I pirati moderni dispongono delle tecnologie più sofisticate. “Un’imbarcazione pirata catturata [nel 1999] in Indonesia era attrezzata con falsi timbri d’immigrazione, strumenti per contraffare i documenti delle navi, sofisticati sistemi radar e attrezzature per le comunicazioni e la localizzazione satellitari,” si legge in uno dei rapporti dell’Organizzazione Marittima Internazionale (OMI). Le loro basi si trovano prevalentemente lungo le coste del Mare della Cina meridionale. Soprattutto, i pirati moderni sono imprenditori dediti al commercio internazionale di merce rubata, con un guadagno di circa 16 miliardi di dollari l’anno, ed alla discarica dei rifiuti tossici.<br />
 Uno dei migliori clienti è il Giappone che detiene il record dell’esportazione di materiale tossico in Asia. Le destinazioni più frequenti sono la Tailandia, l’India, la Cina ed Hong Kong. Nel 2006, i pirati della spazzapura cinesi hanno gettato a mare 195 milioni di kili di polvere tossica lungo le coste della Tailandia ed esportato  illegalmente in Cina 400 tonnellate di materiale tossico giapponese proveniente da ospedali, impianti chimici ed elettronici.<br />
Ma è l’Africa la destinazione più popolare dei rifiuti scomodi dei paesi ricchi. L’organizzazione non governativa Basel Action Network rivela che il 75 per cento del materiale elettronico che arriva in Nigeria non può essere riciclato e diventa agente inquinante. La Somalia riceve regolarmente tonnellate di rifiuti elettronici e radioattivi. Spesso, approfittando dell’assenza di un governo centrale, i pirati della spazzatura riversano in mare i loro carichi letali: alcuni sono riemersi dopo lo tsunami del dicembre 2005 e hanno provocato un’ondata ipocrita di pubblico sconcerto.<br />
Da un’indagine del Times di Londra emerge che tra quei rifiuti ci sono scorie di uranio radioattivo, cadmio, mercurio e piombo ed anche materiale chimico, industriale ed ospedaliero altamente tossico proveniente dall’Europa.  La spedizione, si pena, risale al 1992, quando una gruppo di società europee assolda la società svizzera la Archair Partners e l’italiana Progresso, ambedue specializzate nell’esportazione di spazzatura scomoda. Tra il 1997 ed il 1998, il settimanale Famiglia Cristiana e la sezione italiana di Greenpeace denunciano l’accaduto in una serie di articoli.  Greenpeace riesce persino ad impossessarsi della copia dell’accordo firmato dall’allora presidente Ali Mahdi Mohamed dove accettava 10 milioni di tonnellate di rifiuti tossici in cambio di 80 milioni di dollari. Cio’ equivale a circa 8 dollari la tonnellata contro un costo di riciclaggio e smantellamento in Europa di  1.000 dollari la tonnellata.<br />
L’Africa è la pattumiera del mondo perché è il continente più povero, ed i poveri hanno fame. Negli anni novanta, carne radioattiva proveniente dall’ex Unione Sovietica viene seppellita in Zambia dopo che la popolazione ne aveva mangiata una parte. Affamata, la gente la riesumò. Nel 2000 la Zambia riceve in “dono” dei barattoli di carne contaminata dalla Cecoslovacchia. Dopo la scoperta, i 2.880 barattoli vengono seppelliti a 3,5 metri sottoterra e coperti con una colata di cemento nel villaggio di Chongwe, a est della capitale Lusaka. Da allora, gli abitanti affamati hanno fatto di tutto pur di arrivare alla carne. Due anni dopo un giornale belga <em>Gazet van Antwerpen</em> rende noto che alla fine sono riusciti a riesumarla e l’hanno mangiata.<br />
La crisi dei rifiuti del napoletano è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno canaglia globale di cui noi, i consumatori ricchi del villaggio globale. Siamo gli inconsapevoli soci in affari.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/04/30/i-pirati-della-spazzatura/">I pirati della spazzatura</a></p>
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		<title>Munnetsunami</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/05/22/munnutsunami/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2007 11:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p></p>
<p><em>Solo all’alba il fuoco si spense piano piano, e dal fumo emerse il profilo scuro delle rovine.</em></p>
<p>                                                                                         (<em>W.G.Sebald</em>, Gli anelli di Saturno)</p>
<p>Esco dalla palestra sudato.<br />
Negli spogliatoi ho rovistato a manate nella borsa, ho fatto cumuli di canottiera e pantaloni umidi sulla panca, ho appeso l’accappatoio sul gancio, ho aperto tutte le zip e ho frugato in tutte le tasche.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/05/22/munnutsunami/">Munnetsunami</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/05/onda.thumbnail.jpg' alt='onda.jpg' /></p>
<p><em>Solo all’alba il fuoco si spense piano piano, e dal fumo emerse il profilo scuro delle rovine.</em></p>
<p>                                                                                         (<em>W.G.Sebald</em>, Gli anelli di Saturno)</p>
<p>Esco dalla palestra sudato.<br />
Negli spogliatoi ho rovistato a manate nella borsa, ho fatto cumuli di canottiera e pantaloni umidi sulla panca, ho appeso l’accappatoio sul gancio, ho aperto tutte le zip e ho frugato in tutte le tasche. Alla fine mi sono arreso, con ogni evidenza avevo lasciato a casa lo shampoo e il bagnoschiuma – forse sulla lavatrice, quando la borsa era ancora mezza vuota e ero andato a rispondere al telefono.<br />
Sono rimasto qualche secondo, nudo, a pensare se mettermi lo stesso sotto il getto dell’acqua e poi lavarmi di nuovo dopo, col sapone, o se asciugarmi alla meglio e aspettare di essere arrivato a casa per una doccia fatta per bene. Sono andato ai lavandini, mi sono buttato in faccia un po’ di acqua e mi sono vestito.<br />
<span id="more-3912"></span></p>
<p>Fa caldo, entro in macchina sudato e attaccaticcio.<br />
Guido coi finestrini chiusi, evito che il vento si infili sotto la maglietta. Su via Stadera c’è il solito traffico di mezzogiorno, giro a sinistra, imbocco una strada parallela che sbuca dietro alle cosiddette Case Nuove, una scorciatoia che a volte ti fa risparmiare interi quarti d’ora. Invece riesco a fare solo pochi metri e mi fermo dietro a una fila di macchine. La coda è ancora ordinata e silenziosa, deve essersi formata da poco. Non ci sono motorini che sbucano ai lati, non ci sono le automobili dei soliti furbi in doppia fila che rombano impazienti cercando di insinuarsi poche decine di metri più in là. Guardo in cielo e vedo un aereo sbucare da dietro una nuvola e abbassarsi di colpo verso Capodichino. Comincia a fare davvero troppo caldo, abbasso i finestrini, e subito i rumori di fuori salgono di un tono. Qualche clacson, i suoni ferrosi dei motori surriscaldati. E la puzza di spazzatura fermentata si allarga subito nell’abitacolo, un odore dolciastro e nemmeno troppo fastidioso, all’inizio.<br />
La fila avanza pianissimo. Nell’ultimo tratto di strada prima della curva che mi porta all’incrocio dietro casa mia, un furgone della cartellonistica stradale sta fermo con le frecce d’emergenza accese davanti a quella che è una vera e propria frana di spazzatura. I quattro bidoni, sulla sinistra, sono stracolmi, i sacchetti sono ammassati ai lati, spingono contro le pareti di metallo, si accumulano strato su strato, qualcuno chiuso e integro, molti aperti. Tutta la corsia di sinistra, quella opposta a dove sto io, è completamente invasa di spazzatura per almeno quindici metri. Qualche macchina prova a passarci sopra, e i sacchi esplodono con botti secchi sotto gli pneumatici, le gomme frantumano bicchieri e bottiglie, sull’asfalto brillano schegge polverizzate di vetro. </p>
<p>Uno degli operai avanza a passi larghi e lenti sul tappeto di immondizia, col collo degli scarponi libera una porzione di strada larga una decina di centimetri e si piega a fissare a terra il segnale di senso unico alternato, quello tondo, col bordo rosso e le due frecce, una rossa e una nera, che puntano in alto e in basso. Guido da dieci anni, e l’avevo visto usare solo in presenza di cantieri o di crolli sassosi sulle strade di montagna.<br />
Come segnale per l’ostruzione causata da spazzatura franata, mai.<br />
A casa mi sono infilato subito sotto la doccia, ci sono rimasto un quarto d’ora. Dopo pranzo ho finito “Non è un paese per vecchi” di Mc Carthy e mi sono addormentato. Alle quattro del pomeriggio mi sono svegliato tossendo, sono saltato dal letto e sono andato in cucina, mi sono attaccato alla bottiglia d’acqua e ne ho bevuta mezza, ma continuavo a tossire. Allora mi sono reso conto che non era la gola, erano i bronchi. La casa puzzava di quella puzza inconfondibile di plastica e cartone bruciato. Sono andato al balcone e ho visto i fili neri di fumo che uscivano dai bidoni in strada. Ho chiuso le finestre, tutte. Non m’ero accorto che nel frattempo avevano preso a bruciare anche altri due gruppi di cassonetti – quello a dieci metri, che raccoglie la spazzatura dell’altro parco accanto al mio, e quello più su ancora, del quale però riuscivo a vedere solo il fumo e le fiamme. Dietro ai vetri sono rimasto a guardare fuori. Qualcuno stava affacciato ai balconi a guardare giù, come nelle feste popolari estive, quando passa il corteo del patrono. Qualcun altro passava a piedi con una mano a coppa davanti alla bocca e al naso. Un ragazzino alto e magro ha lanciato un sacchetto nel mucchio fumante e è corso via. All’altezza dei roghi le macchine rallentano, ormai il fumo comincia a ammassarsi, diventa una parete scura e sottile, una nebbia nera al di là della quale è difficile vedere.<br />
Resto dietro la finestra, a respirare.</p>
<p><em>A Napoli e provincia c’è un incendio di spazzatura ogni dieci minuti.<br />
Sulle strade giacciono più di settemila tonnellate di rifiuti.<br />
Le Asl hanno denunciato al Ministero della Sanità 13 nuovi casi di epatite A.<br />
Il sindaco di Frattamaggiore sta pensando di chiudere la città per i rifiuti. Sarà il primo caso nella storia dei comuni italiani di una città chiusa per munnezza. </em></p>
<p><em>Sabato prossimo chiuderà la discarica di Villaricca, l’unica aperta, l’unica funzionante.<br />
Dopo quella, molto semplicemente, non ci sarà più posto dove mettere la spazzatura.<br />
I camion della raccolta non avranno più motivi per uscire.</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/05/22/munnutsunami/">Munnetsunami</a></p>
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