<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; Stefano Palmisano</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/stefano-palmisano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Feb 2012 07:14:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Onda su onda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/14/onda-su-onda/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/14/onda-su-onda/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 05:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento elettromagnetico]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Palmisano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=38414</guid>
		<description><![CDATA[<p><strong>Note sugli strumenti di (mancata) tutela legale da un nemico dell’ambiente e della salute pubblica sempre meno invisibile</strong></p>
<p>di<strong> Stefano Palmisano</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>“<em>Un ruolo quindi, almeno concausale, delle radiofrequenze nella genesi della neoplasia che ha patito il sig. Marcolin è ‘probabile’ (probabilità qualificata).</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/14/onda-su-onda/">Onda su onda</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Note sugli strumenti di (mancata) tutela legale da un nemico dell’ambiente e della salute pubblica sempre meno invisibile</strong></p>
<p>di<strong> Stefano Palmisano</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>“<em>Un ruolo quindi, almeno concausale, delle radiofrequenze nella genesi della neoplasia che ha patito il sig. Marcolin è ‘probabile’ (probabilità qualificata).</em>”</p>
<p>Così la Corte d’appello di Brescia – Sezione lavoro nella sentenza (pag. 11) n. 614 del 10 dicembre 2009 che chiude un giudizio relativo ad una richiesta di indennità per malattia professionale formulata vanamente all’Inail da un dirigente d’azienda ammalatosi di neurinoma del ganglio di Gasser, un tumore benigno che colpisce i nervi cranici, in particolare il nervo acustico, anche a causa di una lunga esposizione alle onde elettromagnetiche di un telefono cordless e di un telefono cellulare che usava sul posto di lavoro per varie ore al giorno.</p>
<p>“<em>Lo studio MARCONI suggerisce che vi sia stata una associazione importante, coerente e significativa, tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini, e che le strutture di MariTele, in modo limitato e additivo, abbiano plausibilmente contribuito all&#8217;incremento di quel rischio. [….] Lo studio MARCONI suggerisce che l&#8217;esposizione di lungo periodo (oltre 10 anni) alle antenne di Radio Vaticana sia stata associata ad un eccesso di mortalità per leucemia</em>…”</p>
<p>Queste le conclusioni della perizia del dott. Andrea Micheli, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, depositata nel novembre 2010 alla fine di un lunghissimo incidente probatorio effettuato nel procedimento penale ancora pendente innanzi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma per le presunte morti e malattie causate dalle onde elettromagnetiche emesse da Radio Vaticana.</p>
<p>Appena qualche giorno fa, infine, l&#8217;International EMF Alliance (IEMFA) ovvero l&#8217;Alleanza Internazionale sui Campi Elettromagnetici (CEM) ha annunciato la pubblicazione di un consenso scientifico sui pericoli derivanti dall&#8217;esposizione ai campi elettromagnetici.<span id="more-38414"></span></p>
<p>Coordinato dal prof. Olle Johansson, dell&#8217;Istituto Karolinska in Svezia, il rapporto è stato prodotto da un consesso di scienziati che richiedono urgentemente ai governi di abbassare significativamente i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici. Tale raccomandazione si basa sull’insieme delle evidenze scientifiche biologiche e sulle implicazioni correlate alla salute degli esistenti standard internazionali per le esposizioni alle tecnologie di telecomunicazioni e alle tecnologie elettriche. Gli scienziati suggeriscono specifici limiti di esposizione per diversi campi elettromagnetici, comprese le micro-onde, usate per le comunicazioni wireless, e i campi a bassissime frequenze (ELF) e i campi elettromagnetici.</p>
<p>Questi tre fatti, apparentemente slegati tra loro, in realtà costituiscono tre tasselli di un nuovo, importante mosaico in tema di nocività ambientali che va formandosi con sempre minori incertezze e con sempre maggiore velocità: quello del rapporto tra campi elettromagnetici (CEM) e danni alla salute umana.</p>
<p>Un mosaico, dunque, alla progressiva definizione del quale dovrebbe necessariamente corrispondere la costruzione di un altro: quello di un serio ed efficace apparato di tutela legale della salute pubblica da questa nuova, ancora non ben esplorata, ma non per questo meno insidiosa, fonte di rischio.</p>
<p>Una sorgente tanto più potenzialmente lesiva quanto più, oggi, sostanzialmente ubiquitaria nelle nostre società, per non dire nelle nostre case.</p>
<p>Un po’ com’era (e come, per molti versi, è ancora), per dire, un&#8217;altra sostanza quando “si scoprì” che non era precisamente benefica per la salute delle persone: l’amianto.</p>
<p>Invece, nella realizzazione del secondo mosaico – antidoto, quello legale, non siamo neppure all’anno zero: siamo sottozero.</p>
<p>La constatazione brucia ancor più quanto più si pensi che il 22 febbraio prossimo compirà dieci anni quello che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere la maglia più importante della rete di difesa normativa della salute pubblica dal rischio elettrosmog: la legge n. 36\2001.</p>
<p>Un provvedimento legislativo organico e adeguato alle enormi e tumultuose evoluzioni della scienza, ma soprattutto del mercato, in questa materia che avrebbe dovuto garantire un livello di sicurezza per l’incolumità pubblica nettamente superiore a quello apprestato dalla normativa di rango secondario in vigore fino a quel momento: il DM 381/98 sulle RF/MO che aveva previsto, oltre ad un &#8220;valore di cautela&#8221; (6V/m) come primo strumento di protezione dagli effetti a lungo termine, anche un &#8220;obiettivo di qualità&#8221;, non quantificato, ma limpidamente ispirato al principio di precauzione: “<em>Fermi restando i limiti di cui all&#8217;articolo 3, la progettazione e la realizzazione dei sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell&#8217;intervallo di frequenza compresa fra 100 kHz e 300 GHz e l&#8217;adeguamento di quelle preesistenti deve avvenire in modo da produrre i valori di campo elettromagnetico più bassi possibile, compatibilmente con la qualità del servizio svolto dal sistema stesso, </em><em><span style="text-decoration: underline;">al fine di minimizzare l&#8217;esposizione della popolazione</span></em><em>.</em>” (art. 4)</p>
<p>Sulla base di questi principi, poi assunti ed estesi a tutto lo spettro dei CEM dalla &#8220;legge-quadro&#8221; 36/01, varie Regioni italiane avevano fissato limiti sufficientemente cautelativi (0,2 µT per i CEM/ELF e 0,5 V/m per le RF/MO).</p>
<p>La 36\2001, pure ufficialmente informata a quelle alate finalità di tutela, però, come spesso accade in tema di “leggi – quadro), prevedeva, in vari suoi articoli, l’emanazione da parte governativa di una normativa attuativa.</p>
<p>Orbene, a distanza di 10 anni, in alcuni casi questi decreti attuativi sono stati effettivamente varati, in altri no.</p>
<p>E, tenendo conto del merito dei Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) emanati, non è facilmente comprensibile in quale delle due situazioni la salute pubblica ne sia risultata maggiormente rinfrancata.</p>
<p>Infatti, in materia di “<em>limiti di esposizione, valori di attenzione e obiettivi di qualità, le tecniche di misurazione e rilevamento dell&#8217;inquinamento elettromagnetico e i parametri per la previsione di fasce di rispetto per gli elettrodotti</em> [….]” (art. 4, c. 2), per la popolazione, sono stati stabiliti con i DPCM del 08.07.03.</p>
<p>Questi decreti, approvati nonostante il mancato accordo nella Conferenza Permanente Stato-Regioni, hanno fissato per tutto il territorio nazionale limiti che di cautelativo hanno assai poco, anche e soprattutto in relazione a quelli previgenti: per i CEM/ELF (100-10-3 µT) e 6 V/m per le RF/MO, sia come valore di cautela che come obiettivo di qualità, annullando quindi la doverosa finalità \ possibilità di minimizzare l&#8217;esposizione.</p>
<p>In pratica, quella che doveva essere una tappa fondamentale nell’omogeneizzazione e nell’avanzamento dei livelli di tutela della salute pubblica in questa materia ha segnato, invece, una desolante regressione degli stessi.</p>
<p>In altro ambito, altrettanto nevralgico, invece, come si accennava, il Governo semplicemente si è dimenticato di attuare la legge.</p>
<p>Al comma 4 dell’art. 2, difatti, si legge che “<em>alla determinazione dei criteri di elaborazione dei piani di risanamento, ai sensi del comma 1, lettera d), si provvede, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri</em>.”</p>
<p>I piani di risanamento in questione sono quelli che avrebbero dovuto esser presentati dai gestori degli elettrodotti, “<em>al fine di assicurare la tutela della salute e dell&#8217;ambiente</em>”.</p>
<p>Ma, ancora una volta in materia di tutela legale dell’ambiente e, quindi, della salute pubblica, le note più tragicomiche provengono dal settore che dovrebbe costituire la punta di diamante della difesa stessa: quello penale.</p>
<p>È, naturalmente, fatta salva la teorica possibilità di invocare l’applicazione dell’ordinaria normativa codicistica in materia di lesioni ed, eventualmente, di omicidio colposo; scontando, però, in tal caso, tutte le “normali” difficoltà in ordine alla prova del nesso causale tra esposizione alle sostanze nocive (nella specie, le onde elettromagnetiche) e danni alla salute.</p>
<p>Difficoltà che, peraltro, in questo ambito sarebbero ben più che ordinarie, dato lo stato effettivamente non univoco delle evidenze scientifiche, quantomeno ai fini dell’emissione di una sentenza di condanna penale per omicidio colposo.</p>
<p>Resta, dunque, l’ipotesi di una fattispecie di reato “preventiva” rispetto alla causazione di una malattia da parte dei CEM; un illecito penale, cioè, che punisca la mera emissione di onde e la conseguente formazione di campi elettromagnetici potenzialmente nocivi all’ambiente ed alla salute umana, a prescindere dagli effetti lesivi che possano aver realmente comportato.</p>
<p>In tal senso, purtroppo, la l. 36\2001 è del tutto carente, almeno sotto il profilo strettamente penale, prevedendo essa mere sanzioni amministrative collegate al superamento dei limiti di emissione.</p>
<p>In un quadro di strumenti di tutela di tal fatta, l’unico “serio” (si fa per dire) presidio di difesa penale è rappresentato dall’immarcescibile e, ormai, anch’esso “ubiquo” (per i numerosi campi in cui si prova ad applicarlo in chiave di tutela ambientale: dalla diossina dell’Ilva di Taranto alle polveri sottili della centrale elettrica di Brindisi &#8211; Cerano ai CEM, per l’appunto) art. 674 c.p., statuente il c.d. “<em><strong>getto pericoloso di cose</strong></em>”, che punisce “<em>chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte ad offendere o imbrattare o molestare persone</em>”.</p>
<p>Anche in quest’ipotesi, si erano posti in dottrina ed in giurisprudenza numerosi dubbi sull’effettiva possibilità di applicare pure in questa peculiarissima materia la norma in questione, anzitutto, ma non solo, per la difficoltà di qualificare come “cose” i CEM.</p>
<p>Tuttavia, nonostante qualche discutibilissimo arresto giurisprudenziale (il più eclatante dei quali ha nuovamente riguardato Radio Vaticana) di segno opposto, ormai la giurisprudenza maggioritaria si è attestata su una posizione di piena utilizzabilità anche in questo contesto dell’ipotesi di reato in questione.</p>
<p>A questo risultato, comunque, positivo si è giunto anche grazie agli sforzi di elaborazione della più avanzata dottrina e giurisprudenza di merito, sensibili alle esigenze di tutela ambientale e della salute pubblica.</p>
<p>Sforzi, però, per quanto nobili e, a giudizio di chi scrive, del tutto condivisibili nel merito giuridico e di politica del diritto, che sono finalizzati a consentire, in ultima istanza, l’applicazione di una norma che statuisce per coloro che vengano riconosciuti colpevoli di getto pericoloso di cose la punizione “<em>con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino ad € 206</em>” (duecentosei).</p>
<p>Al potere deterrente di tali draconiane sanzioni è oggi affidata la difesa penale dell’ambiente e della salute pubblica da una possibile fonte di aggressione tra le più inquietanti del terzo millennio.</p>
<p>Anche per questa ragione, sarebbe ottima cosa provare a capire se questo Governo &#8211; che è delegato ad adottare, entro il termine di nove mesi dalla data di entrata in vigore della c.d. “legge comunitaria” 2010 (ossia entro l’inizio di aprile prossimo), uno o più decreti legislativi al fine di recepire le disposizioni della direttiva 2008/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, sulla tutela penale dell’ambiente &#8211; tra le varie altre, note, questioni “comunitarie” che affronta ormai quotidianamente (di ben altre comunità, però, rispetto a quella Europea), stia trovando il tempo di adempiere (ed, eventualmente, in che termini) una delega parlamentare, ma soprattutto un direttiva europea, che potrebbero e dovrebbero finalmente, se onorate, porre rimedio all’ennesima situazione caricaturale nel nostro diritto dell’ambiente e provare, così, ad arginare quello che potrebbe diventare l’ennesimo scempio ambientale e di salute pubblica in questo paese.</p>
<p>Fasano, 14/2/2011</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong> “</strong><em>Nel 1936 gli scienziati dicevano che il fumo uccide, eppure solo negli anni &#8217;90 è stato bandito. Ora la storia si ripete con i telefoni cellulari.</em><strong>” (D. Davis)</strong></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/03/14/onda-su-onda/">Onda su onda</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/04/30/i-pirati-della-spazzatura/' rel='bookmark' title='I pirati della spazzatura'>I pirati della spazzatura</a> <small> di Loretta Napoleoni [È con vero piacere che ospito...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/01/08/il-rifiuto-permanente/' rel='bookmark' title='Il rifiuto permanente'>Il rifiuto permanente</a> <small>di Andrea Bottalico “..Bisogna ricominciare daccapo, però da un’altra parte”....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/05/04/le-vie-infinite-dei-rifiuti/' rel='bookmark' title='Le vie infinite dei rifiuti'>Le vie infinite dei rifiuti</a> <small>Sabato, 5 maggio 2007 ore 17,30 ilmediano.it, col patrocinio del...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2006/11/10/la-terra-dei-fuochi-a-nord-di-napoli/' rel='bookmark' title='La terra dei fuochi a nord di Napoli'>La terra dei fuochi a nord di Napoli</a> <small> testo di Peppe Ruggiero, fotografie di Eduardo Castaldo Un...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2004/02/23/emergenza-di-specie/' rel='bookmark' title='Emergenza di specie'>Emergenza di specie</a> <small>di Carla Benedetti Il discorso della politica copre e rimuove...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/03/14/onda-su-onda/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Morti da lavoro: crimini e porcate</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/01/palmisano/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/01/palmisano/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 05:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[confindustria]]></category>
		<category><![CDATA[Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[intellettuali]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[morti sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Palmisano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=12934</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Stefano Palmisano</strong></p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_11/taranto_operaio_morto_ilva_cf38b65e-c75a-11dd-a4b9-00144f02aabc.shtml">La notte scorsa</a> il rosario di morte dei cosiddetti “infortuni” sul lavoro ha visto sgranare una nuova vittima sacrificale, Jan Zygmunt Paurowicz, 54 anni, polacco; stavolta, ancora, in quella specie di tempio satanico per gli esseri umani e per l’ambiente circostante che risponde al nome di stabilimento siderurgico Ilva di Taranto.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/01/palmisano/">Morti da lavoro: crimini e porcate</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Stefano Palmisano</strong></p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_11/taranto_operaio_morto_ilva_cf38b65e-c75a-11dd-a4b9-00144f02aabc.shtml">La notte scorsa</a> il rosario di morte dei cosiddetti “infortuni” sul lavoro ha visto sgranare una nuova vittima sacrificale, Jan Zygmunt Paurowicz, 54 anni, polacco; stavolta, ancora, in quella specie di tempio satanico per gli esseri umani e per l’ambiente circostante che risponde al nome di stabilimento siderurgico Ilva di Taranto.</p>
<p>Ancora un dipendente dell’appalto, come gli ultimi due poveri sventurati che lo hanno preceduto quest’anno, vera e propria carne da macello immolata sull’altare di un’inarrestabile catena di montaggio a due linee parallele: profitti esorbitanti per l’azienda da una parte (878 milioni di utili nel solo 2007), morti e feriti per i lavoratori dall’altra (tre morti nel solo 2008, per l’appunto).<br />
<span id="more-12934"></span><br />
Ovviamente, anche tenendo conto della mattanza dei giorni scorsi su tutto il territorio nazionale, oggi la locuzione più ricorrente in chiave bipartisan è la solita: “basta, mai più” ecc… Durerà poco; solo per i canonici due – tre giorni di raglio.</p>
<p>Se mai, infatti, in capo a qualche anima bella, per quanto non estremamente perspicua, fossero residuati dubbi sulla reale volontà delle parti padronali, o quantomeno delle loro più alte rappresentanze di categoria, di rimuovere o almeno di provare a contrastare seriamente le cause più profonde del massacro quotidiano di loro dipendenti, l’articolo pubblicato sul Manifesto di venerdì 5 u.s., a firma di Sara Farolfi, spazza il terreno da ogni equivoco.</p>
<p>Vi si legge, infatti, di una “ipotesi di avviso comune sulla sicurezza” a firma di tutte, diconsi tutte, le sigle dei “sindacati dei padroni” (loro per definizione bipartisan), da Confindustria alla Lega delle cooperative, per sabotare, letteralmente, le parti più innovative ed incisive del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro.</p>
<p>Non tanto quella sulle sanzioni detentive, già per loro conto votate ad un sistematico autosabotaggio di fatto, stante la natura meramente contravvenzionale delle stesse che le rende, per l’appunto, quasi fatalmente destinate ad estinguersi per prescrizione, prim’ancora che desolantemente inadeguate nel merito rispetto all’entità dei valori in campo, ossia la vita e l’incolumità dei lavoratori e delle lavoratrici; ma alcune fondamentali previsioni precettive.</p>
<p>Tra queste c’è proprio la norma dell’art. 26 del Testo Unico che stabiliva (a questo punto l’imperfetto è quasi d’obbligo) l’obbligo per il datore di lavoro committente, nel caso di lavori affidati in appalto all’interno della propria azienda, di redigere il cosiddetto “documento di valutazione dei rischi da interferenza esterna”, i rischi, cioè, che derivano dalla presenza di imprese e di lavoratori diversi, anche molto diversi tra loro, nello stesso sito produttivo, con conseguente attribuzione di responsabilità allo stesso datore committente nel caso in cui quella valutazione dei rischi non fosse stata fatta sul serio, o non fosse stata fatta per niente.</p>
<p>E c’è (c’era?) un’altra importantissima previsione legale, sempre disposta all’art. 26 del T.U., ossia quella per cui “<em>nei contratti di appalto o di subappalto e di somministrazione [….] devono essere specificamente indicati a pena di nullità ai sensi dell&#8217;articolo 1418 del codice civile i costi relativi alla sicurezza del lavoro con particolare riferimento a quelli propri connessi allo specifico appalto</em>”.</p>
<p>Ebbene, gli estensori dell’“avviso comune” pare non gradiscano particolarmente queste disposizioni; più precisamente, vogliono sbarazzarsene, liberarsi da questi ennesimi lacci e laccioli nei quali s’impigliano le ali benemerite dell’italica libera iniziativa economica individuale; quella mirabilmente rappresentata dalla presidente di Confidustria, Emma Marcegaglia, già capitana coraggiosa Cai, il cui gruppo industriale, pochi mesi fa, ha patteggiato una condanna per corruzione al Tribunale di Milano a proposito di una tangente pagata nel 2003 a un manager dell’Enipower in cambio di un appalto: pena pecuniaria 500 mila euro e 250 mila di confisca alla Marcegaglia Spa, pena pecuniaria di 500 mila euro e 5 milioni di confisca alla controllata NE Cct Spa, 11 mesi di reclusione patteggiati dal vicepresidente Antonio Marcegaglia (fratello di Emma). Il padre della presidente, invece, Steno, è stato condannato dal Tribunale di Brescia a 4 anni per la bancarotta Italcase-Bagaglino.</p>
<p>È questa quintessenza di imprenditori schumpeteriani che oggi pretende che quelle previsioni presunte giugulatorie per le imprese, per definizione libere e belle (le imprese, naturalmente), si applichino solo negli “<em>appalti di una certa</em> (sic!) <em>consistenza, economica e temporale.</em>”</p>
<p>Così, secondo lorsignori e signorotti, si combattono le morti da lavoro: abbattendo, anzitutto, quelle norme che realmente sarebbero in grado di porre un argine alla strage quotidiana.</p>
<p>Magari credono che queste siano pessimistiche, ed oggi, com’è noto, il pessimismo è uno dei reati che genera maggiore allarme sociale. O, addirittura, che portino male, quasi una sorta di profezia che, alla fine, si autoavvera; dunque, esorcizzando le norme, essi credono, o vogliono far credere, che così si scongiurino anche le morti.</p>
<p>A volte, in presenza di una porcata, si dice, quasi per consolarsi: “è un elemento di chiarezza”.<br />
L’“ipotesi di avviso comune” è indubbiamente un elemento di chiarezza; cionondimeno, o forse proprio per questo, resta un’indubitabile porcata.</p>
<p>Sarebbe bello, ma prim’ancora minimamente dignitoso, se qualcuno tra i partiti e i movimenti che una volta, in qualche modo, recavano nel loro statuto più volte le parole “lavoro” e “lavoratori”; tra gli intellettuali che una volta quelle parole le ripetevano come intercalare; oltreché, soprattutto, tra i sindacati i cui vertici non si intrattengono in incontri clandestini con il presidente del consiglio – operaio, cercasse un modo, uno solo, purché serio, per far sapere che non è dello stesso avviso.</p>
<p>Ma, soprattutto, sarebbe doveroso che lo facesse sapere chiunque ancora si riconosce in quella Carta, tanto nobile quanto svillaneggiata, il cui principio fondativo è quello che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Fasano, 12.xii.2008</em></p>
<p>“La tragicommedia della storia umana fa sì che si erigano monumenti celebrativi ai morti in guerra con i quali il potere che ha pianificato le guerre costruisce e alimenta un patriottismo che gli fa comodo, ma i detentori del potere non hanno mai fatto erigere monumenti a coloro che sono stati sacrificati sul lavoro per garantire e aumentare i loro profitti.” (R. Tomatis)</p>
<p> </p>
<p><small><em>[Pubblico con ritardo questo pezzo (già apparso in forma ridotta su <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/13/le-tragedie-sul-lavoro-quelle-norme-aggirate.html">"La Repubblica"</a> del 13 dicembre 2008, edizione di Bari) e me ne scuso con l'Autore. Tuttavia, non credo che ciò ne diminuisca l'attualità e la pertinenza. a. r.]</em></small></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/01/palmisano/">Morti da lavoro: crimini e porcate</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/13/omicidi-bianchi/' rel='bookmark' title='Omicidi bianchi'>Omicidi bianchi</a> <small> di Marco Rovelli Anzitutto, riformare il linguaggio. Non parlare...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/12/22/la-classe-non-e-acqua/' rel='bookmark' title='La Classe non è Acqua!'>La Classe non è Acqua!</a> <small> immagine di effeffe Questo saggio di Sergio Bologna forse...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/03/30/la-fine-del-lavoro/' rel='bookmark' title='La fine del lavoro'>La fine del lavoro</a> <small>di Stefano Palmisano Qualcuno fino a qualche giorno fa si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/03/05/eppur-si-muore/' rel='bookmark' title='&#8220;eppur si muore&#8221;'>&#8220;eppur si muore&#8221;</a> <small> di Sergio Bologna Io non credo che interventi legislativi...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/01/14/specie-non-protette/' rel='bookmark' title='Specie non protette'>Specie non protette</a> <small>di Stefano Palmisano Poco più di un mese fa, l&#8217;omicidio...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2009/01/01/palmisano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gomorra, o Dell&#8217;agenda dei delitti e delle pene</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/05/gomorra-o-dellagenda-dei-delitti-e-delle-pene/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/05/gomorra-o-dellagenda-dei-delitti-e-delle-pene/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 04:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[matteo garrone]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Palmisano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=6007</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Stefano Palmisano</strong></p>
<p><strong>Scena 1.</strong> Nell’ufficio direzionale di una fabbrica del Nord-est. L’imprenditore e l’intermediario della camorra, lo “stakeholder”. Trattano. Sul servizio di smaltimento dei rifiuti industriali dell’azienda. Lo stakeholder offre un prezzo ridotto alla metà rispetto a quelli di mercato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/05/gomorra-o-dellagenda-dei-delitti-e-delle-pene/">Gomorra, o Dell&#8217;agenda dei delitti e delle pene</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Stefano Palmisano</strong></p>
<p><strong>Scena 1.</strong> Nell’ufficio direzionale di una fabbrica del Nord-est. L’imprenditore e l’intermediario della camorra, lo “stakeholder”. Trattano. Sul servizio di smaltimento dei rifiuti industriali dell’azienda. Lo stakeholder offre un prezzo ridotto alla metà rispetto a quelli di mercato. Per il servizio completo: certificazioni, stoccaggio e trasporto. Prova a specificare che tutto finirà nelle discariche di Marcianise, in provincia di Caserta, comune in provincia. L’imprenditore lo stoppa. A lui non interessa dove e come. Gli interessa solo che sia “<em>tutto clean, come dicono gli americani</em>”. L’affare è fatto.<span id="more-6007"></span></p>
<p><strong>Scena 2. </strong>Nella discarica di Marcianise. Una lunga fila di camion. Carichi di ogni tipo di rifiuti, di veleni industriali. Del nord-est, probabilmente. Alcuni stanno scaricando, altri aspettano il loro turno. Durante le operazioni di scarico, si apre un fusto. Il contenuto finisce sull’autista del mezzo. Si ustiona. Si copre di piaghe. Tutti gli altri autisti scoprono solo allora cosa trasportavano. Si rifiutano di proseguire le operazioni. Bisogna assolutamente scaricare i camion che sono ancora in fila. Ma è un’attività chiaramente rischiosissima. Lo stakeholder ha un’idea. Va a prelevare col suo prepotente suv cinque ragazzini della zona. Evidentemente provenienti da famiglie male in arnese. Li fa salire sui camion. Gli fa mettere i cuscini del suv sotto il culo, perché se no non arrivano alla pedaliera. Gli fa portare i camion in fondo alla discarica. Gli fa respirare i veleni del carico. Gli fa rischiare sul momento quello che è capitato all’autista. Molto peggio, di lì a qualche anno. Per qualche decina di euro a testa.</p>
<p><strong>Scena 3.</strong> Arriva la polizia. Vengono tutti arrestati. Anche lo stakeholder. Il pm gli contesta il reato di traffico di rifiuti. È un reato serio. Un delitto. L’unico in materia ambientale. Rischia fino a sei anni di reclusione. Otto, se c’erano anche rifiuti radioattivi. Ma lo stakeholder è incensurato. Ottiene subito gli arresti domiciliari dal gip. Poi la libertà piena dal tribunale della libertà. Non a caso si chiama così. Manca la prova del reato di traffico a carico dello stakeholder, dice il tribunale. Al massimo, si può ipotizzare il reato di discarica abusiva. Ma è una contravvenzione, non un delitto. Non si possono applicare misure cautelari per una contravvenzione. Non la custodia in carcere. Neanche i domiciliari. Niente. Non è mica un rom, lo stakeholder.</p>
<p><strong>Scena 4.</strong> Tribunale di Caserta. Il processo. Ultima udienza. Sei anni dopo. È solo il primo grado. Il delitto di traffico illecito di rifiuti è caduto per strada. Non c’era proprio la prova. Se ne fa una ragione anche il bravo pm. Resta in piedi solo il reato di discarica abusiva. La contravvenzione. Come fosse un divieto di sosta. “…. <em>in buona sostanza, io ritengo che a carico del mio assistito non vi sia la prova del reato per cui è processo. Comunque, la discarica abusiva è una contravvenzione, non un delitto. Dunque, quand’anche l’Eccellentissimo Tribunale dovesse ritenerla provata, è ampiamente estinta per prescrizione, essendo decorsi ormai sei anni dal tempus commissi delicti. In buona sostanza, chiedo che l’Eccellentissimo Tribunale mandi assolto l’imputato da tutti gli addebiti a lui ascritti con la formula più ampia. In via gradata, chiedo dichiararsi il non doversi procedere per intervenuta prescrizione.</em>” È sempre buona la sostanza dei difensori degli stakeholders. L’Eccellentissimo Tribunale non può non condividerla, almeno nella parte “gradata”. “<em>In nome del popolo italiano, il Tribunale, visti gli artt. 531 e 129 c.p.p., dichiara non doversi procedere a carico dell’imputato in quanto il reato a lui ascritto è estinto per intervenuta prescrizione.</em>”</p>
<p>Le prime due scene, come sarà risultato chiaro, sono tratte dall’ultimo capolavoro del neorealismo cinematografico italiano, “Gomorra”, di Matteo Garrone, da pochissimi giorni nelle sale, nel quale l’immenso Toni Servillo interpreta da par suo lo stakeholder; film, a sua volta, tratto dall’altro mirabile esempio omonimo di letteratura del reale di Roberto Saviano.</p>
<p>Le altre due scene costituiscono un’ipotetica prosecuzione della storia narrata da Saviano; prosecuzione ancor meno immaginaria del pur realistico e realissimo romanzo – saggio del giovane e talentuoso scrittore, alla stregua di quello che accade quotidianamente nelle aule di giustizia di questo paese in materia di “reati ambientali”.</p>
<p>Un anno fa il Consiglio dei ministri allora in carica approvava un disegno di legge che predisponeva una bozza di reati contro l’ambiente da inserire nel codice penale. Quei reati, secondo il testo governativo, sarebbero finalmente stati qualificati come delitti.</p>
<p>Quel governo si è ormai estinto e con lui, pare, anche quel progetto legislativo, una tra le non numerosissime iniziative per cui quell’esecutivo potrebbe addirittura farsi rimpiangere dai cittadini di buona e Costituzionale volontà.</p>
<p>Se, infatti, il bilancio consuntivo in termini di produzione normativa, il che vuol dire il bilancio politico-culturale, di quella maggioranza parlamentare è, eufemisticamente, a luci ed ombre, presentando condivisibili iniziative legislative, come quella su citata, insieme ad altre, peraltro largamente maggioritarie, assai meno encomiabili (per continuare con le litoti), come i vari “pacchetti sicurezza”, il bilancio preventivo dell’attuale unanimità dell’assemblea legislativa nazionale si prospetta, a suo modo, decisamente più chiaro: sono rimaste solo le ombre. </p>
<p>Tali e tante che ormai hanno completamente avvolto quella che un tempo si definiva opposizione parlamentare e che oggi, ovviamente, gli stessi “principali esponenti dello schieramento avverso a quello che ha vinto”, restando seri, hanno chiamato “governo – ombra”. </p>
<p>A chiarire definitivamente, laddove mai ve ne fosse stato ancora bisogno per taluno, che la prospettiva “di schieramento” (absit iniuria verbis) oggi al massimo può oscillare tra un governo in luce ed un governo-ombra. </p>
<p>Quanto i due schieramenti siano oggi sostanzialmente sovrapponibili, con la dialettica parlamentare maggioranza – opposizione desolantemente degradata ad un gioco di ombre cinesi, lo si constata proprio sulla questione più illuminante dello stato di salute democratica di un paese appena al di qua dell’Oceania di orwelliana memoria: “l’agenda”, ossia la scala di priorità politico-economiche e socio-politico-culturali propria di ogni parte politica, destinate poi a tradursi in concreti provvedimenti legislativi o, quantomeno, in proposte di testi legislativi quando non si hanno i numeri parlamentari per far diventare, per l’appunto, quelle priorità provvedimenti di legge. </p>
<p>In pratica, compilare l’agenda vuol dire scegliere se far diventare un’emergenza nazionale gli stakeholders o i rom; scegliere se adottare tutti gli strumenti utili per provare a tutelare quello che resta dell’ambiente di Marcianise, di Caserta, di Acerra ecc.…. e della salute pubblica ed individuale delle relative popolazioni dai sistematici, esiziali attentati degli intermediari in doppiopetto grigio della camorra, oppure se usare tutti gli strumenti idonei ad attizzare le più isteriche e carognesche paure del debordante ventre flaccido di questo paese (al cui interno, ovviamente, fanno gran bella mostra di sé larghe fette proprio delle popolazioni il cui territorio e la cui salute pubblica sono più massacrate dalle mafie, come insegna il caso di Ponticelli), canalizzandole verso bersagli sociali ed umani sempre accuratamente scelti tra i più facili e fragili. </p>
<p>Decidere se è più urgente inserire nel codice penale norme che garantiscano un minimo di serietà, prim’ancora che di efficacia, nella repressione di reati dal devastante impatto socio-ambientale, come quello di discarica abusiva, oppure varare l’ennesimo strillato “pacchetto sicurezza” destinato solo a saziare nell’immediato le foie di gogne e di roghi delle maggioranze rancorose delle nostre città, prive solo di decoro individuale e di etica pubblica, producendo un pò di dolore sociale in più a carico di persone prive di tutto fuorché di dolore, sociale ed individuale.</p>
<p>Ma la questione è già ampiamente risolta; la priorità nettamente individuata, l’agenda non solo scritta, ma incisa nelle tavole della legge penale propugnata e praticata come ramazza sociale, buono a ripulire la società dalle figure più brutte e sporche, non certo dai figuri più cattivi e nocivi.</p>
<p>Legge penale fondata sul principio della molestia percepita, non su quello dell’offesa effettiva; alla faccia dell’abc del diritto penale di uno stato di diritto, prim’ancora che di uno stato democratico. </p>
<p>Occorrerebbe qualche allievo appena men che sciocco e servile che si rifiutasse, con un sussulto di dignità, di continuare a scrivere quell’agenda infame sotto la dettatura dei maestri bipartisan (cupi o macchiettistici che siano) tanto della paura dei falsi pericoli quanto dell’oblio, quando non proprio della connivenza con i nemici veri della società. </p>
<p>Occorrerebbe un’opposizione neanche necessariamente di sinistra, anche solo democratica, consapevole, se non proprio orgogliosa, del proprio ruolo democraticamente vitale e vivificante.</p>
<p>Tutto quel che abbiamo, invece, è un governo-ombra; un’opposizione di ombre cinesi, per l’appunto, che vengono ingigantite ed animate solo perché un ininterrotto, abbacinante fascio di luce le proietta con ossessiva frequenza sugli schermi a reti unificate. </p>
<p>A coloro che ancora, inspiegabilmente, non si rassegnano all’idea di veder da un lato demonizzare e deportare centinaia di uomini, donne e bambini, colpevoli solo di vivere in roulottes e di vestire stracci, e dall’altro di veder assolvere, quando non omaggiare, feroci criminali, innocenti solo perché girano in suv e vestono Prada, non basterà solo scegliere spettacoli alti e nobili, come il film dal quale sono partite queste note, al posto di qualsiasi altra insulsa esibizione di ombre cinesi, delle quali i mezzi d’intossicazione di massa, anche qui senza distinzioni di “appartenenza”, sono ricolmi: essi dovranno rassegnarsi all’idea di abbandonare il ruolo di spettatori.</p>
<p style="text-align: right;"><small>Fasano, 19/5/2008</small> </p>
<p style="text-align: right;"><small><strong>« </strong><em>Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l&#8217;uno dall&#8217;altro e non vivono soli&#8230;</em></small></p>
<p style="text-align: right;"><small><em>a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto.</em></p>
<p><em>Dall&#8217;età del livellamento, dall&#8217;età della solitudine, dall&#8217;età del Grande Fratello, dall&#8217;età del Bipensiero&#8230; tanti saluti!</em><strong> » </strong></p>
<p></small>
</p>
<p style="text-align: right;"><small><strong> ( Winston Smith, 1984)</strong></small></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/05/gomorra-o-dellagenda-dei-delitti-e-delle-pene/">Gomorra, o Dell&#8217;agenda dei delitti e delle pene</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/' rel='bookmark' title='Reale, troppo reale'>Reale, troppo reale</a> <small>[ Riprendiamo editoriale e apertura del dossier che A. Cortellessa...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/04/18/maitresmorphoses/' rel='bookmark' title='Maîtresmorphoses'>Maîtresmorphoses</a> <small> Lettera aperta1 di Roberto Saviano Presidente Silvio Berlusconi, le...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/11/02/appunti-sulla-scrittura-del-reale/' rel='bookmark' title='Appunti sulla scrittura del reale'>Appunti sulla scrittura del reale</a> <small>di Marco Rovelli Ho cercato di ordinare qualche idea sulla...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/09/22/lettera-a-gomorra/' rel='bookmark' title='Lettera alla mia terra'>Lettera alla mia terra</a> <small>di Roberto Saviano I RESPONSABILI hanno dei nomi. Hanno dei...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/08/14/dalla-procura-di-napoli/' rel='bookmark' title='Dalla procura di Napoli'>Dalla procura di Napoli</a> <small>colloquio con Franco Roberti di Gianluca Di Feo Leonardo Sciascia,...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/05/gomorra-o-dellagenda-dei-delitti-e-delle-pene/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>18</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La fine del lavoro</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/30/la-fine-del-lavoro/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/30/la-fine-del-lavoro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 05:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Palmisano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/30/la-fine-del-lavoro/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Stefano Palmisano</strong></p>
<p>Qualcuno fino a qualche giorno fa si lamentava che in questa campagna elettorale si parlasse poco di programmi, dopo le pregnanti discussioni, le “fabbriche” e le relative, enciclopediche produzioni che in questo campo ne erano scaturite in occasione delle scorse elezioni.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/30/la-fine-del-lavoro/">La fine del lavoro</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Stefano Palmisano</strong></p>
<p>Qualcuno fino a qualche giorno fa si lamentava che in questa campagna elettorale si parlasse poco di programmi, dopo le pregnanti discussioni, le “fabbriche” e le relative, enciclopediche produzioni che in questo campo ne erano scaturite in occasione delle scorse elezioni.</p>
<p>Questa gravissima lacuna democratica è stata finalmente colmata: adesso il programma c’è.</p>
<p>Ovviamente, non è quello del centrodestra, e men che meno quello del cosiddetto partito democratico.</p>
<p>È quello di Confindustria; il vero programma di governo della prossima legislatura è questo. Qualunque sia la sfumatura cromatica del prossimo esecutivo.<br />
<span id="more-5546"></span></p>
<p>Di questo “decalogo” (com’è stato subito etichettato dai sempre originali mass media) quegli altri due testi, al massimo, possono aspirare ad esser considerati delle <em>editiones minores</em> per importanza.</p>
<p>Non è possibile analizzare partitamente queste illuminanti tavole della legge padronale.</p>
<p>Un punto del “decalogo”, però, si impone all’attenzione in queste giornate: il quarto, quello dedicato al mondo del lavoro.</p>
<p>Questa summa di giuslavorismo confindustriale prevede, tra l’altro: 1) la valorizzazione dell’apprendistato, che deve diventare “<em>lo strumento principale dell’assuzione dei giovani</em>”; 2) la detassazione degli straordinari, “<em>per dar vita ad un circolo virtuoso salari – produttività – crescita</em>”. Il tutto, naturalmente, “<em>mettendo al centro la sicurezza sul lavoro</em>”. Anzi, com’è noto, obiettivo prioritario di Confindustria è quello di “<em>creare una vera e propria cultura della sicurezza</em>.”</p>
<p>Queste proposte degli industriali non sono nuove; ma desta, comunque, curiosità l’idea di un “circolo virtuoso” che parta da un provvedimento che sarebbe un ulteriore premio e volano per il ricorso alla sovrautilizzazione della forza lavoro già attiva, in un Paese, come l’Italia, con qualche leggero problema di disoccupazione, specie giovanile e specie al meridione. Qualcuno, magari mosso da irredimibile ostilità ideologica al sovrapprofitto delle imprese, potrebbe, infatti, esser indotto a pensare che, se il poco lavoro che c’è, lo si fa fare tutto alle stesse persone, a costo di strizzarle come limoni, questo anzitutto potrebbe non aprire proprio magnifiche sorti e progressive per chi un lavoro lo sta cercando disperatamente.</p>
<p>Ma il punto più significativo ai fini di queste brevi note è un altro. È soprattutto la pretesa “messa al centro” della sicurezza sul lavoro in questo inconfutabile circolo virtuoso che merita qualche altra considerazione, alla stregua di due diversi elementi.</p>
<p>Il primo. È di pochi giorni fa la pubblicazione di una nuova ricerca dell’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro (OSHA) che mostra che “<em>i principali rischi psicosociali sono correlati alle nuove forme di contratti di lavoro, alla precarietà del lavoro, all’intensificazione dell’attività lavorativa…. La precarietà del lavoro</em>”, prosegue il testo, “<em>la necessità di svolgere più di un’attività lavorativa o l’elevata intensità del lavoro possono sottoporre i lavoratori a un alto livello di stress e mettere a repentaglio la loro salute.</em>” Ancora, “<em>i lavoratori con contratti precari tendono a svolgere i lavori più pericolosi, a lavorare in condizioni peggiori e a ricevere meno formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.</em>”</p>
<p>Gli incentivi a gogò al lavoro straordinario invocati dalle imprese probabilmente non si pongono proprio in antitesi “<em>all’intensificazione dell’attività lavorativa</em>” che, tra gli altri, secondo l’Eu-Osha, mette maggiormente “<em>a repentaglio la loro salute</em>”.</p>
<p>Così come l’apprendistato, che secondo il quarto comandamento padronale dovrebbe diventare “<em>lo strumento principale dell’assuzione dei giovani</em>”, non è cosa molto diversa da un contratto precario.</p>
<p>Curiosamente, nessuno dei protagonisti della cosidetta competizione elettorale, regolarmente ultra-eurofili, si è accorto di questa lieve discrasia tra le emergenze rilevate da un organismo sanitario europeo in uno studio scientifico e lo stentoreo pronunciamento dei padroni delle ferriere.</p>
<p>Ma l’elemento certamente più idoneo, in queste ore, a lumeggiare l’idea di “<em>vera e propria cultura della sicurezza” </em>che hanno gli industriali italiani è dato dall’atteggiamento di questi verso i decreti legislativi sulla sicurezza sul lavoro che il governo si appresta ad emanare sulla base della legge delega approvata la scorsa estate. Più precisamente, quella assolutamente emblematica è la posizione sulle sanzioni verso i contravventori previste nel futuro testo unico, cioè quelle che si applicherebbero agli imprenditori che fanno lavorare i loro dipendenti in condizioni “di rischio”, per usare una pietosa litote: “troppo repressive”, secondo l’organizzazione datoriale.</p>
<p>Il garantismo padronale e filo-padronale è vecchio almeno quanto la storia stessa del diritto, per non dire dell’uomo, ma ogni volta che si manifesta è capace di regalare sensazioni forti: in questo paese chi ruba un pacco di pasta in un supermercato è punito con una pena che va dai tre ai dieci anni; sorte non molto dissimile può toccare a chi si fa una canna in gruppo.</p>
<p>Naturalmente, non solo dai giuristi di Confindustria, ma nemmeno dalla stragrande maggioranza di quelli “democratici” si sentono di solito lai garantisti particolarmente acuti contro la presenza nel nostro ordinamento di queste figure di reato un po’ repressive. Anzi, al primo scippo che si conclude in dramma, specie se commesso da un rumeno, è immediatamente “allarme sicurezza”, con l’indefettibile corollario del mantra bipartisan della “certezza della pena”.</p>
<p>Quando, però, si tratta di delinquenti (in senso etimologico) perbene questo canovaccio viene completamente sovvertito: dall’invocazione della mannaia della pena esemplare si passa in un batter d’occhio alla richiesta del piumino da cipria della <em>moral suasion</em>.</p>
<p>Come nel caso del testo unico sulla sicurezza del lavoro.</p>
<p>In questo caso, c’è effettivamente una parte in causa che avrebbe molto da protestare contro questa legge, e proprio sullo specifico dell’apparato sanzionatorio: sono i lavoratori.</p>
<p>Le pretese pene draconiane previste dal testo unico (“fino a due anni di arresto”, sic!), contro le quali gli industriali stanno dando vita, nei giorni della Thyssen e di Molfetta, al più inverecondo dei piagnistei, sono, in realtà, né più né meno che grida manzoniane: si sa che non si applicheranno mai.</p>
<p>A tacere, infatti, della questione della “durezza” delle stesse (due anni di arresto, a fronte di omissioni in materia prevenzionistica che sono regolarmente in grado di rovinare se non proprio di togliere la vita ad uno o a più lavoratori, non sembrano proprio un accanimento repressivo), <u>il punto disperante, più che dolente, della questione è che si tratta, sempre e comunque, di contravvenzioni</u>, cioè non di reati, ma di caricature di reati, alla stregua di quello che accade quotidianamente nella pratica giudiziaria. Per una semplice ragione: le contravvenzioni, che nel nostro ordinamento sono le figure di illecito penale più lievi, si prescrivono, cioè si estinguono, in quattro anni; quando nella maggioranza dei processi non si è ancora arrivati neppure alla sentenza di primo grado. E col reato si estingue, naturalmente, il processo.</p>
<p>È contro queste sanzioni che si stracciano le vesti le nostre classi dirigenti che contano davvero; ed è in queste pene, e dunque in questa legge, che, in fondo, ripongono la gran parte della loro aspettativa di sopravvivenza a quella quotidiana trincea chiamata posto di lavoro milioni di lavoratori e di lavoratrici. O almeno questo i loro dirigenti sindacali e politici li inducono a pensare.</p>
<p>Se anche uno solo di coloro, in entrambi “i campi”, che ci stanno ammorbando con la campagna elettorale più fatua e falsa che si ricordi non avesse rimosso qualsiasi rapporto con la conoscenza e con la verità, non permetterebbe che il lavoro ed i lavoratori oltreché quotidianamente massacrati venissero anche così atrocemente ingannati.</p>
<p>Nel 60° anniversario della Costituzione che vuole l’Italia “Repubblica democratica fondata sul lavoro.”</p>
<p><small>Fasano, 6.3.2008</small></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/30/la-fine-del-lavoro/">La fine del lavoro</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/01/palmisano/' rel='bookmark' title='Morti da lavoro: crimini e porcate'>Morti da lavoro: crimini e porcate</a> <small>di Stefano Palmisano La notte scorsa il rosario di morte...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/01/14/specie-non-protette/' rel='bookmark' title='Specie non protette'>Specie non protette</a> <small>di Stefano Palmisano Poco più di un mese fa, l&#8217;omicidio...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/13/omicidi-bianchi/' rel='bookmark' title='Omicidi bianchi'>Omicidi bianchi</a> <small> di Marco Rovelli Anzitutto, riformare il linguaggio. Non parlare...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/12/22/la-classe-non-e-acqua/' rel='bookmark' title='La Classe non è Acqua!'>La Classe non è Acqua!</a> <small> immagine di effeffe Questo saggio di Sergio Bologna forse...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/09/17/morti-bianche/' rel='bookmark' title='Morti bianche'>Morti bianche</a> <small> Comunicato Stampa Lavorare in sicurezza Il lavoro, la salute...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/30/la-fine-del-lavoro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Specie non protette</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/14/specie-non-protette/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/14/specie-non-protette/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 05:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Palmisano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/01/14/specie-non-protette/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://www.avvstefanopalmisano.it">Stefano Palmisano</a></p>
<p>Poco più di un mese fa, l&#8217;omicidio di una giovane donna italiana, secondo l&#8217;accusa, ad opera di un immigrato rumeno scatenò immediatamente gli spiriti animali della permanente “emergenza sicurezza”, che nella variante scaturita da questo tragico fatto assunse i tratti somatici granguignoleschi della “razza rumena”.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/01/14/specie-non-protette/">Specie non protette</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.avvstefanopalmisano.it">Stefano Palmisano</a></p>
<p>Poco più di un mese fa, l&#8217;omicidio di una giovane donna italiana, secondo l&#8217;accusa, ad opera di un immigrato rumeno scatenò immediatamente gli spiriti animali della permanente “emergenza sicurezza”, che nella variante scaturita da questo tragico fatto assunse i tratti somatici granguignoleschi della “razza rumena”.</p>
<p>Quella presunta emergenza, letteralmente costruita nel laboratorio bipartisan degli orrori, tra strilli di avvoltoi di destra e ruggiti di conigli di sinistra, mise in luce, secondo costoro, le presunte lacune o addirittura “il lassismo” del nostro ordinamento verso quegli odiosi titolari di licenza di uccidere e rubare che sono i migranti, specie se rumeni.</p>
<p>Nel nostro codice penale il furto di una scatoletta di tonno in un supermercato è punito con una pena che può arrivare a 10 (dieci) anni.</p>
<p>Quanto alla legislazione sui migranti, o meglio sui “clandestini”, non dovrebbe essere necessario, ci si augura, ricordare le numerose perle di “lassismo” normativo inanellate in questa materia dalla prestigiosa compagine di legislatori liberali Turco-Napolitano-Bossi-Fini-Pisanu.<span id="more-5136"></span></p>
<p>Ciononostante, da quel fatto di cronaca nera, indubbiamente terribile, ma purtroppo non più di tanti altri, derivò in tempo reale un nobile decreto – legge: l&#8217;ennesimo prezioso pacchettino – sicurezza che, per riempire i fantomatici buchi nelle maglie della nostra rete repressiva (sempre ed esclusivamente, s’intende, destinata ad intrappolare ogni tipo di delinquenti, purchè rigorosamente povericristi), tra le altre sue chicche di civiltà giuridica conteneva l’istituzione di una mini-deportazione su base etnica, prontamente avviata dagli zelanti funzionari di uno Stato che, per definizione, è un delizioso giardino di legalità, amorevolmente coltivato anzitutto dalle sue classi dirigenti.</p>
<p>La scorsa settimana, in una fabbrica di Torino, sei sventurati lavoratori (l’ultimo si è spento ieri <small>19.12.2007 N.d.C.</small>) sono stati uccisi in un incendio scoppiato nella linea di produzione numero 5 di quello stabilimento.</p>
<p>Un incendio propagatosi perché gli estintori erano scarichi e le manichette dell’acqua rotte; perché la manutenzione dei dispositivi di sicurezza, in una fabbrica che stava sbaraccando, non la faceva più nessuno.</p>
<p>Secondo i compilatori bipolari dell’agenda unica degli allarmi e delle paure nazionali, quegli operai sono stati uccisi dall’incendio. E basta.</p>
<p>Gli stessi avvoltoi che levano alti i loro gridi contro ogni rapina in villa commessa “dagli slavi”, gli stessi conigli che ruggiscono imperiosamente alla tolleranza zero ad ogni scippo commesso “dai clandestini”, in questi casi, quando si tratta solo di qualche normale morte operaia sul posto di lavoro (praticamente fisiologica, secondo alcuni degni imprenditori), ritrovano l’aplomb dello statista, l’analisi dotta e distaccata del fine giurista.</p>
<p>Secondo questa augusta vulgata, contro i padroni che calpestano sistematicamente le più elementari regole in materia di sicurezza dei loro dipendenti sul posto di lavoro “non servono nuove norme più severe, basta applicare quelle che già ci sono.”</p>
<p>La nostra normativa antinfortunistica in materia di pericolo di incendio in fabbrica prevede che “<em>nelle aziende o lavorazioni in cui esistono pericoli specifici di incendio [….] devono essere predisposti mezzi di estinzione idonei in rapporto alle particolari condizioni in cui possono essere usati, in essi compresi gli apparecchi estintori portatili di primo intervento. Detti mezzi devono essere mantenuti in efficienza e controllati almeno una volta ogni sei mesi da personale esperto…</em>” (<strong>art. 34, D.P.R. 547/55</strong>).</p>
<p>La violazione di questa norma da parte dei datori di lavoro e dei dirigenti è punita “<em>con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da lire un milione a lire cinque milioni.</em>” (<strong>art. 389</strong>).</p>
<p>Fino a che in quella fabbrica infernale di Torino continuava, per un caso fortuito e fortunato, a non verificarsi il fattaccio, pur in quelle condizioni di criminale sfacelo delle più basilari misure di sicurezza, padroni, capi e capetti della Thyssen-Krupp, che pure avevano creato quelle condizioni, se beccati avrebbero rischiato al massimo l’arresto fino a quattro mesi o l’ammenda fino a lire cinque milioni.</p>
<p>A sentire il coro bipartisan delle voci tonitruanti “della sicurezza”, inopinatamente affievolitesi sino a degradare al rango di autentiche voci bianche quando è in gioco quella sottospecie di sicurezza che è quella dei lavoratori, questa sarebbe la sanzione penale sufficiente a spingere gli imprenditori a rispettare un precetto vitale, come dimostrano tragicamente i fatti di Torino, per la tutela dei lavoratori in fabbrica, come quello su citato in materia di mezzi di prevenzione antiincendi.</p>
<p>Cosa deve accadere perché per una volta, una soltanto, ci venga risparmiato lo spettacolo indecente di uomini politici o addirittura di uomini di governo che, in una materia ed in un momento del genere, ci imbrogliano spudoratamente oppure, in alternativa, che non sanno letteralmente di cosa stanno parlando, lasciando al lettore la valutazione su quale delle due ipotesi sia più degradante per un “governante”?</p>
<p>Il 24 aprile scorso il governo ha presentato un disegno di legge in materia di tutela penale dell’ambiente che tende a far finalmente diventare i reati ambientali delitti (il genere più grave di illeciti penali previsto dal codice penale), da contravvenzioni (quello decisamente meno grave; per non dire, meglio, meno serio) quali sono oggi.</p>
<p>La legge delega n. 123 del 3 agosto scorso, in materia di “tutela della salute e della sicurezza sul lavoro”, invece, prevede che i reati contro la salute e la sicurezza sul lavoro, cioè quelle dei lavoratori e delle lavoratrici, contravvenzioni erano e tali restino.</p>
<p>Con tutto quello che questa fulgida scelta del legislatore di centrosinistra (con l’ovvia astensione del centrodestra) comporta in termini anzitutto di effettiva applicabilità della sanzione, ossia di serietà della stessa, dato che, indipendentemente dal, già di loro tragicomico, merito quantitativo, comunque si tratta e si tratterà di pene che in 9 casi su 10 non vengono e non verranno mai comminate, e men che meno eseguite, per la semplice, notoria ragione che un reato contravvenzionale si prescrive, cioè si estingue, in quattro anni; un termine nel quale un processo penale di solito è ancora ai suoi primi vagiti.</p>
<p>Forse, insieme alle, comunque benemerite, campagne di adozione degli alberi di arance siciliane e dei ratti di laboratorio, bisognerà iniziare a pensare di avviare una campagna di adozione degli esemplari di quella specie sempre meno protetta che è la specie umana lavoratrice.</p>
<p align="right">Fasano, 20/12/2007</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/01/14/specie-non-protette/">Specie non protette</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/01/01/palmisano/' rel='bookmark' title='Morti da lavoro: crimini e porcate'>Morti da lavoro: crimini e porcate</a> <small>di Stefano Palmisano La notte scorsa il rosario di morte...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/03/30/la-fine-del-lavoro/' rel='bookmark' title='La fine del lavoro'>La fine del lavoro</a> <small>di Stefano Palmisano Qualcuno fino a qualche giorno fa si...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/12/22/la-classe-non-e-acqua/' rel='bookmark' title='La Classe non è Acqua!'>La Classe non è Acqua!</a> <small> immagine di effeffe Questo saggio di Sergio Bologna forse...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/09/17/morti-bianche/' rel='bookmark' title='Morti bianche'>Morti bianche</a> <small> Comunicato Stampa Lavorare in sicurezza Il lavoro, la salute...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/04/05/prima-vennero-a-prendere-gli-zingari/' rel='bookmark' title='Prima vennero a prendere gli zingari'>Prima vennero a prendere gli zingari</a> <small> di Gianni Biondillo Partiamo da un dato incontrovertibile: la...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/14/specie-non-protette/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 1.243 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-13 08:44:52 -->
<!-- Compression = gzip -->
