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	<title>Nazione Indiana &#187; sudafrica</title>
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		<title>carta st[r]ampa[la]ta n.20 &#8211; Mondiali</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiara valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/lorenzo_buffon.jpg"></a>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>“Il gigante è in ginocchio. Steso dal nervo sciatico, un dolore violento e improvviso, una scarica elettrica che parte dalla schiena e scende lungo la coscia. Gianluigi Buffon è fermo ai box, come una Ferrari che perde olio dal motore.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/23/carta-strampalata-n-20/">carta st[r]ampa[la]ta n.20 &#8211; Mondiali</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/lorenzo_buffon.jpg"><img class="size-full wp-image-35936 alignleft" title="lorenzo_buffon" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/lorenzo_buffon.jpg" alt="" width="140" height="184" /></a>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>“Il gigante è in ginocchio. Steso dal nervo sciatico, un dolore violento e improvviso, una scarica elettrica che parte dalla schiena e scende lungo la coscia. Gianluigi Buffon è fermo ai box, come una Ferrari che perde olio dal motore. Malinconico e arrabbiato” scriveva Alessandro Bocci sul <em>Corriere della Sera</em> del 16 giugno (p.48). Eh già, Buffon perde olio dal motore malgrado l’accurata manutenzione effettuata in tutti questi anni.</p>
<p>Il portiere della Juventus  sembra aver stimolato i cronisti inviati in Sudafrica alla ricerca di eroi: il <em>Mattino di Padova</em>, per esempio, scriveva  il 20 giugno, che “Gigi Buffon ha voluto riunire tutti i compagni per abbracciarli forte, uno a uno. «Non vengo perché ho dolore &#8211; ha confidato loro &#8211; ma lottate anche per me»”. Un saluto degno dei re spartani alle Termopili, dei gladiatori che entravano nel Colosseo, di Enrico Toti prima di andare a lanciare la stampella contro gli austriaci. Peccato che l’effetto retorico fosse un po’ rovinato dal seguito dell’articolo: “«Sono sicuro che farete una grande partita»” Certo, cos’era la difesa di Stalingrado dai nazisti in confronto alla sofferenza di dover guardare la partita in tv?</p>
<p>L’indisposizione di Buffon ha risvegliato un grande interesse qui a <em>Nazione Indiana</em>: ci sembrava  che la stampa italiana non avesse indagato a sufficienza su quel “male subdolo”, sul “dolore violento e improvviso” che ha colpito il bravo portiere. Possibile che la sciatica colpisca anche in giovane età? Buffon ha risposto in televisione a Ilaria D&#8217; Amico, nel corso di <em>Sky Mondiali Show</em>, citando il caso della compagna Alena Seredova: “Anche la gravidanza dà questi problemi, [il nervo] si infiamma a seconda di come si posiziona il bambino, ora non possiamo fare un&#8217; esegesi del nervo sciatico, però sono informazioni che servono”. Mmmmmmh, “ora non possiamo fare un&#8217; esegesi del nervo sciatico”, cosa mai vorrà dire?<br />
<span id="more-35934"></span><br />
La <em>Stampa</em> del 22 dava credito a un’altra versione, palesemente di fantasia: Buffon andrebbe presto sotto i ferri “per risolvere l’erna del disco”. Proprio così, “erna”, che ammesso voglia dire “ernia”, comunque con la sciatica c’entra poco. La nostra inchiesta ha invece dato ben altri risultati, assolutamente stupefacenti. Partiamo dalle verità ufficiali: “Di Buffon ce ne sono due. Il primo, Lorenzo, compirà ottant’anni a dicembre, ed è stato un grande portiere di Milan, Genoa e Inter tra il 1949 e il 1963. Gigi della Juve, il secondo Buffon, viene dallo stesso ceppo familiare”. Così scriveva la Gazzetta dello Sport nel luglio 2009. Zio e nipote, due generazioni accomunate solo dalla passione per il calcio e dalla bravura.</p>
<p>La realtà è un po’ diversa: Gigi Buffon non esiste. Di Buffon ce n’è uno solo, Lorenzo.</p>
<p>La nostra indagine è  partita da un drammatico match tra Italia e Inghilterra 49 anni fa, a Roma, finito 3 a 2 per i fortissimi inglesi dopo che gli azzurri erano andati in vantaggio con Sivori e Brighenti. In porta, Lorenzo Buffon. Al 9’ minuto del secondo tempo l’incidente che cambiava il corso della partita, e della storia del calcio italiano: uscendo coraggiosamente sui piedi di Hayes, Buffon veniva travolto, subiva la frattura del setto nasale e veniva sostituito da Vavassori. Leggiamo la cronaca sull’<em>Unità</em> del 25 maggio 1961: “Buffon è stato sollecitamente avviato a bordo di una autoambulanza al Policlinico Italia. Qui è stato immediatamente visitato dal prof. Zappalà che ha diagnosticato (…) la frattura del setto nasale con spostamento delle ossa nasali verso sinistra. La prognosi è di quindici giorni salvo complicazioni”.</p>
<p>In realtà, le complicazioni ci furono. Sostanzialmente, la carriera del povero Buffon finì  sul prato dello stadio olimpico: non recuperò mai il senso della posizione, la tempestività dei riflessi, la sicurezza nelle uscite che lo avevano portato in nazionale. Anche la sua vita personale iniziò ad andare a rotoli: quell’anno nacque la figlia che aveva avuto dalla celeberrima valletta di <em>Lascia o raddoppia</em>?, Edy Campagnoli. Poco dopo, la separazione. Nell’Italia del 1961 chi si separava era messo all’indice, così Buffon (secondo la versione ufficiale) salì su un aereo, destinazione Stati Uniti: “Per cambiare aria, lasciarsi dietro i pettegolezzi”.</p>
<p>La realtà era ben diversa: la meta di Lorenzo Buffon non erano le grandi praterie, bensì  l’efficiente clinica in Romania della Dr.ssa Ana Aslan, che nel 1958 aveva scoperto il segreto dell’eterna giovinezza: il Gerovital. Il medicinale-miracolo convinse addirittura <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_F._Kennedy">John F. Kennedy</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Marlene_Dietrich">Marlene Dietrich</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Kirk_Douglas">Kirk Douglas</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Salvador_Dal%C3%AD">Salvador Dalí</a>: logico che Buffon, già oltre i 30 anni e fortemente provato dalla ferita, volesse provarlo.</p>
<p>Lorenzo alternava lunghi periodi in Romania per seguire le cure a brevi apparizioni in Italia per mantenere il segreto, di cui non erano stati messi al corrente neppure i dirigenti dell’Inter.Dopo i mondiali del Cile del 1962, a causa delle difficoltà fisiche rinunciò al posto in Nazionale: la sua ultima partita fu contro la Svizzera, il 7 giugno (vittoria italiana per 3 a 0). L&#8217;anno successivo giocò molto meno e e l’allenatore Helenio Herrera lo sostituì con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ottavio_Bugatti">Ottavio Bugatti </a> e lo fece poi vendere alla Fiorentina, dove giocò una sola partita in tutto il campionato. Dopo una stagione in Serie C con l&#8217;Ivrea nel 1965, chiuse la carriera.</p>
<p>Rientrato segretamente in Romania, Buffon continuò con incredibile tenacia le cure, che tardavano a dare i risultati sperati: il Gerovital di allora era un prodotto incredibilmente primitivo, sostanzialmente un antidolorifico simile alla novocaina. Solo negli anni Ottanta, la Dr. Aslan, con la collaborazione del suo paziente italiano, riuscì a mettere a punto un cocktail di farmaci ultrasegreto che davvero funzionava.</p>
<p>Nel frattempo, Buffon si era anche rifatto una vita, scegliendo come compagna l’infermiera che, nei primi anni di cure, gli aveva praticato  le dolorose iniezioni, lo aveva aiutato a fare ginnastica, gli aveva cambiato i pannoloni e aveva spinto la carrozzella nel parco di Bucarest, dove Lorenzo amava guardare i piccioni: “Mi ricordano quelli di piazza S.Marco a Venezia” diceva nei momenti di tristezza. La fortunata si chiamava Alena Seredova, era 30 centimetri più alta di lui, ma Buffon ne era perdutamente innamorato.</p>
<p>Gli anni passavano, e Buffon migliorava (cioè, ringiovaniva) ma non osava farsi vedere in pubblico, né sognare il ritorno alla passione di sempre, giocare come portiere. Un sovradosaggio di farmaci, poi, aveva provocato un effetto sconvolgente per l’anziano portiere: era tornato ad avere il fisico (e il cervello) di un bambino di 11 anni. Da pensionato al parco a teenager in un paese straniero: davvero l’eroico Buffon ha sopportato tutto per amore del calcio e della maglia azzurra.</p>
<p>Lorenzo sarebbe probabilmente rimasto in Romania se, nel dicembre 1989, la rivoluzione non avesse abbattuto il dittatore Ceausescu e con lui l’establishment medico del Paese, tra cui la Dr.ssa Aslan. La folla invase il suo istituto, distrusse i laboratori, disperse gli archivi degli esperimenti, fino a incendiare tutto l’isolato. Con l’aiuto della Seredova,  che aveva messo da parte una buona scorta di farmaci, Buffon si ritirò in campagna , dove decise di sfruttare la sua “eccessiva” giovinezza rientrando in Italia e costruendosi una nuova personalità.</p>
<p>Con l’aiuto dei servizi segreti rumeni (molto interessati agli esperimenti della Aslan, di cui conoscevano il valore), Buffon si costruì una nuova identità: non più <a href="http://www.acmilan.com.pl/legendy/lorenzo_buffon.jpg">Lorenzo</a> ma <a href="http://www.astrogoal.it/Gossip/images/buffon-seredova.jpg">Pierluigi</a>, non più il Friuli ma la Toscana, non più il 1929 come anno di nascita ma il 1978. La somiglianza, nelle fotografie, è evidente.</p>
<p>Dei lontani cugini furono arruolati per recitare la parte dei genitori e così “nacque” Pierluigi. Gli opportuni certificati furono compilati, fu creata una personalità che resistesse almeno ad indagini superficiali, come si fa per ogni “spia venuta dal freddo” che si rispetti. Nel caso di Buffon tutto era più facile, essendo madrelingua e pochissimo loquace di natura (i portieri non devono neppure inteagire troppo con i compagni di squadra).</p>
<p>Il “nuovo” Buffon fa il suo esordio in Serie A nella partita Parma-Milan (0-0) del 19 novembre 1995 a “soli 17 anni”. Con il Parma torna anche a giocare in Europa, in Coppa UEFA, contro il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vit%C3%B3ria_Guimar%C3%A3es">Vitória Guimarães</a> il 24 settembre 1996. Naturalmente, se si fosse trattato di un vero diciassettenne di una squadra di provincia sarebbe inspiegabile il fatto che nella stagione successiva (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1996-1997">1996-1997</a>) fosse già titolare e l&#8217;anno successivo esordisse in Nazionale. Ma, naturalmente, il “bambino prodigio” del Parma aveva dietro le spalle centinaia di partite giocate e cinque scudetti: spolverata via la ruggine, ritrovò tutto il suo talento, facendo nella seconda carriera anche meglio che nella prima. Il successo portò anche alla felicità familiare: Alena Seredova, che da anni assumeva anche lei il cocktail segreto di farmaci della giovinezza faceva carriera come modella e sfornava poi due graziosì bebè. La trasformazione della coppia era completa, la felicità immensa.</p>
<p>Fino a quella maledetta infiammazione del nervo sciatico il 14 giugno 2010. Dopo la partita con il Paraguay, Vittorio Zucconi ha scritto su <em>Repubblica</em>: “la sciatica è una malattia della vecchiaia. “Crudele o troppo ben informato? </p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/23/carta-strampalata-n-20/">carta st[r]ampa[la]ta n.20 &#8211; Mondiali</a></p>
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		<title>Israele: boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 07:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><ins datetime="2009-01-15T18:57:39+00:00">[pubblichiamo un testo che riteniamo importante - Andrea Inglese, Mattia Paganelli, Domenico Pinto, Jan Reister, Marco Rovelli, Antonio Sparzani, Maria Luisa Venuta]</ins><br />
di <strong>Naomi Klein</strong> &#8211; <a title="l'articolo originale in inglese" href="http://www.thenation.com/doc/20090126/klein">the Nation</a> &#8211; via <a title="la traduzione intaliana originale" href="http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&#38;op=viewarticle&#38;artid=8517">Megachip</a></p>
<p>È ora. Un momento che giunge dopo tanto tempo. La strategia migliore per porre fine alla sanguinosa occupazione è quella di far diventare Israele il bersaglio del tipo di movimento globale che pose fine all&#8217;apartheid in Sud Africa.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/14/israele-boicottaggio-ritiro-degli-investimenti-e-sanzioni/">Israele: boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><ins datetime="2009-01-15T18:57:39+00:00">[pubblichiamo un testo che riteniamo importante - Andrea Inglese, Mattia Paganelli, Domenico Pinto, Jan Reister, Marco Rovelli, Antonio Sparzani, Maria Luisa Venuta]</ins><br />
di <strong>Naomi Klein</strong> &#8211; <a title="l'articolo originale in inglese" href="http://www.thenation.com/doc/20090126/klein">the Nation</a> &#8211; via <a title="la traduzione intaliana originale" href="http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&amp;op=viewarticle&amp;artid=8517">Megachip</a></p>
<p>È ora. Un momento che giunge dopo tanto tempo. La strategia migliore per porre fine alla sanguinosa occupazione è quella di far diventare Israele il bersaglio del tipo di movimento globale che pose fine all&#8217;apartheid in Sud Africa.</p>
<p>Nel luglio 2005 <a href="http://www.bdsmovement.net/?q=node/52#Italian">una grande coalizione di gruppi palestinesi</a> delineò un piano proprio per far ciò. Si appellarono alla «gente di coscienza in tutto il mondo per imporre ampi boicottaggi e attuare iniziative di pressioni economiche contro Israele simili a quelle applicate al Sudafrica all&#8217;epoca dell&#8217;apartheid». Nasce così la campagna “Boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni” (<a href="http://www.bdsmovement.net/">Boycott, Divestment and Sanctions</a>), BDS per brevità.<span id="more-13266"></span></p>
<p>Ogni giorno che Israele martella Gaza spinge più persone a convertirsi alla causa BDS, e il discorso del cessate il fuoco non ce la fa a rallentarne lo slancio. Il sostegno sta emergendo persino tra gli ebrei israeliani. Proprio mentre è in corso l&#8217;assalto, circa 500 israeliani, decine dei quali artisti e studiosi rinomati, hanno inviato una <a href="http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&amp;op=viewarticle&amp;artid=8516">lettera</a> agli ambasciatori stranieri di stanza in Israele. La lettera chiede «l&#8217;adozione immediata di misure restrittive e sanzioni» e richiama un chiaro parallelismo con la lotta antiapartheid. «Il boicottaggio del Sud Africa fu efficace, Israele invece viene trattato con guanti di velluto&#8230;. Questo sostegno internazionale deve cessare.»</p>
<p>Tuttavia, molti ancora non ci riescono. Le ragioni sono complesse, emotive e comprensibili. E semplicemente non sono abbastanza buone. Le sanzioni economiche sono gli strumenti più efficaci dell&#8217;arsenale nonviolento. Arrendersi rasenta la complicità attiva. Qui di seguito le maggiori quattro obiezioni alla strategia BDS, seguita da contro-argomentazioni.</p>
<p><strong>1. Le misure punitive alieneranno anziché convincere gli israeliani.</strong> Il mondo ha sperimentato quello che si chiamava “impegno costruttivo”. Ebbene, ha fallito in pieno. Dal 2006 <strong>Israele accresce costantemente la propria criminalità</strong>: l&#8217;espansione degli insediamenti, l&#8217;avvio di una scandalosa guerra contro il Libano e l&#8217;imposizione di <strong>punizioni collettive</strong> su Gaza attraverso un blocco brutale. Nonostante questa escalation, Israele non ha dovuto far fronte a misure punitive, ma anzi, al contrario: armi e <strong>3 miliardi di dollari annui in aiuti</strong> che gli Stati Uniti inviano a Israele, tanto per cominciare. Durante questo periodo chiave, Israele ha goduto di un notevole miglioramento nelle sue relazioni diplomatiche, culturali e commerciali con moteplici altri alleati. Ad esempio, nel 2007, Israele è diventato il primo paese non latino-americano a firmare un accordo di libero scambio con il Mercosur. Nei primi nove mesi del 2008, le esportazioni israeliane verso il Canada sono aumentate del 45%. Un nuovo accordo di scambi commerciali con l&#8217;Unione europea è destinato a raddoppiare le esportazioni di Israele di preparati alimentari. E l&#8217;8 dicembre i ministri europei hanno “rafforzato” <strong>l&#8217;Accordo di Associazione UE-Israele</strong>, una ricompensa a lungo cercata da Gerusalemme.</p>
<p>È in questo contesto che i leader israeliani hanno iniziato la loro ultima guerra: fiduciosi di non dover affrontare costi significativi. È da rimarcare il fatto che in sette giorni di commercio durante la guerra, l&#8217;indice della Borsa di Tel Aviv è salito effettivamente del 10,7 per cento. Quando le carote non funzionano, i bastoni sono necessari.</p>
<p><strong>2. Israele non è il Sud Africa.</strong> Naturalmente non lo è. La rilevanza del modello sudafricano è che dimostra che tattiche BDS possono essere efficaci quando le misure più deboli (le proteste, le petizioni, pressioni di corridoio) hanno fallito. Ed infatti permangono <a title="da The Indipendent, Israeli occupation reminiscent of apartheid" href="http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/civil-rights-group-claim-israeli-occupation-is-reminiscent-of-apartheid-1056546.html">reminiscenze dell&#8217;apartheid</a> profondamente desolanti: documenti di odentità con codici colorati e permessi di viaggio, case rase al suolo dai bulldozer e sfollamenti forzati, strade per soli coloni. Ronnie Kasrils, eminente uomo politico sudafricano, ha detto che l&#8217;architettura della segregazione da lui vista in Cisgiordania e a Gaza nel 2007 è “<a title="Israeli occupation in 2007 worse than apartheid" href="http://www.mg.co.za/article/2007-05-21-israel-2007-worse-than-apartheid">infinitamente peggiore dell&#8217;apartheid</a>”.<strong></strong></p>
<p><strong>3. Perché mettere all&#8217;indice solo Israele, quando Stati Uniti, Gran Bretagna e altri paesi occidentali fanno le stesse cose in Iraq e in Afghanistan?</strong> Il boicottaggio non è un dogma, è una tattica. La ragione per cui la strategia BDS dovrebbe essere tentata contro Israele è pratica: in un paese così piccolo e così dipendente dal commercio potrebbe effettivamente funzionare.<strong></strong></p>
<p><strong>4. Il boicottaggio allontana la comunicazione, c&#8217;è bisogno di più dialogo, non di meno.</strong> A questa obiezione risponderò con una mia storia personale. Per otto anni i miei libri sono stati pubblicati in Israele da una casa editrice commerciale chiamata Babel. Ma quando ho pubblicato “Shock Economy” ho voluto rispettare il boicottaggio. Su consiglio degli attivisti BDS, ho contattato un piccolo editore chiamato <a title="Andalus publishing" href="http://www.andalus.co.il/">Andalus</a>. Andalus è una casa editrice attivista, profondamente coinvolta nel movimento anti-occupazione ed è l&#8217;unico editore israeliano dedicato esclusivamente alla traduzione in ebraico di testi scritti in arabo. Abbiamo redatto un contratto che garantisce che tutti i proventi vadano al lavoro di Andalus, e nessuno per me. In altre parole, io sto boicottando l&#8217;economia di Israele, ma non gli israeliani.</p>
<p>Mettere in piedi questo programma ha comportato decine di telefonate, e-mail e messaggi istantanei, da Tel Aviv a Ramallah, a Parigi, a Toronto, a Gaza City. A mio avviso non appena si dà vita ad una strategia di boicottaggio il dialogo aumenta tremendamente. D&#8217;altronde, perché non dovrebbe? Costruire un movimento richiede infinite comunicazioni, come molti nella lotta antiapartheid ricordano bene. L&#8217;argomento secondo il quale sostenendo i boicottaggi ci taglieremo fuori l&#8217;un l&#8217;altro è particolarmente specioso data la gamma di tecnologie a basso costo alla portata delle nostre dita. Siamo sommersi dalla gamma di modi di comunicare l&#8217;uno con l&#8217;altro oltre i confini nazionali. Nessun boicottaggio ci può fermare.</p>
<p>Proprio riguardo ad ora, parecchi orgogliosi sionisti si stanno preparando per un punto a loro favore: forse io non so che parecchi di quei giocattoli molto high-tech provengono da parchi di ricerca israeliani, leader mondiali nell&#8217;Infotech? Abbastanza vero, ma mica tutti. Alcuni giorni dopo l&#8217;assalto di Israele a Gaza, Richard Ramsey, direttore di una società britannica di telecomunicazioni, ha inviato una e-mail alla ditta israeliana di tecnologia MobileMax. «A causa dell&#8217;azione del governo israeliano degli ultimi giorni non saremo più in grado di prendere in considerazione fare affari con voi né con qualsiasi altra società israeliana.»</p>
<p>Quando è stato interpellato da The Nation, Ramsey ha affermato che la sua decisione non è stata politica. «Non possiamo permetterci di perdere neppure uno dei nostri clienti: è stata pura logica difensiva commerciale.»</p>
<p>È stato questo tipo di freddo calcolo che ha portato molte aziende a tirarsi fuori dal Sud Africa due decenni fa. Ed è proprio questo tipo di calcolo la nostra più realistica speranza di portare giustizia, così a lungo negata, alla Palestina.</p>
<p>Traduzione di Manlio Caciopo per <a href="http://www.megachip.info">Megachip</a> 10 gennaio 2009<br />
Articolo orginale del 7 gennaio 2009: <a href="http://www.thenation.com/doc/20090126/klein">http://www.thenation.com/doc/20090126/klein</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/14/israele-boicottaggio-ritiro-degli-investimenti-e-sanzioni/">Israele: boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni</a></p>
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